Bilanci e propositi.

Immagine

È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa. 

I migliori del 2018!

Immagine 2

Liste, liste, liste… quante ne avete lette e quante ancora ne leggerete? Fine anno si sa, è tempo di bilanci e abbondano liste sugli argomenti più disparati. Quella dei libri migliori dell’anno è la lista che più mi piace stilare, perché mi permette di fare considerazioni sulle letture che mi hanno tenuto compagnia in questi dodici mesi. È un momento tutto mio e con i miei amati libri: scoperte, conferme, delusioni e perdite di tempo. Soprattutto mi permette di ritornare su quei libri che anche quest’anno non mi sono decisa ad iniziare (Delitto e Castigo e Don Chisciotte prima o poi ci incontreremo); quelli lasciati a metà per svariati motivi e che riprenderò a inizio anno (L’idiota di Elif Batuman e Buongiorno, mezzanotte di Jean Rys); quelli a cui dare una seconda possibilità (Resoconto di Rachel Cusk, il problema sei tu o io?).

Ogni anno quando stilo la lista dei migliori c’è sempre qualcuno che ha da ridire su qualcosa. Un anno perché erano tutti libri scritti da scrittori (leggo più autori, mi dite il problema?), un altro perché c’erano troppi libri Einaudi (ho una libreria Billy piena di Einaudi, per la legge dei grandi numeri… traete voi le conclusioni). Quest’anno nei miei 12 (sì lo so, di solito se ne scelgono 10 ma il blog è mio e faccio come mi pare) ci sono sei libri di scrittori e sei di scrittrici e c’è una varietà di case editrici: contenti?

Ora basta chiacchiere e via con la lista.

  • Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.
  • Resto qui di Marco Balzano, Einaudi.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione, NN Editore.
  • L’animale femmina di Emanuela Canepa, Einaudi.
  • Il club degli uomini di Leonard Michaels, Einaudi.
  • La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani, Neri Pozza.
  • Nel cuore della notte di Marco Rossari, Einaudi.
  • Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman, Garzanti.
  • La ragazza del convenience store di Muraka Sayaka, Edizioni E/O.
  • Le fedeltà invisibili di Delphine De Vigan, Einaudi.
  • La notte non vuole venire di Alessio Arena, Fandango.
  • Preludio a un bacio di Tony Laudadio, NN Editore.

Quest’anno ho letto dei gran bei libri, ecco perché stilare questa lista è stato più difficile del previsto. Ci sono state delle piacevoli scoperte come Rosella Postorino e Alessio Arena. Della prima dopo il suo Le assaggiatrici (per cui ho fatto un tifo sfegatato per il Premio Campiello meritatamente vinto) mi sono fiondata su tutto ciò che ha scritto in precedenza, mentre del secondo oltre ad aver apprezzato il suo lato da scrittore ho iniziato ad ammirare anche quello di cantautore. Gli esordi a mio avviso migliori sono stati quelli di Emanuela Canepa e Alessio Forgione. Il primo libro è una storia sul potere, su chi lo esercita e chi lo subisce, mentre il secondo è stato l’esempio di un ottimo caso letterario, di quelli che ci riportano a discutere e confrontarci. Napoli mon amour è il dipinto di una generazione (la mia) che senza i mezzi per potersi affermare è costretta ad accontentarsi.

Di solito mi tengo alla larga dai casi editoriali, ma Elanor Oliphant sta benissimo e La ragazza del convenience store sono l’eccezione che conferma la regola. Problemi relazionali, solitudini forzate e giudizi errati accomunano le due protagoniste di questi due libri. Per la serie meglio tardi che mai ci sono Il club degli uomini e Le fedeltà invisibili. Acquistati appena usciti mi sono decisa a leggerli mesi dopo e in entrambi i casi una volta iniziati li ho messi via solo nel momento in cui li ho terminati. Per quanto riguarda i libri di Marco Rossari e Marco Balzano si è trattato di un vero e proprio amore al primo rigo (per Balzano sono ancora in lutto per il mancato Premio Strega), mentre Sandra Petrignani e Tony Laudadio sono state delle conferme. La prima non poteva deludermi con un libro dedicato a una delle più talentuose scrittrici della nostra letteratura recente, Natalia Ginzburg, il secondo mi ha dimostrato qualcosa che già sapevo: Laudadio sa scrivere e sa farlo pure bene.

Special Mention.

In questa classifica di libri letti e usciti nel 2018 devo fare una menzione speciale per Chiedo scusa di Francesco Abate. A questo libro ci sono arrivata dopo Torpedone trapiantati. Abate ha la capacità di farti piangere contemporaneamente dalle risate e dalla commozione.

Ho letto cose…

Dopo un breve periodo in cui ho letto poco (poco per i miei standard intendo), il mese di giugno è stato un mese ricco di letture. Di solito mi sono imbattuta in post in cui si parlava del blocco del lettore dove chiedevano consigli sul come affrontarlo e superarlo. Ebbene io invece sono stata presa da una frenesia assurda: volevo leggere, volevo più tempo per leggere e volevo più libri da leggere. Curiosi di sapere cosa ho letto? Presto detto.

Il mese l’ho aperto con il libro di Pino Imperatore, Aglio olio e assassino, Dea Libri (la recensione completa la trovate sul blog), un giallo napoletano con un ispettore tornato nella sua Napoli che dovrà occuparsi di un assassinio particolare e troverà in una coppia di cuochi, padre e figlio, due validi aiuti. Come sempre nei libri di Imperatore c’è di tutto: ci si emoziona, si ride e ci scappa pure qualche bella riflessione. Finito questo mi sono dedicata esclusivamente a Un romanzo russo, Adelphi (dico esclusivamente perché è mia abitudine leggere più libri in contemporanea). Ero da tempo impaziente di cimentarmi con un libro di Carrère, autore che rimandavo da un po’. Risultato? Proseguirò senz’altro la sua conoscenza (anche in questo caso, recensione sul blog).

Dopo una lettura del genere avevo bisogno di qualcosa di più leggero ed ecco Fa troppo freddo per morire, Einaudi di Christian Frascella ed eccoci arrivati alla prima chicca che consiglio caldamente. Contrera è un ex poliziotto che abusando del suo potere è riuscito a farsi cacciare dalla polizia e si è reinventato come ispettore privato. Divorziato, una figlia che a malapena conosce, vive a casa con la sorella e ha lo studio in una lavanderia a gettoni; insomma solo questo dovrebbe farvi precipitare in libreria a prenderlo.

Finito il giallo torinese ho letto un gradito ritorno, quello di Francesco Abate e della sua mamma e dell’immancabile signora Corrias. In Torpedone trapiantati, Einaudi un gruppo di trapiantati va in gita e non mancherà niente. Abate si conferma uno scrittore capace di farti piangere dalle lacrime e dall’emozione. Proprio questo libro mi ha portato al suo precedente Chiedo scusa, Einaudi dove lo scrittore racconta attraverso il personaggio di Valter il suo calvario in attesa del trapianto e tutte le conseguenze dell’operazione. Vita e morte procedono paralleli in questo libro, una lettura che provoca mille emozioni (il pianto in primis) e tanta riconoscenza verso la vita, perché se ogni tanto pensassimo realmente a chi sta peggio e chi veramente combatte con  le unghie e con i denti contro la morte forse smetteremmo di lamentarci delle cazzate (la parolaccia è necessaria).

Tra le più belle scoperte fatte quest’anno c’è sicuramente Rosella Postorino. Da dire che io che sono affezionata ad Einaudi e in particolare a Stile Libero, la conoscevo già visto che la sua fama di editor la precede. Chissà perché non mi ero mai presa la briga di conoscerla come scrittrice, cosa che è avvenuta quest’anno grazie a quel capolavoro che risponde al nome de Le assaggiatrici, Feltrinelli. Ho poi recuperato Il corpo docile, Einaudi (stupendo anche questo) e da poco La stanza di sopra, Feltrinelli (L’estate che perdemmo Dio, Einaudi è arrivato da un paio di giorni). Storie che ti rapiscono dalla prima all’ultima riga (e che come gli altri libri di cui vi sto parlando avranno un post tutto loro per poterne parlare più approfonditamente).

Quando leggo un libro che mi piace molto tendo a recuperare quanto è stato già scritto dal suo autore, come nel caso di Peppe Fiore che dopo il suo Dimenticare, Einaudi (tra le più belle letture dello scorso anno) mi ha portata a Nessuno è indispensabile, Einaudi. Il bello è che questo libro ha atteso molto prima che lo iniziassi e una volta lette le prime pagine l’ho terminato in un paio di giorni. In un’azienda iniziano a suicidarsi uno dopo l’altro una serie di dipendenti nella quasi indifferenza dei colleghi e… (e vabbè leggete il libro che è meglio).

Anatomia di uno scandalo, Einaudi di Sarah Vaughan è stato presentato dal suo editore come come il thriller dell’estate. Un politico accusato di stupro da una sua ex amante, una moglie che crede al marito e l’avvocato d’accusa deciso a non lasciarlo impunito. Libro di forte attualità che però pecca per il ritmo, a mio parere troppo lento. Un altro libro che mi aspettava da un bel po’ era Dieci donne, Feltrinelli di Marcela Serrano, nove donne in terapia che raccontano la loro vita e i loro dolori. Non è il primo libro della scrittrice cilena che leggo e gli altri dopo i primi capitoli esaltanti tendevano a dilungarsi troppo e farmi perdere l’interesse cosa che con questo non è capitato, anzi, l’ho letto tutto d’un fiato.

Ultimo libro è stato Voi sapete. L’indifferenza uccide, La nave di Teseo di Giuseppe Civati, neanche un centinaio di pagine per un libro a cui non bisogna aggiungere niente, va semplicemente letto.

 

Le Assaggiatrici

le assaggiatrici

  • Titolo: Le Assaggiatrici
  • Autrice: Rosella Postorino
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 11 Gennaio 2018

«Dovevamo finire tutto quello che ci mettevano nel piatto, quindi aspettare un’ora e ogni volta eravamo terrorizzate che potessimo stare male, perché girava voce che gli inglesi volessero avvelenare Hitler. Passato il termine, scoppiavamo a piangere, felici di essere sopravvissute».

Queste sono le parole di Margaret Wolk, una delle vere assaggiatrici di Hitler. Per tantissimi anni questa storia è rimasta un suo segreto, poi ha deciso di farla conoscere al mondo. Grazie ad un trafiletto su un quotidiano nazionale l’autrice, Rosella Postorino, è venuta a conoscenza di questa storia e ha sentito la necessità di raccontarla.

Se il Führer ha bisogno si obbedisce.

Se il Führer ha bisogno non si discute, non si domanda perché un no equivarrebbe a morte certa.

Girava voce che gli inglesi volessero avvelenare Hitler e la soluzione fu quella di scegliere dieci donne da utilizzare come cavie che avrebbero assaggiato per prime il cibo a lui destinato. Donne giovani perché dovevano essere sane e solo donne perché gli uomini forti erano tutti al fronte. Se il cibo fosse stato avvelenato sarebbero morte loro la cui vita valeva niente in confronto a quella dell’immenso uomo che stava portando la Germania alla vittoria.

Rosa era diventata un’assaggiatrice. Per tre volte al giorno sfidava la morte, per tre volte al giorno il suo corpo veniva messo al servizio di Hitler. Per Rosa e le altre avere fame era diventato un incubo e il sapore del cibo aveva assunto il sapore della morte. Rosa era consapevole che non poteva sottrarsi a quella chiamata, per giunta suo marito Gregor si trovava al fronte e sua madre era morta in uno dei tanti bombardamenti che avevano distrutto la sua casa e la sua Berlino. Nell’attesa che la guerra finisse e che suo marito tornasse, Rosa viveva con i suoi suoceri e fu proprio in quella casa che le SS vennero a cercarla. Chissà perché lei, si chiese a lungo.

Recarsi in caserma tre volte al giorno per assaggiare il cibo destinato ad Hitler era diventata la sua routine e con alcune di loro, Leni, Elfriede, Heike, Ulla e Beate aveva creato un rapporto che si potrebbe definire amicizia. Con quelle donne trascorreva del tempo, condivideva paure ed erano accomunate dallo stesso destino. Se fossero state altrove e in un altro periodo probabilmente non si sarebbero neanche notate, ma in quello stato di prigionia avere alleati avrebbe alleviato il dolore e la solitudine.

Quando di Gregor smette di avere notizie dal fronte per non sprofondare nella follia Rosa stringe un legame inizialmente solo carnale e poi anche emotivo con il tenente delle SS Albert Ziegler.

Le Assaggiatrici è un romanzo che si divora in pochissimo. La storia di Rosa ti cattura dalle prime righe e velocemente ti trascina verso il finale. Le atmosfere mi hanno ricordato tantissimo Il Racconto dell’ancella, lo stesso clima di coercizione a cui le donne sono costrette e il loro non avere alternative oltre al non potersi ribellare. Rosa è una vittima della situazione, è costretta suo malgrado ad accettare perché non ha alternative. Quante volte però ci diciamo questo? Quante volte ci rifuggiamo nella frase non avere alternative utilizzandolo come alibi perfetto? Molte volte è semplicemente la strada più semplice, con meno problemi e meno complicazioni. Rosa è sicuramente prigioniera della situazione, ma è anche una privilegiata. In un momento storico in cui il lavoro non c’è e il cibo scarseggia Rosa ha assicurati tre pasti e uno stipendio mensile anche più alto della media e questo la rende complice di quel sistema. Una sola persona non può trascinare un Paese in un clima totalitario se una massa non glielo avrà permesso.

Le assaggiatrici è stato il primo libro letto di questo 2018 e non potevo non iniziare meglio. Una storia raccontata alla perfezione, un libro di letteratura pura come non capita spesso e uno stile narrativo intimo ed intenso capace di scatenare potenti emozioni. Oltre che permettermi di conoscere una storia che ignoravo completamente mi ha permesso di conoscere una scrittrice straordinaria che ho voglia di approfondire attraverso le sue precedenti letture.