I post più letti dell’anno!

Ma quale paradiso? ha il pregio di essere un libro che invece di darti risposte ti mette nella posizione di farti domande. È un libro necessario e scusate se uso questo termine che oramai è diventato il più abusato in letteratura. Necessità e bisogno di comprendere, capire e ampliare la nostra mente dovrebbero portarci a prendere libri del genere e leggerli senza neanche esitare. Libri come Ma quale paradiso? li leggi in un’oretta scarsa ma raramente si dimenticano. Libri come questi sono perle rare meglio non lasciarseli sfuggire.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

Simona Vinci ha raccontato nei minimi dettagli la sua esperienza mettendo nero su bianco le sue paure. È un’altalena di sentimenti con parti che fanno davvero male leggere. Qui non si tratta solo di raccontare il dolore, ma di sviscerarlo in tutte le sue forme. Qui non troverete la cura, la ricetta magica per curarsi, ma il conforto e l’empatia di chi ci è passato, di chi sa cosa vuol dire avere paura di uscire di casa e di non sentirsi al sicuro nei propri spazi, di chi ha paura di stare solo ma di non riuscire a stare neanche in compagnia, di non riuscire ad essere più indipendente, di non riuscire ad essere più se stessi.

Le cure domestiche è una storia sui legami familiari e sulle sofferenze che questi comportano, sugli addii dolorosi sempre difficili da superare ed accettare e su quella malinconia che diventa costante della vita. Lo stile della Robinson è poetico e sublime, non a caso questo romanzo è stato riconosciuto dai critici come un capolavoro della letteratura mondiale.

Quello che di certo mi resta di questo libro è la voglia di non fermarmi all’apparenza e di approfondire ancora di più l’argomento. Anna Migotto e Stefania Miretti hanno scritto un libro che non merita di passare inosservato, anzi, merita di essere letto, riletto, discusso e argomentato. Un libro che nella sua crudeltà mostra una realtà a cui non possiamo più voltare le spalle.

La compagnia delle anime finte è un romanzo che con una mano ti accarezza mentre con l’altra ti prende a schiaffi. Ti mostra senza filtri la miseria umana e il dramma dei sentimenti. Per quanto tutta la scena è dominata dalla storia di Vincenzina la narrazione comprende le storie di tantissime altre persone, tantissime altre anime pronte ad inscenare le tante sfaccettature che la vita ti propone: violenze, soprusi, fragilità e povertà. Sono le anime che popolano i quartieri di Napoli e le cui storie si vanno a legare indissolubilmente alla vita di Vincenzina.

L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!

Allah, san Gennaro e i tre kamikaze

allah, san gennaro e i tre kamikaze.jpg

    • Titolo: Allah, san Gennaro e i tre kamikaze
    • Autore: Pino Imperatore
    • Editore: Mondadori
    • Data di pubblicazione: 16 Maggio 2017

Cosa ci fanno tre kamikaze a Napoli? Sembra una di quelle barzellette che iniziano con c’era un francese, un inglese e un napoletano e dove il napoletano riesce sempre ad avere la meglio sui due stranieri.

Salim, Feisal e Amira sono i tre terroristi scelti per compiere un attentato nel Belpaese e contrariamente all’opinione generale che vorrebbero Roma o al massimo Milano come città prescelte, ordini superiori hanno deciso che sarà Napoli a dover esplodere in aria con tutti i suoi cittadini. I tre vengono mandati nella città partenopea con il compito di individuare gli obiettivi sensibili e portare a termine la missione nel giorno che verrà loro comunicato. A ognuno un compito preciso e diverso. Salim si occuperà dei trasporti, Feisal della chiesa e dei monumenti, mentre Amira dei locali della movida. Il piano è studiato nei minimi dettagli, cosa potrebbe andare storto? Tutto.

Partendo dal fatto che una missione del genere è stata affidata ai tre kamikaze più fessi della storia del terrorismo. C’è uno che non ha fatto i conti con gli innumerevoli ritardi dei mezzi di trasporto napoletani e le pessime condizioni in cui questi mezzi riversano (l’avete mai presa la Cumana? E la Cirumvesuviana? Insomma avete capito di cosa parlo), e un altro che dopo aver visto il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro ormai nelle sue preghiere invoca prima il patrono napoletano e poi Allah. Se poi vieni a Napoli e decidi di andare allo stadio San Paolo e il Napoli gioca contro quella squadra lì, evita i colori bianco e nero, te lo diciamo con il cuore, perché i tifosi napoletani ti perdonano più l’esser terrorista che l’esser juventino. Quello che i tre kamikaze non avevano preso in considerazione è che la città di Napoli con i suoi abitanti e la loro mentalità è capace di influenzare il terrorista più devoto alla causa che esista sulla faccia della terra.

Pino Imperatore ci aveva già mostrato che scherzare con i temi seri è possibile. Lo aveva fatto benissimo con la saga degli Esposito in cui si faceva beffa dei camorristi, cosa che dopo il libro Gomorra appariva addirittura impossibile, e ce lo mostra ora ironizzando sul tema più caldo e attuale del momento: l’Isis. Questo Allah, san Gennaro e i tre kamikaze è una commedia allo stato puro dove si ride parecchio, ma non prendetelo solo come un libro scanzonato, anzi, di considerazioni serie ce ne sono. Non a caso è stato inserito un personaggio, il professor Giorgio De Bottis, che ci parla di dialogo possibile e aggiungo necessario. Ci stiamo abituando all’intolleranza, alla paura del diverso, all’attaccare il nemico, a far emergere la parte più razzista che è in noi, a declamare la supremazia della nostra razza.

Dobbiamo smetterla di alzare i muri e dedicarci alla costruzione di ponti. Il dialogo è un valore da cui non si può prescindere. E lo è anche fra l’Islam e l’Occidente, due mondi in teoria distanti e contrapposti, in realtà vicini e conciliabili per merito di molti elementi storici, culturali e finanche religiosi.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità. Questo libro oltre a farvi ridere fino alle lacrime fa venire voglia di andare a Napoli e visitare il Museo Archeologico, il Maschio Angioino e la Cappella di Sansevero per poter ammirare l’unicità del Cristo Velato. Io ad esempio ho già messo nella lista delle cose da fare prossimamente il Duomo di Napoli nel giorno del miracolo del sangue di San Gennaro e di fermarmi poi a mangiare da Nennella: fatelo pure voi!

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

Bentornati in casa Esposito

9788809810204.1000_1_0

    • Titolo: Bentornati in casa Esposito
    • Autore: Pino Imperatore
    • Editore: Giunti
    • Data di pubblicazione: 20 Febbraio 2013
    • Compra il libro su Amazon: Bentornati in casa Esposito.

Gli Esposito sono tornati e con loro un altro anno di avventure tragicomiche. La famiglia si è allargata con l’arrivo dei gemelli Totò e Peppina (meglio sorvolare sulle altre coppie di nomi che la famiglia aveva proposto). Tonino sarà ancora combattuto sul suo futuro: continuare a lavorare per il boss Pietro (con il disappunto della famiglia ed in particolare di sua figlia Tina) o cambiare radicalmente vita. Don Pietro per non avere altri guai cercherà di tenerlo lontano dai suoi affari. Tonino però è sempre Tonino e di guai ne combinerà tanti, tanto da indurre il boss a metterlo agli “arresti domiciliari”. Le vicende di Tonino si intrecceranno con quelle degli altri familiari. Tina, sua figlia, mostrerà in più occasioni ostilità nei confronti del padre e della sua scelta che ha condizionato l’esistenza dell’intera famiglia e cercherà di riscattarsi da tale posizione anche con l’aiuto di Padre Francesco, vecchio amico del boss, colui che forse riuscirà nel difficile intento di riportare Pietro sulla retta via. Senza dimenticare gli altri personaggi quali Enzuccio, Patty, Genny e Gaetano che con i suoi discorsi ribadisce la storia, l’arte, la cultura e la bellezza della città di Napoli.

Si ride molto con gli Esposito, ma questa volta si riflette, ci si indigna, si prova rabbia e ci si commuove. La mia paura è che i seguiti difficilmente riescono a replicare il successo dei precedenti, ma Imperatore in questo secondo capitolo, a mio parere, ci è riuscito alla grande!