Dieci modi per utilizzare i libri!

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Siete stanchi di leggere su tutte le riviste e blog letterari i dieci consigli di lettura per l’estate? Questo post allora fa al vostro caso. Io e Cristina (qui potete seguirla in tutto il suo splendore) abbiamo ideato un tutorial sui dieci modi di utilizzo dei libri, tutto tranne che leggerli ovviamente.

L’idea è nata dopo che un simpatico idiota (coglio*e va bene lo stesso) ha detto che noi al sud sappiamo leggere solo i pizzini. Credevo che nel 2016 l’associazione sud-mafie fosse superata, insomma anche Salvini ha trovato nuovi nemici e noi terroni adesso gli stiamo pure simpatici. Invece no, ci sono ancora in giro questi simpaticoni (sostituite ancora con la parola sopra), sud-mafie è un evergreen, come il nero che sta bene su tutto, come il film “Mamma ho perso l’aereo” a Natale o le repliche di “Don Matteo” d’estate. L’iter è sempre lo stesso: leggiamo pizzini, parliamo in dialetto, abbiamo portato le mafie al nord e abbiamo il vittimismo che ci scorre nelle vene al posto del sangue.

Caro il mio denigratore (avete imparato con cosa sostituire? E’ facile il termine che inizia con coglio e finisce con ne) se leggiamo solo i pizzini è appurato che sappiamo leggere. Per il dialetto, beh l’Italia se ti sfugge è una nazione con una moltitudine di dialetti, ma ti posso assicurare che se dobbiamo esprimerci in italiano lo sappiamo fare. Se ti riferisci però al mio napoletano non me lo puoi mettere sullo stesso livello di un veneto o un milanese. Parliamo di un dialetto riconosciuto come lingua dal patrimonio dell’Unesco, un dialetto che ha sviluppato una tradizione letteraria, teatrale e musicale parallela a quella italiana. Gli scrittori napoletani però ti assicuro che in italiano sanno scrivere. Abbiamo portato noi le mafie al nord tipo regalo di benvenuto? Cronaca vuole che le mafie le trovi prima nei palazzi e a beneficiarne sono tutti, senza distinzione di regione o classe sociale. Sul vittimismo, non è questione di essere vittima, ma se io parlo di libri e te ne esci con questa ca**ata qualcuno che ti risponda serve.

In ogni caso veniamo alle cose serie e prendete appunti, ecco i dieci modi di usare i libri (tutto tranne che leggerli, non fate gli acculturati che fa caldo)

  1. Per sostenere i tavoli e accendere i caminetti
  2. Al posto della carbonella per una gustosa grigliata
  3. Per arredare gli spazi vuoti della casa
  4. Per fermare le porte
  5. Lanciarli contro qualcuno
  6. Come poggia piedi
  7. Per fare i pesi
  8. Per la postura
  9. Strappare le pagine e fare gli aeroplanini di carta
  10. Castelli di libri al posto dei castelli di sabbia se non andate in vacanza

Diteci in che modo li userete che io e Cristina siamo curiose.

Questo è un post di puro cazzeggio. Strano a dirsi ma noi i libri li leggiamo. Non prendeteci e non prendiamoci sul serio. Buone vacanze. 

Salone del libro… a Milano?

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Se ne parla in questi giorni e sembra che l’idea di far nascere un Salone del Libro a Milano stia prendendo sempre più forma se non arrivare alla realizzazione vera e propria. Il Salone del libro di Milano, MiBook a quanto pare il nome scelto, non deve essere visto come un evento concorrente al già consolidato Salone di Torino ma un evento culturale dedicato a libri, lettori ed editori che trova in Milano il centro e l’inizio visto che si parla di spin-off a Roma e in altre città del Sud (la prima scelta potrebbe ricadere su Bari e poi si va a rotazione).

Questa idea ha fatto storcere il naso a parecchi addetti al settore in primis agli editori. Per tutta risposta infatti Add Editore ha lanciato un appello (qui potete leggerlo e firmarlo) per sostenere il Salone del libro di Torino, appello al quale hanno già aderito tantissimi editori indipendenti del calibro di Edizioni E/O, Sellerio, Fazi e Laterza.

Da lettrice mi chiedo il perché della necessità di fare un Salone del Libro bis, quando un Salone del Libro già c’è e funziona da anni. Tra l’altro per noi del Sud già è dispendioso partecipare a un Salone figuriamoci andare a un secondo. E poi se proprio deve essere, perché Milano e non Roma in modo che sia più equidistante per tutti?

Se proprio c’è da coniare qualcosa, io prenderei l’esempio di BookCity fatto a Milano e lo proporrei in più regioni, soprattutto al Sud in modo che la maggior parte delle regioni possa avere un proprio evento culturale in grado di attirare scrittori e lettori. Un BookCity in contemporanea nelle grandi città italiane come Milano, Roma e Napoli e chi più ne ha più ne metta, una vera festa del libro in giro per l’Italia. Penso alla mia Campania. A parte esempi rari come il Salerno Letteratura e Un’altra Galassia non ci sono festival degni di questo nome capaci di portare gli scrittori ai propri lettori, e in una regione in cui è vero che si legge poco ma che per fortuna si scrive tanto (gli scrittori napoletani apprezzati dal grande pubblico sono tantissimi), è ingiusto e anche imbarazzante.

Insomma staremo a vedere cosa succederà, a noi lettori non resta che attendere.

Letti di Notte 2016!

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Ritorna Letti di Notte, la notte bianca del libro e dei lettori. Per l’occasione è stato lanciato l’hashtag #LDN16 che sprona i lettori a raccontare le città attraverso le citazioni dei libri che hanno letto.

Di seguito le mie citazioni. Buon viaggio!

Di seguito il percorso fatto da CityTeller che raccoglie tutte le citazioni fatte in questi giorni dai vari lettori Itinerario Letti di Notte. 

#8Marzo

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Sono sincera, ricorrenze come San Valentino o la festa della donna non mi piacciono, le trovo inutili e certe volte ridicole. Non uscirò questa sera con della amiche a festeggiare il mio essere donna e tanto meno aspetterò impaziente che qualcuno oggi mi regali una mimosa, da anni simbolo di questa ricorrenza. La retorica potrebbe farmi dire che non si è donna una volta l’anno ma lo si è per tutto l’anno, ed è vero. A differenza della festa degli innamorati che è solamente una trovata commerciale, la festa della donna ha però un pizzico di serietà in più, permette di accendere i riflettori sulla donna, fare il punto della situazione, vedere a che punto siamo e soprattutto vedere cos’altro c’è da fare. Come sopra, ribadisco che tutto l’anno dovremmo occuparci di questa questione e non ricordarcelo solo una volta l’anno.

Lo scorso anno ho letto il saggio “Dovremmo essere tutti femministi” edito Einaudi, della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie di cui ho postato il video del suo intervento che invito a vedere. Trenta minuti che valgono la pena di essere visti, oggi, nella ricorrenza della festa della donna, per ribadire l’importanza di essere femministi.

Le differenze tra uomini e donne esistono ancora e si fanno sentire; trattiamo i ragazzi diversamente dalle ragazze già da quando sono bambini, alle femmine inculchiamo il concetto che non devono essere aggressive, competitive, toste perché è più un atteggiamento maschile, e questo una volta cresciute potrebbe intimidirli, o farli sentire minacciati. Catastrofe se la donna guadagna più dell’uomo, questo potrebbe mettere in discussione la sua virilità, infondo è l’uomo che deve provvedere alla famiglia, è l’uomo che porta i soldi a casa, è l’uomo a portare i pantaloni. In campo lavorativo è una dato di fatto che per uno stesso impiego le donne guadagnano meno degli uomini, quindi che il politico di turno si affanni per le quote rosa a me poco interessa fino a quando il mio valore non sarà riconosciuto al pari di quello di un uomo: circa il 52% della popolazione mondiale è di sesso femminile, ma la maggior parte delle posizioni di potere e prestigio sono occupate da uomini. Smettiamo di credere che l’unica ambizione della donna sia il matrimonio o che una donna possa essere considerata tale solo se anche madre.

La campagna #HeForShe (io ho già aderito, fatelo anche voi) lanciata da Emma Watson merita una menzione. Ho letto l’intervento fatto dall’attrice al quartier generale delle Nazione Unite, un discorso durato una decina di minuti che sintetizza perfettamente lo spirito della campagna. Quella della differenza uomo-donna è una questione di genere, una disparità che si deve abbattere nel bene e nell’interesse di entrambe le parti, perché essere femministi non vuol dire odiare gli uomini o fare una crociata contro di loro, ma semplicemente arrivare a un’uguaglianza sociale, economica e politica.

Solitamente parlo di libri, ma oggi un piccolo off topic meritava di essere fatto. Se però vogliamo restare in tema vi consiglio tre libri in tema.

  • Dovremmo essere tutti femministi. (Einaudi) Chimamanda Ngozi Adichie già citato all’inizio dell’articolo.
  • Perché ci odiano. Mona Elthahawy (Einaudi). Affronta la condizione della donna nei Paesi Arabi partendo dalla personale esperienza dell’autrice.
  • Sii bella e stai zitta. Michela Marzano (Mondadori). La filosofa analizza la situazione della donna nella società civile italiana.

I migliori del 2015!

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Sì, probabilmente avete letto più classifiche sui migliori libri usciti quest’anno che libri ed ero indecisa fino all’ultimo se farla o meno. Siccome proprio tutti ne hanno fatta una perché dovevo sottrarmi, dato che si tratta anche della mia prima ufficiale classifica dei migliori libri letti durante l’anno che pubblico sul blog e quindi un poco di pazienza e leggetevi anche la mia. Non sono tutti libri usciti durante il 2015, i primi cinque sì mentre gli altri sono un po più recenti.

  • Marco Peano- L’invenzione della madre (Minimum Fax)

Ogni giorno, col pensiero, inventa per sua madre nuove vite: lui che da lei è nato, lui che da lei è stato inventato, la fa costantemente rinascere perché possa continuare a esistere, almeno nell’invenzione. Perché sa bene che quando anche il padre non ci sarà più, e quando lui stesso non ci sarà più, nessuno potrà ricordare ciò che lei è stata.

Da qualche tempo penso che quello che conta è provare a rimediare agli errori di fabbricazione tra genitori e figli. Metterci impegno. Però è difficile combattere contro chi avrebbe dovuto darti le armi e invece si è stretto nelle spalle ha detto che eravate pari così.

L’attesa della persona amata non è una pausa: è un lavoro incessante, una fatica mostruosa, una lotta contro i peggiori dei pensieri…il tempo della vita vola via e insieme ti dice a ogni istante che proprio quel momento avresti voluto e dovuto passare con chi ami.

Poiché sono una donna, ci si aspetta che io aspiri al matrimonio. Ci si aspetta che io faccia le mie scelte di vita tenendo sempre a mente che il matrimonio è la cosa più importante. Il matrimonio può essere una cosa bella, una fonte di gioia, di amore e di sostegno reciproco. Ma perché alle femmine insegniamo a desiderare il matrimonio e ai maschi no?

Ti amo per la nostalgia che mi hai regalato di me stessa, perché mi ero innamorata dell’idea di te e di me.

  • Natalia Ginzburg- Caro Michele (Einaudi)

Penso ora che quello era un giorno felice. Ma purtroppo è raro riconoscere i momenti più felici mentre li stiamo vivendo. Noi li riconosciamo, di solito, a distanza di tempo.

  • John Steinbeck- Uomini e topi (Bompiani)

Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia.

  • Domenico Starnone- Lacci (Einaudi)

Mi pareva inconcepibile che potesse piacerti un’altra, ero convinta che se ti ero piaciuta una volta ti sarei piaciuta sempre.

  • Marcela Serrano- I quaderni del pianto (Feltrinelli)

Se menti a te stessa e fingi indifferenza, un bel giorno diventerai davvero indifferente… alla fine, anche la volontà vacilla e non sa bene se siamo riusciti a convincerla oppure no. Allora la menzogna sarà indistinguibile, quindi non sarà più menzogna. Perché la maschera ha finito per fondersi con il volto e diventano la stessa cosa.

I figli non conoscono la vita dei loro genitori. Quando sono giovani, non ci pensano perché il mondo è cominciato con loro. I loro genitori non hanno storia e hanno la brutta abitudine di parlare ai figli soltanto del futuro, mai del passato. E’ un grave errore. Non parlare del passato li rende simili a dei buchi spalancati.

 

 

Essere Blogger a Napoli

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Io e Gli Amabili Libri approdiamo sul Corriere del Mezzogiorno. L’intervista è online da pochissimo e potrete leggerla sul sito del giornale (qui), oppure nell’apposita sezione che gli ho dedicato nel blog. Sto ancora realizzando, stento a crederci che in pochissimi mesi potessi arrivare a raggiungere un tale obiettivo, infondo il blog è attivo soltanto da fine luglio scorso. Il ringraziamento è in primis per Alessandro Chetta, redattore e curatore della rubrica “Essere blogger a Napoli” che mi ha contattato e mi ha fatto una proposta che non si poteva assolutamente rifiutare; insomma potevo dire no a un’intervista sul Corriere del Mezzogiorno? Ecco. E il ringraziamento più ovvio va a chi ogni giorno dedica pochi minuti della sua giornata a leggere qualche post: se il blog va avanti è grazie a loro. Ora non mi resta che rimboccare le maniche e continuare a fare meglio, sempre!