Napoli mon amour

napoli mon amour

  • Titolo: Napoli mon amour
  • Autore: Alessio Forgione
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 20 settembre 2018

È andata più o meno così.

Napoli mon amour di Alessio Forgione era l’uscita che più aspettavo in questo 2018, quando a catturarmi bastò semplicemente il titolo (poetico, senza dubbio) visto in vari articoli sui libro che avremmo letto quest’anno. Non conoscevo la trama, non avevo visto la copertina, non mi interessava chi fosse l’autore. Che Napoli mon amour mi sarebbe piaciuto lo sapevo dall’inizio e i dettagli svelati poco per volta non hanno fatto che confermare le sensazioni giuste.

Cosa ha di speciale questo libro di cui fortunatamente in molti stanno parlando? Un protagonista unico e malinconico, una storia d’amore dolce e struggente, una città splendida come Napoli che come una donna sai che farà male amarla, ma senza non sai se riesci a sopravvivere.

Amoresano è un trentenne, due lauree e qualche anno passato sulle navi e un presente da disoccupato come molte altri della sua età e non solo, costretto a barcamenarsi tra colloqui assurdi nella speranza di trovare un lavoretto o qualsiasi tipo di impiego che gli faccia sbarcare il lunario (sembra di sentire Troisi che nel suo sketch L’annunciazione diceva: ma è possibile che a Napoli solo lavoro non si trova? deve esserci per forza un’altra parola vicino?). Nelle giornate passate alla ricerca di lavoro le uniche cose belle di Amoresano erano le serate passate con l’amico Russo tra chiacchiere e birre e le partite del Napoli, unica vera fonte di gioia perché quando il Napoli vinse lo scudetto lui era troppo piccolo per goderselo veramente, mentre quest’anno se dovesse veramente succedere…

Degli anni passati sulle navi restavano i pochi risparmi messi da parte, un tesoretto da gestire con parsimonia, perché consapevole che terminato quello le cose si sarebbero messe male seriamente. La decisione poteva essere una sola: finiti i soldi la faceva finita anche lui. Non lo spaventava l’idea di mettere fine alla sua vita con quella facilità, segno che viveva o moriva per lui era lo stesso.

La vede una sera che lo streaming non funzionava e che lo aveva costretto a cercare il primo bar aperto che trasmettesse la partita del Napoli. La vede di sfuggita, quel tanto che basta per farti capire che è lei. È talmente preso da quella ragazza che abbandona il Napoli (che tanto stava vincendo) e la segue, lui timidissimo e incapace di qualsiasi primo approccio, ma una ragazza del genere non la si lascia sfuggire. Si presenta come Lola (come quella di Nabokov), gli lascia il suo numero e Amoresano capisce che la vita lo stava solo preparando a quell’incontro.

Lola lo travolge. È ancora senza lavoro ed è ancora consapevole che finiti i soldi finirà la festa, ma con Lola accanto tutto è diverso, tutto è più bello. L’energia che sprigiona quella ragazza lo risucchia, trascorre le sue giornate nell’attesa di poterla chiamare, con l’ansia di volerla vedere. Lola gli ha ridato la linfa persa, la leggerezza accantonata a causa dei mille problemi da affrontare, tanto che ad Amoresano ritorna la voglia di scrivere e provarci davvero a fare lo scrittore, come il suo mito Raffaele La Capria.

La vita è quella cosa che ti fa assaporare la felicità, ti fa abituare agli effetti che provoca e poi ti toglie tutto all’improvviso e Amoresano è costretto a rimescolare le carte o per usare lo sport da lui amato deve ricominciare una nuova partita.

Napoli mon amour è stato osannato dalla critica e definito un caso letterario che per un romanzo di un esordiente non è roba di poco conto. Non me ne voglia l’autore che ha dichiarato che non è un romanzo generazionale, ma senza dubbio è un ritratto di quella che è la condizione precaria dei trentenni di oggi e non solo. Trentenni costretti a svolgere lavori dequalificati, perché lavorare per ciò che hanno studiato o per cui aspirano è pura utopia. Giovani che se vogliono realizzare i propri sogni sono consapevoli che devono farlo lontano da qui, perché se decidi di restare in determinate parti d’Italia ti devi accontentare di quello che trovi (e se lo trovi devi pure ringraziare di averlo trovato).

E come direbbero le splendide quarte di copertina NN Editore: questo libro è per chi ama il mare e non ha paura di perdersi nelle sue profondità.

Vedi Napoli e poi muori, dicono. Vedi Napoli e poi te ne vai, hanno detto. Vedi Napoli e poi res(is)ti, dico.

P.S. ufficialmente la prima #Forgioners

P.P.S: «Sei più bella del Napoli che vince 4 a 1 a Bologna» è una dichiarazione d’amore che vale più di mille romanticherie

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Preludio a un bacio

preludio a un bacio

  • Titolo: Preludio a un bacio
  • Autore: Tony Laudadio
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 22 Marzo 2018

Emanuele è un musicista di strada che intrattiene i pedoni di una piccola città di provincia con la musica jazz del suo sassofono. Vive alla giornata grazie ai soldi guadagnati con la generosità dei passanti e la sera ritorna in quella che definire casa è un eufemismo. Emanuele però a queste formalità non ha mai badato, per lui avere un tetto sulla testa è un lusso e anche quel bugigattolo con le macchie d’umidità e i tubi di scarico in bella vista è sempre preferibile al dormire all’addiaccio.

Lui per strada vuole solo lavorare e la posizione scelta è l’ideale. A pochi passi da lui infatti c’è una libreria con dei ragazzi fantastici che gli permettono di sostare all’interno quanto tempo lui voglia e sfogliare i libri per leggerne qualche riga e poi un bar dove spesso Emanuele spende quei pochi euro che ha guadagnato durante la giornata.

Nel bar poi c’è una cameriera dolcissima, Maria, con cui Emanuele è solito intrattenersi. È giovane, bella, intelligente e con un caratterino tutto pepe. Maria è quel genere di ragazza che nella vita vuole riuscire da sola, tanto che è andata via di casa presto per essere indipendente e si paga da sola gli studi universitari con il lavoro da cameriera anche se ha una famiglia alle spalle che potrebbe provvedere ad ogni sua minima spesa. Che ragazza in gamba Maria, la figlia che tutti vorrebbero avere e la figlia che Emanuele sa essere sua, anche se Maria tutto questo lo ignora.

Figlia di un amore passato, fugace quanto intenso con Angela che quando si accorse di aspettare un bambino preferì salvare le apparenze con un matrimonio riparatore con il suo fidanzato ufficiale. Angela non poteva rischiare di crescere un figlio con un uomo che rifuggiva dalla responsabilità e da un lavoro solido e stabile e scelse di stare con un uomo caratterialmente ed economicamente più sicuro.

Quando Emanuele viene sfrattato dalla sua abitazione è Maria a soccorrerlo ospitandolo a casa sia e offrendogli l’aiuto necessario e tempo indeterminato. Per Emanuele è l’occasione giusta per poter recuperare il tempo in cui non ha vissuto sua figlia oltre che la spinta necessaria a rimettere in sesto la sua vita, rimediando agli errori passati e porre le basi per un futuro meno alla giornata.

Tutto procede per il verso giusto se non fosse che la vita quando la programmi si diverte a mandare per aria tutti i piani e i buoni propositi diventano sempre più difficili da attuare. E poi c’è quell’amore passato con Angela, quello intenso quanto fugace, la cui fiamma non si è mai spenta, anzi, è rimasta perpetuamente accesa nel cuore di entrambi e…

Emanuele è uno dei personaggi più belli in cui mi sia imbattuta. È una canaglia da tenere a distanza e al tempo stesso una persona con il cuore colmo d’amore e gratitudine per la vita, nonostante non sia una vita di eccessi e lussi. Anzi, Emanuele è il classico personaggio che apprezza tutto quello che di buono incontra sul suo cammino e che cerca il lato positivo in tutto ciò che gli capita. Non potrebbe essere altrimenti per una persona che ha scelto di suonare per vivere, ma non con l’ansia di riempire gli stadi; a lui basta far felici gli altri con la sua musica. Emanuele è un personaggio empatico al punto che il lettore sarà contagiato dalla sua gioia di vivere, dal suo buonumore e dalla sua bontà d’animo.

Preludio a un bacio di Tony Laudadio oltre ad essere una grande lezione di ottimismo è un romanzo ricco di emozioni, ricco di musica e ricco d’amore. Un romanzo in cui anche nel punto in cui farà commuovere sarà in grado di strapparti qualche sorriso (e scusate se è poco).

Andanza

andanza

  • Titolo: Andanza
  • Autrice: Sarah Manguso
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 21 Settembre 2017
  • Acquista il libro su GoodBook

Perché si tiene un diario?

Prima di analizzare Andanza mi sono imposta di rispondere alla domanda che mi è sorta appena ho terminato la lettura.

La risposta più ovvia è che si tiene un diario per fissare i ricordi più belli e più importanti e far in modo che non sbiadiscano con il passare del tempo. La memoria è selettiva e seleziona anche i ricordi e purtroppo non siamo noi a decidere cosa scegliere di ricordare e cosa no. Si può tenere un diario anche per una sorta di autoanalisi e per tornare su episodi e capire il perché di quelle situazioni. Si tiene un diario e si scrive perché come direbbe l’avvocato Vincenzo Malinconico di Diego De Silva scrivo per avere tempo di dare la risposta giusta… nella vita vera non posso cancellare, tornare indietro, ripensare a quello che ho detto, correggerlo. Allora scrivo. Per prendermi la rivincita sulle parole. Per raccontare come sarebbe andata se avessi scelto quelle giuste.

Avere un diario è un impegno costante. Io costante non lo sono mai stata, mi scoccio facilmente delle cose. Le inizio con entusiasmo, le continuo con impatto minore e poi non le porto a termine. Durante l’adolescenza, l’età tipica in cui la maggior parte delle ragazzine possiede un diario per segnare le prime cotte e le prime esperienze significative, ho iniziato svariati diari. Mi ricordo che ogni volta mi mettevo d’impegno ma poco dopo i miei diari restavano pagine bianche in attesa di essere riempite. Mi affascinava l’idea di avere un diario ma odiavo rileggermi. Quando vedevo quello che avevo scritto, gli episodi fissati e le emozioni provate, la vergogna piano piano si impossessava di me. Ero veramente io che dicevo quelle cose? Provavo pudore dei miei stessi pensieri e dei sentimenti che affioravano. Pensate che mi ci vorrebbe un buon psicologo, lo so.

Sarah Manguso è stata più costante di me, ha tenuto un diario per venticinque anni. La necessità nasceva dal forte bisogno di segnare tutto quello che le capitava perché l’idea che potesse perderlo la gettava nel panico totale.

Avrei voluto annotare ogni istante, ma il tempo non è fatto di istanti, li contiene. E nel tempo c’è molto altro.

Certo, non si può passare tutto il tempo a scrivere quello che si è vissuto, una scelta bisogna farla ed è normale decidere cosa scrivere e cosa omettere e accettare l’idea che le cose non fissate sulla carta possano svanire nell’oblio senza più essere recuperate.

Fin dall’inizio ero consapevole che il diario non avrebbe funzionato, ma non riuscivo a smettere di scrivere. Non riuscivo a pensare a nessun altro modo per evitare di perdermi nel tempo.

È difficile parlare di Andanza. Non c’è una trama da spiegare, non ci sono tematiche da affrontare e criticare. C’è lo scorrere dei ricordi dell’autrice, i suoi pensieri, le sue riflessioni e le sue emozioni. C’è la sua importanza per la scrittura, c’è lei nel suo matrimonio, durante la maternità e nel suo essere madre: c’è la vita insomma. Andanza è il folle tentativo di fissare per ricordare, di scrivere per non dimenticare. Andanza è un insieme di frasi significative che vorresti segnare ovunque e leggere all’infinito perché anche se sai che si tratta della vita di un’altra persona ci vedi riflessa anche la tua. Questo libro vi farà venire voglia di prendere la penna in mano e iniziare un diario, ne sono sicura.

Questo libro è per te. Se proprio non volete dar retta a me seguite il consiglio della quarta di copertina, quelle di NN raramente si sbagliano.

(Questo articolo è presente anche su GoodBook)

I gatti non hanno nome

i gatti non hanno nome

  • Titolo: I gatti non hanno nome
  • Autrice: Rita Indiana
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 18 Febbraio 2016

Ad esser senza nome non sono solo i gatti, ma anche la protagonista che passa le sue giornate a fare la segretaria nella clinica veterinaria dello zio Fin e a cercare ossessivamente un nome per il suo gatto. Quando qualcuno le piace e sembra convincerla lo segna sulla sua agendina, anche se sa che serve a poco. I gatti non sono come i cani che a sentire il proprio nome corrono dritti dal padrone, ma passare le giornate in quella clinica non è il massimo per una ragazzina e quindi meglio avere qualche passatempo carino per distrarsi quando è possibile. Meno male che ogni tanto a farle compagnia c’è Radames, il ragazzo haitiano passato dal tagliare i capelli alle sue sorelline a fare il barbiere per gli animali.

Attorno a lei si muovono personaggi buffi, strambi e particolari a partire dagli zii con cui vive da quando i genitori sono partiti per una seconda luna di miele. Zio Fin che da poco si è scoperto buddista e che reputa ogni momento buono per filarsela dalla clinica e la moglie Clelia, gelosissima, sempre presa dal lavoro dei suoi ragazzi haitiani e che quando si arrabbia compaiono sulla fronte scritte al neon. A casa con loro c’è anche Armenia, la bambina prodigio che guariva i malati sradicando la malattia con un cucchiaino e che dopo aver perso il bambino che aveva in grembo aveva perso anche il dono e quindi zia Clelia aveva deciso di portarla con sé offrendole un lavoro da domestica.

Infine Vita, la sua migliore amica. Italiana, bianchissima e molto femminile, proprio come piaceva a zia Clelia che le ripeteva che era un bene che si circondasse di figure femminili. Vita le faceva scoprire la musica, i libri da cui imparava quel poco di italiano e il cinema. Ricordava ancora il giorno in cui con la famiglia di Vita vide un film diretto da Pasolini e il padre di Vita nel bel mezzo della proiezione le disse che era gay e lei rimase di stucco a sentire pronunciata quella parola con quella naturalezza. Amava far ridere Vita o forse semplicemente amava Vita. La più sorprendente resta la nonna, a cui le rotelle sono partite e che aveva sempre tante storie da raccontare, sempre diverse e sempre impressionanti.

La letteratura sud-americana si è sempre contraddistinta per il forte realismo magico presente nelle opere, un mix di leggende, folklore e velata malinconia tipiche di questa letteratura che mi ha sempre affascinata ma di cui ho letto veramente poco. Oltre ai notissimi Gabriel García Márquez e Jorge Luis Borges e alle recenti scoperte di Manuel Puig e Reinaldo Arenas la letteratura sud-americana l’ho sempre trascurata ecco perché sono doppiamente contenta di aver letto il primo romanzo di Rita Indiana approdato in Italia grazie ad NN (che mi hanno fatto conoscere anche Cristina Henríquez). Oltre ad aver apprezzato la storia ho potuto, seppur in minima parte, colmare un vuoto e aggiungere un nome alla mia ristretta lista.

Raccontare I gatti non hanno nome non è semplice. È un meraviglioso caos di storie che si intrecciano e trovano pian piano il loro posto e la loro logica. Stare qui a raccontarle e spiegarle farebbe perdere la magia tipica di questo libro. Tocca a voi leggerle, tocca a voi emozionarvi. Posso assicurarvi che si tratta una lettura che si legge tutta d’un fiato e in cui vi immergerete del tutto. La prosa di Rita Indiana (adattata alla perfezione da Vittoria Martinetto) è sorprendente e le tantissime metafore utilizzate sono incantevoli. Quelli di NN Editore stanno collezionando chicche una dopo l’altra, non perdetevele.

Consigli di lettura estivi


L’estate è la stagione dove le liste di consigli di lettura vanno per la maggiore. Tutti sono pronti a consigliare ai lettori e non, cosa portare con sé in vacanza, quale libro sfogliare sotto l’ombrellone o semplicemente leggere in totale relax senza l’assillo del lavoro o di qualsiasi altro impegno. GoodBook mi ha coinvolto con serie di blogger e chiedendoci di fare una piccola lista di consigli estivi. Non è stato semplice scegliere perché la pila di libri che mi attende è notevole e non fa che crescere. Ho semplicemente scelto quelli che mi ispirano di più e che vorrei leggere quando prima. Quindi carta e penna e segnatevi questi libri.

  • Gilgi, una di noi di Irmgard Keun. (L’Orma Editore)

La bellezza dell’indipendenza e la difesa della propria libertà sono al centro di questo romanzo che vede luce per la prima volta in Italia grazie a L’Orma Editore. Gilgi, una di noi è la storia di una ragazza come tante, cresciuta in una famiglia borghese dai solidi principi e regole ferree. La vita di Gilgi cambierà quando conoscerà uno scrittore che la introdurrà nel suo mondo e soprattutto le farà conoscere l’amore. Un romanzo con una protagonista che promette scintille e che proprio a causa del suo stile irriverente per l’epoca fu censurato e messo al rogo dai nazisti.

  • La fine dei vandalismi di Tom Drudy. (NN Editore)

La NN Editore è stata la casa editrice che ha fatto conoscere ai lettori italiani Kent Haruf e li ha fatti innamorare perdutamente di Holt e dei suoi abitanti. Ora ci riprova con La Fine dei Vandalismi, libro uscito negli Stati Uniti nel 1994 acclamato da pubblico e critica e che è il primo di una trilogia, stavolta ambientata a Grouse Country. E’ un libro che si limita a raccontare la normalità della vita di tutti i giorni, quella fatta di gioie e tristezze, di compagnie e solitudini, di amori ed amicizie. Per i dialoghi serrati e surreali è stato paragonato alla serie tv “Gilmore Gilr” ed io da fedele adepta di Lorelai e Rory non potevo lasciarmi sfuggire una lettura del genere.

  • Un complicato atto d’amore di Miriam Toews. (Marcos y Marcos)

Miriam Toews è nata in Canada ed è cresciuta in una rigida comunità mennonita (una branchia degli anabattisti, una delle tante sfumature del cristianesimo) ed è proprio una comunità mennonita che fa da sfondo al terzo romanzo della scrittrice canadese già conosciuta ed apprezzata in Italia grazie al suo precedente romanzo “I miei piccoli dispiaceri”. Nomi vive con la metà della sua famiglia, cioè con suo padre, dopo che sua sorella prima e sua madre dopo se ne sono andate da un giorno all’altro. Suo padre è un fedele mennonita che come lei prova a sopravvivere senza due delle donne di famiglia e si affida completamente all’unica rimasta. La voglia di ribellarsi però è forte come sarà forte la voglia di ricerca del suo posto nel mondo. È un romanzo che non risponde al termine di autobiografico ma che sicuramente ha preso larga ispirazione dalla vita stessa della Toews.

  • Il paradiso degli orchi di Daniel Pennac. (Feltrinelli)

Benjamin Malaussène è uno di quei personaggi che potremmo definire surreali. Di mestiere fa il capro espiatorio ed ha una famiglia che si potrebbe definire disneyana. Il Paradiso degli Orchi è il primo romanzo che Pannac ha dedicato alla sua creatura più amata ed apprezzata, un vero e proprio cult apprezzato in tutto il mondo. Malaussène nel corso degli anni mi è stato consigliato da tantissimi altri lettori: ma come, tu che leggi così tanto non hai mai letto un libro su Malaussène? Nel 2017 sempre con Feltrinelli è uscita una nuova avventura, ma sembrava giusto che se gli dovevo dare un’opportunità dovevo iniziare dal principio, quindi spazio a Il Paradiso degli Orchi e benvenuto monsieur Malaussène.

  • L’amore prima di noi di Paola Mastracola. (Einaudi)

A un certo punto gli dei ci hanno abbandonati. O noi abbiamo abbandonato loro, decidendo di non crederci più. Sono sempre stata affascinata dai miti, da queste storie che ci sono state tramandate nel corso del tempo e che continuano ad incantare generazioni ed essere fonte d’ispirazione. Quello che mi è sempre piaciuto è che per quanto gli dei fossero esseri perfetti erano al tempo stesso esseri imperfetti, che si innamoravano non solo tra loro ma anche dei comuni mortali. Ne L’amore prima di noi, Paola Mastracola ci conduce in uno spettacolare viaggio tra le divinità e ci racconta l’amore in tutte le sue forme quali eccesso, follia e fuga senza dimenticare di dare il suo prezioso tocco personale. Una riscrittura dei miti greci assolutamente imperdibile.

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Il salto

ilsalto

    • Titolo: Il Salto. Elegia per un amico
    • Autrice: Sarah Manguso
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 16 Marzo 2017

È il 23 luglio del 2008 quando Harries decide di porre fine alla sua vita gettandosi sotto un treno. Il suicidio viene visto da alcuni come il gesto di una persona debole che incapace di risolvere i suoi problemi vede in quel folle gesto l’unica via d’uscita; al tempo stesso per altri ci vuole un immenso coraggio e una forza di volontà straordinaria per decidere di farla finita con un colpo di pistola, avvelenandosi, tagliandosi le vene o gettarsi sotto un mezzo.

Sarah più che capire cosa abbia portato il suo amico ad una fine così incomprensibile, vuole ricordarlo e soprattutto attraverso le parole vuole dare forma a quel dolore che l’attanaglia e che non accenna ad attenuarsi nemmeno col passare del tempo. L’intento che si propone è quello di cercare di ricostruire le dieci ore rimaste ignote della vita di Harries, quelle che vanno dalla sua fuga dall’ospedale psichiatrico dove era ricoverato, fino al momento dello schianto. Non è una fredda indagine quella che ne esce, piuttosto è un memoir, un’elegia o meglio il ritratto di una persona cara fatta dai ricordi che piano piano riaffiorano, confusi ma legati da una logica. È come quando siamo sotto shock e non la smettiamo di parlare un minuto e diciamo tutto quello che ci passa per la testa, così l’autrice ricorda tutto ciò che ha a che fare con Harries, episodi in cui era presente o semplicemente un pensiero.

I ricordi di Sarah vanno da quando i due si sono conosciuti, da quando le loro vite si sono mosse da Seattle alla grande mela, sullo sfondo di una New York che colpita dalla tragedia dell’undici settembre del 2001 prova a reagire e a far ripartire la vita di tutti anche se in giro polvere e detriti sembrano essere entrati anche nell’animo dei newyorchesi. Il rapporto di Sarah ed Harries è difficile da definire con una sola parola. Quel rapporto che ti capita raramente di costruire con una persona, dove amicizia, fratellanza e amore, non amore carnale, danno vita ad un mix esplosivo che segna per sempre le persone coinvolte. È per questo motivo che Sarah si sente così coinvolta nella morte di Harries, perché per lei lui rappresentava un fratello, un parente stretto, un amico ma anche un possibile compagno con cui condividere il resto della vita.

Sarah Manguso ha scritto un libriccino necessario, per lei e per il suo amico. Scrivere un libro del genere non deve essere stato facile, così come non è facile leggerlo. Le emozioni che sprigiona sono pazzesche, sono vive e percettibili e chi legge il libro sembra di entrare in un territorio intimo e quasi prova pudore a leggere gli stati d’animo reconditi dell’autrice. Il dolore certe volte è difficile da sopportare ma se maneggiato con cura può produrre questi risultati. Non è facile affrontare una perdita, non è semplice superarla e infatti le perdite raramente si superano, semplicemente si impara a convivere con esse. I lutti diventano delle piccole cicatrici del cuore che segnano indelebilmente le persone.

Come in un film

come in un film

  • Titolo: Come in un film
  • Autore: Régis De Sa Moreira
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 25 Maggio 2017

È Come in un film quando capisci dal trailer che il film ti piacerà.

È Come in un film quando esci dalla sala e pensi che ne è valsa la pena vederlo.

È Come in un film quando vedi la storia di lui e lei e pensi: caspita, quei due potremmo essere noi.

Quando ho iniziato a leggere Come in un film, piuttosto che un cinema io ho immaginato un teatro. Un palcoscenico vuoto con solo due sedie e una luce soffusa che a stento illuminava i volti di LUI e LEI. Non serviva altro perché a fare il tutto bastavano i due protagonisti e la loro storia. Entrano, si siedono l’uno accanto all’altro e iniziano a raccontare di come si sono conosciuti.

LUI e LEI si sono conosciuti un giorno per caso (il caso e il fato elemento fondamentale dell’inizio di ogni film). LEI alla ricerca di qualcuno che le accendesse una sigaretta e LUI l’uomo giusto, al momento giusto e con l’accendino giusto.

È un po’ come in un film, quando vedi due persone iniziare la giornata in parallelo e senti che non tarderanno ad incontrarsi.

Il colpo di fulmine (altro elemento sacrosanto dei film, specie nelle commedie romantiche) non tarda ad arrivare e LUI e LEI iniziano la loro storia d’amore. È la loro ma potrebbe essere quella di chiunque e riconoscersi non sarà difficile. LUI e LEI raccontano senza filtri e censure i primi bollenti incontri, la voglia iniziale di non perdersi neanche un minuto della presenza dell’altro. Gli emozionanti inizi fanno ben presto spazio alle prime insofferenze, alla voglia di stare soli per ricreare i propri spazi e non perdere le abitudini solo perché ora c’è l’altro. Come ogni storia arriva il momento della convivenza, della routine, delle litigate e dei tradimenti reciproci (sì, LUI e LEI non si fanno mancare niente). Come in un film arriva quel punto in cui i beniamini a cui ci siamo affezionati decidono di lasciarsi e ci fanno quindi esclamare: no, non può finire così. Certo che non può finire così, non sarebbe come in un film se LUI e LEI non tornassero insieme più forti di prima e più convinti che mai di far funzionare la relazione e mettere su famiglia. Ecco, ora sì che il film può finire e noi possiamo applaudire, alzarci e uscire dalla sala soddisfatti e contenti e decisi a tornare se dovessero farne un seguito.

Come in un film è forse il libro più originale che io abbia mai letto. Non per il contenuto visto che racconta la più classica delle storie d’amore, ma per come la storia è stata trattata. È un infinito dialogo tra i due protagonisti fatto perlopiù da frasi brevi, battute fulminanti che quasi non ti lasciano il tempo di respirare. Una volta iniziato è difficile metterlo via, LUI e LEI creano dipendenza perché vuoi sapere che frase assurda dirà LUI e che risposta nonsense dirà LEI (tranquilli, non sono del tutto svitati). E poi lo avete mai letto un libro dove all’improvviso Britney Spears si mette a cantare Toxic ed Eminem The real slim shady? È vero che i protagonisti assoluti della scena sono LUI e LEI ma le comparse sono così tante che se iniziassi a menzionarle probabilmente finirei fra qualche giorno.

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta.

Anche noi l’America

anche noi l'america

    • Titolo: Anche noi l’America
    • Autrice: Cristina Henriquez
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 17 Marzo 2016

Partire perché si vuole, partire perché si è costretti. Alla fine la differenza sta tutta tra il volere e dovere. La famiglia Rivera è costretta a partire e a lasciare il Messico perché dopo l’incidente della figlia Maribel i dottori hanno detto che le uniche scuole con un programma d’apprendimento adatto per lei si trovano negli Stati Uniti. Hanno preso poca della loro roba e tanta ne hanno lasciata nella loro vecchia casa e sono partiti per il Delaware, speranzosi di offrire una vita migliore alla figlia.

Come loro anche la famiglia Toro molti anni prima aveva lasciato Panama perché in giro ormai c’era solo distruzione e disordine civile e costruire una famiglia o semplicemente vivere era diventato impossibile. I Rivera e i Tori e tanti altri come loro erano arrivati nell’America che offre possibilità e avevano lasciato l’America (perché anche se latina sempre di America si tratta) senza però dimenticarla e senza sperare di ritornarci un giorno magari da vincenti, da persone che dopo estremi sacrifici ce l’avevano fatta. Si erano ritrovati tutti a vivere in un palazzo gestito la un latinos, Fito, che aveva creato questa sorta di isola felice dove i latinos per quanto lontani da casa potessero sentirsi a casa.

Mayor, il figlio dei Toro, nota Maribel appena i Rivera si trasferiscono. E’ bellissima, quella bellezza che ti lascia senza fiato e non ti fa volgere lo sguardo altrove. Non sapeva quello che le era successo, quell’incidente per cui Alma non la smetteva di dannarsi notte e giorno e che la faceva vivere con un senso di colpa eterno. Quando Mayor ne viene a conoscenza non fa che aumentare il senso di protezione nei confronti di Maribel e non sarà l’unico sentimento che svilupperà verso la ragazza.

Anche noi l’America è un libro bellissimo. Potrei girarci intorno, potrei usare paroloni come capolavoro, eccellente, straordinario, magnifico: il succo è quello. E’ un libro che ruota prevalentemente intorno alla storie di Alma e la sua famiglia e della famiglia di Mayor, ma riesce a dosare alla perfezione e dare la giusta importanza anche agli altri personaggi comprimari ed indispensabili alla storia.

Affronta un tema come quello dell’immigrazione che in qualsiasi latitudine della Terra sta scatenando dibattiti e polemiche. Se noi in Italia abbiamo un essere che vuole provvedere agli immigrati con le ruspe, in America hanno un altro essere che vuole innalzare i muri per difendersi dalla minaccia che queste persone porterebbero. Esseri come loro sono privi di empatia, questo è certo, come è certo che sono esseri privi di cervello. Dovrebbero per un attimo fermarsi a capire cosa spinge una persona a lasciare la propria città, il proprio Paese e i propri affetti. Povertà, guerre, mancanza di libertà sono tra i principali fattori che costringono le persone ad abbandonare il proprio Paese. Io sono del sud Italia, comprendo in minima parte cosa voglia dire vivere in un posto che non ti offre le basi tali per costruire il proprio futuro. Capisco cosa voglia dire amare visceralmente la propria città, ma al tempo stesso odiarla con tutte le forze perché consapevole che se ti vuoi realizzare da qui prima o poi devi andartene. Certo è una condizione lontana dalle storie raccontate dalla Henriquez, ma delle similitudini le ho riscontrate. In quanto a questo libro posso dire che il finale mi ha spezzato in due, mi ha fatto commuovere come pochi libri ci sono riusciti in tanti anni di carriera di lettrice perché un posto ti può far molto male, ma se è casa tua o lo stato una volta, lo ami comunque. Funziona così. 

Le nostre anime di notte

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    • Titolo: Le nostre anime di notte
    • Autore: Kent Haruf
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 13 Febbraio 2017

È una sera quando Addie si reca a casa da Louis perché aveva una proposta da fargli, non di matrimonio sia chiaro. Si trattava di una cosa molto più semplice ma al tempo stesso particolare o meglio inusuale, perché se una donna del tuo vicinato si reca a casa tua chiedendoti di andare a dormire da lei non è che subito le dici di sì come se fosse la cosa più normale al mondo. A questa strana richiesta Louis dovette pensarci un po’, ma forse spinto dalla curiosità del provare e capirci qualcosa di più una delle sere successive si reca a casa della donna intenzionato a dormire con lei.

Per due persone rimaste vedove è dura dover passare il resto dei propri giorni da soli; certo durante la giornata è più semplice, si può uscire e vedere gli amici, fare commissioni e quindi interagire con gli altri, ma quando cala la sera e ti ritrovi da solo fisicamente e con i tuoi pensieri è difficile e sapere che dall’altra parte del letto c’è qualcuno a farti compagnia rende la nottata più leggera e sopportabile.

La scelta di Addie non era stata casuale, di certo non era andata di porta in porta a cercare qualcuno che dividesse il letto con lei, ma aveva ricercato uno di cui potersi fidare e che seppur conosceva superficialmente era certa che fosse un brav’uomo. L’accordo era stretto così i loro appuntamenti notturni erano diventati indispensabili. La sera prima di addormentarsi Louis e Addie impararono a conoscersi meglio. Addie gli aveva raccontato della straziante perdita della sua figlioletta in un incidente che aveva irrimediabilmente incrinato il rapporto con suo marito facendolo diventare un matrimonio di buona facciata agli occhi della comunità ma di zero affettività tra i due. Luois le raccontò della sbadata che prese per un’altra donna che lo portò ad abbandonare casa, moglie e figlia salvo poi tornare pentito sui suoi passi chiedendo perdono a quella moglie che probabilmente nonostante tutto non aveva mai smesso di amarlo; di questa seconda occasione Louis le fu sempre riconoscente e l’assistette amorevolmente fino al giorno in cui il cancro gliela portò via.

Certo il vicinato aveva già dato avvio ai pettegolezzi che avevano raggiunto le orecchie dei rispettivi figli. Se Holly aveva cercato di accettare la cosa per il bene del padre, Gene non fu dello stesso avviso con sua madre, ma occupato e preoccupato per i suoi problemi economici e matrimoniali dovette inizialmente mettere l’orgoglio da parte visto che l’aiuto della madre era quello di cui aveva più bisogno: calmate le acque avrebbe sistemato la situazione. Jamie, il nipotino di Addie, trascorse buona parte dell’estate in compagnia della nonna e di Louis a cui il bambino si affezionò. Rimessosi in sesto e non avendo più bisogno della madre Gene ritornato a Holt per riprendersi il figlio impedì categoricamente alla madre di continuare il rapporto con Louis se voleva continuare a vedere suo nipote.

Di punto in bianco Addie e Louis avevano iniziato a condividere la notte e di punto in bianco avevano smessi di vedersi; Addie aveva messo la parola inizio e la parola fine al loro rapporto, alla loro amicizia e al sentimento che lentamente era nato.

Questo libro è per chi è stato a Holt e non vede l’ora di tornarci, ma soprattutto per chi, a Holt, non ci è ancora stato.

Kent Haruf ci riporta nella Holt che abbiamo imparato a conoscere e a cui ci siamo affezionati e ci regala una storia di una tenerezza infinita e unica. Non si tratta di due persone che si scelgono solo per farsi compagnia la notte, ma sono due persone che ci insegnano che non è mai troppo tardi per provare a fare le cose, per rimettersi in discussione e che arrivi a un certo punto della tua vita in cui impari a fregartene del giudizio altrui e di quello che potrà dire; si vive una sola volta meglio non avere rimpianti e godersi la vita al meglio. La scrittura di Haruf è ciò che più amo, diretta e senza fronzoli, ricca di dialoghi e povera di descrizioni, una scrittura misurata che arriva dritta al punto. Holt mi era mancata, fortuna che mi aspettano altri due viaggi da fare.