Letture belle e dove trovarle| Altri consigli estivi (sempre non richiesti)

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Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.

Scrittori da un solo libro

Finalmente torno ad aggiornare il mio amato blog, perdonate l’assenza e i pochi contenuti ma qualche impegno personale e qualche piccolo imprevisto mi ha portato via il tempo necessario per star dietro al sito. In questa domenica apparentemente tranquilla in cui ho deciso di dedicarmi solo ai miei amati libri ho pensato bene di scrivere qualcosina e quindi ecco qui un nuovo post. Mettendo da parte per un attimo le classiche recensioni (ci sto lavorando sopra e fra poco torneranno anche quelle) oggi spazio alle curiosità che ogni tanto cerco di conoscere documentandomi un po’.

Ci sono scrittori proliferi così come ci sono scrittori che hanno conosciuto la fama soltanto grazie ad un unico libro e quindi il loro nome è associato indissolubilmente alla loro unica creatura. Ecco quindi cinque grandi scrittori e i loro unici capolavori.

Emily Brontë: Cime Tempestose

La seconda delle sorelle Brontë è famosa per il suo unico romanzo Cime Tempestose, considerato uno dei classici della letteratura inglese del diciannovesimo secolo. Emily aveva avuto fin da giovane una salute cagionevole. Si ammalò di tubercolosi e nel 1848 entrò nella fase terminale della malattia. Secondo una lettera del suo editore in quel periodo era impegnata nella stesura del suo secondo romanzo che però non vide mai luce.

 

Margaret Mitchell: Via col vento

Margaret Mitchell era una fervida lettrice. Leggeva tutto ciò che trovava avidamente e al marito spettava il compito di portarle i libri presi in prestito dalla biblioteca locale. Stanco di questo tran tran, suggerì alla moglie di smettere di leggere e provare lei stessa a scrivere qualcosa. Decise quindi di mettersi alla prova e, complice un lungo periodo di riabilitazione alla gamba che la costringeva a riposo, scrisse il suo primo libro. Margaret però lo aveva considerato più un passatempo che un lavoro vero e proprio anche se quando un agente letterario venne a conoscenza del manoscritto e lo chiese per leggerlo, lei non ci pensò due volte a consegnarlo. La casa editrice fu subito presa dal romanzo e decisero di pubblicarlo immediatamente nel 1936. Via col vento vinse il Pulitzer e dal libro venne tratto il celebre film. Nel 1949 lei e suo marito vennero coinvolti in un incidente stradale dove Mitchell perse la vita qualche giorno dopo il ricovero.

 

Sylvia Plath: La campana di vetro

L’unico romanzo di Sylvia Plath, La campana di vetro, è un romanzo semi-autobiografico, unico nella carriera della Plath morta suicida nel 1963 a soli trent’anni. Quando la Plath morì lei e il marito, per quanto separati, erano ancora formalmente sposati, motivo per cui a lui spettò tutto il patrimonio della moglie comprendente quaderni privati e un manoscritto incompleto di quello che sarebbe dovuto essere il secondo romanzo. Lui distrusse gran parte dell’eredità e altro materiale non è stato mai più ritrovato.

 

J.D.Salinger: Il giovane Holden

Il romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden fu l’unico romanzo dello scrittore J.D.Salinger, accostato a una serie di racconti. Il successo improvviso del romanzo e la conseguente popolarità turbò molto Salinger che alla notorietà rispose isolandosi sempre di più e tutti coloro che invadevano la sua privacy, minacciava di agire per vie legali.

 

Giuseppe Tomasi Di Lampedusa: Il gattopardo

L’unico romanzo dell’autore siciliano, Il gattopardo, fu pubblicato postumo un anno dopo la morte dello scrittore che vinse poi il Premio Strega e divenne best seller. Considerato oggi uno dei romanzi più grandi della letteratura italiana rischiò di non vedere mai la pubblicazione dato che sia Mondadori che Einaudi si rifiutarono di pubblicarlo. Elio Vittorini che lavorava per entrambe le case editrici decise di rispedire il manoscritto all’autore bloccandone la pubblicazione. Dopo la morte di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa il libro fu pubblicato da Feltrinelli diventando un vero e proprio caso editoriale.

Allah, san Gennaro e i tre kamikaze| Pino Imperatore

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  • Titolo: Allah, san Gennaro e i tre kamikaze
  • Autore: Pino Imperatore
  • Editore: Mondadori
  • Data di pubblicazione: 16 Maggio 2017

Cosa ci fanno tre kamikaze a Napoli? Sembra una di quelle barzellette che iniziano con c’era un francese, un inglese e un napoletano e dove il napoletano riesce sempre ad avere la meglio sui due stranieri.

Salim, Feisal e Amira sono i tre terroristi scelti per compiere un attentato nel Belpaese e contrariamente all’opinione generale che vorrebbero Roma o al massimo Milano come città prescelte, ordini superiori hanno deciso che sarà Napoli a dover esplodere in aria con tutti i suoi cittadini. I tre vengono mandati nella città partenopea con il compito di individuare gli obiettivi sensibili e portare a termine la missione nel giorno che verrà loro comunicato. A ognuno un compito preciso e diverso. Salim si occuperà dei trasporti, Feisal della chiesa e dei monumenti, mentre Amira dei locali della movida. Il piano è studiato nei minimi dettagli, cosa potrebbe andare storto? Tutto.

Partendo dal fatto che una missione del genere è stata affidata ai tre kamikaze più fessi della storia del terrorismo. C’è uno che non ha fatto i conti con gli innumerevoli ritardi dei mezzi di trasporto napoletani e le pessime condizioni in cui questi mezzi riversano (l’avete mai presa la Cumana? E la Cirumvesuviana? Insomma avete capito di cosa parlo), e un altro che dopo aver visto il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro ormai nelle sue preghiere invoca prima il patrono napoletano e poi Allah. Se poi vieni a Napoli e decidi di andare allo stadio San Paolo e il Napoli gioca contro quella squadra lì, evita i colori bianco e nero, te lo diciamo con il cuore, perché i tifosi napoletani ti perdonano più l’esser terrorista che l’esser juventino. Quello che i tre kamikaze non avevano preso in considerazione è che la città di Napoli con i suoi abitanti e la loro mentalità è capace di influenzare il terrorista più devoto alla causa che esista sulla faccia della terra.

Pino Imperatore ci aveva già mostrato che scherzare con i temi seri è possibile. Lo aveva fatto benissimo con la saga degli Esposito in cui si faceva beffa dei camorristi, cosa che dopo il libro Gomorra appariva addirittura impossibile, e ce lo mostra ora ironizzando sul tema più caldo e attuale del momento: l’Isis. Questo Allah, san Gennaro e i tre kamikaze è una commedia allo stato puro dove si ride parecchio, ma non prendetelo solo come un libro scanzonato, anzi, di considerazioni serie ce ne sono. Non a caso è stato inserito un personaggio, il professor Giorgio De Bottis, che ci parla di dialogo possibile e aggiungo necessario. Ci stiamo abituando all’intolleranza, alla paura del diverso, all’attaccare il nemico, a far emergere la parte più razzista che è in noi, a declamare la supremazia della nostra razza.

Dobbiamo smetterla di alzare i muri e dedicarci alla costruzione di ponti. Il dialogo è un valore da cui non si può prescindere. E lo è anche fra l’Islam e l’Occidente, due mondi in teoria distanti e contrapposti, in realtà vicini e conciliabili per merito di molti elementi storici, culturali e finanche religiosi.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità. Questo libro oltre a farvi ridere fino alle lacrime fa venire voglia di andare a Napoli e visitare il Museo Archeologico, il Maschio Angioino e la Cappella di Sansevero per poter ammirare l’unicità del Cristo Velato. Io ad esempio ho già messo nella lista delle cose da fare prossimamente il Duomo di Napoli nel giorno del miracolo del sangue di San Gennaro e di fermarmi poi a mangiare da Nennella: fatelo pure voi!

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

Gli aspetti irrilevanti| Paolo Sorrentino

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Ci sono due tipi di passione. Una non mi piace, l’altra non m’interessa.

Capita che mentre leggiamo proviamo a ricreare nelle nostre menti i vari personaggi delle storie narrate con gli elementi che ci mette a disposizione l’autore o con il solo lavoro della nostra immaginazione. In questo libro Paolo Sorrentino ci facilita il compito perché partendo da una fotografia ci racconta tutto, o quasi, della persona in questione. Grazie alla collaborazione del fotografo Jacopo Benassi lo scrittore e regista premio Oscar costruisce ben ventitré vite partendo da semplici fotografie e arrivando a raccontarci le loro vite fatte di gioie e dolori, tic e stranezze, abitudini e particolarità.

Quindi spazio ad Elsina Marone che ama vantarsi di avere la pressione bassa e a Linda Giugiù che quando è stato rinvenuto il suo cadavere hanno trovato sul suo corpo un tatuaggio che recitava non mi piacciono i tatuaggi. E che dire di Donna Emma che a vederla mai o poi mai si potrebbe pensare che è la donna più cattiva del mondo? Fa la portinaia in un palazzo di Napoli e tutto ciò che di cattivo esiste abita in lei. Il segreto di Antonella Costa è che non sa andare in bicicletta, non l’ha mai rivelato a nessuno perché se ne vergogna troppo, mentre quello di Valerio Affabile, camorrista, è che ama cantare, ma non lo farebbe mai davanti agli altri e nel tanto tempo libero che trascorre in carcere compone delle bellissime (a suo parere) canzoni neo-melodiche.

In una narrazione fatta di frasi brevi e all’apparenza confuse o meglio slegate tra loro Sorrentino ci fa conoscere le vite di queste persone senza tralasciare quegli aspetti irrilevanti che alla fine ci formano e ci caratterizzano. Non siamo solo il risultato di grandi azioni e buoni sentimenti ma anche di cose che possono sembrare inutili, di fobie assurde e di manie insensate. Di una persona l’ultima cosa che vorremmo sapere è se odia i picnic, o se è un grande risolutore di cruciverba, tanto meno se è un appassionato di utensili da cucina o odia i cipressi.

Imperdibili infine i ritratti di Paride Bussolotti in cui lo scrittore sembra richiamare le lezioni di seduzione che aveva introdotto e argomentato nel suo primo romanzo Hanno tutti ragione, e quello di Settimio Valori, un regista amatoriale di filmini controversi, ritratto in cui è possibile scovare delle cose sull’autore stesso; non a caso la fotografia da cui parte la narrazione è quello di Sorrentino stesso.

Molti interessanti, alcuni divertenti, altri permeati di malinconia mentre altri più spensierati, tutti che formano un ottimo collage di storie, un imperdibile romanzo corale oltre che una bellissima galleria di volti da apprezzare.

  • Titolo: Gli aspetti irrilevanti
  • Autore: Paolo Sorrentino
  • Editore: Mondadori
  • Data di pubblicazione: 29 Novembre 2016
  • Acquista il libro su GoodBook

(Questo post è in collaborazione con GoodBook)

A ogni Santo la sua candela| Stefano Cupri

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I contatti giusti. A pensarci bene oggi siamo ossessionati dai contatti giusti, da quelle persone che potrebbero tornaci utile per farci ottenere qualcosa o farci arrivare a chi conta. Nell’Italia di oggi consapevoli che il famoso pezzo di carta non basta più, che la meritocrazia è un’utopia, conoscere la persona giusta al momento giusto ci sembra la strada più facile per farci arrivare alla meta desiderata. Sia chiaro non si deve generalizzare, ma negarlo sarebbe comunque un errore.

L’obiettivo di Maristella è fare in modo che suo figlio Ernesto arrivi a ricoprire una posizione di tutto rispetto per distinguersi dalla feccia, da quei ragazzi che passano le giornate tra bar e piazze e che non hanno interesse nel proprio futuro. Lei vuole che il suo esser cresciuto nei quartieri non gli pregiudichi mai niente e ha capito fin da ragazzina come ottenere ciò che ha in mente: agganciare le persone giuste. Osservarle, conoscerle, farsele pian piano amiche in modo da creare un rapporto fatto di fiducia e stima reciproche e al momento più opportuno chiedere quello che poi le sarà dato. Quando dopo la sudata laurea in Economia, l’unica che in Italia ti fa fare soldi, Ernesto entrerà nel mondo del lavoro, basteranno poche mosse mirate progettate da sua madre per farlo entrare nelle grazie del direttore. Se inizialmente Ernesto può sembrare un burattino mosso da Maristella, col tempo e capendo il meccanismo, saprà lui stesso come gestire le cose, salvo poi ritrovarsi in una situazione più grande di lui dove uscirne sarà impossibile.

Ernesto e Maristella sono personaggi detestabili e odiosi. Maristella è avida e cinica. Certo, la sua infanzia fatta di miseria ha condizionato il suo essere e non vuole che il figlio possa soffrire come lei ha sofferto in passato, ma questo non basta a giustificarla. Il riscatto dalle umili origini non avviene fregando il prossimo, a suon di minacce, slealtà nei confronti dei colleghi visti sempre e solo come il nemico da abbattere. Probabilmente quello che disturba di questo romanzo è come la finzione assuma i tratti di realtà abituati come siamo a subire ingiustizie, ad essere spettatori di meschinità e soprusi o a farci superare dal raccomandato di turno. A ogni Santo la sua candela mostra la parte malsana del nostro Paese, forse proprio per questo dà fastidio leggerlo. L’idea che poi siccome siamo a Napoli c’è bisogno del camorrista di turno a me non è piaciuta. È un romanzo che poteva funzionare semplicemente con la tematica centrale delle raccomandazioni lavorative, senza dover esagerare e mettere quindi anche di mezzo la malavita. Non vivo in un altro mondo e so che a Napoli c’è anche quella ma fino a quando gli scrittori, napoletani e non, non usciranno dal binomio Napoli- Camorra appariranno agli occhi dei lettori leggermente ripetitivi.

  • Titolo: A ogni Santo la sua candela
  • Autore: Stefano Cupri
  • Editore: Mondadori
  • Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2016