I guardiani

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    • Titolo: I guardiani
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Rizzoli
    • Data di pubblicazione: 13 Aprile 2017
    • Acquista il libro su Amazon: I Guardiani

Chi è lettore delle creature nate dalla penna di de Giovanni probabilmente in questo libro faticherà a riconoscere lo scrittore che ha ideato Ricciardi e Lojacono. Con i precedenti gialli questo libro non ha niente in comune partendo dalla cosa più ovvia: non è un giallo. Qualche morto c’è, ma i protagonisti non hanno il compito né il dovere di cercare i colpevoli ed assicurarli alla giustizia, al massimo devono capire come questi morti siano collegati ai misteri che stanno seguendo.

Marco Di Giacomo è un antropologo, cinico, egoista e probabilmente anche egocentrico, scorbutico con gli studenti e antipatico con chiunque. E’ la barzelletta di tutto il mondo accademico perché ha sprecato tutta la sua carriera a star dietro a degli studi che non hanno mai trovato fondamento. E’ costretto dal rettore dell’Università a far da guida a una giornalista tedesca di una rivista scientifica che guarda caso si occupa proprio delle bizzarre ricerche del professore. Vorrebbe dire no, ma al rettore no non si può dire e decide di coinvolgere nella comitiva anche il suo fido scudiero/assistente Brazo Moscati e la sua unica ed adorata nipote Lisi cresciuta come sua figlia che ha ereditato non il carattere (per fortuna), ma la passione o meglio l’ossessione delle sue ricerche. Lisi infatti ha del tutto inglobato le teorie dello zio secondo cui c’è uno stretto legame tra i diversi luoghi dove si celebrano i riti di culto e che questi culti non sono da confinare in epoche passate, ma continuano ad essere celebrati a cadenza trentennale.

Napoli è una città ricca di sfaccettature, culture, culti e miti. E’ una città di luci ed ombre, di superfici e sottosuoli, ed è nella parte sotterranea che si focalizza il gruppo. E’ attraverso la chiesa di Pietrasanta, che sorge su un antico tempio di Diana, che accedono a uno spazio che probabilmente era un tempio dedicato ad Iside. Diana, Iside, Mithra: culti e luoghi. Luoghi così sacri in cui si celebravano questi antichissimi riti di certo non possono essere lasciati incustoditi, meglio affidarli a dei Guardiani…

Se con Ricciardi e Lojacono il giallo è un pretesto per raccontare i personaggi, qui i personaggi servono per raccontare una storia. Sono semplici strumenti, la storia è la protagonista assoluta. E’ una storia complessa e che richiede attenzione e maggiore sforzo da parte del lettore che dovrà star dietro a culti, teorie e colpi di scena degni di un action-movie. C’è chi lo ha paragonato a Glenn Cooper, Indiana Jones e Martyn Mistere, io facendo appello alle mie letture più umili lo paragonerei a Dan Brown, una sorta di Codice DaVinci in salsa partenopea.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

Vita quotidiana dei bastardi di Pizzofalcone

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Qualche giorno fa Maurizio de Giovanni sulla sua pagina Facebook ha scritto un post in cui si è dovuto scusare o meglio giustificare per l’uscita di questo libro. A chi lo accusava di un’operazione commerciale, spinta senza dubbio dagli ottimi ascolti che la fiction sui Bastardi ha registrato su Rai1, lui ha risposto che tutti i libri sono operazioni commerciali. A questo giro non sono d’accordo con lui. Fare gli scrittori è un mestiere, ci sono scadenze da rispettare e impegni presi da onorare, intorno ai libri ci sono persone che ci lavorano e soldi che girano ma dire che tutti i libri sono operazioni commerciali vuol dire offendere chi per i libri nutre una sete sconfinata. I libri dei cantanti ed attori che si improvvisano scrittori, quelli degli youtubers e affini sono libroidi (come disse la Murgia a proposito dei libri di Fabio Volo); tutti gli altri sono libri con la elle maiuscola. Questo libro è ad esempio un’operazione commerciale e non dobbiamo aver paura di dirlo credendo di offendere qualcuno.

Direte voi: dove vuoi arrivare? E soprattutto perché lo hai letto se lo reputavi un’operazione commerciale e lo dici pure? Primo perché di un libro se ne può parlare male solo dopo non dico averlo letto tutto, ma almeno sfogliato in parte, perché parlare (bene o male) di argomenti che non si conoscono è poco corretto. Secondo la cosa che mi ha convinto a leggerlo è il nome dello scrittore che è un marchio divenuto garanzia. Maurizio de Giovanni sa scrivere, altrimenti non si spiegherebbe il notevole (enorme, strabiliante) successo che ha da svariati anni. Non è mai banale, non è mai ripetitivo e soprattutto mette la passione in tutto quello che fa, una passione che emerge anche da poche righe e che ti fa precipitare in libreria appena esce un suo nuovo libro.

Venendo a questo, ve lo dico: si legge in pochissimo tempo. E’ per lo più un libro fotografico fatto di materiale di set e backstage durante i mesi della lavorazione della serie TV. E’ un libro che ci offre uno sguardo in più sulla vita dei protagonisti che abbiamo conosciuto nella serie. Nei Bastardi si sente forte più che mai la coralità, tutti i personaggi hanno una vita, un trascorso che stiamo assaporando poco per volta e che l’autore ci porta a conoscere meglio in queste pagine. Vi siete mai chiesti da dove derivi la rabbia incontrollabile di Romano? E la fissazione per i suicidi di Pisanelli? Non vi siete mai domandati cosa significhi vivere con un segreto inconfessabile come quello di Alex o quali siano i veri pensieri di Ottavia, la calma fatta persona che al suo interno ha un inferno? Ecco qui i Bastardi non hanno nessuna indagine da portare a termine, vogliono solo farsi conoscere di più, diamogliela questa opportunità.

Pane

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Buona caccia bastardi.

Se le vacanze estive le passiamo in compagnia dell’affascinante commissario dagli occhi verdi e lo sguardo malinconico, tocca all’ispettore siciliano dagli occhi cinesi allietarci il periodo prenatalizio. Puntuale come ogni anno poco prima di Natale arriva la nuova indagine dei Bastardi di Pizzofalcone, una sorta di regalo anticipato.

Il commissariato di Pizzofalcone è formato dagli scarti degli altri commissariati, persone che con impulsività hanno sbagliato e ora pagano la loro pena da reietti standosene confinati sulla collina di Pizzofalcone con questo marchio quasi tatuato sulla pelle che nessuno pare disposto ad ignorare. I Bastardi, come li hanno e si sono soprannominati, da tempo hanno iniziato a lavorare bene incanalando una serie di successi lavorativi che per quanto apprezzati non hanno eliminato il rischio chiusura del commissariato. I Bastardi sanno che un semplice errore significherebbe il doppio della pena da scontare quindi vietato sbagliare. Il senso di giustizia Lojacono lo sente forte e sarebbe disposto a sacrificare se stesso e l’intera squadra pur di assicurare alla giustizia il vero colpevole. Ecco perché in quello che da tutti viene dato per scontato come un crimine ad opera della criminalità organizzata lui non ci sta e si assume il rischio, coinvolgendo tutti gli altri, di sfidare quelli della DDA.

Nell’omicidio di un panettiere, il Principe dell’Alba come viene chiamato da tutte le persone del quartiere, Lojacono non ci ha visto la camorra: troppe cose non quadrano per essere un crimine commesso da quelli che di certo non lasciano nulla al caso. E’ una sfida ai poteri forti e una guerra agli altri che continuano a considerare i Bastardi come degli incapaci che prima o poi ricommetteranno un errore. Forte più che mai in questa indagine è l’essere contro o con i Bastardi fin dalle prime righe.

Se Ricciardi è uno straordinario protagonista con degli ottimi comprimari, qui emerge la coralità e la forza del gruppo. Tutti hanno un ruolo e una storia alle spalle che libro dopo libro stiamo conoscendo e seguendo con interesse sempre maggiore.

Lojacono è diviso tra le sue tre donne: Laura, Letizia e sua figlia Marinella. Dal rapporto con la Piras vorrebbe di più e soprattutto vorrebbe viverlo alla luce del sole, ma da questo punto di vista Laura sembra non sentirci. Dal canto suo Giuseppe ha visto che ormai Marinella fa squadra comune con Letizia e non sembrerebbe contraria a vedere la cuoca al fianco di suo padre e anche lui non è indifferente alla presenza costante della donna in casa sua. Giorgio Pisanelli continua ad occuparsi di quegli stani suicidi che è impossibile non esser collegati tra di loro mentre Francesco Romano si è affezionato così tanto alla piccola Giorgia, la neonata salvata da morte certa, che ha deciso di tentare la strada dell’adozione. Alex che finalmente è riuscita a lasciare il nido e mettere le distanze con la figura tanto rispettata quanto temuta di suo padre e Aragona che sembra sempre convinto di essere in una serie TV americana e che sotto le improbabili camice e l’abbronzatura ha ancora tanto da far emergere e dimostrare che tanto superficiale poi non è.

De Giovanni in questa indagine sembra giocare con il luogo comune che vorrebbe Napoli sempre a braccetto con la camorra. Scippano una vecchietta? E’ la camorra. Rapinano una banca? E’ la camorra. Uccidono un povero cristo? E’ la camorra. Sto per rivelare una verità sconvolgente: a Napoli non c’è solo la camorra. Vi assicuro che se a Napoli e dintorni uccidono un tizio non è detto che sia sempre la criminalità organizzata; insomma la camorra non detiene il monopolio dei crimini napoletani e non tutti i problemi del capoluogo partenopeo derivano da essa. Partendo da un elemento tanto semplice quanto fondamentale come il pane de Giovanni racconta una storia in cui emerge l’onore della famiglia, il dovere di un uomo nei confronti della propria coscienza, il valore delle tradizioni e l’importanza di quel lavoro non considerato come tale, ma piuttosto come una missione. L’abilità di de Giovanni di confezionare storie è strabiliante, non ne sbaglia una il Maestro. Alla prossima Bastardi!

Serenata senza nome

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Finalmente dopo un anno di trepidante attesa è tornato e noi lettori ormai ribattezzati ufficialmente de Giovanners non stiamo più nella pelle. I libri di de Giovanni li aspetti con la stessa impazienza con cui aspetti un temporale in una giornata di caldo afoso o come gli studenti aspettano il suono della campanella l’ultimo giorno di scuola. I libri di de Giovanni li aspetti, li divori e poi passi il tempo ad aspettare il prossimo. E’ un circolo vizioso sintomo di de Giovannes fever.

Serenata senza nome è il nono che vede protagonista il bel commissario dagli occhi verdi e il secondo dedicato al ciclo della canzone napoletana dopo quelli dedicati alle quattro stagioni e alle festività quali Natale, Pasqua e Madonna del Carmine. Per chi vivesse in un altro mondo e non ha mai letto nessun romanzo (Dante ha riservato per voi un girone dell’inferno apposito, tranquilli) vi basti sapere che Luigi Alfredo Ricciardi è un commissario della pubblica sicurezza a Napoli in funzione nei primi anni trenta quando in Italia il fascismo aveva ormai iniziato la sua ascesa. Quello che caratterizza Ricciardi è ciò che lui stesso ha denominato il fatto, ossia la possibilità di sentire le ultime parole pronunciate dalla vittima. Il fatto per quanto possa essere determinante nelle indagini ha portato l’affascinante commissario ad essere perennemente malinconico oltre che aver eretto un muro che impedisce agli altri di conoscerlo nel profondo.

Nel precedente avevamo lasciato Ricciardi a doversi difendere dall’accusa di pederastia mossa da una Livia nuovamente respinta e che ha trovato in quel movente il motivo per cui Ricciardi ha sempre resistito alla sua carica femminile e passionale. Il tempestivo aiuto di Bianca contessa di Malaspina permette a Ricciardi di respingere tale accusa e tornare così alla sua vita.

E’ proprio con Bianca che ritroviamo Ricciardi, tra banchetti e serate mondane perché anche se l’accusa è stata scongiurata mostrarsi in compagnia di una bellissima donna come la contessa non può che confermare ulteriormente l’errore. E poi con la contessa Ricciardi è riuscito a creare un rapporto d’amicizia che non era riuscito a creare con Livia o tanto meno con Enrica. Due rapporti forse persi per sempre con la prima ferita e offesa dal suo ennesimo rifiuto e la seconda a quanto pare impegnata con un ufficiale maggiore tedesco. Mondanità e questioni personali a parte la priorità di Ricciardi è il lavoro e il caso del momento ha la precedenza. Vinnie Sannino emigrato negli Stati Uniti a sedici anni a cercar fortuna è diventato poi un campione dei pesi medi-massimi e per questo preso ad esempio dal regime come prototipo di maschio italiano invincibile salvo poi prenderne le distanze quando dopo aver ucciso sul ring un avversario ha deciso di ritirarsi e ritornare in Italia. Il ritorno a Napoli era da sempre nella sua testa perché Vinnie quando è partito sapeva che non sarebbe stato per sempre; il tempo di trovare i soldi e poter offrire al suo unico e grande amore Cettina la vita che lei meritava. E’ proprio dell’assassinio del marito di Cettina che Vinnie è accusato. Forza e movente ci sono ma niente è detto fino all’ultimo, anche quando tutto sembra ovvio e scontato.

Il brigadiere Maione, inseparabile braccio destro di Ricciardi, oltre ad occuparsi del caso con il suo superiore e dover fronteggiare l’influenza che ha colpito tutta la sua famiglia si troverà ad aiutare Bambinella e a dover ammettere a se stesso che il rapporto con il femminiello non è solo finalizzato alle informazioni di primissima qualità che con tempismo Bambinella è in grado di fornirgli ma è un rapporto d’amicizia e gli amici si sa si aiutano nel momento del bisogno.

Non so se mi posso definire fan di un autore, ma nel caso di de Giovanni è così, perché da quando mi ha fatto conoscere Ricciardi e poi Lojacono non l’ho più abbandonato e soprattutto cerco di non perdermi niente di quello che scrive. Avendo avuto il primo incontro proprio con Ricciardi i libri a lui dedicati li porto nel cuore e gli sono più affezionata. Non ne sbaglia uno Maurizio (dopo tutti i libri letti questa confidenza mi è concessa). E’ sempre tutto troppo perfetto. Ottima trama, gran crescita dei personaggi, frasi che ti rimangono impresse e Napoli che riesce ad essere cornice e protagonista nello stesso tempo. Ora, come sempre, aspetto il prossimo.

Vipera

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Vipera è il nome in cui in tutta Napoli è conosciuta la migliore, la più bella delle ragazze che fanno il mestiere.

Benvenuti in primavera, niente è più pericoloso di tutta quest’apparente innocenza. Ricciardi non ama questo periodo, trova la primavera una stagione in cui tutte le passioni represse durante il freddo dell’inverno non aspettano altro che venir fuori all’improvviso e distruggere tutto. E’ durante la settimana Santa che viene uccisa Maria Rosaria Cennamo, in arte Vipera, una delle prostitute più belle e conosciute di tutta Napoli, la punta di diamante del Paradiso, bordello raffinato di via Chiaia, una vera e propria pubblicità vivente per quel posto, dove c’erano persone che venivano addirittura solo per lei. Nonostante la fama e la bellezza, Vipera però aveva solo due clienti: il cavaliere Ventrone e Peppe ‘a frusta. Il primo commerciante di santi e madonne, il secondo il primo amore di Vipera quando ancora non faceva la prostituta, che poco prima della morte l’aveva chiesta in moglie per toglierla da quel bordello, geloso com’era non poteva sopportare che la sua donna stesse alla mercé degli altri. Le due donne più a contatto con Vipera erano Lily, sua compagna al Paradiso che prima del suo arrivo era la preferita di Ventrone e Madame Yvonne, la proprietaria del casino che poteva perdere la sua attrazione principale se Vipera avesse accettato la proposta di Peppe ‘a frusta.

Se il Ricciardi commissario è impegnato alla ricerca del colpevole di Vipera tra i vari sospettati tutti con una ragione valida per ucciderla, il Ricciardi uomo deve fare i conti con i suoi sentimenti. Spaventato dall’amore, consapevole degli effetti negativi che può avere, Ricciardi non può ignorare che il rapporto con Enrica, la ragazza che abita di fronte e che ha passato le sere ad osservare, sia cambiato velocemente dopo lo scambio di quel frettoloso bacio. Ricciardi si è imposto una solitudine forzata a causa del fatto e non vuole di certo trascinarci Enrica, se le vuole bene la deve tenere a distanza, anche se vederla frequentare spesso casa sua dove la ragazza va a far visita a Rosa, lo rende felice.

E siamo a Napoli dove ogni festa ha i suoi riti e la Pasqua è raccontata attraverso i piatti tipici della tradizione, primi fra tutti la famosa minestra e la pastiera, raccontate entrambe nei minimi dettagli.

 

Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone

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    • Titolo: Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 24 Novembre 2015
    • Compra il libro su Amazon: Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone

Una neonata abbandonata accanto a un cassonetto della spazzatura poco distante dal commissariato dà l’avvio alla nuova indagine dei Bastardi che contemporaneamente devono risolvere il caso dell’uccisione di una giovanissima ragazza ucraina. Gli agenti del nucleo di Pizzofalcone hanno dimostrato in più di un’occasione il loro valore, ma niente, il destino del commissariato pare sempre essere sul filo del rasoio e la chiusura è sempre dietro l’angolo: insomma se sei stato bastardo una volta lo sarai per sempre, e prima o poi una sciocchezza la commetterai. Bisogna fare in fretta, come sempre, e risolvere al più presto queste indagini, anche se i problemi personali sembrano prendere il sopravvento su di essa; Giorgio Pisanelli, il più coinvolto di tutti visto che il ritrovamento della bambina è stato suo, vive ancora nel ricordo della sua ex moglie, Romano ossessionato da quegli strani suicidi, Alex costretta a nascondere la sua omosessualità quasi anche a se stessa e Ottavia e le preoccupazione per la salute precaria di suo figlio. E infine lui, Lojacono che sembrava aver trovato pace con sua figlia Marinella lì con lui a Napoli e con Laura Piras al suo fianco, se non fosse che il fascino di Letizia non gli è indifferente e il clima che la bella cuoca riesce a ricreare con sua figlia sa tanto di famiglia, un clima che è consapevole di non poter ricostruire con la dottoressa.

Cuccioli è il romanzo più corale di de Giovanni, quasi a dimostrazione che la squadra dei Bastardi viene prima di tutto, niente spazio a protagonismi. Come ad ogni finale si spera di non dover attendere molto altro tempo prima di una nuova indagine, con la consapevolezza questa volta che vedremo ben presto i Bastardi sugli schermi televisivi.

Leggi la recensione sul blog Io Leggo- Io Donna del Corriere della Sera del 6 Dicembre 2015

Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi.

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Ma certo, commissario. Il presepe è una delle più antiche e consolidate tradizioni del nostro popolo. Attraverso esso, nei momenti vari della storia di questa città, sono state rappresentate situazioni e personaggi entrati a far parte della fantasia popolare. Vedete, ogni presepe, anche il più povero, è su tre livelli: in alto il castello di Erode, là, che rappresenta il potere e la prevaricazione; in mezzo la campagna, col gregge, i pastori e il resto; in basso, e davanti, la grotta con la Natività.

Mi sembra quasi di risentire il professor Bellavista che ai suoi spiegava l’importanza e la tradizione del presepe a Napoli, o rivedere Luca Cupiello che fiero spiegava a un suo ospite che il presebbio l’ho fatto tutto da solo e contrastato dalla famiglia. E proprio mentre la città si prepara ad assistere alla prima di “Natale in casa Cupiello” e l’atmosfera natalizia pervade la città di Napoli che Ricciardi e Maione sono impegnati nell’ennesimo caso da risolvere. Due corpi massacrati nella loro abitazione e una statuina del presepe rotta trovata lì sulla scena del crimine: un errore o un segnale da interpretare per il commissario? Fortuna che al momento dell’atroce delitto la figlia non era in casa o forse non sarebbe stata risparmiata; Benedetta una bambina di nove anni che farà breccia nel cuore di Maione, impegnato nel dover riaffrontare vecchi fantasmi del passato, quelli che hanno a che fare con la morte del suo amato primogenito Luca.

Ribadire per l’ennesima volta la bravura di de Giovanni sembrerebbe scontato, questo però è e rimane il mio preferito con protagonista Ricciardi. Sarà perché il Natale, da lui descritto in maniera eccelsa, a Napoli è maggiormente sentito rispetto ad altre città, sarà perché come sempre riesce a mettere il giallo quasi in secondo piano e far venir fuori meglio i personaggi, sarà perché de Giovanni definirlo giallista è riduttivo perché è un narratore capace di raccontare storie e personaggi come pochi riescono.

Leggi la recensione sul blog di Io Donna- Io Leggo Corriere della Sera pubblicata il 15 Ottobre 2015

In fondo al tuo cuore

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Qualche tempo fa, lessi una dichiarazione dell’autore, in cui affermava che i suoi libri non sono dei gialli, perché lui parla di sentimenti. E’ vero; i libri di questo autore non possono essere definiti gialli solo perché c’è un commissario che indaga su degli omicidi, se definite i libri di de Giovanni dei gialli, allora avete capito ben poco, o niente, di questo autore. Il giallo sarà forse la cornice in cui si sviluppa la storia, ma all’interno, a farla da padrone, è il sentimento, quell’amore che coinvolge i protagonisti: primari, comprimari, spalle e comparse. Quell’amore che ti porta a fare azioni folli e assurde, che ti spinge ad allontanare chi ami, perché preferisci veder soffrire qualcuno da lontano, piuttosto che al tuo fianco.

Ricciardi, ancora diviso e conteso da due donne estremamente diverse tra loro ma unite proprio dall’amore per l’affascinante commissario dagli occhi verdi, in questo capitolo sarà più sofferente del solito, preoccupato dalla salute precaria della sua amata tata Rosa. Maione, che per amore della sua famiglia è disposto a fare mille straordinari, visto che i conti a fine mese sembra sempre che non tornino. E il dottor Modo, Bambinella, Enrica e Livia, personaggi che acquistano sempre più importanza e maggior caratterizzazione.

De Giovanni è un autore che in breve tempo è diventato uno dei miei preferiti, e non c’è niente di più bello quando lo scrittore non tradisce le aspettative del proprio fedele lettore.

Giochi criminali

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    • Titolo: Giochi criminali
    • Autore: De Cataldo, de Giovanni, De Silva & Lucarelli
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 11 Marzo 2014
    • Compra il libro su Amazon: Giochi criminali 

Il gioco è il filo conduttore di questi quattro racconti e, credo, che quello in cui sia stato meglio sviluppato è Febbre di Maurizio de Giovanni, dove appunto il gioco è l’elemento principale della storia. Il commissario Ricciardi è alle prese con l’omicidio di un assistito, ossia la persona che ha il compito di trasformare in numeri da giocare al lotto i sogni di coloro che a lui si rivolgono. L’ispettore Grazia Negro di Lucarelli, nonostante il congedo maternità, si occupa di una serie di omicidi all’apparenza non collegati tra loro; la professoressa Emma Blasi di de Cataldo, invece, non avrà un semplice caso da risolvere visto che il barone, che in molti crederanno morto in seguito ad un gioco erotico finito male, è prima di tutto il suo più carissimo amico; mentre l’avvocato Malinconico di De Silva si ritrova, suo malgrado, in uno strano caso di stalking, dove un uomo ossessiona una donna cantandole telefonicamente “Parole, parole, parole” la celebre canzone di Albereto Lupo e Mina. Insomma, quattro bei racconti di quattro dei nostri migliori autori contemporanei; i personaggi di Ricciardi e Malinconico già li conoscevo avendo letto i libri che li hanno protagonisti e, interessante è stato conoscere gli altri due personaggi.

La condanna del sangue

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E pensare che a me i gialli non piacciono, li leggo molto in fretta perché sono troppo curiosa di scoprire l’assassino, ma per questo commissario così schivo, tenebroso ed affascinante ho fatto un’eccezione.

In questa indagine primaverile Ricciardi dovrà fare i conti con l’assassinio di un’anziana che alternava la sua professione di cartomante a quella di usuraia: insomma persone che avrebbero beneficiato della sua morte ce ne sono. E se Ricciardi avrà il suo primissimo (e molto impacciato) incontro con Enrica, il brigadiere Maione rimarrà affascinato da Filomena il cui sfregio sul viso non le ha fatto perdere la sua bellezza. Senza dimenticare il dottor Modo e le sue ricorrenti invettive contro il regime e Bambinella le cui preziose informazioni si rivelano sempre utili ai fini investigativi!