Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone

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  • Titolo: Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 27 Novembre 2018

Quando poche settimane fa è andato in onda il finale de I bastardi di Pizzofalcone, la domanda che mi sono subito posta è stata: ha senso leggere Vuoto?

Le storie trasmesse in TV a un certo punto si sono slegate da quelle dei libri. Esigenze televisive o altre motivazioni che sinceramente poco mi interessano, fatto sta che per noi puristi dei libri, quelli che i Bastardi li hanno conosciuti attraverso le pagine scritte, quel finale ha fatto storcere il naso (qui leggi incazzare). Ho deciso quindi di considerare i due prodotti distinti e separati dove a coincidere è solo la fonte primaria: Maurizio de Giovanni.

Mettiamo da parte tutto e concentriamoci sul nuovo libro appena uscito per Einaudi Stile Libero: Vuoto. I Bastardi ormai li conoscete, gli scarti degli altri commissariati riuniti tutti a Pizzofalcone per ripulirsi dagli errori commessi ora sono una squadra operativa a tutti gli effetti che racimola successi indagine dopo indagine. Il pericolo di chiudere sembra esser stato scongiurato del tutto, ma meglio evitare colpi di testa, rigare dritto, seguire le regole e lavorare sodo.

Con Pisanelli in un letto di ospedale e in via di guarigione la squadra resta con un elemento importante in meno, ragion per cui serve un rimpiazzo temporaneo, giusto il tempo per permettere al Presidente di rimettersi del tutto. Direttamente dal nord arriva il vicecommissario Elsa Martini, capelli rossi, fascino che cattura uomini e donne senza distinzioni, una macchia indelebile sul curriculum, perché anche se sei un sostituto momentaneo il marchio di bastardo lo devi tenere lo stesso.

La squadra è al lavoro sul caso di una donna sparita nel nulla da troppi pochi giorni per far preoccupare qualcuno. Chi avrebbe dovuto denunciare la scomparsa, il marito, non l’ha fatto, mentre la collega ed amica accorsa in commissariato per formalizzare la sparizione non ha da fornire elementi tali da far precipitare i Bastardi ad aprire un’indagine. Potrebbe trattarsi di una sparizione volontaria, potrebbe trattarsi di una fuga temporanea o potrebbe essere qualcosa di più serio. Il periodo di calma piatta permette di fare qualche domanda giusto per scrupolo, ma piano piano quella che sembrava la vita monotona di un’insegnante di lettere diventa una storia intricata fatta di beneficenze non a scopi caritatevoli, aziende di successo apparente e in realtà fallimentari, ragazzi difficili da togliere dalle strade pericolose e bambini innocenti trattati come pedine in loschi affari.

Il problema del vuoto, sapete, è nelle cose che ci sono dentro. Sì, perché il vuoto non è mai completamente vuoto, altrimenti non ci sarebbe niente da guardare da lontano, altrimenti sarebbe solo deserto e perciò tranquillo, altrimenti non ci sarebbe dolore, nel vuoto. E invece il dolore c’è, eccome se c’è. Il dolore del vuoto è il peggiore, e quello del silenzio. 

Il dolore del vuoto… è piena di dolori questa storia. C’è il dolore di una donna dalla vita in apparenza perfetta e che vede crollare il mondo che si è costruita quando si accorge dell’orrore che crea la persona che credeva di amare. C’è il dolore dei Bastardi derivante dagli errori commessi in passato che come fantasmi sono sempre lì a tormentarli, a giudicarli e a non dargli mai tregua a cui si aggiungono altri dolori: figli ingrati verso i padri, figli che sono l’unica ragione che tengono in piedi un matrimonio senza amore; figli che vorrebbero altri padri e figli che vorrebbero di nuovo l’amore e il rispetto paterno. C’è il dolore delle strade di Napoli e dei loro abitanti spesso costretti a vivere nella miseria assoluta. C’è il dolore di un’altra donna che ha dovuto compiere un gesto estremo e che quel gesto è diventato la sua croce.

A parere strettamente personale dico che Vuoto è finora il miglior romanzo della serie de I Bastardi di Pizzofalcone (e se lo avevo già detto in passato di qualcuno capirete che la classifica è appena cambiata). Quando Maurizio de Giovanni sbaglierà un romanzo avvisatemi, rispondo pure sul fisso.

[PS: a sto giro Peppuccio manco un panino è andato a mangiare da quella povera anima di Letizia e noi #TeamCuoca ci siamo rimaste veramente male che nel prossimo romanzo vogliamo Donna Letizia un capitolo sì e l’altro pure].

Sconti Stile Libero: cosa prendere?

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L’estate è un brulicare di liste di libri da leggere e se ancora non avete deciso cosa mettere in valigia vi dico solo che Einaudi ha fatto partire una promozione che prevede il 25% di sconto sull’acquisto di due Stile Libero fino al 5 agosto. Chi mi segue lo sa che impazzisco per la Einaudi e in particolare sono in fissa per Stile Libero (Coralli e Supercoralli comprendono e mi perdonano) tanto che i libri con la costa gialla occupano gran parte della mia libreria. Se volete qualche consiglio (e se vi fidate) vi guido in questo mare magnum di libri e vi dò qualche dritta. Iniziamo? Via con le coppie.

FRANCESCO ABATE

Mia madre ed altre catastrofi- Torpedone Trapiantati

Migliore accoppiata di questa non c’è. Due libri leggeri, divertenti, emozionanti, adatti per il periodo in cui uno vuole leggere ma anche rilassarsi. Due libri con le vicende di Checco, la Mamma, signora Corrias e altri personaggi. Dialoghi serrati e battute fulminanti nel primo che non mancheranno neanche nel secondo.

NICCOLO’ AMMANITI

Come Dio comanda- Ti prendo e ti porto via

Partendo da una premessa necessaria e cioè che in una libreria che si rispetti non può mancare almeno un titolo di Ammaniti, siccome sono brava io ve ne consiglio ben due. Questi sono i libri che mi hanno fatto scoprire questo scrittore geniale, tra i migliori contemporanei senza alcun dubbio. Storie dure, personaggi cinici ed egoisti e linguaggio crudo che non risparmia nessuno.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Il purgatorio dell’Angelo- Souvenir

Da buona deGiovanners non potevo non inserire nella lista due libri del Maestro del giallo odierno e nello specifico le ultime indagini delle sue creature a cui i lettori sono più affezionati: Ricciardi e Lojacono. Il commissario dagli occhi verdi e il ciuffo ribelle svolge la sua indagine nella meravigliosa Posillipo, mentre Lojacono e compagni saranno in trasferta nell’incantevole Sorrento.

MARCO MARSULLO

Due come loro- I miei genitori non hanno figli

Di Marco Marsullo io vi direi di leggere tutti i suoi libri (ça va sans dire) e niente vi impedirà di recuperare anche Cascione e i vecchietti ma in questa lista ve ne indico solo due e ho scelto il suo ultimo libro uscito un paio di mesi fa e il suo precedente che è quello a cui sono più affezionata (oltre a ritenerlo ad oggi il suo miglior romanzo). Una black comedy irriverente e innovativa Due come loro e un romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli. Il primo con un protagonista, Shep, che si divide tra Dio, il Diavolo, un passato doloroso con cui fare i conti e vecchi e nuovi amori, mentre il secondo un ragazzino alle prese con la scelta universitaria e due genitori separati persi tra nuove esperienze amorose e passioni canine.

EMANUELA CANEPA- MICHELA MARZANO

L’animale femmina- L’amore che mi resta

Le storie di due donne raccontate da penne eccezionali: l’esordiente Emanuela Canepa (premio Calvino) e la scrittrice e giornalista Michela Marzano. Ne L’animale femmina la vita di una ragazza di provincia sembra in un punto di stallo fino a quando la conoscenza di un avvocato e un nuovo lavoro la porteranno a superare i limiti che si era imposta. Ne L’amore che mi resta una madre alle prese con il suicidio della giovanissima figlia Giada, una figlia tanto desiderata che non arrivava e che è stata scelta tra tanti. Arriverà alla consapevolezza che la sua Giada era un enorme mistero e che celava segreti e dolori di cui non aveva mai reso partecipe la madre.

EMMA CLINE- CONCITA DE GREGORIO

Le ragazze- Cosa pensano le ragazze

Ad unire questi due libri sono solo Le ragazze nel titolo. Emma Cline ha scritto uno dei casi editoriali mondiali dello scorso anno, una storia di eccessi fatti di droghe, alcool, sesso e inibizioni perdute mentre Concita De Gregorio nel suo libro ha raccontato le storie raccolte nel corso di due anni facendo venir fuori un ritratto contemporaneo di donne di varie generazioni.

MONA ELTAHAWY- ANNA MIGOTTO & STEFANIA MIRETTI

Perché ci odiano- Non aspettami vivo

Mettendo da parte per un attimo i romanzi ecco due letture a mio avviso imperdibili. In Perché ci odiano la giornalista Mona Eltahawy racconta la condizione della donna nel mondo islamico attraverso un viaggio nei paesi africani partendo dalla sua esperienza. In Non aspettarmi vivo le giornaliste Migotto e Miretti analizzano il fenomeno dei foreign fighters, ragazzi che all’improvviso decidono di sposare la causa dell’ISIS andando a combattere per loro nella speranza che il regno da loro propugnato possa realizzarsi quanto prima.

GIACOMO MAZZARIOL- ALESSANDRA SARCHI

Mio fratello rincorre i dinosauri- La notte ha la mia voce

Nel primo un ragazzino racconta come la sindrome di down sia entrata nella sua famiglia nel momento in cui il suo fratellino Giovanni ne è nato affetto. Nel secondo il racconto di una vita stravolta da un incidente dove la protagonista perde l’uso delle gambe. In entrambi i libri (storie personali degli autori) c’è un racconto senza filtri e senza fronzoli dove non si ricorre al facile pietismo.

PS: Einaudi non mi ha pagato per fare questo post e Einaudi non mi pagherà se sceglierete di acquistare qualche libro di questa lista.

Il purgatorio dell’Angelo

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  • Titolo: Il purgatorio dell’Angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi.
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Ho appena letto l’ultima riga. Metabolizzo il finale e appena chiudo il libro penso che il prossimo sarà l’ultimo e rifletto sul fatto che fra un anno non sarò pronta a lasciare il commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

L’ho conosciuto cinque anni fa per caso, io non amante dei gialli che però decisi di dare una possibilità a questo commissario di cui tutti parlavano. È bastato un libro a far scattare l’amore, un libro a farmi precipitare a comprare gli altri per mettermi subito in pari. Oggi, dopo cinque anni e dopo undici libri spero ancora che il prossimo non sia l’ultimo e che magari il suo creatore Maurizio de Giovanni lo farà ritornare quanto prima possibile.

È tempo di confessioni e non solo per il commissario Ricciardi. Padre Angelo è stato ucciso con un colpo alla testa in un posto di Napoli che può essere considerato un paradiso terrestre: Posillipo. Padre Angelo, un gesuita settantenne, amato e stimato da tutti per la sua bontà d’animo, per il suo amore verso il prossimo, per il suo mettersi sempre a disposizione di chi soffre e cercare di alleviare le pene di chi andava da lui per confessarsi. Era un confessore, ascoltava i peccati altrui e li assolveva. Per il commissario Ricciardi, fermamente ateo, la confessione era una pratica difficile da comprendere. Vorrebbe avere la forza di confessare il suo dolore, vorrebbe confessare l’inferno che vive sulla sua pelle da quando da bambino vide quel morto recitargli le ultime parole, ma sa che nessuno può accogliere le sue confessioni e nel suo inferno quotidiano non intende portarci nessuno.

La sua Enrica vuole proteggerla il più possibile e ora che le cose tra i due sembrano andare bene dopo il permesso del padre di lei di frequentarsi alla luce del sole, la malinconia torna ad affliggere il commissario. Quale futuro potrà mai offrire alla sua amata se non un futuro di pazzia? La stabilità di un matrimonio e magari di una famiglia con figli non è qualcosa che Ricciardi reputa adatti alla sua vita e trascinare nella sua follia Enrica non sarebbe giusto come non è giusto illuderla che questo possa accadere: se ami una persona la proteggi anche se significa privarti dell’unico amore della tua vita.

È tempo di confessioni. Per il duca Carlo di Marangolo le ore sono contate e quindi non c’è giusta occasione per confessare il suo amore a Bianca, l’unica donna mai amata, la sola desiderata con garbo e discrezione, sempre stando da parte salvo intervenire nei momenti di maggiore difficoltà. Per Bianca, da sempre consapevole dei sentimenti del duca, Carlo era la bussola per non impazzire, la roccia a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà non solo economici a cui si era abituata e a cui aveva reagito con la classe che la contraddistingueva, ma soprattutto per le difficoltà personali. Un ambiente snob come quello aristocratico si beffava di lei ricamando chissà che trame su quella che per Bianca era solo amicizia, ma per altri era chiaramente una tresca clandestina.

È tempo di confessioni per il brigadiere Maione. Quel nuovo agente Felice Vaccaro aveva fatto breccia in Raffaele che lo aveva preso sotto la sua ala protettiva. Era troppo in gamba quel giovanotto sveglio e pronto all’azione, con gli occhi vispi e un sorriso che gli ricordavano l’amato figlio Luca, perso troppo presto e la cui assenza in famiglia si faceva sentire, specie per sua moglie Lucia.

La saga di Ricciardi si avvia verso la sua conclusione. Il prossimo libro metterà la parola fine a uno dei personaggi più amati ed apprezzati del panorama narrativo italiano. Già mi immagino lettori che si strappano i capelli, petizioni online per impedire che finisca sul serio e appostamenti sotto casa dell’autore per convincerlo a fargli cambiare idea. Isterismi e scherzi a parte vedendo il percorso compiuto dal commissario e la sua evoluzione e maturazione è probabilmente la scelta giusta chiudere e farlo adesso. Nei personaggi seriali il rischio di apparire ripetitivo e prevedibile è sempre dietro l’angolo così come la possibilità di annoiare il lettore con vicende trite e ritrite, quindi è giusto salutare il commissario Ricciardi e perché no, augurargli un finale in cui fatta pace con i suoi demoni riesca ad esser felice con la donna che reputerà giusta al suo fianco. Tanto potrà sempre tornare, almeno è questa la speranza che voglio avere.

Arrivederci commissario Luigi Alfredo Ricciardi, ti aspetto alla prossima ultima indagine.

PS: succederà quello che deve succedere, io sarò sempre #TeamBianca.

Sara al tramonto

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  • Titolo: Sara al tramonto
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Rizzoli
  • Data di pubblicazione: 10 Aprile 2018

Accantonati momentaneamente le sue creature Ricciardi e Lojacono, Maurizio de Giovanni ci presenta un nuovo personaggio: Sara.

Sara è una donna di mezza età che ha vissuto per il suo lavoro e per il suo compagno Massimiliano. Quando quest’ultimo è venuto a mancare per Sara si è spento ogni interesse per la sua vita. Per Massimiliano aveva lasciato marito e figlio, per Massimiliano aveva rinnegato il suo essere moglie e madre. Una scelta di cui non si era mai pentita dato che a lui la legava l’amore e il lavoro, un lavoro particolare quello di Sara, un lavoro che non si poteva dire apertamente.

Le sue abilità di leggere il labiale, di interpretare le espressioni facciali e i gesti corporali l’avevano resa la più brava, ecco perché la sua amica e collega, la Bionda da lei soprannominata, si rivolge a Sara sperando in un suo aiuto in un caso ricco di mistero.

Sara aveva chiuso con quel mondo che le ricordava troppo l’amore della sua vita, ma le sue giornate vuote potevano tornare ad avere un senso e soprattutto aveva bisogno di impegnare la mente. Oltretutto nell’ultimo periodo alla batosta della perdita del compagno si era aggiunta quella del figlio Giorgio. Giorgio era il figlio che lei non aveva cresciuto e che non aveva voluto conoscere. La sua morte però non le era stata indifferente e attraverso la compagna del figlio, Viola, Sara provava a conoscere il suo Giorgio. Così ogni sera al tramonto le due donne, Sara e Viola, si incontravano e piano piano si conoscevano.

Accettato di aiutare la collega/amica, Sara si butta a capofitto nell’indagine, assistita dal giovane ispettore di polizia Davide Pardo che se all’inizio la figura di Sara lo inquietava, vedendola all’opera ne resta completamente entusiasta.

Dopo essermi affezionata al bel commissario dagli occhi verdi Ricciardi e all’affascinante ispettore siculo Lojacono, ammetto che non vedevo l’ora di conoscere Sara, anche perché i gialli di Maurizio de Giovanni sono gli unici che leggo e quindi ogni suo libro diventa fonte di mio interesse. Quello che più mi intrigava era il fatto che a questo giro il protagonista sarebbe stato di sesso femminile e quindi almeno per il genere è in netto contrasto con i due precedenti. Le differenze però non si fermano qui, anzi, ce ne sono altre due che reputo fondamentali se rapportate ai precedenti lavori di questo autore.

Napoli. A differenza degli altri libri in cui Napoli è protagonista tanto quanto i personaggi, in questo libro la città resta in sottofondo, mai esplicata e quasi sussurrata. Negli altri invece Napoli viene descritta e raccontata non solo attraverso le sue strade e monumenti, ma anche attraverso le sue tradizioni, il suo folklore, i suoi piatti tipici e col dialetto che ogni tanto fa capolino. Qui se non fosse stato per un passaggio in cui si nominano Fuorigrotta e il Vomero avremmo potuto pensare a qualsiasi altra città di mare italiana.

Nessuna storia d’amore. La fortuna di Ricciardi e Lojacono è data anche dalle storie d’amore (e i relativi triangoli, diventati pure quadrati per Ricciardi) che intrecciano i due protagonisti. Lo stesso autore ha sempre definito i suoi libri dei gialli sentimentali, con dei delitti e delle indagini che sembrano dei semplici pretesti per raccontare invece le vicende sentimentali dei suoi protagonisti. Qui invece c’è un ribaltamento, con il giallo che è protagonista assoluto e dei personaggi che si muovono più in relazione ad esso.

Come personaggio Sara mi è piaciuto molto, col suo lavoro inusuale, col suo modo di approcciarsi alle persone e con la sua vita passata tutta da scoprire. Mi è piaciuto anche il modo che l’autore ha scelto per raccontarla, tentando una strada per certi versi differente da quella a cui ci aveva abituato con i suoi precedenti lavori. Venendo a Sara non so se tornerà a farci compagnia, ma questo a noi non deve interessare. Lo stesso autore ha rivelato in un’intervista che Sara non è nato come personaggio seriale e il suo ritorno sarà deciso solo dai lettori e dai loro giudizi. Personalmente sarei curiosa di vederla di nuovo all’azione.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

I post più letti dell’anno!

Ma quale paradiso? ha il pregio di essere un libro che invece di darti risposte ti mette nella posizione di farti domande. È un libro necessario e scusate se uso questo termine che oramai è diventato il più abusato in letteratura. Necessità e bisogno di comprendere, capire e ampliare la nostra mente dovrebbero portarci a prendere libri del genere e leggerli senza neanche esitare. Libri come Ma quale paradiso? li leggi in un’oretta scarsa ma raramente si dimenticano. Libri come questi sono perle rare meglio non lasciarseli sfuggire.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

Simona Vinci ha raccontato nei minimi dettagli la sua esperienza mettendo nero su bianco le sue paure. È un’altalena di sentimenti con parti che fanno davvero male leggere. Qui non si tratta solo di raccontare il dolore, ma di sviscerarlo in tutte le sue forme. Qui non troverete la cura, la ricetta magica per curarsi, ma il conforto e l’empatia di chi ci è passato, di chi sa cosa vuol dire avere paura di uscire di casa e di non sentirsi al sicuro nei propri spazi, di chi ha paura di stare solo ma di non riuscire a stare neanche in compagnia, di non riuscire ad essere più indipendente, di non riuscire ad essere più se stessi.

Le cure domestiche è una storia sui legami familiari e sulle sofferenze che questi comportano, sugli addii dolorosi sempre difficili da superare ed accettare e su quella malinconia che diventa costante della vita. Lo stile della Robinson è poetico e sublime, non a caso questo romanzo è stato riconosciuto dai critici come un capolavoro della letteratura mondiale.

Quello che di certo mi resta di questo libro è la voglia di non fermarmi all’apparenza e di approfondire ancora di più l’argomento. Anna Migotto e Stefania Miretti hanno scritto un libro che non merita di passare inosservato, anzi, merita di essere letto, riletto, discusso e argomentato. Un libro che nella sua crudeltà mostra una realtà a cui non possiamo più voltare le spalle.

La compagnia delle anime finte è un romanzo che con una mano ti accarezza mentre con l’altra ti prende a schiaffi. Ti mostra senza filtri la miseria umana e il dramma dei sentimenti. Per quanto tutta la scena è dominata dalla storia di Vincenzina la narrazione comprende le storie di tantissime altre persone, tantissime altre anime pronte ad inscenare le tante sfaccettature che la vita ti propone: violenze, soprusi, fragilità e povertà. Sono le anime che popolano i quartieri di Napoli e le cui storie si vanno a legare indissolubilmente alla vita di Vincenzina.

L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!

Jingle Books #2: Maurizio de Giovanni

Per il secondo appuntamento con Jingle Books non poteva mancare uno dei personaggi a cui sono più legata: il commissario Ricciardi. Il bel tenebroso dagli occhi verdi creato dalla penna di Maurizio de Giovanni sarà impegnato anche nei giorni prima che precedono il Natale, con una delle sue tante indagini. Nel libro Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi accanto al giallo vero e proprio non mancano i momenti in cui si descrivono le tradizioni natalizie come la preparazione del presepe o dei piatti tipici che si consumano durante quei giorni. Pronti? Ecco un estratto.

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Quella prima di Natale è una domenica assai strana. È un po’ domenica, perché suonano le campane fin dal primo mattino; perché l’aria è quella della festa, coi tempi e i modi delle giornate fintamente senza impegni; perché molte botteghe rimangono chiuse e qualche commerciante ricco si consentirà un’ora di sonno in più; perché le ragazze penseranno a qualche incontro clandestino, se il papà o la mamma le manderanno a fare qualche commissione che per pigrizia non vorranno sbrigare direttamente. Ma non è solo domenica. È un po’ festa, perché i mendicanti sciameranno fuori le chiese per mettere i bigotti di fronte alla loro miseria, per spuntare un soldo o due; perché venditori di palloncini e castagnole prenderanno posizione nella Villa Nazionale, coi mezzi guanti e il volto coperto da stracci di lana per combattere il vento, richiamando i bambini con la merce e facendo loro paura per l’aspetto; perché i profumi di mandorle caramellate, di castagne arrosto, di carciofi alla brace e di pizze fritte saranno portati ovunque dal vento, facendo aumentare la saliva in tutte le bocche e gorgogliare gli stomaci. Ma non è solo festa. È un po’ Natale , perché i marciapiedi sono invasi da merce stesa su lenzuola vecchie, e ognuno vende qualsiasi cosa, lecita o non lecita, in ogni grande via di passeggio e in ogni vicolo adiacente; perché i potenziali clienti sono costretti a camminare sulla strada, prendendosi strombazzate e schizzi di fango dalle automobili e dalle carrozze; perché i negozianti di frutta e quelli di salumi hanno preparato grandi archi di merce colorata: per smontarli ci vorrebbero delle ore e quindi già da giorni non chiudono più, e rimangono la notte a chiacchierare tra loro, imbacuccati nelle coperte e col braciere davanti; perché i capitoni guizzano vispi nelle grandi vasche dipinte di azzurro come il mare, lungo via Santa Brigida, e ogni tanto uno sguscia per strada e il pescatore lo insegue tra le gambe delle donne che scappano terrorizzate. Ma non è ancora Natale.

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Il Natale è un’emozione. Un’aspettativa di qualcosa di nuovo, finalmente. O solo del ritorno, con valigie di cartone legate con lo spago in vagoni pieni e puzzolenti, dai posti del lavoro a quelli degli antichi amori, che ridiventano nuovi se visti da così lontano. Il Natale è un’emozione. È forte, come la voglia di casa nel freddo e nel vento, e sottile, come il suono di una fisarmonica in una taverna per chi passa in fretta, senza sapere bene dove andare. Il Natale è un’emozione. Lo puoi aspettare giorno dopo giorno, da quando lo scirocco cade sotto i colpi del vento del Nord, ma quando ti arriverà addosso all’improvviso, comunque, come un cavallo imbizzarrito pieno di sonagli e pennacchi. Il Natale è un’emozione

(Tratto da Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni, Einaudi)

Souvenir

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  • Titolo: Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 5 Dicembre 2017

Ottobre da ricordare. Ottobre da dimenticare. 

Ottobre. Che mese strano è ottobre. Le vacanze sono un lontano ricordo e per il periodo natalizio manca ancora troppo. Anche il tempo è indeciso, è capace di cambiare dall’oggi al domani o anche dalla mattina alla sera. Ottobre è uno sbalzo d’umore perenne ed in questo caos umorale è capace di trascinare anche te. È una mattina d’ottobre che un signore viene ritrovato in un cantiere della metropolitana, sprovvisto da tutto ciò che potrebbe fornirgli un’identità e in stato comatoso. Non è una rapina finita male, di questo ne sono certi i Bastardi di Pizzofalcone chiamati a risolvere la questione. Dopo aver appurato che l’aggredito è un turista americano in villeggiatura a Sorrento con la sorella e la madre, vengono a conoscenza del fatto che la madre di quest’ultimo Charlotte Wood è un ex diva hollywoodiana che per un brevissimo periodo nel passato ha animato la piccola cittadina del golfo quando si è recata per girarci uno dei suoi film più famosi: Souvenir.

È nel passato che bisogna tornare, è nel passato che bisogna scavare per risolvere il mistero di oggi.

Quanta strada hanno fatto i Bastardi e quanta ne dovranno fare ancora per dimostrare che nonostante i peccati commessi in precedenza sono degli ottimi poliziotti. Lavorare in un commissariato sempre a rischio chiusura non li fa star tranquilli, ma forse stavolta dopo tanta fatica anche gli altri finalmente si stanno accorgendo del loro merito e del loro valore. Tranquilli i Bastardi non possono esserlo mai, tanto meno questa volta che la loro indagine intreccia la vita di una famosissima attrice oggi colpita da Alzheimer con quella di una donna coniugata di un colletto bianco resosi latitante. Da una parte le pressioni del consolato americano e dall’altro quello della direzione distrettuale antimafia che con un solo battito di ciglia potrebbe portare via il caso ai Bastardi.

Come sempre non c’è solo l’indagine a cui pensare, i Bastardi hanno una loro vita e i loro problemi personali. Lojacono sempre preso dalla sua incasinata vita sentimentale e dall’evidenza che la sua bambina stia crescendo; Ottavia sempre pensierosa per il suo Riccardo e Romano impegnato in tutto e per tutto per ottenere l’affidamento della piccola Giorgia. Infine i più giovani Alex e Aragona, entrambi alle prese con due figure paterne autoritarie ed ingombranti con la differenza che se il padre della Di Nardo di è celato dietro un muro fatto di silenzio e che con la figlia non vuole averci più niente a che fare, il padre di Marcolino non solo parla (e pure più del figlio), ma dal figlio vuole pure un favore, ma di quelli grossi, capace di mandare in crisi il povero Aragona (lui con tutta la sciarpa) che dovrà capire da che parte stare e che tipo di poliziotto vuole essere.

Niente è come ottobre, per riproporre un antico souvenir. Nessun souvenir vale un ottobre. Perché è ottobre stesso, un souvenir.

È malinconico questo romanzo, a partire dal titolo. Cos’è un souvenir se non il tentativo di bloccare per sempre il ricordo di un posto in cui siamo stati felici? Tutta l’indagine che si snoda tra Napoli e Sorrento e tra presente e passato è permeata da una malinconia di fondo, da un tempo che è stato per poco felice e che mai tornerà, dai rimpianti e dai rimorsi che ci portiamo dietro e che ci fanno esclamare e se? Ci pensa il finale a scuoterci e a farci desiderare di poter avere la prossima indagine da leggere il prima possibile tra le mani. 

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Rondini d’inverno

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    • Titolo: Rondini d’inverno. Sipario per il commissario Ricciardi
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi (Stile Libero)
    • Data di pubblicazione: 5 Luglio 2017

Estate per molte persone significa ferie e vacanze. Estate per molti lettori significa solo una cosa: il ritorno del commissario Ricciardi.

Lo avevamo lasciato disperato mentre osservava dalla finestra della sua camera la proposta di matrimonio che il tedesco stava facendo ad Enrica, la sua Enrica, nella casa di fronte. Quella finestra attraverso cui l’aveva conosciuta e se n’era innamorato ora gli stava infliggendo la più dura delle pene: vedersi sottrarre l’amore della sua vita.

Siamo nei giorni successivi al Natale ed antecedenti il Capodanno, giorni strani questi quando la frenesia delle feste si va attenuando e sentimenti come la malinconia e l’euforia prendono il sopravvento. La malinconia di un anno che finisce e che magari non è andato come avremmo voluto e l’euforia dell’anno che sta per iniziare, che ci permette di voltare pagina e sperare che le cose, almeno per quest’anno, almeno per stavolta vadano se non bene almeno meglio.

Qualcosa è cambiato nel cuore di Ricciardi, qualcosa si è smosso e nonostante il perpetuo tormento di vedere i morti pochi istanti prima dell’atto fatale, qualcosa nell’animo di Ricciardi è più leggero. Quasi a non voler rovinare questa leggerezza d’animo anche il caso su cui lui e Maione si ritroveranno a lavorare è molto semplice. L’attore Michelangelo Gelmi durante la scena di uno spettacolo ha ucciso la moglie Fedora Marra. Lo hanno visto tutti il colpo di pistola che doveva essere a salve era vero e anche Gelmi non nega di essere stato lui, o meglio ammette di essere l’autore del colpo ma non l’ideatore: sono stato io, ma non sono stato io. 

Ricciardi crede alla buona fede di un uomo innamorato della moglie che mai avrebbe ucciso e decide di approfondire quel delitto la cui risposta sembra già essere scritta a caratteri cubitali. Le cose a pensarci bene non sono sempre come sembrano e in quel mondo, quello del teatro, in cui realtà e finzione si sovrappongono e si fondono stabilire con chiarezza cosa è e cosa non è non è sempre semplice.

Se da un lato ci sono Ricciardi e Maione a lavoro sull’uccisione della talentuosa attrice di rivista, dall’altro lato c’è sempre Maione che offre il suo aiuto ad un affranto dottor Modo intento a salvare la vita di una sua amica brutalmente picchiata e ridotta in fin di vita. Maione ha dimostrato di essere un fedele amico sia con il commissario, sia con il femminiello Bambinella e anche in questa occasione dimostrerà di essere non solo un valido brigadiere e un ottimo padre e marito, ma anche una persona di cui potersi ciecamente fidare.

Maurizio de Giovanni non ha fatto mistero di essere vicino alla conclusione del suo personaggio, probabilmente quello più amato. Pochi anni ancora e poi l’intenzione di andare in pensione una volta libero dai legami contrattuali con la sua casa editrice. Sarà che la fine si avvicina, sarà per altri oscuri motivi che una volta svelato il titolo di questo decimo romanzo paranoia e paura si sono impossessati dei fedelissimi lettori. Quel sipario ha gettato molti nello sconforto: morirà Ricciardi? Quello che in molti hanno dimenticato è che i romanzi del commissario dagli occhi verdi hanno avuto delle tematiche cicliche. Abbiamo iniziato con le stagioni, siamo passati alle festività e siamo approdati nel mondo della canzone napoletana. Quelle rondini d’inverno fanno riferimento alla famosissima e bellissima canzone Rundinellala cui composizione è ben raccontata in queste pagine. Siamo nel mondo della canzone e con questa indagine siamo nel mondo del teatro e della rivista: concludete voi e capite quale sia il sipario a cui si fa riferimento. Maurizio ci ha promesso altri due Ricciardi, non siate catastrofici e non pensate sempre al peggio.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

I guardiani

i guardiani

    • Titolo: I guardiani
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Rizzoli
    • Data di pubblicazione: 13 Aprile 2017

Chi è lettore delle creature nate dalla penna di de Giovanni probabilmente in questo libro faticherà a riconoscere lo scrittore che ha ideato Ricciardi e Lojacono. Con i precedenti gialli questo libro non ha niente in comune partendo dalla cosa più ovvia: non è un giallo. Qualche morto c’è, ma i protagonisti non hanno il compito né il dovere di cercare i colpevoli ed assicurarli alla giustizia, al massimo devono capire come questi morti siano collegati ai misteri che stanno seguendo.

Marco Di Giacomo è un antropologo, cinico, egoista e probabilmente anche egocentrico, scorbutico con gli studenti e antipatico con chiunque. E’ la barzelletta di tutto il mondo accademico perché ha sprecato tutta la sua carriera a star dietro a degli studi che non hanno mai trovato fondamento. E’ costretto dal rettore dell’Università a far da guida a una giornalista tedesca di una rivista scientifica che guarda caso si occupa proprio delle bizzarre ricerche del professore. Vorrebbe dire no, ma al rettore no non si può dire e decide di coinvolgere nella comitiva anche il suo fido scudiero/assistente Brazo Moscati e la sua unica ed adorata nipote Lisi cresciuta come sua figlia che ha ereditato non il carattere (per fortuna), ma la passione o meglio l’ossessione delle sue ricerche. Lisi infatti ha del tutto inglobato le teorie dello zio secondo cui c’è uno stretto legame tra i diversi luoghi dove si celebrano i riti di culto e che questi culti non sono da confinare in epoche passate, ma continuano ad essere celebrati a cadenza trentennale.

Napoli è una città ricca di sfaccettature, culture, culti e miti. E’ una città di luci ed ombre, di superfici e sottosuoli, ed è nella parte sotterranea che si focalizza il gruppo. E’ attraverso la chiesa di Pietrasanta, che sorge su un antico tempio di Diana, che accedono a uno spazio che probabilmente era un tempio dedicato ad Iside. Diana, Iside, Mithra: culti e luoghi. Luoghi così sacri in cui si celebravano questi antichissimi riti di certo non possono essere lasciati incustoditi, meglio affidarli a dei Guardiani…

Se con Ricciardi e Lojacono il giallo è un pretesto per raccontare i personaggi, qui i personaggi servono per raccontare una storia. Sono semplici strumenti, la storia è la protagonista assoluta. E’ una storia complessa e che richiede attenzione e maggiore sforzo da parte del lettore che dovrà star dietro a culti, teorie e colpi di scena degni di un action-movie. C’è chi lo ha paragonato a Glenn Cooper, Indiana Jones e Martyn Mistere, io facendo appello alle mie letture più umili lo paragonerei a Dan Brown, una sorta di Codice DaVinci in salsa partenopea.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

Vita quotidiana dei bastardi di Pizzofalcone

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    • Titolo: Vita quotidiana dei bastardi di Pizzofalcone
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 28 Febbraio 2017

Qualche giorno fa Maurizio de Giovanni sulla sua pagina Facebook ha scritto un post in cui si è dovuto scusare o meglio giustificare per l’uscita di questo libro. A chi lo accusava di un’operazione commerciale, spinta senza dubbio dagli ottimi ascolti che la fiction sui Bastardi ha registrato su Rai1, lui ha risposto che tutti i libri sono operazioni commerciali. A questo giro non sono d’accordo con lui. Fare gli scrittori è un mestiere, ci sono scadenze da rispettare e impegni presi da onorare, intorno ai libri ci sono persone che ci lavorano e soldi che girano ma dire che tutti i libri sono operazioni commerciali vuol dire offendere chi per i libri nutre una sete sconfinata. I libri dei cantanti ed attori che si improvvisano scrittori, quelli degli youtubers e affini sono libroidi (come disse la Murgia a proposito dei libri di Fabio Volo); tutti gli altri sono libri con la elle maiuscola. Questo libro è ad esempio un’operazione commerciale e non dobbiamo aver paura di dirlo credendo di offendere qualcuno.

Direte voi: dove vuoi arrivare? E soprattutto perché lo hai letto se lo reputavi un’operazione commerciale e lo dici pure? Primo perché di un libro se ne può parlare male solo dopo non dico averlo letto tutto, ma almeno sfogliato in parte, perché parlare (bene o male) di argomenti che non si conoscono è poco corretto. Secondo la cosa che mi ha convinto a leggerlo è il nome dello scrittore che è un marchio divenuto garanzia. Maurizio de Giovanni sa scrivere, altrimenti non si spiegherebbe il notevole (enorme, strabiliante) successo che ha da svariati anni. Non è mai banale, non è mai ripetitivo e soprattutto mette la passione in tutto quello che fa, una passione che emerge anche da poche righe e che ti fa precipitare in libreria appena esce un suo nuovo libro.

Venendo a questo, ve lo dico: si legge in pochissimo tempo. E’ per lo più un libro fotografico fatto di materiale di set e backstage durante i mesi della lavorazione della serie TV. E’ un libro che ci offre uno sguardo in più sulla vita dei protagonisti che abbiamo conosciuto nella serie. Nei Bastardi si sente forte più che mai la coralità, tutti i personaggi hanno una vita, un trascorso che stiamo assaporando poco per volta e che l’autore ci porta a conoscere meglio in queste pagine. Vi siete mai chiesti da dove derivi la rabbia incontrollabile di Romano? E la fissazione per i suicidi di Pisanelli? Non vi siete mai domandati cosa significhi vivere con un segreto inconfessabile come quello di Alex o quali siano i veri pensieri di Ottavia, la calma fatta persona che al suo interno ha un inferno? Ecco qui i Bastardi non hanno nessuna indagine da portare a termine, vogliono solo farsi conoscere di più, diamogliela questa opportunità.