2020, adiós | Qualche chiacchiera e la classifica dei post più letti dell’anno

L’ultimo post del blog di solito riguarda il bilancio dell’anno appena passato e mentre sono qui al pc a cercare di scrivere qualcosa mi chiedo: ma bilancio di cosa?

Facciamo cosi, prima di pensare a cosa scrivere vi lascio i dieci post più letti sul blog in questi dodici mesi, sempre di bilancio si tratta (e come sempre, grazie a tutti, se questo blog va avanti è merito di chi ogni giorno si prende del tempo per leggermi)

  1. Il treno dei bambini. Viola Ardone (Einaudi)
  2. Troppo freddo per settembre. Maurizio de Giovanni (Einaudi)
  3. Fiori per i bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni (Einaudi)
  4. I valori che contano. Avrei preferito non scoprirli. Diego De Silva (Einaudi)
  5. La città dei vivi. Nicola Lagioia (Einaudi)
  6. I delitti della salina. Francesco Abate (Einaudi)
  7. Le gratitudini. Delphine De Vigan (Einaudi)
  8. Inventario di un cuore in allarme. Lorenzo Marone (Einaudi)
  9. Giovanissimi. Alessio Forgione (NN Editore)
  10. Malinverno. Domenico Dara (Feltrinelli)

Il 2020 è l’anno da dimenticare, l’anno da cancellare, l’anno che non voglio più sentire nominare, invece qualcosa mi dice che sarà l’anno che rimarrà impresso nella nostra memoria a lungo. È stato l’anno in cui abbiamo familiarizzato con parole come lockdown, quarantena, zona rossa, DPCM e affetti stabili. È stato l’anno in cui abbiamo iniziato a commentare le affermazioni dei virologi come di solito commentiamo l’oroscopo di Paolo Fox: non capendoci niente. È stato l’anno in cui aspettavamo le conferenze stampa di Giuseppi Conte come si aspetta la prima serata di Sanremo (che succede? dov’è Bugo?). È stato l’anno in cui abbiamo dovuto mettere tutto in pausa: progetti, desideri, sogni. È stato l’anno in cui ci siamo sentiti soli, in cui tutte le nostre certezze sono crollate, l’anno in cui nessuno a un certo punto ha più creduto all’andrà tutto bene, perché niente è andato bene e tanto meno ne siamo usciti migliori.

Questo è stato l’anno più difficile in assoluto e credo di parlare a nome di molti. Per chi vive condizioni di precarietà, la pandemia è stata come la ciliegina sulla torta, in senso negativo ça va sans dire. Abbiamo preso i progetti e i sogni e li abbiamo messi in un cassetto a cui abbiamo dato due mandate, perché chissà quando potremmo riaprirlo. Quando mi sono messa al pc per cercare di scrivere qualcosa, l’intenzione non era quella di deprimervi, davvero, quindi adesso facciamo che cambio discorso e alleggeriamo i toni.

Come detto su, la pandemia ha rallentato tutto, ma qualcosina si è salvato. Il Maggio Dei Libri è andato in onda per sei mesi in forma digitale e ha cercato di coinvolgere quanti più lettori possibili: posso dire di essere fierissima di averne fatto parte in qualità di blogger per il terzo anno consecutivo? Certo che posso. (Sul sito del Maggio e su Il Libraio trovate anche me). Io Leggo Perché ha pagato le conseguenze della situazione, per cui non è stato possibile fare incontri in presenza: ci rifaremo il prossimo anno (anche se è stato un piacere collegarmi digitalmente con i ragazzi del liceo classico del paesello). Le presentazioni dei libri sono una delle tante cose che mi sono mancate e non vedo l’ora di poter assistere di nuovo agli incontri e di poterli organizzare, ma nel frattempo un ringraziamento speciale alle case editrici che mi hanno dato l’opportunità di poter parlare con gli autori anche solo di remoto (ma i filtri su Zoom li vogliamo mettere o no?).

A questo punto dovrei dire i buoni propostiti per il 2021, ma chi ce crede!

Buon anno, lettori. Ci leggiamo presto.

Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone | Maurizio de Giovanni

I libri di Maurizio de Giovanni rappresentano la mia comfort-zone per eccellenza e indipendentemente dal periodo che sto vivendo so di per certo che una storia del maestro riesce a riconciliarmi.

Dicembre da qualche anno a questa parte è il mese dei Bastardi di Pizzofalcone che con Fiori appena arrivato nelle librerie raggiungono il traguardo dei dieci libri (se consideriamo anche il prequel Il metodo del coccodrillo) e da appassionata lettrice di questa saga che è stata già privata del suo amato Ricciardi, non posso che sperare di leggere ancora tante storie su di loro.

Prima di morire, dovreste regalarvi un giorno di primavera a Pizzofalcone.

La squadra è chiamata a risolvere il caso dell’omicidio di Savio Niola, proprietario di un chioschetto di fiori nel quartiere considerato una vera e propria istituzione. A detta degli abitanti di Pizzofalcone, Niola era un brav’uomo, disposto a mettere gli altri prima di sé stesso, sempre pronto a dare una mano e un consiglio a chi si rivolgeva a lui e sempre ben disposto a raccontare le storie che si nascondevano dietro ai fiori che vendeva. Nessuno avrebbe potuto volere la morte di una persona così affabile e altruista, un uomo senza macchie e ombre. L’unico neo di tutta questa vicenda è da ricercare nella denuncia che Niola aveva fatto qualche tempo nei confronti del racket che stava affossando i commercianti che già dovevano pagare lo scotto di una crisi economica che non gli dava respiro. Si era esposto lui per salvaguardare tutti, nonostante nessuno gli avesse mai chiesto quella “tassa” e lo aveva fatto, perché qualcuno doveva pur parlare se non si voleva soccombere.

La brutalità dell’omicidio non convince la squadra, consapevole che quelli lì utilizzavano altri metodi e soprattutto bisognava smetterla con la storia che in quella dannata città dallo scippo al colpo di tosse si incolpasse sempre la camorra. A quel tipo di pregiudizio e di superficialità i Bastardi preferivano rispondere con i fatti, per cui bisognava allargare lo sguardo e capire cosa fosse successo a Niola quanto più in fretta possibile, perché quel commissariato che aveva avuto elogi da ogni dove rischiava sempre di chiudere e lavorare con questa taglia che pesava sul collo non era semplice.

È primavera a Pizzofalcone ed è una stagione strana quella, una stagione che ti fa credere che il caldo sta per arrivare, ma che invece ha ancora il freddo della stagione passata da smaltire. È una stagione che disorienta e illude e illusi si sentono anche alcuni componenti della squadra. Alex e Lojacono si erano illusi di avere accanto le persone giuste con cui passare il resto della vita, ma Rosaria era stata capace di distruggerla e Laura si era chiusa in un silenzio che non prometteva niente di buono. Ottavia e Luigi da un lato e Francesco dall’altro si erano illusi che un nuovo amore era possibile, ma la felicità del nuovo amore avrebbe ferito altre persone e non si poteva essere così egoisti. Elsa, invece, si era illusa che la scelta che aveva preso tempo prima e che l’aveva portata in questa caotica città l’avrebbe portata alla serenità tanto agognata, ma non sapeva cosa stava succedendo alle sue spalle. L’unico che non si illudeva e che continuava la sua vita come meglio credeva era Marco Aragona che ormai aveva messo le tende a casa del povero Giorgio Pisanelli che non solo doveva riprendersi dalla malattia, ma doveva anche sopportare quel disastro di agente scelto con il pessimo gusto nel vestirsi: meno male che c’era, pensava, altrimenti la sua vita sarebbe stata più vuota e solitaria, l’importante era non farglielo capire. È questa la forza narrativa della saga: nessun personaggio è più importante dell’altro, si procede tutti insieme e la coralità diventa la centralità.

Potrei dirvi che questo è il miglior romanzo della saga dei Bastardi e mi rendo conto di dirlo per ogni libro, ma non sono io che mento, piuttosto è l’autore che ogni volta è in grado di sorprendermi e di farmi ricredere.

  • Titolo: Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 1 Dicembre 2020

Troppo freddo per Settembre| Maurizio de Giovanni

Nella mia vita da lettrice da qualche anno a questa parte sono diventati fissi gli appuntamenti con i nuovi libri di Maurizio de Giovanni che essendo scrittore dalla penna fluente ci regala un bel po’ di storie che ci fanno compagnia durante l’anno. Quindi appena concludiamo una storia, noi de Giovanners siamo certi che nel giro di poche settimane avremo tra le mani una nuova indagine a cui appassionarci.

Mina Settembre è tornata in libreria con “Troppo freddo per settembre” per Einaudi. La vulcanica e provocante assistente sociale del consultorio dei Quartieri Spagnoli che avevamo conosciuto con “Dodici rose a settembre” (Sellerio) sarà alle prese con una strana richiesta. Una donna arriva in consultorio pregando Mina di aiutarla nel dimostrare l’innocenza di suo figlio Rosario da poco uscito dal carcere che sicuramente verrà incastrato per un delitto che non ha commesso. Non è giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, si dice, e di colpe Rosario non ne ha se non quelle di essere nato in una famiglia di camorristi e quindi di essere costretto a portare avanti il mestiere di famiglia, se così si può definire. Il delitto di cui viene accusato Rosario è quello del professore in pensione di Lettere, Giacomo Gravela, morto in circostanze strane: morte naturale, omicidio o suicidio?

Quello che contraddistingue Mina, oltre a una quinta abbondante che cerca in tutti i modi di nascondere agli sguardi degli uomini di mezza Napoli, è la determinazione, la passionalità e la caparbietà nel portare avanti le nobili cause, anche a costo di trascinare un ignaro Domenico Gammardella chiamami Mimmo in indagini improvvisate e anche a costo di mettersi nei guai, perché ci sono cose per cui vale la pena battersi.

Abbiamo un’indagine che crea interesse fin dalle prime righe e abbiamo dei personaggi che scopriamo essere pagina dopo pagina sempre più interessante. Mina ha una cazzimma tutta sua e una verve indiscutibile, Domenico Gammardella chiamami Mimmo ha un candore che quasi commuove: possibile mai che non si accorge del trambusto che è capace di creare presso il consultorio? Ci sono il magistrato Claudio De Carolis (per inciso ex marito di Mina) e il maresciallo Gargiulo i cui duetti fanno sempre sorridere. Soprattutto c’è una storia che scuote chi legge, che prende gli stereotipi e li abbatte, perché in questo libro tutto ruota intorno a una cosa: la predestinazione. De Giovanni in questo libro è stato abilissimo nel toccare uno degli argomenti che vanno a braccetto quando si parla di Napoli, ossia la camorra, spostando però il focus della discussione su un altro punto: quanto conta nascere in un determinato luogo? Quanto conta crescere in una determinata famiglia?

C’è da un lato un ragazzo che è nato nella famiglia sbagliata in un posto sbagliato e che anche se amava leggere e studiare e si è laureato in prigione è costretto a portare avanti gli illeciti affari di famiglia, perché non ha alternative, perché non ti puoi ribellare, perché è sempre stato così e sempre sarà così. Dall’altro c’è chi è convinto che invece il cambiamento è possibile, perché il posto in cui nasci non determina la tua vita e che i luoghi comuni esistono, affinché possano essere ribaltati.

In Troppo freddo per settembre i personaggi prendono sempre più forma caratterizzandosi ulteriormente e vorrei chiudere come ho chiuso la maggior parte dei miei post dedicati ai libri del Maestro: arrivederci alla prossima indagine.

  • Titolo: Troppo freddo per Settembre
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 15 Settembre 2020

Guida all’acquisto| Einaudi Edition!

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Estate tempo di partenze, estate tempo di vacanze, ma soprattutto estate tempo di consigli di lettura: quante liste dei libri da leggere assolutamente sotto l’ombrellone avete già letto? Dirò una cosa: a me le liste di lettura piacciono. Certo, ci sono più liste che lettori, ma per me è l’occasione di fare il punto sulle mie letture, vedere quello che ho già letto e segnare quello che vorrei leggere.

Questa è una lista di letture Einaudi Edition, visto che dal 3 luglio fino al 31 agosto con l’acquisto di due libri Einaudi avrete in omaggio una borsa in tela con il marchio dello struzzo (c’è blu e grigia, lo dico per amore di informazione).

I più maliziosi staranno pensando: eccola, ci mancava il post marchetta, chissà quanto l’hanno pagata per dirci due titoli che potevamo cercare da soli. Mi spiace deludervi, soldi non ne ho visti, né tanto meno mi è stato chiesto: amo la Einaudi e questo lo sanno anche i sassi, ne leggo tanti e mi andava di fare una veloce guida agli acquisti visto che sono due anni che ripropongo quella dedicata agli Stile Libero ed avevo voglia di aggiornarla. Prendetevi questi consigli senza fare troppe storie.

Tre libri da poco usciti

  • «Ricordati di Bach» di Alice Cappagli. Cecilia ha otto anni quando un incidente lede il nervo di una mano e lei di tutta risposta decide di iniziare a prendere lezioni di violino. Le passioni che condizionano la vita e le segnano una volta per tutte e la tenacia che serve per dare la direzione che vogliamo al nostro destino.
  • «I valori che contano» di Diego De Silva. L’avvocato Vincenzo Malinconico è finalmente tornato, questa volte alle prese con una ragazza che piomba sul pianerottolo di casa sua in mutande e con la scoperta di quella cosa chiamata malattia che quando irrompe nella vita scombussola le carte e definisce i valori che contano, ma quelli che contano davvero.
  • «L’assassino ci vede benissimo» di Christian Frascella. Sempre in temi di ritorni, è tornato anche Contrera con un carico di guai che cresce di volta in volta, situazioni assurde in cui riesce ad infilarsi e un delitto da risolvere nel giro di una notte per evitare che la situazione degeneri fino alla follia. Egocentrico ed egoista come pochi, ma forse lo amo proprio per questo.

Tre libri ET

  • «Resto qui» di Marco Balzano. Libro del cuore numero uno (e come mai non ha vinto il Premio Strega lo avete capito?). La storia di Trina e il senso di appartenenza al proprio territorio da difendere come se fosse una persona amata.
  • «L’animale che mi porto dentro» di Francesco Piccolo. Libro del cuore numero due. Andare sotto la superficie del maschio non è cosa semplice, anche perché spesso sotto la superficie non c’è niente. Battute ovvie a parte, il maschio in tutta la sua essenza e nelle sue mille sfaccettature.
  • «Persone normali» di Sally Rooney. Libro del cuore numero tre. Su questo libro ho detto tanto, anzi ho detto troppo. Dico solo che la serie TV tratta dal libro arriva finalmente in Italia il 16 luglio sulla piattaforma Starzplay e quindi se non avete letto ancora il libro, adesso non avete più scuse.

Tre Stile Libero

  • «Insegnami la tempesta» di Emanuela Canepa. Quanto è difficile essere madri, ma spesso quanto è difficile essere figlie. Tre donne, una madre, la figlia e una suora, i conflitti tenuti dentro e che poco alla volta si svelano e soprattutto i legami e le difficoltà che spesso abbiamo nel costruirli e nel portarli avanti.
  • «L’invenzione di noi due» di Matteo Bussola. Milo e Nadia sono una coppia in crisi e Milo per riconquistare la moglie decide di scriverle delle lettere con la speranza di farla innamorare di nuovo di lui. Sarò sincera; i personaggi li avrei strangolati più e più volte durante la lettura, ma la storia è bella si legge con velocità ed interesse.
  • «Tre passi nel delitto» di Cassar Scalia, De Cataldo e de Giovanni. Questo libro è in uscita il 16 luglio ed è un libro che metto sulla fiducia che ho nei confronti di questi tre maestri del giallo italiano (potevo fare una guida senza mettere almeno un libro del maestro Maurizio? Eh no).

Chiudo alla grande, con tre libri di Cesare Pavese che non hanno bisogno di presentazioni.

Il Maggio del Libri 2020| Napoli Leggendaria

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«È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Leggende napoletane. Matilde Serao

Se c’è un sentimento che plasma Napoli quello è l’amore e non a caso molte delle leggende nate e tramandate sono leggende d’amore, un amore nella maggior parte dei casi sofferto, crudele e tragico, parabola di una città di cui ci si innamora all’istante e che al tempo stesso di quell’amore ci fa soffrire, costringendoci ad un odi et amo eterno.

«Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze».

Leggende napoletane. Matilde Serao

«La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile».

Almarina. Valeria Parrella

Si racconta di un bel giovanotto amato da tutti che si chiamava Posillipo il cui animo era infelice a causa di un amore non corrisposto per una fanciulla di campagna tanto bella quanto fredda che si chiamava Nisida. Non potendo sopportare la vista di Nisida, Posillipo decise di farla finita buttandosi in mare. I Fati non accettando il destino trasformarono lui in un poggio che si bagna in mare e lei in uno scoglio posizionato di fronte. Il poggio è diventato un luogo di bellezza ammirato da tutti, lo scoglio invece ospita un carcere minorile che raccoglie i lamenti e la disperazione di chi è costretto a soggiornarci.

«Si davano appuntamenti al Virgiliano, a Posillipo o sulla collina di Capodimonte, nel bosco attorno alle mura del museo nelle cui sale Lorenzo aveva ammirato la Flagellazione di Cristo di Caravaggio».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Leggenda vuole che lui non amasse la città. Preferiva la quiete del bosco dove solo e triste camminava. In città c’era una fanciulla che si struggeva d’amore per lui, ma il pensiero di lui era rivolto ad un altro amore, un amore ignoto e indefinito che vide comparire una mattina d’inverno, in una forma senza forma, una forma fatta della stessa consistenza dell’aria. Quando lui si avvicinò, lei subito scomparve. Disperato, la invocò con tutte le forze, sperando di poterla rivedere e lei ogni giorno iniziò a concedersi sempre di più. Compariva, sorrideva e lo salutava. Non parlava mai, la voce le tremava e le moriva in gola, ma lo ascoltava sempre e ogni giorno rimaneva sempre di più con lui che tanto l’amava. In un crepuscolo d’autunno lui nella disperazione totale le chiese: mi ami?. Sì, rispose lei e lui in un impeto di passione l’abbracciò. Si sentì un rumore orribile, uno scricchiolio assordante. Lei cadde al suolo frantumandosi in tanti cocci di porcellana.

«E adesso, mentre si avviava verso Poggioreale per l’appuntamento con l’avvocato Moscato, era ben lieto di risultare pressoché sconosciuto alle guardie carcerarie».

Anime di vetro. Maurizio de Giovanni

«Ho cominciato a sentirla nell’aria di Capodimonte dove mia madre si è accampata insieme ai morti e a morticini della tisi che in mezzo alle nuvole hanno cominciato a dirle: a nuie chest’aria non ci ha dato la guarigione».

La compagnia delle anime finte. Wanda Marasco

«La discesa costeggia i giardini e gli orti della Certosa di San Martino e offre vedute spettacolari».

Cara Napoli. Lorenzo Marone

«Quelle manco di accorgono di niente. Che stanno al Vomero, mica dentro all’Oceano Indiano».

L’altra madre. Andrej Longo.

C’erano quattro fratelli che si amavano tantissimo e non si staccavano mai l’uno dall’altro. Erano giovani e belli e tutti segretamente innamorati di una fanciulla la cui sorte malevola volle che fosse la stessa per tutti e quattro. Lei non ricambiò l’amore di nessuno e una notte sparì per sempre. I quattro l’aspettarono pazientemente per migliaia di anni e ancora la attendono e nel frattempo si sono uniti in quattro colli ameni dal nome di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e Vomero.

«Invece ride il mare di Mergellina: ride nella luce rossa delle giornate stupende; ride nelle morbide notti d’estate, quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d’argento, ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia».

Leggende napoletane. Matilde Serao 

C’era un pescatore fortunato che passava le giornate fra reti ed ami. Un uomo semplice e buono che un giorno seduto a riva scorse una ninfa marina con un corpo bianco e provocante e con lunghi capelli biondi che cantava soavemente. Il pescatore cercando di raggiungere la ninfa precipitò in mare e il sito dove annegò venne chiamato Mergellina e leggenda vuole che in alcune notti d’estate compaia la sirena.

«Eccola là, davanti a lui, la principessa Sissi della Napoli autentica. Forse fu per la vera Sissi che il Vate scrisse ‘A vucchella proprio in quel locale, durante la Belle Epoque. C’era già stato, Lorenzo, al Gambrinus, pensando che a quei tavolini si erano seduti Benedetto Croce e Wilde, Hemingway e Jean-Paul Sartre».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Si narra che il fantasma di una bambina vissuta agli inizi del 1900 appaia ogni novembre nei laboratori del Caffè Gambrinus e il periodo delle apparizioni non è casuale, visto che agli inizi di quel mese si procede con la preparazione del torrone, dolce di cui la bambina andava ghiotta. Molti napoletani che hanno assistito all’apparizione raccontano di una bambina che sorrideva allegramente mentre passeggiava intorno ai tavoli dove erano conservate le tavolette di torrone.