I post più letti dell’anno!

Ma quale paradiso? ha il pregio di essere un libro che invece di darti risposte ti mette nella posizione di farti domande. È un libro necessario e scusate se uso questo termine che oramai è diventato il più abusato in letteratura. Necessità e bisogno di comprendere, capire e ampliare la nostra mente dovrebbero portarci a prendere libri del genere e leggerli senza neanche esitare. Libri come Ma quale paradiso? li leggi in un’oretta scarsa ma raramente si dimenticano. Libri come questi sono perle rare meglio non lasciarseli sfuggire.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

Simona Vinci ha raccontato nei minimi dettagli la sua esperienza mettendo nero su bianco le sue paure. È un’altalena di sentimenti con parti che fanno davvero male leggere. Qui non si tratta solo di raccontare il dolore, ma di sviscerarlo in tutte le sue forme. Qui non troverete la cura, la ricetta magica per curarsi, ma il conforto e l’empatia di chi ci è passato, di chi sa cosa vuol dire avere paura di uscire di casa e di non sentirsi al sicuro nei propri spazi, di chi ha paura di stare solo ma di non riuscire a stare neanche in compagnia, di non riuscire ad essere più indipendente, di non riuscire ad essere più se stessi.

Le cure domestiche è una storia sui legami familiari e sulle sofferenze che questi comportano, sugli addii dolorosi sempre difficili da superare ed accettare e su quella malinconia che diventa costante della vita. Lo stile della Robinson è poetico e sublime, non a caso questo romanzo è stato riconosciuto dai critici come un capolavoro della letteratura mondiale.

Quello che di certo mi resta di questo libro è la voglia di non fermarmi all’apparenza e di approfondire ancora di più l’argomento. Anna Migotto e Stefania Miretti hanno scritto un libro che non merita di passare inosservato, anzi, merita di essere letto, riletto, discusso e argomentato. Un libro che nella sua crudeltà mostra una realtà a cui non possiamo più voltare le spalle.

La compagnia delle anime finte è un romanzo che con una mano ti accarezza mentre con l’altra ti prende a schiaffi. Ti mostra senza filtri la miseria umana e il dramma dei sentimenti. Per quanto tutta la scena è dominata dalla storia di Vincenzina la narrazione comprende le storie di tantissime altre persone, tantissime altre anime pronte ad inscenare le tante sfaccettature che la vita ti propone: violenze, soprusi, fragilità e povertà. Sono le anime che popolano i quartieri di Napoli e le cui storie si vanno a legare indissolubilmente alla vita di Vincenzina.

L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!

Jingle Books #2: Maurizio de Giovanni

Per il secondo appuntamento con Jingle Books non poteva mancare uno dei personaggi a cui sono più legata: il commissario Ricciardi. Il bel tenebroso dagli occhi verdi creato dalla penna di Maurizio de Giovanni sarà impegnato anche nei giorni prima che precedono il Natale, con una delle sue tante indagini. Nel libro Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi accanto al giallo vero e proprio non mancano i momenti in cui si descrivono le tradizioni natalizie come la preparazione del presepe o dei piatti tipici che si consumano durante quei giorni. Pronti? Ecco un estratto.

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Quella prima di Natale è una domenica assai strana. È un po’ domenica, perché suonano le campane fin dal primo mattino; perché l’aria è quella della festa, coi tempi e i modi delle giornate fintamente senza impegni; perché molte botteghe rimangono chiuse e qualche commerciante ricco si consentirà un’ora di sonno in più; perché le ragazze penseranno a qualche incontro clandestino, se il papà o la mamma le manderanno a fare qualche commissione che per pigrizia non vorranno sbrigare direttamente. Ma non è solo domenica. È un po’ festa, perché i mendicanti sciameranno fuori le chiese per mettere i bigotti di fronte alla loro miseria, per spuntare un soldo o due; perché venditori di palloncini e castagnole prenderanno posizione nella Villa Nazionale, coi mezzi guanti e il volto coperto da stracci di lana per combattere il vento, richiamando i bambini con la merce e facendo loro paura per l’aspetto; perché i profumi di mandorle caramellate, di castagne arrosto, di carciofi alla brace e di pizze fritte saranno portati ovunque dal vento, facendo aumentare la saliva in tutte le bocche e gorgogliare gli stomaci. Ma non è solo festa. È un po’ Natale , perché i marciapiedi sono invasi da merce stesa su lenzuola vecchie, e ognuno vende qualsiasi cosa, lecita o non lecita, in ogni grande via di passeggio e in ogni vicolo adiacente; perché i potenziali clienti sono costretti a camminare sulla strada, prendendosi strombazzate e schizzi di fango dalle automobili e dalle carrozze; perché i negozianti di frutta e quelli di salumi hanno preparato grandi archi di merce colorata: per smontarli ci vorrebbero delle ore e quindi già da giorni non chiudono più, e rimangono la notte a chiacchierare tra loro, imbacuccati nelle coperte e col braciere davanti; perché i capitoni guizzano vispi nelle grandi vasche dipinte di azzurro come il mare, lungo via Santa Brigida, e ogni tanto uno sguscia per strada e il pescatore lo insegue tra le gambe delle donne che scappano terrorizzate. Ma non è ancora Natale.

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Il Natale è un’emozione. Un’aspettativa di qualcosa di nuovo, finalmente. O solo del ritorno, con valigie di cartone legate con lo spago in vagoni pieni e puzzolenti, dai posti del lavoro a quelli degli antichi amori, che ridiventano nuovi se visti da così lontano. Il Natale è un’emozione. È forte, come la voglia di casa nel freddo e nel vento, e sottile, come il suono di una fisarmonica in una taverna per chi passa in fretta, senza sapere bene dove andare. Il Natale è un’emozione. Lo puoi aspettare giorno dopo giorno, da quando lo scirocco cade sotto i colpi del vento del Nord, ma quando ti arriverà addosso all’improvviso, comunque, come un cavallo imbizzarrito pieno di sonagli e pennacchi. Il Natale è un’emozione

(Tratto da Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni, Einaudi)

Souvenir

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  • Titolo: Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 5 Dicembre 2017

Ottobre da ricordare. Ottobre da dimenticare. 

Ottobre. Che mese strano è ottobre. Le vacanze sono un lontano ricordo e per il periodo natalizio manca ancora troppo. Anche il tempo è indeciso, è capace di cambiare dall’oggi al domani o anche dalla mattina alla sera. Ottobre è uno sbalzo d’umore perenne ed in questo caos umorale è capace di trascinare anche te. È una mattina d’ottobre che un signore viene ritrovato in un cantiere della metropolitana, sprovvisto da tutto ciò che potrebbe fornirgli un’identità e in stato comatoso. Non è una rapina finita male, di questo ne sono certi i Bastardi di Pizzofalcone chiamati a risolvere la questione. Dopo aver appurato che l’aggredito è un turista americano in villeggiatura a Sorrento con la sorella e la madre, vengono a conoscenza del fatto che la madre di quest’ultimo Charlotte Wood è un ex diva hollywoodiana che per un brevissimo periodo nel passato ha animato la piccola cittadina del golfo quando si è recata per girarci uno dei suoi film più famosi: Souvenir.

È nel passato che bisogna tornare, è nel passato che bisogna scavare per risolvere il mistero di oggi.

Quanta strada hanno fatto i Bastardi e quanta ne dovranno fare ancora per dimostrare che nonostante i peccati commessi in precedenza sono degli ottimi poliziotti. Lavorare in un commissariato sempre a rischio chiusura non li fa star tranquilli, ma forse stavolta dopo tanta fatica anche gli altri finalmente si stanno accorgendo del loro merito e del loro valore. Tranquilli i Bastardi non possono esserlo mai, tanto meno questa volta che la loro indagine intreccia la vita di una famosissima attrice oggi colpita da Alzheimer con quella di una donna coniugata di un colletto bianco resosi latitante. Da una parte le pressioni del consolato americano e dall’altro quello della direzione distrettuale antimafia che con un solo battito di ciglia potrebbe portare via il caso ai Bastardi.

Come sempre non c’è solo l’indagine a cui pensare, i Bastardi hanno una loro vita e i loro problemi personali. Lojacono sempre preso dalla sua incasinata vita sentimentale e dall’evidenza che la sua bambina stia crescendo; Ottavia sempre pensierosa per il suo Riccardo e Romano impegnato in tutto e per tutto per ottenere l’affidamento della piccola Giorgia. Infine i più giovani Alex e Aragona, entrambi alle prese con due figure paterne autoritarie ed ingombranti con la differenza che se il padre della Di Nardo di è celato dietro un muro fatto di silenzio e che con la figlia non vuole averci più niente a che fare, il padre di Marcolino non solo parla (e pure più del figlio), ma dal figlio vuole pure un favore, ma di quelli grossi, capace di mandare in crisi il povero Aragona (lui con tutta la sciarpa) che dovrà capire da che parte stare e che tipo di poliziotto vuole essere.

Niente è come ottobre, per riproporre un antico souvenir. Nessun souvenir vale un ottobre. Perché è ottobre stesso, un souvenir.

È malinconico questo romanzo, a partire dal titolo. Cos’è un souvenir se non il tentativo di bloccare per sempre il ricordo di un posto in cui siamo stati felici? Tutta l’indagine che si snoda tra Napoli e Sorrento e tra presente e passato è permeata da una malinconia di fondo, da un tempo che è stato per poco felice e che mai tornerà, dai rimpianti e dai rimorsi che ci portiamo dietro e che ci fanno esclamare e se? Ci pensa il finale a scuoterci e a farci desiderare di poter avere la prossima indagine da leggere il prima possibile tra le mani. 

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Rondini d’inverno

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    • Titolo: Rondini d’inverno. Sipario per il commissario Ricciardi
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi (Stile Libero)
    • Data di pubblicazione: 5 Luglio 2017

Estate per molte persone significa ferie e vacanze. Estate per molti lettori significa solo una cosa: il ritorno del commissario Ricciardi.

Lo avevamo lasciato disperato mentre osservava dalla finestra della sua camera la proposta di matrimonio che il tedesco stava facendo ad Enrica, la sua Enrica, nella casa di fronte. Quella finestra attraverso cui l’aveva conosciuta e se n’era innamorato ora gli stava infliggendo la più dura delle pene: vedersi sottrarre l’amore della sua vita.

Siamo nei giorni successivi al Natale ed antecedenti il Capodanno, giorni strani questi quando la frenesia delle feste si va attenuando e sentimenti come la malinconia e l’euforia prendono il sopravvento. La malinconia di un anno che finisce e che magari non è andato come avremmo voluto e l’euforia dell’anno che sta per iniziare, che ci permette di voltare pagina e sperare che le cose, almeno per quest’anno, almeno per stavolta vadano se non bene almeno meglio.

Qualcosa è cambiato nel cuore di Ricciardi, qualcosa si è smosso e nonostante il perpetuo tormento di vedere i morti pochi istanti prima dell’atto fatale, qualcosa nell’animo di Ricciardi è più leggero. Quasi a non voler rovinare questa leggerezza d’animo anche il caso su cui lui e Maione si ritroveranno a lavorare è molto semplice. L’attore Michelangelo Gelmi durante la scena di uno spettacolo ha ucciso la moglie Fedora Marra. Lo hanno visto tutti il colpo di pistola che doveva essere a salve era vero e anche Gelmi non nega di essere stato lui, o meglio ammette di essere l’autore del colpo ma non l’ideatore: sono stato io, ma non sono stato io. 

Ricciardi crede alla buona fede di un uomo innamorato della moglie che mai avrebbe ucciso e decide di approfondire quel delitto la cui risposta sembra già essere scritta a caratteri cubitali. Le cose a pensarci bene non sono sempre come sembrano e in quel mondo, quello del teatro, in cui realtà e finzione si sovrappongono e si fondono stabilire con chiarezza cosa è e cosa non è non è sempre semplice.

Se da un lato ci sono Ricciardi e Maione a lavoro sull’uccisione della talentuosa attrice di rivista, dall’altro lato c’è sempre Maione che offre il suo aiuto ad un affranto dottor Modo intento a salvare la vita di una sua amica brutalmente picchiata e ridotta in fin di vita. Maione ha dimostrato di essere un fedele amico sia con il commissario, sia con il femminiello Bambinella e anche in questa occasione dimostrerà di essere non solo un valido brigadiere e un ottimo padre e marito, ma anche una persona di cui potersi ciecamente fidare.

Maurizio de Giovanni non ha fatto mistero di essere vicino alla conclusione del suo personaggio, probabilmente quello più amato. Pochi anni ancora e poi l’intenzione di andare in pensione una volta libero dai legami contrattuali con la sua casa editrice. Sarà che la fine si avvicina, sarà per altri oscuri motivi che una volta svelato il titolo di questo decimo romanzo paranoia e paura si sono impossessati dei fedelissimi lettori. Quel sipario ha gettato molti nello sconforto: morirà Ricciardi? Quello che in molti hanno dimenticato è che i romanzi del commissario dagli occhi verdi hanno avuto delle tematiche cicliche. Abbiamo iniziato con le stagioni, siamo passati alle festività e siamo approdati nel mondo della canzone napoletana. Quelle rondini d’inverno fanno riferimento alla famosissima e bellissima canzone Rundinellala cui composizione è ben raccontata in queste pagine. Siamo nel mondo della canzone e con questa indagine siamo nel mondo del teatro e della rivista: concludete voi e capite quale sia il sipario a cui si fa riferimento. Maurizio ci ha promesso altri due Ricciardi, non siate catastrofici e non pensate sempre al peggio.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

I guardiani

i guardiani

    • Titolo: I guardiani
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Rizzoli
    • Data di pubblicazione: 13 Aprile 2017

Chi è lettore delle creature nate dalla penna di de Giovanni probabilmente in questo libro faticherà a riconoscere lo scrittore che ha ideato Ricciardi e Lojacono. Con i precedenti gialli questo libro non ha niente in comune partendo dalla cosa più ovvia: non è un giallo. Qualche morto c’è, ma i protagonisti non hanno il compito né il dovere di cercare i colpevoli ed assicurarli alla giustizia, al massimo devono capire come questi morti siano collegati ai misteri che stanno seguendo.

Marco Di Giacomo è un antropologo, cinico, egoista e probabilmente anche egocentrico, scorbutico con gli studenti e antipatico con chiunque. E’ la barzelletta di tutto il mondo accademico perché ha sprecato tutta la sua carriera a star dietro a degli studi che non hanno mai trovato fondamento. E’ costretto dal rettore dell’Università a far da guida a una giornalista tedesca di una rivista scientifica che guarda caso si occupa proprio delle bizzarre ricerche del professore. Vorrebbe dire no, ma al rettore no non si può dire e decide di coinvolgere nella comitiva anche il suo fido scudiero/assistente Brazo Moscati e la sua unica ed adorata nipote Lisi cresciuta come sua figlia che ha ereditato non il carattere (per fortuna), ma la passione o meglio l’ossessione delle sue ricerche. Lisi infatti ha del tutto inglobato le teorie dello zio secondo cui c’è uno stretto legame tra i diversi luoghi dove si celebrano i riti di culto e che questi culti non sono da confinare in epoche passate, ma continuano ad essere celebrati a cadenza trentennale.

Napoli è una città ricca di sfaccettature, culture, culti e miti. E’ una città di luci ed ombre, di superfici e sottosuoli, ed è nella parte sotterranea che si focalizza il gruppo. E’ attraverso la chiesa di Pietrasanta, che sorge su un antico tempio di Diana, che accedono a uno spazio che probabilmente era un tempio dedicato ad Iside. Diana, Iside, Mithra: culti e luoghi. Luoghi così sacri in cui si celebravano questi antichissimi riti di certo non possono essere lasciati incustoditi, meglio affidarli a dei Guardiani…

Se con Ricciardi e Lojacono il giallo è un pretesto per raccontare i personaggi, qui i personaggi servono per raccontare una storia. Sono semplici strumenti, la storia è la protagonista assoluta. E’ una storia complessa e che richiede attenzione e maggiore sforzo da parte del lettore che dovrà star dietro a culti, teorie e colpi di scena degni di un action-movie. C’è chi lo ha paragonato a Glenn Cooper, Indiana Jones e Martyn Mistere, io facendo appello alle mie letture più umili lo paragonerei a Dan Brown, una sorta di Codice DaVinci in salsa partenopea.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

Vita quotidiana dei bastardi di Pizzofalcone

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    • Titolo: Vita quotidiana dei bastardi di Pizzofalcone
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 28 Febbraio 2017

Qualche giorno fa Maurizio de Giovanni sulla sua pagina Facebook ha scritto un post in cui si è dovuto scusare o meglio giustificare per l’uscita di questo libro. A chi lo accusava di un’operazione commerciale, spinta senza dubbio dagli ottimi ascolti che la fiction sui Bastardi ha registrato su Rai1, lui ha risposto che tutti i libri sono operazioni commerciali. A questo giro non sono d’accordo con lui. Fare gli scrittori è un mestiere, ci sono scadenze da rispettare e impegni presi da onorare, intorno ai libri ci sono persone che ci lavorano e soldi che girano ma dire che tutti i libri sono operazioni commerciali vuol dire offendere chi per i libri nutre una sete sconfinata. I libri dei cantanti ed attori che si improvvisano scrittori, quelli degli youtubers e affini sono libroidi (come disse la Murgia a proposito dei libri di Fabio Volo); tutti gli altri sono libri con la elle maiuscola. Questo libro è ad esempio un’operazione commerciale e non dobbiamo aver paura di dirlo credendo di offendere qualcuno.

Direte voi: dove vuoi arrivare? E soprattutto perché lo hai letto se lo reputavi un’operazione commerciale e lo dici pure? Primo perché di un libro se ne può parlare male solo dopo non dico averlo letto tutto, ma almeno sfogliato in parte, perché parlare (bene o male) di argomenti che non si conoscono è poco corretto. Secondo la cosa che mi ha convinto a leggerlo è il nome dello scrittore che è un marchio divenuto garanzia. Maurizio de Giovanni sa scrivere, altrimenti non si spiegherebbe il notevole (enorme, strabiliante) successo che ha da svariati anni. Non è mai banale, non è mai ripetitivo e soprattutto mette la passione in tutto quello che fa, una passione che emerge anche da poche righe e che ti fa precipitare in libreria appena esce un suo nuovo libro.

Venendo a questo, ve lo dico: si legge in pochissimo tempo. E’ per lo più un libro fotografico fatto di materiale di set e backstage durante i mesi della lavorazione della serie TV. E’ un libro che ci offre uno sguardo in più sulla vita dei protagonisti che abbiamo conosciuto nella serie. Nei Bastardi si sente forte più che mai la coralità, tutti i personaggi hanno una vita, un trascorso che stiamo assaporando poco per volta e che l’autore ci porta a conoscere meglio in queste pagine. Vi siete mai chiesti da dove derivi la rabbia incontrollabile di Romano? E la fissazione per i suicidi di Pisanelli? Non vi siete mai domandati cosa significhi vivere con un segreto inconfessabile come quello di Alex o quali siano i veri pensieri di Ottavia, la calma fatta persona che al suo interno ha un inferno? Ecco qui i Bastardi non hanno nessuna indagine da portare a termine, vogliono solo farsi conoscere di più, diamogliela questa opportunità.

Pane

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    • Titolo: Pane
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi (Stile Libero)
    • Data di pubblicazione: 29 Novembre 2016

Buona caccia bastardi.

Se le vacanze estive le passiamo in compagnia dell’affascinante commissario dagli occhi verdi e lo sguardo malinconico, tocca all’ispettore siciliano dagli occhi cinesi allietarci il periodo prenatalizio. Puntuale come ogni anno poco prima di Natale arriva la nuova indagine dei Bastardi di Pizzofalcone, una sorta di regalo anticipato.

Il commissariato di Pizzofalcone è formato dagli scarti degli altri commissariati, persone che con impulsività hanno sbagliato e ora pagano la loro pena da reietti standosene confinati sulla collina di Pizzofalcone con questo marchio quasi tatuato sulla pelle che nessuno pare disposto ad ignorare. I Bastardi, come li hanno e si sono soprannominati, da tempo hanno iniziato a lavorare bene incanalando una serie di successi lavorativi che per quanto apprezzati non hanno eliminato il rischio chiusura del commissariato. I Bastardi sanno che un semplice errore significherebbe il doppio della pena da scontare quindi vietato sbagliare. Il senso di giustizia Lojacono lo sente forte e sarebbe disposto a sacrificare se stesso e l’intera squadra pur di assicurare alla giustizia il vero colpevole. Ecco perché in quello che da tutti viene dato per scontato come un crimine ad opera della criminalità organizzata lui non ci sta e si assume il rischio, coinvolgendo tutti gli altri, di sfidare quelli della DDA.

Nell’omicidio di un panettiere, il Principe dell’Alba come viene chiamato da tutte le persone del quartiere, Lojacono non ci ha visto la camorra: troppe cose non quadrano per essere un crimine commesso da quelli che di certo non lasciano nulla al caso. E’ una sfida ai poteri forti e una guerra agli altri che continuano a considerare i Bastardi come degli incapaci che prima o poi ricommetteranno un errore. Forte più che mai in questa indagine è l’essere contro o con i Bastardi fin dalle prime righe.

Se Ricciardi è uno straordinario protagonista con degli ottimi comprimari, qui emerge la coralità e la forza del gruppo. Tutti hanno un ruolo e una storia alle spalle che libro dopo libro stiamo conoscendo e seguendo con interesse sempre maggiore.

Lojacono è diviso tra le sue tre donne: Laura, Letizia e sua figlia Marinella. Dal rapporto con la Piras vorrebbe di più e soprattutto vorrebbe viverlo alla luce del sole, ma da questo punto di vista Laura sembra non sentirci. Dal canto suo Giuseppe ha visto che ormai Marinella fa squadra comune con Letizia e non sembrerebbe contraria a vedere la cuoca al fianco di suo padre e anche lui non è indifferente alla presenza costante della donna in casa sua. Giorgio Pisanelli continua ad occuparsi di quegli stani suicidi che è impossibile non esser collegati tra di loro mentre Francesco Romano si è affezionato così tanto alla piccola Giorgia, la neonata salvata da morte certa, che ha deciso di tentare la strada dell’adozione. Alex che finalmente è riuscita a lasciare il nido e mettere le distanze con la figura tanto rispettata quanto temuta di suo padre e Aragona che sembra sempre convinto di essere in una serie TV americana e che sotto le improbabili camice e l’abbronzatura ha ancora tanto da far emergere e dimostrare che tanto superficiale poi non è.

De Giovanni in questa indagine sembra giocare con il luogo comune che vorrebbe Napoli sempre a braccetto con la camorra. Scippano una vecchietta? E’ la camorra. Rapinano una banca? E’ la camorra. Uccidono un povero cristo? E’ la camorra. Sto per rivelare una verità sconvolgente: a Napoli non c’è solo la camorra. Vi assicuro che se a Napoli e dintorni uccidono un tizio non è detto che sia sempre la criminalità organizzata; insomma la camorra non detiene il monopolio dei crimini napoletani e non tutti i problemi del capoluogo partenopeo derivano da essa. Partendo da un elemento tanto semplice quanto fondamentale come il pane de Giovanni racconta una storia in cui emerge l’onore della famiglia, il dovere di un uomo nei confronti della propria coscienza, il valore delle tradizioni e l’importanza di quel lavoro non considerato come tale, ma piuttosto come una missione. L’abilità di de Giovanni di confezionare storie è strabiliante, non ne sbaglia una il Maestro. Alla prossima Bastardi!

Serenata senza nome

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    • Titolo: Serenata senza nome
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2016

Finalmente dopo un anno di trepidante attesa è tornato e noi lettori ormai ribattezzati ufficialmente de Giovanners non stiamo più nella pelle. I libri di de Giovanni li aspetti con la stessa impazienza con cui aspetti un temporale in una giornata di caldo afoso o come gli studenti aspettano il suono della campanella l’ultimo giorno di scuola. I libri di de Giovanni li aspetti, li divori e poi passi il tempo ad aspettare il prossimo. E’ un circolo vizioso sintomo di de Giovannes fever.

Serenata senza nome è il nono che vede protagonista il bel commissario dagli occhi verdi e il secondo dedicato al ciclo della canzone napoletana dopo quelli dedicati alle quattro stagioni e alle festività quali Natale, Pasqua e Madonna del Carmine. Per chi vivesse in un altro mondo e non ha mai letto nessun romanzo (Dante ha riservato per voi un girone dell’inferno apposito, tranquilli) vi basti sapere che Luigi Alfredo Ricciardi è un commissario della pubblica sicurezza a Napoli in funzione nei primi anni trenta quando in Italia il fascismo aveva ormai iniziato la sua ascesa. Quello che caratterizza Ricciardi è ciò che lui stesso ha denominato il fatto, ossia la possibilità di sentire le ultime parole pronunciate dalla vittima. Il fatto per quanto possa essere determinante nelle indagini ha portato l’affascinante commissario ad essere perennemente malinconico oltre che aver eretto un muro che impedisce agli altri di conoscerlo nel profondo.

Nel precedente avevamo lasciato Ricciardi a doversi difendere dall’accusa di pederastia mossa da una Livia nuovamente respinta e che ha trovato in quel movente il motivo per cui Ricciardi ha sempre resistito alla sua carica femminile e passionale. Il tempestivo aiuto di Bianca contessa di Malaspina permette a Ricciardi di respingere tale accusa e tornare così alla sua vita.

E’ proprio con Bianca che ritroviamo Ricciardi, tra banchetti e serate mondane perché anche se l’accusa è stata scongiurata mostrarsi in compagnia di una bellissima donna come la contessa non può che confermare ulteriormente l’errore. E poi con la contessa Ricciardi è riuscito a creare un rapporto d’amicizia che non era riuscito a creare con Livia o tanto meno con Enrica. Due rapporti forse persi per sempre con la prima ferita e offesa dal suo ennesimo rifiuto e la seconda a quanto pare impegnata con un ufficiale maggiore tedesco. Mondanità e questioni personali a parte la priorità di Ricciardi è il lavoro e il caso del momento ha la precedenza. Vinnie Sannino emigrato negli Stati Uniti a sedici anni a cercar fortuna è diventato poi un campione dei pesi medi-massimi e per questo preso ad esempio dal regime come prototipo di maschio italiano invincibile salvo poi prenderne le distanze quando dopo aver ucciso sul ring un avversario ha deciso di ritirarsi e ritornare in Italia. Il ritorno a Napoli era da sempre nella sua testa perché Vinnie quando è partito sapeva che non sarebbe stato per sempre; il tempo di trovare i soldi e poter offrire al suo unico e grande amore Cettina la vita che lei meritava. E’ proprio dell’assassinio del marito di Cettina che Vinnie è accusato. Forza e movente ci sono ma niente è detto fino all’ultimo, anche quando tutto sembra ovvio e scontato.

Il brigadiere Maione, inseparabile braccio destro di Ricciardi, oltre ad occuparsi del caso con il suo superiore e dover fronteggiare l’influenza che ha colpito tutta la sua famiglia si troverà ad aiutare Bambinella e a dover ammettere a se stesso che il rapporto con il femminiello non è solo finalizzato alle informazioni di primissima qualità che con tempismo Bambinella è in grado di fornirgli ma è un rapporto d’amicizia e gli amici si sa si aiutano nel momento del bisogno.

Non so se mi posso definire fan di un autore, ma nel caso di de Giovanni è così, perché da quando mi ha fatto conoscere Ricciardi e poi Lojacono non l’ho più abbandonato e soprattutto cerco di non perdermi niente di quello che scrive. Avendo avuto il primo incontro proprio con Ricciardi i libri a lui dedicati li porto nel cuore e gli sono più affezionata. Non ne sbaglia uno Maurizio (dopo tutti i libri letti questa confidenza mi è concessa). E’ sempre tutto troppo perfetto. Ottima trama, gran crescita dei personaggi, frasi che ti rimangono impresse e Napoli che riesce ad essere cornice e protagonista nello stesso tempo. Ora, come sempre, aspetto il prossimo.

Vipera

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Vipera è il nome in cui in tutta Napoli è conosciuta la migliore, la più bella delle ragazze che fanno il mestiere.

Benvenuti in primavera, niente è più pericoloso di tutta quest’apparente innocenza. Ricciardi non ama questo periodo, trova la primavera una stagione in cui tutte le passioni represse durante il freddo dell’inverno non aspettano altro che venir fuori all’improvviso e distruggere tutto. E’ durante la settimana Santa che viene uccisa Maria Rosaria Cennamo, in arte Vipera, una delle prostitute più belle e conosciute di tutta Napoli, la punta di diamante del Paradiso, bordello raffinato di via Chiaia, una vera e propria pubblicità vivente per quel posto, dove c’erano persone che venivano addirittura solo per lei. Nonostante la fama e la bellezza, Vipera però aveva solo due clienti: il cavaliere Ventrone e Peppe ‘a frusta. Il primo commerciante di santi e madonne, il secondo il primo amore di Vipera quando ancora non faceva la prostituta, che poco prima della morte l’aveva chiesta in moglie per toglierla da quel bordello, geloso com’era non poteva sopportare che la sua donna stesse alla mercé degli altri. Le due donne più a contatto con Vipera erano Lily, sua compagna al Paradiso che prima del suo arrivo era la preferita di Ventrone e Madame Yvonne, la proprietaria del casino che poteva perdere la sua attrazione principale se Vipera avesse accettato la proposta di Peppe ‘a frusta.

Se il Ricciardi commissario è impegnato alla ricerca del colpevole di Vipera tra i vari sospettati tutti con una ragione valida per ucciderla, il Ricciardi uomo deve fare i conti con i suoi sentimenti. Spaventato dall’amore, consapevole degli effetti negativi che può avere, Ricciardi non può ignorare che il rapporto con Enrica, la ragazza che abita di fronte e che ha passato le sere ad osservare, sia cambiato velocemente dopo lo scambio di quel frettoloso bacio. Ricciardi si è imposto una solitudine forzata a causa del fatto e non vuole di certo trascinarci Enrica, se le vuole bene la deve tenere a distanza, anche se vederla frequentare spesso casa sua dove la ragazza va a far visita a Rosa, lo rende felice.

E siamo a Napoli dove ogni festa ha i suoi riti e la Pasqua è raccontata attraverso i piatti tipici della tradizione, primi fra tutti la famosa minestra e la pastiera, raccontate entrambe nei minimi dettagli.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone

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    • Titolo: Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 24 Novembre 2015
    • Compra il libro su Amazon: Cuccioli per i Bastardi di Pizzofalcone

Una neonata abbandonata accanto a un cassonetto della spazzatura poco distante dal commissariato dà l’avvio alla nuova indagine dei Bastardi che contemporaneamente devono risolvere il caso dell’uccisione di una giovanissima ragazza ucraina. Gli agenti del nucleo di Pizzofalcone hanno dimostrato in più di un’occasione il loro valore, ma niente, il destino del commissariato pare sempre essere sul filo del rasoio e la chiusura è sempre dietro l’angolo: insomma se sei stato bastardo una volta lo sarai per sempre, e prima o poi una sciocchezza la commetterai. Bisogna fare in fretta, come sempre, e risolvere al più presto queste indagini, anche se i problemi personali sembrano prendere il sopravvento su di essa; Romano, il più coinvolto di tutti visto che il ritrovamento della bambina è stato suo, vive ancora nel ricordo della sua ex moglie, Pisanelli ossessionato da quegli strani suicidi, Alex costretta a nascondere la sua omosessualità quasi anche a se stessa e Ottavia e le preoccupazione per la salute precaria di suo figlio. E infine lui, Lojacono che sembrava aver trovato pace con sua figlia Marinella lì con lui a Napoli e con Laura Piras al suo fianco, se non fosse che il fascino di Letizia non gli è indifferente e il clima che la bella cuoca riesce a ricreare con sua figlia sa tanto di famiglia, un clima che è consapevole di non poter ricostruire con la dottoressa.

Cuccioli è il romanzo più corale di de Giovanni, quasi a dimostrazione che la squadra dei Bastardi viene prima di tutto, niente spazio a protagonismi. Come ad ogni finale si spera di non dover attendere molto altro tempo prima di una nuova indagine, con la consapevolezza questa volta che vedremo ben presto i Bastardi sugli schermi televisivi.

Leggi la recensione sul blog Io Leggo- Io Donna del Corriere della Sera del 6 Dicembre 2015