Troppo freddo per Settembre| Maurizio de Giovanni

Nella mia vita da lettrice da qualche anno a questa parte sono diventati fissi gli appuntamenti con i nuovi libri di Maurizio de Giovanni che essendo scrittore dalla penna fluente ci regala un bel po’ di storie che ci fanno compagnia durante l’anno. Quindi appena concludiamo una storia, noi de Giovanners siamo certi che nel giro di poche settimane avremo tra le mani una nuova indagine a cui appassionarci.

Mina Settembre è tornata in libreria con “Troppo freddo per settembre” per Einaudi. La vulcanica e provocante assistente sociale del consultorio dei Quartieri Spagnoli che avevamo conosciuto con “Dodici rose a settembre” (Sellerio) sarà alle prese con una strana richiesta. Una donna arriva in consultorio pregando Mina di aiutarla nel dimostrare l’innocenza di suo figlio Rosario da poco uscito dal carcere che sicuramente verrà incastrato per un delitto che non ha commesso. Non è giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, si dice, e di colpe Rosario non ne ha se non quelle di essere nato in una famiglia di camorristi e quindi di essere costretto a portare avanti il mestiere di famiglia, se così si può definire. Il delitto di cui viene accusato Rosario è quello del professore in pensione di Lettere, Giacomo Gravela, morto in circostanze strane: morte naturale, omicidio o suicidio?

Quello che contraddistingue Mina, oltre a una quinta abbondante che cerca in tutti i modi di nascondere agli sguardi degli uomini di mezza Napoli, è la determinazione, la passionalità e la caparbietà nel portare avanti le nobili cause, anche a costo di trascinare un ignaro Domenico Gammardella chiamami Mimmo in indagini improvvisate e anche a costo di mettersi nei guai, perché ci sono cose per cui vale la pena battersi.

Abbiamo un’indagine che crea interesse fin dalle prime righe e abbiamo dei personaggi che scopriamo essere pagina dopo pagina sempre più interessante. Mina ha una cazzimma tutta sua e una verve indiscutibile, Domenico Gammardella chiamami Mimmo ha un candore che quasi commuove: possibile mai che non si accorge del trambusto che è capace di creare presso il consultorio? Ci sono il magistrato Claudio De Carolis (per inciso ex marito di Mina) e il maresciallo Gargiulo i cui duetti fanno sempre sorridere. Soprattutto c’è una storia che scuote chi legge, che prende gli stereotipi e li abbatte, perché in questo libro tutto ruota intorno a una cosa: la predestinazione. De Giovanni in questo libro è stato abilissimo nel toccare uno degli argomenti che vanno a braccetto quando si parla di Napoli, ossia la camorra, spostando però il focus della discussione su un altro punto: quanto conta nascere in un determinato luogo? Quanto conta crescere in una determinata famiglia?

C’è da un lato un ragazzo che è nato nella famiglia sbagliata in un posto sbagliato e che anche se amava leggere e studiare e si è laureato in prigione è costretto a portare avanti gli illeciti affari di famiglia, perché non ha alternative, perché non ti puoi ribellare, perché è sempre stato così e sempre sarà così. Dall’altro c’è chi è convinto che invece il cambiamento è possibile, perché il posto in cui nasci non determina la tua vita e che i luoghi comuni esistono, affinché possano essere ribaltati.

In Troppo freddo per settembre i personaggi prendono sempre più forma caratterizzandosi ulteriormente e vorrei chiudere come ho chiuso la maggior parte dei miei post dedicati ai libri del Maestro: arrivederci alla prossima indagine.

  • Titolo: Troppo freddo per Settembre
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 15 Settembre 2020

Guida all’acquisto| Einaudi Edition!

1200x627_Einaudi_Telo_06_20

Estate tempo di partenze, estate tempo di vacanze, ma soprattutto estate tempo di consigli di lettura: quante liste dei libri da leggere assolutamente sotto l’ombrellone avete già letto? Dirò una cosa: a me le liste di lettura piacciono. Certo, ci sono più liste che lettori, ma per me è l’occasione di fare il punto sulle mie letture, vedere quello che ho già letto e segnare quello che vorrei leggere.

Questa è una lista di letture Einaudi Edition, visto che dal 3 luglio fino al 31 agosto con l’acquisto di due libri Einaudi avrete in omaggio una borsa in tela con il marchio dello struzzo (c’è blu e grigia, lo dico per amore di informazione).

I più maliziosi staranno pensando: eccola, ci mancava il post marchetta, chissà quanto l’hanno pagata per dirci due titoli che potevamo cercare da soli. Mi spiace deludervi, soldi non ne ho visti, né tanto meno mi è stato chiesto: amo la Einaudi e questo lo sanno anche i sassi, ne leggo tanti e mi andava di fare una veloce guida agli acquisti visto che sono due anni che ripropongo quella dedicata agli Stile Libero ed avevo voglia di aggiornarla. Prendetevi questi consigli senza fare troppe storie.

Tre libri da poco usciti

  • «Ricordati di Bach» di Alice Cappagli. Cecilia ha otto anni quando un incidente lede il nervo di una mano e lei di tutta risposta decide di iniziare a prendere lezioni di violino. Le passioni che condizionano la vita e le segnano una volta per tutte e la tenacia che serve per dare la direzione che vogliamo al nostro destino.
  • «I valori che contano» di Diego De Silva. L’avvocato Vincenzo Malinconico è finalmente tornato, questa volte alle prese con una ragazza che piomba sul pianerottolo di casa sua in mutande e con la scoperta di quella cosa chiamata malattia che quando irrompe nella vita scombussola le carte e definisce i valori che contano, ma quelli che contano davvero.
  • «L’assassino ci vede benissimo» di Christian Frascella. Sempre in temi di ritorni, è tornato anche Contrera con un carico di guai che cresce di volta in volta, situazioni assurde in cui riesce ad infilarsi e un delitto da risolvere nel giro di una notte per evitare che la situazione degeneri fino alla follia. Egocentrico ed egoista come pochi, ma forse lo amo proprio per questo.

Tre libri ET

  • «Resto qui» di Marco Balzano. Libro del cuore numero uno (e come mai non ha vinto il Premio Strega lo avete capito?). La storia di Trina e il senso di appartenenza al proprio territorio da difendere come se fosse una persona amata.
  • «L’animale che mi porto dentro» di Francesco Piccolo. Libro del cuore numero due. Andare sotto la superficie del maschio non è cosa semplice, anche perché spesso sotto la superficie non c’è niente. Battute ovvie a parte, il maschio in tutta la sua essenza e nelle sue mille sfaccettature.
  • «Persone normali» di Sally Rooney. Libro del cuore numero tre. Su questo libro ho detto tanto, anzi ho detto troppo. Dico solo che la serie TV tratta dal libro arriva finalmente in Italia il 16 luglio sulla piattaforma Starzplay e quindi se non avete letto ancora il libro, adesso non avete più scuse.

Tre Stile Libero

  • «Insegnami la tempesta» di Emanuela Canepa. Quanto è difficile essere madri, ma spesso quanto è difficile essere figlie. Tre donne, una madre, la figlia e una suora, i conflitti tenuti dentro e che poco alla volta si svelano e soprattutto i legami e le difficoltà che spesso abbiamo nel costruirli e nel portarli avanti.
  • «L’invenzione di noi due» di Matteo Bussola. Milo e Nadia sono una coppia in crisi e Milo per riconquistare la moglie decide di scriverle delle lettere con la speranza di farla innamorare di nuovo di lui. Sarò sincera; i personaggi li avrei strangolati più e più volte durante la lettura, ma la storia è bella si legge con velocità ed interesse.
  • «Tre passi nel delitto» di Cassar Scalia, De Cataldo e de Giovanni. Questo libro è in uscita il 16 luglio ed è un libro che metto sulla fiducia che ho nei confronti di questi tre maestri del giallo italiano (potevo fare una guida senza mettere almeno un libro del maestro Maurizio? Eh no).

Chiudo alla grande, con tre libri di Cesare Pavese che non hanno bisogno di presentazioni.

Il Maggio del Libri 2020| Napoli Leggendaria

A4orizzontaleAnteprima

«È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Leggende napoletane. Matilde Serao

Se c’è un sentimento che plasma Napoli quello è l’amore e non a caso molte delle leggende nate e tramandate sono leggende d’amore, un amore nella maggior parte dei casi sofferto, crudele e tragico, parabola di una città di cui ci si innamora all’istante e che al tempo stesso di quell’amore ci fa soffrire, costringendoci ad un odi et amo eterno.

«Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze».

Leggende napoletane. Matilde Serao

«La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile».

Almarina. Valeria Parrella

Si racconta di un bel giovanotto amato da tutti che si chiamava Posillipo il cui animo era infelice a causa di un amore non corrisposto per una fanciulla di campagna tanto bella quanto fredda che si chiamava Nisida. Non potendo sopportare la vista di Nisida, Posillipo decise di farla finita buttandosi in mare. I Fati non accettando il destino trasformarono lui in un poggio che si bagna in mare e lei in uno scoglio posizionato di fronte. Il poggio è diventato un luogo di bellezza ammirato da tutti, lo scoglio invece ospita un carcere minorile che raccoglie i lamenti e la disperazione di chi è costretto a soggiornarci.

«Si davano appuntamenti al Virgiliano, a Posillipo o sulla collina di Capodimonte, nel bosco attorno alle mura del museo nelle cui sale Lorenzo aveva ammirato la Flagellazione di Cristo di Caravaggio».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Leggenda vuole che lui non amasse la città. Preferiva la quiete del bosco dove solo e triste camminava. In città c’era una fanciulla che si struggeva d’amore per lui, ma il pensiero di lui era rivolto ad un altro amore, un amore ignoto e indefinito che vide comparire una mattina d’inverno, in una forma senza forma, una forma fatta della stessa consistenza dell’aria. Quando lui si avvicinò, lei subito scomparve. Disperato, la invocò con tutte le forze, sperando di poterla rivedere e lei ogni giorno iniziò a concedersi sempre di più. Compariva, sorrideva e lo salutava. Non parlava mai, la voce le tremava e le moriva in gola, ma lo ascoltava sempre e ogni giorno rimaneva sempre di più con lui che tanto l’amava. In un crepuscolo d’autunno lui nella disperazione totale le chiese: mi ami?. Sì, rispose lei e lui in un impeto di passione l’abbracciò. Si sentì un rumore orribile, uno scricchiolio assordante. Lei cadde al suolo frantumandosi in tanti cocci di porcellana.

«E adesso, mentre si avviava verso Poggioreale per l’appuntamento con l’avvocato Moscato, era ben lieto di risultare pressoché sconosciuto alle guardie carcerarie».

Anime di vetro. Maurizio de Giovanni

«Ho cominciato a sentirla nell’aria di Capodimonte dove mia madre si è accampata insieme ai morti e a morticini della tisi che in mezzo alle nuvole hanno cominciato a dirle: a nuie chest’aria non ci ha dato la guarigione».

La compagnia delle anime finte. Wanda Marasco

«La discesa costeggia i giardini e gli orti della Certosa di San Martino e offre vedute spettacolari».

Cara Napoli. Lorenzo Marone

«Quelle manco di accorgono di niente. Che stanno al Vomero, mica dentro all’Oceano Indiano».

L’altra madre. Andrej Longo.

C’erano quattro fratelli che si amavano tantissimo e non si staccavano mai l’uno dall’altro. Erano giovani e belli e tutti segretamente innamorati di una fanciulla la cui sorte malevola volle che fosse la stessa per tutti e quattro. Lei non ricambiò l’amore di nessuno e una notte sparì per sempre. I quattro l’aspettarono pazientemente per migliaia di anni e ancora la attendono e nel frattempo si sono uniti in quattro colli ameni dal nome di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e Vomero.

«Invece ride il mare di Mergellina: ride nella luce rossa delle giornate stupende; ride nelle morbide notti d’estate, quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d’argento, ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia».

Leggende napoletane. Matilde Serao 

C’era un pescatore fortunato che passava le giornate fra reti ed ami. Un uomo semplice e buono che un giorno seduto a riva scorse una ninfa marina con un corpo bianco e provocante e con lunghi capelli biondi che cantava soavemente. Il pescatore cercando di raggiungere la ninfa precipitò in mare e il sito dove annegò venne chiamato Mergellina e leggenda vuole che in alcune notti d’estate compaia la sirena.

«Eccola là, davanti a lui, la principessa Sissi della Napoli autentica. Forse fu per la vera Sissi che il Vate scrisse ‘A vucchella proprio in quel locale, durante la Belle Epoque. C’era già stato, Lorenzo, al Gambrinus, pensando che a quei tavolini si erano seduti Benedetto Croce e Wilde, Hemingway e Jean-Paul Sartre».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Si narra che il fantasma di una bambina vissuta agli inizi del 1900 appaia ogni novembre nei laboratori del Caffè Gambrinus e il periodo delle apparizioni non è casuale, visto che agli inizi di quel mese si procede con la preparazione del torrone, dolce di cui la bambina andava ghiotta. Molti napoletani che hanno assistito all’apparizione raccontano di una bambina che sorrideva allegramente mentre passeggiava intorno ai tavoli dove erano conservate le tavolette di torrone.

 

 

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone| Maurizio de Giovanni

nozze

Un matrimonio a febbraio. Che assurdità.

È febbraio e Napoli è avvolta da un vento gelido, quel tipo di vento forte e ghiacciato che costringe le persone a rintanarsi nei cappotti pesanti e a difendersi a suon di sciarpe e cappelli di lana. Anche a Napoli c’è vento, a dispetto di chi la vorrebbe sempre col sole.

Costanza Giaquinto alla veneranda età di ottantanove anni ama trascorrere le sue giornate affacciata a una delle finestre della abitazione del Seicento dove può ammirare l’orizzonte e perdersi nelle memorie che il mare le fa affiorare, solo così riesce a sentirsi meno sola. È dalla sua finestra che una mattina si accorge di un bellissimo abito da sposa che galleggia tra le onde, trascinato dalla corrente.

Nella grotta che si affaccia sulla spiaggetta viene rinvenuto il cadavere di una giovane donna. Segni particolari? Nuda. Un solo colpo dritto al petto costatole la vita.

È un caso per i Bastardi del commissariato di Pizzofalcone che indagine dopo indagine, successo dopo successo, si sono scrollati di dosso l’etichetta di reietti e possono finalmente lavorare senza avere addosso l’ansia di un’imminente chiusura della loro sede. La cattiva fama è difficile da cancellare e la squadra di Lojacono sa bene che basta un passo falso per cancellare tutti i progressi fatti, motivo per cui bisogna lavorare bene, senza sgarrare e senza forzare le regole.

Il caso di Francesca Valletta, la giovane ragazza rinvenuta sulla spiaggetta, si mostrerà in un modo e si rivelerà essere tutt’altro, perché Francesca, che il giorno in cui è stata ritrovata avrebbe dovuto sposarsi e per quanto lei fosse amata da tutti e descritta come una ragazza senza grilli per la testa, avrebbe contratto matrimonio con Giovanni Sorbo, figlio di Emilio Sorbo, capo-clan pregiudicato e con una serie di processi a suo carico per molteplici delitti.

Il particolare non è di poco conto, tanto che il caso suscita l’interesse del magistrato della Dia Diego Buffardi che concede ai Bastardi tre giorni di tempo per risolvere il caso: scaduti quelli, ciao ciao all’indagine. I Bastardi avranno poche ore per dimostrare che non tutto ciò che avviene sotto il cielo di Napoli è colpa della camorra. È un pregiudizio difficile da superare oltre che un’approssimazione superficiale. Esplode un colpo di pistola a Napoli? Sarà stata la camorra.

Una cosa prestata, una cosa regalata, una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa blu.  

Il tempo scorre e scorre in fretta, un’indagine che assorbirà tutti i componenti i quali non dimentichiamoci hanno una vita e tutto il carico di problemi che questa comporta. Giuseppe Lojacono ad esempio, vorrebbe veder concretizzato il suo rapporto segreto con Laura Piras, ma la dottoressa al solo sentir nominare la parola nozze cambia discorso.

Ottavia vorrebbe avere il coraggio di lasciare l’uomo che ha avuto al suo fianco per anni e che probabilmente non ha mai amato per vivere la sua storia con Palma alla luce del sole, ma ha un figlio a cui pensare e un figlio ha sempre la priorità nella vita di una mamma, anche se questo significa rinunciare alla felicità.

Stesso discorso per Alex e per l’amore con la sua Rosaria: l’abito bianco per le due è mera utopia.

Francesco Romano ha Giorgia al suo fianco, la piccola Giorgia che un giorno spera di adottare, un periodo perfetto, se non fosse che alla mente riaffiora sempre il ricordo di quella dottoressa.

Meno male che a risollevare il morale c’è sempre Marcolino Aragona con i suoi look in-commentabili che non si sa come finirà a vivere nella stessa casa di Giorgio Pisanelli. Un attacco di affezione nei confronti del suo superiore, mascherato dal fatto che la famiglia gli ha tagliato l’assegno mensile e l’albergo dove risiedeva lo ha gentilmente messo alla porta.

Ed infine Elsa Martini, l’ultimo pezzo che fatica ancora ad integrarsi nella squadra e in questa pazza città in cui forse non è capitata per puro caso…

Una cosa prestata, una cosa regalata, una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa blu.

Maurizio de Giovanni torna con Nozze, Einaudi, la nona indagine dei Bastardi di Pizzofalcone. Sono cresciuti, sono cambiati, sono maturati e le loro storie continuano a raccontarci cose che di loro ancora non sapevamo. Quelle ferite che li avevano segnati sembrano essere sparite, invece ci sono, solo che sono meno evidenti. Quelle ferite hanno fatto spazio ai nuovi problemi d’affrontare, alle varie situazioni in cui si ritrovano loro malgrado. Nove libri sono tanti, qualcuno potrebbe dire che l’autore non ha più niente da dire. Non Maurizio e non i Bastardi, capaci di appassionare ancora e a regalarci degni colpi di scena che ci fanno desiderare ardentemente una sola cosa: una nuova indagine al più presto, ne abbiamo bisogno.

  • Titolo: Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 3 Dicembre 2019

Dodici rose a settembre| Maurizio de Giovanni

dodici rose a settembre

Ogni nuova uscita di Maurizio de Giovanni è accompagnata da una sorta di rito che faccio insieme al mio gruppo che ormai avete imparato anche voi a conoscere, i mitici #deGiovanners. Lo aspettiamo insieme e ci diamo appuntamento a lettura terminata per poterne parlare liberamente. Dopo la fine del ciclo dedicato a Ricciardi ho notato che questo Dodici rose a settembre (Sellerio) era meno atteso rispetto al solito, come se tutte le energie le avessimo dirottate sull’altro personaggio che tanto ci ha fatto soffrire e gioire e soprattutto devo ammettere che mi sono avvicinata a questo nuovo libro con molto sospetto e soprattutto timore: ma questa Mina Settembre mi piacerà?

Ai Bastardi ci arrivai perché in piena febbre Ricciardi e avendo letto tutti i libri a lui dedicati avevo bisogno di colmare il vuoto con qualcosa e al più presto possibile e mi dirottai sui primi libri incentrati sul nucleo di Pizzofalcone. Con Sara (il personaggio sviluppato per Rizzoli) le cose non sono andate bene: empatia zero e abbandonata al primo libro. I Guardiani (sempre made in Rizzoli) sono un capitolo che ho preferito dimenticare più in fretta possibile. Capite bene che non era scontato che questa Gelsomina detta Mina facesse breccia nel mio cuore di lettrice, perché anche gli autori del cuore sbagliano e dire il contrario significa solo mentire.

Basta chiacchiere e arriviamo a parlare del libro. Gelsomina Settembre era già apparsa in due racconti contenute in due antologie Sellerio: Un giorno di Settembre a Natale, in Regalo di Natale Un telegramma da Settembre in La scuola in giallo. Con Dodici rose a settembre si è guadagnata un romanzo tutto per sé.

Mina è una donna che ha superato i quaranta con una vita dai tanti sogni infranti. Un matrimonio con un magistrato che è terminato con un divorzio e che l’ha costretta a tornare a vivere nella cameretta in cui è cresciuta a casa da mammà, una donna costretta sulla sedia a rotelle, con un lingua affilata ed un parlato colorito. Lo sport preferito della mamma di Mina è ricordare alla figlia che fallimento totale è la sua vita, senza uno straccio d’uomo e con un impiego che tutto si può definire tranne che lavoro. Mina infatti è un’assistente sociale in un consultorio di Napoli situato in un palazzo fatiscente dei Quartieri Spagnoli, dove ogni giorno è costretta a misurarsi con i pochi mezzi a disposizione e la ristrettezza mentale delle persone che vanno da lei per ogni tipo di consulto.

Con lei il dottore Domenico Gammardella «chiamami Mimmo», un nuovo ginecologo somigliante a Robert Redford che fa impazzire le donne di mezza Napoli le quali passano ore in fila da lui pur di farsi visitare e «Rudy» Trapanese il portiere dello stabile che alle forme di Mina, una bella quinta abbondante, proprio non sa resistere.

«Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre».

È proprio Flor un giorno a chiedere l’aiuto di Mina e «chiamami Mimmo», stanca di vedere il padre massacrare di botte la madre, convinta che prima o poi la poverina possa rimetterci la vita.

«La legge è un recinto, dentro il quale e fuori dal quale si muovono gli esseri umani. E se qualcuno si trova nei guai, la legge non dovrebbe essere un impedimento a dargli una mano, ma un supporto. Hai capito?».

Parallelamente una specie di serial killer sta seminando paura in città, firmando i suoi omicidi con un mazzo di dodici rose che fa recapitare alla vittima una alla volta.

Il doppio binario è una delle idee vincenti del romanzo. Mentre seguiamo le sventure di Mina, della sua vita e del suo lavoro, seguiamo non senza apprensione e giusta suspense la storia del serial killer che, senza svelare troppo della trama, andranno per forza di cose ad intrecciarsi. Maurizio de Giovanni con questo nuovo personaggio fa centro. Divertente, spiritoso, con la cazzimma giusta e tante cose ancora da dirci, Mina è il personaggio nuovo che aspettavamo e a cui volevamo affezionarci: una buonissima ventata fresca di cui avevamo bisogno. Fondendo commedia e noir Maurizio mette su un romanzo niente male: gran colpo Maestro, qui già aspettiamo il prossimo.

  • Titolo: Dodici rose a settembre
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Sellerio
  • Data di pubblicazione: 29 Agosto 2019

Buone vacanze lettori| Leggete quanto volete e quello che volete!

girl-reading-on-beach-md

L’estate è la stagione delle vacanze e sempre l’estate è la stagione delle liste. In quante liste vi siete già imbattuti in queste prime settimane estive? Liste sulle mete vacanziere, liste sui luoghi da visitare, liste su cosa indossare, liste su quali prodotti usare e soprattutto le famigerate liste sulle letture che proprio non potete recuperare. Ci sono più liste che libri e sicuramente più liste che lettori. Di queste liste non me ne sono persa una, più che altro perché mi piace vedere quale libro già ho letto e quale altro libro dovrei aggiungere alla mia lunghissima wish-list.

Quest’anno non avevo voglia di compilare la solita lista di consigli estivi (anche se un mio contributo uscirà a breve su GoodBook nel classico post insieme ad altre blogger), perché negli ultimi due mesi complice vari motivi le mie letture sono andate a rilento. Tra blocco del lettore, lavoretto che mi ha tenuta più impegnata del solito e serenità mentale a tratti assente a rimetterci sono stati i libri. Non capite male eh, a leggere ho letto, ma molto meno del solito e quando questo accade mi dispiace, perché la lettura è l’unica costante della mia vita, anche nei periodi più incasinati e soprattutto nei periodi più difficili.

Alleggeriamo un po’ i toni e ritorniamo a parlare di libri. Giugno è stato il mese in cui ho recuperato i primi due libri di uno scrittore che come sapete ho imparato ad amare tantissimo: Lorenzo Marone. Di Marone ho quindi letto La tentazione di essere felici (Cesare Annunziata uno dei personaggi più belli di sempre) e La tristezza ha il sonno leggero. Il pregio dei libri di Lorenzo è che si leggono in fretta perché ai suoi personaggi si vuole subito bene. Passando a un altro scrittore napoletano, giugno è stato il mese in cui ho dovuto dire addio al commissario Ricciardi, frutto della penna del grande Maurizio de Giovanni. Blocco del lettore o meno, Il pianto dell’alba l’ho letto in un giorno e poi mi sono disperata nei giorni successivi.

Veniamo ora a due letture che non mi hanno convinta del tutto: Bugiarda di Ayelet Gubdar-Goshen e Presunzione di Luca Mercadante. Il primo, Bugiarda, volevo leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene da altri lettori dei cui giudizi mi fido ciecamente, ma più andavo avanti nella lettura e più perdevo interesse per la storia. Lo stesso discorso lo posso fare per il libro di Mercadante, Presunzione, lettura a cui tenevo particolarmente, perché sentivo degli elementi della trama molto vicini.

Tutti i nostri mercoledì di Paolo Di Stefano e Risvolti di copertina di Cristina Taglietti mi hanno invece permesso di allargare le mie conoscenze in campo editoriale. Il primo è un racconto-intervista a Giulio Einaudi e anche se molte cose le conoscevo a memoria grazie a un altro libro letto che è Colloquio a Giulio Einaudi di Severino Cesari, non mi è dispiaciuto rileggerle, perché la Einaudi è il mio primo e grande amore e potrei leggere la sua storia all’infinito. Quello di Cristina Taglietti è un approfondimento su quattordici case editrici come Einaudi, Feltrinelli, NN Editore, Fazi, Mondadori, Edizioni e/o, Sellerio e tante altre.

L’estate poi, solitamente la riservo al recupero di qualche classico (su cui ammetto, pecco tantissimo). Charlotte Brontë e il suo Jane Eyre è stato il classico che mi ha accompagnato nelle prime settimane estive e sempre in merito ai recuperi ho letto uno dei primi libri di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. I complimenti su Michela si sprecano e il mio non può che essere un invito alla lettura.

Insomma questo non è il classico post sui libri da mettere in valigia, ma raccontandovi le mie letture spero di avervi incuriositi un po’ e nulla vi vieta di interpretarle come miei personali consigli. Nelle prossime settimane la mia intenzione è quella di recuperare delle letture che mi stanno attendendo da un po’ e quindi: che letture mi terranno compagnia ad agosto?

I primi due volumi della saga di Rebecca West sulla famiglia Aubrey (visto che il terzo uscirà a settembre), il primo volume di Jalna di Mazo de la Roche, La vita dispari di Paolo Colagrande in corsa per il Premio Campiello, Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Cime tempestose di Emily Brontë, Cintura nera di Edoardo Rabasa e… (lo so cosa state pensando, agosto ha trentuno giorni, mica trentuno anni).

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete. Noi ci rivediamo a settembre con nuove letture e nuovi progetti (si spera).

PS: se proprio volete, vi do’ tre consigli veloci, veloci: mettete in valigia Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone, Volevo essere vedova di Chiara Moscardelli e Avviso di chiamata di Delia Ephron.

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi| Maurizio de Giovanni

il pianto dell'alba

«L’alba ricevette il primo pianto»

Probabilmente questa è uno dei post più difficili che mi ritrovo a scrivere, perché da un lato vorrei mettere nero su bianco tutte le emozioni che la lettura di questo libro mi ha scatenato e dall’altro comprendo che questo non è un libro come un altro e come l’ho atteso con ansia io, lo attendono con ansia migliaia di altri lettori e nemmeno per sbaglio vorrei farmi sfuggire qualcosa che rovini loro la lettura.

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi uscito il 25 giugno per Einaudi Stile Libero segna la fine di un’era, chiude, come ha detto il suo creatore Maurizio de Giovanni, un cerchio e noi lettori ci ritroviamo a maneggiare questa strana sensazione, un misto di tristezza e malinconia verso dei personaggi che abbiamo conosciuto e amato, a cui ci siamo affezionati e che abbiamo visto evolvere libro dopo libro.

Venendo al libro e promettendo un post spoiler free vi dico che il nostro amato commissario dagli occhi verdi ha trovato quella serenità che invano cercava e che tanto lo tormentava. Il Fatto, il suo principale incubo che non gli permetteva di avere una vita come quella degli altri, continua ad essere la sua caratteristica principale, ma si sa che quando i problemi si condividono questi si alleggeriscono.

Lo avevamo lasciato sul lungomare in compagnia della sua amata Enrica, la donna i cui movimenti aveva spiato di nascosto da dietro la finestra di camera sua e a lei aveva pronunciato queste parole: sposami Enrica, sposami ti prego.

Lo ritroviamo un anno dopo, in pieno 1934 in un clima sociale più oscuro del solito e che non fa presagire niente di buono. Il compito del commissario Ricciardi è sempre stato quello di indagare, ma quando degli individui dall’alto glielo impediscono, non gli resta che continuare il suo lavoro in parallelo e in totale segretezza, con il suo fidato Maione e il dottore amico Modo.

Non è tipo da lasciare che un innocente paghi per un colpevole che non sono riusciti ad incastrare, specie se quell’innocente è una persona che Ricciardi conosce bene, che gli è stato accanto negli ultimi due anni, provando per lui dei sentimenti ben chiari. Certo, lo avrebbe fatto per chiunque, ma non può non farlo per quella che lui definisce una cara amica.

Procede lento Il pianto dell’alba, probabilmente perché lo schema dell’indagine canonica non viene proposto o molto più probabilmente perché il vero colpo di scena lo riserva il finale, struggente senza dubbio, ma anche il più logico e il più coerente a dirla tutta.

Agli addii non si è mai pronti e che siano personaggi di fantasia piuttosto che in carne ed ossa conta poco. È consuetudine degli autori di riservare l’ultima pagina del libro ai ringraziamenti, ma il ringraziamento questa volta lo faccio io all’autore. Grazie per questi quattordici anni fatti di dodici libri, migliaia di pagine lette con fervore, persone conosciute legate dallo stesso amore, amicizie nate grazie a questi libri, presentazioni ed eventi a cui abbiamo presenziato in giro per l’Italia. Grazie per non esserti mai negato a qualche chiacchiera, un abbraccio, un sorriso e una battuta (o a qualche velata scherzosa minaccia se libro non finiva in un certo modo).

E ora cari #deGiovanners che si fa? Non so voi, ma io da ieri mi sento un po’ orfana e l’unica speranza che mi fa andare avanti è che questo addio si trasformi ben presto in un più sopportabile arrivederci.

PS (qualche anno fa, in ascensore al PAN insieme a Maurizio, Paola e la mia amica Sofia, io azzardai un finale…)

  • Titolo: Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 25 Giugno 2019

Il Salone del Libro 2019 | Giorno due

file-15

Ubiquità. Ecco cosa mi sarebbe servito per il Salone del Libro. Il teoria c’erano degli eventi imperdibili a cui avrei voluto assistere, in pratica c’erano file in ogni dove che quasi mi hanno fatto perdere quelli per cui ero andata fino a Torino.

In primis: Maurizio de Giovanni. Chi mi legge lo sa che ormai sono un’appassionata sfegatata dei libri del giallista napoletano (unico giallista che leggo tra l’altro) e che al Salone del Libro ha letto in anteprima assoluta il primo capitolo dell’ultimo Ricciardi che uscirà a fine giugno (il 25 per l’esattezza).

Prima dell’incontro con de Giovanni ho seguito quello con Diego De Silva e Marco Balzano (#TeamBalzano sempre) che hanno dialogato sul libro di recente uscita di Balzano, Le parole sono importanti. Inutile dire che quando metti insieme due scrittori di quel calibro il risultato non può che essere eccezionale. Diego De Silva ho avuto modo di poterlo apprezzare in più di un’occasione, mentre la sorpresa vera e propria è stata Marco Balzano: mi sono completamente innamorata (me lo sentirete dire spesso in questo post, quindi portate pazienza).

Marco Balzano ha una capacità di raccontare unica, magnetica. Darei un rene per poter assistere a una sua lezione.

In contemporanea si svolgeva l’incontro con Alberto Angela (e qui mi censuro direttamente) di cui ho potuto seguire le ultime battute, ma credetemi, quei cinque minuti sono valsi più di tante ore della mia vita.

Maurizio de Giovanni invece ha tenuto in reading de Le parole di Sara, Rizzoli, con due degli attori più bravi del cinema italiano: Fabrizio Bentivoglio e Mariapia Calzone e come già detto sopra ha deliziato i presenti con una sua chicca.

Questa cosa che a fine incontro facessero uscire tutti dalle sale per poi farli rientrare mi ha dato parecchio i nervi. In pratica ero già nella sala oro per l’incontro con de Giovanni e avrei potuto rimanere seduta al mio posticino per assistere all’incontro con Aboubakar Soumahoro e Nadia Terranova e invece no, fuori e altra fila di mezz’ora.

In pratica si rischiava di fare la fila e non potere assistere all’evento come mi è capitato con quello di Antonio Manzini (ps: ho in lettura il suo Ogni riferimento è puramente casuale, leggetelo che ne vale la pena).

Saltato Manzini ho ripiegato su Marco Malvaldi nell’attesa dell’altro evento che più attendevo: Marco Missiroli e Chiara Valerio (e qui avrei potuto aspettare anche tre giorni il fila).

Come introduce i libri Chiara Valerio nessun altro al mondo: FANTASTICA. Su Marco Missiroli non posso che dire che dal vivo è ancora più figo.

Molte cose che mi capitano nella vita hanno a che fare con i libri o sono legate ad essi. Questa ad esempio è l’esperienza più bella che ho vissuto fino ad oggi e credetemi, sto già facendo il conto alla rovescia per il prossimo anno perché una volta provato il Salone non ne puoi più fare a meno.

Vipera: nascita di una passione| Quel momento in cui incontri una storia e nasce l’amore

1518689535324.jpg-le_stagioni_del_commissario_ricciardi__la_condanna_del_sangue_cover

E dimmi: lo sai, cos’è l’amore?

Tu che lo vendi a due lire a incontro, cinque minuti per respirarti addosso, nemmeno il tempo di guardarti negli occhi, di mormorare il tuo nome, pensi di sapere che cos’è l’amore? Che ne sai delle lunghe attese, dei silenzi sospesi nell’ansia di una parola, di sorriso?

Le tradizioni. La mia ogni venerdì Santo è quella di condividere nuovamente la recensione di Vipera sia perché è ambientato nei giorni della settimana Santa e sia perché un libro di Maurizio de Giovanni sta bene su tutto, specie quelli con protagonista il bel commissario dagli occhi verdi. Quest’anno poi tutto ciò che è legato a Ricciardi ha un sapore diverso, perché quella che a noi lettori sembrava lontanissima si sta avvicinando sempre di più: la fine del ciclo Ricciardi. Ebbene sì, dopo dodici indagini tra giugno e luglio uscirà l’ultimo libro della serie e noi lettori siamo in quella fase voglio vedere come andrà a finire ma non voglio che finisca mai.

Coincidenza vuole che Vipera sia stato il mio approccio a Ricciardi. Vi svelo come è andata. La lettrice in famiglia sono io, ho occupato ogni spazio di casa libera con i miei libri e tra un po’ mi toccherà cacciare qualche componente per far spazio ai nuovi acquisti. Mio fratello maggiore è un lettore occasionale, di quelli che mi piace leggere, ma ho poco tempo oppure che ci mette tre mesi per terminare un libro che io riesco a finire in un paio di giorni. Un giorno torna a casa con un libro di de Giovanni il cui nome non mi era nuovo e che da snob avevo subito classificato come: giallista? no grazie (non vi arrabbiate, andate avanti che poi la storia finisce bene). Non solo mio fratello lesse quel primo de Giovanni in poco tempo, ma nel giro di qualche settimana portò a casa anche gli altri per leggerli (i miracoli dei libri). Provali, mi disse, sono scritti bene, aggiunse. Io i gialli non li leggo, rispondevo piccata ogni volta che provava a farmeli leggere. Insomma questa cosa si è trascinata per vari mesi fino a quando Maurizio doveva venire a presentare un suo libro al mio paesello e allora mi decisi a leggerlo.

Il libro era Vipera. Iniziai dopo pranzo e finii verso sera. Vipera mi aveva stregato per mille motivi. La scrittura, la Napoli degli anni Trenta, i personaggi, IL personaggio. Ragazzi, io mi ero proprio innamorata di Ricciardi. Per farvela breve nel giro di una settimana e in piena #deGiovannersFever avevo recuperato tutti i Ricciardi precedenti.

Messa in pari con Ricciardi sono passata ai Bastardi e il resto è sotto gli occhi di tutti: ad ogni nuova uscita esulto come quando usciva un nuovo video di Britney Spears, faccio parte di un gruppo affiatatissimo di #deGiovanners (Sofia, Viviana, Antonella, Simonetta, Marina e l’unico uomo Basilio costretto poverino alle nostre chiacchiere) e grazie alla passione comune per i libri di Maurizio ho trovato quelle che oggi sono tra le mie due migliori amiche (Sofia e Viviana).

E ora che sulla saga che ha appassionato migliaia di lettori sta per calare il sipario un misto di malinconia e tristezza si è impossessato di noi che non vorremmo mai dire addio a un personaggio che ci ha fatto compagnia per tutti questi anni, che abbiamo imparato a conoscere, amare e a cui ci siamo affezionati. Cosa mi aspetto dall’ultimo Ricciardi? Banalmente che non sia veramente l’ultimo, magari Maurizio ci ripensa e fra qualche anno lo riporta in vita. Il matrimonio tra Ricciardi ed Enrica è fuori discussione, preferirei veder vincere la Champions League alla Juventus, ma niente fiori d’arancio per favore. Riccià stai a sentire a me, che i miei rapporti d’amore non li so far funzionare ma i consigli quelli riesco a darli bene. Caro Luigi Alfredo lo sai il detto tra i due litiganti il terzo gode? Per anni ti abbiamo visto diviso tra due donne, Enrica e Livia. Per anni anche tu non sapevi se scegliere la prima o la seconda (il finale dell’ultimo libro è come la 8×24 di Grey’s Anatomy: per me non esiste). A un certo punto è arrivata Bianca: bella, colta, di classe e ricca; insomma è la perfetta sintesi delle due precedenti. Ecco, lascia stare le bomboniere e i pranzi della domenica a casa dei genitori d’Enrica che non si possono sopportare e lascia stare Livia che per i gusti nostri è troppo possessiva e goditi la vita con Bianca.

Ironia a parte, si scherza per non piangere perché al solo pensiero che sarà l’ultima volta che saremo così in ansia per un romanzo la lacrimuccia scende. Buona Pasqua deGiovanners, vi do l’ultimo appuntamento a luglio.