Il tempo è un dio breve| Mariapia Veladiano

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    • Titolo: Il tempo è un dio breve
    • Autrice: Mariapia Veladiano
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 23 Ottobre 2012

Ildegarda è una giornalista di una giornale cattolico. La nascita di suo figlio Tommaso ha coinciso con la crisi del suo matrimonio con suo marito Pierre. Quando appena nato gli misero Tommaso tra le braccia, Pierre provò un dolore assurdo. Da figlio non voluto non avrebbe mai voluto diventare padre. Pierre con Tommaso non si è mai comportato come padre, la sola presenza lo innervosiva e questo col tempo non era cambiato.

Quasi impotente Ildegarda ha visto il suo matrimonio sfasciarsi e non ha fatto niente per impedirlo. Notava che suo marito era assente e non diceva niente per timore di peggiorare la situazione. Ha visto suo marito andarsene di casa e non ha chiesto spiegazioni, se non un impegno settimanale in modo da non privare del tutto suo figlio di una figura paterna. L’essere per Tommaso tutta la famiglia necessaria (la madre di Pierre non aveva voluto suo figlio figuriamoci suo nipote) ha fatto sì che Ildegarda sviluppasse per suo figlio un attaccamento morboso e la paura di perderlo diviene per lei una vera e propria ossessione. L’idea che una malattia o un incidente glielo portassero via era un dolore lacerante al pari di un dolore fisico.

Dio prendi la mia vita non la sua diventa il suo mantra quotidiano.

Il Natale da trascorrere lontano da tutti è l’occasione per Ildegarda di mettere in pausa i suoi timori. Conosce Dieter, un uomo di fede che l’inferno che Ildegarda aveva paura di provare lo aveva vissuto sulla sua pelle. Sarà forse questo dolore che li avvicinerà dando vita a un rapporto che va oltre la semplice amicizia.

Dio la mia vita al posto della sua Ildegarda sarà costretta a dirlo con tutte le sue forze quando dopo una febbre altissima con conseguenti crisi epilettiche Tommaso è ricoverato in un ospedale. Il bambino supera il pericolo ma la sofferenza è dietro l’angolo e ora Ildegarda dovrà impiegare tutte le sue forze per salvare se stessa.

Forte, Cos’è essere forte? E’ resistere sempre, oppure arrendersi a quello che non si può impedire e così evitare la distruzione anticipata.

Che Dio è quello che accetta uno scambio del genere? La vita di uno al posto di quella di un altro. Che Dio è quello che mette continuamente alla prova i suoi figli con una serie di sofferenze? Più si soffre e più si crede? E’ normale che Ildegarda si ponga tutte queste domande e che la sua fede vacilli in un momento di tale dolore. C’è chi si avvicina a Dio quando soffre e chi se ne allontana. Nonostante i dubbi, nonostante tutto lei mette la sua vita nel Dio in cui tanto ha creduto, decidendo di trascorrere gli ultimi mesi della sua vita nel posto in cui lei e Dietric si sono conosciuti. Sa che lascerà suo figlio nelle ottime mani del suo nuovo compagno, della sorella di Pierre, Marguerite, l’unica familiare che è sempre stata presente.

Quello che bisogna fare è non desiderare nulla, amare tutto. Tutta la vita. E sperare. Io spero che questa non sia l’ultima parola. Spero nell’ultima parola di Dio.

Scrittura ineccepibile e storia toccante. Mariapia Veladiano conferma il suo incredibile talento narrativo. Emozionante e doloroso Il tempo è un dio breve mostra i limiti della vita di fronte alla morte, il degno calvario di una sofferenza e l’accettazione del destino grazie alla fede.

La vita accanto| Mariapia Veladiano

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    • Titolo: La vita accanto
    • Autrice: Mariapia Veladiano
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 2 ottobre 2012

Una donna brutta non ha disposizione nessun punto di vista superiore da cui poter raccontare la propria storia.

Rebecca è nata brutta. Da due genitori bellissimi l’ultima cosa che uno si aspetta è che mettano al mondo un bimbo brutto. Certo è orribile parlare in questo modo di innocenti creature come i bambini ma quando Rebecca è nata anche l’ostetrica si trovò in difficoltà di fronte a lei. La madre invece appena ebbe modo di vedere la figlia decise di non voler aver nulla a che fare con quello scherzo della natura, non solo, una volta tornata a casa decise di non uscire più. In seguito alla nascita la madre di Rebecca smise di essere madre, smise di essere moglie e smise di essere donna entrando in uno stato di depressione perenne da cui non ne uscì più.

Per rimediare alla mancanza di una figura materna il padre trovò per Rebecca una tata, Maddalena, una sua paziente che aveva perso in un incidente marito e due figli e che riversò su di lei tutto l’amore che le era stato ingiustamente sottratto. Altra figura fondamentale per Rebecca, sua zia Erminia, sorella gemella di suo padre, l’unica che riusciva a portare in quella casa impregnata di dolore gioia di vivere e soprattutto la prima ad accorgersi del talento della nipote. Sì perché Rebecca poteva anche essere brutta fino all’inverosimile ma possedeva delle mani stupende e un talento straordinario per il pianoforte. L’idea di mandarla al conservatorio è immediata, un talento del genere non deve passare inosservato, va preso e perfezionato per farlo diventare irresistibile. Andare al conservatorio però vuol dire farla uscire di casa, esporla al giudizio e alla vista degli altri e questo per la madre di Rebecca è fuori da qualsiasi logica, anche per l’asilo è un no categorico.

Trattenerla a casa a vita è impossibile, anche perché se si chiama scuola dell’obbligo un motivo ci sarà. E’ lì che Rebecca incontrerà quella che poi sarà la sua migliore amica: Lucilla. Lucilla bionda, bianca e grassa e con una parlantina incessante che le fa dire di tutto, anche quello che non dovrebbe dire. E’lei che riferisce a Rebecca di una riunione straordinaria a scuola con tutti i genitori indispettiti dall’affronto fatto, portare una bambina del genere in classe con i loro figli è stato scorretto; mostri del genere devono essere mandati in istituti speciali con persone come loro.

La vita di Rebecca cambia drasticamente la notte in cui sua madre muore cadendo nel fiume, almeno così le ha detto suo padre. La svolta arriverà con la conoscenza del maestro De Lellis, incaricato da sua zia Erminia di impartirle lezioni di pianoforte, e la madre. In particolare il rapporto che costruirà con la signora De Lellis anche lei pianista le permetterà di ricostruire il passato di sua madre e rispondere ai tanti interrogativi rimasti aperti dalla sua morte.

Quando mi capitano libri del genere mi chiedo dove sei stato finora e perché ci ho messo tanto a trovarti? E’ un libro che ti mostra l’ignoranza della provincia, della cattiveria delle persone, delle lingue sempre in moto pronte a sparlare di tutto e tutti, della supremazia dell’apparire sull’essere e l’eterno dibattito tra estetica ed etica. Rebecca viene discriminata a causa del suo aspetto fisico e l’atteggiamento dei genitori non certo aiuta visto che preferiscono murare viva la figlia piuttosto che esporla alla vista dei loro concittadini. Ciò che li preoccupa non è il male che possono farle, le ingiurie che li preoccupano sono quelle rivolte a loro. Altra cosa da apprezzare è la scrittura della Veladiano, ricercata e raffinata che costituisce parte del successo del libro.