Bilanci e propositi.

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È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa. 

Sconti Stile Libero: cosa prendere?

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L’estate è un brulicare di liste di libri da leggere e se ancora non avete deciso cosa mettere in valigia vi dico solo che Einaudi ha fatto partire una promozione che prevede il 25% di sconto sull’acquisto di due Stile Libero fino al 5 agosto. Chi mi segue lo sa che impazzisco per la Einaudi e in particolare sono in fissa per Stile Libero (Coralli e Supercoralli comprendono e mi perdonano) tanto che i libri con la costa gialla occupano gran parte della mia libreria. Se volete qualche consiglio (e se vi fidate) vi guido in questo mare magnum di libri e vi dò qualche dritta. Iniziamo? Via con le coppie.

FRANCESCO ABATE

Mia madre ed altre catastrofi- Torpedone Trapiantati

Migliore accoppiata di questa non c’è. Due libri leggeri, divertenti, emozionanti, adatti per il periodo in cui uno vuole leggere ma anche rilassarsi. Due libri con le vicende di Checco, la Mamma, signora Corrias e altri personaggi. Dialoghi serrati e battute fulminanti nel primo che non mancheranno neanche nel secondo.

NICCOLO’ AMMANITI

Come Dio comanda- Ti prendo e ti porto via

Partendo da una premessa necessaria e cioè che in una libreria che si rispetti non può mancare almeno un titolo di Ammaniti, siccome sono brava io ve ne consiglio ben due. Questi sono i libri che mi hanno fatto scoprire questo scrittore geniale, tra i migliori contemporanei senza alcun dubbio. Storie dure, personaggi cinici ed egoisti e linguaggio crudo che non risparmia nessuno.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Il purgatorio dell’Angelo- Souvenir

Da buona deGiovanners non potevo non inserire nella lista due libri del Maestro del giallo odierno e nello specifico le ultime indagini delle sue creature a cui i lettori sono più affezionati: Ricciardi e Lojacono. Il commissario dagli occhi verdi e il ciuffo ribelle svolge la sua indagine nella meravigliosa Posillipo, mentre Lojacono e compagni saranno in trasferta nell’incantevole Sorrento.

MARCO MARSULLO

Due come loro- I miei genitori non hanno figli

Di Marco Marsullo io vi direi di leggere tutti i suoi libri (ça va sans dire) e niente vi impedirà di recuperare anche Cascione e i vecchietti ma in questa lista ve ne indico solo due e ho scelto il suo ultimo libro uscito un paio di mesi fa e il suo precedente che è quello a cui sono più affezionata (oltre a ritenerlo ad oggi il suo miglior romanzo). Una black comedy irriverente e innovativa Due come loro e un romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli. Il primo con un protagonista, Shep, che si divide tra Dio, il Diavolo, un passato doloroso con cui fare i conti e vecchi e nuovi amori, mentre il secondo un ragazzino alle prese con la scelta universitaria e due genitori separati persi tra nuove esperienze amorose e passioni canine.

EMANUELA CANEPA- MICHELA MARZANO

L’animale femmina- L’amore che mi resta

Le storie di due donne raccontate da penne eccezionali: l’esordiente Emanuela Canepa (premio Calvino) e la scrittrice e giornalista Michela Marzano. Ne L’animale femmina la vita di una ragazza di provincia sembra in un punto di stallo fino a quando la conoscenza di un avvocato e un nuovo lavoro la porteranno a superare i limiti che si era imposta. Ne L’amore che mi resta una madre alle prese con il suicidio della giovanissima figlia Giada, una figlia tanto desiderata che non arrivava e che è stata scelta tra tanti. Arriverà alla consapevolezza che la sua Giada era un enorme mistero e che celava segreti e dolori di cui non aveva mai reso partecipe la madre.

EMMA CLINE- CONCITA DE GREGORIO

Le ragazze- Cosa pensano le ragazze

Ad unire questi due libri sono solo Le ragazze nel titolo. Emma Cline ha scritto uno dei casi editoriali mondiali dello scorso anno, una storia di eccessi fatti di droghe, alcool, sesso e inibizioni perdute mentre Concita De Gregorio nel suo libro ha raccontato le storie raccolte nel corso di due anni facendo venir fuori un ritratto contemporaneo di donne di varie generazioni.

MONA ELTAHAWY- ANNA MIGOTTO & STEFANIA MIRETTI

Perché ci odiano- Non aspettami vivo

Mettendo da parte per un attimo i romanzi ecco due letture a mio avviso imperdibili. In Perché ci odiano la giornalista Mona Eltahawy racconta la condizione della donna nel mondo islamico attraverso un viaggio nei paesi africani partendo dalla sua esperienza. In Non aspettarmi vivo le giornaliste Migotto e Miretti analizzano il fenomeno dei foreign fighters, ragazzi che all’improvviso decidono di sposare la causa dell’ISIS andando a combattere per loro nella speranza che il regno da loro propugnato possa realizzarsi quanto prima.

GIACOMO MAZZARIOL- ALESSANDRA SARCHI

Mio fratello rincorre i dinosauri- La notte ha la mia voce

Nel primo un ragazzino racconta come la sindrome di down sia entrata nella sua famiglia nel momento in cui il suo fratellino Giovanni ne è nato affetto. Nel secondo il racconto di una vita stravolta da un incidente dove la protagonista perde l’uso delle gambe. In entrambi i libri (storie personali degli autori) c’è un racconto senza filtri e senza fronzoli dove non si ricorre al facile pietismo.

PS: Einaudi non mi ha pagato per fare questo post e Einaudi non mi pagherà se sceglierete di acquistare qualche libro di questa lista.

Buenos Aires, espérame.

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Uno dei tanti pregi dei libri è la possibilità di poter viaggiare stando comodamente sdraiati sul divano di casa propria. La Barcellona di Zàfon, la Delft raccontata da Tracy Chevalier e tante altre città che ho conosciuto grazie alle pagine dei libri letti, con la speranza un giorno di vederle con i miei occhi.

Mi sono innamorata di Buenos Aires dopo aver letto Dio si è fermato a Buenos Aires scritto a quattro mani da Marco Marsullo e Paolo Piccirillo, uscito per Laterza nell’ottobre del 2014. Prima l’Argentina e la sua capitale erano per me mete come tante, di cui sapevo poco e ignoravo molto. Quando il loro libro mi è capitato tra le mani e ho iniziato a leggerlo ne sono stata completamente rapita e in un attimo con la testa ero tra i barrios di Buenos Aires, magari seduta a un tavolo a bere un mate e a gustare les empanadas.

Buenos Aires me la immagino come una città in costante fermento, ricca di storia e cultura, di artisti e scrittori. Le strade di Buenos Aires ormai sono le mie viscere, scriveva Jorge Luis Borges (probabilmente lo scrittore porteños più conosciuto) ne “Le strade“, uno dei suoi componimenti più belli, una vera e propria dichiarazione d’amore per la sua città (ad essa ha dedicato anche Fervore di Buenos Aires, edito Adelphi).

Buenos Aires e la letteratura, Buenos Aires e i libri, binomi inscindibili. Come scrive Piccirillo, a Buenos Aires c’è la avenida Santa Fè che unisce l’avenida 9 de Julio, il Cerrito e la avenida del Libertador a quello che è il quartiere più grande ed importante della città: Palermo.

Nei pressi del giardino botanico a pochi passi da Plaza Italia, c’è una specie di mercatino permanente che occupa un centinaio di metri del marciapiede al centro della strada […] All’ingresso c’è scritto Feria Del Libro e sull’ala aperta di una bancarella c’è la faccia di Julio Cortazar.

Dopo la prima tappa al mercatino di libri che noi fervidi lettori non possiamo lasciarci sfuggire, proseguiamo verso Plaza de Mayo, luogo rappresentativo della città e simbolo dell’indipendenza dalla Spagna e dove si riuniscono le madri dei desaparecidòs per ricordare i figli uccisi o scomparsi durante la dittatura dal 1976 al 1983. Presente en la plaza la Casa Rosada (sede degli uffici della Presidenza della Repubblica) dove un tempo si affacciava Evita Peron per parlare al suo popolo.

Particolarità negativa di questa piazza è, come scrive Marsullo:

Grate nere alte un paio di metri, sono fissate sull’asfalto a mo’ di gabbia. Alcuni varchi al centro della piazza sono aperti per lasciar passare le persone, ma è chiaro che, in un attimo, la polizia può scegliere di recintare il perimetro per non lasciar passare nessuno e proteggere la Casa Rosada e, più avanti ancora altri edifici del Governo argentino. Spaventoso, a osservarlo. Ancora più terrificante a pensarlo. Pensare che da queste parti la gente venga chiusa in gabbia, tenuta a bada come bestie feroci, addomesticata con la forza e mai con la parola. Spaventoso pensare che il Governo argentino abbia talmente tanto timore delle rappresaglie furiose che l’unico modo per salvarsi la vita, prima che il potere, sia questo. Gabbie. Ferro.

Tornando ad Evita Peron, prossima tappa è il Cimitero della Recoleta, definito tra i più belli al mondo dove Maria Eva Duarte de Peron riposa (vi invito a leggere Santa Evita edito SUR di Tomàs Eloy Martinez, il romanzo più tradotto della storia della letteratura argentina).

Il rapporto politica-Stato è stato un rapporto complicato e sofferente, vista la travagliata storia civile dell’Argentina. L’emblema di tutto ciò è l’ESMA, la Escuela Superior de Mecànica de la Armada, scuola militare argentina, teatro per lungo tempo delle torture di chi veniva imprigionato.

Una volta dentro non si esisteva più, non si era né vivi né morti, si diventava desaparecidòs […] Oggi la ESMA non è più la scuola che era, è un museo della memoria.

E dire che il Presidente della Repubblica Carlos Menem voleva distruggerlo e far erigere un monumento dedicato al popolo argentino che però si oppose fermamente. Non era distruggendo la storia che si mostrava rispetto, anzi, il ricordo di quella parte orribile di passato doveva restare, magari per evitare di ripeterlo (se volete approfondire, vi consiglio il libro di Rodolfo Walsh, Operazione Massacro edito La Nuova Frontiera; Walsh dopo questo libro è entrato nel lungo elenco dei desaparecidòs).

Autori che nei propri libri provarono ad accennare alle torture vennero censurati e di conseguenza costretti a lasciare il proprio Paese. Uno degli esempi è quello di Manuel Puig. Il suo The Buenos Aires Affair del 1973 nonostante la ristampa immediata che significava ottimo apprezzamento da parte dei lettori, venne prima redatto togliendo le parti censurate, poi ritirato e mandato direttamente al macero. Dopo varie minacce Puig decise di lasciare l’Argentina e per anni fu un autore vietato che decise di non rimettere piede in terra natia neanche dopo la fine del regime. Di Manuel Puig consiglio vivamente il suo bellissimo e struggente Scende la notte tropicale, Sellerio.

Per alleggerire un po’ il nostro percorso, altra tappa, per amanti del calcio e non, è lo stadio de La Bombonera.

La Bombonera è un’esperienza di odori e immaginazione. In questo stadio, Diego Armando Maradona, è stato contemporaneamente tifoso e calciatore. Condottiero e falange oplitica. Padrone e schiavo di se stesso. Perché l’anno in cui Maradona giocò con Boca Juniors da queste parti se lo ricordano bene, e mentre cammini tra gli spalti, negli spogliatoi, nei cunicoli dell’impianto, lo senti, l’odore.

Libri citati:

PS: su GoodBook troverete un bel po’ di post di amiche blogger che vi faranno girare il mondo, non perdeteli.

(Questo post è presente anche su GoodBook)

Due come loro

  • Titolo: Due come loro
  • Autore: Marco Marsullo
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 20 Marzo 2018

Vi siete mai fermati a pensare a Dio e al Diavolo? Sembra una domanda da testimone di Geova, lo so, ma tranquilli che non voglio diffondere alcuna dottrina religiosa. Fede e religione a parte anche chi non è credente ha comunque elaborato nella propria mente una sorta di immagine o idea del Signore dei Cieli e del Signore degli Inferi. Sono andata alla materna dalle suore e quindi è dall’età di tre anni che sento parlare di Bene e Male, Dio eternamente presentato a pregare e farsi carico di tutte le sofferenze di noi umani e il Diavolo come una creatura che fa paura solo nominarla responsabile di tutti i mali dell’umanità. Poi è arrivato Marco Marsullo e il suo Due come loro e i tre anni delle suore e i due di catechismo sono andati a farsi benedire.

Immaginate Dio, un fricchettone che organizza feste in continuazione, dice parolacce e va a donne (giustamente, lui le ha create e lui se ne vede bene). Ha probabilmente dimenticato tutte le preghiere a Lui dedicate e ha un figlio che sulla Terra si diverte a reinventare la propria identità, ultimamente pare sia in fissa col sushi e sta seguendo un corso per imparare a cucinarlo. Immaginate anche il Diavolo, molto zen e che si esprime con aforismi, frasi di Baudelaire e Vasco Rossi, che non perde una puntata di Don Matteo (niente, sto prete conquista proprio tutti) e si rilassa sentendo la musica di Katy Perry, una delle popstar meno trasgressive del pop americano e che quando si ricorda di essere il principio di tutti i mali fa saltare famiglie da un momento all’altro.

Tra i due estremi c’è Shep che lavora sia per Dio che per il Diavolo tenendo all’oscuro l’uno dell’impiego che ha con l’altro. Svolge per entrambi lo stesso lavoro, si occupa dei suicidi, ma con finalità diverse. Se per conto di Dio ha il compito di salvare quelle povere anime, per conto del Diavolo deve solo spingerle a trovare il coraggio necessario per l’estremo gesto. In mezzo a questo lavoro folle l’indice di normalità in Shep è rappresentato in quella che è la condizione in cui tutti ci siamo ritrovati: essere innamorati del proprio ex. Shep è ancora follemente innamorato della sua ex Viola, vive per il momento in cui lei con il capo cosparso di cenere tornerà da lui, perché uno dei primi teoremi dell’amore di Shep (segnate) è che tornano tutti gli ex (tranne quelli che veramente vorresti che tornassero, ovviamente). Viola ha un nuovo fidanzato, un uomo che è la normalità fatta persona. Un avvocato, e quindi per Shep un uomo triste, dall’aspetto triste, con completi color marrone triste (è una tonalità, giuro) un uomo che presto diventerà il marito di Viola, aspetto che Shep conosce ma ignora volutamente (tanto Viola torna, è solo questione di tempo)

Quando sulla lista in cui sono indicati i prossimi aspiranti suicidi che Shep riceve ogni mese c’è il nome del futuro marito di Viola per lui si presenta l’occasione della vita. Fatto fuori Pino (pure il nome è triste) Shep avrà campo libero per riprendersi la sua amata. Dopo l’euforia iniziale però inizia a ragionare: perché un uomo come lui vuole suicidarsi? Che segreti può mai avere?

Inizia così l’indagine di Shep che lo porterà a scoprire il passato di Pino e a far i conti con il suo di passato, quello in cui era stato tanto vicino al lavoro che svolge. Per quanto superficiale possa sembrare, Shep sente su di sé tutte le vite che non è riuscito a salvare e che iniziano a pesare sulla sua esistenza. Inizia a comprendere che il passato determina il futuro e che quegli errori commessi a volte a cuor leggero incidono sulla vita condizionandola del tutto. Puoi mettere distanza tra te e il passato, ma sappiamo tutti che questo prima o poi ritorna presentandoci anche il conto.

Dopo il romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli (libro che porto nel cuore) e la parentesi sportiva con Il Tassista di Maradona (Rizzoli), Marco Marsullo torna con una black comedy innovativa e diversa da tutto ciò a cui ci ha abituati. Etichettare Due Come Loro in un solo genere è difficile perché è un mix di elementi che insieme si fondono alla perfezione. C’è il lato più humor e irriverente che strizza l’occhio al primo Ammaniti, quello di Branchie per intenderci e c’è un lato più serio che analizza la vita con il suo carico di dubbi, errori e sentimenti. Due Come Loro è anche un romanzo che parla d’amore, di relazioni che finiscono, degli strascichi che lasciano nelle persone e delle paure che segnano e che portano a considerarci finiti quando una storia d’amore ai nostri occhi perfetta giunge a termine.

Da lettrice quello che più amo sono gli autori che non hanno timore di mettersi in discussione con storie del tutto nuove e diverse da ciò che hanno già proposto. Il rischio dovrebbe essere una componente di questa strana professione che li porta a comporre le storie da cui noi siamo completamente dipendenti. Sempre da lettrice amo i finali che mi spiazzano, quelli che non avresti mai previsto e quelli che in un certo senso non avresti mai voluto leggere. Marco Marsullo ha centrato entrambi i punti, ha scritto un libro che si lega poco ai precedenti (per tematiche e per stile) con un finale che è una bomba. Leggo Marco Marsullo dal suo primo libro, ogni volta mi spiazza e ogni volta mi impressiona la maturità stilistica raggiunta. Ora speriamo di non dover attendere troppo per leggerlo di nuovo.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Jingle Books #3: Marco Marsullo

Non voglio fare il discorso che Natale è una festa di famiglia e la mia, di famiglia, sembra un bollettino della Farnesina in cui si contano i dispersi. Non voglio neanche dire che il Natale mi mette malinconia perché a me il Natale nonostante tutto piace. Le lucine per le strade, gli alberi che si intravedono brillare per le finestre, il film con Eddie Murphy che fa il finto paraplegico alla tivú. Alla cena della Vigilia siamo rimasti in cinque (io, mamma, mia zia e i miei due cugini), ma non importa. Le cose importanti sono due: gli spaghetti con le vongole e… basta. 

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A differenza del protagonista del romanzo di Marco Marsullo, I miei genitori non hanno figli, la vigilia di Natale nella mia famiglia conta un minimo di dieci persone e un massimo di venti. La classica famiglia numerosa del sud e di classico del sud abbiamo solo quello perché se vi aspettate un menu che conta tre antipasti, tre primi, tre secondi e dolci di ogni genere che ti impongono di stare a tavola dalle cinque a alle dieci ore rimarrete delusi. Sono capitata nell’unica famiglia di terroni che consuma il cenone della Vigilia in un’oretta (un’oretta e mezza massimo), roba che se si sa in giro possiamo beccarci qualche denuncia. Non sto esagerando, ricordo un cenone della Vigilia di Capodanno terminato alle nove di sera, tanto che potevamo andare a fare un secondo cenone a casa di qualcun’altro visto che il tempo c’era. E il bello è che prima di metterci a tavola ogni anno c’è sempre lo zio che dice mi raccomando andiamo piano e cerchiamo di arrivare alla mezzanotte ma niente, dobbiamo correre (per andare dove poi non lo so). Prima o poi questi cenoni fast li brevetto, sai mai che possa farci qualcosa di soldi. Prima frase (la sento dal Natale del ’94): teniamoci leggeri, perché dobbiamo appesantici e magari stare male il giorno dopo? (questa la dice mia zia ogni anno e vorrei dirle, una cosa è stare leggeri un’altra è fare la fame, ma vabbè). Seconda: io con il sale nell’acqua degli spaghetti non esagero perché è sempre meglio sciapito che salato (questa la dice un’altra zia e a lei vorrei dire metticelo sto sale nell’acqua che altrimenti ‘sti spaghetti con le vongole non sanno di niente).

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Il tavolo è apparecchiato come fossimo i concorrenti di un reality sul Natale, in sfida con un’altra famiglia, magari del Nord, di Mogliano Veneto. MasterChristmas: solo una delle due avrà un Natale sereno, per l’altra, la sconfitta, il disprezzo del pubblico da casa e niente luci sull’albero. Mia mamma la sera della Vigilia dà il meglio: è una gara contro la sé stessa dell’anno precedente, vuole che tutto sia impeccabile. Sta cucinando dalle nove alle venticinque del mattino; primo, secondo, contorni. Ogni portata, tranne il dolce. Prima amava fare i dolci, ne faceva uno per ogni occasione. Da quando si è separata con papà ha smesso, così, di punto in bianco. Le fruste elettriche non so neanche se le ha buttate. La sera del 24 c’è sempre un tema, un colore, un abbinamento. Quest’anno è stato rispolverato un grande classico. Il rosso. Tovaglioli rossi, piatti rossi con sottopiatti bianchi (e rossi), bicchieri di carta rossi, flûte in finto vetro rosse, tovaglia rigorosamente rosse e, come centrotavola, una candela grande quanto il cranio di un’ippopotamo. Neanche a dirlo, rossa. Cestino per il pane rosso, posate in plastica rosse, segnaposti rossi con sopra disegnata una stella di Natale (che è rossa, certo). 

Lo zio che si improvvisa chef lo tengo pure io, però i suoi esperimenti culinari non è che siano granché e vorresti avere il coraggio di dirgli zio vai a fare ratatouille da qualche altra parte, ma è Natale e a Natale siamo tutti più buoni quindi mangi, sorridi e fingi che sia buono mentre nella tua testa immagini di essere Carlo Cracco che fa volare quel piatto che sei stato costretto a mangiare.

È automatico: se la cena del 24 è con mia mamma, il pranzo del 25 è con mio padre. Come per magia il paesaggio si stravolge, una pallina di vetro che, agitata, fa nevicare all’Equatore. Dalla città, da una cucina con lo stereo e la tivú accesa, dai discorsi incessanti, alla campagna, dove vive mio padre, al suo salone grandissimo, spoglio, il tavolo in legno senza tovaglia e il camino acceso a riscaldare le mura bianche. 

(Tratto da I miei genitori non hanno figli di Marco Marsullo, Einaudi)

Il tassista di Maradona

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    • Titolo: Il tassista di Maradona
    • Autore: Marco Marsullo
    • Editore: Rizzoli
    • Data di pubblicazione: 19 Maggio 2016

A me il calcio non interessa, perché leggere questo libro?

La domanda me la sono posta anch’io. Io il calcio lo seguo sporadicamente, non sono una tifosa sfegatata che se la domenica non vede la partita della sua squadra sta male e tanto meno sono a conoscenza della vita dei più grandi fuori classe di tutti i tempi. Riflettendoci però ho pensato, e se si fosse trattato della storia di un compositore al pari di Beethoven o Mozart dal talento straordinario con un quarto della loro notorietà? Se si fosse trattato di un pittore, uno scrittore, un attore, insomma di qualcuno con un talento riconosciuto da tutti ma sconosciuto ai più? Quindi dimenticatevi del mondo del calcio e concentratevi sulla storia, sul mito e sulla leggenda.

Maradona? No por favor, aquí se habla solo de Mágico

Alla domanda chi è stato il miglior calciatore di tutti i tempi la risposta ricade sempre su due nomi: Maradona e Pelé. In un’intervista del 1982 a questa domanda Maradona rispose Jorge González credo che sia migliore di me, appartiene a un’altra galassia. Chi è stato Jorge González ribattezzato da tutti El Mago?

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Jorge Magico González è stato il calciatore salvadoregno più forte di sempre, uno che avrebbe potuto avere ai suoi piedi i club più importanti con cui vincere scudetti e trofei di ogni genere e che invece scelse di vivere in Spagna e costruire la sua carriera calcistica nella squadra del Cádiz vestendo unicamente la maglia gialla, se non si tiene conto della breve parentesi con il Real Valladolid. Non una questione di gol segnati che non determinano certo la grandezza o meno di un giocatore, ma ciò che El Mago era capace di creare in campo, trasformando gli errori in azioni decisive perché il calcio è rimediare agli istanti in cui tutto sembra perduto. Insomma se Sandro Piccinini avesse commentato la partita del Trofeo Ramón de Carranza del 1984, una di quelle partite entrate di diritto nella storia del calcio dove El Mago riuscì a rimontare da solo il Barcellona, sciabolate e mucchi selvaggi si sarebbero sprecati.

Forte della stima e dell’amore incondizionato dei suoi tifosi, questi perdonavano al loro idolo i vari eccessi. Sì perché per lui disciplina e regole erano optional. Amava dormire fino a mattina inoltrata perché amava poter star sveglio fino a notte fonda, magari in compagnia di qualche bella ragazza. Amava ballare, amava la musica e amava il flamenco e rifuggiva da responsabilità, obblighi e tutto ciò che gli veniva imposto.

Riconosco che non sono un santo, che mi piace la notte e che la voglia di sbronzarmi non me la tolga neanche mia madre. So che sono un irresponsabile e un pessimo professionista, e che probabilmente sto sprecando l’opportunità della mia vita. Lo so, però ho una scemenza nella mia testa: non mi piace considerare il calcio come un lavoro. Se lo facessi, non sarei più io. Io gioco solo per divertirmi.

Possibile che un fenomeno del genere non abbia suscitato interessi delle altre squadre? Certo. Squadre che per averlo avrebbero offerto cifre assurde pur di vederlo indossare la loro maglia ci sono state. Squadre come il Paris Saint-Germain, la Fiorentina e Inter avrebbero fatto carte false per El Mago. Parigi però era fredda, piena di traffico e poi bisognava imparare la lingua quindi no grazie. In Italia il clima è migliore e le belle donne ci sono, ma né a Firenze né a Milano c’è il mare. Cadice invece aveva il mare, era la terra del flamenco e aveva le donne latine che ti sanno sedurre come poche e una filosofia di vita in cui El Mago non poteva che ritrovarsi: vivere con leggerezza senza pensare troppo a cosa sarà il domani. Soprattutto non era una questione di soldi o di contratti milionari, bastava una paga decente che gli assicurasse una frittura di calamari e andava bene così.

La mia paura era che il linguaggio potesse essere a volte troppo tecnico nella descrizione, perché è vero che sono arrivata a capire cosa sia il fuorigioco, ma di più no. Il libro invece non si concentra sulle partite memorabili di González, non descrive nei minimi dettagli le prodezze fatte in campo che gli hanno conferito il titolo di El Mago, ma spaziando nel tempo tra ieri e oggi ricostruisce la sua vita, dal passato di grande giocatore al presente che lo vorrebbe tassista nel suo Paese natale El Salvador. Alternando realtà narrativa a realtà effettiva l’autore ci fa conoscere la storia di un numero dieci che scelse di essere undici, un dieci più uno perché a volte un dieci non basta. Marco Marsullo mettendo da parte il suo stile fatto di ironia e umorismo e dimostrando di non essere mai uguale a se stesso, racconta una storia nostalgica e malinconica dove a farla da padrone è la passione per un gioco come quello del calcio che per molti è vita.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

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Diego Armando Maradona & Jorge Magico Gonzalez

Atletico Minaccia Football Club

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    • Titolo: Atletico Minaccia Football Club
    • Autore: Marco Marsullo
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 22 Gennaio 2013

La ragione di vita di Vanni Cascione è il pallone. Nella sua testa esiste quello e Mourinho, anche vive nel mito di Mourinho, ma con l’allenatore portoghese ha niente in comune, se non il fatto di svolgere lo stesso lavoro. Per correttezza bisogna dire che Mourinho allena i più importanti e forti club internazionali mentre a Cascione è toccato il compito di risollevare le sorti dell’Atletico Minaccia, una squadra che milita tra le ultime categorie del campionato italiano. Lui è consapevole di valere di più e che l’Atletico Minaccia è soltanto una fase o meglio è la fase iniziale che lo porterà a scalare piano piano le varie categorie per arrivare ad allenare un club di Serie A o chissà che altro. Di cazzate ne ha fatte molte e quindi ora è meglio tenere un basso profilo e scendere a compromessi e allenare la squadra che gli è stata offerta.

La positività Vanni ce l’ha tutta, gli hanno fatto intendere che gli avrebbero messo tutt i mezzi a sua disposizione per creare la rosa dei suoi sogni ma tra il dire e il fare ci sono di mezzo dei giocatori improponibili ai più che però guarda caso toccano a lui. Qualche nome? Rocco Papatoccia amico fraterno di Antonio Cassano, barese di nascita e lingua (l’italiano per Papatoccia è un qualcosa di sconosciuto), Fabrizio Spugna che da buon ex concorrente di Sarabanda allieta (per così dire) i compagni di squadra con tutte le canzoni che conosce facendo di lui più un jubox umano che un calciatore ed infine Sasi Mocciardi che in passato ha partecipato al reality show Campioni e che si distingue dagli altri grazie al suo tatuaggio che raffigura Lavezzi che bacia la Madonna. Le premesse per un campionato non facile ci sono tutte e Cascione oltre ai problemi lavorativi dovrà pensare a quelli familiari: la moglie Lina non condivide e comprende la fede calcistica del marito e Vanni potrà contare solo sul sostegno di sua figlia Chiara.

Sono stata la prima ad avere dei dubbi su questo libro. Seguo il calcio ma non ne sono ossessionata e l’idea di un romanzo con protagonista un allenatore non mi stuzzicava per niente. Sono stata convinta a leggerlo e ora ringrazio chi me lo ha consigliato perché mi sarei persa un romanzo ingegnoso come pochi. Vanni Cascione è un personaggio che si ama dalla prima riga, uno di quei personaggi che una volta chiuso il libro lo vorresti ritrovare protagonista in altre avventure. Mentre lo leggevo mi veniva in mente Coliandro e il suo cavarsela nelle situazioni senza neanche sapere come. Quindi, per i non amanti del calcio dico: non è un libro sul calcio e non fate l’errore di considerarlo tale e non leggerlo perché vi privereste di un libro ironico, divertente, appassionante e coinvolgente. Marco Marsullo con questo libro ha avuto il merito di farmi appassionare una volta tanto ad un intero campionato. Questo è il suo libro d’esordio, le premesse per durare ci sono tutte, lo aspetto al prossimo.

 

 

I miei genitori non hanno figli

I miei genitori non hanno figli

  • Titolo: I miei genitori non hanno figli
  • Autore: Marco Marsullo
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 15 Settembre 2015

Un figlio che prova a fare il genitore e due genitori che la genitorialità l’hanno esercitata poco nel corso degli anni. Una madre che si divide tra viaggi sciamanici e fidanzati improponibili ai più, un padre esiliato in campagna con la passione dei cani e della caccia e un ragazzo usato come una pedina tra le lotte dei suoi, divorziati, e tutta l’incertezza che i diciotto anni comportano. Con due persone del genere è difficile trovare un punto di riferimento e di confronto; una madre che vorrebbe stare al passo con i tempi avendo il figlio come amico su Facebook, tempestarlo di messaggi su Whatsapp ma che non sa cosa il figlio voglia davvero nella vita né tanto meno glielo chiede; un padre che si eccita solo a parlare di cani e natura, che non ha mai avuto un sincero dialogo col figlio di cui ha una sola opinione: dorme tanto e si veste male.

La scelta di non dare nomi ai protagonisti è perché, come ha spiegato l’autore, la storia è in parte autobiografica, ma vera o meno tutti possono ritrovarsi nei protagonisti proposti e soprattutto capire che il rapporto genitori-figli ha bisogno di un continuo scambio da ambedue le parti perché a costruire muri di silenzio siamo tutti bravi, il difficile sta nell’abbatterli. E poi c’è lei, la città, anch’essa non specificata ma che si intuisce esser Napoli perché solo Napoli ha un panorama unico al mondo, solo Napoli ha quella vista mozzafiato che ti fa ricordare di amarla anche quando per assurdo vorresti odiarla con tutte le forze.

È un romanzo che si sviluppa su due piani. Il primo piano si focalizza sul rapporto che il ragazzo ha con i suoi genitori e il secondo quello che ha con se stesso. Entrambi i rapporti sono uniti dal senso di smarrimento e confusione. È un ragazzo che vorrebbe dei genitori più presenti, indipendentemente dal fatto di essere divorziati e non condividere la stessa casa, d’altronde si può essere distanti anche se a pochi metri di vicinanza. Con una madre impegnata a far ripartire la sua vita dopo la scottatura e il fallimento del suo matrimonio e un padre troppo concentrato su se stesso il risultato è un figlio che conoscono e considerano poco con cui parlano senza capirlo o con cui non parlano affatto. Il rapporto con sé non va meglio. Di solito dopo il liceo il nostro compito è capire quale sia il nostro posto su questo mondo e decidere la scelta della facoltà universitaria come inizio di costruzione del nostro futuro. Non è tutto rose e fiori e non tutti trovano nell’università il passo successivo da fare dopo la maturità. Non deve essere una tappa obbligatoria, tanto meno deve rispecchiare le aspettative dei genitori o di altre persone. Gli unici a cui dobbiamo dare conto siamo solo noi. Se quello non è il nostro posto meglio prendere la prima uscita e andar via. Se la facoltà scelta non corrisponde a come ci vediamo in futuro meglio cambiarla. Bisogna avere coraggio, ma meglio un attimo di coraggio che una vita passata a fare ciò che detestiamo. Alla fine poi potremmo ritrovarci come il ragazzo del romanzo, con quella sensazione di liberazione.

Marsullo con questo terzo mi ha spiazzato e stupito come ancora non ci era riuscito; chi come me ha letto i suoi precedenti lavori sa che il suo stile è fatto di umorismo e ironia allo stato puro, capace di farti ridere fino alle lacrime. Ora è come se avesse messo tutto in discussione, come se si fosse giocato il tutto per tutto proponendo qualcosa di assolutamente nuovo. Certo, anche qui si sorride, ma è un riso amaro e di tenerezza nei confronti di quel figlio in cui molti si ritroveranno perché tra incertezza e confusione ci siamo passati (o ci siamo ancora) tutti. Complimenti all’autore, ci rivedremo al prossimo.

Leggi la recensione sul blog IO Leggo Io Donna del Corriere della Sera del 12 Dicembre 2015

L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache

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    • Titolo: L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache
    • Autore: Marco Marsullo
    • Editore: Einaudi (Stile Libero)
    • Data di pubblicazione: 12 Giugno 2014

Dimenticate i vecchietti stazionati su poltrone che guardano la televisione h24 e magari le sbraitano pure contro. Dimenticate i vecchietti che passano le loro giornate tra piazzetta, tavolini al bar a giocare a carte e a fissare l’ultimo cantiere che hanno inaugurato. Questi vecchietti hanno altri piani e vi faranno capire che l’età è solo un numero ed è veramente l’ultima cosa che conta.

Dino Agile è un mix di cinismo e odio verso tutti. Si può dire che odia la maggior parte delle cose che ci sono sulla terra e farebbe un elenco delle cose che odia se non fosse che odia fare pure gli elenchi. Dal suo odio costante si salvano solo tre cose, anzi tre persone: i suoi tre migliori amici Rubirosa, Guttalax e Brio.

Rubirosa, un metro e novanta di statura e capelli tinti di nero petrolio da cui sfugge un solo ciuffo bianco indomabile. Il soprannome lo deve alla somiglianza con un playboy degli anni Cinquanta e come lui ama far conquiste catturando le sue prende (tutte rigorosamente over 60) con un perfetto spagnolo. Guttalax il più dolce e ingenuo del quartetto e infine Brio che gira sempre armato di fionda per colpire qualsiasi cosa gli capiti a tiro.

I quattro alloggiano tutti a Villa delle Betulle, una casa di riposo gestita dalle miserabili monache che quando organizzano una gita a Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II offrono al gruppo l’occasione della vita: scappare. Solo questo direte voi? No, troppo ovvio. Il piano è più elaborato e contorto e oltre alla fuga prevede nell’ordine l’occupazione di uno studio televisivo, il rapimento e il sequestro di una persona (in questo caso Padre Anselmo) e la recita del rosario come Dio comanda in diretta nazionale.

Per Dino Agile questo piano rappresenta l’opportunità da non lasciarsi sfuggire, un’opportunità che si chiama Flaminia Bocchi, la ragazza di cui era pazzamente innamorato e che gli aveva regalato l’anno più bello della sua vita fino al giorno in cui lei si era resa conto che la differenza sociale tra i due era un problema e che quella relazione non aveva futuro. Quindi sì, va bene assecondiamo Brio, scappiamo da quelle miserabili suore, sequestriamo il prete ma prima di tutto c’è pensiamo a Flaminia visto che io non ho mai smesso di pensare a lei.

Tra situazioni esilaranti, stravaganti e paradossali, i fantastici quattro proveranno a mettere in atto il loro assurdo piano.

L’audace colpo dei quattro di rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache è una commedia allo stato puro, di quelle che ti fanno ridere fino alle lacrime (consiglio, non leggetelo in luoghi pubblici se non volete dare spettacolo) e che senza neanche te ne accorgi ti fa scendere la lacrimuccia di commozione (non vi dico perché, quando lo leggerete capirete a cosa mi riferisco). Che Marco Marsullo fosse bravo lo avevo intuito con il suo formidabile libro d’esordio, che fosse così bravo l’ho capito con questo suo secondo che conferma il suo innegabile talento. Non mi ero mai divertita così tanto durante la lettura di un libro, il suo stile fatto di ironia, leggerezza e umorismo lo rendono unico. L’asticella delle mie aspettative nei suoi confronti è salita ancora di più, vediamo cosa succederà nel prossimo.

Leggi la recensione pubblicata sul blog Io Leggo di Io Donna- Corriere della Sera del 6 agosto 2015!

Dio si è fermato a Buenos Aires

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    • Titolo: Dio si è fermato a Buenos Aires
    • Autori: Marco Marsullo & Paolo Piccirillo
    • Editore: Laterza
    • Data di pubblicazione: 23 Ottobre 2014

Se penso all’Argentina le prime cose che mi vengono in mente sono Maradona, Evita Peron e il tango. Su Maradona non ci sarebbe niente da aggiungere, è un uomo conosciuto anche da chi il calcio non sa neanche cosa sia. Evita Peron incarna alla perfezione la storia della povera diventata ricca, della sconosciuta diventata attrice e soprattutto della donna che ha saputo conquistare le masse come nessuno prima c’era mai riuscito; una donna amata e compianta visto la sua prematura scomparsa. Infine il tango, la danza per eccellenza di questa terra un pensiero triste che si balla come direbbe Enrique Santos Discepolo.

Insomma la mia visione e conoscenza sull’Argentina era abbastanza limitata, ci volevano due scrittori per farmela conoscere meglio, due scrittori per farmela amare di più.

Marco Marsullo e Paolo Piccirillo hanno scritto questa sorta di diario di viaggio, il risultato del loro soggiorno a Buenos Aires non come semplici turisti. Volevano approfondire la storia dell’Argentina per poi raccontarcela, volevano ricostruire il passato di questa nazione ancora inciso sulla pelle di chi ci abita. La storia recente dell’Argentina è fatta di violenze, instabilità e conflitti. Ha registrato colpi di stato e dittature. Ha coniato il termine desaparecidos per indicare quelle persone che furono arrestate per motivi politici e anti-governativi delle quali si sono completamente perse le tracce.

Le pagine dedicate all’ESMA, la scuola di formazione per militari divenuto il luogo simbolo delle detenzioni illegali, sono sicuramente le più forti da leggere così come fanno orrore vuelos de la muerte e le descrizioni specifiche delle torture che i detenuti erano costretti a subire.

E’ un libro che si sofferma su tanto altro, sulla storia, sulla cultura, sulla letteratura e sulla società dell’Argentina ma indubbiamente le parti che si leggono tutte d’un fiato e che difficilmente si leggono sono quelle sopra citate.

Che mi sarebbe piaciuto lo avevo messo in conto, che mi avrebbe incuriosito e catturato riga dopo riga, come pochi libri riescono, un po’ meno. Se un libro ti racconta cose di cui ignoravi l’esistenza fino al momento prima in cui iniziavi a leggere, se ti apre gli occhi su idee, temi e questioni che riguardano un Paese, seppure lontano ma che fa parte del mondo in cui vivi, allora ha colto nel segno, allora non è uno di quei libri inutili che a volte occupano indegnamente gli scaffali delle librerie.

Quindi spazio ai desaparecidos e a las abuelas, al costante e immenso impegno delle donne di Plaza de Mayo, senza dimenticare il calcio, il cinema e la letteratura di questa meravigliosa nazione raccontata a due voci da Marco Marsullo e Paolo Piccirillo che riescono a fondere alla perfezione i loro stili dando vita ad un libriccino imperdibile.

Leggi la recensione pubblicata il 13 Settembre 2015 sul blog Io Leggo- Io Donna del Corriere della Sera