Diario semiserio di quarantena| E relativi consigli di lettura

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Seconda settima di quarantena e il mio umore oscilla tra il «non è poi così male stare a casa a far niente» e «io così al 3 aprile non ci arrivo».

I primi giorni ho fatto quello che molti consigliano: impegnatevi anche se siete tra le mura domestiche.

Quindi ho ripulito gli armadi, ho sistemato i cassetti, ho tolto da mezzo tutto ciò che inspiegabilmente conservavo ancora, ho riordinato nuovamente le librerie per ottenere spazio per i prossimi acquisti e mi sono arresa all’evidenza che non c’era più niente su cui mettere le mani.

Messa da parte la versione casalinga disperata, si è impossessato di me lo spirito Benedetta Parodi e via con nuove ricette da proporre a pranzo e cena, una parentesi durata qualche giorno e come per le faccende domestiche ho presto riposto il grembiule da cucina nel cassetto.

Altro consiglio che ho letto un po’ ovunque e cioè che anche se siamo in casa non dobbiamo smettere di prenderci cura di noi stesse e via di beauty care: maschere per il viso, maschera per i capelli, scrub per la pelle e via dicendo. Pelle e capelli in questi giorni sono più splendenti che mai, peccato che a vederli non ci sia nessuno.

Mi sono data all’enigmistica, dove ho constatato di essere una frana, mi sono dannata per aver dato via il Monopoli quel giorno di quindici anni fa, perché tanto chi ci gioca più, ho pensato di smontare i puzzle che ho in casa al solo scopo di rifarli salvo poi rendermi conto che come idea era veramente stupida.

Il problema è che ci sono troppe ore da riempire e pochissime cose da fare e ci si mette anche il meteo sparandoci venti gradi a giornata, cieli azzurrissimi e un sole che sembra sussurrarti: esci fuori che ci fai a casa a letto? Almeno tu meteo, non potresti piazzarci un paio di temporali a giornata? Giusto per il gusto di pensare che in fondo fuori non ci stiamo perdendo granché.

Veniamo ai libri e a qualcosa da leggere in questi giorni.

Mi sono venuti in mente alcuni personaggi conosciuti negli anni e a come reagirebbero a leggere certe notizie. Il mio primo pensiero è andato ai miei quattro vecchietti del cuore: Dino Agile, Guttalax, Brio e Rubirosa. Per chi non li conoscesse, loro sono i protagonisti de L’audace colpo dei quattro di rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache. Nelle scorse settimane, quando eravamo ancora all’inizio di questo periodo assurdo, tra le notizie più ripetute c’era questa: il virus alla fine colpisce solo i vecchi. Come se arrivati a una certa età se vivi o muori poca importa, tanto il tuo l’hai fatto, adesso puoi anche togliere il disturbo. Anziano o meno, malato o sano, morire a causa di questo virus è una sconfitta per tutti e questo è quanto. Il libro di Marco Marsullo, Einaudi, dimostra che anche se sei arrivato a una certa età hai ancora tanto da dire e tanto ancora di più da fare, tipo scappare dalla casa di riposo, irrompere in uno studio televisivo e prendere come ostaggio il prete.

Penso alle coppie. A chi in questo momento non può vedere il proprio compagno perché quarantena significa stare a casa e le visite ai fidanzati non valgono come motivo per uscire di casa. Penso alle coppie che invece stanno affrontando la quarantena insieme e non so se sia un bene o un male, perché bello l’amore, bello lo stare insieme, bello il sostegno reciproco e ancora più bello quando puoi prenderti dei momenti solo per te. E allora mi sono venuti in mente gli amanti, perché alla fine non sta a me dire chi è coppia e chi no. Ci pensate? Di per sé non hanno vita facile, sempre lì a nascondere il proprio amore e cercare dei ritagli per potersi vedere, ora poi ci si mette anche la quarantena e diventa tutto più complicato. Manco una telefonata in santa pace con l’amante di turno, c’è sempre il rischio che la compagna ufficiale la senta e poi sì che son casini. Terapia di coppia per amanti di Diego De Silva, Einaudi è la lettura che mi è venuta in mente pensando a tutto ciò, perché è vero ciò che mi capita spesso di leggere in giro: quando tutto questo sarà finito a guadagnarci saranno i nutrizionisti e i terapeuti.

Beati quelli che credono perché almeno hanno qualcosa a cui affidarsi. Non sono credente e la cosa non mi crea problemi. Devo dire che però in questi giorni di incertezza e ansia, affidarsi a qualcuno che non ti fa perdere mai la speranza deve essere confortevole. Non ho questa fortuna, ma chissà, magari come san Paolo sulla via di Damasco anche per me ci sarà una miracolosa conversione. E quindi ho pensato ad Arturo di … che Dio perdona a tutti di Pif, Feltrinelli che per impressionare la devota fidanzata decide di diventare un cattolico praticante seguendo la Bibbia e la parola del Signore alla lettera, scoperchiando tutte le ipocrisie del mondo religioso. Al momento segnali di conversione non ne vedo, non prometto per i prossimi giorni.

Ci leggiamo la prossima settimana.

(Photo Credits Google Images)

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

#BloggerSquad| Ultimo capitolo!

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La #BloggerSquad© (marchio registrato presso di me) si riunisce per un ultimissimo post in cui poter dire la nostra sui pregi e difetti (scherzo, difetti non ce ne sono) di questo libro che tanto abbiamo amato e tanto abbiamo supportato nelle sue prime settimane.
Ho seguito passo passo L’anno in cui imparai a leggere di Marco Marsullo, Einaudi, manco se lo avessi scritto io. Vedere che si è creata questa onda spontanea di passaparola mi ha reso davvero contenta e aver contribuito seppur in minima parte a tutto ciò che ne è conseguito mi rende anche un poco orgogliosa.
Azzurra, Marzia, Ramona, Stefania e Valentina sono state delle splendide compagne d’avventura. Hanno parlato del libro in maniera splendida sui loro rispettivi blog (che vi invito a visitare), le ho viste caricatissime sui loro profili a consigliarlo a destra e manca, lo hanno fatto proprio e di questo, ripeto, non posso che essere contenta.
Per congedarci vi propongo un nostro piccolo confronto, poche domande, semplici, dirette ed essenziali su questo libro che tanto abbiamo amato e supportato e poi vi prometto che per un po’ smetterò di parlarne (forse).
– Se dovessi usare un solo aggettivo per descrivere “L’anno in cui imparai a leggere” quale sarebbe?
Azzurra: Uno solo? Imperdibile
Francesca: Coinvolgente (e in alcuni punti davvero commovente).
Marzia: Uhm… solo uno?? Questa è cattiveria!! Tenero, direi tenero. (Ma anche autentico, dolcissimo, profondo…  faccio un po’ fatica a rispettare le regole!!).
Ramona: Carezzevole. Tenero. Luminoso. Ah scusa, ma non era un aggettivo
“per volta”? Impossibile solo uno.
Stefania: Avvolgente.
ValentinaTenero. Infatti quello che mi ha trasmesso di più durante la lettura è la tenerezza.
– Il personaggio del libro a cui ti sei più affezionato?
Azzurra: Difficile scegliere, forse Niccolò
Francesca: Andrés. Più che affezionata io mi sono proprio innamorata, sorridevo come una deficiente ad ogni frase spagnola che pronunciava (durante tutto il libro praticamente)
Marzia: Niccolò! Senza dubbi.
Ramona: Niccolò.
StefaniaNiccolò 
Valentina: Forse Andrés, perché era quasi scontato affezionarsi a Niccolò che c’è fin dall’inizio. L’argentino appare inizialmente come elemento di disturbo, uno che sembra quasi fuori luogo, e invece poi ci si affeziona a lui per forza.
– Il personaggio che hai detestato con tutte le tue forze?
Azzurra: Nessuno.
Francesca: SIMONA. Andiamo, ma come diamine si fa a lasciare tuo figlio di quattro anni a uno con cui stai insieme da due mesi? Siamo serie.
Marzia: Sai che direi nessuno?! Non ho detestato nessuno, forse Simona è il personaggio con il quale ho empatizzato meno ma in fondo le sono grata… se non fosse stato per lei non avremmo avuto tra le mano questa storia dolcissima.
Ramona: Simona, ma solo perché, per alcuni versi, non ho condiviso le sue scelte.
Stefania: Nessuno, in ognuno ho trovato qualche lato positivo.
Valentina: Simona è troppo scontato? Simona che per seguire la sua passione molla il figlio di soli quattro anni a uno con cui sta da pochissimo tempo e continua a rimandare il ritorno a casa.
– La frase che più ti è rimasta impressa?
Azzurra: Figli storti lo saremmo stati per sempre. Avremmo dovuto cavarcela da soli. Però, intanto, potevamo farci compagnia.
Francesca: Perché quando ami qualcuno, certe volte, ti arrendi e lasci che sia il tempo a decidere per te.
Marzia: I bambini non sono timidi. Osservano. Guardano i volti, i gesti. Hanno un codice di interpretazione del genere umano diverso da quello degli adulti. Loro non chiedono con la voce, lo fanno con gli occhi.
E agli occhi di un bambino non si può nascondere niente.
Anche se lì per lì sembrano crederti, continueranno a scrutare finché il loro sguardo non si sarà posato sulla verità.
Questa. Questa frase spiega al meglio la capacità di Marco di sintonizzarsi emotivamente sugli altri. È un’abilità molto rara!
Ramona: Di frasi a me care ce ne sono quasi in ogni pagina. Stavolta
scelgo: «I bambini, quando ti regalano un metro, te ne chiedono in
cambio due. A differenza dei cuccioli delle altre specie, non basta
farli giocare e fargli le coccole. Devi dargli ogni cosa, la
leggerezza e l’intensità, la serietà e la sincerità più grande che
puoi. Tutto ciò che non sei mai riuscito neanche a dare a te stesso.»
Stefania: La grammatica dei bambini è un cielo al contrario
ValentinaPerché i figli non sono solo di chi ci mischia dentro il corredo genetico. I figli sono di chi se ne prende cura, di chi scova un ultimo granello di energia per loro, la sera, dopo una giornata infernale. I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, si innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un’altra persona.
– L’autore Marco Marsullo per te è stata una conferma o una scoperta?
Azzurra: Una scoperta.
Francesca: Ogni libro è una conferma.
Marzia: Marsullo è una conferma che ogni volta sorprende un po’ di più.
Ramona: Marco Marsullo per me è una piacevolissima conferma.
Stefania: Marsullo è stata una scoperta che dovrò assolutamente approfondire.
Valentina: Una scoperta, e aggiungo: molto piacevole. Non avevo mai letto niente di suo.
– A chi consiglieresti “L’anno in cui imparai a leggere?”.
Azzurra: Davvero a chiunque. Fa bene al cuore.
Francesca: A tutti quelli che vogliono innamorarsi di una storia fatta di buoni sentimenti.
Marzia: A tutto l’universo! Abbiamo tutti un grande bisogno di storie scritte con il cuore!
Ramona: Consiglierei “L’anno in cui imparai a leggere” ai genitori e ai
figli, a chi vorrebbe essere l’uno e l’altro ma ancora non ci è
riuscito.
Stefania: Consiglio questo libro a chiunque voglia divertirsi ed emozionarsi attraverso una storia genuina.
ValentinaA chi non ama i bambini, ma anche a chi li ama. O semplicemente a chi ha bisogno di un po’ di dolcezza nelle proprie giornate.
PS: per tutti quelli che hanno letto il libro (e so che siete tantissimi) se vi va rispondete anche voi alle domande ché sono curiosa.

L’anno in cui imparai a leggere| Marco Marsullo

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Non importa quanta dignità tu abbia, se un bambino ti passa una tazzina vuota, tu devi bere.

(esergo)

Quando Niccolò e Simona si conoscono l’unica cosa che li lega è l’età, due venticinquenni in momenti diversi della loro vita. Lui uno scrittore che dopo il primo libro si era ritrovato in cima alle classifiche di vendita, con le librerie strapiene di lettori accorsi ad ascoltarlo e con i giornali e le TV che facevano a gara ad aggiudicarselo per una breve intervista. Lei, una ragazza come tante che aveva messo ben presto nel cassetto il suo sogno di diventare un’attrice teatrale per ritrovarsi a lavorare come commessa in un negozio d’abbigliamento.

Si incontrano proprio ad una presentazione del libro di Niccolò: lui nota lei, lei nota lui e il classico colpo di fulmine scocca all’istante. Tutto troppo bello per essere vero, tranne per il dettaglio non di poco conto che Niccolò apprenderà subito dopo: Simona è madre di un bambino di quattro anni.

Niccolò è già innamorato perso di Simona per tirarsi indietro, per dirle «no, grazie, mi sono sbagliato». È talmente innamorato di quella che considera a tutti gli effetti la donna della sua vita che quando un giorno va da lui e gli dice di voler trasformare il suo sogno in realtà e quindi riprendere col in teatro, invece di dirle «amore, ma sei per caso impazzita?», l’appoggia e soprattutto acconsente alla follia di badare al piccolo Lorenzo per i giorni previsti in cui lei sarà in tournée.

Non poteva certo finire qui, perché un bel giorno direttamente dall’Argentina fa il suo ritorno il padre naturale di Lorenzo, Andrés. Segni particolari: riccioli sempre spettinati, strimpellatore di chitarra a tutte le ore del giorno e soprattutto della notte, divoratore di barattoli di Nutella e tifoso sfegatato del Boca Juniors (vi innamorerete di lui, ve lo assicuro).

Le famiglie sono una trappola a cui nessuno di noi può rinunciare. Le famiglie si distruggono, spaccano le vite a metà, si ricostituiscono. Si autogenerano senza che ce ne accorgiamo, sono un sistema istintivo di sopravvivenza.

Per Niccolò, Lorenzo ed Andrés inizia un periodo di convivenza forzata, che ben presto si trasformerà in un perfetto ingranaggio. Tra cartoni animati alla televisione ventiquattr’ore su ventiquattro, video demenziali su YouTube, partite di calcio improvvisate nel salone di casa, bambini che per attirare l’attenzione dei genitori inscenano suicidi e vicini di casa medium, i tre assumeranno sempre più le sembianze di una sgangherata famiglia.

L’anno in cui imparai a leggere di Marco Marsullo uscito per Einaudi Stile Libero è un romanzo che racconta una meravigliosa storia d’amore, quella tra un ragazzo che di amore famigliare ne ha ricevuto poco e un bambino che nella vita ha sempre potuto contare solo sulla madre e che all’improvviso si ritrova ben due papà. La famiglia è il tema su cui si snoda l’intero romanzo, ma famiglia in senso ampio, non solo quella determinata dai legami di sangue, perché le famiglie non sono quelle che unicamente il DNA costruisce.

Nell’anno in cui trascorreranno insieme Niccolò, Andrés e Lorenzo capiranno che famiglia è semplicemente esserci al di là di ciò che può certificare un atto di nascita. Cresceranno insieme, accetteranno pregi e difetti l’uno dell’altro, capiranno che si può sbagliare e che quegli errori fanno parte della vita.

Questo libro l’ho letto col sorriso perenne sulle labbra, salvo accorgermi certe volte che i miei occhi si inumidivano e a quel punto ritirare le lacrime indietro era difficile, se non impossibile. Concludo come l’autore è solito finire nei suoi ringraziamenti: ci leggiamo al prossimo.

  • Autore: Marco Marsullo
  • Titolo: L’anno in cui imparai a leggere
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2019

PS: per questo libro ho coinvolto un po’ di amiche che sui loro blog ne hanno parlato in maniera egregia. Ne approfitto per ringraziarle, per aver reso tutto ciò una bella avventura di squadra. Leggere è condivisione, sempre.

Bilanci e propositi | Il mio 2018 in breve

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È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa.