Il Maggio del Libri 2020| Napoli Leggendaria

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«È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Leggende napoletane. Matilde Serao

Se c’è un sentimento che plasma Napoli quello è l’amore e non a caso molte delle leggende nate e tramandate sono leggende d’amore, un amore nella maggior parte dei casi sofferto, crudele e tragico, parabola di una città di cui ci si innamora all’istante e che al tempo stesso di quell’amore ci fa soffrire, costringendoci ad un odi et amo eterno.

«Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze».

Leggende napoletane. Matilde Serao

«La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile».

Almarina. Valeria Parrella

Si racconta di un bel giovanotto amato da tutti che si chiamava Posillipo il cui animo era infelice a causa di un amore non corrisposto per una fanciulla di campagna tanto bella quanto fredda che si chiamava Nisida. Non potendo sopportare la vista di Nisida, Posillipo decise di farla finita buttandosi in mare. I Fati non accettando il destino trasformarono lui in un poggio che si bagna in mare e lei in uno scoglio posizionato di fronte. Il poggio è diventato un luogo di bellezza ammirato da tutti, lo scoglio invece ospita un carcere minorile che raccoglie i lamenti e la disperazione di chi è costretto a soggiornarci.

«Si davano appuntamenti al Virgiliano, a Posillipo o sulla collina di Capodimonte, nel bosco attorno alle mura del museo nelle cui sale Lorenzo aveva ammirato la Flagellazione di Cristo di Caravaggio».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Leggenda vuole che lui non amasse la città. Preferiva la quiete del bosco dove solo e triste camminava. In città c’era una fanciulla che si struggeva d’amore per lui, ma il pensiero di lui era rivolto ad un altro amore, un amore ignoto e indefinito che vide comparire una mattina d’inverno, in una forma senza forma, una forma fatta della stessa consistenza dell’aria. Quando lui si avvicinò, lei subito scomparve. Disperato, la invocò con tutte le forze, sperando di poterla rivedere e lei ogni giorno iniziò a concedersi sempre di più. Compariva, sorrideva e lo salutava. Non parlava mai, la voce le tremava e le moriva in gola, ma lo ascoltava sempre e ogni giorno rimaneva sempre di più con lui che tanto l’amava. In un crepuscolo d’autunno lui nella disperazione totale le chiese: mi ami?. Sì, rispose lei e lui in un impeto di passione l’abbracciò. Si sentì un rumore orribile, uno scricchiolio assordante. Lei cadde al suolo frantumandosi in tanti cocci di porcellana.

«E adesso, mentre si avviava verso Poggioreale per l’appuntamento con l’avvocato Moscato, era ben lieto di risultare pressoché sconosciuto alle guardie carcerarie».

Anime di vetro. Maurizio de Giovanni

«Ho cominciato a sentirla nell’aria di Capodimonte dove mia madre si è accampata insieme ai morti e a morticini della tisi che in mezzo alle nuvole hanno cominciato a dirle: a nuie chest’aria non ci ha dato la guarigione».

La compagnia delle anime finte. Wanda Marasco

«La discesa costeggia i giardini e gli orti della Certosa di San Martino e offre vedute spettacolari».

Cara Napoli. Lorenzo Marone

«Quelle manco di accorgono di niente. Che stanno al Vomero, mica dentro all’Oceano Indiano».

L’altra madre. Andrej Longo.

C’erano quattro fratelli che si amavano tantissimo e non si staccavano mai l’uno dall’altro. Erano giovani e belli e tutti segretamente innamorati di una fanciulla la cui sorte malevola volle che fosse la stessa per tutti e quattro. Lei non ricambiò l’amore di nessuno e una notte sparì per sempre. I quattro l’aspettarono pazientemente per migliaia di anni e ancora la attendono e nel frattempo si sono uniti in quattro colli ameni dal nome di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e Vomero.

«Invece ride il mare di Mergellina: ride nella luce rossa delle giornate stupende; ride nelle morbide notti d’estate, quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d’argento, ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia».

Leggende napoletane. Matilde Serao 

C’era un pescatore fortunato che passava le giornate fra reti ed ami. Un uomo semplice e buono che un giorno seduto a riva scorse una ninfa marina con un corpo bianco e provocante e con lunghi capelli biondi che cantava soavemente. Il pescatore cercando di raggiungere la ninfa precipitò in mare e il sito dove annegò venne chiamato Mergellina e leggenda vuole che in alcune notti d’estate compaia la sirena.

«Eccola là, davanti a lui, la principessa Sissi della Napoli autentica. Forse fu per la vera Sissi che il Vate scrisse ‘A vucchella proprio in quel locale, durante la Belle Epoque. C’era già stato, Lorenzo, al Gambrinus, pensando che a quei tavolini si erano seduti Benedetto Croce e Wilde, Hemingway e Jean-Paul Sartre».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Si narra che il fantasma di una bambina vissuta agli inizi del 1900 appaia ogni novembre nei laboratori del Caffè Gambrinus e il periodo delle apparizioni non è casuale, visto che agli inizi di quel mese si procede con la preparazione del torrone, dolce di cui la bambina andava ghiotta. Molti napoletani che hanno assistito all’apparizione raccontano di una bambina che sorrideva allegramente mentre passeggiava intorno ai tavoli dove erano conservate le tavolette di torrone.

 

 

Il Maggio dei Libri 2020| Se leggo, scopro

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Leggenda narra che durante il suo viaggio Ulisse e il suo equipaggio dovettero tapparsi le orecchie per non cadere nel canto ammaliatore delle sirene. Tra di esse c’era una di nome Partenope che non sopportando il fatto di non essere riuscita ad incantare Ulisse si ammazzò. Il mare trascinò il suo corpo fino a Megaride e i pescatori che la trovarono iniziarono a venerarla come una dea e dalle sue fattezze si delineò la città di Napoli con il capo che segna Capodimonte e la coda che segna Posillipo.

Sempre la leggenda narra che Partenope fosse una sirena nel golfo che un giorno incontrando un centauro di nome Vesuvio si innamorò follemente di lui, ricambiata, ma il geloso Zeus trasformò il centauro in un vulcano gettando Partenope nella disperazione totale che preferì suicidarsi. Dal suo corpo nacque la città di Napoli e finalmente la sirena poté ricongiungersi con il suo amato Vesuvio.

Infine altra leggenda vuole che Partenope era una graziosa fanciulla che abitava in Grecia e che si innamorò ricambiata di Cimone. Il padre ostacolò questa unione in quanto Partenope era già promessa ad Euneo e ai due innamorati non restò che fuggire quanto più lontano possibile senza fare più ritorno. Giunsero in un luogo tranquillo e florido e col tempo fecero venire dalla Grecia amici e parenti e ben presto anche altre popolazioni vicine iniziarono ad arrivare in questa piacevole terra che accoglieva tutti e che chiamarono Napoli.

Le nostre leggende sono l’amore. E Napoli è stata creata dell’amore.

                                                                                         Leggende napoletane. Matilde Serao 

Sono molteplici le leggende di Napoli, sono tanti gli scrittori che le hanno raccontate e sono tantissimi coloro che nei luoghi dove esse nascono hanno ambientato le storie che leggiamo nei libri e in questo piccolo viaggio scopriremo alcune di esse.

Nel corso degli ultimi anni Napoli è diventata il teatro perfetto dove ambientare le storie, non a caso Eduardo De Filippo di Napoli diceva che era un “teatro a cielo aperto” soprattutto per le persone che ci abitano che sono attori improvvisati. Se guardiamo ai libri negli ultimi anni c’è stato un fiorire di scrittori napoletani che si sono imposti sulla scena editoriale con grande successo di pubblico e di critica. Pensiamo ai libri di Maurizio de Giovanni, uno dei giallisti più apprezzati d’Italia che con Ricciardi e i suoi bastardi è arrivato anche sul piccolo schermo, Lorenzo Marone le cui storie sono e saranno sul grande schermo, Diego De Silva, Adrej Longo e Peppe Fiore ed Elena Ferrante la scrittrice italiana più conosciuta ed apprezzata all’estero. Valeria Parrella, Viola Ardone, Wanda Marasco, Antonella Cilento e Piera Ventre tra le scrittrici più brave della nostra letteratura contemporanea e i giovanissimi Alessio Arena, Alessio Forgione e Marco Marsullo e per finire i grandi della letteratura come Ermanno Rea, Anna Maria Ortese, Matilde Serao, Raffaele La Capria e Domenico Starnone (e perdonate se ne ho dimenticato qualcuno, sono tantissimi).

Tornando alle leggende, alcune di esse le ho scoperte grazie ai libri degli scrittori elencati sopra, altre semplicemente girovagando per Napoli, perché ogni luogo ha la sua storia veritiera o leggendaria poco importa, alla fine abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Se leggo, scopro è il tema del Maggio dei Libri di quest’anno che per forze di causa maggiore si svolgerà esclusivamente online, tramite i social network e i blog e si prolungherà fino al 31 ottobre. Sul sito del Maggio dei Libri è possibile caricare il vostro evento nella banca dati per far sì che sia visibile a tutti.

Questa era una piccola introduzione, per il viaggio vero e proprio dovete attendere ancora un po’ di pazienza.

Mi raccomando, vi aspetto, non vedo l’ora di partire.

Il Maggio dei Libri 2019| J.D. Salinger, l’ossessione della privacy e gli scrittori di oggi!

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Il 1 gennaio 1919 a New York nacque Jerome David Salinger, lo scrittore statunitense divenuto celebre in tutto il mondo grazie al romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden. Doveroso da parte de Il Maggio dei Libri, l’iniziativa giunta alla nona edizione che celebra durante questo mese il libro e la lettura, dedicare al grande scrittore un filone tematico.

Sono sincera, Il Giovane Holden, è stata una lettura che non mi ha fatto impazzire, anzi, sincerità per sincerità, Holden guadagna i primi posti della mia personale classifica dei personaggi letterari più odiosi di tutti i tempi (si divide il podio con Il piccolo principe di Antoine de SaintExupéry).

Il romanzo uscì nel 1951 e nel 1953 in seguito allo straordinario successo del libro, Salinger iniziò a ritirarsi a vita privata, rifuggendo da qualsiasi interesse da parte della stampa e isolandosi nel suo rifugio di Cornish. Quella di Salinger verso la vita pubblica divenne una vera e propria ossessione. Il suo isolamento verso il mondo esterno fu portato all’eccesso, tanto che le notizie su di lui a un certo punto della sua vita sono cessate del tutto. La sua ultima intervista risale al 1974 al New Yorker (giornale con cui Salinger collaborava e dove nel 1965 apparve il suo ultimo racconto).

JD Salinger Portrait SessionMi piace scrivere per me stesso. Pago per questo genere di atteggiamento, Sono conosciuto come una persona strana e distaccata. Ma tutto quello che sto facendo è provare a proteggere me stesso e il mio lavoro. 

 

 

Questa cosa mi ha fatto pensare molto agli scrittori di oggi e come il rapporto con la stampa e con i lettori sia cambiato. Ci sono scrittori che farebbero carte false pur di avere un trafiletto sul giornale di cronaca locale o un passaggio in una trasmissione di un’emittente regionale e soprattutto ci sono i social network che hanno irrimediabilmente mutato il rapporto scrittore-lettore. Se fino a qualche tempo fa le uniche occasioni per poter scambiare qualche parola con lo scrittore erano le presentazioni letterarie, oggi grazie a un semplice messaggio su Facebook, Twitter o Instagram possiamo far sapere in tempo reale se quel libro ci è piaciuto o meno (e se ci è piaciuto in cosa ci è piaciuto e via discorrendo).

Oggi la barriera scrittore- lettore si è infranta e si è dato il via a questo rapporto virtuale che non ha nulla da invidiare a un rapporto reale. Mi capita di vedere lettori che si vantano di amicizie con scrittori solo perché lo scrittore in questione ha messo qualche like (va bene che dopo la storia di Marco Caltagirone vale tutto, ma andiamoci più piano a sbandierare amicizie inesistenti). Mi è capitato di vedere scrittori “corteggiare” lettori solo per la speranza di vendere qualche copia in più* e nella speranza più concreta che quel lettore lusingato da quelle attenzioni si precipiti in libreria per acquistare la copia del libro.

Avere “amici” scrittori su Facebook o seguirsi a vicenda su Twitter e Instagram è diventata consuetudine e spesso mi chiedo se questo sia sano o no in quello che poi sarà il giudizio finale del libro. Se ho lo scrittore tra gli amici avrò più pudore nel dichiarare il giudizio reale di quella lettura, perché magari ho paura che lo scrittore possa sentirsi offeso dalla mia critica o bocciatura (poi ci sono anche gli scrittori che se dici no alla loro proposta di lettura ti bloccano direttamente e dimostrano di avere un grado di maturità inferiore a un bambino di due anni*).

Quindi quello che mi chiedo e che soprattutto chiedo a voi: cosa ne pensate di questo cambiamento di rotta nel rapporto scrittore/lettore?

*tratto da una storia vera, la mia.

Il Maggio dei Libri 2018| #VogliamoLeggere #BlogNotesMaggio

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Il Maggio dei Libri continua e questa settimana la tematica scelta è #VogliamoLeggere. Proprio all’inizio dell’anno feci una sorta di buono propositi in fatto di libri e potrei dirvi quali ho messo in atto e quali no, ma i bilanci vanno fatti a fine anno e quindi portate pazienza ancora per un bel po’.

Collegandomi al bellissimo post di Nereia sul suo LibrAngolo Acuto  ho provato a ragionare su cosa mi aspetto dai libri e cosa voglio leggere io. Pronti? Ecco la mia lista.

  • Voglio leggere storie capaci di catturarmi dalla prima all’ultima riga, un libro da cui non voglio staccarmi fino a quando non l’ho portato a termine, un libro capace da farmi venire gli occhi rossi e stanchi e che nonostante questo non mi fa interrompere la lettura;
  • Voglio leggere storie audaci e rischiose e voglio autori che si mettano in discussione, abbandonando la loro comfort zone abituale per stupirci del tutto. Non so voi, ma io sono stanca di storie che si somigliano, di tematiche trite e ritrite che sembrano essere affrontate tutto dallo stesso punto di vista. La bellezza dei libri è questa, autori capaci di portarti lì dove nessun altro ti aveva ancora portato prima;
  • Voglio leggere storie capaci di andare più a fondo. Quello che noto è che gli autori molte volte restano in superficie, quasi come se dovessero svolgere il compitino per arrivare alla sufficienza. Saranno anche storie belle, ma sono storie che dopo un po’ le dimentichi. Emil Cioran diceva «un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle, un libro deve essere un pericolo», molti dei libri d’oggi a stento ti graffiano;
  • Voglio leggere storie meno prevedibili. Avete presente quella sensazione di quando siete a metà libro e avete capito già come si evolverà il tutto? È la stessa sensazione di quanto intuite l’assassino già prima che il delitto sia avvenuto. Ricordatevelo: quando il lettore anticipa l’autore il libro ha toppato;
  • Voglio scoprire un nuovo autore e voglio innamorarmene follemente così da recuperare tutto ciò che ha scritto fino ad oggi e voglio stupirmi di ogni nuova scoperta fatta su di lui;
  • Voglio trovare il tempo di leggere i libri acquistati da tempo e che mi riprometto sempre di iniziare (tipo Dieci donne di Marcela Serrano, Prima che sia notte di Reinaldo Arenas, L’incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami…);
  • Voglio trovare il tempo di proseguire le letture iniziate e che per svariati motivi ho dovuto interrompere e che non ho più ripreso (tipo Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco, L’amore prima di noi di Paola Mastracola, Nessuno è indispensabile di Peppe Fiore…);
  • Voglio leggere alcuno di quei classici indispensabili nella formazione di un lettore che mi intimoriscono perché penso sempre di non capirli e di non esserne all’altezza (come Anna Karenina di Lev Tolstoj, Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij);
  • Voglio leggere anzi voglio rileggere alcuni dei libri che più mi sono piaciuti nel corso degli ultimi anni perché sono sicura che li leggerei diversamente e potrei cogliere delle sfumature che alla prima lettura mi sono sfuggite (tipo Il maestro e Margherita di Bulgakov, 1984 di Orwell, Lessico Famigliare della mia amata Natalia Ginzburg).

Insomma sono tante le cose che #VoglioLeggere e sono tante le cose che mi aspetto dai libri. Ora aspetto voi: cosa volete leggere?

Vi ricordo la fantastica squadra di blogger che compongono il #BlogNotesMaggio che sta arricchendo il Maggio dei Libri con i libro interventi.

Angela, Angela Cannucciari (Youtube)
Maria, @mariadicuonzo1 (Twitter)
Giada, Dada Who? (Youtube)
Paola, @paolacsaba (Twitter)
Selvaggia,  SelvaggiaAngelica (Youtube)

Il Maggio dei Libri 2018| A spasso per Napoli #BlogNotesMaggio

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Napoli ho imparato a conoscerla quando a diciannove anni ho iniziato a frequentare l’università e per molto tempo, quasi mi vergogno a dirlo, la mia conoscenza di Napoli era limitata al tragitto stazione-università. Piano piano presi l’abitudine di allontanarmi dalla facoltà e a fare la turista scoprendola di volta in volta e oggi sono una ragazza di provincia che appena può prende il treno e vado ad immergermi completamente in questa splendida metropoli che sì, avrà tutti i problemi che conosciamo ma è e resta una delle più belle città del mondo (sono di parte? certo che lo sono).

Le bellezze di Napoli non si contano, è una città ricca di storia, cultura, arte, magnifici monumenti, piazze splendide, tantissimi musei e panorami mozzafiato (il mio preferito è quello visibile da Castel dell’Ovo), poi se iniziamo a parlare della Napoli gastronomica non ce ne usciamo più (vorrei dirvi dove ho mangiato la pizza migliore a Napoli ma io in ogni pizzeria di Napoli ho mangiato la pizza migliore della mia vita). Mettiamo per puro caso che tre kamikaze scelgano Napoli per compiere un attentato (toccate il corniciello, mi raccomando). Secondo voi riusciranno nell’impresa o si faranno coinvolgere dal tipico atteggiamento napoletano integrandosi a tal punto che ne combineranno una dietro l’altra e di questo attentato non si avrà mai notizia? Napoli è una città che si difende da sola grazie agli imprevisti che crea, quindi non ha bisogno manco dell’esercito per far fronte ai problemi, anche al kamikaze più devoto alla causa passerà la voglia di far saltare in aria tutti dopo un viaggio sulla Circumvesuviana. Non voglio dirvi molto però, ci ha pensato Pino Imperatore nel suo “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” a mettere su una storia dove si scherza con quella che è diventata la paura dei nostri giorni e accanto al divertimento e all’ironia pura ha ribadito la bellezza di Napoli e la ricchezza di questa città.

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Niente di meno che Feisal, uno dei tre attentatori, dopo aver assistito al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, nelle sue preghiere ha sostituito Allah col patrono partenopeo. Il miracolo del sangue è un appuntamento molto sentito dai napoletani che tre volte all’anno si recano presso il Duomo e fiduciosi attendono la liquefazione del sangue. Se si scioglie è positivo per la città e i suoi abitanti, se non si scioglie è considerato nefasto e le conseguenze potrebbero essere negative. Nel 1939 ad esempio non si sciolse e iniziò la seconda guerra mondiale e nel 1980 e ci fu il terremoto in Irpinia. Potrebbero essere coincidenze però come direbbe Eduardo De Filippo: essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.

Il Duomo di Napoli in pieno centro storico dichiarato Patrimonio dell’Unesco è la chiesa più importante di Napoli, voluta da Carlo I durante il periodo del suo regno angioino e i lavori per la realizzazione continuarono durante il periodo di Carlo II e Roberto I. Nel corso del tempo è stato sottoposto a numerosi restauri in seguito ai danni provocati dalle diverse eruzioni del Vesuvio e dai terremoti, in particolare quello del 1349 fece crollare l’originale facciata.

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Poco distante dal Duomo, passando per Spaccanapoli si arriva alla Cappella di Sansevero. Quando Feisal (sempre lui) entra nella cappella viene completamente trasportato in una dimensione di meraviglia. Tra l’altro la nascita della Cappella ha una sua leggenda. Pare che un uomo arrestato ingiustamente passando in catene per Piazza San Domenico Maggiore vide crollare una parte del muro del palazzo della famiglia Di Sangro e tale crollo lasciò scoperto un ritratto della Vergine. L’uomo fece un voto: se le accuse fossero cadute avrebbe portato un’iscrizione e una lampada. Tutto ciò accadde, la voce si diffuse e il luogo divenne meta di pellegrinaggio. Alla Madonna si rivolse anche Giovan Francesco Di Sangro che scampò a una malattia e per ricambiare la grazia ottenuta fece costruire la prima cappella. Ciò che però di meraviglioso ha la Cappella di Sansevero è la statua del Cristo Velato una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. Se andate a Napoli non perdetevelo, è un’esperienza straordinaria.

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Sempre Feisal una volta di fronte al Maschio Angioino provò la sensazione che aveva provato la prima volta che aveva visto una moschea: totale stupore. Il Maschio Angioino è conosciuto dai napoletani anche come Castel Nuovo perché nacque proprio per essere differenziato dai due già esistenti: Castel dell’Ovo e Castel Capuano. Carlo I D’Angiò ne commissionò la realizzazione anche se a causa della sua morte non poté vederlo finito. Suo figlio si trasferì nel castello e lo adattò alle sue esigenze. Oltre ad essere dimora reale, negli anni il Maschio è stato uno dei fulcri culturali ospitando letterati come Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Nel corso del tempo il Maschio divenne semplice presidio militare, complice il fatto che nuove realtà stavano sorgendo nei dintorni, come Palazzo Reale e la Reggia di Capodimonte. Anche il Maschio non è esente da una leggenda di cui se ne sono occupati anche Benedetto Croce e Alexander Dumas. Pare che la Regina Giovanna utilizzasse la fossa contenente un coccodrillo per disfarsi dei suoi amanti.

Insomma Napoli è un museo a cielo aperto che non smette mai di stupire.

Come sempre vi invito a seguire il #BlogNotesMaggio relativo al Maggio dei Libri. Ci stiamo divertendo a raccontarci attraverso i nostri amati libri e tutti gli interventi del #BlogNotes sono interessanti oltre che preziosi.

Per la tematica del Patrimonio Europeo sono partita dal libro di Pino Imperatore Allah, San Gennaro e i tre kamikaze che vi consiglio assolutamente.

Napoli Città Libro 2018| Conferenza stampa

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Si è tenuta nella mattinata di ieri presso l’Unione degli Industriali di Napoli la conferenza stampa di presentazione del programma del primo Salone del Libro e dell’Editoria campano, il Napoli Città Libro che si svolgerà dal 24 al 27 maggio presso il complesso di San Domenico Maggiore.

Presenti i tre editori ideatori del Salone, Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco; l’assessore alla cultura di Napoli Nino Daniele, il direttore artistico Francesco Durante e lo scrittore eletto padrino dell’evento Maurizio de Giovanni.

Come l’editore Diego Guida ha spiegato, l’idea è nata nei più semplici dei modi: davanti a un caffè. Ragionando insieme agli altri due di cultura ed editoria del mezzogiorno, si interrogavano sul fatto che fosse quasi impossibile che una città come Napoli non avesse una fiera dedicata ai libri. Certo, a Napoli si legge poco se rapportato alle altre città italiane, specie quelle del nord dove il paragone è drastico, ma Napoli è una città viva dal punto di vista culturale, la vitalità e la ricchezza capaci di essere generate da Napoli è sotto gli occhi di tutti e quindi è possibile oltre che doveroso costruire qualcosa di concreto presente sul nostro territorio.

Il Salone chiamato Napoli Città Libro per sottolineare il suo essere non semplicemente una fiera ma un evento dove la città sia fortemente legata al libro, ha avuto un padrino d’eccezione: lo scrittore Maurizio de Giovanni. Il suo aiuto è stato fondamentale e in ogni occasione de Giovanni ha mostrato il suo disappunto verso i tanti scrittori napoletani che si sono mostrati disinteressati nei confronti dell’evento. Come lui stesso ha spiegato gli scrittori da Napoli prendono tanto, la rendono protagonista delle loro storie e quindi tutto ciò che hanno preso nel corso di questi anni dovrebbe essergli restituito in qualche modo, tipo con la presenza e con il loro contributo verso iniziative di questo genere.

Francesco Durante, il direttore artistico di questo festival, ha spiegato che la tematica scelta è “Back Home” un ritorno a casa per un salone che da Napoli mancava da tantissimi anni. Altra cosa che dimostra che al sud è possibile collaborare è la rete dei festival del sud, un insieme di ben venticinque festival (tra cui il Salerno Letteratura, Una Marina di Libri di Palermo, il Women’s Fiction Festival di Matera) che come obiettivo comune hanno la diffusione della cultura al sud Italia.

Dal 24 al 27 maggio presso il complesso di San Domenico Maggiore andrà in scena il Napoli Città Libro che alla sua prima edizione ha registrato numeri importanti: 110 stand di editori (molti big affiancati all’editoria più piccola), 300 eventi tra presentazioni, letture, teatro, musica e laboratori. Tantissimi libri presentati in anteprima e molti dibattiti culturali. Da segnalare il primo evento in programma, il forum “La cultura salverà il Mezzogiorno? Un paese diviso investe sulle nuove generazioni” con tre giornalisti internazionali che intervisteranno il Sindaco di Matera (capitale della cultura 2019) Raffaello Giulio De Ruggieri, l’Assessore alla Cultura di Palermo (capitale italiana della cultura 2018) Andrea Cusumano e il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Tra gli ospiti italiani presenti al Salone ci saranno: Franco Arminio, Fortunato Cerlino, Cristina Comencini, Nando Dalla Chiesa, Giancarlo De Cataldo, Maurizio deGiovanni, Diego De Silva, Tony Laudadio, Lorenzo Marone, Marco Marsullo, Silvio Muccino, Sandra Petrignani, Rosella Postorino e Marcello Simoni.

Presenti tra gli altri anche i The Jackal, il duo Gigi e Ross e gli attori Massimiliano Gallo e Alberto Rossi.

Nella serata di chiusura previsto il Premio Napoli Città Libro.

Da segnalare la mostra “Editori napoletani tra presente e passato” a cura della Biblioteca Nazionale di Napoli e l’iniziativa “Un libro in sospeso” dove sarà possibile regalare un libro alle biblioteche pubbliche.

Vi invito a seguire il sito ufficiale di Napoli Città Libro dove sono riportate tutte le news legate all’evento e dove a breve verrà inserito il programma ufficiale.

Il Maggio dei Libri 2018| Lettura come Libertà #BlogNotesMaggio

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A tutti i miei traumi io ho reagito sempre alla stessa maniera: chiedendo aiuto ai libri. Per quel che mi riguarda, il libro è prima di tutto una ciambella di salvataggio. Non che ti migliori, a questo credo poco. E neppure che ti sani la ferita. Però ti placa. Alla maniera di un lenimento, di un farmaco di pronto intervento. E quando dico libro, dico libro in generale. Non romanzo soltanto.

Il sorriso di don Giovanni di Ermanno Rea

Quando mi chiedono perché mi piace leggere generalmente non so rispondere. Potrei uscirmene con quelle frasi fatte come leggo per crescere, leggo per imparare, leggo per viaggiare con la fantasia e altre cose così che detto tra noi risultano un po’ banali, non trovate?

Leggo perché mi piace e a questo non so aggiungere altro. Leggo da quando a otto anni avevo il mio appuntamento fisso in edicola con i fumetti. Leggo da quando a dieci anni ho letto il mio primo libro “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman e una volta finito ho sentito la necessità di iniziarne un altro. Leggo da quando da adolescente passando per Coelho, Dan Brown, Harper Lee e Pirandello ho capito che senza libri le mie giornate erano un po’ più vuote. Oggi senza un libro non riesco ad immaginarmi, se passa una settimana senza averne aperto uno mi sento in colpa. Sono quella che in borsa ha sempre con sé il Kindle, che a casa ha la pila di libri che invece di assottigliarsi aumenta a dismisura e sono quella che se non passa in libreria a dare un’occhiata e fare quattro chiacchiere col libraio si sente come se le mancasse qualcosa.

Sono una dipendente dai libri o più semplicemente sono una dipendente dalle storie che raccontano. Se penso ai libri che mi hanno deluso, a quelli che mi hanno emozionato, a quelli che mi hanno fatto arrabbiare e a quelli che mi hanno insegnato qualcosa… cavolo io di libri ne parlerei per ore.

Guardo le mie tre librerie che ho a casa che ospitano i libri che ho accumulato negli anni con i miei soli risparmi e sono felice, la guardo e nella mia testa ho la vocina di Gollum che dice il mio tesssoro.

Una mia amica tempo fa mi ha detto quando parli di libri ti si illuminano gli occhi, questo per farvi capire che tipo di legame ho sviluppato nel tempo con i libri.

Quando Il Maggio dei Libri ha proposto il filone Lettura come Libertà mi sono fermata a lungo a pensare a cosa volesse dire. Io l’ho interpretata in due modi. La prima è legata alla conoscenza: leggere significa conoscere e conoscere significa essere liberi. L’ignoranza crea schiavitù e preconcetti, la conoscenza crea libertà e apertura mentale. Ribaltando si potrebbe interpretarlo come leggere in libertà, senza condizionamenti, senza pensare questo libro è giusto e questo no, questo autore va bene e quest’altro no.

Qualche giorno fa ne parlavo con altre blogger coinvolte in questa bellissima avventura del #BlogNotesMaggio; lo snobismo nel mondo dei libri non porta a nulla di buono, ci rende solo più antipatici agli occhi dei non lettori. Insomma smettiamola di fare i maestrini sotuttoio, smettiamola di reputarci migliori di chi non legge, smettiamola con se non hai letto Delitto e Castigo è inutile che ti leggi venti libri al mese. Leggere non è questo, leggere non è creare squadre e fazioni. Nella mia carriera da lettrice ho letto Fabio Volo, ho letto le cinquanta sfumature, ho letto un fantasy che mi ha fatto piangere e quindi? Ora lo so che con queste rivelazioni ho perso tutta la mia credibilità ma sinceramente mi importa poco perché so di aver letto libri che mi hanno formato e accanto a questi ho letto libri di puro intrattenimento perché la testa in quel momento aveva bisogno di svago.

Essere liberi di scegliere un libro è l’essenza del lettore: non privatevene.

Il Maggio Dei Libri 2018 | #BlogNotesMaggio

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Oggi 23 aprile, giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore, inizia ufficialmente Il Maggio Dei Libri che si concluderà il 31 del prossimo mese.

L’iniziativa di promozione culturale arriva al suo ottavo anno, promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di anno in anno si arricchisce di iniziative diventando uno degli appuntamenti fissi per gli amanti della lettura e non solo. Lo slogan del Maggio è: leggere e leggere ovunque. Questa iniziativa infatti mira alla riscoperta della lettura come strumento di crescita personale, civile e sociale e ogni regione si sta impegnando con tantissime iniziative che ruotano tutte intorno al libro e alla lettura. Sono già mille infatti le iniziative registrate nella banca dati sul sito ufficiale de Il Maggio dei Libri e di giorno in giorno crescono. Con il motto leggere, leggere ovunque, si vuole cercare di far uscire la lettura dai soliti contesti come scuole, librerie e biblioteche ed approdare negli angoli più impensabili delle città come negozi, autobus, parchi, cinema, insomma niente deve fermare i lettori e qualsiasi iniziativa legata alla lettura è ben accetta.

Il Maggio dei Libri di quest’anno ha proposto tre filoni tematici ai quali ispirarsi per le iniziative della campagna: Lettura come libertà, 2018 Anno Europeo del Patrimonio e La lingua come strumento d’identità. Il primo filone richiama la libertà che deriva dalle conoscenze acquisite grazie alla lettura, ma anche la libertà di scegliere cosa leggere. Il secondo filone è collegato all’anno europeo del patrimonio culturale ed è l’occasione per scoprire o riscoprire il nostro patrimonio; siamo il Paese con il più alto numero di beni culturali, ogni tanto dovremmo ricordarcelo. Infine il terzo tema si lega alla conoscenza della lingua ed è un omaggio a Tullio De Mauro a un anno dalla sua morte. Come ha affermato “la distruzione del linguaggio è la premessa a ogni futura distruzione” e quindi è bene sempre sottolineare l’importanza della lingua.

Nella scorsa edizione della campagna il Maggio dei Libri ha coinvolto i book blogger che quest’anno tornano a raccontare la campagna di promozione della lettura attraverso i loro blog e gli account social. Accanto a blogger come Laura Ganzetti (Il tè tostato), Francesca Crescentini (Tegamini), Jessica Pelide (Books and Freckles), Simona Scravaglieri (Letture sconclusionate) e altri, quest’anno ci sarò anche io. Dalle pagine di questo blog, ricollegandomi ai filoni tematici proposti dal Maggio racconterò le mie letture preferite.

Per essere aggiornati su tutte le iniziative, basta andare sul sito de Il Maggio dei Libri o seguire i loro canali social: non ci resta che iniziare.

#BlogNotesMaggio

Il #BlogNotes è stato ideato da Laura Ganzetti (Il Tè Tostato) per promuovere attraverso i social gli eventi editoriali in giro per l’Italia. Si basa sulla collaborazione tra chi ha la passione dei libri, blogger o semplici lettori, che si uniscono e fanno rete tra loro e il #BlogNotesMaggio ha proprio l’intento di raccontare il Maggio dei Libri. Quest’anno salgo a bordo del #BlogNotes anche io insieme a un gruppo di fantastici blogger e lettori che vi elenco di sotto: