Cara Napoli

cara napoli

  • Titolo: Cara Napoli
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 8 novembre 2018

Cara Napoli ti scrivo, potremmo dire parafrasando la celebre canzone di Lucio Dalla. Cosa ti scrivo? Abbiamo l’imbarazzo della scelta. Da ogni cosa a Napoli, bella o brutta che sia, si può ricavare un racconto e da questa idea che sono nati i Granelli, rubrica che Lorenzo Marone cura settimanalmente su Repubblica Napoli. Maurizio de Giovanni nelle sue presentazioni dice spesso questo: io sono napoletano e nella vita avrei potuto fare solo lo scrittore, perché ovunque ti giri c’è una storia che aspetta di essere raccontata. Dai dettagli che Marone osserva nella sua città riesce a farci dei racconti che Feltrinelli ha raccolto in questo libro.

Cara Napoli si apre con una passeggiata per le strade della città, con lo scrittore impegnato nella ricerca di un colore per identificarla. Di solito quando si pensa a Napoli si pensa all’azzurro: quello del mare, del cielo, della squadra, ma per Marone il colore di Napoli è il grigio, quella tinta intermedia tra il bianco e il nero, troppo netti per identificare una città che vive di sfumature. Di grigio esistono ben seicento variazioni, come poter dare un solo colore a una città che vive di contraddizioni? Napoli è tutto e il contrario di tutto, definirla è un azzardo, capirla è un’impresa.

Napoli è una variabile costante con una realtà capace di cambiare in soli cento metri. Accanto a un palazzo nobiliare troverete un basso con l’intonaco scrostato, c’è la metropolitana con le stazioni più belle al mondo ma fortunato chi riesce a prenderla (io detengo il record di attesa di 35 minuti a Toledo); ha una storia millenaria piena di primati che le altre città si sognano (la prima ferrovia, l’università laica più antica, la più antica fabbrica di navi) ma se li dimenticano un po’ tutti; ha i tesori di valore che lasciano marcire piuttosto che valorizzarli. È una città difficile Napoli, e non mi riferisco alla questione Gomorra. È una città complicata perché bisogna lavorare il doppio per dimostrare che è sullo piano delle altre. Il lavoro da fare è sempre in salita, come se in una gara partisse cento metri dietro rispetto agli avversari. È una città che vive di ossimori, in cui paradiso e inferno, bellezza e bruttezza, miseria e nobiltà, viaggiano in parallelo per poi mischiarsi all’improvviso. Assurdo? No, è Napoli. Non è un caso che le sezioni del libro siano divise in nord-sud, acqua-fuoco, storie-leggende: è un rimando alla contrapposizione costante.

A questo punto vi immagino scoraggiati, magari volevate venire a Napoli e vi ho fatto cambiare idea, della serie ma chi me o’ fa fare? Aspettate un attimo e siate più fiduciosi perché vi dico che nonostante questo, nonostante tutto, Napoli ha la capacità di far innamorare chiunque decida di non fermarsi all’apparenza. È come quel fidanzato stronzo che vi tratta una munnezza ma che vi fa dire: ca’ aggia farè? Io lo amo. Napoli ha quel fascino a cui pochissimi sanno resistere, ha infinite risorse e la forza di trovare il buono laddove sembra non esserci. È una città dotata di accoglienza e che non conosce il pregiudizio perché sa da sola cosa vuol dire avercelo appiccicato addosso da sempre. Napoli adotta chiunque, chiunque le mostri rispetto viene considerato suo figlio senza troppe formalità. Napoli è l’arte di arrangiarsi, la battuta sempre pronta, il sorriso sulle labbra anche se il periodo è nero, la maestosità del Vesuvio, la forza del mare agitato, il calore dei vicoli, il vociare delle persone a tutte le ore… Insomma non è solo pizza, babà e sfogliatelle da una parte o Gomorra nell’altra; è tante di quelle cose che sentite a me, leggetevi Cara Napoli ché Lorenzo Marone ve lo spiega meglio.  

Un ragazzo normale

un ragazzo normale

  • Titolo: Un ragazzo normale
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 22 Febbraio 2018

Il 23 settembre del 1985 Giancarlo Siani venne ucciso da due assassini sotto casa sua. Le sue inchieste giornalistiche che si occupavano principalmente di camorra fecero di lui un personaggio scomodo da eliminare quanto prima. Giancarlo aveva da pochi giorni compiuto 26 anni. Era un ragazzo, un giornalista e cosa fondamentale era un ragazzo normale. 

Normale… quante volte usiamo questo termine, quante volte lo usiamo per descrivere noi stessi o altre persone. Mimì ad esempio è un ragazzo normale, fissato con la scienza, amante dei libri e delle storie e soprattutto ossessionato con i supereroi. La famiglia di Mimì? Normale anche quella. Papà portinaio di uno stabile tra il Vomero e l’Arenella, mamma segretaria di un avvocato, sua sorella Beatrice e due nonni che vivevano tutti insieme appassionatamente (per non dire uno addosso all’altro) in un bilocale.

Le giornate di Mimì trascorrevano normalmente come quelle della maggior parte dei bambini di quegli anni, siamo negli anni ottanta la tecnologia è ben lontana dall’invadere e stravolgere la nostra vita. A dire il vero Mimì era un po’ diverso rispetto ai suoi coetanei a cui bastava un pallone e con la fantasia ergevano campetti di calcio dove immaginarsi goleador. Mimì giocava a calcio più per far contento il suo inseparabile amico Sasà, ma avrebbe preferito di gran lunga disquisire di scienza, fare esperimenti, leggere. La sua passione sfrenata per la lettura l’aveva portato ad esprimersi come un vocabolario e le conoscenze acquisite gli facevano spiegare le cose meglio delle enciclopedie.

Per questo motivo sua sorella lo prendeva costantemente in giro, per sua madre invece era la luce dei suoi occhi e motivo di vanto per tutte le altre donne del quartiere; suo padre si limitava ad alzare gli occhi al cielo e a non capire la maggior parte delle cose che uscivano dalla bocca del figlio.

La cosa che però era diventata fissazione per Mimì era la ricerca di un supereroe e lo trova un giorno in un ragazzo che vive nel suo palazzo e che scopre essere un giornalista. Uno che racconta storie, storie pericolose tra l’altro, non può che essere un eroe. Deciso: Giancarlo Siani sarebbe diventato il suo eroe.

Tra Mimì e Giancarlo piano piano si costruirà un rapporto d’amicizia delicato, fatto di poche frasi ma di quelle significative che ti cambiano e restano scolpite nel cuore. In quel ragazzo Mimì vedrà il supereroe che aveva sempre cercato anche se Giancarlo gli aveva sempre ripetuto che i poteri non esistono e i supereroi neanche. La lettura, i libri, quelli i super-poteri a noi accessibili, quelli che hanno la forza di cambiare le persone e perché no, salvare il mondo.

Un ragazzo normale è la storia di una famiglia normale tipica di quegli anni che magari aveva mancanze dal punto di vista culturale ma aveva ben chiari i valori in cui credere ed educare i figli. Mimi era il solo componente a non rispecchiarsi in quella mediocrità, in quel rassegnarsi del padre a non tentare mai qualcosa che potesse migliorargli la vita o in quella superficialità della sorella Beatrice troppo presa dall’apparire e dai suoi primi amori. Non che Mimì fosse perfetto con quell’aria da saccente che emergeva involontariamente e con il suo sentirsi superiore grazie alle conoscenze acquisite, ma non ci vuole molto a capire che tutta quella sete di conoscenza nasceva dalle sue insicurezze. E poi la figura di Giancarlo Siani che entra nella storia quasi in punta di piedi e resta al margine anche se poi la sua uccisione piomberà nella vita del piccolo Mimì diventando l’evento che porterà fine alla sua infanzia.

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Lorenzo Marone dedica questo romanzo a Giancarlo Siani, ma non aspettatevi una sua biografia o un resoconto dei suoi ultimi giorni: è un romanzo con Siani, non su Siani. In un periodo in cui i modelli negativi sono diventati esempi per i ragazzi l’urgenza e la necessità di mostrare le facce positive di Napoli ha portato l’autore a fare questa scelta. Nel presentare il romanzo Marone ha usato un’espressione che mi ha colpito molto: racconto la Napoli grigia. Il grigio è il colore intermedio tra il bianco e il nero. Il bianco potrebbe rappresentare la Napoli da cartolina, quella della pizza, del Vesuvio e del golfo più bello per molti e la nera è quella di Gomorra, della criminalità, delle baby gang che prendono sempre troppo spazio nella cronaca. Nel mezzo il grigio, la Napoli di tutti i giorni che mescola bellezza e bruttezza, positività e negatività, malviventi ed eroi e soprattutto la Napoli fatta di persone normali che ogni giorno lottano per fare in modo che ad emergere sia la Napoli di cui andare più fieri.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Incontro al PAN con Lorenzo Marone

Grazie a Feltrinelli Editore ho potuto partecipare a un incontro riservato ai blogger dove ho potuto confrontarmi con altri lettori sul romanzo e soprattutto sentirne parlare direttamente dall’autore. Lorenzo Marone ha raccontato quindi della genesi del romanzo, della sua intenzione di inserire Giancarlo Siani nella storia, Siani che ha definito una delle facce buone di Napoli. Nel parlarne non l’ha mai indicato come eroe ma semplicemente come un ragazzo normale. Oltre alla figura di Siani che seppur importante non è centrale, Lorenzo ha confidato di essersi sentito un po’ Mimì durante la sua adolescenza e il suo amore per i libri ha voluto farlo trasparire proprio attraverso il suo protagonista. Il romanzo infatti è una bella elegia ai libri e alla passione per la lettura, importante quanto fondamentale per la crescita e non solo. Per chiudere, altro elemento essenziale del romanzo è Napoli; l’autore ha confessato che non riuscirebbe mai a vedere i personaggi dei suoi romanzi lontano dalla sua Napoli, senza il dialetto utilizzato o senza la saggezza tipica dei napoletani.

Libri 2017!

Avete letto classifiche sui migliori libri di questo 2017 ovunque, lo so e al solo pensiero di leggerne un’altra state male, vi capisco, però visto che le avete lette ovunque magari potete dedicare qualche minuto del vostro tempo anche alla mia di classifica, perché poi le altre sì e la mia no?. Neanche io sono una fan delle classifiche, ridurre le molte letture a una decina è un compito un po’ difficile, anche perché di libri belli (ma veramente belli) ne ho letti parecchi quest’anno e quindi mi spiace per quelli che ingiustamente (per questione di numero) sono rimasti fuori. Quindi ecco la mia personale top 10 (e se volete ditemi anche i vostri titoli di questo 2017 ché sono curiosa).

Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza.

La storia della sua famiglia era una grande processione di stanze una dentro l’altra, stanze invase dal sole e dalla polvere, alcune vuote, altre pullulanti di spettri e altre ingombre di pezzi di mobili e vecchie foto e oggetti inservibili, ammucchiati gli uni sugli altri come nel retro di un teatro. Quelle erano le stanze in cui era meglio non entrare. 

Che succede, mà? Vuoi che racconti la storia tua e del tuo sposo e mi hai dato la vista potente dei tuoi ultimi istanti? Quando, si dice, l’intera vita e quella delle persone care scorre davanti agli occhi. 

  • Con molta cura. Severino cesari (Rizzoli)

Lo sai benissimo, di ciò che è in tuo potere affrontare ha senso prendersi cura. Ma proprio nel momento in cui pensi di esserti preso già abbastanza cura, abbastanza, e che potresti accontentarti, rimane in fondo solo quel poco di cui mi occuperò domani. 

La vita è fatta di pochi momenti importanti che spesso nemmeno riusciamo a scorgere mentre li viviamo. Loro ci seguono sempre un passo indietro e quando ti volti è già tutto fatto, irrimediabilmente compromesso, nel bene o nel male. 

Il male lascia senza parole. Se non lo nomini, non esiste. Se non lo chiami, scompare. Fino a che non impazzisci per aver ingoiato tutte quelle parole impronunciabili. Ma non è meglio staccarsi dalla realtà piuttosto che ammettere che sia finita ogni cosa?

Né uniti né divisi. E il problema è che questo è vero anche per i loro nemici. Che poi saremmo noi. In teoria, siamo tutti schierati contro il terrorismo: però, sul terreno, le cose sono sempre più ambigue. A volte la priorità è un altro nemico.

Voi civili non potete essere il mio nemico, finché non lavate la mano contro di me. Ma sempre con la massima sincerità vi devo ricordare che voi uccidete continuamente i nostri civili. E rubate le nostre terre, il nostro petrolio, le nostre miniere, le nostre cose. Ci fate soffrire ogni giorno. Se gli fai male, il gatto ti graffia. 

Quello che non capivo, quello che avevo capito adesso, all’improvviso, era che se smettevo di andare indietro, di cercare di recuperare il passato, forse c’era un futuro che mi aspettava, che ci aspettava, un futuro che si sarebbe svelato se solo mi fossi voltata a guardarlo. 

La sua intelligenza lo ha portato a percorrere una strada a tre tappe: dal semplice al complicato e poi di nuovo al semplice. 

Magari domani resto

magari domani resto

    • Titolo: Magari domani resto
    • Autore: Lorenzo Marone
    • Editore: Feltrinelli
    • Data di pubblicazione: 9 Febbraio 2017

Luce Di Notte è il mio nome completo. Lo so, non è un nome, è ‘na figura e merd’

Basta una frase per comprendere il carattere di Luce e farci capire a che livello di cazzimma ci troviamo (non fatemi spiegare il significato di cazzimma, per favore).

Luce, avvocato, trentacinque anni e una laurea in giurisprudenza con ben 110 che le ha permesso di ottenere un lavoro presso uno studio legale che però la utilizza più per gli adempimenti che per le cause vere e proprie. Il proprietario, l’avvocato Arminio Geronimo è quello che dalle nostre parti si chiamerebbe rattuso, insomma uno che ci prova con qualsiasi tipo di donna gli capiti a tiro, quindi è più probabile che Luce abbia ottenuto il lavoro più perché donna che perché brava. Per quanto Luce a vederla sembrerebbe più un maschio (capello corto e look very casual) ha le forme giuste al posto giusto e figuriamoci se uno come l’avvocato questa cosa non l’ha notata. Cosa più importante Luce ha carattere, non le manda a dire a nessuno, tanto meno al suo capo e quando lui la sfinisce con le sue asfissianti avance di certo lei non lascia fare per paura di perdere il posto, anzi se non sta attento è capace pure che lo prende a mazzate.

Stanca di sembrare più una segretaria che un avvocato Luce si impunta per avere una causa vera e propria e l’avvocato decide di accontentarla affidandole un caso di affidamento di minore che la porterà a conoscere Kevin, un bambino dal nome assurdo ma dall’intelligenza straordinaria. La causa inoltre arriverà in un momento delicato della vita di Luce, uno di quei momenti che ti portano a fare bilanci e a chiudere i conti con il passato. Il passato di Luce è fatto dalla presenza straordinaria di due donne, sua madre e sua nonna, e dall’assenza di suo padre che pesa più di un macigno. Il presente non è che vada meglio, con un compagno che l’ha lasciata nel giro di due giorni, un fratello impegnato a costruirsi una vita lontano da Napoli; fortuna che c’è il cane Alleria e il suo vicino don Vittorio che con Luce condivide il pranzo e pillole di vita.

Magari domani resto è il primo libro che leggo di Lorenzo Marone e avevo nei suoi confronti dei pregiudizi (ammetto ingiustificati) che sono completamente spariti durante la lettura. La prima cosa che colpisce è di sicuro la protagonista. A Luce vuoi bene dalle prime righe e ti affezioni subito alla sua sgangherata vita. E’ un personaggio positivo così come è positivo tutto il libro. La cosa più bella è il calcio agli stereotipi che il libro vuole dare. Luce è dei quartieri spagnoli, luogo folkloristico di Napoli che nella maggioranza delle volte viene associato alla criminalità organizzata. Luce però è avvocato, una persona che ha studiato e che al massimo la criminalità la combatte, non ne resta invischiata. Luce è l’esempio tangibile che con solidi punti di riferimento, in questo caso la madre e la nonna, non importa dove nasci e cresci: il destino te lo crei tu, non lo scrive il luogo da dove provieni. Nei quartieri spagnoli non crescono solo i camorristi, tanto meno dalla Napoli bene non arrivano solo avvocati e dottori e questo è un discorso che si può e si deve ampliare a tutta Napoli. Ragionare per luoghi comuni non porta mai a niente di buono, impariamo a metterci alle spalle gli stereotipi.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)