Il Maggio del Libri 2020| Napoli Leggendaria

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«È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Leggende napoletane. Matilde Serao

Se c’è un sentimento che plasma Napoli quello è l’amore e non a caso molte delle leggende nate e tramandate sono leggende d’amore, un amore nella maggior parte dei casi sofferto, crudele e tragico, parabola di una città di cui ci si innamora all’istante e che al tempo stesso di quell’amore ci fa soffrire, costringendoci ad un odi et amo eterno.

«Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze».

Leggende napoletane. Matilde Serao

«La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile».

Almarina. Valeria Parrella

Si racconta di un bel giovanotto amato da tutti che si chiamava Posillipo il cui animo era infelice a causa di un amore non corrisposto per una fanciulla di campagna tanto bella quanto fredda che si chiamava Nisida. Non potendo sopportare la vista di Nisida, Posillipo decise di farla finita buttandosi in mare. I Fati non accettando il destino trasformarono lui in un poggio che si bagna in mare e lei in uno scoglio posizionato di fronte. Il poggio è diventato un luogo di bellezza ammirato da tutti, lo scoglio invece ospita un carcere minorile che raccoglie i lamenti e la disperazione di chi è costretto a soggiornarci.

«Si davano appuntamenti al Virgiliano, a Posillipo o sulla collina di Capodimonte, nel bosco attorno alle mura del museo nelle cui sale Lorenzo aveva ammirato la Flagellazione di Cristo di Caravaggio».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Leggenda vuole che lui non amasse la città. Preferiva la quiete del bosco dove solo e triste camminava. In città c’era una fanciulla che si struggeva d’amore per lui, ma il pensiero di lui era rivolto ad un altro amore, un amore ignoto e indefinito che vide comparire una mattina d’inverno, in una forma senza forma, una forma fatta della stessa consistenza dell’aria. Quando lui si avvicinò, lei subito scomparve. Disperato, la invocò con tutte le forze, sperando di poterla rivedere e lei ogni giorno iniziò a concedersi sempre di più. Compariva, sorrideva e lo salutava. Non parlava mai, la voce le tremava e le moriva in gola, ma lo ascoltava sempre e ogni giorno rimaneva sempre di più con lui che tanto l’amava. In un crepuscolo d’autunno lui nella disperazione totale le chiese: mi ami?. Sì, rispose lei e lui in un impeto di passione l’abbracciò. Si sentì un rumore orribile, uno scricchiolio assordante. Lei cadde al suolo frantumandosi in tanti cocci di porcellana.

«E adesso, mentre si avviava verso Poggioreale per l’appuntamento con l’avvocato Moscato, era ben lieto di risultare pressoché sconosciuto alle guardie carcerarie».

Anime di vetro. Maurizio de Giovanni

«Ho cominciato a sentirla nell’aria di Capodimonte dove mia madre si è accampata insieme ai morti e a morticini della tisi che in mezzo alle nuvole hanno cominciato a dirle: a nuie chest’aria non ci ha dato la guarigione».

La compagnia delle anime finte. Wanda Marasco

«La discesa costeggia i giardini e gli orti della Certosa di San Martino e offre vedute spettacolari».

Cara Napoli. Lorenzo Marone

«Quelle manco di accorgono di niente. Che stanno al Vomero, mica dentro all’Oceano Indiano».

L’altra madre. Andrej Longo.

C’erano quattro fratelli che si amavano tantissimo e non si staccavano mai l’uno dall’altro. Erano giovani e belli e tutti segretamente innamorati di una fanciulla la cui sorte malevola volle che fosse la stessa per tutti e quattro. Lei non ricambiò l’amore di nessuno e una notte sparì per sempre. I quattro l’aspettarono pazientemente per migliaia di anni e ancora la attendono e nel frattempo si sono uniti in quattro colli ameni dal nome di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e Vomero.

«Invece ride il mare di Mergellina: ride nella luce rossa delle giornate stupende; ride nelle morbide notti d’estate, quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d’argento, ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia».

Leggende napoletane. Matilde Serao 

C’era un pescatore fortunato che passava le giornate fra reti ed ami. Un uomo semplice e buono che un giorno seduto a riva scorse una ninfa marina con un corpo bianco e provocante e con lunghi capelli biondi che cantava soavemente. Il pescatore cercando di raggiungere la ninfa precipitò in mare e il sito dove annegò venne chiamato Mergellina e leggenda vuole che in alcune notti d’estate compaia la sirena.

«Eccola là, davanti a lui, la principessa Sissi della Napoli autentica. Forse fu per la vera Sissi che il Vate scrisse ‘A vucchella proprio in quel locale, durante la Belle Epoque. C’era già stato, Lorenzo, al Gambrinus, pensando che a quei tavolini si erano seduti Benedetto Croce e Wilde, Hemingway e Jean-Paul Sartre».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Si narra che il fantasma di una bambina vissuta agli inizi del 1900 appaia ogni novembre nei laboratori del Caffè Gambrinus e il periodo delle apparizioni non è casuale, visto che agli inizi di quel mese si procede con la preparazione del torrone, dolce di cui la bambina andava ghiotta. Molti napoletani che hanno assistito all’apparizione raccontano di una bambina che sorrideva allegramente mentre passeggiava intorno ai tavoli dove erano conservate le tavolette di torrone.

 

 

Inventario di un cuore in allarme| Lorenzo Marone

inventario di un cuore in allarme

Se avessi letto questo libro un paio di anni fa, probabilmente avrei etichettato Lorenzo Marone come un folle incapace di scindere tra paure reali e paure strambe. Un giudizio affrettato, me ne rendo conto, ma ci troviamo in uno di quei casi in cui se una determinata cosa non la viviamo sulla nostra pelle, fatichiamo a comprenderla. Siccome da un po’ di tempo la mia vita è diventata una montagna russa con alti e bassi (anche bassissimi), leggere questo libro mi ha toccato parecchio, perché molto di ciò di cui parla l’autore lo sto conoscendo mio malgrado e vorrei dire a Lorenzo: scambiamoci i numeri di telefono, confrontiamoci sui nostri sintomi, ridiamo delle nostre paure e/o deprimiamoci insieme.

Prima di fondare il nostro privato club stile alcolisti anonimi vediamo un po’ di cosa ci parla stavolta uno dei miei autori napoletani preferiti.

Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone uscito per Einaudi Stile Libero l’11 febbraio, è un libro dove lo scrittore ha deciso di mettersi a nudo e mostrare una parte sconosciuta ai suoi lettori: la sua insana ipocondria. Chi è l’ipocondriaco? Una persona che vive nella paura perenne di ammalarsi, che scambia il minimo sintomo per una malattia che lo condurrà in breve termine alla morte, che si analizza per un nonnulla e che al tempo stesso è terrorizzato dagli esiti di quegli esami, che stazionerebbe ore intere nello studio di un medico pur di togliersi ogni minimo dubbio, che come soggiorno preferito ha le stanze di un ospedale e al tempo stesso è anche terrorizzato dai medici: insomma l’ipocondriaco è uno che campa ‘na chiavica. 

Per quanto Marone mantenga un tono ironico durante tutto il libro, ho pensato che non deve essere stato semplice mostrare la sua vulnerabilità e rivelare le sue paure più profonde. Quando ammettiamo di avere paura, cade quella maschera di persona forte che abbiamo deciso di indossare e viene fuori la fragilità che per quanto faccia parte dell’essere umani, preferiamo tenere nascosta ai più.

Come si combattono le paure? Parlandone, sdrammatizzando. Questo è il mantra dell’intero libro: ti parlo delle mie paure, ti svelo i miei segreti, proviamo a ridere insieme e facciamoci forza a vicenda se anche tu ti ritrovi in quello che dico.

Cercando di fissare il momento in cui tutto ha avuto inizio, l’autore ci racconta passo passo le sue paure, ci mostra cosa vuol dire vivere con l’ansia costante del «mi sta per succedere qualcosa di brutto». Parla, riflette, si analizza. Trascina nelle sue paranoie una povera moglie che ahimè, deve sopportarlo e degli amici probabilmente stanchi della sua continua litania, senza dimenticare i terapeuti che ci ascoltano per professione e anche un prete, perché tanto ormai vale tutto e quindi chi più ne ha, più ne metta.

Tra nuove tecniche di rilassamento, gruppi di sostegno su internet (state lontani da internet se non volete aggiungere sintomi ai vostri) e fiori di Bach (avranno mai funzionato su qualcuno?), Inventario di un cuore in allarme, Lorenzo Marone muove le sue riflessioni in campo scientifico e filosofico, passando per la religione e la psicologia, mettendo su un libricino che si legge con curiosità ed interesse.

PS: al sopraggiungere del mio nuovo delirio, piuttosto che assuefarmi di fiori di Bach (che ripeto, non funzionano), proverò a leggere qualche pagina. Alla fine una risata non ha mai ucciso nessuno (vero?).

  • Titolo: Inventario di un cuore in allarme
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Casa editrice: Einaudi Stile Libero
  • Data di pubblicazione: 11 Febbraio 2020

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Buone vacanze lettori| Leggete quanto volete e quello che volete!

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L’estate è la stagione delle vacanze e sempre l’estate è la stagione delle liste. In quante liste vi siete già imbattuti in queste prime settimane estive? Liste sulle mete vacanziere, liste sui luoghi da visitare, liste su cosa indossare, liste su quali prodotti usare e soprattutto le famigerate liste sulle letture che proprio non potete recuperare. Ci sono più liste che libri e sicuramente più liste che lettori. Di queste liste non me ne sono persa una, più che altro perché mi piace vedere quale libro già ho letto e quale altro libro dovrei aggiungere alla mia lunghissima wish-list.

Quest’anno non avevo voglia di compilare la solita lista di consigli estivi (anche se un mio contributo uscirà a breve su GoodBook nel classico post insieme ad altre blogger), perché negli ultimi due mesi complice vari motivi le mie letture sono andate a rilento. Tra blocco del lettore, lavoretto che mi ha tenuta più impegnata del solito e serenità mentale a tratti assente a rimetterci sono stati i libri. Non capite male eh, a leggere ho letto, ma molto meno del solito e quando questo accade mi dispiace, perché la lettura è l’unica costante della mia vita, anche nei periodi più incasinati e soprattutto nei periodi più difficili.

Alleggeriamo un po’ i toni e ritorniamo a parlare di libri. Giugno è stato il mese in cui ho recuperato i primi due libri di uno scrittore che come sapete ho imparato ad amare tantissimo: Lorenzo Marone. Di Marone ho quindi letto La tentazione di essere felici (Cesare Annunziata uno dei personaggi più belli di sempre) e La tristezza ha il sonno leggero. Il pregio dei libri di Lorenzo è che si leggono in fretta perché ai suoi personaggi si vuole subito bene. Passando a un altro scrittore napoletano, giugno è stato il mese in cui ho dovuto dire addio al commissario Ricciardi, frutto della penna del grande Maurizio de Giovanni. Blocco del lettore o meno, Il pianto dell’alba l’ho letto in un giorno e poi mi sono disperata nei giorni successivi.

Veniamo ora a due letture che non mi hanno convinta del tutto: Bugiarda di Ayelet Gubdar-Goshen e Presunzione di Luca Mercadante. Il primo, Bugiarda, volevo leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene da altri lettori dei cui giudizi mi fido ciecamente, ma più andavo avanti nella lettura e più perdevo interesse per la storia. Lo stesso discorso lo posso fare per il libro di Mercadante, Presunzione, lettura a cui tenevo particolarmente, perché sentivo degli elementi della trama molto vicini.

Tutti i nostri mercoledì di Paolo Di Stefano e Risvolti di copertina di Cristina Taglietti mi hanno invece permesso di allargare le mie conoscenze in campo editoriale. Il primo è un racconto-intervista a Giulio Einaudi e anche se molte cose le conoscevo a memoria grazie a un altro libro letto che è Colloquio a Giulio Einaudi di Severino Cesari, non mi è dispiaciuto rileggerle, perché la Einaudi è il mio primo e grande amore e potrei leggere la sua storia all’infinito. Quello di Cristina Taglietti è un approfondimento su quattordici case editrici come Einaudi, Feltrinelli, NN Editore, Fazi, Mondadori, Edizioni e/o, Sellerio e tante altre.

L’estate poi, solitamente la riservo al recupero di qualche classico (su cui ammetto, pecco tantissimo). Charlotte Brontë e il suo Jane Eyre è stato il classico che mi ha accompagnato nelle prime settimane estive e sempre in merito ai recuperi ho letto uno dei primi libri di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. I complimenti su Michela si sprecano e il mio non può che essere un invito alla lettura.

Insomma questo non è il classico post sui libri da mettere in valigia, ma raccontandovi le mie letture spero di avervi incuriositi un po’ e nulla vi vieta di interpretarle come miei personali consigli. Nelle prossime settimane la mia intenzione è quella di recuperare delle letture che mi stanno attendendo da un po’ e quindi: che letture mi terranno compagnia ad agosto?

I primi due volumi della saga di Rebecca West sulla famiglia Aubrey (visto che il terzo uscirà a settembre), il primo volume di Jalna di Mazo de la Roche, La vita dispari di Paolo Colagrande in corsa per il Premio Campiello, Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Cime tempestose di Emily Brontë, Cintura nera di Edoardo Rabasa e… (lo so cosa state pensando, agosto ha trentuno giorni, mica trentuno anni).

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete. Noi ci rivediamo a settembre con nuove letture e nuovi progetti (si spera).

PS: se proprio volete, vi do’ tre consigli veloci, veloci: mettete in valigia Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone, Volevo essere vedova di Chiara Moscardelli e Avviso di chiamata di Delia Ephron.

Tutto sarà perfetto| Lorenzo Marone

tutto sarà perfetto

  • Titolo: Tutto sarà perfetto
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Casa Editrice: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 30 Maggio 2019

E dire che all’inizio Lorenzo Marone un po’ lo snobbavo. Lo consideravo un autore da storie leggere, troppo leggere, dai buoni sentimenti da cui io me ne tenevo volentieri alla larga. C’è voluto un giro in libreria senza fretta, un titolo che colpì subito la mia attenzione e una trama promettente per far cadere qualsiasi forma di resistenza e decidermi a leggere quel Magari domani resto che mi ha fatto entrare nell’universo maroniano senza più uscirne.

A distanza di un paio di anni Lorenzo Marone è entrato in quella mia personale rosa di autori le cui uscite attendo particolarmente, quelle che sul calendario contrassegno con la voce libri da non lasciarsi scappare. Quelle storie da cui io con snobismo mi tenevo alla larga sono le storie che ogni tanto sento il bisogno di leggere. Esce oggi per Feltrinelli Tutto sarà perfetto dove Lorenzo Marone ci racconta una storia delle sue, quelle fatte di buoni sentimenti e permeate da quella dolce malinconia tipica napoletana e tipica troisiana.

Se dovessi descrivere la famiglia di Andrea direi tutto tranne che perfetta. Libero Scotto, il padre, è un ex comandante di navi che ha passato la vita a dirigere e controllare gli equipaggi e che ha portato quella rigidità tipica di chi ricopre un ruolo di comando all’interno delle mura domestiche. Marina ha ereditato dal padre l’ossessione delle regole e del controllo probabilmente convinta del fatto che ciò che puoi controllare lo puoi anche gestire. Andrea da questa malsana rigidità è riuscito a sfuggire, peccato che si ritrovi appiccicato addosso l’etichetta di irresponsabile. Quarantenne ancora nel pieno del suo fascino, fotografo di moda ed eventi occasionali, single incallito: relazioni serie, poche, fiamme da una notte di passione, tante. I rapporti di Andrea con padre e sorella negli anni si sono ridotti ai minimi termini, fatti di telefonate sporadiche una volta ogni tanto giusto per comunicare che p vivo e che la sua vota procede.

È in una di queste rare telefonate che Marina comunica ad Andrea che dovrà occuparsi del padre nel fine settimana in cui li sarà via con marito e figlie, non prima di aver compilato un decalogo con le regole che il fratello dovrà seguire. Durante il fine settimana Andrea sarà capace di infrangere quasi tutte le regole e in barba alle condizioni precarie di salute di suo padre acconsentirà a realizzare quello che Libero definisce il suo ultimo desiderio: tornare a Procida e dire addio alla sua Delphine.

Se c’è stato un tempo in cui tutto era perfetto quello era quando Andrea era piccolo e viveva con mamma, papà e la sorella sull’isola di Procida. Forse era perfetto quando lo vedeva con gli occhi di un bambino, perché a distanza di anni ricorda solo un padre assente e quando era presente era sfuggente e pronto costantemente a riprenderlo e una madre amorevole e affettuosa che all’improvviso cambiava umore e si isolava anche dai suoi figli. Tornare su quell’isola per Andrea significa fare a botte con i ricordi dolorosi, quelli che ti velano gli occhi, ti fanno venire un groppo in gola e che se vuoi sopravvivere devi tenere a bada.

Riempivo lo spazio con il silenzio, perché ero grande e avevo già capito che la bellezza dura quanto un tramonto, e la mattina dopo ti ritrovi di nuovo con la normalità fuori dalla porta e un ricordo dolce che ti fa apparire quella normalità ancora più difficile da mandare giù.

Lorenzo Marone in questo romanzo ci parla dell’imperfezione dei legami famigliari, della malinconia dei ricordi, dell’esigenza della memoria e dell’importanza delle radici. Ci mostra il dolore e soprattutto quanto questo influenzi il nostro percorso e le nostre scelte nel momento in cui fa capolino nella nostra vita. E a proposito delle scelte, ribadisce la necessità di non perdere tempo con le scelte sbagliate e di non aver paura di rimettere tutto in discussione se quelle che abbiamo fatto non ci soddisfano più, perché la vita ne è una e vale la pena viverla nel migliore dei modi.