GoodBook| Buenos Aires, espérame.

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Uno dei tanti pregi dei libri è la possibilità di poter viaggiare stando comodamente sdraiati sul divano di casa propria. La Barcellona di Zàfon, la Delft raccontata da Tracy Chevalier e tante altre città che ho conosciuto grazie alle pagine dei libri letti, con la speranza un giorno di vederle con i miei occhi.

Mi sono innamorata di Buenos Aires dopo aver letto Dio si è fermato a Buenos Aires scritto a quattro mani da Marco Marsullo e Paolo Piccirillo, uscito per Laterza nell’ottobre del 2014. Prima l’Argentina e la sua capitale erano per me mete come tante, di cui sapevo poco e ignoravo molto. Quando il loro libro mi è capitato tra le mani e ho iniziato a leggerlo ne sono stata completamente rapita e in un attimo con la testa ero tra i barrios di Buenos Aires, magari seduta a un tavolo a bere un mate e a gustare les empanadas.

Buenos Aires me la immagino come una città in costante fermento, ricca di storia e cultura, di artisti e scrittori. Le strade di Buenos Aires ormai sono le mie viscere, scriveva Jorge Luis Borges (probabilmente lo scrittore porteños più conosciuto) ne “Le strade“, uno dei suoi componimenti più belli, una vera e propria dichiarazione d’amore per la sua città (ad essa ha dedicato anche Fervore di Buenos Aires, edito Adelphi).

Buenos Aires e la letteratura, Buenos Aires e i libri, binomi inscindibili. Come scrive Piccirillo, a Buenos Aires c’è la avenida Santa Fè che unisce l’avenida 9 de Julio, il Cerrito e la avenida del Libertador a quello che è il quartiere più grande ed importante della città: Palermo.

Nei pressi del giardino botanico a pochi passi da Plaza Italia, c’è una specie di mercatino permanente che occupa un centinaio di metri del marciapiede al centro della strada […] All’ingresso c’è scritto Feria Del Libro e sull’ala aperta di una bancarella c’è la faccia di Julio Cortazar.

Dopo la prima tappa al mercatino di libri che noi fervidi lettori non possiamo lasciarci sfuggire, proseguiamo verso Plaza de Mayo, luogo rappresentativo della città e simbolo dell’indipendenza dalla Spagna e dove si riuniscono le madri dei desaparecidòs per ricordare i figli uccisi o scomparsi durante la dittatura dal 1976 al 1983. Presente en la plaza la Casa Rosada (sede degli uffici della Presidenza della Repubblica) dove un tempo si affacciava Evita Peron per parlare al suo popolo.

Particolarità negativa di questa piazza è, come scrive Marsullo:

Grate nere alte un paio di metri, sono fissate sull’asfalto a mo’ di gabbia. Alcuni varchi al centro della piazza sono aperti per lasciar passare le persone, ma è chiaro che, in un attimo, la polizia può scegliere di recintare il perimetro per non lasciar passare nessuno e proteggere la Casa Rosada e, più avanti ancora altri edifici del Governo argentino. Spaventoso, a osservarlo. Ancora più terrificante a pensarlo. Pensare che da queste parti la gente venga chiusa in gabbia, tenuta a bada come bestie feroci, addomesticata con la forza e mai con la parola. Spaventoso pensare che il Governo argentino abbia talmente tanto timore delle rappresaglie furiose che l’unico modo per salvarsi la vita, prima che il potere, sia questo. Gabbie. Ferro.

Tornando ad Evita Peron, prossima tappa è il Cimitero della Recoleta, definito tra i più belli al mondo dove Maria Eva Duarte de Peron riposa (vi invito a leggere Santa Evita edito SUR di Tomàs Eloy Martinez, il romanzo più tradotto della storia della letteratura argentina).

Il rapporto politica-Stato è stato un rapporto complicato e sofferente, vista la travagliata storia civile dell’Argentina. L’emblema di tutto ciò è l’ESMA, la Escuela Superior de Mecànica de la Armada, scuola militare argentina, teatro per lungo tempo delle torture di chi veniva imprigionato.

Una volta dentro non si esisteva più, non si era né vivi né morti, si diventava desaparecidòs […] Oggi la ESMA non è più la scuola che era, è un museo della memoria.

E dire che il Presidente della Repubblica Carlos Menem voleva distruggerlo e far erigere un monumento dedicato al popolo argentino che però si oppose fermamente. Non era distruggendo la storia che si mostrava rispetto, anzi, il ricordo di quella parte orribile di passato doveva restare, magari per evitare di ripeterlo (se volete approfondire, vi consiglio il libro di Rodolfo Walsh, Operazione Massacro edito La Nuova Frontiera; Walsh dopo questo libro è entrato nel lungo elenco dei desaparecidòs).

Autori che nei propri libri provarono ad accennare alle torture vennero censurati e di conseguenza costretti a lasciare il proprio Paese. Uno degli esempi è quello di Manuel Puig. Il suo The Buenos Aires Affair del 1973 nonostante la ristampa immediata che significava ottimo apprezzamento da parte dei lettori, venne prima redatto togliendo le parti censurate, poi ritirato e mandato direttamente al macero. Dopo varie minacce Puig decise di lasciare l’Argentina e per anni fu un autore vietato che decise di non rimettere piede in terra natia neanche dopo la fine del regime. Di Manuel Puig consiglio vivamente il suo bellissimo e struggente Scende la notte tropicale, Sellerio.

Per alleggerire un po’ il nostro percorso, altra tappa, per amanti del calcio e non, è lo stadio de La Bombonera.

La Bombonera è un’esperienza di odori e immaginazione. In questo stadio, Diego Armando Maradona, è stato contemporaneamente tifoso e calciatore. Condottiero e falange oplitica. Padrone e schiavo di se stesso. Perché l’anno in cui Maradona giocò con Boca Juniors da queste parti se lo ricordano bene, e mentre cammini tra gli spalti, negli spogliatoi, nei cunicoli dell’impianto, lo senti, l’odore.

Libri citati:

PS: su GoodBook troverete un bel po’ di post di amiche blogger che vi faranno girare il mondo, non perdeteli.

(Questo post è in collaborazione con GoodBook)

Dio si è fermato a Buenos Aires| Marco Marsullo & Paolo Piccirillo

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Se penso all’Argentina le prime cose che mi vengono in mente sono Maradona, Evita Peron e il tango. Su Maradona non ci sarebbe niente da aggiungere, è un uomo conosciuto anche da chi il calcio non sa neanche cosa sia. Evita Peron incarna alla perfezione la storia della povera diventata ricca, della sconosciuta diventata attrice e soprattutto della donna che ha saputo conquistare le masse come nessuno prima c’era mai riuscito; una donna amata e compianta visto la sua prematura scomparsa. Infine il tango, la danza per eccellenza di questa terra un pensiero triste che si balla come direbbe Enrique Santos Discepolo.

Insomma la mia visione e conoscenza sull’Argentina era abbastanza limitata, ci volevano due scrittori per farmela conoscere meglio, due scrittori per farmela amare di più.

Marco Marsullo e Paolo Piccirillo hanno scritto questa sorta di diario di viaggio, il risultato del loro soggiorno a Buenos Aires non come semplici turisti. Volevano approfondire la storia dell’Argentina per poi raccontarcela, volevano ricostruire il passato di questa nazione ancora inciso sulla pelle di chi ci abita. La storia recente dell’Argentina è fatta di violenze, instabilità e conflitti. Ha registrato colpi di stato e dittature. Ha coniato il termine desaparecidos per indicare quelle persone che furono arrestate per motivi politici e anti-governativi delle quali si sono completamente perse le tracce.

Le pagine dedicate all’ESMA, la scuola di formazione per militari divenuto il luogo simbolo delle detenzioni illegali, sono sicuramente le più forti da leggere così come fanno orrore vuelos de la muerte e le descrizioni specifiche delle torture che i detenuti erano costretti a subire.

E’ un libro che si sofferma su tanto altro, sulla storia, sulla cultura, sulla letteratura e sulla società dell’Argentina ma indubbiamente le parti che si leggono tutte d’un fiato e che difficilmente si leggono sono quelle sopra citate.

Che mi sarebbe piaciuto lo avevo messo in conto, che mi avrebbe incuriosito e catturato riga dopo riga, come pochi libri riescono, un po’ meno. Se un libro ti racconta cose di cui ignoravi l’esistenza fino al momento prima in cui iniziavi a leggere, se ti apre gli occhi su idee, temi e questioni che riguardano un Paese, seppure lontano ma che fa parte del mondo in cui vivi, allora ha colto nel segno, allora non è uno di quei libri inutili che a volte occupano indegnamente gli scaffali delle librerie.

Quindi spazio ai desaparecidos e a las abuelas, al costante e immenso impegno delle donne di Plaza de Mayo, senza dimenticare il calcio, il cinema e la letteratura di questa meravigliosa nazione raccontata a due voci da Marco Marsullo e Paolo Piccirillo che riescono a fondere alla perfezione i loro stili dando vita ad un libriccino imperdibile.

Leggi la recensione pubblicata il 13 Settembre 2015 sul blog Io Leggo- Io Donna del Corriere della Sera 

    • Titolo: Dio si è fermato a Buenos Aires
    • Autori: Marco Marsullo & Paolo Piccirillo
    • Editore: Laterza
    • Data di pubblicazione: 23 Ottobre 2014