Diario semiserio di quarantena| Settimana numero…

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Settimana di quarantena numero…

Non ricordo il momento in cui ho smesso di contare i giorni passati tra le mura domestiche e tanto meno mi affretto a segnare sul calendario quanto manca alla liberazione; in teoria il 4 maggio, ma hanno spostato talmente tante volte la data di fine lockdown che ormai sono credibili quanto quelli di “Poltrone e Sofà” quando dicono che è l’ultimo weekend di sconti.

Questa dovrebbe essere l’ultima settimana di isolamento, da lunedì prossimo si torna alla vita di prima. Più o meno. Mascherine, guanti, distanziamento sociale, due persone per volta all’interno degli esercizi pubblici, vietati ancora gli assembramenti, se si esce a fare una passeggiata bisogna mantenere la distanza di un metro e mezzo e insomma tutta questa voglia di tornare lì fuori a me è passata. Si chiama adattamento, mi dicono, non c’è da spaventarsi o da preoccuparsi. Sarà che prima di tutto questo la mia non era una vida loca, sarà che sola ci sto benissimo (sola sola no, mi basta quella povera santa che da quasi trent’anni mi sopporta), sarà che già prima non ero tipo da baci e abbracci, saranno tante di quelle cose che cambiamo discorso che è meglio che con i miei discorsi da folle non voglio annoiare nessuno.

Avviso i gentili lettori che è tornata la voglia di leggere e possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo. Questa cosa di non riuscire a portare a termine neanche mezza pagina mi innervosiva e mi faceva pensare al fatto di star sprecando tutto il tempo in eccesso che mi era stato dato. La lettura non è costrizione e non è obbligatoria, mi sarò sgolata a forza di dirlo ai ragazzi del mio corso di lettura e scrittura, ma come tutti gli ipocriti non seguo i consigli che io stessa do.

Cosa ho letto e cosa sto leggendo?

Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh, Feltrinelli, una donna che per superare una fase dolorosa della sua vita decide di abbandonarsi al sonno e quante volte mi sono detta, voglio fare come lei e svegliarmi a quarantena finita se non fosse per la quantità industriale di farmaci che assume per addormentarsi. Un paese terribile di Keith Gessen, Einaudi, un ragazzo nato in Russia e trasferitosi negli USA all’età di sei anni e che ritorna nel paese natio per prendersi cura della nonna quasi novantenne. Quello che crede di trovare è un paese per l’appunto terribile, invece imparerà ad amare pregi e difetti di una nazione di cui ben presto si renderà conto non sapere nulla.

La ricetta del cuore in subbuglio e Una rivoluzione sentimentale di Viola Ardone, entrambi Salani. Dopo essermi completamente innamorata di Amerigo, sentivo la necessità di recuperare i primi due lavori di Viola Ardone, per mettermi in pari con un’autrice che in pochissimo tempo è diventata autrice del cuore. Recuperandoli mi sono resa conto di quanto la sua scrittura sia maturata nel terzo libro (il secondo poi mi è piaciuto particolarmente anche se io e Zelda abbiamo un po’ litigato a causa di alcune sue scelte, ma questi sono i deliri della me lettrice a parlare, voi passate avanti). Stesso discorso per Mosca più balena, Minimum Fax e Il Verdetto, La Nave di Teseo di Valeria Parrella (che con Almarina è candidata allo Strega e qui si tifa tantissimo per lei). Non sono amante dei racconti e questo mi porta ad escluderli nel momento in cui devo acquistare un libro nuovo. Capita quindi di perdermi dei libri belli, come quelli sopra citati.

Florence Gordon di Brian Morton, Sonzogno e La famiglia Karnowki di Israel J. Singer, Adelphi, sono due libri che mi sono stati consigliati da due amiche lettrici e che hanno colto il segno. Il primo su una scrittrice femminista alle prese con la sua autobiografia e la sua caotica famiglia e il secondo una saga raccontata attraverso le tre generazioni familiari.

E in lettura? Come muoversi tra la folla di Camille Bordas, SEM, Falsa partenza di Marion Messina, La Nave di Teseo e Tempo variabile di Jenny Offill, NN Editore di cui spero di parlarvi prestissimo.

Come sempre, ci leggiamo alla prossima.

Photo Credits Google Images

 

Ho letto cose… | I libri che mi hanno fatto compagnia in questo mese

Dopo un breve periodo in cui ho letto poco (poco per i miei standard intendo), il mese di giugno è stato un mese ricco di letture. Di solito mi sono imbattuta in post in cui si parlava del blocco del lettore dove chiedevano consigli sul come affrontarlo e superarlo. Ebbene io invece sono stata presa da una frenesia assurda: volevo leggere, volevo più tempo per leggere e volevo più libri da leggere. Curiosi di sapere cosa ho letto? Presto detto.

Il mese l’ho aperto con il libro di Pino Imperatore, Aglio olio e assassino, Dea Libri (la recensione completa la trovate sul blog), un giallo napoletano con un ispettore tornato nella sua Napoli che dovrà occuparsi di un assassinio particolare e troverà in una coppia di cuochi, padre e figlio, due validi aiuti. Come sempre nei libri di Imperatore c’è di tutto: ci si emoziona, si ride e ci scappa pure qualche bella riflessione. Finito questo mi sono dedicata esclusivamente a Un romanzo russo, Adelphi (dico esclusivamente perché è mia abitudine leggere più libri in contemporanea). Ero da tempo impaziente di cimentarmi con un libro di Carrère, autore che rimandavo da un po’. Risultato? Proseguirò senz’altro la sua conoscenza (anche in questo caso, recensione sul blog).

Dopo una lettura del genere avevo bisogno di qualcosa di più leggero ed ecco Fa troppo freddo per morire, Einaudi di Christian Frascella ed eccoci arrivati alla prima chicca che consiglio caldamente. Contrera è un ex poliziotto che abusando del suo potere è riuscito a farsi cacciare dalla polizia e si è reinventato come ispettore privato. Divorziato, una figlia che a malapena conosce, vive a casa con la sorella e ha lo studio in una lavanderia a gettoni; insomma solo questo dovrebbe farvi precipitare in libreria a prenderlo.

Finito il giallo torinese ho letto un gradito ritorno, quello di Francesco Abate e della sua mamma e dell’immancabile signora Corrias. In Torpedone trapiantati, Einaudi un gruppo di trapiantati va in gita e non mancherà niente. Abate si conferma uno scrittore capace di farti piangere dalle lacrime e dall’emozione. Proprio questo libro mi ha portato al suo precedente Chiedo scusa, Einaudi dove lo scrittore racconta attraverso il personaggio di Valter il suo calvario in attesa del trapianto e tutte le conseguenze dell’operazione. Vita e morte procedono paralleli in questo libro, una lettura che provoca mille emozioni (il pianto in primis) e tanta riconoscenza verso la vita, perché se ogni tanto pensassimo realmente a chi sta peggio e chi veramente combatte con  le unghie e con i denti contro la morte forse smetteremmo di lamentarci delle cazzate (la parolaccia è necessaria).

Tra le più belle scoperte fatte quest’anno c’è sicuramente Rosella Postorino. Da dire che io che sono affezionata ad Einaudi e in particolare a Stile Libero, la conoscevo già visto che la sua fama di editor la precede. Chissà perché non mi ero mai presa la briga di conoscerla come scrittrice, cosa che è avvenuta quest’anno grazie a quel capolavoro che risponde al nome de Le assaggiatrici, Feltrinelli. Ho poi recuperato Il corpo docile, Einaudi (stupendo anche questo) e da poco La stanza di sopra, Feltrinelli (L’estate che perdemmo Dio, Einaudi è arrivato da un paio di giorni). Storie che ti rapiscono dalla prima all’ultima riga (e che come gli altri libri di cui vi sto parlando avranno un post tutto loro per poterne parlare più approfonditamente).

Quando leggo un libro che mi piace molto tendo a recuperare quanto è stato già scritto dal suo autore, come nel caso di Peppe Fiore che dopo il suo Dimenticare, Einaudi (tra le più belle letture dello scorso anno) mi ha portata a Nessuno è indispensabile, Einaudi. Il bello è che questo libro ha atteso molto prima che lo iniziassi e una volta lette le prime pagine l’ho terminato in un paio di giorni. In un’azienda iniziano a suicidarsi uno dopo l’altro una serie di dipendenti nella quasi indifferenza dei colleghi e… (e vabbè leggete il libro che è meglio).

Anatomia di uno scandalo, Einaudi di Sarah Vaughan è stato presentato dal suo editore come come il thriller dell’estate. Un politico accusato di stupro da una sua ex amante, una moglie che crede al marito e l’avvocato d’accusa deciso a non lasciarlo impunito. Libro di forte attualità che però pecca per il ritmo, a mio parere troppo lento. Un altro libro che mi aspettava da un bel po’ era Dieci donne, Feltrinelli di Marcela Serrano, nove donne in terapia che raccontano la loro vita e i loro dolori. Non è il primo libro della scrittrice cilena che leggo e gli altri dopo i primi capitoli esaltanti tendevano a dilungarsi troppo e farmi perdere l’interesse cosa che con questo non è capitato, anzi, l’ho letto tutto d’un fiato.

Ultimo libro è stato Voi sapete. L’indifferenza uccide, La nave di Teseo di Giuseppe Civati, neanche un centinaio di pagine per un libro a cui non bisogna aggiungere niente, va semplicemente letto.

 

La femmina nuda| Elena Stancanelli

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Le persone si lasciano, le storie finiscono.

A volte c’è il per sempre, a volte no. Niente di straordinario nel dire che le persone si lasciano. Succede e si va avanti. Difficilmente, perché di una persona di cui si è stati innamorati non è possibile liberarsene subito e annullare tutto ciò che è stato. Si prova però e con dolore ci si riesce.

Anna e Davide dopo cinque anni di convivenza erano entrati nella fase in cui ci si sopporta a vicenda, dove bisognava limitare le discussioni per evitare incomprensioni e dove un niente poteva accendere inutili litigi. Un errore fatale, una distrazione da parte di lui quella di credere di aver riattaccato il telefono ed invece non averlo fatto, porta Anna a scoprire dei numerosi tradimenti di lui.

E nemmeno ti racconto questa storia per dimostrarti cosa ho imparato, perché non ho imparato niente. Non ho messo da parte alcuna massima che potrà tornarmi utile, non ho rafforzato le mie difese e, soprattutto, non sono diventata migliore. Non sono neanche sicura che mi sia servita la lezione, così da escludere che mi capiti di nuovo.

E’ qui che inizia quello che Anna definirà l’anno nel regno dell’idiozia che la porterà più volte a un passo dal baratro e sotto forma di lettera indirizzata alla sua migliore amica Valentina, spettatrice dell’autodistruzione di Anna, racconterà senza pudore come più volte abbia superato i limiti della ragione, calpestato la sua dignità di persona e di donna per un uomo per cui non ne valeva la pena. Non ne vale la pena per una persona che messo di fronte ai tradimenti nega, non ne vale la pena per una persona che non si è lasciato sfuggire l’occasione di andare a letto con la maggior parte delle donne che hanno varcato l’ingresso della sua officina, ma soprattutto non ne vale la pena per una persona che di una di quelle donne si era innamorato. Sì perché Davide di quella che aveva un cane di nome cane e di conseguenza ribattezzata da Anna Cane, si era innamorato.

La mia sofferenza era la vergogna. E di quella vergogna sono responsabile. Qualunque cosa accadrà nella mia vita da ora in poi, io non smetterò mai di essere la persona che si è comportata in quel modo. Date le circostanze, certo. Ma in quel modo.

Viviamo nel tempo in cui attraverso la tecnologia si può sapere tutto di tutti, dove si trova la persona che ci interessa, con chi è e quando ci è stata. La tentazione è lì sullo schermo di un pc o di uno smartphone e non approfittarne è difficile. Anna inizia dalla pagina Facebook del suo ex compagno visto che conoscendo la password entrare è un gioco da ragazzi e spiare le conversazioni è solo la conseguenza del suo gesto. Se so con chi è e con chi parla sto meglio, se conosco le cose soffro di meno. Bugia o verità? Abbandonata la pagina Facebook passa all’applicazione “Trova il mio iPhone” e che dà inizio al periodo peggiore. Quella dannata applicazione che le consente di sapere in tempo reale dov’è Davide e quanto tempo passa in quel luogo. Quelle informazioni che credeva la facessero star meglio invece trasformano Anna in una persona ossessiva, isterica, che non riesce più a dormire, che non ha più voglia di mangiare che beve in continuazione e che è alla continua ricerca di metodi per spiare il suo ex. Il culmine arriva quando decide di incontrare personalmente Cane, era l’ultimo confine da oltrepassare, capire cosa lui ci trovasse in lei, cosa aveva questa donna più di lei e perché Davide se ne era innamorato.

Il romanzo si focalizza sul controllo ossessivo che la protagonista sviluppa nei confronti del suo ex attraverso i mezzi che la tecnologia oggi ci offre e poi i mostra una donna che potrebbe essere una di noi, perché la curiosità è donna e l’ossessione anche. La sensazione di annullarci per un uomo la conosciamo, anche se ogni volta ci diciamo che staremo attente, che non accadrà che prima degli altri veniamo noi, sappiamo di mentire prima di tutto a noi stesse. Il punto a favore del romanzo è questo ossia la possibilità di ritrovarsi nella follia di Anna, comprenderla e non giudicarla. Quello a sfavore è la ripetitività di alcuni concetti. Vediamo una donna ossessionata dal controllo del suo ex tramite applicazioni mobile e social network e questo tende a ripetersi troppo nella narrazione.

(Questo post è in collaborazione con GookBook)

  • Titolo: La femmina nuda
  • Autore: Elena Stancanelli
  • Editore: La nave di teseo
  • Data di pubblicazione: 31 Marzo 2016
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