Gli Spaiati | Tre letture per il rientro dalle vacanze

Si avvisano i gentili lettori che le attività del blog riprendono a pieno ritmo. Messe alle spalle queste giornate roventi e facendo dei giorni di vacanza uno splendido ricordo, torniamo all’amata routine che tanto ci piace e riprendiamo a parlare dei miei amabili libri, compagni d’avventura e fidati amici.

In queste settimane mi sono dedicata alla lettura di quei libri che per svariati motivi ancora non ero riuscita a leggere e che finalmente ho potuto apprezzare; la verità è che avrei bisogno di una vita parallela da dedicare solo ed esclusivamente ai miei libri, ma dalla regia mi dicono che è impossibile per cui mi faccio bastare il tempo che ho.

Partiamo da «Il Capofamiglia» di Ivy Compton-Burnett, uno dei romanzi di maggiore successo di questa scrittrice inglese tanto amata da Natalia Ginzburg.

La storia ruota tutta intorno alla famiglia Edgeworth e per quanto corale, le attenzioni maggiori sono riservate al capofamiglia del nucleo, Duncan Edgeworth. Le vicende apparentemente insignificanti si aprono nel giorno di Natale del 1885 con la famiglia al completo che consuma la colazione chiacchierando del più e del meno. Ci sono il capofamiglia, il sopra citato Duncan, la sua docile moglie Ellen, le due figlie Nance e Sybil, la prima che ama discutere con il padre e la seconda che invece non oserebbe contraddirlo e infine Grant, il nipote che è entrato a far parte della famiglia dopo la scomparsa dei genitori.

Il romanzo prosegue a suon di dialoghi raccontando quella che è la normalità e la routine di una famiglia, fino a quando uno scossone non previsto romperà gli equilibri rivelando la vera natura di tutti i personaggi che si mostreranno per quelli che sono.

La bellezza del libro di Compton-Burnett è la sensazione di assistere a una vera e propria pièce teatrale che battuta dopo battuta smaschererà l’ipocrisia della società inglese di fine ottocento e attaccando il tanto odiato patriarcato.

Altro giro, altro libro, stavolta «Amore a prima vista» di Margaret Storm Jameson, seguito di Company Parade. Ritroviamo i personaggi che tanto abbiamo apprezzato nel primo libro di questa saga, con l’aggiunta di altri a cui presto ci affezioneremo. Ritroviamo soprattutto lei, Hervey Russel, pronta ad affermare le sue ambizioni e ad imporsi nella società letteraria inglese, non senza fatica o intoppi. La nonna di Hervey è morta, la relazione con il marito Penn, anche e nonostante Hervey ha messo una pietra sopra quella cosa chiamata amore, l’incontro con il cugino Nicholas scombussolerà i suoi piani costringendola ad ammettere i suoi sentimenti.

La cosa bella dei due romanzi, che si chiuderanno con il terzo capitolo della saga intitolato «Lo specchio nel buio» è che raccontano una storia semplice priva di colpi di scena, ma non per questo non interessante da leggere.

Chiudiamo con il terzo ed ultimo libro «Tornare a casa» di Dörte Hansen, libro la cui critica tedesca lo ha definito un evento letterario. Probabilmente dei tre è il libro che ho apprezzato maggiormente, perché amo le storie familiari e le storie che mettono in risalto l’importanza delle radici. Ingwer Feddersen è nato e cresciuto in un piccolo paese che ha lasciato per motivi di studio prima e di lavoro poi.

Alla soglia dei cinquant’anni, rendendosi conto della sua miserabile condizione amorosa, priva di un forte legame e di stabilità, decide di prendersi un anno sabato e di far ritorno a casa per prendersi cura dei suoi nonni che lo hanno cresciuto, visto che la madre non era nelle condizioni mentali per poterlo fare. Il ritorno a casa gli farà assaporare quelle tradizioni tipiche dei piccoli paesini, dove tutti conoscono tutti, ma lo metterà di fronte alla realtà delle cose e che cioè anche nei posti che sembrano essere dimenticati da Dio, le cose cambiano e si evolvono; in meglio o in peggio spetterà a qualcun altro dirlo.

Se siete curiosi di scoprire perché è stato definito un caso editoriale, vi tocca leggerlo, a me non resta che consigliarvi questa e le altre due splendide letture.

Più donne che uomini| Ivy Compton Burnett

più donne che uomini

Cercai tutti i suoi romanzi… a un tratto capii che li amavo in modo furioso; che ne avevo gioia e consolazione; vi regnava una chiarezza allucinante, nuda e inesorabile.

Di Ivy Compton-Burnett così scriveva l’immensa Natalia Ginzburg. Ammetto che di questa grande autrice britannica non avevo mai letto nulla e siccome i vuoti sono fatti per essere colmati ho colto al volo l’occasione di Fazi che a cinquant’anni dalla morte dell’autrice ha ripubblicato Più donne che uomini.

Josephine Napier, direttrice di un grande istituto femminile in una prospera cittadina inglese, era una donna di cinquantaquattro anni, alta e austera, con qualche ciocca grigia tra i capelli ramati, grandi occhi nocciola, un viso regale, dai tratti marcati eppure semplici, deliberatamente schietta e modesta, amni sorprendentemente ingioiellate, vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli.

Josephine Napier è la direttrice di un istituto femminile, molto determinata sul lavoro quanto rigida nei rapporti con gli altri. Sposata con Simon, uomo pacato sempre a un passo dietro alla sua Josephine, quasi a non voler disturbare con la sua sola presenza la moglie. Insieme hanno cresciuto Gabriel, figlio del fratello di Josephine, Jonathan, che rimasto vedovo prestissimo e consapevole di non poter crescere da solo il bambino, preferì darlo in adozione alla sorella per far sì che quel bambino continuasse a far parte della sua vita. Jonathan non si era mai curato economicamente del figlio e non aveva mai avuto problemi a lasciare questo tipo di incombenza sulle spalle della sorella. Le sue giornate le passava nell’ozio in compagnia del suo giovane amante Felix, altra persona che nella vita non aveva mai lavorato, tanto c’era papà a provvedere a tutto e il fatto d’essere un mantenuto non gli era mai pesato.

Gli equilibri particolari di questi personaggi vengono stravolti quando Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine, va a bussare alla porta di casa Napier chiedendole aiuto in quel momento delicato della sua vita. Josephine in cuor suo non può far altro che accogliere in casa propria la vecchia amica, fiamma passata del suo Simon, e sua figlia Ruth, inconsapevole che quella presenza porterà scompiglio contribuendo all’accadimento del primo evento tragico a cui seguiranno altri piccoli drammi. Nel giro di poco tempo quei segreti e quelle verità tenute nascoste per il bene comune verranno piano piano fuori toccando la vita di tutti.

In Più donne che uomini, Ivy Compton-Burnett con uno stile acuto e tagliente racconta legami famigliari e le contrapposizioni uomo-donna. In un susseguirsi di dialoghi serrati in cui a volte si fatica a prendere fiato Compton-Burnett tocca tematiche filosofiche ed esistenziali con leggerezza e al contempo accuratezza. In questo romanzo ne succedono di tutti i colori: si muore, si tradisce, si celano enormi segreti e il tutto viene abilmente dosato con maestria da Compton-Burnett.

  • Titolo: Più donne che uomini
  • Autrice: Ivy Compton-Burnett
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 21 marzo 2019