Il mestiere dello scrittore

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    • Titolo: Il mestiere dello scrittore
    • Autore: Haruki Murakami
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 14 Febbraio 2017
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Gli scrittori sono fondamentalmente delle persone egoiste, troppo orgogliose e con un forte spirito di rivalità.

Di certo con Il mestiere dello scrittore Murakami ha dimostrato di essere l’eccezione che conferma la regola visto che con questo libro non si è mostrato egoista, anzi, ha messo a disposizione la sua esperienza in campo letterario delineando questa sorta di manuale. E’ un libro fortemente autobiografico visto che Murakami ripercorre gli inizi, le tappe della sua carriera e le varie difficoltà incontrate, non tanto quelle per diventare scrittore, quanto quelle per restarlo.

Senza giri di parole afferma che un buon libro, ma anche due, è in grado di scriverlo chiunque, basta sedersi e mettersi a scrivere anche le cose più disparate. Quello che è difficile è essere costante negli anni, crearsi una carriera duratura, cercare di proporre  sempre qualcosa di diverso al lettore in modo da non stancarlo. Insomma la difficoltà vera e propria è costruirsi una credibilità di pubblico e critica che non si scalfisca facilmente e brevemente. Il rapporto con il lettore è quanto di più bello possa esserci in questo mestiere, qualcosa che va aldilà di qualsiasi riconoscimento. Il lettore che sceglierà un libro, che spenderà dei soldi (nel mio caso tantissimi soldi), che dedicherà parte del suo tempo sottraendolo ad altre sue attività deve essere soddisfatto, non può essere banalmente accontentato, né tanto meno preso in giro: le uniche persone in grado di dare un giudizio su un’opera, non c’è bisogno di dirlo, sono i lettori. Ma ad avere l’ultima parola sarà il tempo. 

Interessante la riflessione sull’originalità. Cosa vuol dire per uno scrittore essere originali? Sicuramente vuol dire avere uno stile che ti permetta di distinguerti dagli altri. L’originalità dovrebbe essere il marchio di fabbrica degli scrittori, dovrebbe permettere al lettore di riconoscere lo scrittore in mezzo alla marea letteraria di pubblicazioni: è difficile, ma non impossibile. Un po’ come i cantanti, non importa che tu quella canzone non la conosca, appena senti quella voce sai a quale cantante appartiene. Originalità, ribatte Murakami, è anche migliorare e far evolvere il proprio stile. Da lettrice non c’è niente di più brutto che ritrovarsi un autore che propone sempre la solita storia, un autore incapace di rischiare e che scrive le medesime cose solo perché gli garantiscono quel successo minimo di critica e pubblico necessario per sopravvivere e scomparire nel dimenticatoio. Ben vengano gli scrittori che osano, un libro sbagliato ma azzardato sarà più apprezzato di un libro ripetitivo.

Murakami con questo libro fa un gran gesto di generosità aprendo il suo mondo ai lettori e ai suoi colleghi, e siccome Murakami è conosciuto nell’ambiente letterario per essere una persona molto schiva e riservata questo gesto vale doppio.

La strana biblioteca

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    • Titolo: La strana biblioteca
    • Autore: Haruki Murakami
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 17 Novembre 2015
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La strana biblioteca è stata la mia prima lettura dell’anno. E’ un libro di per sé breve costituito da capitoli brevissimi intervallati da illustrazioni, quindi la storia si può riassumere in poco più di venti pagine. Ci tengo a sottolineare questo perché anche se al terzo-quarto capitolo avevo capito che la storia non mi sarebbe piaciuta, mi sono detta, un quarto d’ora massimo e archiviamo al più presto il primo libro di questo 2016. Un ragazzino va in biblioteca per prendere in prestito dei libri; quelli richiesti a detta del bibliotecario non possono uscire dall’edificio per cui se vuole leggerli dovrà farlo lì e lo accompagna in una stanza apposita. Da qui la storia cambia direzione, il ragazzino viene sequestrato, dovrà imparare a memoria i libri se vuole sperare di uscire da quella strana biblioteca e il suo controllore- carceriere è uno strano uomo-pecora. L’epilogo sarà ancora più assurdo di tutta la trama, con il ragazzino che non riesce neanche a scindere se l’evento accaduto sia stato reale o solo frutto della sua immaginazione.

Murakami mi ha conquistato con “Uomini senza donne”, mi ha stupito con “Sonno” che è stato concepito in un modo molto simile a questo, anche lì si tratta di un racconto breve e tantissime belle immagini, ma questo racconto non mi ha restituito quel fascino.

Uomini senza donne

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    • Titolo: Uomini senza donne
    • Autore: Haruki Murakami
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 16 Giugno 2015
    • Compra il libro su Amazon: Uomini senza donne

“Perdere una donna significa perderle tutte”. Gli uomini senza donne che Murakami ci presenta in questi sette racconti, sono uomini che hanno perso le loro donne per vari motivi, tradimento, abbandono, vedovanza o semplice incompatibilità di carattere e sono uomini che si sono resi conto di non riuscire a tenere in piedi una relazione e di non riuscire a creare rapporti stabili e duraturi con quelle donne che per un periodo della loro vita hanno effettivamente amato. Interessante leggere del tema dell’abbandono dal punto di vista maschile, visto che la maggior parte, o quasi la totalità delle volte, viene rappresentato quello femminile, come se la prerogativa della sofferenza in una storia d’amore fosse riservato solo alle donne.

Nei sette racconti qui proposti, alcuni dei quali già apparsi sul New Yorker e dove l’ultimo dà il titolo alla raccolta, gli uomini raccontano la loro storia e quindi spazio all’attore che confida alla propria autista l’esser diventato amico dell’amante della moglie dopo che lei è venuta a mancare in “Drive my car” o “Organo indipendente”, il racconto a mio parere più straziante tra quelli proposti, dove un chirurgo plastico, incallito scapolo quando finalmente trova l’amore della sua vita e non riesce a vivere il rapporto con la sua donna preferisce lasciarsi morire o infine “Sherazade” dove la donna che va a trovare il proprio amante recluso in casa, incontro dopo incontro gli racconta frammenti di storie lasciando poi lui ogni volta in attesa del suo ritorno. Sono dunque uomini solitari, tormentati che sprigionano compassione e dimostrano le loro fragilità. Non stupisce che molti abbiano definito questa raccolta come una di quelle destinate a restare nel tempo, Murakami con questo libro ha decisamente dimostrato di essere unico nel suo genere.

Leggi la recensione pubblicata sul blog Io Leggo-Io Donna del Corriere della Sera del 14 Agosto 2015

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