Di libri che leggeremo a gennaio|

Bentrovate personcine belle e buon 2021 (scusate il ritardo). Non so voi, ma dopo una lunga pausa è sempre difficile per me riprendere le abitudini. Le mi letture vanno a rilento e la voglia di mettere nero su bianco le impressioni dei primi libri dell’anno letti al momento non c’è e quindi perdonate questo post fatto di chicchiericcio inutile, ma ogni tanto facciamoci prendere dalle futilità.

È mia abitudine nei primi giorni dell’anno appuntarmi le uscite più attese e interessanti che ci accompagneranno nei prossimi mesi e quindi questo post sarà una sorta di calendario delle uscite di gennaio che ho segnato sulla mia agenda e che spero davvero di leggere: prendete carta e penna e non dimenticate di prendere appunti.

Si parte il 7 gennaio con l’uscita dell’esordiente Carmen Barbieri per Feltrinelli con Cercando il mio nome, un romanzo che non ha paura di mostrare il dolore nella sua essenza e nella sua forma più cruda. Rimanendo in tema esordienti napoletani (perché lo sapete che per me gli scrittori napoletani so piezz’ e cor) il 19 gennaio arriva in libreria per Mondadori il romanzo di Gianluca Nativo Il primo che passa, il racconto della nascita di un amore giovane in una Napoli periferica che mostra come sempre da una parte il degrado e dell’altra la bellezza. Il 14 gennaio è il turno di Raven Leilani con Chiaroscuro targato Feltrinelli, romanzo che ho già avuto la fortuna e il piacere di leggere in anteprima e che racconta di questa generazione (la mia) che fa fatica a trovare il proprio posto sul mondo e Antonella Lattanzi con Questo giorno che incombe per Harper Collins, romanzo già in odore di Premio Strega che racconta un fatto di cronaca realmente accaduto.

Il 19 gennaio arriva per Einaudi il romanzo di Paolo Milone L’arte di legare le cose, un libro che si preannuncia forte e doloroso e che racconta come se fosse un diario personale la storia di un reparto di Psichiatria d’urgenza dove Paolo Milone ha lavorato per ben quarant’anni.

Il 21 esce per Ora che eravamo libere di Harriette Roosenburg, un best seller degli anni cinquanta che Fazi riporta in libreria, un intenso memoir sulle pagine più dolorose della nostra storia recente e dello stesso avviso il libro di Simon Stranger Il solo modo per dirsi addio che arriverà in libreria il 26 gennaio per Einaudi Stile Libero.

Per concludere il ritorno in libreria di due scrittrici che amo molto e cioè Mazo de la Roche che con La fortuna di Finch il 28 gennaio ci riporta nella splendida tenuta di Jalna (Fazi) e Mariapia Veladiano che il 21 gennaio torna con Adesso che sei qui per Guanda, una storia di affetti familiari e di donna che sanno amare.

Non superare le dosi consigliate| Costanza Rizzacasa D’Orsogna

non superare le dosi consigliate

Ci sono volute interminabili sedute di psicoterapia per capire che se tieni tutto dentro, se non riesci a parlare, il dolore da qualche parte deve uscire e uscirà.

Certi libri mi annientano, mi lasciano senza parole e mi continuano a frullare in testa una volta portati a termine. Sono quei libri che leggo con una lentezza che non mi è propria, io che sono capace di divorare centinaia di pagine nel giro di poche ore. Certi libri non possono essere divorati, vanno letti con calma, prendendosi le giuste pause: bisogna dosarli.

Non superare le dosi consigliate di Costanza Rizzacasa D’Orsogna pubblicato da Guanda, rientra nella categoria di cui sopra.

Dovrei scrivere un post, dovrei farvi conoscere la storia di Matilde, ma vorrei concludere tutto in due righe dicendovi: non perdete tempo a leggere me, leggete lei piuttosto.

Facciamo che ci provo, vi racconto la storia di questa bambina prima e donna poi in eterna lotta con il suo peso. A sedici anni la bilancia segnava ottanta chili, a diciotto, quarantotto, mentre a quarantatré anni la lineetta è in bilico tra centotrenta e centotrentuno chili.

È iniziato tutto quando Matilde era piccola e vedeva continuamente sua madre correre in bagno per vomitare tutto ciò che ingeriva. Il padre la guardava sconsolato, aggiungendo un laconico «Franca, che dobbiamo fare?», ma alla fine non faceva mai niente. È bella sua madre, di una bellezza che non si può descrivere e di una magrezza a cui Matilde aspirava. Voleva essere come sua madre, mentre sua madre non perdeva occasione per apostrofarla con parole velenose, non tipiche di chi ti ha messo al mondo e che dovrebbe essere la tua prima sostenitrice.

A casa nostra c’è un farmaco per qualsiasi cosa

A otto anni Matilde si ingozza con qualsiasi cosa le capiti a tiro, poi ricaccia tutto grazie alle dosi di Dulcolax, proprio come fa la madre. Un dottore avrebbe detto che Matilde è bulimica come la madre e che entrambe soffrono di un disturbo alimentare serio. Nessun medico le ha mai visitate, nessun medico ha mai elaborato una diagnosi ed entrambe continuano ad ingerire Dulcolax come niente fosse.

A diciotto anni si cambia registro, Matilde si è messa alle spalle quella bambina paffutella e passa da ottanta a quarantotto chili. La bulimia cede il passo all’anoressia, un altro disturbo alimentare non trattato come tale, sempre minimizzato, tanto alla fine il magro è bello, è più accettato, più tollerato, ma il magro deve essere sano, altrimenti anche questo è un disturbo, ma Matilde questo lo ignora, le importa solo di avere finalmente i polsi magri come quelli di sua madre, sempre lei, che quando Matilde era piccola li metteva a confronto e ne usciva felicemente vincitrice da quella insana competizione.

Matilde cresce, di essere magra non le importa più niente. Ricomincia a collezionare chili, a mangiare in modo scorretto, a mentire al padre e al fratello sui risultati delle sue analisi. Nasconde al padre che la sostiene economicamente il conto in banca prosciugato dalle sue spese folli di cibo. Incanala una relazione sbagliata dopo l’altra, perché quando si prova così tanto disprezzo per sé stessi, non si può pretendere rispetto da chi si ha accanto e ti accontenti delle poche briciole che le persone sono disposte a lasciarti.

Matilde arriva a pesare centotrenta, centotrentuno chili, ma le importa poco. È negli Stati Uniti lontana dai suoi cari a cui può nascondere la sua reale condizione, ma vivere nascondendosi è vivere?

Non superare le dosi consigliate è la storia di un corpo in constante cambiamento ed è la storia di una bambina prima e di una donna poi che nella sua vita ha abilmente creato un castello di bugie salvo accorgersi a un certo punto di esserne diventata prigioniera. Quanti giudizi frettolosi ci capita di dare nella vita, magari vediamo una persona obesa, la etichettiamo come grassa senza pensare che storia c’è dietro quel corpo. Dietro il corpo di Matilde c’è una storia di menzogne e di dipendenze, verso il cibo e verso le persone. C’è una storia di violenze (tre, quattro?), c’è la storia di un amore sbagliato e di un bambino abortito. C’è la storia di una bambina che cercava amore e approvazione da parte di sua madre, di gratificazione da parte di suo padre, di amore da parte di sé stessa, ma di tutto ciò non ha mai trovato niente.

Non sono mai stata brava a mentire, ma sono migliorata. E se vi stessi mentendo anche adesso?

Vi avevo avvertito: non perdete tempo a leggere me, leggete lei piuttosto.

  • Titolo: Non superare le dosi consigliate
  • Autrice: Costanza Rizzacasa D’Orsogna
  • Casa editrice: Guanda
  • Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2020