Andanza| Sarah Manguso

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Perché si tiene un diario?

Prima di analizzare Andanza mi sono imposta di rispondere alla domanda che mi è sorta appena ho terminato la lettura.

La risposta più ovvia è che si tiene un diario per fissare i ricordi più belli e più importanti e far in modo che non sbiadiscano con il passare del tempo. La memoria è selettiva e seleziona anche i ricordi e purtroppo non siamo noi a decidere cosa scegliere di ricordare e cosa no. Si può tenere un diario anche per una sorta di autoanalisi e per tornare su episodi e capire il perché di quelle situazioni. Si tiene un diario e si scrive perché come direbbe l’avvocato Vincenzo Malinconico di Diego De Silva scrivo per avere tempo di dare la risposta giusta… nella vita vera non posso cancellare, tornare indietro, ripensare a quello che ho detto, correggerlo. Allora scrivo. Per prendermi la rivincita sulle parole. Per raccontare come sarebbe andata se avessi scelto quelle giuste.

Avere un diario è un impegno costante. Io costante non lo sono mai stata, mi scoccio facilmente delle cose. Le inizio con entusiasmo, le continuo con impatto minore e poi non le porto a termine. Durante l’adolescenza, l’età tipica in cui la maggior parte delle ragazzine possiede un diario per segnare le prime cotte e le prime esperienze significative, ho iniziato svariati diari. Mi ricordo che ogni volta mi mettevo d’impegno ma poco dopo i miei diari restavano pagine bianche in attesa di essere riempite. Mi affascinava l’idea di avere un diario ma odiavo rileggermi. Quando vedevo quello che avevo scritto, gli episodi fissati e le emozioni provate, la vergogna piano piano si impossessava di me. Ero veramente io che dicevo quelle cose? Provavo pudore dei miei stessi pensieri e dei sentimenti che affioravano. Pensate che mi ci vorrebbe un buon psicologo, lo so.

Sarah Manguso è stata più costante di me, ha tenuto un diario per venticinque anni. La necessità nasceva dal forte bisogno di segnare tutto quello che le capitava perché l’idea che potesse perderlo la gettava nel panico totale.

Avrei voluto annotare ogni istante, ma il tempo non è fatto di istanti, li contiene. E nel tempo c’è molto altro.

Certo, non si può passare tutto il tempo a scrivere quello che si è vissuto, una scelta bisogna farla ed è normale decidere cosa scrivere e cosa omettere e accettare l’idea che le cose non fissate sulla carta possano svanire nell’oblio senza più essere recuperate.

Fin dall’inizio ero consapevole che il diario non avrebbe funzionato, ma non riuscivo a smettere di scrivere. Non riuscivo a pensare a nessun altro modo per evitare di perdermi nel tempo.

È difficile parlare di Andanza. Non c’è una trama da spiegare, non ci sono tematiche da affrontare e criticare. C’è lo scorrere dei ricordi dell’autrice, i suoi pensieri, le sue riflessioni e le sue emozioni. C’è la sua importanza per la scrittura, c’è lei nel suo matrimonio, durante la maternità e nel suo essere madre: c’è la vita insomma. Andanza è il folle tentativo di fissare per ricordare, di scrivere per non dimenticare. Andanza è un insieme di frasi significative che vorresti segnare ovunque e leggere all’infinito perché anche se sai che si tratta della vita di un’altra persona ci vedi riflessa anche la tua. Questo libro vi farà venire voglia di prendere la penna in mano e iniziare un diario, ne sono sicura.

Questo libro è per te. Se proprio non volete dar retta a me seguite il consiglio della quarta di copertina, quelle di NN raramente si sbagliano.

(Questo post è in collaborazione con GoodBook)

  • Titolo: Andanza
  • Autrice: Sarah Manguso
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 21 Settembre 2017
  • Acquista il libro su GoodBook

Consigli di lettura estivi

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L’estate è la stagione dove le liste di consigli di lettura vanno per la maggiore. Tutti sono pronti a consigliare ai lettori e non, cosa portare con sé in vacanza, quale libro sfogliare sotto l’ombrellone o semplicemente leggere in totale relax senza l’assillo del lavoro o di qualsiasi altro impegno. GoodBook mi ha coinvolto con serie di blogger e chiedendoci di fare una piccola lista di consigli estivi. Non è stato semplice scegliere perché la pila di libri che mi attende è notevole e non fa che crescere. Ho semplicemente scelto quelli che mi ispirano di più e che vorrei leggere quando prima. Quindi carta e penna e segnatevi questi libri.

  • Gilgi, una di noi di Irmgard Keun. (L’Orma Editore)

La bellezza dell’indipendenza e la difesa della propria libertà sono al centro di questo romanzo che vede luce per la prima volta in Italia grazie a L’Orma Editore. Gilgi, una di noi è la storia di una ragazza come tante, cresciuta in una famiglia borghese dai solidi principi e regole ferree. La vita di Gilgi cambierà quando conoscerà uno scrittore che la introdurrà nel suo mondo e soprattutto le farà conoscere l’amore. Un romanzo con una protagonista che promette scintille e che proprio a causa del suo stile irriverente per l’epoca fu censurato e messo al rogo dai nazisti.

  • La fine dei vandalismi di Tom Drudy. (NN Editore)

La NN Editore è stata la casa editrice che ha fatto conoscere ai lettori italiani Kent Haruf e li ha fatti innamorare perdutamente di Holt e dei suoi abitanti. Ora ci riprova con La Fine dei Vandalismi, libro uscito negli Stati Uniti nel 1994 acclamato da pubblico e critica e che è il primo di una trilogia, stavolta ambientata a Grouse Country. E’ un libro che si limita a raccontare la normalità della vita di tutti i giorni, quella fatta di gioie e tristezze, di compagnie e solitudini, di amori ed amicizie. Per i dialoghi serrati e surreali è stato paragonato alla serie tv “Gilmore Gilr” ed io da fedele adepta di Lorelai e Rory non potevo lasciarmi sfuggire una lettura del genere.

  • Un complicato atto d’amore di Miriam Toews. (Marcos y Marcos)

Miriam Toews è nata in Canada ed è cresciuta in una rigida comunità mennonita (una branchia degli anabattisti, una delle tante sfumature del cristianesimo) ed è proprio una comunità mennonita che fa da sfondo al terzo romanzo della scrittrice canadese già conosciuta ed apprezzata in Italia grazie al suo precedente romanzo “I miei piccoli dispiaceri”. Nomi vive con la metà della sua famiglia, cioè con suo padre, dopo che sua sorella prima e sua madre dopo se ne sono andate da un giorno all’altro. Suo padre è un fedele mennonita che come lei prova a sopravvivere senza due delle donne di famiglia e si affida completamente all’unica rimasta. La voglia di ribellarsi però è forte come sarà forte la voglia di ricerca del suo posto nel mondo. È un romanzo che non risponde al termine di autobiografico ma che sicuramente ha preso larga ispirazione dalla vita stessa della Toews.

  • Il paradiso degli orchi di Daniel Pennac. (Feltrinelli)

Benjamin Malaussène è uno di quei personaggi che potremmo definire surreali. Di mestiere fa il capro espiatorio ed ha una famiglia che si potrebbe definire disneyana. Il Paradiso degli Orchi è il primo romanzo che Pannac ha dedicato alla sua creatura più amata ed apprezzata, un vero e proprio cult apprezzato in tutto il mondo. Malaussène nel corso degli anni mi è stato consigliato da tantissimi altri lettori: ma come, tu che leggi così tanto non hai mai letto un libro su Malaussène? Nel 2017 sempre con Feltrinelli è uscita una nuova avventura, ma sembrava giusto che se gli dovevo dare un’opportunità dovevo iniziare dal principio, quindi spazio a Il Paradiso degli Orchi e benvenuto monsieur Malaussène.

  • L’amore prima di noi di Paola Mastracola. (Einaudi)

A un certo punto gli dei ci hanno abbandonati. O noi abbiamo abbandonato loro, decidendo di non crederci più. Sono sempre stata affascinata dai miti, da queste storie che ci sono state tramandate nel corso del tempo e che continuano ad incantare generazioni ed essere fonte d’ispirazione. Quello che mi è sempre piaciuto è che per quanto gli dei fossero esseri perfetti erano al tempo stesso esseri imperfetti, che si innamoravano non solo tra loro ma anche dei comuni mortali. Ne L’amore prima di noi, Paola Mastracola ci conduce in uno spettacolare viaggio tra le divinità e ci racconta l’amore in tutte le sue forme quali eccesso, follia e fuga senza dimenticare di dare il suo prezioso tocco personale. Una riscrittura dei miti greci assolutamente imperdibile.

(Questo post è in collaborazione con GoodBook)

L’amore è eterno finché non risponde| Ester Viola

Ecco come spiegare la trama di un libro in 140 caratteri. Per quanto apprezzi il dono della sintesi proviamo ad aggiungere qualcosa di più. Olivia Marni è un avvocato divorzista che lavora in un prestigioso studio legale di Napoli e oltre a dover fare i conti con la fallimentare situazione amorosa dei suoi assistiti deve vedersela anche con la sua.

Lei e Dario si sono lasciati mesi fa, ma lui continua a scriverle e chiamarla e tutte sappiamo che se un uomo ti cerca un motivo ci sarà. È così. Forse. È questione di tempo e lei e Dario ritorneranno insieme, ecco perché lui non vuole uscire del tutto dalla sua vita, per tornare come prima e meglio di prima.

Le relazioni di oggi sono fatte del 90% di social network. Se stiamo con qualcuno le usiamo per far sapere al mondo che stiamo con quel qualcuno. Se non ci stiamo insieme lo usiamo per controllare quel qualcuno, dov’è, con chi è e cosa ha fatto: è il decalogo dello stalking 2.0. È così che Olivia scopre che Dario ha una ragazza: Lilli Beltrami. Tutte prima o poi abbiamo avuto a che fare con una Lilli Beltrami, tutte ci siamo scontrate con la nuova fiamma del nostro ex. Le conseguenze sono due: se lo abbiamo lasciato noi o ci siamo lasciati di comune accordo in teoria siamo anche felici che il nostro ex sia di nuovo felice con un’altra donna (sì, ho detto in teoria); ma se siamo state lasciate e lui lo vorremmo indietro ecco che la guerra mentale con la Lilli Beltrami in questione si apre. Inizia un confronto spietato su tutta la linea dove noi ne usciamo chiaramente perdenti che parte da un cosa ha lei più di me e si conclude con non sarò mai come lei.

Se la vita sentimentale va male almeno ripieghiamo su quella lavorativa, per i progressi di carriera il cuore spezzato lo consiglio vivamente suggerisce Olivia. Concentrata sul lavoro al massimo tanto da accettare di aiutare un suo collega avvocato, non divorzista, Massimiliano. Massimiliano si potrebbe catalogarlo come il problema numero due di Olivia. Bello e impossibile. Impossibile perché lui è già impegnato in una relazione. Se ha già una fidanzata perché cerca Olivia? Cosa vuole da lei?

Infine ci sarebbe Luciano, quello che aspetta un minimo cenno per correre tra le sue braccia ma che da Olivia non avrà niente se non un rapporto che va oltre le regole di un buon vicinato.

Destreggiarsi tra uomini del genere non è semplice per Olivia, meno male che ci sono le amiche. Oltre le due colleghe Sandra e Arianna, Anna colei che è la positività fatta persona e che vede l’ottimismo nella situazione più nera e Viola che invece ha il compito di riportare Olivia con i piedi per terra, farla ragionare e che al tempo stesso sembra farti un favore ogni volta che le chiedi un consiglio.

Se dovessi trovare una definizione per questo romanzo sceglierei tragicomico. Perché se la tragedia (non tragedia vera e propria, eh) è rappresentata dalla disastrosa situazione amorosa della protagonista, la commedia gioca un ruolo fondamentale con battute ad effetto ed un’ironia costante che accompagna tutta la narrazione.

Oltre ad ever eletto Ester Viola come mia guru sentimentale, quindi è inutile che vi accalcate tutte voi altre, ho trovato in Olivia Marni la mia eroina personale, leggi lei e vedi te (purtroppo). Tutte siamo state lasciate. Non vorremmo ammetterlo neanche a noi stesse quanto siamo state capaci di renderci ridicole aspettando quella telefonata che non arriva mai o passando le ore a pensare se mandare o no quel messaggio. Se credete che le vostre sciagure sentimentali siano le peggiori, se vi trovate dentro fino al collo non sapendo come uscirne magari troverete conforto in Olivia e capirete che l’happy-ending non è tutto nella vita. O forse sì.

Ps: e un grazie personale all’autrice che ci racconta una Napoli vivibile, ogni tanto quasi ce lo dimentichiamo che c’è il golfo più bello del mondo, cerchiamo di ricordarlo di più!

  • Titolo: L’amore è eterno finché non risponde
  • Autrice: Ester Viola
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 21 Giugno 2016
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(Questo post è in collaborazione con GoodBook ) 

 

Il mare non bagna Napoli| Anna Maria Ortese

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Il mare non bagna Napoli è costituito da cinque racconti dove ad essere protagonisti sono la miseria e la povertà di Napoli nell’immediato secondo dopoguerra, il degrado dei quartieri e la noncuranza dei suoi abitanti. Il primo racconto Un paio di occhiali rappresenta l’essenza dell’intero libro. Protagonista è Eugenia, una bambina che vede poco e male, nel giorno in cui finalmente arrivano i suoi occhiali nuovi con cui potrà vedere chiaramente ciò che la circonda. Una volta indossati, rendendosi conto della sofferenza e dell’orrore che la circonda vomita, non pronta a gestire quella realtà così diversa da come l’aveva immaginata. Il racconto è metafora dell’impegno che la Ortese prese nello scrivere il libro, scegliendo di essere autentica nel raccontare l’effettivo stato della sua città, non nascondendosi dietro una miopia, ma mostrando, seppure non senza difficoltà o dolore, la condizione indecorosa della sua Napoli.

Anche nel secondo racconto Interno Familiare ad essere protagonista è una donna, Anastasia. Lei che con il suo lavoro mantiene tutta la famiglia e lei considerata ormai troppo avanti con gli anni per sposarsi. Fino a quando un giorno la notizia del ritorno di un suo ex fidanzato le fa sperare di sistemarsi. Anastasia in cuor suo ha sempre immaginato una famiglia, una stabilità. A rovinare questa sua segreta fantasia è che quello che sarebbe dovuto essere il suo spasimante è in realtà promesso sposo di un’altra donna. Un sogno era stato, non c’era più nulla. Non per questo la vita poteva dirsi peggiore. La vita… era una cosa strana la vita. Ogni tanto sembrava di capire che fosse, e poi, tac, si dimenticava, tornava il sonno.  

È nell’ultimo racconto Il silenzio della ragione che la Ortese muove una forte critica agli intellettuali e scrittori che abitavano a Napoli all’epoca, colpevoli di vivere distaccati da tutto ciò che accadeva in città. Dopo l’iniziale entusiasmo per i temi sociali e culturali, il gruppo che comprendeva tra gli altri Domenico Rea e Raffaele La Capria, si sgretolò. Come mai Napoli non è mai stata capace di costruire una classe intellettuale che potesse incidere sulla vita della città, che potesse dar voce agli strati più bassi dei suoi abitanti, che portasse avanti battaglie sociali troppo spesso dimenticate dalla politica? Anna Maria Ortese senza nascondersi critica in maniera netta e dura questo assenteismo e ciò le costò molte critiche e polemiche oltre che un allontanamento fisico, ma mai mentale, da Napoli. La scrittrice stessa nella prefazione di una edizione successiva de Il mare non bagna Napoli prova ad interrogarsi sul perché questo libro venne frainteso e lei accusata di essere anti napoletana.

Erano molto veri il dolore e il male di Napoli, usciti in pezzi dalla guerra. Ma Napoli era città sterminata, godeva anche di infinite risorse nella sua grazia naturale, nel suo vivere pieno di radici. È questo il punto fondamentale, non bisogna lasciarsi abbattere dalle misere condizioni in cui versa la propria città, bisogna alzarsi, affidarsi alle sua straordinarie ed infinite risorse che Napoli offriva ed offre, lasciarsi scivolare quel vittimismo costante e rimboccarsi le maniche, perché se c’è qualcuno che può farlo sono senza dubbio i napoletani.  

(Post in collaborazione con GoodBook)

  • Titolo: Il mare non bagna Napoli
  • Autore: Anna Maria Ortese
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: prima edizione del 1953
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La femmina nuda| Elena Stancanelli

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Le persone si lasciano, le storie finiscono.

A volte c’è il per sempre, a volte no. Niente di straordinario nel dire che le persone si lasciano. Succede e si va avanti. Difficilmente, perché di una persona di cui si è stati innamorati non è possibile liberarsene subito e annullare tutto ciò che è stato. Si prova però e con dolore ci si riesce.

Anna e Davide dopo cinque anni di convivenza erano entrati nella fase in cui ci si sopporta a vicenda, dove bisognava limitare le discussioni per evitare incomprensioni e dove un niente poteva accendere inutili litigi. Un errore fatale, una distrazione da parte di lui quella di credere di aver riattaccato il telefono ed invece non averlo fatto, porta Anna a scoprire dei numerosi tradimenti di lui.

E nemmeno ti racconto questa storia per dimostrarti cosa ho imparato, perché non ho imparato niente. Non ho messo da parte alcuna massima che potrà tornarmi utile, non ho rafforzato le mie difese e, soprattutto, non sono diventata migliore. Non sono neanche sicura che mi sia servita la lezione, così da escludere che mi capiti di nuovo.

E’ qui che inizia quello che Anna definirà l’anno nel regno dell’idiozia che la porterà più volte a un passo dal baratro e sotto forma di lettera indirizzata alla sua migliore amica Valentina, spettatrice dell’autodistruzione di Anna, racconterà senza pudore come più volte abbia superato i limiti della ragione, calpestato la sua dignità di persona e di donna per un uomo per cui non ne valeva la pena. Non ne vale la pena per una persona che messo di fronte ai tradimenti nega, non ne vale la pena per una persona che non si è lasciato sfuggire l’occasione di andare a letto con la maggior parte delle donne che hanno varcato l’ingresso della sua officina, ma soprattutto non ne vale la pena per una persona che di una di quelle donne si era innamorato. Sì perché Davide di quella che aveva un cane di nome cane e di conseguenza ribattezzata da Anna Cane, si era innamorato.

La mia sofferenza era la vergogna. E di quella vergogna sono responsabile. Qualunque cosa accadrà nella mia vita da ora in poi, io non smetterò mai di essere la persona che si è comportata in quel modo. Date le circostanze, certo. Ma in quel modo.

Viviamo nel tempo in cui attraverso la tecnologia si può sapere tutto di tutti, dove si trova la persona che ci interessa, con chi è e quando ci è stata. La tentazione è lì sullo schermo di un pc o di uno smartphone e non approfittarne è difficile. Anna inizia dalla pagina Facebook del suo ex compagno visto che conoscendo la password entrare è un gioco da ragazzi e spiare le conversazioni è solo la conseguenza del suo gesto. Se so con chi è e con chi parla sto meglio, se conosco le cose soffro di meno. Bugia o verità? Abbandonata la pagina Facebook passa all’applicazione “Trova il mio iPhone” e che dà inizio al periodo peggiore. Quella dannata applicazione che le consente di sapere in tempo reale dov’è Davide e quanto tempo passa in quel luogo. Quelle informazioni che credeva la facessero star meglio invece trasformano Anna in una persona ossessiva, isterica, che non riesce più a dormire, che non ha più voglia di mangiare che beve in continuazione e che è alla continua ricerca di metodi per spiare il suo ex. Il culmine arriva quando decide di incontrare personalmente Cane, era l’ultimo confine da oltrepassare, capire cosa lui ci trovasse in lei, cosa aveva questa donna più di lei e perché Davide se ne era innamorato.

Il romanzo si focalizza sul controllo ossessivo che la protagonista sviluppa nei confronti del suo ex attraverso i mezzi che la tecnologia oggi ci offre e poi i mostra una donna che potrebbe essere una di noi, perché la curiosità è donna e l’ossessione anche. La sensazione di annullarci per un uomo la conosciamo, anche se ogni volta ci diciamo che staremo attente, che non accadrà che prima degli altri veniamo noi, sappiamo di mentire prima di tutto a noi stesse. Il punto a favore del romanzo è questo ossia la possibilità di ritrovarsi nella follia di Anna, comprenderla e non giudicarla. Quello a sfavore è la ripetitività di alcuni concetti. Vediamo una donna ossessionata dal controllo del suo ex tramite applicazioni mobile e social network e questo tende a ripetersi troppo nella narrazione.

(Questo post è in collaborazione con GookBook)

  • Titolo: La femmina nuda
  • Autore: Elena Stancanelli
  • Editore: La nave di teseo
  • Data di pubblicazione: 31 Marzo 2016
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