La famiglia Aubrey: Rosamund| Rebecca West

 

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Come ho avuto modo di dire più di una volta, utilizzo l’estate per cercare di rimettermi in pari con le letture in arretrato. Luglio ed agosto con la loro pausa di uscite editoriali mi permettono di recuperare libri che sono usciti durante l’anno e che per una ragione non ho letto. La saga della Famiglia West è un classico esempio di lettura che fin dall’inizio ha catturato la mia attenzione, ma che purtroppo ha dovuto attendere mesi prima che riuscissi effettivamente ad iniziarla.

Quando Fazi mi ha informata dell’uscita del terzo volume della saga di Rebecca West, Rosamund, sapevo che avevo una sola missione: leggere La famiglia Aubrey e Nel cuore della notte. Non vi nascondo che mi è sembrata una mission impossible considerando la mole di entrambi i volumi (570 pagine il primo e 406 il secondo) e il fatto di avere intenzione di leggere anche altri libri, ma ciò che all’inizio mi è sembrata una guerra persa in partenza, si è rivelata poi una sfida avvincente che ho portato a termine.

Nelle prime pagine del primo volume La famiglia Aubrey veniamo catapultati nella Londra di fine Ottocento in una casa dove a tutte le ore si prende il tè e dove il suono del pianoforte sembra essere un sottofondo costante. Clare, la madre, aveva talento per il pianoforte e sarebbe potuta diventare un’eccellente pianista o almeno questo pensano le due figlie, le gemelle Mary e Rose, entrambe decise a seguire le orme materne. Piers, il padre, è un giornalista costantemente impegnato nella scrittura dei pezzi da pubblicare e soprattutto costantemente impegnato a dilapidare il patrimonio di famiglia, all’insaputa della povera moglie a cui tocca poi fare i salti mortali per far sopravvivere tutta la ciurma. Alle gemelle infatti si aggiungono altri due fratelli: Richard Queen e Cordelia. Il maschietto è il più piccolo della famiglia, coccolato da tutti e in particolar modo è la luce degli occhi della madre che attende con ansia di scoprire il grande talento del suo bambino. Chi pare esser priva di talenti è invece la primogenita Cordelia, l’unica voce della ragione in quella casa di persone stravaganti.

Quello che non abbiamo detto è che Clara è tanto impegnata nello star dietro alle lezioni di pianoforte delle due figlie, nei debiti che le procura il marito e nelle coccole di Richard Queen che poco le importa di avere un aspetto sempre in disordine, di avere dei figli con abiti logori e scarpe consumate, di non sapere cosa sia una messa in piega. Della povertà evidente Clara se ne infischia, cosa che Cordelia invece non riesce a fare e che soprattutto le causa tante pene, tanto dal non considerarsi parte della famiglia. Mary e Rose che alle discussioni assistono sempre di nascosto, sanno che quella è una condizione passeggera, perché loro da grandi diventeranno delle eccellenti pianiste, famose in tutto il mondo e con i soldi dei tanti concerti che faranno ci vivrà tutta la famiglia.

Non posso amare nessuno a eccezione delle persone che amo da quando sono bambina. Mio padre. Mia madre. Richard Quinn, che sono morti. E Mary. E Rosamund. Non amerò mai nessuno come amo loro.

Facendo un salto temporale ed arrivando agli anni Venti in cui è ambientato il terzo volume conclusivo della saga, c’è da dire che Mary e Rose sono diventate effettivamente delle famose pianiste che girano il mondo grazie ai loro concerti. La famiglia non è più la stessa. Il padre lo avevamo salutato tempo fa, Richard Queen ha purtroppo perso la vita e la madre, l’amata madre ha forse smesso di vivere nel momento in cui è morto il suo amato figliolo. Cordelia ha smesso di cercare un talento e ha preferito immergersi del tutto nel suo ruolo di moglie, mentre Rosamund, quella cugina sempre presente per le due gemelle, infliggerà loro un grandissimo dolore sposando un uomo terribile che la farà allontanare dalle gemelle.

La saga di Rebecca West è perfetta per chi ama una scrittura lenta e cadenzata, per chi preferisce un aspetto classico nella narrazione e per chi predilige storie con pochi colpi di scena e scarsi avvenimenti.

  • Titolo: Rosamund
  • Autrice: Rebecca West
  • Casa Editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 12 Settembre 2019

Jalna| Mazo de la Roche

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Il capitano Philip Whiteoak e Adeline si conobbero in una città indiana. Anni dopo, trasferitosi nell’Ontario, decisero di rendere omaggio a quel luogo che li fece incontrare e innamorare ribattezzando così la tenuta in cui tutta la famiglia Whiteoak iniziò a vivere. Negli anni Venti e alla soglia dei cento anni, Adeline è ormai vedova, ma la solitudine è l’ultima cosa di cui soffre. Questa anziana donnina è ancora allegra, arzilla e lucida, tanto che l’ultima parola spetta sempre a lei ed è sempre lei a tenere l’immensa famiglia in riga. Dal matrimonio con il capitano nascono ben quattro figli, Augusta, Nicholas, Ernest e Philip e solo quest’ultimo tra prime e seconde nozze rende Adeline nonna con Meg, Renny, Eden, Piers, Finch e il piccolo Wakefield.

Figli e nipoti sono per Adeline gioie e dolori, preoccupazioni e orgoglio. Renny ad esempio è l’orgoglio in persona. È colui che si occupa degli affari di Jalna, colui a cui tutti si rivolgono per i problemi e per cercare soluzioni. Meg, invece, è sicuramente quella che genera più preoccupazioni, visto che dopo il naufragio del suo matrimonio si è chiusa in una gabbia di tristezza, risentimento e odio verso quel marito che da una scappatella ha messo al mondo una bambina che ha causato la fine delle nozze.

Tra Eden che vorrebbe coltivare il sogno di scrivere poesie e farne un lavoro magari lontano da Jalna, Finch che ce la mette sempre tutta per non avere problemi scolastici e il pestifero Wakefield che riesce sempre a cacciarsi nei guai con conseguente punizioni da parte della famiglia, le giornate a Jalna trascorrono tranquille fino al giorno in cui sia Eden che Piers trovano l’amore, si sposano e le due nuore portano scompiglio nella tenuta.

Jalna di Mazo de la Roche è tornata in libreria grazie a Fazi. La prima pubblicazione avvenne nel 1927 e segue le vicende della famiglia Whiteoak tra gli anni Venti e Cinquanta e prevede ben 16 romanzi che hanno venduto 11 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 93 lingue. Sono in molti a concordare che nella saga siano presenti riferimenti alla vita personale dell’autrice e alla sua famiglia, anche se Mazo nel corso degli anni, dopo il successo mondiale della saga, divenne molto gelosa della sua privacy, tanto che della sua vita si sa poco e niente.

Considerata una delle autrici più prolifere del Novecento con i suoi 23 romanzi, 13 opere teatrali e 50 racconti è al tempo stesso una delle scrittrici più sottovalutate se messe al confronto con le sue colleghe. A colpire di lei, oltre i suoi libri, da Jalna fu tratto un film e una serie TV, c’è sicuramente la sua vita privata, il suo rapporto con Caroline Clement (sorellastra/convivente) e l’adozione dei suoi due figli. Nel 2012 Maya Gallus ha registrato un documentario The Mistery of Mazo de la Roche che attraverso interviste e documenti cercava di ricostruire la sua vita.

Tornando a Jalna, perché alla fine sono i libri quelli che contano, posso solo dire che il primo atto mi è piaciuto. Sono un’appassionata di storie famigliari, specie quelle così numerose come i Whiteoak. Tutto ruota intorno alla famiglia, alle sue dinamiche, alle relazioni tra loro e agli intrecci con i nuovi arrivati. Personaggi ben caratterizzati che hanno ancora tanto da dire e che dovranno ancora evolversi del tutto e venire fuori, intrecci, drammi, passioni sbocciate, colpi di scena e insomma, io sono follemente innamorata di questa pazza famiglia, datemene ancora il prima possibile.

  • Titolo: Jalna
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 4 Luglio 2019

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete!

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L’estate è la stagione delle vacanze e sempre l’estate è la stagione delle liste. In quante liste vi siete già imbattuti in queste prime settimane estive? Liste sulle mete vacanziere, liste sui luoghi da visitare, liste su cosa indossare, liste su quali prodotti usare e soprattutto le famigerate liste sulle letture che proprio non potete recuperare. Ci sono più liste che libri e sicuramente più liste che lettori. Di queste liste non me ne sono persa una, più che altro perché mi piace vedere quale libro già ho letto e quale altro libro dovrei aggiungere alla mia lunghissima wish-list.

Quest’anno non avevo voglia di compilare la solita lista di consigli estivi (anche se un mio contributo uscirà a breve su GoodBook nel classico post insieme ad altre blogger), perché negli ultimi due mesi complice vari motivi le mie letture sono andate a rilento. Tra blocco del lettore, lavoretto che mi ha tenuta più impegnata del solito e serenità mentale a tratti assente a rimetterci sono stati i libri. Non capite male eh, a leggere ho letto, ma molto meno del solito e quando questo accade mi dispiace, perché la lettura è l’unica costante della mia vita, anche nei periodi più incasinati e soprattutto nei periodi più difficili.

Alleggeriamo un po’ i toni e ritorniamo a parlare di libri. Giugno è stato il mese in cui ho recuperato i primi due libri di uno scrittore che come sapete ho imparato ad amare tantissimo: Lorenzo Marone. Di Marone ho quindi letto La tentazione di essere felici (Cesare Annunziata uno dei personaggi più belli di sempre) e La tristezza ha il sonno leggero. Il pregio dei libri di Lorenzo è che si leggono in fretta perché ai suoi personaggi si vuole subito bene. Passando a un altro scrittore napoletano, giugno è stato il mese in cui ho dovuto dire addio al commissario Ricciardi, frutto della penna del grande Maurizio de Giovanni. Blocco del lettore o meno, Il pianto dell’alba l’ho letto in un giorno e poi mi sono disperata nei giorni successivi.

Veniamo ora a due letture che non mi hanno convinta del tutto: Bugiarda di Ayelet Gubdar-Goshen e Presunzione di Luca Mercadante. Il primo, Bugiarda, volevo leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene da altri lettori dei cui giudizi mi fido ciecamente, ma più andavo avanti nella lettura e più perdevo interesse per la storia. Lo stesso discorso lo posso fare per il libro di Mercadante, Presunzione, lettura a cui tenevo particolarmente, perché sentivo degli elementi della trama molto vicini.

Tutti i nostri mercoledì di Paolo Di Stefano e Risvolti di copertina di Cristina Taglietti mi hanno invece permesso di allargare le mie conoscenze in campo editoriale. Il primo è un racconto-intervista a Giulio Einaudi e anche se molte cose le conoscevo a memoria grazie a un altro libro letto che è Colloquio a Giulio Einaudi di Severino Cesari, non mi è dispiaciuto rileggerle, perché la Einaudi è il mio primo e grande amore e potrei leggere la sua storia all’infinito. Quello di Cristina Taglietti è un approfondimento su quattordici case editrici come Einaudi, Feltrinelli, NN Editore, Fazi, Mondadori, Edizioni e/o, Sellerio e tante altre.

L’estate poi, solitamente la riservo al recupero di qualche classico (su cui ammetto, pecco tantissimo). Charlotte Brontë e il suo Jane Eyre è stato il classico che mi ha accompagnato nelle prime settimane estive e sempre in merito ai recuperi ho letto uno dei primi libri di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. I complimenti su Michela si sprecano e il mio non può che essere un invito alla lettura.

Insomma questo non è il classico post sui libri da mettere in valigia, ma raccontandovi le mie letture spero di avervi incuriositi un po’ e nulla vi vieta di interpretarle come miei personali consigli. Nelle prossime settimane la mia intenzione è quella di recuperare delle letture che mi stanno attendendo da un po’ e quindi: che letture mi terranno compagnia ad agosto?

I primi due volumi della saga di Rebecca West sulla famiglia Aubrey (visto che il terzo uscirà a settembre), il primo volume di Jalna di Mazo de la Roche, La vita dispari di Paolo Colagrande in corsa per il Premio Campiello, Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Cime tempestose di Emily Brontë, Cintura nera di Edoardo Rabasa e… (lo so cosa state pensando, agosto ha trentuno giorni, mica trentuno anni).

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete. Noi ci rivediamo a settembre con nuove letture e nuovi progetti (si spera).

PS: se proprio volete, vi do’ tre consigli veloci, veloci: mettete in valigia Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone, Volevo essere vedova di Chiara Moscardelli e Avviso di chiamata di Delia Ephron.

Avviso di chiamata| Delia Ephron

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Eve Mozell è una donna che ha superato la quarantina e che si occupa brillantemente di organizzazione di eventi. Madre di Jesse, il tipico adolescente che si mette costantemente nei guai, moglie di Joe che sembra sempre occuparsi prima del suo lavoro e poi di tutto il resto e soprattutto figlia di Lou, colui che rappresenta il carico di problemi maggiori nella vita di Eve.

Quando era più piccola il padre non era così, era più sua madre la figura più problematica della famiglia. La considerava stramba e aveva atteggiamenti che faticava a comprendere fino al giorno in cui senza salutare la madre lascia lei, le sue sorelle e il marito per rifarsi una vita con l’amante. A quell’addio Lou non riesce a reagire ed entra nel circolo di dipendenza di alcool, fasi depressive che culminano con un paio di tentativi di suicidio.

Georgia e Maddy le sorelle di Eve erano la prima impegnata negli studi universitari e impossibilitata a ritornare a casa e la seconda troppo piccola per potersi occupare e preoccupare di ciò che stava succedendo in famiglia. Da quell’abbandono sono passati vent’anni ma la situazione è pressappoco la stessa. Lou entra ed esce da cliniche di ricoveri forzati, Georgia è la direttrice di una rivista troppo presa dal lavoro e da sé stessa e Maddy è un’attrice con un ruolo marginale in una soap opera e come allora tocca ad Eve prendersi cura di suo padre e correre ogni volta al suo capezzale in ospedale e far fronte ai suoi mille capricci.

Abitudine di Lou è di chiamare costantemente le figlie per renderle partecipi di ogni sciocchezza, per gridare contro di loro la rabbia accumulata salvo poi pentirsi, richiamarle e scusarsi e anche le tre sorelle comunicano tra loro attraverso telefonate interminabili.

Tra noi sorelle va sempre così. Ore attaccate al telefono, vite aggrovigliate, ma quando ci ritroviamo davvero faccia a faccia ci tratteniamo. Mio padre può scoppiare a piangere facilmente. È sdolcinato. Ma noi abbiamo preso da nostra madre. Non siamo tipi da smancerie.

Avviso di chiamata di Delia Ephron uscito poche settimane fa per Fazi Editori è all’apparenza un leggero romanzo che sotto nasconde tematiche importanti che sono cardini nelle nostre vite. In primis questo romanzo descrive ed esplora la complessità e la fragilità delle dinamiche famigliari e delle relazioni che intercorrono tra i vari membri. Si parla di separazioni e delle ripercussioni che queste hanno nella vita, della sfrenata ambizione lavorativa che combacia con quella personale, della rivalità e della conseguente gelosia tra sorelle e soprattutto si parla del tempo che passa e dei segni che lascia sul corpo e nella mente. Accettare di invecchiare serenamente è un conto, vedere che una delle persone più importanti della tua vita sta invecchiando senza avere la minima idea di cosa stia succedendo è un altro.

Se siete alla ricerca di una lettura estiva questo è il libro che fa per voi.

  • Titolo: Avviso di chiamata
  • Autrice: Delia Ehpron
  • Casa Editrice: Fazi editore
  • Data di pubblicazione: 20 Giugno 2019

Il (mio) Salone del libro di Torino I

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Scaramanticamente non ho detto niente fino all’ultimo. Fino alla sera prima di partire ero convinta che sarebbe successo qualcosa che avrebbe mandato tutto per aria, sia perché il mio secondo nome è ansia, sia perché come tutti i sogni che stanno per realizzarsi si fatica a credere che quella sia realtà. Ebbene questo è stato l’anno in cui per la prima volta nella mia vita sono andata al Salone del Libro, la fiera dell’editoria e del libro per eccellenza, dove tutto il gota del mondo culturale si riunisce e dove tutti i lettori sperano di andare.

Cosa è stato per me il Salone del Libro è difficile da spiegare, ancora non realizzo tutte le cose stupende che mi sono successe in quei due folli e bellissimi giorni. Per essere breve il Salone per me è stato chiacchiere, abbracci, vecchie e nuove conoscenze, file, stanchezza e scrittori che spuntavano da ogni dove. È stato girovagare tra gli stand delle case editrici che più amo, fermarmi a parlare dei libri che pubblicano, assistere alle presentazioni di scrittori che mai avrei pensato di vedere e di scrittori a cui ormai sono tanto abitata da considerarli parte della mia famiglia (ragà, ho visto più Maurizio de Giovanni che certi parenti miei).

Il venerdì è stato il giorno degli stand. Ho cercato di visitarne quanti più possibile, ma credetemi: quattro enormi padiglioni avrebbero richiesto almeno un’intera settimana. Il primo stand è stato quello della Einaudi (ovviamente). Potevo mai iniziare da uno stand diverso, io che prima o poi farò un tatuaggio di uno struzzo che certifichi il mio amore per questa casa editrice? Giammai. Che vi devo dire, quando sono entrata lì ero Alice nel paese delle mie meraviglie e le meraviglie erano quei libri che tanto amo, tutti nello stesso posto e tutti a mia disposizione. Smaltita leggermente la Einaudi Fever ho proseguito verso altri stand. NN Editore, dove ho potuto conoscere e chiacchierare con Luca Pantarotto, il fantastico SMM della casa editrice. Fazi Editore con cui da svariati mesi collaboro e che mi dà la possibilità di leggere in anteprima delle chicche del loro catalogo e che finalmente ho potuto ringraziare di persona. Feltrinelli, altra casa editrice che amo molto e che spesso mi coinvolge in iniziative legate ai libri a cui ho sempre piacere di partecipare (e per questo il mio grazie non può che andare a Valeria).

Veniamo a una delle cose, o meglio delle persone, per cui è valsa la pena tutto. Allo stand Adelphi ho potuto conoscere, chiacchierare e soprattutto abbracciare quella persona straordinaria che risponde al nome di Francesca Marson, da tutti conosciuta come nuvole d’inchiostro. Chi dice che on line non si possono conoscere belle persone mente o non ha avuto la mia stessa fortuna, perché io ho conosciuto quelle che tutt’ora sono le mie migliori amiche e mi ha permesso di conoscere anche Francesca. Oltre al nome, abbiamo in comune la passione sfrenata per la cartoleria, Grey’s Anatomy, un paio di scrittori del cuore in comune e beh, ovviamente i libri (cara Nuvole, se mi leggi ricordati la promessa fatta).

In tutto ciò stavo dimenticando che il mio giro tra gli stand ha avuto due compagne d’avventura: Francesca e Marzia. Francesca che ha capito subito che sono un’impedita nell’orientamento e che ci mancasse poco mi tenesse per mano e Marzia, la mia nuova amica milanese, lettrice doc e bravissima blogger (vi lascio qui il suo blog unlibroeunatazzadite.blogspot.com)

La cosa bella del Salone è che tra uno stand e l’altro sbucano scrittori ovunque. Vado per visitare quello de la Marcos y Marcos e spunta Pif accerchiato da giornalisti e lettori. Lascio Pif e incontro Michela Marzano e ci salutiamo tra la folla come due vecchie amiche che non si vedono da tempo. Passo allo stand Edizioni E/O dove stavo chiacchierando con Giulio Passerini dell’ufficio stampa e seduto c’è Goffredo Fofi e dietro di me Massimo Carlotto. Mi sposto per fermarmi allo stand del Corriere della Sera e incrocio Francesco Piccolo e ovviamente non potevo non fermarmi e parlare con lui (Francesco Piccolo è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, come ho fatto a rimanere calma non lo so neanche io). Cammino in direzione dell’OVAL e sbuca Roberto Saviano.

Tornando allo stand Einaudi, che non potevo visitare una volta sola, lì ho avuto il piacere di conoscere finalmente Marco Peano. Scrittore ed editor eccezionale e persona di una carineria unica, così come il mitico bot Einaudi, altra persona a cui non posso che dire grazie (lui sa il perché).

Vi lascio con il mio Salone in pillole (e domani appuntamento a domani per la seconda parte del post).

È tempo di ricominciare| Carmen Korn

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È tempo di ricominciare e ricominciamo esattamente dal marzo del 1949. La seconda guerra mondiale è finita da qualche anno e le cicatrici del conflitto sono evidenti nelle città ancora distrutte e nella mente delle persone che faticano a dimenticare gli orrori causati dal nazismo. Amburgo è piana e di palazzi distrutti e di sfollati privi di un tetto sulla testa e che a fatica prova a rimettere insieme i pezzi e ripartire.

Dove avevamo lasciato le nostre amiche e dove le rincontriamo?

Henny con alle spalle una vedovanza e un divorzio ha sposato Theo di cui forse è sempre stata innamorata ha ripreso il suo lavoro da ostetrica e vede i suoi due bambini Marike e Klaus crescere e diventare i ragazzi di cui non potrebbe essere più fiera: Marike sposata con il suo inseparabile Ties e Klaus innamorato sempre di più di Alex. Henny è sicura di aver visto la sua amica Käthe la notte di San Silvestro e si tormenta in quanto non comprende perché l’amica non l’abbia fermata.

Käthe era stata arrestata nel 1945 dalla Gestapo insieme a sua madre e ora entrambe risultano disperse così come suo marito Rudy, prigioniero di guerra e detenuto in un campo di concentramento. Suo padre Alessandro Garuti si prodiga alla ricerca di quel figlio mai conosciuto la cui sorte è ancora oscura.

Ida è quella che ha coronato i suoi sogni: sposare l’amore della sua vita Tien e mettere al mondo il figlio tanto desiderato, la piccola Florentine. Tutti e tre vivono da Guste e per quanto Ida abbia lottato con tutte le forze per poter vivere il suo amore alla luce del sole, ben presto si stanca della routine familiare e ripensa più volte con nostalgia ai suoi due amori passati e alla sua posizione aristocratica che tanto le manca.

Lina, la cognata di Henny, dopo anni di lavoro in teatro ha aperto una libreria insieme alla compagna Louise e all’amico Momme chiamandola Landmann in omaggio all’amico Kurt.

È tempo di ricominciare dicevamo e lo devono fare anche loro, superare i dolori, cercare di mettersi alle spalle le mancanze e provare ad andare avanti perché c’è una vita da vivere e una storia da continuare a scrivere. Ci sono rapporti che si modificano, amori che nascono, bambini che crescono, amicizie che si solidificano.

Così come per il precedente Figlie di una nuova era, vediamo sviluppare le vite delle nostre amiche nel corso degli anni e le loro vicende personali si intrecciano con le vicende del periodo storico che stanno vivendo. Lasciati i conflitti mondiali alle spalle stavolta dovranno confrontarsi con i disordini e le manifestazioni che imperano nelle città, una guerra fredda che toccherà nuovamente il loro Paese con la nascita del muro di Berlino o l’eco della guerra in Vietnam.

È impossibile non amare questo libro, non affezionarsi alle storie e ai personaggi. Si soffre con loro, si ama con loro e si spera con loro e l’unica speranza di tutti noi lettori che abbiamo amato alla follia questi due capitoli è che il terzo volume della saga di Carmen Korn arrivi il prima possibile nelle nostre mani.

  • Titolo: È tempo di ricominciare
  • Autrice: Carmen Korn
  • Editore: Fazi editore
  • Data di pubblicazione: 8 Aprile 2019

Più donne che uomini| Ivy Compton Burnett

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Cercai tutti i suoi romanzi… a un tratto capii che li amavo in modo furioso; che ne avevo gioia e consolazione; vi regnava una chiarezza allucinante, nuda e inesorabile.

Di Ivy Compton-Burnett così scriveva l’immensa Natalia Ginzburg. Ammetto che di questa grande autrice britannica non avevo mai letto nulla e siccome i vuoti sono fatti per essere colmati ho colto al volo l’occasione di Fazi che a cinquant’anni dalla morte dell’autrice ha ripubblicato Più donne che uomini.

Josephine Napier, direttrice di un grande istituto femminile in una prospera cittadina inglese, era una donna di cinquantaquattro anni, alta e austera, con qualche ciocca grigia tra i capelli ramati, grandi occhi nocciola, un viso regale, dai tratti marcati eppure semplici, deliberatamente schietta e modesta, amni sorprendentemente ingioiellate, vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli.

Josephine Napier è la direttrice di un istituto femminile, molto determinata sul lavoro quanto rigida nei rapporti con gli altri. Sposata con Simon, uomo pacato sempre a un passo dietro alla sua Josephine, quasi a non voler disturbare con la sua sola presenza la moglie. Insieme hanno cresciuto Gabriel, figlio del fratello di Josephine, Jonathan, che rimasto vedovo prestissimo e consapevole di non poter crescere da solo il bambino, preferì darlo in adozione alla sorella per far sì che quel bambino continuasse a far parte della sua vita. Jonathan non si era mai curato economicamente del figlio e non aveva mai avuto problemi a lasciare questo tipo di incombenza sulle spalle della sorella. Le sue giornate le passava nell’ozio in compagnia del suo giovane amante Felix, altra persona che nella vita non aveva mai lavorato, tanto c’era papà a provvedere a tutto e il fatto d’essere un mantenuto non gli era mai pesato.

Gli equilibri particolari di questi personaggi vengono stravolti quando Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine, va a bussare alla porta di casa Napier chiedendole aiuto in quel momento delicato della sua vita. Josephine in cuor suo non può far altro che accogliere in casa propria la vecchia amica, fiamma passata del suo Simon, e sua figlia Ruth, inconsapevole che quella presenza porterà scompiglio contribuendo all’accadimento del primo evento tragico a cui seguiranno altri piccoli drammi. Nel giro di poco tempo quei segreti e quelle verità tenute nascoste per il bene comune verranno piano piano fuori toccando la vita di tutti.

In Più donne che uomini, Ivy Compton-Burnett con uno stile acuto e tagliente racconta legami famigliari e le contrapposizioni uomo-donna. In un susseguirsi di dialoghi serrati in cui a volte si fatica a prendere fiato Compton-Burnett tocca tematiche filosofiche ed esistenziali con leggerezza e al contempo accuratezza. In questo romanzo ne succedono di tutti i colori: si muore, si tradisce, si celano enormi segreti e il tutto viene abilmente dosato con maestria da Compton-Burnett.

  • Titolo: Più donne che uomini
  • Autrice: Ivy Compton-Burnett
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 21 marzo 2019

L’annusatrice di libri| Desy Icardi

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Tutte le brave scolare si somigliano, ogni scolara somara è somara a modo suo.

Con questa libera interpretazione di uno degli incipit più famosi della letteratura mondiale, si apre L’annusatrice di libri di Desy Icardi uscito qualche settimana fa per Fazi Editore.

Adelina, la protagonista, somara non lo è, piuttosto è una studentessa al di sotto della media che fatica più del dovuto per assimilare una lezione. Tra le tante difficoltà di Adelina c’è anche quella di non saper leggere correttamente ragion per cui il reverendo Kelley decide di assegnarle come compagna di studio Luisella, una delle alunne più brave della classe. Durante un pomeriggio di compiti Adelina scopre di riuscire a leggere un libro attraverso l’odore che questo emana. La scoperta strabiliante porta Adelina a migliorare negli studi e ad appassionarsi alla lettura.

Santa Bibliana da Spoleto era una giovane di quattordici anni che riusciva a leggere i testi sacri senza neanche aprirli, ma semplicemente avvicinandoli al volto e esalando il contenuto. Questo suo prodigio non passò inosservato, anzi la trattarono con tutti gli onori del caso. Col tempo la fanciulla iniziò ad accusare forti mal di testa e svenimenti fino a quando a soli quindici anni dall’ultimo mancamento non si riprese più.

Della storia della piccola Santa Adelina non ne era a conoscenza e non aveva messo al corrente del suo talento nessuno, né sua zia Amalia con cui viveva e che dei libri non ne voleva sentir parlare minimamente, né la sua amica Luisella che con lei era tanto gentile e premurosa. L’unico a cui aveva accennato qualcosa era il suo vicino di casa, l’avvocato Ferro che dei libri aveva una vera e propria passione così come per il loro odore.

Brava a mantenere il segreto Adelina non mette in conto che qualcuno possa accorgersi della sua capacità e sfruttarla per i propri loschi interessi disinteressato delle letali conseguenze che potrebbero esserci su di lei.

Zia Amalia oltre ad offrire vitto e alloggio alla figlia di suo fratello non si interessa più di tanto della nipote. L’importante era che andasse bene a scuola e che non pesasse il più possibile sul suo bilancio. La freddezza e la severità di Amalia altro non erano che conseguenze della sua gioventù, quando colui che credeva essere l’amore della sua vita si era rivelato un uomo calcolatore e cinico interessato ad avere da Amalia solo divertimento. Le cose per lei poi si erano messe bene, ma quel cinismo le era rimasto appiccicato addosso perché le ferite d’amore restano sempre le più dure da rimarginare.

L’annusatrice di libri è una piacevole lettura e gli appassionati, o meglio, gli ossessionati dei libri non potranno che apprezzarla per svariati motivi. La storia è piana di riferimenti ai libri più conosciuti ed amati. I lettori hanno un vero e proprio rapporto viscerale con i propri libri e l’abitudine di odorarli può sembrare folle, ma di un libro vogliono assaporare tutto e non solo il suo contenuto. Li trattano come veri oggetti sacri. Ci sono i puristi, quelli che guai a sottolineare o a fare orecchiette alle pagine e ci sono quelli che vivono completamente il libro appuntandosi i passaggi che più lo colpiscono perché di un libro letto non se ne vuole perdere neanche una riga. Desy Icardi in questo libro elogia questa passione e regala una storia graziosa con un pizzico d’avventura che non guasta.

  • Titolo: L’annusatrice di libri
  • Autrice: Desy Icardi
  • Editore: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 28 Febbraio 2019

Confessioni di un NEET| Sandro Frizziero

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NEET è un acronimo che sta a significare not in education, employment or training e indica persone che non studiano, non lavorano e non sono alla ricerca di questo. Se all’inizio si indicava una particolare fascia d’età che andava dai 16 ai 24 anni, con il passare del tempo si è sempre più allargata arrivando fino ai 35 anni. Il Italia nell’ultimo rapporto dell’ISTAT i NEET risultano oltre due milioni e ci hanno fatto guadagnare la maglia nera tra i 28 Paesi dell’Unione Europea.

Sandro Frizziero nel suo libro d’esordio Confessioni di un NEET uscito a settembre per la Fazi Editore ha fatto di un NEET il protagonista del suo romanzo. Lui è un giovane che vive ancora con i suoi genitori da cui dipende non solo dal punto di vista economico. Passa le giornate isolato nella sua cameretta, fisso di fronte al PC che rappresenta la sua unica finestra sul mondo e intrattiene delle conversazioni con i sue due gatti, Asia e Nina. Il PC è la sua ossessione, l’unico strumento da cui fruisce notizie, le assimila e le commenta sui vari social network che rappresentano la sua valvola di sfogo e che gli permettono di criticare la società e le persone che la costituiscono e su cui scarica la sua frustrazione che probabilmente non è neanche cosciente di avere.

I suoi genitori sono convinti di avere un figlio che si danna alla ricerca di questo benedetto lavoro che però non si trova e lo aiutano procurandogli colloqui di lavoro, dove ovviamente lui non fa il minimo sforzo per sembrare una persona d’assumere e gli sono gli stessi genitori ad incoraggiarlo ogni volta che un colloquio è andato male, perché prima o poi anche lui troverà un posto adeguato alla sua persona.

Di quel sistema che offre lavoro sottopagato lui non ha intenzione di farne parte. Di quella società che impone di avere un lavoro che ti dia dei soldi perché senza soldi sei nessuno e non puoi fare niente, lui se ne chiama fuori. Neanche le relazioni sociali lo interessano, troppo stress, troppe complicazioni e poi avere una fidanzata significherebbe portarla fuori a cena, farle regali, andare in vacanza insieme e si riproporrebbe di nuovo il problema soldi, quindi azzerando qualsiasi tipo di rapporto si può sopravvivere lo stesso.

Il solo ed unico obiettivo è quello di diventare fluido e potersi quindi assimilare nella sostanza da cui lui dipende: la rete.

Il romanzo di Sandro Frizziero racconta uno dei fenomeni con cui ormai da tempo facciamo i conti. Giovani stanchi dell’assenza di lavoro che preferiscono far niente. Giovani non disposti ad alcun tipo di sacrificio che pensano bene di starsene a casa con mamma e papà fino a quando sarà possibile e poi magari ritrovarsi a quarant’anni senza lavoro, senza esperienze e senza avere la benché minima idea di cosa fare. Il protagonista di questo romanzo non permette di simpatizzare con lui neanche un momento e questo ne condiziona la lettura. Nel senso che mi è stato talmente antipatico con la sua aria da saccente e il suo essere così apatico che non ha fatto scoccare la scintilla con questo libro. Chissà se queste erano le intenzioni dell’autore.

  • Titolo: Confessioni di un neet
  • Autore: Sandro Frizziero
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 13 settembre 2018

La figlia femmina| Anna Giurickovic Dato

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    • Titolo: La figlia femmina
    • Autrice: Anna Giurickovic Dato
    • Editore: Fazi
    • Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2017

Ci sono libri di cui si è consapevoli che faranno male leggere. La figlia femmina rientra in questa categoria perché affronta un tema doloroso e controverso di cui per assurdo si parla poco: l’abuso sui minori. Nonostante i casi di cronaca ci assicurano che purtroppo fatti del genere accadono, l’abuso sui minori porta con sé tabù e reticenze che impediscono di parlarne.

Maria è cresciuta tra Rabat e Roma, figlia unica e forse per questo motivo immensamente amata dai suoi genitori. Silvia, sua madre, era spesso preoccupata dello strano comportamento di sua figlia che cambiava umore velocemente passando dalla calma all’aggressività, dalla contentezza alle lacrime nello stesso tempo di un battito di ciglia. Il marito invece in quella figlia che sua moglie non aveva paura di definire mostro non ci vedeva niente di strano. Era solo più intelligente rispetto ai bambini della sua età e i suoi cambi umorali erano dovuti a quello. Silvia dal suo canto non poteva che dar retta a quel marito che amava più della sua stessa vita e per cui si era messa contro l’intera famiglia che disapprovava l’unione vista la notevole differenza d’età.

Quando Giorgio muore precipitando inspiegabilmente dalla finestra il mondo di Silvia crolla. Per lei era impossibile andare avanti senza suo marito, senza il punto fermo fermo della sua vita; bisognava però farlo per amore della sua bambina che nonostante fosse legata visceralmente al padre non aveva versato neanche una lacrima. Sarà che era troppo piccola, sarà che ognuno reagisce al dolore in modo differente, ma Maria che aveva assistito alla scena e aveva visto svolgere l’incidente sotto i suoi occhi non mostrava alcun segno di turbamento. Silvia non poteva immaginare quello che succedeva la notte in camera della figlia. Non poteva immaginare che oltre alle favole che il marito raccontava alla figlia per farla addormentare succedesse dell’altro. I genitori hanno il dovere di difendere i figli dai pericoli del mondo esterno e dai mostri che lo abitano, ma cosa succede se il male arriva da chi ha il compito di proteggerci? Se l’orrore proviene da chi dovrebbe amarci? Cosa accade quando il mostro è uno dei nostri genitori?   

Sono passati degli anni dalla morte di Giorgio e sia Maria che Silvia hanno provato a mettersi alle spalle il dolore. Maria è una bella tredicenne che si porta addosso le insicurezze tipiche della sua età aggiunte a quelle della terribile esperienza vissuta, mentre Silvia prova a far ripartire la sua vita accanto a un nuovo uomo. E’ proprio Antonio che vuole presentare a sua figlia in una serata in cui Maria preso atto della sua avvenenza e consapevole di poter affascinare il suo corpo sembrerà voler sedurre il nuovo fidanzato della madre. Non ci vuole molto a capire che il tentativo di Maria è voler punire sua madre rea di non aver capito quello che accadeva sotto il suo tetto.

La figlia femmina è un libro che affronta un caso di una bambina violata dal suo stesso padre e non si legge a cuor leggero visto che si mettono in discussione la sacrosanta infanzia e la purezza dei bambini. Tuttavia questo esordio a me non ha convinto molto, è una storia trattata in modo superficiale e confusionario e che ti lascia l’amaro in bocca specie per chi come me si è avvicinata ed interessata alla lettura dopo i molteplici elogi.