È tempo di ricominciare

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  • Titolo: È tempo di ricominciare
  • Autrice: Carmen Korn
  • Editore: Fazi editore
  • Data di pubblicazione: 8 Aprile 2019

È tempo di ricominciare e ricominciamo esattamente dal marzo del 1949. La seconda guerra mondiale è finita da qualche anno e le cicatrici del conflitto sono evidenti nelle città ancora distrutte e nella mente delle persone che faticano a dimenticare gli orrori causati dal nazismo. Amburgo è piana e di palazzi distrutti e di sfollati privi di un tetto sulla testa e che a fatica prova a rimettere insieme i pezzi e ripartire.

Dove avevamo lasciato le nostre amiche e dove le rincontriamo?

Henny con alle spalle una vedovanza e un divorzio ha sposato Theo di cui forse è sempre stata innamorata ha ripreso il suo lavoro da ostetrica e vede i suoi due bambini Marike e Klaus crescere e diventare i ragazzi di cui non potrebbe essere più fiera: Marike sposata con il suo inseparabile Ties e Klaus innamorato sempre di più di Alex. Henny è sicura di aver visto la sua amica Käthe la notte di San Silvestro e si tormenta in quanto non comprende perché l’amica non l’abbia fermata.

Käthe era stata arrestata nel 1945 dalla Gestapo insieme a sua madre e ora entrambe risultano disperse così come suo marito Rudy, prigioniero di guerra e detenuto in un campo di concentramento. Suo padre Alessandro Garuti si prodiga alla ricerca di quel figlio mai conosciuto la cui sorte è ancora oscura.

Ida è quella che ha coronato i suoi sogni: sposare l’amore della sua vita Tien e mettere al mondo il figlio tanto desiderato, la piccola Florentine. Tutti e tre vivono da Guste e per quanto Ida abbia lottato con tutte le forze per poter vivere il suo amore alla luce del sole, ben presto si stanca della routine familiare e ripensa più volte con nostalgia ai suoi due amori passati e alla sua posizione aristocratica che tanto le manca.

Lina, la cognata di Henny, dopo anni di lavoro in teatro ha aperto una libreria insieme alla compagna Louise e all’amico Momme chiamandola Landmann in omaggio all’amico Kurt.

È tempo di ricominciare dicevamo e lo devono fare anche loro, superare i dolori, cercare di mettersi alle spalle le mancanze e provare ad andare avanti perché c’è una vita da vivere e una storia da continuare a scrivere. Ci sono rapporti che si modificano, amori che nascono, bambini che crescono, amicizie che si solidificano.

Così come per il precedente Figlie di una nuova era, vediamo sviluppare le vite delle nostre amiche nel corso degli anni e le loro vicende personali si intrecciano con le vicende del periodo storico che stanno vivendo. Lasciati i conflitti mondiali alle spalle stavolta dovranno confrontarsi con i disordini e le manifestazioni che imperano nelle città, una guerra fredda che toccherà nuovamente il loro Paese con la nascita del muro di Berlino o l’eco della guerra in Vietnam.

È impossibile non amare questo libro, non affezionarsi alle storie e ai personaggi. Si soffre con loro, si ama con loro e si spera con loro e l’unica speranza di tutti noi lettori che abbiamo amato alla follia questi due capitoli è che il terzo volume della saga di Carmen Korn arrivi il prima possibile nelle nostre mani.

Più donne che uomini

più donne che uomini

  • Titolo: Più donne che uomini
  • Autrice: Ivy Compton-Burnett
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 21 marzo 2019

Cercai tutti i suoi romanzi… a un tratto capii che li amavo in modo furioso; che ne avevo gioia e consolazione; vi regnava una chiarezza allucinante, nuda e inesorabile.

Di Ivy Compton-Burnett così scriveva l’immensa Natalia Ginzburg. Ammetto che di questa grande autrice britannica non avevo mai letto nulla e siccome i vuoti sono fatti per essere colmati ho colto al volo l’occasione di Fazi che a cinquant’anni dalla morte dell’autrice ha ripubblicato Più donne che uomini.

Josephine Napier, direttrice di un grande istituto femminile in una prospera cittadina inglese, era una donna di cinquantaquattro anni, alta e austera, con qualche ciocca grigia tra i capelli ramati, grandi occhi nocciola, un viso regale, dai tratti marcati eppure semplici, deliberatamente schietta e modesta, amni sorprendentemente ingioiellate, vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli.

Josephine Napier è la direttrice di un istituto femminile, molto determinata sul lavoro quanto rigida nei rapporti con gli altri. Sposata con Simon, uomo pacato sempre a un passo dietro alla sua Josephine, quasi a non voler disturbare con la sua sola presenza la moglie. Insieme hanno cresciuto Gabriel, figlio del fratello di Josephine, Jonathan, che rimasto vedovo prestissimo e consapevole di non poter crescere da solo il bambino, preferì darlo in adozione alla sorella per far sì che quel bambino continuasse a far parte della sua vita. Jonathan non si era mai curato economicamente del figlio e non aveva mai avuto problemi a lasciare questo tipo di incombenza sulle spalle della sorella. Le sue giornate le passava nell’ozio in compagnia del suo giovane amante Felix, altra persona che nella vita non aveva mai lavorato, tanto c’era papà a provvedere a tutto e il fatto d’essere un mantenuto non gli era mai pesato.

Gli equilibri particolari di questi personaggi vengono stravolti quando Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine, va a bussare alla porta di casa Napier chiedendole aiuto in quel momento delicato della sua vita. Josephine in cuor suo non può far altro che accogliere in casa propria la vecchia amica, fiamma passata del suo Simon, e sua figlia Ruth, inconsapevole che quella presenza porterà scompiglio contribuendo all’accadimento del primo evento tragico a cui seguiranno altri piccoli drammi. Nel giro di poco tempo quei segreti e quelle verità tenute nascoste per il bene comune verranno piano piano fuori toccando la vita di tutti.

In Più donne che uomini, Ivy Compton-Burnett con uno stile acuto e tagliente racconta legami famigliari e le contrapposizioni uomo-donna. In un susseguirsi di dialoghi serrati in cui a volte si fatica a prendere fiato Compton-Burnett tocca tematiche filosofiche ed esistenziali con leggerezza e al contempo accuratezza. In questo romanzo ne succedono di tutti i colori: si muore, si tradisce, si celano enormi segreti e il tutto viene abilmente dosato con maestria da Compton-Burnett.

L’annusatrice di libri

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  • Titolo: L’annusatrice di libri
  • Autrice: Desy Icardi
  • Editore: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 28 Febbraio 2019

Tutte le brave scolare si somigliano, ogni scolara somara è somara a modo suo.

Con questa libera interpretazione di uno degli incipit più famosi della letteratura mondiale, si apre L’annusatrice di libri di Desy Icardi uscito qualche settimana fa per Fazi Editore.

Adelina, la protagonista, somara non lo è, piuttosto è una studentessa al di sotto della media che fatica più del dovuto per assimilare una lezione. Tra le tante difficoltà di Adelina c’è anche quella di non saper leggere correttamente ragion per cui il reverendo Kelley decide di assegnarle come compagna di studio Luisella, una delle alunne più brave della classe. Durante un pomeriggio di compiti Adelina scopre di riuscire a leggere un libro attraverso l’odore che questo emana. La scoperta strabiliante porta Adelina a migliorare negli studi e ad appassionarsi alla lettura.

Santa Bibliana da Spoleto era una giovane di quattordici anni che riusciva a leggere i testi sacri senza neanche aprirli, ma semplicemente avvicinandoli al volto e esalando il contenuto. Questo suo prodigio non passò inosservato, anzi la trattarono con tutti gli onori del caso. Col tempo la fanciulla iniziò ad accusare forti mal di testa e svenimenti fino a quando a soli quindici anni dall’ultimo mancamento non si riprese più.

Della storia della piccola Santa Adelina non ne era a conoscenza e non aveva messo al corrente del suo talento nessuno, né sua zia Amalia con cui viveva e che dei libri non ne voleva sentir parlare minimamente, né la sua amica Luisella che con lei era tanto gentile e premurosa. L’unico a cui aveva accennato qualcosa era il suo vicino di casa, l’avvocato Ferro che dei libri aveva una vera e propria passione così come per il loro odore.

Brava a mantenere il segreto Adelina non mette in conto che qualcuno possa accorgersi della sua capacità e sfruttarla per i propri loschi interessi disinteressato delle letali conseguenze che potrebbero esserci su di lei.

Zia Amalia oltre ad offrire vitto e alloggio alla figlia di suo fratello non si interessa più di tanto della nipote. L’importante era che andasse bene a scuola e che non pesasse il più possibile sul suo bilancio. La freddezza e la severità di Amalia altro non erano che conseguenze della sua gioventù, quando colui che credeva essere l’amore della sua vita si era rivelato un uomo calcolatore e cinico interessato ad avere da Amalia solo divertimento. Le cose per lei poi si erano messe bene, ma quel cinismo le era rimasto appiccicato addosso perché le ferite d’amore restano sempre le più dure da rimarginare.

L’annusatrice di libri è una piacevole lettura e gli appassionati, o meglio, gli ossessionati dei libri non potranno che apprezzarla per svariati motivi. La storia è piana di riferimenti ai libri più conosciuti ed amati. I lettori hanno un vero e proprio rapporto viscerale con i propri libri e l’abitudine di odorarli può sembrare folle, ma di un libro vogliono assaporare tutto e non solo il suo contenuto. Li trattano come veri oggetti sacri. Ci sono i puristi, quelli che guai a sottolineare o a fare orecchiette alle pagine e ci sono quelli che vivono completamente il libro appuntandosi i passaggi che più lo colpiscono perché di un libro letto non se ne vuole perdere neanche una riga. Desy Icardi in questo libro elogia questa passione e regala una storia graziosa con un pizzico d’avventura che non guasta.

Confessioni di un NEET

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  • Titolo: Confessioni di un neet
  • Autore: Sandro Frizziero
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 13 settembre 2018

NEET è un acronimo che sta a significare not in education, employment or training e indica persone che non studiano, non lavorano e non sono alla ricerca di questo. Se all’inizio si indicava una particolare fascia d’età che andava dai 16 ai 24 anni, con il passare del tempo si è sempre più allargata arrivando fino ai 35 anni. Il Italia nell’ultimo rapporto dell’ISTAT i NEET risultano oltre due milioni e ci hanno fatto guadagnare la maglia nera tra i 28 Paesi dell’Unione Europea.

Sandro Frizziero nel suo libro d’esordio Confessioni di un NEET uscito a settembre per la Fazi Editore ha fatto di un NEET il protagonista del suo romanzo. Lui è un giovane che vive ancora con i suoi genitori da cui dipende non solo dal punto di vista economico. Passa le giornate isolato nella sua cameretta, fisso di fronte al PC che rappresenta la sua unica finestra sul mondo e intrattiene delle conversazioni con i sue due gatti, Asia e Nina. Il PC è la sua ossessione, l’unico strumento da cui fruisce notizie, le assimila e le commenta sui vari social network che rappresentano la sua valvola di sfogo e che gli permettono di criticare la società e le persone che la costituiscono e su cui scarica la sua frustrazione che probabilmente non è neanche cosciente di avere.

I suoi genitori sono convinti di avere un figlio che si danna alla ricerca di questo benedetto lavoro che però non si trova e lo aiutano procurandogli colloqui di lavoro, dove ovviamente lui non fa il minimo sforzo per sembrare una persona d’assumere e gli sono gli stessi genitori ad incoraggiarlo ogni volta che un colloquio è andato male, perché prima o poi anche lui troverà un posto adeguato alla sua persona.

Di quel sistema che offre lavoro sottopagato lui non ha intenzione di farne parte. Di quella società che impone di avere un lavoro che ti dia dei soldi perché senza soldi sei nessuno e non puoi fare niente, lui se ne chiama fuori. Neanche le relazioni sociali lo interessano, troppo stress, troppe complicazioni e poi avere una fidanzata significherebbe portarla fuori a cena, farle regali, andare in vacanza insieme e si riproporrebbe di nuovo il problema soldi, quindi azzerando qualsiasi tipo di rapporto si può sopravvivere lo stesso.

Il solo ed unico obiettivo è quello di diventare fluido e potersi quindi assimilare nella sostanza da cui lui dipende: la rete.

Il romanzo di Sandro Frizziero racconta uno dei fenomeni con cui ormai da tempo facciamo i conti. Giovani stanchi dell’assenza di lavoro che preferiscono far niente. Giovani non disposti ad alcun tipo di sacrificio che pensano bene di starsene a casa con mamma e papà fino a quando sarà possibile e poi magari ritrovarsi a quarant’anni senza lavoro, senza esperienze e senza avere la benché minima idea di cosa fare. Il protagonista di questo romanzo non permette di simpatizzare con lui neanche un momento e questo ne condiziona la lettura. Nel senso che mi è stato talmente antipatico con la sua aria da saccente e il suo essere così apatico che non ha fatto scoccare la scintilla con questo libro. Chissà se queste erano le intenzioni dell’autore.

La figlia femmina

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    • Titolo: La figlia femmina
    • Autrice: Anna Giurickovic Dato
    • Editore: Fazi
    • Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2017

Ci sono libri di cui si è consapevoli che faranno male leggere. La figlia femmina rientra in questa categoria perché affronta un tema doloroso e controverso di cui per assurdo si parla poco: l’abuso sui minori. Nonostante i casi di cronaca ci assicurano che purtroppo fatti del genere accadono, l’abuso sui minori porta con sé tabù e reticenze che impediscono di parlarne.

Maria è cresciuta tra Rabat e Roma, figlia unica e forse per questo motivo immensamente amata dai suoi genitori. Silvia, sua madre, era spesso preoccupata dello strano comportamento di sua figlia che cambiava umore velocemente passando dalla calma all’aggressività, dalla contentezza alle lacrime nello stesso tempo di un battito di ciglia. Il marito invece in quella figlia che sua moglie non aveva paura di definire mostro non ci vedeva niente di strano. Era solo più intelligente rispetto ai bambini della sua età e i suoi cambi umorali erano dovuti a quello. Silvia dal suo canto non poteva che dar retta a quel marito che amava più della sua stessa vita e per cui si era messa contro l’intera famiglia che disapprovava l’unione vista la notevole differenza d’età.

Quando Giorgio muore precipitando inspiegabilmente dalla finestra il mondo di Silvia crolla. Per lei era impossibile andare avanti senza suo marito, senza il punto fermo fermo della sua vita; bisognava però farlo per amore della sua bambina che nonostante fosse legata visceralmente al padre non aveva versato neanche una lacrima. Sarà che era troppo piccola, sarà che ognuno reagisce al dolore in modo differente, ma Maria che aveva assistito alla scena e aveva visto svolgere l’incidente sotto i suoi occhi non mostrava alcun segno di turbamento. Silvia non poteva immaginare quello che succedeva la notte in camera della figlia. Non poteva immaginare che oltre alle favole che il marito raccontava alla figlia per farla addormentare succedesse dell’altro. I genitori hanno il dovere di difendere i figli dai pericoli del mondo esterno e dai mostri che lo abitano, ma cosa succede se il male arriva da chi ha il compito di proteggerci? Se l’orrore proviene da chi dovrebbe amarci? Cosa accade quando il mostro è uno dei nostri genitori?   

Sono passati degli anni dalla morte di Giorgio e sia Maria che Silvia hanno provato a mettersi alle spalle il dolore. Maria è una bella tredicenne che si porta addosso le insicurezze tipiche della sua età aggiunte a quelle della terribile esperienza vissuta, mentre Silvia prova a far ripartire la sua vita accanto a un nuovo uomo. E’ proprio Antonio che vuole presentare a sua figlia in una serata in cui Maria preso atto della sua avvenenza e consapevole di poter affascinare il suo corpo sembrerà voler sedurre il nuovo fidanzato della madre. Non ci vuole molto a capire che il tentativo di Maria è voler punire sua madre rea di non aver capito quello che accadeva sotto il suo tetto.

La figlia femmina è un libro che affronta un caso di una bambina violata dal suo stesso padre e non si legge a cuor leggero visto che si mettono in discussione la sacrosanta infanzia e la purezza dei bambini. Tuttavia questo esordio a me non ha convinto molto, è una storia trattata in modo superficiale e confusionario e che ti lascia l’amaro in bocca specie per chi come me si è avvicinata ed interessata alla lettura dopo i molteplici elogi.