Confessioni di un NEET

confessioni di un neet

  • Titolo: Confessioni di un neet
  • Autore: Sandro Frizziero
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 13 settembre 2018

NEET è un acronimo che sta a significare not in education, employment or training e indica persone che non studiano, non lavorano e non sono alla ricerca di questo. Se all’inizio si indicava una particolare fascia d’età che andava dai 16 ai 24 anni, con il passare del tempo si è sempre più allargata arrivando fino ai 35 anni. Il Italia nell’ultimo rapporto dell’ISTAT i NEET risultano oltre due milioni e ci hanno fatto guadagnare la maglia nera tra i 28 Paesi dell’Unione Europea.

Sandro Frizziero nel suo libro d’esordio Confessioni di un NEET uscito a settembre per la Fazi Editore ha fatto di un NEET il protagonista del suo romanzo. Lui è un giovane che vive ancora con i suoi genitori da cui dipende non solo dal punto di vista economico. Passa le giornate isolato nella sua cameretta, fisso di fronte al PC che rappresenta la sua unica finestra sul mondo e intrattiene delle conversazioni con i sue due gatti, Asia e Nina. Il PC è la sua ossessione, l’unico strumento da cui fruisce notizie, le assimila e le commenta sui vari social network che rappresentano la sua valvola di sfogo e che gli permettono di criticare la società e le persone che la costituiscono e su cui scarica la sua frustrazione che probabilmente non è neanche cosciente di avere.

I suoi genitori sono convinti di avere un figlio che si danna alla ricerca di questo benedetto lavoro che però non si trova e lo aiutano procurandogli colloqui di lavoro, dove ovviamente lui non fa il minimo sforzo per sembrare una persona d’assumere e gli sono gli stessi genitori ad incoraggiarlo ogni volta che un colloquio è andato male, perché prima o poi anche lui troverà un posto adeguato alla sua persona.

Di quel sistema che offre lavoro sottopagato lui non ha intenzione di farne parte. Di quella società che impone di avere un lavoro che ti dia dei soldi perché senza soldi sei nessuno e non puoi fare niente, lui se ne chiama fuori. Neanche le relazioni sociali lo interessano, troppo stress, troppe complicazioni e poi avere una fidanzata significherebbe portarla fuori a cena, farle regali, andare in vacanza insieme e si riproporrebbe di nuovo il problema soldi, quindi azzerando qualsiasi tipo di rapporto si può sopravvivere lo stesso.

Il solo ed unico obiettivo è quello di diventare fluido e potersi quindi assimilare nella sostanza da cui lui dipende: la rete.

Il romanzo di Sandro Frizziero racconta uno dei fenomeni con cui ormai da tempo facciamo i conti. Giovani stanchi dell’assenza di lavoro che preferiscono far niente. Giovani non disposti ad alcun tipo di sacrificio che pensano bene di starsene a casa con mamma e papà fino a quando sarà possibile e poi magari ritrovarsi a quarant’anni senza lavoro, senza esperienze e senza avere la benché minima idea di cosa fare. Il protagonista di questo romanzo non permette di simpatizzare con lui neanche un momento e questo ne condiziona la lettura. Nel senso che mi è stato talmente antipatico con la sua aria da saccente e il suo essere così apatico che non ha fatto scoccare la scintilla con questo libro. Chissà se queste erano le intenzioni dell’autore.

La figlia femmina

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    • Titolo: La figlia femmina
    • Autrice: Anna Giurickovic Dato
    • Editore: Fazi
    • Data di pubblicazione: 26 Gennaio 2017

Ci sono libri di cui si è consapevoli che faranno male leggere. La figlia femmina rientra in questa categoria perché affronta un tema doloroso e controverso di cui per assurdo si parla poco: l’abuso sui minori. Nonostante i casi di cronaca ci assicurano che purtroppo fatti del genere accadono, l’abuso sui minori porta con sé tabù e reticenze che impediscono di parlarne.

Maria è cresciuta tra Rabat e Roma, figlia unica e forse per questo motivo immensamente amata dai suoi genitori. Silvia, sua madre, era spesso preoccupata dello strano comportamento di sua figlia che cambiava umore velocemente passando dalla calma all’aggressività, dalla contentezza alle lacrime nello stesso tempo di un battito di ciglia. Il marito invece in quella figlia che sua moglie non aveva paura di definire mostro non ci vedeva niente di strano. Era solo più intelligente rispetto ai bambini della sua età e i suoi cambi umorali erano dovuti a quello. Silvia dal suo canto non poteva che dar retta a quel marito che amava più della sua stessa vita e per cui si era messa contro l’intera famiglia che disapprovava l’unione vista la notevole differenza d’età.

Quando Giorgio muore precipitando inspiegabilmente dalla finestra il mondo di Silvia crolla. Per lei era impossibile andare avanti senza suo marito, senza il punto fermo fermo della sua vita; bisognava però farlo per amore della sua bambina che nonostante fosse legata visceralmente al padre non aveva versato neanche una lacrima. Sarà che era troppo piccola, sarà che ognuno reagisce al dolore in modo differente, ma Maria che aveva assistito alla scena e aveva visto svolgere l’incidente sotto i suoi occhi non mostrava alcun segno di turbamento. Silvia non poteva immaginare quello che succedeva la notte in camera della figlia. Non poteva immaginare che oltre alle favole che il marito raccontava alla figlia per farla addormentare succedesse dell’altro. I genitori hanno il dovere di difendere i figli dai pericoli del mondo esterno e dai mostri che lo abitano, ma cosa succede se il male arriva da chi ha il compito di proteggerci? Se l’orrore proviene da chi dovrebbe amarci? Cosa accade quando il mostro è uno dei nostri genitori?   

Sono passati degli anni dalla morte di Giorgio e sia Maria che Silvia hanno provato a mettersi alle spalle il dolore. Maria è una bella tredicenne che si porta addosso le insicurezze tipiche della sua età aggiunte a quelle della terribile esperienza vissuta, mentre Silvia prova a far ripartire la sua vita accanto a un nuovo uomo. E’ proprio Antonio che vuole presentare a sua figlia in una serata in cui Maria preso atto della sua avvenenza e consapevole di poter affascinare il suo corpo sembrerà voler sedurre il nuovo fidanzato della madre. Non ci vuole molto a capire che il tentativo di Maria è voler punire sua madre rea di non aver capito quello che accadeva sotto il suo tetto.

La figlia femmina è un libro che affronta un caso di una bambina violata dal suo stesso padre e non si legge a cuor leggero visto che si mettono in discussione la sacrosanta infanzia e la purezza dei bambini. Tuttavia questo esordio a me non ha convinto molto, è una storia trattata in modo superficiale e confusionario e che ti lascia l’amaro in bocca specie per chi come me si è avvicinata ed interessata alla lettura dopo i molteplici elogi.