La ragazza con la macchina da scrivere|Desy Icardi

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Delia aveva sempre vissuto con la sua inseparabile Olivetti MP1 rossa. Da quando l’azienda di famiglia era fallita, Delia aveva capito che avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e darsi da fare, motivo per cui appena aveva terminato il corso da dattilografa aveva pregato il ragioniere che prima lavorava per il padre a darle un lavoro. Aveva cominciato così ad essere una dattilografa a tutti gli effetti e la cosa la rendeva particolarmente felice. Sfiorare la sua macchina da scrivere, battere velocemente i tasti dell’Olivetti le dava energia.

Ormai anziana e colpita da un ictus, Delia doveva fare i conti con una memoria ormai andata quasi perduta. Il piccolo incidente, così come preferiva definirlo, le aveva cancellato i ricordi. Si rende conto per caso che sfiorando i tasti della sua macchina da scrivere, il passato che credeva di aver perduto per sempre riaffiora e quindi eccola lì a cercare di ricostruire poco per volta quella che era stata la sua vita.

Si rivede all’età di diciassette anni, in sella alla sua bicicletta con sopra caricata la sua macchina da scrivere. Il lavoro che permetteva di mantenere anche il padre alla costante ricerca di quella idea che gli avrebbe riconsegnato la nobiltà perduta. Le amicizie, in particolare con Ester e con alcune ragazze del paese sempre troppo impegnate a cercare quell’amore che le avrebbe sistemate una volta per tutte. E l’amore che quando si presenta a diciassette anni ti fa battere il cuore, ti fa credere che è quello giusto, senza pensare che anche l’amore più romantico può rivelarsi una vera e propria fregatura.

Quando Delia conosce il giornalista Nuto Cerri che per uno scherzo del destino si ritrova ad alloggiare nella casa che il padre affitta per racimolare denaro, non ha idea di chi sia. Le sue amiche gli morivano dietro, su di lei l’effetto era contenuto. Incontro dopo incontro tra i due si instaura un bel rapporto e quando Nuto la chiede in moglie, Delia risponde subito sì.

Siamo alla fine degli anni trenta, il fascismo governa in Italia, per un uomo di una certa età l’essere celibe è un problema, ma questo Delia non può saperlo e nelle intenzioni di Nuto ci vede sempre e solo l’amore. Si trasferiscono a Tornino, lei convinta di entrare a far parte della società che conta essendo lui un giornalista di chiara fama, dovrà constatare che non è tutt’oro quello che luccica e quel matrimonio che doveva essere la sua fonte di salvezza si rivelerà la sua trappola dorata.

Passano gli anni e la situazione del Paese precipita e Delia capirà che dovrà cavarsela da sola, o quasi. In suo aiuto accorrono Gianni, un suo amico d’infanzia e l’avvocato Ferro che farà padre a Delia più di quanto l’abbia fatto il suo.

Se con “L’annusatrice di libriDesy Icardi ci aveva introdotto nel mondo della lettura e dell’olfatto, con “La ragazza con la macchina da scrivere” (Fazi Editore) ci porta nel mondo della scrittura e del tatto. Raccontandoci la storia di Delia ci racconta la storia di una donna che fa di tutto per non soccombere agli aventi che la travolgono, ma soprattutto ci mostra l’importanza dei ricordi senza i quali probabilmente non avrebbe senso neanche vivere.

  • Titolo: La ragazza con la macchina da scrivere
  • Autrice: Desy Icardi
  • Casa Editice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 20 Febbraio 2020

Aria di novità| Carmen Korn

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Perché tutte le cose belle devono finire? Ho appena letto l’ultima riga di Aria di novità di Carmen Korn in uscita lunedì 2 marzo per Fazi Editore e l’unica cosa che penso è che dire addio a dei personaggi che vivono solo sulla carta non fa meno male rispetto al dire addio a persone in carne ed ossa.

Henny, Käthe, Lina ed Ida le abbiamo conosciute all’inizio del novecento, quando erano ancora delle ragazze che pensavano all’amore, al costruirsi una famiglia, all’avere un lavoro. Le abbiamo viste crescere, cambiare, maturare, sposarsi, fare figli ed avere nipoti. Le abbiamo viste alle prese con le gioie e i dolori che la vita riservava ad ognuna di esse. Aspettavo questo libro con trepidazione e al tempo stesso con la malinconia di chi sa che dopo questo il sipario si sarebbe chiusi per sempre.

La narrazione riparte dal marzo del 1970 e i cambiamenti che hanno colpito la vita delle quattro amiche sono molteplici.

Henny ormai settantenne si dedica sporadicamente alla sua attività di ostetrica, è felice ed appagata dal suo terzo matrimonio con Theo, dottore anche lui presso la clinica privata ormai gestita dalla figlia di lei, Marika. Marika ha reso Henny e Theo nonni di due ragazzi che crescono alla velocità della luce. Katja è un’eccellente fotografa di guerra, una ragazza determinata nella vita, meno nell’amore visto che quel Karsten la fa dannare non poco; Konstantin per quanto piccolo ha già la propensione all’ambizione e darà tante soddisfazioni alla sua famiglia allargata. Klaus, secondo figlio di Henny, ormai fa coppia fissa con Alex, ma i tempi non sono ancora maturi per poter gridare ai quattro venti la propria omosessualità. C’è da sperare che con gli anni a venire l’orientamento sessuale di una persona diventi cosa di poco conto.

Käthe e Rudi formano ancora la splendida coppia che abbiamo conosciuto e di sicuro quella che ha dovuto affrontare maggiori difficoltà, con la detenzione in un campo di concentramento della prima e la sparizione del secondo che ormai tutti davano per morto. Fortuna che così non è stato e ora i due che non hanno avuto figli cercano di essere buoni genitori per Ruth che però a rendere tranquilli i suoi non ci pensa proprio e verrà coinvolta in questioni internazionali più grandi di lei.

Lina e Louise continuano a gestire la libreria insieme a Momme. Gli anni passano e accettare lo scorrere del tempo e i cambiamenti che questo ha sul corpo delle persone non è semplice e farne i conti sarà Louise, la più fragile delle due e il cui ricorrere all’alcool sarà sempre più frequente, con una Lina che dovrà rassegnarsi alle fasi depressive della sua compagna.

Ida e Thian vivono ancora nella pensione di Guste e il loro matrimonio è una continua fonte d’amore e l’unica cosa che vorrebbero è che la loro splendida Florentine si decida a sposarsi, ma i piani della modella non prevedono al momento l’altare, ma l’idea di costruire una famiglia con il suo amato Robert è ciò che più la rende impaziente.

Con lo scorrere delle pagine assistiamo allo scorrere degli anni e veniamo trasportati negli anni settanta, ottanta e per concludere negli anni novanta. Poco per volta dovremmo salutare a malincuore alcuni dei nostri personaggi, perché la vita questo ci impone. Non mi ero mai appassionata così tanto ad una saga, non avevo mai fatto mai le gioie e i dolori dei personaggi, ma c’è sempre una prima volta. Metto via Aria di novità con l’idea (probabilmente utopica) che prima o poi alcuni di essi torneranno a farmi compagnia.

  • Titolo: Aria di novità
  • Autrice: Carmen Korn
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 2 Marzo 2020

Il diritto di opporsi| Bryan Stevenson

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Il breve tempo trascorso nel braccio della morte mi rivelò le lacune riguardo al nostro modo di trattare le persone all’interno del sistema giudiziario, e che forse alcuni individui venivano giudicati ingiustamente.

È il 1983 e Bryan Stevenson è uno studente alla Facoltà di Legge alle prese con il tirocinio. Una visita in un carcere di massima sicurezza in Georgia, un incontro con un detenuto rimasto senza avvocato dalla durata di ben tre ore, fanno capire a Bryan quale sarebbe stato il suo destino: occuparsi dei detenuti nel braccio della morte.

La Equal Justice Initiative è l’organizzazione senza scopo di lucro fondata dall’avvocato statunitense Bryan Stevenson, uno degli avvocati più conosciuti ed influenti al mondo. In questo libro, Il diritto di opporsi che Fazi Editore ha pubblicato in Italia il 30 gennaio in concomitanza con l’uscita nelle sale del film che ne è stato tratto, Stevenson ripercorre gli arbori della sua carriera, gli incontri più significativi con i detenuti e il caso più intenso a cui ha lavorato, quello di Walter McMillian.

Walter McMillian è un abitante della contea di Monroe, Alabama. Coincidenza vuole che Monroeville abbia dato i natali  alla scrittrice Harper Lee il cui celebre libro Il buio oltre la siepe racconta proprio di un’ingiustizia legale. Walter con una serie di abili mosse era riuscito a mettere su un’attività tutta propria negli anni ottanta, attività che gli regalava una soddisfacente indipendenza economica e che lo aveva reso padrone di sé stesso a differenza di tanti altri neri che si ritrovavano a lavorare sempre per qualche padrone bianco.

Quell’indipendenza non era tollerata da tutti, considerata la forte discriminazione razziale a cui erano soggette le persone di colore del sud degli Stati Uniti. Il passo falso di Walter fu quello di intrecciare una relazione amorosa con una donna della contea, Karen Kelly, una venticinquenne di diciotto anni più giovane di lui, sposata, ma soprattutto bianca. Quando la notizia divenne di dominio pubblico le cose per lui iniziarono a mettersi male, perché le relazioni miste erano fuorilegge in molti Stati americani. Il male diventò peggio quando Walter fu incastrato dal nuovo compagno di Kelly, Ralph Myers, che lo accusò dell’omicidio di Ronda Morrison, una studentessa diciottenne uccisa con tre colpi di pistola.

Walter fu condannato nel braccio della morte nonostante delle prove deboli o inesistenti a suo carico e quando Bryan lo incontra per la prima volta, capisce che deve fare il tutto per tutto per fargli riacquistare la libertà perduta.

Il diritto di opporsi è un libro che mostra le inefficienze del sistema giudiziario americano, un sistema che dovrebbe garantire equità e che invece è pieno di falle e punti deboli. Caso dopo caso Stevenson porta alla luce le storie di ragazzini giudicati come adulti, persone affette da disabilità mentali punite per i loro stati di salute, ma soprattutto le tante, troppe storie di persone giudicate sommariamente a causa del loro stato sociale e del colore della propria pelle. Questo libro è un susseguirsi di pagine pregne di emozioni, pagine toccanti e commoventi su una condizione sociale che continua ad essere purtroppo reale, ma per quanto desolanti possano essere alcune di esse, questo libro riesce nell’intento di infondere una pur lieve luce di speranza.

  • Titolo: Il diritto di opporsi
  • Autore: Bryan Stevenson
  • Casa editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2020

Il 2019 attraverso i libri!

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

La famiglia Aubrey: Rosamund| Rebecca West

 

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Come ho avuto modo di dire più di una volta, utilizzo l’estate per cercare di rimettermi in pari con le letture in arretrato. Luglio ed agosto con la loro pausa di uscite editoriali mi permettono di recuperare libri che sono usciti durante l’anno e che per una ragione non ho letto. La saga della Famiglia West è un classico esempio di lettura che fin dall’inizio ha catturato la mia attenzione, ma che purtroppo ha dovuto attendere mesi prima che riuscissi effettivamente ad iniziarla.

Quando Fazi mi ha informata dell’uscita del terzo volume della saga di Rebecca West, Rosamund, sapevo che avevo una sola missione: leggere La famiglia Aubrey e Nel cuore della notte. Non vi nascondo che mi è sembrata una mission impossible considerando la mole di entrambi i volumi (570 pagine il primo e 406 il secondo) e il fatto di avere intenzione di leggere anche altri libri, ma ciò che all’inizio mi è sembrata una guerra persa in partenza, si è rivelata poi una sfida avvincente che ho portato a termine.

Nelle prime pagine del primo volume La famiglia Aubrey veniamo catapultati nella Londra di fine Ottocento in una casa dove a tutte le ore si prende il tè e dove il suono del pianoforte sembra essere un sottofondo costante. Clare, la madre, aveva talento per il pianoforte e sarebbe potuta diventare un’eccellente pianista o almeno questo pensano le due figlie, le gemelle Mary e Rose, entrambe decise a seguire le orme materne. Piers, il padre, è un giornalista costantemente impegnato nella scrittura dei pezzi da pubblicare e soprattutto costantemente impegnato a dilapidare il patrimonio di famiglia, all’insaputa della povera moglie a cui tocca poi fare i salti mortali per far sopravvivere tutta la ciurma. Alle gemelle infatti si aggiungono altri due fratelli: Richard Queen e Cordelia. Il maschietto è il più piccolo della famiglia, coccolato da tutti e in particolar modo è la luce degli occhi della madre che attende con ansia di scoprire il grande talento del suo bambino. Chi pare esser priva di talenti è invece la primogenita Cordelia, l’unica voce della ragione in quella casa di persone stravaganti.

Quello che non abbiamo detto è che Clara è tanto impegnata nello star dietro alle lezioni di pianoforte delle due figlie, nei debiti che le procura il marito e nelle coccole di Richard Queen che poco le importa di avere un aspetto sempre in disordine, di avere dei figli con abiti logori e scarpe consumate, di non sapere cosa sia una messa in piega. Della povertà evidente Clara se ne infischia, cosa che Cordelia invece non riesce a fare e che soprattutto le causa tante pene, tanto dal non considerarsi parte della famiglia. Mary e Rose che alle discussioni assistono sempre di nascosto, sanno che quella è una condizione passeggera, perché loro da grandi diventeranno delle eccellenti pianiste, famose in tutto il mondo e con i soldi dei tanti concerti che faranno ci vivrà tutta la famiglia.

Non posso amare nessuno a eccezione delle persone che amo da quando sono bambina. Mio padre. Mia madre. Richard Quinn, che sono morti. E Mary. E Rosamund. Non amerò mai nessuno come amo loro.

Facendo un salto temporale ed arrivando agli anni Venti in cui è ambientato il terzo volume conclusivo della saga, c’è da dire che Mary e Rose sono diventate effettivamente delle famose pianiste che girano il mondo grazie ai loro concerti. La famiglia non è più la stessa. Il padre lo avevamo salutato tempo fa, Richard Queen ha purtroppo perso la vita e la madre, l’amata madre ha forse smesso di vivere nel momento in cui è morto il suo amato figliolo. Cordelia ha smesso di cercare un talento e ha preferito immergersi del tutto nel suo ruolo di moglie, mentre Rosamund, quella cugina sempre presente per le due gemelle, infliggerà loro un grandissimo dolore sposando un uomo terribile che la farà allontanare dalle gemelle.

La saga di Rebecca West è perfetta per chi ama una scrittura lenta e cadenzata, per chi preferisce un aspetto classico nella narrazione e per chi predilige storie con pochi colpi di scena e scarsi avvenimenti.

  • Titolo: Rosamund
  • Autrice: Rebecca West
  • Casa Editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 12 Settembre 2019

Jalna| Mazo de la Roche

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Il capitano Philip Whiteoak e Adeline si conobbero in una città indiana. Anni dopo, trasferitosi nell’Ontario, decisero di rendere omaggio a quel luogo che li fece incontrare e innamorare ribattezzando così la tenuta in cui tutta la famiglia Whiteoak iniziò a vivere. Negli anni Venti e alla soglia dei cento anni, Adeline è ormai vedova, ma la solitudine è l’ultima cosa di cui soffre. Questa anziana donnina è ancora allegra, arzilla e lucida, tanto che l’ultima parola spetta sempre a lei ed è sempre lei a tenere l’immensa famiglia in riga. Dal matrimonio con il capitano nascono ben quattro figli, Augusta, Nicholas, Ernest e Philip e solo quest’ultimo tra prime e seconde nozze rende Adeline nonna con Meg, Renny, Eden, Piers, Finch e il piccolo Wakefield.

Figli e nipoti sono per Adeline gioie e dolori, preoccupazioni e orgoglio. Renny ad esempio è l’orgoglio in persona. È colui che si occupa degli affari di Jalna, colui a cui tutti si rivolgono per i problemi e per cercare soluzioni. Meg, invece, è sicuramente quella che genera più preoccupazioni, visto che dopo il naufragio del suo matrimonio si è chiusa in una gabbia di tristezza, risentimento e odio verso quel marito che da una scappatella ha messo al mondo una bambina che ha causato la fine delle nozze.

Tra Eden che vorrebbe coltivare il sogno di scrivere poesie e farne un lavoro magari lontano da Jalna, Finch che ce la mette sempre tutta per non avere problemi scolastici e il pestifero Wakefield che riesce sempre a cacciarsi nei guai con conseguente punizioni da parte della famiglia, le giornate a Jalna trascorrono tranquille fino al giorno in cui sia Eden che Piers trovano l’amore, si sposano e le due nuore portano scompiglio nella tenuta.

Jalna di Mazo de la Roche è tornata in libreria grazie a Fazi. La prima pubblicazione avvenne nel 1927 e segue le vicende della famiglia Whiteoak tra gli anni Venti e Cinquanta e prevede ben 16 romanzi che hanno venduto 11 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 93 lingue. Sono in molti a concordare che nella saga siano presenti riferimenti alla vita personale dell’autrice e alla sua famiglia, anche se Mazo nel corso degli anni, dopo il successo mondiale della saga, divenne molto gelosa della sua privacy, tanto che della sua vita si sa poco e niente.

Considerata una delle autrici più prolifere del Novecento con i suoi 23 romanzi, 13 opere teatrali e 50 racconti è al tempo stesso una delle scrittrici più sottovalutate se messe al confronto con le sue colleghe. A colpire di lei, oltre i suoi libri, da Jalna fu tratto un film e una serie TV, c’è sicuramente la sua vita privata, il suo rapporto con Caroline Clement (sorellastra/convivente) e l’adozione dei suoi due figli. Nel 2012 Maya Gallus ha registrato un documentario The Mistery of Mazo de la Roche che attraverso interviste e documenti cercava di ricostruire la sua vita.

Tornando a Jalna, perché alla fine sono i libri quelli che contano, posso solo dire che il primo atto mi è piaciuto. Sono un’appassionata di storie famigliari, specie quelle così numerose come i Whiteoak. Tutto ruota intorno alla famiglia, alle sue dinamiche, alle relazioni tra loro e agli intrecci con i nuovi arrivati. Personaggi ben caratterizzati che hanno ancora tanto da dire e che dovranno ancora evolversi del tutto e venire fuori, intrecci, drammi, passioni sbocciate, colpi di scena e insomma, io sono follemente innamorata di questa pazza famiglia, datemene ancora il prima possibile.

  • Titolo: Jalna
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 4 Luglio 2019

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete!

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L’estate è la stagione delle vacanze e sempre l’estate è la stagione delle liste. In quante liste vi siete già imbattuti in queste prime settimane estive? Liste sulle mete vacanziere, liste sui luoghi da visitare, liste su cosa indossare, liste su quali prodotti usare e soprattutto le famigerate liste sulle letture che proprio non potete recuperare. Ci sono più liste che libri e sicuramente più liste che lettori. Di queste liste non me ne sono persa una, più che altro perché mi piace vedere quale libro già ho letto e quale altro libro dovrei aggiungere alla mia lunghissima wish-list.

Quest’anno non avevo voglia di compilare la solita lista di consigli estivi (anche se un mio contributo uscirà a breve su GoodBook nel classico post insieme ad altre blogger), perché negli ultimi due mesi complice vari motivi le mie letture sono andate a rilento. Tra blocco del lettore, lavoretto che mi ha tenuta più impegnata del solito e serenità mentale a tratti assente a rimetterci sono stati i libri. Non capite male eh, a leggere ho letto, ma molto meno del solito e quando questo accade mi dispiace, perché la lettura è l’unica costante della mia vita, anche nei periodi più incasinati e soprattutto nei periodi più difficili.

Alleggeriamo un po’ i toni e ritorniamo a parlare di libri. Giugno è stato il mese in cui ho recuperato i primi due libri di uno scrittore che come sapete ho imparato ad amare tantissimo: Lorenzo Marone. Di Marone ho quindi letto La tentazione di essere felici (Cesare Annunziata uno dei personaggi più belli di sempre) e La tristezza ha il sonno leggero. Il pregio dei libri di Lorenzo è che si leggono in fretta perché ai suoi personaggi si vuole subito bene. Passando a un altro scrittore napoletano, giugno è stato il mese in cui ho dovuto dire addio al commissario Ricciardi, frutto della penna del grande Maurizio de Giovanni. Blocco del lettore o meno, Il pianto dell’alba l’ho letto in un giorno e poi mi sono disperata nei giorni successivi.

Veniamo ora a due letture che non mi hanno convinta del tutto: Bugiarda di Ayelet Gubdar-Goshen e Presunzione di Luca Mercadante. Il primo, Bugiarda, volevo leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene da altri lettori dei cui giudizi mi fido ciecamente, ma più andavo avanti nella lettura e più perdevo interesse per la storia. Lo stesso discorso lo posso fare per il libro di Mercadante, Presunzione, lettura a cui tenevo particolarmente, perché sentivo degli elementi della trama molto vicini.

Tutti i nostri mercoledì di Paolo Di Stefano e Risvolti di copertina di Cristina Taglietti mi hanno invece permesso di allargare le mie conoscenze in campo editoriale. Il primo è un racconto-intervista a Giulio Einaudi e anche se molte cose le conoscevo a memoria grazie a un altro libro letto che è Colloquio a Giulio Einaudi di Severino Cesari, non mi è dispiaciuto rileggerle, perché la Einaudi è il mio primo e grande amore e potrei leggere la sua storia all’infinito. Quello di Cristina Taglietti è un approfondimento su quattordici case editrici come Einaudi, Feltrinelli, NN Editore, Fazi, Mondadori, Edizioni e/o, Sellerio e tante altre.

L’estate poi, solitamente la riservo al recupero di qualche classico (su cui ammetto, pecco tantissimo). Charlotte Brontë e il suo Jane Eyre è stato il classico che mi ha accompagnato nelle prime settimane estive e sempre in merito ai recuperi ho letto uno dei primi libri di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. I complimenti su Michela si sprecano e il mio non può che essere un invito alla lettura.

Insomma questo non è il classico post sui libri da mettere in valigia, ma raccontandovi le mie letture spero di avervi incuriositi un po’ e nulla vi vieta di interpretarle come miei personali consigli. Nelle prossime settimane la mia intenzione è quella di recuperare delle letture che mi stanno attendendo da un po’ e quindi: che letture mi terranno compagnia ad agosto?

I primi due volumi della saga di Rebecca West sulla famiglia Aubrey (visto che il terzo uscirà a settembre), il primo volume di Jalna di Mazo de la Roche, La vita dispari di Paolo Colagrande in corsa per il Premio Campiello, Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Cime tempestose di Emily Brontë, Cintura nera di Edoardo Rabasa e… (lo so cosa state pensando, agosto ha trentuno giorni, mica trentuno anni).

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete. Noi ci rivediamo a settembre con nuove letture e nuovi progetti (si spera).

PS: se proprio volete, vi do’ tre consigli veloci, veloci: mettete in valigia Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone, Volevo essere vedova di Chiara Moscardelli e Avviso di chiamata di Delia Ephron.

Avviso di chiamata| Delia Ephron

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Eve Mozell è una donna che ha superato la quarantina e che si occupa brillantemente di organizzazione di eventi. Madre di Jesse, il tipico adolescente che si mette costantemente nei guai, moglie di Joe che sembra sempre occuparsi prima del suo lavoro e poi di tutto il resto e soprattutto figlia di Lou, colui che rappresenta il carico di problemi maggiori nella vita di Eve.

Quando era più piccola il padre non era così, era più sua madre la figura più problematica della famiglia. La considerava stramba e aveva atteggiamenti che faticava a comprendere fino al giorno in cui senza salutare la madre lascia lei, le sue sorelle e il marito per rifarsi una vita con l’amante. A quell’addio Lou non riesce a reagire ed entra nel circolo di dipendenza di alcool, fasi depressive che culminano con un paio di tentativi di suicidio.

Georgia e Maddy le sorelle di Eve erano la prima impegnata negli studi universitari e impossibilitata a ritornare a casa e la seconda troppo piccola per potersi occupare e preoccupare di ciò che stava succedendo in famiglia. Da quell’abbandono sono passati vent’anni ma la situazione è pressappoco la stessa. Lou entra ed esce da cliniche di ricoveri forzati, Georgia è la direttrice di una rivista troppo presa dal lavoro e da sé stessa e Maddy è un’attrice con un ruolo marginale in una soap opera e come allora tocca ad Eve prendersi cura di suo padre e correre ogni volta al suo capezzale in ospedale e far fronte ai suoi mille capricci.

Abitudine di Lou è di chiamare costantemente le figlie per renderle partecipi di ogni sciocchezza, per gridare contro di loro la rabbia accumulata salvo poi pentirsi, richiamarle e scusarsi e anche le tre sorelle comunicano tra loro attraverso telefonate interminabili.

Tra noi sorelle va sempre così. Ore attaccate al telefono, vite aggrovigliate, ma quando ci ritroviamo davvero faccia a faccia ci tratteniamo. Mio padre può scoppiare a piangere facilmente. È sdolcinato. Ma noi abbiamo preso da nostra madre. Non siamo tipi da smancerie.

Avviso di chiamata di Delia Ephron uscito poche settimane fa per Fazi Editori è all’apparenza un leggero romanzo che sotto nasconde tematiche importanti che sono cardini nelle nostre vite. In primis questo romanzo descrive ed esplora la complessità e la fragilità delle dinamiche famigliari e delle relazioni che intercorrono tra i vari membri. Si parla di separazioni e delle ripercussioni che queste hanno nella vita, della sfrenata ambizione lavorativa che combacia con quella personale, della rivalità e della conseguente gelosia tra sorelle e soprattutto si parla del tempo che passa e dei segni che lascia sul corpo e nella mente. Accettare di invecchiare serenamente è un conto, vedere che una delle persone più importanti della tua vita sta invecchiando senza avere la minima idea di cosa stia succedendo è un altro.

Se siete alla ricerca di una lettura estiva questo è il libro che fa per voi.

  • Titolo: Avviso di chiamata
  • Autrice: Delia Ehpron
  • Casa Editrice: Fazi editore
  • Data di pubblicazione: 20 Giugno 2019

Il (mio) Salone del libro di Torino I

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Scaramanticamente non ho detto niente fino all’ultimo. Fino alla sera prima di partire ero convinta che sarebbe successo qualcosa che avrebbe mandato tutto per aria, sia perché il mio secondo nome è ansia, sia perché come tutti i sogni che stanno per realizzarsi si fatica a credere che quella sia realtà. Ebbene questo è stato l’anno in cui per la prima volta nella mia vita sono andata al Salone del Libro, la fiera dell’editoria e del libro per eccellenza, dove tutto il gota del mondo culturale si riunisce e dove tutti i lettori sperano di andare.

Cosa è stato per me il Salone del Libro è difficile da spiegare, ancora non realizzo tutte le cose stupende che mi sono successe in quei due folli e bellissimi giorni. Per essere breve il Salone per me è stato chiacchiere, abbracci, vecchie e nuove conoscenze, file, stanchezza e scrittori che spuntavano da ogni dove. È stato girovagare tra gli stand delle case editrici che più amo, fermarmi a parlare dei libri che pubblicano, assistere alle presentazioni di scrittori che mai avrei pensato di vedere e di scrittori a cui ormai sono tanto abitata da considerarli parte della mia famiglia (ragà, ho visto più Maurizio de Giovanni che certi parenti miei).

Il venerdì è stato il giorno degli stand. Ho cercato di visitarne quanti più possibile, ma credetemi: quattro enormi padiglioni avrebbero richiesto almeno un’intera settimana. Il primo stand è stato quello della Einaudi (ovviamente). Potevo mai iniziare da uno stand diverso, io che prima o poi farò un tatuaggio di uno struzzo che certifichi il mio amore per questa casa editrice? Giammai. Che vi devo dire, quando sono entrata lì ero Alice nel paese delle mie meraviglie e le meraviglie erano quei libri che tanto amo, tutti nello stesso posto e tutti a mia disposizione. Smaltita leggermente la Einaudi Fever ho proseguito verso altri stand. NN Editore, dove ho potuto conoscere e chiacchierare con Luca Pantarotto, il fantastico SMM della casa editrice. Fazi Editore con cui da svariati mesi collaboro e che mi dà la possibilità di leggere in anteprima delle chicche del loro catalogo e che finalmente ho potuto ringraziare di persona. Feltrinelli, altra casa editrice che amo molto e che spesso mi coinvolge in iniziative legate ai libri a cui ho sempre piacere di partecipare (e per questo il mio grazie non può che andare a Valeria).

Veniamo a una delle cose, o meglio delle persone, per cui è valsa la pena tutto. Allo stand Adelphi ho potuto conoscere, chiacchierare e soprattutto abbracciare quella persona straordinaria che risponde al nome di Francesca Marson, da tutti conosciuta come nuvole d’inchiostro. Chi dice che on line non si possono conoscere belle persone mente o non ha avuto la mia stessa fortuna, perché io ho conosciuto quelle che tutt’ora sono le mie migliori amiche e mi ha permesso di conoscere anche Francesca. Oltre al nome, abbiamo in comune la passione sfrenata per la cartoleria, Grey’s Anatomy, un paio di scrittori del cuore in comune e beh, ovviamente i libri (cara Nuvole, se mi leggi ricordati la promessa fatta).

In tutto ciò stavo dimenticando che il mio giro tra gli stand ha avuto due compagne d’avventura: Francesca e Marzia. Francesca che ha capito subito che sono un’impedita nell’orientamento e che ci mancasse poco mi tenesse per mano e Marzia, la mia nuova amica milanese, lettrice doc e bravissima blogger (vi lascio qui il suo blog unlibroeunatazzadite.blogspot.com)

La cosa bella del Salone è che tra uno stand e l’altro sbucano scrittori ovunque. Vado per visitare quello de la Marcos y Marcos e spunta Pif accerchiato da giornalisti e lettori. Lascio Pif e incontro Michela Marzano e ci salutiamo tra la folla come due vecchie amiche che non si vedono da tempo. Passo allo stand Edizioni E/O dove stavo chiacchierando con Giulio Passerini dell’ufficio stampa e seduto c’è Goffredo Fofi e dietro di me Massimo Carlotto. Mi sposto per fermarmi allo stand del Corriere della Sera e incrocio Francesco Piccolo e ovviamente non potevo non fermarmi e parlare con lui (Francesco Piccolo è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, come ho fatto a rimanere calma non lo so neanche io). Cammino in direzione dell’OVAL e sbuca Roberto Saviano.

Tornando allo stand Einaudi, che non potevo visitare una volta sola, lì ho avuto il piacere di conoscere finalmente Marco Peano. Scrittore ed editor eccezionale e persona di una carineria unica, così come il mitico bot Einaudi, altra persona a cui non posso che dire grazie (lui sa il perché).

Vi lascio con il mio Salone in pillole (e domani appuntamento a domani per la seconda parte del post).

È tempo di ricominciare| Carmen Korn

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È tempo di ricominciare e ricominciamo esattamente dal marzo del 1949. La seconda guerra mondiale è finita da qualche anno e le cicatrici del conflitto sono evidenti nelle città ancora distrutte e nella mente delle persone che faticano a dimenticare gli orrori causati dal nazismo. Amburgo è piana e di palazzi distrutti e di sfollati privi di un tetto sulla testa e che a fatica prova a rimettere insieme i pezzi e ripartire.

Dove avevamo lasciato le nostre amiche e dove le rincontriamo?

Henny con alle spalle una vedovanza e un divorzio ha sposato Theo di cui forse è sempre stata innamorata ha ripreso il suo lavoro da ostetrica e vede i suoi due bambini Marike e Klaus crescere e diventare i ragazzi di cui non potrebbe essere più fiera: Marike sposata con il suo inseparabile Ties e Klaus innamorato sempre di più di Alex. Henny è sicura di aver visto la sua amica Käthe la notte di San Silvestro e si tormenta in quanto non comprende perché l’amica non l’abbia fermata.

Käthe era stata arrestata nel 1945 dalla Gestapo insieme a sua madre e ora entrambe risultano disperse così come suo marito Rudy, prigioniero di guerra e detenuto in un campo di concentramento. Suo padre Alessandro Garuti si prodiga alla ricerca di quel figlio mai conosciuto la cui sorte è ancora oscura.

Ida è quella che ha coronato i suoi sogni: sposare l’amore della sua vita Tien e mettere al mondo il figlio tanto desiderato, la piccola Florentine. Tutti e tre vivono da Guste e per quanto Ida abbia lottato con tutte le forze per poter vivere il suo amore alla luce del sole, ben presto si stanca della routine familiare e ripensa più volte con nostalgia ai suoi due amori passati e alla sua posizione aristocratica che tanto le manca.

Lina, la cognata di Henny, dopo anni di lavoro in teatro ha aperto una libreria insieme alla compagna Louise e all’amico Momme chiamandola Landmann in omaggio all’amico Kurt.

È tempo di ricominciare dicevamo e lo devono fare anche loro, superare i dolori, cercare di mettersi alle spalle le mancanze e provare ad andare avanti perché c’è una vita da vivere e una storia da continuare a scrivere. Ci sono rapporti che si modificano, amori che nascono, bambini che crescono, amicizie che si solidificano.

Così come per il precedente Figlie di una nuova era, vediamo sviluppare le vite delle nostre amiche nel corso degli anni e le loro vicende personali si intrecciano con le vicende del periodo storico che stanno vivendo. Lasciati i conflitti mondiali alle spalle stavolta dovranno confrontarsi con i disordini e le manifestazioni che imperano nelle città, una guerra fredda che toccherà nuovamente il loro Paese con la nascita del muro di Berlino o l’eco della guerra in Vietnam.

È impossibile non amare questo libro, non affezionarsi alle storie e ai personaggi. Si soffre con loro, si ama con loro e si spera con loro e l’unica speranza di tutti noi lettori che abbiamo amato alla follia questi due capitoli è che il terzo volume della saga di Carmen Korn arrivi il prima possibile nelle nostre mani.

  • Titolo: È tempo di ricominciare
  • Autrice: Carmen Korn
  • Editore: Fazi editore
  • Data di pubblicazione: 8 Aprile 2019