Ferrante Fever

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Il mio incontro con Elena Ferrante è avvenuto un paio di anni fa. I giorni dell’abbandono prima e L’amore molesto poi mi avevano fatto capire che i libri della Ferrante non facevano per me. Se esistesse la categoria personaggio dei libri più insopportabili al mondo i protagonisti di quei due libri avrebbero occupato i vertici della classifica (insieme ad Holden) e se non ho scaraventato i libri per aria è solo perché nutro un amore totale verso di loro che mi impedisce di fargli del male. Esagerazione o meno, a me succede questo: quando non sopporto i protagonisti di conseguenza la storia fatico a leggerla e farmela piacere: se vi sta antipatico uno ci uscite? Ecco, con i libri capita lo stesso eh.

Quando il promo de L’amica geniale è iniziato ad andare in onda ammetto che subito mi ha colpito. Sono bastate poche immagini per conquistarmi, già prima che andasse in onda il mio hype era a mille. Lo volevo vedere perché mi incuriosiva e ammetto che lo volevo vedere perché tutti l’avrebbero visto, tutti ne avrebbero parlato e io volevo far parte di quel tutti. La prima puntata è stata il colpo di fulmine che mi serviva e che soprattutto mi ha fatto prendere la decisione di iniziare la saga. La mole dei quattro volumi (quasi cinquecento pagine ognuno) mi spaventava, così come mi spaventava l’idea che non mi sarebbe piaciuto ma: uno, dovevo capire il perché dell’hashtag #sarratoremerda e due, non ne potevo più del “ma come? Una lettrice come te non ha letto la saga? (off-topic, leggo, leggo tanto, ma non ho mica letto tutti i libri che hanno pubblicato dall’anno zero ad oggi?).

In poche parole, ho evitato per anni la lettura della tetralogia e mi sono ritrovata a leggere i primi tre volumi in una settimana scarsa (l’ultimo invece è stato il libro con cui ho iniziato questo 2019).

La tetralogia de L’amica geniale è stata la mia personale droga letteraria per svariati giorni. Il primo minuto libero mi serviva per andare avanti, occhi stanchi e mal di testa non mi hanno impedito in questa folle impresa di leggerlo in così poco tempo. Limitare la tetralogia all’amicizia tra Lenù e Lila è altamente riduttivo, perché c’è così tanto in questi quattro libri. L’amicizia è leit motiv, la cornice di tutti gli avvenimenti che vivono le due con lo sfondo di un’Italia che cambia, una Napoli che recepisce i cambiamenti in ritardo e che è ancora ancorata alle legge di quartiere dove i più ricchi e potenti comandano e si fanno rispettare senza il minimo sforzo da quei poveri che costretti stanno sempre a guardare. La forza dell’istruzione che noi donne oggi diamo per scontato e che ieri invece era riservata ai maschi perché se sei donna devi stare a casa ad aiutare tua madre nell’attesa di diventare madre e moglie anche tu. Certo, l’odiosità dei personaggi Ferrantiani l’ho sentita anche qui. Prendiamo Lila. È cattiva, perfida, consapevole di essere magnete per gli altri e sfrutta questo a suo vantaggio. Ha le sue sofferenze, le sue batoste, ma il coltello dalla parte del manico è sempre ben saldo nelle sue mani. Lenù è quasi sempre passiva, incapace di ribellarsi a quell’amicizia ossessiva, incapace di riconoscere i suoi errori, anzi, di commetterne in serie uno dopo l’altro senza avere l’umiltà di capire di aver sbagliato per non ricommetterli. Lo stesso rapporto tra le due è nocivo, ma come molti rapporti d’amore che sappiamo esser sbagliati non riusciamo a portarli a termine.

Insomma questo è il mio piccolo resoconto della mia FerranteFever (qualche piccola postilla):

  • il quarto libro non è all’altezza dei precedenti, come ha detto la mia migliore amica: sembra un harmony fatto male;
  • Nino Sarratore sei il prototipo di uomo che la maggior parte delle donne prima o poi trova: la merda;
  • Lenù, la bella addormentata in confronto a te era più sveglia;
  • Lila, ti ho amato, odiato, amato e poi di nuovo odiato:
  • nel mondo più Enzo Scanno per tutte.

Primo post del 2019: scusate il ritardo.

I giorni dell’abbandono

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    • Titolo: I giorni dell’abbandono
    • Autore: Elena Ferrante
    • Editore: Edizioni E/O
    • Data di pubblicazione: 22 Gennaio 2002
    • Compra il libro su Amazon: I giorni dell’abbandono

Durante la lettura ho sviluppato un’avversione e un’antipatia verso la protagonista forse mai accaduto prima. Olga viene lasciata da un momento all’altro dal marito che si innamora di una ragazza molto più giovane della moglie. Senza mettere in dubbio il dolore che provoca essere lasciati improvvisamente dalla persona che si ama e il tempo che serve per elaborare l’accaduto, l’atteggiamento della protagonista e il suo modo di reagire proprio non riesco a condividerli. Olga si azzera verso il mondo, ma prima di tutto si azzera verso se stessa e i suoi figli; il dolore di una persona può essere devastante, ma non dovrebbe mai esserci un annullamento della persona, un minimo di forza per reagire dovrebbe esserci sempre. Questo è un mio punto di vista, condivisibile o meno, che non ha nulla a che vedere con il libro in sè. In generale come lettura non mi è dispiaciuta.

L’amore molesto

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    • Titolo: L’amore molesto
    • Autore: Elena Ferrante
    • Editore: Edizioni E/O
    • Data di pubblicazione: Marzo 2006
    • Compra il libro su Amazon: L’amore molesto

Tempo fa lessi “I giorni dell’abbandono” e presi così tanto in antipatia la protagonista che parte di questo sentimento l’ho riversato ingiustamente sull’autrice e per molto non ho voluto leggere nient’altro di suo. Una seconda occasione però sentivo di dovergliela dare e quindi ecco “L’amore molesto” altra storia con protagonista una donna, o meglio due, Amalia e Delia, madre e figlia, anche se la prima la conosciamo solo attraverso quest’ultima. Delia ritorna nella sua città natale, Napoli, per il funerale di sua madre che si è tolta la vita nel giorno del compleanno della figlia e attraverso i ricordi ricostruisce il passato di Amalia, legato a episodi della sua vita che Delia aveva inconsciamente o volutamente fatto cadere nell’oblio. Fino alla metà della lettura ho letto la storia con molto interesse, poi mi sono persa forse tra i tanti flashback che ti fanno perdere il filo del racconto. C’è qualcosa nelle storie della Ferrante che non mi convincono del tutto, i personaggi che mette in scena sono detestabili, egoisti, e egocentrici. Per il momento credo che con quest’autrice ho finito!