Persone normali

persone normali

  • Titolo: Persone normali
  • Autrice: Sally Rooney
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 21 Maggio 2019

Lo scorso anno il mondo letterario ha conosciuto Sally Rooney quando è rimasto impressionato da quel caso editoriale che risponde al nome di Parlarne tra amici. Rapporti amorosi nel nuovo millennio vissuto più on-line che fuori casa, differenze tra classi sociali indifferenti per qualcuno e totalizzanti per altri e uno stile arguto che ha conquistato i lettori certi che di Sally Rooney ne avrebbero sentito parlare per molto tempo ancora.

A distanza di un anno la Rooney torna con un nuovo romanzo, Persone Normali e posso affermare senza alcun timore che se nel precedente libro ci eravamo trovati nel campo dell’ottimo, qui siamo in quello dell’eccellente e sì, scomodo il parolone che molti temono e altri abusano: capolavoro.

A mio modesto giudizio nessuno come Sally Rooney tra i contemporanei ha saputo raccontare gli amori disfunzionali in cui ci ritroviamo nostro malgrado, la dipendenze e l’ossessione che si crea tra due persone incapaci di stare insieme e ulteriormente incapaci di lasciarsi. Sally Rooney ha dato voce agli amori di una generazione, la nostra, la mia e scusate se è poco.

Venendo al libro Persone Normali che esce oggi per la Einaudi, racconta il rapporto di amicizia e amore tra Marianne e Connell e di come si evolve nel corso degli anni, da quando i due frequentavano lo stesso liceo e fino all’università.

Marianne e Connell abitano entrambi a Sligo e frequentano lo stesso liceo e al momento le analogie tra i due terminano qui.

Marianne è di famiglia benestante e ha perso il padre anni prima. La madre non si cura affatto di lei e le poche volte che le rivolge la parola è per ricordarle il fallimento della persona che diventerà; il fratello esercita su di lei una violenza fisica e psicologica per il solo gusto di tormentarla.

Lorreine, la madre di Connell, lavora come domestica nella villa di Marianne, ha avuto Connell a soli sedici anni crescendolo da sola dal momento che il padre si è chiamato fuori da qualsiasi responsabilità. Presente e iperprotettiva con il figlio, Lorreine stravede ed è orgogliosa del ragazzo che sta tirando su e non potrebbe essere altrimenti visto che Connell al liceo è tra i migliori studenti, gioca nella squadra della scuola ed è nel gruppo dei popolari a differenza di Marianne che passa le ore scolastiche in completa solitudine, ignorata da tutti e considerata affetta da qualche disturbo mentale.

Quando tra Connell e Marianne scatta qualcosa (amore? desiderio sessuale?) in un tacito accordo non rivelano nulla. Per quanto attratto da Marianne, Connell è consapevole che se a scuola si sapesse della loro legame, dovrebbe dire addio alla sua popolarità e Marianne che è al corrente delle voci che girano su di lei a scuola decide di sottostare e non dire nulla.

Passano i mesi, accade qualcosa e i due smettono di vedersi salvo poi ritrovarsi entrambi studenti al Trinity College di Dublino in una situazione completamente ribaltata. Marianne è la ragazza che tutti vorrebbero conquistare, l’anima delle feste più cool, l’amica che tutti vorrebbero avere. Connell fatica ad integrarsi in quel mondo in cui non si sente mai all’altezza, preferisce starsene sulle sue interagendo il minimo sindacale per non sembrare asociale,

Quel legame che li aveva uniti al tempo del liceo riemerge e li cattura di nuovo. Adesso non ci sono più i compagni di scuola da cui nascondersi, ma al tempo stesso Connell e Marianne rifuggono da qualsiasi tipo di definizione. Non possono definirsi amici, ma non riescono a definirsi amanti e questa sorta in indefinito li legherà per molto tempo.

A Connell pesa la sua classe di appartenenza. È consapevole che anche se sarà il più intelligente e il più preparato, il gap tra lui e la classe più ricca non si azzererà e quella sua eterna frustrazione la trasmette su Marianne, rendendola a volte colpevole di quella distanza sociale.

Marianne ha passato la vita a non sentirsi amata e rifiutata e nelle relazioni interpreta costantemente il ruolo della sottomessa, perché crede di non poter aspirare ad altro. Se passi la vita a ripeterti che non meriti di essere amata, alla fine finirai per crederci.

La potenza di Sally Rooney sta tutta qui, nel raccontare la paura delle relazioni moderne, l’ansia di chi vive stando in coppia, il non sentirsi mai all’altezza di qualcuno e il sentirsi inadeguati nelle situazioni che viviamo.

Ti amo. Non lo dico per dire, ti amo davvero. A lei tornano a riempirsi gli occhi di lacrime e li chiude. Questo momento le sembrerà di un’intensità insopportabile anche nei ricordi, ma ne è già consapevole fin d’ora, mentre sta accadendo. Non si è mai considerata degna di essere amata da qualcuno. Adesso però ha una nuova vita, di cui questo è il primo istante, e anche dopo tanti anni penserà ancora: Sì, proprio così, quello è stato l’inizio della mia vita.

Il (mio) Salone del libro di Torino I

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Scaramanticamente non ho detto niente fino all’ultimo. Fino alla sera prima di partire ero convinta che sarebbe successo qualcosa che avrebbe mandato tutto per aria, sia perché il mio secondo nome è ansia, sia perché come tutti i sogni che stanno per realizzarsi si fatica a credere che quella sia realtà. Ebbene questo è stato l’anno in cui per la prima volta nella mia vita sono andata al Salone del Libro, la fiera dell’editoria e del libro per eccellenza, dove tutto il gota del mondo culturale si riunisce e dove tutti i lettori sperano di andare.

Cosa è stato per me il Salone del Libro è difficile da spiegare, ancora non realizzo tutte le cose stupende che mi sono successe in quei due folli e bellissimi giorni. Per essere breve il Salone per me è stato chiacchiere, abbracci, vecchie e nuove conoscenze, file, stanchezza e scrittori che spuntavano da ogni dove. È stato girovagare tra gli stand delle case editrici che più amo, fermarmi a parlare dei libri che pubblicano, assistere alle presentazioni di scrittori che mai avrei pensato di vedere e di scrittori a cui ormai sono tanto abitata da considerarli parte della mia famiglia (ragà, ho visto più Maurizio de Giovanni che certi parenti miei).

Il venerdì è stato il giorno degli stand. Ho cercato di visitarne quanti più possibile, ma credetemi: quattro enormi padiglioni avrebbero richiesto almeno un’intera settimana. Il primo stand è stato quello della Einaudi (ovviamente). Potevo mai iniziare da uno stand diverso, io che prima o poi farò un tatuaggio di uno struzzo che certifichi il mio amore per questa casa editrice? Giammai. Che vi devo dire, quando sono entrata lì ero Alice nel paese delle mie meraviglie e le meraviglie erano quei libri che tanto amo, tutti nello stesso posto e tutti a mia disposizione. Smaltita leggermente la Einaudi Fever ho proseguito verso altri stand. NN Editore, dove ho potuto conoscere e chiacchierare con Luca Pantarotto, il fantastico SMM della casa editrice. Fazi Editore con cui da svariati mesi collaboro e che mi dà la possibilità di leggere in anteprima delle chicche del loro catalogo e che finalmente ho potuto ringraziare di persona. Feltrinelli, altra casa editrice che amo molto e che spesso mi coinvolge in iniziative legate ai libri a cui ho sempre piacere di partecipare (e per questo il mio grazie non può che andare a Valeria).

Veniamo a una delle cose, o meglio delle persone, per cui è valsa la pena tutto. Allo stand Adelphi ho potuto conoscere, chiacchierare e soprattutto abbracciare quella persona straordinaria che risponde al nome di Francesca Marson, da tutti conosciuta come nuvole d’inchiostro. Chi dice che on line non si possono conoscere belle persone mente o non ha avuto la mia stessa fortuna, perché io ho conosciuto quelle che tutt’ora sono le mie migliori amiche e mi ha permesso di conoscere anche Francesca. Oltre al nome, abbiamo in comune la passione sfrenata per la cartoleria, Grey’s Anatomy, un paio di scrittori del cuore in comune e beh, ovviamente i libri (cara Nuvole, se mi leggi ricordati la promessa fatta).

In tutto ciò stavo dimenticando che il mio giro tra gli stand ha avuto due compagne d’avventura: Francesca e Marzia. Francesca che ha capito subito che sono un’impedita nell’orientamento e che ci mancasse poco mi tenesse per mano e Marzia, la mia nuova amica milanese, lettrice doc e bravissima blogger (vi lascio qui il suo blog unlibroeunatazzadite.blogspot.com)

La cosa bella del Salone è che tra uno stand e l’altro sbucano scrittori ovunque. Vado per visitare quello de la Marcos y Marcos e spunta Pif accerchiato da giornalisti e lettori. Lascio Pif e incontro Michela Marzano e ci salutiamo tra la folla come due vecchie amiche che non si vedono da tempo. Passo allo stand Edizioni E/O dove stavo chiacchierando con Giulio Passerini dell’ufficio stampa e seduto c’è Goffredo Fofi e dietro di me Massimo Carlotto. Mi sposto per fermarmi allo stand del Corriere della Sera e incrocio Francesco Piccolo e ovviamente non potevo non fermarmi e parlare con lui (Francesco Piccolo è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, come ho fatto a rimanere calma non lo so neanche io). Cammino in direzione dell’OVAL e sbuca Roberto Saviano.

Tornando allo stand Einaudi, che non potevo visitare una volta sola, lì ho avuto il piacere di conoscere finalmente Marco Peano. Scrittore ed editor eccezionale e persona di una carineria unica, così come il mitico bot Einaudi, altra persona a cui non posso che dire grazie (lui sa il perché).

Vi lascio con il mio Salone in pillole (e domani appuntamento a domani per la seconda parte del post).

Donne difficili

donne difficili

  • Titolo- Donne difficili
  • Autrice: Roxane Gay
  • Casa editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 9 Aprile 2019

Quando ho visto Donne difficili di Roxane Gay ho avuto due reazioni: attrazione e respingimento. Entrambi e contemporaneamente.

Attrazione dovuta al titolo e alla copertina perché sì, è vero che di un libro conta il contenuto, ma anche vero che l’occhio vuole la sua parte e sfido qualsiasi lettore a non essersi fermato di fronte alla bellezza di una copertina e in questo caso parliamo di una copertina stupenda.

Respingimento perché i racconti non sono il mio genere preferito e perdonatemi se questa cosa l’avrete letta decine di volte su questo blog ma è vero, verso i racconti ho una specie di repulsione, non li amo e quindi me ne tengo alla larga. Respingimento perché lo scorso anno ho letto Fame e la lettura mi aveva lasciata perplessa per una serie di motivi. Sapevo che il capitolo Roxane Gay non potevo ritenerlo chiuso perché sapevo che questa autrice aveva ancora qualcosa da dirmi e quindi meritava una seconda possibilità e l’occasione l’ho presa al volo con Donne Difficili uscito qualche settimana fa per Einaudi.

Donne difficili è composto da ventuno racconti. L’ho aperto, sfogliato e appena un titolo attirava la mia curiosità leggevo il racconto. Rompersi del tutto è stato il primo, Prete cattivo il secondo, Requiem per un cuore di vetro il terzo e così via. La cosa strana (strana per me, non strana in sè) è che i racconti mi piacevano e finito uno ne iniziavo subito un altro.

Chi sono le donne difficili di cui parla Roxane Gay in questi racconti? Sono donne vere che potremmo incontrare in qualsiasi angolo del pianeta. Donne che hanno amato, sofferto e lottato. Donne vittime di violenza, donne abusate, donne offese e donne sopravvissute. Donne sposate, donne single, donne che hanno figli o donne che quei figli li hanno persi.

In questo mosaico di donne Roxane Gay non si dimentica di affrontare le tematiche che le stanno più a cuore e che l’hanno fatta conoscere. Spazio quindi a stato sociale, violenza, razza, relazioni tossiche e desiderio di maternità.

Il colore della pelle delle donne in alcuni racconti è centrale come in La negra blanca.

Sua madre è nera e suo padre è bianco ma per anni tutti hanno dato per scontato che lei fosse bianca, visto che ha gli occhi verdi e i capelli lisci e biondi. Non ha vergogna di chi è ma a Baltimora è più facile essere una bianca col culo da nera che una nera apparentemente bianca o una nera di qualsiasi altro tipo, del resto.

Altro tema ricorrente è la maternità, desiderio che diventa irrealizzabile per alcune donne e fonte di sofferenza per altre che madri lo sono state ma non lo sono più e che cercano una seconda possibilità per esserlo.

Invece di dire una parola gentile, invece di non dire nulla quando le raccontai che mio figlio era morto, mia madre aveva detto: come hai potuto permetterlo.

In Strani dèi, il racconto che chiude la raccolta, Gay racconta la storia di una donna violentata da un branco di ragazzini nel bosco tra cui c’era il suo fidanzatino. A questa violenza aveva reagito anni dopo mangiando tutto ciò che trovava, anche se non aveva fame, mangiava così anche le persone che la conoscevano smettevano di riconoscerla ed è impossibile non collegare questo racconto al libro Fame, dove appunto la Gay racconta della sua orribile vicenda.

Disse: – Non devi mai parlare di questa cosa-. Disse:- Possiamo fare finta che non sia mai accaduta-. Facemmo finta ma io no.

Cosa vuol dire essere una donna difficile? Ad essere difficili non sono le donne, ad essere difficile è la società dove queste donne vivono. Ad essere difficile è il mondo che ci circonda, che ci forma e da cui spesso siamo costrette a difenderci. I racconti di Roxane Gay sono come degli shottini di tequila: li consumi in fretta e ne vuoi subito un altro.

Mars Room

mars room

  • Titolo: Mars Room
  • Autrice: Rachel Kushner
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 16 Aprile 2019

Il fatto è che continui a esistere che tu abbia in programma di farlo o meno, finché non smetti di esistere, se allora i tuoi programmi vanno in farsi fottere comunque. Ma non avere programmi non significa non pentirsi di niente.

Ci sono eventi che diventano delle vere e proprie linee di demarcazione e che stabiliscono un prima e un dopo nella vita di chi li vive. Il prima nella vita di Romi è quando faceva la spogliarellista al Mars Room; il dopo è il penitenziario dove Romi sta scontando la sua pena. Nel mezzo un’accusa di omicidio che l’ha costretta ad abbandonare la sua vita fuori e ad accettare, per quanto possibile, il suo destino dietro le sbarre.

Del passato e del presente di Romi sappiamo ben poco. Come già detto nel passato Romi lavorava in un locale dove faceva la lap-dance e dove i clienti la chiamavano Vanessa e oltre a pagare per ammirare il suo corpo ballare, potevano optare per il “pacchetto fidanzata” e questo significava comprarla e fare di lei ciò che volevano. Uno di questi, Kurt Kennedy, aveva optato per quella scelta, peccato che dalla finzione era passato alla realtà riservando a Romi attenzioni morbose e scenate di gelosia non giustificate visto il suo ruolo di finto fidanzato e questo aveva costretto Romi a prendere il suo figlioletto Jackson e scappare a Los Angeles.

Del presente sappiamo che deve scontare due ergastoli e sei anni. Sappiamo che alla vita dentro il carcere ti abitui subito e al tempo stesso non ti abitui mai. Romi sa che deve parlare il meno possibile, perché ogni parola può rappresentare un problema, sa che non deve chiedere alle altre detenute il motivo per cui sono dentro, perché a quella domanda la grande maggioranza di loro dirà che sono innocenti. Romi è consapevole che i rapporti che crea lì dentro sono fittizi e non sinceri, ma necessari per non impazzire, perché se condividi una cella di pochi metri quadrati insieme ad altre donne il minimo è legarci, non mettersele contro. E fa niente se Laura Lipp non la smette di parlare un secondo o Connor si professa un uomo nel corpo di una donna, quelle sono le uniche compagne di sventura e probabilmente le sole che possono capire l’inferno che passa una persona che ha dovuto dire addio alla propria vita fuori.

Da quell’esterno che Romi ha dovuto abbandonare arriva una notizia che la sconvolge: chi si prendeva cura di suo figlio Jackson all’improvviso non può più e Romi si rende conto che sul bambino non ha più alcun diritto genitoriale, neanche quello più elementare che le permette di sapere dove sta e con chi sta.

Rachel Kushner racconta una di quelle realtà che difficilmente trovano spazio e interesse. Spesso  si dimentica che il carcere è un luogo di redenzione e non di punizione e che chi è all’interno non perde tutti i diritti di chi è all’esterno. C’è una pena da scontare come è giusto che sia per chi ha sbagliato, ma questi non smettono di essere persone e come tali devono essere considerate. E invece le carceri diventano luoghi di perdizione non troppo dissimili dallo squallido locale di spogliarello dove Romi lavora e dove il più ricco più comprare ciò che vuole. Un luogo di violenza, brutalità e sopraffazione dove si cerca di sopravvivere.

Mars Room non è un romanzo semplice, perché mentre lo leggi e mentre provi pena per le sorti di alcune detenute, una vocina dentro la testa ti ricorda che quelle donne sono dentro perché hanno commesso dei reati e quelle situazioni potevano essere evitate se solo si fossero fermate un attimo prima di premere il grilletto di una pistola o di conficcare un coltello nel corpo di qualcuno. Al tempo stesso questo significherebbe banalizzare, essere superficiale, mettere nello stesso calderone storie di vita diverse.

Ecco il prestigio di questo libro sta tutto qui: preparatevi ad abbandonare tutte le certezze e lasciatevi trascinare dalla potenza della storia.

Almarina

almarina

  • Titolo: Almarina
  • Autrice: Valeria Parrella
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 2 Aprile 2019

Leggenda vuole che Posillipo, il ragazzo più corteggiato del quartiere si innamorò senza essere ricambiato di Nisida, tanto bella quanto malvagia. Dopo mesi di amore non corrisposto e per mettere fine alle sue pene d’amore Posillipo decise di gettarsi in mare. Il Fato non potendo accettare quella fine crudele decise di intervenire trasformando Posillipo in un promontorio nel golfo di Napoli e punì Nisida trasformandola in una piccola isola che giace proprio di fronte Posillipo: non vi siete amati in vita, ma starete uno di fronte all’altro in eterno.

Di leggende Napoli ne è piena e di verità ne contengono sempre poco o niente, però se ci fermiamo un attimo e pensiamo che Nisida oggi ospita un istituto penitenziario minorile non vi sembra una sorta di legge del contrappasso? Quasi a voler punire ancora quella fanciulla che si rifiutò di amare Posillipo. Nisida è un’isola che non sembra un’isola perché è legata a Napoli da un braccio di cemento e rocce. Nisida è bellezza paradisiaca associata a un luogo che per molti rappresenta l’inferno.

Elisabetta Maiorano è un’insegnate che si reca ogni giorno nella scuola del carcere di Nisida, perché forse non tutti sanno che in quel carcere c’è una scuola e i ragazzi sono obbligati a seguirla. Ha cinquant’anni ed è rimasta vedova da un giorno all’altro quando il suo Antonio è stato stroncato da un infarto e lei l’ha saputo ore dopo perché una volta che entri nel carcere sei fuori dal resto del mondo.

C’è una scuola ma niente funziona come una scuola perché i ragazzi hanno età differenti e non c’è una campanella che segni le ore, ma Elisabetta non riuscirebbe ad immaginarsi ad insegnare altrove, perché oltre alla matematica che prova ad infondere sa che a quei ragazzi serve altro e che fuori avranno una vita da ricostruire e un futuro da riprendersi in mano.

Almarina è una ragazza romena di sedici anni arrivata a Nisida a scontare la sua pena. Il giorno in cui Almarina entra in classe Elisabetta percepisce che con lei costruirà un rapporto diverso, un rapporto in cui è impossibile fare domande sul passato della ragazza (altra regola del carcere), perché una delle cose fondamentali è non fare domande da cui non potrai avere risposte.

Le posso dire perché si è dispiaciuta? Posso provarci? Ci penso da vent’anni. Allora. Io credo che lei si sia dispiaciuta perché se c’è un minore colpevole c’è un adulto colpevole. E non basta uscire ed entrare per assumersi la responsabilità della colpa

Parlare dei libri belli dovrebbe essere semplice ma certe volte le storie sono così potenti da lasciarti senza parole. Valeria Parrella in Almarina ci racconta della vita e del dolore, quello che arriva all’improvviso e ti lascia un vuoto incolmabile e quello che ti è inferto dalle persone che chiamiamo famiglia e che in questo mondo hanno il ruolo di proteggerci e non di distruggerci. Ci parla dell’ingiustizia e ci costringe a fare un passo indietro e a non giudicare storie che non sono la nostra. Non c’è niente di più bello di potersi ricredere su un autore che in passato non ci ha convinto. Non c’è niente di più bello di leggere fino notte inoltrata perché incapaci di staccarsi da un libro.

Le parole sono importanti

le parole sono importanti

  • Titolo: Le parole sono importanti. Dove nascono e cosa raccontano
  • Autore: Marco Balzano
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Febbraio 2019

Le parole sono importanti. Quante volte ci capita di dirlo facendo il verso a Nanni Moretti che lo urlava arrabbiatissimo in Palombella Rossa. Le parole sono importanti e ce lo dice anche Marco Balzano nel suo libro uscito qualche settimana fa per Einaudi, libro in cui l’autore ci conduce attraverso un viaggio di dieci parole spiegandocele e facendocele conoscere meglio partendo da quella che Balzano considera fondamentale e che purtroppo viene ignorata da molti e cioè l’etimologia.

In linguistica l’etimologia indica l’origine e la storia delle parole. Da dove nasce una parola? Qual è il suo significato? Come si è trasformata nel tempo e perché? A questi interrogativi prova a rispondere l’autore che decide di focalizzarsi su dieci termini: divertente, confine, felicità, social, memoria, scuola, contenuto, fiducia, parole e resistenza.

Quanto le parole siano cambiate allontanandosi dall’etimologia lo dimostra il termine divertente con cui Balzano dà il via alle danze. Divertente viene definito un qualcosa che provoca ilarità, che sia buffo e spiritoso, ma se guardiamo all’etimologia della parola, divertente significa allontanarsi, volgersi altrove.

Alcune di queste parole sono al centro del dibattito politico e sociale acquisendo quindi familiarità. Confine e resistenza, il primo ormai utilizzato con accezione negativa rimandando all’idea di barriera invalicabile che può superare solo chi ha determinate carte in regola e la seconda che legata a un determinato periodo storico italiano ha mutato il significato e ora prevede un concetto che etimologicamente non era previsto.

Restando sull’attualità non si poteva non analizzare il termine social che inevitabilmente è legato alla parola network. Parola che deriva dal latino socius che nel diritto romano è l’alleato, socius indica la persona con cui intraprendiamo qualcosa, quindi la prima idea che scaturisce è quella di alleato e amico. Se invece pensiamo ai social, l’amicizia ha cambiato i connotati visto che sui social siamo prevalentemente da soli. Sì, chiacchieriamo, interagiamo, ascoltiamo, dibattiamo (le piazze sono state sostituite dalle piazze social dove basta fare tutto senza muoversi dal divano di casa), ma fondamentalmente siamo soli davanti allo schermo di un computer o di uno smartphone.

Più si prosegue nella lettura e più si comprende lo scopo dell’autore. Balzano non vuole spiegarci il significato delle parole in sé, piuttosto vuole farci capire come il significato di parole che usiamo quotidianamente sia cambiato e anche manipolato dai media e dalle persone che attraverso la manipolazione delle parole sperano di ottenere qualcosa. Conoscere il vero significato delle parole significa non restare in superficie, non farsi abbagliare da chi le usa senza conoscerne l’essenza.

Le parole sono importanti di Marco Balzano è un libro che ci mostra la bellezza delle parole e la libertà della conoscenza e che a lettura finita ci spinge a volerne sapere di più: gli strumenti ci sono stati forniti, ora tocca a noi usarli.

Cat Person

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  • Titolo: Cat Person
  • Autrice: Kristen Roupenian
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2019

Nel dicembre 2017 il New Yorker pubblica il racconto intitolato Cat Person. Nel giro di qualche giorno diventerà il pezzo più virale del momento a suon di condivisioni e commenti e tutti si ritroveranno a dire la propria sul contenuto, ma di cosa parla questo fenomenale racconto di ventitré pagine?

Racconta di una ventenne, Margot, di un trentenne, Robert e della loro notte di sesso scadente. Tutto qui? Sì. I due si incontrano al cinema dove lei lavora, flirtano, si scambiano i numeri di cellulare e continuano la loro conoscenza online. Si scrivono tanto e a un certo punto decidono di vedersi per quello che ufficialmente è il loro primo appuntamento. Come spesso capita il virtuale e il reale non collimano. La confidenza e l’intimità che si erano create scrivendosi faticano ad emergere durante l’incontro e Margot si sente a disagio e fuori posto e inizia a pensare di aver idealizzato molto Robert. A un certo punto la serata ingrana e quando finalmente decolla Margot acconsente di proseguire a casa di lui. Nel momento in cui si rende conto che stanno per fare sesso ha un ripensamento. Non vorrebbe più farlo, ma ora è lì e non sa come lui potrebbe reagire al cambio di programma e quindi non dice nulla salvo poi pentirsi una volta messo piede fuori casa. Dopo quella nottata da dimenticare non cerca Robert e lo evita e quando tempo dopo i due si incontreranno in un bar lui le scriverà fino allo sfinimento concludendo i messaggi con una bella serie di pesanti insulti.

Cat Person è un racconto che in breve descrive situazioni in cui è difficile non identificarsi. Serate disastrose ne abbiamo avute tutti, quelle in cui fissi l’orologio sperando che il tempo passi veloce come la luce, quelle in cui pensi “ma chi me lo ha fatto fare a uscire con questo?” e quelle in cui ti chiedi “cosa ci ho visto di bello in sto tizio?”. Rapporto più scritti che vissuti, paura di non essere all’altezza e di essere giudicata di conseguenza male, prefiggersi standard troppo alti che sappiamo di non essere in grado di raggiungere: Cat Person è il riassunto di tutte queste cose qui. La cosa più importante e che ha generato il dibattito è riferito al cambio di intenzione di Margot. Lei non vuole far sesso, non lo dice a Robert, acconsente per pietà e per paura: si può dire che Margot abbia fatto sesso contro la sua volontà? Fare sesso contro il proprio desiderio equivale a una forzatura del rapporto sessuale? In periodi di #metoo ragionamenti del genere sono lame a doppio taglio ecco perché il dibattito scaturito è stato travolgente. I confini nel racconto sono molto labili, ma mettere sullo stesso piano questa storia con storie di abuso e molestie è la degenerazione negativa del movimento di cui sopra. Margot sceglie di fare sesso, sceglie di restare, sceglie di non dire nulla.

Sicuramente Cat Person era il racconto che destava più curiosità, ma accanto al più famoso ci sono altri undici in cui l’autrice si cimenta in generi completamente diversi da quello che l’aveva fatta conoscere. C’è il fantastico ne Lo specchio, il secchio e il vecchio, con una principessa innamorata di sé stessa e il cui amor proprio degenera in follia; c’è il paradossale in Ragazzaccio dove una coppia riesce a far sesso solo se consapevole della presenza del loro amico nella stanza accanto.

Look at your game, girl (il più bello della raccolta a mio modesto parere) è la storia dell’incontro di una ragazzina e un tipo particolare nel parco che fa pensare subito a risvolti tragici. Si ritorna al realistico ne Il bravo ragazzo, la storia di uno che tanto bravo non è, mentre ne La prova nel portafiammiferi racconta la storia di un ragazzo che cerca di stare accanto alla sua ragazza in un momento difficile e il senso di angoscia incatena il lettore dalla prima all’ultima riga.

Ho sempre detto che le raccolte di racconti non sono il mio forte, ma che ero anche pronta a ricredermi; ecco con questa mi sono ricreduta.

Fedeltà

fedeltà

  • Titolo: Fedeltà
  • Autore: Marco Missiroli
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 12 Febbraio 2019

fedeltà s. f. [lat. fidelĭtas –atis]: f. coniugale, l’osservanza reciproca da parte dei coniugi dei doveri derivanti dal matrimonio, soprattutto (ma non esclusivamente) per ciò che riguarda l’astensione da rapporti sessuali, o comunque amorosi, extraconiugali

Carlo e Margherita sono una coppia di sposi giovani e felici la cui felicità viene interrotta da un episodio spiacevole che coinvolge Carlo. All’università dove tiene un corso viene beccato in atteggiamento equivoco con una sua studentessa, Sofia. Dopo aver chiarito tutto con il rettore per salvaguardare la sua posizione e la sua professionalità, Carlo ha l’urgenza di riferire tutto a sua moglie (sincerità) per una sorta di correttezza nei suoi confronti. Si libera da questo peso inconsapevole di addossarlo alla moglie che crede che quella sua rivelazione sia una bugia che mascheri una verità (menzogna).

Sul matrimonio cade pesante l’ombra del tradimento. Margherita ossessionata da quella sua rivelazione, inizia a mettere in dubbio qualsiasi atteggiamento e frase del marito; lui dal suo canto inizia invece ad essere ossessionato da quella ragazza e da ciò che sarebbe potuto succedere rendendo l’infatuazione per Sofia ricca di desiderio. Giovane, libera e piena di talento per la scrittura, Sofia è quello che Carlo aspira ad essere senza successo, lui che un libro vorrebbe tanto scriverlo si è dovuto accontentare di insegnare per poche ore settimanali in università arrivatoci grazie all’aiuto di suo padre.

Margherita di ambizioni non ne ha mai voluto saperne e il suo lavoro nell’agenzia immobiliare le basta e lo svolge senza particolari stimoli in una routine a cui dedica una piccola parte del suo tempo settimanale. Il malinteso, come lo chiamano moglie e marito, la sconvolge a tal punto che sposta i suoi malsani pensieri su Andrea, il fisioterapista che le sta curando una fastidiosa tendinite per la serie, se mio marito mi ha tradito perché non posso tradirlo anche io?

Non è la classica storia di lui, lei, l’altra e l’altro. Ci sono lui e lei. C’è l’altra che non ha tutte le colpe che potremmo immaginare. C’è l’altro con il suo carico di segreti e che per Margherita diventa uno dei punti fermi della sua vita. Ci sono gli altri: la famiglia di lui, benestante, che Carlo vorrebbe rinnegare con tutte le proprie forze salvo poi percepire una rendita mensile che lo alleggerisce di alcune preoccupazioni e c’è la madre di lei, Anna, una donna rimasta presto vedova e che il tarlo del tradimento l’ha vissuto anni prima di sua figlia. Soprattutto ci siamo noi che in questa storia non possiamo fare a meno di rispecchiarci rapportando alle vicende dei personaggi le nostre vicende di tradimenti e fedeltà.

Siamo sicuri che resistere a una tentazione significhi essere fedeli?

Non so voi, ma io sono andata in confusione semplicemente leggendo questa frase in quarta di copertina. Partendo dalla concezione per me ovvia che il tradimento non è da intendere solo carnale, se l’oggetto del desiderio non è più il mio compagno ma un altro, io sto già tradendo. Nella mia testa, nei miei pensieri non gli sono più fedele e cosa mi rende diversa da uno che scopa con un’altra? Il tradimento del corpo è più leggero del tradimento della mente? Fedeltà, oltre a raccontare la storia della crisi di una coppia, instilla nella mente del lettore tante di quelle domande senza risposta che è impossibile chiudere il libro e non continuare a pensarlo.

La sirena e Mrs Hancock

la sirena e mrs hancock

  • Titolo: La sirena e Mrs Hancock
  • Autrice: Imogen Hermes Gowar
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Febbraio 2019

Londra, seconda metà del settecento. Jonah Hancock è un mercante proprietario di navi con cui traffica merce in giro per il mondo. Senza famiglia dopo che moglie e figlio sono morti precocemente, le navi rappresentano per Mr Hancock il suo bene più prezioso e quando il capitano Jones un giorno gli riferisce che ha venduto una sua nave a momenti non ci resta secco. Vendere la nave, perdere la merce che trasportava e tutto per una follia: l’acquisto di una sirena.

La sirena acquistata dal capitano Jones però non ha nulla a che vedere con la creatura leggendaria acquatica metà donna e metà pesce dalla bellezza folgorante capace di ammaliare qualsiasi uomo al proprio cospetto. La sirena recapitata a Mr Hancock è un mostriciattolo senza vita quasi disgustoso da vedere e che nessuno oserebbe definire sirena.

Angelica Neal dopo anni alle dipendenze di Mrs Chappell nella sua casa di intrattenimento per galantuomini è pronta a spiccare il volo mettendosi in proprio, stanca di non vedere il becco d’un quattrino e di essere alla mercé del primo uomo che la reclama. Consapevole di essere tra le ragazze di punta del bordello di Mrs Chappell, Angelica è disposta a rinunciare ai privilegi offerti della mezzana per iniziare a camminare con le proprie gambe.

La stravagante e viziata Angelica farà la conoscenza del dolce e timido Mr Hancock nella casa di appuntamenti di Mrs Chappell dopo che quest’ultima aveva proposto al mercante di esporre nel suo bordello quella strana creatura che molti si azzardavano a chiamare sirena. Mr Hancock rimarrà affascinato da Angelica al primo sguardo, ma lei abile e scaltra e poco disposta a cedere al corteggiamento di un banale mercante di navi dirà a Mr Hancock che si concederà solo nel momento in cui lui sarà in grado di portarle una nuova sirena tutta per sé stessa.

Angelica capirà che ci sono uomini incapaci di mettersi contro la famiglia per difendere il suo amore e altri uomini che non avranno problemi a mettere su una spedizione pur di trovare una sirena, come da lei richiesto.

Ne La sirena e Mrs Hancock c’è la Londra georgiana del grande sviluppo economico e dell’espansione mercantile con un ceto che arricchitosi con il suo commercio ha tempo necessario per dedicarsi ad altri passatempi e allo stesso tempo una parte di città formata da sobborghi grigi e ceti popolari che dovevano fare i salti mortali pur di arrivare a fine mese o peggio a fine giornata.  Partendo da una copertina raffinata e unica nel suo genere (se si rapporta ai classici libri della Einaudi) questo libro ha tutto ciò che un buon libro dovrebbe avere: personaggi unici e distintivi a cui ci si affezionerà ben presto e una storia trascinante, piacevole e suggestiva con un’aggiunta fantasiosa che come la sirena del titolo sarà in grado di ammaliarvi.

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

io khaled vendo uomini e sono innocente

  • Titolo: Io Khaled vendo uomini e sono innocente
  • Autrice: Francesca Mannocchi
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 29 Gennaio 2019

Francesca Mannocchi è una reporter che da anni collabora con varie testate televisive e giornali italiani ed internazionali occupandosi principalmente di conflitti e migrazione. Mi sono imbattuta più di una volta in uno dei suoi splendidi reportage sulle pagine de L’Espresso e da poche settimane è uscito per Einaudi Io Khaled vendo uomini e sono innocente, libro da leggere per capire certe dinamiche e comprendere meglio una delle questioni principali e più complesse degli ultimi anni: la migrazione.

Quando Gheddafi era ancora in vita e governava la Libia uno dei suoi obiettivi era quello di rendere nera l’Europa, favorendo in questo modo gli sbarchi perché il modo di rendere nero il vecchio continente era quello di popolarlo a dismisura di neri. Caduto Gheddafi quella premessa di cambiamento auspicata dai ribelli non si è mai realizzata e la situazione è rimasta la stessa o è addirittura peggiorata. La povertà continua a crescere, le banche sono senza soldi, di lavoro non c’è neanche l’ombra e quella cosa chiamata libertà resta un miraggio o come direbbe il nonno di Khaled una cosa da grandi. Ora Khaled è cresciuto, ma la libertà ancora non ha capito cosa sia, ha però capito come sfruttare al meglio la situazione, per arricchirsi, mantenere sé stesso e la sua famiglia, arrivando a un punto della sua vita in cui potrà smettere, ritirarsi e godersi i frutti del suo sporco lavoro.

Khaled si occupa della sicurezza nelle società petrolifere occidentali in Libia, ma ciò che lo rende ricco non è il nero petrolio, ma un altro nero, quello della pelle di coloro che vogliono partire, scappare dall’Africa per giungere nei Paesi europei con la speranza di cambiare vita. Il lavoro di Khaled è quello di mettere sui barconi quanti più neri possibile, poi una volta che il barcone è partito il suo compito si conclude perché ciò che succede in mare non è sua pertinenza, se muoiono non è affar suo. Certo, ci sono quelli che si lamentano perché andiamo, i cadaveri di quei neri che giacciono in mare o sulle spiagge fanno schifo ed impressione, anche lui i neri non li sopporta più di tanto se non fosse per il fatto che rappresentino la sua principale fonte di ricchezza.

«Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale».

Del ragazzino che voleva fare l’ingegnere e che ha lottato contro Gheddafi nella rivoluzione e che in quella rivoluzione ha perso il suo amato fratello e che da piccolo si divertiva a chiamare il colonnello, Santana, nome in codice che usava con sua sorella perché in Libia anche i muri hanno le orecchie, non è rimasto più niente. Oggi c’è solo un trentenne senza scrupoli che guadagna sulla pelle degli altri e che nessun passato ricco di dolore può giustificare le sue azioni odierne.

Sono del parere che per capire bisogna conoscere e per conoscere bisogna andare oltre ed approfondire e trarre poi le conclusioni. Francesca Mannocchi in questo libro opera in questo modo. Ci racconta la storia di un uomo in modo neutro senza propendere da nessuna parte, il giudizio lo lascia nelle mani del lettore.