L’amore è eterno… no | Tre storie (non) d’amore!

È giunta oggi in tutto il suo splendore la festa degli innamorati. Non conosco festa più divisiva di questa con da un lato le coppiette felici che festeggiano il loro amore a suon di regalini e pensieri romantici per il proprio amato e dall’altro chi questa festa proprio non la può sopportare, additandola come l’ennesima trovata consumista volta solo a far spendere denaro al grido di l’amore non si celebra solo una volta l’anno.

Tra i due io mi colloco volentieri nel mezzo, anzi, di questa celebrazione me ne importa tanto quanto le oscillazioni dei titoli in borsa: meno di zero. Al tempo stesso se volete dire al mondo che vi amate fatelo tranquillamente, mi giro a guardare dall’altra parte.

La domanda che tutti vi state ponendo (vi vedo tutti lì intenti a googlarlo è): ma perché San Valentino è la festa degli innamorati? Dobbiamo fare un bel passo indietro nel tempo (quanto mi sento Alberto Angela quando faccio così) e arrivare al 496 d.C. quando il papa Gelasio I decise di mettere fine ai lupercalia, i riti che i romani facevano in onore del dio della fertilità Luperco. I riti si svolgevano durante alcuni giorni di febbraio e culminavano il 15 di questo mese ed erano legati alla purificazione e alla fecondità. Il rito legato alla fertilità prevedeva delle frustrate alle donne da parte degli uomini e loro erano ben contente di partecipare, proprio perché questo era di buon auspicio in caso di gravidanza. Papa Gelasio ritenne questi riti privi di morale, motivo per cui decise di istituire il giorno precedente, e cioè il 14, una festa dedicata agli innamorati, una festa che rispolverava il concetto dell’amore puro privo di sessualizzazione.

Tutto questo si lega poco alla figura di San Valentino e qui entra in gioco la leggenda secondo cui il santo avrebbe regalato a una fanciulla la somma necessaria come dote per il suo matrimonio e questo atto generoso del santo lo ha eletto come protettore degli innamorati.

Se ci spostiamo in campo letterario il merito, invece, è tutto da dare a Geoffrey Chaucer che in onore del matrimonio tra Riccardo II e Anna di Boemia scrisse un poema di 700 versi in cui associava San Valentino a Cupido.

Veniamo a tre storie d’amore da leggere per celebrare questa festa degli innamorati.

Faccio una dovuta premessa: l’amore è in tantissime forme. Si può amare senza essere ricambiati. Si può continuare ad amare una persona del passato che non fa più parte della nostra vita. Si può amare una persona che è impegnata con un’altra: insomma, l’amore ha tante di quelle forme che ci metterei una vita a elencarle tutte. I libri da me scelti non sono libri col vissero tutti felici e contenti, perché l’amore è anche e soprattutto sofferenza e se siete alla ricerca di quel tipo d’amore, leggetevi un Harmony e lasciate perdere me.

L’amore, come dicevo, può essere quello da due persone che si amano, ma che non riescono a stare insieme e che mettono su un tira e molla continuo degno di Ridge e Brooke di Beautiful. Una delle storie d’amore più autentiche degli ultimi anni è quella che sapientemente racconta Sally Rooney in Persone normali, Einaudi. Marianne e Connell si conoscono quando entrambi frequentano lo stesso liceo. Lui il ragazzo popolare, lei quella considerata sfigata. Si piacciono, si amano, ma la loro storia resta solo affar proprio. Si lasciano, vanno al college, la situazione si ribalta con Marianne che acquista fiducia e diventa l’anima delle feste e Connell che non si sente di appartenere a quel mondo. Si riprendono, ma anche questa volta le cose non sembrano funzionare e la rottura è proprio lì dietro l’angolo. Se siete alla ricerca di relazioni disfunzionali, questa fa al caso vostro.

Lui, lei, l’altra. Niente di nuovo sul fronte occidentale mi verrebbe da dire. Ne Il ritratto di Ilaria Berdardini, Mondadori, abbiamo una lei, scrittrice di successo conosciuta in tutto il mondo e abbiamo lui, imprenditore noto. Piccolo particolare: lui è sposato con una pittrice anche lei famosa. Succede che lui ha un ictus e l’unico modo che ha l’amante per avere sue notizie è quello di commissionare un ritratto alla moglie pur di avere informazioni sulle sue condizioni di salute. L’ho detto, l’amore ha tante forme e questa storia ne è la prova.

Siete mai stati innamorati di una puttana? Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, Marcos y Marcos, esordisce così, spiazzando subito il lettore. Ci sono due persone che si incontrano, si piacciono e si innamorano. C’è una ragazza che stanca di dover far fronte ai debiti pensa di aver avuto l’idea che la salverà: farsi pagare per mezz’ora di sesso. C’è un lui che pur di non perdere la sua amata decide di assecondarla in questa folle idea. Se siete ancorati all’idea di amore romantico, di rose rosse da regalare al primo appuntamento, di stucchevoli dichiarazioni d’amore stile baci perugina ve lo dico: questo romanzo non fa per voi. Se pensate che l’amore sia trascinante, dissoluto, sporco, allora mettetevi comodi che questa storia sarà nelle vostre corde e vedrete che le uniche rose saranno quelle che indicano la tariffa di Sammi: ottanta rose, mezz’ora.

Di libri necessari|Matt Haig e Paolo Milone

Gennaio è stato un mese strano per quanto riguarda le letture, anzi, gennaio è stato un mese strano. Avete presente quella sensazione di non voler fare niente? Non parlo di ozio fine a se stesso, parlo di quella cosa per cui niente ci smuove. Gennaio è stato un lungo letargo in cui la maggior parte dei libri che ho iniziato, li ho messi via dopo poche pagine e le poche serie TV che ho visto, le ho viste in un modo così superficiale che a stento le ricordo.

Non nascondo che tutta la situazione che stiamo vivendo inizia a pesare a livello emotivo, ma sarà solo quello? I libri sono da sempre il mio conforto e il mio rifugio e se anche un libro non è capace di proiettarmi altrove, allora il fatto è grave e la situazione è serie.
Gennaio è quindi stato un mese in cui sono passata da una lettura all’altra, ma poche hanno fatto davvero breccia nel mio cuore da lettrice.

Un discorso diverso va fatto per due dei libri che mi hanno fatto compagnia in queste ultime settimane e cioè «Ragioni per continuare a vivere» di Matt Haig (Edizioni E/O) e «L’arte di legare le persone» di Paolo Milone (Einaudi).
Nel primo lo scrittore si mette a nudo raccontando il suo periodo più buio in cui si è ritrovato a fare i conti con una forte depressione e con l’ansia. Paolo Milone, qui al suo esordio, racconta i suoi oltre quaranta anni come medico nel reparto di Psichiatria d’urgenza a Genova. La malattia mentale raccontata da una parte da chi l’ha vissuta sulla propria pelle e dall’altra da chi la vede ogni giorno sulle persone che cerca di curare. Mi tocca scomodare uno dei termini che più detesto quando si parla di libri, ma in entrambi i casi non posso che dire che questi sono libri necessari, perché ancora oggi la malattia mentale è un tabù, ancora oggi si confonde depressione con tristezza e ansia con eccessiva emotività e soprattutto ancora oggi i pregiudizi legati alla malattia mentale sono tanti, sono troppi.

Sei depresso? Esci, vedi qualcuno. Sei ansioso? Non ci pensare, pensa ad altro. In «Ragioni per continuare a vivere», Matt Haig racconta di quanto facile sia cadere in depressione e quanto difficile sia rialzarsi e soprattutto racconta le montagne russe emotive che questo male oscuro provoca. Paolo Milone pagina dopo pagina, invece, ci porta tra le storie di chi combatte, di chi vince, di chi perde, di chi si arrende e di chi ad arrendersi non vuole pensarci affatto.
Sono due libri diversi eppure legati indissolubilmente tra loro.

Non vorrei dire che sono due libri che dovrebbero leggere tutti, ma dico che sono due libri che dovrebbero leggere tutti.

  • Titolo: Ragioni per continuare a vivere
  • Autore: Matt Haig
  • Casa editrice: Edizioni E/O
  • Data di pubblicazione: 4 Giugno 2020
  • Titolo: L’arte di legare le persone
  • Autore: Paolo Milone
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione 19 Gennaio 2021

Di libri che leggeremo a gennaio|

Bentrovate personcine belle e buon 2021 (scusate il ritardo). Non so voi, ma dopo una lunga pausa è sempre difficile per me riprendere le abitudini. Le mi letture vanno a rilento e la voglia di mettere nero su bianco le impressioni dei primi libri dell’anno letti al momento non c’è e quindi perdonate questo post fatto di chicchiericcio inutile, ma ogni tanto facciamoci prendere dalle futilità.

È mia abitudine nei primi giorni dell’anno appuntarmi le uscite più attese e interessanti che ci accompagneranno nei prossimi mesi e quindi questo post sarà una sorta di calendario delle uscite di gennaio che ho segnato sulla mia agenda e che spero davvero di leggere: prendete carta e penna e non dimenticate di prendere appunti.

Si parte il 7 gennaio con l’uscita dell’esordiente Carmen Barbieri per Feltrinelli con Cercando il mio nome, un romanzo che non ha paura di mostrare il dolore nella sua essenza e nella sua forma più cruda. Rimanendo in tema esordienti napoletani (perché lo sapete che per me gli scrittori napoletani so piezz’ e cor) il 19 gennaio arriva in libreria per Mondadori il romanzo di Gianluca Nativo Il primo che passa, il racconto della nascita di un amore giovane in una Napoli periferica che mostra come sempre da una parte il degrado e dell’altra la bellezza. Il 14 gennaio è il turno di Raven Leilani con Chiaroscuro targato Feltrinelli, romanzo che ho già avuto la fortuna e il piacere di leggere in anteprima e che racconta di questa generazione (la mia) che fa fatica a trovare il proprio posto sul mondo e Antonella Lattanzi con Questo giorno che incombe per Harper Collins, romanzo già in odore di Premio Strega che racconta un fatto di cronaca realmente accaduto.

Il 19 gennaio arriva per Einaudi il romanzo di Paolo Milone L’arte di legare le cose, un libro che si preannuncia forte e doloroso e che racconta come se fosse un diario personale la storia di un reparto di Psichiatria d’urgenza dove Paolo Milone ha lavorato per ben quarant’anni.

Il 21 esce per Ora che eravamo libere di Harriette Roosenburg, un best seller degli anni cinquanta che Fazi riporta in libreria, un intenso memoir sulle pagine più dolorose della nostra storia recente e dello stesso avviso il libro di Simon Stranger Il solo modo per dirsi addio che arriverà in libreria il 26 gennaio per Einaudi Stile Libero.

Per concludere il ritorno in libreria di due scrittrici che amo molto e cioè Mazo de la Roche che con La fortuna di Finch il 28 gennaio ci riporta nella splendida tenuta di Jalna (Fazi) e Mariapia Veladiano che il 21 gennaio torna con Adesso che sei qui per Guanda, una storia di affetti familiari e di donna che sanno amare.

2020, adiós | Qualche chiacchiera e la classifica dei post più letti dell’anno

L’ultimo post del blog di solito riguarda il bilancio dell’anno appena passato e mentre sono qui al pc a cercare di scrivere qualcosa mi chiedo: ma bilancio di cosa?

Facciamo cosi, prima di pensare a cosa scrivere vi lascio i dieci post più letti sul blog in questi dodici mesi, sempre di bilancio si tratta (e come sempre, grazie a tutti, se questo blog va avanti è merito di chi ogni giorno si prende del tempo per leggermi)

  1. Il treno dei bambini. Viola Ardone (Einaudi)
  2. Troppo freddo per settembre. Maurizio de Giovanni (Einaudi)
  3. Fiori per i bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni (Einaudi)
  4. I valori che contano. Avrei preferito non scoprirli. Diego De Silva (Einaudi)
  5. La città dei vivi. Nicola Lagioia (Einaudi)
  6. I delitti della salina. Francesco Abate (Einaudi)
  7. Le gratitudini. Delphine De Vigan (Einaudi)
  8. Inventario di un cuore in allarme. Lorenzo Marone (Einaudi)
  9. Giovanissimi. Alessio Forgione (NN Editore)
  10. Malinverno. Domenico Dara (Feltrinelli)

Il 2020 è l’anno da dimenticare, l’anno da cancellare, l’anno che non voglio più sentire nominare, invece qualcosa mi dice che sarà l’anno che rimarrà impresso nella nostra memoria a lungo. È stato l’anno in cui abbiamo familiarizzato con parole come lockdown, quarantena, zona rossa, DPCM e affetti stabili. È stato l’anno in cui abbiamo iniziato a commentare le affermazioni dei virologi come di solito commentiamo l’oroscopo di Paolo Fox: non capendoci niente. È stato l’anno in cui aspettavamo le conferenze stampa di Giuseppi Conte come si aspetta la prima serata di Sanremo (che succede? dov’è Bugo?). È stato l’anno in cui abbiamo dovuto mettere tutto in pausa: progetti, desideri, sogni. È stato l’anno in cui ci siamo sentiti soli, in cui tutte le nostre certezze sono crollate, l’anno in cui nessuno a un certo punto ha più creduto all’andrà tutto bene, perché niente è andato bene e tanto meno ne siamo usciti migliori.

Questo è stato l’anno più difficile in assoluto e credo di parlare a nome di molti. Per chi vive condizioni di precarietà, la pandemia è stata come la ciliegina sulla torta, in senso negativo ça va sans dire. Abbiamo preso i progetti e i sogni e li abbiamo messi in un cassetto a cui abbiamo dato due mandate, perché chissà quando potremmo riaprirlo. Quando mi sono messa al pc per cercare di scrivere qualcosa, l’intenzione non era quella di deprimervi, davvero, quindi adesso facciamo che cambio discorso e alleggeriamo i toni.

Come detto su, la pandemia ha rallentato tutto, ma qualcosina si è salvato. Il Maggio Dei Libri è andato in onda per sei mesi in forma digitale e ha cercato di coinvolgere quanti più lettori possibili: posso dire di essere fierissima di averne fatto parte in qualità di blogger per il terzo anno consecutivo? Certo che posso. (Sul sito del Maggio e su Il Libraio trovate anche me). Io Leggo Perché ha pagato le conseguenze della situazione, per cui non è stato possibile fare incontri in presenza: ci rifaremo il prossimo anno (anche se è stato un piacere collegarmi digitalmente con i ragazzi del liceo classico del paesello). Le presentazioni dei libri sono una delle tante cose che mi sono mancate e non vedo l’ora di poter assistere di nuovo agli incontri e di poterli organizzare, ma nel frattempo un ringraziamento speciale alle case editrici che mi hanno dato l’opportunità di poter parlare con gli autori anche solo di remoto (ma i filtri su Zoom li vogliamo mettere o no?).

A questo punto dovrei dire i buoni propostiti per il 2021, ma chi ce crede!

Buon anno, lettori. Ci leggiamo presto.

Il 2020 in libri | Classifica dei migliori dell’anno

Siamo arrivati a quella parte dell’anno che grida da ogni angolo: CLASSIFICA.

Non c’è niente di più bello per me che compilare la lista dei migliori libri che mi hanno accompagnato in questo pazzo, folle, assurdo e drammatico 2020 che vorrei cancellare per sempre da ogni ricordo. Dirò una cosa molto banale (per me no, per gli altri boh), ma quest’anno i libri mi hanno aiutato tantissimo. Nella prima parte dell’anno caratterizzata dall’incertezza e dalla paura del lockdown, per quanto la mia mente non fosse libera dall’ansia e dalle mille preoccupazioni, i libri sono stati i miei fedeli compagni, gli unici momenti di evasione che mi erano permessi. Non avevo la concentrazione che ho di solito e di questo mi sono lamentata molto, così come non sempre c’erano giornate in cui riuscivo a leggere, ma quando questo capitava, il solo sapere di avere una storia che mi stata aspettando mi faceva stare meglio. Quando mi chiedono «come fai a leggere tanto?» vorrei rispondere «come fai a non leggere affatto?», perché non c’è niente di più salvifico di un libro, non c’è niente di più bello di una storia, non c’è niente di più potente della lettura.

Il momento chiacchiericcio è terminato, tranquilli, andiamo subito avanti.

Il 2020 è stato ottimo da punto di vista della lettura (solo per quello a dire il vero), ho letto di più, ho avuto modo di recuperare alcuni autori, di portare a termine il mio programmino di scoperta della letteratura sud americana (SUR, grazie), di leggere qualche altro pilastro della letteratura russa (ciao, Delitto e Castigo, anche quest’anno non sto parlando di te) e ovviamente di stare quanto più possibile al passo con le novità.

Classifica? È ora.

  • Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli (Mondadori) & La città dei vivi di Nicola Lagioia (Einaudi)
  • Malinverno di Domenico Dara (Feltrinelli)
  • Mai stati così felici di Claire Lombardo (Bompiani)
  • La casa sull’argine di Daniela Raimondi (Nord)
  • Il ritratto di Ilaria Berdardini (Mondadori)
  • Bordo sud di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)
  • La strada di casa di Kent Haruf (NN Editore)
  • Gli anni invisibili di Rodrigo Hasbun (SUR)
  • Aria di novità di Carmen Korn (Fazi Editore)

Il primo posto è giustamente occupato da non uno, ma due libri e il motivo è presto detto. Quando ho letto Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli ho subito pensato di trovarmi di fronte a un libro eccezionale come pochi. Per mesi e mesi ho detto che per me la classifica si poteva già chiudere e che quello era il miglior libro del 2020. Quando poi ho letto il libro di Nicola Lagioia La città dei vivi mi sono dovuta ricredere, perché nessuno mi aveva preso in quel modo, nessuno mi aveva ossessionato così: il primo posto ha abbastanza spazio da poter accogliere entrambi.

Malinverno di Domenico Dara è il libro che tutti i lettori ameranno, perché parla il linguaggio di noi dipendenti dalle storie. Per la serie saghe famigliari che tanto amo Mai stati così felici, La casa sull’argine e Aria di novità (che giunge al termine) sono quelle che ho maggiormente amato. Il ritorno inatteso di Donatella Di Pietrantonio con Borgo Sud non poteva non figurare tra le migliori letture di quest’anno mentre Il ritratto di Ilaria Bernardini è stata una vera e propria piacevole scoperta.

Arriviamo al capitolo Kent Haruf. Qualche anno fa ho letto Benedizione ed ero tornata ad Holt con Le nostre anime di notte. Per motivi a me ignoti ho sempre rimandato la lettura degli altri libri almeno fino a questo agosto quando complice la noia mortale che mi affliggeva e la presenza degli altri libri sul mio Kindle mi sono decisa ad iniziare. Grazie, Kent, non piangevo così da non so quanto tempo. Crepuscolo prima e Canto della Pianura poi, mi hanno devastata e come se non bastasse La strada di casa mi ha dato il colpo finale. In tutto ciò avrei ancora Vincoli che attenderà un bel po’ prima di essere letto, perché non mi piace sapere che dopo quello non avrò più niente di Kent Haruf da leggere.

Come accennavo sopra, quest’anno ho deciso di approfondire meglio la letteratura sud americana cosa che sono riuscita a fare grazie alla Sur che considero una vera e propria scoperta. Rodrigo Hasbun, Vera Giaconi, Carlos Manuel Álvarez, Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares e Samanta Schweblin sono stati gli autori che mi hanno fatto viaggiare da un Paese all’altro dell’America Latina: la promessa per il 2021 è quella di non fermarmi.