Diario semiserio di quarantena| E relativi consigli di lettura

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Seconda settima di quarantena e il mio umore oscilla tra il «non è poi così male stare a casa a far niente» e «io così al 3 aprile non ci arrivo».

I primi giorni ho fatto quello che molti consigliano: impegnatevi anche se siete tra le mura domestiche.

Quini ho ripulito gli armadi, ho sistemato i cassetti, ho tolto da mezzo tutto ciò che inspiegabilmente conservavo ancora, ho riordinato nuovamente le librerie per ottenere spazio per i prossimi acquisti e mi sono arresa all’evidenza che non c’era più niente su cui mettere le mani.

Messa da parte la versione casalinga disperata, si è impossessato di me lo spirito Benedetta Parodi e via con nuove ricette da proporre a pranzo e cena, una parentesi durata qualche giorno e come per le faccende domestiche ho presto riposto il grembiule da cucina nel cassetto.

Altro consiglio che ho letto un po’ ovunque e cioè che anche se siamo in casa non dobbiamo smettere di prenderci cura di noi stesse e via di beauty care: maschere per il viso, maschera per i capelli, scrub per la pelle e via dicendo. Pelle e capelli in questi giorni sono più splendenti che mai, peccato che a vederli non ci sia nessuno.

Mi sono data all’enigmistica, dove ho constatato di essere una frana, mi sono dannata per aver dato via il Monopoli quel giorno di quindici anni fa, perché tanto chi ci gioca più, ho pensato di smontare i puzzle che ho in casa al solo scopo di rifarli salvo poi rendermi conto che come idea era veramente stupida.

Il problema è che ci sono troppe ore da riempire e pochissime cose da fare e ci si mette anche il meteo sparandoci venti gradi a giornata, cieli azzurrissimi e un sole che sembra sussurrarti: esci fuori che ci fai a casa a letto? Almeno tu meteo, non potresti piazzarci un paio di temporali a giornata? Giusto per il gusto di pensare che in fondo fuori non ci stiamo perdendo granché.

Veniamo ai libri e a qualcosa da leggere in questi giorni.

Mi sono venuti in mente alcuni personaggi conosciuti negli anni e a come reagirebbero a leggere certe notizie. Il mio primo pensiero è andato ai miei quattro vecchietti del cuore: Dino Agile, Guttalax, Brio e Rubirosa. Per chi non li conoscesse, loro sono i protagonisti de L’audace colpo dei quattro di rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache. Nelle scorse settimane, quando eravamo ancora all’inizio di questo periodo assurdo, tra le notizie più ripetute c’era questa: il virus alla fine colpisce solo i vecchi. Come se arrivati a una certa età se vivi o muori poca importa, tanto il tuo l’hai fatto, adesso puoi anche togliere il disturbo. Anziano o meno, malato o sano, morire a causa di questo virus è una sconfitta per tutti e questo è quanto. Il libro di Marco Marsullo, Einaudi, dimostra che anche se sei arrivato a una certa età hai ancora tanto da dire e tanto ancora di più da fare, tipo scappare dalla casa di riposo, irrompere in uno studio televisivo e prendere come ostaggio il prete.

Penso alle coppie. A chi in questo momento non può vedere il proprio compagno perché quarantena significa stare a casa e le visite ai fidanzati non valgono come motivo per uscire di casa. Penso alle coppie che invece stanno affrontando la quarantena insieme e non so se sia un bene o un male, perché bello l’amore, bello lo stare insieme, bello il sostegno reciproco e ancora più bello quando puoi prenderti dei momenti solo per te. E allora mi sono venuti in mente gli amanti, perché alla fine non sta a me dire chi è coppia e chi no. Ci pensate? Di per sé non hanno vita facile, sempre lì a nascondere il proprio amore e cercare dei ritagli per potersi vedere, ora poi ci si mette anche la quarantena e diventa tutto più complicato. Manco una telefonata in santa pace con l’amante di turno, c’è sempre il rischio che la compagna ufficiale la senta e poi sì che son casini. Terapia di coppia per amanti di Diego De Silva, Einaudi è la lettura che mi è venuta in mente pensando a tutto ciò, perché è vero ciò che mi capita spesso di leggere in giro: quando tutto questo sarà finito a guadagnarci saranno i nutrizionisti e i terapeuti.

Beati quelli che credono perché almeno hanno qualcosa a cui affidarsi. Non sono credente e la cosa non mi crea problemi. Devo dire che però in questi giorni di incertezza e ansia, affidarsi a qualcuno che non ti fa perdere mai la speranza deve essere confortevole. Non ho questa fortuna, ma chissà, magari come san Paolo sulla via di Damasco anche per me ci sarà una miracolosa conversione. E quindi ho pensato ad Arturo di … che Dio perdona a tutti di Pif, Feltrinelli che per impressionare la devota fidanzata decide di diventare un cattolico praticante seguendo la Bibbia e la parola del Signore alla lettera, scoperchiando tutte le ipocrisie del mondo religioso. Al momento segnali di conversione non ne vedo, non prometto per i prossimi giorni.

Ci leggiamo la prossima settimana.

Donne sull’orlo di una crisi di nervi| Cosa leggere e cosa vedere in questi giorni

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Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, sono difficili, pesanti, addirittura al limite per qualcuno. Questa settimana l’intenzione era quella di pubblicare due post su due libri letti nelle scorse settimane, ma la testa è altrove e fingere che vada tutto bene è difficile, quindi ho pensato: bene, proviamo a fare un post diverso dal solito.

Sono a casa come ci è stato consigliato, limito al massimo le mie uscite, anche perché da novella ipocondriaca, del virus che circola ne avevo paura già da settimane e immaginate il mio umore e il mio stato mentale di questi giorni dal momento in cui tutto è precipitato. Filtro le notizie e cerco di stare meno tempo possibile sui social, perché come sappiamo possono essere una preziosa fonte di svago, ma anche di allarmismo puro e quindi via, cellulare spento. Cerco di affidarmi ai punti fermi della mia vita, gli affetti in primis (a distanza di un metro, sia chiaro), le serie TV nuove, quelle da recuperare e quelle da rivedere e poi soprattutto i miei amabili libri, compagni fedeli che accorrono in mio aiuto per cercare di distrarmi quanto più mi è possibile. In questi giorni penso a quanto mi sarebbe piaciuto essere brava in qualche lavoro manuale, tipo l’uncinetto, il bricolage, il decoupage, il giardinaggio: niente, riesco a leggere un libro di quattrocento pagine in una giornata scarsa, ma il lato creativo è totalmente assente in me.

Pazienza, mi affido alle serie TV, ai film e alle letture, su queste cose sono bravissima. Penso a chi in questi giorni si sta dannando nel dire agli italiani «state a casa, leggete un bel libro» e ripenso a me, non c’è bisogno di un’opera di convincimento, a leggere leggo tranquillamente e non dovevo aspettare un periodo forzato per mettermi a leggere. Il mondo è bello, perché è vario e quindi sì, diciamolo a gran voce, state a casa, leggete, vedete la televisione, parlate con vostra madre, giocate con i vostri fratelli, meditate, pregate, fate quello che volete, ma statevenn’ a cas’.

INVENTARIO. COSA LEGGERE E COSA VEDERE IN QUESTI GIORNI (SONO ACCETTI SUGGERIMENTI DI OGNI TIPO).

Ho fatto una scorpacciata di ebook caricandoli sul Kindle, giusto per evitare di rimanere senza libri da leggere. In questi giorni sono in compagnia di Tre donne di Lisa Taddeo, Mondadori, (sono quasi alla fine), Le confessioni di Frannie Langton, Sara Collins, Einaudi, che avevo sul Kindle già da settimane, ma che inspiegabilmente ancora non mi ero decisa ad iniziare ed infine La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea, Einaudi, iniziato da pochissimo e che devo ancora inquadrare come lettura.

Spostandomi in casa Neri Pozza mi sono decisa di dare una seconda possibilità a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton (abbandonato la scorsa estate dopo qualche capitolo) e voglio iniziare quanto prima a leggere due titoli di Natasha Solomons: I Goldbaum e Casa Tyneford. Infine mi aspettano Il sogno della crisalide di Vanessa Montford e Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (libro sulla pila dei libri da leggere da un po’ di tempo) entrambi Feltrinelli.

SERIE TV

Sul versante serie TV non può mancare Grey’s Anatomy, certo, ormai sono arrivata a passare più tempo a criticarla che apprezzarla, ma è una delle serie che seguo da più tempo e lasciarla farebbe più male che continuare a vederla. Su Sky Atlantic mi sono imbattuta sulla miniserie Piccole Donne (non ho letto il libro, abbiate pietà di me) e mi sta piacendo molto: sono tre puntate appena e mi manca giusto l’ultima e dopo averla terminata sarà la volta buona di iniziare il libro.

Devo decidermi ad iniziare Hunters (disponibile su Amazon Prime Video), così come vorrei dare una seconda chance a Il metodo Kominsky dopo una prima puntata che non mi aveva esaltato. Infine, mi sul fronte rewatch c’è l’idea di dedicarmi alle prime cinque stagioni delle Gilmore Girls (la sesta e parte della settima sono degli scempi che per me non esistono) e alle serie completa di Desperate Housewives, visto che in questo periodo desperate lo siamo un po’ tutti.

Un abbraccio lettori (virtuale ché solo quelli possiamo dare).

Le gratitudini| Delphine De Vigan

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Contare, dovere, è così che si misura la gratitudine? Ma l’ho ringraziata abbastanza? Le ho mostrato abbastanza la mia riconoscenza? Sono stata abbastanza vicina, abbastanza presente, abbastanza assidua?

Grazie. Quante volte nel corso della giornata diciamo grazie. Al bar la mattina quando diciamo grazie a chi ci ha preparato il caffè. Grazie a chi ci cede il posto in metro, grazie a chi ci tiene la porta aperta e ci lascia entrare. Grazie al negoziante che ci porge il resto e grazie a chi ci dà semplicemente qualcosa. Lo diciamo talmente tante volte che quasi abbiamo snaturato la sua essenza. Dire grazie è cortesia, fa parte della buona educazione ed è giusto dirlo nell’apposito contesto, ma pensavo: lo diciamo così tante volte che quando diciamo grazie a qualcuno che ci è stato accanto e che ci ha aiutato, sembra quasi un grazie di forma e di circostanza, salvo aggiungere quel davvero, per far capire che è un grazie diverso.

Riconoscenti. Che significa davvero e come si dimostra la riconoscenza ad una persona?

Michka è una donna di una certa età che sta perdendo le parole, lei che con le parole ci ha lavorato una vita essendo stata una correttrice di bozze. Adesso le pensa, ma non riesce a comunicarle a chi le è accanto. Avendo questi vuoti di memoria e riconoscendo di non essere più in grado di badare a se stessa si trasferisce in una casa di riposo.

Nella sua vita è rimasta Marie, figlia di una sua ex vicina di casa, una donna che però badava poco o niente alla piccola, motivo per cui Marie sgattaiolava a casa di Michka che era sempre ben felice di accogliere quella bambina. Ora che Marie è grande, continua ad essere presente nella vita di Michka, a curarsi ed occuparsi di lei, segno di quella riconoscenza verso la donna che le ha fatto da madre più di quella naturale.

Le giornate presso la casa di riposo non sono molto esaltanti per Michka, gli unici momenti in cui sembra ravvivarsi, oltre che durante le visite di Marie, è durante gli incontri con Jerome, l’ortofonista.

Il suo compito è quello di non farle perdere l’utilizzo di ulteriori parole, ma Michka presta poco interesse agli esercizi e preferisce trascorrere il tempo con Jerome chiacchierando. Intuisce che c’è qualcosa nel passato del giovane che non lo rende del tutto sereno e questo la riporta all’unico rimpianto nella vita di Michka: non aver detto grazie a due persone che l’hanno aiutata in un momento essenziale della sua vita.

Questa malinconia la fa soffrire più del perdere le parole. Si danna per non aver fatto di tutto al fine di ritrovare quella coppia di coniugi senza la quale probabilmente Michka non sarebbe lì.

Delphine De Vigan, autrice di quel capolavoro che risponde al nome de “Le fedeltà invisibili“, torna con “Le gratitudini” (Einaudi) un nuovo potente romanzo che fa leva sui sentimenti e sulle emozioni. Questa struggente storia ci spinge a riflettere sulla necessità e sull’importanza di dire grazie alle persone nel momento esatto in cui siamo in grado di farlo, perché rimandare non sempre vuol dure avere una seconda occasione per farlo.

  • Titolo: Le gratitudini
  • Autrice: Delphine De Vigan
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 25 Febbraio 2020

Inventario di un cuore in allarme| Lorenzo Marone

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Se avessi letto questo libro un paio di anni fa, probabilmente avrei etichettato Lorenzo Marone come un folle incapace di scindere tra paure reali e paure strambe. Un giudizio affrettato, me ne rendo conto, ma ci troviamo in uno di quei casi in cui se una determinata cosa non la viviamo sulla nostra pelle, fatichiamo a comprenderla. Siccome da un po’ di tempo la mia vita è diventata una montagna russa con alti e bassi (anche bassissimi), leggere questo libro mi ha toccato parecchio, perché molto di ciò di cui parla l’autore lo sto conoscendo mio malgrado e vorrei dire a Lorenzo: scambiamoci i numeri di telefono, confrontiamoci sui nostri sintomi, ridiamo delle nostre paure e/o deprimiamoci insieme.

Prima di fondare il nostro privato club stile alcolisti anonimi vediamo un po’ di cosa ci parla stavolta uno dei miei autori napoletani preferiti.

Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone uscito per Einaudi Stile Libero l’11 febbraio, è un libro dove lo scrittore ha deciso di mettersi a nudo e mostrare una parte sconosciuta ai suoi lettori: la sua insana ipocondria. Chi è l’ipocondriaco? Una persona che vive nella paura perenne di ammalarsi, che scambia il minimo sintomo per una malattia che lo condurrà in breve termine alla morte, che si analizza per un nonnulla e che al tempo stesso è terrorizzato dagli esiti di quegli esami, che stazionerebbe ore intere nello studio di un medico pur di togliersi ogni minimo dubbio, che come soggiorno preferito ha le stanze di un ospedale e al tempo stesso è anche terrorizzato dai medici: insomma l’ipocondriaco è uno che campa ‘na chiavica. 

Per quanto Marone mantenga un tono ironico durante tutto il libro, ho pensato che non deve essere stato semplice mostrare la sua vulnerabilità e rivelare le sue paure più profonde. Quando ammettiamo di avere paura, cade quella maschera di persona forte che abbiamo deciso di indossare e viene fuori la fragilità che per quanto faccia parte dell’essere umani, preferiamo tenere nascosta ai più.

Come si combattono le paure? Parlandone, sdrammatizzando. Questo è il mantra dell’intero libro: ti parlo delle mie paure, ti svelo i miei segreti, proviamo a ridere insieme e facciamoci forza a vicenda se anche tu ti ritrovi in quello che dico.

Cercando di fissare il momento in cui tutto ha avuto inizio, l’autore ci racconta passo passo le sue paure, ci mostra cosa vuol dire vivere con l’ansia costante del «mi sta per succedere qualcosa di brutto». Parla, riflette, si analizza. Trascina nelle sue paranoie una povera moglie che ahimè, deve sopportarlo e degli amici probabilmente stanchi della sua continua litania, senza dimenticare i terapeuti che ci ascoltano per professione e anche un prete, perché tanto ormai vale tutto e quindi chi più ne ha, più ne metta.

Tra nuove tecniche di rilassamento, gruppi di sostegno su internet (state lontani da internet se non volete aggiungere sintomi ai vostri) e fiori di Bach (avranno mai funzionato su qualcuno?), Inventario di un cuore in allarme, Lorenzo Marone muove le sue riflessioni in campo scientifico e filosofico, passando per la religione e la psicologia, mettendo su un libricino che si legge con curiosità ed interesse.

PS: al sopraggiungere del mio nuovo delirio, piuttosto che assuefarmi di fiori di Bach (che ripeto, non funzionano), proverò a leggere qualche pagina. Alla fine una risata non ha mai ucciso nessuno (vero?).

  • Titolo: Inventario di un cuore in allarme
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Casa editrice: Einaudi Stile Libero
  • Data di pubblicazione: 11 Febbraio 2020

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Il 2019 attraverso i libri!

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Sostituto procuratore Imma Tataranni| Dai romanzi di Mariolina Venezia

Tv: Imma Tataranni, sostituto procuratore fuori dagli schemi

I libri sono da sempre ottimi spunti per la realizzazione di film e serie televisive e ormai non si contano più le storie che approdano sugli schermi tratte dalle pagine dei libri che leggiamo.

In principio fu Montalbano, il commissario nato dalla penna del maestro Andrea Camilleri, interpretato da Luca Zingaretti che da anni appassiona i telespettatori ottenendo numeri da capogiro. Negli ultimi tempi c’è stato un vero e proprio exploit e basta scorrere le guide dei palinsesti televisivi per capire di cosa sto parlando. Di sicuro vi sarete imbattuti in qualche puntata de L’Allieva con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale che prestano il volto ai personaggi creati da Alessia Gazzola, oppure avrete seguito Alessandro Gassman e compagni nelle indagini dei Bastardi di Pizzofalcone tratte dai libri di Maurizio de Giovanni (nei prossimi mesi approderà sempre sulla Rai la serie TV del commissario Ricciardi, il suo personaggio più celebre) e restando in tema gialli è toccato a Marco Giallini interpretare il vice commissario Rocco Schiavone creatura di Antonio Manzini. Doveroso ricordare la serie TV evento L’amica geniale, tratta dal primo libro della tetralogia di Elena Ferrante, la cui seconda stagione vedrà la luce il 10 febbraio 2020: appuntamento da mettere già da adesso in agenda.

Uno degli ultimi casi di questo binomio di successo libri-serie TV è quello del Sostituto Procuratore Imma Tataranni interpretato da Vanessa Scalera e tratto dai libri di Mariolina Venezia. La fiction in sei puntate è stata un successo di pubblico e critica e la notizia dell’ufficialità di una seconda stagione ha fatto gioire tantissimi telespettatori, me compresa.

Il mio incontro con questa donna perennemente in tacco dodici è avvenuto molto prima della messa in onda televisiva e ammetto che non mi aveva convinto del tutto. Mesi fa ho letto Rione Serra Venerdì, Einaudi, ed è stata quella l’occasione in cui ho conosciuto Imma Tataranni. Magistrato presso la procura di Matera, sposata con Pietro e madre di Valentina, brillante sul lavoro, ma temuta da tutti a causa del suo pessimo carattere. Si ritrova ad indagare sull’omicidio di Stella Pisicchio, sua ex compagna di scuola e soprattutto dovrà fare i conti con le trappole del passato, come recita il sottotitolo del libro.

Ebbene, il libro non mi aveva particolarmente colpito per una serie di cose. In primis perché non sono una fanatica dei gialli salve rarissime eccezioni (leggi Maurizio de Giovanni) e poi perché c’erano delle dinamiche tra personaggi che a me sfuggivano, visto che mi mancavano, è il caso di dirlo, le puntate precedenti. Quando è andata in onda la serie televisiva, l’ho vista principalmente per curiosità, senza mettere in conto che mi sarei potuta innamorare di tutto. Vanessa Scalera incarna alla perfezione Imma Tataranni, i personaggi che le ruotano intorno sono tutti incredibilmente bravi, Matera è di una bellezza che toglie il fiato: insomma, cosa posso chiedere di meglio?

Con premesse del genere ho letto con occhi diversi l’altro libro con la Tataranni protagonista, Via del riscatto, uscito sempre per Einaudi in concomitanza con al serie televisiva. In questa  nuova indagine il procuratore sente uno sparo mentre è in giro con la famiglia (e in verità vorrebbe essere altrove) per le stradine della Matera medievale e subito dopo il boato incrocia una donna in pelliccia che si dilegua in fretta. La notizia dell’effettivo delitto arriva alla dottoressa Tataranni il giorno dopo quando in procura e le comunicano dell’uccisione di un agente immobiliare Antonello Ribba. Toccherà ad Imma venir a capo della vicenda, passando per dimore mobiliari con fama sinistra, vicende patrimoniali complicate, rapporti familiari sempre intricati e segreti tenuti ostinatamente nascosti.

Questo secondo libro me lo sono goduto e mi ha portato a rivalutare un personaggio che ahimè avevo valutato erroneamente troppo in fretta. Dal mio canto non vedo l’ora di poter seguire le nuove indagini di Imma Tataranni in televisione o in libreria.

Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone| Maurizio de Giovanni

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Un matrimonio a febbraio. Che assurdità.

È febbraio e Napoli è avvolta da un vento gelido, quel tipo di vento forte e ghiacciato che costringe le persone a rintanarsi nei cappotti pesanti e a difendersi a suon di sciarpe e cappelli di lana. Anche a Napoli c’è vento, a dispetto di chi la vorrebbe sempre col sole.

Costanza Giaquinto alla veneranda età di ottantanove anni ama trascorrere le sue giornate affacciata a una delle finestre della abitazione del Seicento dove può ammirare l’orizzonte e perdersi nelle memorie che il mare le fa affiorare, solo così riesce a sentirsi meno sola. È dalla sua finestra che una mattina si accorge di un bellissimo abito da sposa che galleggia tra le onde, trascinato dalla corrente.

Nella grotta che si affaccia sulla spiaggetta viene rinvenuto il cadavere di una giovane donna. Segni particolari? Nuda. Un solo colpo dritto al petto costatole la vita.

È un caso per i Bastardi del commissariato di Pizzofalcone che indagine dopo indagine, successo dopo successo, si sono scrollati di dosso l’etichetta di reietti e possono finalmente lavorare senza avere addosso l’ansia di un’imminente chiusura della loro sede. La cattiva fama è difficile da cancellare e la squadra di Lojacono sa bene che basta un passo falso per cancellare tutti i progressi fatti, motivo per cui bisogna lavorare bene, senza sgarrare e senza forzare le regole.

Il caso di Francesca Valletta, la giovane ragazza rinvenuta sulla spiaggetta, si mostrerà in un modo e si rivelerà essere tutt’altro, perché Francesca, che il giorno in cui è stata ritrovata avrebbe dovuto sposarsi e per quanto lei fosse amata da tutti e descritta come una ragazza senza grilli per la testa, avrebbe contratto matrimonio con Giovanni Sorbo, figlio di Emilio Sorbo, capo-clan pregiudicato e con una serie di processi a suo carico per molteplici delitti.

Il particolare non è di poco conto, tanto che il caso suscita l’interesse del magistrato della Dia Diego Buffardi che concede ai Bastardi tre giorni di tempo per risolvere il caso: scaduti quelli, ciao ciao all’indagine. I Bastardi avranno poche ore per dimostrare che non tutto ciò che avviene sotto il cielo di Napoli è colpa della camorra. È un pregiudizio difficile da superare oltre che un’approssimazione superficiale. Esplode un colpo di pistola a Napoli? Sarà stata la camorra.

Una cosa prestata, una cosa regalata, una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa blu.  

Il tempo scorre e scorre in fretta, un’indagine che assorbirà tutti i componenti i quali non dimentichiamoci hanno una vita e tutto il carico di problemi che questa comporta. Giuseppe Lojacono ad esempio, vorrebbe veder concretizzato il suo rapporto segreto con Laura Piras, ma la dottoressa al solo sentir nominare la parola nozze cambia discorso.

Ottavia vorrebbe avere il coraggio di lasciare l’uomo che ha avuto al suo fianco per anni e che probabilmente non ha mai amato per vivere la sua storia con Palma alla luce del sole, ma ha un figlio a cui pensare e un figlio ha sempre la priorità nella vita di una mamma, anche se questo significa rinunciare alla felicità.

Stesso discorso per Alex e per l’amore con la sua Rosaria: l’abito bianco per le due è mera utopia.

Francesco Romano ha Giorgia al suo fianco, la piccola Giorgia che un giorno spera di adottare, un periodo perfetto, se non fosse che alla mente riaffiora sempre il ricordo di quella dottoressa.

Meno male che a risollevare il morale c’è sempre Marcolino Aragona con i suoi look in-commentabili che non si sa come finirà a vivere nella stessa casa di Giorgio Pisanelli. Un attacco di affezione nei confronti del suo superiore, mascherato dal fatto che la famiglia gli ha tagliato l’assegno mensile e l’albergo dove risiedeva lo ha gentilmente messo alla porta.

Ed infine Elsa Martini, l’ultimo pezzo che fatica ancora ad integrarsi nella squadra e in questa pazza città in cui forse non è capitata per puro caso…

Una cosa prestata, una cosa regalata, una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa blu.

Maurizio de Giovanni torna con Nozze, Einaudi, la nona indagine dei Bastardi di Pizzofalcone. Sono cresciuti, sono cambiati, sono maturati e le loro storie continuano a raccontarci cose che di loro ancora non sapevamo. Quelle ferite che li avevano segnati sembrano essere sparite, invece ci sono, solo che sono meno evidenti. Quelle ferite hanno fatto spazio ai nuovi problemi d’affrontare, alle varie situazioni in cui si ritrovano loro malgrado. Nove libri sono tanti, qualcuno potrebbe dire che l’autore non ha più niente da dire. Non Maurizio e non i Bastardi, capaci di appassionare ancora e a regalarci degni colpi di scena che ci fanno desiderare ardentemente una sola cosa: una nuova indagine al più presto, ne abbiamo bisogno.

  • Titolo: Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 3 Dicembre 2019

Confidenza| Domenico Starnone

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Facciamo che io ti racconto un mio segreto così orribile che nemmeno tra me e me ho mai provato a raccontarmelo, e tu però me ne devi confidare uno equivalente, qualcosa che se si sapesse ti distruggerebbe per sempre.

Quante sciocchezze facciamo per amore? Quante sono le decisioni che prendiamo a cuor leggero senza pensare alle conseguenze e prese solo per accontentare il partner? Quante cose ci sembrano degli innocenti giochi a cui acconsentiamo senza mettere in conto che quei giochi potrebbero semplicemente rovinarci la vita.

Pietro e Teresa avevano un rapporto di quelli che si muovevano tra alti e bassi, fatto di passione sfrenata e litigi eccessivi. Si conoscono da quando lui era il professore e lei l’allieva. Pietro era sempre stato uno di quegli uomini miti, intelligenti e della cui intelligenza brillava ed impressionava gli altri. Teresa invece era una donna vulcanica, sempre bisognosa di stare al centro dell’attenzione e che amava prevaricare i confini che Pietro le imponeva. Se c’era una discussione animata da Pietro, il suo obiettivo era quello di contraddirlo, mostrare che lei ne sapeva più di lui e in quel gioco perverso portato avanti, lei doveva uscirne sempre da vincente. Dopo l’ennesima discussione, in un momento di calma Teresa propone a Pietro di farle una confidenza. Non una cosa banale o un segretuccio di poco conto, ma qualcosa che fa fatica ad ammettere anche a sé stesso. Tu confidi una cosa a me ed io confiderò una cosa a te ed entrambi saremo i custodi delle nostre rispettive confidenze.

Pietro acconsente senza mettere in conto una delle massime dei nostri tempi: tutti si lasciano, è solo questione di quando, come direbbe Ester Viola. Pietro e Teresa poco dopo mettono fine a quell’impetuoso rapporto, decidendo di andare avanti nella loro vita, ognuno per conto proprio. Tempo dopo Pietro incontra Nadia, docente come lui, docile, amabile, timida, l’esatto contrario di Teresa. Decidono di sposarsi e poco prima del matrimonio si affaccia quella temibile confidenza detenuta da un’altra donna. E se Teresa ricompare nella mia vita e mette al corrente Nadia di quell’orribile segreto? Questo pensiero lacera Pietro e lo costringe con una scusa a contattare la sua ex che gli risponde con un laconico: hai paura?

Passano gli anni, Pietro diventa un discreto scrittore di un pamphlet sulla scuola che gli procura l’ammirazione di una bella cerchia di intellettuali, primo fra tutti del suo editore che decide di puntare su di lui e sul suo talento. Inizia a girare l’Italia, a fare incontri, a conoscere persone, ad essere protagonista di dibattiti, qualcosa che non aveva mai messo in conto, da umile professore di liceo, ma se lo merita, come gli dicono tutti. Ha una moglie che lo sostiene, un editore che crede in lui, delle persone che lo ammirano, dovrebbe essere l’uomo più felice del mondo, se non fosse per quella perenne ansia legata a quella confidenza di tantissimi anni prima. Decide di giocare in difesa, riallacciando il rapporto con Teresa che nel frattempo non è rimasta a guardare, ma è arrivata al MIT di Boston. Attraverso la loro fitta corrispondenza, Pietro si illude di poterla controllare e di controllare così il suo segreto.

La ragione è che vuoi sapere se sono e se sarò sempre la custode delle tue confidenze.

Nadia è la donna che Pietro ha sposato, la madre dei suoi tre figli, ma è Teresa colei che conosce Pietro nella sua vera essenza e che non perde occasione lettera dopo lettera di smascherare le sue ipocrisie. A legarli non è il bene che si sono voluti, ma la paura ed l’unico motivo per cui lui non vuole che lei esca dalla sua vita.

Confidenza di Domenico Starnone, Einaudi, è parte di un progetto più ampio e che si va a legare ai suoi precedenti lavori: Lacci e Scherzetto. Insieme vanno a formare quella che è stata ribattezzata una trilogia sentimentale. I libri esplorano i temi delle relazioni e delle fragilità umane che mostriamo e che celiamo. Ci sono degli elementi presenti in Confidenza che richiamano quelli presenti in Lacci (tradimento ed indifferenza), ed elementi presenti in Scherzetto (la smania verso il successo e l’idea di non essere all’altezza del ruolo che si sta ricoprendo). 

Domenico Starnone continua ad indagare sull’animo umano mettendolo a nudo e mostrando nuove sfaccettature: fragilità, paure, egoismi, ambizioni. Come sempre riesce ad incollare il lettore alle pagine, costringendoci a fare i conti con la storia che racconta. Non si può rimanere inermi di fronte a tutta questa perfezione e se ci siete riusciti ditemi come avete fatto, perché io sono giorni che mi crogiolo in questa storia e non riesco a venirne fuori.

  • Titolo: Confidenza
  • Autore: Domenico Starnone
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Novembre 2019

 

In tempo di guerra| Concita De Gregorio

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Invece Concita è la rubrica curata da Concita De Gregorio sul quotidiano “La Repubblica”. Ogni giorno la De Gregorio dà spazio alle storie di persone che vogliono semplicemente essere ascoltate. Un giorno in redazione le viene recapitata la lettera di Marco, un ragazzo che non le chiede una fugace risposta nelle colonne del giornale, ma il tempo, una settimana notte escluse, per raccontarle cosa significa essere un trentenne oggi.

Sembra quasi una sfida quella di Marco, una sfida a cui la giornalista non si sottrae. Una settimana, notti escluse, è quello che chiede e una settimana, notti escluse è quello che avrà, a patto che alla sua storia e alle sue domande non gli fornirà delle risposte, ma altrettante domande e pezzi di articoli di giornale che ha conservato nel corso degli anni e che potrebbero ritornare utili durante le loro riflessioni.

Dalle lettere di Marco contenute in sei diari e quattro scatole, emerge quella che è la generazione più sottovalutata in assoluto: i trentenni. I trentenni di oggi sono per la maggior parte dei giovani (non più giovanissimi), spaventati, disorientati, senza mete delineate e senza obiettivi facilmente raggiungibili. Attenzione, per obiettivi facilmente raggiungibili si intendono quegli obiettivi che le generazioni passate raggiungevano senza fatica, come ad esempio un posto di lavoro, un compagno, un figlio. Ieri erano certezze, oggi dei miraggi.

Le generazioni che ci hanno precedute sono state abilissime a prendersi tutto quello che potevano prendersi, risucchiando le risorse e lasciandoci con poco o niente. Ci è rimasta una politica incapace di essere tale. Una politica la cui classe dirigente incolpa di tutto il governo precedente, una politica in cui ci vogliono far credere che destra e sinistra siano la stessa cosa (e chi dice questo possiamo star certi che è di destra). Il risultato? Non si vota o non si sa per chi votare. Mi definisco una persona di sinistra, ma a sinistra non ci sono partiti che posso definire tali, leader capaci di farmi innamorare della politica, leader che mi facciano appassionare a delle cause. Ogni volta che vengo chiamata a votare, voto per il meno peggio, ma mi sarei stancata di votare il meno peggio, io vorrei votare il meglio.

Tornando a Marco e alle sue lettere, lui racconta di come i suoi familiari alla sua età erano già qualcuno. Un nonno comunista e un nonno professore. Una nonna votata alla chiesa cattolica, l’altra alla scienza. Perfino i suoi genitori prima di ritirarsi in una vita nei boschi e a indottrinare il prossimo con la religione dei Testimoni di Geova, avevano sposato la causa delle milizie negli anni di piombo. Tutti avevano la loro identità, tutti, tranne lui. È difficile avere un’identità quando non sai la vita dove ti porterà. Dove stiamo andando? Dove vogliamo andare? Da nessuna parte, siamo fermi. Il tempo scorre, il mondo cambia, ma noi siamo qui ancora a capire cosa il futuro ha in serbo per noi. Futuro è una parola che spaventa, per il semplice fatto che non abbiamo i pilastri su cui poterlo edificare.

Leggere In tempo di guerra (Einaudi) di Concita De Gregorio mi ha fatto male, perché la generazione di Marco è la mia, visto che sto vivendo l’ultimo anno dei venti e dal prossimo entrerò ufficialmente nel club dei trentenni. La rabbia di Marco è anche la mia; la frustrazione di Marco è anche la mia; l’insoddisfazione di Marco è anche la mia. Stiamo vivendo una guerra che non ha bombe e che non ha nemici ben precisi: stiamo vivendo una guerra senza neanche rendercene conto.

Nel gioco del mondo, si perde solo quando si rinuncia a giocare.

Ci spaventa e ci fa paura questo pazzo mondo, ma a giocare non ci rinuncio.

  • Titolo: In tempo di guerra
  • Autrice: Concita De Gregorio
  • Casa editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 12 novembre 2019