Leone

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  • Titolo: Leone
  • Autore: Paola Mastrocola
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 16 Ottobre 2018

Lo nota un pomeriggio in cui si concede un giro di shopping, lei che il tempo non lo trova mi e che soprattutto ha le spese razionate al centesimo. Katia lo vede al di là della vetrina del negozio di abbigliamento suo figlio Leone, con le mani incrociate e gli occhi socchiusi. Non capisce cosa stia facendo in quella posizione il suo bambino di appena sei anni, lo apprende appena gli si avvicina e lo sente parlare.

Suo figlio Leone prega. Da quando? Chi glielo ha insegnato? Perché lo fa?

Quella visione la sconvolge, lei che non è credente e che non frequenta la chiesa e che non ha mai insegnato a suo figlio alcuna preghiera.

Essere una madre separata comporta anche il doversela vedere da sola in qualsiasi situazione. Vorrebbe inondarlo di domande, capire da quando quella storia va avanti e soprattutto perché all’improvviso qualsiasi cosa stia facendo Leone la interrompe per mettersi a pregare, ma il coraggio per un interrogatorio del genere non lo trova. Il lavoro da cassiera in un supermarket, la gestione della casa, l’accudimento di Leone esauriscono tutte le sue forze. Quando prova a confidarsi con qualche amica dai loro sguardi capisce che la prendono per matta. I problemi con i bambini, quelli seri, sono altri. Poteva essere un bimbo che si ingozzava di merendine, che faceva il bullo a scuola, ecco, quelle erano situazioni di cui si sarebbe dovuta allarmare, non perché pregava.

A pregare a Leone glielo ha insegnato la nonna, la mamma di Katia. I pomeriggi che passava a casa sua erano i più belli, non come quelli a casa dell’altra nonna, la mamma di quel papà che vedeva due venerdì al mese e che trascorreva a mangiare un cheeseburger. La mamma di Katia era diversa e al suo unico nipotino aveva insegnato a pregare. Da quando non c’era più, la preghiera gli aveva restituito quel contatto con la nonna. Si affidava a quell’amico speciale di nome Gesù e lo pregava affinché le cose andassero meglio e qualcosa di bello ogni tanto realmente accadeva.

Paola Mastrocola ha scritto un libro dove pone l’accento sull’importanza delle preghiera indipendentemente dall’esser credenti o laici. È attraverso la preghiera che si stabilisce il rapporto con il proprio Dio, un gesto che accomuna tutte le fedi. Recito una preghiera e mi affido a quel qualcosa che è più grande di me e da cui il mio destino dipende. La necessità di non sentirsi soli, di non sentirsi abbandonati, ma di avere la consapevolezza che accanto a noi ci sia qualcuno che ci protegga. Sembra quasi una favola moderna Leone, con un supereroe fuori da ogni schema classico.

Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone

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  • Titolo: Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 27 Novembre 2018

Quando poche settimane fa è andato in onda il finale de I bastardi di Pizzofalcone, la domanda che mi sono subito posta è stata: ha senso leggere Vuoto?

Le storie trasmesse in TV a un certo punto si sono slegate da quelle dei libri. Esigenze televisive o altre motivazioni che sinceramente poco mi interessano, fatto sta che per noi puristi dei libri, quelli che i Bastardi li hanno conosciuti attraverso le pagine scritte, quel finale ha fatto storcere il naso (qui leggi incazzare). Ho deciso quindi di considerare i due prodotti distinti e separati dove a coincidere è solo la fonte primaria: Maurizio de Giovanni.

Mettiamo da parte tutto e concentriamoci sul nuovo libro appena uscito per Einaudi Stile Libero: Vuoto. I Bastardi ormai li conoscete, gli scarti degli altri commissariati riuniti tutti a Pizzofalcone per ripulirsi dagli errori commessi ora sono una squadra operativa a tutti gli effetti che racimola successi indagine dopo indagine. Il pericolo di chiudere sembra esser stato scongiurato del tutto, ma meglio evitare colpi di testa, rigare dritto, seguire le regole e lavorare sodo.

Con Pisanelli in un letto di ospedale e in via di guarigione la squadra resta con un elemento importante in meno, ragion per cui serve un rimpiazzo temporaneo, giusto il tempo per permettere al Presidente di rimettersi del tutto. Direttamente dal nord arriva il vicecommissario Elsa Martini, capelli rossi, fascino che cattura uomini e donne senza distinzioni, una macchia indelebile sul curriculum, perché anche se sei un sostituto momentaneo il marchio di bastardo lo devi tenere lo stesso.

La squadra è al lavoro sul caso di una donna sparita nel nulla da troppi pochi giorni per far preoccupare qualcuno. Chi avrebbe dovuto denunciare la scomparsa, il marito, non l’ha fatto, mentre la collega ed amica accorsa in commissariato per formalizzare la sparizione non ha da fornire elementi tali da far precipitare i Bastardi ad aprire un’indagine. Potrebbe trattarsi di una sparizione volontaria, potrebbe trattarsi di una fuga temporanea o potrebbe essere qualcosa di più serio. Il periodo di calma piatta permette di fare qualche domanda giusto per scrupolo, ma piano piano quella che sembrava la vita monotona di un’insegnante di lettere diventa una storia intricata fatta di beneficenze non a scopi caritatevoli, aziende di successo apparente e in realtà fallimentari, ragazzi difficili da togliere dalle strade pericolose e bambini innocenti trattati come pedine in loschi affari.

Il problema del vuoto, sapete, è nelle cose che ci sono dentro. Sì, perché il vuoto non è mai completamente vuoto, altrimenti non ci sarebbe niente da guardare da lontano, altrimenti sarebbe solo deserto e perciò tranquillo, altrimenti non ci sarebbe dolore, nel vuoto. E invece il dolore c’è, eccome se c’è. Il dolore del vuoto è il peggiore, e quello del silenzio. 

Il dolore del vuoto… è piena di dolori questa storia. C’è il dolore di una donna dalla vita in apparenza perfetta e che vede crollare il mondo che si è costruita quando si accorge dell’orrore che crea la persona che credeva di amare. C’è il dolore dei Bastardi derivante dagli errori commessi in passato che come fantasmi sono sempre lì a tormentarli, a giudicarli e a non dargli mai tregua a cui si aggiungono altri dolori: figli ingrati verso i padri, figli che sono l’unica ragione che tengono in piedi un matrimonio senza amore; figli che vorrebbero altri padri e figli che vorrebbero di nuovo l’amore e il rispetto paterno. C’è il dolore delle strade di Napoli e dei loro abitanti spesso costretti a vivere nella miseria assoluta. C’è il dolore di un’altra donna che ha dovuto compiere un gesto estremo e che quel gesto è diventato la sua croce.

A parere strettamente personale dico che Vuoto è finora il miglior romanzo della serie de I Bastardi di Pizzofalcone (e se lo avevo già detto in passato di qualcuno capirete che la classifica è appena cambiata). Quando Maurizio de Giovanni sbaglierà un romanzo avvisatemi, rispondo pure sul fisso.

[PS: a sto giro Peppuccio manco un panino è andato a mangiare da quella povera anima di Letizia e noi #TeamCuoca ci siamo rimaste veramente male che nel prossimo romanzo vogliamo Donna Letizia un capitolo sì e l’altro pure].

Gli squali

gli squali

  • Titolo: Gli squali
  • Autore: Giacomo Mazzariol
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 6 Novembre 2018

Mi sono sempre chiesta perché l’esame di maturità è tanto temuto dagli studenti. Se pensiamo che una volta iniziato il periodo universitario di esami ce ne saranno parecchi e nel giro di poco tempo, l’esame di maturità in confronto a quelli è una passeggiata. A spaventare credo che sia il dopo. Una volta finiti gli scritti, una volta dati gli orali e buttati per aria tutti i libri del liceo si apre la fase: e ora? Dopo la maturità in genere si prende la decisione che cambia la vita o almeno la direziona. Da un lato ci sono quelli che fin da bambini sanno cosa faranno da grandi (beati loro) e dall’altro quelli che cambiano idea ogni tre per due, perché vorrebbero fare tutto o non si sentono all’altezza di niente.

Max è all’ultimo anno di liceo che frequenta nel suo piccolo paesino di provincia. Gli amici di sempre con cui studiare, divertirsi, fare cazzate e con cui organizzare il viaggio post maturità, perché dopo ognuno penderà la propria strada. Una passione per l’informatica che l’ha portato a sviluppare una app dedicata proprio agli studenti che li aiuta a scegliere l’università: se hanno dei dubbi meglio affidarsi a sistemi certi basati su algoritmi. Questa app viene notata dal proprietario dell’ePark, un luogo dove si sviluppano app e che gli chiede prima un incontro e poi gli offre pure un lavoro.

Max è consapevole che rifiutare un lavoro del genere è da pazzi, ma accettarlo comporterebbe alcune rinunce: l’università, gli amici, il viaggio… Al lavoro dei propri sogni non si può sbattere la porta in faccia e in men che non si dica si ritrova a vivere in questo luogo che considera il paradiso in terra e con team a sua completa disposizione.

Quando sei un ragazzo di provincia, abituato al paesino e a quelle quattro facce che vedi sempre, quella realtà ti sta bene fino a quando non te ne mostrano altre. Basta uscire, vedere altre situazioni, altre compagnie, per capire che quella vita che fino a poco tempo prima ti stava bene ora ti sta stretta e che gli amici che credevi indispensabili non sono alla tua altezza. Max vorrebbe che tutto restasse come prima e che tutto cambi velocemente; vorrebbe ogni cosa perché non riesce ad essere mai sazio delle occasioni che gli si presentano.

Giacomo Mazzariol torna con un romanzo in cui i protagonisti sono i millennial, i ragazzi nati all’inizio di questo millennio. Dà voce alle loro paure, alle loro ansie, alle loro speranze, ai loro sogni. Mostra che qualsiasi strada presa porta inevitabilmente a rinunciare a un’altra. Giovani che hanno opportunità a portata di mano, ma che non sanno come sfruttarle del tutto. Vivono di like, di condivisioni, hanno tutto a portata di click, ma se questo da un lato può aiutarli, dall’altro li fa sentire svantaggiati, perché se a tutti è accessibile tutto sta a te la palla decisiva, sta a te capire come sfruttare al meglio la situazione per emergere e differenziarsi dalla massa. È tutta una questione di capire da che parte stare. Dipende dalla corrente in cui si decide di immergersi che fa di te uno squalo o una sardina. Non c’è tempo per fermarsi o si rischia di annegare.

Presentazione del libro Gli squali al Teatro Salvo d’Acquisto di Napoli.

Gli spaiati

gli spaiati

  • Titolo: Gli spaiati
  • Autrice: Ester Viola
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 13 Novembre 2018

Quando aspetti tanto una cosa e questa poi arriva e si esaurisce in fretta: altra grande metafora dell’amore direbbe Ester Viola. Spiegare chi è Ester Viola può sembrare superfluo, ma magari c’è ancora chi non la conosce e c’è un girone dell’inferno appositamente per voi. Avvocato e scrittrice, ha una community di persone (inclusa ovviamente la sottoscritta) che dipendono da ogni suoi tweet, che interpretano la sua posta del cuore come se fosse un oracolo e che delle frasi che lancia ne fanno veri e propri insegnamenti di vita da mettere in pratica (e cercate di leggere l’ironia che traspare da queste righe, non siamo una setta di esaltati e fanatici, ve lo assicuro).

Il libro che stavamo aspettando, Gli Spaiati, è il degno erede de L’amore è eterno finché non risponde, che ci ha fatto eleggere Olivia Marni ad eroina dei giorni nostri. Per chi se lo fosse perso (indegni) farò un breve riassunto della puntata precedente. Olivia Marni è un avvocato divorzista che bilancia la sua vita tra cause di matrimoni falliti degli altri e sciagure sentimentali sue. Ex da dimenticare, qualcuno, amiche fidate, una, Viola. L’avevamo lasciata con una precaria vita amorosa ma con un appartamento a via dei Mille vista golfo e la ritroviamo felicemente fidanzata con Luca e trasferita a Milano, perché nella vita mica puoi avere tutto e tutto insieme?

A proposito di Luca, occorre aggiungere che era il suo capo nello studio di Napoli e che è stato l’ex fidanzato di Viola e dopo di lei c’era stato il matrimonio e due figli con Carla. Il codice etico nelle amicizie tra donne prevede che il mio ex non potrà mai essere il tuo nuovo fidanzato, pena la fine della nostra amicizia. È un tacito accordo che non ha bisogno neanche di essere messo per iscritto perché tutte sanno che l’ex della tua amica è off limits. Gli accordi sono fatti per essere infranti, direbbe qualcuno; l’amore non conosce regole, direbbe qualcun altro; se ora ti sei presa l’ex della tua amica non ti stupire che questa ti ha tagliato fuori dalla sua vita, dico io.

Eccola adesso Olivia a dividersi tra il lavoro nel nuovo studio e la vita di coppia nella sua nuova casa con Luca (che sarà pure bella ma è pur sempre a Milano). Dovrebbe essere felice, ma le persone come Olivia sono quelle che cercano la felicità a tutti i costi e quando arriva non la vivono ma pensano a quando la perderanno e tornerà tutto come prima. Non sono fatti per il vivi il momento, sono impegnati a raccogliere i cocci di un vaso che ancora non si è rotto. Vogliono un amore come ce l’hanno tutti, ma una volta che lo trovano e ci sono dentro rimpiangono il momento beato in cui stavano soli. Sono gli spaiati, quelli allergici ai rapporti, che non sanno come si sta nelle relazioni perché non sanno neanche da dove si comincia in una coppia.

Alla consapevolezza di essere una spaiata aggiungete la paura che tutto possa finire da un momento all’altro, il terrore che un giorno Luca rinsavisca e dica in verità ho sempre amato Viola, l’ansia di non essere all’altezza nel nuovo studio legale, la voglia di piacere a una nuova collega per farsela amica, l’insistenza di un giornalista carino che ancora non ha fatto capire dove vuole andare a parare e vi verrà voglia di prendere Olivia e dirle: ma perché non mandi tutto per aria e ti apri un chioschetto a Mergellina di pizzelle e panzarotti che il fritto farà pure male ma vuoi mettere quanto è buono?

Probabilmente diventare adulti è anche questo, bilanciare l’ansia e le paure, conviverci, farle tue e andare avanti nonostante questi, nonostante tutto. Ester Viola ci parla di sentimenti e relazioni senza mai indorare la pillola, senza mai uscirsene con quelle frasi mielose che ci fanno stare peggio, altro che bene. In questo libro ci svela un altro lato delle relazioni, ci mette al corrente delle paure che tutti hanno e come spesso capita con ciò che scrive Ester Viola, ci sentiamo più comprese e meno sole. Tutti si lasciano è solo questione di quando, diceva nel precedente; ecco prima di arrivare al quando, impegniamoci per essere il meno spaiati possibile.

PS: Napoli c’è meno, ma c’è, perché questa città riesce ad esser presente anche quando è assente.

Le ricette della signora Tokue

le ricette della signora tokue

  • Titolo: Le ricette della signora Tokue
  • Autore: Durian Sukegawa
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 6 Febbraio

Sentaro ha un piccolo negozio di dolciumi le cui specialità sono i dorayaki, dolcetti tipici giapponesi formati da pan di spagna e al cui interno c’è una salsa ricavata da fagioli azuki. Quelli erano i dolcetti che preparava il precedente proprietario e quando Sentaro ha preso le redini del negozio ha portato avanti la tradizione.

Ad essere onesti il suo sogno non era quello di essere pasticciere, si era ritrovato ad esserlo suo malgrado dopo aver dovuto rimediare ai suoi errori passati e ciò che lo legava a quel negozio era semplicemente un debito che doveva ripagare e una volta estinto avrebbe potuto dedicarsi alla sua carriera di scrittore.

Quando un giorno una vecchietta si propose come aiutante Sentaro rimase senza parole. Non era adatta per quel lavoro, ma non se la sentiva di offenderla con un no secco. Ripresentatasi qualche giorno più tardi e tornando alla carica per il posto chiese a Sentaro di assaggiare la sua salsa di fagioli prima di prendere la decisione finale. Rimasto solo e assaggiata la salsa Sentaro pensò che quella era la salsa di fagioli più buona che avesse mai provato, nulla a che vedere con quel composto già pronto che metteva nei suoi dorayaki. Gli balzò di prendere in considerazione la possibilità di tenere la signora in negozio con lui, imparare i segreti della sua salsa e poterla quindi replicare, ma ciò che più lo turbava erano le mani della signora Tokue, del tutto deformate e che non offrivano un bello spettacolo per chi le notava. Cosa avrebbero pensato i clienti? E se la vista di quelle mani li infastidiva a tal punto da non mettere più piede nel suo negozio? Fino a quando non ripagava il debito Sentaro non poteva azzardare così tanto. Decise di tenerla solo per la preparazione della salsa, facendola stare solo in cucina nessuno l’avrebbe notata.

Quando la signora Tokue preparò per la prima volta la salsa per Sentaro fu uno spettacolo puro. La cura che metteva, la passione e l’attenzione che prestava lui non li aveva mai riposti. Per Sentaro era un lavoro di routine fatto perché a fine mese aveva delle scadenze, per la signora Tokue era tutt’altro e il tocco che mise non passò inosservato tanto che i clienti aumentarono a vista d’occhio.

Tutte le cose belle però finiscono e quando la padrona del negozio venne a conoscenza della nuova presenza, intimò a Sentaro di licenziarla. Quelle mani erano segno di qualcosa di più grave che poteva essere ancora contagioso, come poteva non capire la gravità di quella situazione? Era certo che non poteva ancora fare a meno di lei, della sua salsa e della sua presenza a cui ormai si era abituato.

Malinconico e struggente Le ricette della signora Tokue è un libro all’apparenza semplice ma che sotto sotto nasconde molteplici insegnamenti. Parla dei dolori che la vita spesso ci riserva e sulla forza necessaria per poterli superare. La vita ci mette costantemente in ginocchio ma quello che conta è la forza di rialzarsi, riprovarci, rischiare e reagire e soprattutto dell’importanza di trovare una ragione che ci faccia andare avanti.

Sconti Stile Libero: cosa prendere?

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L’estate è un brulicare di liste di libri da leggere e se ancora non avete deciso cosa mettere in valigia vi dico solo che Einaudi ha fatto partire una promozione che prevede il 25% di sconto sull’acquisto di due Stile Libero fino al 5 agosto. Chi mi segue lo sa che impazzisco per la Einaudi e in particolare sono in fissa per Stile Libero (Coralli e Supercoralli comprendono e mi perdonano) tanto che i libri con la costa gialla occupano gran parte della mia libreria. Se volete qualche consiglio (e se vi fidate) vi guido in questo mare magnum di libri e vi dò qualche dritta. Iniziamo? Via con le coppie.

FRANCESCO ABATE

Mia madre ed altre catastrofi- Torpedone Trapiantati

Migliore accoppiata di questa non c’è. Due libri leggeri, divertenti, emozionanti, adatti per il periodo in cui uno vuole leggere ma anche rilassarsi. Due libri con le vicende di Checco, la Mamma, signora Corrias e altri personaggi. Dialoghi serrati e battute fulminanti nel primo che non mancheranno neanche nel secondo.

NICCOLO’ AMMANITI

Come Dio comanda- Ti prendo e ti porto via

Partendo da una premessa necessaria e cioè che in una libreria che si rispetti non può mancare almeno un titolo di Ammaniti, siccome sono brava io ve ne consiglio ben due. Questi sono i libri che mi hanno fatto scoprire questo scrittore geniale, tra i migliori contemporanei senza alcun dubbio. Storie dure, personaggi cinici ed egoisti e linguaggio crudo che non risparmia nessuno.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Il purgatorio dell’Angelo- Souvenir

Da buona deGiovanners non potevo non inserire nella lista due libri del Maestro del giallo odierno e nello specifico le ultime indagini delle sue creature a cui i lettori sono più affezionati: Ricciardi e Lojacono. Il commissario dagli occhi verdi e il ciuffo ribelle svolge la sua indagine nella meravigliosa Posillipo, mentre Lojacono e compagni saranno in trasferta nell’incantevole Sorrento.

MARCO MARSULLO

Due come loro- I miei genitori non hanno figli

Di Marco Marsullo io vi direi di leggere tutti i suoi libri (ça va sans dire) e niente vi impedirà di recuperare anche Cascione e i vecchietti ma in questa lista ve ne indico solo due e ho scelto il suo ultimo libro uscito un paio di mesi fa e il suo precedente che è quello a cui sono più affezionata (oltre a ritenerlo ad oggi il suo miglior romanzo). Una black comedy irriverente e innovativa Due come loro e un romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli. Il primo con un protagonista, Shep, che si divide tra Dio, il Diavolo, un passato doloroso con cui fare i conti e vecchi e nuovi amori, mentre il secondo un ragazzino alle prese con la scelta universitaria e due genitori separati persi tra nuove esperienze amorose e passioni canine.

EMANUELA CANEPA- MICHELA MARZANO

L’animale femmina- L’amore che mi resta

Le storie di due donne raccontate da penne eccezionali: l’esordiente Emanuela Canepa (premio Calvino) e la scrittrice e giornalista Michela Marzano. Ne L’animale femmina la vita di una ragazza di provincia sembra in un punto di stallo fino a quando la conoscenza di un avvocato e un nuovo lavoro la porteranno a superare i limiti che si era imposta. Ne L’amore che mi resta una madre alle prese con il suicidio della giovanissima figlia Giada, una figlia tanto desiderata che non arrivava e che è stata scelta tra tanti. Arriverà alla consapevolezza che la sua Giada era un enorme mistero e che celava segreti e dolori di cui non aveva mai reso partecipe la madre.

EMMA CLINE- CONCITA DE GREGORIO

Le ragazze- Cosa pensano le ragazze

Ad unire questi due libri sono solo Le ragazze nel titolo. Emma Cline ha scritto uno dei casi editoriali mondiali dello scorso anno, una storia di eccessi fatti di droghe, alcool, sesso e inibizioni perdute mentre Concita De Gregorio nel suo libro ha raccontato le storie raccolte nel corso di due anni facendo venir fuori un ritratto contemporaneo di donne di varie generazioni.

MONA ELTAHAWY- ANNA MIGOTTO & STEFANIA MIRETTI

Perché ci odiano- Non aspettami vivo

Mettendo da parte per un attimo i romanzi ecco due letture a mio avviso imperdibili. In Perché ci odiano la giornalista Mona Eltahawy racconta la condizione della donna nel mondo islamico attraverso un viaggio nei paesi africani partendo dalla sua esperienza. In Non aspettarmi vivo le giornaliste Migotto e Miretti analizzano il fenomeno dei foreign fighters, ragazzi che all’improvviso decidono di sposare la causa dell’ISIS andando a combattere per loro nella speranza che il regno da loro propugnato possa realizzarsi quanto prima.

GIACOMO MAZZARIOL- ALESSANDRA SARCHI

Mio fratello rincorre i dinosauri- La notte ha la mia voce

Nel primo un ragazzino racconta come la sindrome di down sia entrata nella sua famiglia nel momento in cui il suo fratellino Giovanni ne è nato affetto. Nel secondo il racconto di una vita stravolta da un incidente dove la protagonista perde l’uso delle gambe. In entrambi i libri (storie personali degli autori) c’è un racconto senza filtri e senza fronzoli dove non si ricorre al facile pietismo.

PS: Einaudi non mi ha pagato per fare questo post e Einaudi non mi pagherà se sceglierete di acquistare qualche libro di questa lista.

Ho letto cose…

Dopo un breve periodo in cui ho letto poco (poco per i miei standard intendo), il mese di giugno è stato un mese ricco di letture. Di solito mi sono imbattuta in post in cui si parlava del blocco del lettore dove chiedevano consigli sul come affrontarlo e superarlo. Ebbene io invece sono stata presa da una frenesia assurda: volevo leggere, volevo più tempo per leggere e volevo più libri da leggere. Curiosi di sapere cosa ho letto? Presto detto.

Il mese l’ho aperto con il libro di Pino Imperatore, Aglio olio e assassino, Dea Libri (la recensione completa la trovate sul blog), un giallo napoletano con un ispettore tornato nella sua Napoli che dovrà occuparsi di un assassinio particolare e troverà in una coppia di cuochi, padre e figlio, due validi aiuti. Come sempre nei libri di Imperatore c’è di tutto: ci si emoziona, si ride e ci scappa pure qualche bella riflessione. Finito questo mi sono dedicata esclusivamente a Un romanzo russo, Adelphi (dico esclusivamente perché è mia abitudine leggere più libri in contemporanea). Ero da tempo impaziente di cimentarmi con un libro di Carrère, autore che rimandavo da un po’. Risultato? Proseguirò senz’altro la sua conoscenza (anche in questo caso, recensione sul blog).

Dopo una lettura del genere avevo bisogno di qualcosa di più leggero ed ecco Fa troppo freddo per morire, Einaudi di Christian Frascella ed eccoci arrivati alla prima chicca che consiglio caldamente. Contrera è un ex poliziotto che abusando del suo potere è riuscito a farsi cacciare dalla polizia e si è reinventato come ispettore privato. Divorziato, una figlia che a malapena conosce, vive a casa con la sorella e ha lo studio in una lavanderia a gettoni; insomma solo questo dovrebbe farvi precipitare in libreria a prenderlo.

Finito il giallo torinese ho letto un gradito ritorno, quello di Francesco Abate e della sua mamma e dell’immancabile signora Corrias. In Torpedone trapiantati, Einaudi un gruppo di trapiantati va in gita e non mancherà niente. Abate si conferma uno scrittore capace di farti piangere dalle lacrime e dall’emozione. Proprio questo libro mi ha portato al suo precedente Chiedo scusa, Einaudi dove lo scrittore racconta attraverso il personaggio di Valter il suo calvario in attesa del trapianto e tutte le conseguenze dell’operazione. Vita e morte procedono paralleli in questo libro, una lettura che provoca mille emozioni (il pianto in primis) e tanta riconoscenza verso la vita, perché se ogni tanto pensassimo realmente a chi sta peggio e chi veramente combatte con  le unghie e con i denti contro la morte forse smetteremmo di lamentarci delle cazzate (la parolaccia è necessaria).

Tra le più belle scoperte fatte quest’anno c’è sicuramente Rosella Postorino. Da dire che io che sono affezionata ad Einaudi e in particolare a Stile Libero, la conoscevo già visto che la sua fama di editor la precede. Chissà perché non mi ero mai presa la briga di conoscerla come scrittrice, cosa che è avvenuta quest’anno grazie a quel capolavoro che risponde al nome de Le assaggiatrici, Feltrinelli. Ho poi recuperato Il corpo docile, Einaudi (stupendo anche questo) e da poco La stanza di sopra, Feltrinelli (L’estate che perdemmo Dio, Einaudi è arrivato da un paio di giorni). Storie che ti rapiscono dalla prima all’ultima riga (e che come gli altri libri di cui vi sto parlando avranno un post tutto loro per poterne parlare più approfonditamente).

Quando leggo un libro che mi piace molto tendo a recuperare quanto è stato già scritto dal suo autore, come nel caso di Peppe Fiore che dopo il suo Dimenticare, Einaudi (tra le più belle letture dello scorso anno) mi ha portata a Nessuno è indispensabile, Einaudi. Il bello è che questo libro ha atteso molto prima che lo iniziassi e una volta lette le prime pagine l’ho terminato in un paio di giorni. In un’azienda iniziano a suicidarsi uno dopo l’altro una serie di dipendenti nella quasi indifferenza dei colleghi e… (e vabbè leggete il libro che è meglio).

Anatomia di uno scandalo, Einaudi di Sarah Vaughan è stato presentato dal suo editore come come il thriller dell’estate. Un politico accusato di stupro da una sua ex amante, una moglie che crede al marito e l’avvocato d’accusa deciso a non lasciarlo impunito. Libro di forte attualità che però pecca per il ritmo, a mio parere troppo lento. Un altro libro che mi aspettava da un bel po’ era Dieci donne, Feltrinelli di Marcela Serrano, nove donne in terapia che raccontano la loro vita e i loro dolori. Non è il primo libro della scrittrice cilena che leggo e gli altri dopo i primi capitoli esaltanti tendevano a dilungarsi troppo e farmi perdere l’interesse cosa che con questo non è capitato, anzi, l’ho letto tutto d’un fiato.

Ultimo libro è stato Voi sapete. L’indifferenza uccide, La nave di Teseo di Giuseppe Civati, neanche un centinaio di pagine per un libro a cui non bisogna aggiungere niente, va semplicemente letto.

 

Il purgatorio dell’Angelo

il purgatorio dell'angelo

  • Titolo: Il purgatorio dell’Angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi.
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Ho appena letto l’ultima riga. Metabolizzo il finale e appena chiudo il libro penso che il prossimo sarà l’ultimo e rifletto sul fatto che fra un anno non sarò pronta a lasciare il commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

L’ho conosciuto cinque anni fa per caso, io non amante dei gialli che però decisi di dare una possibilità a questo commissario di cui tutti parlavano. È bastato un libro a far scattare l’amore, un libro a farmi precipitare a comprare gli altri per mettermi subito in pari. Oggi, dopo cinque anni e dopo undici libri spero ancora che il prossimo non sia l’ultimo e che magari il suo creatore Maurizio de Giovanni lo farà ritornare quanto prima possibile.

È tempo di confessioni e non solo per il commissario Ricciardi. Padre Angelo è stato ucciso con un colpo alla testa in un posto di Napoli che può essere considerato un paradiso terrestre: Posillipo. Padre Angelo, un gesuita settantenne, amato e stimato da tutti per la sua bontà d’animo, per il suo amore verso il prossimo, per il suo mettersi sempre a disposizione di chi soffre e cercare di alleviare le pene di chi andava da lui per confessarsi. Era un confessore, ascoltava i peccati altrui e li assolveva. Per il commissario Ricciardi, fermamente ateo, la confessione era una pratica difficile da comprendere. Vorrebbe avere la forza di confessare il suo dolore, vorrebbe confessare l’inferno che vive sulla sua pelle da quando da bambino vide quel morto recitargli le ultime parole, ma sa che nessuno può accogliere le sue confessioni e nel suo inferno quotidiano non intende portarci nessuno.

La sua Enrica vuole proteggerla il più possibile e ora che le cose tra i due sembrano andare bene dopo il permesso del padre di lei di frequentarsi alla luce del sole, la malinconia torna ad affliggere il commissario. Quale futuro potrà mai offrire alla sua amata se non un futuro di pazzia? La stabilità di un matrimonio e magari di una famiglia con figli non è qualcosa che Ricciardi reputa adatti alla sua vita e trascinare nella sua follia Enrica non sarebbe giusto come non è giusto illuderla che questo possa accadere: se ami una persona la proteggi anche se significa privarti dell’unico amore della tua vita.

È tempo di confessioni. Per il duca Carlo di Marangolo le ore sono contate e quindi non c’è giusta occasione per confessare il suo amore a Bianca, l’unica donna mai amata, la sola desiderata con garbo e discrezione, sempre stando da parte salvo intervenire nei momenti di maggiore difficoltà. Per Bianca, da sempre consapevole dei sentimenti del duca, Carlo era la bussola per non impazzire, la roccia a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà non solo economici a cui si era abituata e a cui aveva reagito con la classe che la contraddistingueva, ma soprattutto per le difficoltà personali. Un ambiente snob come quello aristocratico si beffava di lei ricamando chissà che trame su quella che per Bianca era solo amicizia, ma per altri era chiaramente una tresca clandestina.

È tempo di confessioni per il brigadiere Maione. Quel nuovo agente Felice Vaccaro aveva fatto breccia in Raffaele che lo aveva preso sotto la sua ala protettiva. Era troppo in gamba quel giovanotto sveglio e pronto all’azione, con gli occhi vispi e un sorriso che gli ricordavano l’amato figlio Luca, perso troppo presto e la cui assenza in famiglia si faceva sentire, specie per sua moglie Lucia.

La saga di Ricciardi si avvia verso la sua conclusione. Il prossimo libro metterà la parola fine a uno dei personaggi più amati ed apprezzati del panorama narrativo italiano. Già mi immagino lettori che si strappano i capelli, petizioni online per impedire che finisca sul serio e appostamenti sotto casa dell’autore per convincerlo a fargli cambiare idea. Isterismi e scherzi a parte vedendo il percorso compiuto dal commissario e la sua evoluzione e maturazione è probabilmente la scelta giusta chiudere e farlo adesso. Nei personaggi seriali il rischio di apparire ripetitivo e prevedibile è sempre dietro l’angolo così come la possibilità di annoiare il lettore con vicende trite e ritrite, quindi è giusto salutare il commissario Ricciardi e perché no, augurargli un finale in cui fatta pace con i suoi demoni riesca ad esser felice con la donna che reputerà giusta al suo fianco. Tanto potrà sempre tornare, almeno è questa la speranza che voglio avere.

Arrivederci commissario Luigi Alfredo Ricciardi, ti aspetto alla prossima ultima indagine.

PS: succederà quello che deve succedere, io sarò sempre #TeamBianca.

Se vuoi vivere felice

se vuoi vivere felice

  • Titolo: Se vuoi vivere felice
  • Autore: Fortunato Cerlino
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 24 Aprile 2018

Quando hai dieci anni e vivi in una famiglia dalle condizioni precarie dove la parola povertà non la dici ma la sussurri, la felicità tocca inventartela.

Quando hai dieci anni e la conoscenza della tua città è relegata al quartiere in cui vivi e da cui raramente esci, sogni di andartene il prima possibile per essere felice e avere una vita migliore di quella che al momento i tuoi genitori, tra mille sacrifici, ti stanno offrendo.

Fortunato ha dieci anni, una fame insaziabile, un po’ perché sei in quell’età in cui stai crescendo e la fame è la costante delle tue giornate e un po’ perché in una famiglia che comprende madre, padre, quattro figli, uno in arrivo, una nonna e uno stipendio scarso, ti devi accontentare di quello che trovi nel piatto e non puoi lamentarti perché saresti un altro pensiero in una famiglia che di pensieri ne ha fin troppi.

Vivere a Pianura non è semplice, d’altronde un quartiere soprannominato Far West non fa presagire agio e tranquillità. A Pianura un ragazzino dell’età di Fortunato ha due tipi di destini: o studia o finisce con una pistola in tasca (e usarla il prima possibile). Dire questo significa ammettere che il posto dove nasci determini chi sei, superficiale ma a volte corretto (purtroppo) specie se nasci in un posto come Pianura dove l’unica realtà che conosci sono i ragazzini che si atteggiano a boss di quartiere, il sangue che macchia le strade e i cadaveri per terra coperti da lenzuola.

Fortunato probabilmente è l’eccezione, sa che quella non è la fine che vuole fare. Va bene a scuola e ha una maestra che lo incoraggia a continuare gli studi, ha una bella voce e alla pistola in tasca preferisce di gran lunga un microfono in mano e magari un giorno diventerà un cantante neomelodico, uno di quelli che si vedono nelle trasmissioni delle emittenti regionali che vengono trattati da veri e propri divi e vengono richiesti alle comunioni e ai matrimoni preferendoli ai cantanti conosciuti a livello nazionale. Potrebbe fare l’attore, anche quello non sarebbe male, a pensarci bene…

Fortunato Cerlino, il don Pietro Savastano della celebre serie tv Gomorra, alla sua prima prova da scrittore decide di affidare la narrazione al sé stesso bambino, per ripercorrere la sua infanzia e la prima adolescenza, facendo i conti con le mancanze vissute sulla propria pelle come la povertà, la mancanza di lavoro e la violenza sempre presente tanto da essere protagonista e normalità. Una violenza che per chi in quelle zone non ha mai vissuto è difficile da comprendere, un degrado civile e culturale che sfocia nel più pericoloso dei modi, che sicuramente non appartiene solo alla Napoli periferica ma che negandola o trattandola in maniera superficiale danneggia la città stessa (della serie, non è nascondendo i problemi che questi si risolvono).

Avendo come molti associato Cerlino alla figura inquietante e violenta del boss Savastano, vederlo in questa veste malinconica mi ha fatto un certo effetto. Se vuoi vivere felice racconta una storia di riscatto personale e di crescita, una storia dove il male non prevarica il bene. All’autore rimprovero solo il tono eccessivamente serioso che ha scelto per raccontare (e raccontarsi) che rende la narrazione a tratti pesanti e danneggia la buona riuscita del libro, ma alla prima prova gli errori si perdonano, alla seconda tiriamo le somme.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

L’animale femmina

l'animale femmina

  • Titolo: L’animale femmina
  • Autrice: Emanuela Canepa
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 30 Aprile 2018

Rosita è una ragazza della provincia casertana trasferitasi a Padova per studiare. Il suo obiettivo prossimo è laurearsi e svolgere il lavoro da lei ambito, ma è ferma in una situazione di stallo che la vede con tanti esami ancora da fare, un lavoro frustrante come cassiera di un supermercato e una casa da condividere con delle coinquiline con cui non ha mai instaurato un rapporto se non d’amicizia almeno di confidenza.

Ha le spese contate al centesimo e una relazione con un uomo sposato che almeno non le ha fatto la promessa che generalmente fanno tutti gli uomini sposati all’amante: lascerò mia moglie per te. Se la mamma sapesse che la figlia a mille chilometri e più di distanza svolge questa vita la farebbe tornare immediatamente al paesello, prospettiva per Rosita peggiore della vita che conduce. Vivere con sua madre in quell’ambiente ristretto sia per spazio che per mentalità è ciò che lei ha sempre rifiutato, così come rifiuta l’idea di diventare come sua madre.

Un giorno quando una signora lascia alla cassa il suo portafoglio, Rosita si prodiga a cercare la signora per restituirglielo: sarà la sua buona azione nel giorno della vigilia di Natale. A casa della signora conosce Ludovico Lepore, un avvocato, tanto colpito dal gesto di Rosita che la invita a raccontare la sua storia, rimanendone subito affascinato e colpito. È proprio l’avvocato qualche tempo dopo a rifarsi vivo proponendo a Rosita un lavoro come segretaria nel suo studio. Per Rosita quella è l’occasione della vita. Un lavoro migliore a quello di cassiera, con un numero di ore più retribuito e soprattutto che dà il tempo necessario per studiare e riprendere a frequentare i corsi.

La vita. A volte basta un episodio, un incontro con una persona per ribaltarla del tutto. Ludovico Lepore è l’uomo che ha dato la svolta alla vita di Rosita e lei gliene sarà sempre riconoscente. La vita, sempre quella, che in superficie mostra una cosa, ma nella sostanza ne mostra una completamente diversa. Basta poco a Rosita per capire che Lepore non è solo un amabile anziano che si prodiga per aiutare il prossimo, ma è una persona subdola, cinica che usa le persone a suo piacimento e che fa discorsi contestabili in cui la sua natura maschilista viene fuori. Tutto però fatto con garbo ed eleganza che portano Rosita a pensare che forse è lei quella che interpreta male. Quando però l’essenza di Lepore si mostra in tutto e per tutto, Rosita sa che non può prendere e andarsene come vorrebbe, perché questo significherebbe dire addio a un leggero agio economico che da poco aveva assaporato e alla sua ripresa degli studi. Deve restare, subire, cercando di preservare un minimo di dignità.

L’animale femmina è un libro che ti porta a fare ragionamenti in continuazione. Leggi, ti fermi, rifletti, valuti e prosegui nella lettura. L’empatia con Rosita scatta fin dalle prime pagine, ma arrivi a un punto che le sue azioni ti fanno dubitare della presa di posizione. Indubbiamente Lepore ha un forte potere mentale su di lei e la pressione psicologica non è semplice da scansare. Rosita è vittima della situazione, ma fino a un certo punto. È lei stessa a dirlo a un certo punto: se me ne vado torno alla vita di prima e alla vita di prima dove facevo i salti mortali per arrivare a fine mese non voglio tornarci. Se è lei ad accettare e ad acconsentire i cambiamenti che Lepore le impone, si può ancora considerare Rosita una vittima? Credo che nella sua situazione ci sia un sottile confine tra vittima e carnefice e che Rosita lo oltrepassi a suo piacimento. Insomma in questo libro chi sfrutta chi? Lepore ha la bambolina per mettere in atto il suo malefico piano di vendetta per una storia passata e mai dimenticata diventata la ragione della sua vita e Rosita ha il passe-partout per migliorare la sua vita. Questo libro può sembrare di una semplicità disarmante, ma scorrendo di qualche pagina vi ritroverete immersi in ragionamenti sulla mente maschile e femminile, sulla loro contrapposizione e perché no, anche sulle loro similitudini.