Io Khaled vendo uomini e sono innocente

io khaled vendo uomini e sono innocente

  • Titolo: Io Khaled vendo uomini e sono innocente
  • Autrice: Francesca Mannocchi
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 29 Gennaio 2019

Francesca Mannocchi è una reporter che da anni collabora con varie testate televisive e giornali italiani ed internazionali occupandosi principalmente di conflitti e migrazione. Mi sono imbattuta più di una volta in uno dei suoi splendidi reportage sulle pagine de L’Espresso e da poche settimane è uscito per Einaudi Io Khaled vendo uomini e sono innocente, libro da leggere per capire certe dinamiche e comprendere meglio una delle questioni principali e più complesse degli ultimi anni: la migrazione.

Quando Gheddafi era ancora in vita e governava la Libia uno dei suoi obiettivi era quello di rendere nera l’Europa, favorendo in questo modo gli sbarchi perché il modo di rendere nero il vecchio continente era quello di popolarlo a dismisura di neri. Caduto Gheddafi quella premessa di cambiamento auspicata dai ribelli non si è mai realizzata e la situazione è rimasta la stessa o è addirittura peggiorata. La povertà continua a crescere, le banche sono senza soldi, di lavoro non c’è neanche l’ombra e quella cosa chiamata libertà resta un miraggio o come direbbe il nonno di Khaled una cosa da grandi. Ora Khaled è cresciuto, ma la libertà ancora non ha capito cosa sia, ha però capito come sfruttare al meglio la situazione, per arricchirsi, mantenere sé stesso e la sua famiglia, arrivando a un punto della sua vita in cui potrà smettere, ritirarsi e godersi i frutti del suo sporco lavoro.

Khaled si occupa della sicurezza nelle società petrolifere occidentali in Libia, ma ciò che lo rende ricco non è il nero petrolio, ma un altro nero, quello della pelle di coloro che vogliono partire, scappare dall’Africa per giungere nei Paesi europei con la speranza di cambiare vita. Il lavoro di Khaled è quello di mettere sui barconi quanti più neri possibile, poi una volta che il barcone è partito il suo compito si conclude perché ciò che succede in mare non è sua pertinenza, se muoiono non è affar suo. Certo, ci sono quelli che si lamentano perché andiamo, i cadaveri di quei neri che giacciono in mare o sulle spiagge fanno schifo ed impressione, anche lui i neri non li sopporta più di tanto se non fosse per il fatto che rappresentino la sua principale fonte di ricchezza.

«Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale».

Del ragazzino che voleva fare l’ingegnere e che ha lottato contro Gheddafi nella rivoluzione e che in quella rivoluzione ha perso il suo amato fratello e che da piccolo si divertiva a chiamare il colonnello, Santana, nome in codice che usava con sua sorella perché in Libia anche i muri hanno le orecchie, non è rimasto più niente. Oggi c’è solo un trentenne senza scrupoli che guadagna sulla pelle degli altri e che nessun passato ricco di dolore può giustificare le sue azioni odierne.

Sono del parere che per capire bisogna conoscere e per conoscere bisogna andare oltre ed approfondire e trarre poi le conclusioni. Francesca Mannocchi in questo libro opera in questo modo. Ci racconta la storia di un uomo in modo neutro senza propendere da nessuna parte, il giudizio lo lascia nelle mani del lettore.

Idda

idda

  • Titolo: Idda
  • Autrice: Michela Marzano
  • Editore: Einaudi (Stile libero)
  • Data di pubblicazione: 22 Gennaio 2019

Idda in dialetto pugliese significa lei. Ci sono due lei in questa storia: Alessandra e Annie. Alessandra è una donna che in seguito a un tragico evento ha ricostruito la sua vita a migliaia di chilometri di distanza dalla sua terra natia. L’incidente in cui la madre di Alessandra ha perso la vita l’ha portata a chiudere ogni rapporto con il padre, allontanandosi da quel passato doloroso, rifacendosi una vita in Francia come insegnante all’università e con al suo fianco Pierre.

Ad Annie, la madre di Pierre, le viene diagnosticato l’Alzheimer. Questo è una forma di demenza senile che colpisce la memoria intaccando i ricordi e agendo sulle nozioni cognitive più elementari.

Se scompaiono i ricordi, cosa resta di noi? Sembra esser questo l’interrogativo che Alessandra si pone dopo ogni visita alla suocera. Cerca di apparire forte per tranquillizzare il suo Pierre che pare non voler accettare la condizione della madre, ma vedendo Annie non riesce a non pensare ai suoi di ricordi, specie quelli dolorosi.

Non potendo conservare tutti i ricordi, agiamo in maniera selettiva, preservando i ricordi belli ed eliminando quelli dolorosi o inutili. Cancellare un ricordo è impossibile, al massimo lo immagazziniamo in qualche parte del nostro io, ma la memoria, bastarda, è capace di ricacciarlo a tempo debito, destabilizzandoti. A pensarci, è assurdo come opera la memoria e come a volte rievochiamo un ricordo. Basta un odore, un suono, una parola detta con un’intonazione diversa, un luogo, insomma a volte basta un niente e ciò che credevamo cancellato, riemerge, scuotendoti del tutto.

Ricostruendo il passato di Annie, mettendo ordine tra i suoi ricordi per preservarli all’oblio, Alessandra ritorna con la mente alla sua infanzia e prima giovinezza, nelle campagne della sua puglia, accanto alla sua mamma, morta troppo presto e la cui colpa fa ricadere sul padre. I ricordi che rievoca e che continuano ancora a tormentarla la mettono di fronte all’unica conseguenza possibile: ritornare, affrontare i demoni e provare ad andare avanti. Lo deve a sé stessa, lo deve a Pierre che con gentilezza non ha mai oltrepassato i paletti da lei imposti e che non ha mai indagato sul perché di alcune sue decisioni che riguardavano anche lui come la sua ferma ostinazione al non volere figli.

La memoria è strana. C’è chi dice che sia selettiva. C’è chi dice che sia intenzionale e deliberata. C’è chi dice che sia irrazionale. C’è chi dice che sia tutte queste cose insieme, ma che è specialmente quella inconscia a influenzarci: senza sapere bene perché, ci spinge a comportarci in determinati modi e a scartare la possibilità di cambiamento.

Michela Marzano in questo splendido e delicato romanzo racconta la storia di due donne vissute in contesti diversi, in epoche diverse, ma unite da un filo comune: il dolore. Possiamo scappare dai ricordi, possiamo credere di cancellarli, possiamo essere convinti di averli superati e invece no, non li cancelliamo, non del tutto e anche se non lo ammettiamo, sono loro a condizionarci, a plasmarci. La fuga che ci imponiamo prima o poi termina e il conto col passato deve essere estinto, se vogliamo sopravvivere al presente.

Facciamo che ero morta

facciamo che ero morta

  • Titolo: Facciamo che ero morta
  • Autrice: Jen Beagin
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 15 Gennaio 2019

Facciamo che ero morta era il gioco che Mona faceva da bambina insieme a suo padre. Si fingeva morta e lui si affrettava a salvarla: quel gioco era l’unico momento in cui pensava che suo padre in fondo a lei ci tenesse.

A ventiquattro anni Mona aspettava ancora qualcuno che la salvasse e nell’attesa si definiva una fiera donna delle pulizie. Che male c’era se una ragazza bianca puliva le case dei ricchi? Dalle loro cianfrusaglie poteva carpire i segreti delle loro vite, immaginarle, ricostruirle. Tra una passata ai pavimenti e una scrostata ai bagni (adorava pulirli) Mona si dimenticava della sua vita e si concentrava su quella dei suoi datori di lavoro.

Il martedì sera invece lo dedicava al volontariato con i tossicodipendenti ed è lì che s’imbatte in Mister Laido. Non un uomo dalla bellezza straordinaria, semplicemente era l’unico che tra le mani aveva sempre un libro e questo era un fattore decisamente positivo. Con Mister Laido inizia una relazione, breve ma intensa e che una volta terminata la lascia peggio dei suoi stracci per le pulizie. Il mondo di Mona, già fragile e ricco di insane dipendenze, all’improvviso perde il poco senso che per lei aveva avuto e decide di seguire il consiglio del suo Mister Laido e cioè abbandonare quella vita precaria e trovarsi una casita de adobe per ricominciare da capo. Prende poche cose e si trasferisce a Taos, nel deserto del New Mexico, un posticino traquillo, troppo tranquillo.

Nigel e Shiori sono i primi in cui si imbatte e tanto è forte la necessità di ampliare la sua rete relazionale che Mona li elegge subito suoi amici, anche se li considera strambi e troppo dipendenti l’uno dall’altro, la versione rivisitata di John Lennon e Yoko Ono (ribattezzati Yoko e Yoko). A Taos decide di fare l’unica cosa per cui si sente portata: la donna delle pulizie; per questo si prodiga per dare il via ad una ditta tutta sua. Grazie al lavoro conoscerà altre persone, da Henry a Betty, una strampalata sensitiva. Soprattutto a Taos troverà il coraggio per chiamare quel padre che l’ha delusa tante di quelle volte che ormai ha perso il conto.

Non ci vuole un bravo psicoterapeuta per capire che l’origine dei problemi di Mona è da ricondurre in quel padre che le ha provocato la prima grande sofferenza della sua vita e che continua a fare capolino nei suoi pensieri e che se anche la fa dannatamente arrabbiare per il suo essere bugiardo, superficiale, assente non può fare a meno di chiamarlo, anche solo per attaccargli il telefono in faccia.

Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita di andarcene, cambiare città e ricominciare da zero, per dare un calcio all’opprimente routine, specie quando si è al limite in certe situazioni. La fregatura però sta nel fatto che se ti allontani di mille chilometri i problemi si infilano nella valigia e li ritrovi pari pari appena decidi di disfarla. Per dirla con una metafora che userebbe Mona, se la polvere la metti sotto al tappeto apparentemente non la vedi, ma tu sai che c’è e non puoi ignorarla e quindi prima o poi devi pulire.

Bilanci e propositi.

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È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa. 

I migliori del 2018!

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Liste, liste, liste… quante ne avete lette e quante ancora ne leggerete? Fine anno si sa, è tempo di bilanci e abbondano liste sugli argomenti più disparati. Quella dei libri migliori dell’anno è la lista che più mi piace stilare, perché mi permette di fare considerazioni sulle letture che mi hanno tenuto compagnia in questi dodici mesi. È un momento tutto mio e con i miei amati libri: scoperte, conferme, delusioni e perdite di tempo. Soprattutto mi permette di ritornare su quei libri che anche quest’anno non mi sono decisa ad iniziare (Delitto e Castigo e Don Chisciotte prima o poi ci incontreremo); quelli lasciati a metà per svariati motivi e che riprenderò a inizio anno (L’idiota di Elif Batuman e Buongiorno, mezzanotte di Jean Rys); quelli a cui dare una seconda possibilità (Resoconto di Rachel Cusk, il problema sei tu o io?).

Ogni anno quando stilo la lista dei migliori c’è sempre qualcuno che ha da ridire su qualcosa. Un anno perché erano tutti libri scritti da scrittori (leggo più autori, mi dite il problema?), un altro perché c’erano troppi libri Einaudi (ho una libreria Billy piena di Einaudi, per la legge dei grandi numeri… traete voi le conclusioni). Quest’anno nei miei 12 (sì lo so, di solito se ne scelgono 10 ma il blog è mio e faccio come mi pare) ci sono sei libri di scrittori e sei di scrittrici e c’è una varietà di case editrici: contenti?

Ora basta chiacchiere e via con la lista.

  • Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.
  • Resto qui di Marco Balzano, Einaudi.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione, NN Editore.
  • L’animale femmina di Emanuela Canepa, Einaudi.
  • Il club degli uomini di Leonard Michaels, Einaudi.
  • La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani, Neri Pozza.
  • Nel cuore della notte di Marco Rossari, Einaudi.
  • Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman, Garzanti.
  • La ragazza del convenience store di Muraka Sayaka, Edizioni E/O.
  • Le fedeltà invisibili di Delphine De Vigan, Einaudi.
  • La notte non vuole venire di Alessio Arena, Fandango.
  • Preludio a un bacio di Tony Laudadio, NN Editore.

Quest’anno ho letto dei gran bei libri, ecco perché stilare questa lista è stato più difficile del previsto. Ci sono state delle piacevoli scoperte come Rosella Postorino e Alessio Arena. Della prima dopo il suo Le assaggiatrici (per cui ho fatto un tifo sfegatato per il Premio Campiello meritatamente vinto) mi sono fiondata su tutto ciò che ha scritto in precedenza, mentre del secondo oltre ad aver apprezzato il suo lato da scrittore ho iniziato ad ammirare anche quello di cantautore. Gli esordi a mio avviso migliori sono stati quelli di Emanuela Canepa e Alessio Forgione. Il primo libro è una storia sul potere, su chi lo esercita e chi lo subisce, mentre il secondo è stato l’esempio di un ottimo caso letterario, di quelli che ci riportano a discutere e confrontarci. Napoli mon amour è il dipinto di una generazione (la mia) che senza i mezzi per potersi affermare è costretta ad accontentarsi.

Di solito mi tengo alla larga dai casi editoriali, ma Elanor Oliphant sta benissimo e La ragazza del convenience store sono l’eccezione che conferma la regola. Problemi relazionali, solitudini forzate e giudizi errati accomunano le due protagoniste di questi due libri. Per la serie meglio tardi che mai ci sono Il club degli uomini e Le fedeltà invisibili. Acquistati appena usciti mi sono decisa a leggerli mesi dopo e in entrambi i casi una volta iniziati li ho messi via solo nel momento in cui li ho terminati. Per quanto riguarda i libri di Marco Rossari e Marco Balzano si è trattato di un vero e proprio amore al primo rigo (per Balzano sono ancora in lutto per il mancato Premio Strega), mentre Sandra Petrignani e Tony Laudadio sono state delle conferme. La prima non poteva deludermi con un libro dedicato a una delle più talentuose scrittrici della nostra letteratura recente, Natalia Ginzburg, il secondo mi ha dimostrato qualcosa che già sapevo: Laudadio sa scrivere e sa farlo pure bene.

Special Mention.

In questa classifica di libri letti e usciti nel 2018 devo fare una menzione speciale per Chiedo scusa di Francesco Abate. A questo libro ci sono arrivata dopo Torpedone trapiantati. Abate ha la capacità di farti piangere contemporaneamente dalle risate e dalla commozione.

Leone

leone

  • Titolo: Leone
  • Autore: Paola Mastrocola
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 16 Ottobre 2018

Lo nota un pomeriggio in cui si concede un giro di shopping, lei che il tempo non lo trova mi e che soprattutto ha le spese razionate al centesimo. Katia lo vede al di là della vetrina del negozio di abbigliamento suo figlio Leone, con le mani incrociate e gli occhi socchiusi. Non capisce cosa stia facendo in quella posizione il suo bambino di appena sei anni, lo apprende appena gli si avvicina e lo sente parlare.

Suo figlio Leone prega. Da quando? Chi glielo ha insegnato? Perché lo fa?

Quella visione la sconvolge, lei che non è credente e che non frequenta la chiesa e che non ha mai insegnato a suo figlio alcuna preghiera.

Essere una madre separata comporta anche il doversela vedere da sola in qualsiasi situazione. Vorrebbe inondarlo di domande, capire da quando quella storia va avanti e soprattutto perché all’improvviso qualsiasi cosa stia facendo Leone la interrompe per mettersi a pregare, ma il coraggio per un interrogatorio del genere non lo trova. Il lavoro da cassiera in un supermarket, la gestione della casa, l’accudimento di Leone esauriscono tutte le sue forze. Quando prova a confidarsi con qualche amica dai loro sguardi capisce che la prendono per matta. I problemi con i bambini, quelli seri, sono altri. Poteva essere un bimbo che si ingozzava di merendine, che faceva il bullo a scuola, ecco, quelle erano situazioni di cui si sarebbe dovuta allarmare, non perché pregava.

A pregare a Leone glielo ha insegnato la nonna, la mamma di Katia. I pomeriggi che passava a casa sua erano i più belli, non come quelli a casa dell’altra nonna, la mamma di quel papà che vedeva due venerdì al mese e che trascorreva a mangiare un cheeseburger. La mamma di Katia era diversa e al suo unico nipotino aveva insegnato a pregare. Da quando non c’era più, la preghiera gli aveva restituito quel contatto con la nonna. Si affidava a quell’amico speciale di nome Gesù e lo pregava affinché le cose andassero meglio e qualcosa di bello ogni tanto realmente accadeva.

Paola Mastrocola ha scritto un libro dove pone l’accento sull’importanza delle preghiera indipendentemente dall’esser credenti o laici. È attraverso la preghiera che si stabilisce il rapporto con il proprio Dio, un gesto che accomuna tutte le fedi. Recito una preghiera e mi affido a quel qualcosa che è più grande di me e da cui il mio destino dipende. La necessità di non sentirsi soli, di non sentirsi abbandonati, ma di avere la consapevolezza che accanto a noi ci sia qualcuno che ci protegga. Sembra quasi una favola moderna Leone, con un supereroe fuori da ogni schema classico.

Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone

vuoto

  • Titolo: Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 27 Novembre 2018

Quando poche settimane fa è andato in onda il finale de I bastardi di Pizzofalcone, la domanda che mi sono subito posta è stata: ha senso leggere Vuoto?

Le storie trasmesse in TV a un certo punto si sono slegate da quelle dei libri. Esigenze televisive o altre motivazioni che sinceramente poco mi interessano, fatto sta che per noi puristi dei libri, quelli che i Bastardi li hanno conosciuti attraverso le pagine scritte, quel finale ha fatto storcere il naso (qui leggi incazzare). Ho deciso quindi di considerare i due prodotti distinti e separati dove a coincidere è solo la fonte primaria: Maurizio de Giovanni.

Mettiamo da parte tutto e concentriamoci sul nuovo libro appena uscito per Einaudi Stile Libero: Vuoto. I Bastardi ormai li conoscete, gli scarti degli altri commissariati riuniti tutti a Pizzofalcone per ripulirsi dagli errori commessi ora sono una squadra operativa a tutti gli effetti che racimola successi indagine dopo indagine. Il pericolo di chiudere sembra esser stato scongiurato del tutto, ma meglio evitare colpi di testa, rigare dritto, seguire le regole e lavorare sodo.

Con Pisanelli in un letto di ospedale e in via di guarigione la squadra resta con un elemento importante in meno, ragion per cui serve un rimpiazzo temporaneo, giusto il tempo per permettere al Presidente di rimettersi del tutto. Direttamente dal nord arriva il vicecommissario Elsa Martini, capelli rossi, fascino che cattura uomini e donne senza distinzioni, una macchia indelebile sul curriculum, perché anche se sei un sostituto momentaneo il marchio di bastardo lo devi tenere lo stesso.

La squadra è al lavoro sul caso di una donna sparita nel nulla da troppi pochi giorni per far preoccupare qualcuno. Chi avrebbe dovuto denunciare la scomparsa, il marito, non l’ha fatto, mentre la collega ed amica accorsa in commissariato per formalizzare la sparizione non ha da fornire elementi tali da far precipitare i Bastardi ad aprire un’indagine. Potrebbe trattarsi di una sparizione volontaria, potrebbe trattarsi di una fuga temporanea o potrebbe essere qualcosa di più serio. Il periodo di calma piatta permette di fare qualche domanda giusto per scrupolo, ma piano piano quella che sembrava la vita monotona di un’insegnante di lettere diventa una storia intricata fatta di beneficenze non a scopi caritatevoli, aziende di successo apparente e in realtà fallimentari, ragazzi difficili da togliere dalle strade pericolose e bambini innocenti trattati come pedine in loschi affari.

Il problema del vuoto, sapete, è nelle cose che ci sono dentro. Sì, perché il vuoto non è mai completamente vuoto, altrimenti non ci sarebbe niente da guardare da lontano, altrimenti sarebbe solo deserto e perciò tranquillo, altrimenti non ci sarebbe dolore, nel vuoto. E invece il dolore c’è, eccome se c’è. Il dolore del vuoto è il peggiore, e quello del silenzio. 

Il dolore del vuoto… è piena di dolori questa storia. C’è il dolore di una donna dalla vita in apparenza perfetta e che vede crollare il mondo che si è costruita quando si accorge dell’orrore che crea la persona che credeva di amare. C’è il dolore dei Bastardi derivante dagli errori commessi in passato che come fantasmi sono sempre lì a tormentarli, a giudicarli e a non dargli mai tregua a cui si aggiungono altri dolori: figli ingrati verso i padri, figli che sono l’unica ragione che tengono in piedi un matrimonio senza amore; figli che vorrebbero altri padri e figli che vorrebbero di nuovo l’amore e il rispetto paterno. C’è il dolore delle strade di Napoli e dei loro abitanti spesso costretti a vivere nella miseria assoluta. C’è il dolore di un’altra donna che ha dovuto compiere un gesto estremo e che quel gesto è diventato la sua croce.

A parere strettamente personale dico che Vuoto è finora il miglior romanzo della serie de I Bastardi di Pizzofalcone (e se lo avevo già detto in passato di qualcuno capirete che la classifica è appena cambiata). Quando Maurizio de Giovanni sbaglierà un romanzo avvisatemi, rispondo pure sul fisso.

[PS: a sto giro Peppuccio manco un panino è andato a mangiare da quella povera anima di Letizia e noi #TeamCuoca ci siamo rimaste veramente male che nel prossimo romanzo vogliamo Donna Letizia un capitolo sì e l’altro pure].

Gli squali

gli squali

  • Titolo: Gli squali
  • Autore: Giacomo Mazzariol
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 6 Novembre 2018

Mi sono sempre chiesta perché l’esame di maturità è tanto temuto dagli studenti. Se pensiamo che una volta iniziato il periodo universitario di esami ce ne saranno parecchi e nel giro di poco tempo, l’esame di maturità in confronto a quelli è una passeggiata. A spaventare credo che sia il dopo. Una volta finiti gli scritti, una volta dati gli orali e buttati per aria tutti i libri del liceo si apre la fase: e ora? Dopo la maturità in genere si prende la decisione che cambia la vita o almeno la direziona. Da un lato ci sono quelli che fin da bambini sanno cosa faranno da grandi (beati loro) e dall’altro quelli che cambiano idea ogni tre per due, perché vorrebbero fare tutto o non si sentono all’altezza di niente.

Max è all’ultimo anno di liceo che frequenta nel suo piccolo paesino di provincia. Gli amici di sempre con cui studiare, divertirsi, fare cazzate e con cui organizzare il viaggio post maturità, perché dopo ognuno penderà la propria strada. Una passione per l’informatica che l’ha portato a sviluppare una app dedicata proprio agli studenti che li aiuta a scegliere l’università: se hanno dei dubbi meglio affidarsi a sistemi certi basati su algoritmi. Questa app viene notata dal proprietario dell’ePark, un luogo dove si sviluppano app e che gli chiede prima un incontro e poi gli offre pure un lavoro.

Max è consapevole che rifiutare un lavoro del genere è da pazzi, ma accettarlo comporterebbe alcune rinunce: l’università, gli amici, il viaggio… Al lavoro dei propri sogni non si può sbattere la porta in faccia e in men che non si dica si ritrova a vivere in questo luogo che considera il paradiso in terra e con team a sua completa disposizione.

Quando sei un ragazzo di provincia, abituato al paesino e a quelle quattro facce che vedi sempre, quella realtà ti sta bene fino a quando non te ne mostrano altre. Basta uscire, vedere altre situazioni, altre compagnie, per capire che quella vita che fino a poco tempo prima ti stava bene ora ti sta stretta e che gli amici che credevi indispensabili non sono alla tua altezza. Max vorrebbe che tutto restasse come prima e che tutto cambi velocemente; vorrebbe ogni cosa perché non riesce ad essere mai sazio delle occasioni che gli si presentano.

Giacomo Mazzariol torna con un romanzo in cui i protagonisti sono i millennial, i ragazzi nati all’inizio di questo millennio. Dà voce alle loro paure, alle loro ansie, alle loro speranze, ai loro sogni. Mostra che qualsiasi strada presa porta inevitabilmente a rinunciare a un’altra. Giovani che hanno opportunità a portata di mano, ma che non sanno come sfruttarle del tutto. Vivono di like, di condivisioni, hanno tutto a portata di click, ma se questo da un lato può aiutarli, dall’altro li fa sentire svantaggiati, perché se a tutti è accessibile tutto sta a te la palla decisiva, sta a te capire come sfruttare al meglio la situazione per emergere e differenziarsi dalla massa. È tutta una questione di capire da che parte stare. Dipende dalla corrente in cui si decide di immergersi che fa di te uno squalo o una sardina. Non c’è tempo per fermarsi o si rischia di annegare.

Presentazione del libro Gli squali al Teatro Salvo d’Acquisto di Napoli.

Gli spaiati

gli spaiati

  • Titolo: Gli spaiati
  • Autrice: Ester Viola
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 13 Novembre 2018

Quando aspetti tanto una cosa e questa poi arriva e si esaurisce in fretta: altra grande metafora dell’amore direbbe Ester Viola. Spiegare chi è Ester Viola può sembrare superfluo, ma magari c’è ancora chi non la conosce e c’è un girone dell’inferno appositamente per voi. Avvocato e scrittrice, ha una community di persone (inclusa ovviamente la sottoscritta) che dipendono da ogni suoi tweet, che interpretano la sua posta del cuore come se fosse un oracolo e che delle frasi che lancia ne fanno veri e propri insegnamenti di vita da mettere in pratica (e cercate di leggere l’ironia che traspare da queste righe, non siamo una setta di esaltati e fanatici, ve lo assicuro).

Il libro che stavamo aspettando, Gli Spaiati, è il degno erede de L’amore è eterno finché non risponde, che ci ha fatto eleggere Olivia Marni ad eroina dei giorni nostri. Per chi se lo fosse perso (indegni) farò un breve riassunto della puntata precedente. Olivia Marni è un avvocato divorzista che bilancia la sua vita tra cause di matrimoni falliti degli altri e sciagure sentimentali sue. Ex da dimenticare, qualcuno, amiche fidate, una, Viola. L’avevamo lasciata con una precaria vita amorosa ma con un appartamento a via dei Mille vista golfo e la ritroviamo felicemente fidanzata con Luca e trasferita a Milano, perché nella vita mica puoi avere tutto e tutto insieme?

A proposito di Luca, occorre aggiungere che era il suo capo nello studio di Napoli e che è stato l’ex fidanzato di Viola e dopo di lei c’era stato il matrimonio e due figli con Carla. Il codice etico nelle amicizie tra donne prevede che il mio ex non potrà mai essere il tuo nuovo fidanzato, pena la fine della nostra amicizia. È un tacito accordo che non ha bisogno neanche di essere messo per iscritto perché tutte sanno che l’ex della tua amica è off limits. Gli accordi sono fatti per essere infranti, direbbe qualcuno; l’amore non conosce regole, direbbe qualcun altro; se ora ti sei presa l’ex della tua amica non ti stupire che questa ti ha tagliato fuori dalla sua vita, dico io.

Eccola adesso Olivia a dividersi tra il lavoro nel nuovo studio e la vita di coppia nella sua nuova casa con Luca (che sarà pure bella ma è pur sempre a Milano). Dovrebbe essere felice, ma le persone come Olivia sono quelle che cercano la felicità a tutti i costi e quando arriva non la vivono ma pensano a quando la perderanno e tornerà tutto come prima. Non sono fatti per il vivi il momento, sono impegnati a raccogliere i cocci di un vaso che ancora non si è rotto. Vogliono un amore come ce l’hanno tutti, ma una volta che lo trovano e ci sono dentro rimpiangono il momento beato in cui stavano soli. Sono gli spaiati, quelli allergici ai rapporti, che non sanno come si sta nelle relazioni perché non sanno neanche da dove si comincia in una coppia.

Alla consapevolezza di essere una spaiata aggiungete la paura che tutto possa finire da un momento all’altro, il terrore che un giorno Luca rinsavisca e dica in verità ho sempre amato Viola, l’ansia di non essere all’altezza nel nuovo studio legale, la voglia di piacere a una nuova collega per farsela amica, l’insistenza di un giornalista carino che ancora non ha fatto capire dove vuole andare a parare e vi verrà voglia di prendere Olivia e dirle: ma perché non mandi tutto per aria e ti apri un chioschetto a Mergellina di pizzelle e panzarotti che il fritto farà pure male ma vuoi mettere quanto è buono?

Probabilmente diventare adulti è anche questo, bilanciare l’ansia e le paure, conviverci, farle tue e andare avanti nonostante questi, nonostante tutto. Ester Viola ci parla di sentimenti e relazioni senza mai indorare la pillola, senza mai uscirsene con quelle frasi mielose che ci fanno stare peggio, altro che bene. In questo libro ci svela un altro lato delle relazioni, ci mette al corrente delle paure che tutti hanno e come spesso capita con ciò che scrive Ester Viola, ci sentiamo più comprese e meno sole. Tutti si lasciano è solo questione di quando, diceva nel precedente; ecco prima di arrivare al quando, impegniamoci per essere il meno spaiati possibile.

PS: Napoli c’è meno, ma c’è, perché questa città riesce ad esser presente anche quando è assente.

Le ricette della signora Tokue

le ricette della signora tokue

  • Titolo: Le ricette della signora Tokue
  • Autore: Durian Sukegawa
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 6 Febbraio

Sentaro ha un piccolo negozio di dolciumi le cui specialità sono i dorayaki, dolcetti tipici giapponesi formati da pan di spagna e al cui interno c’è una salsa ricavata da fagioli azuki. Quelli erano i dolcetti che preparava il precedente proprietario e quando Sentaro ha preso le redini del negozio ha portato avanti la tradizione.

Ad essere onesti il suo sogno non era quello di essere pasticciere, si era ritrovato ad esserlo suo malgrado dopo aver dovuto rimediare ai suoi errori passati e ciò che lo legava a quel negozio era semplicemente un debito che doveva ripagare e una volta estinto avrebbe potuto dedicarsi alla sua carriera di scrittore.

Quando un giorno una vecchietta si propose come aiutante Sentaro rimase senza parole. Non era adatta per quel lavoro, ma non se la sentiva di offenderla con un no secco. Ripresentatasi qualche giorno più tardi e tornando alla carica per il posto chiese a Sentaro di assaggiare la sua salsa di fagioli prima di prendere la decisione finale. Rimasto solo e assaggiata la salsa Sentaro pensò che quella era la salsa di fagioli più buona che avesse mai provato, nulla a che vedere con quel composto già pronto che metteva nei suoi dorayaki. Gli balzò di prendere in considerazione la possibilità di tenere la signora in negozio con lui, imparare i segreti della sua salsa e poterla quindi replicare, ma ciò che più lo turbava erano le mani della signora Tokue, del tutto deformate e che non offrivano un bello spettacolo per chi le notava. Cosa avrebbero pensato i clienti? E se la vista di quelle mani li infastidiva a tal punto da non mettere più piede nel suo negozio? Fino a quando non ripagava il debito Sentaro non poteva azzardare così tanto. Decise di tenerla solo per la preparazione della salsa, facendola stare solo in cucina nessuno l’avrebbe notata.

Quando la signora Tokue preparò per la prima volta la salsa per Sentaro fu uno spettacolo puro. La cura che metteva, la passione e l’attenzione che prestava lui non li aveva mai riposti. Per Sentaro era un lavoro di routine fatto perché a fine mese aveva delle scadenze, per la signora Tokue era tutt’altro e il tocco che mise non passò inosservato tanto che i clienti aumentarono a vista d’occhio.

Tutte le cose belle però finiscono e quando la padrona del negozio venne a conoscenza della nuova presenza, intimò a Sentaro di licenziarla. Quelle mani erano segno di qualcosa di più grave che poteva essere ancora contagioso, come poteva non capire la gravità di quella situazione? Era certo che non poteva ancora fare a meno di lei, della sua salsa e della sua presenza a cui ormai si era abituato.

Malinconico e struggente Le ricette della signora Tokue è un libro all’apparenza semplice ma che sotto sotto nasconde molteplici insegnamenti. Parla dei dolori che la vita spesso ci riserva e sulla forza necessaria per poterli superare. La vita ci mette costantemente in ginocchio ma quello che conta è la forza di rialzarsi, riprovarci, rischiare e reagire e soprattutto dell’importanza di trovare una ragione che ci faccia andare avanti.