Almarina

almarina

  • Titolo: Almarina
  • Autrice: Valeria Parrella
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 2 Aprile 2019

Leggenda vuole che Posillipo, il ragazzo più corteggiato del quartiere si innamorò senza essere ricambiato di Nisida, tanto bella quanto malvagia. Dopo mesi di amore non corrisposto e per mettere fine alle sue pene d’amore Posillipo decise di gettarsi in mare. Il Fato non potendo accettare quella fine crudele decise di intervenire trasformando Posillipo in un promontorio nel golfo di Napoli e punì Nisida trasformandola in una piccola isola che giace proprio di fronte Posillipo: non vi siete amati in vita, ma starete uno di fronte all’altro in eterno.

Di leggende Napoli ne è piena e di verità ne contengono sempre poco o niente, però se ci fermiamo un attimo e pensiamo che Nisida oggi ospita un istituto penitenziario minorile non vi sembra una sorta di legge del contrappasso? Quasi a voler punire ancora quella fanciulla che si rifiutò di amare Posillipo. Nisida è un’isola che non sembra un’isola perché è legata a Napoli da un braccio di cemento e rocce. Nisida è bellezza paradisiaca associata a un luogo che per molti rappresenta l’inferno.

Elisabetta Maiorano è un’insegnate che si reca ogni giorno nella scuola del carcere di Nisida, perché forse non tutti sanno che in quel carcere c’è una scuola e i ragazzi sono obbligati a seguirla. Ha cinquant’anni ed è rimasta vedova da un giorno all’altro quando il suo Antonio è stato stroncato da un infarto e lei l’ha saputo ore dopo perché una volta che entri nel carcere sei fuori dal resto del mondo.

C’è una scuola ma niente funziona come una scuola perché i ragazzi hanno età differenti e non c’è una campanella che segni le ore, ma Elisabetta non riuscirebbe ad immaginarsi ad insegnare altrove, perché oltre alla matematica che prova ad infondere sa che a quei ragazzi serve altro e che fuori avranno una vita da ricostruire e un futuro da riprendersi in mano.

Almarina è una ragazza romena di sedici anni arrivata a Nisida a scontare la sua pena. Il giorno in cui Almarina entra in classe Elisabetta percepisce che con lei costruirà un rapporto diverso, un rapporto in cui è impossibile fare domande sul passato della ragazza (altra regola del carcere), perché una delle cose fondamentali è non fare domande da cui non potrai avere risposte.

Le posso dire perché si è dispiaciuta? Posso provarci? Ci penso da vent’anni. Allora. Io credo che lei si sia dispiaciuta perché se c’è un minore colpevole c’è un adulto colpevole. E non basta uscire ed entrare per assumersi la responsabilità della colpa

Parlare dei libri belli dovrebbe essere semplice ma certe volte le storie sono così potenti da lasciarti senza parole. Valeria Parrella in Almarina ci racconta della vita e del dolore, quello che arriva all’improvviso e ti lascia un vuoto incolmabile e quello che ti è inferto dalle persone che chiamiamo famiglia e che in questo mondo hanno il ruolo di proteggerci e non di distruggerci. Ci parla dell’ingiustizia e ci costringe a fare un passo indietro e a non giudicare storie che non sono la nostra. Non c’è niente di più bello di potersi ricredere su un autore che in passato non ci ha convinto. Non c’è niente di più bello di leggere fino notte inoltrata perché incapaci di staccarsi da un libro.

Le parole sono importanti

le parole sono importanti

  • Titolo: Le parole sono importanti. Dove nascono e cosa raccontano
  • Autore: Marco Balzano
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Febbraio 2019

Le parole sono importanti. Quante volte ci capita di dirlo facendo il verso a Nanni Moretti che lo urlava arrabbiatissimo in Palombella Rossa. Le parole sono importanti e ce lo dice anche Marco Balzano nel suo libro uscito qualche settimana fa per Einaudi, libro in cui l’autore ci conduce attraverso un viaggio di dieci parole spiegandocele e facendocele conoscere meglio partendo da quella che Balzano considera fondamentale e che purtroppo viene ignorata da molti e cioè l’etimologia.

In linguistica l’etimologia indica l’origine e la storia delle parole. Da dove nasce una parola? Qual è il suo significato? Come si è trasformata nel tempo e perché? A questi interrogativi prova a rispondere l’autore che decide di focalizzarsi su dieci termini: divertente, confine, felicità, social, memoria, scuola, contenuto, fiducia, parole e resistenza.

Quanto le parole siano cambiate allontanandosi dall’etimologia lo dimostra il termine divertente con cui Balzano dà il via alle danze. Divertente viene definito un qualcosa che provochi ilarità, che sia buffo e spiritoso, ma se guardiamo all’etimologia della parola, divertente significa allontanarsi, volgersi altrove.

Alcune di queste parole sono al centro del dibattito politico e sociale acquisendo quindi familiarità. Confine e resistenza, il primo ormai utilizzato con accezione negativa rimandando all’idea di barriera invalicabile che può superare solo chi ha determinate carte in regola e la seconda che legata a un determinato periodo storico italiano ha mutato il significato e ora prevede un concetto che etimologicamente non era previsto.

Restando sull’attualità non si poteva non analizzare il termine social che inevitabilmente è legato alla parola network. Parola che deriva dal latino socius che nel diritto romano è l’alleato, socius indica la persona con cui intraprendiamo qualcosa, quindi la prima idea che scaturisce è quella di alleato e amico. Se invece pensiamo ai social, l’amicizia ha cambiato i connotati visto che sui social siamo prevalentemente da soli. Sì, chiacchieriamo, interagiamo, ascoltiamo, dibattiamo (le piazze sono state sostituite dalle piazze social dove basta fare tutto senza muoversi dal divano di casa), ma fondamentalmente siamo soli davanti allo schermo di un computer o di uno smartphone.

Più si prosegue nella lettura e più si comprende lo scopo dell’autore. Balzano non vuole spiegarci il significato delle parole in sé, piuttosto vuole farci capire come il significato di parole che usiamo quotidianamente sia cambiato e anche manipolato dai media e dalle persone che attraverso la manipolazione delle parole sperano di ottenere qualcosa. Conoscere il vero significato delle parole significa non restare in superficie, non farsi abbagliare da chi le usa senza conoscerne l’essenza.

Le parole sono importanti di Marco Balzano è un libro che ci mostra la bellezza delle parole e la libertà della conoscenza e che a lettura finita ci spinge a volerne sapere di più: gli strumenti ci sono stati forniti, ora tocca a noi usarli.

Cat Person

cat person

  • Titolo: Cat Person
  • Autrice: Kristen Roupenian
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2019

Nel dicembre 2017 il New Yorker pubblica il racconto intitolato Cat Person. Nel giro di qualche giorno diventerà il pezzo più virale del momento a suon di condivisioni e commenti e tutti si ritroveranno a dire la propria sul contenuto, ma di cosa parla questo fenomenale racconto di ventitré pagine?

Racconta di una ventenne, Margot, di un trentenne, Robert e della loro notte di sesso scadente. Tutto qui? Sì. I due si incontrano al cinema dove lei lavora, flirtano, si scambiano i numeri di cellulare e continuano la loro conoscenza online. Si scrivono tanto e a un certo punto decidono di vedersi per quello che ufficialmente è il loro primo appuntamento. Come spesso capita il virtuale e il reale non collimano. La confidenza e l’intimità che si erano create scrivendosi faticano ad emergere durante l’incontro e Margot si sente a disagio e fuori posto e inizia a pensare di aver idealizzato molto Robert. A un certo punto la serata ingrana e quando finalmente decolla Margot acconsente di proseguire a casa di lui. Nel momento in cui si rende conto che stanno per fare sesso ha un ripensamento. Non vorrebbe più farlo, ma ora è lì e non sa come lui potrebbe reagire al cambio di programma e quindi non dice nulla salvo poi pentirsi una volta messo piede fuori casa. Dopo quella nottata da dimenticare non cerca Robert e lo evita e quando tempo dopo i due si incontreranno in un bar lui le scriverà fino allo sfinimento concludendo i messaggi con una bella serie di pesanti insulti.

Cat Person è un racconto che in breve descrive situazioni in cui è difficile non identificarsi. Serate disastrose ne abbiamo avute tutti, quelle in cui fissi l’orologio sperando che il tempo passi veloce come la luce, quelle in cui pensi “ma chi me lo ha fatto fare a uscire con questo?” e quelle in cui ti chiedi “cosa ci ho visto di bello in sto tizio?”. Rapporto più scritti che vissuti, paura di non essere all’altezza e di essere giudicata di conseguenza male, prefiggersi standard troppo alti che sappiamo di non essere in grado di raggiungere: Cat Person è il riassunto di tutte queste cose qui. La cosa più importante e che ha generato il dibattito è riferito al cambio di intenzione di Margot. Lei non vuole far sesso, non lo dice a Robert, acconsente per pietà e per paura: si può dire che Margot abbia fatto sesso contro la sua volontà? Fare sesso contro il proprio desiderio equivale a una forzatura del rapporto sessuale? In periodi di #metoo ragionamenti del genere sono lame a doppio taglio ecco perché il dibattito scaturito è stato travolgente. I confini nel racconto sono molto labili, ma mettere sullo stesso piano questa storia con storie di abuso e molestie è la degenerazione negativa del movimento di cui sopra. Margot sceglie di fare sesso, sceglie di restare, sceglie di non dire nulla.

Sicuramente Cat Person era il racconto che destava più curiosità, ma accanto al più famoso ci sono altri undici in cui l’autrice si cimenta in generi completamente diversi da quello che l’aveva fatta conoscere. C’è il fantastico ne Lo specchio, il secchio e il vecchio, con una principessa innamorata di sé stessa e il cui amor proprio degenera in follia; c’è il paradossale in Ragazzaccio dove una coppia riesce a far sesso solo se consapevole della presenza del loro amico nella stanza accanto.

Look at your game, girl (il più bello della raccolta a mio modesto parere) è la storia dell’incontro di una ragazzina e un tipo particolare nel parco che fa pensare subito a risvolti tragici. Si ritorna al realistico ne Il bravo ragazzo, la storia di uno che tanto bravo non è, mentre ne La prova nel portafiammiferi racconta la storia di un ragazzo che cerca di stare accanto alla sua ragazza in un momento difficile e il senso di angoscia incatena il lettore dalla prima all’ultima riga.

Ho sempre detto che le raccolte di racconti non sono il mio forte, ma che ero anche pronta a ricredermi; ecco con questa mi sono ricreduta.

Fedeltà

fedeltà

  • Titolo: Fedeltà
  • Autore: Marco Missiroli
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 12 Febbraio 2019

fedeltà s. f. [lat. fidelĭtas –atis]: f. coniugale, l’osservanza reciproca da parte dei coniugi dei doveri derivanti dal matrimonio, soprattutto (ma non esclusivamente) per ciò che riguarda l’astensione da rapporti sessuali, o comunque amorosi, extraconiugali

Carlo e Margherita sono una coppia di sposi giovani e felici la cui felicità viene interrotta da un episodio spiacevole che coinvolge Carlo. All’università dove tiene un corso viene beccato in atteggiamento equivoco con una sua studentessa, Sofia. Dopo aver chiarito tutto con il rettore per salvaguardare la sua posizione e la sua professionalità, Carlo ha l’urgenza di riferire tutto a sua moglie (sincerità) per una sorta di correttezza nei suoi confronti. Si libera da questo peso inconsapevole di addossarlo alla moglie che crede che quella sua rivelazione sia una bugia che mascheri una verità (menzogna).

Sul matrimonio cade pesante l’ombra del tradimento. Margherita ossessionata da quella sua rivelazione, inizia a mettere in dubbio qualsiasi atteggiamento e frase del marito; lui dal suo canto inizia invece ad essere ossessionato da quella ragazza e da ciò che sarebbe potuto succedere rendendo l’infatuazione per Sofia ricca di desiderio. Giovane, libera e piena di talento per la scrittura, Sofia è quello che Carlo aspira ad essere senza successo, lui che un libro vorrebbe tanto scriverlo si è dovuto accontentare di insegnare per poche ore settimanali in università arrivatoci grazie all’aiuto di suo padre.

Margherita di ambizioni non ne ha mai voluto saperne e il suo lavoro nell’agenzia immobiliare le basta e lo svolge senza particolari stimoli in una routine a cui dedica una piccola parte del suo tempo settimanale. Il malinteso, come lo chiamano moglie e marito, la sconvolge a tal punto che sposta i suoi malsani pensieri su Andrea, il fisioterapista che le sta curando una fastidiosa tendinite per la serie, se mio marito mi ha tradito perché non posso tradirlo anche io?

Non è la classica storia di lui, lei, l’altra e l’altro. Ci sono lui e lei. C’è l’altra che non ha tutte le colpe che potremmo immaginare. C’è l’altro con il suo carico di segreti e che per Margherita diventa uno dei punti fermi della sua vita. Ci sono gli altri: la famiglia di lui, benestante, che Carlo vorrebbe rinnegare con tutte le proprie forze salvo poi percepire una rendita mensile che lo alleggerisce di alcune preoccupazioni e c’è la madre di lei, Anna, una donna rimasta presto vedova e che il tarlo del tradimento l’ha vissuto anni prima di sua figlia. Soprattutto ci siamo noi che in questa storia non possiamo fare a meno di rispecchiarci rapportando alle vicende dei personaggi le nostre vicende di tradimenti e fedeltà.

Siamo sicuri che resistere a una tentazione significhi essere fedeli?

Non so voi, ma io sono andata in confusione semplicemente leggendo questa frase in quarta di copertina. Partendo dalla concezione per me ovvia che il tradimento non è da intendere solo carnale, se l’oggetto del desiderio non è più il mio compagno ma un altro, io sto già tradendo. Nella mia testa, nei miei pensieri non gli sono più fedele e cosa mi rende diversa da uno che scopa con un’altra? Il tradimento del corpo è più leggero del tradimento della mente? Fedeltà, oltre a raccontare la storia della crisi di una coppia, instilla nella mente del lettore tante di quelle domande senza risposta che è impossibile chiudere il libro e non continuare a pensarlo.

La sirena e Mrs Hancock

la sirena e mrs hancock

  • Titolo: La sirena e Mrs Hancock
  • Autrice: Imogen Hermes Gowar
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Febbraio 2019

Londra, seconda metà del settecento. Jonah Hancock è un mercante proprietario di navi con cui traffica merce in giro per il mondo. Senza famiglia dopo che moglie e figlio sono morti precocemente, le navi rappresentano per Mr Hancock il suo bene più prezioso e quando il capitano Jones un giorno gli riferisce che ha venduto una sua nave a momenti non ci resta secco. Vendere la nave, perdere la merce che trasportava e tutto per una follia: l’acquisto di una sirena.

La sirena acquistata dal capitano Jones però non ha nulla a che vedere con la creatura leggendaria acquatica metà donna e metà pesce dalla bellezza folgorante capace di ammaliare qualsiasi uomo al proprio cospetto. La sirena recapitata a Mr Hancock è un mostriciattolo senza vita quasi disgustoso da vedere e che nessuno oserebbe definire sirena.

Angelica Neal dopo anni alle dipendenze di Mrs Chappell nella sua casa di intrattenimento per galantuomini è pronta a spiccare il volo mettendosi in proprio, stanca di non vedere il becco d’un quattrino e di essere alla mercé del primo uomo che la reclama. Consapevole di essere tra le ragazze di punta del bordello di Mrs Chappell, Angelica è disposta a rinunciare ai privilegi offerti della mezzana per iniziare a camminare con le proprie gambe.

La stravagante e viziata Angelica farà la conoscenza del dolce e timido Mr Hancock nella casa di appuntamenti di Mrs Chappell dopo che quest’ultima aveva proposto al mercante di esporre nel suo bordello quella strana creatura che molti si azzardavano a chiamare sirena. Mr Hancock rimarrà affascinato da Angelica al primo sguardo, ma lei abile e scaltra e poco disposta a cedere al corteggiamento di un banale mercante di navi dirà a Mr Hancock che si concederà solo nel momento in cui lui sarà in grado di portarle una nuova sirena tutta per sé stessa.

Angelica capirà che ci sono uomini incapaci di mettersi contro la famiglia per difendere il suo amore e altri uomini che non avranno problemi a mettere su una spedizione pur di trovare una sirena, come da lei richiesto.

Ne La sirena e Mrs Hancock c’è la Londra georgiana del grande sviluppo economico e dell’espansione mercantile con un ceto che arricchitosi con il suo commercio ha tempo necessario per dedicarsi ad altri passatempi e allo stesso tempo una parte di città formata da sobborghi grigi e ceti popolari che dovevano fare i salti mortali pur di arrivare a fine mese o peggio a fine giornata.  Partendo da una copertina raffinata e unica nel suo genere (se si rapporta ai classici libri della Einaudi) questo libro ha tutto ciò che un buon libro dovrebbe avere: personaggi unici e distintivi a cui ci si affezionerà ben presto e una storia trascinante, piacevole e suggestiva con un’aggiunta fantasiosa che come la sirena del titolo sarà in grado di ammaliarvi.

Io Khaled vendo uomini e sono innocente

io khaled vendo uomini e sono innocente

  • Titolo: Io Khaled vendo uomini e sono innocente
  • Autrice: Francesca Mannocchi
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 29 Gennaio 2019

Francesca Mannocchi è una reporter che da anni collabora con varie testate televisive e giornali italiani ed internazionali occupandosi principalmente di conflitti e migrazione. Mi sono imbattuta più di una volta in uno dei suoi splendidi reportage sulle pagine de L’Espresso e da poche settimane è uscito per Einaudi Io Khaled vendo uomini e sono innocente, libro da leggere per capire certe dinamiche e comprendere meglio una delle questioni principali e più complesse degli ultimi anni: la migrazione.

Quando Gheddafi era ancora in vita e governava la Libia uno dei suoi obiettivi era quello di rendere nera l’Europa, favorendo in questo modo gli sbarchi perché il modo di rendere nero il vecchio continente era quello di popolarlo a dismisura di neri. Caduto Gheddafi quella premessa di cambiamento auspicata dai ribelli non si è mai realizzata e la situazione è rimasta la stessa o è addirittura peggiorata. La povertà continua a crescere, le banche sono senza soldi, di lavoro non c’è neanche l’ombra e quella cosa chiamata libertà resta un miraggio o come direbbe il nonno di Khaled una cosa da grandi. Ora Khaled è cresciuto, ma la libertà ancora non ha capito cosa sia, ha però capito come sfruttare al meglio la situazione, per arricchirsi, mantenere sé stesso e la sua famiglia, arrivando a un punto della sua vita in cui potrà smettere, ritirarsi e godersi i frutti del suo sporco lavoro.

Khaled si occupa della sicurezza nelle società petrolifere occidentali in Libia, ma ciò che lo rende ricco non è il nero petrolio, ma un altro nero, quello della pelle di coloro che vogliono partire, scappare dall’Africa per giungere nei Paesi europei con la speranza di cambiare vita. Il lavoro di Khaled è quello di mettere sui barconi quanti più neri possibile, poi una volta che il barcone è partito il suo compito si conclude perché ciò che succede in mare non è sua pertinenza, se muoiono non è affar suo. Certo, ci sono quelli che si lamentano perché andiamo, i cadaveri di quei neri che giacciono in mare o sulle spiagge fanno schifo ed impressione, anche lui i neri non li sopporta più di tanto se non fosse per il fatto che rappresentino la sua principale fonte di ricchezza.

«Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale».

Del ragazzino che voleva fare l’ingegnere e che ha lottato contro Gheddafi nella rivoluzione e che in quella rivoluzione ha perso il suo amato fratello e che da piccolo si divertiva a chiamare il colonnello, Santana, nome in codice che usava con sua sorella perché in Libia anche i muri hanno le orecchie, non è rimasto più niente. Oggi c’è solo un trentenne senza scrupoli che guadagna sulla pelle degli altri e che nessun passato ricco di dolore può giustificare le sue azioni odierne.

Sono del parere che per capire bisogna conoscere e per conoscere bisogna andare oltre ed approfondire e trarre poi le conclusioni. Francesca Mannocchi in questo libro opera in questo modo. Ci racconta la storia di un uomo in modo neutro senza propendere da nessuna parte, il giudizio lo lascia nelle mani del lettore.

Idda

idda

  • Titolo: Idda
  • Autrice: Michela Marzano
  • Editore: Einaudi (Stile libero)
  • Data di pubblicazione: 22 Gennaio 2019

Idda in dialetto pugliese significa lei. Ci sono due lei in questa storia: Alessandra e Annie. Alessandra è una donna che in seguito a un tragico evento ha ricostruito la sua vita a migliaia di chilometri di distanza dalla sua terra natia. L’incidente in cui la madre di Alessandra ha perso la vita l’ha portata a chiudere ogni rapporto con il padre, allontanandosi da quel passato doloroso, rifacendosi una vita in Francia come insegnante all’università e con al suo fianco Pierre.

Ad Annie, la madre di Pierre, le viene diagnosticato l’Alzheimer. Questo è una forma di demenza senile che colpisce la memoria intaccando i ricordi e agendo sulle nozioni cognitive più elementari.

Se scompaiono i ricordi, cosa resta di noi? Sembra esser questo l’interrogativo che Alessandra si pone dopo ogni visita alla suocera. Cerca di apparire forte per tranquillizzare il suo Pierre che pare non voler accettare la condizione della madre, ma vedendo Annie non riesce a non pensare ai suoi di ricordi, specie quelli dolorosi.

Non potendo conservare tutti i ricordi, agiamo in maniera selettiva, preservando i ricordi belli ed eliminando quelli dolorosi o inutili. Cancellare un ricordo è impossibile, al massimo lo immagazziniamo in qualche parte del nostro io, ma la memoria, bastarda, è capace di ricacciarlo a tempo debito, destabilizzandoti. A pensarci, è assurdo come opera la memoria e come a volte rievochiamo un ricordo. Basta un odore, un suono, una parola detta con un’intonazione diversa, un luogo, insomma a volte basta un niente e ciò che credevamo cancellato, riemerge, scuotendoti del tutto.

Ricostruendo il passato di Annie, mettendo ordine tra i suoi ricordi per preservarli all’oblio, Alessandra ritorna con la mente alla sua infanzia e prima giovinezza, nelle campagne della sua puglia, accanto alla sua mamma, morta troppo presto e la cui colpa fa ricadere sul padre. I ricordi che rievoca e che continuano ancora a tormentarla la mettono di fronte all’unica conseguenza possibile: ritornare, affrontare i demoni e provare ad andare avanti. Lo deve a sé stessa, lo deve a Pierre che con gentilezza non ha mai oltrepassato i paletti da lei imposti e che non ha mai indagato sul perché di alcune sue decisioni che riguardavano anche lui come la sua ferma ostinazione al non volere figli.

La memoria è strana. C’è chi dice che sia selettiva. C’è chi dice che sia intenzionale e deliberata. C’è chi dice che sia irrazionale. C’è chi dice che sia tutte queste cose insieme, ma che è specialmente quella inconscia a influenzarci: senza sapere bene perché, ci spinge a comportarci in determinati modi e a scartare la possibilità di cambiamento.

Michela Marzano in questo splendido e delicato romanzo racconta la storia di due donne vissute in contesti diversi, in epoche diverse, ma unite da un filo comune: il dolore. Possiamo scappare dai ricordi, possiamo credere di cancellarli, possiamo essere convinti di averli superati e invece no, non li cancelliamo, non del tutto e anche se non lo ammettiamo, sono loro a condizionarci, a plasmarci. La fuga che ci imponiamo prima o poi termina e il conto col passato deve essere estinto, se vogliamo sopravvivere al presente.

Facciamo che ero morta

facciamo che ero morta

  • Titolo: Facciamo che ero morta
  • Autrice: Jen Beagin
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 15 Gennaio 2019

Facciamo che ero morta era il gioco che Mona faceva da bambina insieme a suo padre. Si fingeva morta e lui si affrettava a salvarla: quel gioco era l’unico momento in cui pensava che suo padre in fondo a lei ci tenesse.

A ventiquattro anni Mona aspettava ancora qualcuno che la salvasse e nell’attesa si definiva una fiera donna delle pulizie. Che male c’era se una ragazza bianca puliva le case dei ricchi? Dalle loro cianfrusaglie poteva carpire i segreti delle loro vite, immaginarle, ricostruirle. Tra una passata ai pavimenti e una scrostata ai bagni (adorava pulirli) Mona si dimenticava della sua vita e si concentrava su quella dei suoi datori di lavoro.

Il martedì sera invece lo dedicava al volontariato con i tossicodipendenti ed è lì che s’imbatte in Mister Laido. Non un uomo dalla bellezza straordinaria, semplicemente era l’unico che tra le mani aveva sempre un libro e questo era un fattore decisamente positivo. Con Mister Laido inizia una relazione, breve ma intensa e che una volta terminata la lascia peggio dei suoi stracci per le pulizie. Il mondo di Mona, già fragile e ricco di insane dipendenze, all’improvviso perde il poco senso che per lei aveva avuto e decide di seguire il consiglio del suo Mister Laido e cioè abbandonare quella vita precaria e trovarsi una casita de adobe per ricominciare da capo. Prende poche cose e si trasferisce a Taos, nel deserto del New Mexico, un posticino traquillo, troppo tranquillo.

Nigel e Shiori sono i primi in cui si imbatte e tanto è forte la necessità di ampliare la sua rete relazionale che Mona li elegge subito suoi amici, anche se li considera strambi e troppo dipendenti l’uno dall’altro, la versione rivisitata di John Lennon e Yoko Ono (ribattezzati Yoko e Yoko). A Taos decide di fare l’unica cosa per cui si sente portata: la donna delle pulizie; per questo si prodiga per dare il via ad una ditta tutta sua. Grazie al lavoro conoscerà altre persone, da Henry a Betty, una strampalata sensitiva. Soprattutto a Taos troverà il coraggio per chiamare quel padre che l’ha delusa tante di quelle volte che ormai ha perso il conto.

Non ci vuole un bravo psicoterapeuta per capire che l’origine dei problemi di Mona è da ricondurre in quel padre che le ha provocato la prima grande sofferenza della sua vita e che continua a fare capolino nei suoi pensieri e che se anche la fa dannatamente arrabbiare per il suo essere bugiardo, superficiale, assente non può fare a meno di chiamarlo, anche solo per attaccargli il telefono in faccia.

Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita di andarcene, cambiare città e ricominciare da zero, per dare un calcio all’opprimente routine, specie quando si è al limite in certe situazioni. La fregatura però sta nel fatto che se ti allontani di mille chilometri i problemi si infilano nella valigia e li ritrovi pari pari appena decidi di disfarla. Per dirla con una metafora che userebbe Mona, se la polvere la metti sotto al tappeto apparentemente non la vedi, ma tu sai che c’è e non puoi ignorarla e quindi prima o poi devi pulire.

Bilanci e propositi.

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È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa. 

I migliori del 2018!

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Liste, liste, liste… quante ne avete lette e quante ancora ne leggerete? Fine anno si sa, è tempo di bilanci e abbondano liste sugli argomenti più disparati. Quella dei libri migliori dell’anno è la lista che più mi piace stilare, perché mi permette di fare considerazioni sulle letture che mi hanno tenuto compagnia in questi dodici mesi. È un momento tutto mio e con i miei amati libri: scoperte, conferme, delusioni e perdite di tempo. Soprattutto mi permette di ritornare su quei libri che anche quest’anno non mi sono decisa ad iniziare (Delitto e Castigo e Don Chisciotte prima o poi ci incontreremo); quelli lasciati a metà per svariati motivi e che riprenderò a inizio anno (L’idiota di Elif Batuman e Buongiorno, mezzanotte di Jean Rys); quelli a cui dare una seconda possibilità (Resoconto di Rachel Cusk, il problema sei tu o io?).

Ogni anno quando stilo la lista dei migliori c’è sempre qualcuno che ha da ridire su qualcosa. Un anno perché erano tutti libri scritti da scrittori (leggo più autori, mi dite il problema?), un altro perché c’erano troppi libri Einaudi (ho una libreria Billy piena di Einaudi, per la legge dei grandi numeri… traete voi le conclusioni). Quest’anno nei miei 12 (sì lo so, di solito se ne scelgono 10 ma il blog è mio e faccio come mi pare) ci sono sei libri di scrittori e sei di scrittrici e c’è una varietà di case editrici: contenti?

Ora basta chiacchiere e via con la lista.

  • Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.
  • Resto qui di Marco Balzano, Einaudi.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione, NN Editore.
  • L’animale femmina di Emanuela Canepa, Einaudi.
  • Il club degli uomini di Leonard Michaels, Einaudi.
  • La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani, Neri Pozza.
  • Nel cuore della notte di Marco Rossari, Einaudi.
  • Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman, Garzanti.
  • La ragazza del convenience store di Muraka Sayaka, Edizioni E/O.
  • Le fedeltà invisibili di Delphine De Vigan, Einaudi.
  • La notte non vuole venire di Alessio Arena, Fandango.
  • Preludio a un bacio di Tony Laudadio, NN Editore.

Quest’anno ho letto dei gran bei libri, ecco perché stilare questa lista è stato più difficile del previsto. Ci sono state delle piacevoli scoperte come Rosella Postorino e Alessio Arena. Della prima dopo il suo Le assaggiatrici (per cui ho fatto un tifo sfegatato per il Premio Campiello meritatamente vinto) mi sono fiondata su tutto ciò che ha scritto in precedenza, mentre del secondo oltre ad aver apprezzato il suo lato da scrittore ho iniziato ad ammirare anche quello di cantautore. Gli esordi a mio avviso migliori sono stati quelli di Emanuela Canepa e Alessio Forgione. Il primo libro è una storia sul potere, su chi lo esercita e chi lo subisce, mentre il secondo è stato l’esempio di un ottimo caso letterario, di quelli che ci riportano a discutere e confrontarci. Napoli mon amour è il dipinto di una generazione (la mia) che senza i mezzi per potersi affermare è costretta ad accontentarsi.

Di solito mi tengo alla larga dai casi editoriali, ma Elanor Oliphant sta benissimo e La ragazza del convenience store sono l’eccezione che conferma la regola. Problemi relazionali, solitudini forzate e giudizi errati accomunano le due protagoniste di questi due libri. Per la serie meglio tardi che mai ci sono Il club degli uomini e Le fedeltà invisibili. Acquistati appena usciti mi sono decisa a leggerli mesi dopo e in entrambi i casi una volta iniziati li ho messi via solo nel momento in cui li ho terminati. Per quanto riguarda i libri di Marco Rossari e Marco Balzano si è trattato di un vero e proprio amore al primo rigo (per Balzano sono ancora in lutto per il mancato Premio Strega), mentre Sandra Petrignani e Tony Laudadio sono state delle conferme. La prima non poteva deludermi con un libro dedicato a una delle più talentuose scrittrici della nostra letteratura recente, Natalia Ginzburg, il secondo mi ha dimostrato qualcosa che già sapevo: Laudadio sa scrivere e sa farlo pure bene.

Special Mention.

In questa classifica di libri letti e usciti nel 2018 devo fare una menzione speciale per Chiedo scusa di Francesco Abate. A questo libro ci sono arrivata dopo Torpedone trapiantati. Abate ha la capacità di farti piangere contemporaneamente dalle risate e dalla commozione.