Il 2020 in libri | Classifica dei migliori dell’anno

Siamo arrivati a quella parte dell’anno che grida da ogni angolo: CLASSIFICA.

Non c’è niente di più bello per me che compilare la lista dei migliori libri che mi hanno accompagnato in questo pazzo, folle, assurdo e drammatico 2020 che vorrei cancellare per sempre da ogni ricordo. Dirò una cosa molto banale (per me no, per gli altri boh), ma quest’anno i libri mi hanno aiutato tantissimo. Nella prima parte dell’anno caratterizzata dall’incertezza e dalla paura del lockdown, per quanto la mia mente non fosse libera dall’ansia e dalle mille preoccupazioni, i libri sono stati i miei fedeli compagni, gli unici momenti di evasione che mi erano permessi. Non avevo la concentrazione che ho di solito e di questo mi sono lamentata molto, così come non sempre c’erano giornate in cui riuscivo a leggere, ma quando questo capitava, il solo sapere di avere una storia che mi stata aspettando mi faceva stare meglio. Quando mi chiedono «come fai a leggere tanto?» vorrei rispondere «come fai a non leggere affatto?», perché non c’è niente di più salvifico di un libro, non c’è niente di più bello di una storia, non c’è niente di più potente della lettura.

Il momento chiacchiericcio è terminato, tranquilli, andiamo subito avanti.

Il 2020 è stato ottimo da punto di vista della lettura (solo per quello a dire il vero), ho letto di più, ho avuto modo di recuperare alcuni autori, di portare a termine il mio programmino di scoperta della letteratura sud americana (SUR, grazie), di leggere qualche altro pilastro della letteratura russa (ciao, Delitto e Castigo, anche quest’anno non sto parlando di te) e ovviamente di stare quanto più possibile al passo con le novità.

Classifica? È ora.

  • Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli (Mondadori) & La città dei vivi di Nicola Lagioia (Einaudi)
  • Malinverno di Domenico Dara (Feltrinelli)
  • Mai stati così felici di Claire Lombardo (Bompiani)
  • La casa sull’argine di Daniela Raimondi (Nord)
  • Il ritratto di Ilaria Berdardini (Mondadori)
  • Bordo sud di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)
  • La strada di casa di Kent Haruf (NN Editore)
  • Gli anni invisibili di Rodrigo Hasbun (SUR)
  • Aria di novità di Carmen Korn (Fazi Editore)

Il primo posto è giustamente occupato da non uno, ma due libri e il motivo è presto detto. Quando ho letto Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli ho subito pensato di trovarmi di fronte a un libro eccezionale come pochi. Per mesi e mesi ho detto che per me la classifica si poteva già chiudere e che quello era il miglior libro del 2020. Quando poi ho letto il libro di Nicola Lagioia La città dei vivi mi sono dovuta ricredere, perché nessuno mi aveva preso in quel modo, nessuno mi aveva ossessionato così: il primo posto ha abbastanza spazio da poter accogliere entrambi.

Malinverno di Domenico Dara è il libro che tutti i lettori ameranno, perché parla il linguaggio di noi dipendenti dalle storie. Per la serie saghe famigliari che tanto amo Mai stati così felici, La casa sull’argine e Aria di novità (che giunge al termine) sono quelle che ho maggiormente amato. Il ritorno inatteso di Donatella Di Pietrantonio con Borgo Sud non poteva non figurare tra le migliori letture di quest’anno mentre Il ritratto di Ilaria Bernardini è stata una vera e propria piacevole scoperta.

Arriviamo al capitolo Kent Haruf. Qualche anno fa ho letto Benedizione ed ero tornata ad Holt con Le nostre anime di notte. Per motivi a me ignoti ho sempre rimandato la lettura degli altri libri almeno fino a questo agosto quando complice la noia mortale che mi affliggeva e la presenza degli altri libri sul mio Kindle mi sono decisa ad iniziare. Grazie, Kent, non piangevo così da non so quanto tempo. Crepuscolo prima e Canto della Pianura poi, mi hanno devastata e come se non bastasse La strada di casa mi ha dato il colpo finale. In tutto ciò avrei ancora Vincoli che attenderà un bel po’ prima di essere letto, perché non mi piace sapere che dopo quello non avrò più niente di Kent Haruf da leggere.

Come accennavo sopra, quest’anno ho deciso di approfondire meglio la letteratura sud americana cosa che sono riuscita a fare grazie alla Sur che considero una vera e propria scoperta. Rodrigo Hasbun, Vera Giaconi, Carlos Manuel Álvarez, Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares e Samanta Schweblin sono stati gli autori che mi hanno fatto viaggiare da un Paese all’altro dell’America Latina: la promessa per il 2021 è quella di non fermarmi.

Borgo sud | Donatella Di Pietrantonio

Ero l’Arminuta, la ritornata. Mai nome è stato più appropriato.

La tredicenne che da un giorno all’altro aveva dovuto lasciare la famiglia che credeva propria non c’è più, al suo posto una donna matura e indipendente che lavora a Grenoble come docente universitario. Una telefonata la costringe a tornare indietro nel tempo con la memoria e fisicamente la trasporta a Borgo Sud, il quartiere dei pescatori della città in cui è cresciuta. Quella telefonata riguardava Adriana, la sorella minore dai mille problemi che andava e veniva nella sua vita portando con sé il caos e la confusione.

Non le contava più le volte che Adriana senza avvisare si presentava a casa sua senza farsi problemi su quanto tempo restare. Arrivava, le sbatteva in faccia i problemi che lei poco alla volta avrebbe risolto e se ne andava senza dire grazie. Suo marito Piero quasi non fiatava, alla fine si trattava di sua sorella e la famiglia è sempre la famiglia. Quanto era premuroso Piero e quanto l’amava, pensava lei e soprattutto quanto si riteneva fortunata nell’avere una relazione del genere se pensava a sua sorella Adriana che si era intestardita con Rafael, uno degli uomini meno raccomandabili di Bordo Sud, un pescatore capace solo di fare debiti che ricadevano su Adriana che da sola si stava prendendo cura di Vincenzo, il figlioletto chiamato come quel fratello morto troppo presto.

Sono rimasta fedele a un uomo che non poteva amarmi. È il mio segreto, la mia devozione.

La presenza di Adriana svelerà a poco a poco le crepe di quell’unione felice, costringendo la sorella ad aprire gli occhi su una verità difficile da accettare.

C’era qualcosa in me che chiamava gli abbandoni.

Impulsiva e libera una, razionale e pragmatica l’altra, erano convinte che quell’amore le avrebbe salvate da un vuoto che si portavano dentro fin da quando erano piccole e invece entrambe si troveranno a fare i conti con le illusioni che derivano da essi.

Donatella Di Pietrantonio con una maestria che appartiene ai pochi grandi narratori ci regala una storia in cui le emozioni si alternano pagina dopo pagina. Borgo Sud ci riporta in quei luoghi che avevamo amato con L’Arminuta e ci restituisce quei personaggi che avevamo conosciuto raccontarci una nuova parte di loro e della loro vita, perché quella storia che credevamo conclusa aveva ancora tanto da dirci senza che noi lo sapessimo.

  • Titolo: Borgo Sud
  • Autrice: Donatella Di Pietrantonio
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 3 Novembre 2020

I post più letti dell’anno!

Ma quale paradiso? ha il pregio di essere un libro che invece di darti risposte ti mette nella posizione di farti domande. È un libro necessario e scusate se uso questo termine che oramai è diventato il più abusato in letteratura. Necessità e bisogno di comprendere, capire e ampliare la nostra mente dovrebbero portarci a prendere libri del genere e leggerli senza neanche esitare. Libri come Ma quale paradiso? li leggi in un’oretta scarsa ma raramente si dimenticano. Libri come questi sono perle rare meglio non lasciarseli sfuggire.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

Simona Vinci ha raccontato nei minimi dettagli la sua esperienza mettendo nero su bianco le sue paure. È un’altalena di sentimenti con parti che fanno davvero male leggere. Qui non si tratta solo di raccontare il dolore, ma di sviscerarlo in tutte le sue forme. Qui non troverete la cura, la ricetta magica per curarsi, ma il conforto e l’empatia di chi ci è passato, di chi sa cosa vuol dire avere paura di uscire di casa e di non sentirsi al sicuro nei propri spazi, di chi ha paura di stare solo ma di non riuscire a stare neanche in compagnia, di non riuscire ad essere più indipendente, di non riuscire ad essere più se stessi.

Le cure domestiche è una storia sui legami familiari e sulle sofferenze che questi comportano, sugli addii dolorosi sempre difficili da superare ed accettare e su quella malinconia che diventa costante della vita. Lo stile della Robinson è poetico e sublime, non a caso questo romanzo è stato riconosciuto dai critici come un capolavoro della letteratura mondiale.

Quello che di certo mi resta di questo libro è la voglia di non fermarmi all’apparenza e di approfondire ancora di più l’argomento. Anna Migotto e Stefania Miretti hanno scritto un libro che non merita di passare inosservato, anzi, merita di essere letto, riletto, discusso e argomentato. Un libro che nella sua crudeltà mostra una realtà a cui non possiamo più voltare le spalle.

La compagnia delle anime finte è un romanzo che con una mano ti accarezza mentre con l’altra ti prende a schiaffi. Ti mostra senza filtri la miseria umana e il dramma dei sentimenti. Per quanto tutta la scena è dominata dalla storia di Vincenzina la narrazione comprende le storie di tantissime altre persone, tantissime altre anime pronte ad inscenare le tante sfaccettature che la vita ti propone: violenze, soprusi, fragilità e povertà. Sono le anime che popolano i quartieri di Napoli e le cui storie si vanno a legare indissolubilmente alla vita di Vincenzina.

L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!

Libri 2017!

Avete letto classifiche sui migliori libri di questo 2017 ovunque, lo so e al solo pensiero di leggerne un’altra state male, vi capisco, però visto che le avete lette ovunque magari potete dedicare qualche minuto del vostro tempo anche alla mia di classifica, perché poi le altre sì e la mia no?. Neanche io sono una fan delle classifiche, ridurre le molte letture a una decina è un compito un po’ difficile, anche perché di libri belli (ma veramente belli) ne ho letti parecchi quest’anno e quindi mi spiace per quelli che ingiustamente (per questione di numero) sono rimasti fuori. Quindi ecco la mia personale top 10 (e se volete ditemi anche i vostri titoli di questo 2017 ché sono curiosa).

Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza.

La storia della sua famiglia era una grande processione di stanze una dentro l’altra, stanze invase dal sole e dalla polvere, alcune vuote, altre pullulanti di spettri e altre ingombre di pezzi di mobili e vecchie foto e oggetti inservibili, ammucchiati gli uni sugli altri come nel retro di un teatro. Quelle erano le stanze in cui era meglio non entrare. 

Che succede, mà? Vuoi che racconti la storia tua e del tuo sposo e mi hai dato la vista potente dei tuoi ultimi istanti? Quando, si dice, l’intera vita e quella delle persone care scorre davanti agli occhi. 

  • Con molta cura. Severino cesari (Rizzoli)

Lo sai benissimo, di ciò che è in tuo potere affrontare ha senso prendersi cura. Ma proprio nel momento in cui pensi di esserti preso già abbastanza cura, abbastanza, e che potresti accontentarti, rimane in fondo solo quel poco di cui mi occuperò domani. 

La vita è fatta di pochi momenti importanti che spesso nemmeno riusciamo a scorgere mentre li viviamo. Loro ci seguono sempre un passo indietro e quando ti volti è già tutto fatto, irrimediabilmente compromesso, nel bene o nel male. 

Il male lascia senza parole. Se non lo nomini, non esiste. Se non lo chiami, scompare. Fino a che non impazzisci per aver ingoiato tutte quelle parole impronunciabili. Ma non è meglio staccarsi dalla realtà piuttosto che ammettere che sia finita ogni cosa?

Né uniti né divisi. E il problema è che questo è vero anche per i loro nemici. Che poi saremmo noi. In teoria, siamo tutti schierati contro il terrorismo: però, sul terreno, le cose sono sempre più ambigue. A volte la priorità è un altro nemico.

Voi civili non potete essere il mio nemico, finché non lavate la mano contro di me. Ma sempre con la massima sincerità vi devo ricordare che voi uccidete continuamente i nostri civili. E rubate le nostre terre, il nostro petrolio, le nostre miniere, le nostre cose. Ci fate soffrire ogni giorno. Se gli fai male, il gatto ti graffia. 

Quello che non capivo, quello che avevo capito adesso, all’improvviso, era che se smettevo di andare indietro, di cercare di recuperare il passato, forse c’era un futuro che mi aspettava, che ci aspettava, un futuro che si sarebbe svelato se solo mi fossi voltata a guardarlo. 

La sua intelligenza lo ha portato a percorrere una strada a tre tappe: dal semplice al complicato e poi di nuovo al semplice. 

L’Arminuta| Donatella Di Pietrantonio

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    • Titolo: L’Arminuta
    • Autrice: Donatella Di Pietrantonio
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 14 Febbraio 2017

Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenevo.

Ha tredici anni l’Arminuta quando viene riportata dalla sua famiglia d’origine, come un pacco postale che ritorna da chi l’ha spedito o come una merce che difettosa è costretta a ritornare al negozio. Nei tredici anni precedenti a quel giorno è cresciuta con quella che credeva la sua vera famiglia, una madre e un padre amorevole che l’hanno allevata come la principessina di casa. Scoprire che quei genitori non sono i tuoi è un duro colpo da assorbire, peggio è sapere che c’è la tua famiglia naturale che ti reclama. L’Arminuta è quindi costretta a ritornare a casa dalla sua famiglia d’origine. Non ne comprende il motivo per cui deve lasciare sua mamma per tornare a vivere da sua madre e si convince da quei pochi elementi che ha a disposizione che sua mamma sia malata e non vuole farla assistere al calvario che starebbe per affrontare. In effetti sua mamma ultimamente stava spesso male, ma lei era grande e avrebbe potuto assisterla e starle accanto invece di sbarazzarsene.

La famiglia che la riaccoglie le sembra distante anni luce dal suo essere. Non è solo questione d’ignoranza, ma anche di mancanza d’igiene che pervade la casa e i suoi abitanti unito a un senso di inadeguatezza che non l’abbandonerà mai. Quella vergogna di essere associata a loro ed essere considerata parte di quel mondo a cui sentiva di non appartenere non era snobismo nei loro confronti e non era una questione di sentirsi superiore e migliore, ma quell’ambiente retrogrado non era il suo.

Ogni volta che provava a parlare con sua madre di sua mamma quella cambiava discorso. Sua mamma si era resa irrintracciabile salvo poi farle avere tutto ciò di cui aveva bisogno come effetti personali, biancheria e lenzuola nuove e pulite e un letto a castello in modo da non essere più costretta a dividerlo con sua sorella Adriana. Era uscita dalla sua vita ma continuava a seguirla a distanza operando nel dietro le quinte della sua esistenza. La sorella Adriana era la sola a cui si era affezionata, appoggiandosi a lei e sapendo di averla vicina riusciva a non perdere la testa in quell’assurda situazione. Grazie a lei e al fratello Vincenzo con cui aveva instaurato un rapporto controverso.

Difficile era per l’Arminuta vivere come se fosse tutto normale e la forza per andare avanti la ricavava dalla consapevolezza che quella era una situazione temporanea e presto sarebbe ritornata agli agi di casa sua, dalla sua migliore amica e a dividersi tra le sue lezioni di danza e nuoto. Nella sua mente non smetteva nemmeno per un secondo di formulare le varie ipotesi sul perché tutto ciò le stava accadendo e mentre colpevolizzava la mamma ritenendola l’artefice di tutto la giustificava e la perdonava; con lei non riusciva ad arrabbiarsi mai del tutto, era pronta a correrle incontro appena l’avrebbe rivista.

L’empatia che si crea con la protagonista in questo libro è molto forte. Come lei vogliamo capire il perché di questo impensabile gesto, con lei cerchiamo soluzioni e con lei viviamo la disperazione dell’abbandono. La famiglia è la prima certezza che impariamo a conoscere, venuta meno quella viene meno tutta la nostra stabilità. L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!