Il 2019 attraverso i libri| Classifica delle migliori letture dell’anno

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Confidenza| Domenico Starnone

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Facciamo che io ti racconto un mio segreto così orribile che nemmeno tra me e me ho mai provato a raccontarmelo, e tu però me ne devi confidare uno equivalente, qualcosa che se si sapesse ti distruggerebbe per sempre.

Quante sciocchezze facciamo per amore? Quante sono le decisioni che prendiamo a cuor leggero senza pensare alle conseguenze e prese solo per accontentare il partner? Quante cose ci sembrano degli innocenti giochi a cui acconsentiamo senza mettere in conto che quei giochi potrebbero semplicemente rovinarci la vita.

Pietro e Teresa avevano un rapporto di quelli che si muovevano tra alti e bassi, fatto di passione sfrenata e litigi eccessivi. Si conoscono da quando lui era il professore e lei l’allieva. Pietro era sempre stato uno di quegli uomini miti, intelligenti e della cui intelligenza brillava ed impressionava gli altri. Teresa invece era una donna vulcanica, sempre bisognosa di stare al centro dell’attenzione e che amava prevaricare i confini che Pietro le imponeva. Se c’era una discussione animata da Pietro, il suo obiettivo era quello di contraddirlo, mostrare che lei ne sapeva più di lui e in quel gioco perverso portato avanti, lei doveva uscirne sempre da vincente. Dopo l’ennesima discussione, in un momento di calma Teresa propone a Pietro di farle una confidenza. Non una cosa banale o un segretuccio di poco conto, ma qualcosa che fa fatica ad ammettere anche a sé stesso. Tu confidi una cosa a me ed io confiderò una cosa a te ed entrambi saremo i custodi delle nostre rispettive confidenze.

Pietro acconsente senza mettere in conto una delle massime dei nostri tempi: tutti si lasciano, è solo questione di quando, come direbbe Ester Viola. Pietro e Teresa poco dopo mettono fine a quell’impetuoso rapporto, decidendo di andare avanti nella loro vita, ognuno per conto proprio. Tempo dopo Pietro incontra Nadia, docente come lui, docile, amabile, timida, l’esatto contrario di Teresa. Decidono di sposarsi e poco prima del matrimonio si affaccia quella temibile confidenza detenuta da un’altra donna. E se Teresa ricompare nella mia vita e mette al corrente Nadia di quell’orribile segreto? Questo pensiero lacera Pietro e lo costringe con una scusa a contattare la sua ex che gli risponde con un laconico: hai paura?

Passano gli anni, Pietro diventa un discreto scrittore di un pamphlet sulla scuola che gli procura l’ammirazione di una bella cerchia di intellettuali, primo fra tutti del suo editore che decide di puntare su di lui e sul suo talento. Inizia a girare l’Italia, a fare incontri, a conoscere persone, ad essere protagonista di dibattiti, qualcosa che non aveva mai messo in conto, da umile professore di liceo, ma se lo merita, come gli dicono tutti. Ha una moglie che lo sostiene, un editore che crede in lui, delle persone che lo ammirano, dovrebbe essere l’uomo più felice del mondo, se non fosse per quella perenne ansia legata a quella confidenza di tantissimi anni prima. Decide di giocare in difesa, riallacciando il rapporto con Teresa che nel frattempo non è rimasta a guardare, ma è arrivata al MIT di Boston. Attraverso la loro fitta corrispondenza, Pietro si illude di poterla controllare e di controllare così il suo segreto.

La ragione è che vuoi sapere se sono e se sarò sempre la custode delle tue confidenze.

Nadia è la donna che Pietro ha sposato, la madre dei suoi tre figli, ma è Teresa colei che conosce Pietro nella sua vera essenza e che non perde occasione lettera dopo lettera di smascherare le sue ipocrisie. A legarli non è il bene che si sono voluti, ma la paura ed l’unico motivo per cui lui non vuole che lei esca dalla sua vita.

Confidenza di Domenico Starnone, Einaudi, è parte di un progetto più ampio e che si va a legare ai suoi precedenti lavori: Lacci e Scherzetto. Insieme vanno a formare quella che è stata ribattezzata una trilogia sentimentale. I libri esplorano i temi delle relazioni e delle fragilità umane che mostriamo e che celiamo. Ci sono degli elementi presenti in Confidenza che richiamano quelli presenti in Lacci (tradimento ed indifferenza), ed elementi presenti in Scherzetto (la smania verso il successo e l’idea di non essere all’altezza del ruolo che si sta ricoprendo). 

Domenico Starnone continua ad indagare sull’animo umano mettendolo a nudo e mostrando nuove sfaccettature: fragilità, paure, egoismi, ambizioni. Come sempre riesce ad incollare il lettore alle pagine, costringendoci a fare i conti con la storia che racconta. Non si può rimanere inermi di fronte a tutta questa perfezione e se ci siete riusciti ditemi come avete fatto, perché io sono giorni che mi crogiolo in questa storia e non riesco a venirne fuori.

  • Titolo: Confidenza
  • Autore: Domenico Starnone
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Novembre 2019

 

Scherzetto| Domenico Starnone

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Un nonno, un nipote e settantadue ore di convivenza. Daniele Mallarico è un illustratore molto noto nel suo campo, napoletano di nascita e milanese d’adozione. Viene chiamato da sua figlia Betta e forzato a fare da baby-sitter a suo nipote nei tre giorni in cui lei e il marito Saverio saranno ad un convegno in Sardegna. L’idea di tornare a Napoli non lo entusiasma per niente, tanto meno quella di tenere per pochi giorni da solo un bambino, bambino che seppur suo nipote lui non conosce per niente. Sua figlia però è stata categorica e dirle di no è impossibile.

Ritornare a Napoli per Daniele significava avere a che fare non solo con la sua famiglia attuale composta da sua figlia Betta e suo nipote Mario, ma anche con quella d’origine. Quella famiglia che non aveva mai compreso la sua vena artistica e tanto meno l’aveva incoraggiata. Probabilmente non sarebbe neanche diventato un illustratore se fosse rimasto a perder tempo tra quei vicoli. Napoli era una città strana, eri considerato migliore se tra le mani al posto delle matite avevi un coltello.

Tra nonno e nipote scatta subito un conflitto continuo con il bambino impegnato ad impressionare suo nonno e il nonno che lo giudica troppo sveglio, troppo attivo, troppo saccente e troppo impertinente: insomma troppo tutto. Supponente o meno sarà Mario ad aprirgli gli occhi con la schiettezza che solo i bambini hanno e senza giri di parole criticherà i suoi disegni: nonno sono troppo scuri, non mi piacciono. Abituato ai complimenti e ai riconoscimenti non aveva messo in conto che quasi a fine carriera qualcuno avrebbe avuto da ridire sulle sue opere, tanto meno da un moccioso di quattro anni i cui genitori non facevano che ripetergli quanto fosse bravo e che lo esaltassero qualsiasi cosa, normale, facesse.

Quell’affermazione fatta da suo nipote era stata dura da mandare giù ma gli aveva fatto mettere tutto in discussione partendo da se stesso e arrivando al suo lavoro. Quella piccola canaglia aveva ragione, si era adagiato sul successo che aveva costruito negli anni, ma invece di continuare, di migliorare e raggiungere così l’apice si era fermato sulla via della mediocrità. Insomma si era accontentato. Era servito un bambino a mostrargli le sue paure e le sue insicurezze, a fargli evocare ricordi, fantasmi e il suo passato. Se quel bambino era stato capace di tutto questo sarebbe stato capace di tirarlo fuori dal vortice in cui era caduto.

Scherzetto si snoda nel dualismo vecchiaia-giovinezza, ma non solo. Forte è la presenza di quei fantasmi che portano il protagonista a tirare le somme della sua esistenza e confrontarsi con il suo passato composto da un matrimonio felice all’apparenza ma che portava le cicatrici di un tradimento e un lavoro che svolgeva sempre più per abitudine che per passione. Credo che Domenico Starnone sia uno dei migliori autori della nostra letteratura contemporanea ragion per cui il suo Scherzetto è imperdibile.

Leggi la recensione sul blog Io Leggo- Io Donna del Corriere della Sera

    • Titolo: Scherzetto
    • Autore: Domenico Starnone
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 11 Ottobre 2016

Lacci| Domenico Starnone

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Mi pareva inconcepibile che potesse piacerti un’altra, ero convinta che se ti ero piaciuta una volta ti sarei piaciuta sempre. 

Un assioma del matrimonio o di un semplice rapporto di coppia dovrebbe essere questo: ci piacciamo, ci scegliamo e nessun altro dovrebbe intromettersi in tale rapporto. L’amore non è un ragionamento matematico dove tutto ha una spiegazione razionale; in amore basta una terza persona che si intromette e distrugge in un attimo ciò che due hanno costruito e tenuto in piedi in un delicato equilibrio per anni.

Quando Aldo confessa il tradimento a sua moglie Vanda le dice senza giri di parole di essere stato con un’altra; sceglie un’espressione infelice perché Aldo a dire il vero si è innamorato di quella ragazza poco più che ventenne e per lei lascia la casa, la moglie e i due figli. La relazione con Lidia è stato per lui una vera e propria boccata di ossigeno puro; il matrimonio in giovanissima età che all’inizio era sembrato un segno di autonomia ora gli andava stretto e lo aveva fatto sentire vecchio a soli trent’anni.

Se ne se sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie; così si apre una delle tante lettere che Vanda nel corso dell’assenza da casa del marito gli fa recapitare, lettere in cui con rabbia, dolore e frustrazione ricorda al suo Aldo quali sono i suoi doveri di marito e padre. Tempo dopo, quando entrambi avevano accettato la situazione, basta un particolare per Aldo, il modo in cui il figlio si allaccia le scarpe identico al suo, per fargli capire che il suo posto è accanto a sua moglie.

Assurdo o meno, per Anna e Sandro è stato quell’apparente insignificante gesto dei lacci a ristabilire la normalità nella loro famiglia, anche se gli unici lacci che per i nostri genitori hanno contato sono quelli con cui si sono torturati reciprocamente per tutta la vita. I lacci delle scarpe come metafora di lacci che ci legano a qualcuno e che non si spezzano neanche se da quel qualcuno ci allontaniamo.

  • Titolo: Lacci
  • Autore: Domenico Starnone
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 14 Ottobre 2014