Le gratitudini| Delphine De Vigan

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Contare, dovere, è così che si misura la gratitudine? Ma l’ho ringraziata abbastanza? Le ho mostrato abbastanza la mia riconoscenza? Sono stata abbastanza vicina, abbastanza presente, abbastanza assidua?

Grazie. Quante volte nel corso della giornata diciamo grazie. Al bar la mattina quando diciamo grazie a chi ci ha preparato il caffè. Grazie a chi ci cede il posto in metro, grazie a chi ci tiene la porta aperta e ci lascia entrare. Grazie al negoziante che ci porge il resto e grazie a chi ci dà semplicemente qualcosa. Lo diciamo talmente tante volte che quasi abbiamo snaturato la sua essenza. Dire grazie è cortesia, fa parte della buona educazione ed è giusto dirlo nell’apposito contesto, ma pensavo: lo diciamo così tante volte che quando diciamo grazie a qualcuno che ci è stato accanto e che ci ha aiutato, sembra quasi un grazie di forma e di circostanza, salvo aggiungere quel davvero, per far capire che è un grazie diverso.

Riconoscenti. Che significa davvero e come si dimostra la riconoscenza ad una persona?

Michka è una donna di una certa età che sta perdendo le parole, lei che con le parole ci ha lavorato una vita essendo stata una correttrice di bozze. Adesso le pensa, ma non riesce a comunicarle a chi le è accanto. Avendo questi vuoti di memoria e riconoscendo di non essere più in grado di badare a se stessa si trasferisce in una casa di riposo.

Nella sua vita è rimasta Marie, figlia di una sua ex vicina di casa, una donna che però badava poco o niente alla piccola, motivo per cui Marie sgattaiolava a casa di Michka che era sempre ben felice di accogliere quella bambina. Ora che Marie è grande, continua ad essere presente nella vita di Michka, a curarsi ed occuparsi di lei, segno di quella riconoscenza verso la donna che le ha fatto da madre più di quella naturale.

Le giornate presso la casa di riposo non sono molto esaltanti per Michka, gli unici momenti in cui sembra ravvivarsi, oltre che durante le visite di Marie, è durante gli incontri con Jerome, l’ortofonista.

Il suo compito è quello di non farle perdere l’utilizzo di ulteriori parole, ma Michka presta poco interesse agli esercizi e preferisce trascorrere il tempo con Jerome chiacchierando. Intuisce che c’è qualcosa nel passato del giovane che non lo rende del tutto sereno e questo la riporta all’unico rimpianto nella vita di Michka: non aver detto grazie a due persone che l’hanno aiutata in un momento essenziale della sua vita.

Questa malinconia la fa soffrire più del perdere le parole. Si danna per non aver fatto di tutto al fine di ritrovare quella coppia di coniugi senza la quale probabilmente Michka non sarebbe lì.

Delphine De Vigan, autrice di quel capolavoro che risponde al nome de “Le fedeltà invisibili“, torna con “Le gratitudini” (Einaudi) un nuovo potente romanzo che fa leva sui sentimenti e sulle emozioni. Questa struggente storia ci spinge a riflettere sulla necessità e sull’importanza di dire grazie alle persone nel momento esatto in cui siamo in grado di farlo, perché rimandare non sempre vuol dure avere una seconda occasione per farlo.

  • Titolo: Le gratitudini
  • Autrice: Delphine De Vigan
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 25 Febbraio 2020