In tempo di guerra| Concita De Gregorio

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Invece Concita è la rubrica curata da Concita De Gregorio sul quotidiano “La Repubblica”. Ogni giorno la De Gregorio dà spazio alle storie di persone che vogliono semplicemente essere ascoltate. Un giorno in redazione le viene recapitata la lettera di Marco, un ragazzo che non le chiede una fugace risposta nelle colonne del giornale, ma il tempo, una settimana notte escluse, per raccontarle cosa significa essere un trentenne oggi.

Sembra quasi una sfida quella di Marco, una sfida a cui la giornalista non si sottrae. Una settimana, notti escluse, è quello che chiede e una settimana, notti escluse è quello che avrà, a patto che alla sua storia e alle sue domande non gli fornirà delle risposte, ma altrettante domande e pezzi di articoli di giornale che ha conservato nel corso degli anni e che potrebbero ritornare utili durante le loro riflessioni.

Dalle lettere di Marco contenute in sei diari e quattro scatole, emerge quella che è la generazione più sottovalutata in assoluto: i trentenni. I trentenni di oggi sono per la maggior parte dei giovani (non più giovanissimi), spaventati, disorientati, senza mete delineate e senza obiettivi facilmente raggiungibili. Attenzione, per obiettivi facilmente raggiungibili si intendono quegli obiettivi che le generazioni passate raggiungevano senza fatica, come ad esempio un posto di lavoro, un compagno, un figlio. Ieri erano certezze, oggi dei miraggi.

Le generazioni che ci hanno precedute sono state abilissime a prendersi tutto quello che potevano prendersi, risucchiando le risorse e lasciandoci con poco o niente. Ci è rimasta una politica incapace di essere tale. Una politica la cui classe dirigente incolpa di tutto il governo precedente, una politica in cui ci vogliono far credere che destra e sinistra siano la stessa cosa (e chi dice questo possiamo star certi che è di destra). Il risultato? Non si vota o non si sa per chi votare. Mi definisco una persona di sinistra, ma a sinistra non ci sono partiti che posso definire tali, leader capaci di farmi innamorare della politica, leader che mi facciano appassionare a delle cause. Ogni volta che vengo chiamata a votare, voto per il meno peggio, ma mi sarei stancata di votare il meno peggio, io vorrei votare il meglio.

Tornando a Marco e alle sue lettere, lui racconta di come i suoi familiari alla sua età erano già qualcuno. Un nonno comunista e un nonno professore. Una nonna votata alla chiesa cattolica, l’altra alla scienza. Perfino i suoi genitori prima di ritirarsi in una vita nei boschi e a indottrinare il prossimo con la religione dei Testimoni di Geova, avevano sposato la causa delle milizie negli anni di piombo. Tutti avevano la loro identità, tutti, tranne lui. È difficile avere un’identità quando non sai la vita dove ti porterà. Dove stiamo andando? Dove vogliamo andare? Da nessuna parte, siamo fermi. Il tempo scorre, il mondo cambia, ma noi siamo qui ancora a capire cosa il futuro ha in serbo per noi. Futuro è una parola che spaventa, per il semplice fatto che non abbiamo i pilastri su cui poterlo edificare.

Leggere In tempo di guerra (Einaudi) di Concita De Gregorio mi ha fatto male, perché la generazione di Marco è la mia, visto che sto vivendo l’ultimo anno dei venti e dal prossimo entrerò ufficialmente nel club dei trentenni. La rabbia di Marco è anche la mia; la frustrazione di Marco è anche la mia; l’insoddisfazione di Marco è anche la mia. Stiamo vivendo una guerra che non ha bombe e che non ha nemici ben precisi: stiamo vivendo una guerra senza neanche rendercene conto.

Nel gioco del mondo, si perde solo quando si rinuncia a giocare.

Ci spaventa e ci fa paura questo pazzo mondo, ma a giocare non ci rinuncio.

  • Titolo: In tempo di guerra
  • Autrice: Concita De Gregorio
  • Casa editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 12 novembre 2019

Sconti Stile Libero: cosa prendere?

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L’estate è un brulicare di liste di libri da leggere e se ancora non avete deciso cosa mettere in valigia vi dico solo che Einaudi ha fatto partire una promozione che prevede il 25% di sconto sull’acquisto di due Stile Libero fino al 5 agosto. Chi mi segue lo sa che impazzisco per la Einaudi e in particolare sono in fissa per Stile Libero (Coralli e Supercoralli comprendono e mi perdonano) tanto che i libri con la costa gialla occupano gran parte della mia libreria. Se volete qualche consiglio (e se vi fidate) vi guido in questo mare magnum di libri e vi dò qualche dritta. Iniziamo? Via con le coppie.

FRANCESCO ABATE

Mia madre ed altre catastrofi- Torpedone Trapiantati

Migliore accoppiata di questa non c’è. Due libri leggeri, divertenti, emozionanti, adatti per il periodo in cui uno vuole leggere ma anche rilassarsi. Due libri con le vicende di Checco, la Mamma, signora Corrias e altri personaggi. Dialoghi serrati e battute fulminanti nel primo che non mancheranno neanche nel secondo.

NICCOLO’ AMMANITI

Come Dio comanda- Ti prendo e ti porto via

Partendo da una premessa necessaria e cioè che in una libreria che si rispetti non può mancare almeno un titolo di Ammaniti, siccome sono brava io ve ne consiglio ben due. Questi sono i libri che mi hanno fatto scoprire questo scrittore geniale, tra i migliori contemporanei senza alcun dubbio. Storie dure, personaggi cinici ed egoisti e linguaggio crudo che non risparmia nessuno.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Il purgatorio dell’Angelo- Souvenir

Da buona deGiovanners non potevo non inserire nella lista due libri del Maestro del giallo odierno e nello specifico le ultime indagini delle sue creature a cui i lettori sono più affezionati: Ricciardi e Lojacono. Il commissario dagli occhi verdi e il ciuffo ribelle svolge la sua indagine nella meravigliosa Posillipo, mentre Lojacono e compagni saranno in trasferta nell’incantevole Sorrento.

MARCO MARSULLO

Due come loro- I miei genitori non hanno figli

Di Marco Marsullo io vi direi di leggere tutti i suoi libri (ça va sans dire) e niente vi impedirà di recuperare anche Cascione e i vecchietti ma in questa lista ve ne indico solo due e ho scelto il suo ultimo libro uscito un paio di mesi fa e il suo precedente che è quello a cui sono più affezionata (oltre a ritenerlo ad oggi il suo miglior romanzo). Una black comedy irriverente e innovativa Due come loro e un romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli. Il primo con un protagonista, Shep, che si divide tra Dio, il Diavolo, un passato doloroso con cui fare i conti e vecchi e nuovi amori, mentre il secondo un ragazzino alle prese con la scelta universitaria e due genitori separati persi tra nuove esperienze amorose e passioni canine.

EMANUELA CANEPA- MICHELA MARZANO

L’animale femmina- L’amore che mi resta

Le storie di due donne raccontate da penne eccezionali: l’esordiente Emanuela Canepa (premio Calvino) e la scrittrice e giornalista Michela Marzano. Ne L’animale femmina la vita di una ragazza di provincia sembra in un punto di stallo fino a quando la conoscenza di un avvocato e un nuovo lavoro la porteranno a superare i limiti che si era imposta. Ne L’amore che mi resta una madre alle prese con il suicidio della giovanissima figlia Giada, una figlia tanto desiderata che non arrivava e che è stata scelta tra tanti. Arriverà alla consapevolezza che la sua Giada era un enorme mistero e che celava segreti e dolori di cui non aveva mai reso partecipe la madre.

EMMA CLINE- CONCITA DE GREGORIO

Le ragazze- Cosa pensano le ragazze

Ad unire questi due libri sono solo Le ragazze nel titolo. Emma Cline ha scritto uno dei casi editoriali mondiali dello scorso anno, una storia di eccessi fatti di droghe, alcool, sesso e inibizioni perdute mentre Concita De Gregorio nel suo libro ha raccontato le storie raccolte nel corso di due anni facendo venir fuori un ritratto contemporaneo di donne di varie generazioni.

MONA ELTAHAWY- ANNA MIGOTTO & STEFANIA MIRETTI

Perché ci odiano- Non aspettami vivo

Mettendo da parte per un attimo i romanzi ecco due letture a mio avviso imperdibili. In Perché ci odiano la giornalista Mona Eltahawy racconta la condizione della donna nel mondo islamico attraverso un viaggio nei paesi africani partendo dalla sua esperienza. In Non aspettarmi vivo le giornaliste Migotto e Miretti analizzano il fenomeno dei foreign fighters, ragazzi che all’improvviso decidono di sposare la causa dell’ISIS andando a combattere per loro nella speranza che il regno da loro propugnato possa realizzarsi quanto prima.

GIACOMO MAZZARIOL- ALESSANDRA SARCHI

Mio fratello rincorre i dinosauri- La notte ha la mia voce

Nel primo un ragazzino racconta come la sindrome di down sia entrata nella sua famiglia nel momento in cui il suo fratellino Giovanni ne è nato affetto. Nel secondo il racconto di una vita stravolta da un incidente dove la protagonista perde l’uso delle gambe. In entrambi i libri (storie personali degli autori) c’è un racconto senza filtri e senza fronzoli dove non si ricorre al facile pietismo.

PS: Einaudi non mi ha pagato per fare questo post e Einaudi non mi pagherà se sceglierete di acquistare qualche libro di questa lista.

Non lavate questo sangue| Concita De Gregorio

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    • Titolo: Non lavate questo sangue
    • Autrice: Concita De Gregorio
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 31 Maggio 2016

Nel luglio del 2001 io avevo dieci anni e mezzo. Ero in vacanza e passavo ore sulla spiaggia e quando tornavo a casa la televisione la vedevo per poco tempo. Ho provato a fare mente locale, a sforzarmi per cercare di vedere cosa ricordassi di quei giorni. Poco o niente. Qualche servizio al TG forse. Il nome Diaz di sicuro, quello mi è rimasto impresso dal primo momento e l’ho tenuto a mente nel corso degli anni. Crescendo avrei dovuto trovare il tempo di informarmi, ma per pigrizia e distrazione di altre cose non l’ho mai fatto, ecco perché non potevo lasciarmi sfuggire questo libro.

Nel luglio del 2001 Genova è stata scelta come sede del G8. Il G8 dove i grandi del pianeta si incontrano e discutono su svariati argomenti come clima, economia, energia e prendono delle decisioni a nome di tutti e per tutti. Il G8 formato da Giappone, Russia, Usa, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna e la nostra Italia. Il presidente del consiglio dell’epoca Silvio Berlusconi oltre a disposizione degli altri capi di Stato ogni tipo di confort, per non sfigurare con i presenti aveva fatto ripulire ed abbellire Genova, si sa che l’apparenza è tutto, e questo significava nascondere facciate di palazzi fatiscenti e via i panni stesi alle finestre, non sia mai che un Bush o un Putin vedesse delle mutande stese ai balconi.

Presente negli stessi giorni del G8 anche il movimento no Global pronto a far sentire la propria voce ai grandi, pronto a rappresentare i Paesi che non sono stati chiamati a sedere allo stesso tavolo con gli altri.

Spiegare qui in poche righe i fatti di Genova mi sembra inutile, meglio leggere il libro in cui l’autrice sotto forma di diario racconta alla perfezione il susseguirsi degli eventi. Quello che emerge dalle pagine è una Genova blindata, divisa, con i politici al sicuro nei loro palazzi e le manifestazioni in piazza ricche di tensione che hanno toccato il culmine con la morte di Carlo Giuliani. E soprattutto la notte nella scuola Diaz, il punto più basso di questa pagina di storia dove la polizia forte dei suoi poteri ha fatto irruzione nell’edificio dove dormivano quasi un centinaio di giovani di nazionalità diversa e senza scrupoli hanno picchiato chiunque si trovasse davanti.

A quindici anni di distanza con una nuova edizione Einaudi e con la delicatezza e precisione che la penna di Concita De Gregorio ci assicura in ogni suo scritto Non lavate questo sangue è un gioiellino imperdibile che non può mancare nella vostra libreria.

Cosa pensano le ragazze| Concita De Gregorio

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    • Titolo: Cosa pensano le ragazze
    • Autrice: Concita De Gregorio
    • Editore: Einaudi (Stile Libero)
    • Data di pubblicazione: 24 Maggio 2016

Io non capisco le donne è una frase che sento spesso. Capire le donne è facile, basta farle domande e ascoltarle. Non è poi così complicato, davvero. Certo le donne hanno un livello di complessità più alta rispetto agli uomini e forse è proprio questo che le rende più interessanti. Di sicuro è questo che ha spinto Concita De Gregorio nel formulare l’idea del suo libro Cosa pensano le ragazze. Ha deciso di raccontare loro perché sono più interessanti da ascoltare. Il progetto è stato fortemente voluto dalla scrittrice e giornalista, che prendendo in mano una videocamera ha iniziato a sentire tantissime donne di età diversa e diversa provenienza.

Oltre mille le intervistate che si sono raccontate a lei e al gruppo che è nato intorno all’idea, un gruppo fondamentale perché la voce di Concita è troppo protagonista e imponente, quindi il bisogno di metterla da parte e far fare alle altre era necessario. Cosa pensano le ragazze non deve essere considerato come una ricerca statistica e non deve essere considerato come un libro in cui sono state raccolte delle interviste, ma un libro che ha dato voce a tante ragazze e dove in ogni storia è possibile scorgere pezzi di noi.

Tante le storie, donne diverse con molti punti comuni; interessante notare come donne molto piccole e molto più grandi dicano la stessa cosa, come se lo scorrere del tempo non influisse sui loro pensieri. Il primo punto comune è l’amore. C’è tanto amore nelle storie, raccontato in tutte le sue forme e sfumature, perché ammettiamolo, se per un ragazzo l’amore è una delle tante esperienze del suo percorso di vita, per le donne è il punto centrale. Una volta che ci si innamora tutto passa in secondo piano, le nostra aspettative, i nostri sogni, i nostri progetti e noi stesse, arriva l’amore e arrivederci me stessa.

Altro punto comune è il pensare in continuazione. Le donne valutano quello che sentono e quello che provano e siccome ciò che si prova non si vede si cerca di analizzarlo. Le donne pensano prima di agire, pensano alle conseguenze dei loro gesti a differenza degli uomini che agiscono e basta. Colgono il momento, una sorta di un carpe diem perpetuo. Gli uomini vivono il presente, le donne il futuro. E’ forse questa leggerezza degli uomini che ci manca e che gli invidiamo. Il fatto che riescano subito a fare squadra mentre a noi il concetto di sorellanza è del tutto sconosciuto perché dell’altra donna non ci fidiamo mai abbastanza, un’altra donna la temiamo, la invidiamo e ne siamo gelose. Possiamo arrivare ad essere meschine nei loro confronti, escludere le altre è una nostra grande abilità.

Concita De Gregorio fa la giornalista con la sensibilità della scrittrice, fa la scrittrice con la precisione della giornalista.

Tutte le storie qui narrate sono vere, ma qualche frase è un pretesto che la scrittrice ha usato per lasciarsi andare e immaginare. Sono storie in cui i temi affrontati sono molteplici. Quelli più forti come il bullismo (Compiti) e la prostituzione minorile volontaria (Niente di più), più seri come la politica (Skype), più leggeri come il concetto di friends with benefits (Tigri) e più audaci come il porno (Turandot). Alcune fatichi a leggerle perché il dolore delle ragazze sembra si percepisca tra le righe, come in Bianca che non ha timore di affermare che l’unica cosa di cui ha paura è se stessa perché è l’unica in grado di farla male come nessun altro. Ridi di cuore quando Giulia e Francesca in Insieme spiegano il fenomeno Wattpad e definiscono i protagonisti dei miti greci i pezzi grossi.

Dunque cosa pensano le ragazze? Non c’è una conclusione, alla fine non viene svelata la ricetta segreta del pensiero femminile. E’ un libro che si propone di essere il ritratto di un’epoca dove delle donne hanno deciso di raccontarsi spontaneamente mettendo da parte l’imbarazzo di una telecamera e dei loro pensieri.

 

Io vi maledico| Concita De Gregorio

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    • Titolo: Io vi maledico
    • Autore: Concita De Gregorio
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 21 Gennaio 2013

Leggi la storia delle cinque donne sindaco di cinque paesi del Sud, che guadagnano meno di quanto dovrebbero, hanno risorse limitatissime ed alcune vengono minacciate per il lavoro onesto che svolgono e ti incazzi perché a Roma ci sono quelli che prendono tantissimo per lavorare due massimo tre giorni a settimana. Donne che lavorano in call-center, guadagnano poco o niente e sono costrette a dividere casa con altre pur di arrivare a fine mese; la ragazza che non sa come spiegare ai suoi genitori che hanno fatto sacrifici pur di vederla laureata, che con la sua triennale in lettere può fare ben poco. Ed ancora, quello che ha visto nel suicidio l’unico rimedio per far fronte ai debiti, chi ha scritto a Marchionne dopo aver visto suo padre venir privato del suo lavoro e quindi della sua dignità. Le storie sono circa una ventina, diverse l’una dall’altra ma che hanno tutte una radice di fondo: sono persone che si sentono frustrate, impotenti e non più rappresentate da uno Stato che dovrebbe tutelarli.

Se lo scopo della De Gregorio era quello di fare arrabbiare coloro che avessero letto il suo libro è riuscita nell’intento. E’ la rabbia il sentimento predominante, si riesce a percepire quella di coloro che raccontano le loro storie e quelle del lettore a cui si mescola un senso di impotenza.

Mi sa che fuori è primavera| Concita De Gregorio

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    • Titolo: Mi sa che fuori è primavera
    • Autore: Concita De Gregorio
    • Editore: Feltrinelli
    • Data pubblicazione: 3 Giugno 2015
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Prima di lei l’aveva fatto anche Truman Capote in A sangue freddo: prendere una storia vera, e però darle il garbo che solo la scrittura può donare, quella luce traversa che illumina ciò che la quotidianità non riesce a illuminare. Giudizio: formidabile. (Valeria Parrella, Grazia)

Perdita: privazione, sottrazione o smarrimento di qualcosa posseduto in precedenza. Questo è il primo dei tanti significati della parola perdita nei quali mi sono imbattuta e per uno strano scherzo del destino è esattamente il significato che meglio racchiude il senso del libro. Irina ha perso le sue due figlie, nel senso che le sono state private e sottratte dal suo ex marito, ad oggi risultano ancora smarrite, perché fino a quando non vengono ritrovati i corpi non è possibile decretare morte certa. Il caso delle due gemelline svizzere scomparse nel gennaio del 2011 ha dominato la cronaca nera per molto tempo e ancora oggi ci si domanda quale sia stata la loro sorte.

Emoziona leggere questa storia perché il ricordo della vicenda è ancora vivo; emoziona leggerlo perché non si può non ammirare la forza di questa donna, Irina, la madre delle due bambine, che non ha perso prima di tutto la voglia di vivere, poi di innamorarsi, ma soprattutto di sperare che le sue gemelline un giorno bussino alla sua porta, non a caso una stanza della casa è lì pronta ad attenderle. Il messaggio è chiaro: quando si perde qualcuno non si smette di vivere con esso ma si continua a vivere per lui, perché il suo ricordo è il nostro. Probabilmente la coerenza avrebbe voluto mostrarci una donna distrutta dal dolore, incapace di farsi una ragione di ciò che le è successo e che vive nel ricordo perenne di ciò che è stato il suo passato ma come ribadisce benissimo l’autrice in un passaggio del libro “c’è bisogno di essere felici per tenere testa a questo dolore inconcepibile; c’è bisogno di paura per avere coraggio; è l’assenza la vera misura della presenza”. Concita De Gregorio in questo libro ha dato spazio a una storia toccante e ha dato la voce a una donna, una mamma straordinaria.

Leggi la recensione pubblicata sul blog Io Leggo di Io Donna-Corriere della Sera del 7 Luglio 2015!