Cara Ijeawele

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    • Titolo: Cara Ijeawele
    • Autrice: Chimamanda Ngozi Adichie
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 7 Marzo 2017
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Cara Ijeawele è un libriccino di appena una novantina di pagine, roba che si legge in una mezz’oretta. Quando lo finisci però non si ripone subito in libreria, ma si ritorna su molti passaggi. Il libro in questione di breve ha solo la lunghezza perché le considerazioni che si possono fare sono molteplici, i passaggi che fanno riflettere sono molti. Quando io l’ho finito mi sono chiesta se nel 2017 abbiamo ancora bisogno di libri del genere. Il medioevo sembra essere alle spalle, le donne hanno conquistato molto, però i recenti fatti di cronaca di costume mi hanno portato alla conclusione che sì, nel 2017 abbiamo ancora bisogno di libro come questo di Adichie.

Nei mesi appena trascorsi abbiamo assistito a una donna che che ha detto a un’altra donna che vestita in un determinato modo (per essere chiari un vestito con un’ampia scollatura e un vistoso spacco) non poteva parlare di argomenti seri. Un giornalista in un editoriale del suo giornale affermava che se quella determinata candidata alla presidenza di stato le elezioni le ha perse è perché ha fatto una politica poco femminile; chissà forse voleva che mentre parlava dei punti del suo programma elettorale facesse pure un bel tutorial sul make-up. Il colmo però l’hanno raggiunto quelli che hanno attaccato un’attrice da tempo impegnata nel giusto riconoscimento delle pari opportunità, rea di aver posato nuda per un servizio di copertina e quindi ma come, parli di femminismo e ti fai fotografare come mamma ti ha fatta?

Come già affermava nel suo precedente libro, Dovremmo essere tutti femministi, il femminismo non ha niente a che vedere con il non curarsi del proprio corpo e dell’estetica. Se non mi trucco e mi vesto da monaca non vuol dire che sono impegnata nella giusta causa, così come se sono una bella ragazza non vuol dire che sono stupida e il femminismo non so neanche dove abita. Femminismo è riconoscere la disuguaglianza di genere, perché mettiamocelo bene in testa che uomini e donne sono diversi (e meglio così, aggiungere) tanto meno le donne sono migliori degli uomini, il femminismo non è affermare che le donne sono migliori in quanto donne; femminismo è creare pari opportunità tra uomini e donne e donne e donne, anche perché la battaglia femminista si rivolge a tutte le donne del mondo, non solo quelle appartenenti alla fetta di mondo più vicina a me.

Questo libriccino, manuale, decalogo, chiamatelo come volete è una sorta di guida per crescere una bambina che dovrebbero leggerlo proprio tutti (e con tutti intendo pure mia madre che piuttosto che in compagnia di un libro preferirebbe vedermi in compagnia di un ragazzo o mia nonna che sarà contenta e orgogliosa di me quando le dirò che sto comprando il corredo per sposarmi).

Sembra assurdo ma c’è ancora il bisogno di dire che il matrimonio non è un traguardo, che una donna sposata non è di certo migliore di una donna che non lo è. Il matrimonio è una delle tante tappe della vita, se ti sposi non ti danno il bollino sulla tessera fedeltà, se non lo fai continuerai ad avere due gambe e due braccia come tutte le altre donne. La maternità, come il matrimonio, non è un processo obbligatorio. Se una donna sceglie di essere madre è stupendo, se non vuole esserlo non facciamo di lei un mostro a tre teste che dovrebbe marcire all’inferno.

Ho ventisei anni, una vita davanti e ancora tante esperienze da fare. Mi piacciono i bambini ma l’idea di averne uno non mi affascina per niente. Ebbene quando dico di non volere figli mi guardano come se gli avessi detto che esco con Satana, oppure mi dicono che parlo così perché sono giovane e sicuramente cambierò idea perché una donna è completa solo se madre. No, una donna è completa sempre, non solo se madre e moglie di qualcuno, quelle sono aggiunte.

Potrei analizzare tutti i quindici punti che Adichie ci offre, però preferisco che leggiate lei piuttosto che i miei deliri. Cara Ijeawele è un piccolo e indispensabile gioiellino letterario, non privatevene.