Il (mio) Salone del Libro II

file-15

Ubiquità. Ecco cosa mi sarebbe servito per il Salone del Libro. Il teoria c’erano degli eventi imperdibili a cui avrei voluto assistere, in pratica c’erano file in ogni dove che quasi mi hanno fatto perdere quelli per cui ero andata fino a Torino.

In primis: Maurizio de Giovanni. Chi mi legge lo sa che ormai sono un’appassionata sfegatata dei libri del giallista napoletano (unico giallista che leggo tra l’altro) e che al Salone del Libro ha letto in anteprima assoluta il primo capitolo dell’ultimo Ricciardi che uscirà a fine giugno (il 25 per l’esattezza).

Prima dell’incontro con de Giovanni ho seguito quello con Diego De Silva e Marco Balzano (#TeamBalzano sempre) che hanno dialogato sul libro di recente uscita di Balzano, Le parole sono importanti. Inutile dire che quando metti insieme due scrittori di quel calibro il risultato non può che essere eccezionale. Diego De Silva ho avuto modo di poterlo apprezzare in più di un’occasione, mentre la sorpresa vera e propria è stata Marco Balzano: mi sono completamente innamorata (me lo sentirete dire spesso in questo post, quindi portate pazienza).

Marco Balzano ha una capacità di raccontare unica, magnetica. Darei un rene per poter assistere a una sua lezione.

In contemporanea si svolgeva l’incontro con Alberto Angela (e qui mi censuro direttamente) di cui ho potuto seguire le ultime battute, ma credetemi, quei cinque minuti sono valsi più di tante ore della mia vita.

Maurizio de Giovanni invece ha tenuto in reading de Le parole di Sara, Rizzoli, con due degli attori più bravi del cinema italiano: Fabrizio Bentivoglio e Mariapia Calzone e come già detto sopra ha deliziato i presenti con una sua chicca.

Questa cosa che a fine incontro facessero uscire tutti dalle sale per poi farli rientrare mi ha dato parecchio i nervi. In pratica ero già nella sala oro per l’incontro con de Giovanni e avrei potuto rimanere seduta al mio posticino per assistere all’incontro con Aboubakar Soumahoro e Nadia Terranova e invece no, fuori e altra fila di mezz’ora.

In pratica si rischiava di fare la fila e non potere assistere all’evento come mi è capitato con quello di Antonio Manzini (ps: ho in lettura il suo Ogni riferimento è puramente casuale, leggetelo che ne vale la pena).

Saltato Manzini ho ripiegato su Marco Malvaldi nell’attesa dell’altro evento che più attendevo: Marco Missiroli e Chiara Valerio (e qui avrei potuto aspettare anche tre giorni il fila).

Come introduce i libri Chiara Valerio nessun altro al mondo: FANTASTICA. Su Marco Missiroli non posso che dire che dal vivo è ancora più figo.

Molte cose che mi capitano nella vita hanno a che fare con i libri o sono legate ad essi. Questa ad esempio è l’esperienza più bella che ho vissuto fino ad oggi e credetemi, sto già facendo il conto alla rovescia per il prossimo anno perché una volta provato il Salone non ne puoi più fare a meno.

Storia umana della matematica| Chiara Valerio

storia-umana-della-matematica

    • Titolo: Storia umana della matematica
    • Autrice: Chiara Valerio
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 6 Settembre 2016

Se la letteratura nasce quando qualcuno urla al lupo e il lupo non c’è, e la fisica comincia quando qualcuno capisce come accendere il fuoco strofinando le pietre, quando nasce la matematica? La matematica nasce perché gli essere umani sono impazienti, hanno bisogno di segnare il tempo, un prima e un dopo.

Parto da una cosa non proprio scontata: a me piace la matematica. Dico che non è scontata perché in tutti gli anni scolastici non ho mai trovato nessuno che affermasse che la matematica gli piacesse. La matematica è da sempre vista come la nemica, è la materia che si fa giusto perché c’è. Non ha il fascino di una lezione di arte, l’interesse della filosofia e della letteratura. La matematica è considerata fredda e distante con tutti quei numeri e quelle formule che si fanno meccanicamente senza comprendere effettivamente il significato. Di solito il professore ci illustrava il procedimento che aveva portato alla formula ma ci ha sempre detto tranquilli non dovete studiarlo o saperlo, l’importante è la formula, quindi figuratevi se uno si azzardava a fare qualche compito extra.

Personalmente la matematica l’ho sempre trovata affascinante. Tutto è spinto dalla logica e dal ragionamento, niente spazio alle opinioni personali. Se 2+2 fa 4 non posso arrivare io e dire non so oggi mi sento che 2+2 fa 6. 

A dispetto della freddezza con cui siamo soliti definire la matematica, la Valerio in questo libro ci fa capire invece che non lo è, anzi, la matematica è la materia che più di ogni altra spinge all’immaginazione. Abbiamo perso ore delle nostre giornate a fare calcoli per stabilire aria e perimetro di triangoli, rettangoli e ogni poligono esistente senza mai considerare che quelle figure bidimensionali non esistono in natura, perché prive della terza dimensione quale lo spessore, e quindi siamo noi a ricrearle nella nostra testa. L’uomo ha inventato i numeri per dare forma al tempo, ma anche il tempo è un concetto astratto e inafferrabile. Se pensiamo che Sant’Agostino aveva definito il tempo come la somma del passato, presente e futuro con il passato che non è più, il futuro che non è ancora e il presente che è un futuro in attesa di diventare passato. Attraverso i numeri siamo in grado di stabilire un prima e un dopo e ci siamo affidati alla matematica per dare forma a ciò che forma non ha.

Storia umana della matematica è un’antologia contenente la storia di sei matematici rivoluzionari che hanno dato con il loro studio contributi fondamentali alla matematica. Matematici come Farkas e Janos Bolyai, Norbert Wiener considerato il padre della cibernetica moderna e l’italiano Mauro Picone. Il tutto ben alternato con il rapporto personale che l’autrice ha avuto con la materia e non poteva quindi non concludere con un capitolo a lei dedicato.

E’ questo esercizio d’immaginazione che ci fa e ci fa rimanere umani e quindi, in fondo, poco importa che tutto quello di cui Euclide parla non esista, se siamo qui.