La notte ha la mia voce

la notte ha la mia voce

    • Titolo: La notte ha la mia voce
    • Autrice: Alessandra Sarchi
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 7 Marzo 2017
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Tutti diciamo: racconta, ti ascolto. Ma sappiamo farci davvero carico di un racconto e delle sue conseguenze? Quasi mai.

Il primo termine che mi viene in mente per descrivere La notte ha la mia voce è potente. E’ un romanzo potente perché ti mette di fronte ad una realtà che nella quasi totalità dei casi non è la nostra: quella del mondo dei disabili. Se vediamo qualcuno in carrozzina il massimo che possiamo fare è sfoderare lo sguardo adatto alla circostanza e cioè quello di compassione (nella migliore delle ipotesi), oppure adottiamo la strategia del guarda e passa come se nulla fosse successo. Se la cosa non ci tocca perché dovrebbe interessarci, perché dovremmo fermarci e domandarci cosa vuol dire convivere con un corpo a metà?

Alessandra Sarchi con questo romanzo prova a raccontarcelo senza mai scadere nel banale, senza mai forzare il pedale dell’autocommiserazione giusto per andare a toccare le corde dell’emozione del lettore. L’autrice racconta una storia e che sia la sua storia personale è solo un dettaglio. La protagonista è una donna che ha visto la sua vita completamente rivoluzionata dopo un incidente che le ha fatto perdere l’uso delle gambe e che l’ha costretta su una sedia a rotelle. Quel dannato aggeggio che è parte costante delle sue giornate e a cui fatica ancora ad abituarsi, non come Giovanna che della sua protesi e della sua sedia ne ha fatti nuove estensioni del suo corpo.

E’ fondamentale l’incontro con Giovanna ribattezzata la Donnagatto sia per le sue abilità quasi feline e sia per il suo apparire e sparire come niente fosse proprio come fanno i gatti. La Donnagatto la educherà a quel mondo in cui involontariamente è entrata a far parte. La dinamicità della Donnagatto, la sua energia, le sue costanti invettive contro gli altri si andranno a scontrare con la sfiducia e l’avvilimento di una persona che probabilmente avrebbe preferito essere morta piuttosto che in quelle condizioni. La notte ha la mia voce infatti non è un libro che grida la bellezza della vita nonostante tutto, la fortuna di esserci anche se non interi, piuttosto racconta cosa vuol dire quando sei costretto a cambiare letteralmente la prospettiva del tuo mondo, perché se prima gli altri potevi guardarli dritto negli occhi ora devi osservare tutti dal basso e questo rende tutto più mortificante. L’empatia con la protagonista fatica a scattare, perché non possiamo immedesimarci e capire davvero cosa voglia dire passare il resto della propria vita seduti e alle costanti dipendenze degli altri, ma questo non vuol dire che non possiamo provare a comprendere il suo dolore e rispettarlo.

La notte ha la mia voce è un libro che ho adorato riga dopo riga ma che a differenza dei libri che mi prendono completamente non sono riuscita a leggerlo tutto d’un fiato, ho dovuto dosarlo in quanto intenso e doloroso. Doloroso non perché racconta il calvario ospedaliero o la riabilitazione, anzi l’autrice è stata bravissima a non fossilizzarsi su quegli aspetti di facile presa emotiva, ma doloroso perché mostra cosa è diventata oggi la sua vita e a cosa ha dovuto rinunciare (passioni come la danza o più banalmente le scarpe). Impossibile non leggerlo, impossibile non amarlo.

Ma dove sono finita io, che con la superficie ho perso contatto?