L’età adulta è l’inferno

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  • Titolo: L’età adulta è l’inferno. Lettere di un orribile romantico
  • Autore: Howard Phillips Lovecraft
  • Editore: L’Orma Editore
  • Data di pubblicazione: 15 Febbraio 2018

Troppa malinconia portano con sé tali attività, dal momento che la fuggevole gioia dell’infanzia non può essere ricatturata. L’età adulta è l’inferno.

L’età adulta è l’inferno è un prezioso gioiellino letterario uscito per L’Orma Editore curato da Marco Peano che raccoglie le lettere di uno dei padri della letteratura horror: Howard Phillips Lovecraft.

Lovecraft nel corso degli anni ebbe una fitta rete di corrispondenti, ma delle centomila lettere scritte ne sono sopravvissute circa ventimila e in questa raccolta ci si concentra sul lato romantico (se c’è) di Howard Phillips.

Nel 1921 a Boston Lovecraft strinse amicizia con Sonia H. Green, una vedova di sette anni più grande di lui e nelle lettere qui riportate racconta agli amici dell’incontro e dell’evolversi di tale rapporto che sfociò nel matrimonio nel il 3 marzo del 1924 e che durò solo un paio di anni. Da sottolineare che Lovecraft e la Green non formalizzarono mai il divorzio e quindi lei risultò essere sua moglie fino alla morte di lui e fu proprio lei a distruggere le tantissime lettere che negli anni lui le aveva dedicato.

Il matrimonio tra i due conobbe molti problemi tra cui le ristrettezze economiche di Lovecraft, la perdita del lavoro di Sonia e il fatto che la figlia di quest’ultima non accettò mai del tutto la loro unione. Si aggiunsero poi il trasferimento di Lovecraft a New York accettato in un primo momento e fortemente voluto da lui per mettere distanza ma che in seguito lo portò ad un malessere tale al limite della follia e accentuò la sua malinconia verso Providence. L’aneddoto più singolare del matrimonio resta quello della loro prima notte di nozze che vide i due impegnati a battere a macchina un racconto che doveva essere presto spedito alla rivista Weird Tales. Dal ricavo di questo racconto Lovecraft comprò a Sonia un anello, l’unico acquisto folle che fece per la sua amata.

Di sicuro l’atteggiamento iperprotettivo della madre di Lovecraft non aveva giovato sul suo comportamento e sul relazionarsi con le donne. Quando i due si baciarono per la prima volta, talmente disabituato a quei gesti che fino a quel momento gli aveva solo riservato la madre, Lovecraft rimase smarrito da quell’effusione, insomma anche un bacio che dovrebbe provocare felicità per lui era causa di disorientamento.

Del resto, quando un uomo è stato uno scapolo e un recluso individualista per trentatré anni e mezzo- come lo ero io quando ho tentato il grande passo nel 1924- ci sono buone probabilità che non accetti di buon grado alcun radicale cambiamento nella propria vita domestica. Un uccello di quell’età non se ne va in cerca di nuovi nidi, e farebbe meglio, a non provarci neppure.

Lucky

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  • Titolo: Lucky
  • Autrice: Alice Sebold
  • Editore: Edizioni E/O
  • Data di pubblicazione: 17 Gennaio 2018

Sono passati diciotto anni dalla prima pubblicazione di Lucky e sei anni da quando lessi Amabili Resti.

Amabili Resti è un libro che ho amato come pochi (basta guardare il nome che ho dato al blog, chiaro riferimento al titolo). Quando mi capita di imbattermi in libri del genere tendo a recuperare altri libri di quell’autore. Lo feci anche quella volta, ma quando lessi la trama di Lucky non me la sentii di intraprendere la lettura, non dopo un libro come Amabili Resti. L’occasione l’ho avuta quest’anno dopo che Lucky è tornato nelle librerie in una nuova edizione sempre per la casa editrice Edizioni e/o.

Lucky è il resoconto dello stupro subito dall’autrice quando era ancora una studentessa. Una sera in cui tutti erano in giro a far festa e a vivere la vita notturna del campus, un ragazzo l’avvicina, la picchia e la violenta. Con le poche forze rimaste Alice riesce dopo la violenza a tornare al campus e a dare l’allarme. All’atrocità della violenza seguiranno tante altre prove sempre dolorose come la visita per accertare l’effettivo stupro e la deposizione che Alice dovrà fare affrontando i molti dubbi dell’esaminatore. Chi stabilisce che sia effettivamente violenza e non una ragazza che dopo esserci stata si pente e decide di denunciare? È la parola di uno contro quella di un altro e nessuna delle due vale di più.

Alice però fin da subito si mostra determinata a non abbattersi e ad affrontare la questione non nascondendo ciò che le è successo. È stata stuprata non ha avuto un incidente. Chi si deve vergognare non è lei, non è lei che merita gli sguardi della gente e le frasi bisbigliate. Facendo ritorno a casa dalla sua famiglia ribadisce il suo non voler nascondere l’episodio, semmai ci tiene a raccontarlo, buttarlo fuori e cercare di esorcizzarlo una volta per tutte.

Quando fa ritorno al campus per l’anno successivo di studi un giorno si imbatte nel suo stupratore che cammina libero per le strade. In quel momento Alice capisce che non può continuare a vivere con l’incubo di poterselo ritrovare ovunque e perché no, essere di nuovo aggredita. L’unica arma che ha per combattere è la denuncia e il conseguente processo dove dovrà nuovamente ricordare tutto, dirlo davanti ad avvocati che proveranno a smontare la sua tesi e davanti a una giuria il cui compito sarà quello di confermare o invalidare tutto.

Se leggere questo libro non è stato facile, non oso immaginare neanche cosa abbia significato per l’autrice scriverlo, considerato che si tratta di un’esperienza vissuta sulla sua pelle.

Lucky è tornato nelle librerie in un periodo come quello che stiamo vivendo in cui il tema molestie è diventato di fortissima attualità dopo che in molti campi, cinematografico, politico e non solo, i casi di molestie registrati sono aumentati a dismisura. Molestie e stupri sono due casi diversi figli dello stesso malcostume che vorrebbe l’uomo nel pieno del suo potere abusare a suo piacimento della donna che deve per forza sottostare. Una mano sul sedere o una palpata al seno saranno più sopportabili di uno stupro, ma perché una donna dovrebbe accettare che il suo corpo sia alla mercé dell’uomo? Come può l’uomo permettersi di sfogare su una donna i suoi istinti più basici e animali?

La testimonianza della Sebold in questo libro mostra come un episodio del genere ti cambi drasticamente, come questo influisca sui rapporti umani e nello specifico sui rapporti con l’altro sesso. Come si può vivere la propria intimità normalmente dopo un episodio di violenza forzata. Non è una lettura semplice questa, ma chi avrà il coraggio di affrontarla di certo non la dimenticherà.

Un ragazzo normale

un ragazzo normale

  • Titolo: Un ragazzo normale
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 22 Febbraio 2018

Il 23 settembre del 1985 Giancarlo Siani venne ucciso da due assassini sotto casa sua. Le sue inchieste giornalistiche che si occupavano principalmente di camorra fecero di lui un personaggio scomodo da eliminare quanto prima. Giancarlo aveva da pochi giorni compiuto 26 anni. Era un ragazzo, un giornalista e cosa fondamentale era un ragazzo normale. 

Normale… quante volte usiamo questo termine, quante volte lo usiamo per descrivere noi stessi o altre persone. Mimì ad esempio è un ragazzo normale, fissato con la scienza, amante dei libri e delle storie e soprattutto ossessionato con i supereroi. La famiglia di Mimì? Normale anche quella. Papà portinaio di uno stabile tra il Vomero e l’Arenella, mamma segretaria di un avvocato, sua sorella Beatrice e due nonni che vivevano tutti insieme appassionatamente (per non dire uno addosso all’altro) in un bilocale.

Le giornate di Mimì trascorrevano normalmente come quelle della maggior parte dei bambini di quegli anni, siamo negli anni ottanta la tecnologia è ben lontana dall’invadere e stravolgere la nostra vita. A dire il vero Mimì era un po’ diverso rispetto ai suoi coetanei a cui bastava un pallone e con la fantasia ergevano campetti di calcio dove immaginarsi goleador. Mimì giocava a calcio più per far contento il suo inseparabile amico Sasà, ma avrebbe preferito di gran lunga disquisire di scienza, fare esperimenti, leggere. La sua passione sfrenata per la lettura l’aveva portato ad esprimersi come un vocabolario e le conoscenze acquisite gli facevano spiegare le cose meglio delle enciclopedie.

Per questo motivo sua sorella lo prendeva costantemente in giro, per sua madre invece era la luce dei suoi occhi e motivo di vanto per tutte le altre donne del quartiere; suo padre si limitava ad alzare gli occhi al cielo e a non capire la maggior parte delle cose che uscivano dalla bocca del figlio.

La cosa che però era diventata fissazione per Mimì era la ricerca di un supereroe e lo trova un giorno in un ragazzo che vive nel suo palazzo e che scopre essere un giornalista. Uno che racconta storie, storie pericolose tra l’altro, non può che essere un eroe. Deciso: Giancarlo Siani sarebbe diventato il suo eroe.

Tra Mimì e Giancarlo piano piano si costruirà un rapporto d’amicizia delicato, fatto di poche frasi ma di quelle significative che ti cambiano e restano scolpite nel cuore. In quel ragazzo Mimì vedrà il supereroe che aveva sempre cercato anche se Giancarlo gli aveva sempre ripetuto che i poteri non esistono e i supereroi neanche. La lettura, i libri, quelli i super-poteri a noi accessibili, quelli che hanno la forza di cambiare le persone e perché no, salvare il mondo.

Un ragazzo normale è la storia di una famiglia normale tipica di quegli anni che magari aveva mancanze dal punto di vista culturale ma aveva ben chiari i valori in cui credere ed educare i figli. Mimi era il solo componente a non rispecchiarsi in quella mediocrità, in quel rassegnarsi del padre a non tentare mai qualcosa che potesse migliorargli la vita o in quella superficialità della sorella Beatrice troppo presa dall’apparire e dai suoi primi amori. Non che Mimì fosse perfetto con quell’aria da saccente che emergeva involontariamente e con il suo sentirsi superiore grazie alle conoscenze acquisite, ma non ci vuole molto a capire che tutta quella sete di conoscenza nasceva dalle sue insicurezze. E poi la figura di Giancarlo Siani che entra nella storia quasi in punta di piedi e resta al margine anche se poi la sua uccisione piomberà nella vita del piccolo Mimì diventando l’evento che porterà fine alla sua infanzia.

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Lorenzo Marone dedica questo romanzo a Giancarlo Siani, ma non aspettatevi una sua biografia o un resoconto dei suoi ultimi giorni: è un romanzo con Siani, non su Siani. In un periodo in cui i modelli negativi sono diventati esempi per i ragazzi l’urgenza e la necessità di mostrare le facce positive di Napoli ha portato l’autore a fare questa scelta. Nel presentare il romanzo Marone ha usato un’espressione che mi ha colpito molto: racconto la Napoli grigia. Il grigio è il colore intermedio tra il bianco e il nero. Il bianco potrebbe rappresentare la Napoli da cartolina, quella della pizza, del Vesuvio e del golfo più bello per molti e la nera è quella di Gomorra, della criminalità, delle baby gang che prendono sempre troppo spazio nella cronaca. Nel mezzo il grigio, la Napoli di tutti i giorni che mescola bellezza e bruttezza, positività e negatività, malviventi ed eroi e soprattutto la Napoli fatta di persone normali che ogni giorno lottano per fare in modo che ad emergere sia la Napoli di cui andare più fieri.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Incontro al PAN con Lorenzo Marone

Grazie a Feltrinelli Editore ho potuto partecipare a un incontro riservato ai blogger dove ho potuto confrontarmi con altri lettori sul romanzo e soprattutto sentirne parlare direttamente dall’autore. Lorenzo Marone ha raccontato quindi della genesi del romanzo, della sua intenzione di inserire Giancarlo Siani nella storia, Siani che ha definito una delle facce buone di Napoli. Nel parlarne non l’ha mai indicato come eroe ma semplicemente come un ragazzo normale. Oltre alla figura di Siani che seppur importante non è centrale, Lorenzo ha confidato di essersi sentito un po’ Mimì durante la sua adolescenza e il suo amore per i libri ha voluto farlo trasparire proprio attraverso il suo protagonista. Il romanzo infatti è una bella elegia ai libri e alla passione per la lettura, importante quanto fondamentale per la crescita e non solo. Per chiudere, altro elemento essenziale del romanzo è Napoli; l’autore ha confessato che non riuscirebbe mai a vedere i personaggi dei suoi romanzi lontano dalla sua Napoli, senza il dialetto utilizzato o senza la saggezza tipica dei napoletani.

Marie aspetta Marie

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  • Titolo: Marie aspetta Marie
  • Autrice: Madeleine Bourdouxhe
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 13 Febbraio 2018

Si può essere così pieni d’amore da sentire l’urgenza di destinarlo a più persone possibili?

Quando ho terminato la splendida lettura di Marie Aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe uscito da pochissimo per Adelphi, il primo interrogativo che mi sono posta è quello di cui sopra.

Marie è una donna piena d’amore verso se stessa, verso suo marito, verso sua sorella e verso chiunque. Marie è innamorata alla follia del suo Jean, il pensiero della sua lontananza la fa soffrire, l’idea che lui possa provare piacere dalla compagnia di altre donne la fa struggere: il suo rapporto trabocca d’amore.

Vedendoli così innamorati e soprattutto vedendo lei così decora nessuno penserebbe che nella testa di Marie possa esserci qualcun altro. Invece le basta la vista di un ragazzetto un pomeriggio in spiaggia mentre suo marito Jean era tra le onde a turbarla e destabilizzarla e soprattutto a iniziare a desiderarlo con tutte le sue forze.

Se Marie ama alla follia suo marito, non si può dire altrimenti di Jean. Non che non ami sua moglie, ma il suo amore è più contenuto e a Marie questo non bastava così come non bastavano le notti di passione che lei avrebbe preferito più intense e che invece si limitavano al superficiale.

La vista di quel giovane riporta tutto a galla, tutto ciò che Marie ha lasciato che si assopisse durante il suo matrimonio. Quell’incontro mette in moto la passione, il desiderio ardente e la voglia che quelle fantasie con lui possano diventare presto realtà, ecco perché nonostante l’infinito amore che prova verso suo marito Marie non si fa scrupoli a cercare il ragazzo e vivere quell’amore proibito e clandestino.

All’apparenza Marie ha tutto nella vita. Un matrimonio stabile, un marito premuroso, una famiglia di provenienza amabile con una sorella che l’ha eretta come modello, dei giovani studenti a cui insegna privatamente latino che le riempiono le giornate e che la rendono orgogliosa e contenta.

A Marie manca Marie, manca il suo saper definire se stessa, manca una propria identità da mostrare agli altri e quando le si presenta l’opportunità di mettere se stessa al centro della sua vita non se la lascia sfuggire.

Che cosa immaginano quelle donne a proposito di Marie, e perché lei si sente così diversa e non è mai riuscita a diventarne veramente amica? Forse hanno una vita più semplice, poiché riducono il loro mondo alla scelta di carte da parati o di copri-divani, a un appartamento lussuoso, al potersi permettere una domestica, a ricevere un modo perfetto, a qualche tè con le amiche dove si scambiano poche idee sugli ultimi libri usciti. Se hanno un figlio, non lo amano in quanto carne della loro carne, ma come uno scopo dato finalmente alla loro esistenza.

È un’eroina Marie? Certo. Marie non ha paura delle emozioni che vive e non ha problemi a mettere tutto in discussione pur di accontentarsi. L’incontro con il giovane non solo ha acceso la miccia del desiderio, ma ha scardinato i punti fissi della vita di Marie che aveva trovato in suo marito e nel suo matrimonio. Con la riscoperta di quella giovinezza quasi addormentata Marie assapora la libertà che credeva di aver accantonato in favore della routine della sua vita.

Tu sei lontano da me. E io accetto questa distanza dolorosa. E non so come tu mi ami. Non dirmelo. Difendi da me la tua vita, conservala per te. Non hai il diritto. E se non l’avessi, questo diritto, dovresti conquistartelo. Ma io ti amo. Non te lo dirò. Lo dico a me stessa. Perché dovrei porre un freno a ciò che è così potente dentro di me? Ti amo. Forse per un tempo brevissimo, forse per sempre. Nessuno lo sa. Nell’amore non ci sono né perfezione né eternità prestabilite. L’amore batte secondo pulsazioni del tempo, come battono tutte le cose viventi. Si rafforza o si sgretola, declina e si risolleva. Se è vivo può morire. Ed è questo il suo bello. Una cosa è grande e commovente solo quando contiene possibilità di morte.

Marie aspetta Marie è uno di quei libri che non bisogna lasciarsi sfuggire, con una protagonista indimenticabile e una prosa fine, delicata e a tratti poetica (le ultime pagine sono qualcosa di indescrivibile) a cui ci stiamo disabituando.

Parlarne tra amici

parlarne tra amici

  • Titolo: Parlarne tra amici
  • Autrice: Sally Rooney
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 13 Febbraio 2018

«Sally Rooney ha scritto il caso letterario dell’anno. Parlarne tra amici è il romanzo sull’amore e sul tradimento del nostro tempo» The New Yorker

Non può che procurare aspettative altissime un romanzo che sul The New Yorker viene definito il caso letterario dell’anno. Certo, sono tanti i libri che vengono definiti tali e poi alla fine si rivelano tutt’altro: è questo il caso? Portate pazienza e ve lo dirò.

Sally Rooney è stata definita da molti la Salinger della Snapchat generation ed essendo io una non fan di Salinger e reputando Holden il personaggio più antipatico che la letteratura abbia potuto produrre (scusate, davvero) partivo con una buona dose di pregiudizio. La Rooney sarà pure la nuova Salinger, ma fortunatamente al posto di Holden ci sono Frances e Bobbi, una coppia di amiche in passato amanti che continuano ad essere indispensabili l’una dell’altra anche dopo la rottura.

Della serie gli opposti si attraggono, Frances e Bobbi sono completamente diverse. Bobbi è la ragazza che tutte vorremmo essere, Frances è la ragazza che tutte siamo. Bobbi è appariscente, intelligente, brillante, sarcastica, quella capace di riempire con la sua sola presenza una stanza vuota mentre Frances è più riservata, più timida, di una bellezza più contenuta e la classica ragazza che fa affermare: ma perché, c’era pure lei?

Frances è la ragazza acqua e sapone che consapevole di non poter puntare sul proprio aspetto esteriore ha investito sulla sua intelligenza: in qualche modo si deve pur brillare. Una scelta fondata soprattutto sulle sue insicurezze dovute in primis dalla sua paura di soffrire (se non rischio, non soffro) e poi dalla sua condizione di instabilità familiare. A dividere Frances e Bobbi c’è anche la loro estrazione sociale. Bobbi è ricca, la figlia prediletta di suo padre a cui basta schioccare le dita per ottenere ciò che vuole; Frances ha i genitori separati, un padre alcolizzato e ha sempre campato grazie alla sua costanza e ai suoi sacrifici.

Frances e Bobbi vengono notate una sera da Melissa, dopo uno spoken word (Frances compone poesie e insieme le recitano) e resta folgorata dalla coppia e senza scrupoli le invita a casa sua dove vive con il marito Nick. Tutti notano sempre e solo Bobbi, questa volta ad essere notata e a far colpo su Nick è Frances. I due iniziano prima a sentirsi tramite mail per poi portare quella relazione solo virtuale anche nella realtà. Frances sa che Nick è sposato, ma questo non la ferma; Nick non è il tipo che tradirebbe sua moglie (prima di tradire sono tutti tipi che non tradirebbero il proprio partner) ma questo non ferma lui.

Frances e Nick sono determinati nel portare avanti la loro relazione e al tempo stesso Nick non ha nessuna intenzione di lasciare la moglie (ma va!) e quindi ecco che il triangolo è servito. Tra gli incontri clandestini dei due e quelli alla luce del quartetto tante conversazioni, eterni dibattiti su politica, società, cultura e altri svariati argomenti.

«La storia si svolgeva nella vita reale e non online, ma io mi sentivo comunque derubata di qualcosa»

C’è questo passaggio che mi ha colpito parecchio e che porta a riflettere sulle relazioni di oggi rispetto a quelle di ieri. Il tradimento è sempre lo stesso e non nascondiamoci dietro la bugia che social e WhatsApp portino a tradire di più. Ma le relazioni 2.0. necessitano di tracce? Quando Frances cerca tra le sue mail delle prove della sua relazione con Nick e non le trova ci resta male. Banali messaggi di posta elettronica, semplici scambi di frasi che farebbero pensare più a un rapporto tra amici piuttosto che amanti. Abbiamo bisogno di prove? Anche se la relazione la viviamo nel reale se non abbiamo la conferma scritta vale meno?

Sarà che il tradimento scorre tra le chat di WhatsApp, ma questo si infiltrava anche tra lettere nascoste e telefonate fatte all’insaputa del proprio compagno. Parlarne Tra Amici è un romanzo sui rapporti d’amicizia e sui rapporti con l’altro sesso che al nuova tecnologia avrà pure modificato ma che sotto sotto restano sempre gli stessi.

Editoria a pagamento? Parliamone

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Prima di iniziare: non è un post pro o contro l’editoria a pagamento quindi chi ne è rappresentante e chi ne ricorre non se la prenda. Semplicemente c’è una mia cara amica che ha avuto un’offerta da un editore a pagamento per pubblicare un suo racconto e mi ha chiesto un parere sulla faccenda e mi sono ritrovata quindi nel magico mondo dell’editoria a pagamento.

Quando ho fatto il corso, tra le tante cose studiate c’era anche la sezione dedicata ai vari tipi di editoria che si possono riassumere brevemente in tre:

  • classica: un editore crede in un libro e si assume gli onori e gli oneri della pubblicazione;
  • a pagamento: un editore (o meglio un imprenditore perché editore proprio non riesco a definirlo) fa pagare le spese di pubblicazione all’autore e gli pubblica il libro;
  • il self-publishing o l’auto pubblicazione: un autore decide di non ricorrere ad un editore e pubblica un libro a proprie spese avendo poi il massimo dei ricavi.

L’editoria a pagamento è vista come la pecora nera dell’editoria perché ragionandoci bene manda all’aria tutta la purezza del concetto di editoria. Pagare per essere pubblicati significa solo una cosa: tutti possono essere pubblicati. Vi pare poco? Non che i libri che escono attraverso il sistema di editoria classica siano capolavori del nostro tempo, anzi, basta dare un’occhiata alle classifiche, vedere che alcuni posto sono occupati da libri di youtuber, cantanti, attori e compagnia bella per rivalutare tutto il concetto di editoria stessa.

Pubblicare a pagamento però significa vedere lo scrittore solo come potenziale cliente e basta. Quando ho visto il contratto che questo editore (mah) ha proposto alla mia amica sono sbiancata. In breve: non le viene riconosciuto il diritto d’autore, a lei spettano le spese di correzione bozze e soprattutto lei deve provvedere a trovare chi le corregge le bozze e soprattutto lei è tenuta per contratto ad acquistare ventotto libri sui trenta che verranno stampati. Ditemi voi l’etica dove sta. Devo pagare per essere pubblicata e devo anche comprare quasi il totale delle copie prodotte.

In questo giro tra editore e scrittore è rimasta fuori la terza potenza dell’editoria, quella che muove tutto il mercato editoriale: il lettore. Se io compro tutte le copie, al lettore cosa spetta? Certo, può mettersi lei a vendere le copie privatamente, tanto le ha acquistate e può farne ciò che vuole, ma sappiamo che non funziona così, o meglio così non dovrebbe funzionare.

Sarà che io ho un’idea romantica dell’editoria dove un editore intravedendo il potenziale di un libro si assume tutte le responsabilità e i rischi del caso. Motivo per cui, in teoria, non tutto viene pubblicato.

Per concludere però spezzo una lancia a favore dell’editoria a pagamento. Non è un’idea di editoria che condivido ma non la giudico e la reputo colpevole del tutto. Dove c’è una domanda, c’è un’offerta e dove ci sono persone disposte a pagare per pubblicare il proprio libro pur di vedere stampato il proprio nome in copertina ci sarà un editore disposto ad accettare quella somma di denaro e agire come meglio crede. Non è un caso se l’editoria a pagamento in inglese è stata denominata vanity press mentre in francese édition à compte d’auteur (edizione dell’autore, visto che il rischio lo assume solo lui).

Passo a voi la parola, avete avuto esperienze con l’editoria a pagamento? Cosa ne pensate di questo sistema?

 

L’altra madre

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  • Titolo: L’altra madre
  • Autore: Andrej Longo
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 28 Aprile 2016

Genny ha sedici anni, lavora in un bar, guida il motorino in modo spettacolare roba che un altro così non lo trovi in tutta Napoli e si prende cura di sua madre che ha problemi di salute e arrotonda con piccoli lavori di sartoria e ama leggere le carte. Tania ha quindici anni, la scuola, la sua migliore amica, le feste spensierate con i compagni di scuola, una madre poliziotta che ama alla follia e che è il suo modello di vita. Le vite di Genny e Tania si intrecciano un pomeriggio come un altro e cambiando drasticamente la vita di entrambi.

Quando Salvatore aveva proposto a Genny un lavoretto lui aveva fermamente rifiutato. Lui un lavoro già lo aveva, certo, non guadagnava oro, ma era un lavoro onesto, che lo teneva lontano dalla strada e soprattutto da quel mondo. Salvatore però lo aveva in un certo senso sfidato, non sei un uomo vero se non accetti, pochi minuti e vedi che ci esce qualcosa pure per te e poi come guidava il motorino Genny non lo guidava nessuno, ci avrebbero messo niente. Genny ci pensa, alla fine tiene ragione Salvatore e poi lui è un uomo fatto e finito e di certo non ha paura di fare uno scippo.

Il tempo che Salvatore decida le vittime e chi meglio di due ragazzine della Napoli bene che possono permettersi di spendere nei negozi d’alta moda, tanto hanno paparino che paga. Tutto avviene in pochi minuti, il motorino che corre veloce, Salvatore che strappa la borsa alla ragazza, Tania che fa resistenza ma che alla fine cede e cade per terra, sbattendo la testa, morendo all’istante.

Aveva ragione Genny a non voler entrare in quelle tarantelle, avrebbe fatto meglio a fare la figura del fifone: meglio fifone che assassino. La madre di Tania è poliziotta e dopo la morte della figlia la sua unica ragione di vita è trovare chi ha ucciso la figlia e fargli fare la sua stessa fine.

L’altra madre è un libro che scardina tutto, che rovescia i ruoli e distrugge tutte le certezze. Cosa succede se chi rappresenta i buoni passa dalla parte dei cattivi? Cosa succede se il difendibile diventa indifendibile? Cosa succede se provi pietà per un assassino? Le domande ci sono ma non pensate di riuscire a trovare le risposte, perché di risposte il libro non ha intenzione di darle. Andrej Longo racconta una storia e che sia ambientata a Napoli, la città dove bene e male si mescolano e sovrappongono in continuazione, è un dettaglio. Di scippi ce ne sono ovunque e di fatalità anche e il libro non intende focalizzarsi su questo. Si parte da una situazione ben delineata, ossia da una parte il bene e la giustizia e dall’altra il male e l’illegalità. A un certo punto questo equilibrio si rompe e cambia. C’è una madre che ha visto la sua unica figlia uccisa per colpa di uno scippo e che vuole farsi giustizia da sola, lei che rappresenta la legge contravviene alle regole che lei stessa fa rispettare. C’è il dolore atroce di una madre che sicuramente merita rispetto, ma le azioni che Irene intraprenderà in preda alla sua sete di vendetta non la possono giustificare, non è etico né deontologico visto la professione che svolge ed è inumano perché alla fine siamo esseri umani. Questo libro è una escalation di suspense e colpi allo stomaco, scritto magistralmente e con un utilizzo perfetto del napoletano.

(Questo articolo è presente su Idea Napoli)

Lealtà

lealtà

  • Titolo: Lealtà
  • Autrice: Letizia Pezzali
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2018

Giulia, trentadue anni, lavora a Londra in una banca d’affari. Un lavoro fortemente voluto e desiderato, un lavoro che grazie ai soldi guadagnati le permette quella sicurezza che da figlia orfana di padre non ha mai sentito quando era più piccola. Quando sei una bambina e cresci con un solo genitore che si fa in quattro per non farti mancare niente cresci con un unico desiderio, ossia quello di rifarti economicamente per non avere così preoccupazioni legate al denaro.

Il lavoro di Giulia, dall’esterno, può essere visto come un lavoro freddo, fatto di soli numeri e calcoli per niente appassionanti. Il mondo della finanza, dei mercati è fatto così, un lavoro fatto di testa che non presuppone emozioni. Giulia infatti di dedica al lavoro anima e corpo riservato poco tempo libero all’intrecciare relazioni con gli altri. Eccezion fatta per Michele, il suo unico grande amore del passato che tanto passato non è visto che le basta sentire semplicemente il nome per scatenare uno tsunami di ricordi.

Tutto il romanzo si muove su due piani temporali; da un lato la Giulia del passato, studentessa universitaria a Milano e dall’altra quella del presente a Londra, tra i palazzi del Canary Wharf, tra affari, finanza, tailleur e tacchi alti e il ricordo di Michele, la sua ossessione mai dimenticata.

Michele non era stato solo un amore, era stato desiderio, passione e soprattutto ossessione. Del loro primo incontro ricorda ancora gli sguardi, le poche frasi scambiate e il conseguente colpo di fulmine scoppiato. Non l’avrebbe mai detto, ma con le passioni funziona sempre così. Non avvertono e sono fuori da ogni logica. Michele era molto più grande di lei, coetaneo di sua madre, poteva essere il padre che Giulia non aveva mai conosciuto a causa di un incidente che glielo aveva portato via troppo presto e cosa più importante Michele era sposato, aveva una bambina e non aveva intenzione di lasciarle per lei. Voleva Giulia, ma la voleva nei momenti che riusciva a togliere alla sua famiglia e al suo lavoro. Un rapporto con queste premesse non è semplice, ma Giulia non lo scansa, anzi, si butta a capofitto decidendo di viverlo anche se non nella sua totalità, accontentandosi del poco che lui riusciva a riservarle.

Se parlerai di noi, fallo con lealtà.

Il punto forte del romanzo è la storia tra Giulia e Michele, storia troppo attuale per non identificarsi, storia parabola degli amori di oggi vissuti più al telefono che di persona. Giulia si strugge nell’attesa degli sms che non arrivano, nel vivisezionare il profilo FaceBook di Michele alla ricerca di indizi che mostrerebbero un suo nuovo amore e interpreta un like di una donna al suo Michele come prova tangibile del tradimento. Una storia 2.0. in un ambiente inusuale come quello dell’alta finanza, una storia che si snocciola tutta tra i temi ossessione, passione e desiderio, temi più che mai attuali, temi più che mai interessanti.

Napoli Città Libro

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Le date ci sono, dal 24 al 27 maggio. La location anche, il complesso Monumentale di San Domenico Maggiore. Il nome si conosce da mesi, Napoli Città Libro. Le basi ci sono, ora non resta che aspettare fiduciosi il programma e vedere come si articolerà quello che dovrebbe essere il primo salone del libro della città partenopea.

L’idea è nata grazia al Comitato Liber@Arte di cui fanno parte gli editori Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco e partiva da una constatazione semplice: a Napoli non c’è nessun evento dedicato ai libri (con la dovuta eccezione del festival Un’altra Galassia).

L’Italia è il paese dei Festival, tantissime le città italiane che ospitano rassegne dedicate al mondo del libro e dell’editoria, basti pensare a Torino e al suo Salone del Libro che lo scorso anno ha tagliato il traguardo dei trent’anni, al neonato Tempo Di Libri di Milano, al Festival Letteratura di Mantova, a PordenoneLegge, a Roma che ospita varie fiere dedicate al mondo della piccola e media editoria, insomma tante città, tanti festival e unica assente Napoli. Inspiegabile come una città con un altissimo numero di scrittori non abbia avuto fino ad oggi un festival, ma fortunatamente questa lacuna sta per essere colmata.

I lavori di preparazione della kermesse sono iniziati da mesi, in un programma un calendario ricco di eventi e attività trasversali che non riguarderanno solo i libri ma anche l’arte e il teatro e una forte collaborazione con le associazioni culturali presenti sul territorio, le università, le biblioteche e le librerie.

Il direttore artistico Francesco Durante già nei mesi scorsi si è lasciato scappare qualche nome tra cui spicca Vinicio Capossela e presenza certa lo scrittore Maurizio de Giovanni che si è fatto promotore dell’evento ed ha invitato i suoi colleghi ad aderire.

In questi mesi di work in progress Napoli Città Libro ha ideato tutta una serie di appuntamenti. Per restare aggiornati basta seguire le loro pagine ufficiali FaceBook e Twitter e il loro sito ufficiale Napoli Città Libro.

Le Assaggiatrici

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  • Titolo: Le Assaggiatrici
  • Autrice: Rosella Postorino
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 11 Gennaio 2018

«Dovevamo finire tutto quello che ci mettevano nel piatto, quindi aspettare un’ora e ogni volta eravamo terrorizzate che potessimo stare male, perché girava voce che gli inglesi volessero avvelenare Hitler. Passato il termine, scoppiavamo a piangere, felici di essere sopravvissute».

Queste sono le parole di Margaret Wolk, una delle vere assaggiatrici di Hitler. Per tantissimi anni questa storia è rimasta un suo segreto, poi ha deciso di farla conoscere al mondo. Grazie ad un trafiletto su un quotidiano nazionale l’autrice, Rosella Postorino, è venuta a conoscenza di questa storia e ha sentito la necessità di raccontarla.

Se il Führer ha bisogno si obbedisce.

Se il Führer ha bisogno non si discute, non si domanda perché un no equivarrebbe a morte certa.

Girava voce che gli inglesi volessero avvelenare Hitler e la soluzione fu quella di scegliere dieci donne da utilizzare come cavie che avrebbero assaggiato per prime il cibo a lui destinato. Donne giovani perché dovevano essere sane e solo donne perché gli uomini forti erano tutti al fronte. Se il cibo fosse stato avvelenato sarebbero morte loro la cui vita valeva niente in confronto a quella dell’immenso uomo che stava portando la Germania alla vittoria.

Rosa era diventata un’assaggiatrice. Per tre volte al giorno sfidava la morte, per tre volte al giorno il suo corpo veniva messo al servizio di Hitler. Per Rosa e le altre avere fame era diventato un incubo e il sapore del cibo aveva assunto il sapore della morte. Rosa era consapevole che non poteva sottrarsi a quella chiamata, per giunta suo marito Gregor si trovava al fronte e sua madre era morta in uno dei tanti bombardamenti che avevano distrutto la sua casa e la sua Berlino. Nell’attesa che la guerra finisse e che suo marito tornasse, Rosa viveva con i suoi suoceri e fu proprio in quella casa che le SS vennero a cercarla. Chissà perché lei, si chiese a lungo.

Recarsi in caserma tre volte al giorno per assaggiare il cibo destinato ad Hitler era diventata la sua routine e con alcune di loro, Leni, Elfriede, Heike, Ulla e Beate aveva creato un rapporto che si potrebbe definire amicizia. Con quelle donne trascorreva del tempo, condivideva paure ed erano accomunate dallo stesso destino. Se fossero state altrove e in un altro periodo probabilmente non si sarebbero neanche notate, ma in quello stato di prigionia avere alleati avrebbe alleviato il dolore e la solitudine.

Quando di Gregor smette di avere notizie dal fronte per non sprofondare nella follia Rosa stringe un legame inizialmente solo carnale e poi anche emotivo con il tenente delle SS Albert Ziegler.

Le Assaggiatrici è un romanzo che si divora in pochissimo. La storia di Rosa ti cattura dalle prime righe e velocemente ti trascina verso il finale. Le atmosfere mi hanno ricordato tantissimo Il Racconto dell’ancella, lo stesso clima di coercizione a cui le donne sono costrette e il loro non avere alternative oltre al non potersi ribellare. Rosa è una vittima della situazione, è costretta suo malgrado ad accettare perché non ha alternative. Quante volte però ci diciamo questo? Quante volte ci rifuggiamo nella frase non avere alternative utilizzandolo come alibi perfetto? Molte volte è semplicemente la strada più semplice, con meno problemi e meno complicazioni. Rosa è sicuramente prigioniera della situazione, ma è anche una privilegiata. In un momento storico in cui il lavoro non c’è e il cibo scarseggia Rosa ha assicurati tre pasti e uno stipendio mensile anche più alto della media e questo la rende complice di quel sistema. Una sola persona non può trascinare un Paese in un clima totalitario se una massa non glielo avrà permesso.

Le assaggiatrici è stato il primo libro letto di questo 2018 e non potevo non iniziare meglio. Una storia raccontata alla perfezione, un libro di letteratura pura come non capita spesso e uno stile narrativo intimo ed intenso capace di scatenare potenti emozioni. Oltre che permettermi di conoscere una storia che ignoravo completamente mi ha permesso di conoscere una scrittrice straordinaria che ho voglia di approfondire attraverso le sue precedenti letture.