A spasso per Napoli #BlogNotesMaggio

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Napoli ho imparato a conoscerla quando a diciannove anni ho iniziato a frequentare l’università e per molto tempo, quasi mi vergogno a dirlo, la mia conoscenza di Napoli era limitata al tragitto stazione-università. Piano piano presi l’abitudine di allontanarmi dalla facoltà e a fare la turista scoprendola di volta in volta e oggi sono una ragazza di provincia che appena può prende il treno e vado ad immergermi completamente in questa splendida metropoli che sì, avrà tutti i problemi che conosciamo ma è e resta una delle più belle città del mondo (sono di parte? certo che lo sono).

Le bellezze di Napoli non si contano, è una città ricca di storia, cultura, arte, magnifici monumenti, piazze splendide, tantissimi musei e panorami mozzafiato (il mio preferito è quello visibile da Castel dell’Ovo), poi se iniziamo a parlare della Napoli gastronomica non ce ne usciamo più (vorrei dirvi dove ho mangiato la pizza migliore a Napoli ma io in ogni pizzeria di Napoli ho mangiato la pizza migliore della mia vita). Mettiamo per puro caso che tre kamikaze scelgano Napoli per compiere un attentato (toccate il corniciello, mi raccomando). Secondo voi riusciranno nell’impresa o si faranno coinvolgere dal tipico atteggiamento napoletano integrandosi a tal punto che ne combineranno una dietro l’altra e di questo attentato non si avrà mai notizia? Napoli è una città che si difende da sola grazie agli imprevisti che crea, quindi non ha bisogno manco dell’esercito per far fronte ai problemi, anche al kamikaze più devoto alla causa passerà la voglia di far saltare in aria tutti dopo un viaggio sulla Circumvesuviana. Non voglio dirvi molto però, ci ha pensato Pino Imperatore nel suo “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” a mettere su una storia dove si scherza con quella che è diventata la paura dei nostri giorni e accanto al divertimento e all’ironia pura ha ribadito la bellezza di Napoli e la ricchezza di questa città.

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Niente di meno che Feisal, uno dei tre attentatori, dopo aver assistito al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, nelle sue preghiere ha sostituito Allah col patrono partenopeo. Il miracolo del sangue è un appuntamento molto sentito dai napoletani che tre volte all’anno si recano presso il Duomo e fiduciosi attendono la liquefazione del sangue. Se si scioglie è positivo per la città e i suoi abitanti, se non si scioglie è considerato nefasto e le conseguenze potrebbero essere negative. Nel 1939 ad esempio non si sciolse e iniziò la seconda guerra mondiale e nel 1980 e ci fu il terremoto in Irpinia. Potrebbero essere coincidenze però come direbbe Eduardo De Filippo: essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.

Il Duomo di Napoli in pieno centro storico dichiarato Patrimonio dell’Unesco è la chiesa più importante di Napoli, voluta da Carlo I durante il periodo del suo regno angioino e i lavori per la realizzazione continuarono durante il periodo di Carlo II e Roberto I. Nel corso del tempo è stato sottoposto a numerosi restauri in seguito ai danni provocati dalle diverse eruzioni del Vesuvio e dai terremoti, in particolare quello del 1349 fece crollare l’originale facciata.

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Poco distante dal Duomo, passando per Spaccanapoli si arriva alla Cappella di Sansevero. Quando Feisal (sempre lui) entra nella cappella viene completamente trasportato in una dimensione di meraviglia. Tra l’altro la nascita della Cappella ha una sua leggenda. Pare che un uomo arrestato ingiustamente passando in catene per Piazza San Domenico Maggiore vide crollare una parte del muro del palazzo della famiglia Di Sangro e tale crollo lasciò scoperto un ritratto della Vergine. L’uomo fece un voto: se le accuse fossero cadute avrebbe portato un’iscrizione e una lampada. Tutto ciò accadde, la voce si diffuse e il luogo divenne meta di pellegrinaggio. Alla Madonna si rivolse anche Giovan Francesco Di Sangro che scampò a una malattia e per ricambiare la grazia ottenuta fece costruire la prima cappella. Ciò che però di meraviglioso ha la Cappella di Sansevero è la statua del Cristo Velato una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. Se andate a Napoli non perdetevelo, è un’esperienza straordinaria.

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Sempre Feisal una volta di fronte al Maschio Angioino provò la sensazione che aveva provato la prima volta che aveva visto una moschea: totale stupore. Il Maschio Angioino è conosciuto dai napoletani anche come Castel Nuovo perché nacque proprio per essere differenziato dai due già esistenti: Castel dell’Ovo e Castel Capuano. Carlo I D’Angiò ne commissionò la realizzazione anche se a causa della sua morte non poté vederlo finito. Suo figlio si trasferì nel castello e lo adattò alle sue esigenze. Oltre ad essere dimora reale, negli anni il Maschio è stato uno dei fulcri culturali ospitando letterati come Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Nel corso del tempo il Maschio divenne semplice presidio militare, complice il fatto che nuove realtà stavano sorgendo nei dintorni, come Palazzo Reale e la Reggia di Capodimonte. Anche il Maschio non è esente da una leggenda di cui se ne sono occupati anche Benedetto Croce e Alexander Dumas. Pare che la Regina Giovanna utilizzasse la fossa contenente un coccodrillo per disfarsi dei suoi amanti.

Insomma Napoli è un museo a cielo aperto che non smette mai di stupire.

Come sempre vi invito a seguire il #BlogNotesMaggio relativo al Maggio dei Libri. Ci stiamo divertendo a raccontarci attraverso i nostri amati libri e tutti gli interventi del #BlogNotes sono interessanti oltre che preziosi.

Per la tematica del Patrimonio Europeo sono partita dal libro di Pino Imperatore Allah, San Gennaro e i tre kamikaze che vi consiglio assolutamente.

L’animale femmina

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  • Titolo: L’animale femmina
  • Autrice: Emanuela Canepa
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 30 Aprile 2018

Rosita è una ragazza della provincia casertana trasferitasi a Padova per studiare. Il suo obiettivo prossimo è laurearsi e svolgere il lavoro da lei ambito, ma è ferma in una situazione di stallo che la vede con tanti esami ancora da fare, un lavoro frustrante come cassiera di un supermercato e una casa da condividere con delle coinquiline con cui non ha mai instaurato un rapporto se non d’amicizia almeno di confidenza.

Ha le spese contate al centesimo e una relazione con un uomo sposato che almeno non le ha fatto la promessa che generalmente fanno tutti gli uomini sposati all’amante: lascerò mia moglie per te. Se la mamma sapesse che la figlia a mille chilometri e più di distanza svolge questa vita la farebbe tornare immediatamente al paesello, prospettiva per Rosita peggiore della vita che conduce. Vivere con sua madre in quell’ambiente ristretto sia per spazio che per mentalità è ciò che lei ha sempre rifiutato, così come rifiuta l’idea di diventare come sua madre.

Un giorno quando una signora lascia alla cassa il suo portafoglio, Rosita si prodiga a cercare la signora per restituirglielo: sarà la sua buona azione nel giorno della vigilia di Natale. A casa della signora conosce Ludovico Lepore, un avvocato, tanto colpito dal gesto di Rosita che la invita a raccontare la sua storia, rimanendone subito affascinato e colpito. È proprio l’avvocato qualche tempo dopo a rifarsi vivo proponendo a Rosita un lavoro come segretaria nel suo studio. Per Rosita quella è l’occasione della vita. Un lavoro migliore a quello di cassiera, con un numero di ore più retribuito e soprattutto che dà il tempo necessario per studiare e riprendere a frequentare i corsi.

La vita. A volte basta un episodio, un incontro con una persona per ribaltarla del tutto. Ludovico Lepore è l’uomo che ha dato la svolta alla vita di Rosita e lei gliene sarà sempre riconoscente. La vita, sempre quella, che in superficie mostra una cosa, ma nella sostanza ne mostra una completamente diversa. Basta poco a Rosita per capire che Lepore non è solo un amabile anziano che si prodiga per aiutare il prossimo, ma è una persona subdola, cinica che usa le persone a suo piacimento e che fa discorsi contestabili in cui la sua natura maschilista viene fuori. Tutto però fatto con garbo ed eleganza che portano Rosita a pensare che forse è lei quella che interpreta male. Quando però l’essenza di Lepore si mostra in tutto e per tutto, Rosita sa che non può prendere e andarsene come vorrebbe, perché questo significherebbe dire addio a un leggero agio economico che da poco aveva assaporato e alla sua ripresa degli studi. Deve restare, subire, cercando di preservare un minimo di dignità.

L’animale femmina è un libro che ti porta a fare ragionamenti in continuazione. Leggi, ti fermi, rifletti, valuti e prosegui nella lettura. L’empatia con Rosita scatta fin dalle prime pagine, ma arrivi a un punto che le sue azioni ti fanno dubitare della presa di posizione. Indubbiamente Lepore ha un forte potere mentale su di lei e la pressione psicologica non è semplice da scansare. Rosita è vittima della situazione, ma fino a un certo punto. È lei stessa a dirlo a un certo punto: se me ne vado torno alla vita di prima e alla vita di prima dove facevo i salti mortali per arrivare a fine mese non voglio tornarci. Se è lei ad accettare e ad acconsentire i cambiamenti che Lepore le impone, si può ancora considerare Rosita una vittima? Credo che nella sua situazione ci sia un sottile confine tra vittima e carnefice e che Rosita lo oltrepassi a suo piacimento. Insomma in questo libro chi sfrutta chi? Lepore ha la bambolina per mettere in atto il suo malefico piano di vendetta per una storia passata e mai dimenticata diventata la ragione della sua vita e Rosita ha il passe-partout per migliorare la sua vita. Questo libro può sembrare di una semplicità disarmante, ma scorrendo di qualche pagina vi ritroverete immersi in ragionamenti sulla mente maschile e femminile, sulla loro contrapposizione e perché no, anche sulle loro similitudini.

Napoli Città Libro: conferenza stampa

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Si è tenuta nella mattinata di ieri presso l’Unione degli Industriali di Napoli la conferenza stampa di presentazione del programma del primo Salone del Libro e dell’Editoria campano, il Napoli Città Libro che si svolgerà dal 24 al 27 maggio presso il complesso di San Domenico Maggiore.

Presenti i tre editori ideatori del Salone, Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco; l’assessore alla cultura di Napoli Nino Daniele, il direttore artistico Francesco Durante e lo scrittore eletto padrino dell’evento Maurizio de Giovanni.

Come l’editore Diego Guida ha spiegato, l’idea è nata nei più semplici dei modi: davanti a un caffè. Ragionando insieme agli altri due di cultura ed editoria del mezzogiorno, si interrogavano sul fatto che fosse quasi impossibile che una città come Napoli non avesse una fiera dedicata ai libri. Certo, a Napoli si legge poco se rapportato alle altre città italiane, specie quelle del nord dove il paragone è drastico, ma Napoli è una città viva dal punto di vista culturale, la vitalità e la ricchezza capaci di essere generate da Napoli è sotto gli occhi di tutti e quindi è possibile oltre che doveroso costruire qualcosa di concreto presente sul nostro territorio.

Il Salone chiamato Napoli Città Libro per sottolineare il suo essere non semplicemente una fiera ma un evento dove la città sia fortemente legata al libro, ha avuto un padrino d’eccezione: lo scrittore Maurizio de Giovanni. Il suo aiuto è stato fondamentale e in ogni occasione de Giovanni ha mostrato il suo disappunto verso i tanti scrittori napoletani che si sono mostrati disinteressati nei confronti dell’evento. Come lui stesso ha spiegato gli scrittori da Napoli prendono tanto, la rendono protagonista delle loro storie e quindi tutto ciò che hanno preso nel corso di questi anni dovrebbe essergli restituito in qualche modo, tipo con la presenza e con il loro contributo verso iniziative di questo genere.

Francesco Durante, il direttore artistico di questo festival, ha spiegato che la tematica scelta è “Back Home” un ritorno a casa per un salone che da Napoli mancava da tantissimi anni. Altra cosa che dimostra che al sud è possibile collaborare è la rete dei festival del sud, un insieme di ben venticinque festival (tra cui il Salerno Letteratura, Una Marina di Libri di Palermo, il Women’s Fiction Festival di Matera) che come obiettivo comune hanno la diffusione della cultura al sud Italia.

Dal 24 al 27 maggio presso il complesso di San Domenico Maggiore andrà in scena il Napoli Città Libro che alla sua prima edizione ha registrato numeri importanti: 110 stand di editori (molti big affiancati all’editoria più piccola), 300 eventi tra presentazioni, letture, teatro, musica e laboratori. Tantissimi libri presentati in anteprima e molti dibattiti culturali. Da segnalare il primo evento in programma, il forum “La cultura salverà il Mezzogiorno? Un paese diviso investe sulle nuove generazioni” con tre giornalisti internazionali che intervisteranno il Sindaco di Matera (capitale della cultura 2019) Raffaello Giulio De Ruggieri, l’Assessore alla Cultura di Palermo (capitale italiana della cultura 2018) Andrea Cusumano e il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Tra gli ospiti italiani presenti al Salone ci saranno: Franco Arminio, Fortunato Cerlino, Cristina Comencini, Nando Dalla Chiesa, Giancarlo De Cataldo, Maurizio deGiovanni, Diego De Silva, Tony Laudadio, Lorenzo Marone, Marco Marsullo, Silvio Muccino, Sandra Petrignani, Rosella Postorino e Marcello Simoni.

Presenti tra gli altri anche i The Jackal, il duo Gigi e Ross e gli attori Massimiliano Gallo e Alberto Rossi.

Nella serata di chiusura previsto il Premio Napoli Città Libro.

Da segnalare la mostra “Editori napoletani tra presente e passato” a cura della Biblioteca Nazionale di Napoli e l’iniziativa “Un libro in sospeso” dove sarà possibile regalare un libro alle biblioteche pubbliche.

Vi invito a seguire il sito ufficiale di Napoli Città Libro dove sono riportate tutte le news legate all’evento e dove a breve verrà inserito il programma ufficiale.

Lettura come Libertà #BlogNotesMaggio

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A tutti i miei traumi io ho reagito sempre alla stessa maniera: chiedendo aiuto ai libri. Per quel che mi riguarda, il libro è prima di tutto una ciambella di salvataggio. Non che ti migliori, a questo credo poco. E neppure che ti sani la ferita. Però ti placa. Alla maniera di un lenimento, di un farmaco di pronto intervento. E quando dico libro, dico libro in generale. Non romanzo soltanto.

Il sorriso di don Giovanni di Ermanno Rea

Quando mi chiedono perché mi piace leggere generalmente non so rispondere. Potrei uscirmene con quelle frasi fatte come leggo per crescere, leggo per imparare, leggo per viaggiare con la fantasia e altre cose così che detto tra noi risultano un po’ banali, non trovate?

Leggo perché mi piace e a questo non so aggiungere altro. Leggo da quando a otto anni avevo il mio appuntamento fisso in edicola con i fumetti. Leggo da quando a dieci anni ho letto il mio primo libro “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman e una volta finito ho sentito la necessità di iniziarne un altro. Leggo da quando da adolescente passando per Coelho, Dan Brown, Harper Lee e Pirandello ho capito che senza libri le mie giornate erano un po’ più vuote. Oggi senza un libro non riesco ad immaginarmi, se passa una settimana senza averne aperto uno mi sento in colpa. Sono quella che in borsa ha sempre con sé il Kindle, che a casa ha la pila di libri che invece di assottigliarsi aumenta a dismisura e sono quella che se non passa in libreria a dare un’occhiata e fare quattro chiacchiere col libraio si sente come se le mancasse qualcosa.

Sono una dipendente dai libri o più semplicemente sono una dipendente dalle storie che raccontano. Se penso ai libri che mi hanno deluso, a quelli che mi hanno emozionato, a quelli che mi hanno fatto arrabbiare e a quelli che mi hanno insegnato qualcosa… cavolo io di libri ne parlerei per ore.

Guardo le mie tre librerie che ho a casa che ospitano i libri che ho accumulato negli anni con i miei soli risparmi e sono felice, la guardo e nella mia testa ho la vocina di Gollum che dice il mio tesssoro.

Una mia amica tempo fa mi ha detto quando parli di libri ti si illuminano gli occhi, questo per farvi capire che tipo di legame ho sviluppato nel tempo con i libri.

Quando Il Maggio dei Libri ha proposto il filone Lettura come Libertà mi sono fermata a lungo a pensare a cosa volesse dire. Io l’ho interpretata in due modi. La prima è legata alla conoscenza: leggere significa conoscere e conoscere significa essere liberi. L’ignoranza crea schiavitù e preconcetti, la conoscenza crea libertà e apertura mentale. Ribaltando si potrebbe interpretarlo come leggere in libertà, senza condizionamenti, senza pensare questo libro è giusto e questo no, questo autore va bene e quest’altro no.

Qualche giorno fa ne parlavo con altre blogger coinvolte in questa bellissima avventura del #BlogNotesMaggio; lo snobismo nel mondo dei libri non porta a nulla di buono, ci rende solo più antipatici agli occhi dei non lettori. Insomma smettiamola di fare i maestrini sotuttoio, smettiamola di reputarci migliori di chi non legge, smettiamola con se non hai letto Delitto e Castigo è inutile che ti leggi venti libri al mese. Leggere non è questo, leggere non è creare squadre e fazioni. Nella mia carriera da lettrice ho letto Fabio Volo, ho letto le cinquanta sfumature, ho letto un fantasy che mi ha fatto piangere e quindi? Ora lo so che con queste rivelazioni ho perso tutta la mia credibilità ma sinceramente mi importa poco perché so di aver letto libri che mi hanno formato e accanto a questi ho letto libri di puro intrattenimento perché la testa in quel momento aveva bisogno di svago.

Essere liberi di scegliere un libro è l’essenza del lettore: non privatevene.

Il Maggio Dei Libri & #BlogNotesMaggio

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Oggi 23 aprile, giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore, inizia ufficialmente Il Maggio Dei Libri che si concluderà il 31 del prossimo mese.

L’iniziativa di promozione culturale arriva al suo ottavo anno, promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di anno in anno si arricchisce di iniziative diventando uno degli appuntamenti fissi per gli amanti della lettura e non solo. Lo slogan del Maggio è: leggere e leggere ovunque. Questa iniziativa infatti mira alla riscoperta della lettura come strumento di crescita personale, civile e sociale e ogni regione si sta impegnando con tantissime iniziative che ruotano tutte intorno al libro e alla lettura. Sono già mille infatti le iniziative registrate nella banca dati sul sito ufficiale de Il Maggio dei Libri e di giorno in giorno crescono. Con il motto leggere, leggere ovunque, si vuole cercare di far uscire la lettura dai soliti contesti come scuole, librerie e biblioteche ed approdare negli angoli più impensabili delle città come negozi, autobus, parchi, cinema, insomma niente deve fermare i lettori e qualsiasi iniziativa legata alla lettura è ben accetta.

Il Maggio dei Libri di quest’anno ha proposto tre filoni tematici ai quali ispirarsi per le iniziative della campagna: Lettura come libertà, 2018 Anno Europeo del Patrimonio e La lingua come strumento d’identità. Il primo filone richiama la libertà che deriva dalle conoscenze acquisite grazie alla lettura, ma anche la libertà di scegliere cosa leggere. Il secondo filone è collegato all’anno europeo del patrimonio culturale ed è l’occasione per scoprire o riscoprire il nostro patrimonio; siamo il Paese con il più alto numero di beni culturali, ogni tanto dovremmo ricordarcelo. Infine il terzo tema si lega alla conoscenza della lingua ed è un omaggio a Tullio De Mauro a un anno dalla sua morte. Come ha affermato “la distruzione del linguaggio è la premessa a ogni futura distruzione” e quindi è bene sempre sottolineare l’importanza della lingua.

Nella scorsa edizione della campagna il Maggio dei Libri ha coinvolto i book blogger che quest’anno tornano a raccontare la campagna di promozione della lettura attraverso i loro blog e gli account social. Accanto a blogger come Laura Ganzetti (Il tè tostato), Francesca Crescentini (Tegamini), Jessica Pelide (Books and Freckles), Simona Scravaglieri (Letture sconclusionate) e altri, quest’anno ci sarò anche io. Dalle pagine di questo blog, ricollegandomi ai filoni tematici proposti dal Maggio racconterò le mie letture preferite.

Per essere aggiornati su tutte le iniziative, basta andare sul sito de Il Maggio dei Libri o seguire i loro canali social: non ci resta che iniziare.

#BlogNotesMaggio

Il #BlogNotes è stato ideato da Laura Ganzetti (Il Tè Tostato) per promuovere attraverso i social gli eventi editoriali in giro per l’Italia. Si basa sulla collaborazione tra chi ha la passione dei libri, blogger o semplici lettori, che si uniscono e fanno rete tra loro e il #BlogNotesMaggio ha proprio l’intento di raccontare il Maggio dei Libri. Quest’anno salgo a bordo del #BlogNotes anche io insieme a un gruppo di fantastici blogger e lettori che vi elenco di sotto:

Preludio a un bacio

preludio a un bacio

  • Titolo: Preludio a un bacio
  • Autore: Tony Laudadio
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 22 Marzo 2018

Emanuele è un musicista di strada che intrattiene i pedoni di una piccola città di provincia con la musica jazz del suo sassofono. Vive alla giornata grazie ai soldi guadagnati con la generosità dei passanti e la sera ritorna in quella che definire casa è un eufemismo. Emanuele però a queste formalità non ha mai badato, per lui avere un tetto sulla testa è un lusso e anche quel bugigattolo con le macchie d’umidità e i tubi di scarico in bella vista è sempre preferibile al dormire all’addiaccio.

Lui per strada vuole solo lavorare e la posizione scelta è l’ideale. A pochi passi da lui infatti c’è una libreria con dei ragazzi fantastici che gli permettono di sostare all’interno quanto tempo lui voglia e sfogliare i libri per leggerne qualche riga e poi un bar dove spesso Emanuele spende quei pochi euro che ha guadagnato durante la giornata.

Nel bar poi c’è una cameriera dolcissima, Maria, con cui Emanuele è solito intrattenersi. È giovane, bella, intelligente e con un caratterino tutto pepe. Maria è quel genere di ragazza che nella vita vuole riuscire da sola, tanto che è andata via di casa presto per essere indipendente e si paga da sola gli studi universitari con il lavoro da cameriera anche se ha una famiglia alle spalle che potrebbe provvedere ad ogni sua minima spesa. Che ragazza in gamba Maria, la figlia che tutti vorrebbero avere e la figlia che Emanuele sa essere sua, anche se Maria tutto questo lo ignora.

Figlia di un amore passato, fugace quanto intenso con Angela che quando si accorse di aspettare un bambino preferì salvare le apparenze con un matrimonio riparatore con il suo fidanzato ufficiale. Angela non poteva rischiare di crescere un figlio con un uomo che rifuggiva dalla responsabilità e da un lavoro solido e stabile e scelse di stare con un uomo caratterialmente ed economicamente più sicuro.

Quando Emanuele viene sfrattato dalla sua abitazione è Maria a soccorrerlo ospitandolo a casa sia e offrendogli l’aiuto necessario e tempo indeterminato. Per Emanuele è l’occasione giusta per poter recuperare il tempo in cui non ha vissuto sua figlia oltre che la spinta necessaria a rimettere in sesto la sua vita, rimediando agli errori passati e porre le basi per un futuro meno alla giornata.

Tutto procede per il verso giusto se non fosse che la vita quando la programmi si diverte a mandare per aria tutti i piani e i buoni propositi diventano sempre più difficili da attuare. E poi c’è quell’amore passato con Angela, quello intenso quanto fugace, la cui fiamma non si è mai spenta, anzi, è rimasta perpetuamente accesa nel cuore di entrambi e…

Emanuele è uno dei personaggi più belli in cui mi sia imbattuta. È una canaglia da tenere a distanza e al tempo stesso una persona con il cuore colmo d’amore e gratitudine per la vita, nonostante non sia una vita di eccessi e lussi. Anzi, Emanuele è il classico personaggio che apprezza tutto quello che di buono incontra sul suo cammino e che cerca il lato positivo in tutto ciò che gli capita. Non potrebbe essere altrimenti per una persona che ha scelto di suonare per vivere, ma non con l’ansia di riempire gli stadi; a lui basta far felici gli altri con la sua musica. Emanuele è un personaggio empatico al punto che il lettore sarà contagiato dalla sua gioia di vivere, dal suo buonumore e dalla sua bontà d’animo.

Preludio a un bacio di Tony Laudadio oltre ad essere una grande lezione di ottimismo è un romanzo ricco di emozioni, ricco di musica e ricco d’amore. Un romanzo in cui anche nel punto in cui farà commuovere sarà in grado di strapparti qualche sorriso (e scusate se è poco).

Sara al tramonto

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  • Titolo: Sara al tramonto
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Rizzoli
  • Data di pubblicazione: 10 Aprile 2018

Accantonati momentaneamente le sue creature Ricciardi e Lojacono, Maurizio de Giovanni ci presenta un nuovo personaggio: Sara.

Sara è una donna di mezza età che ha vissuto per il suo lavoro e per il suo compagno Massimiliano. Quando quest’ultimo è venuto a mancare per Sara si è spento ogni interesse per la sua vita. Per Massimiliano aveva lasciato marito e figlio, per Massimiliano aveva rinnegato il suo essere moglie e madre. Una scelta di cui non si era mai pentita dato che a lui la legava l’amore e il lavoro, un lavoro particolare quello di Sara, un lavoro che non si poteva dire apertamente.

Le sue abilità di leggere il labiale, di interpretare le espressioni facciali e i gesti corporali l’avevano resa la più brava, ecco perché la sua amica e collega, la Bionda da lei soprannominata, si rivolge a Sara sperando in un suo aiuto in un caso ricco di mistero.

Sara aveva chiuso con quel mondo che le ricordava troppo l’amore della sua vita, ma le sue giornate vuote potevano tornare ad avere un senso e soprattutto aveva bisogno di impegnare la mente. Oltretutto nell’ultimo periodo alla batosta della perdita del compagno si era aggiunta quella del figlio Giorgio. Giorgio era il figlio che lei non aveva cresciuto e che non aveva voluto conoscere. La sua morte però non le era stata indifferente e attraverso la compagna del figlio, Viola, Sara provava a conoscere il suo Giorgio. Così ogni sera al tramonto le due donne, Sara e Viola, si incontravano e piano piano si conoscevano.

Accettato di aiutare la collega/amica, Sara si butta a capofitto nell’indagine, assistita dal giovane ispettore di polizia Davide Pardo che se all’inizio la figura di Sara lo inquietava, vedendola all’opera ne resta completamente entusiasta.

Dopo essermi affezionata al bel commissario dagli occhi verdi Ricciardi e all’affascinante ispettore siculo Lojacono, ammetto che non vedevo l’ora di conoscere Sara, anche perché i gialli di Maurizio de Giovanni sono gli unici che leggo e quindi ogni suo libro diventa fonte di mio interesse. Quello che più mi intrigava era il fatto che a questo giro il protagonista sarebbe stato di sesso femminile e quindi almeno per il genere è in netto contrasto con i due precedenti. Le differenze però non si fermano qui, anzi, ce ne sono altre due che reputo fondamentali se rapportate ai precedenti lavori di questo autore.

Napoli. A differenza degli altri libri in cui Napoli è protagonista tanto quanto i personaggi, in questo libro la città resta in sottofondo, mai esplicata e quasi sussurrata. Negli altri invece Napoli viene descritta e raccontata non solo attraverso le sue strade e monumenti, ma anche attraverso le sue tradizioni, il suo folklore, i suoi piatti tipici e col dialetto che ogni tanto fa capolino. Qui se non fosse stato per un passaggio in cui si nominano Fuorigrotta e il Vomero avremmo potuto pensare a qualsiasi altra città di mare italiana.

Nessuna storia d’amore. La fortuna di Ricciardi e Lojacono è data anche dalle storie d’amore (e i relativi triangoli, diventati pure quadrati per Ricciardi) che intrecciano i due protagonisti. Lo stesso autore ha sempre definito i suoi libri dei gialli sentimentali, con dei delitti e delle indagini che sembrano dei semplici pretesti per raccontare invece le vicende sentimentali dei suoi protagonisti. Qui invece c’è un ribaltamento, con il giallo che è protagonista assoluto e dei personaggi che si muovono più in relazione ad esso.

Come personaggio Sara mi è piaciuto molto, col suo lavoro inusuale, col suo modo di approcciarsi alle persone e con la sua vita passata tutta da scoprire. Mi è piaciuto anche il modo che l’autore ha scelto per raccontarla, tentando una strada per certi versi differente da quella a cui ci aveva abituato con i suoi precedenti lavori. Venendo a Sara non so se tornerà a farci compagnia, ma questo a noi non deve interessare. Lo stesso autore ha rivelato in un’intervista che Sara non è nato come personaggio seriale e il suo ritorno sarà deciso solo dai lettori e dai loro giudizi. Personalmente sarei curiosa di vederla di nuovo all’azione.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Scrittori da un solo libro

Finalmente torno ad aggiornare il mio amato blog, perdonate l’assenza e i pochi contenuti ma qualche impegno personale e qualche piccolo imprevisto mi ha portato via il tempo necessario per star dietro al sito. In questa domenica apparentemente tranquilla in cui ho deciso di dedicarmi solo ai miei amati libri ho pensato bene di scrivere qualcosina e quindi ecco qui un nuovo post. Mettendo da parte per un attimo le classiche recensioni (ci sto lavorando sopra e fra poco torneranno anche quelle) oggi spazio alle curiosità che ogni tanto cerco di conoscere documentandomi un po’.

Ci sono scrittori proliferi così come ci sono scrittori che hanno conosciuto la fama soltanto grazie ad un unico libro e quindi il loro nome è associato indissolubilmente alla loro unica creatura. Ecco quindi cinque grandi scrittori e i loro unici capolavori.

Emily Brontë: Cime Tempestose

La seconda delle sorelle Brontë è famosa per il suo unico romanzo Cime Tempestose, considerato uno dei classici della letteratura inglese del diciannovesimo secolo. Emily aveva avuto fin da giovane una salute cagionevole. Si ammalò di tubercolosi e nel 1848 entrò nella fase terminale della malattia. Secondo una lettera del suo editore in quel periodo era impegnata nella stesura del suo secondo romanzo che però non vide mai luce.

 

Margaret Mitchell: Via col vento

Margaret Mitchell era una fervida lettrice. Leggeva tutto ciò che trovava avidamente e al marito spettava il compito di portarle i libri presi in prestito dalla biblioteca locale. Stanco di questo tran tran, suggerì alla moglie di smettere di leggere e provare lei stessa a scrivere qualcosa. Decise quindi di mettersi alla prova e, complice un lungo periodo di riabilitazione alla gamba che la costringeva a riposo, scrisse il suo primo libro. Margaret però lo aveva considerato più un passatempo che un lavoro vero e proprio anche se quando un agente letterario venne a conoscenza del manoscritto e lo chiese per leggerlo, lei non ci pensò due volte a consegnarlo. La casa editrice fu subito presa dal romanzo e decisero di pubblicarlo immediatamente nel 1936. Via col vento vinse il Pulitzer e dal libro venne tratto il celebre film. Nel 1949 lei e suo marito vennero coinvolti in un incidente stradale dove Mitchell perse la vita qualche giorno dopo il ricovero.

 

Sylvia Plath: La campana di vetro

L’unico romanzo di Sylvia Plath, La campana di vetro, è un romanzo semi-autobiografico, unico nella carriera della Plath morta suicida nel 1963 a soli trent’anni. Quando la Plath morì lei e il marito, per quanto separati, erano ancora formalmente sposati, motivo per cui a lui spettò tutto il patrimonio della moglie comprendente quaderni privati e un manoscritto incompleto di quello che sarebbe dovuto essere il secondo romanzo. Lui distrusse gran parte dell’eredità e altro materiale non è stato mai più ritrovato.

 

J.D.Salinger: Il giovane Holden

Il romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden fu l’unico romanzo dello scrittore J.D.Salinger, accostato a una serie di racconti. Il successo improvviso del romanzo e la conseguente popolarità turbò molto Salinger che alla notorietà rispose isolandosi sempre di più e tutti coloro che invadevano la sua privacy, minacciava di agire per vie legali.

 

Giuseppe Tomasi Di Lampedusa: Il gattopardo

L’unico romanzo dell’autore siciliano, Il gattopardo, fu pubblicato postumo un anno dopo la morte dello scrittore che vinse poi il Premio Strega e divenne best seller. Considerato oggi uno dei romanzi più grandi della letteratura italiana rischiò di non vedere mai la pubblicazione dato che sia Mondadori che Einaudi si rifiutarono di pubblicarlo. Elio Vittorini che lavorava per entrambe le case editrici decise di rispedire il manoscritto all’autore bloccandone la pubblicazione. Dopo la morte di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa il libro fu pubblicato da Feltrinelli diventando un vero e proprio caso editoriale.

Due come loro

  • Titolo: Due come loro
  • Autore: Marco Marsullo
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 20 Marzo 2018

Vi siete mai fermati a pensare a Dio e al Diavolo? Sembra una domanda da testimone di Geova, lo so, ma tranquilli che non voglio diffondere alcuna dottrina religiosa. Fede e religione a parte anche chi non è credente ha comunque elaborato nella propria mente una sorta di immagine o idea del Signore dei Cieli e del Signore degli Inferi. Sono andata alla materna dalle suore e quindi è dall’età di tre anni che sento parlare di Bene e Male, Dio eternamente presentato a pregare per noi e farsi carico di tutte le sofferenze di noi umani e il Diavolo come una creatura che fa paura solo nominarla responsabile invece di tutti i mali dell’umanità. Poi è arrivato Marco Marsullo e il suo Due come loro e i tre anni delle suore e i due di catechismo sono andati a farsi benedire.

Immaginate Dio un fricchettone che organizza feste in continuazione, dice parolacce e va a donne (giustamente, lui le ha create e lui se ne vede bene), ha probabilmente dimenticato tutte le preghiere a Lui dedicate e ha un figlio che sulla Terra si diverte a reinventare la propria identità, ultimamente pare sia in fissa col sushi e sta seguendo un corso per imparare a cucinarlo. Immaginate anche il Diavolo, molto zen e che si esprime con aforismi, frasi di Baudelaire e Vasco Rossi, che non perde una puntata di Don Matteo (niente, sto prete conquista proprio tutti) e si rilassa a sentire la musica di Katy Perry, una delle popstar meno trasgressive del pop americano e che quando si ricorda di essere il principio di tutti i mali fa saltare famiglie da un momento all’altro.

Tra i due estremi c’è Shep che lavora sia per Dio che per il Diavolo tenendo all’oscuro l’uno dell’impiego che ha con l’altro. Svolge per entrambi lo stesso lavoro, si occupa dei suicidi, ma con finalità diverse. Se per conto di Dio ha il compito di salvare quelle povere anime, per conto del Diavolo deve solo spingerle a trovare il coraggio necessario all’estremo gesto. In mezzo a questo lavoro folle l’indice di normalità in Shep è rappresentato in quella che è la condizione in cui tutti ci siamo ritrovati: essere innamorati del proprio ex. Shep è ancora follemente innamorato della sua ex Viola, vive per il momento in cui lei con il capo cosparso di cenere tornerà da lui, perché uno dei primi teoremi dell’amore di Shep (segnate) è che tornano tutti gli ex (tranne quelli che veramente vorresti che tornassero, ovviamente). Viola ha un nuovo fidanzato, un uomo che è la normalità fatta persona. Un avvocato, e quindi per Shep un uomo triste, dall’aspetto triste, con completi color marrone triste (è una tonalità, giuro) un uomo che presto diventerà il marito di Viola, aspetto che Shep conosce ma ignora volutamente (tanto Viola torna, è solo questione di tempo)

Quando sulla lista in cui sono indicati i prossimi aspiranti suicidi che Shep riceve ogni mese c’è il nome del futuro marito di Viola per lui si presenta l’occasione della vita. Fatto fuori Pino (pure il nome è triste) Shep avrà campo libero per riprendersi la sua amata. Dopo l’euforia iniziale però inizia a ragionare: perché un uomo come lui vuole suicidarsi? Che segreti può mai avere?

Inizia così l’indagine di Shep che lo porterà a scoprire il passato di Pino e a far i conti con il suo di passato, quello in cui era stato tanto vicino al lavoro che svolge. Per quanto superficiale possa sembrare, Shep sente su di sé tutte le vite che non è riuscito a salvare e che iniziano a pesare sulla sua esistenza. Inizia a comprendere che il passato determina il futuro e che quegli errori commessi a volte a cuor leggero incidono sulla vita condizionandola del tutto. Puoi mettere distanza tra te e il passato, ma sappiamo tutti che questo prima o poi ritorna presentandoci anche il conto.

Dopo il romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli (libro che porto nel cuore) e la parentesi sportiva con Il Tassista di Maradona (Rizzoli), Marco Marsullo torna con una black comedy innovativa e diversa da tutto ciò a cui ci ha abituati. Etichettare Due Come Loro in un solo genere è difficile perché è un mix di elementi che insieme si fondono alla perfezione. C’è il lato più humor e irriverente che strizza l’occhio al primo Ammaniti, quello di Branchie per intenderci e c’è un lato più serio che analizza la vita con il suo carico di dubbi, errori e sentimenti. Due Come Loro è anche un romanzo che parla d’amore, di relazioni che finiscono, degli strascichi che lasciano nelle persone e delle paure che segnano e che portano a considerarci finiti quando una storia d’amore ai nostri occhi perfetta giunge a termine.

Da lettrice quello che più amo sono gli autori che non hanno timore di mettersi in discussione con storie del tutto nuove e diverse da ciò che hanno già proposto. Il rischio dovrebbe essere una componente di questa strana professione che li porta a comporre le storie da cui noi siamo completamente dipendenti. Sempre da lettrice amo i finali che mi spiazzano, quelli che non avresti mai previsto e quelli che in un certo senso non avresti mai voluto leggere. Marco Marsullo ha centrato entrambi i punti, ha scritto un libro che si lega poco ai precedenti (per tematiche e per stile) con un finale che è una bomba. Leggo Marco Marsullo dal suo primo libro, ogni volta mi spiazza e ogni volta mi impressiona la maturità stilistica raggiunta. Ora speriamo di non dover attendere troppo per leggerlo di nuovo.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Books & Bed

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Books & Bed di Tokyo 

Dopo il punto vendita a Piazza Vanvitelli a Napoli la Mooks (libreria del circuito Mondadori) ha da poco inaugurato una seconda sede in via Luca Giordano nel palazzo che per anni è stato sede storica della pasticceria Bellavia. Una libreria strutturata in due piani in un quartiere, il Vomero, che se fino a qualche anno fa faceva notizia per la chiusura di librerie da un periodo a questa parte sta conoscendo una vera e propria rinascita culturale. IoCiSto, la prima libreria ad azionariato popolare aperta nel 2014, la sopra citata Mooks inaugurata nel 2015 e per finire la libreria Raffaello che dopo due punti vendita nei quartieri collinari nel 2016 è sbarcata anche Via Kerbaker coniugando libreria e coffee point che danno vita a un vero e proprio caffè culturale. Tre librerie che si dividono iniziative culturali legate ai libri e non in un quartiere «affamato» di cultura

Veniamo però alla novità vera e propria della seconda sede Mooks. Oltre alla libreria vera e propria all’interno del palazzo tra librerie e mensole verrà riservato uno spazio che permetterà alle persone di poter pernottare tra gli amati libri. Per chi dei libri non può farne a meno questo è uno dei sogni che finalmente potranno realizzare. L’esperimento ha un solo precedente estero a Tokyo e molte volte è stato riportato dai siti e quotidiani italiani. Ora anche noi potremmo vivere questa esperienza più unica che rara.

Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori Collinari ha così commentato la notizia: mi auguro che la nascita di questa nuova attività  possa rappresentare il primo esempio di un’inversione di tendenza che veda, in occasione della chiusura di pubblici esercizi,  quali bar, ristoranti e affini, l’apertura di luoghi di cultura e di socializzazione, rappresentati segnatamente dalle librerie, con le attività ad esse annesse e connesse, anche innovative, come quella, annunciata per il nuovo bookstore, di un Book & Bed, una novità in Italia ma che in Giappone ha fatto passi da gigante, al punto che oltre due anni fa, nel novembre del 2015, a Tokio ha visto la luce il primo hotel libreria, un albergo, realizzato dagli architetti giapponesi, Makoto Tanijiri e Ai Yoshida, che può ospitare un massimo di trenta persone, interamente dedicato agli amanti della lettura, dove le camere sono realizzate con letti collocati in mezzo a scaffali pieni di libri.

Insomma, poche settimane di pazienza e una volta terminati gli interventi di recupero la zona Books & Bed sarà operativa e appena pronta mi aspetto un bell’invito da parte della Mooks per farmi vivere quest’esperienza unica.