Sara al tramonto

sara al tramonto

  • Titolo: Sara al tramonto
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Rizzoli
  • Data di pubblicazione: 10 Aprile 2018

Accantonati momentaneamente le sue creature Ricciardi e Lojacono, Maurizio de Giovanni ci presenta un nuovo personaggio: Sara.

Sara è una donna di mezza età che ha vissuto per il suo lavoro e per il suo compagno Massimiliano. Quando quest’ultimo è venuto a mancare per Sara si è spento ogni interesse per la sua vita. Per Massimiliano aveva lasciato marito e figlio, per Massimiliano aveva rinnegato il suo essere moglie e madre. Una scelta di cui non si era mai pentita dato che a lui la legava l’amore e il lavoro, un lavoro particolare quello di Sara, un lavoro che non si poteva dire apertamente.

Le sue abilità di leggere il labiale, di interpretare le espressioni facciali e i gesti corporali l’avevano resa la più brava, ecco perché la sua amica e collega, la Bionda da lei soprannominata, si rivolge a Sara sperando in un suo aiuto in un caso ricco di mistero.

Sara aveva chiuso con quel mondo che le ricordava troppo l’amore della sua vita, ma le sue giornate vuote potevano tornare ad avere un senso e soprattutto aveva bisogno di impegnare la mente. Oltretutto nell’ultimo periodo alla batosta della perdita del compagno si era aggiunta quella del figlio Giorgio. Giorgio era il figlio che lei non aveva cresciuto e che non aveva voluto conoscere. La sua morte però non le era stata indifferente e attraverso la compagna del figlio, Viola, Sara provava a conoscere il suo Giorgio. Così ogni sera al tramonto le due donne, Sara e Viola, si incontravano e piano piano si conoscevano.

Accettato di aiutare la collega/amica, Sara si butta a capofitto nell’indagine, assistita dal giovane ispettore di polizia Davide Pardo che se all’inizio la figura di Sara lo inquietava, vedendola all’opera ne resta completamente entusiasta.

Dopo essermi affezionata al bel commissario dagli occhi verdi Ricciardi e all’affascinante ispettore siculo Lojacono, ammetto che non vedevo l’ora di conoscere Sara, anche perché i gialli di Maurizio de Giovanni sono gli unici che leggo e quindi ogni suo libro diventa fonte di mio interesse. Quello che più mi intrigava era il fatto che a questo giro il protagonista sarebbe stato di sesso femminile e quindi almeno per il genere è in netto contrasto con i due precedenti. Le differenze però non si fermano qui, anzi, ce ne sono altre due che reputo fondamentali se rapportate ai precedenti lavori di questo autore.

Napoli. A differenza degli altri libri in cui Napoli è protagonista tanto quanto i personaggi, in questo libro la città resta in sottofondo, mai esplicata e quasi sussurrata. Negli altri invece Napoli viene descritta e raccontata non solo attraverso le sue strade e monumenti, ma anche attraverso le sue tradizioni, il suo folklore, i suoi piatti tipici e col dialetto che ogni tanto fa capolino. Qui se non fosse stato per un passaggio in cui si nominano Fuorigrotta e il Vomero avremmo potuto pensare a qualsiasi altra città di mare italiana.

Nessuna storia d’amore. La fortuna di Ricciardi e Lojacono è data anche dalle storie d’amore (e i relativi triangoli, diventati pure quadrati per Ricciardi) che intrecciano i due protagonisti. Lo stesso autore ha sempre definito i suoi libri dei gialli sentimentali, con dei delitti e delle indagini che sembrano dei semplici pretesti per raccontare invece le vicende sentimentali dei suoi protagonisti. Qui invece c’è un ribaltamento, con il giallo che è protagonista assoluto e dei personaggi che si muovono più in relazione ad esso.

Come personaggio Sara mi è piaciuto molto, col suo lavoro inusuale, col suo modo di approcciarsi alle persone e con la sua vita passata tutta da scoprire. Mi è piaciuto anche il modo che l’autore ha scelto per raccontarla, tentando una strada per certi versi differente da quella a cui ci aveva abituato con i suoi precedenti lavori. Venendo a Sara non so se tornerà a farci compagnia, ma questo a noi non deve interessare. Lo stesso autore ha rivelato in un’intervista che Sara non è nato come personaggio seriale e il suo ritorno sarà deciso solo dai lettori e dai loro giudizi. Personalmente sarei curiosa di vederla di nuovo all’azione.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Scrittori da un solo libro

Finalmente torno ad aggiornare il mio amato blog, perdonate l’assenza e i pochi contenuti ma qualche impegno personale e qualche piccolo imprevisto mi ha portato via il tempo necessario per star dietro al sito. In questa domenica apparentemente tranquilla in cui ho deciso di dedicarmi solo ai miei amati libri ho pensato bene di scrivere qualcosina e quindi ecco qui un nuovo post. Mettendo da parte per un attimo le classiche recensioni (ci sto lavorando sopra e fra poco torneranno anche quelle) oggi spazio alle curiosità che ogni tanto cerco di conoscere documentandomi un po’.

Ci sono scrittori proliferi così come ci sono scrittori che hanno conosciuto la fama soltanto grazie ad un unico libro e quindi il loro nome è associato indissolubilmente alla loro unica creatura. Ecco quindi cinque grandi scrittori e i loro unici capolavori.

Emily Brontë: Cime Tempestose

La seconda delle sorelle Brontë è famosa per il suo unico romanzo Cime Tempestose, considerato uno dei classici della letteratura inglese del diciannovesimo secolo. Emily aveva avuto fin da giovane una salute cagionevole. Si ammalò di tubercolosi e nel 1848 entrò nella fase terminale della malattia. Secondo una lettera del suo editore in quel periodo era impegnata nella stesura del suo secondo romanzo che però non vide mai luce.

 

Margaret Mitchell: Via col vento

Margaret Mitchell era una fervida lettrice. Leggeva tutto ciò che trovava avidamente e al marito spettava il compito di portarle i libri presi in prestito dalla biblioteca locale. Stanco di questo tran tran, suggerì alla moglie di smettere di leggere e provare lei stessa a scrivere qualcosa. Decise quindi di mettersi alla prova e, complice un lungo periodo di riabilitazione alla gamba che la costringeva a riposo, scrisse il suo primo libro. Margaret però lo aveva considerato più un passatempo che un lavoro vero e proprio anche se quando un agente letterario venne a conoscenza del manoscritto e lo chiese per leggerlo, lei non ci pensò due volte a consegnarlo. La casa editrice fu subito presa dal romanzo e decisero di pubblicarlo immediatamente nel 1936. Via col vento vinse il Pulitzer e dal libro venne tratto il celebre film. Nel 1949 lei e suo marito vennero coinvolti in un incidente stradale dove Mitchell perse la vita qualche giorno dopo il ricovero.

 

Sylvia Plath: La campana di vetro

L’unico romanzo di Sylvia Plath, La campana di vetro, è un romanzo semi-autobiografico, unico nella carriera della Plath morta suicida nel 1963 a soli trent’anni. Quando la Plath morì lei e il marito, per quanto separati, erano ancora formalmente sposati, motivo per cui a lui spettò tutto il patrimonio della moglie comprendente quaderni privati e un manoscritto incompleto di quello che sarebbe dovuto essere il secondo romanzo. Lui distrusse gran parte dell’eredità e altro materiale non è stato mai più ritrovato.

 

J.D.Salinger: Il giovane Holden

Il romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden fu l’unico romanzo dello scrittore J.D.Salinger, accostato a una serie di racconti. Il successo improvviso del romanzo e la conseguente popolarità turbò molto Salinger che alla notorietà rispose isolandosi sempre di più e tutti coloro che invadevano la sua privacy, minacciava di agire per vie legali.

 

Giuseppe Tomasi Di Lampedusa: Il gattopardo

L’unico romanzo dell’autore siciliano, Il gattopardo, fu pubblicato postumo un anno dopo la morte dello scrittore che vinse poi il Premio Strega e divenne best seller. Considerato oggi uno dei romanzi più grandi della letteratura italiana rischiò di non vedere mai la pubblicazione dato che sia Mondadori che Einaudi si rifiutarono di pubblicarlo. Elio Vittorini che lavorava per entrambe le case editrici decise di rispedire il manoscritto all’autore bloccandone la pubblicazione. Dopo la morte di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa il libro fu pubblicato da Feltrinelli diventando un vero e proprio caso editoriale.

Due come loro

  • Titolo: Due come loro
  • Autore: Marco Marsullo
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 20 Marzo 2018

Vi siete mai fermati a pensare a Dio e al Diavolo? Sembra una domanda da testimone di Geova, lo so, ma tranquilli che non voglio diffondere alcuna dottrina religiosa. Fede e religione a parte anche chi non è credente ha comunque elaborato nella propria mente una sorta di immagine o idea del Signore dei Cieli e del Signore degli Inferi. Sono andata alla materna dalle suore e quindi è dall’età di tre anni che sento parlare di Bene e Male, Dio eternamente presentato a pregare per noi e farsi carico di tutte le sofferenze di noi umani e il Diavolo come una creatura che fa paura solo nominarla responsabile invece di tutti i mali dell’umanità. Poi è arrivato Marco Marsullo e il suo Due come loro e i tre anni delle suore e i due di catechismo sono andati a farsi benedire.

Immaginate Dio un fricchettone che organizza feste in continuazione, dice parolacce e va a donne (giustamente, lui le ha create e lui se ne vede bene), ha probabilmente dimenticato tutte le preghiere a Lui dedicate e ha un figlio che sulla Terra si diverte a reinventare la propria identità, ultimamente pare sia in fissa col sushi e sta seguendo un corso per imparare a cucinarlo. Immaginate anche il Diavolo, molto zen e che si esprime con aforismi, frasi di Baudelaire e Vasco Rossi, che non perde una puntata di Don Matteo (niente, sto prete conquista proprio tutti) e si rilassa a sentire la musica di Katy Perry, una delle popstar meno trasgressive del pop americano e che quando si ricorda di essere il principio di tutti i mali fa saltare famiglie da un momento all’altro.

Tra i due estremi c’è Shep che lavora sia per Dio che per il Diavolo tenendo all’oscuro l’uno dell’impiego che ha con l’altro. Svolge per entrambi lo stesso lavoro, si occupa dei suicidi, ma con finalità diverse. Se per conto di Dio ha il compito di salvare quelle povere anime, per conto del Diavolo deve solo spingerle a trovare il coraggio necessario all’estremo gesto. In mezzo a questo lavoro folle l’indice di normalità in Shep è rappresentato in quella che è la condizione in cui tutti ci siamo ritrovati: essere innamorati del proprio ex. Shep è ancora follemente innamorato della sua ex Viola, vive per il momento in cui lei con il capo cosparso di cenere tornerà da lui, perché uno dei primi teoremi dell’amore di Shep (segnate) è che tornano tutti gli ex (tranne quelli che veramente vorresti che tornassero, ovviamente). Viola ha un nuovo fidanzato, un uomo che è la normalità fatta persona. Un avvocato, e quindi per Shep un uomo triste, dall’aspetto triste, con completi color marrone triste (è una tonalità, giuro) un uomo che presto diventerà il marito di Viola, aspetto che Shep conosce ma ignora volutamente (tanto Viola torna, è solo questione di tempo)

Quando sulla lista in cui sono indicati i prossimi aspiranti suicidi che Shep riceve ogni mese c’è il nome del futuro marito di Viola per lui si presenta l’occasione della vita. Fatto fuori Pino (pure il nome è triste) Shep avrà campo libero per riprendersi la sua amata. Dopo l’euforia iniziale però inizia a ragionare: perché un uomo come lui vuole suicidarsi? Che segreti può mai avere?

Inizia così l’indagine di Shep che lo porterà a scoprire il passato di Pino e a far i conti con il suo di passato, quello in cui era stato tanto vicino al lavoro che svolge. Per quanto superficiale possa sembrare, Shep sente su di sé tutte le vite che non è riuscito a salvare e che iniziano a pesare sulla sua esistenza. Inizia a comprendere che il passato determina il futuro e che quegli errori commessi a volte a cuor leggero incidono sulla vita condizionandola del tutto. Puoi mettere distanza tra te e il passato, ma sappiamo tutti che questo prima o poi ritorna presentandoci anche il conto.

Dopo il romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli (libro che porto nel cuore) e la parentesi sportiva con Il Tassista di Maradona (Rizzoli), Marco Marsullo torna con una black comedy innovativa e diversa da tutto ciò a cui ci ha abituati. Etichettare Due Come Loro in un solo genere è difficile perché è un mix di elementi che insieme si fondono alla perfezione. C’è il lato più humor e irriverente che strizza l’occhio al primo Ammaniti, quello di Branchie per intenderci e c’è un lato più serio che analizza la vita con il suo carico di dubbi, errori e sentimenti. Due Come Loro è anche un romanzo che parla d’amore, di relazioni che finiscono, degli strascichi che lasciano nelle persone e delle paure che segnano e che portano a considerarci finiti quando una storia d’amore ai nostri occhi perfetta giunge a termine.

Da lettrice quello che più amo sono gli autori che non hanno timore di mettersi in discussione con storie del tutto nuove e diverse da ciò che hanno già proposto. Il rischio dovrebbe essere una componente di questa strana professione che li porta a comporre le storie da cui noi siamo completamente dipendenti. Sempre da lettrice amo i finali che mi spiazzano, quelli che non avresti mai previsto e quelli che in un certo senso non avresti mai voluto leggere. Marco Marsullo ha centrato entrambi i punti, ha scritto un libro che si lega poco ai precedenti (per tematiche e per stile) con un finale che è una bomba. Leggo Marco Marsullo dal suo primo libro, ogni volta mi spiazza e ogni volta mi impressiona la maturità stilistica raggiunta. Ora speriamo di non dover attendere troppo per leggerlo di nuovo.

 

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Books & Bed

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Books & Bed di Tokyo 

Dopo il punto vendita a Piazza Vanvitelli a Napoli la Mooks (libreria del circuito Mondadori) ha da poco inaugurato una seconda sede in via Luca Giordano nel palazzo che per anni è stato sede storica della pasticceria Bellavia. Una libreria strutturata in due piani in un quartiere, il Vomero, che se fino a qualche anno fa faceva notizia per la chiusura di librerie da un periodo a questa parte sta conoscendo una vera e propria rinascita culturale. IoCiSto, la prima libreria ad azionariato popolare aperta nel 2014, la sopra citata Mooks inaugurata nel 2015 e per finire la libreria Raffaello che dopo due punti vendita nei quartieri collinari nel 2016 è sbarcata anche Via Kerbaker coniugando libreria e coffee point che danno vita a un vero e proprio caffè culturale. Tre librerie che si dividono iniziative culturali legate ai libri e non in un quartiere «affamato» di cultura

Veniamo però alla novità vera e propria della seconda sede Mooks. Oltre alla libreria vera e propria all’interno del palazzo tra librerie e mensole verrà riservato uno spazio che permetterà alle persone di poter pernottare tra gli amati libri. Per chi dei libri non può farne a meno questo è uno dei sogni che finalmente potranno realizzare. L’esperimento ha un solo precedente estero a Tokyo e molte volte è stato riportato dai siti e quotidiani italiani. Ora anche noi potremmo vivere questa esperienza più unica che rara.

Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori Collinari ha così commentato la notizia: mi auguro che la nascita di questa nuova attività  possa rappresentare il primo esempio di un’inversione di tendenza che veda, in occasione della chiusura di pubblici esercizi,  quali bar, ristoranti e affini, l’apertura di luoghi di cultura e di socializzazione, rappresentati segnatamente dalle librerie, con le attività ad esse annesse e connesse, anche innovative, come quella, annunciata per il nuovo bookstore, di un Book & Bed, una novità in Italia ma che in Giappone ha fatto passi da gigante, al punto che oltre due anni fa, nel novembre del 2015, a Tokio ha visto la luce il primo hotel libreria, un albergo, realizzato dagli architetti giapponesi, Makoto Tanijiri e Ai Yoshida, che può ospitare un massimo di trenta persone, interamente dedicato agli amanti della lettura, dove le camere sono realizzate con letti collocati in mezzo a scaffali pieni di libri.

Insomma, poche settimane di pazienza e una volta terminati gli interventi di recupero la zona Books & Bed sarà operativa e appena pronta mi aspetto un bell’invito da parte della Mooks per farmi vivere quest’esperienza unica.

Tokyo Express

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  • Titolo: Tokyo Express
  • Autore: Seichō Matsumoto
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 27 Febbraio 2018

Premessa necessaria e fondamentale: non sono un’amante dei gialli. È un genere che mi ha sempre preso poco e i libri letti che rientrano in questa categoria si contano sulle dita di una mano. Ammetto quindi la mia ignoranza e confesso anche di non aver mai sentito parlare di Seichō Matsumoto e dopo un paio di ricerche ho scoperto che è uno dei maestri del giallo tanto che in patria è definito il Simenon giapponese con una produzione che supera trecento romanzi. In Italia però solo tre dei suoi lavori sono stati pubblicati e ora Adelphi ha pensato bene di far conoscere a noi lettori Tokyo Express.

I corpi di un uomo e una donna, entrambi giovani, vengono rinvenuti nei pressi di una baia rocciosa ad Hakata. La causa? Il cianuro che hanno ingerito i due. Movente? Sicuramente amoroso. Verdetto? Suicidio. Insomma un caso del genere risolto alla velocità della luce. Che altra spiegazione ci potrebbe essere altrimenti?

Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontato. E questo è pericoloso.

Il vecchio Torigai Jūtarō di questa conclusione tanto semplice quanto ovvia non è del tutto convinto. Ci sono delle cose in questo caso che stridono e un buon detective deve porsi sempre domande. Chi garantisce che i due siano effettivamente una coppia? Perché sono arrivati fin lì per uccidersi? E se di suicidio si tratta perché non hanno lasciato un biglietto in cui spiegavano il loro gesto?

Anche se il caso è pronto per essere archiviato Jūtarō non vuole già arrendersi all’evidenza e decide di proseguire la sua indagine in solitaria aiutato e supportato dal giovane collega Mihara Kiichi. Scoprirà che lei è Otoki un’intrattenitrice di un ristorante di Tokyo e lui è Sayama un giovane funzionario ministeriale il cui posto di lavoro è al centro di uno scandalo che sta facendo parlare tutti i giornali e tutto il Paese. Le amiche-colleghe di Otoki sono tra le ultime ad averla vista in compagnia di Sayama mentre prendevano insieme un treno. Anche loro avevano dedotto che quel giovanotto in compagnia di Otoki fosse il fidanzato (o l’amante) ma lei non gliene aveva mai parlato prima.

Non posso definirmi una pendolare ma abitualmente prendo un regionale che dal paesello mi porta spesso e volentieri a Napoli. Diciamo che a stupirmi è più quando il treno arriva in orario che quando ci sono dei ritardi (della metropolitana non ve ne parlo neanche). In Giappone invece i treni sono puntualissimi, roba che qualche mese fa i manager della compagnia ferroviaria Tsukuba Express si sono scusati con i propri passeggeri perché, udite udite, sono partiti venti secondi in anticipo. Ora direte: ma tutto questo che c’entra? C’entra perché tutto il giallo è costruito sui treni, sugli orari e sulle coincidenze, il tutto calcolato al mimino secondo, tutto seguente una logica cristallina che rende il lettore coinvolto e partecipe. Ripeto io i gialli non li amo particolarmente, ma questa indagine l’ho sentita mia. Ragionavo con Jūtarō e con lui facevo tutti i calcoli del caso (ero a tanto così da annotare arrivi e partenze). Tokyo Express è un giallo costruito alla perfezione con una logica sapiente e travolgente.

 

(Post inserito tra le Recensioni Editoriali su Libreria FeedBooks)

I magnifici 10!

Una delle domande più difficili per un lettore è: qual è il tuo libro preferito? È come rispondere alla domanda vuoi più bene a mamma o a papà? Preferisci la pizza o la Nutella? Britney Spears o Christina Aguilera?

Quando mi chiedono il mio libro preferito solitamente dico il primo che mi passa per la testa, ma subito dopo ne aggiungo un secondo, un terzo, un quarto e colui che mi ha posto la domanda si pente all’istante di avermelo chiesto e cerca in tutti i modi di porre fine alla conversazione. Quello che vorrei far capire è che ridurre la scelta a un solo libro per me è difficile sia perché ho letto tanto e sia perché ce ne sono tanti che reputo bellissimi e per me fondamentali nella mia carriera da lettrice.

Ho provato a stilare una classifica, dieci sono pochi ma mi sembrava un giusto compromesso. È una classifica fatta di getto perché se mi fermassi a pensare un po’ di più il numero aumenterebbe.

Basta chiacchiere ed ecco i miei magnifici dieci.

  • Amabili resti di Alice Sebold. Doveroso iniziare da questo visto che il nome del blog deriva dal titolo di questo libro. Non essendo brava con i nomi ricordo che nel momento in cui cercavo un titolo per questo mio spazio online pensai bene di prendere spunto da uno dei libri che più mi era piaciuto e così ecco venir fuori Gli Amabili Libri.

 

  • 1984 di George Orwell. Un mondo distopico in cui la vita delle persone è controllata dal sapiente occhio del Grande Fratello (no, non è quello di Ilary Blasi). Lo lessi mentre preparavo la maturità visto che lo avevo inserto nella mia tesina d’esame. A mio parere il libro di Orwell, oltre ad essere uno dei più importanti libri della letteratura inglese e non solo, ha uno dei finali più belli e potenti di sempre.

 

  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. Come per il libro di Orwell anche questo lo lessi perché inserito nel mio percorso d’esame. Pirandello è uno dei miei autori classici preferiti e la storia di Mattia Pascal mi catturò fin dalle prime pagine.

 

  • Le intermittenze della morte di José Saramago. Qui ci troviamo nel campo della perfezione. Saramago immagina un paesino in cui le persone smettono di morire e dopo l’euforia iniziale tutti dovranno fare i conti con i problemi che questo avvenimento comporta. Lo stile di Saramago non fu per me all’inizio semplicissimo. Parliamo di periodi molto lunghi privi di punteggiatura. Superato lo scoglio iniziale e lasciandomi trasportare solo dalle sue parole il resto venne da sé facendo di questo libro uno dei miei preferiti in assoluto (un finale poetico come pochi).

 

  • Stoner di John Williams. Nel 2012 questo libro divenne un vero e proprio caso editoriale. Pubblicato nel 1965 non riscosse molto successo e cadde nel dimenticatoio fino a quando nel 2006 venne ripubblicato negli USA iniziando una vera e propria scalata verso il successo. Nel 2012 la Fazi lo pubblica in Italia facendo innamorare di Stoner migliaia di lettori. La storia di Stoner è di una semplicità disarmante a cui però è impossibile restare indifferenti. Tra le letture che consiglio maggiormente.

 

  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Se si parla dei miei libri preferiti è fondamentali un della mia amata Natalia deve assolutamente esserci. Primo perché è la mia scrittrice preferita e secondo perché parliamo di una delle scrittrici più brave che la nostra letteratura ha potuto conoscere. Il suo Lessico Famigliare oltre ad essere un libro che racconta della sua famiglia è soprattutto un libro che ripercorre eventi della nostra storia recente.

 

  • Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Quando questo libro mi fu consigliato ammetto che mi spaventava parecchio. Un po’ per la mole e un po’ per lo scrittore. Insomma io la letteratura russa l’ho sempre concepita fuori dalla mia portata e dalle mie capacità. Quello che conta nei libri però (ricordiamocelo) è sempre e solo la storia e se questa è scritta bene non avremo mai difficoltà di comprensione. È un libro pieno di tematiche (rapporto bene e male e razionale e irrazionale) e ci sono vari livelli di lettura a cui star dietro. Fidatevi però se vi dico che ne vale la pena.

 

  • Scende la notte tropicale di Manuel Puig. L’Argentina, il Brasile e tutto il fascino che la letteratura sud americana comporta. Questo libro è un vero e proprio gioiellino scoperto un po’ per caso di cui mi sono innamorata follemente dalle prime pagine. Come nel caso di Saramago anche qui lo stile è un po’ ostico ma è tutta questione di entrare in sintonia con la storia.

 

  • Il buio oltre lasiepe di Harper Lee. Uno dei primi libri letti, uno dei libri che mi fece capire che la lettura non era un semplice hobby per far passare diversamente le mie ore libere. Questo è uno dei libri che mi fece capire che la lettura era il mio tutto e che senza un libro non riuscivo a stare.

 

  • Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti. Torniamo in Italia con uno dei miei scrittori contemporanei preferiti. Questo è il libro di Ammaniti che dovete leggere, questo è il libro che vi terrà incollati fino a quando non lo finirete. Scritto alla perfezione questo libro è stata per me una piccola ossessione. Lo portavo ovunque perché appena avevo un momento libero leggevo qualche pagina (che poi alla fine l’ho letto in due giorni, fate un po’ voi).

La mia classifica alla fine è questa, l’ordine è casuale. Ci sarebbero altri libri da aggiungere ma la chiudo qui. Ora la parola passa a voi. I vostri libri preferiti quali sono?

Resto qui

resto qui

  • Titolo: Resto qui
  • Autore: Marco Balzano
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 20 Febbraio 2018

Non credo ai colpi di fulmine, né in amore, né nella scrittura. Però quando ho visto quel paese sommerso ho subito avuto la certezza che avevo davanti una storia, e non desideravo altro che capire se avrei saputo raccontarla (da Il Libraio).

Marco Balzano spiega così la nascita del suo romanzo Resto Qui edito da Einaudi e uscito alla fine di febbraio. Una storia nata per caso, nel momento in cui ha visto un campanile (quello raffigurato nella splendida copertina) sullo specchio del lago. Da lì è partita la ricerca e lì è nata la convinzione che la storia di Trina non poteva che essere ambientata a Curon, un borgo della val Venosta distrutto nel 1950 per costruire una diga.

È infatti la costruzione della diga a muovere tutta la storia e al centro Trina, la guerra e il dilemma: fuggire o restare?

Trina è una maestra elementare a cui viene impedito di insegnare nel momento in cui Mussolini decide che il tedesco non è più la loro lingua ma è l’italiano la lingua divenuta ufficiale. Trina non si scoraggia né si perde d’animo, sa che ci sono altri insegnanti che continuano il loro lavoro di nascosto e decide anche lei di farlo clandestinamente ai bambini del luogo. È una ragazza decisa, ostinata nelle cose in cui crede, che si innamora di quel ragazzo, Erich, che osserva di nascosto quando lui veniva a casa sua a parlare col padre che lo aveva preso in simpatia. Si piacciono e si sposano e in poco Trina diventa madre di due bambini mentre fuori la minaccia della diga si scosta per far spazio alla minaccia ben più concreta della guerra.

È proprio la paura della guerra che porterà la sorella di Erich a fuggire altrove portando con sé la piccola Marica che in quel paesino in cui le era proibito andare a scuola non voleva più starci. Voleva studiare Marica e voleva vivere ecco perché acconsente di sua spontanea volontà a fuggire altrove con la zia, abbandonando la madre e abbandonando tutta la sua famiglia.

Per Trina è un dolore assordante l’assenza di quella figlia tanto desiderata e tutto ciò che dovrà sopportare in seguito sarà più lieve se paragonato a quello strappo. Un dolore a cui riesce a dar forma mettendo tutto nero su bianco, scrivendo in continuazione parole che forse sua figlia non leggerà mai.

Quando Michael, l’altro figlio di Trina ed Erich, sposa le idee di Hitler e quando la guerra inizia a portare distruzione anche nella loro Curon, i due a malincuore sanno che è arrivato il momento di fuggire: ritorneranno quando tutto sarà finito.

La storia di Trina ed Erich viene così ad intrecciarsi con la storia della guerra e del dopoguerra. Quando i due ritorneranno, provati nel fisico e negli stati d’animo, hanno una nuova battaglia da combattere: impedire la costruzione della diga che comporterebbe la sparizione di Curon.

Dal primo momento è stato noi contro loro. La prepotenza del potere improvviso e chi rivendica radici da secoli.

Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via, un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti scriveva Cesare Pavese ne La luna e i falò e non può esserci citazione migliore per sintetizzare il tutto. Quando mi capitano libri del genere sono in seria difficoltà a parlarne. A un libro perfetto cosa posso aggiungere? Tutto ciò che dico sarebbe superfluo. Quando la cosa più sensata sarebbe stata fuggire i protagonisti decidono di restare, rischiare, lottare per difendere il loro paese dal nemico che non si fa scrupoli a cancellare tutto. Resto qui è un’eccezionale storia di resistenza e di appartenenza. È uno dei libri più belli usciti in questi primissimi mesi dell’anno e probabilmente è uno dei libri più belli che vi capiterà di leggere in assoluto.

#LettoriSiRaccontano: Piera de AlParadisoDeiLibri

 

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Per #LettoriSiRaccontano è il turno di Piera. Anche nel suo caso l’incontro, seppur virtuale, è avvenuto in quel fantastico mondo che è Twitter, che sarà pure un social che molti faticano ancora a capire ma che per me è il luogo principale dove trovare altri con la mia stessa passione: i libri. Come me Piera ha iniziato a leggere grazie ai fumetti (mi perdonerà se io ho sempre preferito Paperopoli a Topolinia) e come me questa passione l’ha portata ad aprire un blog, Al Paradiso Dei Libri, per renderci partecipi delle sue letture. Lascio a lei raccontarsi. 

A volte lettori si nasce. Altre volte lo si diventa. Io credo di appartenere alla prima categoria.

Genitori e parenti mi hanno raccontato che, quando ero piccola, sedevo a sfogliare le pagine di Topolino e, non sapendo leggere, inventavo storie e dialoghi traendo spunto dalle immagini. Ma non era sufficiente. Così, un giorno, all’età di quattro anni, mio padre ha deciso di insegnarmi a leggere e scrivere. Ho un vago ricordo, offuscato, della prima parola letta sul giornale dei programmi TV: Mercoledì. Quell’apparentemente insignificante, ma non per me, giorno della settimana ha aperto le porte a nuovi mondi.

Dai fumetti sono passata alle fiabe, che leggevo prima di andare a dormire. E dalle fiabe sono, finalmente, approdata in prima elementare dove la maestra di italiano mi ha fatto scoprire il magico potere dei libri attraverso Marcovaldo di Italo Calvino. Ogni giorno sedeva al centro della classe e, con il suo tono di voce, riusciva a attirare l’attenzione di tutti, narrandoci le disavventure dell’ingenuo e sfortunato manovale.

A nove anni sono entrata nel fantastico mondo di Harry Potter. Inutile dire che non ne sono mai uscita e che attendo ancora la lettera da Hogwarts.

Sotto l’albero di Natale ho iniziato a trovare I ragazzi della via Paal, La freccia nera, Piccole donne. Letture che, inizialmente, non riuscivano a coinvolgermi ma che, col senno di poi, mi hanno insegnato tanto: soprattutto ad amare i classici.

Mi definisco una lettrice “onnivora” e curiosa: spazio dai romanzi ai thriller, dai libri di avventura ai fantasy, dai gialli ai grandi classici intramontabili, a volte anche in francese e inglese. Sarebbe impossibile decretare, fra tutti i libri che ho letto, il mio preferito. La mia lista si estende da Anna Karenina a 1984, da Il buio oltre la siepe a Margherita Dolcevita per arrivare anche a titoli sconosciuti come Le candele brillavano a Bay Street. Ogni libro reca con sé un ricordo.

Oggi studio Lingue e Letterature Moderne e questo ha allargato ancor di più i miei orizzonti fino a scoprire una nuova passione: quella per la letteratura francese, soprattutto contemporanea.

Quest’estate, durante un pomeriggio di noia, ho deciso di intraprendere una nuova avventura. Così, dalla voglia di condividere il mio amore per la lettura, ho dato vita al mio piccolo blog Al Paradiso dei Libri, la mia oasi di pace.

 

Come sempre rinnovo l’invito per tutti quelli che hanno voglia di raccontarmi come è nata la loro passione: Scrivetemi 

L’età adulta è l’inferno

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  • Titolo: L’età adulta è l’inferno. Lettere di un orribile romantico
  • Autore: Howard Phillips Lovecraft
  • Editore: L’Orma Editore
  • Data di pubblicazione: 15 Febbraio 2018

Troppa malinconia portano con sé tali attività, dal momento che la fuggevole gioia dell’infanzia non può essere ricatturata. L’età adulta è l’inferno.

L’età adulta è l’inferno è un prezioso gioiellino letterario uscito per L’Orma Editore curato da Marco Peano che raccoglie le lettere di uno dei padri della letteratura horror: Howard Phillips Lovecraft.

Lovecraft nel corso degli anni ebbe una fitta rete di corrispondenti, ma delle centomila lettere scritte ne sono sopravvissute circa ventimila e in questa raccolta ci si concentra sul lato romantico (se c’è) di Howard Phillips.

Nel 1921 a Boston Lovecraft strinse amicizia con Sonia H. Green, una vedova di sette anni più grande di lui e nelle lettere qui riportate racconta agli amici dell’incontro e dell’evolversi di tale rapporto che sfociò nel matrimonio nel il 3 marzo del 1924 e che durò solo un paio di anni. Da sottolineare che Lovecraft e la Green non formalizzarono mai il divorzio e quindi lei risultò essere sua moglie fino alla morte di lui e fu proprio lei a distruggere le tantissime lettere che negli anni lui le aveva dedicato.

Il matrimonio tra i due conobbe molti problemi tra cui le ristrettezze economiche di Lovecraft, la perdita del lavoro di Sonia e il fatto che la figlia di quest’ultima non accettò mai del tutto la loro unione. Si aggiunsero poi il trasferimento di Lovecraft a New York accettato in un primo momento e fortemente voluto da lui per mettere distanza ma che in seguito lo portò ad un malessere tale al limite della follia e accentuò la sua malinconia verso Providence. L’aneddoto più singolare del matrimonio resta quello della loro prima notte di nozze che vide i due impegnati a battere a macchina un racconto che doveva essere presto spedito alla rivista Weird Tales. Dal ricavo di questo racconto Lovecraft comprò a Sonia un anello, l’unico acquisto folle che fece per la sua amata.

Di sicuro l’atteggiamento iperprotettivo della madre di Lovecraft non aveva giovato sul suo comportamento e sul relazionarsi con le donne. Quando i due si baciarono per la prima volta, talmente disabituato a quei gesti che fino a quel momento gli aveva solo riservato la madre, Lovecraft rimase smarrito da quell’effusione, insomma anche un bacio che dovrebbe provocare felicità per lui era causa di disorientamento.

Del resto, quando un uomo è stato uno scapolo e un recluso individualista per trentatré anni e mezzo- come lo ero io quando ho tentato il grande passo nel 1924- ci sono buone probabilità che non accetti di buon grado alcun radicale cambiamento nella propria vita domestica. Un uccello di quell’età non se ne va in cerca di nuovi nidi, e farebbe meglio, a non provarci neppure.

Lucky

lucky

  • Titolo: Lucky
  • Autrice: Alice Sebold
  • Editore: Edizioni E/O
  • Data di pubblicazione: 17 Gennaio 2018

Sono passati diciotto anni dalla prima pubblicazione di Lucky e sei anni da quando lessi Amabili Resti.

Amabili Resti è un libro che ho amato come pochi (basta guardare il nome che ho dato al blog, chiaro riferimento al titolo). Quando mi capita di imbattermi in libri del genere tendo a recuperare altri libri di quell’autore. Lo feci anche quella volta, ma quando lessi la trama di Lucky non me la sentii di intraprendere la lettura, non dopo un libro come Amabili Resti. L’occasione l’ho avuta quest’anno dopo che Lucky è tornato nelle librerie in una nuova edizione sempre per la casa editrice Edizioni e/o.

Lucky è il resoconto dello stupro subito dall’autrice quando era ancora una studentessa. Una sera in cui tutti erano in giro a far festa e a vivere la vita notturna del campus, un ragazzo l’avvicina, la picchia e la violenta. Con le poche forze rimaste Alice riesce dopo la violenza a tornare al campus e a dare l’allarme. All’atrocità della violenza seguiranno tante altre prove sempre dolorose come la visita per accertare l’effettivo stupro e la deposizione che Alice dovrà fare affrontando i molti dubbi dell’esaminatore. Chi stabilisce che sia effettivamente violenza e non una ragazza che dopo esserci stata si pente e decide di denunciare? È la parola di uno contro quella di un altro e nessuna delle due vale di più.

Alice però fin da subito si mostra determinata a non abbattersi e ad affrontare la questione non nascondendo ciò che le è successo. È stata stuprata non ha avuto un incidente. Chi si deve vergognare non è lei, non è lei che merita gli sguardi della gente e le frasi bisbigliate. Facendo ritorno a casa dalla sua famiglia ribadisce il suo non voler nascondere l’episodio, semmai ci tiene a raccontarlo, buttarlo fuori e cercare di esorcizzarlo una volta per tutte.

Quando fa ritorno al campus per l’anno successivo di studi un giorno si imbatte nel suo stupratore che cammina libero per le strade. In quel momento Alice capisce che non può continuare a vivere con l’incubo di poterselo ritrovare ovunque e perché no, essere di nuovo aggredita. L’unica arma che ha per combattere è la denuncia e il conseguente processo dove dovrà nuovamente ricordare tutto, dirlo davanti ad avvocati che proveranno a smontare la sua tesi e davanti a una giuria il cui compito sarà quello di confermare o invalidare tutto.

Se leggere questo libro non è stato facile, non oso immaginare neanche cosa abbia significato per l’autrice scriverlo, considerato che si tratta di un’esperienza vissuta sulla sua pelle.

Lucky è tornato nelle librerie in un periodo come quello che stiamo vivendo in cui il tema molestie è diventato di fortissima attualità dopo che in molti campi, cinematografico, politico e non solo, i casi di molestie registrati sono aumentati a dismisura. Molestie e stupri sono due casi diversi figli dello stesso malcostume che vorrebbe l’uomo nel pieno del suo potere abusare a suo piacimento della donna che deve per forza sottostare. Una mano sul sedere o una palpata al seno saranno più sopportabili di uno stupro, ma perché una donna dovrebbe accettare che il suo corpo sia alla mercé dell’uomo? Come può l’uomo permettersi di sfogare su una donna i suoi istinti più basici e animali?

La testimonianza della Sebold in questo libro mostra come un episodio del genere ti cambi drasticamente, come questo influisca sui rapporti umani e nello specifico sui rapporti con l’altro sesso. Come si può vivere la propria intimità normalmente dopo un episodio di violenza forzata. Non è una lettura semplice questa, ma chi avrà il coraggio di affrontarla di certo non la dimenticherà.