La fine dell’estate

la fine dell'estate

  • Titolo: La fine dell’estate
  • Autrice: Serena Patrignanelli
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 4 Aprile 2019

Tornerà settembre e il futuro ci lascerà andare.

Avremo dimenticato i nomi e il colore dei vestiti, se descriveremo le stanze staremo mentendo. La memoria scombinerà l’ordine dei fatti e confonderà i volti, e noi le daremo ragione.

Sarà quello che ci resta.

Sarà l’unica storia che avremo voglia di raccontare.

Quell’anno l’estate era arrivata prima. Non a giugno come di consuetudine, ma un paio di mesi prima quando nelle scuole erano iniziati a mancare prima i materiali, poi i bidelli e infine gli insegnati e i ragazzini capirono da soli che quei cancelli non si sarebbero riaperti.

Augusto e Pietro come tutti quelli della loro età sognavano l’estate per poter scorrazzare liberamente per le strade del Quartiere, fare tardi la sera tanto il giorno dopo non ci sarebbe stata una campanella ad imporgli la sveglia. Quella sarebbe stata una grande estate con in progetto di costruire un motore a gasogeno da montare su una macchina. Non avevano la patente e se è per questo non avevano neanche la macchina, ma l’estate è la stagione perfetta per realizzare sogni impossibili e poi con tutto ciò che stava succedendo nel Quartiere nessun soldato avrebbe notato o fermato due ragazzini che guidavano una macchina.

Ciò che stava succedendo nel Paese si rifletteva nel Quartiere e questo significava chiamata alle armi di tutti gli uomini e mancanza di generi di primi necessità. Fuori i bombardamenti erano diventati incessanti e costringere le persone a trovare rifugio altrove e per questo motivo che le famiglia di Clementine e Semiramide era venuta a vivere nel Quartiere.

Quando Augusto e Pietro trovano una macchina inizialmente non sanno a chi appartiene e neanche gli interessa se non fosse che la legittima proprietaria la reclama. Lei è Sorchiaelettrica, una prostituta che viveva nella zona delle baracche e che quasi a sorpresa dà il permesso ai due ragazzi di usare la macchina a patto di rimetterla a nuovo e ad averne la priorità nell’utilizzo. Sono solo due ragazzini, non ne hanno idea di motori, ma Ottavio, l’uomo che trovano in officina si offre di aiutarli. Chi è quell’uomo? Conosce Sorchiaelettrica? E perché non fa che ripetere che poi Sorchiaelettrica sarà contenta?

La fine dell’estate è il romanzo d’esordio di Serena Patrignanelli, menzione speciale al Premio Calvino e il terzo titolo della collana NN degli Innocenti, collana che fa riferimento non all’autore bensì ai personaggi delle storie raccontate.

Chi sono gli innocenti in questa storia? Di sicuro Augusto e Pietro, la cui crescita durante l’estate significa anche perdita di innocenza ed entrata prematura nell’età adulta quando a causa degli eventi che si succedono si ritrovano da soli a gestire pesanti verità e storie più grandi di loro. Con una scrittura piacevole e d’altri tempi l’autrice ci riporta nel passato, quello non tanto lontano da essere dimenticato né troppo vicino da essere vivido, raccontandoci una storia che si intreccia inevitabilmente con la Storia e regalandoci un libro di rara bellezza.

Almarina

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  • Titolo: Almarina
  • Autrice: Valeria Parrella
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 2 Aprile 2019

Leggenda vuole che Posillipo, il ragazzo più corteggiato del quartiere si innamorò senza essere ricambiato di Nisida, tanto bella quanto malvagia. Dopo mesi di amore non corrisposto e per mettere fine alle sue pene d’amore Posillipo decise di gettarsi in mare. Il Fato non potendo accettare quella fine crudele decise di intervenire trasformando Posillipo in un promontorio nel golfo di Napoli e punì Nisida trasformandola in una piccola isola che giace proprio di fronte Posillipo: non vi siete amati in vita, ma starete uno di fronte all’altro in eterno.

Di leggende Napoli ne è piena e di verità ne contengono sempre poco o niente, però se ci fermiamo un attimo e pensiamo che Nisida oggi ospita un istituto penitenziario minorile non vi sembra una sorta di legge del contrappasso? Quasi a voler punire ancora quella fanciulla che si rifiutò di amare Posillipo. Nisida è un’isola che non sembra un’isola perché è legata a Napoli da un braccio di cemento e rocce. Nisida è bellezza paradisiaca associata a un luogo che per molti rappresenta l’inferno.

Elisabetta Maiorano è un’insegnate che si reca ogni giorno nella scuola del carcere di Nisida, perché forse non tutti sanno che in quel carcere c’è una scuola e i ragazzi sono obbligati a seguirla. Ha cinquant’anni ed è rimasta vedova da un giorno all’altro quando il suo Antonio è stato stroncato da un infarto e lei l’ha saputo ore dopo perché una volta che entri nel carcere sei fuori dal resto del mondo.

C’è una scuola ma niente funziona come una scuola perché i ragazzi hanno età differenti e non c’è una campanella che segni le ore, ma Elisabetta non riuscirebbe ad immaginarsi ad insegnare altrove, perché oltre alla matematica che prova ad infondere sa che a quei ragazzi serve altro e che fuori avranno una vita da ricostruire e un futuro da riprendersi in mano.

Almarina è una ragazza romena di sedici anni arrivata a Nisida a scontare la sua pena. Il giorno in cui Almarina entra in classe Elisabetta percepisce che con lei costruirà un rapporto diverso, un rapporto in cui è impossibile fare domande sul passato della ragazza (altra regola del carcere), perché una delle cose fondamentali è non fare domande da cui non potrai avere risposte.

Le posso dire perché si è dispiaciuta? Posso provarci? Ci penso da vent’anni. Allora. Io credo che lei si sia dispiaciuta perché se c’è un minore colpevole c’è un adulto colpevole. E non basta uscire ed entrare per assumersi la responsabilità della colpa

Parlare dei libri belli dovrebbe essere semplice ma certe volte le storie sono così potenti da lasciarti senza parole. Valeria Parrella in Almarina ci racconta della vita e del dolore, quello che arriva all’improvviso e ti lascia un vuoto incolmabile e quello che ti è inferto dalle persone che chiamiamo famiglia e che in questo mondo hanno il ruolo di proteggerci e non di distruggerci. Ci parla dell’ingiustizia e ci costringe a fare un passo indietro e a non giudicare storie che non sono la nostra. Non c’è niente di più bello di potersi ricredere su un autore che in passato non ci ha convinto. Non c’è niente di più bello di leggere fino notte inoltrata perché incapaci di staccarsi da un libro.

Napoli Città Libro: bilanci?

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Si è appena conclusa la seconda edizione di Napoli Città Libro, il salone del libro dell’editoria andato in scena dal 4 al 7 aprile a Castel Sant’Elmo. Dopo una prima fortunata edizione c’è stato un vero e proprio cambio di marcia per quello che ha tutta l’intenzione di diventare un appuntamento culturale fisso come le fiere e i Saloni più grandi in giro per l’Italia (vedi il Salone del Libro di Torino, LibriCome, PordenoneLegge, ecc).

Che le cose fossero diverse lo avevamo intuito già dalla conferenza stampa: numero delle case editrici partecipanti in netto rialzo (160 sigle editoriali e 115 espositori), presenza di case editrici dal richiamo nazionale (Mondadori, Neri Pozza, Edizioni E/O, NN Editore), partnership con il Polo Museale della Campania che ha messo a disposizione la location di Castel Sant’Elmo, la collaborazione del Centro per il libro e la lettura che ha sostenuto il programma sponsorizzando alcuni degli eventi più attesi.

Ieri leggevo che il Salone ha registrato ben 8 mila presenze in più dello scorso anno e quindi dovremmo brindare al successo perché si sa che alla fine sono i numeri quelli che contano e i biglietti staccati all’ingresso che hanno certificato le presenze.

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Cosa è stato il Salone del libro di Napoli per me?

Premessa: sono anni che ripeto che Napoli ha il diritto a un suo salone del libro. Una città come Napoli, dinamica, viva, culturalmente attiva e che sforna scrittori da ogni dove non può essere tagliata fuori. Sono stata alla prima edizione che si è tenuta lo scorso anno nel Complesso di San Domenico Maggiore che ho più considerato la data zero che la prima edizione e quindi tutti gli errori che avevo notato (e che con il tatto che mi contraddistingue avevo fatto notare) e che lo scorso anno ho tollerato, quest’anno non li volevo vedere neanche per scherzo… e invece no. Le cose che non hanno funzionato superano di gran lunga le cose che sono andate bene e questo lo dico con il dispiacere nel cuore perché questa edizione che prometteva bene e che doveva registrare un miglioramento rispetto alla precedente ha fatto acqua da molte parti e fa notare l’approssimazione con cui molte volte si fanno le cose.

LOCATION: Sono innamorata di Napoli. Amo Napoli in ogni suo angolo, quindi se pure mi avessero detto che la seconda edizione si sarebbe svolta in un vicolo dei Quartieri Spagnoli avrei detto: che bello, non vedo l’ora. Quando ho letto di Castel Sant’Elmo ho pensato: ma serio? Castel Sant’Elmo è un posto bellissimo, il punto più alto della città da cui si può ammirare una delle vedute più belle di Napoli quindi da questo punto di vista non si può dire nulla. Si può pero dire che non è adatto ad ospitare un evento del genere per vari motivi. È fuori mano mentre lo scorso anno eravamo in una zona più centrale. È troppo grande e questo ha significato essere troppo dispersivo (poi vi racconto quante volte mi sono persa io tra gli stand, è un numero a doppia cifra: accetto scommesse). È un posto molto freddo e ragazzi davvero io mi sono gelata. Se vi dico che le persone agli stand stavano tutti con le caramelle per la gola mi credete? Non è una battuta. Figuratevi che quella poverina di Ester Viola tanto delle mani gelate che a momenti non riusciva a farmi la dedica sul libro.

WI-FI: Lo scorso anno a San Domenico Maggiore eravamo senza connessione e senza linea telefonica. Cosa che aveva pesato tantissimo. Chi non abbiamo ritrovato quest’anno? Bravi, avete indovinato: connessione internet e linea telefonica. Quel santo uomo che cura i social network del salone avrà fatto dentro e fuori il castello non so quante volte. Io appena vedevo qualche tacchetta sul cellulare mi immobilizzavo e cercavo di caricare le stories Instagram. Solo una volta fuori ho visto i tanti messaggi di persone che mi avevano scritto sperando di poterci salutare e questa cosa mi è dispiaciuta tanto. Sono una blogger e il cento per cento della mia comunicazione avviene sui social. Il non poter comunicare in tempo reale mi ha pesato tantissimo, aspettare di ritornare a casa per caricare il materiale racconto a un certo punto mi è sembrato anche inutile perché il momento era passato. E non lo dico perché non so stare due ore senza cellulare ma perché parte del mio lavoro avviene sui social. Questa cosa dell’assenza di connessione ha pesato tantissimo anche per chi era lì con gli stand perché nessuno poteva comunicare con il proprio pubblico ed invogliarli a recarsi alla fiera e soprattutto raccontare come la fiera la stavano vivendo.

PROGRAMMA: Il programma è stato un po’ deludente. La necessità di far venire a presentare il libro a Pippo Baudo piuttosto che uno scrittore di richiamo la sto ancora capendo. Quello che mi è parso strano è stata l’assenza di alcuni scrittori napoletani importanti. Penso a Maurizio de Giovanni (che lo scorso anno era tra i promotori della manifestazione), penso a Lorenzo Marone (sì Lorenzo c’era ma era a presentare il libro di Ianniello quando avrebbe meritato un momento tutto suo). Penso a Valeria Parrella che ha pubblicato il suo libro a ridosso della manifestazione, penso ad Alessio Forgione e Alessio Arena (due giovanissimi scrittori napoletani che hanno da poco pubblicato dei libri e che a Napoli Città Libro li avrebbero potuti presentare).

MOMENTO POLEMICA: Arriviamo alla cosa che mi ha fatto più girare le scatole (e dico così perché nonostante tutto io sono una signora). Care grandi case editrici mi spiegate il senso di partecipare al Salone mandando solo i vostri libri e nessuno che vi rappresenti? Perché se mi fermo allo stand NN Editore e il tizio che hanno messo a controllare i libri NN non sa manco cosa sia io mi incazzo. NN Editore una delle case editrici che più amo e io già mi immaginavo a parlare per ore dei loro libri. Arrivo e niente, il ragazzo che era lì non conosceva un titolo. Alla fine è stato lui a dirmi: ma tu di questi quale mi consiglieresti? (e anche in questo caso non è una battuta). Allora, facciamo che il prossimo anno se partecipate, venite come si deve, altrimenti statevenn a cas’.

CONCLUSIONI. C’è tanto da lavorare, c’è tanto da migliorare. Napoli ha bisogno di un salone ma ha anche bisogno di cose fatte come si deve perché se questo Salone è nato per competere con Torino e Roma, ve lo dico: qui non competiamo manco con la fiera di quartiere.

PS: NCL è stato anche: incontrare e abbracciare finalmente la mia Ester Viola, ridere con le lacrime alla presentazione del libro di Casa Surace, emozionarsi all’incontro tra Raffaele La Capria e Silvio Perrella, ridere ancora all’incontro con Vincenzo Salemme. È stato abbracciare la mia amica Azzurra con la promessa di rivederci a Torino e passare la domenica con la mia amica e blogger del mio cuore Giuditta Casale.

PPS: se dopo questo post non mi danno il DASPO ci vediamo l’anno prossimo.

Comunicazione di servizio: su instagram.com/francescanevis trovate le stories in evidenza di Napoli Città Libro.

 

 

 

 

 

 

Con tanto affetto ti ammazzerò

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  • Titolo: Con tanto affetto ti ammazzerò
  • Autore: Pino Imperatore
  • Editore: DeA Planeta
  • Data di pubblicazione: 2 Aprile 2019

Dopo averlo conosciuto in Aglio, olio e assassino è tornato con una nuova indagine da svolgere l’ispettore capo di Mergellina Gianni Scapece. Per chi avesse perso la puntata precedente vi faccio un breve ma necessario riassunto. Gianni Scapece, dopo anni di servizio in giro per l’Italia è tornato nella sua bella Napoli ed è ispettore nel distretto di Mergellina. Bell’uomo, affascinante, amante della buona cucina e delle belle donne che però ha quell’allergia tipica dei maschi a qualsiasi relazione d’amore che duri più di una settimana. Ha stretto un ottimo rapporto di collaborazione e amicizia con il suo superiore, il commissario Improta che vorrebbe il bel Gianni già sistemato con moglie e qualche figlio in arrivo. Grandi amici dell’ispettore i proprietari della trattoria Parthenope, ossia la famiglia Vitiello composta da Nonno Ciccio, suo figlio Peppe e la moglie Angelina (che a dire il vero in trattoria non ci mette mai piede) e i figli della coppia Diego e Isabella che manco a dirlo ha subito attirato le simpatie dell’ispettore.

Visto che come riassunto può andar bene, veniamo alla nuova indagine uscita un paio di giorni fa per DeA Planeta, Con tanto affetto ti ammazzerò, con l’ispettore e il commissario sono alle prese con una sparizione prima e un’uccisione poi di una nobile napoletana, Elena De Flavis. Durante il ricevimento organizzato dalla De Flavis a cui sia Scapece che Improta erano invitati a poco a poco tutti gli invitati perdono i sensi, tranne Gianni e la nipote della nobile, Noemi, con cui l’ispettore si stava amabilmente tenendo occupato. Quando la situazione si stabilizza si rendono conto che la De Flavis e il suo maggiordomo sono spariti e l’indagine non può che partire.

I tre figli della nobile, Emilia, Roberto e Simone, sono veri e propri casi umani. Cinici ed interessati unicamente ai soldi dell’eredità durante gli interrogatori con Scapece non hanno mai espresso alcuna preoccupazione per le sorti della madre e mai nessuna parola di riconoscenza per quella che a tutti gli effetti li manteneva e ha fatto sì che nella vita non si fossero mai sporcati con quella cosa chiamata lavoro. In un’indagine con mille colpi di scena Gianni Scapece capirà che bisogna andare sempre al fondo delle cose, anche quando la realtà sembra essere lì, chiara e a portata di mano.

Pino Imperatore torna con quello che a me piace definire un giallo tutto napoletano. Non mancano le caratteristiche che ce lo avevano fatto conoscere nei suoi precedenti lavori e che ce lo fanno apprezzare sempre di più: umorismo, riflessioni serie e semi serie e soprattutto storie e leggende di Napoli che ci fanno innamorare follemente di questa città dalle mille contraddizioni.

Nel giardino delle scrittrici nude

nel giardino delle scrittrici nude

  • Titolo: Nel giardino delle scrittrici nude
  • Autore: Piersandro Pallavicini
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 7 Marzo 2019

Ci sono gli scrittori da best-seller e primi posti nelle classifiche di vendita, invitati nelle trasmissioni televisive per promuovere i propri libri, incensati dai grandi critici sulle riviste più importanti, con una base di lettori pronti a difenderli da tutto e tutti. Ci sono poi gli scrittori che vendono cifre poco considerevoli che le classifiche le leggono per curiosità e non per trovare i loro nomi e snobbati alla grandissima da ogni tipo di giuria di premi letterari.

A questa seconda categoria appartiene Sara Bivio, scrittrice con un pubblico di lettori molto ristretto e che nella vita ha dovuto faticare molto e sacrificare tanto per poter vivere solo della sua scrittura. A sessant’anni Sara si ritrova con un matrimonio fallito alle spalle, una figlia che non ha voluto più saperne di lei e un conto in banca con cifre astronomiche dovuto a un’improvvisa eredità che l’ha resa milionaria. Lei che ha dovuto sempre pesare ogni spesa ora si ritrova a viaggiare per il mondo, a collezionare opere d’arte costosissime, a comprare tutto ciò che desidera e cosa più importante a vivere nella sua splendida villa nel centro di Milano.

Spese folli a parte, l’immensa eredità permette a Sara di riprendersi una rivincita in campo lavorativo quando decide con le sue due migliori amiche, Elena e Fanny, di istituire un premio letterario: il Premio Bivio.

Requisiti per essere ammessi: non aver vinto nessun premio letterario né tanto meno essere arrivato in finale. Eccetto queste due condizioni, tutti i libri possono partecipare e cercare di accaparrarsi la modica cifra di mezzo milione di euro.

E allora cosa rimane di gratificante, una volta data alle stampe la tua pur pregnante opera destinata all’anonimato, se non vincere un premio? Non è per la gloria, figuriamoci, i premi non li conosce nessuno, ridicoli quelli che i elencano come medaglie nella quarta di copertina, non è neanche l’indotto di copie aggiuntive vendute, quelle arrivano solo con lo Strega e nemmeno basta essere in cinquina, bisogna vincerlo. I premi significano soldi gratis.

Piersandro Pallavicini ne Il giardino delle scrittrici nude con tagliente ironia si prende gioco del magico mondo editoriale e in particolar modo dei premi letterari. Con arguzia muove una critica alle condizioni del mercato editoriale libraio dei giorni nostri da un lato ricco di autori con molto talento spesso inspiegabilmente ignorato da critica e pubblico e dall’altro da autori i cui libri sono molto venduti ma privi di contenuto.

Le parole sono importanti

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  • Titolo: Le parole sono importanti. Dove nascono e cosa raccontano
  • Autore: Marco Balzano
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Febbraio 2019

Le parole sono importanti. Quante volte ci capita di dirlo facendo il verso a Nanni Moretti che lo urlava arrabbiatissimo in Palombella Rossa. Le parole sono importanti e ce lo dice anche Marco Balzano nel suo libro uscito qualche settimana fa per Einaudi, libro in cui l’autore ci conduce attraverso un viaggio di dieci parole spiegandocele e facendocele conoscere meglio partendo da quella che Balzano considera fondamentale e che purtroppo viene ignorata da molti e cioè l’etimologia.

In linguistica l’etimologia indica l’origine e la storia delle parole. Da dove nasce una parola? Qual è il suo significato? Come si è trasformata nel tempo e perché? A questi interrogativi prova a rispondere l’autore che decide di focalizzarsi su dieci termini: divertente, confine, felicità, social, memoria, scuola, contenuto, fiducia, parole e resistenza.

Quanto le parole siano cambiate allontanandosi dall’etimologia lo dimostra il termine divertente con cui Balzano dà il via alle danze. Divertente viene definito un qualcosa che provoca ilarità, che sia buffo e spiritoso, ma se guardiamo all’etimologia della parola, divertente significa allontanarsi, volgersi altrove.

Alcune di queste parole sono al centro del dibattito politico e sociale acquisendo quindi familiarità. Confine e resistenza, il primo ormai utilizzato con accezione negativa rimandando all’idea di barriera invalicabile che può superare solo chi ha determinate carte in regola e la seconda che legata a un determinato periodo storico italiano ha mutato il significato e ora prevede un concetto che etimologicamente non era previsto.

Restando sull’attualità non si poteva non analizzare il termine social che inevitabilmente è legato alla parola network. Parola che deriva dal latino socius che nel diritto romano è l’alleato, socius indica la persona con cui intraprendiamo qualcosa, quindi la prima idea che scaturisce è quella di alleato e amico. Se invece pensiamo ai social, l’amicizia ha cambiato i connotati visto che sui social siamo prevalentemente da soli. Sì, chiacchieriamo, interagiamo, ascoltiamo, dibattiamo (le piazze sono state sostituite dalle piazze social dove basta fare tutto senza muoversi dal divano di casa), ma fondamentalmente siamo soli davanti allo schermo di un computer o di uno smartphone.

Più si prosegue nella lettura e più si comprende lo scopo dell’autore. Balzano non vuole spiegarci il significato delle parole in sé, piuttosto vuole farci capire come il significato di parole che usiamo quotidianamente sia cambiato e anche manipolato dai media e dalle persone che attraverso la manipolazione delle parole sperano di ottenere qualcosa. Conoscere il vero significato delle parole significa non restare in superficie, non farsi abbagliare da chi le usa senza conoscerne l’essenza.

Le parole sono importanti di Marco Balzano è un libro che ci mostra la bellezza delle parole e la libertà della conoscenza e che a lettura finita ci spinge a volerne sapere di più: gli strumenti ci sono stati forniti, ora tocca a noi usarli.

Più donne che uomini

più donne che uomini

  • Titolo: Più donne che uomini
  • Autrice: Ivy Compton-Burnett
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 21 marzo 2019

Cercai tutti i suoi romanzi… a un tratto capii che li amavo in modo furioso; che ne avevo gioia e consolazione; vi regnava una chiarezza allucinante, nuda e inesorabile.

Di Ivy Compton-Burnett così scriveva l’immensa Natalia Ginzburg. Ammetto che di questa grande autrice britannica non avevo mai letto nulla e siccome i vuoti sono fatti per essere colmati ho colto al volo l’occasione di Fazi che a cinquant’anni dalla morte dell’autrice ha ripubblicato Più donne che uomini.

Josephine Napier, direttrice di un grande istituto femminile in una prospera cittadina inglese, era una donna di cinquantaquattro anni, alta e austera, con qualche ciocca grigia tra i capelli ramati, grandi occhi nocciola, un viso regale, dai tratti marcati eppure semplici, deliberatamente schietta e modesta, amni sorprendentemente ingioiellate, vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli.

Josephine Napier è la direttrice di un istituto femminile, molto determinata sul lavoro quanto rigida nei rapporti con gli altri. Sposata con Simon, uomo pacato sempre a un passo dietro alla sua Josephine, quasi a non voler disturbare con la sua sola presenza la moglie. Insieme hanno cresciuto Gabriel, figlio del fratello di Josephine, Jonathan, che rimasto vedovo prestissimo e consapevole di non poter crescere da solo il bambino, preferì darlo in adozione alla sorella per far sì che quel bambino continuasse a far parte della sua vita. Jonathan non si era mai curato economicamente del figlio e non aveva mai avuto problemi a lasciare questo tipo di incombenza sulle spalle della sorella. Le sue giornate le passava nell’ozio in compagnia del suo giovane amante Felix, altra persona che nella vita non aveva mai lavorato, tanto c’era papà a provvedere a tutto e il fatto d’essere un mantenuto non gli era mai pesato.

Gli equilibri particolari di questi personaggi vengono stravolti quando Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine, va a bussare alla porta di casa Napier chiedendole aiuto in quel momento delicato della sua vita. Josephine in cuor suo non può far altro che accogliere in casa propria la vecchia amica, fiamma passata del suo Simon, e sua figlia Ruth, inconsapevole che quella presenza porterà scompiglio contribuendo all’accadimento del primo evento tragico a cui seguiranno altri piccoli drammi. Nel giro di poco tempo quei segreti e quelle verità tenute nascoste per il bene comune verranno piano piano fuori toccando la vita di tutti.

In Più donne che uomini, Ivy Compton-Burnett con uno stile acuto e tagliente racconta legami famigliari e le contrapposizioni uomo-donna. In un susseguirsi di dialoghi serrati in cui a volte si fatica a prendere fiato Compton-Burnett tocca tematiche filosofiche ed esistenziali con leggerezza e al contempo accuratezza. In questo romanzo ne succedono di tutti i colori: si muore, si tradisce, si celano enormi segreti e il tutto viene abilmente dosato con maestria da Compton-Burnett.

Cat Person

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  • Titolo: Cat Person
  • Autrice: Kristen Roupenian
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 26 Febbraio 2019

Nel dicembre 2017 il New Yorker pubblica il racconto intitolato Cat Person. Nel giro di qualche giorno diventerà il pezzo più virale del momento a suon di condivisioni e commenti e tutti si ritroveranno a dire la propria sul contenuto, ma di cosa parla questo fenomenale racconto di ventitré pagine?

Racconta di una ventenne, Margot, di un trentenne, Robert e della loro notte di sesso scadente. Tutto qui? Sì. I due si incontrano al cinema dove lei lavora, flirtano, si scambiano i numeri di cellulare e continuano la loro conoscenza online. Si scrivono tanto e a un certo punto decidono di vedersi per quello che ufficialmente è il loro primo appuntamento. Come spesso capita il virtuale e il reale non collimano. La confidenza e l’intimità che si erano create scrivendosi faticano ad emergere durante l’incontro e Margot si sente a disagio e fuori posto e inizia a pensare di aver idealizzato molto Robert. A un certo punto la serata ingrana e quando finalmente decolla Margot acconsente di proseguire a casa di lui. Nel momento in cui si rende conto che stanno per fare sesso ha un ripensamento. Non vorrebbe più farlo, ma ora è lì e non sa come lui potrebbe reagire al cambio di programma e quindi non dice nulla salvo poi pentirsi una volta messo piede fuori casa. Dopo quella nottata da dimenticare non cerca Robert e lo evita e quando tempo dopo i due si incontreranno in un bar lui le scriverà fino allo sfinimento concludendo i messaggi con una bella serie di pesanti insulti.

Cat Person è un racconto che in breve descrive situazioni in cui è difficile non identificarsi. Serate disastrose ne abbiamo avute tutti, quelle in cui fissi l’orologio sperando che il tempo passi veloce come la luce, quelle in cui pensi “ma chi me lo ha fatto fare a uscire con questo?” e quelle in cui ti chiedi “cosa ci ho visto di bello in sto tizio?”. Rapporto più scritti che vissuti, paura di non essere all’altezza e di essere giudicata di conseguenza male, prefiggersi standard troppo alti che sappiamo di non essere in grado di raggiungere: Cat Person è il riassunto di tutte queste cose qui. La cosa più importante e che ha generato il dibattito è riferito al cambio di intenzione di Margot. Lei non vuole far sesso, non lo dice a Robert, acconsente per pietà e per paura: si può dire che Margot abbia fatto sesso contro la sua volontà? Fare sesso contro il proprio desiderio equivale a una forzatura del rapporto sessuale? In periodi di #metoo ragionamenti del genere sono lame a doppio taglio ecco perché il dibattito scaturito è stato travolgente. I confini nel racconto sono molto labili, ma mettere sullo stesso piano questa storia con storie di abuso e molestie è la degenerazione negativa del movimento di cui sopra. Margot sceglie di fare sesso, sceglie di restare, sceglie di non dire nulla.

Sicuramente Cat Person era il racconto che destava più curiosità, ma accanto al più famoso ci sono altri undici in cui l’autrice si cimenta in generi completamente diversi da quello che l’aveva fatta conoscere. C’è il fantastico ne Lo specchio, il secchio e il vecchio, con una principessa innamorata di sé stessa e il cui amor proprio degenera in follia; c’è il paradossale in Ragazzaccio dove una coppia riesce a far sesso solo se consapevole della presenza del loro amico nella stanza accanto.

Look at your game, girl (il più bello della raccolta a mio modesto parere) è la storia dell’incontro di una ragazzina e un tipo particolare nel parco che fa pensare subito a risvolti tragici. Si ritorna al realistico ne Il bravo ragazzo, la storia di uno che tanto bravo non è, mentre ne La prova nel portafiammiferi racconta la storia di un ragazzo che cerca di stare accanto alla sua ragazza in un momento difficile e il senso di angoscia incatena il lettore dalla prima all’ultima riga.

Ho sempre detto che le raccolte di racconti non sono il mio forte, ma che ero anche pronta a ricredermi; ecco con questa mi sono ricreduta.

L’annusatrice di libri

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  • Titolo: L’annusatrice di libri
  • Autrice: Desy Icardi
  • Editore: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 28 Febbraio 2019

Tutte le brave scolare si somigliano, ogni scolara somara è somara a modo suo.

Con questa libera interpretazione di uno degli incipit più famosi della letteratura mondiale, si apre L’annusatrice di libri di Desy Icardi uscito qualche settimana fa per Fazi Editore.

Adelina, la protagonista, somara non lo è, piuttosto è una studentessa al di sotto della media che fatica più del dovuto per assimilare una lezione. Tra le tante difficoltà di Adelina c’è anche quella di non saper leggere correttamente ragion per cui il reverendo Kelley decide di assegnarle come compagna di studio Luisella, una delle alunne più brave della classe. Durante un pomeriggio di compiti Adelina scopre di riuscire a leggere un libro attraverso l’odore che questo emana. La scoperta strabiliante porta Adelina a migliorare negli studi e ad appassionarsi alla lettura.

Santa Bibliana da Spoleto era una giovane di quattordici anni che riusciva a leggere i testi sacri senza neanche aprirli, ma semplicemente avvicinandoli al volto e esalando il contenuto. Questo suo prodigio non passò inosservato, anzi la trattarono con tutti gli onori del caso. Col tempo la fanciulla iniziò ad accusare forti mal di testa e svenimenti fino a quando a soli quindici anni dall’ultimo mancamento non si riprese più.

Della storia della piccola Santa Adelina non ne era a conoscenza e non aveva messo al corrente del suo talento nessuno, né sua zia Amalia con cui viveva e che dei libri non ne voleva sentir parlare minimamente, né la sua amica Luisella che con lei era tanto gentile e premurosa. L’unico a cui aveva accennato qualcosa era il suo vicino di casa, l’avvocato Ferro che dei libri aveva una vera e propria passione così come per il loro odore.

Brava a mantenere il segreto Adelina non mette in conto che qualcuno possa accorgersi della sua capacità e sfruttarla per i propri loschi interessi disinteressato delle letali conseguenze che potrebbero esserci su di lei.

Zia Amalia oltre ad offrire vitto e alloggio alla figlia di suo fratello non si interessa più di tanto della nipote. L’importante era che andasse bene a scuola e che non pesasse il più possibile sul suo bilancio. La freddezza e la severità di Amalia altro non erano che conseguenze della sua gioventù, quando colui che credeva essere l’amore della sua vita si era rivelato un uomo calcolatore e cinico interessato ad avere da Amalia solo divertimento. Le cose per lei poi si erano messe bene, ma quel cinismo le era rimasto appiccicato addosso perché le ferite d’amore restano sempre le più dure da rimarginare.

L’annusatrice di libri è una piacevole lettura e gli appassionati, o meglio, gli ossessionati dei libri non potranno che apprezzarla per svariati motivi. La storia è piana di riferimenti ai libri più conosciuti ed amati. I lettori hanno un vero e proprio rapporto viscerale con i propri libri e l’abitudine di odorarli può sembrare folle, ma di un libro vogliono assaporare tutto e non solo il suo contenuto. Li trattano come veri oggetti sacri. Ci sono i puristi, quelli che guai a sottolineare o a fare orecchiette alle pagine e ci sono quelli che vivono completamente il libro appuntandosi i passaggi che più lo colpiscono perché di un libro letto non se ne vuole perdere neanche una riga. Desy Icardi in questo libro elogia questa passione e regala una storia graziosa con un pizzico d’avventura che non guasta.

Fedeltà

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  • Titolo: Fedeltà
  • Autore: Marco Missiroli
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 12 Febbraio 2019

fedeltà s. f. [lat. fidelĭtas –atis]: f. coniugale, l’osservanza reciproca da parte dei coniugi dei doveri derivanti dal matrimonio, soprattutto (ma non esclusivamente) per ciò che riguarda l’astensione da rapporti sessuali, o comunque amorosi, extraconiugali

Carlo e Margherita sono una coppia di sposi giovani e felici la cui felicità viene interrotta da un episodio spiacevole che coinvolge Carlo. All’università dove tiene un corso viene beccato in atteggiamento equivoco con una sua studentessa, Sofia. Dopo aver chiarito tutto con il rettore per salvaguardare la sua posizione e la sua professionalità, Carlo ha l’urgenza di riferire tutto a sua moglie (sincerità) per una sorta di correttezza nei suoi confronti. Si libera da questo peso inconsapevole di addossarlo alla moglie che crede che quella sua rivelazione sia una bugia che mascheri una verità (menzogna).

Sul matrimonio cade pesante l’ombra del tradimento. Margherita ossessionata da quella sua rivelazione, inizia a mettere in dubbio qualsiasi atteggiamento e frase del marito; lui dal suo canto inizia invece ad essere ossessionato da quella ragazza e da ciò che sarebbe potuto succedere rendendo l’infatuazione per Sofia ricca di desiderio. Giovane, libera e piena di talento per la scrittura, Sofia è quello che Carlo aspira ad essere senza successo, lui che un libro vorrebbe tanto scriverlo si è dovuto accontentare di insegnare per poche ore settimanali in università arrivatoci grazie all’aiuto di suo padre.

Margherita di ambizioni non ne ha mai voluto saperne e il suo lavoro nell’agenzia immobiliare le basta e lo svolge senza particolari stimoli in una routine a cui dedica una piccola parte del suo tempo settimanale. Il malinteso, come lo chiamano moglie e marito, la sconvolge a tal punto che sposta i suoi malsani pensieri su Andrea, il fisioterapista che le sta curando una fastidiosa tendinite per la serie, se mio marito mi ha tradito perché non posso tradirlo anche io?

Non è la classica storia di lui, lei, l’altra e l’altro. Ci sono lui e lei. C’è l’altra che non ha tutte le colpe che potremmo immaginare. C’è l’altro con il suo carico di segreti e che per Margherita diventa uno dei punti fermi della sua vita. Ci sono gli altri: la famiglia di lui, benestante, che Carlo vorrebbe rinnegare con tutte le proprie forze salvo poi percepire una rendita mensile che lo alleggerisce di alcune preoccupazioni e c’è la madre di lei, Anna, una donna rimasta presto vedova e che il tarlo del tradimento l’ha vissuto anni prima di sua figlia. Soprattutto ci siamo noi che in questa storia non possiamo fare a meno di rispecchiarci rapportando alle vicende dei personaggi le nostre vicende di tradimenti e fedeltà.

Siamo sicuri che resistere a una tentazione significhi essere fedeli?

Non so voi, ma io sono andata in confusione semplicemente leggendo questa frase in quarta di copertina. Partendo dalla concezione per me ovvia che il tradimento non è da intendere solo carnale, se l’oggetto del desiderio non è più il mio compagno ma un altro, io sto già tradendo. Nella mia testa, nei miei pensieri non gli sono più fedele e cosa mi rende diversa da uno che scopa con un’altra? Il tradimento del corpo è più leggero del tradimento della mente? Fedeltà, oltre a raccontare la storia della crisi di una coppia, instilla nella mente del lettore tante di quelle domande senza risposta che è impossibile chiudere il libro e non continuare a pensarlo.