Jingle Books #6: Erri De Luca

La doppia vita dei numeri di Erri De Luca è il libro migliore per chiudere al meglio questi appuntamenti dedicati ai libri e alle festività. Un dialogo teatrale tra due personaggi, una sorella e un fratello, l’ultima notte dell’anno a Napoli. Una partita a tombola tra i due sarà l’occasione per ricordare i due genitori scomparsi anni prima.

Capodanno-Napoli

LEI: Senti, quest’anno mi devi fare la grazia di venire a fare capodanno da me.

LUI: Ma perché capodanno? Lo sai che per me le feste comandate sono finite. Già non lo festeggiavo quando c’era mamma. Me ne andavo a dormire dopo cena e la lasciavo sola in quella cucina in mezzo alla campagna a vedersi la mezzanotte alla televisione. Ci penso continuamente e mi maledico. Viveva con me ma io continuavo a vivere da solo. A Natale facevo fatica a fare quattro pacchetti per lei e per te. Dopo la morte di papà per me le feste sono sparite. Ora che non c’è più neanche lei, a Natale me ne sto per conto mio.

LEI: Natale sì, io sto parlando di capodanno. Devi venire, voglio solo passare quella serata con te. Non dire sempre no.

LUI: Passiamo insieme un’altra sera, magari vengo a Napoli prima. Non voglio sentire la grancassa della festa comandata. Mi sta antipatico il capodanno, e pure san Silvestro. Con lui la Chiesa, al tempo di Costantino, passa dalla clandestinità a religione ufficiale dell’Impero, perdendo i suoi migliori connotati.

LEI: A noi i connotati migliori ce li ha cambiati il tempo. Senti, siamo rimasti noi due, i nostri non ci stanno più. Noi dobbiamo rispettare questo poco di vita che ci avanza. Tu sei solo e pure io. In certi giorni mi serve sapere che ci sei.

LUI: In quei giorni io sento la loro assenza, mi salta addosso come la tramontana, mi strappa il caldo a morsi. Me ne sto rannicchiato da una parte e aspetto che passi. Per me ogni giorno è il giorno uno della loro assenza. Scorrono gli anni e io sto fermo al giorno dopo, coi loro corpi appena usciti dalla porta della cucina. Se vengo da te, te lo rovescio addosso il freddo e ti guasto la festa. Tu sei più capace di vivere di me, di rispettare la vita che prosegue. Io non ci penso nemmeno.

LEI: Non facciamo nessuna festa, passiamo la serata a chiacchierare fino a mezzanotte. La festa la fa la città. Resterà fuori dalla finestra. Tu mi tieni compagnia per quella sera. Cucino pasta al sugo alla genovese. A proposito, lo sai perché si chiama così? Genova non c’entra niente.

LUI: No. C’è una spiegazione? Il cuoco si chiamava così?

LEI: No, genovese è una deformazione napoletana di genevoise, “di Ginevra”. Un cuoco svizzero che lavorava presso una grande famiglia dimenticò il soffritto di cipolle sul fornello a fuoco basso. Dopo ore era diventato scuro e denso e con quel sapore sublime.

LUI: Una buona spiegazione. Napoli ha avuto nel 1800 gli svizzeri venuti a lavorare, pasticcieri, cuochi, cioccolatai. Emigravano a Napoli, gli svizzeri. Già questo basta a dire che città era allora.

LEI: È la tua città. Tu sei timbrato Napoli, come la mia finestra. La tieni scritta in faccia la provenienza. Rughe napoletane, mani che fanno mosse napoletane, pure quando stai zitto, fai un silenzio napoletano. Te la porti tatuata addosso la città.

LUI: Si vede che sono così napoletano da non avere bisogno di abitarci. Ci vengo volentieri ma non posso usare il verbo tornare. Il posto da dove mi sono staccato a diciott’anni non c’è più.

LEI: Ce sta. Chiudi gli occhi e lo senti dalle orecchie che c’è. Chiudi pure quelle e lo sai dal naso. Tappalo e lo sai dalla lingua. Chiudi pure la bocca e te o dice la pelle che stai a Napoli. È tale e quale, te ne sei andato e quella è rimasta imbalsamata.

LUI: Stai a vedere che sei più visionaria di me. Ti affacci al balcone e vedi ancora la portaerei della Sesta Flotta? Vedi per strada i soldati col berretto bianco che sbandano ubriachi e svuotati di tasca dagli scugnizzi? Non c’è più il posto che mi ha fatto straniero ancora prima di partire, scambiandomi per uno dei marinai sbarcati a far baldoria. Lo sai che una volta, a sedici anni, mi hanno rastrellato quelli della Shore Patrol e mi stavano caricando sulla portaerei?

LEI: Sì, lo so. E allora? Mo’ perché non ci stanno più quei giacconi americani non c’è più Napoli? Ci sta altra gente, altri popoli, mo’ tenimmo pure i cinesi. Napoli ha sempre avuto ospiti in casa. Che differenza fa se sono svizzeri, americani, africani? La differenza tra me e te sai qual’è? Io voglio bene a Napoli e tu no. Sei sempre stato scarso negli affetti. Tieni la scrittura e metti tutto là dentro. Fuori di quella non vuoi bene a nessuno, neppure a te stesso.

LUI: Non ci ho mai pensato: se voglio bene a Napoli. Come chiedermi se voglio bene alle mie unghie, ai capelli. Sono parti del corpo che non mi fanno male se le taglio. Sforbicio e ricrescono. Non so se voglio bene a delle parti del mio corpo. Nell’insieme no, non sono affezionato alla carcassa. Ci sto dentro, tutto qua.

(Tratto da La doppia vita dei numeri di Erri De Luca, Feltrinelli)

Quasi Grazia| Marcello Fois

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    • Titolo: Quasi Grazia
    • Autore: Marcello Fois
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 29 Novembre 2016

Nuoro 1900. Grazia è prossima al trasferimento che dalla Sardegna l’avrebbe portata a vivere a Roma, un trasferimento che avrebbe coinciso con una rottura con il suo passato e l’inizio di una nuova vita. Bastano poche battute per capire il carattere ostinato di questa donna, non disposta a contrattazioni o ad avere la peggio nello scontro a parole con sua madre. Il rapporto con sua madre è un continuo botta e risposta con Grazia che non comprende la chiusura mentale del genitore e la madre che le ha sempre rimproverato questa sua strana passione per la lettura e la scrittura. Questo fatto di stare lì a raccontare storie e attirare attenzione sulla famiglia, loro che erano così discreti si erano ritrovati questa figlia con i grilli per la testa. Grazia ne era consapevole di essere vista come un problema, di essere stata additata come diversa solo perché invece di stare dietro al corredo e a tutte quelle faccende da femmina a momenti ci rimetteva la vista sui libri.

Stoccolma 1926. Grazia con il suo inseparabile marito Palmiro è in attesa del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura (prima ed unica donna italiana ad aver ricevuto questo riconoscimento), la massima onorificenza a cui uno scrittore possa aspirare. In quello che dovrebbe essere uno dei giorni più importanti non mancano di certo le polemiche. I giornali ipotizzano che la scelta del premio a Grazia sia stata più politica che altro, Pirandello che in una commedia avrebbe ironizzato e preso in giro il rapporto matrimoniale di Grazia e i sardi non del tutto felici di essere rappresentati dalla penna della scrittrice. Quello che lei tiene a sottolineare nell’intervista con un giovane giornalista accorso dalla Deledda è che lei non ha mai avuto pretesa di parlare a nome della Sardegna né tanto meno esaurirla nei suoi romanzi. Quella di Grazia era una terra più complessa per poterla ridurre in poche righe e lei si era sempre limitata a scrivere solo la Sardegna che conosceva, ma chissà perché questo non riuscivano a capirlo.

Roma 1935. Sempre insieme al suo Palmiro in un studio medico in cui viene a conoscenza di quella malattia a cui non c’è più scampo e che la condurrà da lì a poco alla morte. Consapevole del suo destino e impegnata a far forza più al marito che a se stessa, quell’appuntamento porta Grazia a tracciare un bilancio della sua vita.

Emerge il fondamentale rapporto che ha con la madre, presente in tutti e tre gli atti (fisicamente nel primo, oniricamente negli altri due), come emerge la concezione che la Deledda ha della scrittura: lo scrittore è uno specchio, riflette e ti mette davanti a quello che sei senza sconti, sennò non è uno scrittore. Tre atti non sono certo abbastanza per ricostruire l’intera vita di una persona, ma Fois in questo libriccino ha deciso di parlare di quelle che potrebbero essere state le tappe fondamentali della vita della scrittrice sua compaesana: prima, durante e alla fine del suo essere donna e immensa scrittrice. Un omaggio e un tributo che vedrà Michela Murgia impersonare la scrittrice nell’omonima pièce teatrale.

Gente| Alan Bennett

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    • Titolo: Gente
    • Autore: Alan Bennett
    • Editore: Adelphi
    • Data di pubblicazione: 29 Gennaio 2015
    • Compra il libro su Amazon: Gente

La dimora di famiglia in rovina, la mancanza di denaro per mantenerla e restaurarla e due sorelle in disaccordo su come gestire il tutto, mischiate bene e otterrete la trama di “Gente”, una commedia teatrale di Alan Bennett che si legge in pochissimo grazie a battute esilaranti tipiche dello humor inglese. June vorrebbe che ad occuparsi della casa sia il National Trust, un’organizzazione che si occupa di proteggere l’eredità storica del Regno Unito. Dorothy invece vuole morire lì, nella casa in cui è cresciuta e dove la sua famiglia risiede dal lontano 1465. A questo si aggiunge una vecchia conoscenza di Dorothy che le propone di ambientare in casa sua il set di un film porno.

I dialoghi sono spassosi e nonostante il tono leggero, s’intravedono anche tematiche più importanti come la decadenza di una famiglia nobile che fatica ad accettare il suo nuovo destino e cerca di affrontare il disagio della nuova condizione lottando con ogni mezzo.