La vita felice| Elena Varvello

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  • Titolo: La vita felice
  • Autrice: Elena Varvello
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 31 Maggio 2016
  • Acquista il libro su GoodBook 

Ponte è un piccolo paese di provincia del nord Italia la cui fonte di reddito per i cittadini era rappresentata dalla fabbrica di cotonificio. Il fallimento e la chiusura di questo portò a un vero e proprio disastro per chi ci lavorava, licenziati all’improvviso a causa di qualcuno che aveva rubato e falsificato i bilanci.

Il padre di Elia, Ettore, era uno tra questi e il licenziamento fu per lui un duro colpo da assorbire. Privato del suo lavoro e della sua dignità di uomo di provvedere alla famiglia Ettore cadde in uno stato di depressione tale da non dormire, di starsene ore ed ore in garage, ad essere scorbutico con moglie e figlio, o meglio ad alternare momenti di euforia a rabbia. Usciva senza rivelare dove andasse, compra un furgone anche se il momento economico della famiglia non è dei migliori e cosa più importante si convince che il licenziamento è opera di un complotto contro di lui, ecco perché passa la maggior parte del suo tempo a scrivere lettere in cui rivela della cospirazione ai suoi danni.

E’ un momento, passerà continua a ripetere la mamma ad Elia preoccupato dal comportamento di suo padre. E’ follemente innamorata di suo marito, sa che si riprenderà, bisogna capirlo e stargli vicino e trovargli un nuovo impiego, così con la mente e le mani occupate tornerà tutto come prima e la vita familiare tornerà felice.

Il rapimento e l’uccisione rimasta irrisolta di un bambino scuote la piccola cittadina.

Elia è seriamente preoccupato per suo padre e si stupisce che per sua madre vada tutto bene. Inizia ad isolarsi da tutti, a scuola è più taciturno del solito, fino al giorno in cui incontra Stefano. Stefano è stato trascinato a Ponte da sua madre. Entrambi stanno a casa del nonno. Stefano in quel posto non vorrebbe starci un minuto di più ma sa che suo padre verrà a prenderlo appena possibile. Sarà per i casini che entrambi vivono con le rispettive famiglie, sarà che si sono trovati e basta che Elia e Stefano legano e diventano amici, passando molto tempo a casa di quest’ultimo dove Elia conoscerà la madre, Anna e i due daranno vita a un rapporto improprio e inappropriato.

E’ in una notte che tutto cambia drasticamente, quando una ragazza che Elia conosce bene viene rapita e abbandonata nei boschi senza ragione precisa. Elia ricorda quella sera trent’anni dopo cercando di cogliere gli eventuali segnali che gli erano sfuggiti e cercando di capire cosa passasse per la testa di suo padre quella notte.

Si può perdonare un padre reo di aver spezzato la felicità di un figlio e aver distrutto la felicità di una famiglia? Bisogna per forza perdonare per andare avanti e non restare ancorati a quel doloroso passato?

La vita felice ti inchioda alla lettura. Riga dopo riga percepisci la tensione, sai che sta per succedere qualcosa e il battito del tuo cuore mentre leggi si adegua alla suspense delle pagine. Un mix vincente e perfetto tra Io non ho paura e Come Dio comanda di Ammaniti, uno stile narrativo breve e conciso, La vita felice è la lettura che non potete e non dovete perdere.

(Questo articolo è presente anche su GoodBook)

I più letti di Luglio!

 

Ora farò una di quelle cose che odio fare, ma siccome il mese di luglio il blog è stato molto, ma molto visitato, davvero vi dico grazie, anzi doppiamente grazie visto che è estate, molti di voi starete in vacanza, o in ferie, e l’ultima cosa che avete in mente è visitare il mio blog (poi se è la prima cosa, siete fantastici).

Il mese di agosto il blog si fermerà, o meglio, ci sarà la recensione che troverete anche sul blog degli amici di GoodBook (non vi svelo il titolo per non rovinarvi l’effetto sorpresa), per le prossimi recensioni ci diamo appuntamento a settembre.

Ecco la attesissima top 10 dei post più letti di luglio 2016!

  1. Serenata senza nome. Maurizio de Giovanni (Einaudi) (E figuratevi se i #deGiovanners non andavano a prendersi la vetta, in pochissimi giorni ha registrato un altissimo numero di click)
  2. L’amore è eterno finché non risponde. Ester Viola (Einaudi) (Anche per il libro d’esordio di Ester tantissimi click, grazie)
  3. Non lavate questo sangue. Concita De Gregorio (Einaudi)
  4. La separazione del maschio. Francesco Piccolo (Einaudi)
  5. La vita accanto. Mariapia Veladiano (Einaudi)
  6. Cosa pensano le ragazze. Concita De Gregorio (Einaudi)
  7. I miei genitori non hanno figli. Marco Marsullo (Einaudi) 
  8. Il tassista di Maradona. Marco Marsullo (Rizzoli)
  9. Benedizione. Kent Haruf (NN Editore)
  10. La femmina nuda. Elena Stancanelli (La Nave di Teseo)

 

Leggete e buone vacanze!

Dieci modi per utilizzare i libri!

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Siete stanchi di leggere su tutte le riviste e blog letterari i dieci consigli di lettura per l’estate? Questo post allora fa al vostro caso. Io e Cristina (qui potete seguirla in tutto il suo splendore) abbiamo ideato un tutorial sui dieci modi di utilizzo dei libri, tutto tranne che leggerli ovviamente.

L’idea è nata dopo che un simpatico idiota (coglio*e va bene lo stesso) ha detto che noi al sud sappiamo leggere solo i pizzini. Credevo che nel 2016 l’associazione sud-mafie fosse superata, insomma anche Salvini ha trovato nuovi nemici e noi terroni adesso gli stiamo pure simpatici. Invece no, ci sono ancora in giro questi simpaticoni (sostituite ancora con la parola sopra), sud-mafie è un evergreen, come il nero che sta bene su tutto, come il film “Mamma ho perso l’aereo” a Natale o le repliche di “Don Matteo” d’estate. L’iter è sempre lo stesso: leggiamo pizzini, parliamo in dialetto, abbiamo portato le mafie al nord e abbiamo il vittimismo che ci scorre nelle vene al posto del sangue.

Caro il mio denigratore (avete imparato con cosa sostituire? E’ facile il termine che inizia con coglio e finisce con ne) se leggiamo solo i pizzini è appurato che sappiamo leggere. Per il dialetto, beh l’Italia se ti sfugge è una nazione con una moltitudine di dialetti, ma ti posso assicurare che se dobbiamo esprimerci in italiano lo sappiamo fare. Se ti riferisci però al mio napoletano non me lo puoi mettere sullo stesso livello di un veneto o un milanese. Parliamo di un dialetto riconosciuto come lingua dal patrimonio dell’Unesco, un dialetto che ha sviluppato una tradizione letteraria, teatrale e musicale parallela a quella italiana. Gli scrittori napoletani però ti assicuro che in italiano sanno scrivere. Abbiamo portato noi le mafie al nord tipo regalo di benvenuto? Cronaca vuole che le mafie le trovi prima nei palazzi e a beneficiarne sono tutti, senza distinzione di regione o classe sociale. Sul vittimismo, non è questione di essere vittima, ma se io parlo di libri e te ne esci con questa ca**ata qualcuno che ti risponda serve.

In ogni caso veniamo alle cose serie e prendete appunti, ecco i dieci modi di usare i libri (tutto tranne che leggerli, non fate gli acculturati che fa caldo)

  1. Per sostenere i tavoli e accendere i caminetti
  2. Al posto della carbonella per una gustosa grigliata
  3. Per arredare gli spazi vuoti della casa
  4. Per fermare le porte
  5. Lanciarli contro qualcuno
  6. Come poggia piedi
  7. Per fare i pesi
  8. Per la postura
  9. Strappare le pagine e fare gli aeroplanini di carta
  10. Castelli di libri al posto dei castelli di sabbia se non andate in vacanza

Diteci in che modo li userete che io e Cristina siamo curiose.

Questo è un post di puro cazzeggio. Strano a dirsi ma noi i libri li leggiamo. Non prendeteci e non prendiamoci sul serio. Buone vacanze. 

Salone del libro… a Milano?

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Se ne parla in questi giorni e sembra che l’idea di far nascere un Salone del Libro a Milano stia prendendo sempre più forma se non arrivare alla realizzazione vera e propria. Il Salone del libro di Milano, MiBook a quanto pare il nome scelto, non deve essere visto come un evento concorrente al già consolidato Salone di Torino ma un evento culturale dedicato a libri, lettori ed editori che trova in Milano il centro e l’inizio visto che si parla di spin-off a Roma e in altre città del Sud (la prima scelta potrebbe ricadere su Bari e poi si va a rotazione).

Questa idea ha fatto storcere il naso a parecchi addetti al settore in primis agli editori. Per tutta risposta infatti Add Editore ha lanciato un appello (qui potete leggerlo e firmarlo) per sostenere il Salone del libro di Torino, appello al quale hanno già aderito tantissimi editori indipendenti del calibro di Edizioni E/O, Sellerio, Fazi e Laterza.

Da lettrice mi chiedo il perché della necessità di fare un Salone del Libro bis, quando un Salone del Libro già c’è e funziona da anni. Tra l’altro per noi del Sud già è dispendioso partecipare a un Salone figuriamoci andare a un secondo. E poi se proprio deve essere, perché Milano e non Roma in modo che sia più equidistante per tutti?

Se proprio c’è da coniare qualcosa, io prenderei l’esempio di BookCity fatto a Milano e lo proporrei in più regioni, soprattutto al Sud in modo che la maggior parte delle regioni possa avere un proprio evento culturale in grado di attirare scrittori e lettori. Un BookCity in contemporanea nelle grandi città italiane come Milano, Roma e Napoli e chi più ne ha più ne metta, una vera festa del libro in giro per l’Italia. Penso alla mia Campania. A parte esempi rari come il Salerno Letteratura e Un’altra Galassia non ci sono festival degni di questo nome capaci di portare gli scrittori ai propri lettori, e in una regione in cui è vero che si legge poco ma che per fortuna si scrive tanto (gli scrittori napoletani apprezzati dal grande pubblico sono tantissimi), è ingiusto e anche imbarazzante.

Insomma staremo a vedere cosa succederà, a noi lettori non resta che attendere.

Autobiografia di una femminista distratta| Laura Lepetit

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Davanti ai libri mi sento come un cane da tartufi. Li cerco col naso, ne sento l’odore, capto i segnali che mandano e batto il terreno con il muso tra i cespugli.

Ci sono vari modi per raccontare la propria vita. Quello più canonico è quello che rispetta il naturale corso degli eventi, partendo dall’infanzia ed arrivando al momento in cui si sta vivendo. Quello scelto da Laura Lepetit è diverso, una serie di ricordi che maggiormente hanno segnato il suo percorso: la casa editrice La Tartaruga, il circolo delle donne Cicip e la Radio Popolare in primis.

La costante di tutto è l’interesse e l’adesione al femminismo, che lega tutte le esperienze da lei vissute. Dopo un’iniziale esperienza da libraia con la Milano Libri, Laura inizia a frequentare un circolo di donne. Incontri in cui le donne raccontavano senza timori o pregiudizi le proprie emozioni ed esperienze. Sono gli anni in cui i primi accenni di femminismo arrivano dall’America, mentre l’Italia è ancora ferma alla convinzione che la donna debba essere moglie e madre, altro che cercarsi un lavoro. L’idea della casa editrice nasce proprio al circolo e l’intenzione di pubblicare solo donne è conseguente, un catalogo intenzionato a riscoprire autrici trascurate o ignorate da altri editori, un’innovazione e soprattutto qualcosa di nuovo rispetto a tutto ciò che già c’era. La Tartaruga nasce consapevole dell’importanza e della necessità di far incontrare il libro giusto nel momento giusto.

Quante cose interessanti si scoprono leggendo quello che scrivono le donne.

Nel catalogo de La Tartaruga figurano le più grandi scrittrici della letteratura mondiale come Virginia Woolf, Doris Lessing, Alice Munro e Nadine Gordiner, autrici il cui talento è stato riconosciuto da critici e lettori e che sono state adottate anche da altri editori che le hanno inserite tra i loro cataloghi.

Nato nel 1981 a Milano, il circolo Cicip rappresenta un’altra tappa importante nella vita di Laura. Serate che trascorrevano tra incontri, seminari, discussioni e argomenti di vario genere. L’esperienza della Radio Popolare con la trasmissione “Ciao Bella” sempre improntata su libri e autrici, le ha fatto acquisire disinvoltura e sicurezza nel parlare col pubblico.

Zengosaidan è un’espressione Zen per dire: Non pentirti di ciò che hai fatto in passato, non preoccuparti per il futuro e dedicati con tutte le forze a non avere rimpianti.

Quello che traspare da queste pagine è proprio questo, il non rimpianto per quello che non è potuto essere, ma la soddisfazione e la felicità per tutto quello che è stato, una filosofia di vita estremamente positiva da adottare.

Sulla questione scrittura femminile e scrittura maschile si torna sempre a discutere. L’appunto fatto dalla Lepetit sul fatto che alla scrittura maschile manchi l’autenticità che invece appartiene a quella femminile, non mi trovo d’accordo. La differenza tra le due scritture c’è e sarebbe inutile negarlo, come credo ci sia differenza tra la scrittura degli autori contemporanei e del passato, tra scrittori italiani e stranieri ma non credo che nessuno sia migliore rispetto a quella degli altri. Affermare che la scrittura femminile sia più profonda o autentica di quella maschile è errato. Ho letto bravissimi autori che hanno saputo descrivere nei minimi particolari personaggi femminili come ho letto autrici che si sono fermate all’apparenza o ragionato per luoghi comuni nel descrivere personaggi maschili. Da lettrice quello che a me è sempre interessato sono le storie, indipendentemente da chi me le racconta o da chi le pubblica. Sono una lettrice donna che legge maggiormente autori, ma trovo che sia semplicemente un caso.

    • Titolo: Autobiografia di una femminista distratta
    • Autore: Laura Lepetit
    • Editore: Nottetempo
    • Data di pubblicazione: 4 Marzo 2016

Sembrava una felicità| Jenny Offill

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Non voglio sposarmi e non voglio avere figli. Voglio diventare un mostro d’arte, sono troppo in gamba per essere etichettata solo come brava moglie e buona madre. Questo sembrerebbe essere il mantra di questa giovane donna, convinta che probabilmente le due cose non possano coincidere e quindi preferisce mettere se stessa prima di tutto il resto. Mai sottovalutare le conseguenze dell’amore però, perché questo arriva all’improvviso e quasi ci prova gusto a spazzar via tutti i piani che avevi fatto, tutti i progetti che avevi immaginato e gli obiettivi che ti eri prefissata. Nel giro di poco tempo quella donna che non voleva finire come la stragrande maggioranza delle altre si ritrova moglie e madre. Una maternità che aveva cercato dopo un primo aborto, ma che finirà per farla sentire incapace di prendersi cura di sua figlia e soprattutto sempre più sola, impaurita di varcare la soglia di casa sua con quel fagottino che da quando è arrivato dipende in tutto e per tutto da lei. Come se non bastasse anche il suo matrimonio, che all’apparenza aveva solidi basi rispetto a quello degli altri, inizia a vacillare e sgretolarsi dopo il tradimento del marito che ha preferito, come le più classiche delle storie, una ragazza più giovane di sua moglie.

E pensare che aveva messo da parte tutte le sue ambizioni personali per ritrovarsi incastrata in una routine che lei avrebbe detestato con tutte le forze e che non procede neanche per il verso giusto, verso quella felicità per cui tanto aspira. Da una parte bisogna iniziare e capire come si intende procedere, buttare tutto all’aria o salvare il salvabile? La seconda opzione è la scelta più giusta per lei, che nonostante tutto prova a rimettere insieme i cocci del suo matrimonio e capire che direzione far prendere da ora in avanti alla sua vita.

Certo, è una storia già sentita troppe volte. Storia di felicità iniziale, dolore improvviso e finale rinascita con l’affermazione si sé. Cosa rende Sembrava una felicità diverso da tutto ciò in cui ci siamo imbattuti fino ad oggi? La struttura narrativa. Lo stile con cui la Offill racconta la storia di questa donna è innovativo, curioso e ipnotico. I capitoli sono molto brevi e la narrazione è un susseguirsi di citazioni, frasi brevi stile aforismi, pensieri intimi che si alternano a pensieri esterni. Può sembrare caotico o difficile da seguire, ma è un caos apparente che ricalca la condizione in cui versa la nostra mente, un flusso intermittente di pensieri che però trovano facilmente la linea guida narrativa.

Leggi la recensione sul blog Io Leggo-Io Donna del Corriere della Sera

    • Titolo: Sembrava una felicità
    • Autore: Jenny Offill
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 19 Marzo 2015

I quaderni del pianto| Marcela Serrano

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La llorona è il nome che deriva da una leggenda, l’anima in pena di una madre che aveva ammazzato i figli annegandoli nel fiume e che di notte vaga piangendo e lamentandosi per la loro morte. La protagonista però la figlia non l’ha uccisa, è morta poco dopo essere nata. Tutto avvenne velocemente, l’ultima volta che aveva visto la sua bambina sembrava stesse bene, poi la morte, la cremazione senza che i genitori la potessero vedere, senza che lei potesse piangere sul suo corpicino, ma il protocollo quello imponeva, tanti morti poco spazio. Il sesto senso di una madre è forte, non è solo la voglia di non credere alla morte prematura della sua bambina, ma molte cose in quella storia non quadrano e quando, tempo dopo, fuori dall’ospedale vede disperarsi due genitori per la morte improvvisa del loro neonato, capisce che quella non può essere una coincidenza. Grazie all’aiuto di Olivia, un avvocato, iniziano una vera e propria lotta creando un’associazione per far luce sulla storia e far sì che non si ripeta.

E’ una storia di coraggio, quella di una madre che non si arrende neanche di fronte alla morte, presunta, della figlia; è una storia di donne, sono loro le protagoniste che rischiano e si battono per la verità, ed è la storia di un Paese, il Cile, dove adozioni illegali e tratte di minori e organi non sono storie inventate giusto per poter sviluppare un romanzo. Il migliore di Marcela Serrano, imperdibile.

  • Titolo: I quaderni del pianto
  • Autore: Marcela Serrano
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 2008

La resistenza del maschio| Elisabetta Bucciarelli

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L’Uomo e sua Moglie da una parte. Emme ed Effe dall’altra. Chiara, Marta e Silvia nel centro. Tre storie che scorrono parallele ma che sono destinate se non ad incontrarsi a sfiorarsi e mischiarsi più volte durante la narrazione. Procediamo con ordine.

L’Uomo, mente logica impregnata da misure che gira la notte per le strade di un’affascinante Milano e che per restare sveglio elenca le torri della città e le relative lunghezze, le conosce a memoria manco fosse una filastrocca, di quelle che impari da bambino e che difficilmente dimentichi. È una notte che assiste a un incidente di una macchina con una donna al volante che sbanda e la conducente sbatte la testa sul parabrezza. Quella donna non la dimenticherà più. La Moglie vuole un figlio, nient’altro da aggiungere. Vuole un bambino e non capisce perché suo marito sia così restio all’idea, che non voglia neanche provarci, infondo dice di amarla: se la ama perché non vuole figlio da lei?

Emme ed Effe hanno una strana relazione, se così si può definire. Una relazione fatta di messaggi, tanti, chiamate, qualcuna, incontri, nessuno. L’amore ai tempi di Whatsapp? È importante la presenza, fisica o virtuale poco conta, quello che conta è sapere di avere una persona che pensi a te durante la giornata e che quando ti pensa ti cerca, anche se solo attraverso un messaggio scritto su un cellulare.

Silvia, Marta e Chiara si incontrano nella sala di un dottore e il ritardo di quest’ultimo fa sì che le donne si confessino l’un l’altra i rispettivi problemi. Silvia capelli mossi, fianchi morbidi e le caviglie sottili, vive da sola, monologa spesso, ha un rapporto con un uomo in cui si ritroveranno molte, quel tipo di uomo che arriva, sparisce, ritorna e si ricomincia. Un copione già scritto in cui si alternano presenza e assenza, un circolo vizioso da cui difficilmente si esce. Colpa di chi? Dell’uomo ad intermittenza o della donna che glielo permette? Marta bionda, con i capelli corti e un fisico statuario separata da quel marito che non le ha voluto dare un figlio, una di quelle cose in cui uno decide, l’altro subisce. Poco importa, Marta un figlio lo vuole e non è un problema farlo da sola. Chiara minuta, con i capelli lunghi, magra, quasi senza forme, un bambino e un marito. Chiara è consapevole dei tradimenti del marito, potrebbe buttarlo fuori casa da un momento all’altro, ma non vuole rendergli le cose facili, anche perché da un po’ di tempo anche lei ha qualcuno in mente.

Cosa accomuna queste tre donne è probabilmente la sfiducia nel maschio, quel maschio che prima illude e poi sfugge, che si ferma un attimo prima che sembra sul punto di cadere. E il Maschio? Forse è stanco di essere intrappolato nello stereotipo del principe azzurro che deve essere padre, marito, uomo di successo nel lavoro e nel privato. La resistenza del maschio di Elisabetta Bucciarelli è una di quelle letture che ti intrappola, se entri nel vortice del Maschio non si esce facilmente.

Leggi la recensione sul blog IO Leggo- Io Donna del Corriere della Sera del 5 Aprile 2016

  • Titolo: La resistenza del maschio
  • Autore: Elisabetta Bucciarelli
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 10 Settembre 2015

#8Marzo

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Sono sincera, ricorrenze come San Valentino o la festa della donna non mi piacciono, le trovo inutili e certe volte ridicole. Non uscirò questa sera con della amiche a festeggiare il mio essere donna e tanto meno aspetterò impaziente che qualcuno oggi mi regali una mimosa, da anni simbolo di questa ricorrenza. La retorica potrebbe farmi dire che non si è donna una volta l’anno ma lo si è per tutto l’anno, ed è vero. A differenza della festa degli innamorati che è solamente una trovata commerciale, la festa della donna ha però un pizzico di serietà in più, permette di accendere i riflettori sulla donna, fare il punto della situazione, vedere a che punto siamo e soprattutto vedere cos’altro c’è da fare. Come sopra, ribadisco che tutto l’anno dovremmo occuparci di questa questione e non ricordarcelo solo una volta l’anno.

Lo scorso anno ho letto il saggio “Dovremmo essere tutti femministi” edito Einaudi, della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie di cui ho postato il video del suo intervento che invito a vedere. Trenta minuti che valgono la pena di essere visti, oggi, nella ricorrenza della festa della donna, per ribadire l’importanza di essere femministi.

Le differenze tra uomini e donne esistono ancora e si fanno sentire; trattiamo i ragazzi diversamente dalle ragazze già da quando sono bambini, alle femmine inculchiamo il concetto che non devono essere aggressive, competitive, toste perché è più un atteggiamento maschile, e questo una volta cresciute potrebbe intimidirli, o farli sentire minacciati. Catastrofe se la donna guadagna più dell’uomo, questo potrebbe mettere in discussione la sua virilità, infondo è l’uomo che deve provvedere alla famiglia, è l’uomo che porta i soldi a casa, è l’uomo a portare i pantaloni. In campo lavorativo è una dato di fatto che per uno stesso impiego le donne guadagnano meno degli uomini, quindi che il politico di turno si affanni per le quote rosa a me poco interessa fino a quando il mio valore non sarà riconosciuto al pari di quello di un uomo: circa il 52% della popolazione mondiale è di sesso femminile, ma la maggior parte delle posizioni di potere e prestigio sono occupate da uomini. Smettiamo di credere che l’unica ambizione della donna sia il matrimonio o che una donna possa essere considerata tale solo se anche madre.

La campagna #HeForShe (io ho già aderito, fatelo anche voi) lanciata da Emma Watson merita una menzione. Ho letto l’intervento fatto dall’attrice al quartier generale delle Nazione Unite, un discorso durato una decina di minuti che sintetizza perfettamente lo spirito della campagna. Quella della differenza uomo-donna è una questione di genere, una disparità che si deve abbattere nel bene e nell’interesse di entrambe le parti, perché essere femministi non vuol dire odiare gli uomini o fare una crociata contro di loro, ma semplicemente arrivare a un’uguaglianza sociale, economica e politica.

Solitamente parlo di libri, ma oggi un piccolo off topic meritava di essere fatto. Se però vogliamo restare in tema vi consiglio tre libri in tema.

  • Dovremmo essere tutti femministi. (Einaudi) Chimamanda Ngozi Adichie già citato all’inizio dell’articolo.
  • Perché ci odiano. Mona Elthahawy (Einaudi). Affronta la condizione della donna nei Paesi Arabi partendo dalla personale esperienza dell’autrice.
  • Sii bella e stai zitta. Michela Marzano (Mondadori). La filosofa analizza la situazione della donna nella società civile italiana.

Tweet Intervista

 

CasaLettori (se siete lettori e siete su Twitter di sicuro la seguite, se ancora non lo fate rimediate) ha inaugurato le tweet interviste ai blogger. Protagonista delle seconda intervista che si è svolta domenica 7 febbraio ero io. Il ringraziamento scontato va a Maria Anna che mi ha proposto questa intervista a cui davvero non potevo dire no e per una sera mi ha reso protagonista della sua pagina. La partecipazione è stata alta e sono davvero molto contenta e stupita, anche perché come ho detto a lei io sono una lettrice, blogger non riesco a dirlo neanche ad alta voce.

Di seguito vi riporto l’intervista, buona lettura. (E se siete blogger proponetevi a CasaLettori che sicuramente riserverà uno spazio anche a voi, la bellezza della pagina è proprio questa, tutti noi siamo protagonisti).

  • @CasaLettori: Diamo il benvenuto alla giovane blogger @FrancescaNevis #GliAmabiliLibri
  • Grazie a te e a tutti quelli che ci seguiranno stasera!
  •  Come nasce #GliAmabiliLibri?
  •  Per caso e senza pretesa, volevo uno spazio tutto mio dove parlare delle mie letture #GliAmabiliLibri
  • Da lettrice a blogger Il bisogno di raccontare emozioni? #GliAmabiliLibri
  • Le emozioni che ti danno i libri a volte sono inspiegabili ma uniche e raccontarle è fondamentale. #GliAmabiliLibri
  • Come scegli i libri da recensire? #GliAmabiliLibri
  • Non ho un metodo, se un libro mi ha colpito di getto scrivo le mie impressioni! Capita spesso che non abbia molto da dire.
  • Se un libro non ti piace come ti comporti? #GliAmabiliLibri
  • Non mi piace parlarne male, la stroncatura non è il mio forte, magari non ne parlo o resto vaga #GliAmabiliLibri
  • Che ruolo ha il blogger nella promozione dei libri? #GliAmabiliLibri
  • Il passaparola funziona, del parere di un lettore piuttosto che di un critico ci si fida di più, essendo fuori da marchette.
  • Tra le recensioni la tua preferita? #GliAmabiliLibri
  • “Perché ci odiano” Mona Eltahawy. Un libro sconvolgente sulla condizione delle donne musulmane oggi
  • In #GliAmabiliLibri c’è uno spazio dedicato a #LeMieScrittrici
  • Leggo poche scrittrici e neanche lo avevo notato, una pecca a cui mi sento di dover rimediare #GliAmabiliLibri
  • Quando scrivi una recensione cosa valorizzi? #GliAmabiliLibri
  • La trama, perché è ciò che di solito ci fa scegliere di leggere o meno un libro! Cerco però di non dire molto #GliAmabiliLibri
  • @mariadicuonzo1 Vorrei sapere se pubblica la sue recensioni appena finito un libro o a giorni, ora fissati della settimana ?
  • Generalmente due a settimana, ma è abbastanza casuale il tutto!
  • @mariadicuonzo1 Grazie Francesca Passeggiando per il tuo blog ,ho notato che leggi un po’ di tutto Complimenti,mi piace questo
  • Grazie, questo è merito del mio libraio che mi spinge verso tantissimi autori
  • @FabrizioMazzero Parlaci del tuo Libraio se ti va 
  • A lui devo molto, collaboro con lui nell’organizzazione delle presentazioni dei libri
  • @marcelloavigo 2 libri a settimana ? Complimenti! Mi ci vorrebbero 2 vite per leggere tutto ….
  • Leggo parecchio…
  • @diLettieRiletti qual è il tuo genere letterario preferito?

  • Narrativa contemporanea, leggo di tutto, solo la poesia mi è ostica
  •  @stefymas2 Il senso della letteratura per te qual è? #GliAmabiliLibri
  • Difficile da spiegare, per me è il tutto, la letteratura è il mio tutto #GliAmabiliLibri
  • Cosa è per te twitter? #GliAmabiliLibri
  • Possibilità di interagire con persone che hanno la mia stessa passione! Si annulla la distanza e si creano bei rapporti.
  • @mafaldabulli sei mai stata tradita dalle tue stesse emozioni nel fare una recensione?
  • Sì, se è un autore che mi piace tanto mi sento faziosa nel parlare del suo libro, cerco però di essere obiettiva
  • Quali autori presenterete? #GliAmabiliLibri
  • Il 12 Peppe Lanzetta, il 26 Marco Marsullo e ieri ho chiuso per il 9 Marzo Tony Laudadio! #GliAmabiliLibri
  • @mafaldabulli dopo quanto tempo la tua passione ti ha portato ad aprire un Blog?
  •  Il blog è online da luglio 2015, ma leggo da sempre, tendo ad essere pigra altrimenti lo avrei aperto prima @CasaLettori
  • @mafaldabulli ti sei mai demoralizzata?
  • Spesso, quando vedo di vivere in un luogo che con i libri non vuole averci a che fare e c’è poca risposta
  • Il tuo sogno nel cassetto? #GliAmabiliLibri
  • Il mondo dei libri mi affascina, un sogno sarebbe la consulenza editoriale, mai scrittrice comunque. #GliAmabiliLibri
  • Che interazione c’è con gli editori? #GliAmabiliLibri
  • Molti sono davvero disponibili, annullano la distanza con il lettore e lo fa sentire ancora più coinvolto nel progetto libro!
  • Cosa significa essere blogger a Napoli? #GliAmabiliLibri
  • Vivere in una regione in cui si legge poco (ultimi Istat) ma si scrive tanto, una delle tante contraddizioni di Napoli.
  • @luci560 Il libro che ti ha cambiato le prospettive di qualcosa….?
  • “Gomorra” perché l’ho letto a sedici anni e mi ha dato consapevolezza della mia regione, in negativo purtroppo
  • Suggerisci una novità editoriale #GliAmabiliLibri
  • L’ultima famiglia felice di Simone Giorgi, il bot di @Einaudieditore mi ha convinta e devo dire che ci ha preso!
  • @norma1940 Lavorare in una libreria o in una casa editrice.!! Sarebbe meraviglioso.
  • La libreria già la frequento, la casa editrice sarebbe un sogno
  • Da quando frequenti @CasaLettori? Cosa cambieresti? #GliAmabiliLibri
  • Sono dagli inizi e davvero non cambierei nulla! Forse mi piacerebbe ci fossero più dibattiti per approfondire dei temi!
  • @FabrizioMazzero Cita Tre libri che hanno definito la tua formazione umana e culturale.
  • “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello, “1984” di Orwell, “Le intermittenze della morte” di Saramago
  • @mafaldabulli Che consiglio daresti a chi vuole aprire un Blog sulla lettura?
  • Essere onesti, sinceramente io mi definisco lettrice piuttosto che blogger perché racconto le mie letture e basta!
  • @luci560 Un personaggio della letteratura a te caro…?
  •  “Stoner” e credo che molti con me siano d’accordo, personaggio magnifico
  • @CasulaGiuliana Tu ami anche @MdGOfficial ..ami di più i bastardi o Ricciardi 
  • Ricciardi decisamente, anche perché ho iniziato da lui
  • @stefymas2 Una recensione secondo te quali requisiti dovrebbe rispettare per definirsi ben scritta? 
  • Raccontare la trama incuriosendo il lettore, senza dire molto insomma; e poi le proprie impressioni
  • Un altro suggerimento letterario
  • Resto nella mia regione, “I miei genitori non hanno figli” di Marco Marsullo, mi ci sono ritrovata parecchio!
  • Vi invito a visitare il blog di @FrancescaNevis Diamo le coordinate?
  • Eccolo e se avete consigli o proposte fate pure!
  • Con le tweet interviste alle blogger siamo partiti alla grande @stefymas2 e @FrancescaNevis Lettrici attente e sensibili
  • Ci sono delle recensioni che non scriveresti più tornando indietro nel tempo?
  • Recensioni che non scriverei no, libri che non rileggerei… la lista è lunga!
  • Grazie @FrancescaNevis È stato un piacere ospitarti stasera Una tweet intervista molto partecipata Questa è @CasaLettori