Quella domenica in cui mi ritrovai senza libri da leggere!

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Avevo una sensazione stamattina che non mi riuscivo a spiegare. Come quando esci di casa e sembra che ti sei dimenticato qualcosa ma non hai idea di cosa. Alla fine l’ho capito quando ho visto il tempo. Nuvole nere che promettono pioggia e che mi hanno fatto esclamare oggi è la giornata giusta da passare a letto a leggere. Lì ho capito che non ho neanche un libro sul comodino in attesa di lettura. Non capitava non so da quanto tempo. Sono una lettrice ossessiva compulsiva malata di acquisto libri in modalità frenetica. Faccio costantemente ordini su Libraccio e compro libri presso la libreria indipendente del mio paese e se capito a Napoli faccio razzia a Port’alba. Proprio per evitare di trovarmi in situazioni come queste e cioè non avere libri.

Ora le soluzioni sono due. La prima (che non è una soluzione ma una conseguenza di sopravvivenza) è fare subito un ordine su Libraccio. La seconda è che visto che avevo intenzione di leggere magari rileggo qualche libro che ho già letto. Anche se è una cosa che odio, perché alla fine perderò più tempo a decidere cosa rileggere. Tipo, cosa rileggo? Uno che mi è piaciuto poco in modo da dargli una seconda possibilità o uno che mi è piaciuto tantissimo?

Di libri che mi sono piaciuti tanto ce ne sono molti. Potrei rileggere “L’amore è eterno finché non risponde” di Ester Viola, giusto per ridere e piangere per la mia situazione sentimentale che è al pari di quella di Olivia Marni; potrei rileggere “Le ragazze” di Emma Cline che ho avuto la fortuna di leggere in anteprima e sono in modalità ti consiglio questo libro anche se non mi hai chiesto un consiglio.

Potrei rileggere “Cosa pensano le ragazze” di Concita De Gregorio, un libro in cui in ogni storia ho ritrovato un pezzo di me e tutti i giorni quando mi capita di vedere i video delle ragazze (che trovate sul blog di Repubblica.it) mi sento meno sola e più capita perché comprendo che alla fine le paure e le speranze di noi ragazze si somigliano molto. E’ un progetto bellissimo e imperdibile quello che sta portando avanti Concita De Gregorio e il gruppo delle ragazze, vi invito a seguirlo (qui su Twitter).

Potrei rileggere “I miei genitori non hanno figli” di Marco Marsullo, il libro migliore di questo autore, un libro in cui mi sono rivista così tanto che rileggerlo quasi mi infastidisce, oppure “L’ultima famiglia felice” di Simone Giorgi, un libro che fa riflettere molto sulla famiglia di oggi.

Alla fine questo post mi ha dato l’occasione di consigliarvi tanti bellissimi libri che ho letto durante l’ultimo periodo. Ora io vado a leggere (anzi, a rileggere).

I #LuoghiDeiLibri: Vicenza

Vicenza Corso Palladio  Le parlai di Corso Palladio, che attraversava il centro da sud-ovest a nord-est sulla linea dell’antico decumano, e di corso Fogazzaro e contrà Porti, che si contendevano il ruolo dell’antico cardo, suddividendo gli spazi in un reticolato non sempre regolare a causa dei corsi d’acqua che hanno favorito la vita urbana, e talvolta l’hanno minacciata e distrutta. Parlai della Basilica palladiana che custodiva austera la piazza dove signori e poveri si incrociavano nei giorni di festa.

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E anche della Basilica di Monte Berico, che raccoglie tutti i segreti della città nei cuoricini ricamati a punto croce degli ex voto e nelle fiamme delle candele accese da chi sale a chiedere una grazia, come mi ha raccontato zia Erminia.

Palazzo Chiericati

Dovevo attraversare un pezzetto di città per arrivare in contrà Riale: lasciavo il Retrone alle mie spalle e in piazza Matteotti passavo davanti alle colonne candide di Palazzo Chiericati, poi risalivo corso Palladio fino alla severa contrà Porti con gli edifici più preziosi della città, e infine scendevo lungo contrà Riale, verso la scuola “buona” di Vicenza.

*Corso Palladio- Basilica Monte Berico- Palazzo Chiericati- Vicenza

Tratto dal libro “La vita accanto” di Mariapia Veladiano (Einaudi)

Questa citazione la trovate anche sulla mappa di Cityteller

La vita felice| Elena Varvello

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  • Titolo: La vita felice
  • Autrice: Elena Varvello
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 31 Maggio 2016
  • Acquista il libro su GoodBook 

Ponte è un piccolo paese di provincia del nord Italia la cui fonte di reddito per i cittadini era rappresentata dalla fabbrica di cotonificio. Il fallimento e la chiusura di questo portò a un vero e proprio disastro per chi ci lavorava, licenziati all’improvviso a causa di qualcuno che aveva rubato e falsificato i bilanci.

Il padre di Elia, Ettore, era uno tra questi e il licenziamento fu per lui un duro colpo da assorbire. Privato del suo lavoro e della sua dignità di uomo di provvedere alla famiglia Ettore cadde in uno stato di depressione tale da non dormire, di starsene ore ed ore in garage, ad essere scorbutico con moglie e figlio, o meglio ad alternare momenti di euforia a rabbia. Usciva senza rivelare dove andasse, compra un furgone anche se il momento economico della famiglia non è dei migliori e cosa più importante si convince che il licenziamento è opera di un complotto contro di lui, ecco perché passa la maggior parte del suo tempo a scrivere lettere in cui rivela della cospirazione ai suoi danni.

E’ un momento, passerà continua a ripetere la mamma ad Elia preoccupato dal comportamento di suo padre. E’ follemente innamorata di suo marito, sa che si riprenderà, bisogna capirlo e stargli vicino e trovargli un nuovo impiego, così con la mente e le mani occupate tornerà tutto come prima e la vita familiare tornerà felice.

Il rapimento e l’uccisione rimasta irrisolta di un bambino scuote la piccola cittadina.

Elia è seriamente preoccupato per suo padre e si stupisce che per sua madre vada tutto bene. Inizia ad isolarsi da tutti, a scuola è più taciturno del solito, fino al giorno in cui incontra Stefano. Stefano è stato trascinato a Ponte da sua madre. Entrambi stanno a casa del nonno. Stefano in quel posto non vorrebbe starci un minuto di più ma sa che suo padre verrà a prenderlo appena possibile. Sarà per i casini che entrambi vivono con le rispettive famiglie, sarà che si sono trovati e basta che Elia e Stefano legano e diventano amici, passando molto tempo a casa di quest’ultimo dove Elia conoscerà la madre, Anna e i due daranno vita a un rapporto improprio e inappropriato.

E’ in una notte che tutto cambia drasticamente, quando una ragazza che Elia conosce bene viene rapita e abbandonata nei boschi senza ragione precisa. Elia ricorda quella sera trent’anni dopo cercando di cogliere gli eventuali segnali che gli erano sfuggiti e cercando di capire cosa passasse per la testa di suo padre quella notte.

Si può perdonare un padre reo di aver spezzato la felicità di un figlio e aver distrutto la felicità di una famiglia? Bisogna per forza perdonare per andare avanti e non restare ancorati a quel doloroso passato?

La vita felice ti inchioda alla lettura. Riga dopo riga percepisci la tensione, sai che sta per succedere qualcosa e il battito del tuo cuore mentre leggi si adegua alla suspense delle pagine. Un mix vincente e perfetto tra Io non ho paura e Come Dio comanda di Ammaniti, uno stile narrativo breve e conciso, La vita felice è la lettura che non potete e non dovete perdere.

(Questo articolo è presente anche su GoodBook)

I più letti di Luglio!

 

Ora farò una di quelle cose che odio fare, ma siccome il mese di luglio il blog è stato molto, ma molto visitato, davvero vi dico grazie, anzi doppiamente grazie visto che è estate, molti di voi starete in vacanza, o in ferie, e l’ultima cosa che avete in mente è visitare il mio blog (poi se è la prima cosa, siete fantastici).

Il mese di agosto il blog si fermerà, o meglio, ci sarà la recensione che troverete anche sul blog degli amici di GoodBook (non vi svelo il titolo per non rovinarvi l’effetto sorpresa), per le prossimi recensioni ci diamo appuntamento a settembre.

Ecco la attesissima top 10 dei post più letti di luglio 2016!

  1. Serenata senza nome. Maurizio de Giovanni (Einaudi) (E figuratevi se i #deGiovanners non andavano a prendersi la vetta, in pochissimi giorni ha registrato un altissimo numero di click)
  2. L’amore è eterno finché non risponde. Ester Viola (Einaudi) (Anche per il libro d’esordio di Ester tantissimi click, grazie)
  3. Non lavate questo sangue. Concita De Gregorio (Einaudi)
  4. La separazione del maschio. Francesco Piccolo (Einaudi)
  5. La vita accanto. Mariapia Veladiano (Einaudi)
  6. Cosa pensano le ragazze. Concita De Gregorio (Einaudi)
  7. I miei genitori non hanno figli. Marco Marsullo (Einaudi) 
  8. Il tassista di Maradona. Marco Marsullo (Rizzoli)
  9. Benedizione. Kent Haruf (NN Editore)
  10. La femmina nuda. Elena Stancanelli (La Nave di Teseo)

 

Leggete e buone vacanze!

Dieci modi per utilizzare i libri!

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Siete stanchi di leggere su tutte le riviste e blog letterari i dieci consigli di lettura per l’estate? Questo post allora fa al vostro caso. Io e Cristina (qui potete seguirla in tutto il suo splendore) abbiamo ideato un tutorial sui dieci modi di utilizzo dei libri, tutto tranne che leggerli ovviamente.

L’idea è nata dopo che un simpatico idiota (coglio*e va bene lo stesso) ha detto che noi al sud sappiamo leggere solo i pizzini. Credevo che nel 2016 l’associazione sud-mafie fosse superata, insomma anche Salvini ha trovato nuovi nemici e noi terroni adesso gli stiamo pure simpatici. Invece no, ci sono ancora in giro questi simpaticoni (sostituite ancora con la parola sopra), sud-mafie è un evergreen, come il nero che sta bene su tutto, come il film “Mamma ho perso l’aereo” a Natale o le repliche di “Don Matteo” d’estate. L’iter è sempre lo stesso: leggiamo pizzini, parliamo in dialetto, abbiamo portato le mafie al nord e abbiamo il vittimismo che ci scorre nelle vene al posto del sangue.

Caro il mio denigratore (avete imparato con cosa sostituire? E’ facile il termine che inizia con coglio e finisce con ne) se leggiamo solo i pizzini è appurato che sappiamo leggere. Per il dialetto, beh l’Italia se ti sfugge è una nazione con una moltitudine di dialetti, ma ti posso assicurare che se dobbiamo esprimerci in italiano lo sappiamo fare. Se ti riferisci però al mio napoletano non me lo puoi mettere sullo stesso livello di un veneto o un milanese. Parliamo di un dialetto riconosciuto come lingua dal patrimonio dell’Unesco, un dialetto che ha sviluppato una tradizione letteraria, teatrale e musicale parallela a quella italiana. Gli scrittori napoletani però ti assicuro che in italiano sanno scrivere. Abbiamo portato noi le mafie al nord tipo regalo di benvenuto? Cronaca vuole che le mafie le trovi prima nei palazzi e a beneficiarne sono tutti, senza distinzione di regione o classe sociale. Sul vittimismo, non è questione di essere vittima, ma se io parlo di libri e te ne esci con questa ca**ata qualcuno che ti risponda serve.

In ogni caso veniamo alle cose serie e prendete appunti, ecco i dieci modi di usare i libri (tutto tranne che leggerli, non fate gli acculturati che fa caldo)

  1. Per sostenere i tavoli e accendere i caminetti
  2. Al posto della carbonella per una gustosa grigliata
  3. Per arredare gli spazi vuoti della casa
  4. Per fermare le porte
  5. Lanciarli contro qualcuno
  6. Come poggia piedi
  7. Per fare i pesi
  8. Per la postura
  9. Strappare le pagine e fare gli aeroplanini di carta
  10. Castelli di libri al posto dei castelli di sabbia se non andate in vacanza

Diteci in che modo li userete che io e Cristina siamo curiose.

Questo è un post di puro cazzeggio. Strano a dirsi ma noi i libri li leggiamo. Non prendeteci e non prendiamoci sul serio. Buone vacanze. 

Salone del libro… a Milano?

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Se ne parla in questi giorni e sembra che l’idea di far nascere un Salone del Libro a Milano stia prendendo sempre più forma se non arrivare alla realizzazione vera e propria. Il Salone del libro di Milano, MiBook a quanto pare il nome scelto, non deve essere visto come un evento concorrente al già consolidato Salone di Torino ma un evento culturale dedicato a libri, lettori ed editori che trova in Milano il centro e l’inizio visto che si parla di spin-off a Roma e in altre città del Sud (la prima scelta potrebbe ricadere su Bari e poi si va a rotazione).

Questa idea ha fatto storcere il naso a parecchi addetti al settore in primis agli editori. Per tutta risposta infatti Add Editore ha lanciato un appello (qui potete leggerlo e firmarlo) per sostenere il Salone del libro di Torino, appello al quale hanno già aderito tantissimi editori indipendenti del calibro di Edizioni E/O, Sellerio, Fazi e Laterza.

Da lettrice mi chiedo il perché della necessità di fare un Salone del Libro bis, quando un Salone del Libro già c’è e funziona da anni. Tra l’altro per noi del Sud già è dispendioso partecipare a un Salone figuriamoci andare a un secondo. E poi se proprio deve essere, perché Milano e non Roma in modo che sia più equidistante per tutti?

Se proprio c’è da coniare qualcosa, io prenderei l’esempio di BookCity fatto a Milano e lo proporrei in più regioni, soprattutto al Sud in modo che la maggior parte delle regioni possa avere un proprio evento culturale in grado di attirare scrittori e lettori. Un BookCity in contemporanea nelle grandi città italiane come Milano, Roma e Napoli e chi più ne ha più ne metta, una vera festa del libro in giro per l’Italia. Penso alla mia Campania. A parte esempi rari come il Salerno Letteratura e Un’altra Galassia non ci sono festival degni di questo nome capaci di portare gli scrittori ai propri lettori, e in una regione in cui è vero che si legge poco ma che per fortuna si scrive tanto (gli scrittori napoletani apprezzati dal grande pubblico sono tantissimi), è ingiusto e anche imbarazzante.

Insomma staremo a vedere cosa succederà, a noi lettori non resta che attendere.

Mia madre a altre catastrofi| Francesco Abate

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    • Titolo: Mia madre e altre catastrofi
    • Autore: Francesco Abate
    • Editore: Einaudi (Stile Libero)
    • Data di pubblicazione: 1 Marzo 2016

https://www.youtube.com/watch?v=pi9yv_1OzUM

Mio figlio, con tutto il rispetto per me stessa, è un gran figlio di buona donna. Racconta un sacco di balle, ma fra le bugie infila molta verità. Non gli ho mai fatto sconti. Neppure sui diritti d’autore di questo libro. 

La mamma è sempre la mamma. Vero. Di mamma ce n’è una sola. Per fortuna aggiungerei. Avete presente la mamma che sa sempre tutto, che vuole avere sempre l’ultima parola su tutto, che preferisce i figli degli altri a te e che se non righi dritto ha il battipanni pronto all’uso? Sì, ho fatto l’identikit del novantanove per cento delle mamme, però in questo caso parlo della madre dello scrittore Francesco Abate che in questo gioiellino di libro, attraverso una serie di sketch, che avevano riscosso ampio successo sui social, ricostruisce la vita di sua madre.

-Mamma, ma perché non mi dai mai una soddisfazione?

-Lo so io

 

-Mamma non mi avevi mai abbracciato prima d’ora.

-Ecco, bravo, abbracciami e non prendertela a vizio.

Mariella, insegnante di scuola media ieri, insegnante di scuola popolare oggi per immigrati ai quali serve la licenza media, un’amante del mare che non rinuncia a un bagno neanche il 12 di dicembre. Marxista e cristiana, o meglio neocatenumenale e frequentatrice assidua del collettivo femminile.

-Figlio mio, abbi pazienza, non è colpa mia se tuo nonno aveva undici tra fratelli e sorelle e tua nonna altrettanto.

-E noi dobbiamo mettere un fiore e dire una preghiera a tutti?

-E tu, da tutti hai avuto il regalo di matrimonio?

-Mhm, e sì.

-E allora forza, cammina.

All’apparenza cinica, Mariella è stata una donna che ha dovuto affrontare la malattia del marito che l’ha lasciata vedova a soli cinquant’anni e del figlio Francesco, non a caso una sezione del libro è dedicato al tempo passato tra le corsie degli ospedali.

-Grazie, Mà, di un intero articolo ciò che noti è un errore nella didascalia della foto.

-Certo, figlio mio! Cosa credi? La gente ti conta gli errori. Solo quelli, ti conta.

E’ una lettura leggera che tra una battuta e l’altra fa sorridere ed emozionare e, personalmente rivalutare mia madre, che almeno per punirmi non ha mai usato battipanni o panini con margarina e zucchero.

Imperdibili sul canale youtube di Einaudi gli sketch tratti dal libro con Piera Degli Esposti nei panni della madre di Francesco Abate.

 

Autobiografia di una femminista distratta| Laura Lepetit

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    • Titolo: Autobiografia di una femminista distratta
    • Autore: Laura Lepetit
    • Editore: Nottetempo
    • Data di pubblicazione: 4 Marzo 2016

Davanti ai libri mi sento come un cane da tartufi. Li cerco col naso, ne sento l’odore, capto i segnali che mandano e batto il terreno con il muso tra i cespugli.

Ci sono vari modi per raccontare la propria vita. Quello più canonico è quello che rispetta il naturale corso degli eventi, partendo dall’infanzia ed arrivando al momento in cui si sta vivendo. Quello scelto da Laura Lepetit è diverso, una serie di ricordi che maggiormente hanno segnato il suo percorso: la casa editrice La Tartaruga, il circolo delle donne Cicip e la Radio Popolare in primis.

La costante di tutto è l’interesse e l’adesione al femminismo, che lega tutte le esperienze da lei vissute. Dopo un’iniziale esperienza da libraia con la Milano Libri, Laura inizia a frequentare un circolo di donne. Incontri in cui le donne raccontavano senza timori o pregiudizi le proprie emozioni ed esperienze. Sono gli anni in cui i primi accenni di femminismo arrivano dall’America, mentre l’Italia è ancora ferma alla convinzione che la donna debba essere moglie e madre, altro che cercarsi un lavoro. L’idea della casa editrice nasce proprio al circolo e l’intenzione di pubblicare solo donne è conseguente, un catalogo intenzionato a riscoprire autrici trascurate o ignorate da altri editori, un’innovazione e soprattutto qualcosa di nuovo rispetto a tutto ciò che già c’era. La Tartaruga nasce consapevole dell’importanza e della necessità di far incontrare il libro giusto nel momento giusto.

Quante cose interessanti si scoprono leggendo quello che scrivono le donne.

Nel catalogo de La Tartaruga figurano le più grandi scrittrici della letteratura mondiale come Virginia Woolf, Doris Lessing, Alice Munro e Nadine Gordiner, autrici il cui talento è stato riconosciuto da critici e lettori e che sono state adottate anche da altri editori che le hanno inserite tra i loro cataloghi.

Nato nel 1981 a Milano, il circolo Cicip rappresenta un’altra tappa importante nella vita di Laura. Serate che trascorrevano tra incontri, seminari, discussioni e argomenti di vario genere. L’esperienza della Radio Popolare con la trasmissione “Ciao Bella” sempre improntata su libri e autrici, le ha fatto acquisire disinvoltura e sicurezza nel parlare col pubblico.

Zengosaidan è un’espressione Zen per dire: Non pentirti di ciò che hai fatto in passato, non preoccuparti per il futuro e dedicati con tutte le forze a non avere rimpianti.

Quello che traspare da queste pagine è proprio questo, il non rimpianto per quello che non è potuto essere, ma la soddisfazione e la felicità per tutto quello che è stato, una filosofia di vita estremamente positiva da adottare.

Sulla questione scrittura femminile e scrittura maschile si torna sempre a discutere. L’appunto fatto dalla Lepetit sul fatto che alla scrittura maschile manchi l’autenticità che invece appartiene a quella femminile, non mi trovo d’accordo. La differenza tra le due scritture c’è e sarebbe inutile negarlo, come credo ci sia differenza tra la scrittura degli autori contemporanei e del passato, tra scrittori italiani e stranieri ma non credo che nessuno sia migliore rispetto a quella degli altri. Affermare che la scrittura femminile sia più profonda o autentica di quella maschile è errato. Ho letto bravissimi autori che hanno saputo descrivere nei minimi particolari personaggi femminili come ho letto autrici che si sono fermate all’apparenza o ragionato per luoghi comuni nel descrivere personaggi maschili. Da lettrice quello che a me è sempre interessato sono le storie, indipendentemente da chi me le racconta o da chi le pubblica. Sono una lettrice donna che legge maggiormente autori, ma trovo che sia semplicemente un caso.

Sembrava una felicità| Jenny Offill

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    • Titolo: Sembrava una felicità
    • Autore: Jenny Offill
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 19 Marzo 2015

Non voglio sposarmi e non voglio avere figli. Voglio diventare un mostro d’arte, sono troppo in gamba per essere etichettata solo come brava moglie e buona madre. Questo sembrerebbe essere il mantra di questa giovane donna, convinta che probabilmente le due cose non possano coincidere e quindi preferisce mettere se stessa prima di tutto il resto. Mai sottovalutare le conseguenze dell’amore però, perché questo arriva all’improvviso e quasi ci prova gusto a spazzar via tutti i piani che avevi fatto, tutti i progetti che avevi immaginato e gli obiettivi che ti eri prefissata. Nel giro di poco tempo quella donna che non voleva finire come la stragrande maggioranza delle altre si ritrova moglie e madre. Una maternità che aveva cercato dopo un primo aborto, ma che finirà per farla sentire incapace di prendersi cura di sua figlia e soprattutto sempre più sola, impaurita di varcare la soglia di casa sua con quel fagottino che da quando è arrivato dipende in tutto e per tutto da lei. Come se non bastasse anche il suo matrimonio, che all’apparenza aveva solidi basi rispetto a quello degli altri, inizia a vacillare e sgretolarsi dopo il tradimento del marito che ha preferito, come le più classiche delle storie, una ragazza più giovane di sua moglie.

E pensare che aveva messo da parte tutte le sue ambizioni personali per ritrovarsi incastrata in una routine che lei avrebbe detestato con tutte le forze e che non procede neanche per il verso giusto, verso quella felicità per cui tanto aspira. Da una parte bisogna iniziare e capire come si intende procedere, buttare tutto all’aria o salvare il salvabile? La seconda opzione è la scelta più giusta per lei, che nonostante tutto prova a rimettere insieme i cocci del suo matrimonio e capire che direzione far prendere da ora in avanti alla sua vita.

Certo, è una storia già sentita troppe volte. Storia di felicità iniziale, dolore improvviso e finale rinascita con l’affermazione si sé. Cosa rende Sembrava una felicità diverso da tutto ciò in cui ci siamo imbattuti fino ad oggi? La struttura narrativa. Lo stile con cui la Offill racconta la storia di questa donna è innovativo, curioso e ipnotico. I capitoli sono molto brevi e la narrazione è un susseguirsi di citazioni, frasi brevi stile aforismi, pensieri intimi che si alternano a pensieri esterni. Può sembrare caotico o difficile da seguire, ma è un caos apparente che ricalca la condizione in cui versa la nostra mente, un flusso intermittente di pensieri che però trovano facilmente la linea guida narrativa.

Leggi la recensione sul blog Io Leggo-Io Donna del Corriere della Sera

Ruggine| Anna Luisa Pignatelli

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  • Titolo: Ruggine
  • Autore: Anna Luisa Pignatelli
  • Editore: Fazi
  • Data di pubblicazione: 28 Gennaio 2016
  • Acquista il libro su GoodBook 

Per Gina su questa terra non c’erano che il bene e il male, che si affrontavano ogni giorno in una lotta all’ultimo sangue, e uno decide da che parte stare.

Gina di sicuro aveva scelto di stare dalla parte del bene, non perché si prodigasse per gli altri, ma perché dopo una vita di sofferenze e avversità che l’avrebbero portata a scegliere il male come strada più facile, il suo desiderio era quello di arrivare alla fine dei suoi giorni il più in fretta possibile, stanca ormai dei dolori fisici a volte insopportabili e del malessere d’animo che la tormentava.

L’unico per cui valeva la pena ancora vivere era il suo Ferro, un gatto che l’aveva scelta come padrona e che era riuscito a varcare l’ingresso di quella casa e farla diventare sua, mentre Gina, rimasta vedova del Neri da anni e con suo figlio Loriano lontano, dopo una iniziale diffidenza a Ferro ormai lo considerava di famiglia.

Sembra di vederlo Montici, il classico paesino popolato da poche anime, immerso nel passato che non vuole diventare presente e non vuole far spazio al progresso. Abitanti che conoscono tutto di tutti, che passano parte del loro tempo a spiare attraverso le finestre e che hanno come passatempo parlar, male, degli altri. Gina era uno dei bersagli preferiti di questa gente che non si limitava a a chiamarla Ruggine per via del suo attaccamento a Ferro. Ruggine era considerata una strega, una vecchia che si smaltava ancora le unghie, una che fingeva la sua povertà e che in realtà nel corso degli anni aveva accumulato ricchezze grazie ai suoi lavori a maglia.

Quello che non gli perdonavano maggiormente era ciò che tutti sapevano: Gina aveva fatto innamorare di lei suo figlio Loriano. Inconsapevoli di quello che era avvenuto realmente tra le mura domestiche, tutti davano la colpa a Gina che aveva violato il rapporto più puro che possa esistere, quello tra madre e figlio. La memoria aveva fatto sì che dimenticasse i ricordi che non riusciva a sopportare, quasi come una forma di protezione verso se stessa, ma a volte erano lì, pronti a saltar fuori e farle del male. Rivedeva suo figlio Loriano, la sua strafottenza che era venuta fuori poco dopo la scomparsa di suo padre Neri, l’arroganza e soprattutto quella sinistra risata che veniva fuori nei momenti più inopportuni. Loriano aveva sviluppato verso sua madre un rapporto d’attaccamento morboso, che lo aveva portato a perdere ogni tipo d’inibizioni. Fino a quando a bussare alla loro porta erano arrivati gli assistenti sociali e avevano provveduto ad allontanare Loriano e portarlo in una struttura apposita.

Gina pensava di aver sofferto abbastanza, invece tra le cattiverie della gente e quelle del suo padrone di casa che la voleva fuori dalla sua proprietà le sembrava impossibile trascorrere serenamente ciò che le restava da vivere, anzi, altri peccati continuava a scontarli giorno per giorno ritenendosi ormai vittima di una congiura collettiva.

Ruggine è un romanzo emotivamente potente che mostra come i pregiudizi e le chiusure mentali delle persone possano ferire, deridere e umiliare. Raccontato con una prosa raffinata ed elegante e una scrittura d’altri tempi, Ruggine potrebbe inserirsi perfettamente tra i classici da tramandare.

 

(Questo articolo è presente anche sul sito di GoodBook)