#BloggerSquad| Ultimo capitolo!

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La #BloggerSquad© (marchio registrato presso di me) si riunisce per un ultimissimo post in cui poter dire la nostra sui pregi e difetti (scherzo, difetti non ce ne sono) di questo libro che tanto abbiamo amato e tanto abbiamo supportato nelle sue prime settimane.
Ho seguito passo passo L’anno in cui imparai a leggere di Marco Marsullo, Einaudi, manco se lo avessi scritto io. Vedere che si è creata questa onda spontanea di passaparola mi ha reso davvero contenta e aver contribuito seppur in minima parte a tutto ciò che ne è conseguito mi rende anche un poco orgogliosa.
Azzurra, Marzia, Ramona, Stefania e Valentina sono state delle splendide compagne d’avventura. Hanno parlato del libro in maniera splendida sui loro rispettivi blog (che vi invito a visitare), le ho viste caricatissime sui loro profili a consigliarlo a destra e manca, lo hanno fatto proprio e di questo, ripeto, non posso che essere contenta.
Per congedarci vi propongo un nostro piccolo confronto, poche domande, semplici, dirette ed essenziali su questo libro che tanto abbiamo amato e supportato e poi vi prometto che per un po’ smetterò di parlarne (forse).
– Se dovessi usare un solo aggettivo per descrivere “L’anno in cui imparai a leggere” quale sarebbe?
Azzurra: Uno solo? Imperdibile
Francesca: Coinvolgente (e in alcuni punti davvero commovente).
Marzia: Uhm… solo uno?? Questa è cattiveria!! Tenero, direi tenero. (Ma anche autentico, dolcissimo, profondo…  faccio un po’ fatica a rispettare le regole!!).
Ramona: Carezzevole. Tenero. Luminoso. Ah scusa, ma non era un aggettivo
“per volta”? Impossibile solo uno.
Stefania: Avvolgente.
ValentinaTenero. Infatti quello che mi ha trasmesso di più durante la lettura è la tenerezza.
– Il personaggio del libro a cui ti sei più affezionato?
Azzurra: Difficile scegliere, forse Niccolò
Francesca: Andrés. Più che affezionata io mi sono proprio innamorata, sorridevo come una deficiente ad ogni frase spagnola che pronunciava (durante tutto il libro praticamente)
Marzia: Niccolò! Senza dubbi.
Ramona: Niccolò.
StefaniaNiccolò 
Valentina: Forse Andrés, perché era quasi scontato affezionarsi a Niccolò che c’è fin dall’inizio. L’argentino appare inizialmente come elemento di disturbo, uno che sembra quasi fuori luogo, e invece poi ci si affeziona a lui per forza.
– Il personaggio che hai detestato con tutte le tue forze?
Azzurra: Nessuno.
Francesca: SIMONA. Andiamo, ma come diamine si fa a lasciare tuo figlio di quattro anni a uno con cui stai insieme da due mesi? Siamo serie.
Marzia: Sai che direi nessuno?! Non ho detestato nessuno, forse Simona è il personaggio con il quale ho empatizzato meno ma in fondo le sono grata… se non fosse stato per lei non avremmo avuto tra le mano questa storia dolcissima.
Ramona: Simona, ma solo perché, per alcuni versi, non ho condiviso le sue scelte.
Stefania: Nessuno, in ognuno ho trovato qualche lato positivo.
Valentina: Simona è troppo scontato? Simona che per seguire la sua passione molla il figlio di soli quattro anni a uno con cui sta da pochissimo tempo e continua a rimandare il ritorno a casa.
– La frase che più ti è rimasta impressa?
Azzurra: Figli storti lo saremmo stati per sempre. Avremmo dovuto cavarcela da soli. Però, intanto, potevamo farci compagnia.
Francesca: Perché quando ami qualcuno, certe volte, ti arrendi e lasci che sia il tempo a decidere per te.
Marzia: I bambini non sono timidi. Osservano. Guardano i volti, i gesti. Hanno un codice di interpretazione del genere umano diverso da quello degli adulti. Loro non chiedono con la voce, lo fanno con gli occhi.
E agli occhi di un bambino non si può nascondere niente.
Anche se lì per lì sembrano crederti, continueranno a scrutare finché il loro sguardo non si sarà posato sulla verità.
Questa. Questa frase spiega al meglio la capacità di Marco di sintonizzarsi emotivamente sugli altri. È un’abilità molto rara!
Ramona: Di frasi a me care ce ne sono quasi in ogni pagina. Stavolta
scelgo: «I bambini, quando ti regalano un metro, te ne chiedono in
cambio due. A differenza dei cuccioli delle altre specie, non basta
farli giocare e fargli le coccole. Devi dargli ogni cosa, la
leggerezza e l’intensità, la serietà e la sincerità più grande che
puoi. Tutto ciò che non sei mai riuscito neanche a dare a te stesso.»
Stefania: La grammatica dei bambini è un cielo al contrario
ValentinaPerché i figli non sono solo di chi ci mischia dentro il corredo genetico. I figli sono di chi se ne prende cura, di chi scova un ultimo granello di energia per loro, la sera, dopo una giornata infernale. I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, si innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un’altra persona.
– L’autore Marco Marsullo per te è stata una conferma o una scoperta?
Azzurra: Una scoperta.
Francesca: Ogni libro è una conferma.
Marzia: Marsullo è una conferma che ogni volta sorprende un po’ di più.
Ramona: Marco Marsullo per me è una piacevolissima conferma.
Stefania: Marsullo è stata una scoperta che dovrò assolutamente approfondire.
Valentina: Una scoperta, e aggiungo: molto piacevole. Non avevo mai letto niente di suo.
– A chi consiglieresti “L’anno in cui imparai a leggere?”.
Azzurra: Davvero a chiunque. Fa bene al cuore.
Francesca: A tutti quelli che vogliono innamorarsi di una storia fatta di buoni sentimenti.
Marzia: A tutto l’universo! Abbiamo tutti un grande bisogno di storie scritte con il cuore!
Ramona: Consiglierei “L’anno in cui imparai a leggere” ai genitori e ai
figli, a chi vorrebbe essere l’uno e l’altro ma ancora non ci è
riuscito.
Stefania: Consiglio questo libro a chiunque voglia divertirsi ed emozionarsi attraverso una storia genuina.
ValentinaA chi non ama i bambini, ma anche a chi li ama. O semplicemente a chi ha bisogno di un po’ di dolcezza nelle proprie giornate.
PS: per tutti quelli che hanno letto il libro (e so che siete tantissimi) se vi va rispondete anche voi alle domande ché sono curiosa.

Il Salone del Libro 2019 | Giorno due

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Ubiquità. Ecco cosa mi sarebbe servito per il Salone del Libro. Il teoria c’erano degli eventi imperdibili a cui avrei voluto assistere, in pratica c’erano file in ogni dove che quasi mi hanno fatto perdere quelli per cui ero andata fino a Torino.

In primis: Maurizio de Giovanni. Chi mi legge lo sa che ormai sono un’appassionata sfegatata dei libri del giallista napoletano (unico giallista che leggo tra l’altro) e che al Salone del Libro ha letto in anteprima assoluta il primo capitolo dell’ultimo Ricciardi che uscirà a fine giugno (il 25 per l’esattezza).

Prima dell’incontro con de Giovanni ho seguito quello con Diego De Silva e Marco Balzano (#TeamBalzano sempre) che hanno dialogato sul libro di recente uscita di Balzano, Le parole sono importanti. Inutile dire che quando metti insieme due scrittori di quel calibro il risultato non può che essere eccezionale. Diego De Silva ho avuto modo di poterlo apprezzare in più di un’occasione, mentre la sorpresa vera e propria è stata Marco Balzano: mi sono completamente innamorata (me lo sentirete dire spesso in questo post, quindi portate pazienza).

Marco Balzano ha una capacità di raccontare unica, magnetica. Darei un rene per poter assistere a una sua lezione.

In contemporanea si svolgeva l’incontro con Alberto Angela (e qui mi censuro direttamente) di cui ho potuto seguire le ultime battute, ma credetemi, quei cinque minuti sono valsi più di tante ore della mia vita.

Maurizio de Giovanni invece ha tenuto in reading de Le parole di Sara, Rizzoli, con due degli attori più bravi del cinema italiano: Fabrizio Bentivoglio e Mariapia Calzone e come già detto sopra ha deliziato i presenti con una sua chicca.

Questa cosa che a fine incontro facessero uscire tutti dalle sale per poi farli rientrare mi ha dato parecchio i nervi. In pratica ero già nella sala oro per l’incontro con de Giovanni e avrei potuto rimanere seduta al mio posticino per assistere all’incontro con Aboubakar Soumahoro e Nadia Terranova e invece no, fuori e altra fila di mezz’ora.

In pratica si rischiava di fare la fila e non potere assistere all’evento come mi è capitato con quello di Antonio Manzini (ps: ho in lettura il suo Ogni riferimento è puramente casuale, leggetelo che ne vale la pena).

Saltato Manzini ho ripiegato su Marco Malvaldi nell’attesa dell’altro evento che più attendevo: Marco Missiroli e Chiara Valerio (e qui avrei potuto aspettare anche tre giorni il fila).

Come introduce i libri Chiara Valerio nessun altro al mondo: FANTASTICA. Su Marco Missiroli non posso che dire che dal vivo è ancora più figo.

Molte cose che mi capitano nella vita hanno a che fare con i libri o sono legate ad essi. Questa ad esempio è l’esperienza più bella che ho vissuto fino ad oggi e credetemi, sto già facendo il conto alla rovescia per il prossimo anno perché una volta provato il Salone non ne puoi più fare a meno.

Bilanci e propositi | Il mio 2018 in breve

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È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa.

Il Calendario dell’Avvento letterario 2018 #6: partita a tombola con Erri de Luca

La mia casella dell’Avvento Letterario…

Impressions chosen from another time

Questa casella è scritta e aperta da Francesca de Gli amabili libri

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Un fratello e una sorella, la notte della vigilia di Natale in una Napoli che si prepara alla mezzanotte sparando i fuochi d’artificio in grande stile. Ne La doppia vita dei numeri di Erri De Luca, Feltrinelli, una partita a tombola tra i due con l’aggiunta di due invitati speciali, i genitori che non sono più in vita da un po’, ma che riusciranno ad esser presenti e ogni numero estratto sarà il pretesto per ricordare un aneddoto.

Il Natale a Napoli si sa, è ricco di tradizioni che si tramandano di famiglia in famiglia. Il cenone da infinite portate con le donne che gelosamente conservano i trucchi per le proprie ricette, l’arte del presepe che vuoi mettere con l’albero di Natale? Ma non scherziamo proprio, e i giochi da fare per arrivare allo scoccare della mezzanotte delle due…

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Il Calendario dell’Avvento Letterario #4: il presepe napoletano

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Questa casella è scritta e aperta da Francesca di Gli amabili libri

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“Il presepe per noi napoletani è una cosa veramente importante” dice il professore Bellavista (interpretato da Luciano De Crescenzo nel film Così parlò Bellavista) ai suoi ospiti mentre spiega la differenza tra alberisti, e cioè quelli che amano l’albero di Natale e presepisti, quelli che invece fanno il presepe. Il professore continua dicendo che quelli del nord sono alberisti e quelli del sub presepisti. Ogni volta che vedevo questa scena dissentivo. Io sono del sud e sono alberista, mi è sempre piaciuto di più l’albero di Natale, perché sotto l’albero ci sono i regali, sotto al presepe che si sta? Niente. Crescendo però si cambia, così come cambiano anche i gusti e il presepe ha iniziato ad affascinarmi sempre di più al punto che se oggi dovessi schierarmi tra albero e presepe scelgo quest’ultimo, alla faccia delle palline…

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