Lo scarabocchio

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La Nazzareno – ha scritto per la quarta di copertina – racconta con delicatezza un’intera epopea familiare, attraverso la difficoltà di una protagonista in absentia, intima e lieve, che vuole affermare la propria identità sessuale in una Sicilia ancora impreparata al cambiamento (Emanuela Ersilia Abbadessa)

Dopo l’esordio con Il sole in fondo al cuore Cinzia Nazzareno torna con un romanzo delicato e perturbante che non può che promettere bene, una storia coraggiosa sull’identità di genere che partirà dalla Sicilia per arrivare a Roma negli anni ’70. Un viaggio immaginato in un determinato contesto sociale e momento storico pronto a ricreare un contesto bigotto pieno di pregiudizi nei confronti della tanto temuta diversità. 

Ambientata ad Olmo, piccolo borgo siciliano degli anni ’70, la famiglia di Filippo Aletta, compaesano stimato e rispettato da tutti, vive apparentemente felice e decisamente ricca. La tranquillità della famiglia è però rovinata dall’ultimogenito Gianni detto Genny, che con il suo carattere tormentato preoccupa non poco gli altri. Il ragazzo chiede semplicemente di sentirsi libero da quel corpo che lo vorrebbe maschio quando in realtà si sente donna. Per questo motivo il padre lo allontana da casa e lo fa trasferire nella capitale.

cinzia nazzarenoIl libro di Cinzia Nazzareno (nella foto) è uscito non a caso il primo aprile. Restando in tema di scherzi anche Genny potrebbe essere considerato uno scherzo della natura. La scrittrice, con una penna delicata che però non rinuncia a tratti più perversi, muove una forte denuncia nei confronti della società ancorata netta divisione dei sessi e proseguendo con colpi di scena arriva ad un finale struggente.

Il libro Lo scarabocchio è uscito per la casa editrice Bonfirraro e l’editore a proposito di questo libro ha dichiarato parole a dir poco entusiaste affermando che la Nazzareno ci ha sorpreso ancora una volta riconfermandosi grande affabulatrice di storie non facili da raccontare, vivificate dal suo animo delicato di scrittrice e dalla sua grande forza emotiva, caratteristiche che ci colpirono sin dal primo incontro. 

L’Arminuta

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    • Titolo: L’Arminuta
    • Autrice: Donatella Di Pietrantonio
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 14 Febbraio 2017
    • Acquista il libro su Amazon: L’Arminuta

Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenevo.

Ha tredici anni l’Arminuta quando viene riportata dalla sua famiglia d’origine, come un pacco postale che ritorna da chi l’ha spedito o come una merce che difettosa è costretta a ritornare al negozio. Nei tredici anni precedenti a quel giorno è cresciuta con quella che credeva la sua vera famiglia, una madre e un padre amorevole che l’hanno allevata come la principessina di casa. Scoprire che quei genitori non sono i tuoi è un duro colpo da assorbire, peggio è sapere che c’è la tua famiglia naturale che ti reclama. L’Arminuta è quindi costretta a ritornare a casa dalla sua famiglia d’origine. Non ne comprende il motivo per cui deve lasciare sua mamma per tornare a vivere da sua madre e si convince da quei pochi elementi che ha a disposizione che sua mamma sia malata e non vuole farla assistere al calvario che starebbe per affrontare. In effetti sua mamma ultimamente stava spesso male, ma lei era grande e avrebbe potuto assisterla e starle accanto invece di sbarazzarsene.

La famiglia che la riaccoglie le sembra distante anni luce dal suo essere. Non è solo questione d’ignoranza, ma anche di mancanza d’igiene che pervade la casa e i suoi abitanti unito a un senso di inadeguatezza che non l’abbandonerà mai. Quella vergogna di essere associata a loro ed essere considerata parte di quel mondo a cui sentiva di non appartenere non era snobismo nei loro confronti e non era una questione di sentirsi superiore e migliore, ma quell’ambiente retrogrado non era il suo.

Ogni volta che provava a parlare con sua madre di sua mamma quella cambiava discorso. Sua mamma si era resa irrintracciabile salvo poi farle avere tutto ciò di cui aveva bisogno come effetti personali, biancheria e lenzuola nuove e pulite e un letto a castello in modo da non essere più costretta a dividerlo con sua sorella Adriana. Era uscita dalla sua vita ma continuava a seguirla a distanza operando nel dietro le quinte della sua esistenza. La sorella Adriana era la sola a cui si era affezionata, appoggiandosi a lei e sapendo di averla vicina riusciva a non perdere la testa in quell’assurda situazione. Grazie a lei e al fratello Vincenzo con cui aveva instaurato un rapporto controverso.

Difficile era per l’Arminuta vivere come se fosse tutto normale e la forza per andare avanti la ricavava dalla consapevolezza che quella era una situazione temporanea e presto sarebbe ritornata agli agi di casa sua, dalla sua migliore amica e a dividersi tra le sue lezioni di danza e nuoto. Nella sua mente non smetteva nemmeno per un secondo di formulare le varie ipotesi sul perché tutto ciò le stava accadendo e mentre colpevolizzava la mamma ritenendola l’artefice di tutto la giustificava e la perdonava; con lei non riusciva ad arrabbiarsi mai del tutto, era pronta a correrle incontro appena l’avrebbe rivista.

L’empatia che si crea con la protagonista in questo libro è molto forte. Come lei vogliamo capire il perché di questo impensabile gesto, con lei cerchiamo soluzioni e con lei viviamo la disperazione dell’abbandono. La famiglia è la prima certezza che impariamo a conoscere, venuta meno quella viene meno tutta la nostra stabilità. L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!

Vita quotidiana dei bastardi di Pizzofalcone

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Qualche giorno fa Maurizio de Giovanni sulla sua pagina Facebook ha scritto un post in cui si è dovuto scusare o meglio giustificare per l’uscita di questo libro. A chi lo accusava di un’operazione commerciale, spinta senza dubbio dagli ottimi ascolti che la fiction sui Bastardi ha registrato su Rai1, lui ha risposto che tutti i libri sono operazioni commerciali. A questo giro non sono d’accordo con lui. Fare gli scrittori è un mestiere, ci sono scadenze da rispettare e impegni presi da onorare, intorno ai libri ci sono persone che ci lavorano e soldi che girano ma dire che tutti i libri sono operazioni commerciali vuol dire offendere chi per i libri nutre una sete sconfinata. I libri dei cantanti ed attori che si improvvisano scrittori, quelli degli youtubers e affini sono libroidi (come disse la Murgia a proposito dei libri di Fabio Volo); tutti gli altri sono libri con la elle maiuscola. Questo libro è ad esempio un’operazione commerciale e non dobbiamo aver paura di dirlo credendo di offendere qualcuno.

Direte voi: dove vuoi arrivare? E soprattutto perché lo hai letto se lo reputavi un’operazione commerciale e lo dici pure? Primo perché di un libro se ne può parlare male solo dopo non dico averlo letto tutto, ma almeno sfogliato in parte, perché parlare (bene o male) di argomenti che non si conoscono è poco corretto. Secondo la cosa che mi ha convinto a leggerlo è il nome dello scrittore che è un marchio divenuto garanzia. Maurizio de Giovanni sa scrivere, altrimenti non si spiegherebbe il notevole (enorme, strabiliante) successo che ha da svariati anni. Non è mai banale, non è mai ripetitivo e soprattutto mette la passione in tutto quello che fa, una passione che emerge anche da poche righe e che ti fa precipitare in libreria appena esce un suo nuovo libro.

Venendo a questo, ve lo dico: si legge in pochissimo tempo. E’ per lo più un libro fotografico fatto di materiale di set e backstage durante i mesi della lavorazione della serie TV. E’ un libro che ci offre uno sguardo in più sulla vita dei protagonisti che abbiamo conosciuto nella serie. Nei Bastardi si sente forte più che mai la coralità, tutti i personaggi hanno una vita, un trascorso che stiamo assaporando poco per volta e che l’autore ci porta a conoscere meglio in queste pagine. Vi siete mai chiesti da dove derivi la rabbia incontrollabile di Romano? E la fissazione per i suicidi di Pisanelli? Non vi siete mai domandati cosa significhi vivere con un segreto inconfessabile come quello di Alex o quali siano i veri pensieri di Ottavia, la calma fatta persona che al suo interno ha un inferno? Ecco qui i Bastardi non hanno nessuna indagine da portare a termine, vogliono solo farsi conoscere di più, diamogliela questa opportunità.

Pelle di donna

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  • Titolo: Pelle di donna
  • Autore: Alina Rizzi
  • Editore: Bonfirraro

Pelle di donna è un’antologia composta da diciotto racconti con protagoniste delle donne. Il filo conduttore di questi racconti è rappresentato dalle violenze, fisiche e psicologiche, che queste donne hanno dovuto affrontare nella loro vita. C’è un punto comune in tutti questi racconti ossia l’illusione di aver trovato l’amore della loro vita, il perfetto fidanzato o l’ideale marito, ma all’improvviso quello che era per loro il principe azzurro si è trasformato nel loro incubo ad occhi aperti.

Sono le donne a prendere la parola in questi racconti, l’autrice ha solo riportato fedelmente le loro terribili esperienze e riportarle nero su bianco: come giornalista e come donna mi sono semplicemente messa in ascolto, con empatia e profondo rispetto, cercando di restituire a questi vissuti la dignità che meritano, portandoli alla luce del foglio bianco. Sono storie atroci ma in un certo senso a buon fine, perché tutte queste donne sono riuscite a superare il buio delle violenze e ritrovare la forza di andare avanti. Certo, fa uno strano effetto dire che sono storie che terminano bene perché l’inferno che hanno passato di certo non lo si può mettere alle spalle e dimenticarlo, ma ti lascia quel genere di cicatrice che resta indelebile sulla pelle.

Tra le testimonianze spicca quella di Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata dal suo ex fidanzato diventata ormai simbolo della lotta al femminicidio e alla violenza sulle donne. Il suo coraggio non solo nel raccontare la sua esperienza, ma anche su come ha affrontato il duro percorso di riabilitazione e l’impegno che ha assunto ad esortare le vittime di violenza a denunciare il proprio carnefice e riprendere in mano la loro vita prima che sia troppo tardi: chiunque nella vita affronta momenti duri non deve mai perdere il desiderio di vivere perché la vita vale sempre la pena di essere vissuta. 

Per concludere Pelle di donna oltre ad offrire una serie di testimonianze toccanti è un libro fondamentale che riporta l’attenzione su un tema su cui non bisogna mai abbassare l’attenzione.

I Bastardi di Pizzofalcone (serie TV)

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La prima stagione de I Bastardi di Pizzofalcone ha ieri sera chiuso i battenti e per noi aficionados lettori è arrivato il momento di fare un bilancio ed esprimere il nostro parere su questa serie TV che stavamo aspettando con la stessa impazienza con cui si attende l’apertura dei negozi quando ci sono i saldi.

Insomma: piaciuta o non piaciuta? Soddisfatti o delusi?

Parto da una cosa fondamentale: le uniche serie TV che per me meritano di esistere sono quelle americane. Sono capace di iniziare per la millesima volta Grey’s Anatomy ma non riesco a vedere neanche un intero episodio di Don Matteo e affini (anche perché andiamo, possibile che i carabinieri non riescano da soli in dieci stagioni a risolvere un delitto senza l’aiuto del prete in bicicletta? E possibile mai che tutti gli assassini vedendo Don Matteo si pentano e quasi lo ringrazino invece di dire prete se ti facevi gli affari tuoi ora io non finivo in prigione?). Per i bastardi e per de Giovanni l’eccezione può e deve essere fatta e quindi ho seguito tutte e sei le puntate, dall’inizio alla fine (okay forse negli ultimi dieci minuti di qualcuna mi sono già addormentata).

Giudizio? Promossi ma rimandati a settembre.

Purtroppo quando c’è la trasposizione cinematografica o come in questo caso televisiva di un libro molte cose vengono cambiate e tolte per questioni di ritmo o perché giudicate ininfluenti. Noi lettori però ci teniamo molto che ogni passaggio sia ben raccontato e che i protagonisti siano ben delineati così come abbiamo imparato a conoscerli attraverso i libri. Il Lojacono di Gassman rispecchia molto quello dei libri, ma noi lettori sappiamo che questa sua voglia di riscatto non c’è mai stata e non ha mai voluto denunciare chi lo avrebbe incastrato dicendo che passava le informazioni alla mafia. Per non parlare del rapporto con le due donne, Letizia e la Piras che nei libri sono molto diversi e che invece qui per far affezionare subito il pubblico ad una coppia lo hanno già fatto nascere. Che Alex fosse lesbica noi lettori lo veniamo a sapere molto più avanti ed Alex è molto più tormentata nei confronti di questi sentimenti che ha sempre cercato di reprimere; anche in questo caso il rapporto con la Martone subito ci è stato servito. L’ossessione di Pisanelli per gli strani casi di suicidi è stata messa più a margine del racconto, mentre l’impetuosità di Romano è stata molto caricata. Il personaggio che ha centrato in tutto e per tutto le aspettative è stato quello di Aragona, come lo abbiamo conosciuto nei romanzi così ce lo siamo ritrovato sugli schermi televisivi. Sulla Piras/Crescentini dico solo che fin dall’inizio non ero convinta che riuscisse a vestire i panni del PM e non ho cambiato idea neanche mezzo secondo: il personaggio meno riuscito e più mal interpretato in tutta la serie tv.

Ultime note a margine: uno perché cambiare la sequenza dei romanzi e trasmettere prima Gelo e poi Buio? E due, perché e davvero mi chiedo perché nell’ultima puntata di ieri sera hanno voluto per forza creare un happy ending che nel romanzo non c’è? Il finale di Buio è un finale aperto; alcuni lettori dicono che il bambino sia morto, altri che i rapitori lo abbiano portato con sé. Fatto sta che il libro si chiude con il fatto che del bambino non si ha più traccia e non di certo con il bambino sano e salvo che se ne sta tranquillamente a festeggiare il capodanno in piazza con i suoi aguzzini (che dico io, voi due avete rapito un bimbo e ve lo portate in piazza in mezzo a una marea di persone che potrebbero riconoscervi?).

Dopo il successo di questa prima stagione si parla già di una seconda: facciamo meglio!

I libri più belli letti nel 2016

Quali sono stati i libri più belli che ho letto in questo 2016? E’ presto detto. Devo dire che è stato difficile scegliere i più belli, perché quest’anno non posso lamentarmi delle letture fatte. Togliendo pochi titoli che avrei potuto anche non leggere il resto delle letture si sono rivelate interessanti e molte di quelle fatte davvero bellissime. Ho letto molte novità (poche se paragonate a ciò che mensilmente viene pubblicato) e ho scoperto autori come Manuel Puig, Rodolfo Walsh e Reinaldo Arenas (i primi due scoperti grazie a Paolo Piccirillo e l’ultimo grazie ad Alessio Arena); ho letto libri di molti autori esordienti che non vedo l’ora di vedersi cimentare col fatidico secondo libro e qualche lettura che rimandavo da anni e che finalmente ho tolto dalla lista dei libri da leggere. Ho scelto 13 libri che per me sono stati i più belli (ci sarebbe qualche altro titolo ma un limite me lo dovevo pur dare e lo so che generalmente se ne scelgono dieci ma io ne ho scelti tre in più, problemi?).

Madame e Messieurs, Ladies and Gentleman basta chiacchiere ed ecco i titoli.

Perché si parla di sindrome di down senza pietà, senza ipocrisia e senza buonismo. Perché l’autore ha solo diciannove anni ed ha saputo scrivere una bellissima e toccante storia facendo apparire normale la diversità. Alla fine, cosa vuol dire essere diverso? E diverso da chi soprattutto?

Perché è uno di quei rari casi in cui la definizione caso editoriale ci ha preso in pieno. Di questo libro si è parlato tanto prima che uscisse e tutti gli elogi che gli sono stati fatti avrebbero potuto far pensare a un successo costruito a tavolino (vero Baricco?). Invece questo libro non è un successo solo all’apparenza che sotto sotto non ha niente di interessante, anzi, è eccezionale come pochi e non avete scuse per non leggerlo.

Questo è un libro che non mi stancherò mai di consigliare e definire necessario come molti hanno già detto. Necessario perché sposta l’attenzione sull’altro e rende protagonista quell’altro che dall’oggi al domani molti hanno deciso che doveva essere il nostro nemico e la causa dei nostri problemi. E poi Melania Mazzucco è veramente bravissima.

Perché è una storia malinconica scritta con una penna elegante e raffinata che non sempre si trova in letteratura oggi. Perché è un libro che mostra dove possono arrivare la cattiveria umana, i pregiudizi, le maldicenze e le malelingue altrui. Perché è un libro destinato a diventare un classico.

Perché le sciagure sentimentali toccano tutti: belli e brutti, ricchi e poveri. Perché con apparente ironia Ester Viola ci mostra come sono diventate (o degenerate) le storie d’amore di oggi: relazioni 2.0. Perché è un libro che segna l’esordio di un’autrice che ormai è tra le mie preferite e che mi porta a fare due domande: dove è stata finora e a quando il prossimo libro?

Perché sono una sfegatata deGiovanners e non potevo non mettere nella lista un libro del Maestro che può vantare un fan club che certi cantanti e attori se lo sognano la notte. E se devo spiegarvi chi è il protagonista, il commissario Ricciardi che con questo arriva a ben nove libri a lui dedicati, state messi male. Ricciardi si conosce, si legge e si ama.

Perché se volete un libro che vi incolli alla lettura e vi faccia desiderare di tornare a casa il prima possibile per leggerlo questo è quello giusto. Perché è un libro che vi porta a chiedere: si può essere felici nonostante tutto? Nonostante le ferite inferte dalle persone che più ami e che fanno parte della tua vita e che sono le ultime che dovrebbero deludervi e farvi soffrire?

Perché il libro è solo una parte del progetto che da quasi un anno l’autrice porta avanti insieme ad un team di ragazze. Quotidianamente si prende il compito di domandare alle ragazze cosa pensano effettivamente. I video (che trovate su Repubblica.it) ve li consiglio perché vi fanno sentire meno sole nel momento in cui nei sogni, nelle paure, nelle speranze, nei dubbi, insomma nelle risposte delle altre ragazze ritroviamo noi stesse.

Perché Gemma Ranieri è un personaggio a cui vi affezionerete fin dalle prime pagine (è un personaggio che tornerà a farci compagnia molto presto). Perché Stefania Divertito è riuscita nell’intento di unire fiction a temi sociali importanti; in questo caso riporta all’attenzione la questione amianto.

Perché è uno di quei casi in cui la parola capolavoro può essere usata senza sembrare esagerati. Perché Manuel Puig, grandissimo autore latino americano, racconta una storia bellissima ed emozionante con uno stile unico e ci trascina con forza tra il Brasile e l’Argentina.

Perché Palomas, che potrei definire l’Almodovar della narrativa spagnola, è diventato nel giro di pochi libri uno dei miei autori preferiti e questo è il suo più bello. Prendete l’ultimo dell’anno, la famiglia che si riunisce e i botti che scoppieranno non saranno solo quelli attesi per la mezzanotte.

Perché leggere questo libro? Perché da quando l’Isis ha iniziato ad essere sulla bocca di tutti, tutti hanno iniziato ad ergersi ad esperti della fede musulmana. In questo libro l’autrice parla con coscienza della sua religione e racconta cosa vuol dire essere una donna musulmana che vive negli stati africani.

Perché è un racconto, ma potrebbe essere un testo teatrale. Perché a tratti si ride, si riflette e perché no, ci si arrabbia. Perché Antonella Cilento è bravissima e questo libro è una conferma del suo talento.

 

 

Orfanzia

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    • Titolo: Orfanzia
    • Autore: Athos Zontini
    • Editore: Bompiani
    • Data di pubblicazione: 15 Settembre 2016
    • Acquista il libro su Amazon: Orfanzia

Orfanzia significa privo d’infanzia. Il protagonista è un bambino che dall’infanzia rifugge e al tempo stesso la blocca per poterci stare in eterno. La questione non si può semplicemente spiegare con il non voler crescere, ma piuttosto è non poter crescere se si vuole restare vivi. Arrivati a un certo punto i genitori mangiano i loro figli. Lui che ne è consapevole è più furbo di tutti gli altri bambini che non conoscono questa verità ed ha trovato il metodo per far sì che ciò non avvenga: smette di mangiare. Il ragionamento appare logico: se smetto di mangiare non divento un bambino invitante agli occhi dei miei genitori che non proveranno il desiderio di mangiare un corpo dove alle ossa non è attaccata neanche un po’ di carne.

I pranzi e le cene sono diventate delle vere e proprie guerre con una madre che è disposta a cucinare tutto quello che potrebbe piacere al figlio e un padre esaurito dalla situazione e dal vedere un figlio debole. Il tutto si risolve puntualmente con delle liti tra i due genitori dove il marito accusa la moglie di essere troppo apprensiva e lei che lo incrimina del contrario. In effetti anche il pediatra ha detto di non preoccuparsi eccessivamente, il bambino deve solo stancarsi e la fame arriverà da sola.

Se deve stancarsi, correre e stare all’aria aperta le vacanze estive non possono che essere ottimali allo scopo. La soluzione la trova Maria, la fruttivendola dell’isola, che suggerisce alla madre di lasciare il ragazzino in compagnia di suo figlio Lucio, un vero e proprio pestifero. Per entrambi i bambini l’idea non è entusiasmante ma i grandi hanno così deciso. Se inizialmente Lucio poco sopporta la compagnia dell’altro e lo obbliga a mangiare con la forza (cibo che lui è abituato a rigettare in un secondo momento) col tempo i due diventano complici e correndo, giocando, insomma vivendo il senso di fame effettivamente arriva. Il bambino inizia a liberarsi dalla violenza che celava internamente e riversandola sblocca la situazione; il suo ingresso nel mondo adulto avviene grazie alla violenza che genera e riversa sugli altri. Inizia ad aver fame, inizia a mangiare e inizia a voler mangiare, perché il bambino che è all’interno del suo corpo si è svegliato e reclama la sua parte di cibo e lui fatica a tenerlo a bada.

Se la madre è stupita di fronte a quello che considera un vero e proprio miracolo, il padre non è contento di vedere suo figlio in compagnia di Lucio e decide che per quell’anno le vacanze possono chiudersi con qualche giorno d’anticipo. Tornati a casa la situazione sembra essere tornata come prima, almeno per la madre che vede suo figlio nuovamente deperito. Lui invece continua a combattere con il suo io interiore e cerca di reprimere la fame. Come se non bastasse a scuola viene preso di mira da altri ragazzini che non si limitano a prenderlo in giro solo a parole. Inaspettatamente sarà suo padre ad accorgersi di ciò che gli sta accadendo e farà capire una volta per tutte al figlio il perché loro vogliono che lui mangi: se mangi cresci e potrai difenderti da solo.

Se il tema principale sembra essere quello del rapporto con il cibo e le sue conseguenze malsane come anoressia e bulimia, il libro tocca molteplici temi. Il rapporto genitori-figli con genitori iperprotettivi e figli che non si sentono capiti, il rifiuto di passare dall’infanzia all’adolescenza, la solitudine e l’alienazione che il ragazzino preferisce alla compagnia dei suoi coetanei e soprattutto i danni che i genitori possono fare sui propri figli quando gli stanno troppo addosso. Temi che formano una perfetta cornice per un romanzo a detta dell’autore di non-formazione.

Storia umana della matematica

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    • Titolo: Storia umana della matematica
    • Autrice: Chiara Valerio
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 6 Settembre 2016
    • Acquista il libro su Amazon: Storia umana della matematica

Se la letteratura nasce quando qualcuno urla al lupo e il lupo non c’è, e la fisica comincia quando qualcuno capisce come accendere il fuoco strofinando le pietre, quando nasce la matematica? La matematica nasce perché gli essere umani sono impazienti, hanno bisogno di segnare il tempo, un prima e un dopo.

Parto da una cosa non proprio scontata: a me piace la matematica. Dico che non è scontata perché in tutti gli anni scolastici non ho mai trovato nessuno che affermasse che la matematica gli piacesse. La matematica è da sempre vista come la nemica, è la materia che si fa giusto perché c’è. Non ha il fascino di una lezione di arte, l’interesse della filosofia e della letteratura. La matematica è considerata fredda e distante con tutti quei numeri e quelle formule che si fanno meccanicamente senza comprendere effettivamente il significato. Di solito il professore ci illustrava il procedimento che aveva portato alla formula ma ci ha sempre detto tranquilli non dovete studiarlo o saperlo, l’importante è la formula, quindi figuratevi se uno si azzardava a fare qualche compito extra.

Personalmente la matematica l’ho sempre trovata affascinante. Tutto è spinto dalla logica e dal ragionamento, niente spazio alle opinioni personali. Se 2+2 fa 4 non posso arrivare io e dire non so oggi mi sento che 2+2 fa 6. 

A dispetto della freddezza con cui siamo soliti definire la matematica, la Valerio in questo libro ci fa capire invece che non lo è, anzi, la matematica è la materia che più di ogni altra spinge all’immaginazione. Abbiamo perso ore delle nostre giornate a fare calcoli per stabilire aria e perimetro di triangoli, rettangoli e ogni poligono esistente senza mai considerare che quelle figure bidimensionali non esistono in natura, perché prive della terza dimensione quale lo spessore, e quindi siamo noi a ricrearle nella nostra testa. L’uomo ha inventato i numeri per dare forma al tempo, ma anche il tempo è un concetto astratto e inafferrabile. Se pensiamo che Sant’Agostino aveva definito il tempo come la somma del passato, presente e futuro con il passato che non è più, il futuro che non è ancora e il presente che è un futuro in attesa di diventare passato. Attraverso i numeri siamo in grado di stabilire un prima e un dopo e ci siamo affidati alla matematica per dare forma a ciò che forma non ha.

Storia umana della matematica è un’antologia contenente la storia di sei matematici rivoluzionari che hanno dato con il loro studio contributi fondamentali alla matematica. Matematici come Farkas e Janos Bolyai, Norbert Wiener considerato il padre della cibernetica moderna e l’italiano Mauro Picone. Il tutto ben alternato con il rapporto personale che l’autrice ha avuto con la materia e non poteva quindi non concludere con un capitolo a lei dedicato.

E’ questo esercizio d’immaginzione che ci fa e ci fa rimanere umani e quindi, in fondo, poco importa che tutto quello di cui Euclide parla non esista, se siamo qui.

A spasso per Montedidio

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D’estate con mamma andavamo fuori dal cancello per aspettare la sua uscita dal turno. Non si sapeva se finiva in orario o se gli toccavano altre ore. Stavo là fuori, guardavo la gente sul molo Beverello salire sui battelli bianchi della Span… Passeggiavamo fino a Mergellina passando per Santa Lucia (nella foto), mi comprava un tarallo di Castellammare. Mamma gli dava il braccio, io stavo dall’altra parte dentro la sua mano aperta. La gente si scansava per non disturbare la nostra formazione. A Napoli si porta rispetto alle famiglie, due che s’incrociano si salutano.

7059f7b5_original“Ci avviammo a Sud, scendendo nell’Italia lunga in mezzo al mare, così bella che è peccato che finisce, non arriva lontano. Cerchiamo di imbarcarci per la terra scritta nei nostri libri santi, siamo senza passaporto, senza diritti, siamo dei vivi rifiutati dalla morte. Ho un cattivo pensiero: ‘Tièntelo il tuo monte, tieniti gli inglesi a Gerusalemme, pigliati quello per popolo’. Così lui ci ripensa, leva gli inglesi e a me dà un castigo sotto la specie della presa in giro: monte di Dio, sì, ma a Napoli. E’ vero che qui sanno rifare tale e quali i mobili antichi, gli orologi di lusso e i pacchetti di sigarette americane, ma rifare il monte di Dio è troppa imitazione, quello sta solo a Gerusalemme. Qui in cima alla salita dove si vede il mare e la gobba del vulcano ci può stare una terrazza panoramica, non lo sgabello dei piedi di Dio. E invece hanno voluto chiamare questa collina Montedidio (nella foto) e già che c’erano, quella vicina la vanno a chiamare Montecalvario, e così fa due.”

mergellina-napoli-bigIl pomeriggio è libero, dico a Maria di andare insieme a piedi a Mergellina (nella foto) dove c’è il molo allungato sul mare e in fondo al molo c’è un faro e la scogliera, dove uno può stare all’aperto ma senza la città intorno. Voglio andare lì perché le case, le strade smettono tutt’insieme e d’improvviso non c’è più Napoli.

*Tratto da Montedidio di Erri De Luca, Feltrinelli

Quella domenica in cui mi ritrovai senza libri da leggere!

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Avevo una sensazione stamattina che non mi riuscivo a spiegare. Come quando esci di casa e sembra che ti sei dimenticato qualcosa ma non hai idea di cosa. Alla fine l’ho capito quando ho visto il tempo. Nuvole nere che promettono pioggia e che mi hanno fatto esclamare oggi è la giornata giusta da passare a letto a leggere. Lì ho capito che non ho neanche un libro sul comodino in attesa di lettura. Non capitava non so da quanto tempo. Sono una lettrice ossessiva compulsiva malata di acquisto libri in modalità frenetica. Faccio costantemente ordini su Libraccio e compro libri presso la libreria indipendente del mio paese e se capito a Napoli faccio razzia a Port’alba. Proprio per evitare di trovarmi in situazioni come queste e cioè non avere libri.

Ora le soluzioni sono due. La prima (che non è una soluzione ma una conseguenza di sopravvivenza) è fare subito un ordine su Libraccio. La seconda è che visto che avevo intenzione di leggere magari rileggo qualche libro che ho già letto. Anche se è una cosa che odio, perché alla fine perderò più tempo a decidere cosa rileggere. Tipo, cosa rileggo? Uno che mi è piaciuto poco in modo da dargli una seconda possibilità o uno che mi è piaciuto tantissimo?

Di libri che mi sono piaciuti tanto ce ne sono molti. Potrei rileggere “L’amore è eterno finché non risponde” di Ester Viola, giusto per ridere e piangere per la mia situazione sentimentale che è al pari di quella di Olivia Marni; potrei rileggere “Le ragazze” di Emma Cline che ho avuto la fortuna di leggere in anteprima e sono in modalità ti consiglio questo libro anche se non mi hai chiesto un consiglio.

Potrei rileggere “Cosa pensano le ragazze” di Concita De Gregorio, un libro in cui in ogni storia ho ritrovato un pezzo di me e tutti i giorni quando mi capita di vedere i video delle ragazze (che trovate sul blog di Repubblica.it) mi sento meno sola e più capita perché comprendo che alla fine le paure e le speranze di noi ragazze si somigliano molto. E’ un progetto bellissimo e imperdibile quello che sta portando avanti Concita De Gregorio e il gruppo delle ragazze, vi invito a seguirlo (qui su Twitter).

Potrei rileggere “I miei genitori non hanno figli” di Marco Marsullo, il libro migliore di questo autore, un libro in cui mi sono rivista così tanto che rileggerlo quasi mi infastidisce, oppure “L’ultima famiglia felice” di Simone Giorgi, un libro che fa riflettere molto sulla famiglia di oggi.

Alla fine questo post mi ha dato l’occasione di consigliarvi tanti bellissimi libri che ho letto durante l’ultimo periodo. Ora io vado a leggere (anzi, a rileggere).