Settembre, finalmente| Ricominciamo?

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Settembre, finalmente.

Quando ero più piccola, anzi che dico, fino all’ultimo anno di liceo, temevo settembre e già il 16 agosto entravo in una fase di agonia causata dall’imminente ritorno a scuola. Presto sarebbero finite le serate per strada fino a notte fonda, l’alzarsi tardi la mattina e l’ozio puro, quello che non ti fa sentire in colpa se te ne stai stravaccata sul divano in un completo dolce far niente.

Si cresce, si cambia e col tempo ho iniziato a non sopportare l’estate e agosto nello specifico. Il caldo, il paesello che si svuota (sì che poi durante l’anno non è tutta sta botta di vita), la calma piatta: tutto questo non fa per me. Preferisco le giornate piene, quelle con orari sballati, pranzi saltati a causa di impegni dell’ultimo minuto. L’unico aspetto positivo di questo mese che proprio non voleva passare come un’infinita domenica pomeriggio, è stato leggere, leggere e leggere.

Dopo un luglio caldissimo che mi ha prosciugato le forze e che mi ha fatto leggere pochissimo, agosto è stato più proficuo e ne ho approfittato per recuperare qualche titolo che speravo di leggere da un po’ e mi sono rimessa in pari (in parte, perché la pila è sempre alta) con le tanto famigerate nuove uscite.

Di queste letture avrò modo di raccontarvi dettagliatamente in appositi post, ora ne approfitto per qualche considerazione sui due classici che mi hanno tenuto compagnia nelle scorse settimane.

In più di un’occasione ho detto che tra me e i classici c’è qualche problema. Quale? Li temo. Ora mi direte voi, come è possibile? Si possono mai temere dei libri? E perché poi solo i classici? Temere è un termine forte, me ne rendo conto, ma è quello che al momento descrive il mio rapporto con i capisaldi della letteratura. Se guardo alle mie letture fatte fino ad oggi, noto che ci sono pochissimi classici e quelli presenti sono più classici della letteratura recente (Luigi Pirandello, Gabriel Garcia Marquez, Giovanni Verga, George Orwell giusto per fare qualche nome).

Quando mi viene proposto un classico, tendo sempre a declinare. La mia paura è di non capirlo, le percepisco sempre come storie più grandi di me. Quante cose sciocche sta dicendo questa lettrice che si atteggia a blogger, starete pensando, ma è vero, perché nessuno dovrebbe mai aver paura dei libri, mi direte.

Fatto sta che Delitto e Castigo mi aspetta da anni in libreria (l’ho iniziato tre volte e tre volte l’ho interrotto), Don Chisciotte della Mancia era il mio classico dello scorso anno e l’ho messo via dopo le prime trenta pagine. Sul mio Kindle ci sono I tre moschettieri, Madame Bovary e Oliver Twist, che non sono stati aperti neanche per sbaglio.

Forse però quest’estate qualcosa si è smossa. Mi sono imbattuta in Jane Eyre. Pensavo, ecco, l’abbandonerò dopo le prime cinquanta pagine, me lo sento. E invece l’ho iniziato, mi è piaciuto, l’ho continuato e l’ho finito. Presa da questa euforia sono passata a Cime Tempestose: innamorata. Della storia, dell’ambientazione, dei personaggi un po’ meno, perché mi stavano sulle scatole tanto quanto Holden, ma il punto è un altro: l’ho letto.

Ora che è arrivato settembre e rientrerò nel turbine delle nuove uscite editoriali, recuperare qualche altro classico sarà difficile, ma non impossibile: perché non ho più paura dei classici.

*Bentrovati lettori, raccontatemi le vostre letture estive, se vi va.

 

Lessico famigliare| Natalia Ginzburg

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      • Titolo: Lessico famigliare
      • Autrice: Natalia Ginzburg
      • Editore: Einaudi
      • Data di pubblicazione: 1963
      • Acquista il libro su Amazon: Lessico famigliare

Lessico Famigliare è un libro di memorie. Tuttavia io stessa vi sono ben poco presente: è piuttosto la storia della mia famiglia.

Il lessico famigliare di cui parla l’autrice sono quelle espressioni tipiche della sua famiglia, una sorta di distintivo di appartenenza al gruppo, frasi che una volta pronunciate facevano sentire subito a casa e che riportavano a galla innumerevoli ricordi. E’ infatti attraverso i ricordi che si muove tutta la narrazione e che in quanto tali sono labili, tuttavia permettono in ugual misura di costruire un romanzo con una solida struttura, fatta di frasi immediate e brevi descrizioni.

Oltre ad essere un romanzo che racconta la famiglia dell’autrice, i Levi, Lessico Famigliare offre anche uno spaccato di storia recente, quella del primo dopoguerra, verso gli anni trenta quando in Italia il fascismo stava prendendo sempre più potere ed affermazione. La famiglia Levi in quanto ebrea è coinvolta in prima persona, infatti molti componenti della famiglia di Natalia vengono incarcerati e condannati, anche se loro le condanne le vivevano come medaglie al valore e non di certo come fonte d’imbarazzo. Il marito di Natalia, Leone Ginzburg (da cui la scrittrice erediterà il cognome che terrà anche dopo le seconde nozze) oltre ad essere arrestato verrà anche mandato al confine, dove la moglie deciderà di seguirlo con i bambini, e morirà in seguito alle torture fisiche che subirà in carcere.

Tornando alla storia principale, con naturalezza e semplicità l’autrice racconta la storia della sua famiglia, le sue varie separazioni, i lutti, i problemi che hanno dovuto affrontare come condanne ed incarcerazioni. La Ginzburg rende partecipe il lettore di tutte le persone che abitualmente frequentavano casa Levi, personalità di spicco come Adriano Olivetti (marito della sorella di Natalia), Vittorio Foa, Felice Balbo e Cesare Pavese. Natalia racconta inoltre la nascita della casa editrice di Giulio Einaudi, alla cui formazione iniziale aveva contribuito in maniera fondamentale suo marito Leone e poi Cesare Pavese, il cui carattere inquieto non era sfuggito a Natalia.

Lessico Famigliare è un libro autobiografico ma non deve essere classificato come una biografia, piuttosto come un libro di memorie; le memorie che l’autrice ha della sua famiglia e che ha voluto raccontare. Come lei stessa ha più volte dichiarato Lessico Famigliare era un libro pensato fin da bambina, quando vedendo la sua famiglia pensava che tutto ciò che veniva detto o accadeva fra le quattro mura doveva essere raccontato; non a caso l’autrice si sente poco, è più regista che attrice principale: non so se sia il migliore dei miei libri, ma certo è il solo libro che io abbia scritto in stato di assoluta libertà. 

Sostiene Pereira| Antonio Tabucchi

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    • Titolo: Sostiene Pereira
    • Autore: Antonio Tabucchi
    • Editore: Feltrinelli
    • Data di pubblicazione: 1994 (prima edizione)

Lisbona 1938. Pereira è un giornalista di una pagina culturale del Lisboa rimasto vedovo dopo che la moglie è morta in seguito alla tubercolosi. L’assenza della donna per Pereira è ancora difficile da sopportare e accettare per questo non rinuncia a parlare con lei e metterla al corrente di tutto ciò che gli accade con dialoghi che avvengono quotidianamente con lui che parla alla foto di sua moglie. E’ a lei che parla di Francesco Monteiro Rossi, autore di un saggio filosofico sulla morte che ha colpito positivamente Pereira e che lo spinge a contattarlo per proporgli una collaborazione per il suo giornale. Il compito che vorrebbe assegnargli è quello della redazione dei necrologi e lo mette alla prova commissionandogli un necrologio su Georges Bernanos o François Mauriac. Rossi, a dispetto del compito che Pereira gli ha assegnato, gli consegna degli articoli polemici dal forte contenuto politico e che di certo non potevano essere pubblicati, anzi erano articoli contro il regime dell’epoca e quindi altamente pericolosi. Pereira non pubblica gli articoli, però lo retribuisce lo stesso e cerca di aiutarlo con apparente distacco per evitare qualsiasi coinvolgimento.

Pereira era sempre stato un uomo mite, quiete, dedito alla lettura e alla cultura e la sua routine era rappresentata dal lavoro al giornale, dalla vita con sua moglie e dalla preziosa abitudine di consumare una omelette e una limonata al caffè Orchidea. Tutto ciò che gli accadeva intorno lo osservava e non si lasciava coinvolgere più di tanto. Adesso nella sua vita c’era un giovane che sostenuto ed incitato dalla bellissima fidanzata Marta scriveva senza paura tutto ciò che di scomodo stava avvenendo nel loro Paese e lentamente la sua coscienza civile sembrava svegliarsi dall’apatia verso cui l’aveva condotta.

Fondamentali si riveleranno i due incontri che Pereira intraprese. Il primo con il dottore della clinica dove Pereira si recava abitualmente per curare la cardiopatia di cui soffriva con cui parlò del sentimento di inquietudine che lo affliggeva e della sua recente idea di lasciare il Paese per andare in Francia e il secondo con un’ebrea con cui si ritrovò a viaggiare su un treno che quando apprese che Pereira era un giornalista lo incitò a far qualcosa denunciando ciò che stava accadendo.

Al suo ritorno Pereira trovò una situazione decisamente cambiata. Marta, la bellissima Marta era irriconoscibile e visibilmente preoccupata mentre Rossi presentatosi un pomeriggio da lui gli chiese ospitalità fino alla sua fuga. Pereira accettò di nasconderlo ma prima che il ragazzo potesse fuggire venne trovato e pestato fino ad ucciderlo. Fu questo tragico evento che spinse Pereira a prendere finalmente una posizione e denunciare la violenza e l’uccisione del suo giovane amico, assicurandosi che l’articolo passasse la censura per poter essere pubblicato.

Sostiene Pereira è il romanzo di maggior successo di Antonio Tabucchi oltre che uno dei romanzi più importanti della nostra letteratura. E’ un romanzo fortemente politico e civile e Pereira è l’emblema dell’antieroe che diventa eroe. Pereira è un uomo assorbito dalla routine della sua vita, si disinteressa della realtà in cui vive e non a caso ha scelto di occuparsi di cultura, che implicava il non dover denunciare qualcosa o prendere posizioni contro o pro qualcuno. Quando nella sua vita entra Rossi in Pereira avviene un lento ma importante cambiamento; chissà magari rivedeva nel giovane lui da ragazzo o intravedeva in figlio che non aveva mai avuto con sua moglie. Fatto sta che la sua coscienza si risveglia e poco alla volta prende atto della condizione del suo Paese e dell’Europa intera, della censura a cui erano costretti gli organi d’informazione e delle violenze che il regime operava sui dissidenti. Da antieroe diviene eroe quando decide di usare la sola arma a sua disposizione, la penna, mettendo tutto nero su bianco e fare finalmente qualcosa.

Il fu Mattia Pascal| Luigi Pirandello

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    • Titolo: Il fu Mattia Pascal
    • Autore: Luigi Pirandello
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 1904 (prima pubblicazione)

Mattia Pascal vive a Miragno e non ha problemi economici grazie alla discreta eredità che gli ha lasciato suo padre. Il patrimonio è gestito da Batta Malagna, un disonesto che poco a poco deruba la famiglia Pascal senza che loro se ne rendano conto. Quando Mattia mette incinta la nipote di Malagna è costretto a sposarla e, inoltre, visto che la fortuna ereditata si è assottigliata è costretto a cercar lavoro e trova un impiego come bibliotecario, in un paesino che è quasi del tutto analfabeta e che di certo non legge. La vita matrimoniale di Mattia si trasforma ben presto in un incubo; i figli messi al mondo non sopravvivono e per di più con la coppia vive anche la suocera di Mattia che non perde occasione per esprimere disappunto per il genero verso cui non nutre alcuna simpatia.

Mattia decide di dare una svolta alla sua vita partendo alla volta di Montecarlo per tentare fortuna al gioco. Mattia stenta a crederci quando vince una considerevole somma di denaro con cui potrebbe riscattare la sua vita. Mentre è sul treno del ritorno la notizia di un suicidio avvenuto nella sua Miragno cattura la sua attenzione e quando legge che il cadavere è stato identificato con lui è incredulo. Dopo lo stupore iniziale Mattia decide che quella notizia la userà a suo favore non facendo più ritorno a Miragno. Mattia con la sua vecchia vita non vuole averci più a che fare e decide di seppellire Mattia Pascal e ribattezzarsi come Adriano Meis. Dopo aver girato diverse città decide di stabilirsi stabilmente a Roma prendendo una camera in affitto.

Mattia-Adriano capisce in fretta che una nuova identità non consiste con l’adottare un nuovo nome; anzi in quanto non registrato perché fittizio l’appellativo Adriano Meis non gli garantisce i documenti necessari per poter sposare la figlia del suo affittacamere. Decide di porre fine anche a questa nuova identità e tornare a Miragno per riappropriarsi di Mattia Pascal se non fosse che una volta arrivato si rende conto che le persone sono andate avanti anche senza si lui; sua moglie si è risposata con il suo migliore amico ed hanno avuto una figlia. L’unica cosa che resta a Mattia è il posto da bibliotecario che deciderà di svolgere lontano da tutti.

Ne Il fu Mattia Pascal ci sono i temi che caratterizzano tutta la produzione pirandelliana: il tema della trappola sociale, dell’identità e della maschera. Mattia è stritolato in un matrimonio d’interesse, è vittima di soprusi e disonestà altrui al quale non si ribella se non attraverso la fuga. Scappa dalla sua famiglia, scappa quando gli si presenta l’occasione dopo il viaggio a Montecarlo e scappa dalla sua nuova identità. I temi di identità e maschera tanto cari all’autore qui trovano la loro massima espressione. Identità e maschere che si fondono e che vengono rigettate o uccise a seconda del desiderio dell’interessato.

Insieme a Uno, nessuno e centomila, Il fu Mattia Pascal è il romanzo più rappresentativo di Luigi Pirandello, divenuto negli anni un classico della letteratura letto e studiato nelle scuole con trasposizioni cinematografiche e teatrali.

Il giorno della civetta| Leonardo Sciascia

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    • Titolo: Il giorno della civetta
    • Autore: Leonardo Sciascia
    • Editore: Adelphi
    • Data di pubblicazione: 1961

Salvatore Colasberna viene ucciso con due colpi di pistola mentre sale sull’autobus diretto a Palermo. Pochi colpi e la folla si disperde, per paura e per non voler essere immischiata. Infatti quando le forze dell’ordine giungono sul posto quei pochi rimasti non hanno niente da dichiarare: non ho visto e non ho sentito.

Le indagini subito partono con a capo il capitano Bellodi, uomo del nord che ora si trova a lavorare in questo piccolo paesino della Sicilia. Contemporaneamente la moglie di Paolo NIcolosi si reca in caserma per denunciare la scomparsa di suo marito che a distanza di molte ore non è tornato a casa, accendendo subito la preoccupazione in sua moglie. Non ci vuole molto per capire che non può essere una coincidenza e che la scomparsa del Nicolosi ha a che fare con l’uccisione dell’imprenditore Colasberna, magari ha riconosciuto l’assassino di quest’ultimo e chi doveva ha già rimediato. A completare il quadro è l’uccisione di Calogero Dibella, conosciuto da tutti come Parrinieddu, uno che faceva il doppio gioco ed era informatore dei carabinieri. Sarà la sua testimonianza sotto forma di lettera contenente i tre nomi dei mandanti ed esecutori dell’omicidio a confermare che si tratta di un delitto a stampo mafioso.

Siamo negli anni in cui la mafia è negata da tutti, dai cittadini e dai politici: omertà nei primi e concussione nei secondi.

Questo è un delitto mafioso. A Salvatore Colasberna era stata offerta protezione per lui e per i suoi affari e non volendosi piegare ed adeguare come gli altri imprenditori già avevano fatto, era stato fatto fuori. Il caso per il comandante Bellodi non è neanche difficile, la testimonianza c’è e i nomi sono stati fatti, ora tocca solo farli confessare. Il mandante però, il padrino don Mariano Arena, ha i suoi santi in paradiso, o meglio i protettori in terra.

I giornali iniziano ad interessarsi al caso, che assume eco nazionale quando la pubblicazione di una foto di don Arena con un ministro fa finire tutto in parlamento che però si risolve con un nulla di fatto. A don Arena viene costruito un alibi ad hoc che lo scagiona, il comandante Bellodi viene rimosso dall’indagine che si conclude con l’accusa all’amante della moglie del Nicolosi, perché “quale mafia e mafia? A chisto piace dire sempre minchiate. Secondo me è tutta una questione di fimmine” riprendendo una battuta del film di Pif La mafia uccide solo d’estate.

La storia è semplice, il tema complesso. Quando capita di leggere un libro e trovarlo attuale c’è da chiedersi se si deve considerarla una vittoria per il libro o una sconfitta per i tempi che viviamo. In questo caso sconfitta su tutti i fronti visto che la mafia continua ad esserci, a fare i suoi sporchi affari e mietere vittime, l’omertà è ancora presente e l’inciucio con lo Stato è più forte che mai.