Poetry Day

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ποίησις poiesis creazione

Poesia deriva dal greco e significa creazione. E’ una forma d’arte che si propone di creare dei componimenti di versi seguendo delle regole della metrica. Per la Giornata Mondiale della Poesia (aderendo all’iniziativa di Viking.it) ho cercato di riproporre il connubio poesia-creazione facendo emergere la parte più fantasiosa e mettendomi all’opera nel vero senso della parola e creando. Il progetto in cui mi hanno coinvolto prevedeva vario materiale artigianale (pennarelli dorati e argentati, tela, pergamene e perline) e aveva come obiettivo ricreare versi poetici noti o meno. Non essendo bravissima a tirar fuori la parte creativa mi sono rivolta a chi più in gamba di me per cercare di presentare degne opere. Ciò che vedere nel post è di opera del mio fidato braccio destro, mia cugina Luisa, che ha fatto la maggior parte del lavoro (sue anche le foto) a cui ovviamente va il mio grazie e tutto il riconoscimento possibile. 

 

Se non puoi essere un poeta, sii la poesia. (David Carradine)

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Preferisco il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne. (Wislawa Szymborska)

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Ho scritto migliaia e migliaia di poesie. Ma non ne ho conservata nessuna. Le regalo. Per me conservo i sentimenti che le hanno animate. Quelli sono i miei ricordi. Nelle poesie c’è solo l’effetto di quei sentimenti, c’è quello che rimane in superficie, ma l’uomo è rimasto mio. (Alda Merini)

 

 

 

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*Tratto dalla lettera che Leone Ginzburg scrisse a sua moglie Natalia dal carcere in cui era detenuto. 

*Tratte dal libro “Cento poesie d’amore a Ladyhawke” di Michele Mari edito da Einaudi.

*Tratto dal libro “La madonna dei mandarini”di Antonella Cilento edito da NN Editore.

*Tratto da “L’amimale morente”di Philip Roth edito da Einaudi. 

Romeo e Giulietta

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    • Titolo: Romeo e Giulietta
    • Autore: William Shakespeare
    • Editore: Mondadori
    • Data di composizione: 1594-1596
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GIULIETTA: O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome: o, se non vuoi, legati solo in giuramento all’amor mio, ed io non sarò più una Capuleti.

ROMEO (fra sé): Starò ancora ad ascoltare, o rispondo a questo che ha detto?

GIULIETTA: Il tuo nome soltanto è mio nemico: tu sei sempre tu stesso, anche senza essere un Montecchi. Che significa “Montecchi”? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un’altra parte qualunque del corpo di un uomo. Oh, mettiti un altro nome! Che cosa c’è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome. Romeo, rinunzia al tuo nome, e per esso, che non è parte di te, prenditi tutta me stessa.

ROMEO: Io ti piglio in parola: chiamami soltanto amore, ed io sarò ribattezzato; da ora innanzi non sarò più Romeo.

Romeo e Giulietta è di sicuro la storia d’amore più conosciuta di tutti i tempi, riportare quindi la trama risulterebbe inutile. Un amore contrastato, proibito, visto che le famiglie dei rispettivi ragazzi, i Montecchi e i Capuleti sono nemici da generazioni, un amore tragico visto che vede la realizzazione solo con la morte dei due giovani che metterà fine alle ostilità di tutti “Una triste pace porta con sé questa mattina: il sole, addolorato, non mostrerà il suo volto. Andiamo a parlare ancora di questi tristi eventi. Alcuni avranno il perdono, altri un castigo. Ché mai vi fu una storia così piena di dolore come questa di Giulietta e del suo Romeo.”. Di questo dramma lessi anni fa anche la versione in prosa elaborata da Davide Orsini (Fermento), ma ovviamente sono i celebri versi di Shakespeare a rendere questa storia d’amore ancora più poetica.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” è una raccolta di poesie di Cesare Pavese, pubblicate postume e ritrovate per caso tra le varie carte dello scrittore. Comprende dieci poesie, otto in italiano e due in inglese, scritte tra il marzo e l’aprile del 1950, a cui furono aggiunte anche i versi appartenenti al gruppo “La terra e la morte” che furono composte a Roma nel 1945 e pubblicati nel 1947 sulla rivista “Le tre Venezie”.