Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi

il pianto dell'alba

  • Titolo: Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 25 Giugno 2019

«L’alba ricevette il primo pianto»

Probabilmente questa è uno dei post più difficili che mi ritrovo a scrivere, perché da un lato vorrei mettere nero su bianco tutte le emozioni che la lettura di questo libro mi ha scatenato e dall’altro comprendo che questo non è un libro come un altro e come l’ho atteso con ansia io, lo attendono con ansia migliaia di altri lettori e nemmeno per sbaglio vorrei farmi sfuggire qualcosa che rovini loro la lettura.

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi uscito il 25 giugno per Einaudi Stile Libero segna la fine di un’era, chiude, come ha detto il suo creatore Maurizio de Giovanni, un cerchio e noi lettori ci ritroviamo a maneggiare questa strana sensazione, un misto di tristezza e malinconia verso dei personaggi che abbiamo conosciuto e amato, a cui ci siamo affezionati e che abbiamo visto evolvere libro dopo libro.

Venendo al libro e promettendo un post spoiler free vi dico che il nostro amato commissario dagli occhi verdi ha trovato quella serenità che invano cercava e che tanto lo tormentava. Il Fatto, il suo principale incubo che non gli permetteva di avere una vita come quella degli altri, continua ad essere la sua caratteristica principale, ma si sa che quando i problemi si condividono questi si alleggeriscono.

Lo avevamo lasciato sul lungomare in compagnia della sua amata Enrica, la donna i cui movimenti aveva spiato di nascosto da dietro la finestra di camera sua e a lei aveva pronunciato queste parole: sposami Enrica, sposami ti prego.

Lo ritroviamo un anno dopo, in pieno 1934 in un clima sociale più oscuro del solito e che non fa presagire niente di buono. Il compito del commissario Ricciardi è sempre stato quello di indagare, ma quando degli individui dall’alto glielo impediscono, non gli resta che continuare il suo lavoro in parallelo e in totale segretezza, con il suo fidato Maione e il dottore amico Modo.

Non è tipo da lasciare che un innocente paghi per un colpevole che non sono riusciti ad incastrare, specie se quell’innocente è una persona che Ricciardi conosce bene, che gli è stato accanto negli ultimi due anni, provando per lui dei sentimenti ben chiari. Certo, lo avrebbe fatto per chiunque, ma non può non farlo per quella che lui definisce una cara amica.

Procede lento Il pianto dell’alba, probabilmente perché lo schema dell’indagine canonica non viene proposto o molto più probabilmente perché il vero colpo di scena lo riserva il finale, struggente senza dubbio, ma anche il più logico e il più coerente a dirla tutta.

Agli addii non si è mai pronti e che siano personaggi di fantasia piuttosto che in carne ed ossa conta poco. È consuetudine degli autori di riservare l’ultima pagina del libro ai ringraziamenti, ma il ringraziamento questa volta lo faccio io all’autore. Grazie per questi quattordici anni fatti di dodici libri, migliaia di pagine lette con fervore, persone conosciute legate dallo stesso amore, amicizie nate grazie a questi libri, presentazioni ed eventi a cui abbiamo presenziato in giro per l’Italia. Grazie per non esserti mai negato a qualche chiacchiera, un abbraccio, un sorriso e una battuta (o a qualche velata scherzosa minaccia se libro non finiva in un certo modo).

E ora cari #deGiovanners che si fa? Non so voi, ma io da ieri mi sento un po’ orfana e l’unica speranza che mi fa andare avanti è che questo addio si trasformi ben presto in un più sopportabile arrivederci.

 

PS (qualche anno fa, in ascensore al PAN insieme a Maurizio, Paola e la mia amica Sofia, io azzardai un finale…)

Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone

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  • Titolo: Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 27 Novembre 2018

Quando poche settimane fa è andato in onda il finale de I bastardi di Pizzofalcone, la domanda che mi sono subito posta è stata: ha senso leggere Vuoto?

Le storie trasmesse in TV a un certo punto si sono slegate da quelle dei libri. Esigenze televisive o altre motivazioni che sinceramente poco mi interessano, fatto sta che per noi puristi dei libri, quelli che i Bastardi li hanno conosciuti attraverso le pagine scritte, quel finale ha fatto storcere il naso (qui leggi incazzare). Ho deciso quindi di considerare i due prodotti distinti e separati dove a coincidere è solo la fonte primaria: Maurizio de Giovanni.

Mettiamo da parte tutto e concentriamoci sul nuovo libro appena uscito per Einaudi Stile Libero: Vuoto. I Bastardi ormai li conoscete, gli scarti degli altri commissariati riuniti tutti a Pizzofalcone per ripulirsi dagli errori commessi ora sono una squadra operativa a tutti gli effetti che racimola successi indagine dopo indagine. Il pericolo di chiudere sembra esser stato scongiurato del tutto, ma meglio evitare colpi di testa, rigare dritto, seguire le regole e lavorare sodo.

Con Pisanelli in un letto di ospedale e in via di guarigione la squadra resta con un elemento importante in meno, ragion per cui serve un rimpiazzo temporaneo, giusto il tempo per permettere al Presidente di rimettersi del tutto. Direttamente dal nord arriva il vicecommissario Elsa Martini, capelli rossi, fascino che cattura uomini e donne senza distinzioni, una macchia indelebile sul curriculum, perché anche se sei un sostituto momentaneo il marchio di bastardo lo devi tenere lo stesso.

La squadra è al lavoro sul caso di una donna sparita nel nulla da troppi pochi giorni per far preoccupare qualcuno. Chi avrebbe dovuto denunciare la scomparsa, il marito, non l’ha fatto, mentre la collega ed amica accorsa in commissariato per formalizzare la sparizione non ha da fornire elementi tali da far precipitare i Bastardi ad aprire un’indagine. Potrebbe trattarsi di una sparizione volontaria, potrebbe trattarsi di una fuga temporanea o potrebbe essere qualcosa di più serio. Il periodo di calma piatta permette di fare qualche domanda giusto per scrupolo, ma piano piano quella che sembrava la vita monotona di un’insegnante di lettere diventa una storia intricata fatta di beneficenze non a scopi caritatevoli, aziende di successo apparente e in realtà fallimentari, ragazzi difficili da togliere dalle strade pericolose e bambini innocenti trattati come pedine in loschi affari.

Il problema del vuoto, sapete, è nelle cose che ci sono dentro. Sì, perché il vuoto non è mai completamente vuoto, altrimenti non ci sarebbe niente da guardare da lontano, altrimenti sarebbe solo deserto e perciò tranquillo, altrimenti non ci sarebbe dolore, nel vuoto. E invece il dolore c’è, eccome se c’è. Il dolore del vuoto è il peggiore, e quello del silenzio. 

Il dolore del vuoto… è piena di dolori questa storia. C’è il dolore di una donna dalla vita in apparenza perfetta e che vede crollare il mondo che si è costruita quando si accorge dell’orrore che crea la persona che credeva di amare. C’è il dolore dei Bastardi derivante dagli errori commessi in passato che come fantasmi sono sempre lì a tormentarli, a giudicarli e a non dargli mai tregua a cui si aggiungono altri dolori: figli ingrati verso i padri, figli che sono l’unica ragione che tengono in piedi un matrimonio senza amore; figli che vorrebbero altri padri e figli che vorrebbero di nuovo l’amore e il rispetto paterno. C’è il dolore delle strade di Napoli e dei loro abitanti spesso costretti a vivere nella miseria assoluta. C’è il dolore di un’altra donna che ha dovuto compiere un gesto estremo e che quel gesto è diventato la sua croce.

A parere strettamente personale dico che Vuoto è finora il miglior romanzo della serie de I Bastardi di Pizzofalcone (e se lo avevo già detto in passato di qualcuno capirete che la classifica è appena cambiata). Quando Maurizio de Giovanni sbaglierà un romanzo avvisatemi, rispondo pure sul fisso.

[PS: a sto giro Peppuccio manco un panino è andato a mangiare da quella povera anima di Letizia e noi #TeamCuoca ci siamo rimaste veramente male che nel prossimo romanzo vogliamo Donna Letizia un capitolo sì e l’altro pure].

Inviata speciale

inviata speciale

  • Titolo: Inviata speciale
  • Autore: Jean Echenoz
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 15 Maggio 2018

A tuo marito arriva una lettera in cui dicono che sei stata sequestrata e che per riaverti indietro dovrà pagare una certa somma di denaro. Un marito normale in questa circostanza cosa farebbe se non andare nel panico e precipitarsi dalla polizia per denunciare l’accaduto? Lou Tausk, il marito della sequestrata, decide semplicemente di anticipare l’ora dell’aperitivo e di sua moglie Constance se ne occuperà poi. Come avrete ben capito in questa storia ci sarà poco di normale, ma procediamo con ordine.

Constance è una giovane donna, con un matrimonio che non la soddisfa più e con una vita con pochissimi stimoli. Al momento l’unica cosa che la tiene impegnata è la vendita di un appartamento di cui non ha alcuna fretta di sbarazzarsi. Proprio un giorno di ritorno dall’agenzia immobiliare Constance viene fermata da tre individui che con gentilezza la caricano su un furgoncino. Quasi inconsapevole di quello che le sta succedendo Constance non grida e non si oppone perché come dicevo i tre la sequestrano con gentilezza.

Lo avevo detto prima, in questa storia di cose strane ce ne sono molte. Ad esempio i sequestratori di Constance si rivelano tre gentiluomini che trattano la giovane donna con tutte le cure possibili e immaginabili, tanto che lei vive l’esperienza del sequestro come una piccola vacanza. Aggiungiamo che i tre, Victor, Jean Pierre e Christian si innamorano della bella Constance e ci provano a turno e il quadro è completo.

E il marito? Determinato a non recarsi dalla polizia per non far emergere un passato che ha tenuto nascosto a tutti, nei suoi viaggi dal fratellastro si innamora della segretaria tanto che i due vanno a convivere, tanto la moglie chissà dov’è, anzi, chissà se è ancora viva. Stia tranquillo il lettore perché come in ogni spy story che si rispetti c’è una missione e anche Constance avrà il suo bel lavoro da svolgere, lavoro che la porterà in quel della Corea del Nord dove è considerata un’icona della musica pop, anche perché avevo omesso che una cosa buona Lou Touske l’aveva fatta e cioè aveva scritto una di quelle hit mondiali che scalano le classifiche mondiali e che vengono canticchiate a distanza di anni e che aveva fatto della coppia due celebrità.

Inviata speciale è un gran bel mix di action, spy story e noir con personaggi strampalati, situazioni assurde e paradossali che trascinano il lettore tra una risata all’altra dritti verso il finale. Lo stile di Jean Echenoz, il suo prendere in giro chi lo sta leggendo facendo in modo di non diventare troppo serio e di conseguenza pesante è il punto di forza di questo romanzo, aggiungiamoci che ha una protagonista del tutto graziosa e il libro delizioso è servito.

Il purgatorio dell’Angelo

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  • Titolo: Il purgatorio dell’Angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi.
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Ho appena letto l’ultima riga. Metabolizzo il finale e appena chiudo il libro penso che il prossimo sarà l’ultimo e rifletto sul fatto che fra un anno non sarò pronta a lasciare il commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

L’ho conosciuto cinque anni fa per caso, io non amante dei gialli che però decisi di dare una possibilità a questo commissario di cui tutti parlavano. È bastato un libro a far scattare l’amore, un libro a farmi precipitare a comprare gli altri per mettermi subito in pari. Oggi, dopo cinque anni e dopo undici libri spero ancora che il prossimo non sia l’ultimo e che magari il suo creatore Maurizio de Giovanni lo farà ritornare quanto prima possibile.

È tempo di confessioni e non solo per il commissario Ricciardi. Padre Angelo è stato ucciso con un colpo alla testa in un posto di Napoli che può essere considerato un paradiso terrestre: Posillipo. Padre Angelo, un gesuita settantenne, amato e stimato da tutti per la sua bontà d’animo, per il suo amore verso il prossimo, per il suo mettersi sempre a disposizione di chi soffre e cercare di alleviare le pene di chi andava da lui per confessarsi. Era un confessore, ascoltava i peccati altrui e li assolveva. Per il commissario Ricciardi, fermamente ateo, la confessione era una pratica difficile da comprendere. Vorrebbe avere la forza di confessare il suo dolore, vorrebbe confessare l’inferno che vive sulla sua pelle da quando da bambino vide quel morto recitargli le ultime parole, ma sa che nessuno può accogliere le sue confessioni e nel suo inferno quotidiano non intende portarci nessuno.

La sua Enrica vuole proteggerla il più possibile e ora che le cose tra i due sembrano andare bene dopo il permesso del padre di lei di frequentarsi alla luce del sole, la malinconia torna ad affliggere il commissario. Quale futuro potrà mai offrire alla sua amata se non un futuro di pazzia? La stabilità di un matrimonio e magari di una famiglia con figli non è qualcosa che Ricciardi reputa adatti alla sua vita e trascinare nella sua follia Enrica non sarebbe giusto come non è giusto illuderla che questo possa accadere: se ami una persona la proteggi anche se significa privarti dell’unico amore della tua vita.

È tempo di confessioni. Per il duca Carlo di Marangolo le ore sono contate e quindi non c’è giusta occasione per confessare il suo amore a Bianca, l’unica donna mai amata, la sola desiderata con garbo e discrezione, sempre stando da parte salvo intervenire nei momenti di maggiore difficoltà. Per Bianca, da sempre consapevole dei sentimenti del duca, Carlo era la bussola per non impazzire, la roccia a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà non solo economici a cui si era abituata e a cui aveva reagito con la classe che la contraddistingueva, ma soprattutto per le difficoltà personali. Un ambiente snob come quello aristocratico si beffava di lei ricamando chissà che trame su quella che per Bianca era solo amicizia, ma per altri era chiaramente una tresca clandestina.

È tempo di confessioni per il brigadiere Maione. Quel nuovo agente Felice Vaccaro aveva fatto breccia in Raffaele che lo aveva preso sotto la sua ala protettiva. Era troppo in gamba quel giovanotto sveglio e pronto all’azione, con gli occhi vispi e un sorriso che gli ricordavano l’amato figlio Luca, perso troppo presto e la cui assenza in famiglia si faceva sentire, specie per sua moglie Lucia.

La saga di Ricciardi si avvia verso la sua conclusione. Il prossimo libro metterà la parola fine a uno dei personaggi più amati ed apprezzati del panorama narrativo italiano. Già mi immagino lettori che si strappano i capelli, petizioni online per impedire che finisca sul serio e appostamenti sotto casa dell’autore per convincerlo a fargli cambiare idea. Isterismi e scherzi a parte vedendo il percorso compiuto dal commissario e la sua evoluzione e maturazione è probabilmente la scelta giusta chiudere e farlo adesso. Nei personaggi seriali il rischio di apparire ripetitivo e prevedibile è sempre dietro l’angolo così come la possibilità di annoiare il lettore con vicende trite e ritrite, quindi è giusto salutare il commissario Ricciardi e perché no, augurargli un finale in cui fatta pace con i suoi demoni riesca ad esser felice con la donna che reputerà giusta al suo fianco. Tanto potrà sempre tornare, almeno è questa la speranza che voglio avere.

Arrivederci commissario Luigi Alfredo Ricciardi, ti aspetto alla prossima ultima indagine.

PS: succederà quello che deve succedere, io sarò sempre #TeamBianca.

Sara al tramonto

sara al tramonto

  • Titolo: Sara al tramonto
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Rizzoli
  • Data di pubblicazione: 10 Aprile 2018

Accantonati momentaneamente le sue creature Ricciardi e Lojacono, Maurizio de Giovanni ci presenta un nuovo personaggio: Sara.

Sara è una donna di mezza età che ha vissuto per il suo lavoro e per il suo compagno Massimiliano. Quando quest’ultimo è venuto a mancare per Sara si è spento ogni interesse per la sua vita. Per Massimiliano aveva lasciato marito e figlio, per Massimiliano aveva rinnegato il suo essere moglie e madre. Una scelta di cui non si era mai pentita dato che a lui la legava l’amore e il lavoro, un lavoro particolare quello di Sara, un lavoro che non si poteva dire apertamente.

Le sue abilità di leggere il labiale, di interpretare le espressioni facciali e i gesti corporali l’avevano resa la più brava, ecco perché la sua amica e collega, la Bionda da lei soprannominata, si rivolge a Sara sperando in un suo aiuto in un caso ricco di mistero.

Sara aveva chiuso con quel mondo che le ricordava troppo l’amore della sua vita, ma le sue giornate vuote potevano tornare ad avere un senso e soprattutto aveva bisogno di impegnare la mente. Oltretutto nell’ultimo periodo alla batosta della perdita del compagno si era aggiunta quella del figlio Giorgio. Giorgio era il figlio che lei non aveva cresciuto e che non aveva voluto conoscere. La sua morte però non le era stata indifferente e attraverso la compagna del figlio, Viola, Sara provava a conoscere il suo Giorgio. Così ogni sera al tramonto le due donne, Sara e Viola, si incontravano e piano piano si conoscevano.

Accettato di aiutare la collega/amica, Sara si butta a capofitto nell’indagine, assistita dal giovane ispettore di polizia Davide Pardo che se all’inizio la figura di Sara lo inquietava, vedendola all’opera ne resta completamente entusiasta.

Dopo essermi affezionata al bel commissario dagli occhi verdi Ricciardi e all’affascinante ispettore siculo Lojacono, ammetto che non vedevo l’ora di conoscere Sara, anche perché i gialli di Maurizio de Giovanni sono gli unici che leggo e quindi ogni suo libro diventa fonte di mio interesse. Quello che più mi intrigava era il fatto che a questo giro il protagonista sarebbe stato di sesso femminile e quindi almeno per il genere è in netto contrasto con i due precedenti. Le differenze però non si fermano qui, anzi, ce ne sono altre due che reputo fondamentali se rapportate ai precedenti lavori di questo autore.

Napoli. A differenza degli altri libri in cui Napoli è protagonista tanto quanto i personaggi, in questo libro la città resta in sottofondo, mai esplicata e quasi sussurrata. Negli altri invece Napoli viene descritta e raccontata non solo attraverso le sue strade e monumenti, ma anche attraverso le sue tradizioni, il suo folklore, i suoi piatti tipici e col dialetto che ogni tanto fa capolino. Qui se non fosse stato per un passaggio in cui si nominano Fuorigrotta e il Vomero avremmo potuto pensare a qualsiasi altra città di mare italiana.

Nessuna storia d’amore. La fortuna di Ricciardi e Lojacono è data anche dalle storie d’amore (e i relativi triangoli, diventati pure quadrati per Ricciardi) che intrecciano i due protagonisti. Lo stesso autore ha sempre definito i suoi libri dei gialli sentimentali, con dei delitti e delle indagini che sembrano dei semplici pretesti per raccontare invece le vicende sentimentali dei suoi protagonisti. Qui invece c’è un ribaltamento, con il giallo che è protagonista assoluto e dei personaggi che si muovono più in relazione ad esso.

Come personaggio Sara mi è piaciuto molto, col suo lavoro inusuale, col suo modo di approcciarsi alle persone e con la sua vita passata tutta da scoprire. Mi è piaciuto anche il modo che l’autore ha scelto per raccontarla, tentando una strada per certi versi differente da quella a cui ci aveva abituato con i suoi precedenti lavori. Venendo a Sara non so se tornerà a farci compagnia, ma questo a noi non deve interessare. Lo stesso autore ha rivelato in un’intervista che Sara non è nato come personaggio seriale e il suo ritorno sarà deciso solo dai lettori e dai loro giudizi. Personalmente sarei curiosa di vederla di nuovo all’azione.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

Tokyo Express

tokyo express

  • Titolo: Tokyo Express
  • Autore: Seichō Matsumoto
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 27 Febbraio 2018

Premessa necessaria e fondamentale: non sono un’amante dei gialli. È un genere che mi ha sempre preso poco e i libri letti che rientrano in questa categoria si contano sulle dita di una mano. Ammetto quindi la mia ignoranza e confesso anche di non aver mai sentito parlare di Seichō Matsumoto e dopo un paio di ricerche ho scoperto che è uno dei maestri del giallo tanto che in patria è definito il Simenon giapponese con una produzione che supera trecento romanzi. In Italia però solo tre dei suoi lavori sono stati pubblicati e ora Adelphi ha pensato bene di far conoscere a noi lettori Tokyo Express.

I corpi di un uomo e una donna, entrambi giovani, vengono rinvenuti nei pressi di una baia rocciosa ad Hakata. La causa? Il cianuro che hanno ingerito i due. Movente? Sicuramente amoroso. Verdetto? Suicidio. Insomma un caso del genere risolto alla velocità della luce. Che altra spiegazione ci potrebbe essere altrimenti?

Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontato. E questo è pericoloso.

Il vecchio Torigai Jūtarō di questa conclusione tanto semplice quanto ovvia non è del tutto convinto. Ci sono delle cose in questo caso che stridono e un buon detective deve porsi sempre domande. Chi garantisce che i due siano effettivamente una coppia? Perché sono arrivati fin lì per uccidersi? E se di suicidio si tratta perché non hanno lasciato un biglietto in cui spiegavano il loro gesto?

Anche se il caso è pronto per essere archiviato Jūtarō non vuole già arrendersi all’evidenza e decide di proseguire la sua indagine in solitaria aiutato e supportato dal giovane collega Mihara Kiichi. Scoprirà che lei è Otoki un’intrattenitrice di un ristorante di Tokyo e lui è Sayama un giovane funzionario ministeriale il cui posto di lavoro è al centro di uno scandalo che sta facendo parlare tutti i giornali e tutto il Paese. Le amiche-colleghe di Otoki sono tra le ultime ad averla vista in compagnia di Sayama mentre prendevano insieme un treno. Anche loro avevano dedotto che quel giovanotto in compagnia di Otoki fosse il fidanzato (o l’amante) ma lei non gliene aveva mai parlato prima.

Non posso definirmi una pendolare ma abitualmente prendo un regionale che dal paesello mi porta spesso e volentieri a Napoli. Diciamo che a stupirmi è più quando il treno arriva in orario che quando ci sono dei ritardi (della metropolitana non ve ne parlo neanche). In Giappone invece i treni sono puntualissimi, roba che qualche mese fa i manager della compagnia ferroviaria Tsukuba Express si sono scusati con i propri passeggeri perché, udite udite, sono partiti venti secondi in anticipo. Ora direte: ma tutto questo che c’entra? C’entra perché tutto il giallo è costruito sui treni, sugli orari e sulle coincidenze, il tutto calcolato al mimino secondo, tutto seguente una logica cristallina che rende il lettore coinvolto e partecipe. Ripeto io i gialli non li amo particolarmente, ma questa indagine l’ho sentita mia. Ragionavo con Jūtarō e con lui facevo tutti i calcoli del caso (ero a tanto così da annotare arrivi e partenze). Tokyo Express è un giallo costruito alla perfezione con una logica sapiente e travolgente.

 

(Post inserito tra le Recensioni Editoriali su Libreria FeedBooks)

Rondini d’inverno

rondini d'inverno

  • Titolo: Rondini d’inverno. Sipario per il commissario Ricciardi
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 5 Luglio 2017

Estate per molte persone significa ferie e vacanze. Estate per molti lettori significa solo una cosa: il ritorno del commissario Ricciardi.

Lo avevamo lasciato disperato mentre osservava dalla finestra della sua camera la proposta di matrimonio che il tedesco stava facendo ad Enrica, la sua Enrica, nella casa di fronte. Quella finestra attraverso cui l’aveva conosciuta e se n’era innamorato ora gli stava infliggendo la più dura delle pene: vedersi sottrarre l’amore della sua vita.

Siamo nei giorni successivi al Natale ed antecedenti il Capodanno, giorni strani questi quando la frenesia delle feste si va attenuando e sentimenti come la malinconia e l’euforia prendono il sopravvento. La malinconia di un anno che finisce e che magari non è andato come avremmo voluto e l’euforia dell’anno che sta per iniziare, che ci permette di voltare pagina e sperare che le cose, almeno per quest’anno, almeno per stavolta vadano se non bene almeno meglio.

Qualcosa è cambiato nel cuore di Ricciardi, qualcosa si è smosso e nonostante il perpetuo tormento di vedere i morti pochi istanti prima dell’atto fatale, qualcosa nell’animo di Ricciardi è più leggero. Quasi a non voler rovinare questa leggerezza d’animo anche il caso su cui lui e Maione si ritroveranno a lavorare è molto semplice. L’attore Michelangelo Gelmi durante la scena di uno spettacolo ha ucciso la moglie Fedora Marra. Lo hanno visto tutti il colpo di pistola che doveva essere a salve era vero e anche Gelmi non nega di essere stato lui, o meglio ammette di essere l’autore del colpo ma non l’ideatore: sono stato io, ma non sono stato io. 

Ricciardi crede alla buona fede di un uomo innamorato della moglie che mai avrebbe ucciso e decide di approfondire quel delitto la cui risposta sembra già essere scritta a caratteri cubitali. Le cose a pensarci bene non sono sempre come sembrano e in quel mondo, quello del teatro, in cui realtà e finzione si sovrappongono e si fondono stabilire con chiarezza cosa è e cosa non è non è sempre semplice.

Se da un lato ci sono Ricciardi e Maione a lavoro sull’uccisione della talentuosa attrice di rivista, dall’altro lato c’è sempre Maione che offre il suo aiuto ad un affranto dottor Modo intento a salvare la vita di una sua amica brutalmente picchiata e ridotta in fin di vita. Maione ha dimostrato di essere un fedele amico sia con il commissario, sia con il femminiello Bambinella e anche in questa occasione dimostrerà di essere non solo un valido brigadiere e un ottimo padre e marito, ma anche una persona di cui potersi ciecamente fidare.

Maurizio de Giovanni non ha fatto mistero di essere vicino alla conclusione del suo personaggio, probabilmente quello più amato. Pochi anni ancora e poi l’intenzione di andare in pensione una volta libero dai legami contrattuali con la sua casa editrice. Sarà che la fine si avvicina, sarà per altri oscuri motivi che una volta svelato il titolo di questo decimo romanzo paranoia e paura si sono impossessati dei fedelissimi lettori. Quel sipario ha gettato molti nello sconforto: morirà Ricciardi? Quello che in molti hanno dimenticato è che i romanzi del commissario dagli occhi verdi hanno avuto delle tematiche cicliche. Abbiamo iniziato con le stagioni, siamo passati alle festività e siamo approdati nel mondo della canzone napoletana. Quelle rondini d’inverno fanno riferimento alla famosissima e bellissima canzone Rundinellala cui composizione è ben raccontata in queste pagine. Siamo nel mondo della canzone e con questa indagine siamo nel mondo del teatro e della rivista: concludete voi e capite quale sia il sipario a cui si fa riferimento. Maurizio ci ha promesso altri due Ricciardi, non siate catastrofici e non pensate sempre al peggio.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

Serenata senza nome

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    • Titolo: Serenata senza nome
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2016

Finalmente dopo un anno di trepidante attesa è tornato e noi lettori ormai ribattezzati ufficialmente de Giovanners non stiamo più nella pelle. I libri di de Giovanni li aspetti con la stessa impazienza con cui aspetti un temporale in una giornata di caldo afoso o come gli studenti aspettano il suono della campanella l’ultimo giorno di scuola. I libri di de Giovanni li aspetti, li divori e poi passi il tempo ad aspettare il prossimo. E’ un circolo vizioso sintomo di de Giovannes fever.

Serenata senza nome è il nono che vede protagonista il bel commissario dagli occhi verdi e il secondo dedicato al ciclo della canzone napoletana dopo quelli dedicati alle quattro stagioni e alle festività quali Natale, Pasqua e Madonna del Carmine. Per chi vivesse in un altro mondo e non ha mai letto nessun romanzo (Dante ha riservato per voi un girone dell’inferno apposito, tranquilli) vi basti sapere che Luigi Alfredo Ricciardi è un commissario della pubblica sicurezza a Napoli in funzione nei primi anni trenta quando in Italia il fascismo aveva ormai iniziato la sua ascesa. Quello che caratterizza Ricciardi è ciò che lui stesso ha denominato il fatto, ossia la possibilità di sentire le ultime parole pronunciate dalla vittima. Il fatto per quanto possa essere determinante nelle indagini ha portato l’affascinante commissario ad essere perennemente malinconico oltre che aver eretto un muro che impedisce agli altri di conoscerlo nel profondo.

Nel precedente avevamo lasciato Ricciardi a doversi difendere dall’accusa di pederastia mossa da una Livia nuovamente respinta e che ha trovato in quel movente il motivo per cui Ricciardi ha sempre resistito alla sua carica femminile e passionale. Il tempestivo aiuto di Bianca contessa di Malaspina permette a Ricciardi di respingere tale accusa e tornare così alla sua vita.

E’ proprio con Bianca che ritroviamo Ricciardi, tra banchetti e serate mondane perché anche se l’accusa è stata scongiurata mostrarsi in compagnia di una bellissima donna come la contessa non può che confermare ulteriormente l’errore. E poi con la contessa Ricciardi è riuscito a creare un rapporto d’amicizia che non era riuscito a creare con Livia o tanto meno con Enrica. Due rapporti forse persi per sempre con la prima ferita e offesa dal suo ennesimo rifiuto e la seconda a quanto pare impegnata con un ufficiale maggiore tedesco. Mondanità e questioni personali a parte la priorità di Ricciardi è il lavoro e il caso del momento ha la precedenza. Vinnie Sannino emigrato negli Stati Uniti a sedici anni a cercar fortuna è diventato poi un campione dei pesi medi-massimi e per questo preso ad esempio dal regime come prototipo di maschio italiano invincibile salvo poi prenderne le distanze quando dopo aver ucciso sul ring un avversario ha deciso di ritirarsi e ritornare in Italia. Il ritorno a Napoli era da sempre nella sua testa perché Vinnie quando è partito sapeva che non sarebbe stato per sempre; il tempo di trovare i soldi e poter offrire al suo unico e grande amore Cettina la vita che lei meritava. E’ proprio dell’assassinio del marito di Cettina che Vinnie è accusato. Forza e movente ci sono ma niente è detto fino all’ultimo, anche quando tutto sembra ovvio e scontato.

Il brigadiere Maione, inseparabile braccio destro di Ricciardi, oltre ad occuparsi del caso con il suo superiore e dover fronteggiare l’influenza che ha colpito tutta la sua famiglia si troverà ad aiutare Bambinella e a dover ammettere a se stesso che il rapporto con il femminiello non è solo finalizzato alle informazioni di primissima qualità che con tempismo Bambinella è in grado di fornirgli ma è un rapporto d’amicizia e gli amici si sa si aiutano nel momento del bisogno.

Non so se mi posso definire fan di un autore, ma nel caso di de Giovanni è così, perché da quando mi ha fatto conoscere Ricciardi e poi Lojacono non l’ho più abbandonato e soprattutto cerco di non perdermi niente di quello che scrive. Avendo avuto il primo incontro proprio con Ricciardi i libri a lui dedicati li porto nel cuore e gli sono più affezionata. Non ne sbaglia uno Maurizio (dopo tutti i libri letti questa confidenza mi è concessa). E’ sempre tutto troppo perfetto. Ottima trama, gran crescita dei personaggi, frasi che ti rimangono impresse e Napoli che riesce ad essere cornice e protagonista nello stesso tempo. Ora, come sempre, aspetto il prossimo.

Vipera

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  • Titolo: Vipera. Nessuna Resurrezione per il Commissario Ricciardi
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 27 Novembre 2012

Vipera è il nome in cui in tutta Napoli è conosciuta la migliore, la più bella delle ragazze che fanno il mestiere.

Benvenuti in primavera, niente è più pericoloso di tutta quest’apparente innocenza. Ricciardi non ama questo periodo, trova la primavera una stagione in cui tutte le passioni represse durante il freddo dell’inverno non aspettano altro che venir fuori all’improvviso e distruggere tutto. È durante la settimana Santa che viene uccisa Maria Rosaria Cennamo, in arte Vipera, una delle prostitute più belle e conosciute di tutta Napoli, la punta di diamante del Paradiso, bordello raffinato di via Chiaia, una vera e propria pubblicità vivente per quel posto, dove c’erano persone che venivano addirittura solo per lei. Nonostante la fama e la bellezza, Vipera però aveva solo due clienti: il cavaliere Ventrone e Peppe ‘a frusta. Il primo commerciante di santi e madonne, il secondo il primo amore di Vipera quando ancora non faceva la prostituta, che poco prima della morte l’aveva chiesta in moglie per toglierla da quel bordello, geloso com’era non poteva sopportare che la sua donna stesse alla mercé degli altri. Le due donne più a contatto con Vipera erano Lily, sua compagna al Paradiso che prima del suo arrivo era la preferita di Ventrone e Madame Yvonne, la proprietaria del casino che poteva perdere la sua attrazione principale se Vipera avesse accettato la proposta di Peppe ‘a frusta.

Se il Ricciardi commissario è impegnato alla ricerca del colpevole di Vipera tra i vari sospettati tutti con una ragione valida per ucciderla, il Ricciardi uomo deve fare i conti con i suoi sentimenti. Spaventato dall’amore, consapevole degli effetti negativi che può avere, Ricciardi non può ignorare che il rapporto con Enrica, la ragazza che abita di fronte e che ha passato le sere ad osservare, sia cambiato velocemente dopo lo scambio di quel frettoloso bacio. Ricciardi si è imposto una solitudine forzata a causa del fatto e non vuole di certo trascinarci Enrica, se le vuole bene la deve tenere a distanza, anche se vederla frequentare spesso casa sua dove la ragazza va a far visita a Rosa, lo rende felice.

E siamo a Napoli dove ogni festa ha i suoi riti e la Pasqua è raccontata attraverso i piatti tipici della tradizione, primi fra tutti la famosa minestra e la pastiera, raccontate entrambe nei minimi dettagli.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

I migliori del 2015!

logo gli amabili libri

Sì, probabilmente avete letto più classifiche sui migliori libri usciti quest’anno che libri ed ero indecisa fino all’ultimo se farla o meno. Siccome proprio tutti ne hanno fatta una perché dovevo sottrarmi, dato che si tratta anche della mia prima ufficiale classifica dei migliori libri letti durante l’anno che pubblico sul blog e quindi un poco di pazienza e leggetevi anche la mia. Non sono tutti libri usciti durante il 2015, i primi cinque sì mentre gli altri sono un po più recenti.

  • Marco Peano- L’invenzione della madre (Minimum Fax)

Ogni giorno, col pensiero, inventa per sua madre nuove vite: lui che da lei è nato, lui che da lei è stato inventato, la fa costantemente rinascere perché possa continuare a esistere, almeno nell’invenzione. Perché sa bene che quando anche il padre non ci sarà più, e quando lui stesso non ci sarà più, nessuno potrà ricordare ciò che lei è stata.

Da qualche tempo penso che quello che conta è provare a rimediare agli errori di fabbricazione tra genitori e figli. Metterci impegno. Però è difficile combattere contro chi avrebbe dovuto darti le armi e invece si è stretto nelle spalle ha detto che eravate pari così.

L’attesa della persona amata non è una pausa: è un lavoro incessante, una fatica mostruosa, una lotta contro i peggiori dei pensieri…il tempo della vita vola via e insieme ti dice a ogni istante che proprio quel momento avresti voluto e dovuto passare con chi ami.

Poiché sono una donna, ci si aspetta che io aspiri al matrimonio. Ci si aspetta che io faccia le mie scelte di vita tenendo sempre a mente che il matrimonio è la cosa più importante. Il matrimonio può essere una cosa bella, una fonte di gioia, di amore e di sostegno reciproco. Ma perché alle femmine insegniamo a desiderare il matrimonio e ai maschi no?

Ti amo per la nostalgia che mi hai regalato di me stessa, perché mi ero innamorata dell’idea di te e di me.

  • Natalia Ginzburg- Caro Michele (Einaudi)

Penso ora che quello era un giorno felice. Ma purtroppo è raro riconoscere i momenti più felici mentre li stiamo vivendo. Noi li riconosciamo, di solito, a distanza di tempo.

  • John Steinbeck- Uomini e topi (Bompiani)

Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia.

  • Domenico Starnone- Lacci (Einaudi)

Mi pareva inconcepibile che potesse piacerti un’altra, ero convinta che se ti ero piaciuta una volta ti sarei piaciuta sempre.

  • Marcela Serrano- I quaderni del pianto (Feltrinelli)

Se menti a te stessa e fingi indifferenza, un bel giorno diventerai davvero indifferente… alla fine, anche la volontà vacilla e non sa bene se siamo riusciti a convincerla oppure no. Allora la menzogna sarà indistinguibile, quindi non sarà più menzogna. Perché la maschera ha finito per fondersi con il volto e diventano la stessa cosa.

I figli non conoscono la vita dei loro genitori. Quando sono giovani, non ci pensano perché il mondo è cominciato con loro. I loro genitori non hanno storia e hanno la brutta abitudine di parlare ai figli soltanto del futuro, mai del passato. E’ un grave errore. Non parlare del passato li rende simili a dei buchi spalancati.