L’educazione

l'educazione

  • Titolo: L’educazione
  • Autrice: Tara Westover
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 31 Maggio 2018

Tara e la sua famiglia vivono sulle montagne dell’Idaho e si professano mormoni. Il mormonismo è una delle tante religioni esistenti che afferma di ricollegarsi al cristianesimo ma che il cristianesimo invece non riconosce tanto che le branchie cattoliche e protestanti la considerano una falsa religione. Il mormonismo infatti nega i principi fondanti del cristianesimo per poter essere riconosciuto come tale e soprattutto ha sviluppato tante di quelle sfumature che è difficile stabilirne le dottrine.

Il padre di Tara ha cresciuto i suoi figli con l’idea che tutto ciò che non deriva dalle sacre scritture deve essere visto come il male e in questo rientravano le istituzioni, la legge, la medicina, l’istruzione ecc… Nessuno della famiglia di Tara era registrato all’anagrafe e questo rendeva incerte le precise date di nascita. Nessuno era stato mai visitato da un dottore e in caso di malattia c’erano le erbe guaritrici della mamma. Nessuno soprattutto era stato a scuola perché i libri erano il demonio e l’istruzione arrivava da persone impegnate a fare il lavaggio del cervello. Tara era cresciuta con una visione del mondo molto limitata. Se il papà diceva che la scuola era il male a lei toccava crederlo perché la prima educazione viene dalla persone che ci hanno messo al mondo e che in teoria ci preparano al meglio.

Il padre di Tara però era un uomo che conduceva una lotta continua contro nemici che vedeva ovunque, che lavorava nella discarica portando dietro i figli per raccattare metalli da rivendere e che preparava se stesso e la sua famiglia all’imminente fine del mondo. La madre di Tara che ogni tanto cercava di ammorbidire le vedute rigide del marito si occupava della preparazione di unguenti e di erbe medicinali e divenne ostetrica facendo partorire le donne della zona che come loro non avrebbero mai messo piede in un ospedale. Sempre la mamma si era occupata dell’istruzione dei figli, un’istruzione che Tara sintetizza così: potevi imparare tutto quello che riuscivi a studiare da solo, dopo che avevi finito di lavorare. 

Scuole, libri, materie e tanto altro erano cose sconosciute fino a quando Tyler, il fratello di Tara, decise di lasciare la famiglia per andare in una scuola vera inculcando l’idea alla sorella minore. Funziona così di solito, una realtà ti sta bene fino a quando hai conosciuto solo quella. Basta spostarti un attimo, renderti conto che esistono altre realtà differenti dall’unica che hai sempre conosciuto e reputato giusta per desiderare di provarne altre. Per Tara il lavoro in discarica, le erbe delle mamma, i libri sfogliati e mai letti veramente andavano bene perché non aveva mai conosciuto altro. Non aveva idea di cosa succedesse nel mondo perché la televisione in casa era vietata. Non conosceva la storia recente perché i libri differenti dalla Bibbia non erano ammessi. Se suo fratello era andato via per frequentare la scuola questo poteva farlo anche lei, voleva farlo, perché era stanca di rischiare la vita ogni volta che andava in discarica col padre, così come era stanca delle violenze di suo fratello Shawn a cui i genitori non credevano.

Tara Westover ha raccontato la sua storia. Un’infanzia e prima adolescenza di cui lei per anni si era vergognata e che aveva cercato in tutti i modi di nascondere e reprimere. Quei legami familiari che erano stati il suo tutto andavano recisi, perché fino a quando restava ancorata a loro il suo cambiamento non poteva essere completo. Ha raccontato la sua storia di emancipazione avvenuta grazie all’istruzione che ha dato un senso e una svolta alla sua vita, facendole accettare la sua storia e comprendendo di essere diventata attraverso quell’educazione una persona diversa.

Asimmetria

asimmetria

  • Titolo: Asimmetria
  • Autrice: Lisa Halliday
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 30 Agosto 2018

Ci sono dei libri di cui si hanno aspettative altissime: perché? I motivi possono essere svariati. Un autore che segui dall’inizio e le cui opere le senti ormai anche un po’ tue, una trama decisamente promettente o un caso editoriale che ha fatto già parlare parecchie persone.

Con Asimmetria ci troviamo nel terzo punto, un caso editoriale che negli Stati Uniti già prima di uscire ha vinto il Premio Whiting nel 2017 per la narrativa, insomma un esordio promettente. Il motivo è presto detto, l’autrice Lisa Halliday in questo libro racconta della sua personale relazione con un mostro sacro della letteratura: Philip Roth. Normale che tutti gli occhi fossero puntati su questo libro perché confessiamolo, la letteratura ci piace, ma il puro gossip ci attrae ancora di più.

Alice è una ragazza di venticinque anni che lavora a New York in una casa editrice. Incontra per caso un giorno al parco un signore che lei capirà subito di chi si tratta: Ezra Blazer. Scrittore tra i più importanti, vincitore del Premio Pulitzer e che per una giovane che lavora in una casa editrice tale incontro vale di più di quello con una celebrità hollywoodiana.

La relazione tra i due nasce subito con Ezra che fin da subito provvede a lei in ogni modo possibile, aiutandola economicamente e soddisfacendo ogni suo piccolo desiderio. Differenza d’età e i suoi numerosi acciacchi fisici non sembrano preoccupare più di tanto Alice, che non rinuncerebbe mai al suo rapporto con Ezra.

Amar per cause a lui ignote si ritrova bloccato in aeroporto per quasi due giorni. Facendo scalo a Heathrow con l’intento di fermarsi un weekend da un suo amico per ripartire per l’Iraq per far visita a suo fratello. I controlli divenuti sempre più rigidi per questioni di sicurezza fanno sì che lui si ritrovi bloccato in aeroporto facendo il medesimo interrogatorio con diversi operatori lì. Sempre le stesse domande a cui lui risponde sempre con le stesse risposte che sembrano non convincerli del tutto tanto da non lasciargli via libera.

Bloccato in quella situazione paradossale ripensa ad episodi del suo passato, a partire dall’assurda storia della sua nascita avvenuta in volo e che gli ha regalato doppia cittadinanza, americana e irachena. Ripensa alla sua famiglia, a suo fratello in particolare che non vede da anni, alla sua relazione, ai suoi studi, ai suoi lavori precedenti  e alla situazione politica e sociale del suo Paese.

Asimmetria è un libro sulle relazioni asimmetriche che intrecciamo con gli altri. Ragionandoci sopra possiamo dire che i rapporti tra due persone non sono mai alla pari. In una coppia ci sarà chi ama di più, chi rischia di più, chi darà di più e questo vale anche in amicizia e questo crea rapporti che possiamo definire sbilanciati. Se prendiamo Alice e Ezra il rapporto non è alla pari e non parlo solo dell’ovvia differenza d’età. Ezra le offre tutto ciò che possiede rendendo Alice una beneficiaria passiva. Alice però è più coinvolta emotivamente e vorrebbe un rapporto più stabile e alla luce del sole. Alice poi ha un sogno nel cassetto chiamato libro, ma avendo al suo fianco un mostro sacro come Ezra comprende che sarebbe inutile pubblicarlo perché non sarà mai al suo livello.

Dai rapporti personali il focus si sposta a una questione più ampia, Occidente e Oriente, due parti dello stesso mondo incompatibili per storia e concetti. Amar riflette sui rapporti dei suoi due Paesi, Usa e Iraq, col più forte che ha sempre dominato sul più debole in nome di concetti universali quali democrazia e libertà, ma chi ci dice che i concetti di democrazia e libertà degli Usa siano validi per tutti? Chi lo ha stabilito? Come può un Paese invadere un altro per importare la sua visione di democrazia senza preoccuparsi che questa coincida col Paese invaso? Lo fa perché nell’eterna lotta tra forti e deboli i forti impongono e i deboli subiscono.

Lisa Halliday ha scritto un libro che affronta mille contrapposizioni e che ti porta a un continuo riflettere: giovinezza e vecchiaia, oriente e occidente, amore e politica.

Le ricette della signora Tokue

le ricette della signora tokue

  • Titolo: Le ricette della signora Tokue
  • Autore: Durian Sukegawa
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 6 Febbraio

Sentaro ha un piccolo negozio di dolciumi le cui specialità sono i dorayaki, dolcetti tipici giapponesi formati da pan di spagna e al cui interno c’è una salsa ricavata da fagioli azuki. Quelli erano i dolcetti che preparava il precedente proprietario e quando Sentaro ha preso le redini del negozio ha portato avanti la tradizione.

Ad essere onesti il suo sogno non era quello di essere pasticciere, si era ritrovato ad esserlo suo malgrado dopo aver dovuto rimediare ai suoi errori passati e ciò che lo legava a quel negozio era semplicemente un debito che doveva ripagare e una volta estinto avrebbe potuto dedicarsi alla sua carriera di scrittore.

Quando un giorno una vecchietta si propose come aiutante Sentaro rimase senza parole. Non era adatta per quel lavoro, ma non se la sentiva di offenderla con un no secco. Ripresentatasi qualche giorno più tardi e tornando alla carica per il posto chiese a Sentaro di assaggiare la sua salsa di fagioli prima di prendere la decisione finale. Rimasto solo e assaggiata la salsa Sentaro pensò che quella era la salsa di fagioli più buona che avesse mai provato, nulla a che vedere con quel composto già pronto che metteva nei suoi dorayaki. Gli balzò di prendere in considerazione la possibilità di tenere la signora in negozio con lui, imparare i segreti della sua salsa e poterla quindi replicare, ma ciò che più lo turbava erano le mani della signora Tokue, del tutto deformate e che non offrivano un bello spettacolo per chi le notava. Cosa avrebbero pensato i clienti? E se la vista di quelle mani li infastidiva a tal punto da non mettere più piede nel suo negozio? Fino a quando non ripagava il debito Sentaro non poteva azzardare così tanto. Decise di tenerla solo per la preparazione della salsa, facendola stare solo in cucina nessuno l’avrebbe notata.

Quando la signora Tokue preparò per la prima volta la salsa per Sentaro fu uno spettacolo puro. La cura che metteva, la passione e l’attenzione che prestava lui non li aveva mai riposti. Per Sentaro era un lavoro di routine fatto perché a fine mese aveva delle scadenze, per la signora Tokue era tutt’altro e il tocco che mise non passò inosservato tanto che i clienti aumentarono a vista d’occhio.

Tutte le cose belle però finiscono e quando la padrona del negozio venne a conoscenza della nuova presenza, intimò a Sentaro di licenziarla. Quelle mani erano segno di qualcosa di più grave che poteva essere ancora contagioso, come poteva non capire la gravità di quella situazione? Era certo che non poteva ancora fare a meno di lei, della sua salsa e della sua presenza a cui ormai si era abituato.

Malinconico e struggente Le ricette della signora Tokue è un libro all’apparenza semplice ma che sotto sotto nasconde molteplici insegnamenti. Parla dei dolori che la vita spesso ci riserva e sulla forza necessaria per poterli superare. La vita ci mette costantemente in ginocchio ma quello che conta è la forza di rialzarsi, riprovarci, rischiare e reagire e soprattutto dell’importanza di trovare una ragione che ci faccia andare avanti.

La felicità del cactus

la felicità del cactus

  • Titolo: La felicità del cactus
  • Autrice: Sarah Haywood
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Se qualcuno chiedesse a Susan Green com’è la sua vita le risponderebbe che è perfetta. Ha un appartamento a Londra della misura giusta, un lavoro che la soddisfa, una relazione con un uomo con cui ha stabilito tutto e che non prevede alcun coinvolgimento emotivo. Non ha amici Susan, se non qualche conoscenza, ma a lei non importa, sa che per tutto ciò che le accade può contare su se stessa ed è questo ciò che conta.

Quando la madre di Susan muore lasciando l’usufrutto della casa a suo fratello ecco che nella vita di Susan irrompe il primo inghippo. I rapporti con il fratello non sono mai stati idilliaci, lo ha sempre considerato uno scansafatiche e approfittatore che viveva ancora sulle spalle della madre, ragion per cui Susan sa che quella decisione non può essere stata presa dalla madre senza le pressioni del fratello e quindi non ha nessuna intenzione di fargliela passare liscia. Si convince che il fratello abbia fatto una sorta di lavaggio del cervello alla madre tanto da convincerla a prendere quell’assurda decisione e quindi inizia la sua battaglia legale per far sì che abbia giustizia e la parte di eredità che merita.

Il secondo inghippo per Susan è che scopre di essere incinta, ragion per cui l’eredità le farebbe comodo, in modo da acquistare una casa più grande che ospiti entrambi (il padre in questa equazione non è menzionato).

Nella vita perfettamente calcolata da Susan un figlio non era previsto. Non si era immaginata madre, ma ora che aveva scoperto di essere incinta aveva capito che un figlio lo voleva e che bastava organizzarsi e tutto sarebbe andato per il meglio. Se le altre non erano capaci di lavorare e gestire i figli è perché semplicemente non si sapevano organizzare.

Quando inizia la sua battaglia legale contro il fratello e le cose non andranno come previsto, Susan troverà conforto ed appoggio nelle persone più impensabili. Kate, la sua vicina di casa da poco abbandonata dal marito e Robert, l’amico di suo fratello Edward che non solo staranno al suo fianco ma si dimostreranno amici e faranno pian piano uscire Susan da quell’armatura in cui si era rifugiata. In fondo Susan era un po’ come i suoi cactus che con le loro spine impedivano a chiunque di toccarli.

La felicità del cactus è un romanzo spassoso e con una protagonista tanto assurda che vorresti prima abbracciare e poi mandarla a quel paese. Susan Green sarebbe potuta essere un personaggio detestabile a causa della sua estrema rigidità e della sua smania di controllo e che invece subito fa breccia, perché non ci vuole molto a capire che le persone in apparenza più forti sono in realtà le più fragili e la voglia di tenere tutto sotto controllo è determinata dall’idea che tutto ciò che controlliamo può essere gestito ed affrontato. In fondo, basta così poco per fiorire.

Inviata speciale

inviata speciale

  • Titolo: Inviata speciale
  • Autore: Jean Echenoz
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 15 Maggio 2018

A tuo marito arriva una lettera in cui dicono che sei stata sequestrata e che per riaverti indietro dovrà pagare una certa somma di denaro. Un marito normale in questa circostanza cosa farebbe se non andare nel panico e precipitarsi dalla polizia per denunciare l’accaduto? Lou Tausk, il marito della sequestrata, decide semplicemente di anticipare l’ora dell’aperitivo e di sua moglie Constance se ne occuperà poi. Come avrete ben capito in questa storia ci sarà poco di normale, ma procediamo con ordine.

Constance è una giovane donna, con un matrimonio che non la soddisfa più e con una vita con pochissimi stimoli. Al momento l’unica cosa che la tiene impegnata è la vendita di un appartamento di cui non ha alcuna fretta di sbarazzarsi. Proprio un giorno di ritorno dall’agenzia immobiliare Constance viene fermata da tre individui che con gentilezza la caricano su un furgoncino. Quasi inconsapevole di quello che le sta succedendo Constance non grida e non si oppone perché come dicevo i tre la sequestrano con gentilezza.

Lo avevo detto prima, in questa storia di cose strane ce ne sono molte. Ad esempio i sequestratori di Constance si rivelano tre gentiluomini che trattano la giovane donna con tutte le cure possibili e immaginabili, tanto che lei vive l’esperienza del sequestro come una piccola vacanza. Aggiungiamo che i tre, Victor, Jean Pierre e Christian si innamorano della bella Constance e ci provano a turno e il quadro è completo.

E il marito? Determinato a non recarsi dalla polizia per non far emergere un passato che ha tenuto nascosto a tutti, nei suoi viaggi dal fratellastro si innamora della segretaria tanto che i due vanno a convivere, tanto la moglie chissà dov’è, anzi, chissà se è ancora viva. Stia tranquillo il lettore perché come in ogni spy story che si rispetti c’è una missione e anche Constance avrà il suo bel lavoro da svolgere, lavoro che la porterà in quel della Corea del Nord dove è considerata un’icona della musica pop, anche perché avevo omesso che una cosa buona Lou Touske l’aveva fatta e cioè aveva scritto una di quelle hit mondiali che scalano le classifiche mondiali e che vengono canticchiate a distanza di anni e che aveva fatto della coppia due celebrità.

Inviata speciale è un gran bel mix di action, spy story e noir con personaggi strampalati, situazioni assurde e paradossali che trascinano il lettore tra una risata all’altra dritti verso il finale. Lo stile di Jean Echenoz, il suo prendere in giro chi lo sta leggendo facendo in modo di non diventare troppo serio e di conseguenza pesante è il punto di forza di questo romanzo, aggiungiamoci che ha una protagonista del tutto graziosa e il libro delizioso è servito.

Sconti Stile Libero: cosa prendere?

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L’estate è un brulicare di liste di libri da leggere e se ancora non avete deciso cosa mettere in valigia vi dico solo che Einaudi ha fatto partire una promozione che prevede il 25% di sconto sull’acquisto di due Stile Libero fino al 5 agosto. Chi mi segue lo sa che impazzisco per la Einaudi e in particolare sono in fissa per Stile Libero (Coralli e Supercoralli comprendono e mi perdonano) tanto che i libri con la costa gialla occupano gran parte della mia libreria. Se volete qualche consiglio (e se vi fidate) vi guido in questo mare magnum di libri e vi dò qualche dritta. Iniziamo? Via con le coppie.

FRANCESCO ABATE

Mia madre ed altre catastrofi- Torpedone Trapiantati

Migliore accoppiata di questa non c’è. Due libri leggeri, divertenti, emozionanti, adatti per il periodo in cui uno vuole leggere ma anche rilassarsi. Due libri con le vicende di Checco, la Mamma, signora Corrias e altri personaggi. Dialoghi serrati e battute fulminanti nel primo che non mancheranno neanche nel secondo.

NICCOLO’ AMMANITI

Come Dio comanda- Ti prendo e ti porto via

Partendo da una premessa necessaria e cioè che in una libreria che si rispetti non può mancare almeno un titolo di Ammaniti, siccome sono brava io ve ne consiglio ben due. Questi sono i libri che mi hanno fatto scoprire questo scrittore geniale, tra i migliori contemporanei senza alcun dubbio. Storie dure, personaggi cinici ed egoisti e linguaggio crudo che non risparmia nessuno.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Il purgatorio dell’Angelo- Souvenir

Da buona deGiovanners non potevo non inserire nella lista due libri del Maestro del giallo odierno e nello specifico le ultime indagini delle sue creature a cui i lettori sono più affezionati: Ricciardi e Lojacono. Il commissario dagli occhi verdi e il ciuffo ribelle svolge la sua indagine nella meravigliosa Posillipo, mentre Lojacono e compagni saranno in trasferta nell’incantevole Sorrento.

MARCO MARSULLO

Due come loro- I miei genitori non hanno figli

Di Marco Marsullo io vi direi di leggere tutti i suoi libri (ça va sans dire) e niente vi impedirà di recuperare anche Cascione e i vecchietti ma in questa lista ve ne indico solo due e ho scelto il suo ultimo libro uscito un paio di mesi fa e il suo precedente che è quello a cui sono più affezionata (oltre a ritenerlo ad oggi il suo miglior romanzo). Una black comedy irriverente e innovativa Due come loro e un romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli. Il primo con un protagonista, Shep, che si divide tra Dio, il Diavolo, un passato doloroso con cui fare i conti e vecchi e nuovi amori, mentre il secondo un ragazzino alle prese con la scelta universitaria e due genitori separati persi tra nuove esperienze amorose e passioni canine.

EMANUELA CANEPA- MICHELA MARZANO

L’animale femmina- L’amore che mi resta

Le storie di due donne raccontate da penne eccezionali: l’esordiente Emanuela Canepa (premio Calvino) e la scrittrice e giornalista Michela Marzano. Ne L’animale femmina la vita di una ragazza di provincia sembra in un punto di stallo fino a quando la conoscenza di un avvocato e un nuovo lavoro la porteranno a superare i limiti che si era imposta. Ne L’amore che mi resta una madre alle prese con il suicidio della giovanissima figlia Giada, una figlia tanto desiderata che non arrivava e che è stata scelta tra tanti. Arriverà alla consapevolezza che la sua Giada era un enorme mistero e che celava segreti e dolori di cui non aveva mai reso partecipe la madre.

EMMA CLINE- CONCITA DE GREGORIO

Le ragazze- Cosa pensano le ragazze

Ad unire questi due libri sono solo Le ragazze nel titolo. Emma Cline ha scritto uno dei casi editoriali mondiali dello scorso anno, una storia di eccessi fatti di droghe, alcool, sesso e inibizioni perdute mentre Concita De Gregorio nel suo libro ha raccontato le storie raccolte nel corso di due anni facendo venir fuori un ritratto contemporaneo di donne di varie generazioni.

MONA ELTAHAWY- ANNA MIGOTTO & STEFANIA MIRETTI

Perché ci odiano- Non aspettami vivo

Mettendo da parte per un attimo i romanzi ecco due letture a mio avviso imperdibili. In Perché ci odiano la giornalista Mona Eltahawy racconta la condizione della donna nel mondo islamico attraverso un viaggio nei paesi africani partendo dalla sua esperienza. In Non aspettarmi vivo le giornaliste Migotto e Miretti analizzano il fenomeno dei foreign fighters, ragazzi che all’improvviso decidono di sposare la causa dell’ISIS andando a combattere per loro nella speranza che il regno da loro propugnato possa realizzarsi quanto prima.

GIACOMO MAZZARIOL- ALESSANDRA SARCHI

Mio fratello rincorre i dinosauri- La notte ha la mia voce

Nel primo un ragazzino racconta come la sindrome di down sia entrata nella sua famiglia nel momento in cui il suo fratellino Giovanni ne è nato affetto. Nel secondo il racconto di una vita stravolta da un incidente dove la protagonista perde l’uso delle gambe. In entrambi i libri (storie personali degli autori) c’è un racconto senza filtri e senza fronzoli dove non si ricorre al facile pietismo.

PS: Einaudi non mi ha pagato per fare questo post e Einaudi non mi pagherà se sceglierete di acquistare qualche libro di questa lista.

Ho letto cose…

Dopo un breve periodo in cui ho letto poco (poco per i miei standard intendo), il mese di giugno è stato un mese ricco di letture. Di solito mi sono imbattuta in post in cui si parlava del blocco del lettore dove chiedevano consigli sul come affrontarlo e superarlo. Ebbene io invece sono stata presa da una frenesia assurda: volevo leggere, volevo più tempo per leggere e volevo più libri da leggere. Curiosi di sapere cosa ho letto? Presto detto.

Il mese l’ho aperto con il libro di Pino Imperatore, Aglio olio e assassino, Dea Libri (la recensione completa la trovate sul blog), un giallo napoletano con un ispettore tornato nella sua Napoli che dovrà occuparsi di un assassinio particolare e troverà in una coppia di cuochi, padre e figlio, due validi aiuti. Come sempre nei libri di Imperatore c’è di tutto: ci si emoziona, si ride e ci scappa pure qualche bella riflessione. Finito questo mi sono dedicata esclusivamente a Un romanzo russo, Adelphi (dico esclusivamente perché è mia abitudine leggere più libri in contemporanea). Ero da tempo impaziente di cimentarmi con un libro di Carrère, autore che rimandavo da un po’. Risultato? Proseguirò senz’altro la sua conoscenza (anche in questo caso, recensione sul blog).

Dopo una lettura del genere avevo bisogno di qualcosa di più leggero ed ecco Fa troppo freddo per morire, Einaudi di Christian Frascella ed eccoci arrivati alla prima chicca che consiglio caldamente. Contrera è un ex poliziotto che abusando del suo potere è riuscito a farsi cacciare dalla polizia e si è reinventato come ispettore privato. Divorziato, una figlia che a malapena conosce, vive a casa con la sorella e ha lo studio in una lavanderia a gettoni; insomma solo questo dovrebbe farvi precipitare in libreria a prenderlo.

Finito il giallo torinese ho letto un gradito ritorno, quello di Francesco Abate e della sua mamma e dell’immancabile signora Corrias. In Torpedone trapiantati, Einaudi un gruppo di trapiantati va in gita e non mancherà niente. Abate si conferma uno scrittore capace di farti piangere dalle lacrime e dall’emozione. Proprio questo libro mi ha portato al suo precedente Chiedo scusa, Einaudi dove lo scrittore racconta attraverso il personaggio di Valter il suo calvario in attesa del trapianto e tutte le conseguenze dell’operazione. Vita e morte procedono paralleli in questo libro, una lettura che provoca mille emozioni (il pianto in primis) e tanta riconoscenza verso la vita, perché se ogni tanto pensassimo realmente a chi sta peggio e chi veramente combatte con  le unghie e con i denti contro la morte forse smetteremmo di lamentarci delle cazzate (la parolaccia è necessaria).

Tra le più belle scoperte fatte quest’anno c’è sicuramente Rosella Postorino. Da dire che io che sono affezionata ad Einaudi e in particolare a Stile Libero, la conoscevo già visto che la sua fama di editor la precede. Chissà perché non mi ero mai presa la briga di conoscerla come scrittrice, cosa che è avvenuta quest’anno grazie a quel capolavoro che risponde al nome de Le assaggiatrici, Feltrinelli. Ho poi recuperato Il corpo docile, Einaudi (stupendo anche questo) e da poco La stanza di sopra, Feltrinelli (L’estate che perdemmo Dio, Einaudi è arrivato da un paio di giorni). Storie che ti rapiscono dalla prima all’ultima riga (e che come gli altri libri di cui vi sto parlando avranno un post tutto loro per poterne parlare più approfonditamente).

Quando leggo un libro che mi piace molto tendo a recuperare quanto è stato già scritto dal suo autore, come nel caso di Peppe Fiore che dopo il suo Dimenticare, Einaudi (tra le più belle letture dello scorso anno) mi ha portata a Nessuno è indispensabile, Einaudi. Il bello è che questo libro ha atteso molto prima che lo iniziassi e una volta lette le prime pagine l’ho terminato in un paio di giorni. In un’azienda iniziano a suicidarsi uno dopo l’altro una serie di dipendenti nella quasi indifferenza dei colleghi e… (e vabbè leggete il libro che è meglio).

Anatomia di uno scandalo, Einaudi di Sarah Vaughan è stato presentato dal suo editore come come il thriller dell’estate. Un politico accusato di stupro da una sua ex amante, una moglie che crede al marito e l’avvocato d’accusa deciso a non lasciarlo impunito. Libro di forte attualità che però pecca per il ritmo, a mio parere troppo lento. Un altro libro che mi aspettava da un bel po’ era Dieci donne, Feltrinelli di Marcela Serrano, nove donne in terapia che raccontano la loro vita e i loro dolori. Non è il primo libro della scrittrice cilena che leggo e gli altri dopo i primi capitoli esaltanti tendevano a dilungarsi troppo e farmi perdere l’interesse cosa che con questo non è capitato, anzi, l’ho letto tutto d’un fiato.

Ultimo libro è stato Voi sapete. L’indifferenza uccide, La nave di Teseo di Giuseppe Civati, neanche un centinaio di pagine per un libro a cui non bisogna aggiungere niente, va semplicemente letto.

 

La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

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  • Titolo: La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
  • Autrice: Sandra Petrignani
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di pubblicazione: 15 Febbraio 2018

Il 14 luglio 1916 a Palermo, in via Libertà 101, alle sei del mattino, ultima dopo tre fratelli e una sorella, nasce una bambina che viene chiamata Natalia come la protagonista di Guerra e Pace.

La Natalia in questione è Natalia Ginzburg, scrittrice tra le più importanti che la nostra letteratura ha conosciuto ma che per ragioni inspiegabili si tende spesso a dimenticare. Il ritratto che fa Sandra Petrignani ne La corsara edito da Neri Pozza è quanto di più completo si possa trovare sulla sua figura. Definire Natalia Ginzburg solo una scrittrice è riduttivo. Nat, come la chiamavano gli amici, è stata una scrittrice capace di spaziare tra la narrativa, la saggistica e il teatro, è stata una intellettuale le cui opinioni creavano dibattiti e discussioni stimolanti, è stata una donna impegnata politicamente e dal grande senso civico e politico e non ultimo è stata tra le figure determinanti all’ascesa della casa editrice Einaudi.

Se dal punto di vista professionale la vita di Natalia è stata costellata da soddisfazioni e successi, non si può dire lo stesso della parte privata. Natalia ha conosciuto lutti che l’hanno messa in ginocchio e che l’hanno costretta a trovare la forza di rialzarsi e ripartire, primo fra tutti quello di suo marito Leone Ginzburg da cui prenderà il nome che deciderà di tenere anche quando sposerà Gabriele Baldini.

LEONE GINZBURG

Il rapporto tra Leone e Natalia non fu solo un rapporto amoroso ma fu tanto altro. Leone fu il primo a credere nel talento narrativo della giovanissima Natalia e s’impegnò in prima persona affinché i suoi primi lavori venissero pubblicati. L’impegno politico di Leone influenzò moltissimo Nat, ecco perché dopo la morte del marito continuò ad impegnarsi dedicandosi alla vita politica del Paese tanto che nel 1983 venne eletta in Parlamento nel Partito Comunista Italiano. Quando conobbe Leone che era ospite fisso in casa Levi, Natalia pensò che non rientrava minimamente nel suo prototipo di uomo, ma questo contò ben poco visto che i due dopo una regolare corrispondenza nei periodi in cui Leone era in carcere si sposarono appena lui uscì. La posizione politica di Leone condizionò il loro matrimonio tanto che quando lui fu mandato al confino lei con i figli decise di seguire il marito. Leone morì nel carcere di Regina Coeli in seguito alle torture inflitte perché si rifiutò di collaborare. La lettera che scrisse alla sua Natalia è un misto di dolcezza, malinconia, amore e drammaticità.

EINAUDI

Come già detto, Natalia Ginzburg non fu solo scrittrice, ma fu fondamentale nell’ascesa della casa editrice fondata da Giulio Einaudi e il prezioso contributo di suo marito Leone e il lavoro di Cesare Pavese. Svolse svariati ruoli nella redazione di Torino e in quella di Roma, occupandosi sia della selezione dei libri da pubblicare, sia delle traduzioni di opere straniere da proporre al mercato italiano.

GABRIELE BALDINI

Il secondo matrimonio di Natalia Ginzburg fu con Gabriele Baldini, docente universitario di letteratura inglese. Dall’unione nacquero due figli Susanna e Antonio che si aggiunsero ai tre nati dal matrimonio con Leone: Andrea, Alessandra e Carlo. Purtroppo i due bambini presentarono subito problemi di salute rilevanti; Antonio non sopravvisse a lungo e fu il secondo devastante lutto di Natalia.

NON SOLO LESSICO FAMIGLIARE

Lessico Famigliare è il libro più conosciuto di Natalia che le valse il Premio Strega nel 1963 e che può essere considerato una sorta di autobiografia visto che si concentra sulle vicende della famiglia Levi e sul delicato periodo storico in cui quelle si inseriscono. Natalia però ha una vasta produzione letteraria che comprende oltre ai romanzi, anche una serie di raccolte di racconti, saggi e opere teatrali. Il suo primo romanzo La strada che va in città lo firmò con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte e solo nel 1945 venne stampato con il suo nome. La tematica della memoria, l’indagine psicologica e successivamente l’impianto familiare e le sue tematiche sono i capisaldi della narrativa di Natalia Ginzburg.

Il mio è un brevissimo ritratto di una scrittrice che amo tantissimo. Il lavoro minuzioso, accurato e preciso l’ha fatto Sandra Petrignani ne La Corsara che vi invito a leggere perché Natalia Ginzburg è una personalità che merita di essere conosciuta, una scrittrice che merita di essere letta. Ho apprezzato la ricostruzione storica della sua vita, la ricchezza di particolari e dei momenti della sua vita a me completamente sconosciuti. Le pagine dedicate alla storia d’amore di Leone e Natalia tolgono il fiato dall’emozione e la cura nel raccontare le sue opere mi hanno fatto venire voglia di rileggere i suoi libri e recuperare presto quelli che mi mancano. Un libro del genere lo aspettavo da anni: grazie all’autrice per averlo scritto.

Buenos Aires, espérame.

 

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Uno dei tanti pregi dei libri è la possibilità di poter viaggiare stando comodamente sdraiati sul divano di casa propria. La Barcellona di Zàfon, la Delft raccontata da Tracy Chevalier e tante altre città che ho conosciuto grazie alle pagine dei libri letti, con la speranza un giorno di vederle con i miei occhi.

Mi sono innamorata di Buenos Aires dopo aver letto Dio si è fermato a Buenos Aires scritto a quattro mani da Marco Marsullo e Paolo Piccirillo, uscito per Laterza nell’ottobre del 2014. Prima l’Argentina e la sua capitale erano per me mete come tante, di cui sapevo poco e ignoravo molto. Quando il loro libro mi è capitato tra le mani e ho iniziato a leggerlo ne sono stata completamente rapita e in un attimo con la testa ero tra i barrios di Buenos Aires, magari seduta a un tavolo a bere un mate e a gustare les empanadas.

Buenos Aires me la immagino come una città in costante fermento, ricca di storia e cultura, di artisti e scrittori. Le strade di Buenos Aires ormai sono le mie viscere, scriveva Jorge Luis Borges (probabilmente lo scrittore porteños più conosciuto) ne “Le strade“, uno dei suoi componimenti più belli, una vera e propria dichiarazione d’amore per la sua città (ad essa ha dedicato anche Fervore di Buenos Aires, edito Adelphi).

Buenos Aires e la letteratura, Buenos Aires e i libri, binomi inscindibili. Come scrive Piccirillo, a Buenos Aires c’è la avenida Santa Fè che unisce l’avenida 9 de Julio, il Cerrito e la avenida del Libertador a quello che è il quartiere più grande ed importante della città: Palermo.

Nei pressi del giardino botanico a pochi passi da Plaza Italia, c’è una specie di mercatino permanente che occupa un centinaio di metri del marciapiede al centro della strada […] All’ingresso c’è scritto Feria Del Libro e sull’ala aperta di una bancarella c’è la faccia di Julio Cortazar.

Dopo la prima tappa al mercatino di libri che noi fervidi lettori non possiamo lasciarci sfuggire, proseguiamo verso Plaza de Mayo, luogo rappresentativo della città e simbolo dell’indipendenza dalla Spagna e dove si riuniscono le madri dei desaparecidòs per ricordare i figli uccisi o scomparsi durante la dittatura dal 1976 al 1983. Presente en la plaza la Casa Rosada (sede degli uffici della Presidenza della Repubblica) dove un tempo di affacciava Evita Peron per parlare al suo popolo.

Particolarità negativa di questa piazza è, come scrive Marsullo:

Grate nere alte un paio di metri, sono fissate sull’asfalto a mo’ di gabbia. Alcuni varchi al centro della piazza sono aperti per lasciar passare le persone, ma è chiaro che, in un attimo, la polizia può scegliere di recintare il perimetro per non lasciar passare nessuno e proteggere la Casa Rosada e, più avanti ancora altri edifici del Governo argentino. Spaventoso, a osservarlo. Ancora più terrificante a pensarlo. Pensare che da queste parti la gente venga chiusa in gabbia, tenuta a bada come bestie feroci, addomesticata con la forza e mai con la parola. Spaventoso pensare che il Governo argentino abbia talmente tanto timore delle rappresaglie furiose che l’unico modo per salvarsi la vita, prima che il potere, sia questo. Gabbie. Ferro.

Tornando ad Evita Peron, prossima tappa è il Cimitero della Recoleta, definito tra i più belli al mondo dove Maria Eva Duarte de Peron riposa (vi invito a leggere Santa Evita edito SUR di Tomàs Eloy Martinez, il romanzo più tradotto della storia della letteratura argentina).

Il rapporto politica-Stato è stato un rapporto complicato e sofferente, vista la travagliata storia civile dell’Argentina. L’emblema di tutto ciò è l’ESMA, la Escuela Superior de Mecànica de la Armada, scuola militare argentina, teatro per lungo tempo delle torture di chi veniva imprigionato.

Una volta dentro non si esisteva più, non si era né vivi né morti, si diventava desaparecidòs […] Oggi la ESMA non è più la scuola che era, è un museo della memoria.

E dire che il Presidente della Repubblica Carlos Menem voleva distruggerlo e far erigere un monumento dedicato al popolo argentino che però si oppose fermamente. Non era distruggendo la storia che si mostrava rispetto, anzi, il ricordo di quella parte orribile di passato doveva restare, magari per evitare di ripeterlo (se volete approfondire, vi consiglio il libro di Rodolfo Walsh, Operazione Massacro edito La Nuova Frontiera; Walsh dopo questo libro è entrato nel lungo elenco dei desaparecidòs).

Autori che nei propri libri provarono ad accennare alle torture venero censurati e di conseguenza costretti a lasciare il proprio Paese. Uno degli esempi è quello di Manuel Puig. Il suo The Buenos Aires Affair del 1973 nonostante la ristampa immediata che significava ottimo apprezzamento da parte dei lettori, venne prima redatto togliendo le parti censurate, poi ritirato e mandato direttamente al macero. Dopo varie minacce Puig decise di lasciare l’Argentina e per anni fu un autore vietato che decise di non rimettere piede in terra natia neanche dopo la fine del regime. Di Manuel Puig consiglio vivamente il suo bellissimo e struggente Scende la notte tropicale, Sellerio.

Per alleggerire un po’ il nostro percorso, altra tappa, per amanti del calcio e non, è lo stadio de La Bombonera.

La Bombonera è un’esperienza di odori e immaginazione. In questo stadio, Diego Armando Maradona, è stato contemporaneamente tifoso e calciatore. Condottiero e falange oplitica. Padrone e schiavo di se stesso. Perché l’anno in cui Maradona giocò con Boca Juniors da queste parti se lo ricordano bene, e mentre cammini tra gli spalti, negli spogliatoi, nei cunicoli dell’impianto, lo senti, l’odore.

Libri citati:

PS: su GoodBook troverete un bel po’ di post di amiche blogger che vi faranno girare il mondo, non perdeteli.

(Questo post è presente anche su GoodBook)

Il purgatorio dell’Angelo

il purgatorio dell'angelo

  • Titolo: Il purgatorio dell’Angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi.
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Ho appena letto l’ultima riga. Metabolizzo il finale e appena chiudo il libro penso che il prossimo sarà l’ultimo e rifletto sul fatto che fra un anno non sarò pronta a lasciare il commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

L’ho conosciuto cinque anni fa per caso, io non amante dei gialli che però decisi di dare una possibilità a questo commissario di cui tutti parlavano. È bastato un libro a far scattare l’amore, un libro a farmi precipitare a comprare gli altri per mettermi subito in pari. Oggi, dopo cinque anni e dopo undici libri spero ancora che il prossimo non sia l’ultimo e che magari il suo creatore Maurizio de Giovanni lo farà ritornare quanto prima possibile.

È tempo di confessioni e non solo per il commissario Ricciardi. Padre Angelo è stato ucciso con un colpo alla testa in un posto di Napoli che può essere considerato un paradiso terrestre: Posillipo. Padre Angelo, un gesuita settantenne, amato e stimato da tutti per la sua bontà d’animo, per il suo amore verso il prossimo, per il suo mettersi sempre a disposizione di chi soffre e cercare di alleviare le pene di chi andava da lui per confessarsi. Era un confessore, ascoltava i peccati altrui e li assolveva. Per il commissario Ricciardi, fermamente ateo, la confessione era una pratica difficile da comprendere. Vorrebbe avere la forza di confessare il suo dolore, vorrebbe confessare l’inferno che vive sulla sua pelle da quando da bambino vide quel morto recitargli le ultime parole, ma sa che nessuno può accogliere le sue confessioni e nel suo inferno quotidiano non intende portarci nessuno.

La sua Enrica vuole proteggerla il più possibile e ora che le cose tra i due sembrano andare bene dopo il permesso del padre di lei di frequentarsi alla luce del sole, la malinconia torna ad affliggere il commissario. Quale futuro potrà mai offrire alla sua amata se non un futuro di pazzia? La stabilità di un matrimonio e magari di una famiglia con figli non è qualcosa che Ricciardi reputa adatti alla sua vita e trascinare nella sua follia Enrica non sarebbe giusto come non è giusto illuderla che questo possa accadere: se ami una persona la proteggi anche se significa privarti dell’unico amore della tua vita.

È tempo di confessioni. Per il duca Carlo di Marangolo le ore sono contate e quindi non c’è giusta occasione per confessare il suo amore a Bianca, l’unica donna mai amata, la sola desiderata con garbo e discrezione, sempre stando da parte salvo intervenire nei momenti di maggiore difficoltà. Per Bianca, da sempre consapevole dei sentimenti del duca, Carlo era la bussola per non impazzire, la roccia a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà non solo economici a cui si era abituata e a cui aveva reagito con la classe che la contraddistingueva, ma soprattutto per le difficoltà personali. Un ambiente snob come quello aristocratico si beffava di lei ricamando chissà che trame su quella che per Bianca era solo amicizia, ma per altri era chiaramente una tresca clandestina.

È tempo di confessioni per il brigadiere Maione. Quel nuovo agente Felice Vaccaro aveva fatto breccia in Raffaele che lo aveva preso sotto la sua ala protettiva. Era troppo in gamba quel giovanotto sveglio e pronto all’azione, con gli occhi vispi e un sorriso che gli ricordavano l’amato figlio Luca, perso troppo presto e la cui assenza in famiglia si faceva sentire, specie per sua moglie Lucia.

La saga di Ricciardi si avvia verso la sua conclusione. Il prossimo libro metterà la parola fine a uno dei personaggi più amati ed apprezzati del panorama narrativo italiano. Già mi immagino lettori che si strappano i capelli, petizioni online per impedire che finisca sul serio e appostamenti sotto casa dell’autore per convincerlo a fargli cambiare idea. Isterismi e scherzi a parte vedendo il percorso compiuto dal commissario e la sua evoluzione e maturazione è probabilmente la scelta giusta chiudere e farlo adesso. Nei personaggi seriali il rischio di apparire ripetitivo e prevedibile è sempre dietro l’angolo così come la possibilità di annoiare il lettore con vicende trite e ritrite, quindi è giusto salutare il commissario Ricciardi e perché no, augurargli un finale in cui fatta pace con i suoi demoni riesca ad esser felice con la donna che reputerà giusta al suo fianco. Tanto potrà sempre tornare, almeno è questa la speranza che voglio avere.

Arrivederci commissario Luigi Alfredo Ricciardi, ti aspetto alla prossima ultima indagine.

PS: succederà quello che deve succedere, io sarò sempre #TeamBianca.