Book Influencer: di polemiche ne abbiamo?

Leggere-libri-660x350

Anno nuovo, vita nuova, polemiche vecchie. Primo post del 2020, speravo di iniziare l’anno raccontandovi un po’ delle letture che mi hanno fatto compagnia in questi giorni di festa, se non fosse che sono incappata nell’ennesima polemica sui libri e sulle book influencer. Ogni giorno un giornalista e/o critico letterario si sveglia e dice: da quanto tempo non parlo male di chi si occupa di libri? Nel corso degli ultimi tempi se avessi messo da parte una moneta per ogni qual volta ho letto di polemiche sul mondo dei blogger che si occupano dei libri, avrei già la somma necessaria per il mio viaggio per i trentanni a Barcellona.

Se vi siete persi quella in ordine di tempo, ve la racconto brevemente io. Tizio (non farò il nome di quello lì, anche perché lui si è curato bene di chiamare tizia tutte le ragazze da lui citate nel suo articolo) dalle colonne del Il Giornale (che detto tra noi non userei neanche per accendere il fuoco del caminetto di casa mia) ha scritto un articolo titolato così: social, sessiste e carine, ecco le influencer (modaiole) del libro.

Fa nomi, cognomi di alcune di quelle che hanno più seguito su Instagram, le prende in giro per le letture che fanno, per le foto che fanno, senza mai dimenticare di aggiungere un “carina” qua e lì, perché si sa che il maschilismo e il sessismo sono duri a morire.

La colpa di queste ragazze, ma di tutte noi che su Instagram ci occupiamo di libri, è quella di leggere autrici per la maggiore, di allestire set fotografici con tazze, tazzine, ceste e affini e soprattutto di essere donne.

La nausea è venuta a me mentre leggevo le parole di tizio che per fare il simpatico sciorinava i nomi degli autoroni, convinto forse in quel poco di cervello che ha, che noi povere stupide lettrici donne nella nostra vita non abbiamo mai letto i libri di quegli autori.

Cerchiamo di fissare un attimo dei punti. Instagram è un social fotografico. È basato interamente sulle immagini. Non ci vuole molta intelligenza per capire che le foto più saranno belle e più saranno curate e più ne guadagnerà l’account: alla fine è questione di follower e like.

Dietro l’immagine c’è di più.

I libri sembrano essere diventati degli oggetti d’arredo. È verissimo, per presentare i libri vengono allestiti dei veri e propri set fotografici. Dietro tutta quella cura, però c’è una persona che il libro lo ha letto, ne parla, lo consiglia e lo fa arrivare a quanti più lettori possibili. In un paese in cui si legge sempre di meno, bisognerebbe apprezzare di più chi ogni giorno attraverso i propri canali parla e consiglia libri indipendentemente dal numero di copie che smuove: una, nessuna e centomila.

Anni fa io ho iniziato a parlare dei libri che leggevo attraverso Twitter. A un certo punto mi sono accorta che i vecchi 180 caratteri erano troppo pochi per poter riassumere tutto ciò che scaturiva dalla lettura (anche se oggi Twitter resta per me lo strumento migliore attraverso cui promuovo i libri) e quindi è arrivato il blog. Pensavo di chiuderlo dopo qualche mese ed invece dopo tre anni sono ancora qui, grazie a chi mi legge che mi spinge ad andare avanti. I tempi cambiano, le cose evolvono e nuovi strumenti ci vengono messi a disposizione. Instagram è un social che non mi aveva mai affascinato (anche perché sono negata con le foto). I libri sono arrivati anche lì e ho capito che anche attraverso un social fatto esclusivamente di immagini si poteva parlare di libri.

Quello che vorrei far capire a tizio è che demonizzare i nuovi strumenti non serve a niente. Sparare merda su chi contribuisce alla diffusione della cultura nel nostro Paese non porterà a niente. Il mondo del libro è un mondo snob ed è una delle cause per cui in Italia si legge sempre di meno. Guardiamo di mal occhio chi legge generi narrativi differenti dai nostri e non supereremo mai l’eterna diatriba carta vs ebook. Dovremmo imparare a collaborare di più, in fondo guardiamo tutti nella stessa direzione

PS: lo sapete che mi trovate anche su Instagram, vero? instagram.com/francescanevis

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Il 2019 attraverso i libri!

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Sostituto procuratore Imma Tataranni

Tv: Imma Tataranni, sostituto procuratore fuori dagli schemi

I libri sono da sempre ottimi spunti per la realizzazione di film e serie televisive e ormai non si contano più le storie che approdano sugli schermi tratte dalle pagine dei libri che leggiamo.

In principio fu Montalbano, il commissario nato dalla penna del maestro Andrea Camilleri, interpretato da Luca Zingaretti che da anni appassiona i telespettatori ottenendo numeri da capogiro. Negli ultimi tempi c’è stato un vero e proprio exploit e basta scorrere le guide dei palinsesti televisivi per capire di cosa sto parlando. Di sicuro vi sarete imbattuti in qualche puntata de L’Allieva con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale che prestano il volto ai personaggi creati da Alessia Gazzola, oppure avrete seguito Alessandro Gassman e compagni nelle indagini dei Bastardi di Pizzofalcone tratte dai libri di Maurizio de Giovanni (nei prossimi mesi approderà sempre sulla Rai la serie TV del commissario Ricciardi, il suo personaggio più celebre) e restando in tema gialli è toccato a Marco Giallini interpretare il vice commissario Rocco Schiavone creatura di Antonio Manzini. Doveroso ricordare la serie TV evento L’amica geniale, tratta dal primo libro della tetralogia di Elena Ferrante, la cui seconda stagione vedrà la luce il 10 febbraio 2020: appuntamento da mettere già da adesso in agenda.

Uno degli ultimi casi di questo binomio di successo libri-serie TV è quello del Sostituto Procuratore Imma Tataranni interpretato da Vanessa Scalera e tratto dai libri di Mariolina Venezia. La fiction in sei puntate è stata un successo di pubblico e critica e la notizia dell’ufficialità di una seconda stagione ha fatto gioire tantissimi telespettatori, me compresa.

Il mio incontro con questa donna perennemente in tacco dodici è avvenuto molto prima della messa in onda televisiva e ammetto che non mi aveva convinto del tutto. Mesi fa ho letto Rione Serra Venerdì, Einaudi, ed è stata quella l’occasione in cui ho conosciuto Imma Tataranni. Magistrato presso la procura di Matera, sposata con Pietro e madre di Valentina, brillante sul lavoro, ma temuta da tutti a causa del suo pessimo carattere. Si ritrova ad indagare sull’omicidio di Stella Pisicchio, sua ex compagna di scuola e soprattutto dovrà fare i conti con le trappole del passato, come recita il sottotitolo del libro.

Ebbene, il libro non mi aveva particolarmente colpito per una serie di cose. In primis perché non sono una fanatica dei gialli salve rarissime eccezioni (leggi Maurizio de Giovanni) e poi perché c’erano delle dinamiche tra personaggi che a me sfuggivano, visto che mi mancavano, è il caso di dirlo, le puntate precedenti. Quando è andata in onda la serie televisiva, l’ho vista principalmente per curiosità, senza mettere in conto che mi sarei potuta innamorare di tutto. Vanessa Scalera incarna alla perfezione Imma Tataranni, i personaggi che le ruotano intorno sono tutti incredibilmente bravi, Matera è di una bellezza che toglie il fiato: insomma, cosa posso chiedere di meglio?

Con premesse del genere ho letto con occhi diversi l’altro libro con la Tataranni protagonista, Via del riscatto, uscito sempre per Einaudi in concomitanza con al serie televisiva. In questa  nuova indagine il procuratore sente uno sparo mentre è in giro con la famiglia (e in verità vorrebbe essere altrove) per le stradine della Matera medievale e subito dopo il boato incrocia una donna in pelliccia che si dilegua in fretta. La notizia dell’effettivo delitto arriva alla dottoressa Tataranni il giorno dopo quando in procura e le comunicano dell’uccisione di un agente immobiliare Antonello Ribba. Toccherà ad Imma venir a capo della vicenda, passando per dimore mobiliari con fama sinistra, vicende patrimoniali complicate, rapporti familiari sempre intricati e segreti tenuti ostinatamente nascosti.

Questo secondo libro me lo sono goduto e mi ha portato a rivalutare un personaggio che ahimè avevo valutato erroneamente troppo in fretta. Dal mio canto non vedo l’ora di poter seguire le nuove indagini di Imma Tataranni in televisione o in libreria.

Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone| Maurizio de Giovanni

nozze

Un matrimonio a febbraio. Che assurdità.

È febbraio e Napoli è avvolta da un vento gelido, quel tipo di vento forte e ghiacciato che costringe le persone a rintanarsi nei cappotti pesanti e a difendersi a suon di sciarpe e cappelli di lana. Anche a Napoli c’è vento, a dispetto di chi la vorrebbe sempre col sole.

Costanza Giaquinto alla veneranda età di ottantanove anni ama trascorrere le sue giornate affacciata a una delle finestre della abitazione del Seicento dove può ammirare l’orizzonte e perdersi nelle memorie che il mare le fa affiorare, solo così riesce a sentirsi meno sola. È dalla sua finestra che una mattina si accorge di un bellissimo abito da sposa che galleggia tra le onde, trascinato dalla corrente.

Nella grotta che si affaccia sulla spiaggetta viene rinvenuto il cadavere di una giovane donna. Segni particolari? Nuda. Un solo colpo dritto al petto costatole la vita.

È un caso per i Bastardi del commissariato di Pizzofalcone che indagine dopo indagine, successo dopo successo, si sono scrollati di dosso l’etichetta di reietti e possono finalmente lavorare senza avere addosso l’ansia di un’imminente chiusura della loro sede. La cattiva fama è difficile da cancellare e la squadra di Lojacono sa bene che basta un passo falso per cancellare tutti i progressi fatti, motivo per cui bisogna lavorare bene, senza sgarrare e senza forzare le regole.

Il caso di Francesca Valletta, la giovane ragazza rinvenuta sulla spiaggetta, si mostrerà in un modo e si rivelerà essere tutt’altro, perché Francesca, che il giorno in cui è stata ritrovata avrebbe dovuto sposarsi e per quanto lei fosse amata da tutti e descritta come una ragazza senza grilli per la testa, avrebbe contratto matrimonio con Giovanni Sorbo, figlio di Emilio Sorbo, capo-clan pregiudicato e con una serie di processi a suo carico per molteplici delitti.

Il particolare non è di poco conto, tanto che il caso suscita l’interesse del magistrato della Dia Diego Buffardi che concede ai Bastardi tre giorni di tempo per risolvere il caso: scaduti quelli, ciao ciao all’indagine. I Bastardi avranno poche ore per dimostrare che non tutto ciò che avviene sotto il cielo di Napoli è colpa della camorra. È un pregiudizio difficile da superare oltre che un’approssimazione superficiale. Esplode un colpo di pistola a Napoli? Sarà stata la camorra.

Una cosa prestata, una cosa regalata, una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa blu.  

Il tempo scorre e scorre in fretta, un’indagine che assorbirà tutti i componenti i quali non dimentichiamoci hanno una vita e tutto il carico di problemi che questa comporta. Giuseppe Lojacono ad esempio, vorrebbe veder concretizzato il suo rapporto segreto con Laura Piras, ma la dottoressa al solo sentir nominare la parola nozze cambia discorso.

Ottavia vorrebbe avere il coraggio di lasciare l’uomo che ha avuto al suo fianco per anni e che probabilmente non ha mai amato per vivere la sua storia con Palma alla luce del sole, ma ha un figlio a cui pensare e un figlio ha sempre la priorità nella vita di una mamma, anche se questo significa rinunciare alla felicità.

Stesso discorso per Alex e per l’amore con la sua Rosaria: l’abito bianco per le due è mera utopia.

Francesco Romano ha Giorgia al suo fianco, la piccola Giorgia che un giorno spera di adottare, un periodo perfetto, se non fosse che alla mente riaffiora sempre il ricordo di quella dottoressa.

Meno male che a risollevare il morale c’è sempre Marcolino Aragona con i suoi look in-commentabili che non si sa come finirà a vivere nella stessa casa di Giorgio Pisanelli. Un attacco di affezione nei confronti del suo superiore, mascherato dal fatto che la famiglia gli ha tagliato l’assegno mensile e l’albergo dove risiedeva lo ha gentilmente messo alla porta.

Ed infine Elsa Martini, l’ultimo pezzo che fatica ancora ad integrarsi nella squadra e in questa pazza città in cui forse non è capitata per puro caso…

Una cosa prestata, una cosa regalata, una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa blu.

Maurizio de Giovanni torna con Nozze, Einaudi, la nona indagine dei Bastardi di Pizzofalcone. Sono cresciuti, sono cambiati, sono maturati e le loro storie continuano a raccontarci cose che di loro ancora non sapevamo. Quelle ferite che li avevano segnati sembrano essere sparite, invece ci sono, solo che sono meno evidenti. Quelle ferite hanno fatto spazio ai nuovi problemi d’affrontare, alle varie situazioni in cui si ritrovano loro malgrado. Nove libri sono tanti, qualcuno potrebbe dire che l’autore non ha più niente da dire. Non Maurizio e non i Bastardi, capaci di appassionare ancora e a regalarci degni colpi di scena che ci fanno desiderare ardentemente una sola cosa: una nuova indagine al più presto, ne abbiamo bisogno.

  • Titolo: Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 3 Dicembre 2019

Confidenza| Domenico Starnone

9788806243562_0_0_626_75

Facciamo che io ti racconto un mio segreto così orribile che nemmeno tra me e me ho mai provato a raccontarmelo, e tu però me ne devi confidare uno equivalente, qualcosa che se si sapesse ti distruggerebbe per sempre.

Quante sciocchezze facciamo per amore? Quante sono le decisioni che prendiamo a cuor leggero senza pensare alle conseguenze e prese solo per accontentare il partner? Quante cose ci sembrano degli innocenti giochi a cui acconsentiamo senza mettere in conto che quei giochi potrebbero semplicemente rovinarci la vita.

Pietro e Teresa avevano un rapporto di quelli che si muovevano tra alti e bassi, fatto di passione sfrenata e litigi eccessivi. Si conoscono da quando lui era il professore e lei l’allieva. Pietro era sempre stato uno di quegli uomini miti, intelligenti e della cui intelligenza brillava ed impressionava gli altri. Teresa invece era una donna vulcanica, sempre bisognosa di stare al centro dell’attenzione e che amava prevaricare i confini che Pietro le imponeva. Se c’era una discussione animata da Pietro, il suo obiettivo era quello di contraddirlo, mostrare che lei ne sapeva più di lui e in quel gioco perverso portato avanti, lei doveva uscirne sempre da vincente. Dopo l’ennesima discussione, in un momento di calma Teresa propone a Pietro di farle una confidenza. Non una cosa banale o un segretuccio di poco conto, ma qualcosa che fa fatica ad ammettere anche a sé stesso. Tu confidi una cosa a me ed io confiderò una cosa a te ed entrambi saremo i custodi delle nostre rispettive confidenze.

Pietro acconsente senza mettere in conto una delle massime dei nostri tempi: tutti si lasciano, è solo questione di quando, come direbbe Ester Viola. Pietro e Teresa poco dopo mettono fine a quell’impetuoso rapporto, decidendo di andare avanti nella loro vita, ognuno per conto proprio. Tempo dopo Pietro incontra Nadia, docente come lui, docile, amabile, timida, l’esatto contrario di Teresa. Decidono di sposarsi e poco prima del matrimonio si affaccia quella temibile confidenza detenuta da un’altra donna. E se Teresa ricompare nella mia vita e mette al corrente Nadia di quell’orribile segreto? Questo pensiero lacera Pietro e lo costringe con una scusa a contattare la sua ex che gli risponde con un laconico: hai paura?

Passano gli anni, Pietro diventa un discreto scrittore di un pamphlet sulla scuola che gli procura l’ammirazione di una bella cerchia di intellettuali, primo fra tutti del suo editore che decide di puntare su di lui e sul suo talento. Inizia a girare l’Italia, a fare incontri, a conoscere persone, ad essere protagonista di dibattiti, qualcosa che non aveva mai messo in conto, da umile professore di liceo, ma se lo merita, come gli dicono tutti. Ha una moglie che lo sostiene, un editore che crede in lui, delle persone che lo ammirano, dovrebbe essere l’uomo più felice del mondo, se non fosse per quella perenne ansia legata a quella confidenza di tantissimi anni prima. Decide di giocare in difesa, riallacciando il rapporto con Teresa che nel frattempo non è rimasta a guardare, ma è arrivata al MIT di Boston. Attraverso la loro fitta corrispondenza, Pietro si illude di poterla controllare e di controllare così il suo segreto.

La ragione è che vuoi sapere se sono e se sarò sempre la custode delle tue confidenze.

Nadia è la donna che Pietro ha sposato, la madre dei suoi tre figli, ma è Teresa colei che conosce Pietro nella sua vera essenza e che non perde occasione lettera dopo lettera di smascherare le sue ipocrisie. A legarli non è il bene che si sono voluti, ma la paura ed l’unico motivo per cui lui non vuole che lei esca dalla sua vita.

Confidenza di Domenico Starnone, Einaudi, è parte di un progetto più ampio e che si va a legare ai suoi precedenti lavori: Lacci e Scherzetto. Insieme vanno a formare quella che è stata ribattezzata una trilogia sentimentale. I libri esplorano i temi delle relazioni e delle fragilità umane che mostriamo e che celiamo. Ci sono degli elementi presenti in Confidenza che richiamano quelli presenti in Lacci (tradimento ed indifferenza), ed elementi presenti in Scherzetto (la smania verso il successo e l’idea di non essere all’altezza del ruolo che si sta ricoprendo). 

Domenico Starnone continua ad indagare sull’animo umano mettendolo a nudo e mostrando nuove sfaccettature: fragilità, paure, egoismi, ambizioni. Come sempre riesce ad incollare il lettore alle pagine, costringendoci a fare i conti con la storia che racconta. Non si può rimanere inermi di fronte a tutta questa perfezione e se ci siete riusciti ditemi come avete fatto, perché io sono giorni che mi crogiolo in questa storia e non riesco a venirne fuori.

  • Titolo: Confidenza
  • Autore: Domenico Starnone
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Novembre 2019

 

In tempo di guerra| Concita De Gregorio

in tempo di guerra concita

Invece Concita è la rubrica curata da Concita De Gregorio sul quotidiano “La Repubblica”. Ogni giorno la De Gregorio dà spazio alle storie di persone che vogliono semplicemente essere ascoltate. Un giorno in redazione le viene recapitata la lettera di Marco, un ragazzo che non le chiede una fugace risposta nelle colonne del giornale, ma il tempo, una settimana notte escluse, per raccontarle cosa significa essere un trentenne oggi.

Sembra quasi una sfida quella di Marco, una sfida a cui la giornalista non si sottrae. Una settimana, notti escluse, è quello che chiede e una settimana, notti escluse è quello che avrà, a patto che alla sua storia e alle sue domande non gli fornirà delle risposte, ma altrettante domande e pezzi di articoli di giornale che ha conservato nel corso degli anni e che potrebbero ritornare utili durante le loro riflessioni.

Dalle lettere di Marco contenute in sei diari e quattro scatole, emerge quella che è la generazione più sottovalutata in assoluto: i trentenni. I trentenni di oggi sono per la maggior parte dei giovani (non più giovanissimi), spaventati, disorientati, senza mete delineate e senza obiettivi facilmente raggiungibili. Attenzione, per obiettivi facilmente raggiungibili si intendono quegli obiettivi che le generazioni passate raggiungevano senza fatica, come ad esempio un posto di lavoro, un compagno, un figlio. Ieri erano certezze, oggi dei miraggi.

Le generazioni che ci hanno precedute sono state abilissime a prendersi tutto quello che potevano prendersi, risucchiando le risorse e lasciandoci con poco o niente. Ci è rimasta una politica incapace di essere tale. Una politica la cui classe dirigente incolpa di tutto il governo precedente, una politica in cui ci vogliono far credere che destra e sinistra siano la stessa cosa (e chi dice questo possiamo star certi che è di destra). Il risultato? Non si vota o non si sa per chi votare. Mi definisco una persona di sinistra, ma a sinistra non ci sono partiti che posso definire tali, leader capaci di farmi innamorare della politica, leader che mi facciano appassionare a delle cause. Ogni volta che vengo chiamata a votare, voto per il meno peggio, ma mi sarei stancata di votare il meno peggio, io vorrei votare il meglio.

Tornando a Marco e alle sue lettere, lui racconta di come i suoi familiari alla sua età erano già qualcuno. Un nonno comunista e un nonno professore. Una nonna votata alla chiesa cattolica, l’altra alla scienza. Perfino i suoi genitori prima di ritirarsi in una vita nei boschi e a indottrinare il prossimo con la religione dei Testimoni di Geova, avevano sposato la causa delle milizie negli anni di piombo. Tutti avevano la loro identità, tutti, tranne lui. È difficile avere un’identità quando non sai la vita dove ti porterà. Dove stiamo andando? Dove vogliamo andare? Da nessuna parte, siamo fermi. Il tempo scorre, il mondo cambia, ma noi siamo qui ancora a capire cosa il futuro ha in serbo per noi. Futuro è una parola che spaventa, per il semplice fatto che non abbiamo i pilastri su cui poterlo edificare.

Leggere In tempo di guerra (Einaudi) di Concita De Gregorio mi ha fatto male, perché la generazione di Marco è la mia, visto che sto vivendo l’ultimo anno dei venti e dal prossimo entrerò ufficialmente nel club dei trentenni. La rabbia di Marco è anche la mia; la frustrazione di Marco è anche la mia; l’insoddisfazione di Marco è anche la mia. Stiamo vivendo una guerra che non ha bombe e che non ha nemici ben precisi: stiamo vivendo una guerra senza neanche rendercene conto.

Nel gioco del mondo, si perde solo quando si rinuncia a giocare.

Ci spaventa e ci fa paura questo pazzo mondo, ma a giocare non ci rinuncio.

  • Titolo: In tempo di guerra
  • Autrice: Concita De Gregorio
  • Casa editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 12 novembre 2019

Di Natale, di libri e di storie natalizie!

books-for-christmas

Lo so cosa starete pensando: un post sul Natale? Già adesso? Forse è un po’ presto, forse no, ma amo così tanto l’atmosfera natalizia che non vedevo l’ora di aprire le danze e di fare un post adatto per il periodo che ci apprestiamo a vivere.

Nei prossimi giorni saremo invasi da addobbi, lucine che illuminano le strade e i balconi, canzoncine stucchevoli che usciranno dalle casse di tutti i negozi e film natalizi con trame in cui il Natale rischia sempre di saltare, salvo poi risolversi tutto per il meglio.

In tutto ciò non possono mancare le letture a tema ed eccomi quindi a consigliarvi ben tre libri, da leggere (rileggere), consigliare e/o regalare.

il canto di nataleIl primo libro non poteva non essere Il canto di Natale di Charles Dickens in questa bellissima versione illustrata con la prefazione di Gianrico Carofiglio uscita per la BUR. La storia del vecchio banchiere Ebenezer Scrooge è arcinota, complici gli adattamenti fatti (il mio preferito è la versione con zio Paperone nei panni di Scrooge e di Topolino in quella dell’impiegato Cratchit), ma la riassumo per chi vivesse su Marte. Scrooge è un uomo cinico e taccagno che ama profondamente il Natale, in quanto la considera una festa inutile che fa perdere solo tempo. Nella notte della Vigilia di Natale viene visitato da tre fantasmi, nell’ordine il fantasma del Natale passato, il fantasma del Natale presente e quello del Natale futuro. L’incontro con i tre spettri lo metteranno di fronte alla pessima vita che sta conducendo e lo spingono a rivedere affetti e priorità. Il Canto di Natale di Charlers Dickens è il classico natalizio per eccellenza.

i-fratelli-kristmas

Veniamo a qualcosa di più recente, ossia I fratelli Kristmas di Giacomo Papi uscito qualche anno fa per Einaudi Stile Libero.

Babbo Natale si ammala la notte più importante dell’anno e il Natale rischia di saltare. Bisogna trovare una soluzione in fretta e la scelta ricade su Luciano, il fratello di Niklas, definito un uguagliatore. Un uguagliatore è colui che crede nell’uguaglianza di tutti i bambini, quindi indipendentemente dalla ricchezza della famiglia tutti i bambini il giorno di Natale dovrebbero avere lo stesso numero di regali.

Non sarebbe un racconto o una favola di Natale se non ci fosse il cattivo di turno a voler scompigliare il piano dei buoni e mandare tutto all’aria e il cattivo di questa storia è Panicus Flynch il proprietario dei giocattoli che mai ha sopportato questa festa e scatena contro Luciano le selvagge valchirie e ordisce un piano per catturare Babbo Natale. Tra folletti, gnomi ed elfi e l’aiuto di due bambini Pietro e Maddalena, I Fratelli Kristmas è quanto di più indicato da leggere in questo periodo.

elfi al quinto piano

Per chiudere un libro di nuovissima uscita, quello di Francesca Cavallo, Elfi al quinto piano, Feltrinelli. Prendete tre adorabili bambini, Manuel, Camilla e Shonda e le loro due mamme Isabella e Domenique. Tutti e cinque sono stati costretti a trasferirsi in quanto il Presidente della loro vecchia città aveva dichiarato illegali le famiglie con due mamme, per cui pur di non perdere i loro tre amati bambini, Isabella e Domenique approdano nella città di R e precisamente in una casa al quinto piano di Via dei Camini Spaziosi 10.

Il giorno della Vigilia di Natale viene recapitata loro una lettera volante, firmata niente di meno che da Babbo Natale in persona che chiede ai tre bambini di aiutarlo a confezionare i regali per gli abitanti della città di R. Un sogno? No, considerato il fatto che la loro casetta da lì a poco verrà invasa da dieci adorabili elfi pronti ad impacchettare bel 230.119 regali.

Qualcosa però non andrà come previsto e il Natale nella città di R, città in cui non accade mai nulla di male, rischia di saltare, se non fosse che… (eh ma non posso dirvi mica tutto).

Se amate le atmosfere natalizie e non vedete l’ora di viverle e se amate le storie a lieto fine, questi sono i libri che fanno per voi. E voi quali letture fate in questo periodo? Fatemi conoscere altre storie.

#BloggerSquad: ultimo capitolo!

41e7458c-e203-4f75-8f2d-d9a45be4f220_medium_p
La #BloggerSquad© (marchio registrato presso di me) si riunisce per un ultimissimo post in cui poter dire la nostra sui pregi e difetti (scherzo, difetti non ce ne sono) di questo libro che tanto abbiamo amato e tanto abbiamo supportato nelle sue prime settimane.
Ho seguito passo passo L’anno in cui imparai a leggere di Marco Marsullo, Einaudi, manco se lo avessi scritto io. Vedere che si è creata questa onda spontanea di passaparola mi ha reso davvero contenta e aver contribuito seppur in minima parte a tutto ciò che ne è conseguito mi rende anche un poco orgogliosa.
Azzurra, Marzia, Ramona, Stefania e Valentina sono state delle splendide compagne d’avventura. Hanno parlato del libro in maniera splendida sui loro rispettivi blog (che vi invito a visitare), le ho viste caricatissime sui loro profili a consigliarlo a destra e manca, lo hanno fatto proprio e di questo, ripeto, non posso che essere contenta.
Per congedarci vi propongo un nostro piccolo confronto, poche domande, semplici, dirette ed essenziali su questo libro che tanto abbiamo amato e supportato e poi vi prometto che per un po’ smetterò di parlarne (forse).
– Se dovessi usare un solo aggettivo per descrivere “L’anno in cui imparai a leggere” quale sarebbe?
Azzurra: Uno solo? Imperdibile
Francesca: Coinvolgente (e in alcuni punti davvero commovente).
Marzia: Uhm… solo uno?? Questa è cattiveria!! Tenero, direi tenero. (Ma anche autentico, dolcissimo, profondo…  faccio un po’ fatica a rispettare le regole!!).
Ramona: Carezzevole. Tenero. Luminoso. Ah scusa, ma non era un aggettivo
“per volta”? Impossibile solo uno.
Stefania: Avvolgente.
ValentinaTenero. Infatti quello che mi ha trasmesso di più durante la lettura è la tenerezza.
– Il personaggio del libro a cui ti sei più affezionato?
Azzurra: Difficile scegliere, forse Niccolò
Francesca: Andrés. Più che affezionata io mi sono proprio innamorata, sorridevo come una deficiente ad ogni frase spagnola che pronunciava (durante tutto il libro praticamente)
Marzia: Niccolò! Senza dubbi.
Ramona: Niccolò.
StefaniaNiccolò 
Valentina: Forse Andrés, perché era quasi scontato affezionarsi a Niccolò che c’è fin dall’inizio. L’argentino appare inizialmente come elemento di disturbo, uno che sembra quasi fuori luogo, e invece poi ci si affeziona a lui per forza.
– Il personaggio che hai detestato con tutte le tue forze?
Azzurra: Nessuno.
Francesca: SIMONA. Andiamo, ma come diamine si fa a lasciare tuo figlio di quattro anni a uno con cui stai insieme da due mesi? Siamo serie.
Marzia: Sai che direi nessuno?! Non ho detestato nessuno, forse Simona è il personaggio con il quale ho empatizzato meno ma in fondo le sono grata… se non fosse stato per lei non avremmo avuto tra le mano questa storia dolcissima.
Ramona: Simona, ma solo perché, per alcuni versi, non ho condiviso le sue scelte.
Stefania: Nessuno, in ognuno ho trovato qualche lato positivo.
Valentina: Simona è troppo scontato? Simona che per seguire la sua passione molla il figlio di soli quattro anni a uno con cui sta da pochissimo tempo e continua a rimandare il ritorno a casa.
– La frase che più ti è rimasta impressa?
Azzurra: Figli storti lo saremmo stati per sempre. Avremmo dovuto cavarcela da soli. Però, intanto, potevamo farci compagnia.
Francesca: Perché quando ami qualcuno, certe volte, ti arrendi e lasci che sia il tempo a decidere per te.
Marzia: I bambini non sono timidi. Osservano. Guardano i volti, i gesti. Hanno un codice di interpretazione del genere umano diverso da quello degli adulti. Loro non chiedono con la voce, lo fanno con gli occhi.
E agli occhi di un bambino non si può nascondere niente.
Anche se lì per lì sembrano crederti, continueranno a scrutare finché il loro sguardo non si sarà posato sulla verità.
Questa. Questa frase spiega al meglio la capacità di Marco di sintonizzarsi emotivamente sugli altri. È un’abilità molto rara!
Ramona: Di frasi a me care ce ne sono quasi in ogni pagina. Stavolta
scelgo: «I bambini, quando ti regalano un metro, te ne chiedono in
cambio due. A differenza dei cuccioli delle altre specie, non basta
farli giocare e fargli le coccole. Devi dargli ogni cosa, la
leggerezza e l’intensità, la serietà e la sincerità più grande che
puoi. Tutto ciò che non sei mai riuscito neanche a dare a te stesso.»
Stefania: La grammatica dei bambini è un cielo al contrario
ValentinaPerché i figli non sono solo di chi ci mischia dentro il corredo genetico. I figli sono di chi se ne prende cura, di chi scova un ultimo granello di energia per loro, la sera, dopo una giornata infernale. I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, si innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un’altra persona.
– L’autore Marco Marsullo per te è stata una conferma o una scoperta?
Azzurra: Una scoperta.
Francesca: Ogni libro è una conferma.
Marzia: Marsullo è una conferma che ogni volta sorprende un po’ di più.
Ramona: Marco Marsullo per me è una piacevolissima conferma.
Stefania: Marsullo è stata una scoperta che dovrò assolutamente approfondire.
Valentina: Una scoperta, e aggiungo: molto piacevole. Non avevo mai letto niente di suo.
– A chi consiglieresti “L’anno in cui imparai a leggere?”.
Azzurra: Davvero a chiunque. Fa bene al cuore.
Francesca: A tutti quelli che vogliono innamorarsi di una storia fatta di buoni sentimenti.
Marzia: A tutto l’universo! Abbiamo tutti un grande bisogno di storie scritte con il cuore!
Ramona: Consiglierei “L’anno in cui imparai a leggere” ai genitori e ai
figli, a chi vorrebbe essere l’uno e l’altro ma ancora non ci è
riuscito.
Stefania: Consiglio questo libro a chiunque voglia divertirsi ed emozionarsi attraverso una storia genuina.
ValentinaA chi non ama i bambini, ma anche a chi li ama. O semplicemente a chi ha bisogno di un po’ di dolcezza nelle proprie giornate.
PS: per tutti quelli che hanno letto il libro (e so che siete tantissimi) se vi va rispondete anche voi alle domande ché sono curiosa.

L’anno in cui imparai a leggere| Marco Marsullo

41e7458c-e203-4f75-8f2d-d9a45be4f220_medium_p

Non importa quanta dignità tu abbia, se un bambino ti passa una tazzina vuota, tu devi bere.

(esergo)

Quando Niccolò e Simona si conoscono l’unica cosa che li lega è l’età, due venticinquenni in momenti diversi della loro vita. Lui uno scrittore che dopo il primo libro si era ritrovato in cima alle classifiche di vendita, con le librerie strapiene di lettori accorsi ad ascoltarlo e con i giornali e le TV che facevano a gara ad aggiudicarselo per una breve intervista. Lei, una ragazza come tante che aveva messo ben presto nel cassetto il suo sogno di diventare un’attrice teatrale per ritrovarsi a lavorare come commessa in un negozio d’abbigliamento.

Si incontrano proprio ad una presentazione del libro di Niccolò: lui nota lei, lei nota lui e il classico colpo di fulmine scocca all’istante. Tutto troppo bello per essere vero, tranne per il dettaglio non di poco conto che Niccolò apprenderà subito dopo: Simona è madre di un bambino di quattro anni.

Niccolò è già innamorato perso di Simona per tirarsi indietro, per dirle «no, grazie, mi sono sbagliato». È talmente innamorato di quella che considera a tutti gli effetti la donna della sua vita che quando un giorno va da lui e gli dice di voler trasformare il suo sogno in realtà e quindi riprendere col in teatro, invece di dirle «amore, ma sei per caso impazzita?», l’appoggia e soprattutto acconsente alla follia di badare al piccolo Lorenzo per i giorni previsti in cui lei sarà in tournée.

Non poteva certo finire qui, perché un bel giorno direttamente dall’Argentina fa il suo ritorno il padre naturale di Lorenzo, Andrés. Segni particolari: riccioli sempre spettinati, strimpellatore di chitarra a tutte le ore del giorno e soprattutto della notte, divoratore di barattoli di Nutella e tifoso sfegatato del Boca Juniors (vi innamorerete di lui, ve lo assicuro).

Le famiglie sono una trappola a cui nessuno di noi può rinunciare. Le famiglie si distruggono, spaccano le vite a metà, si ricostituiscono. Si autogenerano senza che ce ne accorgiamo, sono un sistema istintivo di sopravvivenza.

Per Niccolò, Lorenzo ed Andrés inizia un periodo di convivenza forzata, che ben presto si trasformerà in un perfetto ingranaggio. Tra cartoni animati alla televisione ventiquattr’ore su ventiquattro, video demenziali su YouTube, partite di calcio improvvisate nel salone di casa, bambini che per attirare l’attenzione dei genitori inscenano suicidi e vicini di casa medium, i tre assumeranno sempre più le sembianze di una sgangherata famiglia.

L’anno in cui imparai a leggere di Marco Marsullo uscito per Einaudi Stile Libero è un romanzo che racconta una meravigliosa storia d’amore, quella tra un ragazzo che di amore famigliare ne ha ricevuto poco e un bambino che nella vita ha sempre potuto contare solo sulla madre e che all’improvviso si ritrova ben due papà. La famiglia è il tema su cui si snoda l’intero romanzo, ma famiglia in senso ampio, non solo quella determinata dai legami di sangue, perché le famiglie non sono quelle che unicamente il DNA costruisce.

Nell’anno in cui trascorreranno insieme Niccolò, Andrés e Lorenzo capiranno che famiglia è semplicemente esserci al di là di ciò che può certificare un atto di nascita. Cresceranno insieme, accetteranno pregi e difetti l’uno dell’altro, capiranno che si può sbagliare e che quegli errori fanno parte della vita.

Questo libro l’ho letto col sorriso perenne sulle labbra, salvo accorgermi certe volte che i miei occhi si inumidivano e a quel punto ritirare le lacrime indietro era difficile, se non impossibile. Concludo come l’autore è solito finire nei suoi ringraziamenti: ci leggiamo al prossimo.

  • Autore: Marco Marsullo
  • Titolo: L’anno in cui imparai a leggere
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2019

PS: per questo libro ho coinvolto un po’ di amiche che sui loro blog ne hanno parlato in maniera egregia. Ne approfitto per ringraziarle, per aver reso tutto ciò una bella avventura di squadra. Leggere è condivisione, sempre.