Sconti Stile Libero: cosa prendere?

20180705082826-testataeinaudiq90-

L’estate è un brulicare di liste di libri da leggere e se ancora non avete deciso cosa mettere in valigia vi dico solo che Einaudi ha fatto partire una promozione che prevede il 25% di sconto sull’acquisto di due Stile Libero fino al 5 agosto. Chi mi segue lo sa che impazzisco per la Einaudi e in particolare sono in fissa per Stile Libero (Coralli e Supercoralli comprendono e mi perdonano) tanto che i libri con la costa gialla occupano gran parte della mia libreria. Se volete qualche consiglio (e se vi fidate) vi guido in questo mare magnum di libri e vi dò qualche dritta. Iniziamo? Via con le coppie.

FRANCESCO ABATE

Mia madre ed altre catastrofi- Torpedone Trapiantati

Migliore accoppiata di questa non c’è. Due libri leggeri, divertenti, emozionanti, adatti per il periodo in cui uno vuole leggere ma anche rilassarsi. Due libri con le vicende di Checco, la Mamma, signora Corrias e altri personaggi. Dialoghi serrati e battute fulminanti nel primo che non mancheranno neanche nel secondo.

NICCOLO’ AMMANITI

Come Dio comanda- Ti prendo e ti porto via

Partendo da una premessa necessaria e cioè che in una libreria che si rispetti non può mancare almeno un titolo di Ammaniti, siccome sono brava io ve ne consiglio ben due. Questi sono i libri che mi hanno fatto scoprire questo scrittore geniale, tra i migliori contemporanei senza alcun dubbio. Storie dure, personaggi cinici ed egoisti e linguaggio crudo che non risparmia nessuno.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Il purgatorio dell’Angelo- Souvenir

Da buona deGiovanners non potevo non inserire nella lista due libri del Maestro del giallo odierno e nello specifico le ultime indagini delle sue creature a cui i lettori sono più affezionati: Ricciardi e Lojacono. Il commissario dagli occhi verdi e il ciuffo ribelle svolge la sua indagine nella meravigliosa Posillipo, mentre Lojacono e compagni saranno in trasferta nell’incantevole Sorrento.

MARCO MARSULLO

Due come loro- I miei genitori non hanno figli

Di Marco Marsullo io vi direi di leggere tutti i suoi libri (ça va sans dire) e niente vi impedirà di recuperare anche Cascione e i vecchietti ma in questa lista ve ne indico solo due e ho scelto il suo ultimo libro uscito un paio di mesi fa e il suo precedente che è quello a cui sono più affezionata (oltre a ritenerlo ad oggi il suo miglior romanzo). Una black comedy irriverente e innovativa Due come loro e un romanzo di formazione I miei genitori non hanno figli. Il primo con un protagonista, Shep, che si divide tra Dio, il Diavolo, un passato doloroso con cui fare i conti e vecchi e nuovi amori, mentre il secondo un ragazzino alle prese con la scelta universitaria e due genitori separati persi tra nuove esperienze amorose e passioni canine.

EMANUELA CANEPA- MICHELA MARZANO

L’animale femmina- L’amore che mi resta

Le storie di due donne raccontate da penne eccezionali: l’esordiente Emanuela Canepa (premio Calvino) e la scrittrice e giornalista Michela Marzano. Ne L’animale femmina la vita di una ragazza di provincia sembra in un punto di stallo fino a quando la conoscenza di un avvocato e un nuovo lavoro la porteranno a superare i limiti che si era imposta. Ne L’amore che mi resta una madre alle prese con il suicidio della giovanissima figlia Giada, una figlia tanto desiderata che non arrivava e che è stata scelta tra tanti. Arriverà alla consapevolezza che la sua Giada era un enorme mistero e che celava segreti e dolori di cui non aveva mai reso partecipe la madre.

EMMA CLINE- CONCITA DE GREGORIO

Le ragazze- Cosa pensano le ragazze

Ad unire questi due libri sono solo Le ragazze nel titolo. Emma Cline ha scritto uno dei casi editoriali mondiali dello scorso anno, una storia di eccessi fatti di droghe, alcool, sesso e inibizioni perdute mentre Concita De Gregorio nel suo libro ha raccontato le storie raccolte nel corso di due anni facendo venir fuori un ritratto contemporaneo di donne di varie generazioni.

MONA ELTAHAWY- ANNA MIGOTTO & STEFANIA MIRETTI

Perché ci odiano- Non aspettami vivo

Mettendo da parte per un attimo i romanzi ecco due letture a mio avviso imperdibili. In Perché ci odiano la giornalista Mona Eltahawy racconta la condizione della donna nel mondo islamico attraverso un viaggio nei paesi africani partendo dalla sua esperienza. In Non aspettarmi vivo le giornaliste Migotto e Miretti analizzano il fenomeno dei foreign fighters, ragazzi che all’improvviso decidono di sposare la causa dell’ISIS andando a combattere per loro nella speranza che il regno da loro propugnato possa realizzarsi quanto prima.

GIACOMO MAZZARIOL- ALESSANDRA SARCHI

Mio fratello rincorre i dinosauri- La notte ha la mia voce

Nel primo un ragazzino racconta come la sindrome di down sia entrata nella sua famiglia nel momento in cui il suo fratellino Giovanni ne è nato affetto. Nel secondo il racconto di una vita stravolta da un incidente dove la protagonista perde l’uso delle gambe. In entrambi i libri (storie personali degli autori) c’è un racconto senza filtri e senza fronzoli dove non si ricorre al facile pietismo.

PS: Einaudi non mi ha pagato per fare questo post e Einaudi non mi pagherà se sceglierete di acquistare qualche libro di questa lista.

Ho letto cose…

Dopo un breve periodo in cui ho letto poco (poco per i miei standard intendo), il mese di giugno è stato un mese ricco di letture. Di solito mi sono imbattuta in post in cui si parlava del blocco del lettore dove chiedevano consigli sul come affrontarlo e superarlo. Ebbene io invece sono stata presa da una frenesia assurda: volevo leggere, volevo più tempo per leggere e volevo più libri da leggere. Curiosi di sapere cosa ho letto? Presto detto.

Il mese l’ho aperto con il libro di Pino Imperatore, Aglio olio e assassino, Dea Libri (la recensione completa la trovate sul blog), un giallo napoletano con un ispettore tornato nella sua Napoli che dovrà occuparsi di un assassinio particolare e troverà in una coppia di cuochi, padre e figlio, due validi aiuti. Come sempre nei libri di Imperatore c’è di tutto: ci si emoziona, si ride e ci scappa pure qualche bella riflessione. Finito questo mi sono dedicata esclusivamente a Un romanzo russo, Adelphi (dico esclusivamente perché è mia abitudine leggere più libri in contemporanea). Ero da tempo impaziente di cimentarmi con un libro di Carrère, autore che rimandavo da un po’. Risultato? Proseguirò senz’altro la sua conoscenza (anche in questo caso, recensione sul blog).

Dopo una lettura del genere avevo bisogno di qualcosa di più leggero ed ecco Fa troppo freddo per morire, Einaudi di Christian Frascella ed eccoci arrivati alla prima chicca che consiglio caldamente. Contrera è un ex poliziotto che abusando del suo potere è riuscito a farsi cacciare dalla polizia e si è reinventato come ispettore privato. Divorziato, una figlia che a malapena conosce, vive a casa con la sorella e ha lo studio in una lavanderia a gettoni; insomma solo questo dovrebbe farvi precipitare in libreria a prenderlo.

Finito il giallo torinese ho letto un gradito ritorno, quello di Francesco Abate e della sua mamma e dell’immancabile signora Corrias. In Torpedone trapiantati, Einaudi un gruppo di trapiantati va in gita e non mancherà niente. Abate si conferma uno scrittore capace di farti piangere dalle lacrime e dall’emozione. Proprio questo libro mi ha portato al suo precedente Chiedo scusa, Einaudi dove lo scrittore racconta attraverso il personaggio di Valter il suo calvario in attesa del trapianto e tutte le conseguenze dell’operazione. Vita e morte procedono paralleli in questo libro, una lettura che provoca mille emozioni (il pianto in primis) e tanta riconoscenza verso la vita, perché se ogni tanto pensassimo realmente a chi sta peggio e chi veramente combatte con  le unghie e con i denti contro la morte forse smetteremmo di lamentarci delle cazzate (la parolaccia è necessaria).

Tra le più belle scoperte fatte quest’anno c’è sicuramente Rosella Postorino. Da dire che io che sono affezionata ad Einaudi e in particolare a Stile Libero, la conoscevo già visto che la sua fama di editor la precede. Chissà perché non mi ero mai presa la briga di conoscerla come scrittrice, cosa che è avvenuta quest’anno grazie a quel capolavoro che risponde al nome de Le assaggiatrici, Feltrinelli. Ho poi recuperato Il corpo docile, Einaudi (stupendo anche questo) e da poco La stanza di sopra, Feltrinelli (L’estate che perdemmo Dio, Einaudi è arrivato da un paio di giorni). Storie che ti rapiscono dalla prima all’ultima riga (e che come gli altri libri di cui vi sto parlando avranno un post tutto loro per poterne parlare più approfonditamente).

Quando leggo un libro che mi piace molto tendo a recuperare quanto è stato già scritto dal suo autore, come nel caso di Peppe Fiore che dopo il suo Dimenticare, Einaudi (tra le più belle letture dello scorso anno) mi ha portata a Nessuno è indispensabile, Einaudi. Il bello è che questo libro ha atteso molto prima che lo iniziassi e una volta lette le prime pagine l’ho terminato in un paio di giorni. In un’azienda iniziano a suicidarsi uno dopo l’altro una serie di dipendenti nella quasi indifferenza dei colleghi e… (e vabbè leggete il libro che è meglio).

Anatomia di uno scandalo, Einaudi di Sarah Vaughan è stato presentato dal suo editore come come il thriller dell’estate. Un politico accusato di stupro da una sua ex amante, una moglie che crede al marito e l’avvocato d’accusa deciso a non lasciarlo impunito. Libro di forte attualità che però pecca per il ritmo, a mio parere troppo lento. Un altro libro che mi aspettava da un bel po’ era Dieci donne, Feltrinelli di Marcela Serrano, nove donne in terapia che raccontano la loro vita e i loro dolori. Non è il primo libro della scrittrice cilena che leggo e gli altri dopo i primi capitoli esaltanti tendevano a dilungarsi troppo e farmi perdere l’interesse cosa che con questo non è capitato, anzi, l’ho letto tutto d’un fiato.

Ultimo libro è stato Voi sapete. L’indifferenza uccide, La nave di Teseo di Giuseppe Civati, neanche un centinaio di pagine per un libro a cui non bisogna aggiungere niente, va semplicemente letto.

 

La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

la corsara

  • Titolo: La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
  • Autrice: Sandra Petrignani
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di pubblicazione: 15 Febbraio 2018

Il 14 luglio 1916 a Palermo, in via Libertà 101, alle sei del mattino, ultima dopo tre fratelli e una sorella, nasce una bambina che viene chiamata Natalia come la protagonista di Guerra e Pace.

La Natalia in questione è Natalia Ginzburg, scrittrice tra le più importanti che la nostra letteratura ha conosciuto ma che per ragioni inspiegabili si tende spesso a dimenticare. Il ritratto che fa Sandra Petrignani ne La corsara edito da Neri Pozza è quanto di più completo si possa trovare sulla sua figura. Definire Natalia Ginzburg solo una scrittrice è riduttivo. Nat, come la chiamavano gli amici, è stata una scrittrice capace di spaziare tra la narrativa, la saggistica e il teatro, è stata una intellettuale le cui opinioni creavano dibattiti e discussioni stimolanti, è stata una donna impegnata politicamente e dal grande senso civico e politico e non ultimo è stata tra le figure determinanti all’ascesa della casa editrice Einaudi.

Se dal punto di vista professionale la vita di Natalia è stata costellata da soddisfazioni e successi, non si può dire lo stesso della parte privata. Natalia ha conosciuto lutti che l’hanno messa in ginocchio e che l’hanno costretta a trovare la forza di rialzarsi e ripartire, primo fra tutti quello di suo marito Leone Ginzburg da cui prenderà il nome che deciderà di tenere anche quando sposerà Gabriele Baldini.

LEONE GINZBURG

Il rapporto tra Leone e Natalia non fu solo un rapporto amoroso ma fu tanto altro. Leone fu il primo a credere nel talento narrativo della giovanissima Natalia e s’impegnò in prima persona affinché i suoi primi lavori venissero pubblicati. L’impegno politico di Leone influenzò moltissimo Nat, ecco perché dopo la morte del marito continuò ad impegnarsi dedicandosi alla vita politica del Paese tanto che nel 1983 venne eletta in Parlamento nel Partito Comunista Italiano. Quando conobbe Leone che era ospite fisso in casa Levi, Natalia pensò che non rientrava minimamente nel suo prototipo di uomo, ma questo contò ben poco visto che i due dopo una regolare corrispondenza nei periodi in cui Leone era in carcere si sposarono appena lui uscì. La posizione politica di Leone condizionò il loro matrimonio tanto che quando lui fu mandato al confino lei con i figli decise di seguire il marito. Leone morì nel carcere di Regina Coeli in seguito alle torture inflitte perché si rifiutò di collaborare. La lettera che scrisse alla sua Natalia è un misto di dolcezza, malinconia, amore e drammaticità.

EINAUDI

Come già detto, Natalia Ginzburg non fu solo scrittrice, ma fu fondamentale nell’ascesa della casa editrice fondata da Giulio Einaudi e il prezioso contributo di suo marito Leone e il lavoro di Cesare Pavese. Svolse svariati ruoli nella redazione di Torino e in quella di Roma, occupandosi sia della selezione dei libri da pubblicare, sia delle traduzioni di opere straniere da proporre al mercato italiano.

GABRIELE BALDINI

Il secondo matrimonio di Natalia Ginzburg fu con Gabriele Baldini, docente universitario di letteratura inglese. Dall’unione nacquero due figli Susanna e Antonio che si aggiunsero ai tre nati dal matrimonio con Leone: Andrea, Alessandra e Carlo. Purtroppo i due bambini presentarono subito problemi di salute rilevanti; Antonio non sopravvisse a lungo e fu il secondo devastante lutto di Natalia.

NON SOLO LESSICO FAMIGLIARE

Lessico Famigliare è il libro più conosciuto di Natalia che le valse il Premio Strega nel 1963 e che può essere considerato una sorta di autobiografia visto che si concentra sulle vicende della famiglia Levi e sul delicato periodo storico in cui quelle si inseriscono. Natalia però ha una vasta produzione letteraria che comprende oltre ai romanzi, anche una serie di raccolte di racconti, saggi e opere teatrali. Il suo primo romanzo La strada che va in città lo firmò con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte e solo nel 1945 venne stampato con il suo nome. La tematica della memoria, l’indagine psicologica e successivamente l’impianto familiare e le sue tematiche sono i capisaldi della narrativa di Natalia Ginzburg.

Il mio è un brevissimo ritratto di una scrittrice che amo tantissimo. Il lavoro minuzioso, accurato e preciso l’ha fatto Sandra Petrignani ne La Corsara che vi invito a leggere perché Natalia Ginzburg è una personalità che merita di essere conosciuta, una scrittrice che merita di essere letta. Ho apprezzato la ricostruzione storica della sua vita, la ricchezza di particolari e dei momenti della sua vita a me completamente sconosciuti. Le pagine dedicate alla storia d’amore di Leone e Natalia tolgono il fiato dall’emozione e la cura nel raccontare le sue opere mi hanno fatto venire voglia di rileggere i suoi libri e recuperare presto quelli che mi mancano. Un libro del genere lo aspettavo da anni: grazie all’autrice per averlo scritto.

Buenos Aires, espérame.

 

file-1 (1)

Uno dei tanti pregi dei libri è la possibilità di poter viaggiare stando comodamente sdraiati sul divano di casa propria. La Barcellona di Zàfon, la Delft raccontata da Tracy Chevalier e tante altre città che ho conosciuto grazie alle pagine dei libri letti, con la speranza un giorno di vederle con i miei occhi.

Mi sono innamorata di Buenos Aires dopo aver letto Dio si è fermato a Buenos Aires scritto a quattro mani da Marco Marsullo e Paolo Piccirillo, uscito per Laterza nell’ottobre del 2014. Prima l’Argentina e la sua capitale erano per me mete come tante, di cui sapevo poco e ignoravo molto. Quando il loro libro mi è capitato tra le mani e ho iniziato a leggerlo ne sono stata completamente rapita e in un attimo con la testa ero tra i barrios di Buenos Aires, magari seduta a un tavolo a bere un mate e a gustare les empanadas.

Buenos Aires me la immagino come una città in costante fermento, ricca di storia e cultura, di artisti e scrittori. Le strade di Buenos Aires ormai sono le mie viscere, scriveva Jorge Luis Borges (probabilmente lo scrittore porteños più conosciuto) ne “Le strade“, uno dei suoi componimenti più belli, una vera e propria dichiarazione d’amore per la sua città (ad essa ha dedicato anche Fervore di Buenos Aires, edito Adelphi).

Buenos Aires e la letteratura, Buenos Aires e i libri, binomi inscindibili. Come scrive Piccirillo, a Buenos Aires c’è la avenida Santa Fè che unisce l’avenida 9 de Julio, il Cerrito e la avenida del Libertador a quello che è il quartiere più grande ed importante della città: Palermo.

Nei pressi del giardino botanico a pochi passi da Plaza Italia, c’è una specie di mercatino permanente che occupa un centinaio di metri del marciapiede al centro della strada […] All’ingresso c’è scritto Feria Del Libro e sull’ala aperta di una bancarella c’è la faccia di Julio Cortazar.

Dopo la prima tappa al mercatino di libri che noi fervidi lettori non possiamo lasciarci sfuggire, proseguiamo verso Plaza de Mayo, luogo rappresentativo della città e simbolo dell’indipendenza dalla Spagna e dove si riuniscono le madri dei desaparecidòs per ricordare i figli uccisi o scomparsi durante la dittatura dal 1976 al 1983. Presente en la plaza la Casa Rosada (sede degli uffici della Presidenza della Repubblica) dove un tempo di affacciava Evita Peron per parlare al suo popolo.

Particolarità negativa di questa piazza è, come scrive Marsullo:

Grate nere alte un paio di metri, sono fissate sull’asfalto a mo’ di gabbia. Alcuni varchi al centro della piazza sono aperti per lasciar passare le persone, ma è chiaro che, in un attimo, la polizia può scegliere di recintare il perimetro per non lasciar passare nessuno e proteggere la Casa Rosada e, più avanti ancora altri edifici del Governo argentino. Spaventoso, a osservarlo. Ancora più terrificante a pensarlo. Pensare che da queste parti la gente venga chiusa in gabbia, tenuta a bada come bestie feroci, addomesticata con la forza e mai con la parola. Spaventoso pensare che il Governo argentino abbia talmente tanto timore delle rappresaglie furiose che l’unico modo per salvarsi la vita, prima che il potere, sia questo. Gabbie. Ferro.

Tornando ad Evita Peron, prossima tappa è il Cimitero della Recoleta, definito tra i più belli al mondo dove Maria Eva Duarte de Peron riposa (vi invito a leggere Santa Evita edito SUR di Tomàs Eloy Martinez, il romanzo più tradotto della storia della letteratura argentina).

Il rapporto politica-Stato è stato un rapporto complicato e sofferente, vista la travagliata storia civile dell’Argentina. L’emblema di tutto ciò è l’ESMA, la Escuela Superior de Mecànica de la Armada, scuola militare argentina, teatro per lungo tempo delle torture di chi veniva imprigionato.

Una volta dentro non si esisteva più, non si era né vivi né morti, si diventava desaparecidòs […] Oggi la ESMA non è più la scuola che era, è un museo della memoria.

E dire che il Presidente della Repubblica Carlos Menem voleva distruggerlo e far erigere un monumento dedicato al popolo argentino che però si oppose fermamente. Non era distruggendo la storia che si mostrava rispetto, anzi, il ricordo di quella parte orribile di passato doveva restare, magari per evitare di ripeterlo (se volete approfondire, vi consiglio il libro di Rodolfo Walsh, Operazione Massacro edito La Nuova Frontiera; Walsh dopo questo libro è entrato nel lungo elenco dei desaparecidòs).

Autori che nei propri libri provarono ad accennare alle torture venero censurati e di conseguenza costretti a lasciare il proprio Paese. Uno degli esempi è quello di Manuel Puig. Il suo The Buenos Aires Affair del 1973 nonostante la ristampa immediata che significava ottimo apprezzamento da parte dei lettori, venne prima redatto togliendo le parti censurate, poi ritirato e mandato direttamente al macero. Dopo varie minacce Puig decise di lasciare l’Argentina e per anni fu un autore vietato che decise di non rimettere piede in terra natia neanche dopo la fine del regime. Di Manuel Puig consiglio vivamente il suo bellissimo e struggente Scende la notte tropicale, Sellerio.

Per alleggerire un po’ il nostro percorso, altra tappa, per amanti del calcio e non, è lo stadio de La Bombonera.

La Bombonera è un’esperienza di odori e immaginazione. In questo stadio, Diego Armando Maradona, è stato contemporaneamente tifoso e calciatore. Condottiero e falange oplitica. Padrone e schiavo di se stesso. Perché l’anno in cui Maradona giocò con Boca Juniors da queste parti se lo ricordano bene, e mentre cammini tra gli spalti, negli spogliatoi, nei cunicoli dell’impianto, lo senti, l’odore.

Libri citati:

PS: su GoodBook troverete un bel po’ di post di amiche blogger che vi faranno girare il mondo, non perdeteli.

(Questo post è presente anche su GoodBook)

Il purgatorio dell’Angelo

il purgatorio dell'angelo

  • Titolo: Il purgatorio dell’Angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi.
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Ho appena letto l’ultima riga. Metabolizzo il finale e appena chiudo il libro penso che il prossimo sarà l’ultimo e rifletto sul fatto che fra un anno non sarò pronta a lasciare il commissario Luigi Alfredo Ricciardi.

L’ho conosciuto cinque anni fa per caso, io non amante dei gialli che però decisi di dare una possibilità a questo commissario di cui tutti parlavano. È bastato un libro a far scattare l’amore, un libro a farmi precipitare a comprare gli altri per mettermi subito in pari. Oggi, dopo cinque anni e dopo undici libri spero ancora che il prossimo non sia l’ultimo e che magari il suo creatore Maurizio de Giovanni lo farà ritornare quanto prima possibile.

È tempo di confessioni e non solo per il commissario Ricciardi. Padre Angelo è stato ucciso con un colpo alla testa in un posto di Napoli che può essere considerato un paradiso terrestre: Posillipo. Padre Angelo, un gesuita settantenne, amato e stimato da tutti per la sua bontà d’animo, per il suo amore verso il prossimo, per il suo mettersi sempre a disposizione di chi soffre e cercare di alleviare le pene di chi andava da lui per confessarsi. Era un confessore, ascoltava i peccati altrui e li assolveva. Per il commissario Ricciardi, fermamente ateo, la confessione era una pratica difficile da comprendere. Vorrebbe avere la forza di confessare il suo dolore, vorrebbe confessare l’inferno che vive sulla sua pelle da quando da bambino vide quel morto recitargli le ultime parole, ma sa che nessuno può accogliere le sue confessioni e nel suo inferno quotidiano non intende portarci nessuno.

La sua Enrica vuole proteggerla il più possibile e ora che le cose tra i due sembrano andare bene dopo il permesso del padre di lei di frequentarsi alla luce del sole, la malinconia torna ad affliggere il commissario. Quale futuro potrà mai offrire alla sua amata se non un futuro di pazzia? La stabilità di un matrimonio e magari di una famiglia con figli non è qualcosa che Ricciardi reputa adatti alla sua vita e trascinare nella sua follia Enrica non sarebbe giusto come non è giusto illuderla che questo possa accadere: se ami una persona la proteggi anche se significa privarti dell’unico amore della tua vita.

È tempo di confessioni. Per il duca Carlo di Marangolo le ore sono contate e quindi non c’è giusta occasione per confessare il suo amore a Bianca, l’unica donna mai amata, la sola desiderata con garbo e discrezione, sempre stando da parte salvo intervenire nei momenti di maggiore difficoltà. Per Bianca, da sempre consapevole dei sentimenti del duca, Carlo era la bussola per non impazzire, la roccia a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà non solo economici a cui si era abituata e a cui aveva reagito con la classe che la contraddistingueva, ma soprattutto per le difficoltà personali. Un ambiente snob come quello aristocratico si beffava di lei ricamando chissà che trame su quella che per Bianca era solo amicizia, ma per altri era chiaramente una tresca clandestina.

È tempo di confessioni per il brigadiere Maione. Quel nuovo agente Felice Vaccaro aveva fatto breccia in Raffaele che lo aveva preso sotto la sua ala protettiva. Era troppo in gamba quel giovanotto sveglio e pronto all’azione, con gli occhi vispi e un sorriso che gli ricordavano l’amato figlio Luca, perso troppo presto e la cui assenza in famiglia si faceva sentire, specie per sua moglie Lucia.

La saga di Ricciardi si avvia verso la sua conclusione. Il prossimo libro metterà la parola fine a uno dei personaggi più amati ed apprezzati del panorama narrativo italiano. Già mi immagino lettori che si strappano i capelli, petizioni online per impedire che finisca sul serio e appostamenti sotto casa dell’autore per convincerlo a fargli cambiare idea. Isterismi e scherzi a parte vedendo il percorso compiuto dal commissario e la sua evoluzione e maturazione è probabilmente la scelta giusta chiudere e farlo adesso. Nei personaggi seriali il rischio di apparire ripetitivo e prevedibile è sempre dietro l’angolo così come la possibilità di annoiare il lettore con vicende trite e ritrite, quindi è giusto salutare il commissario Ricciardi e perché no, augurargli un finale in cui fatta pace con i suoi demoni riesca ad esser felice con la donna che reputerà giusta al suo fianco. Tanto potrà sempre tornare, almeno è questa la speranza che voglio avere.

Arrivederci commissario Luigi Alfredo Ricciardi, ti aspetto alla prossima ultima indagine.

PS: succederà quello che deve succedere, io sarò sempre #TeamBianca.

Aglio, olio e assassino

aglio olio e assassino

  • Titolo: Aglio, olio e assassino
  • Autore: Pino Imperatore
  • Editore: DeA Planeta
  • Data di pubblicazione: 29 Maggio 2018

Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e scrittori di gialli al punto che chi scrittore di gialli non lo era lo diventa. È il caso di Pino Imperatore che dopo averci raccontato la camorra e il terrorismo, decide di creare un ispettore tutto suo, visto che nel panorama nazionale letterario ce ne sono pochi. Ironia a parte, quello scritto da Pino Imperatore non è un giallo canonico stile Agatha Christie o George Simenon, né un giallo sentimentale scuola Maurizio de Giovanni; quello di Pino Imperatore è un giallo napoletano e non poteva essere altrimenti.

L’ispettore Gianni Scapece dopo anni di servizio fuori Napoli decide di tornare a lavorare nella sua città natale, lasciata perché l’assenza dei genitori venuti a mancare a poca distanza l’uno dall’altro era pesante da sopportare. Stare lontano da Napoli però pure è difficile e quindi ora che il tempo ha attutito il dolore Gianni è pronto a tornare e a prestar servizio nella sia città, nel nuovo commissariato di Mergellina.

Il primo caso a cui si ritrova a lavorare è un caso sui generis, non tanto per le modalità (un giovane accoltellato), quanto per come il cadavere viene fatto ritrovare, ossia decorato con aglio, una padella piena d’olio e peperoncino. Una rapina finita male è da escludere a priori, questa è l’opera di un pazzo che tanto pazzo poi non è visto che ha elaborato tutto nei minimi dettagli. In soccorso di Gianni, oltre al commissario suo superiore, accorrono anche i due proprietari della trattoria Parthenope: Ciccio e Peppe Vitiello. La trattoria è uno dei posti più rinomati non solo di Napoli, ma di tutta la regione, grazie al fatto che alla tradizione è stata affiancata la sperimentazione dei nuovi sapori, il tutto senza mai abbandonare l’essenza della cucina napoletana (sarebbe un sacrilegio che Nonno Ciccio non tollererebbe).

Padre e figlio conquistano subito le simpatie dell’ispettore che in trattoria subito si sente uno di casa e torna a respirare quell’aria di famiglia che lui ha perso troppo presto; aggiungiamo che la figlia di Peppe, Isabella, cattura subito l’attenzione dell’imperterrito scapolo Gianni e la storia si scrive da sola.

Pino Imperatore con questo libro si è messo alla prova con qualcosa di nuovo rispetto a ciò a cui i suoi lettori sono stati abituati. La sua ironia e il suo umorismo non li ha riposti in un cassetto per far spazio al giallo classico, anzi, le caratteristiche del suo stile che abbiamo conosciuto e apprezzato le ha messe al servizio della storia producendo un risultato niente male. Funziona tutto. L’ispettore Gianni Scapece, il commissario, la famiglia Vitiello e tutto il team della Parthenope, sono personaggi a cui vuoi subito bene e che non vedi l’ora di rivedere. Altro marchio di fabbrica di Pino Imperatore è Napoli, non una città buttata lì per caso a fare da splendida cornice alla storia, piuttosto una Napoli da scoprire volta per volta, tassello dopo tassello, raccontato attraverso i suoi gioielli artistici e i suoi magnifici monumenti, soprattutto quelli meno conosciuti ai più e che in queste pagine vengono descritti nei minimi dettagli. I libri di Pino Imperatore io li ho usati come mia guida personale, ho visitato il Cimitero delle Fontanelle dopo che ne aveva parlato in Bentornati in casa Esposito, sono tornata al Duomo per cogliere i particolari che mi erano sfuggiti dopo la bellissima descrizione che ne fa in Allah, San Gennaro e i tre kamikaze e ora mi sono segnata la chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina.

A questo punto l’unica speranza è di vedere tornare al più presto tutta la banda alle prese con una nuova indagine.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

 

Se vuoi vivere felice

se vuoi vivere felice

  • Titolo: Se vuoi vivere felice
  • Autore: Fortunato Cerlino
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 24 Aprile 2018

Quando hai dieci anni e vivi in una famiglia dalle condizioni precarie dove la parola povertà non la dici ma la sussurri, la felicità tocca inventartela.

Quando hai dieci anni e la conoscenza della tua città è relegata al quartiere in cui vivi e da cui raramente esci, sogni di andartene il prima possibile per essere felice e avere una vita migliore di quella che al momento i tuoi genitori, tra mille sacrifici, ti stanno offrendo.

Fortunato ha dieci anni, una fame insaziabile, un po’ perché sei in quell’età in cui stai crescendo e la fame è la costante delle tue giornate e un po’ perché in una famiglia che comprende madre, padre, quattro figli, uno in arrivo, una nonna e uno stipendio scarso, ti devi accontentare di quello che trovi nel piatto e non puoi lamentarti perché saresti un altro pensiero in una famiglia che di pensieri ne ha fin troppi.

Vivere a Pianura non è semplice, d’altronde un quartiere soprannominato Far West non fa presagire agio e tranquillità. A Pianura un ragazzino dell’età di Fortunato ha due tipi di destini: o studia o finisce con una pistola in tasca (e usarla il prima possibile). Dire questo significa ammettere che il posto dove nasci determini chi sei, superficiale ma a volte corretto (purtroppo) specie se nasci in un posto come Pianura dove l’unica realtà che conosci sono i ragazzini che si atteggiano a boss di quartiere, il sangue che macchia le strade e i cadaveri per terra coperti da lenzuola.

Fortunato probabilmente è l’eccezione, sa che quella non è la fine che vuole fare. Va bene a scuola e ha una maestra che lo incoraggia a continuare gli studi, ha una bella voce e alla pistola in tasca preferisce di gran lunga un microfono in mano e magari un giorno diventerà un cantante neomelodico, uno di quelli che si vedono nelle trasmissioni delle emittenti regionali che vengono trattati da veri e propri divi e vengono richiesti alle comunioni e ai matrimoni preferendoli ai cantanti conosciuti a livello nazionale. Potrebbe fare l’attore, anche quello non sarebbe male, a pensarci bene…

Fortunato Cerlino, il don Pietro Savastano della celebre serie tv Gomorra, alla sua prima prova da scrittore decide di affidare la narrazione al sé stesso bambino, per ripercorrere la sua infanzia e la prima adolescenza, facendo i conti con le mancanze vissute sulla propria pelle come la povertà, la mancanza di lavoro e la violenza sempre presente tanto da essere protagonista e normalità. Una violenza che per chi in quelle zone non ha mai vissuto è difficile da comprendere, un degrado civile e culturale che sfocia nel più pericoloso dei modi, che sicuramente non appartiene solo alla Napoli periferica ma che negandola o trattandola in maniera superficiale danneggia la città stessa (della serie, non è nascondendo i problemi che questi si risolvono).

Avendo come molti associato Cerlino alla figura inquietante e violenta del boss Savastano, vederlo in questa veste malinconica mi ha fatto un certo effetto. Se vuoi vivere felice racconta una storia di riscatto personale e di crescita, una storia dove il male non prevarica il bene. All’autore rimprovero solo il tono eccessivamente serioso che ha scelto per raccontare (e raccontarsi) che rende la narrazione a tratti pesanti e danneggia la buona riuscita del libro, ma alla prima prova gli errori si perdonano, alla seconda tiriamo le somme.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)

L’animale femmina

l'animale femmina

  • Titolo: L’animale femmina
  • Autrice: Emanuela Canepa
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 30 Aprile 2018

Rosita è una ragazza della provincia casertana trasferitasi a Padova per studiare. Il suo obiettivo prossimo è laurearsi e svolgere il lavoro da lei ambito, ma è ferma in una situazione di stallo che la vede con tanti esami ancora da fare, un lavoro frustrante come cassiera di un supermercato e una casa da condividere con delle coinquiline con cui non ha mai instaurato un rapporto se non d’amicizia almeno di confidenza.

Ha le spese contate al centesimo e una relazione con un uomo sposato che almeno non le ha fatto la promessa che generalmente fanno tutti gli uomini sposati all’amante: lascerò mia moglie per te. Se la mamma sapesse che la figlia a mille chilometri e più di distanza svolge questa vita la farebbe tornare immediatamente al paesello, prospettiva per Rosita peggiore della vita che conduce. Vivere con sua madre in quell’ambiente ristretto sia per spazio che per mentalità è ciò che lei ha sempre rifiutato, così come rifiuta l’idea di diventare come sua madre.

Un giorno quando una signora lascia alla cassa il suo portafoglio, Rosita si prodiga a cercare la signora per restituirglielo: sarà la sua buona azione nel giorno della vigilia di Natale. A casa della signora conosce Ludovico Lepore, un avvocato, tanto colpito dal gesto di Rosita che la invita a raccontare la sua storia, rimanendone subito affascinato e colpito. È proprio l’avvocato qualche tempo dopo a rifarsi vivo proponendo a Rosita un lavoro come segretaria nel suo studio. Per Rosita quella è l’occasione della vita. Un lavoro migliore a quello di cassiera, con un numero di ore più retribuito e soprattutto che dà il tempo necessario per studiare e riprendere a frequentare i corsi.

La vita. A volte basta un episodio, un incontro con una persona per ribaltarla del tutto. Ludovico Lepore è l’uomo che ha dato la svolta alla vita di Rosita e lei gliene sarà sempre riconoscente. La vita, sempre quella, che in superficie mostra una cosa, ma nella sostanza ne mostra una completamente diversa. Basta poco a Rosita per capire che Lepore non è solo un amabile anziano che si prodiga per aiutare il prossimo, ma è una persona subdola, cinica che usa le persone a suo piacimento e che fa discorsi contestabili in cui la sua natura maschilista viene fuori. Tutto però fatto con garbo ed eleganza che portano Rosita a pensare che forse è lei quella che interpreta male. Quando però l’essenza di Lepore si mostra in tutto e per tutto, Rosita sa che non può prendere e andarsene come vorrebbe, perché questo significherebbe dire addio a un leggero agio economico che da poco aveva assaporato e alla sua ripresa degli studi. Deve restare, subire, cercando di preservare un minimo di dignità.

L’animale femmina è un libro che ti porta a fare ragionamenti in continuazione. Leggi, ti fermi, rifletti, valuti e prosegui nella lettura. L’empatia con Rosita scatta fin dalle prime pagine, ma arrivi a un punto che le sue azioni ti fanno dubitare della presa di posizione. Indubbiamente Lepore ha un forte potere mentale su di lei e la pressione psicologica non è semplice da scansare. Rosita è vittima della situazione, ma fino a un certo punto. È lei stessa a dirlo a un certo punto: se me ne vado torno alla vita di prima e alla vita di prima dove facevo i salti mortali per arrivare a fine mese non voglio tornarci. Se è lei ad accettare e ad acconsentire i cambiamenti che Lepore le impone, si può ancora considerare Rosita una vittima? Credo che nella sua situazione ci sia un sottile confine tra vittima e carnefice e che Rosita lo oltrepassi a suo piacimento. Insomma in questo libro chi sfrutta chi? Lepore ha la bambolina per mettere in atto il suo malefico piano di vendetta per una storia passata e mai dimenticata diventata la ragione della sua vita e Rosita ha il passe-partout per migliorare la sua vita. Questo libro può sembrare di una semplicità disarmante, ma scorrendo di qualche pagina vi ritroverete immersi in ragionamenti sulla mente maschile e femminile, sulla loro contrapposizione e perché no, anche sulle loro similitudini.

Preludio a un bacio

preludio a un bacio

  • Titolo: Preludio a un bacio
  • Autore: Tony Laudadio
  • Editore: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 22 Marzo 2018

Emanuele è un musicista di strada che intrattiene i pedoni di una piccola città di provincia con la musica jazz del suo sassofono. Vive alla giornata grazie ai soldi guadagnati con la generosità dei passanti e la sera ritorna in quella che definire casa è un eufemismo. Emanuele però a queste formalità non ha mai badato, per lui avere un tetto sulla testa è un lusso e anche quel bugigattolo con le macchie d’umidità e i tubi di scarico in bella vista è sempre preferibile al dormire all’addiaccio.

Lui per strada vuole solo lavorare e la posizione scelta è l’ideale. A pochi passi da lui infatti c’è una libreria con dei ragazzi fantastici che gli permettono di sostare all’interno quanto tempo lui voglia e sfogliare i libri per leggerne qualche riga e poi un bar dove spesso Emanuele spende quei pochi euro che ha guadagnato durante la giornata.

Nel bar poi c’è una cameriera dolcissima, Maria, con cui Emanuele è solito intrattenersi. È giovane, bella, intelligente e con un caratterino tutto pepe. Maria è quel genere di ragazza che nella vita vuole riuscire da sola, tanto che è andata via di casa presto per essere indipendente e si paga da sola gli studi universitari con il lavoro da cameriera anche se ha una famiglia alle spalle che potrebbe provvedere ad ogni sua minima spesa. Che ragazza in gamba Maria, la figlia che tutti vorrebbero avere e la figlia che Emanuele sa essere sua, anche se Maria tutto questo lo ignora.

Figlia di un amore passato, fugace quanto intenso con Angela che quando si accorse di aspettare un bambino preferì salvare le apparenze con un matrimonio riparatore con il suo fidanzato ufficiale. Angela non poteva rischiare di crescere un figlio con un uomo che rifuggiva dalla responsabilità e da un lavoro solido e stabile e scelse di stare con un uomo caratterialmente ed economicamente più sicuro.

Quando Emanuele viene sfrattato dalla sua abitazione è Maria a soccorrerlo ospitandolo a casa sia e offrendogli l’aiuto necessario e tempo indeterminato. Per Emanuele è l’occasione giusta per poter recuperare il tempo in cui non ha vissuto sua figlia oltre che la spinta necessaria a rimettere in sesto la sua vita, rimediando agli errori passati e porre le basi per un futuro meno alla giornata.

Tutto procede per il verso giusto se non fosse che la vita quando la programmi si diverte a mandare per aria tutti i piani e i buoni propositi diventano sempre più difficili da attuare. E poi c’è quell’amore passato con Angela, quello intenso quanto fugace, la cui fiamma non si è mai spenta, anzi, è rimasta perpetuamente accesa nel cuore di entrambi e…

Emanuele è uno dei personaggi più belli in cui mi sia imbattuta. È una canaglia da tenere a distanza e al tempo stesso una persona con il cuore colmo d’amore e gratitudine per la vita, nonostante non sia una vita di eccessi e lussi. Anzi, Emanuele è il classico personaggio che apprezza tutto quello che di buono incontra sul suo cammino e che cerca il lato positivo in tutto ciò che gli capita. Non potrebbe essere altrimenti per una persona che ha scelto di suonare per vivere, ma non con l’ansia di riempire gli stadi; a lui basta far felici gli altri con la sua musica. Emanuele è un personaggio empatico al punto che il lettore sarà contagiato dalla sua gioia di vivere, dal suo buonumore e dalla sua bontà d’animo.

Preludio a un bacio di Tony Laudadio oltre ad essere una grande lezione di ottimismo è un romanzo ricco di emozioni, ricco di musica e ricco d’amore. Un romanzo in cui anche nel punto in cui farà commuovere sarà in grado di strapparti qualche sorriso (e scusate se è poco).

Sara al tramonto

sara al tramonto

  • Titolo: Sara al tramonto
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Rizzoli
  • Data di pubblicazione: 10 Aprile 2018

Accantonati momentaneamente le sue creature Ricciardi e Lojacono, Maurizio de Giovanni ci presenta un nuovo personaggio: Sara.

Sara è una donna di mezza età che ha vissuto per il suo lavoro e per il suo compagno Massimiliano. Quando quest’ultimo è venuto a mancare per Sara si è spento ogni interesse per la sua vita. Per Massimiliano aveva lasciato marito e figlio, per Massimiliano aveva rinnegato il suo essere moglie e madre. Una scelta di cui non si era mai pentita dato che a lui la legava l’amore e il lavoro, un lavoro particolare quello di Sara, un lavoro che non si poteva dire apertamente.

Le sue abilità di leggere il labiale, di interpretare le espressioni facciali e i gesti corporali l’avevano resa la più brava, ecco perché la sua amica e collega, la Bionda da lei soprannominata, si rivolge a Sara sperando in un suo aiuto in un caso ricco di mistero.

Sara aveva chiuso con quel mondo che le ricordava troppo l’amore della sua vita, ma le sue giornate vuote potevano tornare ad avere un senso e soprattutto aveva bisogno di impegnare la mente. Oltretutto nell’ultimo periodo alla batosta della perdita del compagno si era aggiunta quella del figlio Giorgio. Giorgio era il figlio che lei non aveva cresciuto e che non aveva voluto conoscere. La sua morte però non le era stata indifferente e attraverso la compagna del figlio, Viola, Sara provava a conoscere il suo Giorgio. Così ogni sera al tramonto le due donne, Sara e Viola, si incontravano e piano piano si conoscevano.

Accettato di aiutare la collega/amica, Sara si butta a capofitto nell’indagine, assistita dal giovane ispettore di polizia Davide Pardo che se all’inizio la figura di Sara lo inquietava, vedendola all’opera ne resta completamente entusiasta.

Dopo essermi affezionata al bel commissario dagli occhi verdi Ricciardi e all’affascinante ispettore siculo Lojacono, ammetto che non vedevo l’ora di conoscere Sara, anche perché i gialli di Maurizio de Giovanni sono gli unici che leggo e quindi ogni suo libro diventa fonte di mio interesse. Quello che più mi intrigava era il fatto che a questo giro il protagonista sarebbe stato di sesso femminile e quindi almeno per il genere è in netto contrasto con i due precedenti. Le differenze però non si fermano qui, anzi, ce ne sono altre due che reputo fondamentali se rapportate ai precedenti lavori di questo autore.

Napoli. A differenza degli altri libri in cui Napoli è protagonista tanto quanto i personaggi, in questo libro la città resta in sottofondo, mai esplicata e quasi sussurrata. Negli altri invece Napoli viene descritta e raccontata non solo attraverso le sue strade e monumenti, ma anche attraverso le sue tradizioni, il suo folklore, i suoi piatti tipici e col dialetto che ogni tanto fa capolino. Qui se non fosse stato per un passaggio in cui si nominano Fuorigrotta e il Vomero avremmo potuto pensare a qualsiasi altra città di mare italiana.

Nessuna storia d’amore. La fortuna di Ricciardi e Lojacono è data anche dalle storie d’amore (e i relativi triangoli, diventati pure quadrati per Ricciardi) che intrecciano i due protagonisti. Lo stesso autore ha sempre definito i suoi libri dei gialli sentimentali, con dei delitti e delle indagini che sembrano dei semplici pretesti per raccontare invece le vicende sentimentali dei suoi protagonisti. Qui invece c’è un ribaltamento, con il giallo che è protagonista assoluto e dei personaggi che si muovono più in relazione ad esso.

Come personaggio Sara mi è piaciuto molto, col suo lavoro inusuale, col suo modo di approcciarsi alle persone e con la sua vita passata tutta da scoprire. Mi è piaciuto anche il modo che l’autore ha scelto per raccontarla, tentando una strada per certi versi differente da quella a cui ci aveva abituato con i suoi precedenti lavori. Venendo a Sara non so se tornerà a farci compagnia, ma questo a noi non deve interessare. Lo stesso autore ha rivelato in un’intervista che Sara non è nato come personaggio seriale e il suo ritorno sarà deciso solo dai lettori e dai loro giudizi. Personalmente sarei curiosa di vederla di nuovo all’azione.

(Questo post è presente anche su Idea Napoli)