Letture belle e dove trovarle| Altri consigli estivi (sempre non richiesti)

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Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.

Guida all’acquisto| Einaudi Edition!

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Estate tempo di partenze, estate tempo di vacanze, ma soprattutto estate tempo di consigli di lettura: quante liste dei libri da leggere assolutamente sotto l’ombrellone avete già letto? Dirò una cosa: a me le liste di lettura piacciono. Certo, ci sono più liste che lettori, ma per me è l’occasione di fare il punto sulle mie letture, vedere quello che ho già letto e segnare quello che vorrei leggere.

Questa è una lista di letture Einaudi Edition, visto che dal 3 luglio fino al 31 agosto con l’acquisto di due libri Einaudi avrete in omaggio una borsa in tela con il marchio dello struzzo (c’è blu e grigia, lo dico per amore di informazione).

I più maliziosi staranno pensando: eccola, ci mancava il post marchetta, chissà quanto l’hanno pagata per dirci due titoli che potevamo cercare da soli. Mi spiace deludervi, soldi non ne ho visti, né tanto meno mi è stato chiesto: amo la Einaudi e questo lo sanno anche i sassi, ne leggo tanti e mi andava di fare una veloce guida agli acquisti visto che sono due anni che ripropongo quella dedicata agli Stile Libero ed avevo voglia di aggiornarla. Prendetevi questi consigli senza fare troppe storie.

Tre libri da poco usciti

«Ricordati di Bach» di Alice Cappagli. Cecilia ha otto anni quando un incidente lede il nervo di una mano e lei di tutta risposta decide di iniziare a prendere lezioni di violino. Le passioni che condizionano la vita e le segnano una volta per tutte e la tenacia che serve per dare la direzione che vogliamo al nostro destino.

  • «I valori che contano» di Diego De Silva. L’avvocato Vincenzo Malinconico è finalmente tornato, questa volte alle prese con una ragazza che piomba sul pianerottolo di casa sua in mutande e con la scoperta di quella cosa chiamata malattia che quando irrompe nella vita scombussola le carte e definisce i valori che contano, ma quelli che contano davvero.
  • «L’assassino ci vede benissimo» di Christian Frascella. Sempre in temi di ritorni, è tornato anche Contrera con un carico di guai che cresce di volta in volta, situazioni assurde in cui riesce ad infilarsi e un delitto da risolvere nel giro di una notte per evitare che la situazione degeneri fino alla follia. Egocentrico ed egoista come pochi, ma forse lo amo proprio per questo.

Tre libri ET

«Resto qui» di Marco Balzano. Libro del cuore numero uno (e come mai non ha vinto il Premio Strega lo avete capito?). La storia di Trina e il senso di appartenenza al proprio territorio da difendere come se fosse una persona amata.

  • «L’animale che mi porto dentro» di Francesco Piccolo. Libro del cuore numero due. Andare sotto la superficie del maschio non è cosa semplice, anche perché spesso sotto la superficie non c’è niente. Battute ovvie a parte, il maschio in tutta la sua essenza e nelle sue mille sfaccettature.
  • «Persone normali» di Sally Rooney. Libro del cuore numero tre. Su questo libro ho detto tanto, anzi ho detto troppo. Dico solo che la serie TV tratta dal libro arriva finalmente in Italia il 16 luglio sulla piattaforma Starzplay e quindi se non avete letto ancora il libro, adesso non avete più scuse.

Tre Stile Libero

«Insegnami la tempesta» di Emanuela Canepa. Quanto è difficile essere madri, ma spesso quanto è difficile essere figlie. Tre donne, una madre, la figlia e una suora, i conflitti tenuti dentro e che poco alla volta si svelano e soprattutto i legami e le difficoltà che spesso abbiamo nel costruirli e nel portarli avanti.

  • «L’invenzione di noi due» di Matteo Bussola. Milo e Nadia sono una coppia in crisi e Milo per riconquistare la moglie decide di scriverle delle lettere con la speranza di farla innamorare di nuovo di lui. Sarò sincera; i personaggi li avrei strangolati più e più volte durante la lettura, ma la storia è bella si legge con velocità ed interesse.
  • «Tre passi nel delitto» di Cassar Scalia, De Cataldo e de Giovanni. Questo libro è in uscita il 16 luglio ed è un libro che metto sulla fiducia che ho nei confronti di questi tre maestri del giallo italiano (potevo fare una guida senza mettere almeno un libro del maestro Maurizio? Eh no).

Chiudo alla grande, con tre libri di Cesare Pavese che non hanno bisogno di presentazioni.

Eredità| Vigdis Hjorth

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Mio padre è mancato cinque mesi fa, in un momento che potrebbe definirsi più o meno opportuno a seconda dei punti di vista. 

Vidgis Hjorth è una delle scrittrici norvegesi più conosciute ed apprezzate. Eredità è il romanzo che ha consacrato la sua fama mondialmente e che le ha fatto vincere i due principali riconoscimenti letterari del suo paese: il Norwegian Booksellers Prize e il Norvegian Critics Prize for Literature. Il libro in questione è stato pubblicato in Italia da Fazi Editore e posso dire che fa parte di quei libri che non lasciano i lettori indifferenti: storia coinvolgente, stile ineccepibile, una buona dose di suspense e una serie di colpi che vengono lanciati a poco a poco durante l’arco narrativo. 

Bergljot è una donna sulla cinquantina, sposata con figli e che si occupa di critica teatrale per alcune riviste letterarie. Un marito che definisce tranquillo, anzi troppo tranquillo e che sente di non meritare, perché lui è troppo buono con lei, mentre lei è presa da qualcuno che non la vuole quanto lei vorrebbe: un uomo sposato e con svariate amanti. Quando il padre muore la cosa la lascia indifferente, come indifferente l’aveva lasciata il testamento che in poche righe escludeva lei e il fratello dall’ereditare le due case vacanza destinate per il volere dei genitori alle due sorelle minori, Astrid e Asa. Se Bard vive questa esclusione come un ulteriore affronto della famiglia nei suoi confronti, Bergljot non si meraviglia, dato che lei sull’eredità ci aveva messo già una croce, visto che aveva interrotto i rapporti con la famiglia molti anni prima.  

«Tra non molto moriranno, piangevo.

Anche tu morirai, mi disse.

Me l’ero dimenticato».

La discussione sull’eredità e le conseguenti liti tra i fratelli portano Bergljot a dover riaprire quella finestra che aveva sigillato anni prima. Confrontandosi con i vari componenti della famiglia e cercando di prendere una decisione giusta per tutti, Bergjot sarà costretta ad interfacciarsi con quelle persone che anni prima non l’avevano creduta quando lei aveva rivelato il più terribile dei segreti: gli abusi del padre. A quel tempo nessuno le aveva creduto, perché l’aveva detto troppo tardi rispetto a quando questi fatti risalivano e lei stessa aveva iniziato a dubitare delle sue parole. Solo dopo un lungo percorso di analisi era riuscita a ricostruire la sua vita e aveva capito che per stare bene doveva vivere distante da chi l’aveva fatta soffrire, da chi aveva abusato del suo ruolo e da chi invece che proteggerla le era andata contro. 

Eredità è un libro che procede lento, una narrazione in cui l’autrice dosa con calma assoluta tutte le parole che utilizza. È come se volesse preparare il lettore a i vari colpi che sferza con maestria man mano che la storia procede, colpi che lasciano il lettore stordito e bisognoso di una pausa.  

  • Titolo: Eredità
  • Autrice: Vidgis Hjorth
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 21 Maggio 2020

I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)| Diego De Silva

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Una ragazza in mutande bussa alla vostra porta. Opzione A: richiudete gentilmente la porta ché in questi fatti poco chiari voi non ci volete entrare. Opzione B: la lasciate entrare. Se avete optato per la prima rientrate nel 99% della popolazione, se invece la lasciate entrare, le permettete di infilarsi nel vostro letto per crearsi un alibi credibile e infine le date il permesso per una doccia veloce, allora siete Vincenzo Malinconico.  

Quanto ci era mancato l’avvocato più inconcludente di tutti. Attenzione però, che Vincenzo Malinconico ha fatto carriera quindi un minimo di rispetto gli è dovuto. Ebbene sì, dove aver lasciato quel piccolo bugigattolo che spacciava per loft che condivideva con Espedito, l’avvocato è approdato nello studio di Benny Lacalamita in qualità di socio (più o meno), con uno studio tutto suo di oltre cento metri quadri, nessun oggetto made in Ikea e addirittura una segretaria personale di nome Addolorata (o forse Costernata o Desolata, una donna di sicuro afflitta, giusto per capirci).   

Sentimentalmente ci sarebbe una relazione con Veronica, ma la parola relazione è vietata in sua presenza e al momento la storia senza impegno va in scena giusto in svariate stanze d’albergo, per sottolineare il non volersi impegnare seriamente di lei, fosse per lui Veronica avrebbe già il suo spazzolino e la sua parte d’armadio a casa sua.  

Torniamo alla ragazza in mutande. Nel palazzo di Malinconico e più precisamente al quarto piano, è ubicato un bordello, cosa di cui l’avvocato era ignaro e la signorina dai pochi indumenti addosso stava scappando da una retata in corso quando ha suonato alla porta di Vincenzo che come avrete ormai capito l’ha fatta entrare senza indugi. Venere, il suo nome, fiera di essere una prostituta, oltre all’ospitalità, chiederà in un secondo incontro di essere patrocinata da Malinconico che a sua volta scoprirà che la ragazza è la figlia del sindaco e che si trova in guai abbastanza seri che potrebbero compromettere la carriera paterna e non solo.  

E poi succede cosi, all’improvviso, scoprire qualcosa sul tuo corpo che non dovrebbe esserci. Ti allarmi e cerchi di essere calmo. Consulti un dottore, perché ti vuoi togliere il dubbio e dormire tranquillo. Il dottore però non ti alleggerisce il carico, ma ci mette del suo e allora il campanello d’allarme inizia a suonare sul serio e in breve tempo la tua vita cambia rotta, inverte la marcia e ti trovi a dover affrontare una cosa che ti spaventa già solo pronunciarla. La malattia quando arriva, irrompe e spazza tutto e ristabilisce quelli che sono i valori che contano; i figli, anche se Alfio gli nasconde sempre tutto e Alagia che ormai vive a Padova per colpa di Heidegger, una compagna che forse lo ama davvero, un lavoro che dopo tutto dà soddisfazioni e tutte quelle cose che diamo per scontate, ma che quando stiamo per perderle ci mancano tanto, come un semplice tramonto in compagnia delle persone che amiamo.  

Diego De Silva con I valori che contano ci riporta un Vincenzo Malinconico in tutto il suo splendore che in qualche riga riuscirà nell’impresa di farci commuovere: tranquilli però che già in quella successiva ne dirà una delle sue e la normalità sarà ristabilita.  

  • Titolo: I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)
  • Autore: Diego De Silva
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 3 Giugno 2020

Il gioco della vita| Mazo de la Roche

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Avete presente quella sensazione che ci prende verso alcuni libri che oscilla tra il voglio leggere tutto subito e non voglio leggere tutto subito? Mi spiego meglio. Quando esce un libro che attendevamo da tempo le scelte che abbiamo di fronte sono due: leggere in fretta e tutto d’un fiato o dosare la lettura.

Quando mi è arrivato il secondo capitolo di Jalna, Il gioco della vita di Mazo de la Roche in uscita oggi per Fazi Editore, la voglia di leggerlo era forte, ma al tempo stesso sapevo che una volta terminata la lettura non mi sarebbe rimasto più niente, se non intasare la casella mail della casa editrice chiedendo a gran voce il seguito quanto prima possibile (cosa che non ho ancora fatto più che altro per conservare un briciolo di dignità e professionalità).

Il gioco della vita ci riporta in quella splendida tenuta dell’Ontario che avevamo imparato a conoscere ed amare di nome Jalna, nome della cittadina indiana in cui il capitano Philip Whiteoak e Adeline Court si erano conosciuti ed innamorati. Un amore che aveva generato quattro figli, sei nipoti e due bisnipoti che vivevano tutti insieme appassionatamente a Jalna.

Dall’alto dei suoi centouno anni Adeline osservava dal letto diventato ormai il suo fortino le sorti della famiglia che nell’ultimo anno le aveva procurato diversi dispiaceri. Eden dopo il tradimento ai danni di Alayne e suo fratello Piers aveva fatto perdere le sue tracce e da un anno non arrivavano più sue notizie. La povera Alayne era stata costretta a tornare a New York, troppo scottata dal comportamento di Eden e troppo turbata dai sentimenti contrastanti che aveva per Ranny.

In tutto ciò c’erano state ben due nascite. Pheasant e Piers avevano dato il benvenuto in famiglia al piccolo Maurice e Meg dopo aver finalmente perdonato l’amore della sua vita era diventata mamma della piccola Patience.

Gioie e dolori per la famiglia Whiteoak che di punto in bianco si trova a dover gestire l’ennesimo colpo basso della nonna; l’eredità, per sua scelta, sarebbe andata ad uno soltanto e non ripartita tra i vari componenti della famiglia che in seguito a questa strana decisione di Adeline dànno il via a gelosie e mosse scorrette pur accaparrarsi il patrimonio.

Chi sembra completamente disinteressato alla lotta è Finch che vorrebbe dare libero sfogo alle sue passioni artistiche e Renny, troppo preso dalle memorie del suo amore perduto che all’improvviso fa ritorno a Jalna, nuovamente pronta a scompigliare gli animi dei residenti.

A questo punto vi ho giusto dato un assaggio, perché la parte più bella di tutto ciò sarà leggere il nuovo capitolo. Se siete alla ricerca di una saga famigliare di cui appassionarvi, se siete attratti da intrighi, segreti, passioni e amori, beh questo è il libro giusto. Dal mio canto posso solo dire che mi mancano già tutti e che vorrei poter stringere tra le mie mani il seguito. Questa saga crea dipendenza, provare per credere.

  • Titolo: Il gioco della vita
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 28 Maggio 2020

Il Maggio del Libri 2020| Napoli Leggendaria

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«È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Leggende napoletane. Matilde Serao

Se c’è un sentimento che plasma Napoli quello è l’amore e non a caso molte delle leggende nate e tramandate sono leggende d’amore, un amore nella maggior parte dei casi sofferto, crudele e tragico, parabola di una città di cui ci si innamora all’istante e che al tempo stesso di quell’amore ci fa soffrire, costringendoci ad un odi et amo eterno.

«Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze».

Leggende napoletane. Matilde Serao

«La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile».

Almarina. Valeria Parrella

Si racconta di un bel giovanotto amato da tutti che si chiamava Posillipo il cui animo era infelice a causa di un amore non corrisposto per una fanciulla di campagna tanto bella quanto fredda che si chiamava Nisida. Non potendo sopportare la vista di Nisida, Posillipo decise di farla finita buttandosi in mare. I Fati non accettando il destino trasformarono lui in un poggio che si bagna in mare e lei in uno scoglio posizionato di fronte. Il poggio è diventato un luogo di bellezza ammirato da tutti, lo scoglio invece ospita un carcere minorile che raccoglie i lamenti e la disperazione di chi è costretto a soggiornarci.

«Si davano appuntamenti al Virgiliano, a Posillipo o sulla collina di Capodimonte, nel bosco attorno alle mura del museo nelle cui sale Lorenzo aveva ammirato la Flagellazione di Cristo di Caravaggio».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Leggenda vuole che lui non amasse la città. Preferiva la quiete del bosco dove solo e triste camminava. In città c’era una fanciulla che si struggeva d’amore per lui, ma il pensiero di lui era rivolto ad un altro amore, un amore ignoto e indefinito che vide comparire una mattina d’inverno, in una forma senza forma, una forma fatta della stessa consistenza dell’aria. Quando lui si avvicinò, lei subito scomparve. Disperato, la invocò con tutte le forze, sperando di poterla rivedere e lei ogni giorno iniziò a concedersi sempre di più. Compariva, sorrideva e lo salutava. Non parlava mai, la voce le tremava e le moriva in gola, ma lo ascoltava sempre e ogni giorno rimaneva sempre di più con lui che tanto l’amava. In un crepuscolo d’autunno lui nella disperazione totale le chiese: mi ami?. Sì, rispose lei e lui in un impeto di passione l’abbracciò. Si sentì un rumore orribile, uno scricchiolio assordante. Lei cadde al suolo frantumandosi in tanti cocci di porcellana.

«E adesso, mentre si avviava verso Poggioreale per l’appuntamento con l’avvocato Moscato, era ben lieto di risultare pressoché sconosciuto alle guardie carcerarie».

Anime di vetro. Maurizio de Giovanni

«Ho cominciato a sentirla nell’aria di Capodimonte dove mia madre si è accampata insieme ai morti e a morticini della tisi che in mezzo alle nuvole hanno cominciato a dirle: a nuie chest’aria non ci ha dato la guarigione».

La compagnia delle anime finte. Wanda Marasco

«La discesa costeggia i giardini e gli orti della Certosa di San Martino e offre vedute spettacolari».

Cara Napoli. Lorenzo Marone

«Quelle manco di accorgono di niente. Che stanno al Vomero, mica dentro all’Oceano Indiano».

L’altra madre. Andrej Longo.

C’erano quattro fratelli che si amavano tantissimo e non si staccavano mai l’uno dall’altro. Erano giovani e belli e tutti segretamente innamorati di una fanciulla la cui sorte malevola volle che fosse la stessa per tutti e quattro. Lei non ricambiò l’amore di nessuno e una notte sparì per sempre. I quattro l’aspettarono pazientemente per migliaia di anni e ancora la attendono e nel frattempo si sono uniti in quattro colli ameni dal nome di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e Vomero.

«Invece ride il mare di Mergellina: ride nella luce rossa delle giornate stupende; ride nelle morbide notti d’estate, quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d’argento, ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia».

Leggende napoletane. Matilde Serao 

C’era un pescatore fortunato che passava le giornate fra reti ed ami. Un uomo semplice e buono che un giorno seduto a riva scorse una ninfa marina con un corpo bianco e provocante e con lunghi capelli biondi che cantava soavemente. Il pescatore cercando di raggiungere la ninfa precipitò in mare e il sito dove annegò venne chiamato Mergellina e leggenda vuole che in alcune notti d’estate compaia la sirena.

«Eccola là, davanti a lui, la principessa Sissi della Napoli autentica. Forse fu per la vera Sissi che il Vate scrisse ‘A vucchella proprio in quel locale, durante la Belle Epoque. C’era già stato, Lorenzo, al Gambrinus, pensando che a quei tavolini si erano seduti Benedetto Croce e Wilde, Hemingway e Jean-Paul Sartre».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Si narra che il fantasma di una bambina vissuta agli inizi del 1900 appaia ogni novembre nei laboratori del Caffè Gambrinus e il periodo delle apparizioni non è casuale, visto che agli inizi di quel mese si procede con la preparazione del torrone, dolce di cui la bambina andava ghiotta. Molti napoletani che hanno assistito all’apparizione raccontano di una bambina che sorrideva allegramente mentre passeggiava intorno ai tavoli dove erano conservate le tavolette di torrone.

 

 

Il Maggio dei Libri 2020| Se leggo, scopro

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Leggenda narra che durante il suo viaggio Ulisse e il suo equipaggio dovettero tapparsi le orecchie per non cadere nel canto ammaliatore delle sirene. Tra di esse c’era una di nome Partenope che non sopportando il fatto di non essere riuscita ad incantare Ulisse si ammazzò. Il mare trascinò il suo corpo fino a Megaride e i pescatori che la trovarono iniziarono a venerarla come una dea e dalle sue fattezze si delineò la città di Napoli con il capo che segna Capodimonte e la coda che segna Posillipo.

Sempre la leggenda narra che Partenope fosse una sirena nel golfo che un giorno incontrando un centauro di nome Vesuvio si innamorò follemente di lui, ricambiata, ma il geloso Zeus trasformò il centauro in un vulcano gettando Partenope nella disperazione totale che preferì suicidarsi. Dal suo corpo nacque la città di Napoli e finalmente la sirena poté ricongiungersi con il suo amato Vesuvio.

Infine altra leggenda vuole che Partenope era una graziosa fanciulla che abitava in Grecia e che si innamorò ricambiata di Cimone. Il padre ostacolò questa unione in quanto Partenope era già promessa ad Euneo e ai due innamorati non restò che fuggire quanto più lontano possibile senza fare più ritorno. Giunsero in un luogo tranquillo e florido e col tempo fecero venire dalla Grecia amici e parenti e ben presto anche altre popolazioni vicine iniziarono ad arrivare in questa piacevole terra che accoglieva tutti e che chiamarono Napoli.

Le nostre leggende sono l’amore. E Napoli è stata creata dell’amore.

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Sono molteplici le leggende di Napoli, sono tanti gli scrittori che le hanno raccontate e sono tantissimi coloro che nei luoghi dove esse nascono hanno ambientato le storie che leggiamo nei libri e in questo piccolo viaggio scopriremo alcune di esse.

Nel corso degli ultimi anni Napoli è diventata il teatro perfetto dove ambientare le storie, non a caso Eduardo De Filippo di Napoli diceva che era un “teatro a cielo aperto” soprattutto per le persone che ci abitano che sono attori improvvisati. Se guardiamo ai libri negli ultimi anni c’è stato un fiorire di scrittori napoletani che si sono imposti sulla scena editoriale con grande successo di pubblico e di critica. Pensiamo ai libri di Maurizio de Giovanni, uno dei giallisti più apprezzati d’Italia che con Ricciardi e i suoi bastardi è arrivato anche sul piccolo schermo, Lorenzo Marone le cui storie sono e saranno sul grande schermo, Diego De Silva, Adrej Longo e Peppe Fiore ed Elena Ferrante la scrittrice italiana più conosciuta ed apprezzata all’estero. Valeria Parrella, Viola Ardone, Wanda Marasco, Antonella Cilento e Piera Ventre tra le scrittrici più brave della nostra letteratura contemporanea e i giovanissimi Alessio Arena, Alessio Forgione e Marco Marsullo e per finire i grandi della letteratura come Ermanno Rea, Anna Maria Ortese, Matilde Serao, Raffaele La Capria e Domenico Starnone (e perdonate se ne ho dimenticato qualcuno, sono tantissimi).

Tornando alle leggende, alcune di esse le ho scoperte grazie ai libri degli scrittori elencati sopra, altre semplicemente girovagando per Napoli, perché ogni luogo ha la sua storia veritiera o leggendaria poco importa, alla fine abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Se leggo, scopro è il tema del Maggio dei Libri di quest’anno che per forze di causa maggiore si svolgerà esclusivamente online, tramite i social network e i blog e si prolungherà fino al 31 ottobre. Sul sito del Maggio dei Libri è possibile caricare il vostro evento nella banca dati per far sì che sia visibile a tutti.

Questa era una piccola introduzione, per il viaggio vero e proprio dovete attendere ancora un po’ di pazienza.

Mi raccomando, vi aspetto, non vedo l’ora di partire.

Come muoversi tra la folla| Camille Bordas

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Nelle ultime settimane il mio tempo dedicato alla lettura è stato simile a degli sbalzi d’umore. Giorni e giorni in cui non riuscivo a portare a termine mezza pagina di un libro e giorni in cui mi bastavano un paio di ore per iniziarne e finirne uno. C’è stato un libro sbucato un po’ per caso che fa parte della seconda categoria: iniziato, finito, amato, indimenticabile (probabilmente finirà tra le mie letture più belle di sempre ma a questo ci arriveremo poi).

Come muoversi tra la folla di Camille Bordas, SEM, racconta la storia di un ragazzino di undici anni, Isidore Mazal, chiamato da tutti Dory anche se lui preferirebbe di gran lunga essere chiamato Izzie.

Dory (scusami se anche io ti chiamo così) vive con la sua numerosa famiglia, madre, padre e ben cinque fratelli (sono tre sorelle e tre fratelli) tutti più grandi di lui e tutti ma proprio tutti dei cervelloni. Berenice studia a Parigi muovendosi da un dottorato all’altro, Aurore e Leonard sono entrambi impegnati a lavorare sulle rispettive tesi, Jeremie studia al conservatorio e Simone per quanto abbia ancora tredici anni è già al secondo anno di liceo.

Una famiglia geniale dove il piccolo Dory si sente spesso fuori posto se paragonato ai fratelli che vede invincibili ed inarrivabili; lui ad esempio è il solo a non aver fatto più anni in uno, cosa che lo tormenta non poco.

A guardarla da fuori la famiglia Mazal è una famiglia invidiabile. A tavola si discute di filosofia, la televisione è vista solo se ha scopi educativi o stimola un dibattito, ma a ben guardare c’è sempre l’altro lato della medaglia: sono completamente inadatti ai rapporti interpersonali. Sono persone intelligentissime che non sanno come muoversi nel mondo, che trattano gli altri con sufficienza e che non perdono occasione per ribadire la loro superiorità.

A loro si oppone Dory con la sua ingenuità e il suo sguardo disincantato sul mondo, l’unico a non aver fatto due anni scolastici in uno e l’unico in grado di abbandonarsi alla visione di un film senza per forza mettere su una critica cinematografica dura e pura.

Quando il padre muore, Dory sarà il solo ed unico componente della famiglia a preoccuparsi della reazione di ognuno, provando con la sua purezza e la sua delicatezza a fornire un sostegno a tutti.

Come muoversi tra la folla si muove su più linee; da una parte i rapporti personali e la difficoltà che essi comportano, dall’altra il tema che ricopre più spazio: il lutto e la sua elaborazione con tutto il carico emotivo che questo comporta.

Avevo iniziato dicendo che questo finirà tre le mie letture più belle di sempre e il motivo è molto semplice. Quando tra le pagine di un libro scorgi pezzi della tua vita scritti nero su bianco, non si può rimanere indifferenti e questi libri diventano immediatamente pezzi di cuore di cui non si potrà più fare a meno.

  • Titolo: Come muoversi tra la folla
  • Autrice: Camille Bordas
  • Casa Editrice: SEM
  • Data di pubblicazione: 21 Marzo 2019

Diario semiserio di quarantena| Settimana numero…

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Settimana di quarantena numero…

Non ricordo il momento in cui ho smesso di contare i giorni passati tra le mura domestiche e tanto meno mi affretto a segnare sul calendario quanto manca alla liberazione; in teoria il 4 maggio, ma hanno spostato talmente tante volte la data di fine lockdown che ormai sono credibili quanto quelli di “Poltrone e Sofà” quando dicono che è l’ultimo weekend di sconti.

Questa dovrebbe essere l’ultima settimana di isolamento, da lunedì prossimo si torna alla vita di prima. Più o meno. Mascherine, guanti, distanziamento sociale, due persone per volta all’interno degli esercizi pubblici, vietati ancora gli assembramenti, se si esce a fare una passeggiata bisogna mantenere la distanza di un metro e mezzo e insomma tutta questa voglia di tornare lì fuori a me è passata. Si chiama adattamento, mi dicono, non c’è da spaventarsi o da preoccuparsi. Sarà che prima di tutto questo la mia non era una vida loca, sarà che sola ci sto benissimo (sola sola no, mi basta quella povera santa che da quasi trent’anni mi sopporta), sarà che già prima non ero tipo da baci e abbracci, saranno tante di quelle cose che cambiamo discorso che è meglio che con i miei discorsi da folle non voglio annoiare nessuno.

Avviso i gentili lettori che è tornata la voglia di leggere e possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo. Questa cosa di non riuscire a portare a termine neanche mezza pagina mi innervosiva e mi faceva pensare al fatto di star sprecando tutto il tempo in eccesso che mi era stato dato. La lettura non è costrizione e non è obbligatoria, mi sarò sgolata a forza di dirlo ai ragazzi del mio corso di lettura e scrittura, ma come tutti gli ipocriti non seguo i consigli che io stessa do.

Cosa ho letto e cosa sto leggendo?

Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh, Feltrinelli, una donna che per superare una fase dolorosa della sua vita decide di abbandonarsi al sonno e quante volte mi sono detta, voglio fare come lei e svegliarmi a quarantena finita se non fosse per la quantità industriale di farmaci che assume per addormentarsi. Un paese terribile di Keith Gessen, Einaudi, un ragazzo nato in Russia e trasferitosi negli USA all’età di sei anni e che ritorna nel paese natio per prendersi cura della nonna quasi novantenne. Quello che crede di trovare è un paese per l’appunto terribile, invece imparerà ad amare pregi e difetti di una nazione di cui ben presto si renderà conto non sapere nulla.

La ricetta del cuore in subbuglio e Una rivoluzione sentimentale di Viola Ardone, entrambi Salani. Dopo essermi completamente innamorata di Amerigo, sentivo la necessità di recuperare i primi due lavori di Viola Ardone, per mettermi in pari con un’autrice che in pochissimo tempo è diventata autrice del cuore. Recuperandoli mi sono resa conto di quanto la sua scrittura sia maturata nel terzo libro (il secondo poi mi è piaciuto particolarmente anche se io e Zelda abbiamo un po’ litigato a causa di alcune sue scelte, ma questi sono i deliri della me lettrice a parlare, voi passate avanti). Stesso discorso per Mosca più balena, Minimum Fax e Il Verdetto, La Nave di Teseo di Valeria Parrella (che con Almarina è candidata allo Strega e qui si tifa tantissimo per lei). Non sono amante dei racconti e questo mi porta ad escluderli nel momento in cui devo acquistare un libro nuovo. Capita quindi di perdermi dei libri belli, come quelli sopra citati.

Florence Gordon di Brian Morton, Sonzogno e La famiglia Karnowki di Israel J. Singer, Adelphi, sono due libri che mi sono stati consigliati da due amiche lettrici e che hanno colto il segno. Il primo su una scrittrice femminista alle prese con la sua autobiografia e la sua caotica famiglia e il secondo una saga raccontata attraverso le tre generazioni familiari.

E in lettura? Come muoversi tra la folla di Camille Bordas, SEM, Falsa partenza di Marion Messina, La Nave di Teseo e Tempo variabile di Jenny Offill, NN Editore di cui spero di parlarvi prestissimo.

Come sempre, ci leggiamo alla prossima.

Photo Credits Google Images

 

Diario semiserio di quarantena| E relativi consigli di lettura

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Seconda settima di quarantena e il mio umore oscilla tra il «non è poi così male stare a casa a far niente» e «io così al 3 aprile non ci arrivo».

I primi giorni ho fatto quello che molti consigliano: impegnatevi anche se siete tra le mura domestiche.

Quindi ho ripulito gli armadi, ho sistemato i cassetti, ho tolto da mezzo tutto ciò che inspiegabilmente conservavo ancora, ho riordinato nuovamente le librerie per ottenere spazio per i prossimi acquisti e mi sono arresa all’evidenza che non c’era più niente su cui mettere le mani.

Messa da parte la versione casalinga disperata, si è impossessato di me lo spirito Benedetta Parodi e via con nuove ricette da proporre a pranzo e cena, una parentesi durata qualche giorno e come per le faccende domestiche ho presto riposto il grembiule da cucina nel cassetto.

Altro consiglio che ho letto un po’ ovunque e cioè che anche se siamo in casa non dobbiamo smettere di prenderci cura di noi stesse e via di beauty care: maschere per il viso, maschera per i capelli, scrub per la pelle e via dicendo. Pelle e capelli in questi giorni sono più splendenti che mai, peccato che a vederli non ci sia nessuno.

Mi sono data all’enigmistica, dove ho constatato di essere una frana, mi sono dannata per aver dato via il Monopoli quel giorno di quindici anni fa, perché tanto chi ci gioca più, ho pensato di smontare i puzzle che ho in casa al solo scopo di rifarli salvo poi rendermi conto che come idea era veramente stupida.

Il problema è che ci sono troppe ore da riempire e pochissime cose da fare e ci si mette anche il meteo sparandoci venti gradi a giornata, cieli azzurrissimi e un sole che sembra sussurrarti: esci fuori che ci fai a casa a letto? Almeno tu meteo, non potresti piazzarci un paio di temporali a giornata? Giusto per il gusto di pensare che in fondo fuori non ci stiamo perdendo granché.

Veniamo ai libri e a qualcosa da leggere in questi giorni.

Mi sono venuti in mente alcuni personaggi conosciuti negli anni e a come reagirebbero a leggere certe notizie. Il mio primo pensiero è andato ai miei quattro vecchietti del cuore: Dino Agile, Guttalax, Brio e Rubirosa. Per chi non li conoscesse, loro sono i protagonisti de L’audace colpo dei quattro di rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache. Nelle scorse settimane, quando eravamo ancora all’inizio di questo periodo assurdo, tra le notizie più ripetute c’era questa: il virus alla fine colpisce solo i vecchi. Come se arrivati a una certa età se vivi o muori poca importa, tanto il tuo l’hai fatto, adesso puoi anche togliere il disturbo. Anziano o meno, malato o sano, morire a causa di questo virus è una sconfitta per tutti e questo è quanto. Il libro di Marco Marsullo, Einaudi, dimostra che anche se sei arrivato a una certa età hai ancora tanto da dire e tanto ancora di più da fare, tipo scappare dalla casa di riposo, irrompere in uno studio televisivo e prendere come ostaggio il prete.

Penso alle coppie. A chi in questo momento non può vedere il proprio compagno perché quarantena significa stare a casa e le visite ai fidanzati non valgono come motivo per uscire di casa. Penso alle coppie che invece stanno affrontando la quarantena insieme e non so se sia un bene o un male, perché bello l’amore, bello lo stare insieme, bello il sostegno reciproco e ancora più bello quando puoi prenderti dei momenti solo per te. E allora mi sono venuti in mente gli amanti, perché alla fine non sta a me dire chi è coppia e chi no. Ci pensate? Di per sé non hanno vita facile, sempre lì a nascondere il proprio amore e cercare dei ritagli per potersi vedere, ora poi ci si mette anche la quarantena e diventa tutto più complicato. Manco una telefonata in santa pace con l’amante di turno, c’è sempre il rischio che la compagna ufficiale la senta e poi sì che son casini. Terapia di coppia per amanti di Diego De Silva, Einaudi è la lettura che mi è venuta in mente pensando a tutto ciò, perché è vero ciò che mi capita spesso di leggere in giro: quando tutto questo sarà finito a guadagnarci saranno i nutrizionisti e i terapeuti.

Beati quelli che credono perché almeno hanno qualcosa a cui affidarsi. Non sono credente e la cosa non mi crea problemi. Devo dire che però in questi giorni di incertezza e ansia, affidarsi a qualcuno che non ti fa perdere mai la speranza deve essere confortevole. Non ho questa fortuna, ma chissà, magari come san Paolo sulla via di Damasco anche per me ci sarà una miracolosa conversione. E quindi ho pensato ad Arturo di … che Dio perdona a tutti di Pif, Feltrinelli che per impressionare la devota fidanzata decide di diventare un cattolico praticante seguendo la Bibbia e la parola del Signore alla lettera, scoperchiando tutte le ipocrisie del mondo religioso. Al momento segnali di conversione non ne vedo, non prometto per i prossimi giorni.

Ci leggiamo la prossima settimana.

(Photo Credits Google Images)