Troppo freddo per Settembre| Maurizio de Giovanni

Nella mia vita da lettrice da qualche anno a questa parte sono diventati fissi gli appuntamenti con i nuovi libri di Maurizio de Giovanni che essendo scrittore dalla penna fluente ci regala un bel po’ di storie che ci fanno compagnia durante l’anno. Quindi appena concludiamo una storia, noi de Giovanners siamo certi che nel giro di poche settimane avremo tra le mani una nuova indagine a cui appassionarci.

Mina Settembre è tornata in libreria con “Troppo freddo per settembre” per Einaudi. La vulcanica e provocante assistente sociale del consultorio dei Quartieri Spagnoli che avevamo conosciuto con “Dodici rose a settembre” (Sellerio) sarà alle prese con una strana richiesta. Una donna arriva in consultorio pregando Mina di aiutarla nel dimostrare l’innocenza di suo figlio Rosario da poco uscito dal carcere che sicuramente verrà incastrato per un delitto che non ha commesso. Non è giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, si dice, e di colpe Rosario non ne ha se non quelle di essere nato in una famiglia di camorristi e quindi di essere costretto a portare avanti il mestiere di famiglia, se così si può definire. Il delitto di cui viene accusato Rosario è quello del professore in pensione di Lettere, Giacomo Gravela, morto in circostanze strane: morte naturale, omicidio o suicidio?

Quello che contraddistingue Mina, oltre a una quinta abbondante che cerca in tutti i modi di nascondere agli sguardi degli uomini di mezza Napoli, è la determinazione, la passionalità e la caparbietà nel portare avanti le nobili cause, anche a costo di trascinare un ignaro Domenico Gammardella chiamami Mimmo in indagini improvvisate e anche a costo di mettersi nei guai, perché ci sono cose per cui vale la pena battersi.

Abbiamo un’indagine che crea interesse fin dalle prime righe e abbiamo dei personaggi che scopriamo essere pagina dopo pagina sempre più interessante. Mina ha una cazzimma tutta sua e una verve indiscutibile, Domenico Gammardella chiamami Mimmo ha un candore che quasi commuove: possibile mai che non si accorge del trambusto che è capace di creare presso il consultorio? Ci sono il magistrato Claudio De Carolis (per inciso ex marito di Mina) e il maresciallo Gargiulo i cui duetti fanno sempre sorridere. Soprattutto c’è una storia che scuote chi legge, che prende gli stereotipi e li abbatte, perché in questo libro tutto ruota intorno a una cosa: la predestinazione. De Giovanni in questo libro è stato abilissimo nel toccare uno degli argomenti che vanno a braccetto quando si parla di Napoli, ossia la camorra, spostando però il focus della discussione su un altro punto: quanto conta nascere in un determinato luogo? Quanto conta crescere in una determinata famiglia?

C’è da un lato un ragazzo che è nato nella famiglia sbagliata in un posto sbagliato e che anche se amava leggere e studiare e si è laureato in prigione è costretto a portare avanti gli illeciti affari di famiglia, perché non ha alternative, perché non ti puoi ribellare, perché è sempre stato così e sempre sarà così. Dall’altro c’è chi è convinto che invece il cambiamento è possibile, perché il posto in cui nasci non determina la tua vita e che i luoghi comuni esistono, affinché possano essere ribaltati.

In Troppo freddo per settembre i personaggi prendono sempre più forma caratterizzandosi ulteriormente e vorrei chiudere come ho chiuso la maggior parte dei miei post dedicati ai libri del Maestro: arrivederci alla prossima indagine.

  • Titolo: Troppo freddo per Settembre
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 15 Settembre 2020

Malinverno | Domenico Dara

A questo punto Astolfo Malinverno ci direbbe che decidere il libro successivo non è semplice, perché per ogni libro scelto in questo momento un altro cadrà nel dimenticatoio. Occorre fare un passo indietro e presentare ai lettori Astolfo Malinverno, ossia il bibliotecario di Timpamara.

Timpamara era conosciuta come la città della carta per due semplici motivi. Il primo è che dall’ottocento sorgeva la più antica cartiera della regione e il secondo che nel giro di qualche decennio alla cartiera venne affiancato anche il maceratoio, per cui da una parte la carta nasceva e dall’altra la carta moriva. Ogni settimana camion pieni di riviste, locandine, documenti e libri, arrivavano a Timpamara pronti per essere distrutti se non fosse che gli operai iniziarono a provare interesse per tutte quelle pagine pronte alla distruzione e vuoi una pagina oggi e vuoi una pagina domani, l’abitudine della lettura si diffuse tra tutti gli abitanti.

Il passo dell’apertura di una biblioteca fu breve e come bibliotecario venne scelto Astolfo Malinverno che prima in paese era conosciuto semplicemente come lo zoppo, avendo lui una gamba più corta dell’altra. Ogni pomeriggio, dalle quattordici alle diciotto, dal lunedì al sabato, Astolfo apre la sua biblioteca e si immerge nei libri. Un pomeriggio gli viene indirizzata una lettera che arriva direttamente dal comune e che lo informa che oltre al lavoro come bibliotecario, dovrà svolgerne un altro: il custode del cimitero. Astolfo è una persona che dell’abitudine ne ha fatto uno stile di vita e vive quel nuovo incarico come un qualcosa che scombussolerà la sua intera esistenza, ma consapevole di non poter dire no, accetta anche il secondo incarico di custode del cimitero: il pomeriggio tra i libri, la mattina tra i morti.

La lettura per Astolfo non è solo un passatempo, è vita. I personaggi dei libri sono quasi i suoi unici interlocutori. Li immagina, ne sente la voce, gli riscrive i destini; ben presto capisce che una cosa del genere può avvenire anche con tutte quelle anime sepolte al cimitero di cui c’è solo una foto, un nome e data di nascita e morte. Su una lapide si accorge, invece, che c’è solo una fotografia: sarà lui a costruirle una storia dandole un nome, senza sapere che ben presto verrà trascinato nella vita della bella sconosciuta in una storia che ha poco da invidiare ai libri che Astolfo legge.

Il libro di Domenico Dara Malinverno, uscito per Feltrinelli è una storia poetica e malinconica sulla bellezza della lettura e sulla potenza che i libri e le storie sono capaci di esercitare su di noi. Lasciatemi scomodare quella definizione utilizzata tante di quelle volte durante l’anno, ma che in questo caso corrisponde al vero: miglior libro di questo 2020. Chi è lettore non potrà non emozionarsi pagina dopo pagina, chi è lettore ritroverà pari pari tutte quelle splendide sensazioni che regalano i libri: alla fine gli uomini e i libri narrano in fondo le stesse storie.

  • Titolo: Malinverno
  • Autore: Domenico Dara
  • Casa Editrice: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 27 Agosto 2020

Un caffè con… Leonardo Gliatta

Un caffè virtuale con lo scrittore pugliese Leonardo Gliatta, autore del libro La fabbrica del santo edito da Ianieri.

  • Che tipo di lettore sei? (da questa risposta capisco pure che tipo di scrittore sei)

Educato. Finisco sempre tutti i libri, anche quelli che non mi piacciono. E quelli che non mi piacciono sono veramente pochi. Anzi, se un inizio non ingrana, attendo il momento del libro in cui avviene la svolta, il giro di boa che me lo farà piacere. Perché ogni storia, per quanto banale, per quanto anonima, se ha uno sviluppo narrativo, prima o poi ti coinvolge. Poi c’è una questione di stile, che è un’altra cosa. Non mi piacciono i romanzi verbosi, ultra descrittivi. Il linguaggio scarno (o scarnificato) della poesia, il lirismo di certe pagine di Mencarelli, o di Ocean Vuong, per citarne solo un paio che ho finito da poco di leggere, quello che ti accelera i battiti e ti dà capogiri leggeri, una prosa carnale, che scava e registra ogni movimento dell’animo umano, soprattutto quello più indicibile. Non mi piacciono i romanzi perfetti, come tanta letteratura americana. Mi infastidisce trovare sempre la parola giusta al posto giusto.

Ho avuto i miei innamoramenti: i romanzi picareschi dei latinoamericani, tutto Saramago, i primi di Walter Siti, quasi tutta la new wave napoletana.

Leggo molti autori contemporanei, mi piace scoprirne di nuovi.

  • Il libro parla di due adolescenti che crescono nella provincia del sud. Lo definiresti uno young adult?

Si può considerare uno young adult perché affronta i temi tipici degli adolescenti: la relazione problematica con la famiglia, le prime esperienze, i primi amori, ma anche la voglia di avventura. In generale è un romanzo che affronta il tema evergreen della crescita, della ricerca di un’identità nel mondo. Quindi i personaggi vivono estremizzando quello che provano, confondendo i loro sentimenti. Rispetto alla letteratura per ragazzi, il mio racconto è annegato in un’atmosfera nostalgica, un po’ retro, di fine Anni Novanta e primi anni Duemila, anni che i teenager di oggi non hanno vissuto. E se tanti libri YA si identificano per la loro appartenenza a certi topoi fantastici (vampiri, arcieri, licantropi, maghi), il mio è molto radicato nel reale. I due ragazzi del romanzo vivono un’altalena di emozioni, conoscono presto la corruzione del mondo e imparano a fare dei compromessi già in tenera età.

  • Come sei diventato scrittore?

Leggendo tantissimo. Io non credo a chi scrive e dice di non avere tempo per leggere. Come puoi dirti scrittore se non sai le basi del mestiere? Oggi le regole sono cambiate. È sempre più difficile scrivere, perché è sempre più difficile stare dietro alle forme di espressione del contemporaneo. Tutto quello che scrivi adesso, vedrà la luce tra minimo un anno. E comporta riflessione, immersione e concentrazione. Oggi un rapper “arriva” immediatamente ai giovani, interpreta meglio e in maniera più sintetica di tanti libri il sentire delle nuove generazioni. Scrivere un libro è un atto analogico, con tempi e modi ancora molto simili a quelli di trecento anni fa. Fare lo scrittore oggi è un’impresa folle, donchisciottesca. Ma proprio per questo ancora così affascinante.

Sono diventato scrittore perchè è un lavoro isolato, d’immaginario. E l’immaginario va coltivato, sempre.

  • Se ne pubblicano tanti, di romanzi di formazione ambientati nel Mezzogiorno. Perché il tuo libro è diverso?

Il mio romanzo diverso perché è classico e moderno allo stesso tempo. Non inseguo per forza lo sperimentalismo, il linguaggio alternativo o la cifra stilistica. Anche la copertina stessa, richiama la narrativa per ragazzi, anni Sessanta. È moderno nei temi che affronta, l’ansia di successo a tutti i costi, la fluidità sessuale, il misurarsi con sogni più grandi di quanto si è capaci di sopportare.

  • Nelle presentazioni che stai facendo in giro per l’Italia, ti capita spesso di incontrare scrittori famosi. Come ti trovi ad esordire in questo mondo, al fianco di autori prestigiosi e riconosciuti? 

La sindrome da brutto anatroccolo è dietro l’angolo. Però allo stesso tempo, c’è anche grande soddisfazione nell’occupare un palco che è stato pochi minuti prima occupato da un tuo mito, da uno dei tuoi mostri sacri. Li guardo sempre come si guardano i grattacieli di New York, ma forse con molto meno sole negli occhi.

  • Che playlist sentiamo, quando leggiamo il tuo libro?

Pezzi anni Novanta, come “Bittersweet Symphony” dei Verve, o “Exit (Music for a film)” dei Radiohead, o “Mad World”, di Gary Jules (colonna sonora di Donnie Darko). Tipici dello spleen dell’epoca. Ma anche la taranta garganica di “Foggia” di Edoardo Bennato, e, per rimanere su un sound di oggi, il rap di Mecna, di San Giovanni Rotondo.

  • Se dovessi fare il casting per il tuo romanzo chi sceglieresti come attori principali? 

Salvatore è Timothée Chalamet, senza dubbio. Ma anche Adriano Tardiolo, il protagonista di Lazzaro Felice. Valentino potrebbe essere o Antonio Folletto (Gomorra, I bastardi di Pizzofalcone) oppure Eduardo Valdarnini (Suburra). Marida potrebbe essere Valentina Bellè (Sirene)

Conosci lo scrittore:

Nome e cognome: Leonardo Gliatta
Età: 42
Professione: marketing tv per i canali Discovery
Regione di provenienza: Puglia

Conosci il libro:
Titolo del libro: La fabbrica del santo
Editore: Ianieri
Collana: Forsythia
Pagine: 296
Data di pubblicazione: 2020
Genere: romanzo di formazione
Dove si acquista: Mondadori, Feltrinelli, Amazon e IBS e librerie indipendenti.
Cartaceo, eBook o entrambi? Entrambi

Trama: due adolescenti, Salvatore e Valentino, crescono in una Puglia mai raccontata, San Giovanni Rotondo, a cavallo tra fine anni novanta e primi duemila, durante gli anni di costruzione della Chiesa dedicata a Padre Pio, fatta da Renzo Piano. Non possono essere più diversi, ma il loro è un rapporto viscerale, che presto diventa un triangolo amoroso, quando ingaggeranno una lotta senza esclusione di colpi sul corpo di Marida.
Per conquistarla e inseguire i propri sogni si spingeranno fino a New York, sulle vette del mondo.

Ti consiglio un Adelphi| Cinque libri che non puoi non leggere

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In questi giorni sono varie le case editrici che hanno messo il loro catalogo in promozione e non approfittarne è da veri e proprio folli. Dopo essermi dedicata alla promozione Einaudi e quella Feltrinelli, ecco che entra in campo Adelphi che dal 16 luglio al 16 agosto offre ai propri lettori il 20% di sconto sull’acquisto di un loro libro.

Guardando la mia libreria mi sono accorta (questo in verità già lo sapevo) che di titoli Adelphi ne ho pochissimi. È una casa editrice che mi piace e di cui riconosco il pregio, ma alla fine dei conti mi capita raramente di acquistare e di conseguenza leggere qualcosa da loro pubblicato, quindi non aspettatevi una guida all’acquisto folta, ma come si dice? Pochi ma buoni, quindi apriamo le danze.

Potevo non iniziare con due libri ambientati nella mia città del cuore? No, certo che no. «Il mare non bagna Napoli» di Anna Maria Ortese è il libro per eccellenza per capire la città dalle mille contraddizioni, Napoli. Non sono solita dire «questo libro mi ha cambiato la vita», ma posso dire che certo libri l’hanno segnata e una volta letti sei consapevole che qualcosa nella scelta dei libri futuri è cambiata. La lettura del libro di Anna Maria Ortese ha significato questo per me. Oltre a farmi conoscere una grandissima autrice e farmi apprezzare maggiormente questa città che è più facile odiare che amare, ha fatto sì che mettessi un punto con tutto ciò che avevo letto prima. «L’altra madre» di Andrej Longo è stata una lettura difficile da descrivere e non mi riferisco alla trama, ma alla potenza delle emozioni che ne scaturiscono. L’ho letto in una sola sera, perché una volta che sei nel vortice non ne esci se non quando hai finito e una volta arrivata all’ultima riga ho fatto fatica a scrollarmi di dosso la storia che avevo appena letto.

Di «Benevolenza cosmica» di Fabio Bacà mi è capitato di parlarne spesso e sempre bene, perché quando mi capita un libro che mi piace tanto il desiderio è farlo arrivare a quanti più lettori possibili. Francesca, vorrai mica dire che li prendi per sfinimento? Sì, ma diciamo che il fine giustifica i mezzi. Il libro di Bacà è un concentrato di avvenimenti che si sviluppano in un arco narrativo relativamente breve: per trentasei ore seguiamo la vita del protagonista, Kurt O’Reilley e tutti i suoi colpi di fortuna che per lui sono vere e proprie persecuzioni. Riuscirà Kurt ad accettare questa benevolenza improvvisa? La risposta è nel libro, per scoprirlo tocca leggerlo. «Abbiamo sempre vissuto nel castello» di Shirley Jackson mi ha ricordato per certi versi Alice nel paese delle meraviglie in versione dark. C’è una diciottenne, Mary Katherine, c’è sua sorella Constance e il loro invalido zio. Tutti e tre vivono beati nel loro castello senza mai uscire di casa e a loro sta bene così, tanto tra cucina, giardinaggio ed hobby vari il tempo scorre lo stesso. Cosa c’è di strano in questa perfetta armonia? Ah sì, che i sei membri della famiglia sono morti avvelenati sei anni prima, mentre erano tutti insieme a pranzo. Colpo di scena amici lettori, ma credetemi che ce ne saranno molti altri e il trucco per saperli è sempre lo stesso: leggere, leggere, leggere.

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Chiudiamo in bellezza con un libro che mi ha tenuto compagnia poco tempo fa: «La famiglia Karnowski» di Israel J. Singer. È il racconto di una famiglia attraverso i suoi tre componenti che crescono in tre epoche differenti. David, Georg Moses e Joachim Georg Jerog sono rispettivamente padre, figlio e nipote. Il primo, David, è un mercante che della frase «tedesco in strada e ebreo in casa» ne ha fatto un  motto e uno stile di vita che ha cercato di imporre al figlio Georg Moses che di quella fede tanto ostentata dal padre non sa che farsene tanto che preferirà diventare ateo. Georg Moses diventa un medico affermato è rispettato da tutti che sposerà una donna ariana da cui nascerà Joachim Georg Jerog che di questo suo esser meticcio pagherà le conseguenze. Joachim grazie ai racconti dello zio, il fratello della madre, crescerà con il mito della supremazia della razza tedesca, motivo per cui ripugnerà con tutto se stesso il suo essere ebreo. Sullo sfondo la storia, quella con la esse maiuscola capace di dare il peggio di sé e mostrare tutta la bassezza umana ricercando in una razza e nella sua fede la colpevolezza di non si sa bene cosa.

Gli Spaiati| Letture belle e dove trovarle

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Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.