Io Khaled vendo uomini e sono innocente

io khaled vendo uomini e sono innocente

  • Titolo: Io Khaled vendo uomini e sono innocente
  • Autrice: Francesca Mannocchi
  • Editore: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 29 Gennaio 2019

Francesca Mannocchi è una reporter che da anni collabora con varie testate televisive e giornali italiani ed internazionali occupandosi principalmente di conflitti e migrazione. Mi sono imbattuta più di una volta in uno dei suoi splendidi reportage sulle pagine de L’Espresso e da poche settimane è uscito per Einaudi Io Khaled vendo uomini e sono innocente, libro da leggere per capire certe dinamiche e comprendere meglio una delle questioni principali e più complesse degli ultimi anni: la migrazione.

Quando Gheddafi era ancora in vita e governava la Libia uno dei suoi obiettivi era quello di rendere nera l’Europa, favorendo in questo modo gli sbarchi perché il modo di rendere nero il vecchio continente era quello di popolarlo a dismisura di neri. Caduto Gheddafi quella premessa di cambiamento auspicata dai ribelli non si è mai realizzata e la situazione è rimasta la stessa o è addirittura peggiorata. La povertà continua a crescere, le banche sono senza soldi, di lavoro non c’è neanche l’ombra e quella cosa chiamata libertà resta un miraggio o come direbbe il nonno di Khaled una cosa da grandi. Ora Khaled è cresciuto, ma la libertà ancora non ha capito cosa sia, ha però capito come sfruttare al meglio la situazione, per arricchirsi, mantenere sé stesso e la sua famiglia, arrivando a un punto della sua vita in cui potrà smettere, ritirarsi e godersi i frutti del suo sporco lavoro.

Khaled si occupa della sicurezza nelle società petrolifere occidentali in Libia, ma ciò che lo rende ricco non è il nero petrolio, ma un altro nero, quello della pelle di coloro che vogliono partire, scappare dall’Africa per giungere nei Paesi europei con la speranza di cambiare vita. Il lavoro di Khaled è quello di mettere sui barconi quanti più neri possibile, poi una volta che il barcone è partito il suo compito si conclude perché ciò che succede in mare non è sua pertinenza, se muoiono non è affar suo. Certo, ci sono quelli che si lamentano perché andiamo, i cadaveri di quei neri che giacciono in mare o sulle spiagge fanno schifo ed impressione, anche lui i neri non li sopporta più di tanto se non fosse per il fatto che rappresentino la sua principale fonte di ricchezza.

«Io sono la sola cosa legale di questo Paese. Prendo ciò che è mio, pago a tutti la loro parte. E anche il mare, anche il mare si tiene una parte della mia mercanzia. Mi chiamo Khaled, il mio nome significa immortale».

Del ragazzino che voleva fare l’ingegnere e che ha lottato contro Gheddafi nella rivoluzione e che in quella rivoluzione ha perso il suo amato fratello e che da piccolo si divertiva a chiamare il colonnello, Santana, nome in codice che usava con sua sorella perché in Libia anche i muri hanno le orecchie, non è rimasto più niente. Oggi c’è solo un trentenne senza scrupoli che guadagna sulla pelle degli altri e che nessun passato ricco di dolore può giustificare le sue azioni odierne.

Sono del parere che per capire bisogna conoscere e per conoscere bisogna andare oltre ed approfondire e trarre poi le conclusioni. Francesca Mannocchi in questo libro opera in questo modo. Ci racconta la storia di un uomo in modo neutro senza propendere da nessuna parte, il giudizio lo lascia nelle mani del lettore.

A libro aperto. Una vita è i suoi libri

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  • Titolo: A libro aperto. Una vita è i suoi libri
  • Autore: Massimo Recalcati
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 15 Novembre 2018

Cosa significa leggere? In cosa consiste l’esperienza della lettura quando accade di incontrare un libro degno di questo nome? Perché vi sono libri che a differenza di altri, non abbiamo dimenticato ma sono inseriti indelebilmente nella nostra memoria?

Caro Massimo Recalcati, che domande difficili che mi fai. Qualcuno potrebbe dire che in quanto lettrice io sappia le risposte ai tuoi quesiti, ma la verità è che una definizione di leggere non te la so dare. Cosa significa leggere? Cosa significa per me, leggere?

Eviterà le classiche risposte: leggo per imparare, leggo per viaggiare con la mente, leggo per conoscere… Leggo perché da quando ad otto anni ho preso in mano il mio primo fumetto non mi sono più staccata dai libri. Leggo perché è un’abitudine, parte integrante del mio tempo, caratterizzazione delle mie giornate. Leggo, perché non so fare altro. Leggo, perché senza libri non riesco a stare. Mi verrebbe da chiedere agli altri: perché voi non leggete? Leggere è la mia normalità, non leggere è qualcosa che mi sfugge e che non riesco a non comprendere. Sta sempre con un libro in mano, potrebbe essere il mio epitaffio. Dissemino libri per casa, mi lamento dello spazio che si esaurisce in fretta, ho sempre un libro in borsa, se passo davanti ad una libreria vengo richiamata da strani forze che mi trascinano al suo interno. La lettura è parte di me, i libri sono la mia vita.

Come sottotitolo Massimo Recalcati ha scelto: una vita è i suoi libri. Non poteva non esprimere meglio il concetto, perché noi lettori siamo il risultato dei libri che abbiamo letto e non solo quelli che ci sono piaciuti, ma anche quelli di cui ci vergogniamo, quelli abbandonati, quelli ancora non letti e che vorremmo leggere.

In questo saggio Massimo Recalcati ha scelto nove libri che lo hanno segnato e influenzato maggiormente. Quando Feltrinelli qualche mese fa mi ha coinvolto nell’iniziativa #ALibroAperto mi ha chiesto tre titoli a cui sono più legata. Ridurre a tre mi è sembrato impossibile, un po’ come quando ti chiedono; qual è il tuo libro preferito? Dici il primo, poi aggiungi un secondo e poi ti ricordi del terzo e inneschi quella catena infinita perché a loro modo, tutti i libri letti qualcosa lasciano.

Ci provo, provo a raccontarmi attraverso i miei libri (con la promessa di non dilungarmi troppo).

  • L’amico ritrovato di Fred Ulhman. Feltrinelli

Il primo libro non si scorda mai e il mio primo libro è questo classico recente che racconta la storia di un’amicizia tra due bambini, uno tedesco e l’altro ebreo. Avevo dieci anni e le leggi razziali non sapevo cosa fossero perché ancora non le avevo studiate. Non capivo perché non potevano non essere amici. Questo libro mi lasciò con mille interrogativi e con una certezza: leggere mi piaceva dannatamente.

  • Gomorra di Roberto Saviano. Mondadori

Regalo di Natale di tantissimi anni fa, quando Roberto Saviano da scrittore emergente era ormai sulla bocca di tutti. A diciassette anni e con la mentalità ristretta che la provincia contribuisce a formare, di camorra ne avevo sentito parlare poco, anche perché il mio paesello è sempre stato tranquillo e fuori da quel tipo di dinamiche nonostante non disti molto da quella realtà nota come camorra. Gomorra ha avuto il potere di scuotermi come pochi libri in seguito hanno fatto e soprattutto ha contribuito a fare in modo che alcune lacune fossero colmate. Il mio giudizio su Saviano nel tempo è cambiato, ma la potenza di Gomorra, su di me e sulla società è innegabile.

  • 1984 di George Orwell. Mondadori

Inserito nella tesina della maturità, lo lessi per far colpo sulla prof che stroncò il mio entusiasmo con: a me interessa solo la trama. 1984 di George Orwell ha uno dei finali più belli che la letteratura abbia prodotto. La storia è nota e non c’è bisogno di ricordarla, ciò che mi ha lasciato questa lettura è che sì, i finali dei libri possono anche farti piangere.

  • Il maestro e Margherita di Michail Bulgàkov. Feltrinelli

Nonostante abbia iniziato a leggere presto e nonostante sia una lettrice onnivora, i libri hanno ancora il potere di spaventarmi, non nel senso di paura, ma di timore all’approcciarmi ad essi, specie quando si tratta di temibili classici. Ebbene sì, a volte penso di non essere all’altezza, di non capirli, motivo per cui ho molti classici in attesa di essere letti e che se ne stanno ancora sulla mensola senza essere stati mai sfogliati. Il maestro e Margherita rappresentò una delle mie prime sfide (vinte). Se una storia è scritta bene difficilmente noi lettori non potremmo leggerla.

  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Einaudi

Questo libro è stato il mio incontro con Natalia e mi ha portato a conoscere e successivamente amare una delle scrittrici di maggiore talento che la nostra letteratura ha prodotto. Scrittrice, editrice, intellettuale, politica, Natalia Ginzburg è il modello di donna a cui aspirare, almeno per me. Lessico famigliare è la storia della sua famiglia e il racconto di una parte della storia recente del nostro Paese. Scritto divinamente è uno dei pochissimi libri che mi capita di risfogliare. La produzione della Ginzburg è immensa e merita di essere conosciuta.

I vostri libri? Raccontatevi.

Facciamo che ero morta

facciamo che ero morta

  • Titolo: Facciamo che ero morta
  • Autrice: Jen Beagin
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 15 Gennaio 2019

Facciamo che ero morta era il gioco che Mona faceva da bambina insieme a suo padre. Si fingeva morta e lui si affrettava a salvarla: quel gioco era l’unico momento in cui pensava che suo padre in fondo a lei ci tenesse.

A ventiquattro anni Mona aspettava ancora qualcuno che la salvasse e nell’attesa si definiva una fiera donna delle pulizie. Che male c’era se una ragazza bianca puliva le case dei ricchi? Dalle loro cianfrusaglie poteva carpire i segreti delle loro vite, immaginarle, ricostruirle. Tra una passata ai pavimenti e una scrostata ai bagni (adorava pulirli) Mona si dimenticava della sua vita e si concentrava su quella dei suoi datori di lavoro.

Il martedì sera invece lo dedicava al volontariato con i tossicodipendenti ed è lì che s’imbatte in Mister Laido. Non un uomo dalla bellezza straordinaria, semplicemente era l’unico che tra le mani aveva sempre un libro e questo era un fattore decisamente positivo. Con Mister Laido inizia una relazione, breve ma intensa e che una volta terminata la lascia peggio dei suoi stracci per le pulizie. Il mondo di Mona, già fragile e ricco di insane dipendenze, all’improvviso perde il poco senso che per lei aveva avuto e decide di seguire il consiglio del suo Mister Laido e cioè abbandonare quella vita precaria e trovarsi una casita de adobe per ricominciare da capo. Prende poche cose e si trasferisce a Taos, nel deserto del New Mexico, un posticino traquillo, troppo tranquillo.

Nigel e Shiori sono i primi in cui si imbatte e tanto è forte la necessità di ampliare la sua rete relazionale che Mona li elegge subito suoi amici, anche se li considera strambi e troppo dipendenti l’uno dall’altro, la versione rivisitata di John Lennon e Yoko Ono (ribattezzati Yoko e Yoko). A Taos decide di fare l’unica cosa per cui si sente portata: la donna delle pulizie; per questo si prodiga per dare il via ad una ditta tutta sua. Grazie al lavoro conoscerà altre persone, da Henry a Betty, una strampalata sensitiva. Soprattutto a Taos troverà il coraggio per chiamare quel padre che l’ha delusa tante di quelle volte che ormai ha perso il conto.

Non ci vuole un bravo psicoterapeuta per capire che l’origine dei problemi di Mona è da ricondurre in quel padre che le ha provocato la prima grande sofferenza della sua vita e che continua a fare capolino nei suoi pensieri e che se anche la fa dannatamente arrabbiare per il suo essere bugiardo, superficiale, assente non può fare a meno di chiamarlo, anche solo per attaccargli il telefono in faccia.

Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita di andarcene, cambiare città e ricominciare da zero, per dare un calcio all’opprimente routine, specie quando si è al limite in certe situazioni. La fregatura però sta nel fatto che se ti allontani di mille chilometri i problemi si infilano nella valigia e li ritrovi pari pari appena decidi di disfarla. Per dirla con una metafora che userebbe Mona, se la polvere la metti sotto al tappeto apparentemente non la vedi, ma tu sai che c’è e non puoi ignorarla e quindi prima o poi devi pulire.

Bilanci e propositi.

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È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa. 

I migliori del 2018!

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Liste, liste, liste… quante ne avete lette e quante ancora ne leggerete? Fine anno si sa, è tempo di bilanci e abbondano liste sugli argomenti più disparati. Quella dei libri migliori dell’anno è la lista che più mi piace stilare, perché mi permette di fare considerazioni sulle letture che mi hanno tenuto compagnia in questi dodici mesi. È un momento tutto mio e con i miei amati libri: scoperte, conferme, delusioni e perdite di tempo. Soprattutto mi permette di ritornare su quei libri che anche quest’anno non mi sono decisa ad iniziare (Delitto e Castigo e Don Chisciotte prima o poi ci incontreremo); quelli lasciati a metà per svariati motivi e che riprenderò a inizio anno (L’idiota di Elif Batuman e Buongiorno, mezzanotte di Jean Rys); quelli a cui dare una seconda possibilità (Resoconto di Rachel Cusk, il problema sei tu o io?).

Ogni anno quando stilo la lista dei migliori c’è sempre qualcuno che ha da ridire su qualcosa. Un anno perché erano tutti libri scritti da scrittori (leggo più autori, mi dite il problema?), un altro perché c’erano troppi libri Einaudi (ho una libreria Billy piena di Einaudi, per la legge dei grandi numeri… traete voi le conclusioni). Quest’anno nei miei 12 (sì lo so, di solito se ne scelgono 10 ma il blog è mio e faccio come mi pare) ci sono sei libri di scrittori e sei di scrittrici e c’è una varietà di case editrici: contenti?

Ora basta chiacchiere e via con la lista.

  • Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.
  • Resto qui di Marco Balzano, Einaudi.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione, NN Editore.
  • L’animale femmina di Emanuela Canepa, Einaudi.
  • Il club degli uomini di Leonard Michaels, Einaudi.
  • La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani, Neri Pozza.
  • Nel cuore della notte di Marco Rossari, Einaudi.
  • Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman, Garzanti.
  • La ragazza del convenience store di Muraka Sayaka, Edizioni E/O.
  • Le fedeltà invisibili di Delphine De Vigan, Einaudi.
  • La notte non vuole venire di Alessio Arena, Fandango.
  • Preludio a un bacio di Tony Laudadio, NN Editore.

Quest’anno ho letto dei gran bei libri, ecco perché stilare questa lista è stato più difficile del previsto. Ci sono state delle piacevoli scoperte come Rosella Postorino e Alessio Arena. Della prima dopo il suo Le assaggiatrici (per cui ho fatto un tifo sfegatato per il Premio Campiello meritatamente vinto) mi sono fiondata su tutto ciò che ha scritto in precedenza, mentre del secondo oltre ad aver apprezzato il suo lato da scrittore ho iniziato ad ammirare anche quello di cantautore. Gli esordi a mio avviso migliori sono stati quelli di Emanuela Canepa e Alessio Forgione. Il primo libro è una storia sul potere, su chi lo esercita e chi lo subisce, mentre il secondo è stato l’esempio di un ottimo caso letterario, di quelli che ci riportano a discutere e confrontarci. Napoli mon amour è il dipinto di una generazione (la mia) che senza i mezzi per potersi affermare è costretta ad accontentarsi.

Di solito mi tengo alla larga dai casi editoriali, ma Elanor Oliphant sta benissimo e La ragazza del convenience store sono l’eccezione che conferma la regola. Problemi relazionali, solitudini forzate e giudizi errati accomunano le due protagoniste di questi due libri. Per la serie meglio tardi che mai ci sono Il club degli uomini e Le fedeltà invisibili. Acquistati appena usciti mi sono decisa a leggerli mesi dopo e in entrambi i casi una volta iniziati li ho messi via solo nel momento in cui li ho terminati. Per quanto riguarda i libri di Marco Rossari e Marco Balzano si è trattato di un vero e proprio amore al primo rigo (per Balzano sono ancora in lutto per il mancato Premio Strega), mentre Sandra Petrignani e Tony Laudadio sono state delle conferme. La prima non poteva deludermi con un libro dedicato a una delle più talentuose scrittrici della nostra letteratura recente, Natalia Ginzburg, il secondo mi ha dimostrato qualcosa che già sapevo: Laudadio sa scrivere e sa farlo pure bene.

Special Mention.

In questa classifica di libri letti e usciti nel 2018 devo fare una menzione speciale per Chiedo scusa di Francesco Abate. A questo libro ci sono arrivata dopo Torpedone trapiantati. Abate ha la capacità di farti piangere contemporaneamente dalle risate e dalla commozione.

L’educazione

l'educazione

  • Titolo: L’educazione
  • Autrice: Tara Westover
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 31 Maggio 2018

Tara e la sua famiglia vivono sulle montagne dell’Idaho e si professano mormoni. Il mormonismo è una delle tante religioni esistenti che afferma di ricollegarsi al cristianesimo ma che il cristianesimo invece non riconosce tanto che le branchie cattoliche e protestanti la considerano una falsa religione. Il mormonismo infatti nega i principi fondanti del cristianesimo per poter essere riconosciuto come tale e soprattutto ha sviluppato tante di quelle sfumature che è difficile stabilirne le dottrine.

Il padre di Tara ha cresciuto i suoi figli con l’idea che tutto ciò che non deriva dalle sacre scritture deve essere visto come il male e in questo rientravano le istituzioni, la legge, la medicina, l’istruzione ecc… Nessuno della famiglia di Tara era registrato all’anagrafe e questo rendeva incerte le precise date di nascita. Nessuno era stato mai visitato da un dottore e in caso di malattia c’erano le erbe guaritrici della mamma. Nessuno soprattutto era stato a scuola perché i libri erano il demonio e l’istruzione arrivava da persone impegnate a fare il lavaggio del cervello. Tara era cresciuta con una visione del mondo molto limitata. Se il papà diceva che la scuola era il male a lei toccava crederlo perché la prima educazione viene dalla persone che ci hanno messo al mondo e che in teoria ci preparano al meglio.

Il padre di Tara però era un uomo che conduceva una lotta continua contro nemici che vedeva ovunque, che lavorava nella discarica portando dietro i figli per raccattare metalli da rivendere e che preparava se stesso e la sua famiglia all’imminente fine del mondo. La madre di Tara che ogni tanto cercava di ammorbidire le vedute rigide del marito si occupava della preparazione di unguenti e di erbe medicinali e divenne ostetrica facendo partorire le donne della zona che come loro non avrebbero mai messo piede in un ospedale. Sempre la mamma si era occupata dell’istruzione dei figli, un’istruzione che Tara sintetizza così: potevi imparare tutto quello che riuscivi a studiare da solo, dopo che avevi finito di lavorare. 

Scuole, libri, materie e tanto altro erano cose sconosciute fino a quando Tyler, il fratello di Tara, decise di lasciare la famiglia per andare in una scuola vera inculcando l’idea alla sorella minore. Funziona così di solito, una realtà ti sta bene fino a quando hai conosciuto solo quella. Basta spostarti un attimo, renderti conto che esistono altre realtà differenti dall’unica che hai sempre conosciuto e reputato giusta per desiderare di provarne altre. Per Tara il lavoro in discarica, le erbe delle mamma, i libri sfogliati e mai letti veramente andavano bene perché non aveva mai conosciuto altro. Non aveva idea di cosa succedesse nel mondo perché la televisione in casa era vietata. Non conosceva la storia recente perché i libri differenti dalla Bibbia non erano ammessi. Se suo fratello era andato via per frequentare la scuola questo poteva farlo anche lei, voleva farlo, perché era stanca di rischiare la vita ogni volta che andava in discarica col padre, così come era stanca delle violenze di suo fratello Shawn a cui i genitori non credevano.

Tara Westover ha raccontato la sua storia. Un’infanzia e prima adolescenza di cui lei per anni si era vergognata e che aveva cercato in tutti i modi di nascondere e reprimere. Quei legami familiari che erano stati il suo tutto andavano recisi, perché fino a quando restava ancorata a loro il suo cambiamento non poteva essere completo. Ha raccontato la sua storia di emancipazione avvenuta grazie all’istruzione che ha dato un senso e una svolta alla sua vita, facendole accettare la sua storia e comprendendo di essere diventata attraverso quell’educazione una persona diversa.

Asimmetria

asimmetria

  • Titolo: Asimmetria
  • Autrice: Lisa Halliday
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 30 Agosto 2018

Ci sono dei libri di cui si hanno aspettative altissime: perché? I motivi possono essere svariati. Un autore che segui dall’inizio e le cui opere le senti ormai anche un po’ tue, una trama decisamente promettente o un caso editoriale che ha fatto già parlare parecchie persone.

Con Asimmetria ci troviamo nel terzo punto, un caso editoriale che negli Stati Uniti già prima di uscire ha vinto il Premio Whiting nel 2017 per la narrativa, insomma un esordio promettente. Il motivo è presto detto, l’autrice Lisa Halliday in questo libro racconta della sua personale relazione con un mostro sacro della letteratura: Philip Roth. Normale che tutti gli occhi fossero puntati su questo libro perché confessiamolo, la letteratura ci piace, ma il puro gossip ci attrae ancora di più.

Alice è una ragazza di venticinque anni che lavora a New York in una casa editrice. Incontra per caso un giorno al parco un signore che lei capirà subito di chi si tratta: Ezra Blazer. Scrittore tra i più importanti, vincitore del Premio Pulitzer e che per una giovane che lavora in una casa editrice tale incontro vale di più di quello con una celebrità hollywoodiana.

La relazione tra i due nasce subito con Ezra che fin da subito provvede a lei in ogni modo possibile, aiutandola economicamente e soddisfacendo ogni suo piccolo desiderio. Differenza d’età e i suoi numerosi acciacchi fisici non sembrano preoccupare più di tanto Alice, che non rinuncerebbe mai al suo rapporto con Ezra.

Amar per cause a lui ignote si ritrova bloccato in aeroporto per quasi due giorni. Facendo scalo a Heathrow con l’intento di fermarsi un weekend da un suo amico per ripartire per l’Iraq per far visita a suo fratello. I controlli divenuti sempre più rigidi per questioni di sicurezza fanno sì che lui si ritrovi bloccato in aeroporto facendo il medesimo interrogatorio con diversi operatori lì. Sempre le stesse domande a cui lui risponde sempre con le stesse risposte che sembrano non convincerli del tutto tanto da non lasciargli via libera.

Bloccato in quella situazione paradossale ripensa ad episodi del suo passato, a partire dall’assurda storia della sua nascita avvenuta in volo e che gli ha regalato doppia cittadinanza, americana e irachena. Ripensa alla sua famiglia, a suo fratello in particolare che non vede da anni, alla sua relazione, ai suoi studi, ai suoi lavori precedenti  e alla situazione politica e sociale del suo Paese.

Asimmetria è un libro sulle relazioni asimmetriche che intrecciamo con gli altri. Ragionandoci sopra possiamo dire che i rapporti tra due persone non sono mai alla pari. In una coppia ci sarà chi ama di più, chi rischia di più, chi darà di più e questo vale anche in amicizia e questo crea rapporti che possiamo definire sbilanciati. Se prendiamo Alice e Ezra il rapporto non è alla pari e non parlo solo dell’ovvia differenza d’età. Ezra le offre tutto ciò che possiede rendendo Alice una beneficiaria passiva. Alice però è più coinvolta emotivamente e vorrebbe un rapporto più stabile e alla luce del sole. Alice poi ha un sogno nel cassetto chiamato libro, ma avendo al suo fianco un mostro sacro come Ezra comprende che sarebbe inutile pubblicarlo perché non sarà mai al suo livello.

Dai rapporti personali il focus si sposta a una questione più ampia, Occidente e Oriente, due parti dello stesso mondo incompatibili per storia e concetti. Amar riflette sui rapporti dei suoi due Paesi, Usa e Iraq, col più forte che ha sempre dominato sul più debole in nome di concetti universali quali democrazia e libertà, ma chi ci dice che i concetti di democrazia e libertà degli Usa siano validi per tutti? Chi lo ha stabilito? Come può un Paese invadere un altro per importare la sua visione di democrazia senza preoccuparsi che questa coincida col Paese invaso? Lo fa perché nell’eterna lotta tra forti e deboli i forti impongono e i deboli subiscono.

Lisa Halliday ha scritto un libro che affronta mille contrapposizioni e che ti porta a un continuo riflettere: giovinezza e vecchiaia, oriente e occidente, amore e politica.

Le ricette della signora Tokue

le ricette della signora tokue

  • Titolo: Le ricette della signora Tokue
  • Autore: Durian Sukegawa
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 6 Febbraio

Sentaro ha un piccolo negozio di dolciumi le cui specialità sono i dorayaki, dolcetti tipici giapponesi formati da pan di spagna e al cui interno c’è una salsa ricavata da fagioli azuki. Quelli erano i dolcetti che preparava il precedente proprietario e quando Sentaro ha preso le redini del negozio ha portato avanti la tradizione.

Ad essere onesti il suo sogno non era quello di essere pasticciere, si era ritrovato ad esserlo suo malgrado dopo aver dovuto rimediare ai suoi errori passati e ciò che lo legava a quel negozio era semplicemente un debito che doveva ripagare e una volta estinto avrebbe potuto dedicarsi alla sua carriera di scrittore.

Quando un giorno una vecchietta si propose come aiutante Sentaro rimase senza parole. Non era adatta per quel lavoro, ma non se la sentiva di offenderla con un no secco. Ripresentatasi qualche giorno più tardi e tornando alla carica per il posto chiese a Sentaro di assaggiare la sua salsa di fagioli prima di prendere la decisione finale. Rimasto solo e assaggiata la salsa Sentaro pensò che quella era la salsa di fagioli più buona che avesse mai provato, nulla a che vedere con quel composto già pronto che metteva nei suoi dorayaki. Gli balzò di prendere in considerazione la possibilità di tenere la signora in negozio con lui, imparare i segreti della sua salsa e poterla quindi replicare, ma ciò che più lo turbava erano le mani della signora Tokue, del tutto deformate e che non offrivano un bello spettacolo per chi le notava. Cosa avrebbero pensato i clienti? E se la vista di quelle mani li infastidiva a tal punto da non mettere più piede nel suo negozio? Fino a quando non ripagava il debito Sentaro non poteva azzardare così tanto. Decise di tenerla solo per la preparazione della salsa, facendola stare solo in cucina nessuno l’avrebbe notata.

Quando la signora Tokue preparò per la prima volta la salsa per Sentaro fu uno spettacolo puro. La cura che metteva, la passione e l’attenzione che prestava lui non li aveva mai riposti. Per Sentaro era un lavoro di routine fatto perché a fine mese aveva delle scadenze, per la signora Tokue era tutt’altro e il tocco che mise non passò inosservato tanto che i clienti aumentarono a vista d’occhio.

Tutte le cose belle però finiscono e quando la padrona del negozio venne a conoscenza della nuova presenza, intimò a Sentaro di licenziarla. Quelle mani erano segno di qualcosa di più grave che poteva essere ancora contagioso, come poteva non capire la gravità di quella situazione? Era certo che non poteva ancora fare a meno di lei, della sua salsa e della sua presenza a cui ormai si era abituato.

Malinconico e struggente Le ricette della signora Tokue è un libro all’apparenza semplice ma che sotto sotto nasconde molteplici insegnamenti. Parla dei dolori che la vita spesso ci riserva e sulla forza necessaria per poterli superare. La vita ci mette costantemente in ginocchio ma quello che conta è la forza di rialzarsi, riprovarci, rischiare e reagire e soprattutto dell’importanza di trovare una ragione che ci faccia andare avanti.

La felicità del cactus

la felicità del cactus

  • Titolo: La felicità del cactus
  • Autrice: Sarah Haywood
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 28 Giugno 2018

Se qualcuno chiedesse a Susan Green com’è la sua vita le risponderebbe che è perfetta. Ha un appartamento a Londra della misura giusta, un lavoro che la soddisfa, una relazione con un uomo con cui ha stabilito tutto e che non prevede alcun coinvolgimento emotivo. Non ha amici Susan, se non qualche conoscenza, ma a lei non importa, sa che per tutto ciò che le accade può contare su se stessa ed è questo ciò che conta.

Quando la madre di Susan muore lasciando l’usufrutto della casa a suo fratello ecco che nella vita di Susan irrompe il primo inghippo. I rapporti con il fratello non sono mai stati idilliaci, lo ha sempre considerato uno scansafatiche e approfittatore che viveva ancora sulle spalle della madre, ragion per cui Susan sa che quella decisione non può essere stata presa dalla madre senza le pressioni del fratello e quindi non ha nessuna intenzione di fargliela passare liscia. Si convince che il fratello abbia fatto una sorta di lavaggio del cervello alla madre tanto da convincerla a prendere quell’assurda decisione e quindi inizia la sua battaglia legale per far sì che abbia giustizia e la parte di eredità che merita.

Il secondo inghippo per Susan è che scopre di essere incinta, ragion per cui l’eredità le farebbe comodo, in modo da acquistare una casa più grande che ospiti entrambi (il padre in questa equazione non è menzionato).

Nella vita perfettamente calcolata da Susan un figlio non era previsto. Non si era immaginata madre, ma ora che aveva scoperto di essere incinta aveva capito che un figlio lo voleva e che bastava organizzarsi e tutto sarebbe andato per il meglio. Se le altre non erano capaci di lavorare e gestire i figli è perché semplicemente non si sapevano organizzare.

Quando inizia la sua battaglia legale contro il fratello e le cose non andranno come previsto, Susan troverà conforto ed appoggio nelle persone più impensabili. Kate, la sua vicina di casa da poco abbandonata dal marito e Robert, l’amico di suo fratello Edward che non solo staranno al suo fianco ma si dimostreranno amici e faranno pian piano uscire Susan da quell’armatura in cui si era rifugiata. In fondo Susan era un po’ come i suoi cactus che con le loro spine impedivano a chiunque di toccarli.

La felicità del cactus è un romanzo spassoso e con una protagonista tanto assurda che vorresti prima abbracciare e poi mandarla a quel paese. Susan Green sarebbe potuta essere un personaggio detestabile a causa della sua estrema rigidità e della sua smania di controllo e che invece subito fa breccia, perché non ci vuole molto a capire che le persone in apparenza più forti sono in realtà le più fragili e la voglia di tenere tutto sotto controllo è determinata dall’idea che tutto ciò che controlliamo può essere gestito ed affrontato. In fondo, basta così poco per fiorire.

Inviata speciale

inviata speciale

  • Titolo: Inviata speciale
  • Autore: Jean Echenoz
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 15 Maggio 2018

A tuo marito arriva una lettera in cui dicono che sei stata sequestrata e che per riaverti indietro dovrà pagare una certa somma di denaro. Un marito normale in questa circostanza cosa farebbe se non andare nel panico e precipitarsi dalla polizia per denunciare l’accaduto? Lou Tausk, il marito della sequestrata, decide semplicemente di anticipare l’ora dell’aperitivo e di sua moglie Constance se ne occuperà poi. Come avrete ben capito in questa storia ci sarà poco di normale, ma procediamo con ordine.

Constance è una giovane donna, con un matrimonio che non la soddisfa più e con una vita con pochissimi stimoli. Al momento l’unica cosa che la tiene impegnata è la vendita di un appartamento di cui non ha alcuna fretta di sbarazzarsi. Proprio un giorno di ritorno dall’agenzia immobiliare Constance viene fermata da tre individui che con gentilezza la caricano su un furgoncino. Quasi inconsapevole di quello che le sta succedendo Constance non grida e non si oppone perché come dicevo i tre la sequestrano con gentilezza.

Lo avevo detto prima, in questa storia di cose strane ce ne sono molte. Ad esempio i sequestratori di Constance si rivelano tre gentiluomini che trattano la giovane donna con tutte le cure possibili e immaginabili, tanto che lei vive l’esperienza del sequestro come una piccola vacanza. Aggiungiamo che i tre, Victor, Jean Pierre e Christian si innamorano della bella Constance e ci provano a turno e il quadro è completo.

E il marito? Determinato a non recarsi dalla polizia per non far emergere un passato che ha tenuto nascosto a tutti, nei suoi viaggi dal fratellastro si innamora della segretaria tanto che i due vanno a convivere, tanto la moglie chissà dov’è, anzi, chissà se è ancora viva. Stia tranquillo il lettore perché come in ogni spy story che si rispetti c’è una missione e anche Constance avrà il suo bel lavoro da svolgere, lavoro che la porterà in quel della Corea del Nord dove è considerata un’icona della musica pop, anche perché avevo omesso che una cosa buona Lou Touske l’aveva fatta e cioè aveva scritto una di quelle hit mondiali che scalano le classifiche mondiali e che vengono canticchiate a distanza di anni e che aveva fatto della coppia due celebrità.

Inviata speciale è un gran bel mix di action, spy story e noir con personaggi strampalati, situazioni assurde e paradossali che trascinano il lettore tra una risata all’altra dritti verso il finale. Lo stile di Jean Echenoz, il suo prendere in giro chi lo sta leggendo facendo in modo di non diventare troppo serio e di conseguenza pesante è il punto di forza di questo romanzo, aggiungiamoci che ha una protagonista del tutto graziosa e il libro delizioso è servito.