Il mestiere dello scrittore

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    • Titolo: Il mestiere dello scrittore
    • Autore: Haruki Murakami
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 14 Febbraio 2017
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Gli scrittori sono fondamentalmente delle persone egoiste, troppo orgogliose e con un forte spirito di rivalità.

Di certo con Il mestiere dello scrittore Murakami ha dimostrato di essere l’eccezione che conferma la regola visto che con questo libro non si è mostrato egoista, anzi, ha messo a disposizione la sua esperienza in campo letterario delineando questa sorta di manuale. E’ un libro fortemente autobiografico visto che Murakami ripercorre gli inizi, le tappe della sua carriera e le varie difficoltà incontrate, non tanto quelle per diventare scrittore, quanto quelle per restarlo.

Senza giri di parole afferma che un buon libro, ma anche due, è in grado di scriverlo chiunque, basta sedersi e mettersi a scrivere anche le cose più disparate. Quello che è difficile è essere costante negli anni, crearsi una carriera duratura, cercare di proporre  sempre qualcosa di diverso al lettore in modo da non stancarlo. Insomma la difficoltà vera e propria è costruirsi una credibilità di pubblico e critica che non si scalfisca facilmente e brevemente. Il rapporto con il lettore è quanto di più bello possa esserci in questo mestiere, qualcosa che va aldilà di qualsiasi riconoscimento. Il lettore che sceglierà un libro, che spenderà dei soldi (nel mio caso tantissimi soldi), che dedicherà parte del suo tempo sottraendolo ad altre sue attività deve essere soddisfatto, non può essere banalmente accontentato, né tanto meno preso in giro: le uniche persone in grado di dare un giudizio su un’opera, non c’è bisogno di dirlo, sono i lettori. Ma ad avere l’ultima parola sarà il tempo. 

Interessante la riflessione sull’originalità. Cosa vuol dire per uno scrittore essere originali? Sicuramente vuol dire avere uno stile che ti permetta di distinguerti dagli altri. L’originalità dovrebbe essere il marchio di fabbrica degli scrittori, dovrebbe permettere al lettore di riconoscere lo scrittore in mezzo alla marea letteraria di pubblicazioni: è difficile, ma non impossibile. Un po’ come i cantanti, non importa che tu quella canzone non la conosca, appena senti quella voce sai a quale cantante appartiene. Originalità, ribatte Murakami, è anche migliorare e far evolvere il proprio stile. Da lettrice non c’è niente di più brutto che ritrovarsi un autore che propone sempre la solita storia, un autore incapace di rischiare e che scrive le medesime cose solo perché gli garantiscono quel successo minimo di critica e pubblico necessario per sopravvivere e scomparire nel dimenticatoio. Ben vengano gli scrittori che osano, un libro sbagliato ma azzardato sarà più apprezzato di un libro ripetitivo.

Murakami con questo libro fa un gran gesto di generosità aprendo il suo mondo ai lettori e ai suoi colleghi, e siccome Murakami è conosciuto nell’ambiente letterario per essere una persona molto schiva e riservata questo gesto vale doppio.

Amori e disamori di Nathaniel P.

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    • Titolo: Amori e disamori di Nathaniel P.
    • Autrice: Adelle Waldman
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 24 Febbraio 2015
    • Acquista il libro su GoodBook

La quarta di copertina di questo libro recita: Adelle Waldman ha scritto il romanzo che nessun fidanzato vorrebbe far leggere alla propria ragazza e che invece dovrebbe leggere anche lui. Raramente mi capita di acquistare un libro senza leggere almeno parte della trama ma quelle due righe sono bastate a convincermi.

Siamo a New York, Nate è un aspirante scrittore trentaduenne con il primo libro in attesa di pubblicazione e un contratto con la casa editrice già firmato. I periodi in cui per mantenersi era costretto a recensire per poco e niente erano ormai alle spalle, ora il suo nome era tra quelli da tenere sotto controllo e che da lì a breve sarebbe stato sulla bocca di tutti. Circondato da amici radical-chic di sinistra con cui passava le serate a parlare di temi importanti come politica, cultura e società, insomma non il classico trentenne con la sindrome di Peter Pan che vive ancora a casa con i genitori  e a cui si illuminano gli occhi solo se gli parti di calcio e donne. In campo amoroso Nate è quello che si definisce gentiluomo, sa come conquistare le donne, come trattarle e come lasciarle; questo però è quello che pensa lui.

Durante una cena a casa dell’ex fidanzata conosce Hannah. Bella, intelligente, anche lei nel campo editoriale e con il suo libro nel cassetto che sta portando a termine speranzosa di vederlo pubblicato a breve. Se ne invaghisce al primo sguardo, seguono poche mail, qualche incontro e iniziano una relazione. Lo stato di benessere che gli provoca la storia d’amore per Nate dura pochissimo. E’ a questo punto che riconosci lo stronzo (pardon) che ogni ragazza ha già incontrato o sta per incontrare (mettetevi l’anima in pace ragazze, un deficiente prima o poi vi tocca, e se siete fortunate ve ne capiterà solo uno). Il tipico ragazzo che ti corteggia fino a quando non cedi, che poco dopo mostra i primi segnali di insofferenza ma che non si assume neanche il coraggio di lasciarti perché vuole fare in modo che a lasciarlo sia tu così invece di avere il ruolo dell’infame potrò avere quello della vittima.

Nate non riesce neanche a capire cosa non va nel suo rapporto con Hannah ma ai tentativi di lei di affrontare i problemi minimizza facendo finta che nulla vada storto. La tattica di Nate è semplice: spazientire la sua ragazza, fare in modo che passi lei per quella isterica che si arrabbia senza motivo e per quella che si affanna a cercare soluzioni per problemi inesistenti (come non si può insultare questo tizio non lo so).

Il tema affrontato, quello delle relazioni amorose non è innovativo è vero, anzi è a dir poco abusato e di certo il libro non propone punti di vista differenti; non sempre però è stato affrontato come in questo caso in maniera intelligente e questo è sicuramente un punto a favore del romanzo. E’ un libro che andrebbe letto per difendersi dagli idioti che popolano questa terra; un libro in cui vorresti che si materializzasse il protagonista per il solo gusto di prenderlo a schiaffi.

I fannulloni nella valle fertile

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    • Titolo: I fannulloni nella valle fertile
    • Autore: Cossery
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 18 ottobre 2016
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Si dice che il lavoro nobiliti l’uomo, ma non è il caso della famiglia di Serag che considera il lavoro come una macchia che intacca l’onore e la rispettabilità. L’ozio e il sonno sono valori estremamente importanti, il lavoro danneggia e rovina le persone. Per questo motivo quando il piccolo di casa, il giovane Serag, annuncia a tutti gli altri di voler andare a lavorare la notizia viene accolta nel peggiore dei modi possibili. Come se non bastasse a catastrofe si aggiunge altra catastrofe quando il capofamiglia, il vecchio Haref, annuncia che vuol trovare una donna con cui contrarre matrimonio il prima possibile. La pace e la tranquillità, ma soprattutto l’ozio e il sonno sono così rovinati e toccherà al secondogenito, incitato dal primo fratello in quei rari momenti in cui è sveglio, impedire i due eventi e riportare tutti alla ragione.

Lavoro e matrimonio: che pazzia, che assurdità, Dio ce ne scampi. Il matrimonio vorrebbe dire avere una donna in casa e si sa che le donne non portano mai nulla di buono. Per prima cosa starebbero sempre in casa a fare faccende e riordinare facendo così baccano, per non parlare di tutte quelle finestre aperte che farebbero entrare la luce nelle camere impedendo un tranquillo riposo. Inoltre una donna chiama altre donne e sarebbe un via vai continuo di pettegole e di chiacchiericcio in sottofondo che disturberebbe la quiete di casa. E’ tutto fuori discussione e Rafik è disposto a rinunciare al suo di sonno pur di sistemare i problemi. Lui è furbo e sa che il matrimonio è una pazzia e che ci sono dei sacrifici che un uomo deve fare per preservare le sue dormite, non ha caso ha lasciato l’unica donna che abbia mai amato in vita sua. Quanto al lavoro e la voglia di andare in città del giovane Serag basta spaventarlo un po’ facendogli credere che ci sono persone che si svegliano ogni mattina all’alba per andare a lavorare e guadagnare pochi centesimi e che la città non è come la periferia in cui vivono, ma è un luogo pieno di pericoli, con tram e macchine pronte ad investire chiunque e con il governo che non aspetta altro che buttare in carcere i ribelli.

Si gioca molto con il paradosso in questo libro acclamando e difendendo vizi come l’ozio e rigettando qualità come l’impegno e il darsi da fare e quindi lavorare. Il sacrosanto diritto a non fare niente e semplicemente dormire è la massima espressione di vita a cui aspirare e sarebbe da folli a rinunciarci solo in nome di quel lavoro che disonora le famiglie. In realtà dietro a questo si nasconde un attacco velato che lo scrittore fa alla società e al mondo, non  a caso il lavoro a cui Serag aspira è un lavoro in fabbrica simbolo di sfruttamento dell’uomo a favore del progresso che crea disuguaglianze. Certo gli uomini di questa famiglia a prima vista sembrerebbero dei semplici nullafacenti, sfaticati che non vivono se non dormendo. Non è una pigrizia fine a se stessa, altrimenti i fannulloni non si sarebbero ingegnati per mandare all’aria le catastrofi che avrebbero colpito la famiglia, ma è la difesa di quella pigrizia che assicura libertà. Ironico e divertente l’ho divorato in un solo giorno.

Vuoi lavorare! Mi domando come una tale idea abbia potuto germogliare in te. Sei probabilmente un mostro o un imbecille. In ogni caso, sicuramente non sei della famiglia.

I più letti dell’anno!

Fine anno tempo di bilanci. Quali sono stati i post più letti nel 2016? Ecco i primi dieci!

  1. L’amore è eterno finché non risponde. Ester Viola. (Einaudi)
  2. Serenata senza nome. Maurizio de Giovanni. (Einaudi)
  3. Cosa pensano le ragazze. Concita De Gregorio. (Einaudi)
  4. I miei genitori non hanno figli. Marco Marsullo. (Einaudi)
  5. Perché ci odiano. Mona Eltahawy. (Einaudi)
  6. Il tassista di Maradona. Marco Marsullo. (Rizzoli)
  7. Mio fratello rincorre i dinosauri. Giacomo Mazzariol. (Einaudi)
  8. Una spiaggia troppo bianca. Stefania Divertito. (NN Editore)
  9. Le ragazze. Emma Cline. (Einaudi)
  10. Pane. Maurizio de Giovanni. (Einaudi) 

Capodanno da mia madre

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    • Titolo: Capodanno da mia madre
    • Autore: Alejandro Palomas
    • Editore: Neri Pozza
    • Data di pubblicazione: 5 Novembre 2015
    • Acquista il libro su Goodbook

Finalmente, dopo tanti tentativi frustrati, tutti noi che siamo il sangue del suo sangue ci sediamo a tavola per festeggiare l’ultimo dell’anno e brinderemo insieme.

Quasi non sembra vero ad Amalia che questo Capodanno lo trascorrerà con la sua famiglia al completo visto che negli ultimi anni mancava sempre qualcuno impegnato con la propria vita a festeggiare altrove. Quest’anno invece sarà diverso e il Capodanno potrà festeggiarlo con i suoi tre figli Silvia, Fer ed Emma, Olga la compagna di quest’ultima e suo fratello Eduardo. Con caratteri e personalità diverse c’è da scommettere che i botti non saranno solo quelli che esploderanno allo scoccare della mezzanotte e il Capodanno in questione sarà l’occasione per tirare giù le maschere che ognuno si è messo e che non riesce neanche a togliere davanti ai propri cari.

Amalia a dispetto dell’età e del ruolo che ricopre, quello di madre, è una donna che potrebbe sembrare poco responsabile e molto svampita, sempre pronta a fidarsi del primo che conosce. E’ una donna che non vede il male nelle persone e questo spiega perché è riuscita a stare tanti anni col marito truffatore incallito. Silvia da brava figlia maggiore si assume ogni volta il compito di togliere sua madre dai guai in cui si è cacciata e tiene tutti sotto controllo manco fosse un maggiore dell’esercito. Da dire che Silvia non è sempre stata così, c’è un prima e un dopo. Un prima in cui Silvia era una ragazza allegra, spensierata e affamata di vita e un dopo in cui a seguito di due aborti Silvia è cambiata diventando una persona maniaca del controllo, dell’ordine, iperprotettiva e che fa diventare tutto un’ossessione, il tutto per cercare di tappare quel vuoto che sente all’interno di sé.

Fer, il figlio di mezzo, si è ritrovato a vivere di nuovo con sua madre Amalia dopo che il compagno una mattina ha deciso che la loro relazione era giunta al termine; Andres gli ha lasciato Max, un alano e la paura di buttarsi in nuovi rapporti. Infine c’è Emma, la più piccola di casa che in un pomeriggio si è vista cambiare completamente la sua vita quando la sua compagna Sara è rimasta vittima di un incidente. Sono passati degli anni e lei ha ritrovato la felicità accanto ad Olga, la classica so tutto io che non sprizza simpatia da nessun poro. E’ impossibile capire se con Olga Emma abbia ritrovato effettivamente l’amore o le serviva una persona che colmasse l’assenza di Sara. Meno male che c’è zio Eduardo, l’allegria fatta persona, un concentrato di eccentricità e storie bizzarre da raccontare.

Non puoi trovare pace evitando la vita, Leonard 

Questa frase è un segnale che Fer ed Emma hanno adottato e che usano quando vogliono far capire all’altro che è arrivato il momento di voltare pagina e andare avanti, anche se fa male e anche se la vita procurerà loro nuove sofferenze. Siamo il risultato delle nostre ferite e dei nostri dolori che irrimediabilmente ci modificano e ci cambiano. Tutti abbiamo avuto a che fare con perdite e mancanze, con lutti e con addii, ma la vita è anche questo e soprattutto è rialzarsi e andare avanti, anche se fa male e farà di nuovo male. Non è detto che se evito la fiamma non mi scotto, perché la sofferenza potrebbe arrivare in un altro modo.

Credevo di trovarmi davanti a un romanzo spensierato e invece è una perfetta sintesi di momenti leggeri e ironici ma anche profondi e significativi. Personaggi delineati alla perfezione con le loro vite descritte e dosate poco alla volta, personaggi che è impossibile non amare e dimenticare.

Un figlio

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    • Titolo: Un figlio
    • Autore: Alejandro Palomas
    • Editore: Neri Pozza
    • Data di pubblicazione: 22 Settembre 2016
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Che poi cosa ci sarebbe di tanto sbagliato a voler essere Mary Poppins?

Una mattina in classe la maestra Sonia ha fatto una di quelle domande che si fanno spesso ai bambini: cosa volete fare da grandi? Tra risposte scontate come calciatori e modelle o ambiziose come presidenti e principesse c’è una risposta che lascia perplessa la maestra. Guille risponde io da grande voglio essere Mary Poppins. La differenza tra voler essere e voler essere come non sfugge alla maestra Sonia che vede in quella risposta un campanello d’allarme. Di sicuro in quella affermazione c’è molto altro, un aiuto che Guille le sta mandando e che lei deve approfondire.

Può sembrare un eccesso di scrupolo o paranoia ma la maestra convoca con urgenza il padre di Guille, il signor Manuel, per metterlo al corrente non solo della strana risposta del figlio ma anche del fatto che il bambino è piuttosto taciturno e solitario, non ha legato con nessun bambino della classe se non con Nazia, la bambina pakistana e che quindi sarebbe opportuno che Guille facesse degli incontri con la psicologa della scuola.

Seppur con delle riserve il signor Manuel accetta che questi incontri avvengano anche se non capisce l’allarmismo della maestra. Sa che suo figlio è speciale e diverso dagli altri e l’unico problema che ha è che gli manca molto sua madre che da qualche mese a causa della situazione economica della famiglia ha dovuto accettare di lavorare a Dubai e quindi Guille proietta in Mary Poppins la figura materna che al momento è lontana.

Quando Guille era piccolo la storia di Mary Poppins sua madre gliela raccontava sempre. Insieme hanno visto tante di quelle volte il film che sapevano a memoria canzoni e battute e sempre insieme sono andati a vedere lo spettacolo teatrale a Londra proprio poco prima che lei partisse per Dubai. Guille sa che se dice con convinzione  supercalifragilistichespiralidoso tutto tornerà alla normalità. Cantando quella parola magica sua madre tornerà da Dubai, suo padre smetterà di piangere ogni sera davanti allo schermo del PC e Nazia, la sua unica amica Nazia, non sarà costretta a partire per il Pakistan e sposare un uomo molto più grande di lei che nemmeno conosce.

Maria, la psicologa della scuola che in breve tempo si affezionerà a Guille, capisce dai disegni del bambino che le preoccupazioni del piccolo sono molteplici e che quei fogli sono un puzzle che contengono le risposte a tutte le sue domande.

Guille è un personaggio straordinario, un piccolo grande bambino; piccolo nel momento in cui si fissa con Mary Poppins, affascinato e ossessionato da quel mondo fantastico e infantile e grande nel momento in cui è consapevole di dover preservare dal dolore suo padre. Il padre nasconde a Guille la scomparsa di sua madre inconsapevole che il bambino ne è al corrente e che a preoccuparlo di più sono le lacrime che lui ogni sera riversa sullo schermo del PC spento, quando finge di sentire la moglie attraverso Skype per rassicurare suo figlio. Toccante e memorabile Un figlio affronta con apparente leggerezza il tema della scomparsa di una persona cara e l’elaborazione di questo: libro eccellente.

Rosso Parigi

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    • Titolo: Rosso Parigi
    • Autrice: Maureen Gibbon
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 27 Settembre 2016
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Parigi 1863. Denise e Victorine sono due giovanissime operaie in una fabbrica dove si lavora l’argento. Nel tempo libero capita spesso che si ritrovino a disegnare per strada in modo da incuriosire le persone e fare in modo che rallentino e si fermino a fare acquisti, ecco perché ai proprietari non dà fastidio averle davanti ai loro negozi visto che incoraggiano la clientela.

L’intento è attirare l’attenzione e quel giorno attirano l’attenzione di un signore, un tipo sulla trentina che chiede a Victorine di mostrargli il suo blocco da disegno. Osserva in silenzio il foglio e aggiunge prima un’ombreggiatura e poi un tratteggio. Quell’uomo incuriosisce le due ragazze che poco dopo si ritrovano con lui sedute in un piccolo caffè e capiscono subito che hanno suscitato interesse nell’uomo. La certezza la otterranno quando a fine serata lui le definirà una la sua moglie chiacchierina e l’altra quella silenziosa. Le due ragazze, Victorine e Denise e quell’uomo, che scopriranno essere Edouard Manet, inizieranno una sorta di triangolo amoroso che durerà poco. Victorine è consapevole di essere la preferita di E. e non è disposta a perderlo, dividerlo o lasciarlo. Forse questo coraggio arriva da quei provocanti stivaletti verdi che le ha regalato una prostituta tempo fa, oppure dalla consapevolezza che se sei piaciuta ad un uomo potrai piacere anche ad altri.

Per questo una mattina mentendo a Denise e dicendole che andava a trovare la sua famiglia, Victorine prende quei pochi effetti personali e lascia la camera che divideva con quella che definiva più che amica una sorella e raggiunge Edouard sapendo che non sarebbe più tornata indietro. Il rapporto che si viene a creare tra Victorine e Edouard non è un semplice rapporto d’amore; lei è totalmente dipendente da lui dal punto di vista affettivo e finanziario, lui farà di lei la sua migliore musa.

Il romanzo ripercorre una breve parentesi della vita di Victorine Meurent la protagonista di tanti dipinti del celebre pittore impressionista Edouard Manet come i conosciuti Olympia e Colazione sull’erba. Racconta di come una ragazza proveniente da una famiglia umile si sia ritrovata a frequentare e far parte del cuore pulsante di Parigi fatto di pittori, poeti e artisti. E’ un romanzo impregnato d’arte e d’amore nella sua forma più carnale, una scoperta di sentimenti e di sensi con una donna pronta a vivere qualsiasi tipo di esperienza le venisse proposta, attratta dalla curiosità nel provare cose nuove. Rosso Parigi è un degno omaggio ad una donna che considerare solo musa è ingiusto e riduttivo; Victorine è stata anche musa ma è stata soprattutto una grande artista che con impegno e lavoro ha saputo imporsi nel suo campo.

Un comunista in mutande

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    • Titolo: Un comunista in mutande
    • Autrice: Claudia Pineiro
    • Editore: Feltrinelli
    • Data di pubblicazione: 30 Aprile 2014
    • Acquista il libro su Amazon: Un comunista in mutande

E’ l’estate del 1976 e Claudia ha tredici anni e si prepara a vivere le vacanze come ha fatto anche negli anni scorsi, nella piscina del circolo con gli amici dove il padre la raggiungeva nei fine settimana per giocare a tennis quando il tennis era considerato un passatempo da ricchi. Il papà di Claudia dopo aver passato anni ed anni a vendere polli era diventato rivenditore di ventilatori e quindi l’estate era la stagione più redditizia e lei pregava affinché il caldo non si attenuasse, pena la situazione economica familiare e il buonumore del padre. Claudia per suo padre aveva una vera e propria venerazione come ogni figlia femmina che si rispetti che trova nel padre il suo primo e duraturo amore.

L’altezza del proprio padre segna il limite, in termini di paragone, con cui, bene o male si misurano tutti gli uomini.

 Ai suoi occhi suo padre era a dir poco perfetto, tanto più bello di sua madre che a volte si chiedeva cosa avesse trovato in lei, come poteva un uomo così bello aver scelto una donna tutto sommato normale e la faceva soffrire lo strano rapporto che si era creato tra il padre e la sua insegnante Julia. L’amore devoto che provava per lui la portava a mentire alle amiche su alcune cose, ad esempio non diceva in giro che lavoro facesse e il vero motivo per cui suo padre non veniva mai alle riunioni del monumento per la bandiera. Suo padre era comunista, ma di quelli romantici ossia credeva nelle idee che il comunismo propagava ma non era iscritto al partito e non partecipava alle lotte di classe. Le discussioni politiche che si facevano la sera a casa dovevano restare tra le mura domestiche, specie nell’estate del 1976 dove con un colpo di stato fu destituita Isabelita e il comando fu assunto dal generale Videla. Claudia quell’estate comprese che le cose nel suo Paese sarebbero cambiate, non in positivo come volevano farle credere i suoi amici e che il comunismo non osteggiato dal padre poteva diventare un serio problema.

Tra ricordi personali e spunti inventati l’autrice omaggia la figura tanto amata di suo padre e ricostruisce uno dei momenti più cruciali ed importanti appartenenti alla storia recente della sua Argentina, dove un governo d’emergenza si trasformò in una dittatura che ha provocato uccisioni, torture e migliaia di desaparecidios.

Resta con me

Resta con me

    • Titolo: Resta con me
    • Autrice: Elizabeth Strout
    • Editore: Fazi
    • Data di pubblicazione: 3 Giugno 2010
    • Acquista il libro su GoodBook 

E’ più facile, o meglio è più sostenibile per una persona credente superare e gestire una perdita importante? E’ quello che mi sono chiesta più volte durante la lettura, cioè se una persona riesce veramente a trovare consolazione nell’amore che ha verso il proprio Dio e di conseguenza accettare il proprio destino. Questo non vuol dire non soffrire, piuttosto reagire diversamente.

Quando anni prima il pastore Tyler Caskey si trasferì nella piccola cittadina di West Annett con sua moglie Lauren la comunità restò a dir poco perplessa. Lui era troppo carismatico e i suoi sermoni troppo pieni di enfasi e lei troppo bella, quel tipo di bellezza che non passa inosservata e che ti provoca l’invidia da parte delle altre donne e commenti poco carini da parte degli uomini. Il suo infischiarsene e non tentare di farsi benvolere dalla comunità era un aggravante. Per Tyler invece, strano a dirsi, ma l’amore che provava per Dio e che non aveva vergogna a gridare durante le sue prediche domenicali infastidiva i fedeli piuttosto che contagiarli. Quei sermoni preparati minuziosamente e recitati con tutta la convinzione possibile erano alcuni dei motivi per cui Tyler non era ben visto dalla comunità.

Improvvisamente  per il reverendo il corso della sua esistenza cambia. Sua moglie, la sua bellissima e amata moglie si ammala di cancro e poco dopo muore. La figlia maggiore Katherine smette di parlare e la più piccola Jeanne viene affidata alla madre di Tyler.

Tyler cerca di affrontare l’enorme tragedia anche grazie alla consolazione dell’amore divino ma qualcosa dentro di lui si è rotto e i suoi sermoni cambiano; difficile leggere quelle parole a cui probabilmente neanche crede più. Come se non bastasse una frase della piccola Katherine, già emarginata dagli altri bambini a scuola a causa del suo forzato mutismo, gli metterà la comunità contro che non vedeva l’ora di presentargli il conto e dirgli apertamente che lui non è adeguato e con una serie di maldicenze e false dicerie cercheranno di metterlo da parte.

Come spesso capita, sarà nel dolore che Tyler troverà la forza per reagire, per rinascere prima come fedele e poi come pastore, mentre quella stessa comunità che a prima vista può risultare ipocrita e bigotta ritroverà la propria umanità e mostrerà che dietro le apparenze, ognuno deve vedersela con i propri dolori e problemi.

Resta con me è un libro denso dove niente è lasciato al caso, come ad esempio l’inserimento di citazioni dei test sacri o l’attenzione riservata alla descrizione degli altri personaggi che giocano un ruolo fondamentale nella storia. Una storia delicata e ricca di significato, da leggere assolutamente.

Le cose che restano

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    • Titolo: Le cose che restano
    • Autrice: Jenny Offill
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 12 Maggio 2016
    • Acquista il libro su Amazon Le cose che restano

Succede qualche volte di prendere in antipatia un personaggio e di conseguenza leggere la storia in modo diverso. Capita con le serie tv, ad esempio quando compare quel personaggio che non sopporti e vorresti solo cambiare canale e colpirlo molto forte appena apre bocca e capita con i libri, quando c’è lui o leggi più in fretta o hai la tentazione di chiudere il libro. Bisogna cercare però di scindere tra personaggio e storia senza falsare il giudizio solo perché uno ci dà i nervi.

Anna. Ne ho incontrati di personaggi insopportabili ma lei riesce ad entrare nella classifica a mani basse. Stramba, folle, egoista, egocentrica e infantile. Sembrerebbe il ritratto di un’adolescente, quella che sbatte i piedi per terra se vuole qualcosa e che mette il muso se non la ottiene, ma Anna non è un’adolescente, è una donna, una moglie e una mamma. Ossessionata dalle leggende africane e dalla storia dell’universo tanto da riservarle un’apposita stanza per ricrearla sulle pareti.

Della serie gli opposti si attraggono, Jonathan, il marito di Anna e padre di Grace, è la logica e la razionalità fatta persona. Un uomo che ha come unico credo la scienza, che ha deciso di crescere la figlia in modo pagano, che sopporta le stravaganze della moglie; le tollera e al massimo ci ride sopra.

Se la virtù sta nel mezzo come affermava Aristotele, la virtù della famiglia è Grace capace di bilanciare i due estremi dei genitori e portare un po di equilibrio. E’ affascinata dalle storie della madre che ascolterebbe per ore, è legata fortemente al padre e attende impaziente che lui finisca la casa delle bambole che le sta costruendo in cantina, una casa con  le luci che si accendono davvero.

Gli equilibri non sempre reggono. Quando a Jonathan viene offerto il lavoro dei suoi sogni lui non lo rifiuta, anche se Anna non è intenzionata a seguirlo. Tempo dopo anche Anna partirà, all’improvviso, caricando in fretta la macchina, portando Grace con sé alla volta del chissà dove. E’ qui che Grace inizia a capire che qualcosa non va, che non sempre si può vivere al limite o all’ennesima potenza e che se tendi troppo la corda e questa poi si spezza non è che la puoi rimettere insieme. A otto anni non hai bisogno di capire i grandi, vorresti ma probabilmente non hai gli strumenti per farlo. Non capisce l’errore della madre che l’ha ritirata dalla scuola per insegnarle da casa, non capisce l’intransigente razionalità del padre che la porta a spiare i cristiani andare a messa la domenica, non capisce come questo la escluda dal resto del mondo e la costringe a guardarlo dalla finestra senza farne parte, crescendo solitaria e incapace di relazionarsi agli altri.

Se vedi la tua bellezza dalla prospettiva dei sogni, il destino una luce smagliante e ti apre gli occhi alla felicità 

Non ho ritrovato la Offill che ho conosciuto con Sembrava una felicità, ma non lo dico in senso critico, anche perché non è mia intenzione fare un confronto tra i due libri dell’autrice, ma questa storia ha bisogno di più attenzione così come Anna ha bisogno di maggiore comprensione, anche perché come l’autrice ha dichiarato si diventa madri senza essere preparate. Le cose che restano è stato definito da molti come un’altalena ricco di emozioni. Non potrebbe esserci definizione più giusta, infondo la vita è fatta di alti e bassi e quello che resta è cosa troviamo nel mezzo.