Come in un film

come in un film

    • Titolo: Come in un film
    • Autore: Régis De Sa Moreira
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 25 Maggio 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Come in un film

E’ Come in un film quando capisci dal trailer che il film ti piacerà.

E’ Come in un film quando esci dalla sala e pensi che ne è valsa la pena vederlo.

E’ Come in un film quando vedi la storia di lui e lei e pensi: caspita, quei due potremmo essere noi.

Quando ho iniziato a leggere Come in un film, piuttosto che un cinema io ho immaginato un teatro. Un palcoscenico vuoto con solo due sedie e una luce soffusa che a stento illuminava i volti di LUI e LEI. Non serviva altro perché a fare il tutto bastavano i due protagonisti e la loro storia. Entrano, si siedono l’uno accanto all’altro e iniziano a raccontare di come si sono conosciuti.

LUI e LEI si sono conosciuti un giorno per caso (il caso e il fato elemento fondamentale dell’inizio di ogni film). LEI alla ricerca di qualcuno che le accendesse una sigaretta e LUI l’uomo giusto, al momento giusto e con l’accendino giusto.

E’ un po’ come in un film, quando vedi due persone iniziare la giornata in parallelo e senti che non tarderanno ad incontrarsi.

Il colpo di fulmine (altro elemento sacrosanto dei film, specie nelle commedie romantiche) non tarda ad arrivare e LUI e LEI iniziano la loro storia d’amore. E’ la loro ma potrebbe essere quella di chiunque e riconoscersi non sarà difficile. LUI e LEI raccontano senza filtri e censure i primi bollenti incontri, la voglia iniziale di non perdersi neanche un minuto della presenza dell’altro. Gli emozionanti inizi fanno ben presto spazio alle prime insofferenze, alla voglia di stare soli per ricreare i propri spazi e non perdere le abitudini solo perché ora c’è l’altro. Come ogni storia arriva il momento della convivenza, della routine, delle litigate e dei tradimenti reciproci (sì, LUI e LEI non si fanno mancare niente). Come in un film arriva quel punto in cui i beniamini a cui ci siamo affezionati decidono di lasciarsi e ci fanno quindi esclamare: no, non può finire così. Certo che non può finire così, non sarebbe come in un film se LUI e LEI non tornassero insieme più forti di prima e più convinti che mai di far funzionare la relazione e mettere su famiglia. Ecco, ora sì che il film può finire e noi possiamo applaudire, alzarci e uscire dalla sala soddisfatti e contenti e decisi a tornare se dovessero farne un seguito.

Come in un film è forse il libro più originale che io abbia mai letto. Non per il contenuto visto che racconta la più classica delle storie d’amore, ma per come la storia è stata trattata. E’ un infinito dialogo tra i due protagonisti fatto perlopiù da frasi brevi, battute fulminanti che quasi non ti lasciano il tempo di respirare. Una volta iniziato è difficile metterlo via, LUI e LEI creano dipendenza perché vuoi sapere che frase assurda dirà LUI e che risposta nonsense dirà LEI (tranquilli, non sono del tutto svitati). E poi lo avete mai letto un libro dove all’improvviso Britney Spears si mette a cantare Toxic ed Eminem The real slim shady? E’ vero che i protagonisti assoluti della scena sono LUI e LEI ma le comparse sono così tante che se iniziassi a menzionarle probabilmente finirei fra qualche giorno. 

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta. 

Tanta vita

tanta vita

    • Titolo: Tanta vita
    • Autore: Alejandro Palomas
    • Editore: Neri Pozza
    • Data di pubblicazione:
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Mencia, Flavia, Lia, Beatriz e Ines. Cinque donne, tre generazioni, tante vite e tanti dolori. Nonna Mencia è una noventenne che agli sgoccioli della sua vita ha deciso di non avere più peli sulla lingua con nessuno. Non è un’adorabile vecchietta, anzi, è arzilla, indisponente, per certi versi maleducata e pretende di essere accudita dalle sue due figlie. Flavia ha visto andar via senza fare più ritorno il grande amore della sua vita; Lia ha visto sparire o meglio non ha visto più tornare sua figlia Helena. Helena era la figlia piana di vita e irrequieta che alla madre aveva sempre preferito il padre e che con Lia nel tempo aveva costruito un rapporto che coincideva più con l’amicizia che con l’essere madre e figlia. Beatriz e Ines avevano capito entrambe che i loro matrimoni erano ormai finiti per colpe e ragioni diverse. Per Beatriz era stato Arturo a mettere la parola fine con un semplice bigliettino, per Ines era stata lei ad essersi innamorata di un’altra donna che le aveva fatto capire che la passione e il trasporto che provava per Sandra non era paragonabile a ciò che Ines provava per suo marito.

Queste cinque donne già cariche di dolori propri si troveranno al capezzale del piccolo Tristan, il figlio di Ines, dal momento che una forma aggressiva di leucemia ha deciso di strapparlo alla vita a soli sei anni.

Alejandro Palomas affronta uno dei temi più ricorrenti nei suoi romanzi: l’esistenza del dolore nella vita e il suo superamento. Si può convivere con il dolore o meglio si può tornare a vivere dopo aver sofferto tanto? Quando tua figlia scompare nelle acque del mare e il suo corpo non viene neanche ritrovato per potergli dare degna sepoltura e poterlo piangere, quando tuo figlio riesce a vivere solo sei anni e poi una malattia te lo porta via dove trovi le forze per andare avanti e tornare a vivere? Queste perdite sono dolori che irrimediabilmente ti cambiano, ti abbrutiscono, ti rendono ostili alla felicità altrui e ti fanno sentire in colpa di provare nuova serenità e felicità. Alejandro Palomas oltre a scrivere un emozionante romanzo riesce a delineare alla perfezione differenti tipi di donna che in comune hanno la grinta di andare avanti e il coraggio di non lasciarsi scoraggiare nemmeno di fronte alla morte. Tanta Vita è forse il romanzo più toccante dello scrittore spagnolo che ho conosciuto per caso e che in breve tempo è diventato uno dei miei preferiti.

Anche noi l’America

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    • Titolo: Anche noi l’America
    • Autrice: Cristina Henriquez
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 17 Marzo 2016
    • Acquista il libro su Amazon: Anche noi l’America

Partire perché si vuole, partire perché si è costretti. Alla fine la differenza sta tutta tra il volere e dovere. La famiglia Rivera è costretta a partire e a lasciare il Messico perché dopo l’incidente della figlia Maribel i dottori hanno detto che le uniche scuole con un programma d’apprendimento adatto per lei si trovano negli Stati Uniti. Hanno preso poca della loro roba e tanta ne hanno lasciata nella loro vecchia casa e sono partiti per il Delaware, speranzosi di offrire una vita migliore alla figlia.

Come loro anche la famiglia Toro molti anni prima aveva lasciato Panama perché in giro ormai c’era solo distruzione e disordine civile e costruire una famiglia o semplicemente vivere era diventato impossibile. I Rivera e i Tori e tanti altri come loro erano arrivati nell’America che offre possibilità e avevano lasciato l’America (perché anche se latina sempre di America si tratta) senza però dimenticarla e senza sperare di ritornarci un giorno magari da vincenti, da persone che dopo estremi sacrifici ce l’avevano fatta. Si erano ritrovati tutti a vivere in un palazzo gestito la un latinos, Fito, che aveva creato questa sorta di isola felice dove i latinos per quanto lontani da casa potessero sentirsi a casa.

Mayor, il figlio dei Toro, nota Maribel appena i Rivera si trasferiscono. E’ bellissima, quella bellezza che ti lascia senza fiato e non ti fa volgere lo sguardo altrove. Non sapeva quello che le era successo, quell’incidente per cui Alma non la smetteva di dannarsi notte e giorno e che la faceva vivere con un senso di colpa eterno. Quando Mayor ne viene a conoscenza non fa che aumentare il senso di protezione nei confronti di Maribel e non sarà l’unico sentimento che svilupperà verso la ragazza.

Anche noi l’America è un libro bellissimo. Potrei girarci intorno, potrei usare paroloni come capolavoro, eccellente, straordinario, magnifico: il succo è quello. E’ un libro che ruota prevalentemente intorno alla storie di Alma e la sua famiglia e della famiglia di Mayor, ma riesce a dosare alla perfezione e dare la giusta importanza anche agli altri personaggi comprimari ed indispensabili alla storia.

Affronta un tema come quello dell’immigrazione che in qualsiasi latitudine della Terra sta scatenando dibattiti e polemiche. Se noi in Italia abbiamo un essere che vuole provvedere agli immigrati con le ruspe, in America hanno un altro essere che vuole innalzare i muri per difendersi dalla minaccia che queste persone porterebbero. Esseri come loro sono privi di empatia, questo è certo, come è certo che sono esseri privi di cervello. Dovrebbero per un attimo fermarsi a capire cosa spinge una persona a lasciare la propria città, il proprio Paese e i propri affetti. Povertà, guerre, mancanza di libertà sono tra i principali fattori che costringono le persone ad abbandonare il proprio Paese. Io sono del sud Italia, comprendo in minima parte cosa voglia dire vivere in un posto che non ti offre le basi tali per costruire il proprio futuro. Capisco cosa voglia dire amare visceralmente la propria città, ma al tempo stesso odiarla con tutte le forze perché consapevole che se ti vuoi realizzare da qui prima o poi devi andartene. Certo è una condizione lontana dalle storie raccontate dalla Henriquez, ma delle similitudini le ho riscontrate. In quanto a questo libro posso dire che il finale mi ha spezzato in due, mi ha fatto commuovere come pochi libri ci sono riusciti in tanti anni di carriera di lettrice perché un posto ti può far molto male, ma se è casa tua o lo stato una volta, lo ami comunque. Funziona così. 

Il mestiere dello scrittore

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    • Titolo: Il mestiere dello scrittore
    • Autore: Haruki Murakami
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 14 Febbraio 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Il mestiere dello scrittore

Gli scrittori sono fondamentalmente delle persone egoiste, troppo orgogliose e con un forte spirito di rivalità.

Di certo con Il mestiere dello scrittore Murakami ha dimostrato di essere l’eccezione che conferma la regola visto che con questo libro non si è mostrato egoista, anzi, ha messo a disposizione la sua esperienza in campo letterario delineando questa sorta di manuale. E’ un libro fortemente autobiografico visto che Murakami ripercorre gli inizi, le tappe della sua carriera e le varie difficoltà incontrate, non tanto quelle per diventare scrittore, quanto quelle per restarlo.

Senza giri di parole afferma che un buon libro, ma anche due, è in grado di scriverlo chiunque, basta sedersi e mettersi a scrivere anche le cose più disparate. Quello che è difficile è essere costante negli anni, crearsi una carriera duratura, cercare di proporre  sempre qualcosa di diverso al lettore in modo da non stancarlo. Insomma la difficoltà vera e propria è costruirsi una credibilità di pubblico e critica che non si scalfisca facilmente e brevemente. Il rapporto con il lettore è quanto di più bello possa esserci in questo mestiere, qualcosa che va aldilà di qualsiasi riconoscimento. Il lettore che sceglierà un libro, che spenderà dei soldi (nel mio caso tantissimi soldi), che dedicherà parte del suo tempo sottraendolo ad altre sue attività deve essere soddisfatto, non può essere banalmente accontentato, né tanto meno preso in giro: le uniche persone in grado di dare un giudizio su un’opera, non c’è bisogno di dirlo, sono i lettori. Ma ad avere l’ultima parola sarà il tempo. 

Interessante la riflessione sull’originalità. Cosa vuol dire per uno scrittore essere originali? Sicuramente vuol dire avere uno stile che ti permetta di distinguerti dagli altri. L’originalità dovrebbe essere il marchio di fabbrica degli scrittori, dovrebbe permettere al lettore di riconoscere lo scrittore in mezzo alla marea letteraria di pubblicazioni: è difficile, ma non impossibile. Un po’ come i cantanti, non importa che tu quella canzone non la conosca, appena senti quella voce sai a quale cantante appartiene. Originalità, ribatte Murakami, è anche migliorare e far evolvere il proprio stile. Da lettrice non c’è niente di più brutto che ritrovarsi un autore che propone sempre la solita storia, un autore incapace di rischiare e che scrive le medesime cose solo perché gli garantiscono quel successo minimo di critica e pubblico necessario per sopravvivere e scomparire nel dimenticatoio. Ben vengano gli scrittori che osano, un libro sbagliato ma azzardato sarà più apprezzato di un libro ripetitivo.

Murakami con questo libro fa un gran gesto di generosità aprendo il suo mondo ai lettori e ai suoi colleghi, e siccome Murakami è conosciuto nell’ambiente letterario per essere una persona molto schiva e riservata questo gesto vale doppio.

Amori e disamori di Nathaniel P.

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    • Titolo: Amori e disamori di Nathaniel P.
    • Autrice: Adelle Waldman
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 24 Febbraio 2015
    • Acquista il libro su GoodBook

La quarta di copertina di questo libro recita: Adelle Waldman ha scritto il romanzo che nessun fidanzato vorrebbe far leggere alla propria ragazza e che invece dovrebbe leggere anche lui. Raramente mi capita di acquistare un libro senza leggere almeno parte della trama ma quelle due righe sono bastate a convincermi.

Siamo a New York, Nate è un aspirante scrittore trentaduenne con il primo libro in attesa di pubblicazione e un contratto con la casa editrice già firmato. I periodi in cui per mantenersi era costretto a recensire per poco e niente erano ormai alle spalle, ora il suo nome era tra quelli da tenere sotto controllo e che da lì a breve sarebbe stato sulla bocca di tutti. Circondato da amici radical-chic di sinistra con cui passava le serate a parlare di temi importanti come politica, cultura e società, insomma non il classico trentenne con la sindrome di Peter Pan che vive ancora a casa con i genitori  e a cui si illuminano gli occhi solo se gli parti di calcio e donne. In campo amoroso Nate è quello che si definisce gentiluomo, sa come conquistare le donne, come trattarle e come lasciarle; questo però è quello che pensa lui.

Durante una cena a casa dell’ex fidanzata conosce Hannah. Bella, intelligente, anche lei nel campo editoriale e con il suo libro nel cassetto che sta portando a termine speranzosa di vederlo pubblicato a breve. Se ne invaghisce al primo sguardo, seguono poche mail, qualche incontro e iniziano una relazione. Lo stato di benessere che gli provoca la storia d’amore per Nate dura pochissimo. E’ a questo punto che riconosci lo stronzo (pardon) che ogni ragazza ha già incontrato o sta per incontrare (mettetevi l’anima in pace ragazze, un deficiente prima o poi vi tocca, e se siete fortunate ve ne capiterà solo uno). Il tipico ragazzo che ti corteggia fino a quando non cedi, che poco dopo mostra i primi segnali di insofferenza ma che non si assume neanche il coraggio di lasciarti perché vuole fare in modo che a lasciarlo sia tu così invece di avere il ruolo dell’infame potrò avere quello della vittima.

Nate non riesce neanche a capire cosa non va nel suo rapporto con Hannah ma ai tentativi di lei di affrontare i problemi minimizza facendo finta che nulla vada storto. La tattica di Nate è semplice: spazientire la sua ragazza, fare in modo che passi lei per quella isterica che si arrabbia senza motivo e per quella che si affanna a cercare soluzioni per problemi inesistenti (come non si può insultare questo tizio non lo so).

Il tema affrontato, quello delle relazioni amorose non è innovativo è vero, anzi è a dir poco abusato e di certo il libro non propone punti di vista differenti; non sempre però è stato affrontato come in questo caso in maniera intelligente e questo è sicuramente un punto a favore del romanzo. E’ un libro che andrebbe letto per difendersi dagli idioti che popolano questa terra; un libro in cui vorresti che si materializzasse il protagonista per il solo gusto di prenderlo a schiaffi.

I fannulloni nella valle fertile

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    • Titolo: I fannulloni nella valle fertile
    • Autore: Cossery
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 18 ottobre 2016
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Si dice che il lavoro nobiliti l’uomo, ma non è il caso della famiglia di Serag che considera il lavoro come una macchia che intacca l’onore e la rispettabilità. L’ozio e il sonno sono valori estremamente importanti, il lavoro danneggia e rovina le persone. Per questo motivo quando il piccolo di casa, il giovane Serag, annuncia a tutti gli altri di voler andare a lavorare la notizia viene accolta nel peggiore dei modi possibili. Come se non bastasse a catastrofe si aggiunge altra catastrofe quando il capofamiglia, il vecchio Haref, annuncia che vuol trovare una donna con cui contrarre matrimonio il prima possibile. La pace e la tranquillità, ma soprattutto l’ozio e il sonno sono così rovinati e toccherà al secondogenito, incitato dal primo fratello in quei rari momenti in cui è sveglio, impedire i due eventi e riportare tutti alla ragione.

Lavoro e matrimonio: che pazzia, che assurdità, Dio ce ne scampi. Il matrimonio vorrebbe dire avere una donna in casa e si sa che le donne non portano mai nulla di buono. Per prima cosa starebbero sempre in casa a fare faccende e riordinare facendo così baccano, per non parlare di tutte quelle finestre aperte che farebbero entrare la luce nelle camere impedendo un tranquillo riposo. Inoltre una donna chiama altre donne e sarebbe un via vai continuo di pettegole e di chiacchiericcio in sottofondo che disturberebbe la quiete di casa. E’ tutto fuori discussione e Rafik è disposto a rinunciare al suo di sonno pur di sistemare i problemi. Lui è furbo e sa che il matrimonio è una pazzia e che ci sono dei sacrifici che un uomo deve fare per preservare le sue dormite, non a caso ha lasciato l’unica donna che abbia mai amato in vita sua. Quanto al lavoro e la voglia di andare in città del giovane Serag basta spaventarlo un po’ facendogli credere che ci sono persone che si svegliano ogni mattina all’alba per andare a lavorare e guadagnare pochi centesimi e che la città non è come la periferia in cui vivono, ma è un luogo pieno di pericoli, con tram e macchine pronte ad investire chiunque e con il governo che non aspetta altro che buttare in carcere i ribelli.

Si gioca molto con il paradosso in questo libro acclamando e difendendo vizi come l’ozio e rigettando qualità come l’impegno e il darsi da fare e quindi lavorare. Il sacrosanto diritto a non fare niente e semplicemente dormire è la massima espressione di vita a cui aspirare e sarebbe da folli a rinunciarci solo in nome di quel lavoro che disonora le famiglie. In realtà dietro a questo si nasconde un attacco velato che lo scrittore fa alla società e al mondo, non  a caso il lavoro a cui Serag aspira è un lavoro in fabbrica simbolo di sfruttamento dell’uomo a favore del progresso che crea disuguaglianze. Certo gli uomini di questa famiglia a prima vista sembrerebbero dei semplici nullafacenti, sfaticati che non vivono se non dormendo. Non è una pigrizia fine a se stessa, altrimenti i fannulloni non si sarebbero ingegnati per mandare all’aria le catastrofi che avrebbero colpito la famiglia, ma è la difesa di quella pigrizia che assicura libertà. Ironico e divertente l’ho divorato in un solo giorno.

Vuoi lavorare! Mi domando come una tale idea abbia potuto germogliare in te. Sei probabilmente un mostro o un imbecille. In ogni caso, sicuramente non sei della famiglia.

I più letti dell’anno!

Fine anno tempo di bilanci. Quali sono stati i post più letti nel 2016? Ecco i primi dieci!

  1. L’amore è eterno finché non risponde. Ester Viola. (Einaudi)
  2. Serenata senza nome. Maurizio de Giovanni. (Einaudi)
  3. Cosa pensano le ragazze. Concita De Gregorio. (Einaudi)
  4. I miei genitori non hanno figli. Marco Marsullo. (Einaudi)
  5. Perché ci odiano. Mona Eltahawy. (Einaudi)
  6. Il tassista di Maradona. Marco Marsullo. (Rizzoli)
  7. Mio fratello rincorre i dinosauri. Giacomo Mazzariol. (Einaudi)
  8. Una spiaggia troppo bianca. Stefania Divertito. (NN Editore)
  9. Le ragazze. Emma Cline. (Einaudi)
  10. Pane. Maurizio de Giovanni. (Einaudi) 

Capodanno da mia madre

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    • Titolo: Capodanno da mia madre
    • Autore: Alejandro Palomas
    • Editore: Neri Pozza
    • Data di pubblicazione: 5 Novembre 2015
    • Acquista il libro su Goodbook

Finalmente, dopo tanti tentativi frustrati, tutti noi che siamo il sangue del suo sangue ci sediamo a tavola per festeggiare l’ultimo dell’anno e brinderemo insieme.

Quasi non sembra vero ad Amalia che questo Capodanno lo trascorrerà con la sua famiglia al completo visto che negli ultimi anni mancava sempre qualcuno impegnato con la propria vita a festeggiare altrove. Quest’anno invece sarà diverso e il Capodanno potrà festeggiarlo con i suoi tre figli Silvia, Fer ed Emma, Olga la compagna di quest’ultima e suo fratello Eduardo. Con caratteri e personalità diverse c’è da scommettere che i botti non saranno solo quelli che esploderanno allo scoccare della mezzanotte e il Capodanno in questione sarà l’occasione per tirare giù le maschere che ognuno si è messo e che non riesce neanche a togliere davanti ai propri cari.

Amalia a dispetto dell’età e del ruolo che ricopre, quello di madre, è una donna che potrebbe sembrare poco responsabile e molto svampita, sempre pronta a fidarsi del primo che conosce. E’ una donna che non vede il male nelle persone e questo spiega perché è riuscita a stare tanti anni col marito truffatore incallito. Silvia da brava figlia maggiore si assume ogni volta il compito di togliere sua madre dai guai in cui si è cacciata e tiene tutti sotto controllo manco fosse un maggiore dell’esercito. Da dire che Silvia non è sempre stata così, c’è un prima e un dopo. Un prima in cui Silvia era una ragazza allegra, spensierata e affamata di vita e un dopo in cui a seguito di due aborti Silvia è cambiata diventando una persona maniaca del controllo, dell’ordine, iperprotettiva e che fa diventare tutto un’ossessione, il tutto per cercare di tappare quel vuoto che sente all’interno di sé.

Fer, il figlio di mezzo, si è ritrovato a vivere di nuovo con sua madre Amalia dopo che il compagno una mattina ha deciso che la loro relazione era giunta al termine; Andres gli ha lasciato Max, un alano e la paura di buttarsi in nuovi rapporti. Infine c’è Emma, la più piccola di casa che in un pomeriggio si è vista cambiare completamente la sua vita quando la sua compagna Sara è rimasta vittima di un incidente. Sono passati degli anni e lei ha ritrovato la felicità accanto ad Olga, la classica so tutto io che non sprizza simpatia da nessun poro. E’ impossibile capire se con Olga Emma abbia ritrovato effettivamente l’amore o le serviva una persona che colmasse l’assenza di Sara. Meno male che c’è zio Eduardo, l’allegria fatta persona, un concentrato di eccentricità e storie bizzarre da raccontare.

Non puoi trovare pace evitando la vita, Leonard 

Questa frase è un segnale che Fer ed Emma hanno adottato e che usano quando vogliono far capire all’altro che è arrivato il momento di voltare pagina e andare avanti, anche se fa male e anche se la vita procurerà loro nuove sofferenze. Siamo il risultato delle nostre ferite e dei nostri dolori che irrimediabilmente ci modificano e ci cambiano. Tutti abbiamo avuto a che fare con perdite e mancanze, con lutti e con addii, ma la vita è anche questo e soprattutto è rialzarsi e andare avanti, anche se fa male e farà di nuovo male. Non è detto che se evito la fiamma non mi scotto, perché la sofferenza potrebbe arrivare in un altro modo.

Credevo di trovarmi davanti a un romanzo spensierato e invece è una perfetta sintesi di momenti leggeri e ironici ma anche profondi e significativi. Personaggi delineati alla perfezione con le loro vite descritte e dosate poco alla volta, personaggi che è impossibile non amare e dimenticare.

Un figlio

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    • Titolo: Un figlio
    • Autore: Alejandro Palomas
    • Editore: Neri Pozza
    • Data di pubblicazione: 22 Settembre 2016
    • Acquista il libro su Amazon: Un figlio

Che poi cosa ci sarebbe di tanto sbagliato a voler essere Mary Poppins?

Una mattina in classe la maestra Sonia ha fatto una di quelle domande che si fanno spesso ai bambini: cosa volete fare da grandi? Tra risposte scontate come calciatori e modelle o ambiziose come presidenti e principesse c’è una risposta che lascia perplessa la maestra. Guille risponde io da grande voglio essere Mary Poppins. La differenza tra voler essere e voler essere come non sfugge alla maestra Sonia che vede in quella risposta un campanello d’allarme. Di sicuro in quella affermazione c’è molto altro, un aiuto che Guille le sta mandando e che lei deve approfondire.

Può sembrare un eccesso di scrupolo o paranoia ma la maestra convoca con urgenza il padre di Guille, il signor Manuel, per metterlo al corrente non solo della strana risposta del figlio ma anche del fatto che il bambino è piuttosto taciturno e solitario, non ha legato con nessun bambino della classe se non con Nazia, la bambina pakistana e che quindi sarebbe opportuno che Guille facesse degli incontri con la psicologa della scuola.

Seppur con delle riserve il signor Manuel accetta che questi incontri avvengano anche se non capisce l’allarmismo della maestra. Sa che suo figlio è speciale e diverso dagli altri e l’unico problema che ha è che gli manca molto sua madre che da qualche mese a causa della situazione economica della famiglia ha dovuto accettare di lavorare a Dubai e quindi Guille proietta in Mary Poppins la figura materna che al momento è lontana.

Quando Guille era piccolo la storia di Mary Poppins sua madre gliela raccontava sempre. Insieme hanno visto tante di quelle volte il film che sapevano a memoria canzoni e battute e sempre insieme sono andati a vedere lo spettacolo teatrale a Londra proprio poco prima che lei partisse per Dubai. Guille sa che se dice con convinzione  supercalifragilistichespiralidoso tutto tornerà alla normalità. Cantando quella parola magica sua madre tornerà da Dubai, suo padre smetterà di piangere ogni sera davanti allo schermo del PC e Nazia, la sua unica amica Nazia, non sarà costretta a partire per il Pakistan e sposare un uomo molto più grande di lei che nemmeno conosce.

Maria, la psicologa della scuola che in breve tempo si affezionerà a Guille, capisce dai disegni del bambino che le preoccupazioni del piccolo sono molteplici e che quei fogli sono un puzzle che contengono le risposte a tutte le sue domande.

Guille è un personaggio straordinario, un piccolo grande bambino; piccolo nel momento in cui si fissa con Mary Poppins, affascinato e ossessionato da quel mondo fantastico e infantile e grande nel momento in cui è consapevole di dover preservare dal dolore suo padre. Il padre nasconde a Guille la scomparsa di sua madre inconsapevole che il bambino ne è al corrente e che a preoccuparlo di più sono le lacrime che lui ogni sera riversa sullo schermo del PC spento, quando finge di sentire la moglie attraverso Skype per rassicurare suo figlio. Toccante e memorabile Un figlio affronta con apparente leggerezza il tema della scomparsa di una persona cara e l’elaborazione di questo: libro eccellente.

Rosso Parigi

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    • Titolo: Rosso Parigi
    • Autrice: Maureen Gibbon
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 27 Settembre 2016
    • Acquista il libro su Amazon: Rosso Parigi

Parigi 1863. Denise e Victorine sono due giovanissime operaie in una fabbrica dove si lavora l’argento. Nel tempo libero capita spesso che si ritrovino a disegnare per strada in modo da incuriosire le persone e fare in modo che rallentino e si fermino a fare acquisti, ecco perché ai proprietari non dà fastidio averle davanti ai loro negozi visto che incoraggiano la clientela.

L’intento è attirare l’attenzione e quel giorno attirano l’attenzione di un signore, un tipo sulla trentina che chiede a Victorine di mostrargli il suo blocco da disegno. Osserva in silenzio il foglio e aggiunge prima un’ombreggiatura e poi un tratteggio. Quell’uomo incuriosisce le due ragazze che poco dopo si ritrovano con lui sedute in un piccolo caffè e capiscono subito che hanno suscitato interesse nell’uomo. La certezza la otterranno quando a fine serata lui le definirà una la sua moglie chiacchierina e l’altra quella silenziosa. Le due ragazze, Victorine e Denise e quell’uomo, che scopriranno essere Edouard Manet, inizieranno una sorta di triangolo amoroso che durerà poco. Victorine è consapevole di essere la preferita di E. e non è disposta a perderlo, dividerlo o lasciarlo. Forse questo coraggio arriva da quei provocanti stivaletti verdi che le ha regalato una prostituta tempo fa, oppure dalla consapevolezza che se sei piaciuta ad un uomo potrai piacere anche ad altri.

Per questo una mattina mentendo a Denise e dicendole che andava a trovare la sua famiglia, Victorine prende quei pochi effetti personali e lascia la camera che divideva con quella che definiva più che amica una sorella e raggiunge Edouard sapendo che non sarebbe più tornata indietro. Il rapporto che si viene a creare tra Victorine e Edouard non è un semplice rapporto d’amore; lei è totalmente dipendente da lui dal punto di vista affettivo e finanziario, lui farà di lei la sua migliore musa.

Il romanzo ripercorre una breve parentesi della vita di Victorine Meurent la protagonista di tanti dipinti del celebre pittore impressionista Edouard Manet come i conosciuti Olympia e Colazione sull’erba. Racconta di come una ragazza proveniente da una famiglia umile si sia ritrovata a frequentare e far parte del cuore pulsante di Parigi fatto di pittori, poeti e artisti. E’ un romanzo impregnato d’arte e d’amore nella sua forma più carnale, una scoperta di sentimenti e di sensi con una donna pronta a vivere qualsiasi tipo di esperienza le venisse proposta, attratta dalla curiosità nel provare cose nuove. Rosso Parigi è un degno omaggio ad una donna che considerare solo musa è ingiusto e riduttivo; Victorine è stata anche musa ma è stata soprattutto una grande artista che con impegno e lavoro ha saputo imporsi nel suo campo.