Rock ‘n Books

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Avete mai sentito parlare della leggenda del doppio Beatle? E del club dei 27? E dove eravate il 25 giugno del 2009? Un passo alla volta e vi spiego tutto.

Della leggenda del doppio Beatle ne sono venuta a conoscenza dopo aver visto una puntata di Voyager, dove Roberto Giacobbo in un servizio spiegava ed analizzava questo mistero che resta uno dei più affascinanti del mondo del rock.

Leggenda vuole che Paul McCartney sia morto in un incidente automobilistico nel 1966. La notizia della morte avrebbe sconvolto non solo i fan del gruppo, ma tutto il mondo musicale. Si decise quindi di non lasciar trapelare la notizia, tenerla segreta e sostituire Paul con un sosia somigliante in tutto e per tutto al Beatle originale dopo una serie di interventi di chirurgia plastica. Nessuno avrebbe sospettato nulla e i Beatles avrebbero continuato ad esistere e suonare. Gli altri componenti del gruppo però, col tempo, presi dai rimorsi e dai sensi di colpa, avrebbero iniziato a disseminare degli indizi nei loro lavori per far emergere la verità. Copertine dei vinili, lyrics delle canzoni, messaggi nei dischi sentiti alla rovescia i mezzi utilizzati.

Assurdo? Certo. Affascinante? Tantissimo. Il libro Il caso del doppio Beatle. Il dossier completo sulla «morte» di Paul McCartney di Gauco Cartocci per Robin Edizioni, analizza in modo dettagliato tutti gli indizi che sono apparsi nel corso degli anni, analizzando i pro e i contro per conferire un quadro completo e logico nella sua illogicità.

Cosa hanno in comune Jim Morrison, Jimi Hendix, Kurt Cobain, Brian Jones e Janis Joplin? Sono tutti delle rockstar e sono morte tutte a soli 27 anni. Una macabra coincidenza che ha reso il 27 un numero maledetto e ha indotto i giornalisti ad utilizzare questo gergo il club dei 27. 

Non sono una rockettara ma ho sempre trovato affascinante le brevi vite di questi artisti che hanno conosciuto una fama improvvisa e una morte precoce, sempre a causa di abusi di alcool e droghe.

Delitti rock di Ezio Guaitamacchi per Arcana Editore, è una preziosa antologia per chi fosse interessato all’argomento. Racchiude non solo le vite dei cantanti citati, ma anche quelle di altri artisti dal talento eccezionale venuti a mancare troppo presto. Da Elvis Presley e John Lennon, da Tupac e Notorious B.I.G., passando per Sid Vicious, Nancy Spungen e John Belushi, duecento indagini che ricostruiscono le ultime ore di questi immensi artisti.

P.S. Restando sempre in tema consiglio inoltre queste tre biografie: Jim Morrison: Vita, morte, leggenda (Stephen Davis per Mondadori), La stanza degli specchi. Jimi Hendrix: la vita, i sogni, gli incubi (Charles R. Chross per Feltrinelli) e Heavier Than Heaven by Kurt Cobain.

Il 25 giugno 2009 il sito TMZ informa il mondo del decesso del re del pop. Ricordo che io avevo la seconda prova della maturità, nello specifico il problema di matematica. Non voglio dire che non seppi svolgerlo perché pensavo a MJ, ma mentre aspettavo che un’anima pia mi passasse il compito, i frame dei suoi video più famosi mi passavano insistentemente in mente.

Michael Jackson è stato uno degli artisti più bravi di sempre, un talento puro e un fuoriclasse eccezionale. Negli ultimi tempi le sue ombre facevano più notizia. Era considerato uno stramboide che viveva alienato nella sua Neverland e un molestatore di bambini. L’immagine di popstar conosciuta e apprezzata a livello mondiale era purtroppo solo un ricordo.

Dopo la sua morte, come spesso accade in questi casi, oltre a schizzare in classifica tutti i suoi album, uscirono una miriade di libri a lui dedicati. Vi segnalo questi tre.

Il salto

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    • Titolo: Il Salto. Elegia per un amico
    • Autrice: Sarah Manguso
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 16 Marzo 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Il salto: Elegia per un amico

È il 23 luglio del 2008 quando Harries decide di porre fine alla sua vita gettandosi sotto un treno. Il suicidio viene visto da alcuni come il gesto di una persona debole che incapace di risolvere i suoi problemi vede in quel folle gesto l’unica via d’uscita; al tempo stesso per altri ci vuole un immenso coraggio e una forza di volontà straordinaria per decidere di farla finita con un colpo di pistola, avvelenandosi, tagliandosi le vene o gettarsi sotto un mezzo.

Sarah più che capire cosa abbia portato il suo amico ad una fine così incomprensibile, vuole ricordarlo e soprattutto attraverso le parole vuole dare forma a quel dolore che l’attanaglia e che non accenna ad attenuarsi nemmeno col passare del tempo. L’intento che si propone è quello di cercare di ricostruire le dieci ore rimaste ignote della vita di Harries, quelle che vanno dalla sua fuga dall’ospedale psichiatrico dove era ricoverato, fino al momento dello schianto. Non è una fredda indagine quella che ne esce, piuttosto è un memoir, un’elegia o meglio il ritratto di una persona cara fatta dai ricordi che piano piano riaffiorano, confusi ma legati da una logica. È come quando siamo sotto shock e non la smettiamo di parlare un minuto e diciamo tutto quello che ci passa per la testa, così l’autrice ricorda tutto ciò che ha a che fare con Harries, episodi in cui era presente o semplicemente un pensiero.

I ricordi di Sarah vanno da quando i due si sono conosciuti, da quando le loro vite si sono mosse da Seattle alla grande mela, sullo sfondo di una New York che colpita dalla tragedia dell’undici settembre del 2001 prova a reagire e a far ripartire la vita di tutti anche se in giro polvere e detriti sembrano essere entrati anche nell’animo dei newyorchesi. Il rapporto di Sarah ed Harries è difficile da definire con una sola parola. Quel rapporto che ti capita raramente di costruire con una persona, dove amicizia, fratellanza e amore, non amore carnale, danno vita ad un mix esplosivo che segna per sempre le persone coinvolte. È per questo motivo che Sarah si sente così coinvolta nella morte di Harries, perché per lei lui rappresentava un fratello, un parente stretto, un amico ma anche un possibile compagno con cui condividere il resto della vita.

Sarah Manguso ha scritto un libriccino necessario, per lei e per il suo amico. Scrivere un libro del genere non deve essere stato facile, così come non è facile leggerlo. Le emozioni che sprigiona sono pazzesche, sono vive e percettibili e chi legge il libro sembra di entrare in un territorio intimo e quasi prova pudore a leggere gli stati d’animo reconditi dell’autrice. Il dolore certe volte è difficile da sopportare ma se maneggiato con cura può produrre questi risultati. Non è facile affrontare una perdita, non è semplice superarla e infatti le perdite raramente si superano, semplicemente si impara a convivere con esse. I lutti diventano delle piccole cicatrici del cuore che segnano indelebilmente le persone.

Dall’ombra

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    • Titolo: Dall’ombra
    • Autore: Juan José Millas
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 20 Giugno 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Dall’ombra

Era iniziato tutto a causa di un fermacravatta che Damiàn ruba un giorno in un mercatino d’antiquariato. Trovava irresistibile che la bancarella fosse del tutto incustodita e che sul fermacravatta ci fossero incise le iniziali S.O. Quello che non aveva calcolato era che qualcuno avesse potuto vederlo, cosa che accadde e che lo costrinse a nascondersi in un armadio. Armadio che a fine giornata venne venduto e consegnato a casa dell’acquirente. Una persona normale e di buon senso a questo punto avrebbe fatto una sola cosa sensata: scappare alla prima occasione. Damiàn invece decise non solo di restare per la notte, ma di trasferirsi del tutto in quella casa.

L’armadio che era stata la fonte di salvezza al mercatino diventa la sua nuova dimora e il suo nuovo punto di vista sul mondo, un mondo circoscritto alle uniche tre persone che vivevano in quella casa: Lucia, Fede e la loro figlia adolescente Maria. Damiàn diventa per loro una sorte di angelo custode, anzi un maggiordomo fantasma come inizierà lui a definirsi. Quando i tre al mattino escono di casa per far fronte ai loro impegni quotidiani fatti di lavoro, scuola e vita, Damiàn esce dal suo nascondiglio per riordinare casa e cucinare, facendo in modo che i lavori domestici gravino di meno su Lucia. Lucia, appassionata di storie paranormali, è la sola ad intuire una presenza all’interno della casa a cui attribuisce le faccende domestiche e stabilisce con lui una sorta di relazione.

Di Damiàn si potrebbe dire che è un uomo affetto da schizofrenia o da qualche altro disturbo della personalità. Era un uomo cresciuto in una famiglia che aveva sempre preferito la sorella adottiva e le cui uniche attenzioni gli erano rivolte dalla domestica. Damiàn era un uomo che aveva rifiutato la realtà in cui viveva ricreandosene una alternativa nella sua mente in cui lui era la superstar assoluta. Aveva appositamente creato un personaggio, il giornalista Sergio O’Kane che lo aveva reso protagonista indiscusso del suo talk-show. Tra Damiàn e Sergio c’era in atto un’infinita intervista con Damiàn che raccontava ogni singolo evento della sua giornata e con un pubblico che andava in visibilio ad ogni sua singola affermazione.

Quando Damiàn inizia ad integrarsi alla routine a casa di Lucia, inizia pian piano a rifiutare O’Kane ed essere consapevole che è un personaggio da lui creato e che in quanto tale poteva cessare d’esistere in qualsiasi momento avrebbe voluto. Il suo tempo Damiàn preferiva ormai impiegarlo meno nelle interviste e più negli aiuti a Lucia. Capisce che il suo matrimonio è infelice e vorrebbe aiutare la figlia della coppia che soffre di disturbi alimentari.

Dall’ombra è un libro claustrofobico, liberatorio, ma anche ironico, intenso e assurdo. Una storia specchio dei tempi in cui viviamo in cui tutti vogliono mostrarsi a tutti e dove dietro questa ossessione narcisistica si nascondono paure, insicurezze e solitudini. Juan José Millas è uno degli scrittori spagnoli contemporanei maggiormente apprezzati; è stato un piacere conoscerlo attraverso questo libro e sarà un impegno approfondirlo con altre sue letture.

Come in un film

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    • Titolo: Come in un film
    • Autore: Régis De Sa Moreira
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 25 Maggio 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Come in un film

E’ Come in un film quando capisci dal trailer che il film ti piacerà.

E’ Come in un film quando esci dalla sala e pensi che ne è valsa la pena vederlo.

E’ Come in un film quando vedi la storia di lui e lei e pensi: caspita, quei due potremmo essere noi.

Quando ho iniziato a leggere Come in un film, piuttosto che un cinema io ho immaginato un teatro. Un palcoscenico vuoto con solo due sedie e una luce soffusa che a stento illuminava i volti di LUI e LEI. Non serviva altro perché a fare il tutto bastavano i due protagonisti e la loro storia. Entrano, si siedono l’uno accanto all’altro e iniziano a raccontare di come si sono conosciuti.

LUI e LEI si sono conosciuti un giorno per caso (il caso e il fato elemento fondamentale dell’inizio di ogni film). LEI alla ricerca di qualcuno che le accendesse una sigaretta e LUI l’uomo giusto, al momento giusto e con l’accendino giusto.

E’ un po’ come in un film, quando vedi due persone iniziare la giornata in parallelo e senti che non tarderanno ad incontrarsi.

Il colpo di fulmine (altro elemento sacrosanto dei film, specie nelle commedie romantiche) non tarda ad arrivare e LUI e LEI iniziano la loro storia d’amore. E’ la loro ma potrebbe essere quella di chiunque e riconoscersi non sarà difficile. LUI e LEI raccontano senza filtri e censure i primi bollenti incontri, la voglia iniziale di non perdersi neanche un minuto della presenza dell’altro. Gli emozionanti inizi fanno ben presto spazio alle prime insofferenze, alla voglia di stare soli per ricreare i propri spazi e non perdere le abitudini solo perché ora c’è l’altro. Come ogni storia arriva il momento della convivenza, della routine, delle litigate e dei tradimenti reciproci (sì, LUI e LEI non si fanno mancare niente). Come in un film arriva quel punto in cui i beniamini a cui ci siamo affezionati decidono di lasciarsi e ci fanno quindi esclamare: no, non può finire così. Certo che non può finire così, non sarebbe come in un film se LUI e LEI non tornassero insieme più forti di prima e più convinti che mai di far funzionare la relazione e mettere su famiglia. Ecco, ora sì che il film può finire e noi possiamo applaudire, alzarci e uscire dalla sala soddisfatti e contenti e decisi a tornare se dovessero farne un seguito.

Come in un film è forse il libro più originale che io abbia mai letto. Non per il contenuto visto che racconta la più classica delle storie d’amore, ma per come la storia è stata trattata. E’ un infinito dialogo tra i due protagonisti fatto perlopiù da frasi brevi, battute fulminanti che quasi non ti lasciano il tempo di respirare. Una volta iniziato è difficile metterlo via, LUI e LEI creano dipendenza perché vuoi sapere che frase assurda dirà LUI e che risposta nonsense dirà LEI (tranquilli, non sono del tutto svitati). E poi lo avete mai letto un libro dove all’improvviso Britney Spears si mette a cantare Toxic ed Eminem The real slim shady? E’ vero che i protagonisti assoluti della scena sono LUI e LEI ma le comparse sono così tante che se iniziassi a menzionarle probabilmente finirei fra qualche giorno.

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta.

Tanta vita

tanta vita

    • Titolo: Tanta vita
    • Autore: Alejandro Palomas
    • Editore: Neri Pozza
    • Data di pubblicazione:
    • Acquista il libro GoodBook

Mencia, Flavia, Lia, Beatriz e Ines. Cinque donne, tre generazioni, tante vite e tanti dolori. Nonna Mencia è una noventenne che agli sgoccioli della sua vita ha deciso di non avere più peli sulla lingua con nessuno. Non è un’adorabile vecchietta, anzi, è arzilla, indisponente, per certi versi maleducata e pretende di essere accudita dalle sue due figlie. Flavia ha visto andar via senza fare più ritorno il grande amore della sua vita; Lia ha visto sparire o meglio non ha visto più tornare sua figlia Helena. Helena era la figlia piana di vita e irrequieta che alla madre aveva sempre preferito il padre e che con Lia nel tempo aveva costruito un rapporto che coincideva più con l’amicizia che con l’essere madre e figlia. Beatriz e Ines avevano capito entrambe che i loro matrimoni erano ormai finiti per colpe e ragioni diverse. Per Beatriz era stato Arturo a mettere la parola fine con un semplice bigliettino, per Ines era stata lei ad essersi innamorata di un’altra donna che le aveva fatto capire che la passione e il trasporto che provava per Sandra non era paragonabile a ciò che Ines provava per suo marito.

Queste cinque donne già cariche di dolori propri si troveranno al capezzale del piccolo Tristan, il figlio di Ines, dal momento che una forma aggressiva di leucemia ha deciso di strapparlo alla vita a soli sei anni.

Alejandro Palomas affronta uno dei temi più ricorrenti nei suoi romanzi: l’esistenza del dolore nella vita e il suo superamento. Si può convivere con il dolore o meglio si può tornare a vivere dopo aver sofferto tanto? Quando tua figlia scompare nelle acque del mare e il suo corpo non viene neanche ritrovato per potergli dare degna sepoltura e poterlo piangere, quando tuo figlio riesce a vivere solo sei anni e poi una malattia te lo porta via dove trovi le forze per andare avanti e tornare a vivere? Queste perdite sono dolori che irrimediabilmente ti cambiano, ti abbrutiscono, ti rendono ostili alla felicità altrui e ti fanno sentire in colpa di provare nuova serenità e felicità. Alejandro Palomas oltre a scrivere un emozionante romanzo riesce a delineare alla perfezione differenti tipi di donna che in comune hanno la grinta di andare avanti e il coraggio di non lasciarsi scoraggiare nemmeno di fronte alla morte. Tanta Vita è forse il romanzo più toccante dello scrittore spagnolo che ho conosciuto per caso e che in breve tempo è diventato uno dei miei preferiti.

Anche noi l’America

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    • Titolo: Anche noi l’America
    • Autrice: Cristina Henriquez
    • Editore: NN Editore
    • Data di pubblicazione: 17 Marzo 2016
    • Acquista il libro su Amazon: Anche noi l’America

Partire perché si vuole, partire perché si è costretti. Alla fine la differenza sta tutta tra il volere e dovere. La famiglia Rivera è costretta a partire e a lasciare il Messico perché dopo l’incidente della figlia Maribel i dottori hanno detto che le uniche scuole con un programma d’apprendimento adatto per lei si trovano negli Stati Uniti. Hanno preso poca della loro roba e tanta ne hanno lasciata nella loro vecchia casa e sono partiti per il Delaware, speranzosi di offrire una vita migliore alla figlia.

Come loro anche la famiglia Toro molti anni prima aveva lasciato Panama perché in giro ormai c’era solo distruzione e disordine civile e costruire una famiglia o semplicemente vivere era diventato impossibile. I Rivera e i Tori e tanti altri come loro erano arrivati nell’America che offre possibilità e avevano lasciato l’America (perché anche se latina sempre di America si tratta) senza però dimenticarla e senza sperare di ritornarci un giorno magari da vincenti, da persone che dopo estremi sacrifici ce l’avevano fatta. Si erano ritrovati tutti a vivere in un palazzo gestito la un latinos, Fito, che aveva creato questa sorta di isola felice dove i latinos per quanto lontani da casa potessero sentirsi a casa.

Mayor, il figlio dei Toro, nota Maribel appena i Rivera si trasferiscono. E’ bellissima, quella bellezza che ti lascia senza fiato e non ti fa volgere lo sguardo altrove. Non sapeva quello che le era successo, quell’incidente per cui Alma non la smetteva di dannarsi notte e giorno e che la faceva vivere con un senso di colpa eterno. Quando Mayor ne viene a conoscenza non fa che aumentare il senso di protezione nei confronti di Maribel e non sarà l’unico sentimento che svilupperà verso la ragazza.

Anche noi l’America è un libro bellissimo. Potrei girarci intorno, potrei usare paroloni come capolavoro, eccellente, straordinario, magnifico: il succo è quello. E’ un libro che ruota prevalentemente intorno alla storie di Alma e la sua famiglia e della famiglia di Mayor, ma riesce a dosare alla perfezione e dare la giusta importanza anche agli altri personaggi comprimari ed indispensabili alla storia.

Affronta un tema come quello dell’immigrazione che in qualsiasi latitudine della Terra sta scatenando dibattiti e polemiche. Se noi in Italia abbiamo un essere che vuole provvedere agli immigrati con le ruspe, in America hanno un altro essere che vuole innalzare i muri per difendersi dalla minaccia che queste persone porterebbero. Esseri come loro sono privi di empatia, questo è certo, come è certo che sono esseri privi di cervello. Dovrebbero per un attimo fermarsi a capire cosa spinge una persona a lasciare la propria città, il proprio Paese e i propri affetti. Povertà, guerre, mancanza di libertà sono tra i principali fattori che costringono le persone ad abbandonare il proprio Paese. Io sono del sud Italia, comprendo in minima parte cosa voglia dire vivere in un posto che non ti offre le basi tali per costruire il proprio futuro. Capisco cosa voglia dire amare visceralmente la propria città, ma al tempo stesso odiarla con tutte le forze perché consapevole che se ti vuoi realizzare da qui prima o poi devi andartene. Certo è una condizione lontana dalle storie raccontate dalla Henriquez, ma delle similitudini le ho riscontrate. In quanto a questo libro posso dire che il finale mi ha spezzato in due, mi ha fatto commuovere come pochi libri ci sono riusciti in tanti anni di carriera di lettrice perché un posto ti può far molto male, ma se è casa tua o lo stato una volta, lo ami comunque. Funziona così. 

Il mestiere dello scrittore

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    • Titolo: Il mestiere dello scrittore
    • Autore: Haruki Murakami
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 14 Febbraio 2017
    • Acquista il libro su Amazon: Il mestiere dello scrittore

Gli scrittori sono fondamentalmente delle persone egoiste, troppo orgogliose e con un forte spirito di rivalità.

Di certo con Il mestiere dello scrittore Murakami ha dimostrato di essere l’eccezione che conferma la regola visto che con questo libro non si è mostrato egoista, anzi, ha messo a disposizione la sua esperienza in campo letterario delineando questa sorta di manuale. E’ un libro fortemente autobiografico visto che Murakami ripercorre gli inizi, le tappe della sua carriera e le varie difficoltà incontrate, non tanto quelle per diventare scrittore, quanto quelle per restarlo.

Senza giri di parole afferma che un buon libro, ma anche due, è in grado di scriverlo chiunque, basta sedersi e mettersi a scrivere anche le cose più disparate. Quello che è difficile è essere costante negli anni, crearsi una carriera duratura, cercare di proporre  sempre qualcosa di diverso al lettore in modo da non stancarlo. Insomma la difficoltà vera e propria è costruirsi una credibilità di pubblico e critica che non si scalfisca facilmente e brevemente. Il rapporto con il lettore è quanto di più bello possa esserci in questo mestiere, qualcosa che va aldilà di qualsiasi riconoscimento. Il lettore che sceglierà un libro, che spenderà dei soldi (nel mio caso tantissimi soldi), che dedicherà parte del suo tempo sottraendolo ad altre sue attività deve essere soddisfatto, non può essere banalmente accontentato, né tanto meno preso in giro: le uniche persone in grado di dare un giudizio su un’opera, non c’è bisogno di dirlo, sono i lettori. Ma ad avere l’ultima parola sarà il tempo. 

Interessante la riflessione sull’originalità. Cosa vuol dire per uno scrittore essere originali? Sicuramente vuol dire avere uno stile che ti permetta di distinguerti dagli altri. L’originalità dovrebbe essere il marchio di fabbrica degli scrittori, dovrebbe permettere al lettore di riconoscere lo scrittore in mezzo alla marea letteraria di pubblicazioni: è difficile, ma non impossibile. Un po’ come i cantanti, non importa che tu quella canzone non la conosca, appena senti quella voce sai a quale cantante appartiene. Originalità, ribatte Murakami, è anche migliorare e far evolvere il proprio stile. Da lettrice non c’è niente di più brutto che ritrovarsi un autore che propone sempre la solita storia, un autore incapace di rischiare e che scrive le medesime cose solo perché gli garantiscono quel successo minimo di critica e pubblico necessario per sopravvivere e scomparire nel dimenticatoio. Ben vengano gli scrittori che osano, un libro sbagliato ma azzardato sarà più apprezzato di un libro ripetitivo.

Murakami con questo libro fa un gran gesto di generosità aprendo il suo mondo ai lettori e ai suoi colleghi, e siccome Murakami è conosciuto nell’ambiente letterario per essere una persona molto schiva e riservata questo gesto vale doppio.

Amori e disamori di Nathaniel P.

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    • Titolo: Amori e disamori di Nathaniel P.
    • Autrice: Adelle Waldman
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 24 Febbraio 2015
    • Acquista il libro su GoodBook

La quarta di copertina di questo libro recita: Adelle Waldman ha scritto il romanzo che nessun fidanzato vorrebbe far leggere alla propria ragazza e che invece dovrebbe leggere anche lui. Raramente mi capita di acquistare un libro senza leggere almeno parte della trama ma quelle due righe sono bastate a convincermi.

Siamo a New York, Nate è un aspirante scrittore trentaduenne con il primo libro in attesa di pubblicazione e un contratto con la casa editrice già firmato. I periodi in cui per mantenersi era costretto a recensire per poco e niente erano ormai alle spalle, ora il suo nome era tra quelli da tenere sotto controllo e che da lì a breve sarebbe stato sulla bocca di tutti. Circondato da amici radical-chic di sinistra con cui passava le serate a parlare di temi importanti come politica, cultura e società, insomma non il classico trentenne con la sindrome di Peter Pan che vive ancora a casa con i genitori  e a cui si illuminano gli occhi solo se gli parti di calcio e donne. In campo amoroso Nate è quello che si definisce gentiluomo, sa come conquistare le donne, come trattarle e come lasciarle; questo però è quello che pensa lui.

Durante una cena a casa dell’ex fidanzata conosce Hannah. Bella, intelligente, anche lei nel campo editoriale e con il suo libro nel cassetto che sta portando a termine speranzosa di vederlo pubblicato a breve. Se ne invaghisce al primo sguardo, seguono poche mail, qualche incontro e iniziano una relazione. Lo stato di benessere che gli provoca la storia d’amore per Nate dura pochissimo. E’ a questo punto che riconosci lo stronzo (pardon) che ogni ragazza ha già incontrato o sta per incontrare (mettetevi l’anima in pace ragazze, un deficiente prima o poi vi tocca, e se siete fortunate ve ne capiterà solo uno). Il tipico ragazzo che ti corteggia fino a quando non cedi, che poco dopo mostra i primi segnali di insofferenza ma che non si assume neanche il coraggio di lasciarti perché vuole fare in modo che a lasciarlo sia tu così invece di avere il ruolo dell’infame potrò avere quello della vittima.

Nate non riesce neanche a capire cosa non va nel suo rapporto con Hannah ma ai tentativi di lei di affrontare i problemi minimizza facendo finta che nulla vada storto. La tattica di Nate è semplice: spazientire la sua ragazza, fare in modo che passi lei per quella isterica che si arrabbia senza motivo e per quella che si affanna a cercare soluzioni per problemi inesistenti (come non si può insultare questo tizio non lo so).

Il tema affrontato, quello delle relazioni amorose non è innovativo è vero, anzi è a dir poco abusato e di certo il libro non propone punti di vista differenti; non sempre però è stato affrontato come in questo caso in maniera intelligente e questo è sicuramente un punto a favore del romanzo. E’ un libro che andrebbe letto per difendersi dagli idioti che popolano questa terra; un libro in cui vorresti che si materializzasse il protagonista per il solo gusto di prenderlo a schiaffi.

I fannulloni nella valle fertile

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    • Titolo: I fannulloni nella valle fertile
    • Autore: Cossery
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 18 ottobre 2016
    • Acquista il libro su Amazon: I fannulloni nella valle fertile

Si dice che il lavoro nobiliti l’uomo, ma non è il caso della famiglia di Serag che considera il lavoro come una macchia che intacca l’onore e la rispettabilità. L’ozio e il sonno sono valori estremamente importanti, il lavoro danneggia e rovina le persone. Per questo motivo quando il piccolo di casa, il giovane Serag, annuncia a tutti gli altri di voler andare a lavorare la notizia viene accolta nel peggiore dei modi possibili. Come se non bastasse a catastrofe si aggiunge altra catastrofe quando il capofamiglia, il vecchio Haref, annuncia che vuol trovare una donna con cui contrarre matrimonio il prima possibile. La pace e la tranquillità, ma soprattutto l’ozio e il sonno sono così rovinati e toccherà al secondogenito, incitato dal primo fratello in quei rari momenti in cui è sveglio, impedire i due eventi e riportare tutti alla ragione.

Lavoro e matrimonio: che pazzia, che assurdità, Dio ce ne scampi. Il matrimonio vorrebbe dire avere una donna in casa e si sa che le donne non portano mai nulla di buono. Per prima cosa starebbero sempre in casa a fare faccende e riordinare facendo così baccano, per non parlare di tutte quelle finestre aperte che farebbero entrare la luce nelle camere impedendo un tranquillo riposo. Inoltre una donna chiama altre donne e sarebbe un via vai continuo di pettegole e di chiacchiericcio in sottofondo che disturberebbe la quiete di casa. E’ tutto fuori discussione e Rafik è disposto a rinunciare al suo di sonno pur di sistemare i problemi. Lui è furbo e sa che il matrimonio è una pazzia e che ci sono dei sacrifici che un uomo deve fare per preservare le sue dormite, non a caso ha lasciato l’unica donna che abbia mai amato in vita sua. Quanto al lavoro e la voglia di andare in città del giovane Serag basta spaventarlo un po’ facendogli credere che ci sono persone che si svegliano ogni mattina all’alba per andare a lavorare e guadagnare pochi centesimi e che la città non è come la periferia in cui vivono, ma è un luogo pieno di pericoli, con tram e macchine pronte ad investire chiunque e con il governo che non aspetta altro che buttare in carcere i ribelli.

Si gioca molto con il paradosso in questo libro acclamando e difendendo vizi come l’ozio e rigettando qualità come l’impegno e il darsi da fare e quindi lavorare. Il sacrosanto diritto a non fare niente e semplicemente dormire è la massima espressione di vita a cui aspirare e sarebbe da folli a rinunciarci solo in nome di quel lavoro che disonora le famiglie. In realtà dietro a questo si nasconde un attacco velato che lo scrittore fa alla società e al mondo, non  a caso il lavoro a cui Serag aspira è un lavoro in fabbrica simbolo di sfruttamento dell’uomo a favore del progresso che crea disuguaglianze. Certo gli uomini di questa famiglia a prima vista sembrerebbero dei semplici nullafacenti, sfaticati che non vivono se non dormendo. Non è una pigrizia fine a se stessa, altrimenti i fannulloni non si sarebbero ingegnati per mandare all’aria le catastrofi che avrebbero colpito la famiglia, ma è la difesa di quella pigrizia che assicura libertà. Ironico e divertente l’ho divorato in un solo giorno.

Vuoi lavorare! Mi domando come una tale idea abbia potuto germogliare in te. Sei probabilmente un mostro o un imbecille. In ogni caso, sicuramente non sei della famiglia.

I più letti dell’anno!

Fine anno tempo di bilanci. Quali sono stati i post più letti nel 2016? Ecco i primi dieci!

  1. L’amore è eterno finché non risponde. Ester Viola. (Einaudi)
  2. Serenata senza nome. Maurizio de Giovanni. (Einaudi)
  3. Cosa pensano le ragazze. Concita De Gregorio. (Einaudi)
  4. I miei genitori non hanno figli. Marco Marsullo. (Einaudi)
  5. Perché ci odiano. Mona Eltahawy. (Einaudi)
  6. Il tassista di Maradona. Marco Marsullo. (Rizzoli)
  7. Mio fratello rincorre i dinosauri. Giacomo Mazzariol. (Einaudi)
  8. Una spiaggia troppo bianca. Stefania Divertito. (NN Editore)
  9. Le ragazze. Emma Cline. (Einaudi)
  10. Pane. Maurizio de Giovanni. (Einaudi)