Letture belle e dove trovarle| Altri consigli estivi (sempre non richiesti)

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Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.

Eredità| Vigdis Hjorth

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Mio padre è mancato cinque mesi fa, in un momento che potrebbe definirsi più o meno opportuno a seconda dei punti di vista. 

Vidgis Hjorth è una delle scrittrici norvegesi più conosciute ed apprezzate. Eredità è il romanzo che ha consacrato la sua fama mondialmente e che le ha fatto vincere i due principali riconoscimenti letterari del suo paese: il Norwegian Booksellers Prize e il Norvegian Critics Prize for Literature. Il libro in questione è stato pubblicato in Italia da Fazi Editore e posso dire che fa parte di quei libri che non lasciano i lettori indifferenti: storia coinvolgente, stile ineccepibile, una buona dose di suspense e una serie di colpi che vengono lanciati a poco a poco durante l’arco narrativo. 

Bergljot è una donna sulla cinquantina, sposata con figli e che si occupa di critica teatrale per alcune riviste letterarie. Un marito che definisce tranquillo, anzi troppo tranquillo e che sente di non meritare, perché lui è troppo buono con lei, mentre lei è presa da qualcuno che non la vuole quanto lei vorrebbe: un uomo sposato e con svariate amanti. Quando il padre muore la cosa la lascia indifferente, come indifferente l’aveva lasciata il testamento che in poche righe escludeva lei e il fratello dall’ereditare le due case vacanza destinate per il volere dei genitori alle due sorelle minori, Astrid e Asa. Se Bard vive questa esclusione come un ulteriore affronto della famiglia nei suoi confronti, Bergljot non si meraviglia, dato che lei sull’eredità ci aveva messo già una croce, visto che aveva interrotto i rapporti con la famiglia molti anni prima.  

«Tra non molto moriranno, piangevo.

Anche tu morirai, mi disse.

Me l’ero dimenticato».

La discussione sull’eredità e le conseguenti liti tra i fratelli portano Bergljot a dover riaprire quella finestra che aveva sigillato anni prima. Confrontandosi con i vari componenti della famiglia e cercando di prendere una decisione giusta per tutti, Bergjot sarà costretta ad interfacciarsi con quelle persone che anni prima non l’avevano creduta quando lei aveva rivelato il più terribile dei segreti: gli abusi del padre. A quel tempo nessuno le aveva creduto, perché l’aveva detto troppo tardi rispetto a quando questi fatti risalivano e lei stessa aveva iniziato a dubitare delle sue parole. Solo dopo un lungo percorso di analisi era riuscita a ricostruire la sua vita e aveva capito che per stare bene doveva vivere distante da chi l’aveva fatta soffrire, da chi aveva abusato del suo ruolo e da chi invece che proteggerla le era andata contro. 

Eredità è un libro che procede lento, una narrazione in cui l’autrice dosa con calma assoluta tutte le parole che utilizza. È come se volesse preparare il lettore a i vari colpi che sferza con maestria man mano che la storia procede, colpi che lasciano il lettore stordito e bisognoso di una pausa.  

  • Titolo: Eredità
  • Autrice: Vidgis Hjorth
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 21 Maggio 2020

Il gioco della vita| Mazo de la Roche

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Avete presente quella sensazione che ci prende verso alcuni libri che oscilla tra il voglio leggere tutto subito e non voglio leggere tutto subito? Mi spiego meglio. Quando esce un libro che attendevamo da tempo le scelte che abbiamo di fronte sono due: leggere in fretta e tutto d’un fiato o dosare la lettura.

Quando mi è arrivato il secondo capitolo di Jalna, Il gioco della vita di Mazo de la Roche in uscita oggi per Fazi Editore, la voglia di leggerlo era forte, ma al tempo stesso sapevo che una volta terminata la lettura non mi sarebbe rimasto più niente, se non intasare la casella mail della casa editrice chiedendo a gran voce il seguito quanto prima possibile (cosa che non ho ancora fatto più che altro per conservare un briciolo di dignità e professionalità).

Il gioco della vita ci riporta in quella splendida tenuta dell’Ontario che avevamo imparato a conoscere ed amare di nome Jalna, nome della cittadina indiana in cui il capitano Philip Whiteoak e Adeline Court si erano conosciuti ed innamorati. Un amore che aveva generato quattro figli, sei nipoti e due bisnipoti che vivevano tutti insieme appassionatamente a Jalna.

Dall’alto dei suoi centouno anni Adeline osservava dal letto diventato ormai il suo fortino le sorti della famiglia che nell’ultimo anno le aveva procurato diversi dispiaceri. Eden dopo il tradimento ai danni di Alayne e suo fratello Piers aveva fatto perdere le sue tracce e da un anno non arrivavano più sue notizie. La povera Alayne era stata costretta a tornare a New York, troppo scottata dal comportamento di Eden e troppo turbata dai sentimenti contrastanti che aveva per Ranny.

In tutto ciò c’erano state ben due nascite. Pheasant e Piers avevano dato il benvenuto in famiglia al piccolo Maurice e Meg dopo aver finalmente perdonato l’amore della sua vita era diventata mamma della piccola Patience.

Gioie e dolori per la famiglia Whiteoak che di punto in bianco si trova a dover gestire l’ennesimo colpo basso della nonna; l’eredità, per sua scelta, sarebbe andata ad uno soltanto e non ripartita tra i vari componenti della famiglia che in seguito a questa strana decisione di Adeline dànno il via a gelosie e mosse scorrette pur accaparrarsi il patrimonio.

Chi sembra completamente disinteressato alla lotta è Finch che vorrebbe dare libero sfogo alle sue passioni artistiche e Renny, troppo preso dalle memorie del suo amore perduto che all’improvviso fa ritorno a Jalna, nuovamente pronta a scompigliare gli animi dei residenti.

A questo punto vi ho giusto dato un assaggio, perché la parte più bella di tutto ciò sarà leggere il nuovo capitolo. Se siete alla ricerca di una saga famigliare di cui appassionarvi, se siete attratti da intrighi, segreti, passioni e amori, beh questo è il libro giusto. Dal mio canto posso solo dire che mi mancano già tutti e che vorrei poter stringere tra le mie mani il seguito. Questa saga crea dipendenza, provare per credere.

  • Titolo: Il gioco della vita
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 28 Maggio 2020

Come muoversi tra la folla| Camille Bordas

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Nelle ultime settimane il mio tempo dedicato alla lettura è stato simile a degli sbalzi d’umore. Giorni e giorni in cui non riuscivo a portare a termine mezza pagina di un libro e giorni in cui mi bastavano un paio di ore per iniziarne e finirne uno. C’è stato un libro sbucato un po’ per caso che fa parte della seconda categoria: iniziato, finito, amato, indimenticabile (probabilmente finirà tra le mie letture più belle di sempre ma a questo ci arriveremo poi).

Come muoversi tra la folla di Camille Bordas, SEM, racconta la storia di un ragazzino di undici anni, Isidore Mazal, chiamato da tutti Dory anche se lui preferirebbe di gran lunga essere chiamato Izzie.

Dory (scusami se anche io ti chiamo così) vive con la sua numerosa famiglia, madre, padre e ben cinque fratelli (sono tre sorelle e tre fratelli) tutti più grandi di lui e tutti ma proprio tutti dei cervelloni. Berenice studia a Parigi muovendosi da un dottorato all’altro, Aurore e Leonard sono entrambi impegnati a lavorare sulle rispettive tesi, Jeremie studia al conservatorio e Simone per quanto abbia ancora tredici anni è già al secondo anno di liceo.

Una famiglia geniale dove il piccolo Dory si sente spesso fuori posto se paragonato ai fratelli che vede invincibili ed inarrivabili; lui ad esempio è il solo a non aver fatto più anni in uno, cosa che lo tormenta non poco.

A guardarla da fuori la famiglia Mazal è una famiglia invidiabile. A tavola si discute di filosofia, la televisione è vista solo se ha scopi educativi o stimola un dibattito, ma a ben guardare c’è sempre l’altro lato della medaglia: sono completamente inadatti ai rapporti interpersonali. Sono persone intelligentissime che non sanno come muoversi nel mondo, che trattano gli altri con sufficienza e che non perdono occasione per ribadire la loro superiorità.

A loro si oppone Dory con la sua ingenuità e il suo sguardo disincantato sul mondo, l’unico a non aver fatto due anni scolastici in uno e l’unico in grado di abbandonarsi alla visione di un film senza per forza mettere su una critica cinematografica dura e pura.

Quando il padre muore, Dory sarà il solo ed unico componente della famiglia a preoccuparsi della reazione di ognuno, provando con la sua purezza e la sua delicatezza a fornire un sostegno a tutti.

Come muoversi tra la folla si muove su più linee; da una parte i rapporti personali e la difficoltà che essi comportano, dall’altra il tema che ricopre più spazio: il lutto e la sua elaborazione con tutto il carico emotivo che questo comporta.

Avevo iniziato dicendo che questo finirà tre le mie letture più belle di sempre e il motivo è molto semplice. Quando tra le pagine di un libro scorgi pezzi della tua vita scritti nero su bianco, non si può rimanere indifferenti e questi libri diventano immediatamente pezzi di cuore di cui non si potrà più fare a meno.

  • Titolo: Come muoversi tra la folla
  • Autrice: Camille Bordas
  • Casa Editrice: SEM
  • Data di pubblicazione: 21 Marzo 2019

Diario semiserio di quarantena| Settimana numero…

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Settimana di quarantena numero…

Non ricordo il momento in cui ho smesso di contare i giorni passati tra le mura domestiche e tanto meno mi affretto a segnare sul calendario quanto manca alla liberazione; in teoria il 4 maggio, ma hanno spostato talmente tante volte la data di fine lockdown che ormai sono credibili quanto quelli di “Poltrone e Sofà” quando dicono che è l’ultimo weekend di sconti.

Questa dovrebbe essere l’ultima settimana di isolamento, da lunedì prossimo si torna alla vita di prima. Più o meno. Mascherine, guanti, distanziamento sociale, due persone per volta all’interno degli esercizi pubblici, vietati ancora gli assembramenti, se si esce a fare una passeggiata bisogna mantenere la distanza di un metro e mezzo e insomma tutta questa voglia di tornare lì fuori a me è passata. Si chiama adattamento, mi dicono, non c’è da spaventarsi o da preoccuparsi. Sarà che prima di tutto questo la mia non era una vida loca, sarà che sola ci sto benissimo (sola sola no, mi basta quella povera santa che da quasi trent’anni mi sopporta), sarà che già prima non ero tipo da baci e abbracci, saranno tante di quelle cose che cambiamo discorso che è meglio che con i miei discorsi da folle non voglio annoiare nessuno.

Avviso i gentili lettori che è tornata la voglia di leggere e possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo. Questa cosa di non riuscire a portare a termine neanche mezza pagina mi innervosiva e mi faceva pensare al fatto di star sprecando tutto il tempo in eccesso che mi era stato dato. La lettura non è costrizione e non è obbligatoria, mi sarò sgolata a forza di dirlo ai ragazzi del mio corso di lettura e scrittura, ma come tutti gli ipocriti non seguo i consigli che io stessa do.

Cosa ho letto e cosa sto leggendo?

Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh, Feltrinelli, una donna che per superare una fase dolorosa della sua vita decide di abbandonarsi al sonno e quante volte mi sono detta, voglio fare come lei e svegliarmi a quarantena finita se non fosse per la quantità industriale di farmaci che assume per addormentarsi. Un paese terribile di Keith Gessen, Einaudi, un ragazzo nato in Russia e trasferitosi negli USA all’età di sei anni e che ritorna nel paese natio per prendersi cura della nonna quasi novantenne. Quello che crede di trovare è un paese per l’appunto terribile, invece imparerà ad amare pregi e difetti di una nazione di cui ben presto si renderà conto non sapere nulla.

La ricetta del cuore in subbuglio e Una rivoluzione sentimentale di Viola Ardone, entrambi Salani. Dopo essermi completamente innamorata di Amerigo, sentivo la necessità di recuperare i primi due lavori di Viola Ardone, per mettermi in pari con un’autrice che in pochissimo tempo è diventata autrice del cuore. Recuperandoli mi sono resa conto di quanto la sua scrittura sia maturata nel terzo libro (il secondo poi mi è piaciuto particolarmente anche se io e Zelda abbiamo un po’ litigato a causa di alcune sue scelte, ma questi sono i deliri della me lettrice a parlare, voi passate avanti). Stesso discorso per Mosca più balena, Minimum Fax e Il Verdetto, La Nave di Teseo di Valeria Parrella (che con Almarina è candidata allo Strega e qui si tifa tantissimo per lei). Non sono amante dei racconti e questo mi porta ad escluderli nel momento in cui devo acquistare un libro nuovo. Capita quindi di perdermi dei libri belli, come quelli sopra citati.

Florence Gordon di Brian Morton, Sonzogno e La famiglia Karnowki di Israel J. Singer, Adelphi, sono due libri che mi sono stati consigliati da due amiche lettrici e che hanno colto il segno. Il primo su una scrittrice femminista alle prese con la sua autobiografia e la sua caotica famiglia e il secondo una saga raccontata attraverso le tre generazioni familiari.

E in lettura? Come muoversi tra la folla di Camille Bordas, SEM, Falsa partenza di Marion Messina, La Nave di Teseo e Tempo variabile di Jenny Offill, NN Editore di cui spero di parlarvi prestissimo.

Come sempre, ci leggiamo alla prossima.

Photo Credits Google Images

 

Diario semiserio di quarantena |Donne sull’orlo di una crisi di nervi

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Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, sono difficili, pesanti, addirittura al limite per qualcuno. Questa settimana l’intenzione era quella di pubblicare due post su due libri letti nelle scorse settimane, ma la testa è altrove e fingere che vada tutto bene è difficile, quindi ho pensato: bene, proviamo a fare un post diverso dal solito.

Sono a casa come ci è stato consigliato, limito al massimo le mie uscite, anche perché da novella ipocondriaca, del virus che circola ne avevo paura già da settimane e immaginate il mio umore e il mio stato mentale di questi giorni dal momento in cui tutto è precipitato. Filtro le notizie e cerco di stare meno tempo possibile sui social, perché come sappiamo possono essere una preziosa fonte di svago, ma anche di allarmismo puro e quindi via, cellulare spento. Cerco di affidarmi ai punti fermi della mia vita, gli affetti in primis (a distanza di un metro, sia chiaro), le serie TV nuove, quelle da recuperare e quelle da rivedere e poi soprattutto i miei amabili libri, compagni fedeli che accorrono in mio aiuto per cercare di distrarmi quanto più mi è possibile. In questi giorni penso a quanto mi sarebbe piaciuto essere brava in qualche lavoro manuale, tipo l’uncinetto, il bricolage, il decoupage, il giardinaggio: niente, riesco a leggere un libro di quattrocento pagine in una giornata scarsa, ma il lato creativo è totalmente assente in me.

Pazienza, mi affido alle serie TV, ai film e alle letture, su queste cose sono bravissima. Penso a chi in questi giorni si sta dannando nel dire agli italiani «state a casa, leggete un bel libro» e ripenso a me, non c’è bisogno di un’opera di convincimento, a leggere leggo tranquillamente e non dovevo aspettare un periodo forzato per mettermi a leggere. Il mondo è bello, perché è vario e quindi sì, diciamolo a gran voce, state a casa, leggete, vedete la televisione, parlate con vostra madre, giocate con i vostri fratelli, meditate, pregate, fate quello che volete, ma statevenn’ a cas’.

INVENTARIO. COSA LEGGERE E COSA VEDERE IN QUESTI GIORNI (SONO ACCETTI SUGGERIMENTI DI OGNI TIPO).

Ho fatto una scorpacciata di ebook caricandoli sul Kindle, giusto per evitare di rimanere senza libri da leggere. In questi giorni sono in compagnia di Tre donne di Lisa Taddeo, Mondadori, (sono quasi alla fine), Le confessioni di Frannie Langton, Sara Collins, Einaudi, che avevo sul Kindle già da settimane, ma che inspiegabilmente ancora non mi ero decisa ad iniziare ed infine La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea, Einaudi, iniziato da pochissimo e che devo ancora inquadrare come lettura.

Spostandomi in casa Neri Pozza mi sono decisa di dare una seconda possibilità a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton (abbandonato la scorsa estate dopo qualche capitolo) e voglio iniziare quanto prima a leggere due titoli di Natasha Solomons: I Goldbaum e Casa Tyneford. Infine mi aspettano Il sogno della crisalide di Vanessa Montford e Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (libro sulla pila dei libri da leggere da un po’ di tempo) entrambi Feltrinelli.

SERIE TV

Sul versante serie TV non può mancare Grey’s Anatomy, certo, ormai sono arrivata a passare più tempo a criticarla che apprezzarla, ma è una delle serie che seguo da più tempo e lasciarla farebbe più male che continuare a vederla. Su Sky Atlantic mi sono imbattuta sulla miniserie Piccole Donne (non ho letto il libro, abbiate pietà di me) e mi sta piacendo molto: sono tre puntate appena e mi manca giusto l’ultima e dopo averla terminata sarà la volta buona di iniziare il libro.

Devo decidermi ad iniziare Hunters (disponibile su Amazon Prime Video), così come vorrei dare una seconda chance a Il metodo Kominsky dopo una prima puntata che non mi aveva esaltato. Infine, mi sul fronte rewatch c’è l’idea di dedicarmi alle prime cinque stagioni delle Gilmore Girls (la sesta e parte della settima sono degli scempi che per me non esistono) e alle serie completa di Desperate Housewives, visto che in questo periodo desperate lo siamo un po’ tutti.

Un abbraccio lettori (virtuale ché solo quelli possiamo dare).

(Photo Credits Google Images)

Aria di novità| Carmen Korn

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Perché tutte le cose belle devono finire? Ho appena letto l’ultima riga di Aria di novità di Carmen Korn in uscita lunedì 2 marzo per Fazi Editore e l’unica cosa che penso è che dire addio a dei personaggi che vivono solo sulla carta non fa meno male rispetto al dire addio a persone in carne ed ossa.

Henny, Käthe, Lina ed Ida le abbiamo conosciute all’inizio del novecento, quando erano ancora delle ragazze che pensavano all’amore, al costruirsi una famiglia, all’avere un lavoro. Le abbiamo viste crescere, cambiare, maturare, sposarsi, fare figli ed avere nipoti. Le abbiamo viste alle prese con le gioie e i dolori che la vita riservava ad ognuna di esse. Aspettavo questo libro con trepidazione e al tempo stesso con la malinconia di chi sa che dopo questo il sipario si sarebbe chiusi per sempre.

La narrazione riparte dal marzo del 1970 e i cambiamenti che hanno colpito la vita delle quattro amiche sono molteplici.

Henny ormai settantenne si dedica sporadicamente alla sua attività di ostetrica, è felice ed appagata dal suo terzo matrimonio con Theo, dottore anche lui presso la clinica privata ormai gestita dalla figlia di lei, Marika. Marika ha reso Henny e Theo nonni di due ragazzi che crescono alla velocità della luce. Katja è un’eccellente fotografa di guerra, una ragazza determinata nella vita, meno nell’amore visto che quel Karsten la fa dannare non poco; Konstantin per quanto piccolo ha già la propensione all’ambizione e darà tante soddisfazioni alla sua famiglia allargata. Klaus, secondo figlio di Henny, ormai fa coppia fissa con Alex, ma i tempi non sono ancora maturi per poter gridare ai quattro venti la propria omosessualità. C’è da sperare che con gli anni a venire l’orientamento sessuale di una persona diventi cosa di poco conto.

Käthe e Rudi formano ancora la splendida coppia che abbiamo conosciuto e di sicuro quella che ha dovuto affrontare maggiori difficoltà, con la detenzione in un campo di concentramento della prima e la sparizione del secondo che ormai tutti davano per morto. Fortuna che così non è stato e ora i due che non hanno avuto figli cercano di essere buoni genitori per Ruth che però a rendere tranquilli i suoi non ci pensa proprio e verrà coinvolta in questioni internazionali più grandi di lei.

Lina e Louise continuano a gestire la libreria insieme a Momme. Gli anni passano e accettare lo scorrere del tempo e i cambiamenti che questo ha sul corpo delle persone non è semplice e farne i conti sarà Louise, la più fragile delle due e il cui ricorrere all’alcool sarà sempre più frequente, con una Lina che dovrà rassegnarsi alle fasi depressive della sua compagna.

Ida e Thian vivono ancora nella pensione di Guste e il loro matrimonio è una continua fonte d’amore e l’unica cosa che vorrebbero è che la loro splendida Florentine si decida a sposarsi, ma i piani della modella non prevedono al momento l’altare, ma l’idea di costruire una famiglia con il suo amato Robert è ciò che più la rende impaziente.

Con lo scorrere delle pagine assistiamo allo scorrere degli anni e veniamo trasportati negli anni settanta, ottanta e per concludere negli anni novanta. Poco per volta dovremmo salutare a malincuore alcuni dei nostri personaggi, perché la vita questo ci impone. Non mi ero mai appassionata così tanto ad una saga, non avevo mai fatto mai le gioie e i dolori dei personaggi, ma c’è sempre una prima volta. Metto via Aria di novità con l’idea (probabilmente utopica) che prima o poi alcuni di essi torneranno a farmi compagnia.

  • Titolo: Aria di novità
  • Autrice: Carmen Korn
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 2 Marzo 2020

La ricamatrice di Winchester| Tracy Chevalier

La ricamatrice di Winchester

Violet è una donna di trentotto anni decisa a far ripartire la sua vita, motivo per cui si mette alle spalle Southampton, la sua città natale, per approdare a Winchester. Trova lavoro come dattilografa in un ufficio assicurativo e anche se la paga la rende a stento indipendente e in grado di mantenersi, lo preferisce di gran lunga al vivere con la madre che non perdeva mai occasione di ricordarle che gli anni migliori erano ormai passai e che se non voleva rimanere sola a vita avrebbe fatto meglio a fare il tutto per tutto pur di accaparrarsi un uomo.

Gli uomini Violet li considerava un capitolo chiuso visto che la Grande Guerra oltre al fratello le aveva tolto anche l’amore della sua vita, Laurence e arrivata quasi alla soglia dei quarant’anni si faceva bastare gli incontri fugaci che ancora le capitavano e si era rassegnata al destino di donna sola.

Un pomeriggio si imbatte in una strana funzione nella cattedrale di Winchester, una cerimonia di presentazione di cuscini ricamati. In quel momento Violet viene a conoscenza dell’associazione delle ricamatrici della cattedrale ed estasiata dalla bellezza di quelle creazioni sente di volerne far parte.

La vita a Winchester per lei era caratterizzata dal suo lavoro da impiegata, scandita dal rito del tè, da qualche boccata di sigaretta che nei giorni più difficili le placavano i morsi della fame e dalle serate noiose nella sala comune della casa in cui viveva. Quello di cui aveva bisogno era di trovare qualcosa che l’animasse di nuovo e che la potesse portare a fare nuove amicizie e in men che non si dica si ritrova anche lei nell’illustre gruppo di ricamatrici fondato dalla signorina Louise Pesel e diretto dalla signora Biggins che introducono Violet nell’arte del ricamo.

L’idea che qualcosa di suo permanga nel tempo riaccende la passione nella vita di Violet. Durante gli incontri con le ricamatrici si imbatte in Gilda, una donna estroversa e non sposata come lei che in poco tempo diventerà sua grande amica. La presenza di Gilda nella vita di Violet sarà fondamentale e farà capire a Violet il vero significato di amicizia e l’essenza dell’amore che non sempre corrisponde all’idea che ci siamo costruiti.

Ciò che la segnerà maggiormente, invece, sarà la conoscenza di Arthur, il campanaro della cattedrale che come Violet ha conosciuto il dolore e ha dovuto farlo suo pur di non impazzire e andare avanti. Due anime affini che impareranno a conoscersi poco per volta e che riaccenderanno in Violet emozioni che credeva ormai sopite.

Tracy Chevalier con La ricamatrice di Winchester, uscito per Neri Pozza, ci racconta una bellissima storia di una donna che reclama la sua indipendenza a dispetto dell’epoca in cui vive. La maestria con cui la Chevalier ricostruisce periodi storici mi ha sempre incantato così come la delicatezza con cui intesse rapporti d’amore e di amicizia. La ricamatrice di Winchester è un’appassionante e struggente storia, capace di regalare pagina dopo pagina infinite emozioni. 

  • Titolo: La ricamatrice di Winchester
  • Autrice: Tracy Chevalier
  • Data di pubblicazione: 16 Gennaio 2020
  • Casa Editrice: Neri Pozza

Il cielo in gabbia| Christine Leunens

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Durante la cerimonia degli ultimi Golden Globes hanno mandato in onda un frame del film Jojo Rabbit che mostrava un ragazzino che parlava col suo amico immaginario Adolf Hitler. È bastato quel minuto scarso a convincermi a vedere il film. Avevo messo in conto di farmi due risate, non avevo messo in conto di ritrovarmi in lacrime a metà film e disperata dopo la scena finale.

Jojo Rabbit è uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 16 gennaio, film del regista Taika Waititi (che nella pellicola interpreta Hitler), con Scarlett Johansson, Roman Griffin Davis e Thomasin McKenzie, film che con ironia cerca di ripercorrere uno dei periodi più tragici che la nostra storia recente ha conosciuto: il nazismo, il conflitto mondiale e la persecuzione degli ebrei. Non lasciatevi ingannare dai toni leggeri, perché questo film scena dopo scena saprà assestare dei colpi emozionali difficili da dimenticare e che vi ridurranno in una valle di lacrime nel momento in cui sullo schermo compariranno i titoli di coda.

Una cosa che non sapevo è che il film è liberamente ispirato al romanzo di Christine Leunens, Come semi d’autunno, libro datato 2004 che è stato pubblicato qui in Italia da SEM nel novembre del 2019 con il titolo Il cielo in gabbia. Sottolineo il verbo ispirato, perché a parte l’idea il libro e il film viaggiano su due rette parallele che non si incontrano neanche all’infinito, rimanendo a mio parere due prodotti ben separati.

Venendo al libro, Il cielo in gabbia racconta di di Johannes Betzler, un ragazzino che sta crescendo nel culto del nazismo, fiero appartenente della Gioventù Hitleriana che nel 1943 parte per difendere la sua patria nel conflitto mondiale, ma a causa di un incidente avvenuto in guerra è costretto a fare ritorno a casa dai suoi genitori e dalla nonna che vive con loro.

Seppur non apertamente i genitori di Johannes non sposano gli ideali in cui crede il figlio e come anti-nazisti decidono di rischiare in prima linea nascondendo in casa propria Elsa, una ragazzina ebrea. Il giorno in cui Johannes scopre la sua presenza, ne è inorridito e al tempo stesso attratto. Elsa è l’incarnazione dei principi che lui combatte fermamente, ma non può negare il fascino che quella bella ragazza di qualche anno più grande esercita su di lui.

Gli anni passano, il conflitto mondiale continua e tra Johannes ed Elsa si sviluppa un rapporto di amicizia ed amore e soprattutto di dipendenza. Elsa è dipendente dalle visite e dal tempo che Johannes le riserva, Johannes è completamente dipendente dalla presenza di Elsa nella sua vita.

Gli anni passano, il conflitto continua, la relazione tra i due si intensifica fino a quando giunge la notizia che la guerra è finita e il nazismo non ha più ragione di esistere. Dopo essere stato costretto a dire addio a sua madre, morta in guerra e a suo padre, disperso chissà dove, Johannes non può dire addio a un’altra persone che fa parte della sua vita e per questo motivo decide di sacrificare la libertà di Elsa a suo favore, illudendola sui veri vincitori della guerra e costringendola a continuare il suo stato di prigionia.

Il cielo in gabbia è un libro faticoso e che ti lascia in uno stato di angoscia nel momento in cui si porta a termine la lettura. I protagonisti sono difficili, complicati ed egoisti, mettono sé stessi prima degli altri incuranti dei sentimenti e delle libertà altrui. Fino a che punto può arrivare un uomo pur di trattenere la donna che ama accanto a sé? E se l’amore è tutto basato su un’enorme bugia, di che amore si tratta?

Amore significa due persone che stanno insieme a qualunque costo. L’amore è una colla, la più potente che ci sia, che tiene assieme due persone.

  • Titolo: Il cielo in gabbia
  • Autrice: Christine Leunens
  • Casa editrice: SEM
  • Data di pubblicazione: 21 Novembre 2019

Il diritto di opporsi| Bryan Stevenson

il diritto di opporsi

Il breve tempo trascorso nel braccio della morte mi rivelò le lacune riguardo al nostro modo di trattare le persone all’interno del sistema giudiziario, e che forse alcuni individui venivano giudicati ingiustamente.

È il 1983 e Bryan Stevenson è uno studente alla Facoltà di Legge alle prese con il tirocinio. Una visita in un carcere di massima sicurezza in Georgia, un incontro con un detenuto rimasto senza avvocato dalla durata di ben tre ore, fanno capire a Bryan quale sarebbe stato il suo destino: occuparsi dei detenuti nel braccio della morte.

La Equal Justice Initiative è l’organizzazione senza scopo di lucro fondata dall’avvocato statunitense Bryan Stevenson, uno degli avvocati più conosciuti ed influenti al mondo. In questo libro, Il diritto di opporsi che Fazi Editore ha pubblicato in Italia il 30 gennaio in concomitanza con l’uscita nelle sale del film che ne è stato tratto, Stevenson ripercorre gli arbori della sua carriera, gli incontri più significativi con i detenuti e il caso più intenso a cui ha lavorato, quello di Walter McMillian.

Walter McMillian è un abitante della contea di Monroe, Alabama. Coincidenza vuole che Monroeville abbia dato i natali  alla scrittrice Harper Lee il cui celebre libro Il buio oltre la siepe racconta proprio di un’ingiustizia legale. Walter con una serie di abili mosse era riuscito a mettere su un’attività tutta propria negli anni ottanta, attività che gli regalava una soddisfacente indipendenza economica e che lo aveva reso padrone di sé stesso a differenza di tanti altri neri che si ritrovavano a lavorare sempre per qualche padrone bianco.

Quell’indipendenza non era tollerata da tutti, considerata la forte discriminazione razziale a cui erano soggette le persone di colore del sud degli Stati Uniti. Il passo falso di Walter fu quello di intrecciare una relazione amorosa con una donna della contea, Karen Kelly, una venticinquenne di diciotto anni più giovane di lui, sposata, ma soprattutto bianca. Quando la notizia divenne di dominio pubblico le cose per lui iniziarono a mettersi male, perché le relazioni miste erano fuorilegge in molti Stati americani. Il male diventò peggio quando Walter fu incastrato dal nuovo compagno di Kelly, Ralph Myers, che lo accusò dell’omicidio di Ronda Morrison, una studentessa diciottenne uccisa con tre colpi di pistola.

Walter fu condannato nel braccio della morte nonostante delle prove deboli o inesistenti a suo carico e quando Bryan lo incontra per la prima volta, capisce che deve fare il tutto per tutto per fargli riacquistare la libertà perduta.

Il diritto di opporsi è un libro che mostra le inefficienze del sistema giudiziario americano, un sistema che dovrebbe garantire equità e che invece è pieno di falle e punti deboli. Caso dopo caso Stevenson porta alla luce le storie di ragazzini giudicati come adulti, persone affette da disabilità mentali punite per i loro stati di salute, ma soprattutto le tante, troppe storie di persone giudicate sommariamente a causa del loro stato sociale e del colore della propria pelle. Questo libro è un susseguirsi di pagine pregne di emozioni, pagine toccanti e commoventi su una condizione sociale che continua ad essere purtroppo reale, ma per quanto desolanti possano essere alcune di esse, questo libro riesce nell’intento di infondere una pur lieve luce di speranza.

  • Titolo: Il diritto di opporsi
  • Autore: Bryan Stevenson
  • Casa editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2020