Donne sull’orlo di una crisi di nervi| Cosa leggere e cosa vedere in questi giorni

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Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, sono difficili, pesanti, addirittura al limite per qualcuno. Questa settimana l’intenzione era quella di pubblicare due post su due libri letti nelle scorse settimane, ma la testa è altrove e fingere che vada tutto bene è difficile, quindi ho pensato: bene, proviamo a fare un post diverso dal solito.

Sono a casa come ci è stato consigliato, limito al massimo le mie uscite, anche perché da novella ipocondriaca, del virus che circola ne avevo paura già da settimane e immaginate il mio umore e il mio stato mentale di questi giorni dal momento in cui tutto è precipitato. Filtro le notizie e cerco di stare meno tempo possibile sui social, perché come sappiamo possono essere una preziosa fonte di svago, ma anche di allarmismo puro e quindi via, cellulare spento. Cerco di affidarmi ai punti fermi della mia vita, gli affetti in primis (a distanza di un metro, sia chiaro), le serie TV nuove, quelle da recuperare e quelle da rivedere e poi soprattutto i miei amabili libri, compagni fedeli che accorrono in mio aiuto per cercare di distrarmi quanto più mi è possibile. In questi giorni penso a quanto mi sarebbe piaciuto essere brava in qualche lavoro manuale, tipo l’uncinetto, il bricolage, il decoupage, il giardinaggio: niente, riesco a leggere un libro di quattrocento pagine in una giornata scarsa, ma il lato creativo è totalmente assente in me.

Pazienza, mi affido alle serie TV, ai film e alle letture, su queste cose sono bravissima. Penso a chi in questi giorni si sta dannando nel dire agli italiani «state a casa, leggete un bel libro» e ripenso a me, non c’è bisogno di un’opera di convincimento, a leggere leggo tranquillamente e non dovevo aspettare un periodo forzato per mettermi a leggere. Il mondo è bello, perché è vario e quindi sì, diciamolo a gran voce, state a casa, leggete, vedete la televisione, parlate con vostra madre, giocate con i vostri fratelli, meditate, pregate, fate quello che volete, ma statevenn’ a cas’.

INVENTARIO. COSA LEGGERE E COSA VEDERE IN QUESTI GIORNI (SONO ACCETTI SUGGERIMENTI DI OGNI TIPO).

Ho fatto una scorpacciata di ebook caricandoli sul Kindle, giusto per evitare di rimanere senza libri da leggere. In questi giorni sono in compagnia di Tre donne di Lisa Taddeo, Mondadori, (sono quasi alla fine), Le confessioni di Frannie Langton, Sara Collins, Einaudi, che avevo sul Kindle già da settimane, ma che inspiegabilmente ancora non mi ero decisa ad iniziare ed infine La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea, Einaudi, iniziato da pochissimo e che devo ancora inquadrare come lettura.

Spostandomi in casa Neri Pozza mi sono decisa di dare una seconda possibilità a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton (abbandonato la scorsa estate dopo qualche capitolo) e voglio iniziare quanto prima a leggere due titoli di Natasha Solomons: I Goldbaum e Casa Tyneford. Infine mi aspettano Il sogno della crisalide di Vanessa Montford e Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (libro sulla pila dei libri da leggere da un po’ di tempo) entrambi Feltrinelli.

SERIE TV

Sul versante serie TV non può mancare Grey’s Anatomy, certo, ormai sono arrivata a passare più tempo a criticarla che apprezzarla, ma è una delle serie che seguo da più tempo e lasciarla farebbe più male che continuare a vederla. Su Sky Atlantic mi sono imbattuta sulla miniserie Piccole Donne (non ho letto il libro, abbiate pietà di me) e mi sta piacendo molto: sono tre puntate appena e mi manca giusto l’ultima e dopo averla terminata sarà la volta buona di iniziare il libro.

Devo decidermi ad iniziare Hunters (disponibile su Amazon Prime Video), così come vorrei dare una seconda chance a Il metodo Kominsky dopo una prima puntata che non mi aveva esaltato. Infine, mi sul fronte rewatch c’è l’idea di dedicarmi alle prime cinque stagioni delle Gilmore Girls (la sesta e parte della settima sono degli scempi che per me non esistono) e alle serie completa di Desperate Housewives, visto che in questo periodo desperate lo siamo un po’ tutti.

Un abbraccio lettori (virtuale ché solo quelli possiamo dare).

Aria di novità| Carmen Korn

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Perché tutte le cose belle devono finire? Ho appena letto l’ultima riga di Aria di novità di Carmen Korn in uscita lunedì 2 marzo per Fazi Editore e l’unica cosa che penso è che dire addio a dei personaggi che vivono solo sulla carta non fa meno male rispetto al dire addio a persone in carne ed ossa.

Henny, Käthe, Lina ed Ida le abbiamo conosciute all’inizio del novecento, quando erano ancora delle ragazze che pensavano all’amore, al costruirsi una famiglia, all’avere un lavoro. Le abbiamo viste crescere, cambiare, maturare, sposarsi, fare figli ed avere nipoti. Le abbiamo viste alle prese con le gioie e i dolori che la vita riservava ad ognuna di esse. Aspettavo questo libro con trepidazione e al tempo stesso con la malinconia di chi sa che dopo questo il sipario si sarebbe chiusi per sempre.

La narrazione riparte dal marzo del 1970 e i cambiamenti che hanno colpito la vita delle quattro amiche sono molteplici.

Henny ormai settantenne si dedica sporadicamente alla sua attività di ostetrica, è felice ed appagata dal suo terzo matrimonio con Theo, dottore anche lui presso la clinica privata ormai gestita dalla figlia di lei, Marika. Marika ha reso Henny e Theo nonni di due ragazzi che crescono alla velocità della luce. Katja è un’eccellente fotografa di guerra, una ragazza determinata nella vita, meno nell’amore visto che quel Karsten la fa dannare non poco; Konstantin per quanto piccolo ha già la propensione all’ambizione e darà tante soddisfazioni alla sua famiglia allargata. Klaus, secondo figlio di Henny, ormai fa coppia fissa con Alex, ma i tempi non sono ancora maturi per poter gridare ai quattro venti la propria omosessualità. C’è da sperare che con gli anni a venire l’orientamento sessuale di una persona diventi cosa di poco conto.

Käthe e Rudi formano ancora la splendida coppia che abbiamo conosciuto e di sicuro quella che ha dovuto affrontare maggiori difficoltà, con la detenzione in un campo di concentramento della prima e la sparizione del secondo che ormai tutti davano per morto. Fortuna che così non è stato e ora i due che non hanno avuto figli cercano di essere buoni genitori per Ruth che però a rendere tranquilli i suoi non ci pensa proprio e verrà coinvolta in questioni internazionali più grandi di lei.

Lina e Louise continuano a gestire la libreria insieme a Momme. Gli anni passano e accettare lo scorrere del tempo e i cambiamenti che questo ha sul corpo delle persone non è semplice e farne i conti sarà Louise, la più fragile delle due e il cui ricorrere all’alcool sarà sempre più frequente, con una Lina che dovrà rassegnarsi alle fasi depressive della sua compagna.

Ida e Thian vivono ancora nella pensione di Guste e il loro matrimonio è una continua fonte d’amore e l’unica cosa che vorrebbero è che la loro splendida Florentine si decida a sposarsi, ma i piani della modella non prevedono al momento l’altare, ma l’idea di costruire una famiglia con il suo amato Robert è ciò che più la rende impaziente.

Con lo scorrere delle pagine assistiamo allo scorrere degli anni e veniamo trasportati negli anni settanta, ottanta e per concludere negli anni novanta. Poco per volta dovremmo salutare a malincuore alcuni dei nostri personaggi, perché la vita questo ci impone. Non mi ero mai appassionata così tanto ad una saga, non avevo mai fatto mai le gioie e i dolori dei personaggi, ma c’è sempre una prima volta. Metto via Aria di novità con l’idea (probabilmente utopica) che prima o poi alcuni di essi torneranno a farmi compagnia.

  • Titolo: Aria di novità
  • Autrice: Carmen Korn
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 2 Marzo 2020

La ricamatrice di Winchester| Tracy Chevalier

La ricamatrice di Winchester

Violet è una donna di trentotto anni decisa a far ripartire la sua vita, motivo per cui si mette alle spalle Southampton, la sua città natale, per approdare a Winchester. Trova lavoro come dattilografa in un ufficio assicurativo e anche se la paga la rende a stento indipendente e in grado di mantenersi, lo preferisce di gran lunga al vivere con la madre che non perdeva mai occasione di ricordarle che gli anni migliori erano ormai passai e che se non voleva rimanere sola a vita avrebbe fatto meglio a fare il tutto per tutto pur di accaparrarsi un uomo.

Gli uomini Violet li considerava un capitolo chiuso visto che la Grande Guerra oltre al fratello le aveva tolto anche l’amore della sua vita, Laurence e arrivata quasi alla soglia dei quarant’anni si faceva bastare gli incontri fugaci che ancora le capitavano e si era rassegnata al destino di donna sola.

Un pomeriggio si imbatte in una strana funzione nella cattedrale di Winchester, una cerimonia di presentazione di cuscini ricamati. In quel momento Violet viene a conoscenza dell’associazione delle ricamatrici della cattedrale ed estasiata dalla bellezza di quelle creazioni sente di volerne far parte.

La vita a Winchester per lei era caratterizzata dal suo lavoro da impiegata, scandita dal rito del tè, da qualche boccata di sigaretta che nei giorni più difficili le placavano i morsi della fame e dalle serate noiose nella sala comune della casa in cui viveva. Quello di cui aveva bisogno era di trovare qualcosa che l’animasse di nuovo e che la potesse portare a fare nuove amicizie e in men che non si dica si ritrova anche lei nell’illustre gruppo di ricamatrici fondato dalla signorina Louise Pesel e diretto dalla signora Biggins che introducono Violet nell’arte del ricamo.

L’idea che qualcosa di suo permanga nel tempo riaccende la passione nella vita di Violet. Durante gli incontri con le ricamatrici si imbatte in Gilda, una donna estroversa e non sposata come lei che in poco tempo diventerà sua grande amica. La presenza di Gilda nella vita di Violet sarà fondamentale e farà capire a Violet il vero significato di amicizia e l’essenza dell’amore che non sempre corrisponde all’idea che ci siamo costruiti.

Ciò che la segnerà maggiormente, invece, sarà la conoscenza di Arthur, il campanaro della cattedrale che come Violet ha conosciuto il dolore e ha dovuto farlo suo pur di non impazzire e andare avanti. Due anime affini che impareranno a conoscersi poco per volta e che riaccenderanno in Violet emozioni che credeva ormai sopite.

Tracy Chevalier con La ricamatrice di Winchester, uscito per Neri Pozza, ci racconta una bellissima storia di una donna che reclama la sua indipendenza a dispetto dell’epoca in cui vive. La maestria con cui la Chevalier ricostruisce periodi storici mi ha sempre incantato così come la delicatezza con cui intesse rapporti d’amore e di amicizia. La ricamatrice di Winchester è un’appassionante e struggente storia, capace di regalare pagina dopo pagina infinite emozioni. 

  • Titolo: La ricamatrice di Winchester
  • Autrice: Tracy Chevalier
  • Data di pubblicazione: 16 Gennaio 2020
  • Casa Editrice: Neri Pozza

Il cielo in gabbia| Christine Leunens

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Durante la cerimonia degli ultimi Golden Globes hanno mandato in onda un frame del film Jojo Rabbit che mostrava un ragazzino che parlava col suo amico immaginario Adolf Hitler. È bastato quel minuto scarso a convincermi a vedere il film. Avevo messo in conto di farmi due risate, non avevo messo in conto di ritrovarmi in lacrime a metà film e disperata dopo la scena finale.

Jojo Rabbit è uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 16 gennaio, film del regista Taika Waititi (che nella pellicola interpreta Hitler), con Scarlett Johansson, Roman Griffin Davis e Thomasin McKenzie, film che con ironia cerca di ripercorrere uno dei periodi più tragici che la nostra storia recente ha conosciuto: il nazismo, il conflitto mondiale e la persecuzione degli ebrei. Non lasciatevi ingannare dai toni leggeri, perché questo film scena dopo scena saprà assestare dei colpi emozionali difficili da dimenticare e che vi ridurranno in una valle di lacrime nel momento in cui sullo schermo compariranno i titoli di coda.

Una cosa che non sapevo è che il film è liberamente ispirato al romanzo di Christine Leunens, Come semi d’autunno, libro datato 2004 che è stato pubblicato qui in Italia da SEM nel novembre del 2019 con il titolo Il cielo in gabbia. Sottolineo il verbo ispirato, perché a parte l’idea il libro e il film viaggiano su due rette parallele che non si incontrano neanche all’infinito, rimanendo a mio parere due prodotti ben separati.

Venendo al libro, Il cielo in gabbia racconta di di Johannes Betzler, un ragazzino che sta crescendo nel culto del nazismo, fiero appartenente della Gioventù Hitleriana che nel 1943 parte per difendere la sua patria nel conflitto mondiale, ma a causa di un incidente avvenuto in guerra è costretto a fare ritorno a casa dai suoi genitori e dalla nonna che vive con loro.

Seppur non apertamente i genitori di Johannes non sposano gli ideali in cui crede il figlio e come anti-nazisti decidono di rischiare in prima linea nascondendo in casa propria Elsa, una ragazzina ebrea. Il giorno in cui Johannes scopre la sua presenza, ne è inorridito e al tempo stesso attratto. Elsa è l’incarnazione dei principi che lui combatte fermamente, ma non può negare il fascino che quella bella ragazza di qualche anno più grande esercita su di lui.

Gli anni passano, il conflitto mondiale continua e tra Johannes ed Elsa si sviluppa un rapporto di amicizia ed amore e soprattutto di dipendenza. Elsa è dipendente dalle visite e dal tempo che Johannes le riserva, Johannes è completamente dipendente dalla presenza di Elsa nella sua vita.

Gli anni passano, il conflitto continua, la relazione tra i due si intensifica fino a quando giunge la notizia che la guerra è finita e il nazismo non ha più ragione di esistere. Dopo essere stato costretto a dire addio a sua madre, morta in guerra e a suo padre, disperso chissà dove, Johannes non può dire addio a un’altra persone che fa parte della sua vita e per questo motivo decide di sacrificare la libertà di Elsa a suo favore, illudendola sui veri vincitori della guerra e costringendola a continuare il suo stato di prigionia.

Il cielo in gabbia è un libro faticoso e che ti lascia in uno stato di angoscia nel momento in cui si porta a termine la lettura. I protagonisti sono difficili, complicati ed egoisti, mettono sé stessi prima degli altri incuranti dei sentimenti e delle libertà altrui. Fino a che punto può arrivare un uomo pur di trattenere la donna che ama accanto a sé? E se l’amore è tutto basato su un’enorme bugia, di che amore si tratta?

Amore significa due persone che stanno insieme a qualunque costo. L’amore è una colla, la più potente che ci sia, che tiene assieme due persone.

  • Titolo: Il cielo in gabbia
  • Autrice: Christine Leunens
  • Casa editrice: SEM
  • Data di pubblicazione: 21 Novembre 2019

Il diritto di opporsi| Bryan Stevenson

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Il breve tempo trascorso nel braccio della morte mi rivelò le lacune riguardo al nostro modo di trattare le persone all’interno del sistema giudiziario, e che forse alcuni individui venivano giudicati ingiustamente.

È il 1983 e Bryan Stevenson è uno studente alla Facoltà di Legge alle prese con il tirocinio. Una visita in un carcere di massima sicurezza in Georgia, un incontro con un detenuto rimasto senza avvocato dalla durata di ben tre ore, fanno capire a Bryan quale sarebbe stato il suo destino: occuparsi dei detenuti nel braccio della morte.

La Equal Justice Initiative è l’organizzazione senza scopo di lucro fondata dall’avvocato statunitense Bryan Stevenson, uno degli avvocati più conosciuti ed influenti al mondo. In questo libro, Il diritto di opporsi che Fazi Editore ha pubblicato in Italia il 30 gennaio in concomitanza con l’uscita nelle sale del film che ne è stato tratto, Stevenson ripercorre gli arbori della sua carriera, gli incontri più significativi con i detenuti e il caso più intenso a cui ha lavorato, quello di Walter McMillian.

Walter McMillian è un abitante della contea di Monroe, Alabama. Coincidenza vuole che Monroeville abbia dato i natali  alla scrittrice Harper Lee il cui celebre libro Il buio oltre la siepe racconta proprio di un’ingiustizia legale. Walter con una serie di abili mosse era riuscito a mettere su un’attività tutta propria negli anni ottanta, attività che gli regalava una soddisfacente indipendenza economica e che lo aveva reso padrone di sé stesso a differenza di tanti altri neri che si ritrovavano a lavorare sempre per qualche padrone bianco.

Quell’indipendenza non era tollerata da tutti, considerata la forte discriminazione razziale a cui erano soggette le persone di colore del sud degli Stati Uniti. Il passo falso di Walter fu quello di intrecciare una relazione amorosa con una donna della contea, Karen Kelly, una venticinquenne di diciotto anni più giovane di lui, sposata, ma soprattutto bianca. Quando la notizia divenne di dominio pubblico le cose per lui iniziarono a mettersi male, perché le relazioni miste erano fuorilegge in molti Stati americani. Il male diventò peggio quando Walter fu incastrato dal nuovo compagno di Kelly, Ralph Myers, che lo accusò dell’omicidio di Ronda Morrison, una studentessa diciottenne uccisa con tre colpi di pistola.

Walter fu condannato nel braccio della morte nonostante delle prove deboli o inesistenti a suo carico e quando Bryan lo incontra per la prima volta, capisce che deve fare il tutto per tutto per fargli riacquistare la libertà perduta.

Il diritto di opporsi è un libro che mostra le inefficienze del sistema giudiziario americano, un sistema che dovrebbe garantire equità e che invece è pieno di falle e punti deboli. Caso dopo caso Stevenson porta alla luce le storie di ragazzini giudicati come adulti, persone affette da disabilità mentali punite per i loro stati di salute, ma soprattutto le tante, troppe storie di persone giudicate sommariamente a causa del loro stato sociale e del colore della propria pelle. Questo libro è un susseguirsi di pagine pregne di emozioni, pagine toccanti e commoventi su una condizione sociale che continua ad essere purtroppo reale, ma per quanto desolanti possano essere alcune di esse, questo libro riesce nell’intento di infondere una pur lieve luce di speranza.

  • Titolo: Il diritto di opporsi
  • Autore: Bryan Stevenson
  • Casa editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2020

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Il 2019 attraverso i libri!

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Di Natale, di libri e di storie natalizie!

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Lo so cosa starete pensando: un post sul Natale? Già adesso? Forse è un po’ presto, forse no, ma amo così tanto l’atmosfera natalizia che non vedevo l’ora di aprire le danze e di fare un post adatto per il periodo che ci apprestiamo a vivere.

Nei prossimi giorni saremo invasi da addobbi, lucine che illuminano le strade e i balconi, canzoncine stucchevoli che usciranno dalle casse di tutti i negozi e film natalizi con trame in cui il Natale rischia sempre di saltare, salvo poi risolversi tutto per il meglio.

In tutto ciò non possono mancare le letture a tema ed eccomi quindi a consigliarvi ben tre libri, da leggere (rileggere), consigliare e/o regalare.

il canto di nataleIl primo libro non poteva non essere Il canto di Natale di Charles Dickens in questa bellissima versione illustrata con la prefazione di Gianrico Carofiglio uscita per la BUR. La storia del vecchio banchiere Ebenezer Scrooge è arcinota, complici gli adattamenti fatti (il mio preferito è la versione con zio Paperone nei panni di Scrooge e di Topolino in quella dell’impiegato Cratchit), ma la riassumo per chi vivesse su Marte. Scrooge è un uomo cinico e taccagno che ama profondamente il Natale, in quanto la considera una festa inutile che fa perdere solo tempo. Nella notte della Vigilia di Natale viene visitato da tre fantasmi, nell’ordine il fantasma del Natale passato, il fantasma del Natale presente e quello del Natale futuro. L’incontro con i tre spettri lo metteranno di fronte alla pessima vita che sta conducendo e lo spingono a rivedere affetti e priorità. Il Canto di Natale di Charlers Dickens è il classico natalizio per eccellenza.

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Veniamo a qualcosa di più recente, ossia I fratelli Kristmas di Giacomo Papi uscito qualche anno fa per Einaudi Stile Libero.

Babbo Natale si ammala la notte più importante dell’anno e il Natale rischia di saltare. Bisogna trovare una soluzione in fretta e la scelta ricade su Luciano, il fratello di Niklas, definito un uguagliatore. Un uguagliatore è colui che crede nell’uguaglianza di tutti i bambini, quindi indipendentemente dalla ricchezza della famiglia tutti i bambini il giorno di Natale dovrebbero avere lo stesso numero di regali.

Non sarebbe un racconto o una favola di Natale se non ci fosse il cattivo di turno a voler scompigliare il piano dei buoni e mandare tutto all’aria e il cattivo di questa storia è Panicus Flynch il proprietario dei giocattoli che mai ha sopportato questa festa e scatena contro Luciano le selvagge valchirie e ordisce un piano per catturare Babbo Natale. Tra folletti, gnomi ed elfi e l’aiuto di due bambini Pietro e Maddalena, I Fratelli Kristmas è quanto di più indicato da leggere in questo periodo.

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Per chiudere un libro di nuovissima uscita, quello di Francesca Cavallo, Elfi al quinto piano, Feltrinelli. Prendete tre adorabili bambini, Manuel, Camilla e Shonda e le loro due mamme Isabella e Domenique. Tutti e cinque sono stati costretti a trasferirsi in quanto il Presidente della loro vecchia città aveva dichiarato illegali le famiglie con due mamme, per cui pur di non perdere i loro tre amati bambini, Isabella e Domenique approdano nella città di R e precisamente in una casa al quinto piano di Via dei Camini Spaziosi 10.

Il giorno della Vigilia di Natale viene recapitata loro una lettera volante, firmata niente di meno che da Babbo Natale in persona che chiede ai tre bambini di aiutarlo a confezionare i regali per gli abitanti della città di R. Un sogno? No, considerato il fatto che la loro casetta da lì a poco verrà invasa da dieci adorabili elfi pronti ad impacchettare bel 230.119 regali.

Qualcosa però non andrà come previsto e il Natale nella città di R, città in cui non accade mai nulla di male, rischia di saltare, se non fosse che… (eh ma non posso dirvi mica tutto).

Se amate le atmosfere natalizie e non vedete l’ora di viverle e se amate le storie a lieto fine, questi sono i libri che fanno per voi. E voi quali letture fate in questo periodo? Fatemi conoscere altre storie.

Jalna| Mazo de la Roche

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Il capitano Philip Whiteoak e Adeline si conobbero in una città indiana. Anni dopo, trasferitosi nell’Ontario, decisero di rendere omaggio a quel luogo che li fece incontrare e innamorare ribattezzando così la tenuta in cui tutta la famiglia Whiteoak iniziò a vivere. Negli anni Venti e alla soglia dei cento anni, Adeline è ormai vedova, ma la solitudine è l’ultima cosa di cui soffre. Questa anziana donnina è ancora allegra, arzilla e lucida, tanto che l’ultima parola spetta sempre a lei ed è sempre lei a tenere l’immensa famiglia in riga. Dal matrimonio con il capitano nascono ben quattro figli, Augusta, Nicholas, Ernest e Philip e solo quest’ultimo tra prime e seconde nozze rende Adeline nonna con Meg, Renny, Eden, Piers, Finch e il piccolo Wakefield.

Figli e nipoti sono per Adeline gioie e dolori, preoccupazioni e orgoglio. Renny ad esempio è l’orgoglio in persona. È colui che si occupa degli affari di Jalna, colui a cui tutti si rivolgono per i problemi e per cercare soluzioni. Meg, invece, è sicuramente quella che genera più preoccupazioni, visto che dopo il naufragio del suo matrimonio si è chiusa in una gabbia di tristezza, risentimento e odio verso quel marito che da una scappatella ha messo al mondo una bambina che ha causato la fine delle nozze.

Tra Eden che vorrebbe coltivare il sogno di scrivere poesie e farne un lavoro magari lontano da Jalna, Finch che ce la mette sempre tutta per non avere problemi scolastici e il pestifero Wakefield che riesce sempre a cacciarsi nei guai con conseguente punizioni da parte della famiglia, le giornate a Jalna trascorrono tranquille fino al giorno in cui sia Eden che Piers trovano l’amore, si sposano e le due nuore portano scompiglio nella tenuta.

Jalna di Mazo de la Roche è tornata in libreria grazie a Fazi. La prima pubblicazione avvenne nel 1927 e segue le vicende della famiglia Whiteoak tra gli anni Venti e Cinquanta e prevede ben 16 romanzi che hanno venduto 11 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 93 lingue. Sono in molti a concordare che nella saga siano presenti riferimenti alla vita personale dell’autrice e alla sua famiglia, anche se Mazo nel corso degli anni, dopo il successo mondiale della saga, divenne molto gelosa della sua privacy, tanto che della sua vita si sa poco e niente.

Considerata una delle autrici più prolifere del Novecento con i suoi 23 romanzi, 13 opere teatrali e 50 racconti è al tempo stesso una delle scrittrici più sottovalutate se messe al confronto con le sue colleghe. A colpire di lei, oltre i suoi libri, da Jalna fu tratto un film e una serie TV, c’è sicuramente la sua vita privata, il suo rapporto con Caroline Clement (sorellastra/convivente) e l’adozione dei suoi due figli. Nel 2012 Maya Gallus ha registrato un documentario The Mistery of Mazo de la Roche che attraverso interviste e documenti cercava di ricostruire la sua vita.

Tornando a Jalna, perché alla fine sono i libri quelli che contano, posso solo dire che il primo atto mi è piaciuto. Sono un’appassionata di storie famigliari, specie quelle così numerose come i Whiteoak. Tutto ruota intorno alla famiglia, alle sue dinamiche, alle relazioni tra loro e agli intrecci con i nuovi arrivati. Personaggi ben caratterizzati che hanno ancora tanto da dire e che dovranno ancora evolversi del tutto e venire fuori, intrecci, drammi, passioni sbocciate, colpi di scena e insomma, io sono follemente innamorata di questa pazza famiglia, datemene ancora il prima possibile.

  • Titolo: Jalna
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 4 Luglio 2019

Settembre, finalmente!

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Settembre, finalmente.

Quando ero più piccola, anzi che dico, fino all’ultimo anno di liceo, temevo settembre e già il 16 agosto entravo in una fase di agonia causata dall’imminente ritorno a scuola. Presto sarebbero finite le serate per strada fino a notte fonda, l’alzarsi tardi la mattina e l’ozio puro, quello che non ti fa sentire in colpa se te ne stai stravaccata sul divano in un completo dolce far niente.

Si cresce, si cambia e col tempo ho iniziato a non sopportare l’estate e agosto nello specifico. Il caldo, il paesello che si svuota (sì che poi durante l’anno non è tutta sta botta di vita), la calma piatta: tutto questo non fa per me. Preferisco le giornate piene, quelle con orari sballati, pranzi saltati a causa di impegni dell’ultimo minuto. L’unico aspetto positivo di questo mese che proprio non voleva passare come un’infinita domenica pomeriggio, è stato leggere, leggere e leggere.

Dopo un luglio caldissimo che mi ha prosciugato le forze e che mi ha fatto leggere pochissimo, agosto è stato più proficuo e ne ho approfittato per recuperare qualche titolo che speravo di leggere da un po’ e mi sono rimessa in pari (in parte, perché la pila è sempre alta) con le tanto famigerate nuove uscite.

Di queste letture avrò modo di raccontarvi dettagliatamente in appositi post, ora ne approfitto per qualche considerazione sui due classici che mi hanno tenuto compagnia nelle scorse settimane.

In più di un’occasione ho detto che tra me e i classici c’è qualche problema. Quale? Li temo. Ora mi direte voi, come è possibile? Si possono mai temere dei libri? E perché poi solo i classici? Temere è un termine forte, me ne rendo conto, ma è quello che al momento descrive il mio rapporto con i capisaldi della letteratura. Se guardo alle mie letture fatte fino ad oggi, noto che ci sono pochissimi classici e quelli presenti sono più classici della letteratura recente (Luigi Pirandello, Gabriel Garcia Marquez, Giovanni Verga, George Orwell giusto per fare qualche nome).

Quando mi viene proposto un classico, tendo sempre a declinare. La mia paura è di non capirlo, le percepisco sempre come storie più grandi di me. Quante cose sciocche sta dicendo questa lettrice che si atteggia a blogger, starete pensando, ma è vero, perché nessuno dovrebbe mai aver paura dei libri, mi direte.

Fatto sta che Delitto e Castigo mi aspetta da anni in libreria (l’ho iniziato tre volte e tre volte l’ho interrotto), Don Chisciotte della Mancia era il mio classico dello scorso anno e l’ho messo via dopo le prime trenta pagine. Sul mio Kindle ci sono I tre moschettieri, Madame Bovary e Oliver Twist, che non sono stati aperti neanche per sbaglio.

Forse però quest’estate qualcosa si è smossa. Mi sono imbattuta in Jane Eyre. Pensavo, ecco, l’abbandonerò dopo le prime cinquanta pagine, me lo sento. E invece l’ho iniziato, mi è piaciuto, l’ho continuato e l’ho finito. Presa da questa euforia sono passata a Cime Tempestose: innamorata. Della storia, dell’ambientazione, dei personaggi un po’ meno, perché mi stavano sulle scatole tanto quanto Holden, ma il punto è un altro: l’ho letto.

Ora che è arrivato settembre e rientrerò nel turbine delle nuove uscite editoriali, recuperare qualche altro classico sarà difficile, ma non impossibile: perché non ho più paura dei classici.

*Bentrovati lettori, raccontatemi le vostre letture estive, se vi va.