La compagnia delle anime finte| Wanda Marasco

la_compagnia_delle_anime_finte_01

Vincenzina Umbriello e Rosa Maiorana. Una madre e una figlia. La prima distesa sul suo letto di morte, la seconda accanto a lei a ricordarne la vita. La vita di Vincenzina era stata amara fin dall’infanzia. Cresciuta a Villaricca, paesino di campagna vicino Napoli, con un padre adultero morto presto e una famiglia con tanti fratelli e molta povertà. Vincenzina crescendo si era dovuta ben presto rimboccare le maniche e andare a servizio presso una famiglia nella grande città, Napoli, quando quella grande città si stava riprendendo a fatica dalla distruzione che la seconda guerra aveva comportato.

Per Vincenzina però Napoli aveva rappresentato la svolta, perché è in quel di via Duomo che si imbatte in Rafaele Maiorana. La faccia onesta e i modi gentili subito fanno breccia in Vincenzina e anche lui resta colpito da lei.

Rafaele dice a Vincenzina: <<Ti sposo>> e questo a una femmina del dopoguerra può bastare.

Rafaele promette di sposare Vincenzina ogni volta che i due si vedono, ma poi si conclude tutto con un nulla di fatto. Fino al giorno in cui Vincenzina gli confessa che è incinta e il matrimonio non può essere più rimandato. Vincenzina impara presto che il matrimonio non riserva solo gioie. Subisce e sopporta il tradimento di Rafaele e si indebita con lo strozzino del quartiere per trovare i soldi necessari per le cure del marito quando quest’ultimo si ammala e poi è lei stessa a diventare un’usuraia che porta con sé la figlia Rosa che le tiene in ordine i conti delle persone a cui impresta denaro.

La compagnia delle anime finte è un romanzo che con una mano ti accarezza mentre con l’altra ti prende a schiaffi. Ti mostra senza filtri la miseria umana e il dramma dei sentimenti. Per quanto tutta la scena è dominata dalla storia di Vincenzina la narrazione comprende le storie di tantissime altre persone, tantissime altre anime pronte ad inscenare le tante sfaccettature che la vita ti propone: violenze, soprusi, fragilità e povertà. Sono le anime che popolano i quartieri di Napoli e le cui storie si vanno a legare indissolubilmente alla vita di Vincenzina. Il libro della Marasco richiede particolare attenzione. Lo stile dell’autrice è ricercato, raffinato, poetico e l’uso del dialetto rende la narrazione ancora più teatrale. La compagnia delle anime finte è nella cinquina del Premio Strega: vincerà Cognetti, ma il libro della Marasco lo meriterebbe visto che capolavori del genere è raro trovarli oggi in letteratura.

  • Titolo: La compagnia delle anime finte
  • Autrice: Wanda Marasco
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di pubblicazione: 20 Aprile 2017
  • Acquista il libro su GoodBook 

(Questo post è in collaborazione con GoodBook )

Allah, san Gennaro e i tre kamikaze| Pino Imperatore

allah, san gennaro e i tre kamikaze

  • Titolo: Allah, san Gennaro e i tre kamikaze
  • Autore: Pino Imperatore
  • Editore: Mondadori
  • Data di pubblicazione: 16 Maggio 2017

Cosa ci fanno tre kamikaze a Napoli? Sembra una di quelle barzellette che iniziano con c’era un francese, un inglese e un napoletano e dove il napoletano riesce sempre ad avere la meglio sui due stranieri.

Salim, Feisal e Amira sono i tre terroristi scelti per compiere un attentato nel Belpaese e contrariamente all’opinione generale che vorrebbero Roma o al massimo Milano come città prescelte, ordini superiori hanno deciso che sarà Napoli a dover esplodere in aria con tutti i suoi cittadini. I tre vengono mandati nella città partenopea con il compito di individuare gli obiettivi sensibili e portare a termine la missione nel giorno che verrà loro comunicato. A ognuno un compito preciso e diverso. Salim si occuperà dei trasporti, Feisal della chiesa e dei monumenti, mentre Amira dei locali della movida. Il piano è studiato nei minimi dettagli, cosa potrebbe andare storto? Tutto.

Partendo dal fatto che una missione del genere è stata affidata ai tre kamikaze più fessi della storia del terrorismo. C’è uno che non ha fatto i conti con gli innumerevoli ritardi dei mezzi di trasporto napoletani e le pessime condizioni in cui questi mezzi riversano (l’avete mai presa la Cumana? E la Cirumvesuviana? Insomma avete capito di cosa parlo), e un altro che dopo aver visto il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro ormai nelle sue preghiere invoca prima il patrono napoletano e poi Allah. Se poi vieni a Napoli e decidi di andare allo stadio San Paolo e il Napoli gioca contro quella squadra lì, evita i colori bianco e nero, te lo diciamo con il cuore, perché i tifosi napoletani ti perdonano più l’esser terrorista che l’esser juventino. Quello che i tre kamikaze non avevano preso in considerazione è che la città di Napoli con i suoi abitanti e la loro mentalità è capace di influenzare il terrorista più devoto alla causa che esista sulla faccia della terra.

Pino Imperatore ci aveva già mostrato che scherzare con i temi seri è possibile. Lo aveva fatto benissimo con la saga degli Esposito in cui si faceva beffa dei camorristi, cosa che dopo il libro Gomorra appariva addirittura impossibile, e ce lo mostra ora ironizzando sul tema più caldo e attuale del momento: l’Isis. Questo Allah, san Gennaro e i tre kamikaze è una commedia allo stato puro dove si ride parecchio, ma non prendetelo solo come un libro scanzonato, anzi, di considerazioni serie ce ne sono. Non a caso è stato inserito un personaggio, il professor Giorgio De Bottis, che ci parla di dialogo possibile e aggiungo necessario. Ci stiamo abituando all’intolleranza, alla paura del diverso, all’attaccare il nemico, a far emergere la parte più razzista che è in noi, a declamare la supremazia della nostra razza.

Dobbiamo smetterla di alzare i muri e dedicarci alla costruzione di ponti. Il dialogo è un valore da cui non si può prescindere. E lo è anche fra l’Islam e l’Occidente, due mondi in teoria distanti e contrapposti, in realtà vicini e conciliabili per merito di molti elementi storici, culturali e finanche religiosi.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità. Questo libro oltre a farvi ridere fino alle lacrime fa venire voglia di andare a Napoli e visitare il Museo Archeologico, il Maschio Angioino e la Cappella di Sansevero per poter ammirare l’unicità del Cristo Velato. Io ad esempio ho già messo nella lista delle cose da fare prossimamente il Duomo di Napoli nel giorno del miracolo del sangue di San Gennaro e di fermarmi poi a mangiare da Nennella: fatelo pure voi!

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

Magari domani resto| Lorenzo Marone

magari domani resto

  • Titolo: Magari domani resto
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 9 Febbraio 2017

Luce Di Notte è il mio nome completo. Lo so, non è un nome, è ‘na figura e merd’

Basta una frase per comprendere il carattere di Luce e farci capire a che livello di cazzimma ci troviamo (non fatemi spiegare il significato di cazzimma, per favore).

Luce, avvocato, trentacinque anni e una laurea in giurisprudenza con ben 110 che le ha permesso di ottenere un lavoro presso uno studio legale che però la utilizza più per gli adempimenti che per le cause vere e proprie. Il proprietario, l’avvocato Arminio Geronimo è quello che dalle nostre parti si chiamerebbe rattuso, insomma uno che ci prova con qualsiasi tipo di donna gli capiti a tiro, quindi è più probabile che Luce abbia ottenuto il lavoro più perché donna che perché brava. Per quanto Luce a vederla sembrerebbe più un maschio (capello corto e look very casual) ha le forme giuste al posto giusto e figuriamoci se uno come l’avvocato questa cosa non l’ha notata. Cosa più importante Luce ha carattere, non le manda a dire a nessuno, tanto meno al suo capo e quando lui la sfinisce con le sue asfissianti avance di certo lei non lascia fare per paura di perdere il posto, anzi se non sta attento è capace pure che lo prende a mazzate.

Stanca di sembrare più una segretaria che un avvocato Luce si impunta per avere una causa vera e propria e l’avvocato decide di accontentarla affidandole un caso di affidamento di minore che la porterà a conoscere Kevin, un bambino dal nome assurdo ma dall’intelligenza straordinaria. La causa inoltre arriverà in un momento delicato della vita di Luce, uno di quei momenti che ti portano a fare bilanci e a chiudere i conti con il passato. Il passato di Luce è fatto dalla presenza straordinaria di due donne, sua madre e sua nonna, e dall’assenza di suo padre che pesa più di un macigno. Il presente non è che vada meglio, con un compagno che l’ha lasciata nel giro di due giorni, un fratello impegnato a costruirsi una vita lontano da Napoli; fortuna che c’è il cane Alleria e il suo vicino don Vittorio che con Luce condivide il pranzo e pillole di vita.

Magari domani resto è il primo libro che leggo di Lorenzo Marone e avevo nei suoi confronti dei pregiudizi (ammetto ingiustificati) che sono completamente spariti durante la lettura. La prima cosa che colpisce è di sicuro la protagonista. A Luce vuoi bene dalle prime righe e ti affezioni subito alla sua sgangherata vita. E’ un personaggio positivo così come è positivo tutto il libro. La cosa più bella è il calcio agli stereotipi che il libro vuole dare. Luce è dei quartieri spagnoli, luogo folkloristico di Napoli che nella maggioranza delle volte viene associato alla criminalità organizzata. Luce però è avvocato, una persona che ha studiato e che al massimo la criminalità la combatte, non ne resta invischiata. Luce è l’esempio tangibile che con solidi punti di riferimento, in questo caso la madre e la nonna, non importa dove nasci e cresci: il destino te lo crei tu, non lo scrive il luogo da dove provieni. Nei quartieri spagnoli non crescono solo i camorristi, tanto meno dalla Napoli bene non arrivano solo avvocati e dottori e questo è un discorso che si può e si deve ampliare a tutta Napoli. Ragionare per luoghi comuni non porta mai a niente di buono, impariamo a metterci alle spalle gli stereotipi.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)