Napoli Mon Amour | Le librerie di Napoli

La vittoria del premio Nobel per la Letteratura assegnato a Louise Gluck mi ha fornito un ottimo assist per il nuovo argomento di questa rubrichetta: vi porto a fare un piccolo tour tra alcune delle librerie di Napoli. Da un paio di giorni la libreria Dante & Descartes, e la sua relativa piccola casa editrice, è balzata agli onori della cronaca per essere stata colei che in Italia ha pubblicato un libro di Louise GluckAverno” e l’attenzione si è spostata immediatamente su questo libraio ed editore napoletano che nel maggio del 2019 ha pubblicato un libricino che ad oggi si è rivelato la sua immensa fortuna.

La libreria Dante & Descartes si trova a Piazza del Gesù ed è stata fondata da Raimondo Di Maio quando era appena ventenne e ad oggi è una delle librerie più conosciute di Napoli vero e proprio punto di riferimento per gli amanti dei libri dove è possibile trovare libri rari e libri antichi, tutti personalmente scelti dal libraio.

Spostandoci di un centinaio di metri e più precisamente in Calata Trinità c’è quella che spesso viene definita una delle librerie più belle d’Italia. Sto parlando della Libreria Antica e Moderna Fiorentino che è stata fondata nel 1936 da Fausto Fiorentino. La bellezza di questo magico posto sta tutta nei libri che possiede: primissime edizioni, romanzi epocali e veri e propri libri gioiello per i collezionisti. Questa libreria venne scoperta da Benedetto Croce e fu amata ed apprezzata da tantissimi filosofi e studiosi.

Da piazza Gesù a Port’Alba il passo e breve e nella storica via delle librerie napoletane è doveroso citare la libreria Berisio. L’apertura di questa libreria risale al 1957 e quando qualche anno fa è stata colpita da una forte crisi economica, la libreria ha dovuto cambiare volto, rinnovandosi e diventando un lounge bar che è diventato in poco tempo un punto di riferimento per chi vuole trascorrere una serata bevendo un calice di vino o un boccale di birra mentre ascolta buona musica ed è circondato dalla bellezza dei libri.

Menzione speciale lo merita per l’appunto Port’Alba. Questa è la strada pellegrinaggio per i lettori e i turisti, essendo la strada in cui sono presenti tantissime librerie e le famosissime bancarelle di libri usati tra cui si trova sempre qualche occasione. Tra le librerie spicca la Libreria Guida, altra libreria storica della città. Attiva dal 1920 questa libreria divenne negli anni del fascismo un punto di ritrovo per gli intellettuali antifascisti dell’epoca. Dagli anni Sessanta in poi in quella che è diventata la celebre saletta rossa, presero il via gli incontri che divennero il luogo centrale della cultura napoletana. Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Alberto Moravia, Roland Barthes, Jack Kerouac, Pier Paolo Pasolini, furono alcuni degli intellettuali che animarono i dibattiti a cui accorrevano folle di giovani.

Rimanendo in zona ed arrivando a Vico della Quercia, il mio consiglio è quello di non farsi sfuggire una piccola visita nella libreria Belle Epoque, Libri e altro. È piccolissima e non molto conosciuta, ma sentite a me: merita qualche minuto del vostro tempo. Non troverete le ultime novità o i best seller degli ultimi anni, essendo questa una libreria specializzata in libri di antiquariato dove sarà possibile trovare manuali di filosofia ormai perduti o libri storici originali del Settecento.

Sempre per chi vuole incantarsi, consiglio una fugace visita alla libreria Neapolis a san Gregorio Armeno. L’ho scoperta un paio di anni fa, proprio mentre visitavo la celebre stradina dedicata ai presepi. È una libreria minuscola, credetemi, a fatica ci entrano due persone, ma è una vera e propria bellezza. In questa libreria la parola Napoli riecheggia in ogni dove, visto che tutti i libri presenti hanno a che fare con la città: tutto ciò che nel corso degli anni è stato scritto su Napoli lo troverete qui.

Il tour potrebbe proseguire, perché di librerie Napoli ne è piena, per fortuna. Facciamo che se ne conoscete altre me le dite, così magari ci scappa una seconda puntata. A presto guagliù, con tante altre storie sulla mia bella Napoli.

Napoli Mon Amour| San Gennaro e il suo miracolo

Non poteva non nascere in occasione della festa del santo patrono la rubrica che animerà il blog nei prossimi mesi e che sarà dedicata interamente alla città di Napoli. Napoli mon amour (chiaro omaggio a un libro che ho tanto amato e che ha avuto la meglio su Il mare non bagna Napoli) nasce con l’intento di raccontare la mia città del cuore (chiamata così per svariati motivi che non vi sto a dire) senza pretese, ma solo con l’augurio che possa interessare a quanti più lettori possibili. Sarà un bell’itinerario tra le meraviglie presenti, come i musei, le chiese, le piazze e i castelli, tra arte, storia, cultura, tradizioni, folklore e tante altre curiosità che non vi sto tutte a dire per non rovinare l’effetto sorpresa. Sarà un bel viaggio, statemi accanto che ne ho bisogno.  

Il 19 settembre è un giorno speciale per tutti i napoletani e non solo loro. È il giorno in cui si festeggia il santo patrono della città, San Gennaro e soprattutto si attende il miracolo della liquefazione del sangue. Ogni anno mi riprometto di assistere a questo evento che racchiude in sé qualcosa di santo e di profano e che ha ben poco a che fare con la fede, ma tanto con la speranza. Lo scioglimento del sangue avviene tre volte durante l’anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre. Lo scioglimento se avviene è considerato miracolo e soprattutto portatore di buona sorte per la città e i suoi abitanti, in caso contrario è presagio di sventura: tutti ricorderanno che nel 1973 il sangue non si sciolse e Napoli venne colpita dal colera, così come nel 1980, anno del terremoto in Irpinia.  

Ma chi era San Gennaro? Era un vescovo di Benevento che venne martirizzato durante la persecuzione dei cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano. Gennaro si stava recando a Pozzuoli per far visita a un diacono imprigionato proprio a causa delle persecuzioni e venne a sua volta imprigionato e condannato ad esser sbranato dai leoni nell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Il giorno della condanna a causa dell’assenza del governatore il supplizio fu sospeso, ma fu deciso che a Gennaro e agli altri prigionieri doveva essere tagliata la testa. Era abitudine di allora seppellire i martiri e conservare un po’ del loro sangue e così avvenne anche per Gennaro. Il sangue venne raccolto e messo in un’ampolla e tenuto in custodia da una donna, mentre il corpo venne spostato svariate volte fino ad approdare nelle Catacombe di Capodimonte. Secondo alcuni storici in occasione di uno di questi trasferimenti avvenne la prima liquefazione, ma la data ufficiale viene fatta risalire al 1389.

A partire dal XVII secolo la comunità scientifica ha provato a dare una spiegazione logica dello scioglimento, ma ad oggi le cause sono del tutto sconosciute; questo ha portato l’autorità ecclesiastica a non parlare di miracolo, seppur lasciando liberi i fedeli di crederci e venerare il santo. Come in molte cose che faccio fatica a spiegare logicamente prendo la posizione che aveva Eduardo De Filippo: non è vero, ma ci credo.

Arrivati fin qua vi chiedo: buona la prima? Ma soprattutto ci leggiamo alla prossima.