Lettori: here we go!

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Settembre, finalmente.

Quando ero più piccola, anzi che dico, fino all’ultimo anno di liceo, temevo settembre e già il 16 agosto entravo in una fase di agonia causata dall’imminente ritorno a scuola. Presto sarebbero finite le serate per strada fino a notte fonda, l’alzarsi tardi la mattina e l’ozio puro, quello che non ti fa sentire in colpa se te ne stai stravaccata sul divano in un completo dolce far niente.

Si cresce, si cambia e col tempo ho iniziato a non sopportare l’estate e agosto nello specifico. Il caldo, il paesello che si svuota (sì che poi durante l’anno non è tutta sta botta di vita), la calma piatta: tutto questo non fa per me. Preferisco le giornate piene, quelle con orari sballati, pranzi saltati a causa di impegni dell’ultimo minuto. L’unico aspetto positivo di questo mese che proprio non voleva passare come un’infinita domenica pomeriggio, è stato leggere, leggere e leggere.

Dopo un luglio caldissimo che mi ha prosciugato le forze e che mi ha fatto leggere pochissimo, agosto è stato più proficuo e ne ho approfittato per recuperare qualche titolo che speravo di leggere da un po’ e mi sono rimessa in pari (in parte, perché la pila è sempre alta) con le tanto famigerate nuove uscite.

Di queste letture avrò modo di raccontarvi dettagliatamente in appositi post, ora ne approfitto per qualche considerazione sui due classici che mi hanno tenuto compagnia nelle scorse settimane.

In più di un’occasione ho detto che tra me e i classici c’è qualche problema. Quale? Li temo. Ora mi direte voi, come è possibile? Si possono mai temere dei libri? E perché poi solo i classici? Temere è un termine forte, me ne rendo conto, ma è quello che al momento descrive il mio rapporto con i capisaldi della letteratura. Se guardo alle mie letture fatte fino ad oggi, noto che ci sono pochissimi classici e quelli presenti sono più classici della letteratura recente (Luigi Pirandello, Gabriel Garcia Marquez, Giovanni Verga, George Orwell giusto per fare qualche nome).

Quando mi viene proposto un classico, tendo sempre a declinare. La mia paura è di non capirlo, le percepisco sempre come storie più grandi di me. Quante cose sciocche sta dicendo questa lettrice che si atteggia a blogger, starete pensando, ma è vero, perché nessuno dovrebbe mai aver paura dei libri, mi direte.

Fatto sta che Delitto e Castigo mi aspetta da anni in libreria (l’ho iniziato tre volte e tre volte l’ho interrotto), Don Chisciotte della Mancia era il mio classico dello scorso anno e l’ho messo via dopo le prime trenta pagine. Sul mio Kindle ci sono I tre moschettieri, Madame Bovary e Oliver Twist, che non sono stati aperti neanche per sbaglio.

Forse però quest’estate qualcosa si è smossa. Mi sono imbattuta in Jane Eyre. Pensavo, ecco, l’abbandonerò dopo le prime cinquanta pagine, me lo sento. E invece l’ho iniziato, mi è piaciuto, l’ho continuato e l’ho finito. Presa da questa euforia sono passata a Cime Tempestose: innamorata. Della storia, dell’ambientazione, dei personaggi un po’ meno, perché mi stavano sulle scatole tanto quanto Holden, ma il punto è un altro: l’ho letto.

Ora che è arrivato settembre e rientrerò nel turbine delle nuove uscite editoriali, recuperare qualche altro classico sarà difficile, ma non impossibile: perché non ho più paura dei classici.

*Bentrovati lettori, raccontatemi le vostre letture estive, se vi va.

 

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete!

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L’estate è la stagione delle vacanze e sempre l’estate è la stagione delle liste. In quante liste vi siete già imbattuti in queste prime settimane estive? Liste sulle mete vacanziere, liste sui luoghi da visitare, liste su cosa indossare, liste su quali prodotti usare e soprattutto le famigerate liste sulle letture che proprio non potete recuperare. Ci sono più liste che libri e sicuramente più liste che lettori. Di queste liste non me ne sono persa una, più che altro perché mi piace vedere quale libro già ho letto e quale altro libro dovrei aggiungere alla mia lunghissima wish-list.

Quest’anno non avevo voglia di compilare la solita lista di consigli estivi (anche se un mio contributo uscirà a breve su GoodBook nel classico post insieme ad altre blogger), perché negli ultimi due mesi complice vari motivi le mie letture sono andate a rilento. Tra blocco del lettore, lavoretto che mi ha tenuta più impegnata del solito e serenità mentale a tratti assente a rimetterci sono stati i libri. Non capite male eh, a leggere ho letto, ma molto meno del solito e quando questo accade mi dispiace, perché la lettura è l’unica costante della mia vita, anche nei periodi più incasinati e soprattutto nei periodi più difficili.

Alleggeriamo un po’ i toni e ritorniamo a parlare di libri. Giugno è stato il mese in cui ho recuperato i primi due libri di uno scrittore che come sapete ho imparato ad amare tantissimo: Lorenzo Marone. Di Marone ho quindi letto La tentazione di essere felici (Cesare Annunziata uno dei personaggi più belli di sempre) e La tristezza ha il sonno leggero. Il pregio dei libri di Lorenzo è che si leggono in fretta perché ai suoi personaggi si vuole subito bene. Passando a un altro scrittore napoletano, giugno è stato il mese in cui ho dovuto dire addio al commissario Ricciardi, frutto della penna del grande Maurizio de Giovanni. Blocco del lettore o meno, Il pianto dell’alba l’ho letto in un giorno e poi mi sono disperata nei giorni successivi.

Veniamo ora a due letture che non mi hanno convinta del tutto: Bugiarda di Ayelet Gubdar-Goshen e Presunzione di Luca Mercadante. Il primo, Bugiarda, volevo leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene da altri lettori dei cui giudizi mi fido ciecamente, ma più andavo avanti nella lettura e più perdevo interesse per la storia. Lo stesso discorso lo posso fare per il libro di Mercadante, Presunzione, lettura a cui tenevo particolarmente, perché sentivo degli elementi della trama molto vicini.

Tutti i nostri mercoledì di Paolo Di Stefano e Risvolti di copertina di Cristina Taglietti mi hanno invece permesso di allargare le mie conoscenze in campo editoriale. Il primo è un racconto-intervista a Giulio Einaudi e anche se molte cose le conoscevo a memoria grazie a un altro libro letto che è Colloquio a Giulio Einaudi di Severino Cesari, non mi è dispiaciuto rileggerle, perché la Einaudi è il mio primo e grande amore e potrei leggere la sua storia all’infinito. Quello di Cristina Taglietti è un approfondimento su quattordici case editrici come Einaudi, Feltrinelli, NN Editore, Fazi, Mondadori, Edizioni e/o, Sellerio e tante altre.

L’estate poi, solitamente la riservo al recupero di qualche classico (su cui ammetto, pecco tantissimo). Charlotte Brontë e il suo Jane Eyre è stato il classico che mi ha accompagnato nelle prime settimane estive e sempre in merito ai recuperi ho letto uno dei primi libri di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. I complimenti su Michela si sprecano e il mio non può che essere un invito alla lettura.

Insomma questo non è il classico post sui libri da mettere in valigia, ma raccontandovi le mie letture spero di avervi incuriositi un po’ e nulla vi vieta di interpretarle come miei personali consigli. Nelle prossime settimane la mia intenzione è quella di recuperare delle letture che mi stanno attendendo da un po’ e quindi: che letture mi terranno compagnia ad agosto?

I primi due volumi della saga di Rebecca West sulla famiglia Aubrey (visto che il terzo uscirà a settembre), il primo volume di Jalna di Mazo de la Roche, La vita dispari di Paolo Colagrande in corsa per il Premio Campiello, Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Cime tempestose di Emily Brontë, Cintura nera di Edoardo Rabasa e… (lo so cosa state pensando, agosto ha trentuno giorni, mica trentuno anni).

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete. Noi ci rivediamo a settembre con nuove letture e nuovi progetti (si spera).

PS: se proprio volete, vi do’ tre consigli veloci, veloci: mettete in valigia Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone, Volevo essere vedova di Chiara Moscardelli e Avviso di chiamata di Delia Ephron.

Benevolenza cosmica

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  • Titolo: Benevolenza cosmica
  • Autore: Fabio Bacà
  • Casa Editrice: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 7 Marzo 2019

Di solito a lamentarsi sono quelli perseguitati dalla cattiva sorte. Kurt O’Reilley è terrorizzato perché da qualche mese gli va tutto bene, anche le cose che sulla carta sarebbero dovute fallire. Kurt è un londinese di origini italiane e ha una vita di cui non può lamentarsi. Trentenne, un lavoro che gli piace come dirigente all’ufficio nazionale di statistica, una bella moglie, scrittrici, di cui si dichiara ancora innamorato.

Una persona abituata a lavorare con i numeri, le quantità più fredde al mondo, ha la necessità di basare tutto su calcoli e logica. Il numero non può essere interpretato, si deve prendere per quello che è e questo modo di analizzare le cose Kurt lo ha adottato anche per la sua vita e arriva ben presto alla conclusione che di logico e razionale in quello che gli sta accadendo da mesi, non c’è nulla.

Un evento insolito era quasi sempre più interessante di un evento abituale, e un lavoro che ti permetteva di entrare in contatto ogni giorno con qualcosa di strano non era forse il lavoro ideale?

Un colpo di fortuna può accadere, due colpi anche, tre, quattro, cinque, no: è follia pura.

Nell’ordine Kurt ottiene una promozione lavorativa (con relativo aumento di stipendio), guadagna una notevole somma di denaro da azioni che non gli avrebbero dovuto fruttare nulla. Non riesce a pagare una corsa in taxi perché per una sorta di congiunzione astrale tutti i tassisti londinesi si offrono di regalargliela. Un agente lo colpisce di striscio con un colpo di pistola facendogli ottenere un generoso risarcimento.

Perché le cose gli vanno tutte bene?

Siamo ai limiti del paradosso e della pazzia, direbbe qualcuno, ,a Kurt di questa benevolenza cosmica è seriamente preoccupato, tanto preoccupato che una persona razionale come lui inizia ad affidarsi a cartomanti e a cercare una risposta nel karma. Tutto, ma proprio tutto, per mettersi alle spalle quell’improvvisa buona sorte che gli ha sconvolto la vita e ritornare l’uomo di prima, quello che si lamentava dei problemi più irrilevanti come qualsiasi altra persona.

Odiare qualcuno che non ti odia può essere fonte di scompensi altrettanto gravi dell’amare qualcuno che non ti ama.

Con una storia originale e a tratti esilarante, Benevolenza cosmica è in grado di catturare il lettore sin dalle prime righe. Viviamo le trentasei ore narrate in perfetta sintonia con il protagonista. Inseguiamo i colpi di scena che si susseguono, seguiamo gli incontri surreali di Kurt e ci immergiamo completamente con lui nei suoi ragionamenti; insomma l’empatia con il protagonista è la prima cosa che scatta nella lettura.

Benevolenza cosmica di Fabio Bacà uscito per Adelphi, è tra i migliori esordi letterari che mi siano capitati tra le mani negli ultimi mesi (e senza dubbio una lettura che ha già occupato la mia personale classifica dei migliori libri di questo 2019).

Almarina

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  • Titolo: Almarina
  • Autrice: Valeria Parrella
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 2 Aprile 2019

Leggenda vuole che Posillipo, il ragazzo più corteggiato del quartiere si innamorò senza essere ricambiato di Nisida, tanto bella quanto malvagia. Dopo mesi di amore non corrisposto e per mettere fine alle sue pene d’amore Posillipo decise di gettarsi in mare. Il Fato non potendo accettare quella fine crudele decise di intervenire trasformando Posillipo in un promontorio nel golfo di Napoli e punì Nisida trasformandola in una piccola isola che giace proprio di fronte Posillipo: non vi siete amati in vita, ma starete uno di fronte all’altro in eterno.

Di leggende Napoli ne è piena e di verità ne contengono sempre poco o niente, però se ci fermiamo un attimo e pensiamo che Nisida oggi ospita un istituto penitenziario minorile non vi sembra una sorta di legge del contrappasso? Quasi a voler punire ancora quella fanciulla che si rifiutò di amare Posillipo. Nisida è un’isola che non sembra un’isola perché è legata a Napoli da un braccio di cemento e rocce. Nisida è bellezza paradisiaca associata a un luogo che per molti rappresenta l’inferno.

Elisabetta Maiorano è un’insegnate che si reca ogni giorno nella scuola del carcere di Nisida, perché forse non tutti sanno che in quel carcere c’è una scuola e i ragazzi sono obbligati a seguirla. Ha cinquant’anni ed è rimasta vedova da un giorno all’altro quando il suo Antonio è stato stroncato da un infarto e lei l’ha saputo ore dopo perché una volta che entri nel carcere sei fuori dal resto del mondo.

C’è una scuola ma niente funziona come una scuola perché i ragazzi hanno età differenti e non c’è una campanella che segni le ore, ma Elisabetta non riuscirebbe ad immaginarsi ad insegnare altrove, perché oltre alla matematica che prova ad infondere sa che a quei ragazzi serve altro e che fuori avranno una vita da ricostruire e un futuro da riprendersi in mano.

Almarina è una ragazza romena di sedici anni arrivata a Nisida a scontare la sua pena. Il giorno in cui Almarina entra in classe Elisabetta percepisce che con lei costruirà un rapporto diverso, un rapporto in cui è impossibile fare domande sul passato della ragazza (altra regola del carcere), perché una delle cose fondamentali è non fare domande da cui non potrai avere risposte.

Le posso dire perché si è dispiaciuta? Posso provarci? Ci penso da vent’anni. Allora. Io credo che lei si sia dispiaciuta perché se c’è un minore colpevole c’è un adulto colpevole. E non basta uscire ed entrare per assumersi la responsabilità della colpa

Parlare dei libri belli dovrebbe essere semplice ma certe volte le storie sono così potenti da lasciarti senza parole. Valeria Parrella in Almarina ci racconta della vita e del dolore, quello che arriva all’improvviso e ti lascia un vuoto incolmabile e quello che ti è inferto dalle persone che chiamiamo famiglia e che in questo mondo hanno il ruolo di proteggerci e non di distruggerci. Ci parla dell’ingiustizia e ci costringe a fare un passo indietro e a non giudicare storie che non sono la nostra. Non c’è niente di più bello di potersi ricredere su un autore che in passato non ci ha convinto. Non c’è niente di più bello di leggere fino notte inoltrata perché incapaci di staccarsi da un libro.

Fedeltà

fedeltà

  • Titolo: Fedeltà
  • Autore: Marco Missiroli
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 12 Febbraio 2019

fedeltà s. f. [lat. fidelĭtas –atis]: f. coniugale, l’osservanza reciproca da parte dei coniugi dei doveri derivanti dal matrimonio, soprattutto (ma non esclusivamente) per ciò che riguarda l’astensione da rapporti sessuali, o comunque amorosi, extraconiugali

Carlo e Margherita sono una coppia di sposi giovani e felici la cui felicità viene interrotta da un episodio spiacevole che coinvolge Carlo. All’università dove tiene un corso viene beccato in atteggiamento equivoco con una sua studentessa, Sofia. Dopo aver chiarito tutto con il rettore per salvaguardare la sua posizione e la sua professionalità, Carlo ha l’urgenza di riferire tutto a sua moglie (sincerità) per una sorta di correttezza nei suoi confronti. Si libera da questo peso inconsapevole di addossarlo alla moglie che crede che quella sua rivelazione sia una bugia che mascheri una verità (menzogna).

Sul matrimonio cade pesante l’ombra del tradimento. Margherita ossessionata da quella sua rivelazione, inizia a mettere in dubbio qualsiasi atteggiamento e frase del marito; lui dal suo canto inizia invece ad essere ossessionato da quella ragazza e da ciò che sarebbe potuto succedere rendendo l’infatuazione per Sofia ricca di desiderio. Giovane, libera e piena di talento per la scrittura, Sofia è quello che Carlo aspira ad essere senza successo, lui che un libro vorrebbe tanto scriverlo si è dovuto accontentare di insegnare per poche ore settimanali in università arrivatoci grazie all’aiuto di suo padre.

Margherita di ambizioni non ne ha mai voluto saperne e il suo lavoro nell’agenzia immobiliare le basta e lo svolge senza particolari stimoli in una routine a cui dedica una piccola parte del suo tempo settimanale. Il malinteso, come lo chiamano moglie e marito, la sconvolge a tal punto che sposta i suoi malsani pensieri su Andrea, il fisioterapista che le sta curando una fastidiosa tendinite per la serie, se mio marito mi ha tradito perché non posso tradirlo anche io?

Non è la classica storia di lui, lei, l’altra e l’altro. Ci sono lui e lei. C’è l’altra che non ha tutte le colpe che potremmo immaginare. C’è l’altro con il suo carico di segreti e che per Margherita diventa uno dei punti fermi della sua vita. Ci sono gli altri: la famiglia di lui, benestante, che Carlo vorrebbe rinnegare con tutte le proprie forze salvo poi percepire una rendita mensile che lo alleggerisce di alcune preoccupazioni e c’è la madre di lei, Anna, una donna rimasta presto vedova e che il tarlo del tradimento l’ha vissuto anni prima di sua figlia. Soprattutto ci siamo noi che in questa storia non possiamo fare a meno di rispecchiarci rapportando alle vicende dei personaggi le nostre vicende di tradimenti e fedeltà.

Siamo sicuri che resistere a una tentazione significhi essere fedeli?

Non so voi, ma io sono andata in confusione semplicemente leggendo questa frase in quarta di copertina. Partendo dalla concezione per me ovvia che il tradimento non è da intendere solo carnale, se l’oggetto del desiderio non è più il mio compagno ma un altro, io sto già tradendo. Nella mia testa, nei miei pensieri non gli sono più fedele e cosa mi rende diversa da uno che scopa con un’altra? Il tradimento del corpo è più leggero del tradimento della mente? Fedeltà, oltre a raccontare la storia della crisi di una coppia, instilla nella mente del lettore tante di quelle domande senza risposta che è impossibile chiudere il libro e non continuare a pensarlo.

Ottanta rose mezz’ora

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  • Titolo: Ottanta rose mezz’ora
  • Autore: Cristiano Cavina
  • Editore: Marcos Y Marcos
  • Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2019

Siete mai stati innamorati di una puttana? Non una facile, come intendono i maschi frustati: voglio dire , siete mai stati innamorati di una che va con gli uomini per soldi?

Lei è una ragazza come tante, con la passione per la danza classica che resasi conto che come ballerina non eccelleva ha preferito rilevare un open space di un vecchio posto abbandonato e diventare insegnante di un gruppo di bambine. Lui è uno scrittore come tanti, di quelli che non vivendo solo grazie alle rendite dei propri libri è costretto a svolgere altri lavoretti affini come ad esempio seminari sulla scrittura.

Il loro incontro avviene per caso, folgorante per lui, un po’ meno per lei che una storia, seppur non esaltante, ce l’ha già. Determinato ad averla inizia a scriverle, a cercarla, a trovare il pretesto minimo per poterle parlare e la sua fermezza paga a tal punto che Chantal lascerà il suo Valentino Rossi per iniziare una storia con Diego.

Il rapporto tra Diego e Chantal sarà pur privo delle smancerie amorose tipiche dei fidanzati all’inizio della storia, ma brucia di passione, quella vera, quella incontenibile che a stento ti lascia tenere i vestiti addosso, quella che spazza via ogni tipo di inibizione. Il sesso continuo, brutale, ardente è ciò che lega Sammi a Ego e che innesca una sorta di dipendenza dell’uno verso l’altro.

Succede che i problemi della felicità di una coppia se ne infischiano e quindi ritornano prorompenti, pronti a reclamare la propria parte. Se per Diego i problemi riguardano il sostentamento della figlia avuta con la sua ex moglie, quelli di Sammi sono il mutuo che continua a farle accumulare debiti, secondi lavori che l’assorbono tanto e rendono poco e che per gioco la portano a una considerazione: se scopassi per soldi?

Stabilire la tariffa, scrivere un annuncio e il resto verrà di conseguenza. Centocinquanta euro la tariffa di un’ora, ottanta per mezz’ora di sesso con uno qualsiasi. All’annuncio ci pensa Diego, alla fine è solo sesso, diverso da quello che lei fa con lui, perché è sesso senza divertimento, col solo scopo di racimolare soldi, senza coinvolgimento emotivo perché dopotutto un cazzo è sempre e solo un cazzo.

Sammi determinata ad estinguere il mutuo il prima possibile incastra appuntamenti su appuntamenti perché ora che il gioco è iniziato è sempre meglio essere previdenti e saldati i debiti converrà mettere un gruzzoletto da parte, giusto per stare più tranquilla quando chiuderà definitivamente con le scopate a pagamento.

Cristiano Cavina racconta senza filtri la storia d’amore di una donna che non ha il pudore di scendere a compromessi vendendo consapevolmente il suo corpo e di un uomo che non si sente tradito e deriso dalla scelta della sua donna ma la incoraggia perché è il caso di dirlo il fine giustifica i mezzi. Se siete ancorati all’idea di amore romantico, di rose rosse da regalare al primo appuntamento, di stucchevoli dichiarazioni d’amore stile baci perugina ve lo dico: questo romanzo non fa per voi. Se pensate che l’amore sia trascinante, dissoluto, sporco, allora mettetevi comodi che questa storia sarà nelle vostre corde e vedrete che le uniche rose saranno quelle che indicano la tariffa di Sammi: ottanta rose, mezz’ora.

A libro aperto. Una vita è i suoi libri

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  • Titolo: A libro aperto. Una vita è i suoi libri
  • Autore: Massimo Recalcati
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 15 Novembre 2018

Cosa significa leggere? In cosa consiste l’esperienza della lettura quando accade di incontrare un libro degno di questo nome? Perché vi sono libri che a differenza di altri, non abbiamo dimenticato ma sono inseriti indelebilmente nella nostra memoria?

Caro Massimo Recalcati, che domande difficili che mi fai. Qualcuno potrebbe dire che in quanto lettrice io sappia le risposte ai tuoi quesiti, ma la verità è che una definizione di leggere non te la so dare. Cosa significa leggere? Cosa significa per me, leggere?

Eviterà le classiche risposte: leggo per imparare, leggo per viaggiare con la mente, leggo per conoscere… Leggo perché da quando ad otto anni ho preso in mano il mio primo fumetto non mi sono più staccata dai libri. Leggo perché è un’abitudine, parte integrante del mio tempo, caratterizzazione delle mie giornate. Leggo, perché non so fare altro. Leggo, perché senza libri non riesco a stare. Mi verrebbe da chiedere agli altri: perché voi non leggete? Leggere è la mia normalità, non leggere è qualcosa che mi sfugge e che non riesco a non comprendere. Sta sempre con un libro in mano, potrebbe essere il mio epitaffio. Dissemino libri per casa, mi lamento dello spazio che si esaurisce in fretta, ho sempre un libro in borsa, se passo davanti ad una libreria vengo richiamata da strani forze che mi trascinano al suo interno. La lettura è parte di me, i libri sono la mia vita.

Come sottotitolo Massimo Recalcati ha scelto: una vita è i suoi libri. Non poteva non esprimere meglio il concetto, perché noi lettori siamo il risultato dei libri che abbiamo letto e non solo quelli che ci sono piaciuti, ma anche quelli di cui ci vergogniamo, quelli abbandonati, quelli ancora non letti e che vorremmo leggere.

In questo saggio Massimo Recalcati ha scelto nove libri che lo hanno segnato e influenzato maggiormente. Quando Feltrinelli qualche mese fa mi ha coinvolto nell’iniziativa #ALibroAperto mi ha chiesto tre titoli a cui sono più legata. Ridurre a tre mi è sembrato impossibile, un po’ come quando ti chiedono; qual è il tuo libro preferito? Dici il primo, poi aggiungi un secondo e poi ti ricordi del terzo e inneschi quella catena infinita perché a loro modo, tutti i libri letti qualcosa lasciano.

Ci provo, provo a raccontarmi attraverso i miei libri (con la promessa di non dilungarmi troppo).

  • L’amico ritrovato di Fred Ulhman. Feltrinelli

Il primo libro non si scorda mai e il mio primo libro è questo classico recente che racconta la storia di un’amicizia tra due bambini, uno tedesco e l’altro ebreo. Avevo dieci anni e le leggi razziali non sapevo cosa fossero perché ancora non le avevo studiate. Non capivo perché non potevano non essere amici. Questo libro mi lasciò con mille interrogativi e con una certezza: leggere mi piaceva dannatamente.

  • Gomorra di Roberto Saviano. Mondadori

Regalo di Natale di tantissimi anni fa, quando Roberto Saviano da scrittore emergente era ormai sulla bocca di tutti. A diciassette anni e con la mentalità ristretta che la provincia contribuisce a formare, di camorra ne avevo sentito parlare poco, anche perché il mio paesello è sempre stato tranquillo e fuori da quel tipo di dinamiche nonostante non disti molto da quella realtà nota come camorra. Gomorra ha avuto il potere di scuotermi come pochi libri in seguito hanno fatto e soprattutto ha contribuito a fare in modo che alcune lacune fossero colmate. Il mio giudizio su Saviano nel tempo è cambiato, ma la potenza di Gomorra, su di me e sulla società è innegabile.

  • 1984 di George Orwell. Mondadori

Inserito nella tesina della maturità, lo lessi per far colpo sulla prof che stroncò il mio entusiasmo con: a me interessa solo la trama. 1984 di George Orwell ha uno dei finali più belli che la letteratura abbia prodotto. La storia è nota e non c’è bisogno di ricordarla, ciò che mi ha lasciato questa lettura è che sì, i finali dei libri possono anche farti piangere.

  • Il maestro e Margherita di Michail Bulgàkov. Feltrinelli

Nonostante abbia iniziato a leggere presto e nonostante sia una lettrice onnivora, i libri hanno ancora il potere di spaventarmi, non nel senso di paura, ma di timore all’approcciarmi ad essi, specie quando si tratta di temibili classici. Ebbene sì, a volte penso di non essere all’altezza, di non capirli, motivo per cui ho molti classici in attesa di essere letti e che se ne stanno ancora sulla mensola senza essere stati mai sfogliati. Il maestro e Margherita rappresentò una delle mie prime sfide (vinte). Se una storia è scritta bene difficilmente noi lettori non potremmo leggerla.

  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Einaudi

Questo libro è stato il mio incontro con Natalia e mi ha portato a conoscere e successivamente amare una delle scrittrici di maggiore talento che la nostra letteratura ha prodotto. Scrittrice, editrice, intellettuale, politica, Natalia Ginzburg è il modello di donna a cui aspirare, almeno per me. Lessico famigliare è la storia della sua famiglia e il racconto di una parte della storia recente del nostro Paese. Scritto divinamente è uno dei pochissimi libri che mi capita di risfogliare. La produzione della Ginzburg è immensa e merita di essere conosciuta.

I vostri libri? Raccontatevi.

Idda

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  • Titolo: Idda
  • Autrice: Michela Marzano
  • Editore: Einaudi (Stile libero)
  • Data di pubblicazione: 22 Gennaio 2019

Idda in dialetto pugliese significa lei. Ci sono due lei in questa storia: Alessandra e Annie. Alessandra è una donna che in seguito a un tragico evento ha ricostruito la sua vita a migliaia di chilometri di distanza dalla sua terra natia. L’incidente in cui la madre di Alessandra ha perso la vita l’ha portata a chiudere ogni rapporto con il padre, allontanandosi da quel passato doloroso, rifacendosi una vita in Francia come insegnante all’università e con al suo fianco Pierre.

Ad Annie, la madre di Pierre, le viene diagnosticato l’Alzheimer. Questo è una forma di demenza senile che colpisce la memoria intaccando i ricordi e agendo sulle nozioni cognitive più elementari.

Se scompaiono i ricordi, cosa resta di noi? Sembra esser questo l’interrogativo che Alessandra si pone dopo ogni visita alla suocera. Cerca di apparire forte per tranquillizzare il suo Pierre che pare non voler accettare la condizione della madre, ma vedendo Annie non riesce a non pensare ai suoi di ricordi, specie quelli dolorosi.

Non potendo conservare tutti i ricordi, agiamo in maniera selettiva, preservando i ricordi belli ed eliminando quelli dolorosi o inutili. Cancellare un ricordo è impossibile, al massimo lo immagazziniamo in qualche parte del nostro io, ma la memoria, bastarda, è capace di ricacciarlo a tempo debito, destabilizzandoti. A pensarci, è assurdo come opera la memoria e come a volte rievochiamo un ricordo. Basta un odore, un suono, una parola detta con un’intonazione diversa, un luogo, insomma a volte basta un niente e ciò che credevamo cancellato, riemerge, scuotendoti del tutto.

Ricostruendo il passato di Annie, mettendo ordine tra i suoi ricordi per preservarli all’oblio, Alessandra ritorna con la mente alla sua infanzia e prima giovinezza, nelle campagne della sua puglia, accanto alla sua mamma, morta troppo presto e la cui colpa fa ricadere sul padre. I ricordi che rievoca e che continuano ancora a tormentarla la mettono di fronte all’unica conseguenza possibile: ritornare, affrontare i demoni e provare ad andare avanti. Lo deve a sé stessa, lo deve a Pierre che con gentilezza non ha mai oltrepassato i paletti da lei imposti e che non ha mai indagato sul perché di alcune sue decisioni che riguardavano anche lui come la sua ferma ostinazione al non volere figli.

La memoria è strana. C’è chi dice che sia selettiva. C’è chi dice che sia intenzionale e deliberata. C’è chi dice che sia irrazionale. C’è chi dice che sia tutte queste cose insieme, ma che è specialmente quella inconscia a influenzarci: senza sapere bene perché, ci spinge a comportarci in determinati modi e a scartare la possibilità di cambiamento.

Michela Marzano in questo splendido e delicato romanzo racconta la storia di due donne vissute in contesti diversi, in epoche diverse, ma unite da un filo comune: il dolore. Possiamo scappare dai ricordi, possiamo credere di cancellarli, possiamo essere convinti di averli superati e invece no, non li cancelliamo, non del tutto e anche se non lo ammettiamo, sono loro a condizionarci, a plasmarci. La fuga che ci imponiamo prima o poi termina e il conto col passato deve essere estinto, se vogliamo sopravvivere al presente.

Ferrante Fever

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Il mio incontro con Elena Ferrante è avvenuto un paio di anni fa. I giorni dell’abbandono prima e L’amore molesto poi mi avevano fatto capire che i libri della Ferrante non facevano per me. Se esistesse la categoria personaggio dei libri più insopportabili al mondo i protagonisti di quei due libri avrebbero occupato i vertici della classifica (insieme ad Holden) e se non ho scaraventato i libri per aria è solo perché nutro un amore totale verso di loro che mi impedisce di fargli del male. Esagerazione o meno, a me succede questo: quando non sopporto i protagonisti di conseguenza la storia fatico a leggerla e farmela piacere: se vi sta antipatico uno ci uscite? Ecco, con i libri capita lo stesso eh.

Quando il promo de L’amica geniale è iniziato ad andare in onda ammetto che subito mi ha colpito. Sono bastate poche immagini per conquistarmi, già prima che andasse in onda il mio hype era a mille. Lo volevo vedere perché mi incuriosiva e ammetto che lo volevo vedere perché tutti l’avrebbero visto, tutti ne avrebbero parlato e io volevo far parte di quel tutti. La prima puntata è stata il colpo di fulmine che mi serviva e che soprattutto mi ha fatto prendere la decisione di iniziare la saga. La mole dei quattro volumi (quasi cinquecento pagine ognuno) mi spaventava, così come mi spaventava l’idea che non mi sarebbe piaciuto ma: uno, dovevo capire il perché dell’hashtag #sarratoremerda e due, non ne potevo più del “ma come? Una lettrice come te non ha letto la saga? (off-topic, leggo, leggo tanto, ma non ho mica letto tutti i libri che hanno pubblicato dall’anno zero ad oggi?).

In poche parole, ho evitato per anni la lettura della tetralogia e mi sono ritrovata a leggere i primi tre volumi in una settimana scarsa (l’ultimo invece è stato il libro con cui ho iniziato questo 2019).

La tetralogia de L’amica geniale è stata la mia personale droga letteraria per svariati giorni. Il primo minuto libero mi serviva per andare avanti, occhi stanchi e mal di testa non mi hanno impedito in questa folle impresa di leggerlo in così poco tempo. Limitare la tetralogia all’amicizia tra Lenù e Lila è altamente riduttivo, perché c’è così tanto in questi quattro libri. L’amicizia è leit motiv, la cornice di tutti gli avvenimenti che vivono le due con lo sfondo di un’Italia che cambia, una Napoli che recepisce i cambiamenti in ritardo e che è ancora ancorata alle legge di quartiere dove i più ricchi e potenti comandano e si fanno rispettare senza il minimo sforzo da quei poveri che costretti stanno sempre a guardare. La forza dell’istruzione che noi donne oggi diamo per scontato e che ieri invece era riservata ai maschi perché se sei donna devi stare a casa ad aiutare tua madre nell’attesa di diventare madre e moglie anche tu. Certo, l’odiosità dei personaggi Ferrantiani l’ho sentita anche qui. Prendiamo Lila. È cattiva, perfida, consapevole di essere magnete per gli altri e sfrutta questo a suo vantaggio. Ha le sue sofferenze, le sue batoste, ma il coltello dalla parte del manico è sempre ben saldo nelle sue mani. Lenù è quasi sempre passiva, incapace di ribellarsi a quell’amicizia ossessiva, incapace di riconoscere i suoi errori, anzi, di commetterne in serie uno dopo l’altro senza avere l’umiltà di capire di aver sbagliato per non ricommetterli. Lo stesso rapporto tra le due è nocivo, ma come molti rapporti d’amore che sappiamo esser sbagliati non riusciamo a portarli a termine.

Insomma questo è il mio piccolo resoconto della mia FerranteFever (qualche piccola postilla):

  • il quarto libro non è all’altezza dei precedenti, come ha detto la mia migliore amica: sembra un harmony fatto male;
  • Nino Sarratore sei il prototipo di uomo che la maggior parte delle donne prima o poi trova: la merda;
  • Lenù, la bella addormentata in confronto a te era più sveglia;
  • Lila, ti ho amato, odiato, amato e poi di nuovo odiato:
  • nel mondo più Enzo Scanno per tutte.

Primo post del 2019: scusate il ritardo.

Bilanci e propositi.

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È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa.