Scrittori da un solo libro

Finalmente torno ad aggiornare il mio amato blog, perdonate l’assenza e i pochi contenuti ma qualche impegno personale e qualche piccolo imprevisto mi ha portato via il tempo necessario per star dietro al sito. In questa domenica apparentemente tranquilla in cui ho deciso di dedicarmi solo ai miei amati libri ho pensato bene di scrivere qualcosina e quindi ecco qui un nuovo post. Mettendo da parte per un attimo le classiche recensioni (ci sto lavorando sopra e fra poco torneranno anche quelle) oggi spazio alle curiosità che ogni tanto cerco di conoscere documentandomi un po’.

Ci sono scrittori proliferi così come ci sono scrittori che hanno conosciuto la fama soltanto grazie ad un unico libro e quindi il loro nome è associato indissolubilmente alla loro unica creatura. Ecco quindi cinque grandi scrittori e i loro unici capolavori.

Emily Brontë: Cime Tempestose

La seconda delle sorelle Brontë è famosa per il suo unico romanzo Cime Tempestose, considerato uno dei classici della letteratura inglese del diciannovesimo secolo. Emily aveva avuto fin da giovane una salute cagionevole. Si ammalò di tubercolosi e nel 1848 entrò nella fase terminale della malattia. Secondo una lettera del suo editore in quel periodo era impegnata nella stesura del suo secondo romanzo che però non vide mai luce.

 

Margaret Mitchell: Via col vento

Margaret Mitchell era una fervida lettrice. Leggeva tutto ciò che trovava avidamente e al marito spettava il compito di portarle i libri presi in prestito dalla biblioteca locale. Stanco di questo tran tran, suggerì alla moglie di smettere di leggere e provare lei stessa a scrivere qualcosa. Decise quindi di mettersi alla prova e, complice un lungo periodo di riabilitazione alla gamba che la costringeva a riposo, scrisse il suo primo libro. Margaret però lo aveva considerato più un passatempo che un lavoro vero e proprio anche se quando un agente letterario venne a conoscenza del manoscritto e lo chiese per leggerlo, lei non ci pensò due volte a consegnarlo. La casa editrice fu subito presa dal romanzo e decisero di pubblicarlo immediatamente nel 1936. Via col vento vinse il Pulitzer e dal libro venne tratto il celebre film. Nel 1949 lei e suo marito vennero coinvolti in un incidente stradale dove Mitchell perse la vita qualche giorno dopo il ricovero.

 

Sylvia Plath: La campana di vetro

L’unico romanzo di Sylvia Plath, La campana di vetro, è un romanzo semi-autobiografico, unico nella carriera della Plath morta suicida nel 1963 a soli trent’anni. Quando la Plath morì lei e il marito, per quanto separati, erano ancora formalmente sposati, motivo per cui a lui spettò tutto il patrimonio della moglie comprendente quaderni privati e un manoscritto incompleto di quello che sarebbe dovuto essere il secondo romanzo. Lui distrusse gran parte dell’eredità e altro materiale non è stato mai più ritrovato.

 

J.D.Salinger: Il giovane Holden

Il romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden fu l’unico romanzo dello scrittore J.D.Salinger, accostato a una serie di racconti. Il successo improvviso del romanzo e la conseguente popolarità turbò molto Salinger che alla notorietà rispose isolandosi sempre di più e tutti coloro che invadevano la sua privacy, minacciava di agire per vie legali.

 

Giuseppe Tomasi Di Lampedusa: Il gattopardo

L’unico romanzo dell’autore siciliano, Il gattopardo, fu pubblicato postumo un anno dopo la morte dello scrittore che vinse poi il Premio Strega e divenne best seller. Considerato oggi uno dei romanzi più grandi della letteratura italiana rischiò di non vedere mai la pubblicazione dato che sia Mondadori che Einaudi si rifiutarono di pubblicarlo. Elio Vittorini che lavorava per entrambe le case editrici decise di rispedire il manoscritto all’autore bloccandone la pubblicazione. Dopo la morte di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa il libro fu pubblicato da Feltrinelli diventando un vero e proprio caso editoriale.

I magnifici 10!

Una delle domande più difficili per un lettore è: qual è il tuo libro preferito? È come rispondere alla domanda vuoi più bene a mamma o a papà? Preferisci la pizza o la Nutella? Britney Spears o Christina Aguilera?

Quando mi chiedono il mio libro preferito solitamente dico il primo che mi passa per la testa, ma subito dopo ne aggiungo un secondo, un terzo, un quarto e colui che mi ha posto la domanda si pente all’istante di avermelo chiesto e cerca in tutti i modi di porre fine alla conversazione. Quello che vorrei far capire è che ridurre la scelta a un solo libro per me è difficile sia perché ho letto tanto e sia perché ce ne sono tanti che reputo bellissimi e per me fondamentali nella mia carriera da lettrice.

Ho provato a stilare una classifica, dieci sono pochi ma mi sembrava un giusto compromesso. È una classifica fatta di getto perché se mi fermassi a pensare un po’ di più il numero aumenterebbe.

Basta chiacchiere ed ecco i miei magnifici dieci.

  • Amabili resti di Alice Sebold. Doveroso iniziare da questo visto che il nome del blog deriva dal titolo di questo libro. Non essendo brava con i nomi ricordo che nel momento in cui cercavo un titolo per questo mio spazio online pensai bene di prendere spunto da uno dei libri che più mi era piaciuto e così ecco venir fuori Gli Amabili Libri.

 

  • 1984 di George Orwell. Un mondo distopico in cui la vita delle persone è controllata dal sapiente occhio del Grande Fratello (no, non è quello di Ilary Blasi). Lo lessi mentre preparavo la maturità visto che lo avevo inserto nella mia tesina d’esame. A mio parere il libro di Orwell, oltre ad essere uno dei più importanti libri della letteratura inglese e non solo, ha uno dei finali più belli e potenti di sempre.

 

  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. Come per il libro di Orwell anche questo lo lessi perché inserito nel mio percorso d’esame. Pirandello è uno dei miei autori classici preferiti e la storia di Mattia Pascal mi catturò fin dalle prime pagine.

 

  • Le intermittenze della morte di José Saramago. Qui ci troviamo nel campo della perfezione. Saramago immagina un paesino in cui le persone smettono di morire e dopo l’euforia iniziale tutti dovranno fare i conti con i problemi che questo avvenimento comporta. Lo stile di Saramago non fu per me all’inizio semplicissimo. Parliamo di periodi molto lunghi privi di punteggiatura. Superato lo scoglio iniziale e lasciandomi trasportare solo dalle sue parole il resto venne da sé facendo di questo libro uno dei miei preferiti in assoluto (un finale poetico come pochi).

 

  • Stoner di John Williams. Nel 2012 questo libro divenne un vero e proprio caso editoriale. Pubblicato nel 1965 non riscosse molto successo e cadde nel dimenticatoio fino a quando nel 2006 venne ripubblicato negli USA iniziando una vera e propria scalata verso il successo. Nel 2012 la Fazi lo pubblica in Italia facendo innamorare di Stoner migliaia di lettori. La storia di Stoner è di una semplicità disarmante a cui però è impossibile restare indifferenti. Tra le letture che consiglio maggiormente.

 

  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Se si parla dei miei libri preferiti è fondamentali un della mia amata Natalia deve assolutamente esserci. Primo perché è la mia scrittrice preferita e secondo perché parliamo di una delle scrittrici più brave che la nostra letteratura ha potuto conoscere. Il suo Lessico Famigliare oltre ad essere un libro che racconta della sua famiglia è soprattutto un libro che ripercorre eventi della nostra storia recente.

 

  • Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Quando questo libro mi fu consigliato ammetto che mi spaventava parecchio. Un po’ per la mole e un po’ per lo scrittore. Insomma io la letteratura russa l’ho sempre concepita fuori dalla mia portata e dalle mie capacità. Quello che conta nei libri però (ricordiamocelo) è sempre e solo la storia e se questa è scritta bene non avremo mai difficoltà di comprensione. È un libro pieno di tematiche (rapporto bene e male e razionale e irrazionale) e ci sono vari livelli di lettura a cui star dietro. Fidatevi però se vi dico che ne vale la pena.

 

  • Scende la notte tropicale di Manuel Puig. L’Argentina, il Brasile e tutto il fascino che la letteratura sud americana comporta. Questo libro è un vero e proprio gioiellino scoperto un po’ per caso di cui mi sono innamorata follemente dalle prime pagine. Come nel caso di Saramago anche qui lo stile è un po’ ostico ma è tutta questione di entrare in sintonia con la storia.

 

  • Il buio oltre lasiepe di Harper Lee. Uno dei primi libri letti, uno dei libri che mi fece capire che la lettura non era un semplice hobby per far passare diversamente le mie ore libere. Questo è uno dei libri che mi fece capire che la lettura era il mio tutto e che senza un libro non riuscivo a stare.

 

  • Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti. Torniamo in Italia con uno dei miei scrittori contemporanei preferiti. Questo è il libro di Ammaniti che dovete leggere, questo è il libro che vi terrà incollati fino a quando non lo finirete. Scritto alla perfezione questo libro è stata per me una piccola ossessione. Lo portavo ovunque perché appena avevo un momento libero leggevo qualche pagina (che poi alla fine l’ho letto in due giorni, fate un po’ voi).

La mia classifica alla fine è questa, l’ordine è casuale. Ci sarebbero altri libri da aggiungere ma la chiudo qui. Ora la parola passa a voi. I vostri libri preferiti quali sono?

Resto qui

resto qui

  • Titolo: Resto qui
  • Autore: Marco Balzano
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 20 Febbraio 2018

Non credo ai colpi di fulmine, né in amore, né nella scrittura. Però quando ho visto quel paese sommerso ho subito avuto la certezza che avevo davanti una storia, e non desideravo altro che capire se avrei saputo raccontarla (da Il Libraio).

Marco Balzano spiega così la nascita del suo romanzo Resto Qui edito da Einaudi e uscito alla fine di febbraio. Una storia nata per caso, nel momento in cui ha visto un campanile (quello raffigurato nella splendida copertina) sullo specchio del lago. Da lì è partita la ricerca e lì è nata la convinzione che la storia di Trina non poteva che essere ambientata a Curon, un borgo della val Venosta distrutto nel 1950 per costruire una diga.

È infatti la costruzione della diga a muovere tutta la storia e al centro Trina, la guerra e il dilemma: fuggire o restare?

Trina è una maestra elementare a cui viene impedito di insegnare nel momento in cui Mussolini decide che il tedesco non è più la loro lingua ma è l’italiano la lingua divenuta ufficiale. Trina non si scoraggia né si perde d’animo, sa che ci sono altri insegnanti che continuano il loro lavoro di nascosto e decide anche lei di farlo clandestinamente ai bambini del luogo. È una ragazza decisa, ostinata nelle cose in cui crede, che si innamora di quel ragazzo, Erich, che osserva di nascosto quando lui veniva a casa sua a parlare col padre che lo aveva preso in simpatia. Si piacciono e si sposano e in poco Trina diventa madre di due bambini mentre fuori la minaccia della diga si scosta per far spazio alla minaccia ben più concreta della guerra.

È proprio la paura della guerra che porterà la sorella di Erich a fuggire altrove portando con sé la piccola Marica che in quel paesino in cui le era proibito andare a scuola non voleva più starci. Voleva studiare Marica e voleva vivere ecco perché acconsente di sua spontanea volontà a fuggire altrove con la zia, abbandonando la madre e abbandonando tutta la sua famiglia.

Per Trina è un dolore assordante l’assenza di quella figlia tanto desiderata e tutto ciò che dovrà sopportare in seguito sarà più lieve se paragonato a quello strappo. Un dolore a cui riesce a dar forma mettendo tutto nero su bianco, scrivendo in continuazione parole che forse sua figlia non leggerà mai.

Quando Michael, l’altro figlio di Trina ed Erich, sposa le idee di Hitler e quando la guerra inizia a portare distruzione anche nella loro Curon, i due a malincuore sanno che è arrivato il momento di fuggire: ritorneranno quando tutto sarà finito.

La storia di Trina ed Erich viene così ad intrecciarsi con la storia della guerra e del dopoguerra. Quando i due ritorneranno, provati nel fisico e negli stati d’animo, hanno una nuova battaglia da combattere: impedire la costruzione della diga che comporterebbe la sparizione di Curon.

Dal primo momento è stato noi contro loro. La prepotenza del potere improvviso e chi rivendica radici da secoli.

Un paese ci vuole, non fosse per il gusto di andarsene via, un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti scriveva Cesare Pavese ne La luna e i falò e non può esserci citazione migliore per sintetizzare il tutto. Quando mi capitano libri del genere sono in seria difficoltà a parlarne. A un libro perfetto cosa posso aggiungere? Tutto ciò che dico sarebbe superfluo. Quando la cosa più sensata sarebbe stata fuggire i protagonisti decidono di restare, rischiare, lottare per difendere il loro paese dal nemico che non si fa scrupoli a cancellare tutto. Resto qui è un’eccezionale storia di resistenza e di appartenenza. È uno dei libri più belli usciti in questi primissimi mesi dell’anno e probabilmente è uno dei libri più belli che vi capiterà di leggere in assoluto.

L’altra madre

l'altra madre

  • Titolo: L’altra madre
  • Autore: Andrej Longo
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 28 Aprile 2016

Genny ha sedici anni, lavora in un bar, guida il motorino in modo spettacolare roba che un altro così non lo trovi in tutta Napoli e si prende cura di sua madre che ha problemi di salute e arrotonda con piccoli lavori di sartoria e ama leggere le carte. Tania ha quindici anni, la scuola, la sua migliore amica, le feste spensierate con i compagni di scuola, una madre poliziotta che ama alla follia e che è il suo modello di vita. Le vite di Genny e Tania si intrecciano un pomeriggio come un altro e cambiando drasticamente la vita di entrambi.

Quando Salvatore aveva proposto a Genny un lavoretto lui aveva fermamente rifiutato. Lui un lavoro già lo aveva, certo, non guadagnava oro, ma era un lavoro onesto, che lo teneva lontano dalla strada e soprattutto da quel mondo. Salvatore però lo aveva in un certo senso sfidato, non sei un uomo vero se non accetti, pochi minuti e vedi che ci esce qualcosa pure per te e poi come guidava il motorino Genny non lo guidava nessuno, ci avrebbero messo niente. Genny ci pensa, alla fine tiene ragione Salvatore e poi lui è un uomo fatto e finito e di certo non ha paura di fare uno scippo.

Il tempo che Salvatore decida le vittime e chi meglio di due ragazzine della Napoli bene che possono permettersi di spendere nei negozi d’alta moda, tanto hanno paparino che paga. Tutto avviene in pochi minuti, il motorino che corre veloce, Salvatore che strappa la borsa alla ragazza, Tania che fa resistenza ma che alla fine cede e cade per terra, sbattendo la testa, morendo all’istante.

Aveva ragione Genny a non voler entrare in quelle tarantelle, avrebbe fatto meglio a fare la figura del fifone: meglio fifone che assassino. La madre di Tania è poliziotta e dopo la morte della figlia la sua unica ragione di vita è trovare chi ha ucciso la figlia e fargli fare la sua stessa fine.

L’altra madre è un libro che scardina tutto, che rovescia i ruoli e distrugge tutte le certezze. Cosa succede se chi rappresenta i buoni passa dalla parte dei cattivi? Cosa succede se il difendibile diventa indifendibile? Cosa succede se provi pietà per un assassino? Le domande ci sono ma non pensate di riuscire a trovare le risposte, perché di risposte il libro non ha intenzione di darle. Andrej Longo racconta una storia e che sia ambientata a Napoli, la città dove bene e male si mescolano e sovrappongono in continuazione, è un dettaglio. Di scippi ce ne sono ovunque e di fatalità anche e il libro non intende focalizzarsi su questo. Si parte da una situazione ben delineata, ossia da una parte il bene e la giustizia e dall’altra il male e l’illegalità. A un certo punto questo equilibrio si rompe e cambia. C’è una madre che ha visto la sua unica figlia uccisa per colpa di uno scippo e che vuole farsi giustizia da sola, lei che rappresenta la legge contravviene alle regole che lei stessa fa rispettare. C’è il dolore atroce di una madre che sicuramente merita rispetto, ma le azioni che Irene intraprenderà in preda alla sua sete di vendetta non la possono giustificare, non è etico né deontologico visto la professione che svolge ed è inumano perché alla fine siamo esseri umani. Questo libro è una escalation di suspense e colpi allo stomaco, scritto magistralmente e con un utilizzo perfetto del napoletano.

(Questo articolo è presente su Idea Napoli)

Le Assaggiatrici

le assaggiatrici

  • Titolo: Le Assaggiatrici
  • Autrice: Rosella Postorino
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 11 Gennaio 2018

«Dovevamo finire tutto quello che ci mettevano nel piatto, quindi aspettare un’ora e ogni volta eravamo terrorizzate che potessimo stare male, perché girava voce che gli inglesi volessero avvelenare Hitler. Passato il termine, scoppiavamo a piangere, felici di essere sopravvissute».

Queste sono le parole di Margaret Wolk, una delle vere assaggiatrici di Hitler. Per tantissimi anni questa storia è rimasta un suo segreto, poi ha deciso di farla conoscere al mondo. Grazie ad un trafiletto su un quotidiano nazionale l’autrice, Rosella Postorino, è venuta a conoscenza di questa storia e ha sentito la necessità di raccontarla.

Se il Führer ha bisogno si obbedisce.

Se il Führer ha bisogno non si discute, non si domanda perché un no equivarrebbe a morte certa.

Girava voce che gli inglesi volessero avvelenare Hitler e la soluzione fu quella di scegliere dieci donne da utilizzare come cavie che avrebbero assaggiato per prime il cibo a lui destinato. Donne giovani perché dovevano essere sane e solo donne perché gli uomini forti erano tutti al fronte. Se il cibo fosse stato avvelenato sarebbero morte loro la cui vita valeva niente in confronto a quella dell’immenso uomo che stava portando la Germania alla vittoria.

Rosa era diventata un’assaggiatrice. Per tre volte al giorno sfidava la morte, per tre volte al giorno il suo corpo veniva messo al servizio di Hitler. Per Rosa e le altre avere fame era diventato un incubo e il sapore del cibo aveva assunto il sapore della morte. Rosa era consapevole che non poteva sottrarsi a quella chiamata, per giunta suo marito Gregor si trovava al fronte e sua madre era morta in uno dei tanti bombardamenti che avevano distrutto la sua casa e la sua Berlino. Nell’attesa che la guerra finisse e che suo marito tornasse, Rosa viveva con i suoi suoceri e fu proprio in quella casa che le SS vennero a cercarla. Chissà perché lei, si chiese a lungo.

Recarsi in caserma tre volte al giorno per assaggiare il cibo destinato ad Hitler era diventata la sua routine e con alcune di loro, Leni, Elfriede, Heike, Ulla e Beate aveva creato un rapporto che si potrebbe definire amicizia. Con quelle donne trascorreva del tempo, condivideva paure ed erano accomunate dallo stesso destino. Se fossero state altrove e in un altro periodo probabilmente non si sarebbero neanche notate, ma in quello stato di prigionia avere alleati avrebbe alleviato il dolore e la solitudine.

Quando di Gregor smette di avere notizie dal fronte per non sprofondare nella follia Rosa stringe un legame inizialmente solo carnale e poi anche emotivo con il tenente delle SS Albert Ziegler.

Le Assaggiatrici è un romanzo che si divora in pochissimo. La storia di Rosa ti cattura dalle prime righe e velocemente ti trascina verso il finale. Le atmosfere mi hanno ricordato tantissimo Il Racconto dell’ancella, lo stesso clima di coercizione a cui le donne sono costrette e il loro non avere alternative oltre al non potersi ribellare. Rosa è una vittima della situazione, è costretta suo malgrado ad accettare perché non ha alternative. Quante volte però ci diciamo questo? Quante volte ci rifuggiamo nella frase non avere alternative utilizzandolo come alibi perfetto? Molte volte è semplicemente la strada più semplice, con meno problemi e meno complicazioni. Rosa è sicuramente prigioniera della situazione, ma è anche una privilegiata. In un momento storico in cui il lavoro non c’è e il cibo scarseggia Rosa ha assicurati tre pasti e uno stipendio mensile anche più alto della media e questo la rende complice di quel sistema. Una sola persona non può trascinare un Paese in un clima totalitario se una massa non glielo avrà permesso.

Le assaggiatrici è stato il primo libro letto di questo 2018 e non potevo non iniziare meglio. Una storia raccontata alla perfezione, un libro di letteratura pura come non capita spesso e uno stile narrativo intimo ed intenso capace di scatenare potenti emozioni. Oltre che permettermi di conoscere una storia che ignoravo completamente mi ha permesso di conoscere una scrittrice straordinaria che ho voglia di approfondire attraverso le sue precedenti letture.

I post più letti dell’anno!

Ma quale paradiso? ha il pregio di essere un libro che invece di darti risposte ti mette nella posizione di farti domande. È un libro necessario e scusate se uso questo termine che oramai è diventato il più abusato in letteratura. Necessità e bisogno di comprendere, capire e ampliare la nostra mente dovrebbero portarci a prendere libri del genere e leggerli senza neanche esitare. Libri come Ma quale paradiso? li leggi in un’oretta scarsa ma raramente si dimenticano. Libri come questi sono perle rare meglio non lasciarseli sfuggire.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

Simona Vinci ha raccontato nei minimi dettagli la sua esperienza mettendo nero su bianco le sue paure. È un’altalena di sentimenti con parti che fanno davvero male leggere. Qui non si tratta solo di raccontare il dolore, ma di sviscerarlo in tutte le sue forme. Qui non troverete la cura, la ricetta magica per curarsi, ma il conforto e l’empatia di chi ci è passato, di chi sa cosa vuol dire avere paura di uscire di casa e di non sentirsi al sicuro nei propri spazi, di chi ha paura di stare solo ma di non riuscire a stare neanche in compagnia, di non riuscire ad essere più indipendente, di non riuscire ad essere più se stessi.

Le cure domestiche è una storia sui legami familiari e sulle sofferenze che questi comportano, sugli addii dolorosi sempre difficili da superare ed accettare e su quella malinconia che diventa costante della vita. Lo stile della Robinson è poetico e sublime, non a caso questo romanzo è stato riconosciuto dai critici come un capolavoro della letteratura mondiale.

Quello che di certo mi resta di questo libro è la voglia di non fermarmi all’apparenza e di approfondire ancora di più l’argomento. Anna Migotto e Stefania Miretti hanno scritto un libro che non merita di passare inosservato, anzi, merita di essere letto, riletto, discusso e argomentato. Un libro che nella sua crudeltà mostra una realtà a cui non possiamo più voltare le spalle.

La compagnia delle anime finte è un romanzo che con una mano ti accarezza mentre con l’altra ti prende a schiaffi. Ti mostra senza filtri la miseria umana e il dramma dei sentimenti. Per quanto tutta la scena è dominata dalla storia di Vincenzina la narrazione comprende le storie di tantissime altre persone, tantissime altre anime pronte ad inscenare le tante sfaccettature che la vita ti propone: violenze, soprusi, fragilità e povertà. Sono le anime che popolano i quartieri di Napoli e le cui storie si vanno a legare indissolubilmente alla vita di Vincenzina.

L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!

Libri 2017!

Avete letto classifiche sui migliori libri di questo 2017 ovunque, lo so e al solo pensiero di leggerne un’altra state male, vi capisco, però visto che le avete lette ovunque magari potete dedicare qualche minuto del vostro tempo anche alla mia di classifica, perché poi le altre sì e la mia no?. Neanche io sono una fan delle classifiche, ridurre le molte letture a una decina è un compito un po’ difficile, anche perché di libri belli (ma veramente belli) ne ho letti parecchi quest’anno e quindi mi spiace per quelli che ingiustamente (per questione di numero) sono rimasti fuori. Quindi ecco la mia personale top 10 (e se volete ditemi anche i vostri titoli di questo 2017 ché sono curiosa).

Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza.

La storia della sua famiglia era una grande processione di stanze una dentro l’altra, stanze invase dal sole e dalla polvere, alcune vuote, altre pullulanti di spettri e altre ingombre di pezzi di mobili e vecchie foto e oggetti inservibili, ammucchiati gli uni sugli altri come nel retro di un teatro. Quelle erano le stanze in cui era meglio non entrare. 

Che succede, mà? Vuoi che racconti la storia tua e del tuo sposo e mi hai dato la vista potente dei tuoi ultimi istanti? Quando, si dice, l’intera vita e quella delle persone care scorre davanti agli occhi. 

  • Con molta cura. Severino cesari (Rizzoli)

Lo sai benissimo, di ciò che è in tuo potere affrontare ha senso prendersi cura. Ma proprio nel momento in cui pensi di esserti preso già abbastanza cura, abbastanza, e che potresti accontentarti, rimane in fondo solo quel poco di cui mi occuperò domani. 

La vita è fatta di pochi momenti importanti che spesso nemmeno riusciamo a scorgere mentre li viviamo. Loro ci seguono sempre un passo indietro e quando ti volti è già tutto fatto, irrimediabilmente compromesso, nel bene o nel male. 

Il male lascia senza parole. Se non lo nomini, non esiste. Se non lo chiami, scompare. Fino a che non impazzisci per aver ingoiato tutte quelle parole impronunciabili. Ma non è meglio staccarsi dalla realtà piuttosto che ammettere che sia finita ogni cosa?

Né uniti né divisi. E il problema è che questo è vero anche per i loro nemici. Che poi saremmo noi. In teoria, siamo tutti schierati contro il terrorismo: però, sul terreno, le cose sono sempre più ambigue. A volte la priorità è un altro nemico.

Voi civili non potete essere il mio nemico, finché non lavate la mano contro di me. Ma sempre con la massima sincerità vi devo ricordare che voi uccidete continuamente i nostri civili. E rubate le nostre terre, il nostro petrolio, le nostre miniere, le nostre cose. Ci fate soffrire ogni giorno. Se gli fai male, il gatto ti graffia. 

Quello che non capivo, quello che avevo capito adesso, all’improvviso, era che se smettevo di andare indietro, di cercare di recuperare il passato, forse c’era un futuro che mi aspettava, che ci aspettava, un futuro che si sarebbe svelato se solo mi fossi voltata a guardarlo. 

La sua intelligenza lo ha portato a percorrere una strada a tre tappe: dal semplice al complicato e poi di nuovo al semplice. 

Dimenticare

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  • Titolo: Dimenticare
  • Autore: Peppe Fiore
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Settembre 2017

Dimenticare… cosa, chi? La domanda resta stampata nella mente e accompagna il lettore durante tutta la lettura. Cosa ha spinto Daniele a lasciare tutto e tutti e perché ha preferito vivere in un paesino di montagna isolato, quali sono i misteri e i segreti che lo accompagnano? Gli interrogativi sono molteplici e non tutti troveranno una risposta.

Daniele è un omaccione alto e robusto di Fiumicino che a un certo punto della sua vita ha voluto mettere chilometri di cemento tra lui e la sua città natale e da chi lo conosceva per rifarsi una nuova vita in un piccolo e sperduto paesino di montagna prendendo in gestione l’unico bar della zona. Quando decidi di rifarti una vita e di ricominciare da zero è perché la vita che stavi conducendo inizia a starti stretta e non ti appaga più. Può anche succedere che gli errori commessi sono così tanti che tentare di rimediare è impossibile, allora meglio darci un taglio, riavvolgere il nastro e ripartire.

Daniele arriva in questo paesino dove tutti conoscono tutti e che è balzato agli onori della cronaca perché una ragazza dopo essere scomparsa è stata ritrovata morta. La causa? Un orso, anche se orsi da quelle parti non se ne sono mai visti. Forse è stato davvero un orso o forse è meglio incolpare una bestia animale che una bestia umana. A Daniele interessa solo lavorare, si cura poco di ciò che lo circonda e vorrebbe dimenticare il perché è lì.

Il motivo è suo fratello Franco, una testa calda col demone del gioco. Un accumulatore di debiti che nella vita ha fatto più guai che cose sensate ed è sempre toccato a Daniele rimediare. Come sempre la vita a un certo punto ti presenta il conto e non basta voler dimenticare per far sì che questo accada. Anche se le cose le seppelliamo in un angolo remoto del nostro cervello queste riemergono e bisogna affrontarle.

Certe cose non si devono dire. Quando le dici le uccidi.

Questa frase è il leitmotiv utilizzato dallo scrittore, visto che sono molte le cose che non dice preferendo far lavorare il lettore e far trarre a lui le conclusioni. C’è un equilibrio spettacolare in Dimenticare, si muove tutto fra essenzialità e omissione. Sappiamo che Daniele ha un segreto, ecco perché se ne va tra i boschi, perché spera che isolandosi lui isoli tutto il resto. Speriamo che a un certo punto Daniele ci riveli il segreto che lo tormenta, che lo imputerebbe come essere ignobile anche se ai nostri occhi è un bravo ragazzo, capace di prendersi cura di suo fratello anche quando tutti gli altri avrebbero detto basta; un uomo capace di amare alla follia il nipote desiderando che fosse suo figlio. Il segreto di Daniele ci contagia anche se non lo conosciamo, ci ossessiona a tal punto che le pagine le divoriamo. Probabilmente qualcuno storcerà il naso per questo troppo non detto, per la limitata caratterizzazione dei personaggi e della poca introspezione. Il bello di Dimenticare invece è proprio questo. Oltre alla bellezza della storia del protagonista colpisce anche lo stile che l’autore ha adottato.

Mi rendo conto che sono tanti i libri che dico essere i migliori di quest’anno (scusate se ho la fortuna di scegliere bene le mie letture) e sono anche tanti quelli che consiglio di leggere. Questa è una lettura da fare, perché sarà una lettura difficile da dimenticare (gran gioco di parole, vero?).

(Questo articolo è presente anche su Idea-Napoli)

Consigli di lettura estivi


L’estate è la stagione dove le liste di consigli di lettura vanno per la maggiore. Tutti sono pronti a consigliare ai lettori e non, cosa portare con sé in vacanza, quale libro sfogliare sotto l’ombrellone o semplicemente leggere in totale relax senza l’assillo del lavoro o di qualsiasi altro impegno. GoodBook mi ha coinvolto con serie di blogger e chiedendoci di fare una piccola lista di consigli estivi. Non è stato semplice scegliere perché la pila di libri che mi attende è notevole e non fa che crescere. Ho semplicemente scelto quelli che mi ispirano di più e che vorrei leggere quando prima. Quindi carta e penna e segnatevi questi libri.

  • Gilgi, una di noi di Irmgard Keun. (L’Orma Editore)

La bellezza dell’indipendenza e la difesa della propria libertà sono al centro di questo romanzo che vede luce per la prima volta in Italia grazie a L’Orma Editore. Gilgi, una di noi è la storia di una ragazza come tante, cresciuta in una famiglia borghese dai solidi principi e regole ferree. La vita di Gilgi cambierà quando conoscerà uno scrittore che la introdurrà nel suo mondo e soprattutto le farà conoscere l’amore. Un romanzo con una protagonista che promette scintille e che proprio a causa del suo stile irriverente per l’epoca fu censurato e messo al rogo dai nazisti.

  • La fine dei vandalismi di Tom Drudy. (NN Editore)

La NN Editore è stata la casa editrice che ha fatto conoscere ai lettori italiani Kent Haruf e li ha fatti innamorare perdutamente di Holt e dei suoi abitanti. Ora ci riprova con La Fine dei Vandalismi, libro uscito negli Stati Uniti nel 1994 acclamato da pubblico e critica e che è il primo di una trilogia, stavolta ambientata a Grouse Country. E’ un libro che si limita a raccontare la normalità della vita di tutti i giorni, quella fatta di gioie e tristezze, di compagnie e solitudini, di amori ed amicizie. Per i dialoghi serrati e surreali è stato paragonato alla serie tv “Gilmore Gilr” ed io da fedele adepta di Lorelai e Rory non potevo lasciarmi sfuggire una lettura del genere.

  • Un complicato atto d’amore di Miriam Toews. (Marcos y Marcos)

Miriam Toews è nata in Canada ed è cresciuta in una rigida comunità mennonita (una branchia degli anabattisti, una delle tante sfumature del cristianesimo) ed è proprio una comunità mennonita che fa da sfondo al terzo romanzo della scrittrice canadese già conosciuta ed apprezzata in Italia grazie al suo precedente romanzo “I miei piccoli dispiaceri”. Nomi vive con la metà della sua famiglia, cioè con suo padre, dopo che sua sorella prima e sua madre dopo se ne sono andate da un giorno all’altro. Suo padre è un fedele mennonita che come lei prova a sopravvivere senza due delle donne di famiglia e si affida completamente all’unica rimasta. La voglia di ribellarsi però è forte come sarà forte la voglia di ricerca del suo posto nel mondo. È un romanzo che non risponde al termine di autobiografico ma che sicuramente ha preso larga ispirazione dalla vita stessa della Toews.

  • Il paradiso degli orchi di Daniel Pennac. (Feltrinelli)

Benjamin Malaussène è uno di quei personaggi che potremmo definire surreali. Di mestiere fa il capro espiatorio ed ha una famiglia che si potrebbe definire disneyana. Il Paradiso degli Orchi è il primo romanzo che Pannac ha dedicato alla sua creatura più amata ed apprezzata, un vero e proprio cult apprezzato in tutto il mondo. Malaussène nel corso degli anni mi è stato consigliato da tantissimi altri lettori: ma come, tu che leggi così tanto non hai mai letto un libro su Malaussène? Nel 2017 sempre con Feltrinelli è uscita una nuova avventura, ma sembrava giusto che se gli dovevo dare un’opportunità dovevo iniziare dal principio, quindi spazio a Il Paradiso degli Orchi e benvenuto monsieur Malaussène.

  • L’amore prima di noi di Paola Mastracola. (Einaudi)

A un certo punto gli dei ci hanno abbandonati. O noi abbiamo abbandonato loro, decidendo di non crederci più. Sono sempre stata affascinata dai miti, da queste storie che ci sono state tramandate nel corso del tempo e che continuano ad incantare generazioni ed essere fonte d’ispirazione. Quello che mi è sempre piaciuto è che per quanto gli dei fossero esseri perfetti erano al tempo stesso esseri imperfetti, che si innamoravano non solo tra loro ma anche dei comuni mortali. Ne L’amore prima di noi, Paola Mastracola ci conduce in uno spettacolare viaggio tra le divinità e ci racconta l’amore in tutte le sue forme quali eccesso, follia e fuga senza dimenticare di dare il suo prezioso tocco personale. Una riscrittura dei miti greci assolutamente imperdibile.

(Questo articolo è presente anche su GoodBook)

Ma quale paradiso?

ma quale paradiso

    • Titolo: Ma quale paradiso?
    • Autrice: Francesca Borri
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione:  30 Maggio 2017

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In un posto del genere ci vivrei tutto l’anno. E’ una frase che probabilmente avrete detto se avete avuto la fortuna di andarci alle Maldive o semplicemente avete visto una foto del posto su internet o in un’agenzia di viaggi. Le Maldive sono una delle mete turistiche più ambite in assoluto, con sole, mare cristallino e relax, un vero paradiso sulla terra che convincerebbe chiunque a fare i bagagli e trasferirsi. La realtà però è ben diversa da come appare e il reportage di Francesca Borri ha completamente rivoltato l’immagine di giardino dell’eden che siamo abituati a conoscere o meglio a credere di conoscere.

Le Maldive sono un concentrato di povertà, criminalità e corruzione, dove il 5 per cento della popolazione detiene il 95 per cento della ricchezza, dove a farla da padrone sono le gang, dove non puoi sperare nell’aiuto della polizia che dovrebbe proteggerti e che invece con queste gang va a braccetto, dove c’è un uso e uno spaccio spropositato di eroina e dove in teoria c’è la libertà di opinione ma guai a te ad usarla contro l’Islam, perché l’Islam è la religione di stato e non puoi avere religione diversa da questa. Il problema delle Maldive è l’economia, ma anche la politica, e perché no la religione e il suo fanatico fondamentalismo e aggiungeteci pure la Siria, la jihad, la sharia e chissà quante altre cose.

Male, la capitale, è dove risiede la maggior parte della popolazione e dove la maggior parte della popolazione è costretta ad andare per ogni genere di servizi come banche, università, medici o semplicemente per andare a comprare un paio di scarpe. Una capitale che ha i prezzi di Londra con la vita del Burundi. Ovviamente una situazione del genere fa comodo a chi le cose non vuole che cambino, perché una popolazione ridotta alla fame e che vive in condizioni di povertà costante e che non sente di avere l’appoggio della polizia o della politica difficilmente scenderà in piazza per protestare perché semplicemente non ne ha le forze. E’ una popolazione che preferisce bussare alla porta del potente di turno, chiedergli il dovuto, far finta di niente e continuare a sopravvivere.

La realtà desolante che ne esce ci fa entrare meglio nell’ottica e forse ci fa leggermente comprendere perché dalle Maldive parte il più alto numero di foreign fighters. L’Islam per questi ragazzi non è solo una religione con i suoi precetti e le sue preghiere; l’Islam è completa sottomissione al Dio in cui credono e la jihad rappresenta per loro una forma di redenzione e riscatto per poter mettere in atto una giustizia equa. La Siria diventa quella terra per cui è giusto sacrificarsi. Partire ed andare in Siria rappresenta quella svolta economica e morale che la loro terra non è in grado di offrire. Perché la Siria significa non solo avere un lavoro e uno stipendio, ma anche un’identità e una causa valida per cui combattere.

Quello che questo libro vuole provare a raccontarci è che non esiste solo il bianco e il nero, che non ci può essere una netta differenza tra i buoni (che poi saremmo noi occidentali i buoni?) e i cattivi, che non è tutto così chiaro come vorrebbero farci credere, bisogna scavare a fondo e cercare di non restare in superficie e trarre conclusioni ovvie e affrettate.

Ma quale paradiso? ha il pregio di essere un libro che invece di darti risposte ti mette nella posizione di farti domande. È un libro necessario e scusate se uso questo termine che oramai è diventato il più abusato in letteratura. Necessità e bisogno di comprendere, capire e ampliare la nostra mente dovrebbero portarci a prendere libri del genere e leggerli senza neanche esitare. Libri come Ma quale paradiso? li leggi in un’oretta scarsa ma raramente si dimenticano. Libri come questi sono perle rare meglio non lasciarseli sfuggire.