Malinverno | Domenico Dara

A questo punto Astolfo Malinverno ci direbbe che decidere il libro successivo non è semplice, perché per ogni libro scelto in questo momento un altro cadrà nel dimenticatoio. Occorre fare un passo indietro e presentare ai lettori Astolfo Malinverno, ossia il bibliotecario di Timpamara.

Timpamara era conosciuta come la città della carta per due semplici motivi. Il primo è che dall’ottocento sorgeva la più antica cartiera della regione e il secondo che nel giro di qualche decennio alla cartiera venne affiancato anche il maceratoio, per cui da una parte la carta nasceva e dall’altra la carta moriva. Ogni settimana camion pieni di riviste, locandine, documenti e libri, arrivavano a Timpamara pronti per essere distrutti se non fosse che gli operai iniziarono a provare interesse per tutte quelle pagine pronte alla distruzione e vuoi una pagina oggi e vuoi una pagina domani, l’abitudine della lettura si diffuse tra tutti gli abitanti.

Il passo dell’apertura di una biblioteca fu breve e come bibliotecario venne scelto Astolfo Malinverno che prima in paese era conosciuto semplicemente come lo zoppo, avendo lui una gamba più corta dell’altra. Ogni pomeriggio, dalle quattordici alle diciotto, dal lunedì al sabato, Astolfo apre la sua biblioteca e si immerge nei libri. Un pomeriggio gli viene indirizzata una lettera che arriva direttamente dal comune e che lo informa che oltre al lavoro come bibliotecario, dovrà svolgerne un altro: il custode del cimitero. Astolfo è una persona che dell’abitudine ne ha fatto uno stile di vita e vive quel nuovo incarico come un qualcosa che scombussolerà la sua intera esistenza, ma consapevole di non poter dire no, accetta anche il secondo incarico di custode del cimitero: il pomeriggio tra i libri, la mattina tra i morti.

La lettura per Astolfo non è solo un passatempo, è vita. I personaggi dei libri sono quasi i suoi unici interlocutori. Li immagina, ne sente la voce, gli riscrive i destini; ben presto capisce che una cosa del genere può avvenire anche con tutte quelle anime sepolte al cimitero di cui c’è solo una foto, un nome e data di nascita e morte. Su una lapide si accorge, invece, che c’è solo una fotografia: sarà lui a costruirle una storia dandole un nome, senza sapere che ben presto verrà trascinato nella vita della bella sconosciuta in una storia che ha poco da invidiare ai libri che Astolfo legge.

Il libro di Domenico Dara Malinverno, uscito per Feltrinelli è una storia poetica e malinconica sulla bellezza della lettura e sulla potenza che i libri e le storie sono capaci di esercitare su di noi. Lasciatemi scomodare quella definizione utilizzata tante di quelle volte durante l’anno, ma che in questo caso corrisponde al vero: miglior libro di questo 2020. Chi è lettore non potrà non emozionarsi pagina dopo pagina, chi è lettore ritroverà pari pari tutte quelle splendide sensazioni che regalano i libri: alla fine gli uomini e i libri narrano in fondo le stesse storie.

  • Titolo: Malinverno
  • Autore: Domenico Dara
  • Casa Editrice: Feltrinelli
  • Data di pubblicazione: 27 Agosto 2020

Ti consiglio un Adelphi| Cinque libri che non puoi non leggere

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In questi giorni sono varie le case editrici che hanno messo il loro catalogo in promozione e non approfittarne è da veri e proprio folli. Dopo essermi dedicata alla promozione Einaudi e quella Feltrinelli, ecco che entra in campo Adelphi che dal 16 luglio al 16 agosto offre ai propri lettori il 20% di sconto sull’acquisto di un loro libro.

Guardando la mia libreria mi sono accorta (questo in verità già lo sapevo) che di titoli Adelphi ne ho pochissimi. È una casa editrice che mi piace e di cui riconosco il pregio, ma alla fine dei conti mi capita raramente di acquistare e di conseguenza leggere qualcosa da loro pubblicato, quindi non aspettatevi una guida all’acquisto folta, ma come si dice? Pochi ma buoni, quindi apriamo le danze.

Potevo non iniziare con due libri ambientati nella mia città del cuore? No, certo che no. «Il mare non bagna Napoli» di Anna Maria Ortese è il libro per eccellenza per capire la città dalle mille contraddizioni, Napoli. Non sono solita dire «questo libro mi ha cambiato la vita», ma posso dire che certo libri l’hanno segnata e una volta letti sei consapevole che qualcosa nella scelta dei libri futuri è cambiata. La lettura del libro di Anna Maria Ortese ha significato questo per me. Oltre a farmi conoscere una grandissima autrice e farmi apprezzare maggiormente questa città che è più facile odiare che amare, ha fatto sì che mettessi un punto con tutto ciò che avevo letto prima. «L’altra madre» di Andrej Longo è stata una lettura difficile da descrivere e non mi riferisco alla trama, ma alla potenza delle emozioni che ne scaturiscono. L’ho letto in una sola sera, perché una volta che sei nel vortice non ne esci se non quando hai finito e una volta arrivata all’ultima riga ho fatto fatica a scrollarmi di dosso la storia che avevo appena letto.

Di «Benevolenza cosmica» di Fabio Bacà mi è capitato di parlarne spesso e sempre bene, perché quando mi capita un libro che mi piace tanto il desiderio è farlo arrivare a quanti più lettori possibili. Francesca, vorrai mica dire che li prendi per sfinimento? Sì, ma diciamo che il fine giustifica i mezzi. Il libro di Bacà è un concentrato di avvenimenti che si sviluppano in un arco narrativo relativamente breve: per trentasei ore seguiamo la vita del protagonista, Kurt O’Reilley e tutti i suoi colpi di fortuna che per lui sono vere e proprie persecuzioni. Riuscirà Kurt ad accettare questa benevolenza improvvisa? La risposta è nel libro, per scoprirlo tocca leggerlo. «Abbiamo sempre vissuto nel castello» di Shirley Jackson mi ha ricordato per certi versi Alice nel paese delle meraviglie in versione dark. C’è una diciottenne, Mary Katherine, c’è sua sorella Constance e il loro invalido zio. Tutti e tre vivono beati nel loro castello senza mai uscire di casa e a loro sta bene così, tanto tra cucina, giardinaggio ed hobby vari il tempo scorre lo stesso. Cosa c’è di strano in questa perfetta armonia? Ah sì, che i sei membri della famiglia sono morti avvelenati sei anni prima, mentre erano tutti insieme a pranzo. Colpo di scena amici lettori, ma credetemi che ce ne saranno molti altri e il trucco per saperli è sempre lo stesso: leggere, leggere, leggere.

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Chiudiamo in bellezza con un libro che mi ha tenuto compagnia poco tempo fa: «La famiglia Karnowski» di Israel J. Singer. È il racconto di una famiglia attraverso i suoi tre componenti che crescono in tre epoche differenti. David, Georg Moses e Joachim Georg Jerog sono rispettivamente padre, figlio e nipote. Il primo, David, è un mercante che della frase «tedesco in strada e ebreo in casa» ne ha fatto un  motto e uno stile di vita che ha cercato di imporre al figlio Georg Moses che di quella fede tanto ostentata dal padre non sa che farsene tanto che preferirà diventare ateo. Georg Moses diventa un medico affermato è rispettato da tutti che sposerà una donna ariana da cui nascerà Joachim Georg Jerog che di questo suo esser meticcio pagherà le conseguenze. Joachim grazie ai racconti dello zio, il fratello della madre, crescerà con il mito della supremazia della razza tedesca, motivo per cui ripugnerà con tutto se stesso il suo essere ebreo. Sullo sfondo la storia, quella con la esse maiuscola capace di dare il peggio di sé e mostrare tutta la bassezza umana ricercando in una razza e nella sua fede la colpevolezza di non si sa bene cosa.

Una classica estate| Cinque libri Feltrinelli

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Come mi è capitato di dire più volte, l’estate per me rappresenta quella stagione in cui recupero i classici, con cui ho un rapporto di odi et amo. Riconosco l’importanza dei libri che hanno fatto la storia della letteratura italiana ed internazionale, ma se entro in una libreria difficilmente mi dirigo al reparto classici, piuttosto giro e rigiro tra le nuove uscite, notando i libri che ho già letto e segnando mentalmente i libri che vorrei leggere. Da qualche anno a questa parte, però, utilizzo i mesi caldi in cui generalmente le uscite editoriali vanno in pausa, per recuperare quei libri che impazzano nelle famose liste dei libri da leggere almeno una volta nella vita. In un certo senso mi impongo almeno un paio di classici tra luglio e agosto (impongo nel senso buono del termine, perché sono la prima a dire che la lettura non va mai e dico mai forzata) e oggi ve ne consiglio giusto qualcuno che potrebbe farvi compagnia nelle prossime settimane.

Cinque classici per l’estate. 

«Mastro Don Gesualdo» di Giovanni Verga, mi ha tenuto compagnia una settimana d’agosto di svariati anni fa. Caposaldo della letteratura italiana di inizio novecento in cui si muove una critica al mondo aristocratico e borghese attraverso la figura di Gesualdo, un muratore appartenente alla borghesia che dopo essersi arricchito grazie al suo lavoro e al matrimonio con una nobildonna, si appresta a far parte del mondo aristocratico che però non gli perdonerà mai le umili origini, per cui Gesualdo si ritroverà ad essere escluso da entrambi i mondi.

L’estate successiva mi sono spostata in Russia, metaforicamente parlando, grazie alla lettura de «Il maestro e Margherita» di Michail Bulgakov, capolavoro della letteratura mondiale. Di questo libro Bulgakov elaborò la bellezza di otto versioni e solo dalla terza compaiono i protagonisti che danno il nome al libro e cioè il maestro e Margherita. La struttura è alquanto complessa e stare dietro alla lettura di questo libro non è stato semplice, lo ammetto. Nel libro ci sono tre linee narrative con la prima, quella d’apertura, con il diavolo che arriva a Mosca; nella seconda in cui si sviluppa il racconto del romanzo di Pilato e nella terza con il Maestro rinchiuso in un manicomio a causa di un libro che ha scritto (il libro di Pilato per l’appunto), il Maestro che ama Margherita e che per salvarlo accetterà di vendere l’anima al diavolo facendo in modo che le tre linee narrative alla fine si uniscano tra loro. Ripeto, è un romanzo che richiede attenzione da parte del lettore sia per la storia sia per la vastità di personaggi che compaiono e si alternano tra le pagine, ma una volta finito vi accorgerete che ha meritato qualsiasi sforzo.

«Jane Eyre» di Charlotte Brontë e «Cime tempestose» di Emily Brontë sono i due classici della scorsa estate che ho letto quasi contemporaneamente. Entrambi i romanzi raccontano di amori tormentati. Il primo quello tra Jane Eyer, giovane istitutrice inglese dalle umili origini, con Mr. Rochester, mentre il secondo quello tra Heathcliff e Catherine. Nel caso di Jane si parla di un amore passionale con una donna molto sicura di sé che sarà capace di scalfire la roccia apparente di Mr. Rochester, uomo duro, ma pieno di debolezze. Con Heathcliff e Catherine parliamo invece, di un amore dannato, un amore ossessivo dalla forza distruttiva. Le atmosfere nordiche di Wuthering Heights sempre avvolto dalla nebbia e dal vento mi hanno affascinato tantissimo, roba che in un posto del genere ci andrei in questo momento.

Per concludere «Oblomov» di Ivan Aleksandrovič Gončarov è il classico che mi sta facendo compagnia in questi giorni. Oblomov è un ricco possidente che non ha bisogno di lavorare per sopravvivere e passa le sue giornate oziando sul divano a fantasticare sulla vita che gli piacerebbe fare, ma che in sostanza non fa. Con lui c’è il fido servitore Zachar che si limita a servire il signore e a fare nient’altro, tanto che la casa è sudicia e disordinata. Di questo romanzo sono ancora alle prime battute, ma mi sento di consigliarlo come se già lo avessi letto tutto, perché è un romanzo che pagina dopo pagina mi sta conquistando.

Gli Spaiati| Letture belle e dove trovarle

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Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.

Guida all’acquisto| Einaudi Edition!

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Estate tempo di partenze, estate tempo di vacanze, ma soprattutto estate tempo di consigli di lettura: quante liste dei libri da leggere assolutamente sotto l’ombrellone avete già letto? Dirò una cosa: a me le liste di lettura piacciono. Certo, ci sono più liste che lettori, ma per me è l’occasione di fare il punto sulle mie letture, vedere quello che ho già letto e segnare quello che vorrei leggere.

Questa è una lista di letture Einaudi Edition, visto che dal 3 luglio fino al 31 agosto con l’acquisto di due libri Einaudi avrete in omaggio una borsa in tela con il marchio dello struzzo (c’è blu e grigia, lo dico per amore di informazione).

I più maliziosi staranno pensando: eccola, ci mancava il post marchetta, chissà quanto l’hanno pagata per dirci due titoli che potevamo cercare da soli. Mi spiace deludervi, soldi non ne ho visti, né tanto meno mi è stato chiesto: amo la Einaudi e questo lo sanno anche i sassi, ne leggo tanti e mi andava di fare una veloce guida agli acquisti visto che sono due anni che ripropongo quella dedicata agli Stile Libero ed avevo voglia di aggiornarla. Prendetevi questi consigli senza fare troppe storie.

Tre libri da poco usciti

  • «Ricordati di Bach» di Alice Cappagli. Cecilia ha otto anni quando un incidente lede il nervo di una mano e lei di tutta risposta decide di iniziare a prendere lezioni di violino. Le passioni che condizionano la vita e le segnano una volta per tutte e la tenacia che serve per dare la direzione che vogliamo al nostro destino.
  • «I valori che contano» di Diego De Silva. L’avvocato Vincenzo Malinconico è finalmente tornato, questa volte alle prese con una ragazza che piomba sul pianerottolo di casa sua in mutande e con la scoperta di quella cosa chiamata malattia che quando irrompe nella vita scombussola le carte e definisce i valori che contano, ma quelli che contano davvero.
  • «L’assassino ci vede benissimo» di Christian Frascella. Sempre in temi di ritorni, è tornato anche Contrera con un carico di guai che cresce di volta in volta, situazioni assurde in cui riesce ad infilarsi e un delitto da risolvere nel giro di una notte per evitare che la situazione degeneri fino alla follia. Egocentrico ed egoista come pochi, ma forse lo amo proprio per questo.

Tre libri ET

  • «Resto qui» di Marco Balzano. Libro del cuore numero uno (e come mai non ha vinto il Premio Strega lo avete capito?). La storia di Trina e il senso di appartenenza al proprio territorio da difendere come se fosse una persona amata.
  • «L’animale che mi porto dentro» di Francesco Piccolo. Libro del cuore numero due. Andare sotto la superficie del maschio non è cosa semplice, anche perché spesso sotto la superficie non c’è niente. Battute ovvie a parte, il maschio in tutta la sua essenza e nelle sue mille sfaccettature.
  • «Persone normali» di Sally Rooney. Libro del cuore numero tre. Su questo libro ho detto tanto, anzi ho detto troppo. Dico solo che la serie TV tratta dal libro arriva finalmente in Italia il 16 luglio sulla piattaforma Starzplay e quindi se non avete letto ancora il libro, adesso non avete più scuse.

Tre Stile Libero

  • «Insegnami la tempesta» di Emanuela Canepa. Quanto è difficile essere madri, ma spesso quanto è difficile essere figlie. Tre donne, una madre, la figlia e una suora, i conflitti tenuti dentro e che poco alla volta si svelano e soprattutto i legami e le difficoltà che spesso abbiamo nel costruirli e nel portarli avanti.
  • «L’invenzione di noi due» di Matteo Bussola. Milo e Nadia sono una coppia in crisi e Milo per riconquistare la moglie decide di scriverle delle lettere con la speranza di farla innamorare di nuovo di lui. Sarò sincera; i personaggi li avrei strangolati più e più volte durante la lettura, ma la storia è bella si legge con velocità ed interesse.
  • «Tre passi nel delitto» di Cassar Scalia, De Cataldo e de Giovanni. Questo libro è in uscita il 16 luglio ed è un libro che metto sulla fiducia che ho nei confronti di questi tre maestri del giallo italiano (potevo fare una guida senza mettere almeno un libro del maestro Maurizio? Eh no).

Chiudo alla grande, con tre libri di Cesare Pavese che non hanno bisogno di presentazioni.