Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Il 2019 attraverso i libri!

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Confidenza| Domenico Starnone

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Facciamo che io ti racconto un mio segreto così orribile che nemmeno tra me e me ho mai provato a raccontarmelo, e tu però me ne devi confidare uno equivalente, qualcosa che se si sapesse ti distruggerebbe per sempre.

Quante sciocchezze facciamo per amore? Quante sono le decisioni che prendiamo a cuor leggero senza pensare alle conseguenze e prese solo per accontentare il partner? Quante cose ci sembrano degli innocenti giochi a cui acconsentiamo senza mettere in conto che quei giochi potrebbero semplicemente rovinarci la vita.

Pietro e Teresa avevano un rapporto di quelli che si muovevano tra alti e bassi, fatto di passione sfrenata e litigi eccessivi. Si conoscono da quando lui era il professore e lei l’allieva. Pietro era sempre stato uno di quegli uomini miti, intelligenti e della cui intelligenza brillava ed impressionava gli altri. Teresa invece era una donna vulcanica, sempre bisognosa di stare al centro dell’attenzione e che amava prevaricare i confini che Pietro le imponeva. Se c’era una discussione animata da Pietro, il suo obiettivo era quello di contraddirlo, mostrare che lei ne sapeva più di lui e in quel gioco perverso portato avanti, lei doveva uscirne sempre da vincente. Dopo l’ennesima discussione, in un momento di calma Teresa propone a Pietro di farle una confidenza. Non una cosa banale o un segretuccio di poco conto, ma qualcosa che fa fatica ad ammettere anche a sé stesso. Tu confidi una cosa a me ed io confiderò una cosa a te ed entrambi saremo i custodi delle nostre rispettive confidenze.

Pietro acconsente senza mettere in conto una delle massime dei nostri tempi: tutti si lasciano, è solo questione di quando, come direbbe Ester Viola. Pietro e Teresa poco dopo mettono fine a quell’impetuoso rapporto, decidendo di andare avanti nella loro vita, ognuno per conto proprio. Tempo dopo Pietro incontra Nadia, docente come lui, docile, amabile, timida, l’esatto contrario di Teresa. Decidono di sposarsi e poco prima del matrimonio si affaccia quella temibile confidenza detenuta da un’altra donna. E se Teresa ricompare nella mia vita e mette al corrente Nadia di quell’orribile segreto? Questo pensiero lacera Pietro e lo costringe con una scusa a contattare la sua ex che gli risponde con un laconico: hai paura?

Passano gli anni, Pietro diventa un discreto scrittore di un pamphlet sulla scuola che gli procura l’ammirazione di una bella cerchia di intellettuali, primo fra tutti del suo editore che decide di puntare su di lui e sul suo talento. Inizia a girare l’Italia, a fare incontri, a conoscere persone, ad essere protagonista di dibattiti, qualcosa che non aveva mai messo in conto, da umile professore di liceo, ma se lo merita, come gli dicono tutti. Ha una moglie che lo sostiene, un editore che crede in lui, delle persone che lo ammirano, dovrebbe essere l’uomo più felice del mondo, se non fosse per quella perenne ansia legata a quella confidenza di tantissimi anni prima. Decide di giocare in difesa, riallacciando il rapporto con Teresa che nel frattempo non è rimasta a guardare, ma è arrivata al MIT di Boston. Attraverso la loro fitta corrispondenza, Pietro si illude di poterla controllare e di controllare così il suo segreto.

La ragione è che vuoi sapere se sono e se sarò sempre la custode delle tue confidenze.

Nadia è la donna che Pietro ha sposato, la madre dei suoi tre figli, ma è Teresa colei che conosce Pietro nella sua vera essenza e che non perde occasione lettera dopo lettera di smascherare le sue ipocrisie. A legarli non è il bene che si sono voluti, ma la paura ed l’unico motivo per cui lui non vuole che lei esca dalla sua vita.

Confidenza di Domenico Starnone, Einaudi, è parte di un progetto più ampio e che si va a legare ai suoi precedenti lavori: Lacci e Scherzetto. Insieme vanno a formare quella che è stata ribattezzata una trilogia sentimentale. I libri esplorano i temi delle relazioni e delle fragilità umane che mostriamo e che celiamo. Ci sono degli elementi presenti in Confidenza che richiamano quelli presenti in Lacci (tradimento ed indifferenza), ed elementi presenti in Scherzetto (la smania verso il successo e l’idea di non essere all’altezza del ruolo che si sta ricoprendo). 

Domenico Starnone continua ad indagare sull’animo umano mettendolo a nudo e mostrando nuove sfaccettature: fragilità, paure, egoismi, ambizioni. Come sempre riesce ad incollare il lettore alle pagine, costringendoci a fare i conti con la storia che racconta. Non si può rimanere inermi di fronte a tutta questa perfezione e se ci siete riusciti ditemi come avete fatto, perché io sono giorni che mi crogiolo in questa storia e non riesco a venirne fuori.

  • Titolo: Confidenza
  • Autore: Domenico Starnone
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Novembre 2019

 

Il treno dei bambini| Viola Ardone

il treno dei bambini

I treni della felicità. Così li battezzarono i treni che nell’immediato dopoguerra, parliamo del 1947, portarono i bambini del sud nelle regioni del nord, un’iniziativa di solidarietà nata grazie al “Comitato per la salvezza dei bambini di Napoli”.

Questa campagna fu organizzata e promossa dal Partito Comunista che prendendo atto delle condizioni in cui versava Napoli, pensò di trasferire un notevole numero di bambini presso alcune famiglie del centro e nord Italia, affinché si riprendessero da malnutrizione e si rimettessero fisicamente.

Donna Antonietta davanti e Amerigo dietro di lei. Camminano veloci per i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Amerigo guarda le scarpe, le sue e quelle delle persone che incontra. È talmente fissato con le scarpe che ne ha fatto un gioco: scarpa sana, un punto; scarpa bucata, perdo un punto; senza scarpe, due punti.

Lui non sa dove stanno andando, ma sa che con mamma Antonietta non si discute: comanda lei e basta. Un uomo al suo fianco non c’è (se non contiamo Capa ‘e fierro), lei è abituata a fare tutto da sola. Il padre di Amerigo è partito da tempo per l’America in cerca di fortuna e quando tornerà finalmente potranno fare la vita che meritano: per adesso bisogna solo affidarsi alla speranza.

Hanno organizzato dei treni speciali per portare i bambini là sopra.

A dirglielo è Maddalena che con poche frasi cerca di spiegare l’iniziativa in cui verranno coinvolti tantissimi bambini di Napoli, tra cui Amerigo. Un’iniziativa che rimarrà nella storia, mai prima d’allora si era vista una cosa del genere, mai prima di quel momento c’era stata così tanta mobilitazione nazionale: il nord che corre in soccorso del sud, un’opera di grande carità, ma soprattutto una grande opportunità per quei ragazzini.

La notizia dei treni si sparge a macchia d’olio nel quartiere, anche se non viene accolta bene da tutti. C’è chi dice che in realtà questi bambini verranno venduti dal Partito Comunista alla Russia che li metterà a lavorare; chi dice che gli taglieranno mani e piedi, ma soprattutto c’è chi non vede di buon occhio questa grande mossa di carità, perché c’è carità e carità.

Amerigo sceglie di fidarsi di quella Maddalena e di salire sul treno che lo porterà là sopra. Nello stesso vagone ritrova anche Tommasino, suo amico dal giorno in cui rubò per lui una mela e Mariuccia, la figlia del calzolaio.

Quando arriveranno là, dove per là si intende l’Emilia Romagna, intere famiglie si precipiteranno a prenderli e portarli con sé nelle loro nuove case. Ad Amerigo tocca Derna, ha un accento strano e certe parole non le capisce. Lavora e durante l’assenza lo affida alla famiglia di sua cugina Rosa, sposata con Alcide e mamma di Rivo, Luzio e Nario. Mamma Antonietta, Derna e infine Rosa e Alcide, che insiste affinché Amerigo lo chiami babbo: tante famiglie, troppo amore, quasi difficile per lui da maneggiare.

Amerigo si troverà a vivere una vita completamente diversa da quella dei vicoli in cui è cresciuto. Il caldo asfissiante dei bassi e il vociare continuo, lascia spazio alla nebbia, alla vita di campagna e al freddo. Colazione, pranzo e cena, mentre prima era già tanto se trovava del pane avanzato dal giorno prima. Il letto condiviso con la mamma contro un letto tutto per sé, nel buio totale della propria camera. L’intento del Partito era quello di rimettere in sesto fisicamente quei ragazzini, ma forse non avevano pensato alle conseguenze. Se nasci e vivi nella povertà ti abitui, devi farlo, perché non hai alternative. Se nasci e vivi nella povertà e poi a un certo punto ti mostrano che c’è una vita migliore, sei un pazzo se scegli di tornare al punto di partenza.

Li hanno fatti venire quassù, poveri piccolini, tutte quelle ore di viaggio, le scomodità. Ma poi quando termina questa bella vacanza devono tornare nella loro miseria. Non era meglio che quei soldi li davano alle loro famiglie, invece di portarceli fin qua?

Attraverso gli occhi di Amerigo, Viola Ardone racconta una delle pagine meno conosciute della nostra storia recente. Un’Italia che a fatica cerca di rialzarsi dalle macerie che la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato e di un sud che è perennemente fanalino di coda. Il treno dei bambini, Einaudi è la storia di una dolorosa separazione, quella di una madre e un figlio, una madre che per il bene del suo bambino lo lascia al suo destino, anche se vuol dire rinunciare per sempre al suo amore.

Diffido spesso dai casi editoriali, perché molte volte mi sono trovata tra le mani libri che di bello avevano avuto solo la campagna promozionale ben fatta dall’editore. Anche questo è stato presentato come il caso editoriale della scorsa fiera di Francoforte, tradotto in 24 Paesi (destinati ad aumentare). Mi sono avvicinata a questa lettura con curiosità e timore. Curiosità, perché in ogni caso mi piaceva approfondire un momento storico a me completamente ignoto; timore, perché non volevo che questo libro fosse un bluff.

Credetemi se vi dico che l’amore è scattato dopo due righe. Credetemi se vi dico che ho letto le prime cento pagine con un groppo alla gola. Credetemi se vi dico che Amerigo con la sua parlantina, la sua curiosità, il suo sguardo disincantato sul mondo non riuscivo a togliermelo dalla testa. Credetemi infine se vi dico che questo libro lo volevo finire e non lo volevo finire, perché chiuderlo avrebbe significato dire subito addio a dei personaggi che mi avevano lacerato dentro. Sì, quando si tratta di autori e libri napoletani tendo ad essere leggermente di parte, ma sono onesta al cento per cento nel dirvi che questo libro è qualcosa che raramente vedo e che ha scombussolato la mia personale classifica dei migliori libri di questo 2019: carissima Viola Ardone è presto, ma il podio è tuo (e po’ anche di Amerigo).

  • Titolo: Il treno dei bambini
  • Autrice: Viola Ardone
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 24 Settembre 2019

Settembre, finalmente!

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Settembre, finalmente.

Quando ero più piccola, anzi che dico, fino all’ultimo anno di liceo, temevo settembre e già il 16 agosto entravo in una fase di agonia causata dall’imminente ritorno a scuola. Presto sarebbero finite le serate per strada fino a notte fonda, l’alzarsi tardi la mattina e l’ozio puro, quello che non ti fa sentire in colpa se te ne stai stravaccata sul divano in un completo dolce far niente.

Si cresce, si cambia e col tempo ho iniziato a non sopportare l’estate e agosto nello specifico. Il caldo, il paesello che si svuota (sì che poi durante l’anno non è tutta sta botta di vita), la calma piatta: tutto questo non fa per me. Preferisco le giornate piene, quelle con orari sballati, pranzi saltati a causa di impegni dell’ultimo minuto. L’unico aspetto positivo di questo mese che proprio non voleva passare come un’infinita domenica pomeriggio, è stato leggere, leggere e leggere.

Dopo un luglio caldissimo che mi ha prosciugato le forze e che mi ha fatto leggere pochissimo, agosto è stato più proficuo e ne ho approfittato per recuperare qualche titolo che speravo di leggere da un po’ e mi sono rimessa in pari (in parte, perché la pila è sempre alta) con le tanto famigerate nuove uscite.

Di queste letture avrò modo di raccontarvi dettagliatamente in appositi post, ora ne approfitto per qualche considerazione sui due classici che mi hanno tenuto compagnia nelle scorse settimane.

In più di un’occasione ho detto che tra me e i classici c’è qualche problema. Quale? Li temo. Ora mi direte voi, come è possibile? Si possono mai temere dei libri? E perché poi solo i classici? Temere è un termine forte, me ne rendo conto, ma è quello che al momento descrive il mio rapporto con i capisaldi della letteratura. Se guardo alle mie letture fatte fino ad oggi, noto che ci sono pochissimi classici e quelli presenti sono più classici della letteratura recente (Luigi Pirandello, Gabriel Garcia Marquez, Giovanni Verga, George Orwell giusto per fare qualche nome).

Quando mi viene proposto un classico, tendo sempre a declinare. La mia paura è di non capirlo, le percepisco sempre come storie più grandi di me. Quante cose sciocche sta dicendo questa lettrice che si atteggia a blogger, starete pensando, ma è vero, perché nessuno dovrebbe mai aver paura dei libri, mi direte.

Fatto sta che Delitto e Castigo mi aspetta da anni in libreria (l’ho iniziato tre volte e tre volte l’ho interrotto), Don Chisciotte della Mancia era il mio classico dello scorso anno e l’ho messo via dopo le prime trenta pagine. Sul mio Kindle ci sono I tre moschettieri, Madame Bovary e Oliver Twist, che non sono stati aperti neanche per sbaglio.

Forse però quest’estate qualcosa si è smossa. Mi sono imbattuta in Jane Eyre. Pensavo, ecco, l’abbandonerò dopo le prime cinquanta pagine, me lo sento. E invece l’ho iniziato, mi è piaciuto, l’ho continuato e l’ho finito. Presa da questa euforia sono passata a Cime Tempestose: innamorata. Della storia, dell’ambientazione, dei personaggi un po’ meno, perché mi stavano sulle scatole tanto quanto Holden, ma il punto è un altro: l’ho letto.

Ora che è arrivato settembre e rientrerò nel turbine delle nuove uscite editoriali, recuperare qualche altro classico sarà difficile, ma non impossibile: perché non ho più paura dei classici.

*Bentrovati lettori, raccontatemi le vostre letture estive, se vi va.

 

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete!

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L’estate è la stagione delle vacanze e sempre l’estate è la stagione delle liste. In quante liste vi siete già imbattuti in queste prime settimane estive? Liste sulle mete vacanziere, liste sui luoghi da visitare, liste su cosa indossare, liste su quali prodotti usare e soprattutto le famigerate liste sulle letture che proprio non potete recuperare. Ci sono più liste che libri e sicuramente più liste che lettori. Di queste liste non me ne sono persa una, più che altro perché mi piace vedere quale libro già ho letto e quale altro libro dovrei aggiungere alla mia lunghissima wish-list.

Quest’anno non avevo voglia di compilare la solita lista di consigli estivi (anche se un mio contributo uscirà a breve su GoodBook nel classico post insieme ad altre blogger), perché negli ultimi due mesi complice vari motivi le mie letture sono andate a rilento. Tra blocco del lettore, lavoretto che mi ha tenuta più impegnata del solito e serenità mentale a tratti assente a rimetterci sono stati i libri. Non capite male eh, a leggere ho letto, ma molto meno del solito e quando questo accade mi dispiace, perché la lettura è l’unica costante della mia vita, anche nei periodi più incasinati e soprattutto nei periodi più difficili.

Alleggeriamo un po’ i toni e ritorniamo a parlare di libri. Giugno è stato il mese in cui ho recuperato i primi due libri di uno scrittore che come sapete ho imparato ad amare tantissimo: Lorenzo Marone. Di Marone ho quindi letto La tentazione di essere felici (Cesare Annunziata uno dei personaggi più belli di sempre) e La tristezza ha il sonno leggero. Il pregio dei libri di Lorenzo è che si leggono in fretta perché ai suoi personaggi si vuole subito bene. Passando a un altro scrittore napoletano, giugno è stato il mese in cui ho dovuto dire addio al commissario Ricciardi, frutto della penna del grande Maurizio de Giovanni. Blocco del lettore o meno, Il pianto dell’alba l’ho letto in un giorno e poi mi sono disperata nei giorni successivi.

Veniamo ora a due letture che non mi hanno convinta del tutto: Bugiarda di Ayelet Gubdar-Goshen e Presunzione di Luca Mercadante. Il primo, Bugiarda, volevo leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene da altri lettori dei cui giudizi mi fido ciecamente, ma più andavo avanti nella lettura e più perdevo interesse per la storia. Lo stesso discorso lo posso fare per il libro di Mercadante, Presunzione, lettura a cui tenevo particolarmente, perché sentivo degli elementi della trama molto vicini.

Tutti i nostri mercoledì di Paolo Di Stefano e Risvolti di copertina di Cristina Taglietti mi hanno invece permesso di allargare le mie conoscenze in campo editoriale. Il primo è un racconto-intervista a Giulio Einaudi e anche se molte cose le conoscevo a memoria grazie a un altro libro letto che è Colloquio a Giulio Einaudi di Severino Cesari, non mi è dispiaciuto rileggerle, perché la Einaudi è il mio primo e grande amore e potrei leggere la sua storia all’infinito. Quello di Cristina Taglietti è un approfondimento su quattordici case editrici come Einaudi, Feltrinelli, NN Editore, Fazi, Mondadori, Edizioni e/o, Sellerio e tante altre.

L’estate poi, solitamente la riservo al recupero di qualche classico (su cui ammetto, pecco tantissimo). Charlotte Brontë e il suo Jane Eyre è stato il classico che mi ha accompagnato nelle prime settimane estive e sempre in merito ai recuperi ho letto uno dei primi libri di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. I complimenti su Michela si sprecano e il mio non può che essere un invito alla lettura.

Insomma questo non è il classico post sui libri da mettere in valigia, ma raccontandovi le mie letture spero di avervi incuriositi un po’ e nulla vi vieta di interpretarle come miei personali consigli. Nelle prossime settimane la mia intenzione è quella di recuperare delle letture che mi stanno attendendo da un po’ e quindi: che letture mi terranno compagnia ad agosto?

I primi due volumi della saga di Rebecca West sulla famiglia Aubrey (visto che il terzo uscirà a settembre), il primo volume di Jalna di Mazo de la Roche, La vita dispari di Paolo Colagrande in corsa per il Premio Campiello, Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Cime tempestose di Emily Brontë, Cintura nera di Edoardo Rabasa e… (lo so cosa state pensando, agosto ha trentuno giorni, mica trentuno anni).

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete. Noi ci rivediamo a settembre con nuove letture e nuovi progetti (si spera).

PS: se proprio volete, vi do’ tre consigli veloci, veloci: mettete in valigia Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone, Volevo essere vedova di Chiara Moscardelli e Avviso di chiamata di Delia Ephron.

Benevolenza cosmica| Fabio Bacà

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Di solito a lamentarsi sono quelli perseguitati dalla cattiva sorte. Kurt O’Reilley è terrorizzato perché da qualche mese gli va tutto bene, anche le cose che sulla carta sarebbero dovute fallire. Kurt è un londinese di origini italiane e ha una vita di cui non può lamentarsi. Trentenne, un lavoro che gli piace come dirigente all’ufficio nazionale di statistica, una bella moglie, scrittrici, di cui si dichiara ancora innamorato.

Una persona abituata a lavorare con i numeri, le quantità più fredde al mondo, ha la necessità di basare tutto su calcoli e logica. Il numero non può essere interpretato, si deve prendere per quello che è e questo modo di analizzare le cose Kurt lo ha adottato anche per la sua vita e arriva ben presto alla conclusione che di logico e razionale in quello che gli sta accadendo da mesi, non c’è nulla.

Un evento insolito era quasi sempre più interessante di un evento abituale, e un lavoro che ti permetteva di entrare in contatto ogni giorno con qualcosa di strano non era forse il lavoro ideale?

Un colpo di fortuna può accadere, due colpi anche, tre, quattro, cinque, no: è follia pura.

Nell’ordine Kurt ottiene una promozione lavorativa (con relativo aumento di stipendio), guadagna una notevole somma di denaro da azioni che non gli avrebbero dovuto fruttare nulla. Non riesce a pagare una corsa in taxi perché per una sorta di congiunzione astrale tutti i tassisti londinesi si offrono di regalargliela. Un agente lo colpisce di striscio con un colpo di pistola facendogli ottenere un generoso risarcimento.

Perché le cose gli vanno tutte bene?

Siamo ai limiti del paradosso e della pazzia, direbbe qualcuno, ,a Kurt di questa benevolenza cosmica è seriamente preoccupato, tanto preoccupato che una persona razionale come lui inizia ad affidarsi a cartomanti e a cercare una risposta nel karma. Tutto, ma proprio tutto, per mettersi alle spalle quell’improvvisa buona sorte che gli ha sconvolto la vita e ritornare l’uomo di prima, quello che si lamentava dei problemi più irrilevanti come qualsiasi altra persona.

Odiare qualcuno che non ti odia può essere fonte di scompensi altrettanto gravi dell’amare qualcuno che non ti ama.

Con una storia originale e a tratti esilarante, Benevolenza cosmica è in grado di catturare il lettore sin dalle prime righe. Viviamo le trentasei ore narrate in perfetta sintonia con il protagonista. Inseguiamo i colpi di scena che si susseguono, seguiamo gli incontri surreali di Kurt e ci immergiamo completamente con lui nei suoi ragionamenti; insomma l’empatia con il protagonista è la prima cosa che scatta nella lettura.

Benevolenza cosmica di Fabio Bacà uscito per Adelphi, è tra i migliori esordi letterari che mi siano capitati tra le mani negli ultimi mesi (e senza dubbio una lettura che ha già occupato la mia personale classifica dei migliori libri di questo 2019).

  • Titolo: Benevolenza cosmica
  • Autore: Fabio Bacà
  • Casa Editrice: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 7 Marzo 2019

Almarina| Valeria Parrella

almarina

Leggenda vuole che Posillipo, il ragazzo più corteggiato del quartiere si innamorò senza essere ricambiato di Nisida, tanto bella quanto malvagia. Dopo mesi di amore non corrisposto e per mettere fine alle sue pene d’amore Posillipo decise di gettarsi in mare. Il Fato non potendo accettare quella fine crudele decise di intervenire trasformando Posillipo in un promontorio nel golfo di Napoli e punì Nisida trasformandola in una piccola isola che giace proprio di fronte Posillipo: non vi siete amati in vita, ma starete uno di fronte all’altro in eterno.

Di leggende Napoli ne è piena e di verità ne contengono sempre poco o niente, però se ci fermiamo un attimo e pensiamo che Nisida oggi ospita un istituto penitenziario minorile non vi sembra una sorta di legge del contrappasso? Quasi a voler punire ancora quella fanciulla che si rifiutò di amare Posillipo. Nisida è un’isola che non sembra un’isola perché è legata a Napoli da un braccio di cemento e rocce. Nisida è bellezza paradisiaca associata a un luogo che per molti rappresenta l’inferno.

Elisabetta Maiorano è un’insegnate che si reca ogni giorno nella scuola del carcere di Nisida, perché forse non tutti sanno che in quel carcere c’è una scuola e i ragazzi sono obbligati a seguirla. Ha cinquant’anni ed è rimasta vedova da un giorno all’altro quando il suo Antonio è stato stroncato da un infarto e lei l’ha saputo ore dopo perché una volta che entri nel carcere sei fuori dal resto del mondo.

C’è una scuola ma niente funziona come una scuola perché i ragazzi hanno età differenti e non c’è una campanella che segni le ore, ma Elisabetta non riuscirebbe ad immaginarsi ad insegnare altrove, perché oltre alla matematica che prova ad infondere sa che a quei ragazzi serve altro e che fuori avranno una vita da ricostruire e un futuro da riprendersi in mano.

Almarina è una ragazza romena di sedici anni arrivata a Nisida a scontare la sua pena. Il giorno in cui Almarina entra in classe Elisabetta percepisce che con lei costruirà un rapporto diverso, un rapporto in cui è impossibile fare domande sul passato della ragazza (altra regola del carcere), perché una delle cose fondamentali è non fare domande da cui non potrai avere risposte.

Le posso dire perché si è dispiaciuta? Posso provarci? Ci penso da vent’anni. Allora. Io credo che lei si sia dispiaciuta perché se c’è un minore colpevole c’è un adulto colpevole. E non basta uscire ed entrare per assumersi la responsabilità della colpa

Parlare dei libri belli dovrebbe essere semplice ma certe volte le storie sono così potenti da lasciarti senza parole. Valeria Parrella in Almarina ci racconta della vita e del dolore, quello che arriva all’improvviso e ti lascia un vuoto incolmabile e quello che ti è inferto dalle persone che chiamiamo famiglia e che in questo mondo hanno il ruolo di proteggerci e non di distruggerci. Ci parla dell’ingiustizia e ci costringe a fare un passo indietro e a non giudicare storie che non sono la nostra. Non c’è niente di più bello di potersi ricredere su un autore che in passato non ci ha convinto. Non c’è niente di più bello di leggere fino notte inoltrata perché incapaci di staccarsi da un libro.

  • Titolo: Almarina
  • Autrice: Valeria Parrella
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 2 Aprile 2019

Fedeltà| Marco Missiroli

fedeltà

fedeltà s. f. [lat. fidelĭtas –atis]: f. coniugale, l’osservanza reciproca da parte dei coniugi dei doveri derivanti dal matrimonio, soprattutto (ma non esclusivamente) per ciò che riguarda l’astensione da rapporti sessuali, o comunque amorosi, extraconiugali

Carlo e Margherita sono una coppia di sposi giovani e felici la cui felicità viene interrotta da un episodio spiacevole che coinvolge Carlo. All’università dove tiene un corso viene beccato in atteggiamento equivoco con una sua studentessa, Sofia. Dopo aver chiarito tutto con il rettore per salvaguardare la sua posizione e la sua professionalità, Carlo ha l’urgenza di riferire tutto a sua moglie (sincerità) per una sorta di correttezza nei suoi confronti. Si libera da questo peso inconsapevole di addossarlo alla moglie che crede che quella sua rivelazione sia una bugia che mascheri una verità (menzogna).

Sul matrimonio cade pesante l’ombra del tradimento. Margherita ossessionata da quella sua rivelazione, inizia a mettere in dubbio qualsiasi atteggiamento e frase del marito; lui dal suo canto inizia invece ad essere ossessionato da quella ragazza e da ciò che sarebbe potuto succedere rendendo l’infatuazione per Sofia ricca di desiderio. Giovane, libera e piena di talento per la scrittura, Sofia è quello che Carlo aspira ad essere senza successo, lui che un libro vorrebbe tanto scriverlo si è dovuto accontentare di insegnare per poche ore settimanali in università arrivatoci grazie all’aiuto di suo padre.

Margherita di ambizioni non ne ha mai voluto saperne e il suo lavoro nell’agenzia immobiliare le basta e lo svolge senza particolari stimoli in una routine a cui dedica una piccola parte del suo tempo settimanale. Il malinteso, come lo chiamano moglie e marito, la sconvolge a tal punto che sposta i suoi malsani pensieri su Andrea, il fisioterapista che le sta curando una fastidiosa tendinite per la serie, se mio marito mi ha tradito perché non posso tradirlo anche io?

Non è la classica storia di lui, lei, l’altra e l’altro. Ci sono lui e lei. C’è l’altra che non ha tutte le colpe che potremmo immaginare. C’è l’altro con il suo carico di segreti e che per Margherita diventa uno dei punti fermi della sua vita. Ci sono gli altri: la famiglia di lui, benestante, che Carlo vorrebbe rinnegare con tutte le proprie forze salvo poi percepire una rendita mensile che lo alleggerisce di alcune preoccupazioni e c’è la madre di lei, Anna, una donna rimasta presto vedova e che il tarlo del tradimento l’ha vissuto anni prima di sua figlia. Soprattutto ci siamo noi che in questa storia non possiamo fare a meno di rispecchiarci rapportando alle vicende dei personaggi le nostre vicende di tradimenti e fedeltà.

Siamo sicuri che resistere a una tentazione significhi essere fedeli?

Non so voi, ma io sono andata in confusione semplicemente leggendo questa frase in quarta di copertina. Partendo dalla concezione per me ovvia che il tradimento non è da intendere solo carnale, se l’oggetto del desiderio non è più il mio compagno ma un altro, io sto già tradendo. Nella mia testa, nei miei pensieri non gli sono più fedele e cosa mi rende diversa da uno che scopa con un’altra? Il tradimento del corpo è più leggero del tradimento della mente? Fedeltà, oltre a raccontare la storia della crisi di una coppia, instilla nella mente del lettore tante di quelle domande senza risposta che è impossibile chiudere il libro e non continuare a pensarlo.

  • Titolo: Fedeltà
  • Autore: Marco Missiroli
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 12 Febbraio 2019

Ottanta rose mezz’ora| Cristiano Cavina

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Siete mai stati innamorati di una puttana? Non una facile, come intendono i maschi frustati: voglio dire , siete mai stati innamorati di una che va con gli uomini per soldi?

Lei è una ragazza come tante, con la passione per la danza classica che resasi conto che come ballerina non eccelleva ha preferito rilevare un open space di un vecchio posto abbandonato e diventare insegnante di un gruppo di bambine. Lui è uno scrittore come tanti, di quelli che non vivendo solo grazie alle rendite dei propri libri è costretto a svolgere altri lavoretti affini come ad esempio seminari sulla scrittura.

Il loro incontro avviene per caso, folgorante per lui, un po’ meno per lei che una storia, seppur non esaltante, ce l’ha già. Determinato ad averla inizia a scriverle, a cercarla, a trovare il pretesto minimo per poterle parlare e la sua fermezza paga a tal punto che Chantal lascerà il suo Valentino Rossi per iniziare una storia con Diego.

Il rapporto tra Diego e Chantal sarà pur privo delle smancerie amorose tipiche dei fidanzati all’inizio della storia, ma brucia di passione, quella vera, quella incontenibile che a stento ti lascia tenere i vestiti addosso, quella che spazza via ogni tipo di inibizione. Il sesso continuo, brutale, ardente è ciò che lega Sammi a Ego e che innesca una sorta di dipendenza dell’uno verso l’altro.

Succede che i problemi della felicità di una coppia se ne infischiano e quindi ritornano prorompenti, pronti a reclamare la propria parte. Se per Diego i problemi riguardano il sostentamento della figlia avuta con la sua ex moglie, quelli di Sammi sono il mutuo che continua a farle accumulare debiti, secondi lavori che l’assorbono tanto e rendono poco e che per gioco la portano a una considerazione: se scopassi per soldi?

Stabilire la tariffa, scrivere un annuncio e il resto verrà di conseguenza. Centocinquanta euro la tariffa di un’ora, ottanta per mezz’ora di sesso con uno qualsiasi. All’annuncio ci pensa Diego, alla fine è solo sesso, diverso da quello che lei fa con lui, perché è sesso senza divertimento, col solo scopo di racimolare soldi, senza coinvolgimento emotivo perché dopotutto un cazzo è sempre e solo un cazzo.

Sammi determinata ad estinguere il mutuo il prima possibile incastra appuntamenti su appuntamenti perché ora che il gioco è iniziato è sempre meglio essere previdenti e saldati i debiti converrà mettere un gruzzoletto da parte, giusto per stare più tranquilla quando chiuderà definitivamente con le scopate a pagamento.

Cristiano Cavina racconta senza filtri la storia d’amore di una donna che non ha il pudore di scendere a compromessi vendendo consapevolmente il suo corpo e di un uomo che non si sente tradito e deriso dalla scelta della sua donna ma la incoraggia perché è il caso di dirlo il fine giustifica i mezzi. Se siete ancorati all’idea di amore romantico, di rose rosse da regalare al primo appuntamento, di stucchevoli dichiarazioni d’amore stile baci perugina ve lo dico: questo romanzo non fa per voi. Se pensate che l’amore sia trascinante, dissoluto, sporco, allora mettetevi comodi che questa storia sarà nelle vostre corde e vedrete che le uniche rose saranno quelle che indicano la tariffa di Sammi: ottanta rose, mezz’ora.

  • Titolo: Ottanta rose mezz’ora
  • Autore: Cristiano Cavina
  • Editore: Marcos Y Marcos
  • Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2019