Letture belle e dove trovarle| Altri consigli estivi (sempre non richiesti)

fc18814d7ea16d3b550c3d4112601d21

Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.

Guida all’acquisto| Einaudi Edition!

1200x627_Einaudi_Telo_06_20

Estate tempo di partenze, estate tempo di vacanze, ma soprattutto estate tempo di consigli di lettura: quante liste dei libri da leggere assolutamente sotto l’ombrellone avete già letto? Dirò una cosa: a me le liste di lettura piacciono. Certo, ci sono più liste che lettori, ma per me è l’occasione di fare il punto sulle mie letture, vedere quello che ho già letto e segnare quello che vorrei leggere.

Questa è una lista di letture Einaudi Edition, visto che dal 3 luglio fino al 31 agosto con l’acquisto di due libri Einaudi avrete in omaggio una borsa in tela con il marchio dello struzzo (c’è blu e grigia, lo dico per amore di informazione).

I più maliziosi staranno pensando: eccola, ci mancava il post marchetta, chissà quanto l’hanno pagata per dirci due titoli che potevamo cercare da soli. Mi spiace deludervi, soldi non ne ho visti, né tanto meno mi è stato chiesto: amo la Einaudi e questo lo sanno anche i sassi, ne leggo tanti e mi andava di fare una veloce guida agli acquisti visto che sono due anni che ripropongo quella dedicata agli Stile Libero ed avevo voglia di aggiornarla. Prendetevi questi consigli senza fare troppe storie.

Tre libri da poco usciti

«Ricordati di Bach» di Alice Cappagli. Cecilia ha otto anni quando un incidente lede il nervo di una mano e lei di tutta risposta decide di iniziare a prendere lezioni di violino. Le passioni che condizionano la vita e le segnano una volta per tutte e la tenacia che serve per dare la direzione che vogliamo al nostro destino.

  • «I valori che contano» di Diego De Silva. L’avvocato Vincenzo Malinconico è finalmente tornato, questa volte alle prese con una ragazza che piomba sul pianerottolo di casa sua in mutande e con la scoperta di quella cosa chiamata malattia che quando irrompe nella vita scombussola le carte e definisce i valori che contano, ma quelli che contano davvero.
  • «L’assassino ci vede benissimo» di Christian Frascella. Sempre in temi di ritorni, è tornato anche Contrera con un carico di guai che cresce di volta in volta, situazioni assurde in cui riesce ad infilarsi e un delitto da risolvere nel giro di una notte per evitare che la situazione degeneri fino alla follia. Egocentrico ed egoista come pochi, ma forse lo amo proprio per questo.

Tre libri ET

«Resto qui» di Marco Balzano. Libro del cuore numero uno (e come mai non ha vinto il Premio Strega lo avete capito?). La storia di Trina e il senso di appartenenza al proprio territorio da difendere come se fosse una persona amata.

  • «L’animale che mi porto dentro» di Francesco Piccolo. Libro del cuore numero due. Andare sotto la superficie del maschio non è cosa semplice, anche perché spesso sotto la superficie non c’è niente. Battute ovvie a parte, il maschio in tutta la sua essenza e nelle sue mille sfaccettature.
  • «Persone normali» di Sally Rooney. Libro del cuore numero tre. Su questo libro ho detto tanto, anzi ho detto troppo. Dico solo che la serie TV tratta dal libro arriva finalmente in Italia il 16 luglio sulla piattaforma Starzplay e quindi se non avete letto ancora il libro, adesso non avete più scuse.

Tre Stile Libero

«Insegnami la tempesta» di Emanuela Canepa. Quanto è difficile essere madri, ma spesso quanto è difficile essere figlie. Tre donne, una madre, la figlia e una suora, i conflitti tenuti dentro e che poco alla volta si svelano e soprattutto i legami e le difficoltà che spesso abbiamo nel costruirli e nel portarli avanti.

  • «L’invenzione di noi due» di Matteo Bussola. Milo e Nadia sono una coppia in crisi e Milo per riconquistare la moglie decide di scriverle delle lettere con la speranza di farla innamorare di nuovo di lui. Sarò sincera; i personaggi li avrei strangolati più e più volte durante la lettura, ma la storia è bella si legge con velocità ed interesse.
  • «Tre passi nel delitto» di Cassar Scalia, De Cataldo e de Giovanni. Questo libro è in uscita il 16 luglio ed è un libro che metto sulla fiducia che ho nei confronti di questi tre maestri del giallo italiano (potevo fare una guida senza mettere almeno un libro del maestro Maurizio? Eh no).

Chiudo alla grande, con tre libri di Cesare Pavese che non hanno bisogno di presentazioni.

Il Maggio del Libri 2020| Napoli Leggendaria

A4orizzontaleAnteprima

«È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Leggende napoletane. Matilde Serao

Se c’è un sentimento che plasma Napoli quello è l’amore e non a caso molte delle leggende nate e tramandate sono leggende d’amore, un amore nella maggior parte dei casi sofferto, crudele e tragico, parabola di una città di cui ci si innamora all’istante e che al tempo stesso di quell’amore ci fa soffrire, costringendoci ad un odi et amo eterno.

«Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze».

Leggende napoletane. Matilde Serao

«La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile».

Almarina. Valeria Parrella

Si racconta di un bel giovanotto amato da tutti che si chiamava Posillipo il cui animo era infelice a causa di un amore non corrisposto per una fanciulla di campagna tanto bella quanto fredda che si chiamava Nisida. Non potendo sopportare la vista di Nisida, Posillipo decise di farla finita buttandosi in mare. I Fati non accettando il destino trasformarono lui in un poggio che si bagna in mare e lei in uno scoglio posizionato di fronte. Il poggio è diventato un luogo di bellezza ammirato da tutti, lo scoglio invece ospita un carcere minorile che raccoglie i lamenti e la disperazione di chi è costretto a soggiornarci.

«Si davano appuntamenti al Virgiliano, a Posillipo o sulla collina di Capodimonte, nel bosco attorno alle mura del museo nelle cui sale Lorenzo aveva ammirato la Flagellazione di Cristo di Caravaggio».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Leggenda vuole che lui non amasse la città. Preferiva la quiete del bosco dove solo e triste camminava. In città c’era una fanciulla che si struggeva d’amore per lui, ma il pensiero di lui era rivolto ad un altro amore, un amore ignoto e indefinito che vide comparire una mattina d’inverno, in una forma senza forma, una forma fatta della stessa consistenza dell’aria. Quando lui si avvicinò, lei subito scomparve. Disperato, la invocò con tutte le forze, sperando di poterla rivedere e lei ogni giorno iniziò a concedersi sempre di più. Compariva, sorrideva e lo salutava. Non parlava mai, la voce le tremava e le moriva in gola, ma lo ascoltava sempre e ogni giorno rimaneva sempre di più con lui che tanto l’amava. In un crepuscolo d’autunno lui nella disperazione totale le chiese: mi ami?. Sì, rispose lei e lui in un impeto di passione l’abbracciò. Si sentì un rumore orribile, uno scricchiolio assordante. Lei cadde al suolo frantumandosi in tanti cocci di porcellana.

«E adesso, mentre si avviava verso Poggioreale per l’appuntamento con l’avvocato Moscato, era ben lieto di risultare pressoché sconosciuto alle guardie carcerarie».

Anime di vetro. Maurizio de Giovanni

«Ho cominciato a sentirla nell’aria di Capodimonte dove mia madre si è accampata insieme ai morti e a morticini della tisi che in mezzo alle nuvole hanno cominciato a dirle: a nuie chest’aria non ci ha dato la guarigione».

La compagnia delle anime finte. Wanda Marasco

«La discesa costeggia i giardini e gli orti della Certosa di San Martino e offre vedute spettacolari».

Cara Napoli. Lorenzo Marone

«Quelle manco di accorgono di niente. Che stanno al Vomero, mica dentro all’Oceano Indiano».

L’altra madre. Andrej Longo.

C’erano quattro fratelli che si amavano tantissimo e non si staccavano mai l’uno dall’altro. Erano giovani e belli e tutti segretamente innamorati di una fanciulla la cui sorte malevola volle che fosse la stessa per tutti e quattro. Lei non ricambiò l’amore di nessuno e una notte sparì per sempre. I quattro l’aspettarono pazientemente per migliaia di anni e ancora la attendono e nel frattempo si sono uniti in quattro colli ameni dal nome di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e Vomero.

«Invece ride il mare di Mergellina: ride nella luce rossa delle giornate stupende; ride nelle morbide notti d’estate, quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d’argento, ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia».

Leggende napoletane. Matilde Serao 

C’era un pescatore fortunato che passava le giornate fra reti ed ami. Un uomo semplice e buono che un giorno seduto a riva scorse una ninfa marina con un corpo bianco e provocante e con lunghi capelli biondi che cantava soavemente. Il pescatore cercando di raggiungere la ninfa precipitò in mare e il sito dove annegò venne chiamato Mergellina e leggenda vuole che in alcune notti d’estate compaia la sirena.

«Eccola là, davanti a lui, la principessa Sissi della Napoli autentica. Forse fu per la vera Sissi che il Vate scrisse ‘A vucchella proprio in quel locale, durante la Belle Epoque. C’era già stato, Lorenzo, al Gambrinus, pensando che a quei tavolini si erano seduti Benedetto Croce e Wilde, Hemingway e Jean-Paul Sartre».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Si narra che il fantasma di una bambina vissuta agli inizi del 1900 appaia ogni novembre nei laboratori del Caffè Gambrinus e il periodo delle apparizioni non è casuale, visto che agli inizi di quel mese si procede con la preparazione del torrone, dolce di cui la bambina andava ghiotta. Molti napoletani che hanno assistito all’apparizione raccontano di una bambina che sorrideva allegramente mentre passeggiava intorno ai tavoli dove erano conservate le tavolette di torrone.

 

 

Il Maggio dei Libri 2020| Se leggo, scopro

A4orizzontaleAnteprima

Leggenda narra che durante il suo viaggio Ulisse e il suo equipaggio dovettero tapparsi le orecchie per non cadere nel canto ammaliatore delle sirene. Tra di esse c’era una di nome Partenope che non sopportando il fatto di non essere riuscita ad incantare Ulisse si ammazzò. Il mare trascinò il suo corpo fino a Megaride e i pescatori che la trovarono iniziarono a venerarla come una dea e dalle sue fattezze si delineò la città di Napoli con il capo che segna Capodimonte e la coda che segna Posillipo.

Sempre la leggenda narra che Partenope fosse una sirena nel golfo che un giorno incontrando un centauro di nome Vesuvio si innamorò follemente di lui, ricambiata, ma il geloso Zeus trasformò il centauro in un vulcano gettando Partenope nella disperazione totale che preferì suicidarsi. Dal suo corpo nacque la città di Napoli e finalmente la sirena poté ricongiungersi con il suo amato Vesuvio.

Infine altra leggenda vuole che Partenope era una graziosa fanciulla che abitava in Grecia e che si innamorò ricambiata di Cimone. Il padre ostacolò questa unione in quanto Partenope era già promessa ad Euneo e ai due innamorati non restò che fuggire quanto più lontano possibile senza fare più ritorno. Giunsero in un luogo tranquillo e florido e col tempo fecero venire dalla Grecia amici e parenti e ben presto anche altre popolazioni vicine iniziarono ad arrivare in questa piacevole terra che accoglieva tutti e che chiamarono Napoli.

Le nostre leggende sono l’amore. E Napoli è stata creata dell’amore.

                                                                                         Leggende napoletane. Matilde Serao 

Sono molteplici le leggende di Napoli, sono tanti gli scrittori che le hanno raccontate e sono tantissimi coloro che nei luoghi dove esse nascono hanno ambientato le storie che leggiamo nei libri e in questo piccolo viaggio scopriremo alcune di esse.

Nel corso degli ultimi anni Napoli è diventata il teatro perfetto dove ambientare le storie, non a caso Eduardo De Filippo di Napoli diceva che era un “teatro a cielo aperto” soprattutto per le persone che ci abitano che sono attori improvvisati. Se guardiamo ai libri negli ultimi anni c’è stato un fiorire di scrittori napoletani che si sono imposti sulla scena editoriale con grande successo di pubblico e di critica. Pensiamo ai libri di Maurizio de Giovanni, uno dei giallisti più apprezzati d’Italia che con Ricciardi e i suoi bastardi è arrivato anche sul piccolo schermo, Lorenzo Marone le cui storie sono e saranno sul grande schermo, Diego De Silva, Adrej Longo e Peppe Fiore ed Elena Ferrante la scrittrice italiana più conosciuta ed apprezzata all’estero. Valeria Parrella, Viola Ardone, Wanda Marasco, Antonella Cilento e Piera Ventre tra le scrittrici più brave della nostra letteratura contemporanea e i giovanissimi Alessio Arena, Alessio Forgione e Marco Marsullo e per finire i grandi della letteratura come Ermanno Rea, Anna Maria Ortese, Matilde Serao, Raffaele La Capria e Domenico Starnone (e perdonate se ne ho dimenticato qualcuno, sono tantissimi).

Tornando alle leggende, alcune di esse le ho scoperte grazie ai libri degli scrittori elencati sopra, altre semplicemente girovagando per Napoli, perché ogni luogo ha la sua storia veritiera o leggendaria poco importa, alla fine abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Se leggo, scopro è il tema del Maggio dei Libri di quest’anno che per forze di causa maggiore si svolgerà esclusivamente online, tramite i social network e i blog e si prolungherà fino al 31 ottobre. Sul sito del Maggio dei Libri è possibile caricare il vostro evento nella banca dati per far sì che sia visibile a tutti.

Questa era una piccola introduzione, per il viaggio vero e proprio dovete attendere ancora un po’ di pazienza.

Mi raccomando, vi aspetto, non vedo l’ora di partire.

Diario semiserio di quarantena |Donne sull’orlo di una crisi di nervi

fc18814d7ea16d3b550c3d4112601d21

Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, sono difficili, pesanti, addirittura al limite per qualcuno. Questa settimana l’intenzione era quella di pubblicare due post su due libri letti nelle scorse settimane, ma la testa è altrove e fingere che vada tutto bene è difficile, quindi ho pensato: bene, proviamo a fare un post diverso dal solito.

Sono a casa come ci è stato consigliato, limito al massimo le mie uscite, anche perché da novella ipocondriaca, del virus che circola ne avevo paura già da settimane e immaginate il mio umore e il mio stato mentale di questi giorni dal momento in cui tutto è precipitato. Filtro le notizie e cerco di stare meno tempo possibile sui social, perché come sappiamo possono essere una preziosa fonte di svago, ma anche di allarmismo puro e quindi via, cellulare spento. Cerco di affidarmi ai punti fermi della mia vita, gli affetti in primis (a distanza di un metro, sia chiaro), le serie TV nuove, quelle da recuperare e quelle da rivedere e poi soprattutto i miei amabili libri, compagni fedeli che accorrono in mio aiuto per cercare di distrarmi quanto più mi è possibile. In questi giorni penso a quanto mi sarebbe piaciuto essere brava in qualche lavoro manuale, tipo l’uncinetto, il bricolage, il decoupage, il giardinaggio: niente, riesco a leggere un libro di quattrocento pagine in una giornata scarsa, ma il lato creativo è totalmente assente in me.

Pazienza, mi affido alle serie TV, ai film e alle letture, su queste cose sono bravissima. Penso a chi in questi giorni si sta dannando nel dire agli italiani «state a casa, leggete un bel libro» e ripenso a me, non c’è bisogno di un’opera di convincimento, a leggere leggo tranquillamente e non dovevo aspettare un periodo forzato per mettermi a leggere. Il mondo è bello, perché è vario e quindi sì, diciamolo a gran voce, state a casa, leggete, vedete la televisione, parlate con vostra madre, giocate con i vostri fratelli, meditate, pregate, fate quello che volete, ma statevenn’ a cas’.

INVENTARIO. COSA LEGGERE E COSA VEDERE IN QUESTI GIORNI (SONO ACCETTI SUGGERIMENTI DI OGNI TIPO).

Ho fatto una scorpacciata di ebook caricandoli sul Kindle, giusto per evitare di rimanere senza libri da leggere. In questi giorni sono in compagnia di Tre donne di Lisa Taddeo, Mondadori, (sono quasi alla fine), Le confessioni di Frannie Langton, Sara Collins, Einaudi, che avevo sul Kindle già da settimane, ma che inspiegabilmente ancora non mi ero decisa ad iniziare ed infine La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea, Einaudi, iniziato da pochissimo e che devo ancora inquadrare come lettura.

Spostandomi in casa Neri Pozza mi sono decisa di dare una seconda possibilità a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton (abbandonato la scorsa estate dopo qualche capitolo) e voglio iniziare quanto prima a leggere due titoli di Natasha Solomons: I Goldbaum e Casa Tyneford. Infine mi aspettano Il sogno della crisalide di Vanessa Montford e Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (libro sulla pila dei libri da leggere da un po’ di tempo) entrambi Feltrinelli.

SERIE TV

Sul versante serie TV non può mancare Grey’s Anatomy, certo, ormai sono arrivata a passare più tempo a criticarla che apprezzarla, ma è una delle serie che seguo da più tempo e lasciarla farebbe più male che continuare a vederla. Su Sky Atlantic mi sono imbattuta sulla miniserie Piccole Donne (non ho letto il libro, abbiate pietà di me) e mi sta piacendo molto: sono tre puntate appena e mi manca giusto l’ultima e dopo averla terminata sarà la volta buona di iniziare il libro.

Devo decidermi ad iniziare Hunters (disponibile su Amazon Prime Video), così come vorrei dare una seconda chance a Il metodo Kominsky dopo una prima puntata che non mi aveva esaltato. Infine, mi sul fronte rewatch c’è l’idea di dedicarmi alle prime cinque stagioni delle Gilmore Girls (la sesta e parte della settima sono degli scempi che per me non esistono) e alle serie completa di Desperate Housewives, visto che in questo periodo desperate lo siamo un po’ tutti.

Un abbraccio lettori (virtuale ché solo quelli possiamo dare).

(Photo Credits Google Images)

Giovanissimi| Alessio Forgione

giovanissimi

Ci sono certi libri che diventano per me delle ossessioni, in senso positivo, sia chiaro. Me ne innamoro così follemente che la mia diventa una vera e propria missione: vai e diffondi il libro. Quando due anni fa è uscito il libro d’esordio di Alessio Forgione, Napoli mon amour e mi sono resa conto di trovarmi di fronte a un libro perfetto, la conseguenza è stata una: consigliare quel libro a chiunque.

Mi rendo conto di sfinire le persone, ma il mio mantra è questo: i libri belli devono essere conosciuti, i libri belli devono essere letti.

La notizia di un secondo libro di Alessio Forgione mi ha rallegrato e al tempo stesso mi ha messo un pizzico d’ansia e chi è lettore mi capisce: se questo libro non sarà all’altezza del precedente? Quando Giovanissimi, questo il titolo uscito il 23 gennaio per NN Editore, mi è arrivato, ci ho messo qualche giorno prima di decidermi ad iniziarlo. Quando l’ho fatto, due ore e mezza dopo l’ho finito (non conosco mezze misure, ma questa è un’altra storia).

In Giovanissimi ritorniamo a Napoli, non la Napoli del centro storico in cui si muoveva Amoresano, ma la Napoli periferica e precisamente a Soccavo. Marocco è un ragazzino che frequenta il primo anno di liceo a cui deve il soprannome a causa dei suoi capelli ricci e neri e della sua carnagione scura. La voglia di studiare non ce l’ha, frequenta la scuola solo per assecondare il desiderio di suo padre con cui vive dopo che la madre li ha lasciati dall’oggi al domani. L’assenza della donna è una delle grandi ferite aperte di Marocco che vorrebbe almeno una spiegazione di quel gesto tanto assurdo. A casa sua sono sparite anche le fotografie e il ricordo del tono della sua voce si affievolisce giorno dopo giorno.

L’unica cosa che spinge Marocco ad alzarsi dal letto è il pallone. Le partite a calcetto con i suoi amici lo motivano come nient’altro e con quelle la speranza di poter diventare un professionista e cambiare radicalmente la sua vita. Arrivano poi a distanza di poco tempo la proposta del suo amico Lunno e l’incontro con Serena. La prima rientra nella categoria di proposte che non si possono rifiutare, semplici, veloci, che gli permetteranno di guadagnare qualcosa, ma che come controparte hanno il fatto di non essere nei limiti della legalità. Serena, invece, lo stravolgerà del tutto facendogli conoscere il primo amore, quello che quando arriva ti stordisce e ti rincretinisce.

Fu così che pensai che nel primo ciao che ci si dice è compreso anche l’addio e che l’inizio è solo l’inizio della fine e che ogni incontro non è altro che un lungo abbandono, centellinato goccia a goccia, lento.

Con Giovanissimi Alessio Forgione ci parla delle amicizie vere o presunte tali, della fragilità dei rapporti familiari e dell’amore, quello rude e acerbo, tipicamente adolescenziale. Inoltre racconta della labilità dei confini e di quanto facile sia muoversi tra il territorio giusto e quello sbagliato. La scrittura di Forgione è una scrittura che non lascia scampo, ti prende, ti rapisce, ti avvolge e ti trascina e non ti rendi conto di essere arrivato a fine libro. Parlavo con un’amica della bravura di questo autore napoletano, entrambe eravamo d’accordo sulle sensazioni che avevamo avuto leggendo il suo libro d’esordio: Forgione ha delle enormi potenziali e una voce rara in questo grande panorama editoriale (e scusate se è poco).

PS: se Alessio Forgione continua a ridurmi a pezzi ad ogni suo libro, la prossima seduta di psicoterapia me la offre lui.

  • Titolo: Giovanissimi
  • Autore: Alessio Forgione
  • Casa editrice: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2020

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Il 2019 attraverso i libri| Classifica delle migliori letture dell’anno

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Confidenza| Domenico Starnone

9788806243562_0_0_626_75

Facciamo che io ti racconto un mio segreto così orribile che nemmeno tra me e me ho mai provato a raccontarmelo, e tu però me ne devi confidare uno equivalente, qualcosa che se si sapesse ti distruggerebbe per sempre.

Quante sciocchezze facciamo per amore? Quante sono le decisioni che prendiamo a cuor leggero senza pensare alle conseguenze e prese solo per accontentare il partner? Quante cose ci sembrano degli innocenti giochi a cui acconsentiamo senza mettere in conto che quei giochi potrebbero semplicemente rovinarci la vita.

Pietro e Teresa avevano un rapporto di quelli che si muovevano tra alti e bassi, fatto di passione sfrenata e litigi eccessivi. Si conoscono da quando lui era il professore e lei l’allieva. Pietro era sempre stato uno di quegli uomini miti, intelligenti e della cui intelligenza brillava ed impressionava gli altri. Teresa invece era una donna vulcanica, sempre bisognosa di stare al centro dell’attenzione e che amava prevaricare i confini che Pietro le imponeva. Se c’era una discussione animata da Pietro, il suo obiettivo era quello di contraddirlo, mostrare che lei ne sapeva più di lui e in quel gioco perverso portato avanti, lei doveva uscirne sempre da vincente. Dopo l’ennesima discussione, in un momento di calma Teresa propone a Pietro di farle una confidenza. Non una cosa banale o un segretuccio di poco conto, ma qualcosa che fa fatica ad ammettere anche a sé stesso. Tu confidi una cosa a me ed io confiderò una cosa a te ed entrambi saremo i custodi delle nostre rispettive confidenze.

Pietro acconsente senza mettere in conto una delle massime dei nostri tempi: tutti si lasciano, è solo questione di quando, come direbbe Ester Viola. Pietro e Teresa poco dopo mettono fine a quell’impetuoso rapporto, decidendo di andare avanti nella loro vita, ognuno per conto proprio. Tempo dopo Pietro incontra Nadia, docente come lui, docile, amabile, timida, l’esatto contrario di Teresa. Decidono di sposarsi e poco prima del matrimonio si affaccia quella temibile confidenza detenuta da un’altra donna. E se Teresa ricompare nella mia vita e mette al corrente Nadia di quell’orribile segreto? Questo pensiero lacera Pietro e lo costringe con una scusa a contattare la sua ex che gli risponde con un laconico: hai paura?

Passano gli anni, Pietro diventa un discreto scrittore di un pamphlet sulla scuola che gli procura l’ammirazione di una bella cerchia di intellettuali, primo fra tutti del suo editore che decide di puntare su di lui e sul suo talento. Inizia a girare l’Italia, a fare incontri, a conoscere persone, ad essere protagonista di dibattiti, qualcosa che non aveva mai messo in conto, da umile professore di liceo, ma se lo merita, come gli dicono tutti. Ha una moglie che lo sostiene, un editore che crede in lui, delle persone che lo ammirano, dovrebbe essere l’uomo più felice del mondo, se non fosse per quella perenne ansia legata a quella confidenza di tantissimi anni prima. Decide di giocare in difesa, riallacciando il rapporto con Teresa che nel frattempo non è rimasta a guardare, ma è arrivata al MIT di Boston. Attraverso la loro fitta corrispondenza, Pietro si illude di poterla controllare e di controllare così il suo segreto.

La ragione è che vuoi sapere se sono e se sarò sempre la custode delle tue confidenze.

Nadia è la donna che Pietro ha sposato, la madre dei suoi tre figli, ma è Teresa colei che conosce Pietro nella sua vera essenza e che non perde occasione lettera dopo lettera di smascherare le sue ipocrisie. A legarli non è il bene che si sono voluti, ma la paura ed l’unico motivo per cui lui non vuole che lei esca dalla sua vita.

Confidenza di Domenico Starnone, Einaudi, è parte di un progetto più ampio e che si va a legare ai suoi precedenti lavori: Lacci e Scherzetto. Insieme vanno a formare quella che è stata ribattezzata una trilogia sentimentale. I libri esplorano i temi delle relazioni e delle fragilità umane che mostriamo e che celiamo. Ci sono degli elementi presenti in Confidenza che richiamano quelli presenti in Lacci (tradimento ed indifferenza), ed elementi presenti in Scherzetto (la smania verso il successo e l’idea di non essere all’altezza del ruolo che si sta ricoprendo). 

Domenico Starnone continua ad indagare sull’animo umano mettendolo a nudo e mostrando nuove sfaccettature: fragilità, paure, egoismi, ambizioni. Come sempre riesce ad incollare il lettore alle pagine, costringendoci a fare i conti con la storia che racconta. Non si può rimanere inermi di fronte a tutta questa perfezione e se ci siete riusciti ditemi come avete fatto, perché io sono giorni che mi crogiolo in questa storia e non riesco a venirne fuori.

  • Titolo: Confidenza
  • Autore: Domenico Starnone
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Novembre 2019

 

Il treno dei bambini| Viola Ardone

il treno dei bambini

I treni della felicità. Così li battezzarono i treni che nell’immediato dopoguerra, parliamo del 1947, portarono i bambini del sud nelle regioni del nord, un’iniziativa di solidarietà nata grazie al “Comitato per la salvezza dei bambini di Napoli”.

Questa campagna fu organizzata e promossa dal Partito Comunista che prendendo atto delle condizioni in cui versava Napoli, pensò di trasferire un notevole numero di bambini presso alcune famiglie del centro e nord Italia, affinché si riprendessero da malnutrizione e si rimettessero fisicamente.

Donna Antonietta davanti e Amerigo dietro di lei. Camminano veloci per i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Amerigo guarda le scarpe, le sue e quelle delle persone che incontra. È talmente fissato con le scarpe che ne ha fatto un gioco: scarpa sana, un punto; scarpa bucata, perdo un punto; senza scarpe, due punti.

Lui non sa dove stanno andando, ma sa che con mamma Antonietta non si discute: comanda lei e basta. Un uomo al suo fianco non c’è (se non contiamo Capa ‘e fierro), lei è abituata a fare tutto da sola. Il padre di Amerigo è partito da tempo per l’America in cerca di fortuna e quando tornerà finalmente potranno fare la vita che meritano: per adesso bisogna solo affidarsi alla speranza.

Hanno organizzato dei treni speciali per portare i bambini là sopra.

A dirglielo è Maddalena che con poche frasi cerca di spiegare l’iniziativa in cui verranno coinvolti tantissimi bambini di Napoli, tra cui Amerigo. Un’iniziativa che rimarrà nella storia, mai prima d’allora si era vista una cosa del genere, mai prima di quel momento c’era stata così tanta mobilitazione nazionale: il nord che corre in soccorso del sud, un’opera di grande carità, ma soprattutto una grande opportunità per quei ragazzini.

La notizia dei treni si sparge a macchia d’olio nel quartiere, anche se non viene accolta bene da tutti. C’è chi dice che in realtà questi bambini verranno venduti dal Partito Comunista alla Russia che li metterà a lavorare; chi dice che gli taglieranno mani e piedi, ma soprattutto c’è chi non vede di buon occhio questa grande mossa di carità, perché c’è carità e carità.

Amerigo sceglie di fidarsi di quella Maddalena e di salire sul treno che lo porterà là sopra. Nello stesso vagone ritrova anche Tommasino, suo amico dal giorno in cui rubò per lui una mela e Mariuccia, la figlia del calzolaio.

Quando arriveranno là, dove per là si intende l’Emilia Romagna, intere famiglie si precipiteranno a prenderli e portarli con sé nelle loro nuove case. Ad Amerigo tocca Derna, ha un accento strano e certe parole non le capisce. Lavora e durante l’assenza lo affida alla famiglia di sua cugina Rosa, sposata con Alcide e mamma di Rivo, Luzio e Nario. Mamma Antonietta, Derna e infine Rosa e Alcide, che insiste affinché Amerigo lo chiami babbo: tante famiglie, troppo amore, quasi difficile per lui da maneggiare.

Amerigo si troverà a vivere una vita completamente diversa da quella dei vicoli in cui è cresciuto. Il caldo asfissiante dei bassi e il vociare continuo, lascia spazio alla nebbia, alla vita di campagna e al freddo. Colazione, pranzo e cena, mentre prima era già tanto se trovava del pane avanzato dal giorno prima. Il letto condiviso con la mamma contro un letto tutto per sé, nel buio totale della propria camera. L’intento del Partito era quello di rimettere in sesto fisicamente quei ragazzini, ma forse non avevano pensato alle conseguenze. Se nasci e vivi nella povertà ti abitui, devi farlo, perché non hai alternative. Se nasci e vivi nella povertà e poi a un certo punto ti mostrano che c’è una vita migliore, sei un pazzo se scegli di tornare al punto di partenza.

Li hanno fatti venire quassù, poveri piccolini, tutte quelle ore di viaggio, le scomodità. Ma poi quando termina questa bella vacanza devono tornare nella loro miseria. Non era meglio che quei soldi li davano alle loro famiglie, invece di portarceli fin qua?

Attraverso gli occhi di Amerigo, Viola Ardone racconta una delle pagine meno conosciute della nostra storia recente. Un’Italia che a fatica cerca di rialzarsi dalle macerie che la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato e di un sud che è perennemente fanalino di coda. Il treno dei bambini, Einaudi è la storia di una dolorosa separazione, quella di una madre e un figlio, una madre che per il bene del suo bambino lo lascia al suo destino, anche se vuol dire rinunciare per sempre al suo amore.

Diffido spesso dai casi editoriali, perché molte volte mi sono trovata tra le mani libri che di bello avevano avuto solo la campagna promozionale ben fatta dall’editore. Anche questo è stato presentato come il caso editoriale della scorsa fiera di Francoforte, tradotto in 24 Paesi (destinati ad aumentare). Mi sono avvicinata a questa lettura con curiosità e timore. Curiosità, perché in ogni caso mi piaceva approfondire un momento storico a me completamente ignoto; timore, perché non volevo che questo libro fosse un bluff.

Credetemi se vi dico che l’amore è scattato dopo due righe. Credetemi se vi dico che ho letto le prime cento pagine con un groppo alla gola. Credetemi se vi dico che Amerigo con la sua parlantina, la sua curiosità, il suo sguardo disincantato sul mondo non riuscivo a togliermelo dalla testa. Credetemi infine se vi dico che questo libro lo volevo finire e non lo volevo finire, perché chiuderlo avrebbe significato dire subito addio a dei personaggi che mi avevano lacerato dentro. Sì, quando si tratta di autori e libri napoletani tendo ad essere leggermente di parte, ma sono onesta al cento per cento nel dirvi che questo libro è qualcosa che raramente vedo e che ha scombussolato la mia personale classifica dei migliori libri di questo 2019: carissima Viola Ardone è presto, ma il podio è tuo (e po’ anche di Amerigo).

  • Titolo: Il treno dei bambini
  • Autrice: Viola Ardone
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 24 Settembre 2019