Gli Spaiati | Tre letture per il rientro dalle vacanze

Si avvisano i gentili lettori che le attività del blog riprendono a pieno ritmo. Messe alle spalle queste giornate roventi e facendo dei giorni di vacanza uno splendido ricordo, torniamo all’amata routine che tanto ci piace e riprendiamo a parlare dei miei amabili libri, compagni d’avventura e fidati amici.

In queste settimane mi sono dedicata alla lettura di quei libri che per svariati motivi ancora non ero riuscita a leggere e che finalmente ho potuto apprezzare; la verità è che avrei bisogno di una vita parallela da dedicare solo ed esclusivamente ai miei libri, ma dalla regia mi dicono che è impossibile per cui mi faccio bastare il tempo che ho.

Partiamo da «Il Capofamiglia» di Ivy Compton-Burnett, uno dei romanzi di maggiore successo di questa scrittrice inglese tanto amata da Natalia Ginzburg.

La storia ruota tutta intorno alla famiglia Edgeworth e per quanto corale, le attenzioni maggiori sono riservate al capofamiglia del nucleo, Duncan Edgeworth. Le vicende apparentemente insignificanti si aprono nel giorno di Natale del 1885 con la famiglia al completo che consuma la colazione chiacchierando del più e del meno. Ci sono il capofamiglia, il sopra citato Duncan, la sua docile moglie Ellen, le due figlie Nance e Sybil, la prima che ama discutere con il padre e la seconda che invece non oserebbe contraddirlo e infine Grant, il nipote che è entrato a far parte della famiglia dopo la scomparsa dei genitori.

Il romanzo prosegue a suon di dialoghi raccontando quella che è la normalità e la routine di una famiglia, fino a quando uno scossone non previsto romperà gli equilibri rivelando la vera natura di tutti i personaggi che si mostreranno per quelli che sono.

La bellezza del libro di Compton-Burnett è la sensazione di assistere a una vera e propria pièce teatrale che battuta dopo battuta smaschererà l’ipocrisia della società inglese di fine ottocento e attaccando il tanto odiato patriarcato.

Altro giro, altro libro, stavolta «Amore a prima vista» di Margaret Storm Jameson, seguito di Company Parade. Ritroviamo i personaggi che tanto abbiamo apprezzato nel primo libro di questa saga, con l’aggiunta di altri a cui presto ci affezioneremo. Ritroviamo soprattutto lei, Hervey Russel, pronta ad affermare le sue ambizioni e ad imporsi nella società letteraria inglese, non senza fatica o intoppi. La nonna di Hervey è morta, la relazione con il marito Penn, anche e nonostante Hervey ha messo una pietra sopra quella cosa chiamata amore, l’incontro con il cugino Nicholas scombussolerà i suoi piani costringendola ad ammettere i suoi sentimenti.

La cosa bella dei due romanzi, che si chiuderanno con il terzo capitolo della saga intitolato «Lo specchio nel buio» è che raccontano una storia semplice priva di colpi di scena, ma non per questo non interessante da leggere.

Chiudiamo con il terzo ed ultimo libro «Tornare a casa» di Dörte Hansen, libro la cui critica tedesca lo ha definito un evento letterario. Probabilmente dei tre è il libro che ho apprezzato maggiormente, perché amo le storie familiari e le storie che mettono in risalto l’importanza delle radici. Ingwer Feddersen è nato e cresciuto in un piccolo paese che ha lasciato per motivi di studio prima e di lavoro poi.

Alla soglia dei cinquant’anni, rendendosi conto della sua miserabile condizione amorosa, priva di un forte legame e di stabilità, decide di prendersi un anno sabato e di far ritorno a casa per prendersi cura dei suoi nonni che lo hanno cresciuto, visto che la madre non era nelle condizioni mentali per poterlo fare. Il ritorno a casa gli farà assaporare quelle tradizioni tipiche dei piccoli paesini, dove tutti conoscono tutti, ma lo metterà di fronte alla realtà delle cose e che cioè anche nei posti che sembrano essere dimenticati da Dio, le cose cambiano e si evolvono; in meglio o in peggio spetterà a qualcun altro dirlo.

Se siete curiosi di scoprire perché è stato definito un caso editoriale, vi tocca leggerlo, a me non resta che consigliarvi questa e le altre due splendide letture.

Luglio, col bene che ti voglio vedrai non finirà| No, luglio, finisci in fretta!

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Ebbene sì, lo ammetto, ero già entrata in modalità «chiuso per ferie» con gli appuntamenti rimandati tutti a settembre. Non so voi, ma questo caldo mi toglie le energie per fare tutto, fa talmente caldo che mi si sciolgono anche i pensieri. L’unica cosa che mi fa stare meglio, oltre a controllare la voce «temporali in arrivo» ogni dieci minuti su Google, sono i miei amabili libri e le serie TV (al momento sono in periodo re-watch, niente di nuovo sul fronte occidentale, o almeno niente che meriti di essere riportato qui). Prometto di rubarvi pochissimo tempo, perché come dicevo qualche riga più su, fa caldo e se come me non siete a sollazzarvi su qualche spiaggia non avete certo voglia di leggere i miei deliri, meglio starsene sotto un condizionatore sparato a palla.

Nelle ultime settimane, anzi negli ultimi giorni, a farmi compagnia sono stati questi quattro libri tutti editi dalla Sur, casa editrice che ahimè conoscevo poco. I libri da loro pubblicati sono stati un segno del destino, perché era mia intenzione ampliare la mia conoscenza sulla letteratura sud-americana, altra mia grande pecca e nel loro catalogo c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sono letture veloci, ma con un carico di emozioni potente e variegato. In «Cadere» di Carlos Manuel Alvarez i componenti di una famiglia si alternano nel raccontare la loro storia. C’è una madre e la sua malattia che ha scombussolato gli equilibri di tutti, i figli presi dalla loro vita e dai loro problemi e un padre impegnato a prendersi cura di tutti senza dimenticarsi di se stesso e del suo sogno. «Gli anni invisibili» di Rodrigo Hasbun, che al momento ha scalato la classifica dei libri più belli di questo 2020, due amici si rincontrano in un bar dopo svariati anni; entrambi cercheranno di tornare con i ricordi a quel giorno che gli cambiò la vita. «Persone care» di Vera Giaconi è un bellissimo susseguirsi di dieci racconti, sulla famiglia, sulle relazioni e sui legami interpersonali. Per chiudere «Distanza di sicurezza» di Samanta Schweblin è un dialogo serratissimo tra una madre e un figlio che vi trascinerà come i solo i vortici sanno fare. Inutile dire che ve li consiglio tutti e quattro, credetemi sulla fiducia.

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Di serie TV ne parlo in maniera più dettagliata sul blog della mia cara amica Giuditta, in uno spazio che ha pensato appositamente per me e che si chiama #InSerie. «Fleabag» è una serie che mi ha strappato il cuore e che sento il bisogno di vedere ogni tanto (sempre per la serie che quando soffri vuoi soffrire di più). Non è un caso che la mia prossima maratona sarà quella di «High Fidelity» e che nelle mie ultime serate a farmi compagnia ci sono stati solo ed esclusivamente i film di Pedro Almodovar. Il mio ciclo è iniziato con «Donne sull’orlo di una crisi di nervi» (Pepa e Candela, le amo alla follia), è proseguito con «La mala educacion» e si è concluso con i due pezzi da novanta: «Tutto su mia madre» e «Volver».

Benissimo lettori, penso di aver chiacchierato abbastanza. Spero di avervi fatto pensare poco al caldo e un po’ di più ai libri. Noi ci rileggiamo a settembre: buone vacanze.

Ti consiglio un Adelphi| Cinque libri che non puoi non leggere

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In questi giorni sono varie le case editrici che hanno messo il loro catalogo in promozione e non approfittarne è da veri e proprio folli. Dopo essermi dedicata alla promozione Einaudi e quella Feltrinelli, ecco che entra in campo Adelphi che dal 16 luglio al 16 agosto offre ai propri lettori il 20% di sconto sull’acquisto di un loro libro.

Guardando la mia libreria mi sono accorta (questo in verità già lo sapevo) che di titoli Adelphi ne ho pochissimi. È una casa editrice che mi piace e di cui riconosco il pregio, ma alla fine dei conti mi capita raramente di acquistare e di conseguenza leggere qualcosa da loro pubblicato, quindi non aspettatevi una guida all’acquisto folta, ma come si dice? Pochi ma buoni, quindi apriamo le danze.

Potevo non iniziare con due libri ambientati nella mia città del cuore? No, certo che no. «Il mare non bagna Napoli» di Anna Maria Ortese è il libro per eccellenza per capire la città dalle mille contraddizioni, Napoli. Non sono solita dire «questo libro mi ha cambiato la vita», ma posso dire che certo libri l’hanno segnata e una volta letti sei consapevole che qualcosa nella scelta dei libri futuri è cambiata. La lettura del libro di Anna Maria Ortese ha significato questo per me. Oltre a farmi conoscere una grandissima autrice e farmi apprezzare maggiormente questa città che è più facile odiare che amare, ha fatto sì che mettessi un punto con tutto ciò che avevo letto prima. «L’altra madre» di Andrej Longo è stata una lettura difficile da descrivere e non mi riferisco alla trama, ma alla potenza delle emozioni che ne scaturiscono. L’ho letto in una sola sera, perché una volta che sei nel vortice non ne esci se non quando hai finito e una volta arrivata all’ultima riga ho fatto fatica a scrollarmi di dosso la storia che avevo appena letto.

Di «Benevolenza cosmica» di Fabio Bacà mi è capitato di parlarne spesso e sempre bene, perché quando mi capita un libro che mi piace tanto il desiderio è farlo arrivare a quanti più lettori possibili. Francesca, vorrai mica dire che li prendi per sfinimento? Sì, ma diciamo che il fine giustifica i mezzi. Il libro di Bacà è un concentrato di avvenimenti che si sviluppano in un arco narrativo relativamente breve: per trentasei ore seguiamo la vita del protagonista, Kurt O’Reilley e tutti i suoi colpi di fortuna che per lui sono vere e proprie persecuzioni. Riuscirà Kurt ad accettare questa benevolenza improvvisa? La risposta è nel libro, per scoprirlo tocca leggerlo. «Abbiamo sempre vissuto nel castello» di Shirley Jackson mi ha ricordato per certi versi Alice nel paese delle meraviglie in versione dark. C’è una diciottenne, Mary Katherine, c’è sua sorella Constance e il loro invalido zio. Tutti e tre vivono beati nel loro castello senza mai uscire di casa e a loro sta bene così, tanto tra cucina, giardinaggio ed hobby vari il tempo scorre lo stesso. Cosa c’è di strano in questa perfetta armonia? Ah sì, che i sei membri della famiglia sono morti avvelenati sei anni prima, mentre erano tutti insieme a pranzo. Colpo di scena amici lettori, ma credetemi che ce ne saranno molti altri e il trucco per saperli è sempre lo stesso: leggere, leggere, leggere.

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Chiudiamo in bellezza con un libro che mi ha tenuto compagnia poco tempo fa: «La famiglia Karnowski» di Israel J. Singer. È il racconto di una famiglia attraverso i suoi tre componenti che crescono in tre epoche differenti. David, Georg Moses e Joachim Georg Jerog sono rispettivamente padre, figlio e nipote. Il primo, David, è un mercante che della frase «tedesco in strada e ebreo in casa» ne ha fatto un  motto e uno stile di vita che ha cercato di imporre al figlio Georg Moses che di quella fede tanto ostentata dal padre non sa che farsene tanto che preferirà diventare ateo. Georg Moses diventa un medico affermato è rispettato da tutti che sposerà una donna ariana da cui nascerà Joachim Georg Jerog che di questo suo esser meticcio pagherà le conseguenze. Joachim grazie ai racconti dello zio, il fratello della madre, crescerà con il mito della supremazia della razza tedesca, motivo per cui ripugnerà con tutto se stesso il suo essere ebreo. Sullo sfondo la storia, quella con la esse maiuscola capace di dare il peggio di sé e mostrare tutta la bassezza umana ricercando in una razza e nella sua fede la colpevolezza di non si sa bene cosa.

Una classica estate| Cinque libri Feltrinelli

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Come mi è capitato di dire più volte, l’estate per me rappresenta quella stagione in cui recupero i classici, con cui ho un rapporto di odi et amo. Riconosco l’importanza dei libri che hanno fatto la storia della letteratura italiana ed internazionale, ma se entro in una libreria difficilmente mi dirigo al reparto classici, piuttosto giro e rigiro tra le nuove uscite, notando i libri che ho già letto e segnando mentalmente i libri che vorrei leggere. Da qualche anno a questa parte, però, utilizzo i mesi caldi in cui generalmente le uscite editoriali vanno in pausa, per recuperare quei libri che impazzano nelle famose liste dei libri da leggere almeno una volta nella vita. In un certo senso mi impongo almeno un paio di classici tra luglio e agosto (impongo nel senso buono del termine, perché sono la prima a dire che la lettura non va mai e dico mai forzata) e oggi ve ne consiglio giusto qualcuno che potrebbe farvi compagnia nelle prossime settimane.

Cinque classici per l’estate. 

«Mastro Don Gesualdo» di Giovanni Verga, mi ha tenuto compagnia una settimana d’agosto di svariati anni fa. Caposaldo della letteratura italiana di inizio novecento in cui si muove una critica al mondo aristocratico e borghese attraverso la figura di Gesualdo, un muratore appartenente alla borghesia che dopo essersi arricchito grazie al suo lavoro e al matrimonio con una nobildonna, si appresta a far parte del mondo aristocratico che però non gli perdonerà mai le umili origini, per cui Gesualdo si ritroverà ad essere escluso da entrambi i mondi.

L’estate successiva mi sono spostata in Russia, metaforicamente parlando, grazie alla lettura de «Il maestro e Margherita» di Michail Bulgakov, capolavoro della letteratura mondiale. Di questo libro Bulgakov elaborò la bellezza di otto versioni e solo dalla terza compaiono i protagonisti che danno il nome al libro e cioè il maestro e Margherita. La struttura è alquanto complessa e stare dietro alla lettura di questo libro non è stato semplice, lo ammetto. Nel libro ci sono tre linee narrative con la prima, quella d’apertura, con il diavolo che arriva a Mosca; nella seconda in cui si sviluppa il racconto del romanzo di Pilato e nella terza con il Maestro rinchiuso in un manicomio a causa di un libro che ha scritto (il libro di Pilato per l’appunto), il Maestro che ama Margherita e che per salvarlo accetterà di vendere l’anima al diavolo facendo in modo che le tre linee narrative alla fine si uniscano tra loro. Ripeto, è un romanzo che richiede attenzione da parte del lettore sia per la storia sia per la vastità di personaggi che compaiono e si alternano tra le pagine, ma una volta finito vi accorgerete che ha meritato qualsiasi sforzo.

«Jane Eyre» di Charlotte Brontë e «Cime tempestose» di Emily Brontë sono i due classici della scorsa estate che ho letto quasi contemporaneamente. Entrambi i romanzi raccontano di amori tormentati. Il primo quello tra Jane Eyer, giovane istitutrice inglese dalle umili origini, con Mr. Rochester, mentre il secondo quello tra Heathcliff e Catherine. Nel caso di Jane si parla di un amore passionale con una donna molto sicura di sé che sarà capace di scalfire la roccia apparente di Mr. Rochester, uomo duro, ma pieno di debolezze. Con Heathcliff e Catherine parliamo invece, di un amore dannato, un amore ossessivo dalla forza distruttiva. Le atmosfere nordiche di Wuthering Heights sempre avvolto dalla nebbia e dal vento mi hanno affascinato tantissimo, roba che in un posto del genere ci andrei in questo momento.

Per concludere «Oblomov» di Ivan Aleksandrovič Gončarov è il classico che mi sta facendo compagnia in questi giorni. Oblomov è un ricco possidente che non ha bisogno di lavorare per sopravvivere e passa le sue giornate oziando sul divano a fantasticare sulla vita che gli piacerebbe fare, ma che in sostanza non fa. Con lui c’è il fido servitore Zachar che si limita a servire il signore e a fare nient’altro, tanto che la casa è sudicia e disordinata. Di questo romanzo sono ancora alle prime battute, ma mi sento di consigliarlo come se già lo avessi letto tutto, perché è un romanzo che pagina dopo pagina mi sta conquistando.

Gli Spaiati| Letture belle e dove trovarle

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Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.

Diario semiserio di quarantena| Settimana numero…

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Settimana di quarantena numero…

Non ricordo il momento in cui ho smesso di contare i giorni passati tra le mura domestiche e tanto meno mi affretto a segnare sul calendario quanto manca alla liberazione; in teoria il 4 maggio, ma hanno spostato talmente tante volte la data di fine lockdown che ormai sono credibili quanto quelli di “Poltrone e Sofà” quando dicono che è l’ultimo weekend di sconti.

Questa dovrebbe essere l’ultima settimana di isolamento, da lunedì prossimo si torna alla vita di prima. Più o meno. Mascherine, guanti, distanziamento sociale, due persone per volta all’interno degli esercizi pubblici, vietati ancora gli assembramenti, se si esce a fare una passeggiata bisogna mantenere la distanza di un metro e mezzo e insomma tutta questa voglia di tornare lì fuori a me è passata. Si chiama adattamento, mi dicono, non c’è da spaventarsi o da preoccuparsi. Sarà che prima di tutto questo la mia non era una vida loca, sarà che sola ci sto benissimo (sola sola no, mi basta quella povera santa che da quasi trent’anni mi sopporta), sarà che già prima non ero tipo da baci e abbracci, saranno tante di quelle cose che cambiamo discorso che è meglio che con i miei discorsi da folle non voglio annoiare nessuno.

Avviso i gentili lettori che è tornata la voglia di leggere e possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo. Questa cosa di non riuscire a portare a termine neanche mezza pagina mi innervosiva e mi faceva pensare al fatto di star sprecando tutto il tempo in eccesso che mi era stato dato. La lettura non è costrizione e non è obbligatoria, mi sarò sgolata a forza di dirlo ai ragazzi del mio corso di lettura e scrittura, ma come tutti gli ipocriti non seguo i consigli che io stessa do.

Cosa ho letto e cosa sto leggendo?

Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh, Feltrinelli, una donna che per superare una fase dolorosa della sua vita decide di abbandonarsi al sonno e quante volte mi sono detta, voglio fare come lei e svegliarmi a quarantena finita se non fosse per la quantità industriale di farmaci che assume per addormentarsi. Un paese terribile di Keith Gessen, Einaudi, un ragazzo nato in Russia e trasferitosi negli USA all’età di sei anni e che ritorna nel paese natio per prendersi cura della nonna quasi novantenne. Quello che crede di trovare è un paese per l’appunto terribile, invece imparerà ad amare pregi e difetti di una nazione di cui ben presto si renderà conto non sapere nulla.

La ricetta del cuore in subbuglio e Una rivoluzione sentimentale di Viola Ardone, entrambi Salani. Dopo essermi completamente innamorata di Amerigo, sentivo la necessità di recuperare i primi due lavori di Viola Ardone, per mettermi in pari con un’autrice che in pochissimo tempo è diventata autrice del cuore. Recuperandoli mi sono resa conto di quanto la sua scrittura sia maturata nel terzo libro (il secondo poi mi è piaciuto particolarmente anche se io e Zelda abbiamo un po’ litigato a causa di alcune sue scelte, ma questi sono i deliri della me lettrice a parlare, voi passate avanti). Stesso discorso per Mosca più balena, Minimum Fax e Il Verdetto, La Nave di Teseo di Valeria Parrella (che con Almarina è candidata allo Strega e qui si tifa tantissimo per lei). Non sono amante dei racconti e questo mi porta ad escluderli nel momento in cui devo acquistare un libro nuovo. Capita quindi di perdermi dei libri belli, come quelli sopra citati.

Florence Gordon di Brian Morton, Sonzogno e La famiglia Karnowki di Israel J. Singer, Adelphi, sono due libri che mi sono stati consigliati da due amiche lettrici e che hanno colto il segno. Il primo su una scrittrice femminista alle prese con la sua autobiografia e la sua caotica famiglia e il secondo una saga raccontata attraverso le tre generazioni familiari.

E in lettura? Come muoversi tra la folla di Camille Bordas, SEM, Falsa partenza di Marion Messina, La Nave di Teseo e Tempo variabile di Jenny Offill, NN Editore di cui spero di parlarvi prestissimo.

Come sempre, ci leggiamo alla prossima.

Photo Credits Google Images

 

Diario semiserio di quarantena |Donne sull’orlo di una crisi di nervi

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Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, sono difficili, pesanti, addirittura al limite per qualcuno. Questa settimana l’intenzione era quella di pubblicare due post su due libri letti nelle scorse settimane, ma la testa è altrove e fingere che vada tutto bene è difficile, quindi ho pensato: bene, proviamo a fare un post diverso dal solito.

Sono a casa come ci è stato consigliato, limito al massimo le mie uscite, anche perché da novella ipocondriaca, del virus che circola ne avevo paura già da settimane e immaginate il mio umore e il mio stato mentale di questi giorni dal momento in cui tutto è precipitato. Filtro le notizie e cerco di stare meno tempo possibile sui social, perché come sappiamo possono essere una preziosa fonte di svago, ma anche di allarmismo puro e quindi via, cellulare spento. Cerco di affidarmi ai punti fermi della mia vita, gli affetti in primis (a distanza di un metro, sia chiaro), le serie TV nuove, quelle da recuperare e quelle da rivedere e poi soprattutto i miei amabili libri, compagni fedeli che accorrono in mio aiuto per cercare di distrarmi quanto più mi è possibile. In questi giorni penso a quanto mi sarebbe piaciuto essere brava in qualche lavoro manuale, tipo l’uncinetto, il bricolage, il decoupage, il giardinaggio: niente, riesco a leggere un libro di quattrocento pagine in una giornata scarsa, ma il lato creativo è totalmente assente in me.

Pazienza, mi affido alle serie TV, ai film e alle letture, su queste cose sono bravissima. Penso a chi in questi giorni si sta dannando nel dire agli italiani «state a casa, leggete un bel libro» e ripenso a me, non c’è bisogno di un’opera di convincimento, a leggere leggo tranquillamente e non dovevo aspettare un periodo forzato per mettermi a leggere. Il mondo è bello, perché è vario e quindi sì, diciamolo a gran voce, state a casa, leggete, vedete la televisione, parlate con vostra madre, giocate con i vostri fratelli, meditate, pregate, fate quello che volete, ma statevenn’ a cas’.

INVENTARIO. COSA LEGGERE E COSA VEDERE IN QUESTI GIORNI (SONO ACCETTI SUGGERIMENTI DI OGNI TIPO).

Ho fatto una scorpacciata di ebook caricandoli sul Kindle, giusto per evitare di rimanere senza libri da leggere. In questi giorni sono in compagnia di Tre donne di Lisa Taddeo, Mondadori, (sono quasi alla fine), Le confessioni di Frannie Langton, Sara Collins, Einaudi, che avevo sul Kindle già da settimane, ma che inspiegabilmente ancora non mi ero decisa ad iniziare ed infine La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea, Einaudi, iniziato da pochissimo e che devo ancora inquadrare come lettura.

Spostandomi in casa Neri Pozza mi sono decisa di dare una seconda possibilità a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton (abbandonato la scorsa estate dopo qualche capitolo) e voglio iniziare quanto prima a leggere due titoli di Natasha Solomons: I Goldbaum e Casa Tyneford. Infine mi aspettano Il sogno della crisalide di Vanessa Montford e Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (libro sulla pila dei libri da leggere da un po’ di tempo) entrambi Feltrinelli.

SERIE TV

Sul versante serie TV non può mancare Grey’s Anatomy, certo, ormai sono arrivata a passare più tempo a criticarla che apprezzarla, ma è una delle serie che seguo da più tempo e lasciarla farebbe più male che continuare a vederla. Su Sky Atlantic mi sono imbattuta sulla miniserie Piccole Donne (non ho letto il libro, abbiate pietà di me) e mi sta piacendo molto: sono tre puntate appena e mi manca giusto l’ultima e dopo averla terminata sarà la volta buona di iniziare il libro.

Devo decidermi ad iniziare Hunters (disponibile su Amazon Prime Video), così come vorrei dare una seconda chance a Il metodo Kominsky dopo una prima puntata che non mi aveva esaltato. Infine, mi sul fronte rewatch c’è l’idea di dedicarmi alle prime cinque stagioni delle Gilmore Girls (la sesta e parte della settima sono degli scempi che per me non esistono) e alle serie completa di Desperate Housewives, visto che in questo periodo desperate lo siamo un po’ tutti.

Un abbraccio lettori (virtuale ché solo quelli possiamo dare).

(Photo Credits Google Images)

Le gratitudini| Delphine De Vigan

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Contare, dovere, è così che si misura la gratitudine? Ma l’ho ringraziata abbastanza? Le ho mostrato abbastanza la mia riconoscenza? Sono stata abbastanza vicina, abbastanza presente, abbastanza assidua?

Grazie. Quante volte nel corso della giornata diciamo grazie. Al bar la mattina quando diciamo grazie a chi ci ha preparato il caffè. Grazie a chi ci cede il posto in metro, grazie a chi ci tiene la porta aperta e ci lascia entrare. Grazie al negoziante che ci porge il resto e grazie a chi ci dà semplicemente qualcosa. Lo diciamo talmente tante volte che quasi abbiamo snaturato la sua essenza. Dire grazie è cortesia, fa parte della buona educazione ed è giusto dirlo nell’apposito contesto, ma pensavo: lo diciamo così tante volte che quando diciamo grazie a qualcuno che ci è stato accanto e che ci ha aiutato, sembra quasi un grazie di forma e di circostanza, salvo aggiungere quel davvero, per far capire che è un grazie diverso.

Riconoscenti. Che significa davvero e come si dimostra la riconoscenza ad una persona?

Michka è una donna di una certa età che sta perdendo le parole, lei che con le parole ci ha lavorato una vita essendo stata una correttrice di bozze. Adesso le pensa, ma non riesce a comunicarle a chi le è accanto. Avendo questi vuoti di memoria e riconoscendo di non essere più in grado di badare a se stessa si trasferisce in una casa di riposo.

Nella sua vita è rimasta Marie, figlia di una sua ex vicina di casa, una donna che però badava poco o niente alla piccola, motivo per cui Marie sgattaiolava a casa di Michka che era sempre ben felice di accogliere quella bambina. Ora che Marie è grande, continua ad essere presente nella vita di Michka, a curarsi ed occuparsi di lei, segno di quella riconoscenza verso la donna che le ha fatto da madre più di quella naturale.

Le giornate presso la casa di riposo non sono molto esaltanti per Michka, gli unici momenti in cui sembra ravvivarsi, oltre che durante le visite di Marie, è durante gli incontri con Jerome, l’ortofonista.

Il suo compito è quello di non farle perdere l’utilizzo di ulteriori parole, ma Michka presta poco interesse agli esercizi e preferisce trascorrere il tempo con Jerome chiacchierando. Intuisce che c’è qualcosa nel passato del giovane che non lo rende del tutto sereno e questo la riporta all’unico rimpianto nella vita di Michka: non aver detto grazie a due persone che l’hanno aiutata in un momento essenziale della sua vita.

Questa malinconia la fa soffrire più del perdere le parole. Si danna per non aver fatto di tutto al fine di ritrovare quella coppia di coniugi senza la quale probabilmente Michka non sarebbe lì.

Delphine De Vigan, autrice di quel capolavoro che risponde al nome de “Le fedeltà invisibili“, torna con “Le gratitudini” (Einaudi) un nuovo potente romanzo che fa leva sui sentimenti e sulle emozioni. Questa struggente storia ci spinge a riflettere sulla necessità e sull’importanza di dire grazie alle persone nel momento esatto in cui siamo in grado di farlo, perché rimandare non sempre vuol dure avere una seconda occasione per farlo.

  • Titolo: Le gratitudini
  • Autrice: Delphine De Vigan
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 25 Febbraio 2020

La ricamatrice di Winchester| Tracy Chevalier

La ricamatrice di Winchester

Violet è una donna di trentotto anni decisa a far ripartire la sua vita, motivo per cui si mette alle spalle Southampton, la sua città natale, per approdare a Winchester. Trova lavoro come dattilografa in un ufficio assicurativo e anche se la paga la rende a stento indipendente e in grado di mantenersi, lo preferisce di gran lunga al vivere con la madre che non perdeva mai occasione di ricordarle che gli anni migliori erano ormai passai e che se non voleva rimanere sola a vita avrebbe fatto meglio a fare il tutto per tutto pur di accaparrarsi un uomo.

Gli uomini Violet li considerava un capitolo chiuso visto che la Grande Guerra oltre al fratello le aveva tolto anche l’amore della sua vita, Laurence e arrivata quasi alla soglia dei quarant’anni si faceva bastare gli incontri fugaci che ancora le capitavano e si era rassegnata al destino di donna sola.

Un pomeriggio si imbatte in una strana funzione nella cattedrale di Winchester, una cerimonia di presentazione di cuscini ricamati. In quel momento Violet viene a conoscenza dell’associazione delle ricamatrici della cattedrale ed estasiata dalla bellezza di quelle creazioni sente di volerne far parte.

La vita a Winchester per lei era caratterizzata dal suo lavoro da impiegata, scandita dal rito del tè, da qualche boccata di sigaretta che nei giorni più difficili le placavano i morsi della fame e dalle serate noiose nella sala comune della casa in cui viveva. Quello di cui aveva bisogno era di trovare qualcosa che l’animasse di nuovo e che la potesse portare a fare nuove amicizie e in men che non si dica si ritrova anche lei nell’illustre gruppo di ricamatrici fondato dalla signorina Louise Pesel e diretto dalla signora Biggins che introducono Violet nell’arte del ricamo.

L’idea che qualcosa di suo permanga nel tempo riaccende la passione nella vita di Violet. Durante gli incontri con le ricamatrici si imbatte in Gilda, una donna estroversa e non sposata come lei che in poco tempo diventerà sua grande amica. La presenza di Gilda nella vita di Violet sarà fondamentale e farà capire a Violet il vero significato di amicizia e l’essenza dell’amore che non sempre corrisponde all’idea che ci siamo costruiti.

Ciò che la segnerà maggiormente, invece, sarà la conoscenza di Arthur, il campanaro della cattedrale che come Violet ha conosciuto il dolore e ha dovuto farlo suo pur di non impazzire e andare avanti. Due anime affini che impareranno a conoscersi poco per volta e che riaccenderanno in Violet emozioni che credeva ormai sopite.

Tracy Chevalier con La ricamatrice di Winchester, uscito per Neri Pozza, ci racconta una bellissima storia di una donna che reclama la sua indipendenza a dispetto dell’epoca in cui vive. La maestria con cui la Chevalier ricostruisce periodi storici mi ha sempre incantato così come la delicatezza con cui intesse rapporti d’amore e di amicizia. La ricamatrice di Winchester è un’appassionante e struggente storia, capace di regalare pagina dopo pagina infinite emozioni. 

  • Titolo: La ricamatrice di Winchester
  • Autrice: Tracy Chevalier
  • Data di pubblicazione: 16 Gennaio 2020
  • Casa Editrice: Neri Pozza

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.