Ho letto cose…

Dopo un breve periodo in cui ho letto poco (poco per i miei standard intendo), il mese di giugno è stato un mese ricco di letture. Di solito mi sono imbattuta in post in cui si parlava del blocco del lettore dove chiedevano consigli sul come affrontarlo e superarlo. Ebbene io invece sono stata presa da una frenesia assurda: volevo leggere, volevo più tempo per leggere e volevo più libri da leggere. Curiosi di sapere cosa ho letto? Presto detto.

Il mese l’ho aperto con il libro di Pino Imperatore, Aglio olio e assassino, Dea Libri (la recensione completa la trovate sul blog), un giallo napoletano con un ispettore tornato nella sua Napoli che dovrà occuparsi di un assassinio particolare e troverà in una coppia di cuochi, padre e figlio, due validi aiuti. Come sempre nei libri di Imperatore c’è di tutto: ci si emoziona, si ride e ci scappa pure qualche bella riflessione. Finito questo mi sono dedicata esclusivamente a Un romanzo russo, Adelphi (dico esclusivamente perché è mia abitudine leggere più libri in contemporanea). Ero da tempo impaziente di cimentarmi con un libro di Carrère, autore che rimandavo da un po’. Risultato? Proseguirò senz’altro la sua conoscenza (anche in questo caso, recensione sul blog).

Dopo una lettura del genere avevo bisogno di qualcosa di più leggero ed ecco Fa troppo freddo per morire, Einaudi di Christian Frascella ed eccoci arrivati alla prima chicca che consiglio caldamente. Contrera è un ex poliziotto che abusando del suo potere è riuscito a farsi cacciare dalla polizia e si è reinventato come ispettore privato. Divorziato, una figlia che a malapena conosce, vive a casa con la sorella e ha lo studio in una lavanderia a gettoni; insomma solo questo dovrebbe farvi precipitare in libreria a prenderlo.

Finito il giallo torinese ho letto un gradito ritorno, quello di Francesco Abate e della sua mamma e dell’immancabile signora Corrias. In Torpedone trapiantati, Einaudi un gruppo di trapiantati va in gita e non mancherà niente. Abate si conferma uno scrittore capace di farti piangere dalle lacrime e dall’emozione. Proprio questo libro mi ha portato al suo precedente Chiedo scusa, Einaudi dove lo scrittore racconta attraverso il personaggio di Valter il suo calvario in attesa del trapianto e tutte le conseguenze dell’operazione. Vita e morte procedono paralleli in questo libro, una lettura che provoca mille emozioni (il pianto in primis) e tanta riconoscenza verso la vita, perché se ogni tanto pensassimo realmente a chi sta peggio e chi veramente combatte con  le unghie e con i denti contro la morte forse smetteremmo di lamentarci delle cazzate (la parolaccia è necessaria).

Tra le più belle scoperte fatte quest’anno c’è sicuramente Rosella Postorino. Da dire che io che sono affezionata ad Einaudi e in particolare a Stile Libero, la conoscevo già visto che la sua fama di editor la precede. Chissà perché non mi ero mai presa la briga di conoscerla come scrittrice, cosa che è avvenuta quest’anno grazie a quel capolavoro che risponde al nome de Le assaggiatrici, Feltrinelli. Ho poi recuperato Il corpo docile, Einaudi (stupendo anche questo) e da poco La stanza di sopra, Feltrinelli (L’estate che perdemmo Dio, Einaudi è arrivato da un paio di giorni). Storie che ti rapiscono dalla prima all’ultima riga (e che come gli altri libri di cui vi sto parlando avranno un post tutto loro per poterne parlare più approfonditamente).

Quando leggo un libro che mi piace molto tendo a recuperare quanto è stato già scritto dal suo autore, come nel caso di Peppe Fiore che dopo il suo Dimenticare, Einaudi (tra le più belle letture dello scorso anno) mi ha portata a Nessuno è indispensabile, Einaudi. Il bello è che questo libro ha atteso molto prima che lo iniziassi e una volta lette le prime pagine l’ho terminato in un paio di giorni. In un’azienda iniziano a suicidarsi uno dopo l’altro una serie di dipendenti nella quasi indifferenza dei colleghi e… (e vabbè leggete il libro che è meglio).

Anatomia di uno scandalo, Einaudi di Sarah Vaughan è stato presentato dal suo editore come come il thriller dell’estate. Un politico accusato di stupro da una sua ex amante, una moglie che crede al marito e l’avvocato d’accusa deciso a non lasciarlo impunito. Libro di forte attualità che però pecca per il ritmo, a mio parere troppo lento. Un altro libro che mi aspettava da un bel po’ era Dieci donne, Feltrinelli di Marcela Serrano, nove donne in terapia che raccontano la loro vita e i loro dolori. Non è il primo libro della scrittrice cilena che leggo e gli altri dopo i primi capitoli esaltanti tendevano a dilungarsi troppo e farmi perdere l’interesse cosa che con questo non è capitato, anzi, l’ho letto tutto d’un fiato.

Ultimo libro è stato Voi sapete. L’indifferenza uccide, La nave di Teseo di Giuseppe Civati, neanche un centinaio di pagine per un libro a cui non bisogna aggiungere niente, va semplicemente letto.

 

Buenos Aires, espérame.

 

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Uno dei tanti pregi dei libri è la possibilità di poter viaggiare stando comodamente sdraiati sul divano di casa propria. La Barcellona di Zàfon, la Delft raccontata da Tracy Chevalier e tante altre città che ho conosciuto grazie alle pagine dei libri letti, con la speranza un giorno di vederle con i miei occhi.

Mi sono innamorata di Buenos Aires dopo aver letto Dio si è fermato a Buenos Aires scritto a quattro mani da Marco Marsullo e Paolo Piccirillo, uscito per Laterza nell’ottobre del 2014. Prima l’Argentina e la sua capitale erano per me mete come tante, di cui sapevo poco e ignoravo molto. Quando il loro libro mi è capitato tra le mani e ho iniziato a leggerlo ne sono stata completamente rapita e in un attimo con la testa ero tra i barrios di Buenos Aires, magari seduta a un tavolo a bere un mate e a gustare les empanadas.

Buenos Aires me la immagino come una città in costante fermento, ricca di storia e cultura, di artisti e scrittori. Le strade di Buenos Aires ormai sono le mie viscere, scriveva Jorge Luis Borges (probabilmente lo scrittore porteños più conosciuto) ne “Le strade“, uno dei suoi componimenti più belli, una vera e propria dichiarazione d’amore per la sua città (ad essa ha dedicato anche Fervore di Buenos Aires, edito Adelphi).

Buenos Aires e la letteratura, Buenos Aires e i libri, binomi inscindibili. Come scrive Piccirillo, a Buenos Aires c’è la avenida Santa Fè che unisce l’avenida 9 de Julio, il Cerrito e la avenida del Libertador a quello che è il quartiere più grande ed importante della città: Palermo.

Nei pressi del giardino botanico a pochi passi da Plaza Italia, c’è una specie di mercatino permanente che occupa un centinaio di metri del marciapiede al centro della strada […] All’ingresso c’è scritto Feria Del Libro e sull’ala aperta di una bancarella c’è la faccia di Julio Cortazar.

Dopo la prima tappa al mercatino di libri che noi fervidi lettori non possiamo lasciarci sfuggire, proseguiamo verso Plaza de Mayo, luogo rappresentativo della città e simbolo dell’indipendenza dalla Spagna e dove si riuniscono le madri dei desaparecidòs per ricordare i figli uccisi o scomparsi durante la dittatura dal 1976 al 1983. Presente en la plaza la Casa Rosada (sede degli uffici della Presidenza della Repubblica) dove un tempo di affacciava Evita Peron per parlare al suo popolo.

Particolarità negativa di questa piazza è, come scrive Marsullo:

Grate nere alte un paio di metri, sono fissate sull’asfalto a mo’ di gabbia. Alcuni varchi al centro della piazza sono aperti per lasciar passare le persone, ma è chiaro che, in un attimo, la polizia può scegliere di recintare il perimetro per non lasciar passare nessuno e proteggere la Casa Rosada e, più avanti ancora altri edifici del Governo argentino. Spaventoso, a osservarlo. Ancora più terrificante a pensarlo. Pensare che da queste parti la gente venga chiusa in gabbia, tenuta a bada come bestie feroci, addomesticata con la forza e mai con la parola. Spaventoso pensare che il Governo argentino abbia talmente tanto timore delle rappresaglie furiose che l’unico modo per salvarsi la vita, prima che il potere, sia questo. Gabbie. Ferro.

Tornando ad Evita Peron, prossima tappa è il Cimitero della Recoleta, definito tra i più belli al mondo dove Maria Eva Duarte de Peron riposa (vi invito a leggere Santa Evita edito SUR di Tomàs Eloy Martinez, il romanzo più tradotto della storia della letteratura argentina).

Il rapporto politica-Stato è stato un rapporto complicato e sofferente, vista la travagliata storia civile dell’Argentina. L’emblema di tutto ciò è l’ESMA, la Escuela Superior de Mecànica de la Armada, scuola militare argentina, teatro per lungo tempo delle torture di chi veniva imprigionato.

Una volta dentro non si esisteva più, non si era né vivi né morti, si diventava desaparecidòs […] Oggi la ESMA non è più la scuola che era, è un museo della memoria.

E dire che il Presidente della Repubblica Carlos Menem voleva distruggerlo e far erigere un monumento dedicato al popolo argentino che però si oppose fermamente. Non era distruggendo la storia che si mostrava rispetto, anzi, il ricordo di quella parte orribile di passato doveva restare, magari per evitare di ripeterlo (se volete approfondire, vi consiglio il libro di Rodolfo Walsh, Operazione Massacro edito La Nuova Frontiera; Walsh dopo questo libro è entrato nel lungo elenco dei desaparecidòs).

Autori che nei propri libri provarono ad accennare alle torture venero censurati e di conseguenza costretti a lasciare il proprio Paese. Uno degli esempi è quello di Manuel Puig. Il suo The Buenos Aires Affair del 1973 nonostante la ristampa immediata che significava ottimo apprezzamento da parte dei lettori, venne prima redatto togliendo le parti censurate, poi ritirato e mandato direttamente al macero. Dopo varie minacce Puig decise di lasciare l’Argentina e per anni fu un autore vietato che decise di non rimettere piede in terra natia neanche dopo la fine del regime. Di Manuel Puig consiglio vivamente il suo bellissimo e struggente Scende la notte tropicale, Sellerio.

Per alleggerire un po’ il nostro percorso, altra tappa, per amanti del calcio e non, è lo stadio de La Bombonera.

La Bombonera è un’esperienza di odori e immaginazione. In questo stadio, Diego Armando Maradona, è stato contemporaneamente tifoso e calciatore. Condottiero e falange oplitica. Padrone e schiavo di se stesso. Perché l’anno in cui Maradona giocò con Boca Juniors da queste parti se lo ricordano bene, e mentre cammini tra gli spalti, negli spogliatoi, nei cunicoli dell’impianto, lo senti, l’odore.

Libri citati:

PS: su GoodBook troverete un bel po’ di post di amiche blogger che vi faranno girare il mondo, non perdeteli.

(Questo post è presente anche su GoodBook)

Un romanzo russo

un romanzo russo

  • Titolo: Un romanzo russo
  • Autore: Emmanuel Carrère
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 8 Maggio 2018

Premessa necessaria: certi autori mi intimoriscono. Vi sembrerà assurdo, ma di alcuni libri non mi sento all’altezza. Li capirò? Sono troppo complicati per me? Starete ridendo, forse, mi giudicherete pazza, di sicuro. Emmanuel Carrère è quel genere di autore che rientra nella categoria “autore da me temuti”, ma che al tempo stesso non vedevo l’ora di affrontare. Qualche anno fa mi ero approcciata a Limonov, poi come spesso mi capita, presa da altre letture l’ho riposto e mai più ripreso.

La seconda chance me l’ha data l’Adelphi con Un romanzo russo, chance che questa volta ho deciso di prendere come si deve. Confesso: non è stata una lettura semplice, nel senso che questo libro necessita di una mente più sgombra del solito (e soprattutto con nessun altro libro in lettura in contemporanea). Le storie però quando sono scritte magistralmente non possono spaventare e quindo una volta entrata nell’universo di Carrère non ne sono uscita sino a lettura terminata.

Mi dico che sì, racconterò un’ultima storia di prigionia, e sarà anche la storia della mia liberazione.

Ad Emmanuel affidano un reportage su un prigioniero di guerra ungherese, creduto morto da tutti e che invece era in un ospedale psichiatrico. Di lui dall’oggi al domani non si ebbero più tracce, era letteralmente scomparso. Questo episodio evoca nello scrittore una storia a lui familiare. Sua madre infatti aveva perso il padre in circostanze simili; non era morto, ma era scomparso, forse ucciso perché collaborazionista.

 È il segreto di mia madre, il fantasma che ossessiona la mia famiglia.

La madre, di origini russe, di quella storia non ne aveva mai voluto parlare, né tanto meno avrebbe acconsentito che fosse il figlio a farlo. Quella era la sua storia, i suo dolore e il grande segreto che si portava da sempre, ma lui il divieto della madre decide di scavalcarlo, perché ha la necessità di scavare a fondo, capire di più la storia del nonno e provare ad esorcizzarla, perché ha segnato negativamente la vita della madre, la sua e probabilmente continuerà a segnare anche quella dei figli e delle generazioni a venire.

Parallela a tutto questo, la storia d’amore con la sua Sophie, una storia passionale destinata a degenerare. Emerge in questa storia l’animo più egoista dello scrittore, innamorato perso della sua fidanzata che però non reputava all’altezza della sua compagnia d’amici, troppo intellettuali ed acculturati per poter apprezzare una ragazza semplice come Sophie. Dopo l’idillio iniziale il suo rapporto con Sophie entrerà in un turbine di bugie, tradimenti e colpi bassi inferti da entrambi.

L’ambizione di parlare correttamente il russo per interpretare bene quei segreti a lui resi inaccessibili e soprattutto sinonimo di appartenenza a una cultura, quella dei suoi familiari, di cui vorrebbe far parte. Un romanzo russo di Emmanuel Carrère è un romanzo complesso dove si mescola reportage, giallo e amore, un racconto di un viaggio che vuole essere una riconciliazione con quel passato che tanto ha determinato l’esistenza del protagonista e della sua famiglia.

Scrittori da un solo libro

Finalmente torno ad aggiornare il mio amato blog, perdonate l’assenza e i pochi contenuti ma qualche impegno personale e qualche piccolo imprevisto mi ha portato via il tempo necessario per star dietro al sito. In questa domenica apparentemente tranquilla in cui ho deciso di dedicarmi solo ai miei amati libri ho pensato bene di scrivere qualcosina e quindi ecco qui un nuovo post. Mettendo da parte per un attimo le classiche recensioni (ci sto lavorando sopra e fra poco torneranno anche quelle) oggi spazio alle curiosità che ogni tanto cerco di conoscere documentandomi un po’.

Ci sono scrittori proliferi così come ci sono scrittori che hanno conosciuto la fama soltanto grazie ad un unico libro e quindi il loro nome è associato indissolubilmente alla loro unica creatura. Ecco quindi cinque grandi scrittori e i loro unici capolavori.

Emily Brontë: Cime Tempestose

La seconda delle sorelle Brontë è famosa per il suo unico romanzo Cime Tempestose, considerato uno dei classici della letteratura inglese del diciannovesimo secolo. Emily aveva avuto fin da giovane una salute cagionevole. Si ammalò di tubercolosi e nel 1848 entrò nella fase terminale della malattia. Secondo una lettera del suo editore in quel periodo era impegnata nella stesura del suo secondo romanzo che però non vide mai luce.

 

Margaret Mitchell: Via col vento

Margaret Mitchell era una fervida lettrice. Leggeva tutto ciò che trovava avidamente e al marito spettava il compito di portarle i libri presi in prestito dalla biblioteca locale. Stanco di questo tran tran, suggerì alla moglie di smettere di leggere e provare lei stessa a scrivere qualcosa. Decise quindi di mettersi alla prova e, complice un lungo periodo di riabilitazione alla gamba che la costringeva a riposo, scrisse il suo primo libro. Margaret però lo aveva considerato più un passatempo che un lavoro vero e proprio anche se quando un agente letterario venne a conoscenza del manoscritto e lo chiese per leggerlo, lei non ci pensò due volte a consegnarlo. La casa editrice fu subito presa dal romanzo e decisero di pubblicarlo immediatamente nel 1936. Via col vento vinse il Pulitzer e dal libro venne tratto il celebre film. Nel 1949 lei e suo marito vennero coinvolti in un incidente stradale dove Mitchell perse la vita qualche giorno dopo il ricovero.

 

Sylvia Plath: La campana di vetro

L’unico romanzo di Sylvia Plath, La campana di vetro, è un romanzo semi-autobiografico, unico nella carriera della Plath morta suicida nel 1963 a soli trent’anni. Quando la Plath morì lei e il marito, per quanto separati, erano ancora formalmente sposati, motivo per cui a lui spettò tutto il patrimonio della moglie comprendente quaderni privati e un manoscritto incompleto di quello che sarebbe dovuto essere il secondo romanzo. Lui distrusse gran parte dell’eredità e altro materiale non è stato mai più ritrovato.

 

J.D.Salinger: Il giovane Holden

Il romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden fu l’unico romanzo dello scrittore J.D.Salinger, accostato a una serie di racconti. Il successo improvviso del romanzo e la conseguente popolarità turbò molto Salinger che alla notorietà rispose isolandosi sempre di più e tutti coloro che invadevano la sua privacy, minacciava di agire per vie legali.

 

Giuseppe Tomasi Di Lampedusa: Il gattopardo

L’unico romanzo dell’autore siciliano, Il gattopardo, fu pubblicato postumo un anno dopo la morte dello scrittore che vinse poi il Premio Strega e divenne best seller. Considerato oggi uno dei romanzi più grandi della letteratura italiana rischiò di non vedere mai la pubblicazione dato che sia Mondadori che Einaudi si rifiutarono di pubblicarlo. Elio Vittorini che lavorava per entrambe le case editrici decise di rispedire il manoscritto all’autore bloccandone la pubblicazione. Dopo la morte di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa il libro fu pubblicato da Feltrinelli diventando un vero e proprio caso editoriale.

Tokyo Express

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  • Titolo: Tokyo Express
  • Autore: Seichō Matsumoto
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 27 Febbraio 2018

Premessa necessaria e fondamentale: non sono un’amante dei gialli. È un genere che mi ha sempre preso poco e i libri letti che rientrano in questa categoria si contano sulle dita di una mano. Ammetto quindi la mia ignoranza e confesso anche di non aver mai sentito parlare di Seichō Matsumoto e dopo un paio di ricerche ho scoperto che è uno dei maestri del giallo tanto che in patria è definito il Simenon giapponese con una produzione che supera trecento romanzi. In Italia però solo tre dei suoi lavori sono stati pubblicati e ora Adelphi ha pensato bene di far conoscere a noi lettori Tokyo Express.

I corpi di un uomo e una donna, entrambi giovani, vengono rinvenuti nei pressi di una baia rocciosa ad Hakata. La causa? Il cianuro che hanno ingerito i due. Movente? Sicuramente amoroso. Verdetto? Suicidio. Insomma un caso del genere risolto alla velocità della luce. Che altra spiegazione ci potrebbe essere altrimenti?

Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontato. E questo è pericoloso.

Il vecchio Torigai Jūtarō di questa conclusione tanto semplice quanto ovvia non è del tutto convinto. Ci sono delle cose in questo caso che stridono e un buon detective deve porsi sempre domande. Chi garantisce che i due siano effettivamente una coppia? Perché sono arrivati fin lì per uccidersi? E se di suicidio si tratta perché non hanno lasciato un biglietto in cui spiegavano il loro gesto?

Anche se il caso è pronto per essere archiviato Jūtarō non vuole già arrendersi all’evidenza e decide di proseguire la sua indagine in solitaria aiutato e supportato dal giovane collega Mihara Kiichi. Scoprirà che lei è Otoki un’intrattenitrice di un ristorante di Tokyo e lui è Sayama un giovane funzionario ministeriale il cui posto di lavoro è al centro di uno scandalo che sta facendo parlare tutti i giornali e tutto il Paese. Le amiche-colleghe di Otoki sono tra le ultime ad averla vista in compagnia di Sayama mentre prendevano insieme un treno. Anche loro avevano dedotto che quel giovanotto in compagnia di Otoki fosse il fidanzato (o l’amante) ma lei non gliene aveva mai parlato prima.

Non posso definirmi una pendolare ma abitualmente prendo un regionale che dal paesello mi porta spesso e volentieri a Napoli. Diciamo che a stupirmi è più quando il treno arriva in orario che quando ci sono dei ritardi (della metropolitana non ve ne parlo neanche). In Giappone invece i treni sono puntualissimi, roba che qualche mese fa i manager della compagnia ferroviaria Tsukuba Express si sono scusati con i propri passeggeri perché, udite udite, sono partiti venti secondi in anticipo. Ora direte: ma tutto questo che c’entra? C’entra perché tutto il giallo è costruito sui treni, sugli orari e sulle coincidenze, il tutto calcolato al mimino secondo, tutto seguente una logica cristallina che rende il lettore coinvolto e partecipe. Ripeto io i gialli non li amo particolarmente, ma questa indagine l’ho sentita mia. Ragionavo con Jūtarō e con lui facevo tutti i calcoli del caso (ero a tanto così da annotare arrivi e partenze). Tokyo Express è un giallo costruito alla perfezione con una logica sapiente e travolgente.

 

(Post inserito tra le Recensioni Editoriali su Libreria FeedBooks)

I magnifici 10!

Una delle domande più difficili per un lettore è: qual è il tuo libro preferito? È come rispondere alla domanda vuoi più bene a mamma o a papà? Preferisci la pizza o la Nutella? Britney Spears o Christina Aguilera?

Quando mi chiedono il mio libro preferito solitamente dico il primo che mi passa per la testa, ma subito dopo ne aggiungo un secondo, un terzo, un quarto e colui che mi ha posto la domanda si pente all’istante di avermelo chiesto e cerca in tutti i modi di porre fine alla conversazione. Quello che vorrei far capire è che ridurre la scelta a un solo libro per me è difficile sia perché ho letto tanto e sia perché ce ne sono tanti che reputo bellissimi e per me fondamentali nella mia carriera da lettrice.

Ho provato a stilare una classifica, dieci sono pochi ma mi sembrava un giusto compromesso. È una classifica fatta di getto perché se mi fermassi a pensare un po’ di più il numero aumenterebbe.

Basta chiacchiere ed ecco i miei magnifici dieci.

  • Amabili resti di Alice Sebold. Doveroso iniziare da questo visto che il nome del blog deriva dal titolo di questo libro. Non essendo brava con i nomi ricordo che nel momento in cui cercavo un titolo per questo mio spazio online pensai bene di prendere spunto da uno dei libri che più mi era piaciuto e così ecco venir fuori Gli Amabili Libri.

 

  • 1984 di George Orwell. Un mondo distopico in cui la vita delle persone è controllata dal sapiente occhio del Grande Fratello (no, non è quello di Ilary Blasi). Lo lessi mentre preparavo la maturità visto che lo avevo inserto nella mia tesina d’esame. A mio parere il libro di Orwell, oltre ad essere uno dei più importanti libri della letteratura inglese e non solo, ha uno dei finali più belli e potenti di sempre.

 

  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. Come per il libro di Orwell anche questo lo lessi perché inserito nel mio percorso d’esame. Pirandello è uno dei miei autori classici preferiti e la storia di Mattia Pascal mi catturò fin dalle prime pagine.

 

  • Le intermittenze della morte di José Saramago. Qui ci troviamo nel campo della perfezione. Saramago immagina un paesino in cui le persone smettono di morire e dopo l’euforia iniziale tutti dovranno fare i conti con i problemi che questo avvenimento comporta. Lo stile di Saramago non fu per me all’inizio semplicissimo. Parliamo di periodi molto lunghi privi di punteggiatura. Superato lo scoglio iniziale e lasciandomi trasportare solo dalle sue parole il resto venne da sé facendo di questo libro uno dei miei preferiti in assoluto (un finale poetico come pochi).

 

  • Stoner di John Williams. Nel 2012 questo libro divenne un vero e proprio caso editoriale. Pubblicato nel 1965 non riscosse molto successo e cadde nel dimenticatoio fino a quando nel 2006 venne ripubblicato negli USA iniziando una vera e propria scalata verso il successo. Nel 2012 la Fazi lo pubblica in Italia facendo innamorare di Stoner migliaia di lettori. La storia di Stoner è di una semplicità disarmante a cui però è impossibile restare indifferenti. Tra le letture che consiglio maggiormente.

 

  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Se si parla dei miei libri preferiti è fondamentali un della mia amata Natalia deve assolutamente esserci. Primo perché è la mia scrittrice preferita e secondo perché parliamo di una delle scrittrici più brave che la nostra letteratura ha potuto conoscere. Il suo Lessico Famigliare oltre ad essere un libro che racconta della sua famiglia è soprattutto un libro che ripercorre eventi della nostra storia recente.

 

  • Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Quando questo libro mi fu consigliato ammetto che mi spaventava parecchio. Un po’ per la mole e un po’ per lo scrittore. Insomma io la letteratura russa l’ho sempre concepita fuori dalla mia portata e dalle mie capacità. Quello che conta nei libri però (ricordiamocelo) è sempre e solo la storia e se questa è scritta bene non avremo mai difficoltà di comprensione. È un libro pieno di tematiche (rapporto bene e male e razionale e irrazionale) e ci sono vari livelli di lettura a cui star dietro. Fidatevi però se vi dico che ne vale la pena.

 

  • Scende la notte tropicale di Manuel Puig. L’Argentina, il Brasile e tutto il fascino che la letteratura sud americana comporta. Questo libro è un vero e proprio gioiellino scoperto un po’ per caso di cui mi sono innamorata follemente dalle prime pagine. Come nel caso di Saramago anche qui lo stile è un po’ ostico ma è tutta questione di entrare in sintonia con la storia.

 

  • Il buio oltre lasiepe di Harper Lee. Uno dei primi libri letti, uno dei libri che mi fece capire che la lettura non era un semplice hobby per far passare diversamente le mie ore libere. Questo è uno dei libri che mi fece capire che la lettura era il mio tutto e che senza un libro non riuscivo a stare.

 

  • Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti. Torniamo in Italia con uno dei miei scrittori contemporanei preferiti. Questo è il libro di Ammaniti che dovete leggere, questo è il libro che vi terrà incollati fino a quando non lo finirete. Scritto alla perfezione questo libro è stata per me una piccola ossessione. Lo portavo ovunque perché appena avevo un momento libero leggevo qualche pagina (che poi alla fine l’ho letto in due giorni, fate un po’ voi).

La mia classifica alla fine è questa, l’ordine è casuale. Ci sarebbero altri libri da aggiungere ma la chiudo qui. Ora la parola passa a voi. I vostri libri preferiti quali sono?

Marie aspetta Marie

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  • Titolo: Marie aspetta Marie
  • Autrice: Madeleine Bourdouxhe
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 13 Febbraio 2018

Si può essere così pieni d’amore da sentire l’urgenza di destinarlo a più persone possibili?

Quando ho terminato la splendida lettura di Marie Aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe uscito da pochissimo per Adelphi, il primo interrogativo che mi sono posta è quello di cui sopra.

Marie è una donna piena d’amore verso se stessa, verso suo marito, verso sua sorella e verso chiunque. Marie è innamorata alla follia del suo Jean, il pensiero della sua lontananza la fa soffrire, l’idea che lui possa provare piacere dalla compagnia di altre donne la fa struggere: il suo rapporto trabocca d’amore.

Vedendoli così innamorati e soprattutto vedendo lei così decora nessuno penserebbe che nella testa di Marie possa esserci qualcun altro. Invece le basta la vista di un ragazzetto un pomeriggio in spiaggia mentre suo marito Jean era tra le onde a turbarla e destabilizzarla e soprattutto a iniziare a desiderarlo con tutte le sue forze.

Se Marie ama alla follia suo marito, non si può dire altrimenti di Jean. Non che non ami sua moglie, ma il suo amore è più contenuto e a Marie questo non bastava così come non bastavano le notti di passione che lei avrebbe preferito più intense e che invece si limitavano al superficiale.

La vista di quel giovane riporta tutto a galla, tutto ciò che Marie ha lasciato che si assopisse durante il suo matrimonio. Quell’incontro mette in moto la passione, il desiderio ardente e la voglia che quelle fantasie con lui possano diventare presto realtà, ecco perché nonostante l’infinito amore che prova verso suo marito Marie non si fa scrupoli a cercare il ragazzo e vivere quell’amore proibito e clandestino.

All’apparenza Marie ha tutto nella vita. Un matrimonio stabile, un marito premuroso, una famiglia di provenienza amabile con una sorella che l’ha eretta come modello, dei giovani studenti a cui insegna privatamente latino che le riempiono le giornate e che la rendono orgogliosa e contenta.

A Marie manca Marie, manca il suo saper definire se stessa, manca una propria identità da mostrare agli altri e quando le si presenta l’opportunità di mettere se stessa al centro della sua vita non se la lascia sfuggire.

Che cosa immaginano quelle donne a proposito di Marie, e perché lei si sente così diversa e non è mai riuscita a diventarne veramente amica? Forse hanno una vita più semplice, poiché riducono il loro mondo alla scelta di carte da parati o di copri-divani, a un appartamento lussuoso, al potersi permettere una domestica, a ricevere un modo perfetto, a qualche tè con le amiche dove si scambiano poche idee sugli ultimi libri usciti. Se hanno un figlio, non lo amano in quanto carne della loro carne, ma come uno scopo dato finalmente alla loro esistenza.

È un’eroina Marie? Certo. Marie non ha paura delle emozioni che vive e non ha problemi a mettere tutto in discussione pur di accontentarsi. L’incontro con il giovane non solo ha acceso la miccia del desiderio, ma ha scardinato i punti fissi della vita di Marie che aveva trovato in suo marito e nel suo matrimonio. Con la riscoperta di quella giovinezza quasi addormentata Marie assapora la libertà che credeva di aver accantonato in favore della routine della sua vita.

Tu sei lontano da me. E io accetto questa distanza dolorosa. E non so come tu mi ami. Non dirmelo. Difendi da me la tua vita, conservala per te. Non hai il diritto. E se non l’avessi, questo diritto, dovresti conquistartelo. Ma io ti amo. Non te lo dirò. Lo dico a me stessa. Perché dovrei porre un freno a ciò che è così potente dentro di me? Ti amo. Forse per un tempo brevissimo, forse per sempre. Nessuno lo sa. Nell’amore non ci sono né perfezione né eternità prestabilite. L’amore batte secondo pulsazioni del tempo, come battono tutte le cose viventi. Si rafforza o si sgretola, declina e si risolleva. Se è vivo può morire. Ed è questo il suo bello. Una cosa è grande e commovente solo quando contiene possibilità di morte.

Marie aspetta Marie è uno di quei libri che non bisogna lasciarsi sfuggire, con una protagonista indimenticabile e una prosa fine, delicata e a tratti poetica (le ultime pagine sono qualcosa di indescrivibile) a cui ci stiamo disabituando.

Parlarne tra amici

parlarne tra amici

  • Titolo: Parlarne tra amici
  • Autrice: Sally Rooney
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 13 Febbraio 2018

«Sally Rooney ha scritto il caso letterario dell’anno. Parlarne tra amici è il romanzo sull’amore e sul tradimento del nostro tempo» The New Yorker

Non può che procurare aspettative altissime un romanzo che sul The New Yorker viene definito il caso letterario dell’anno. Certo, sono tanti i libri che vengono definiti tali e poi alla fine si rivelano tutt’altro: è questo il caso? Portate pazienza e ve lo dirò.

Sally Rooney è stata definita da molti la Salinger della Snapchat generation ed essendo io una non fan di Salinger e reputando Holden il personaggio più antipatico che la letteratura abbia potuto produrre (scusate, davvero) partivo con una buona dose di pregiudizio. La Rooney sarà pure la nuova Salinger, ma fortunatamente al posto di Holden ci sono Frances e Bobbi, una coppia di amiche in passato amanti che continuano ad essere indispensabili l’una dell’altra anche dopo la rottura.

Della serie gli opposti si attraggono, Frances e Bobbi sono completamente diverse. Bobbi è la ragazza che tutte vorremmo essere, Frances è la ragazza che tutte siamo. Bobbi è appariscente, intelligente, brillante, sarcastica, quella capace di riempire con la sua sola presenza una stanza vuota mentre Frances è più riservata, più timida, di una bellezza più contenuta e la classica ragazza che fa affermare: ma perché, c’era pure lei?

Frances è la ragazza acqua e sapone che consapevole di non poter puntare sul proprio aspetto esteriore ha investito sulla sua intelligenza: in qualche modo si deve pur brillare. Una scelta fondata soprattutto sulle sue insicurezze dovute in primis dalla sua paura di soffrire (se non rischio, non soffro) e poi dalla sua condizione di instabilità familiare. A dividere Frances e Bobbi c’è anche la loro estrazione sociale. Bobbi è ricca, la figlia prediletta di suo padre a cui basta schioccare le dita per ottenere ciò che vuole; Frances ha i genitori separati, un padre alcolizzato e ha sempre campato grazie alla sua costanza e ai suoi sacrifici.

Frances e Bobbi vengono notate una sera da Melissa, dopo uno spoken word (Frances compone poesie e insieme le recitano) e resta folgorata dalla coppia e senza scrupoli le invita a casa sua dove vive con il marito Nick. Tutti notano sempre e solo Bobbi, questa volta ad essere notata e a far colpo su Nick è Frances. I due iniziano prima a sentirsi tramite mail per poi portare quella relazione solo virtuale anche nella realtà. Frances sa che Nick è sposato, ma questo non la ferma; Nick non è il tipo che tradirebbe sua moglie (prima di tradire sono tutti tipi che non tradirebbero il proprio partner) ma questo non ferma lui.

Frances e Nick sono determinati nel portare avanti la loro relazione e al tempo stesso Nick non ha nessuna intenzione di lasciare la moglie (ma va!) e quindi ecco che il triangolo è servito. Tra gli incontri clandestini dei due e quelli alla luce del quartetto tante conversazioni, eterni dibattiti su politica, società, cultura e altri svariati argomenti.

«La storia si svolgeva nella vita reale e non online, ma io mi sentivo comunque derubata di qualcosa»

C’è questo passaggio che mi ha colpito parecchio e che porta a riflettere sulle relazioni di oggi rispetto a quelle di ieri. Il tradimento è sempre lo stesso e non nascondiamoci dietro la bugia che social e WhatsApp portino a tradire di più. Ma le relazioni 2.0. necessitano di tracce? Quando Frances cerca tra le sue mail delle prove della sua relazione con Nick e non le trova ci resta male. Banali messaggi di posta elettronica, semplici scambi di frasi che farebbero pensare più a un rapporto tra amici piuttosto che amanti. Abbiamo bisogno di prove? Anche se la relazione la viviamo nel reale se non abbiamo la conferma scritta vale meno?

Sarà che il tradimento scorre tra le chat di WhatsApp, ma questo si infiltrava anche tra lettere nascoste e telefonate fatte all’insaputa del proprio compagno. Parlarne Tra Amici è un romanzo sui rapporti d’amicizia e sui rapporti con l’altro sesso che al nuova tecnologia avrà pure modificato ma che sotto sotto restano sempre gli stessi.

I post più letti dell’anno!

Ma quale paradiso? ha il pregio di essere un libro che invece di darti risposte ti mette nella posizione di farti domande. È un libro necessario e scusate se uso questo termine che oramai è diventato il più abusato in letteratura. Necessità e bisogno di comprendere, capire e ampliare la nostra mente dovrebbero portarci a prendere libri del genere e leggerli senza neanche esitare. Libri come Ma quale paradiso? li leggi in un’oretta scarsa ma raramente si dimenticano. Libri come questi sono perle rare meglio non lasciarseli sfuggire.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

Ci sono LUI e LEI, tantissime comparse (tutte elencate nei titoli di coda del libro) a cui è difficile stare dietro, moltissime citazioni cinematografiche e letterarie e degno di nota è il preciso lavoro svolto dalla traduttrice Daniela Almansi, un lavoro non semplice ma riuscito alla perfezione. Soprattutto c’è una storia che aspetta solo di essere letta.

Questo libro è stato definito dal suo autore un libro di pace ed è anche un libro che mostra una Napoli lontana dai luoghi comuni a cui siamo abituati vederla associata. Non ci sono pizza, babà e mandolini, né udite udite ci sono camorristi. Ci vengono invece presentati i tanti luoghi di Napoli che non sono buttati lì a caso come a costruire un libro di guide turistiche, oltre alla bellezza oggettiva ne viene ricordata la storia e la particolarità.

Due consigli. Il primo: non paragonate I Guardiani, o meglio Di Giacomo a Ricciardi e Lojacono. Questa è un’altra storia, un altro stile, un altro de Giovanni. Non leggetelo sperando di ritrovare loro, leggetelo sperando di trovare il nuovo. Il secondo: considerate il quadro generale. I Guardiani come ha detto più volte lo scrittore è nato come una trilogia e come tale va letta nel senso che alla fine di questo capitolo il mistero sarà tutt’altro che risolto: questo è solo l’inizio, non abbiate fretta.

Simona Vinci ha raccontato nei minimi dettagli la sua esperienza mettendo nero su bianco le sue paure. È un’altalena di sentimenti con parti che fanno davvero male leggere. Qui non si tratta solo di raccontare il dolore, ma di sviscerarlo in tutte le sue forme. Qui non troverete la cura, la ricetta magica per curarsi, ma il conforto e l’empatia di chi ci è passato, di chi sa cosa vuol dire avere paura di uscire di casa e di non sentirsi al sicuro nei propri spazi, di chi ha paura di stare solo ma di non riuscire a stare neanche in compagnia, di non riuscire ad essere più indipendente, di non riuscire ad essere più se stessi.

Le cure domestiche è una storia sui legami familiari e sulle sofferenze che questi comportano, sugli addii dolorosi sempre difficili da superare ed accettare e su quella malinconia che diventa costante della vita. Lo stile della Robinson è poetico e sublime, non a caso questo romanzo è stato riconosciuto dai critici come un capolavoro della letteratura mondiale.

Quello che di certo mi resta di questo libro è la voglia di non fermarmi all’apparenza e di approfondire ancora di più l’argomento. Anna Migotto e Stefania Miretti hanno scritto un libro che non merita di passare inosservato, anzi, merita di essere letto, riletto, discusso e argomentato. Un libro che nella sua crudeltà mostra una realtà a cui non possiamo più voltare le spalle.

La compagnia delle anime finte è un romanzo che con una mano ti accarezza mentre con l’altra ti prende a schiaffi. Ti mostra senza filtri la miseria umana e il dramma dei sentimenti. Per quanto tutta la scena è dominata dalla storia di Vincenzina la narrazione comprende le storie di tantissime altre persone, tantissime altre anime pronte ad inscenare le tante sfaccettature che la vita ti propone: violenze, soprusi, fragilità e povertà. Sono le anime che popolano i quartieri di Napoli e le cui storie si vanno a legare indissolubilmente alla vita di Vincenzina.

L’Arminuta si snoda tutto tra il tema dell’abbandono e della maternità e la narrazione dell’autrice è perfetta, siamo nel campo dell’alta letteratura con questo libro. Una penna raffinata, che capita raramente di trovare oggi, capace di regalarci una storia potente, dolorosa e struggente. Non sempre sono in grado di spiegare il perché certi libri siano capaci di colpirmi tanto, quando non ci riesco a parole preferisco dare un semplice consiglio e di cuore dicendo: leggetelo!

Jingle Books #5: Alejandro Palomas

Il Natale è ormai alle spalle, il tempo di riprendere fiato e si comincia a pensare al 31 dicembre: Capodanno. Fer e la sua strampalata famiglia trascorreranno insieme la sera dell’ultimo dell’anno e a scoppiare non saranno solo i botti fuori, ma anche i sentimenti che per non ferire gli altri hanno tenuto per molto tempo repressi.

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Barcellona. Oggi è il 31 dicembre. «Saremo in cinque» dice la mamma. «Senza contare Olga, ovviamente». Mamma è nervosa e piena di gioia. È così da una settimana, da quando ha avuto la certezza che stasera ci saremo tutti. Finalmente, dopo tanti tentativi frustati, tutti noi che siamo sangue del suo sangue ci siederemo a tavola per festeggiare l’ultimo dell’anno e brinderemo insieme. È un giorno importante per lei e non lo nasconde, perché è incapace di farlo. Da quando ha divorziato da papà è accaduto sempre qualcosa, qualcosa è andato storto e la cena di Capodanno è sempre stata un fallimento. Il primo Natale, Emma restò bloccata per quasi un mese in Argentina perché la compagnia aerea con cui doveva viaggiare è fallita, lasciando a terra i passeggeri di tutti i suoi voli. Poi fu zio Eduardo a disertare: l’anno dopo aveva deciso di andare a vivere a Lisbona e in quei giorni stava aspettando che arrivassero due container pieni di mobili, che pareva si fossero persi per strada e alla fine erano arrivati a Tangeri. E l’anno scorso è stato il turno mio e di Max. Il 31, a mezzogiorno, mentre giocavo con lui al parco, la sua palla rimbalzò contro un albero e finì sulla strada. 

Questa è, finalmente, la sera di mamma, che è in movimento dalle sei di stamattina ed è così emozionata che, tra i nervi a fior di pelle, la goffaggine che la contraddistingue e la vista che non l’aiuta, abbiamo raggiunto un record di danni collaterali ammucchiati vicino alla pattumiera. «Fa’ sparire tutta questa roba prima che arrivi Silvia, per favore, Fer» mi supplica con un’espressione angosciata prima di sedersi al tavolo con l’uva. «Lo sai come se la prende tua sorella quando rompo qualcosa» aggiunge mentre guarda di sottecchi la busta con i resti della lampada di porcellana, tre bicchieri, due cornici per fotografie, una brocca per l’acqua e una teiera, che pare fosse cinese e che fino a oggi era il pezzo forte della sua collezione di orrori in miniatura, offerta da una rivista che lei si rifiuta di leggere, ma compra «per i regali». 

«Credi che piacerà a tutti?» domanda per l’ennesima volta, tornando a guardare nel forno. «È che… stavo pensando che forse non basterà. Anche se, in effetti, ci sono le due insalate, e zio Eduardo arriverà di sicuro con qualcosa di Duty Free. Poi sono rimasti i torroni che ha portato Silvia il giorno di Natale, e…». «Calmati, mamma» la interrompo con gentilezza. «Ci sarà cibo a volontà». Avremo avuto questa conversazione almeno una decina di volte nelle ultime tre ore. Il cibo basterà? Sarà sufficiente? Piacerà a tutti? Fa molto caldo? Non sarà meglio abbassare un poco il riscaldamento? Accendiamo subito le candele o aspettiamo che arrivino? E l’aperitivo? Ah, senza aperitivo? Sei sicuro?… Domande. 

(Tratto da Capodanno da mia madre, Alejandro Palomas, Neri Pozza)