Jalna| Mazo de la Roche

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Il capitano Philip Whiteoak e Adeline si conobbero in una città indiana. Anni dopo, trasferitosi nell’Ontario, decisero di rendere omaggio a quel luogo che li fece incontrare e innamorare ribattezzando così la tenuta in cui tutta la famiglia Whiteoak iniziò a vivere. Negli anni Venti e alla soglia dei cento anni, Adeline è ormai vedova, ma la solitudine è l’ultima cosa di cui soffre. Questa anziana donnina è ancora allegra, arzilla e lucida, tanto che l’ultima parola spetta sempre a lei ed è sempre lei a tenere l’immensa famiglia in riga. Dal matrimonio con il capitano nascono ben quattro figli, Augusta, Nicholas, Ernest e Philip e solo quest’ultimo tra prime e seconde nozze rende Adeline nonna con Meg, Renny, Eden, Piers, Finch e il piccolo Wakefield.

Figli e nipoti sono per Adeline gioie e dolori, preoccupazioni e orgoglio. Renny ad esempio è l’orgoglio in persona. È colui che si occupa degli affari di Jalna, colui a cui tutti si rivolgono per i problemi e per cercare soluzioni. Meg, invece, è sicuramente quella che genera più preoccupazioni, visto che dopo il naufragio del suo matrimonio si è chiusa in una gabbia di tristezza, risentimento e odio verso quel marito che da una scappatella ha messo al mondo una bambina che ha causato la fine delle nozze.

Tra Eden che vorrebbe coltivare il sogno di scrivere poesie e farne un lavoro magari lontano da Jalna, Finch che ce la mette sempre tutta per non avere problemi scolastici e il pestifero Wakefield che riesce sempre a cacciarsi nei guai con conseguente punizioni da parte della famiglia, le giornate a Jalna trascorrono tranquille fino al giorno in cui sia Eden che Piers trovano l’amore, si sposano e le due nuore portano scompiglio nella tenuta.

Jalna di Mazo de la Roche è tornata in libreria grazie a Fazi. La prima pubblicazione avvenne nel 1927 e segue le vicende della famiglia Whiteoak tra gli anni Venti e Cinquanta e prevede ben 16 romanzi che hanno venduto 11 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 93 lingue. Sono in molti a concordare che nella saga siano presenti riferimenti alla vita personale dell’autrice e alla sua famiglia, anche se Mazo nel corso degli anni, dopo il successo mondiale della saga, divenne molto gelosa della sua privacy, tanto che della sua vita si sa poco e niente.

Considerata una delle autrici più prolifere del Novecento con i suoi 23 romanzi, 13 opere teatrali e 50 racconti è al tempo stesso una delle scrittrici più sottovalutate se messe al confronto con le sue colleghe. A colpire di lei, oltre i suoi libri, da Jalna fu tratto un film e una serie TV, c’è sicuramente la sua vita privata, il suo rapporto con Caroline Clement (sorellastra/convivente) e l’adozione dei suoi due figli. Nel 2012 Maya Gallus ha registrato un documentario The Mistery of Mazo de la Roche che attraverso interviste e documenti cercava di ricostruire la sua vita.

Tornando a Jalna, perché alla fine sono i libri quelli che contano, posso solo dire che il primo atto mi è piaciuto. Sono un’appassionata di storie famigliari, specie quelle così numerose come i Whiteoak. Tutto ruota intorno alla famiglia, alle sue dinamiche, alle relazioni tra loro e agli intrecci con i nuovi arrivati. Personaggi ben caratterizzati che hanno ancora tanto da dire e che dovranno ancora evolversi del tutto e venire fuori, intrecci, drammi, passioni sbocciate, colpi di scena e insomma, io sono follemente innamorata di questa pazza famiglia, datemene ancora il prima possibile.

  • Titolo: Jalna
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 4 Luglio 2019

Settembre, finalmente!

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Settembre, finalmente.

Quando ero più piccola, anzi che dico, fino all’ultimo anno di liceo, temevo settembre e già il 16 agosto entravo in una fase di agonia causata dall’imminente ritorno a scuola. Presto sarebbero finite le serate per strada fino a notte fonda, l’alzarsi tardi la mattina e l’ozio puro, quello che non ti fa sentire in colpa se te ne stai stravaccata sul divano in un completo dolce far niente.

Si cresce, si cambia e col tempo ho iniziato a non sopportare l’estate e agosto nello specifico. Il caldo, il paesello che si svuota (sì che poi durante l’anno non è tutta sta botta di vita), la calma piatta: tutto questo non fa per me. Preferisco le giornate piene, quelle con orari sballati, pranzi saltati a causa di impegni dell’ultimo minuto. L’unico aspetto positivo di questo mese che proprio non voleva passare come un’infinita domenica pomeriggio, è stato leggere, leggere e leggere.

Dopo un luglio caldissimo che mi ha prosciugato le forze e che mi ha fatto leggere pochissimo, agosto è stato più proficuo e ne ho approfittato per recuperare qualche titolo che speravo di leggere da un po’ e mi sono rimessa in pari (in parte, perché la pila è sempre alta) con le tanto famigerate nuove uscite.

Di queste letture avrò modo di raccontarvi dettagliatamente in appositi post, ora ne approfitto per qualche considerazione sui due classici che mi hanno tenuto compagnia nelle scorse settimane.

In più di un’occasione ho detto che tra me e i classici c’è qualche problema. Quale? Li temo. Ora mi direte voi, come è possibile? Si possono mai temere dei libri? E perché poi solo i classici? Temere è un termine forte, me ne rendo conto, ma è quello che al momento descrive il mio rapporto con i capisaldi della letteratura. Se guardo alle mie letture fatte fino ad oggi, noto che ci sono pochissimi classici e quelli presenti sono più classici della letteratura recente (Luigi Pirandello, Gabriel Garcia Marquez, Giovanni Verga, George Orwell giusto per fare qualche nome).

Quando mi viene proposto un classico, tendo sempre a declinare. La mia paura è di non capirlo, le percepisco sempre come storie più grandi di me. Quante cose sciocche sta dicendo questa lettrice che si atteggia a blogger, starete pensando, ma è vero, perché nessuno dovrebbe mai aver paura dei libri, mi direte.

Fatto sta che Delitto e Castigo mi aspetta da anni in libreria (l’ho iniziato tre volte e tre volte l’ho interrotto), Don Chisciotte della Mancia era il mio classico dello scorso anno e l’ho messo via dopo le prime trenta pagine. Sul mio Kindle ci sono I tre moschettieri, Madame Bovary e Oliver Twist, che non sono stati aperti neanche per sbaglio.

Forse però quest’estate qualcosa si è smossa. Mi sono imbattuta in Jane Eyre. Pensavo, ecco, l’abbandonerò dopo le prime cinquanta pagine, me lo sento. E invece l’ho iniziato, mi è piaciuto, l’ho continuato e l’ho finito. Presa da questa euforia sono passata a Cime Tempestose: innamorata. Della storia, dell’ambientazione, dei personaggi un po’ meno, perché mi stavano sulle scatole tanto quanto Holden, ma il punto è un altro: l’ho letto.

Ora che è arrivato settembre e rientrerò nel turbine delle nuove uscite editoriali, recuperare qualche altro classico sarà difficile, ma non impossibile: perché non ho più paura dei classici.

*Bentrovati lettori, raccontatemi le vostre letture estive, se vi va.

 

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete!

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L’estate è la stagione delle vacanze e sempre l’estate è la stagione delle liste. In quante liste vi siete già imbattuti in queste prime settimane estive? Liste sulle mete vacanziere, liste sui luoghi da visitare, liste su cosa indossare, liste su quali prodotti usare e soprattutto le famigerate liste sulle letture che proprio non potete recuperare. Ci sono più liste che libri e sicuramente più liste che lettori. Di queste liste non me ne sono persa una, più che altro perché mi piace vedere quale libro già ho letto e quale altro libro dovrei aggiungere alla mia lunghissima wish-list.

Quest’anno non avevo voglia di compilare la solita lista di consigli estivi (anche se un mio contributo uscirà a breve su GoodBook nel classico post insieme ad altre blogger), perché negli ultimi due mesi complice vari motivi le mie letture sono andate a rilento. Tra blocco del lettore, lavoretto che mi ha tenuta più impegnata del solito e serenità mentale a tratti assente a rimetterci sono stati i libri. Non capite male eh, a leggere ho letto, ma molto meno del solito e quando questo accade mi dispiace, perché la lettura è l’unica costante della mia vita, anche nei periodi più incasinati e soprattutto nei periodi più difficili.

Alleggeriamo un po’ i toni e ritorniamo a parlare di libri. Giugno è stato il mese in cui ho recuperato i primi due libri di uno scrittore che come sapete ho imparato ad amare tantissimo: Lorenzo Marone. Di Marone ho quindi letto La tentazione di essere felici (Cesare Annunziata uno dei personaggi più belli di sempre) e La tristezza ha il sonno leggero. Il pregio dei libri di Lorenzo è che si leggono in fretta perché ai suoi personaggi si vuole subito bene. Passando a un altro scrittore napoletano, giugno è stato il mese in cui ho dovuto dire addio al commissario Ricciardi, frutto della penna del grande Maurizio de Giovanni. Blocco del lettore o meno, Il pianto dell’alba l’ho letto in un giorno e poi mi sono disperata nei giorni successivi.

Veniamo ora a due letture che non mi hanno convinta del tutto: Bugiarda di Ayelet Gubdar-Goshen e Presunzione di Luca Mercadante. Il primo, Bugiarda, volevo leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene da altri lettori dei cui giudizi mi fido ciecamente, ma più andavo avanti nella lettura e più perdevo interesse per la storia. Lo stesso discorso lo posso fare per il libro di Mercadante, Presunzione, lettura a cui tenevo particolarmente, perché sentivo degli elementi della trama molto vicini.

Tutti i nostri mercoledì di Paolo Di Stefano e Risvolti di copertina di Cristina Taglietti mi hanno invece permesso di allargare le mie conoscenze in campo editoriale. Il primo è un racconto-intervista a Giulio Einaudi e anche se molte cose le conoscevo a memoria grazie a un altro libro letto che è Colloquio a Giulio Einaudi di Severino Cesari, non mi è dispiaciuto rileggerle, perché la Einaudi è il mio primo e grande amore e potrei leggere la sua storia all’infinito. Quello di Cristina Taglietti è un approfondimento su quattordici case editrici come Einaudi, Feltrinelli, NN Editore, Fazi, Mondadori, Edizioni e/o, Sellerio e tante altre.

L’estate poi, solitamente la riservo al recupero di qualche classico (su cui ammetto, pecco tantissimo). Charlotte Brontë e il suo Jane Eyre è stato il classico che mi ha accompagnato nelle prime settimane estive e sempre in merito ai recuperi ho letto uno dei primi libri di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. I complimenti su Michela si sprecano e il mio non può che essere un invito alla lettura.

Insomma questo non è il classico post sui libri da mettere in valigia, ma raccontandovi le mie letture spero di avervi incuriositi un po’ e nulla vi vieta di interpretarle come miei personali consigli. Nelle prossime settimane la mia intenzione è quella di recuperare delle letture che mi stanno attendendo da un po’ e quindi: che letture mi terranno compagnia ad agosto?

I primi due volumi della saga di Rebecca West sulla famiglia Aubrey (visto che il terzo uscirà a settembre), il primo volume di Jalna di Mazo de la Roche, La vita dispari di Paolo Colagrande in corsa per il Premio Campiello, Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Cime tempestose di Emily Brontë, Cintura nera di Edoardo Rabasa e… (lo so cosa state pensando, agosto ha trentuno giorni, mica trentuno anni).

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete. Noi ci rivediamo a settembre con nuove letture e nuovi progetti (si spera).

PS: se proprio volete, vi do’ tre consigli veloci, veloci: mettete in valigia Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone, Volevo essere vedova di Chiara Moscardelli e Avviso di chiamata di Delia Ephron.

Persone normali| Sally Rooney

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Lo scorso anno il mondo letterario ha conosciuto Sally Rooney quando è rimasto impressionato da quel caso editoriale che risponde al nome di Parlarne tra amici. Rapporti amorosi nel nuovo millennio vissuto più on-line che fuori casa, differenze tra classi sociali indifferenti per qualcuno e totalizzanti per altri e uno stile arguto che ha conquistato i lettori certi che di Sally Rooney ne avrebbero sentito parlare per molto tempo ancora.

A distanza di un anno la Rooney torna con un nuovo romanzo, Persone Normali e posso affermare senza alcun timore che se nel precedente libro ci eravamo trovati nel campo dell’ottimo, qui siamo in quello dell’eccellente e sì, scomodo il parolone che molti temono e altri abusano: capolavoro.

A mio modesto giudizio nessuno come Sally Rooney tra i contemporanei ha saputo raccontare gli amori disfunzionali in cui ci ritroviamo nostro malgrado, la dipendenze e l’ossessione che si crea tra due persone incapaci di stare insieme e ulteriormente incapaci di lasciarsi. Sally Rooney ha dato voce agli amori di una generazione, la nostra, la mia e scusate se è poco.

Venendo al libro Persone Normali che esce oggi per la Einaudi, racconta il rapporto di amicizia e amore tra Marianne e Connell e di come si evolve nel corso degli anni, da quando i due frequentavano lo stesso liceo e fino all’università.

Marianne e Connell abitano entrambi a Sligo e frequentano lo stesso liceo e al momento le analogie tra i due terminano qui.

Marianne è di famiglia benestante e ha perso il padre anni prima. La madre non si cura affatto di lei e le poche volte che le rivolge la parola è per ricordarle il fallimento della persona che diventerà; il fratello esercita su di lei una violenza fisica e psicologica per il solo gusto di tormentarla.

Lorreine, la madre di Connell, lavora come domestica nella villa di Marianne, ha avuto Connell a soli sedici anni crescendolo da sola dal momento che il padre si è chiamato fuori da qualsiasi responsabilità. Presente e iperprotettiva con il figlio, Lorreine stravede ed è orgogliosa del ragazzo che sta tirando su e non potrebbe essere altrimenti visto che Connell al liceo è tra i migliori studenti, gioca nella squadra della scuola ed è nel gruppo dei popolari a differenza di Marianne che passa le ore scolastiche in completa solitudine, ignorata da tutti e considerata affetta da qualche disturbo mentale.

Quando tra Connell e Marianne scatta qualcosa (amore? desiderio sessuale?) in un tacito accordo non rivelano nulla. Per quanto attratto da Marianne, Connell è consapevole che se a scuola si sapesse della loro legame, dovrebbe dire addio alla sua popolarità e Marianne che è al corrente delle voci che girano su di lei a scuola decide di sottostare e non dire nulla.

Passano i mesi, accade qualcosa e i due smettono di vedersi salvo poi ritrovarsi entrambi studenti al Trinity College di Dublino in una situazione completamente ribaltata. Marianne è la ragazza che tutti vorrebbero conquistare, l’anima delle feste più cool, l’amica che tutti vorrebbero avere. Connell fatica ad integrarsi in quel mondo in cui non si sente mai all’altezza, preferisce starsene sulle sue interagendo il minimo sindacale per non sembrare asociale,

Quel legame che li aveva uniti al tempo del liceo riemerge e li cattura di nuovo. Adesso non ci sono più i compagni di scuola da cui nascondersi, ma al tempo stesso Connell e Marianne rifuggono da qualsiasi tipo di definizione. Non possono definirsi amici, ma non riescono a definirsi amanti e questa sorta in indefinito li legherà per molto tempo.

A Connell pesa la sua classe di appartenenza. È consapevole che anche se sarà il più intelligente e il più preparato, il gap tra lui e la classe più ricca non si azzererà e quella sua eterna frustrazione la trasmette su Marianne, rendendola a volte colpevole di quella distanza sociale.

Marianne ha passato la vita a non sentirsi amata e rifiutata e nelle relazioni interpreta costantemente il ruolo della sottomessa, perché crede di non poter aspirare ad altro. Se passi la vita a ripeterti che non meriti di essere amata, alla fine finirai per crederci.

La potenza di Sally Rooney sta tutta qui, nel raccontare la paura delle relazioni moderne, l’ansia di chi vive stando in coppia, il non sentirsi mai all’altezza di qualcuno e il sentirsi inadeguati nelle situazioni che viviamo.

Ti amo. Non lo dico per dire, ti amo davvero. A lei tornano a riempirsi gli occhi di lacrime e li chiude. Questo momento le sembrerà di un’intensità insopportabile anche nei ricordi, ma ne è già consapevole fin d’ora, mentre sta accadendo. Non si è mai considerata degna di essere amata da qualcuno. Adesso però ha una nuova vita, di cui questo è il primo istante, e anche dopo tanti anni penserà ancora: Sì, proprio così, quello è stato l’inizio della mia vita.

  • Titolo: Persone normali
  • Autrice: Sally Rooney
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 21 Maggio 2019

Donne difficili| Roxane Gay

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Quando ho visto Donne difficili di Roxane Gay ho avuto due reazioni: attrazione e respingimento. Entrambi e contemporaneamente.

Attrazione dovuta al titolo e alla copertina perché sì, è vero che di un libro conta il contenuto, ma anche vero che l’occhio vuole la sua parte e sfido qualsiasi lettore a non essersi fermato di fronte alla bellezza di una copertina e in questo caso parliamo di una copertina stupenda.

Respingimento perché i racconti non sono il mio genere preferito e perdonatemi se questa cosa l’avrete letta decine di volte su questo blog ma è vero, verso i racconti ho una specie di repulsione, non li amo e quindi me ne tengo alla larga. Respingimento perché lo scorso anno ho letto Fame e la lettura mi aveva lasciata perplessa per una serie di motivi. Sapevo che il capitolo Roxane Gay non potevo ritenerlo chiuso perché sapevo che questa autrice aveva ancora qualcosa da dirmi e quindi meritava una seconda possibilità e l’occasione l’ho presa al volo con Donne Difficili uscito qualche settimana fa per Einaudi.

Donne difficili è composto da ventuno racconti. L’ho aperto, sfogliato e appena un titolo attirava la mia curiosità leggevo il racconto. Rompersi del tutto è stato il primo, Prete cattivo il secondo, Requiem per un cuore di vetro il terzo e così via. La cosa strana (strana per me, non strana in sè) è che i racconti mi piacevano e finito uno ne iniziavo subito un altro.

Chi sono le donne difficili di cui parla Roxane Gay in questi racconti? Sono donne vere che potremmo incontrare in qualsiasi angolo del pianeta. Donne che hanno amato, sofferto e lottato. Donne vittime di violenza, donne abusate, donne offese e donne sopravvissute. Donne sposate, donne single, donne che hanno figli o donne che quei figli li hanno persi.

In questo mosaico di donne Roxane Gay non si dimentica di affrontare le tematiche che le stanno più a cuore e che l’hanno fatta conoscere. Spazio quindi a stato sociale, violenza, razza, relazioni tossiche e desiderio di maternità.

Il colore della pelle delle donne in alcuni racconti è centrale come in La negra blanca.

Sua madre è nera e suo padre è bianco ma per anni tutti hanno dato per scontato che lei fosse bianca, visto che ha gli occhi verdi e i capelli lisci e biondi. Non ha vergogna di chi è ma a Baltimora è più facile essere una bianca col culo da nera che una nera apparentemente bianca o una nera di qualsiasi altro tipo, del resto.

Altro tema ricorrente è la maternità, desiderio che diventa irrealizzabile per alcune donne e fonte di sofferenza per altre che madri lo sono state ma non lo sono più e che cercano una seconda possibilità per esserlo.

Invece di dire una parola gentile, invece di non dire nulla quando le raccontai che mio figlio era morto, mia madre aveva detto: come hai potuto permetterlo.

In Strani dèi, il racconto che chiude la raccolta, Gay racconta la storia di una donna violentata da un branco di ragazzini nel bosco tra cui c’era il suo fidanzatino. A questa violenza aveva reagito anni dopo mangiando tutto ciò che trovava, anche se non aveva fame, mangiava così anche le persone che la conoscevano smettevano di riconoscerla ed è impossibile non collegare questo racconto al libro Fame, dove appunto la Gay racconta della sua orribile vicenda.

Disse: – Non devi mai parlare di questa cosa-. Disse:- Possiamo fare finta che non sia mai accaduta-. Facemmo finta ma io no.

Cosa vuol dire essere una donna difficile? Ad essere difficili non sono le donne, ad essere difficile è la società dove queste donne vivono. Ad essere difficile è il mondo che ci circonda, che ci forma e da cui spesso siamo costrette a difenderci. I racconti di Roxane Gay sono come degli shottini di tequila: li consumi in fretta e ne vuoi subito un altro.

  • Titolo- Donne difficili
  • Autrice: Roxane Gay
  • Casa editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 9 Aprile 2019

È tempo di ricominciare| Carmen Korn

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È tempo di ricominciare e ricominciamo esattamente dal marzo del 1949. La seconda guerra mondiale è finita da qualche anno e le cicatrici del conflitto sono evidenti nelle città ancora distrutte e nella mente delle persone che faticano a dimenticare gli orrori causati dal nazismo. Amburgo è piana e di palazzi distrutti e di sfollati privi di un tetto sulla testa e che a fatica prova a rimettere insieme i pezzi e ripartire.

Dove avevamo lasciato le nostre amiche e dove le rincontriamo?

Henny con alle spalle una vedovanza e un divorzio ha sposato Theo di cui forse è sempre stata innamorata ha ripreso il suo lavoro da ostetrica e vede i suoi due bambini Marike e Klaus crescere e diventare i ragazzi di cui non potrebbe essere più fiera: Marike sposata con il suo inseparabile Ties e Klaus innamorato sempre di più di Alex. Henny è sicura di aver visto la sua amica Käthe la notte di San Silvestro e si tormenta in quanto non comprende perché l’amica non l’abbia fermata.

Käthe era stata arrestata nel 1945 dalla Gestapo insieme a sua madre e ora entrambe risultano disperse così come suo marito Rudy, prigioniero di guerra e detenuto in un campo di concentramento. Suo padre Alessandro Garuti si prodiga alla ricerca di quel figlio mai conosciuto la cui sorte è ancora oscura.

Ida è quella che ha coronato i suoi sogni: sposare l’amore della sua vita Tien e mettere al mondo il figlio tanto desiderato, la piccola Florentine. Tutti e tre vivono da Guste e per quanto Ida abbia lottato con tutte le forze per poter vivere il suo amore alla luce del sole, ben presto si stanca della routine familiare e ripensa più volte con nostalgia ai suoi due amori passati e alla sua posizione aristocratica che tanto le manca.

Lina, la cognata di Henny, dopo anni di lavoro in teatro ha aperto una libreria insieme alla compagna Louise e all’amico Momme chiamandola Landmann in omaggio all’amico Kurt.

È tempo di ricominciare dicevamo e lo devono fare anche loro, superare i dolori, cercare di mettersi alle spalle le mancanze e provare ad andare avanti perché c’è una vita da vivere e una storia da continuare a scrivere. Ci sono rapporti che si modificano, amori che nascono, bambini che crescono, amicizie che si solidificano.

Così come per il precedente Figlie di una nuova era, vediamo sviluppare le vite delle nostre amiche nel corso degli anni e le loro vicende personali si intrecciano con le vicende del periodo storico che stanno vivendo. Lasciati i conflitti mondiali alle spalle stavolta dovranno confrontarsi con i disordini e le manifestazioni che imperano nelle città, una guerra fredda che toccherà nuovamente il loro Paese con la nascita del muro di Berlino o l’eco della guerra in Vietnam.

È impossibile non amare questo libro, non affezionarsi alle storie e ai personaggi. Si soffre con loro, si ama con loro e si spera con loro e l’unica speranza di tutti noi lettori che abbiamo amato alla follia questi due capitoli è che il terzo volume della saga di Carmen Korn arrivi il prima possibile nelle nostre mani.

  • Titolo: È tempo di ricominciare
  • Autrice: Carmen Korn
  • Editore: Fazi editore
  • Data di pubblicazione: 8 Aprile 2019

La sirena e Mrs Hancock| Imogen Hermes Gowar

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Londra, seconda metà del settecento. Jonah Hancock è un mercante proprietario di navi con cui traffica merce in giro per il mondo. Senza famiglia dopo che moglie e figlio sono morti precocemente, le navi rappresentano per Mr Hancock il suo bene più prezioso e quando il capitano Jones un giorno gli riferisce che ha venduto una sua nave a momenti non ci resta secco. Vendere la nave, perdere la merce che trasportava e tutto per una follia: l’acquisto di una sirena.

La sirena acquistata dal capitano Jones però non ha nulla a che vedere con la creatura leggendaria acquatica metà donna e metà pesce dalla bellezza folgorante capace di ammaliare qualsiasi uomo al proprio cospetto. La sirena recapitata a Mr Hancock è un mostriciattolo senza vita quasi disgustoso da vedere e che nessuno oserebbe definire sirena.

Angelica Neal dopo anni alle dipendenze di Mrs Chappell nella sua casa di intrattenimento per galantuomini è pronta a spiccare il volo mettendosi in proprio, stanca di non vedere il becco d’un quattrino e di essere alla mercé del primo uomo che la reclama. Consapevole di essere tra le ragazze di punta del bordello di Mrs Chappell, Angelica è disposta a rinunciare ai privilegi offerti della mezzana per iniziare a camminare con le proprie gambe.

La stravagante e viziata Angelica farà la conoscenza del dolce e timido Mr Hancock nella casa di appuntamenti di Mrs Chappell dopo che quest’ultima aveva proposto al mercante di esporre nel suo bordello quella strana creatura che molti si azzardavano a chiamare sirena. Mr Hancock rimarrà affascinato da Angelica al primo sguardo, ma lei abile e scaltra e poco disposta a cedere al corteggiamento di un banale mercante di navi dirà a Mr Hancock che si concederà solo nel momento in cui lui sarà in grado di portarle una nuova sirena tutta per sé stessa.

Angelica capirà che ci sono uomini incapaci di mettersi contro la famiglia per difendere il suo amore e altri uomini che non avranno problemi a mettere su una spedizione pur di trovare una sirena, come da lei richiesto.

Ne La sirena e Mrs Hancock c’è la Londra georgiana del grande sviluppo economico e dell’espansione mercantile con un ceto che arricchitosi con il suo commercio ha tempo necessario per dedicarsi ad altri passatempi e allo stesso tempo una parte di città formata da sobborghi grigi e ceti popolari che dovevano fare i salti mortali pur di arrivare a fine mese o peggio a fine giornata.  Partendo da una copertina raffinata e unica nel suo genere (se si rapporta ai classici libri della Einaudi) questo libro ha tutto ciò che un buon libro dovrebbe avere: personaggi unici e distintivi a cui ci si affezionerà ben presto e una storia trascinante, piacevole e suggestiva con un’aggiunta fantasiosa che come la sirena del titolo sarà in grado di ammaliarvi.

  • Titolo: La sirena e Mrs Hancock
  • Autrice: Imogen Hermes Gowar
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Febbraio 2019

Facciamo che ero morta| Jen Beagin

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Facciamo che ero morta era il gioco che Mona faceva da bambina insieme a suo padre. Si fingeva morta e lui si affrettava a salvarla: quel gioco era l’unico momento in cui pensava che suo padre in fondo a lei ci tenesse.

A ventiquattro anni Mona aspettava ancora qualcuno che la salvasse e nell’attesa si definiva una fiera donna delle pulizie. Che male c’era se una ragazza bianca puliva le case dei ricchi? Dalle loro cianfrusaglie poteva carpire i segreti delle loro vite, immaginarle, ricostruirle. Tra una passata ai pavimenti e una scrostata ai bagni (adorava pulirli) Mona si dimenticava della sua vita e si concentrava su quella dei suoi datori di lavoro.

Il martedì sera invece lo dedicava al volontariato con i tossicodipendenti ed è lì che s’imbatte in Mister Laido. Non un uomo dalla bellezza straordinaria, semplicemente era l’unico che tra le mani aveva sempre un libro e questo era un fattore decisamente positivo. Con Mister Laido inizia una relazione, breve ma intensa e che una volta terminata la lascia peggio dei suoi stracci per le pulizie. Il mondo di Mona, già fragile e ricco di insane dipendenze, all’improvviso perde il poco senso che per lei aveva avuto e decide di seguire il consiglio del suo Mister Laido e cioè abbandonare quella vita precaria e trovarsi una casita de adobe per ricominciare da capo. Prende poche cose e si trasferisce a Taos, nel deserto del New Mexico, un posticino traquillo, troppo tranquillo.

Nigel e Shiori sono i primi in cui si imbatte e tanto è forte la necessità di ampliare la sua rete relazionale che Mona li elegge subito suoi amici, anche se li considera strambi e troppo dipendenti l’uno dall’altro, la versione rivisitata di John Lennon e Yoko Ono (ribattezzati Yoko e Yoko). A Taos decide di fare l’unica cosa per cui si sente portata: la donna delle pulizie; per questo si prodiga per dare il via ad una ditta tutta sua. Grazie al lavoro conoscerà altre persone, da Henry a Betty, una strampalata sensitiva. Soprattutto a Taos troverà il coraggio per chiamare quel padre che l’ha delusa tante di quelle volte che ormai ha perso il conto.

Non ci vuole un bravo psicoterapeuta per capire che l’origine dei problemi di Mona è da ricondurre in quel padre che le ha provocato la prima grande sofferenza della sua vita e che continua a fare capolino nei suoi pensieri e che se anche la fa dannatamente arrabbiare per il suo essere bugiardo, superficiale, assente non può fare a meno di chiamarlo, anche solo per attaccargli il telefono in faccia.

Tutti abbiamo pensato almeno una volta nella vita di andarcene, cambiare città e ricominciare da zero, per dare un calcio all’opprimente routine, specie quando si è al limite in certe situazioni. La fregatura però sta nel fatto che se ti allontani di mille chilometri i problemi si infilano nella valigia e li ritrovi pari pari appena decidi di disfarla. Per dirla con una metafora che userebbe Mona, se la polvere la metti sotto al tappeto apparentemente non la vedi, ma tu sai che c’è e non puoi ignorarla e quindi prima o poi devi pulire.

  • Titolo: Facciamo che ero morta
  • Autrice: Jen Beagin
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 15 Gennaio 2019

Bilanci e propositi.

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È quel periodo dell’anno in cui da una parte si stila il bilancio dei mesi appena trascorsi e dall’altra si trascrivono i buoni propositi per l’anno che sta per arrivare. Prima di questi però ecco i dieci post più letti durante il 2018.

  1. Due come loro di Marco Marsullo, Einaudi.
  2. Questo è il mio sangue di Elise Thiebaut, Einaudi.
  3. Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  4. Gli spaiati di Ester Viola, Einaudi.
  5. Parla, mia paura di Simona Vinci, Einaudi.
  6. Il Purgatorio dell’Angelo di Maurizio de Giovanni, Einaudi.
  7. Cara Napoli di Lorenzo Marone, Feltrinelli.
  8. Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe, Adelphi.
  9. Parlarne tra amici di Sally Rooney, Einaudi.
  10. Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.

Iniziamo dal bilancio. Incredibile ma vero, questo blog a cui avevo dato pochi mesi di vita è arrivato zitto zitto a raggiungere il traguardo dei primi tre anni. È un blog in continua crescita e non mi riferisco solo ai risultati che raggiunge (e di cui ringrazio voi che leggete che li permettete), ma perché grazie ad esso succedono tante cose belle legate al mondo dei libri in questo pazzo posto che è il web. Oltre alle classiche recensioni quest’anno sul blog ho raccontato Il Maggio dei Libri insieme a tanti bravissimi blogger e nello specifico ho fatto parte della squadra del #BlogNotes e per questo il mio ringraziamento va a Laura Ganzetti de Il Tè Tostato che mi ha dato questa opportunità. Per il secondo anno ho partecipato al Calendario dell’Avvento Letterario ideato da Manuela di Impression chosen from another time (il mio post lo trovate sul suo blog e grazie ancora Manu).

Su GoodBook, il portale delle librerie indipendenti italiane, continuano le mie incursioni, mentre il sito Idea Napoli dove ho iniziato a scrivere la mia rubrica CopertiNa un paio di anni fa è diventato testata registrata. Napoli quest’anno ha avuto ben due appuntamenti legati al mondo dei libri: Napoli Città Libro e Ricomincio dai libri. Potevo mai perdermi due appuntamenti del genere? Giammai. A Napoli Città Libro ho in pratica presenziato al one man show di Marco Marsullo (presentazione fai da te), stritolato in un forte abbraccio Rosella Postorino poi, snobbato Silvio Muccino, cazziato con grazia uno degli organizzatori e fatto avanti e indietro dal Complesso di San Domenico Maggiore alla Basilica che c’è di fianco perché bellissimo il Complesso non c’è che dire, ma la connessione ad internet era un miraggio e per una che fa comunicazione digitale significa starsene a girare i pollici. A Ricomincio dai Libri invece ho presenziato a un’altra presentazione di Marco Marsullo (sì, ne ho viste un bel po’), assistito alla presentazione in tandem di Maurizio de Giovanni e Diego De Silva, presenziato a un incontro con Marco D’Amore (che per me è sempre e solo Ciruzzo l’Immortale) e ogni volta che vedevo il direttore della rassegna Lorenzo Marone pensavo: certo che Marone è proprio figo.

Collegandomi a Lorenzo Marone il ringraziamento maggiore va a Feltrinelli che mi ha dato la possibilità di parlare in anteprima con lui del suo libro Un ragazzo normale al PAN, insieme a poche altre blogger (dove c’era di nuovo la mia amata Giuditta). Incontri del genere mi fanno ricordare la fortuna di fare questa cosa qui. Sempre grazie a Feltrinelli per avermi coinvolto nell’iniziativa di A libro aperto (in parole povere sono andata a fare la Ferragni alla Feltrinelli di Napoli).

Per chi non lo sapesse sono approdata su Instagram, una che non si fa foto e che non sa scattare foto sta sul social delle foto. La colpa è di uno scrittore, sicché non prendetevela con me, ma volgete le vostre lamentele direttamente a lui. C’è però una cosa che mi piacerebbe saper fare, le stories fighe come quelle che fa la mia splendida Francesca più conosciuta come Nuvole D’Inchiostro. Forse nel 2019 vedrete anche me iniziare con un bel: ma buongiorno buongiorno.

Il 2018 è stato un anno ricco di presentazioni, bellissimi incontri e tantissime iniziative tra cui quella di Io Leggo Perché. Tanto lavoro ma tantissime soddisfazioni, ogni tanto anche al paesello riesco a far venire fuori qualcosa di buono.

E il 2019?

Continuare col blog, riprendere ad organizzare le presentazioni al paesello (ci sono in ballo dei progetti molto belli e che scaramanticamente tengo per me) e iniziare a moderarle io, visto che un po’ di amici scrittori mi hanno detto chiaro e tondo che, bene organizzarle, ma ora tocca a me farle. E poi i propositi che di solito scrivo poi tendo a non metterli in pratica quindi chi vivrà vedrà. Buon anno lettori, ci leggiamo prestissimo: sin prisa pero sin pausa. 

I migliori del 2018!

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Liste, liste, liste… quante ne avete lette e quante ancora ne leggerete? Fine anno si sa, è tempo di bilanci e abbondano liste sugli argomenti più disparati. Quella dei libri migliori dell’anno è la lista che più mi piace stilare, perché mi permette di fare considerazioni sulle letture che mi hanno tenuto compagnia in questi dodici mesi. È un momento tutto mio e con i miei amati libri: scoperte, conferme, delusioni e perdite di tempo. Soprattutto mi permette di ritornare su quei libri che anche quest’anno non mi sono decisa ad iniziare (Delitto e Castigo e Don Chisciotte prima o poi ci incontreremo); quelli lasciati a metà per svariati motivi e che riprenderò a inizio anno (L’idiota di Elif Batuman e Buongiorno, mezzanotte di Jean Rys); quelli a cui dare una seconda possibilità (Resoconto di Rachel Cusk, il problema sei tu o io?).

Ogni anno quando stilo la lista dei migliori c’è sempre qualcuno che ha da ridire su qualcosa. Un anno perché erano tutti libri scritti da scrittori (leggo più autori, mi dite il problema?), un altro perché c’erano troppi libri Einaudi (ho una libreria Billy piena di Einaudi, per la legge dei grandi numeri… traete voi le conclusioni). Quest’anno nei miei 12 (sì lo so, di solito se ne scelgono 10 ma il blog è mio e faccio come mi pare) ci sono sei libri di scrittori e sei di scrittrici e c’è una varietà di case editrici: contenti?

Ora basta chiacchiere e via con la lista.

  • Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.
  • Resto qui di Marco Balzano, Einaudi.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione, NN Editore.
  • L’animale femmina di Emanuela Canepa, Einaudi.
  • Il club degli uomini di Leonard Michaels, Einaudi.
  • La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani, Neri Pozza.
  • Nel cuore della notte di Marco Rossari, Einaudi.
  • Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman, Garzanti.
  • La ragazza del convenience store di Muraka Sayaka, Edizioni E/O.
  • Le fedeltà invisibili di Delphine De Vigan, Einaudi.
  • La notte non vuole venire di Alessio Arena, Fandango.
  • Preludio a un bacio di Tony Laudadio, NN Editore.

Quest’anno ho letto dei gran bei libri, ecco perché stilare questa lista è stato più difficile del previsto. Ci sono state delle piacevoli scoperte come Rosella Postorino e Alessio Arena. Della prima dopo il suo Le assaggiatrici (per cui ho fatto un tifo sfegatato per il Premio Campiello meritatamente vinto) mi sono fiondata su tutto ciò che ha scritto in precedenza, mentre del secondo oltre ad aver apprezzato il suo lato da scrittore ho iniziato ad ammirare anche quello di cantautore. Gli esordi a mio avviso migliori sono stati quelli di Emanuela Canepa e Alessio Forgione. Il primo libro è una storia sul potere, su chi lo esercita e chi lo subisce, mentre il secondo è stato l’esempio di un ottimo caso letterario, di quelli che ci riportano a discutere e confrontarci. Napoli mon amour è il dipinto di una generazione (la mia) che senza i mezzi per potersi affermare è costretta ad accontentarsi.

Di solito mi tengo alla larga dai casi editoriali, ma Elanor Oliphant sta benissimo e La ragazza del convenience store sono l’eccezione che conferma la regola. Problemi relazionali, solitudini forzate e giudizi errati accomunano le due protagoniste di questi due libri. Per la serie meglio tardi che mai ci sono Il club degli uomini e Le fedeltà invisibili. Acquistati appena usciti mi sono decisa a leggerli mesi dopo e in entrambi i casi una volta iniziati li ho messi via solo nel momento in cui li ho terminati. Per quanto riguarda i libri di Marco Rossari e Marco Balzano si è trattato di un vero e proprio amore al primo rigo (per Balzano sono ancora in lutto per il mancato Premio Strega), mentre Sandra Petrignani e Tony Laudadio sono state delle conferme. La prima non poteva deludermi con un libro dedicato a una delle più talentuose scrittrici della nostra letteratura recente, Natalia Ginzburg, il secondo mi ha dimostrato qualcosa che già sapevo: Laudadio sa scrivere e sa farlo pure bene.

Special Mention.

In questa classifica di libri letti e usciti nel 2018 devo fare una menzione speciale per Chiedo scusa di Francesco Abate. A questo libro ci sono arrivata dopo Torpedone trapiantati. Abate ha la capacità di farti piangere contemporaneamente dalle risate e dalla commozione.