Donne sull’orlo di una crisi di nervi| Cosa leggere e cosa vedere in questi giorni

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Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, sono difficili, pesanti, addirittura al limite per qualcuno. Questa settimana l’intenzione era quella di pubblicare due post su due libri letti nelle scorse settimane, ma la testa è altrove e fingere che vada tutto bene è difficile, quindi ho pensato: bene, proviamo a fare un post diverso dal solito.

Sono a casa come ci è stato consigliato, limito al massimo le mie uscite, anche perché da novella ipocondriaca, del virus che circola ne avevo paura già da settimane e immaginate il mio umore e il mio stato mentale di questi giorni dal momento in cui tutto è precipitato. Filtro le notizie e cerco di stare meno tempo possibile sui social, perché come sappiamo possono essere una preziosa fonte di svago, ma anche di allarmismo puro e quindi via, cellulare spento. Cerco di affidarmi ai punti fermi della mia vita, gli affetti in primis (a distanza di un metro, sia chiaro), le serie TV nuove, quelle da recuperare e quelle da rivedere e poi soprattutto i miei amabili libri, compagni fedeli che accorrono in mio aiuto per cercare di distrarmi quanto più mi è possibile. In questi giorni penso a quanto mi sarebbe piaciuto essere brava in qualche lavoro manuale, tipo l’uncinetto, il bricolage, il decoupage, il giardinaggio: niente, riesco a leggere un libro di quattrocento pagine in una giornata scarsa, ma il lato creativo è totalmente assente in me.

Pazienza, mi affido alle serie TV, ai film e alle letture, su queste cose sono bravissima. Penso a chi in questi giorni si sta dannando nel dire agli italiani «state a casa, leggete un bel libro» e ripenso a me, non c’è bisogno di un’opera di convincimento, a leggere leggo tranquillamente e non dovevo aspettare un periodo forzato per mettermi a leggere. Il mondo è bello, perché è vario e quindi sì, diciamolo a gran voce, state a casa, leggete, vedete la televisione, parlate con vostra madre, giocate con i vostri fratelli, meditate, pregate, fate quello che volete, ma statevenn’ a cas’.

INVENTARIO. COSA LEGGERE E COSA VEDERE IN QUESTI GIORNI (SONO ACCETTI SUGGERIMENTI DI OGNI TIPO).

Ho fatto una scorpacciata di ebook caricandoli sul Kindle, giusto per evitare di rimanere senza libri da leggere. In questi giorni sono in compagnia di Tre donne di Lisa Taddeo, Mondadori, (sono quasi alla fine), Le confessioni di Frannie Langton, Sara Collins, Einaudi, che avevo sul Kindle già da settimane, ma che inspiegabilmente ancora non mi ero decisa ad iniziare ed infine La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea, Einaudi, iniziato da pochissimo e che devo ancora inquadrare come lettura.

Spostandomi in casa Neri Pozza mi sono decisa di dare una seconda possibilità a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton (abbandonato la scorsa estate dopo qualche capitolo) e voglio iniziare quanto prima a leggere due titoli di Natasha Solomons: I Goldbaum e Casa Tyneford. Infine mi aspettano Il sogno della crisalide di Vanessa Montford e Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (libro sulla pila dei libri da leggere da un po’ di tempo) entrambi Feltrinelli.

SERIE TV

Sul versante serie TV non può mancare Grey’s Anatomy, certo, ormai sono arrivata a passare più tempo a criticarla che apprezzarla, ma è una delle serie che seguo da più tempo e lasciarla farebbe più male che continuare a vederla. Su Sky Atlantic mi sono imbattuta sulla miniserie Piccole Donne (non ho letto il libro, abbiate pietà di me) e mi sta piacendo molto: sono tre puntate appena e mi manca giusto l’ultima e dopo averla terminata sarà la volta buona di iniziare il libro.

Devo decidermi ad iniziare Hunters (disponibile su Amazon Prime Video), così come vorrei dare una seconda chance a Il metodo Kominsky dopo una prima puntata che non mi aveva esaltato. Infine, mi sul fronte rewatch c’è l’idea di dedicarmi alle prime cinque stagioni delle Gilmore Girls (la sesta e parte della settima sono degli scempi che per me non esistono) e alle serie completa di Desperate Housewives, visto che in questo periodo desperate lo siamo un po’ tutti.

Un abbraccio lettori (virtuale ché solo quelli possiamo dare).

Le gratitudini| Delphine De Vigan

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Contare, dovere, è così che si misura la gratitudine? Ma l’ho ringraziata abbastanza? Le ho mostrato abbastanza la mia riconoscenza? Sono stata abbastanza vicina, abbastanza presente, abbastanza assidua?

Grazie. Quante volte nel corso della giornata diciamo grazie. Al bar la mattina quando diciamo grazie a chi ci ha preparato il caffè. Grazie a chi ci cede il posto in metro, grazie a chi ci tiene la porta aperta e ci lascia entrare. Grazie al negoziante che ci porge il resto e grazie a chi ci dà semplicemente qualcosa. Lo diciamo talmente tante volte che quasi abbiamo snaturato la sua essenza. Dire grazie è cortesia, fa parte della buona educazione ed è giusto dirlo nell’apposito contesto, ma pensavo: lo diciamo così tante volte che quando diciamo grazie a qualcuno che ci è stato accanto e che ci ha aiutato, sembra quasi un grazie di forma e di circostanza, salvo aggiungere quel davvero, per far capire che è un grazie diverso.

Riconoscenti. Che significa davvero e come si dimostra la riconoscenza ad una persona?

Michka è una donna di una certa età che sta perdendo le parole, lei che con le parole ci ha lavorato una vita essendo stata una correttrice di bozze. Adesso le pensa, ma non riesce a comunicarle a chi le è accanto. Avendo questi vuoti di memoria e riconoscendo di non essere più in grado di badare a se stessa si trasferisce in una casa di riposo.

Nella sua vita è rimasta Marie, figlia di una sua ex vicina di casa, una donna che però badava poco o niente alla piccola, motivo per cui Marie sgattaiolava a casa di Michka che era sempre ben felice di accogliere quella bambina. Ora che Marie è grande, continua ad essere presente nella vita di Michka, a curarsi ed occuparsi di lei, segno di quella riconoscenza verso la donna che le ha fatto da madre più di quella naturale.

Le giornate presso la casa di riposo non sono molto esaltanti per Michka, gli unici momenti in cui sembra ravvivarsi, oltre che durante le visite di Marie, è durante gli incontri con Jerome, l’ortofonista.

Il suo compito è quello di non farle perdere l’utilizzo di ulteriori parole, ma Michka presta poco interesse agli esercizi e preferisce trascorrere il tempo con Jerome chiacchierando. Intuisce che c’è qualcosa nel passato del giovane che non lo rende del tutto sereno e questo la riporta all’unico rimpianto nella vita di Michka: non aver detto grazie a due persone che l’hanno aiutata in un momento essenziale della sua vita.

Questa malinconia la fa soffrire più del perdere le parole. Si danna per non aver fatto di tutto al fine di ritrovare quella coppia di coniugi senza la quale probabilmente Michka non sarebbe lì.

Delphine De Vigan, autrice di quel capolavoro che risponde al nome de “Le fedeltà invisibili“, torna con “Le gratitudini” (Einaudi) un nuovo potente romanzo che fa leva sui sentimenti e sulle emozioni. Questa struggente storia ci spinge a riflettere sulla necessità e sull’importanza di dire grazie alle persone nel momento esatto in cui siamo in grado di farlo, perché rimandare non sempre vuol dure avere una seconda occasione per farlo.

  • Titolo: Le gratitudini
  • Autrice: Delphine De Vigan
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 25 Febbraio 2020

La ricamatrice di Winchester| Tracy Chevalier

La ricamatrice di Winchester

Violet è una donna di trentotto anni decisa a far ripartire la sua vita, motivo per cui si mette alle spalle Southampton, la sua città natale, per approdare a Winchester. Trova lavoro come dattilografa in un ufficio assicurativo e anche se la paga la rende a stento indipendente e in grado di mantenersi, lo preferisce di gran lunga al vivere con la madre che non perdeva mai occasione di ricordarle che gli anni migliori erano ormai passai e che se non voleva rimanere sola a vita avrebbe fatto meglio a fare il tutto per tutto pur di accaparrarsi un uomo.

Gli uomini Violet li considerava un capitolo chiuso visto che la Grande Guerra oltre al fratello le aveva tolto anche l’amore della sua vita, Laurence e arrivata quasi alla soglia dei quarant’anni si faceva bastare gli incontri fugaci che ancora le capitavano e si era rassegnata al destino di donna sola.

Un pomeriggio si imbatte in una strana funzione nella cattedrale di Winchester, una cerimonia di presentazione di cuscini ricamati. In quel momento Violet viene a conoscenza dell’associazione delle ricamatrici della cattedrale ed estasiata dalla bellezza di quelle creazioni sente di volerne far parte.

La vita a Winchester per lei era caratterizzata dal suo lavoro da impiegata, scandita dal rito del tè, da qualche boccata di sigaretta che nei giorni più difficili le placavano i morsi della fame e dalle serate noiose nella sala comune della casa in cui viveva. Quello di cui aveva bisogno era di trovare qualcosa che l’animasse di nuovo e che la potesse portare a fare nuove amicizie e in men che non si dica si ritrova anche lei nell’illustre gruppo di ricamatrici fondato dalla signorina Louise Pesel e diretto dalla signora Biggins che introducono Violet nell’arte del ricamo.

L’idea che qualcosa di suo permanga nel tempo riaccende la passione nella vita di Violet. Durante gli incontri con le ricamatrici si imbatte in Gilda, una donna estroversa e non sposata come lei che in poco tempo diventerà sua grande amica. La presenza di Gilda nella vita di Violet sarà fondamentale e farà capire a Violet il vero significato di amicizia e l’essenza dell’amore che non sempre corrisponde all’idea che ci siamo costruiti.

Ciò che la segnerà maggiormente, invece, sarà la conoscenza di Arthur, il campanaro della cattedrale che come Violet ha conosciuto il dolore e ha dovuto farlo suo pur di non impazzire e andare avanti. Due anime affini che impareranno a conoscersi poco per volta e che riaccenderanno in Violet emozioni che credeva ormai sopite.

Tracy Chevalier con La ricamatrice di Winchester, uscito per Neri Pozza, ci racconta una bellissima storia di una donna che reclama la sua indipendenza a dispetto dell’epoca in cui vive. La maestria con cui la Chevalier ricostruisce periodi storici mi ha sempre incantato così come la delicatezza con cui intesse rapporti d’amore e di amicizia. La ricamatrice di Winchester è un’appassionante e struggente storia, capace di regalare pagina dopo pagina infinite emozioni. 

  • Titolo: La ricamatrice di Winchester
  • Autrice: Tracy Chevalier
  • Data di pubblicazione: 16 Gennaio 2020
  • Casa Editrice: Neri Pozza

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona ne mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

 

Il 2019 attraverso i libri!

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Jalna| Mazo de la Roche

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Il capitano Philip Whiteoak e Adeline si conobbero in una città indiana. Anni dopo, trasferitosi nell’Ontario, decisero di rendere omaggio a quel luogo che li fece incontrare e innamorare ribattezzando così la tenuta in cui tutta la famiglia Whiteoak iniziò a vivere. Negli anni Venti e alla soglia dei cento anni, Adeline è ormai vedova, ma la solitudine è l’ultima cosa di cui soffre. Questa anziana donnina è ancora allegra, arzilla e lucida, tanto che l’ultima parola spetta sempre a lei ed è sempre lei a tenere l’immensa famiglia in riga. Dal matrimonio con il capitano nascono ben quattro figli, Augusta, Nicholas, Ernest e Philip e solo quest’ultimo tra prime e seconde nozze rende Adeline nonna con Meg, Renny, Eden, Piers, Finch e il piccolo Wakefield.

Figli e nipoti sono per Adeline gioie e dolori, preoccupazioni e orgoglio. Renny ad esempio è l’orgoglio in persona. È colui che si occupa degli affari di Jalna, colui a cui tutti si rivolgono per i problemi e per cercare soluzioni. Meg, invece, è sicuramente quella che genera più preoccupazioni, visto che dopo il naufragio del suo matrimonio si è chiusa in una gabbia di tristezza, risentimento e odio verso quel marito che da una scappatella ha messo al mondo una bambina che ha causato la fine delle nozze.

Tra Eden che vorrebbe coltivare il sogno di scrivere poesie e farne un lavoro magari lontano da Jalna, Finch che ce la mette sempre tutta per non avere problemi scolastici e il pestifero Wakefield che riesce sempre a cacciarsi nei guai con conseguente punizioni da parte della famiglia, le giornate a Jalna trascorrono tranquille fino al giorno in cui sia Eden che Piers trovano l’amore, si sposano e le due nuore portano scompiglio nella tenuta.

Jalna di Mazo de la Roche è tornata in libreria grazie a Fazi. La prima pubblicazione avvenne nel 1927 e segue le vicende della famiglia Whiteoak tra gli anni Venti e Cinquanta e prevede ben 16 romanzi che hanno venduto 11 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 93 lingue. Sono in molti a concordare che nella saga siano presenti riferimenti alla vita personale dell’autrice e alla sua famiglia, anche se Mazo nel corso degli anni, dopo il successo mondiale della saga, divenne molto gelosa della sua privacy, tanto che della sua vita si sa poco e niente.

Considerata una delle autrici più prolifere del Novecento con i suoi 23 romanzi, 13 opere teatrali e 50 racconti è al tempo stesso una delle scrittrici più sottovalutate se messe al confronto con le sue colleghe. A colpire di lei, oltre i suoi libri, da Jalna fu tratto un film e una serie TV, c’è sicuramente la sua vita privata, il suo rapporto con Caroline Clement (sorellastra/convivente) e l’adozione dei suoi due figli. Nel 2012 Maya Gallus ha registrato un documentario The Mistery of Mazo de la Roche che attraverso interviste e documenti cercava di ricostruire la sua vita.

Tornando a Jalna, perché alla fine sono i libri quelli che contano, posso solo dire che il primo atto mi è piaciuto. Sono un’appassionata di storie famigliari, specie quelle così numerose come i Whiteoak. Tutto ruota intorno alla famiglia, alle sue dinamiche, alle relazioni tra loro e agli intrecci con i nuovi arrivati. Personaggi ben caratterizzati che hanno ancora tanto da dire e che dovranno ancora evolversi del tutto e venire fuori, intrecci, drammi, passioni sbocciate, colpi di scena e insomma, io sono follemente innamorata di questa pazza famiglia, datemene ancora il prima possibile.

  • Titolo: Jalna
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 4 Luglio 2019

Settembre, finalmente!

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Settembre, finalmente.

Quando ero più piccola, anzi che dico, fino all’ultimo anno di liceo, temevo settembre e già il 16 agosto entravo in una fase di agonia causata dall’imminente ritorno a scuola. Presto sarebbero finite le serate per strada fino a notte fonda, l’alzarsi tardi la mattina e l’ozio puro, quello che non ti fa sentire in colpa se te ne stai stravaccata sul divano in un completo dolce far niente.

Si cresce, si cambia e col tempo ho iniziato a non sopportare l’estate e agosto nello specifico. Il caldo, il paesello che si svuota (sì che poi durante l’anno non è tutta sta botta di vita), la calma piatta: tutto questo non fa per me. Preferisco le giornate piene, quelle con orari sballati, pranzi saltati a causa di impegni dell’ultimo minuto. L’unico aspetto positivo di questo mese che proprio non voleva passare come un’infinita domenica pomeriggio, è stato leggere, leggere e leggere.

Dopo un luglio caldissimo che mi ha prosciugato le forze e che mi ha fatto leggere pochissimo, agosto è stato più proficuo e ne ho approfittato per recuperare qualche titolo che speravo di leggere da un po’ e mi sono rimessa in pari (in parte, perché la pila è sempre alta) con le tanto famigerate nuove uscite.

Di queste letture avrò modo di raccontarvi dettagliatamente in appositi post, ora ne approfitto per qualche considerazione sui due classici che mi hanno tenuto compagnia nelle scorse settimane.

In più di un’occasione ho detto che tra me e i classici c’è qualche problema. Quale? Li temo. Ora mi direte voi, come è possibile? Si possono mai temere dei libri? E perché poi solo i classici? Temere è un termine forte, me ne rendo conto, ma è quello che al momento descrive il mio rapporto con i capisaldi della letteratura. Se guardo alle mie letture fatte fino ad oggi, noto che ci sono pochissimi classici e quelli presenti sono più classici della letteratura recente (Luigi Pirandello, Gabriel Garcia Marquez, Giovanni Verga, George Orwell giusto per fare qualche nome).

Quando mi viene proposto un classico, tendo sempre a declinare. La mia paura è di non capirlo, le percepisco sempre come storie più grandi di me. Quante cose sciocche sta dicendo questa lettrice che si atteggia a blogger, starete pensando, ma è vero, perché nessuno dovrebbe mai aver paura dei libri, mi direte.

Fatto sta che Delitto e Castigo mi aspetta da anni in libreria (l’ho iniziato tre volte e tre volte l’ho interrotto), Don Chisciotte della Mancia era il mio classico dello scorso anno e l’ho messo via dopo le prime trenta pagine. Sul mio Kindle ci sono I tre moschettieri, Madame Bovary e Oliver Twist, che non sono stati aperti neanche per sbaglio.

Forse però quest’estate qualcosa si è smossa. Mi sono imbattuta in Jane Eyre. Pensavo, ecco, l’abbandonerò dopo le prime cinquanta pagine, me lo sento. E invece l’ho iniziato, mi è piaciuto, l’ho continuato e l’ho finito. Presa da questa euforia sono passata a Cime Tempestose: innamorata. Della storia, dell’ambientazione, dei personaggi un po’ meno, perché mi stavano sulle scatole tanto quanto Holden, ma il punto è un altro: l’ho letto.

Ora che è arrivato settembre e rientrerò nel turbine delle nuove uscite editoriali, recuperare qualche altro classico sarà difficile, ma non impossibile: perché non ho più paura dei classici.

*Bentrovati lettori, raccontatemi le vostre letture estive, se vi va.

 

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete!

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L’estate è la stagione delle vacanze e sempre l’estate è la stagione delle liste. In quante liste vi siete già imbattuti in queste prime settimane estive? Liste sulle mete vacanziere, liste sui luoghi da visitare, liste su cosa indossare, liste su quali prodotti usare e soprattutto le famigerate liste sulle letture che proprio non potete recuperare. Ci sono più liste che libri e sicuramente più liste che lettori. Di queste liste non me ne sono persa una, più che altro perché mi piace vedere quale libro già ho letto e quale altro libro dovrei aggiungere alla mia lunghissima wish-list.

Quest’anno non avevo voglia di compilare la solita lista di consigli estivi (anche se un mio contributo uscirà a breve su GoodBook nel classico post insieme ad altre blogger), perché negli ultimi due mesi complice vari motivi le mie letture sono andate a rilento. Tra blocco del lettore, lavoretto che mi ha tenuta più impegnata del solito e serenità mentale a tratti assente a rimetterci sono stati i libri. Non capite male eh, a leggere ho letto, ma molto meno del solito e quando questo accade mi dispiace, perché la lettura è l’unica costante della mia vita, anche nei periodi più incasinati e soprattutto nei periodi più difficili.

Alleggeriamo un po’ i toni e ritorniamo a parlare di libri. Giugno è stato il mese in cui ho recuperato i primi due libri di uno scrittore che come sapete ho imparato ad amare tantissimo: Lorenzo Marone. Di Marone ho quindi letto La tentazione di essere felici (Cesare Annunziata uno dei personaggi più belli di sempre) e La tristezza ha il sonno leggero. Il pregio dei libri di Lorenzo è che si leggono in fretta perché ai suoi personaggi si vuole subito bene. Passando a un altro scrittore napoletano, giugno è stato il mese in cui ho dovuto dire addio al commissario Ricciardi, frutto della penna del grande Maurizio de Giovanni. Blocco del lettore o meno, Il pianto dell’alba l’ho letto in un giorno e poi mi sono disperata nei giorni successivi.

Veniamo ora a due letture che non mi hanno convinta del tutto: Bugiarda di Ayelet Gubdar-Goshen e Presunzione di Luca Mercadante. Il primo, Bugiarda, volevo leggerlo perché ne avevo sentito parlare bene da altri lettori dei cui giudizi mi fido ciecamente, ma più andavo avanti nella lettura e più perdevo interesse per la storia. Lo stesso discorso lo posso fare per il libro di Mercadante, Presunzione, lettura a cui tenevo particolarmente, perché sentivo degli elementi della trama molto vicini.

Tutti i nostri mercoledì di Paolo Di Stefano e Risvolti di copertina di Cristina Taglietti mi hanno invece permesso di allargare le mie conoscenze in campo editoriale. Il primo è un racconto-intervista a Giulio Einaudi e anche se molte cose le conoscevo a memoria grazie a un altro libro letto che è Colloquio a Giulio Einaudi di Severino Cesari, non mi è dispiaciuto rileggerle, perché la Einaudi è il mio primo e grande amore e potrei leggere la sua storia all’infinito. Quello di Cristina Taglietti è un approfondimento su quattordici case editrici come Einaudi, Feltrinelli, NN Editore, Fazi, Mondadori, Edizioni e/o, Sellerio e tante altre.

L’estate poi, solitamente la riservo al recupero di qualche classico (su cui ammetto, pecco tantissimo). Charlotte Brontë e il suo Jane Eyre è stato il classico che mi ha accompagnato nelle prime settimane estive e sempre in merito ai recuperi ho letto uno dei primi libri di Michela Marzano, Volevo essere una farfalla. I complimenti su Michela si sprecano e il mio non può che essere un invito alla lettura.

Insomma questo non è il classico post sui libri da mettere in valigia, ma raccontandovi le mie letture spero di avervi incuriositi un po’ e nulla vi vieta di interpretarle come miei personali consigli. Nelle prossime settimane la mia intenzione è quella di recuperare delle letture che mi stanno attendendo da un po’ e quindi: che letture mi terranno compagnia ad agosto?

I primi due volumi della saga di Rebecca West sulla famiglia Aubrey (visto che il terzo uscirà a settembre), il primo volume di Jalna di Mazo de la Roche, La vita dispari di Paolo Colagrande in corsa per il Premio Campiello, Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Cime tempestose di Emily Brontë, Cintura nera di Edoardo Rabasa e… (lo so cosa state pensando, agosto ha trentuno giorni, mica trentuno anni).

Buone vacanze lettori, leggete quanto volete e quello che volete. Noi ci rivediamo a settembre con nuove letture e nuovi progetti (si spera).

PS: se proprio volete, vi do’ tre consigli veloci, veloci: mettete in valigia Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone, Volevo essere vedova di Chiara Moscardelli e Avviso di chiamata di Delia Ephron.

Persone normali| Sally Rooney

persone normali

Lo scorso anno il mondo letterario ha conosciuto Sally Rooney quando è rimasto impressionato da quel caso editoriale che risponde al nome di Parlarne tra amici. Rapporti amorosi nel nuovo millennio vissuto più on-line che fuori casa, differenze tra classi sociali indifferenti per qualcuno e totalizzanti per altri e uno stile arguto che ha conquistato i lettori certi che di Sally Rooney ne avrebbero sentito parlare per molto tempo ancora.

A distanza di un anno la Rooney torna con un nuovo romanzo, Persone Normali e posso affermare senza alcun timore che se nel precedente libro ci eravamo trovati nel campo dell’ottimo, qui siamo in quello dell’eccellente e sì, scomodo il parolone che molti temono e altri abusano: capolavoro.

A mio modesto giudizio nessuno come Sally Rooney tra i contemporanei ha saputo raccontare gli amori disfunzionali in cui ci ritroviamo nostro malgrado, la dipendenze e l’ossessione che si crea tra due persone incapaci di stare insieme e ulteriormente incapaci di lasciarsi. Sally Rooney ha dato voce agli amori di una generazione, la nostra, la mia e scusate se è poco.

Venendo al libro Persone Normali che esce oggi per la Einaudi, racconta il rapporto di amicizia e amore tra Marianne e Connell e di come si evolve nel corso degli anni, da quando i due frequentavano lo stesso liceo e fino all’università.

Marianne e Connell abitano entrambi a Sligo e frequentano lo stesso liceo e al momento le analogie tra i due terminano qui.

Marianne è di famiglia benestante e ha perso il padre anni prima. La madre non si cura affatto di lei e le poche volte che le rivolge la parola è per ricordarle il fallimento della persona che diventerà; il fratello esercita su di lei una violenza fisica e psicologica per il solo gusto di tormentarla.

Lorreine, la madre di Connell, lavora come domestica nella villa di Marianne, ha avuto Connell a soli sedici anni crescendolo da sola dal momento che il padre si è chiamato fuori da qualsiasi responsabilità. Presente e iperprotettiva con il figlio, Lorreine stravede ed è orgogliosa del ragazzo che sta tirando su e non potrebbe essere altrimenti visto che Connell al liceo è tra i migliori studenti, gioca nella squadra della scuola ed è nel gruppo dei popolari a differenza di Marianne che passa le ore scolastiche in completa solitudine, ignorata da tutti e considerata affetta da qualche disturbo mentale.

Quando tra Connell e Marianne scatta qualcosa (amore? desiderio sessuale?) in un tacito accordo non rivelano nulla. Per quanto attratto da Marianne, Connell è consapevole che se a scuola si sapesse della loro legame, dovrebbe dire addio alla sua popolarità e Marianne che è al corrente delle voci che girano su di lei a scuola decide di sottostare e non dire nulla.

Passano i mesi, accade qualcosa e i due smettono di vedersi salvo poi ritrovarsi entrambi studenti al Trinity College di Dublino in una situazione completamente ribaltata. Marianne è la ragazza che tutti vorrebbero conquistare, l’anima delle feste più cool, l’amica che tutti vorrebbero avere. Connell fatica ad integrarsi in quel mondo in cui non si sente mai all’altezza, preferisce starsene sulle sue interagendo il minimo sindacale per non sembrare asociale,

Quel legame che li aveva uniti al tempo del liceo riemerge e li cattura di nuovo. Adesso non ci sono più i compagni di scuola da cui nascondersi, ma al tempo stesso Connell e Marianne rifuggono da qualsiasi tipo di definizione. Non possono definirsi amici, ma non riescono a definirsi amanti e questa sorta in indefinito li legherà per molto tempo.

A Connell pesa la sua classe di appartenenza. È consapevole che anche se sarà il più intelligente e il più preparato, il gap tra lui e la classe più ricca non si azzererà e quella sua eterna frustrazione la trasmette su Marianne, rendendola a volte colpevole di quella distanza sociale.

Marianne ha passato la vita a non sentirsi amata e rifiutata e nelle relazioni interpreta costantemente il ruolo della sottomessa, perché crede di non poter aspirare ad altro. Se passi la vita a ripeterti che non meriti di essere amata, alla fine finirai per crederci.

La potenza di Sally Rooney sta tutta qui, nel raccontare la paura delle relazioni moderne, l’ansia di chi vive stando in coppia, il non sentirsi mai all’altezza di qualcuno e il sentirsi inadeguati nelle situazioni che viviamo.

Ti amo. Non lo dico per dire, ti amo davvero. A lei tornano a riempirsi gli occhi di lacrime e li chiude. Questo momento le sembrerà di un’intensità insopportabile anche nei ricordi, ma ne è già consapevole fin d’ora, mentre sta accadendo. Non si è mai considerata degna di essere amata da qualcuno. Adesso però ha una nuova vita, di cui questo è il primo istante, e anche dopo tanti anni penserà ancora: Sì, proprio così, quello è stato l’inizio della mia vita.

  • Titolo: Persone normali
  • Autrice: Sally Rooney
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 21 Maggio 2019

Donne difficili| Roxane Gay

donne difficili

Quando ho visto Donne difficili di Roxane Gay ho avuto due reazioni: attrazione e respingimento. Entrambi e contemporaneamente.

Attrazione dovuta al titolo e alla copertina perché sì, è vero che di un libro conta il contenuto, ma anche vero che l’occhio vuole la sua parte e sfido qualsiasi lettore a non essersi fermato di fronte alla bellezza di una copertina e in questo caso parliamo di una copertina stupenda.

Respingimento perché i racconti non sono il mio genere preferito e perdonatemi se questa cosa l’avrete letta decine di volte su questo blog ma è vero, verso i racconti ho una specie di repulsione, non li amo e quindi me ne tengo alla larga. Respingimento perché lo scorso anno ho letto Fame e la lettura mi aveva lasciata perplessa per una serie di motivi. Sapevo che il capitolo Roxane Gay non potevo ritenerlo chiuso perché sapevo che questa autrice aveva ancora qualcosa da dirmi e quindi meritava una seconda possibilità e l’occasione l’ho presa al volo con Donne Difficili uscito qualche settimana fa per Einaudi.

Donne difficili è composto da ventuno racconti. L’ho aperto, sfogliato e appena un titolo attirava la mia curiosità leggevo il racconto. Rompersi del tutto è stato il primo, Prete cattivo il secondo, Requiem per un cuore di vetro il terzo e così via. La cosa strana (strana per me, non strana in sè) è che i racconti mi piacevano e finito uno ne iniziavo subito un altro.

Chi sono le donne difficili di cui parla Roxane Gay in questi racconti? Sono donne vere che potremmo incontrare in qualsiasi angolo del pianeta. Donne che hanno amato, sofferto e lottato. Donne vittime di violenza, donne abusate, donne offese e donne sopravvissute. Donne sposate, donne single, donne che hanno figli o donne che quei figli li hanno persi.

In questo mosaico di donne Roxane Gay non si dimentica di affrontare le tematiche che le stanno più a cuore e che l’hanno fatta conoscere. Spazio quindi a stato sociale, violenza, razza, relazioni tossiche e desiderio di maternità.

Il colore della pelle delle donne in alcuni racconti è centrale come in La negra blanca.

Sua madre è nera e suo padre è bianco ma per anni tutti hanno dato per scontato che lei fosse bianca, visto che ha gli occhi verdi e i capelli lisci e biondi. Non ha vergogna di chi è ma a Baltimora è più facile essere una bianca col culo da nera che una nera apparentemente bianca o una nera di qualsiasi altro tipo, del resto.

Altro tema ricorrente è la maternità, desiderio che diventa irrealizzabile per alcune donne e fonte di sofferenza per altre che madri lo sono state ma non lo sono più e che cercano una seconda possibilità per esserlo.

Invece di dire una parola gentile, invece di non dire nulla quando le raccontai che mio figlio era morto, mia madre aveva detto: come hai potuto permetterlo.

In Strani dèi, il racconto che chiude la raccolta, Gay racconta la storia di una donna violentata da un branco di ragazzini nel bosco tra cui c’era il suo fidanzatino. A questa violenza aveva reagito anni dopo mangiando tutto ciò che trovava, anche se non aveva fame, mangiava così anche le persone che la conoscevano smettevano di riconoscerla ed è impossibile non collegare questo racconto al libro Fame, dove appunto la Gay racconta della sua orribile vicenda.

Disse: – Non devi mai parlare di questa cosa-. Disse:- Possiamo fare finta che non sia mai accaduta-. Facemmo finta ma io no.

Cosa vuol dire essere una donna difficile? Ad essere difficili non sono le donne, ad essere difficile è la società dove queste donne vivono. Ad essere difficile è il mondo che ci circonda, che ci forma e da cui spesso siamo costrette a difenderci. I racconti di Roxane Gay sono come degli shottini di tequila: li consumi in fretta e ne vuoi subito un altro.

  • Titolo- Donne difficili
  • Autrice: Roxane Gay
  • Casa editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 9 Aprile 2019