Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi| Maurizio de Giovanni

il pianto dell'alba

«L’alba ricevette il primo pianto»

Probabilmente questa è uno dei post più difficili che mi ritrovo a scrivere, perché da un lato vorrei mettere nero su bianco tutte le emozioni che la lettura di questo libro mi ha scatenato e dall’altro comprendo che questo non è un libro come un altro e come l’ho atteso con ansia io, lo attendono con ansia migliaia di altri lettori e nemmeno per sbaglio vorrei farmi sfuggire qualcosa che rovini loro la lettura.

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi uscito il 25 giugno per Einaudi Stile Libero segna la fine di un’era, chiude, come ha detto il suo creatore Maurizio de Giovanni, un cerchio e noi lettori ci ritroviamo a maneggiare questa strana sensazione, un misto di tristezza e malinconia verso dei personaggi che abbiamo conosciuto e amato, a cui ci siamo affezionati e che abbiamo visto evolvere libro dopo libro.

Venendo al libro e promettendo un post spoiler free vi dico che il nostro amato commissario dagli occhi verdi ha trovato quella serenità che invano cercava e che tanto lo tormentava. Il Fatto, il suo principale incubo che non gli permetteva di avere una vita come quella degli altri, continua ad essere la sua caratteristica principale, ma si sa che quando i problemi si condividono questi si alleggeriscono.

Lo avevamo lasciato sul lungomare in compagnia della sua amata Enrica, la donna i cui movimenti aveva spiato di nascosto da dietro la finestra di camera sua e a lei aveva pronunciato queste parole: sposami Enrica, sposami ti prego.

Lo ritroviamo un anno dopo, in pieno 1934 in un clima sociale più oscuro del solito e che non fa presagire niente di buono. Il compito del commissario Ricciardi è sempre stato quello di indagare, ma quando degli individui dall’alto glielo impediscono, non gli resta che continuare il suo lavoro in parallelo e in totale segretezza, con il suo fidato Maione e il dottore amico Modo.

Non è tipo da lasciare che un innocente paghi per un colpevole che non sono riusciti ad incastrare, specie se quell’innocente è una persona che Ricciardi conosce bene, che gli è stato accanto negli ultimi due anni, provando per lui dei sentimenti ben chiari. Certo, lo avrebbe fatto per chiunque, ma non può non farlo per quella che lui definisce una cara amica.

Procede lento Il pianto dell’alba, probabilmente perché lo schema dell’indagine canonica non viene proposto o molto più probabilmente perché il vero colpo di scena lo riserva il finale, struggente senza dubbio, ma anche il più logico e il più coerente a dirla tutta.

Agli addii non si è mai pronti e che siano personaggi di fantasia piuttosto che in carne ed ossa conta poco. È consuetudine degli autori di riservare l’ultima pagina del libro ai ringraziamenti, ma il ringraziamento questa volta lo faccio io all’autore. Grazie per questi quattordici anni fatti di dodici libri, migliaia di pagine lette con fervore, persone conosciute legate dallo stesso amore, amicizie nate grazie a questi libri, presentazioni ed eventi a cui abbiamo presenziato in giro per l’Italia. Grazie per non esserti mai negato a qualche chiacchiera, un abbraccio, un sorriso e una battuta (o a qualche velata scherzosa minaccia se libro non finiva in un certo modo).

E ora cari #deGiovanners che si fa? Non so voi, ma io da ieri mi sento un po’ orfana e l’unica speranza che mi fa andare avanti è che questo addio si trasformi ben presto in un più sopportabile arrivederci.

PS (qualche anno fa, in ascensore al PAN insieme a Maurizio, Paola e la mia amica Sofia, io azzardai un finale…)

  • Titolo: Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 25 Giugno 2019

Con tanto affetto ti ammazzerò| Pino Imperatore

con tanto affetto ti ammazzerò

Dopo averlo conosciuto in Aglio, olio e assassino è tornato con una nuova indagine da svolgere l’ispettore capo di Mergellina Gianni Scapece. Per chi avesse perso la puntata precedente vi faccio un breve ma necessario riassunto. Gianni Scapece, dopo anni di servizio in giro per l’Italia è tornato nella sua bella Napoli ed è ispettore nel distretto di Mergellina. Bell’uomo, affascinante, amante della buona cucina e delle belle donne che però ha quell’allergia tipica dei maschi a qualsiasi relazione d’amore che duri più di una settimana. Ha stretto un ottimo rapporto di collaborazione e amicizia con il suo superiore, il commissario Improta che vorrebbe il bel Gianni già sistemato con moglie e qualche figlio in arrivo. Grandi amici dell’ispettore i proprietari della trattoria Parthenope, ossia la famiglia Vitiello composta da Nonno Ciccio, suo figlio Peppe e la moglie Angelina (che a dire il vero in trattoria non ci mette mai piede) e i figli della coppia Diego e Isabella che manco a dirlo ha subito attirato le simpatie dell’ispettore.

Visto che come riassunto può andar bene, veniamo alla nuova indagine uscita un paio di giorni fa per DeA Planeta, Con tanto affetto ti ammazzerò, con l’ispettore e il commissario sono alle prese con una sparizione prima e un’uccisione poi di una nobile napoletana, Elena De Flavis. Durante il ricevimento organizzato dalla De Flavis a cui sia Scapece che Improta erano invitati a poco a poco tutti gli invitati perdono i sensi, tranne Gianni e la nipote della nobile, Noemi, con cui l’ispettore si stava amabilmente tenendo occupato. Quando la situazione si stabilizza si rendono conto che la De Flavis e il suo maggiordomo sono spariti e l’indagine non può che partire.

I tre figli della nobile, Emilia, Roberto e Simone, sono veri e propri casi umani. Cinici ed interessati unicamente ai soldi dell’eredità durante gli interrogatori con Scapece non hanno mai espresso alcuna preoccupazione per le sorti della madre e mai nessuna parola di riconoscenza per quella che a tutti gli effetti li manteneva e ha fatto sì che nella vita non si fossero mai sporcati con quella cosa chiamata lavoro. In un’indagine con mille colpi di scena Gianni Scapece capirà che bisogna andare sempre al fondo delle cose, anche quando la realtà sembra essere lì, chiara e a portata di mano.

Pino Imperatore torna con quello che a me piace definire un giallo tutto napoletano. Non mancano le caratteristiche che ce lo avevano fatto conoscere nei suoi precedenti lavori e che ce lo fanno apprezzare sempre di più: umorismo, riflessioni serie e semi serie e soprattutto storie e leggende di Napoli che ci fanno innamorare follemente di questa città dalle mille contraddizioni.

  • Titolo: Con tanto affetto ti ammazzerò
  • Autore: Pino Imperatore
  • Editore: DeA Planeta
  • Data di pubblicazione: 2 Aprile 2019

Gli Spaiati| I libri che mi hanno fatto compagnia in questo mese

Dopo un breve periodo in cui ho letto poco (poco per i miei standard intendo), il mese di giugno è stato un mese ricco di letture. Di solito mi sono imbattuta in post in cui si parlava del blocco del lettore dove chiedevano consigli sul come affrontarlo e superarlo. Ebbene io invece sono stata presa da una frenesia assurda: volevo leggere, volevo più tempo per leggere e volevo più libri da leggere. Curiosi di sapere cosa ho letto? Presto detto.

Il mese l’ho aperto con il libro di Pino Imperatore, Aglio olio e assassino, Dea Libri (la recensione completa la trovate sul blog), un giallo napoletano con un ispettore tornato nella sua Napoli che dovrà occuparsi di un assassinio particolare e troverà in una coppia di cuochi, padre e figlio, due validi aiuti. Come sempre nei libri di Imperatore c’è di tutto: ci si emoziona, si ride e ci scappa pure qualche bella riflessione. Finito questo mi sono dedicata esclusivamente a Un romanzo russo, Adelphi (dico esclusivamente perché è mia abitudine leggere più libri in contemporanea). Ero da tempo impaziente di cimentarmi con un libro di Carrère, autore che rimandavo da un po’. Risultato? Proseguirò senz’altro la sua conoscenza (anche in questo caso, recensione sul blog).

Dopo una lettura del genere avevo bisogno di qualcosa di più leggero ed ecco Fa troppo freddo per morire, Einaudi di Christian Frascella ed eccoci arrivati alla prima chicca che consiglio caldamente. Contrera è un ex poliziotto che abusando del suo potere è riuscito a farsi cacciare dalla polizia e si è reinventato come ispettore privato. Divorziato, una figlia che a malapena conosce, vive a casa con la sorella e ha lo studio in una lavanderia a gettoni; insomma solo questo dovrebbe farvi precipitare in libreria a prenderlo.

Finito il giallo torinese ho letto un gradito ritorno, quello di Francesco Abate e della sua mamma e dell’immancabile signora Corrias. In Torpedone trapiantati, Einaudi un gruppo di trapiantati va in gita e non mancherà niente. Abate si conferma uno scrittore capace di farti piangere dalle lacrime e dall’emozione. Proprio questo libro mi ha portato al suo precedente Chiedo scusa, Einaudi dove lo scrittore racconta attraverso il personaggio di Valter il suo calvario in attesa del trapianto e tutte le conseguenze dell’operazione. Vita e morte procedono paralleli in questo libro, una lettura che provoca mille emozioni (il pianto in primis) e tanta riconoscenza verso la vita, perché se ogni tanto pensassimo realmente a chi sta peggio e chi veramente combatte con  le unghie e con i denti contro la morte forse smetteremmo di lamentarci delle cazzate (la parolaccia è necessaria).

Tra le più belle scoperte fatte quest’anno c’è sicuramente Rosella Postorino. Da dire che io che sono affezionata ad Einaudi e in particolare a Stile Libero, la conoscevo già visto che la sua fama di editor la precede. Chissà perché non mi ero mai presa la briga di conoscerla come scrittrice, cosa che è avvenuta quest’anno grazie a quel capolavoro che risponde al nome de Le assaggiatrici, Feltrinelli. Ho poi recuperato Il corpo docile, Einaudi (stupendo anche questo) e da poco La stanza di sopra, Feltrinelli (L’estate che perdemmo Dio, Einaudi è arrivato da un paio di giorni). Storie che ti rapiscono dalla prima all’ultima riga (e che come gli altri libri di cui vi sto parlando avranno un post tutto loro per poterne parlare più approfonditamente).

Quando leggo un libro che mi piace molto tendo a recuperare quanto è stato già scritto dal suo autore, come nel caso di Peppe Fiore che dopo il suo Dimenticare, Einaudi (tra le più belle letture dello scorso anno) mi ha portata a Nessuno è indispensabile, Einaudi. Il bello è che questo libro ha atteso molto prima che lo iniziassi e una volta lette le prime pagine l’ho terminato in un paio di giorni. In un’azienda iniziano a suicidarsi uno dopo l’altro una serie di dipendenti nella quasi indifferenza dei colleghi e… (e vabbè leggete il libro che è meglio).

Anatomia di uno scandalo, Einaudi di Sarah Vaughan è stato presentato dal suo editore come come il thriller dell’estate. Un politico accusato di stupro da una sua ex amante, una moglie che crede al marito e l’avvocato d’accusa deciso a non lasciarlo impunito. Libro di forte attualità che però pecca per il ritmo, a mio parere troppo lento. Un altro libro che mi aspettava da un bel po’ era Dieci donne, Feltrinelli di Marcela Serrano, nove donne in terapia che raccontano la loro vita e i loro dolori. Non è il primo libro della scrittrice cilena che leggo e gli altri dopo i primi capitoli esaltanti tendevano a dilungarsi troppo e farmi perdere l’interesse cosa che con questo non è capitato, anzi, l’ho letto tutto d’un fiato.

Ultimo libro è stato Voi sapete. L’indifferenza uccide, La nave di Teseo di Giuseppe Civati, neanche un centinaio di pagine per un libro a cui non bisogna aggiungere niente, va semplicemente letto.

 

Tokyo Express| Seichō Matsumoto

tokyo express

Premessa necessaria e fondamentale: non sono un’amante dei gialli. È un genere che mi ha sempre preso poco e i libri letti che rientrano in questa categoria si contano sulle dita di una mano. Ammetto quindi la mia ignoranza e confesso anche di non aver mai sentito parlare di Seichō Matsumoto e dopo un paio di ricerche ho scoperto che è uno dei maestri del giallo tanto che in patria è definito il Simenon giapponese con una produzione che supera trecento romanzi. In Italia però solo tre dei suoi lavori sono stati pubblicati e ora Adelphi ha pensato bene di far conoscere a noi lettori Tokyo Express.

I corpi di un uomo e una donna, entrambi giovani, vengono rinvenuti nei pressi di una baia rocciosa ad Hakata. La causa? Il cianuro che hanno ingerito i due. Movente? Sicuramente amoroso. Verdetto? Suicidio. Insomma un caso del genere risolto alla velocità della luce. Che altra spiegazione ci potrebbe essere altrimenti?

Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontato. E questo è pericoloso.

Il vecchio Torigai Jūtarō di questa conclusione tanto semplice quanto ovvia non è del tutto convinto. Ci sono delle cose in questo caso che stridono e un buon detective deve porsi sempre domande. Chi garantisce che i due siano effettivamente una coppia? Perché sono arrivati fin lì per uccidersi? E se di suicidio si tratta perché non hanno lasciato un biglietto in cui spiegavano il loro gesto?

Anche se il caso è pronto per essere archiviato Jūtarō non vuole già arrendersi all’evidenza e decide di proseguire la sua indagine in solitaria aiutato e supportato dal giovane collega Mihara Kiichi. Scoprirà che lei è Otoki un’intrattenitrice di un ristorante di Tokyo e lui è Sayama un giovane funzionario ministeriale il cui posto di lavoro è al centro di uno scandalo che sta facendo parlare tutti i giornali e tutto il Paese. Le amiche-colleghe di Otoki sono tra le ultime ad averla vista in compagnia di Sayama mentre prendevano insieme un treno. Anche loro avevano dedotto che quel giovanotto in compagnia di Otoki fosse il fidanzato (o l’amante) ma lei non gliene aveva mai parlato prima.

Non posso definirmi una pendolare ma abitualmente prendo un regionale che dal paesello mi porta spesso e volentieri a Napoli. Diciamo che a stupirmi è più quando il treno arriva in orario che quando ci sono dei ritardi (della metropolitana non ve ne parlo neanche). In Giappone invece i treni sono puntualissimi, roba che qualche mese fa i manager della compagnia ferroviaria Tsukuba Express si sono scusati con i propri passeggeri perché, udite udite, sono partiti venti secondi in anticipo. Ora direte: ma tutto questo che c’entra? C’entra perché tutto il giallo è costruito sui treni, sugli orari e sulle coincidenze, il tutto calcolato al mimino secondo, tutto seguente una logica cristallina che rende il lettore coinvolto e partecipe. Ripeto io i gialli non li amo particolarmente, ma questa indagine l’ho sentita mia. Ragionavo con Jūtarō e con lui facevo tutti i calcoli del caso (ero a tanto così da annotare arrivi e partenze). Tokyo Express è un giallo costruito alla perfezione con una logica sapiente e travolgente.

  • Titolo: Tokyo Express
  • Autore: Seichō Matsumoto
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 27 Febbraio 2018

 

(Post inserito tra le Recensioni Editoriali su Libreria FeedBooks)