Sara al tramonto

sara al tramonto

  • Titolo: Sara al tramonto
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Rizzoli
  • Data di pubblicazione: 10 Aprile 2018

Accantonati momentaneamente le sue creature Ricciardi e Lojacono, Maurizio de Giovanni ci presenta un nuovo personaggio: Sara.

Sara è una donna di mezza età che ha vissuto per il suo lavoro e per il suo compagno Massimiliano. Quando quest’ultimo è venuto a mancare per Sara si è spento ogni interesse per la sua vita. Per Massimiliano aveva lasciato marito e figlio, per Massimiliano aveva rinnegato il suo essere moglie e madre. Una scelta di cui non si era mai pentita dato che a lui la legava l’amore e il lavoro, un lavoro particolare quello di Sara, un lavoro che non si poteva dire apertamente.

Le sue abilità di leggere il labiale, di interpretare le espressioni facciali e i gesti corporali l’avevano resa la più brava, ecco perché la sua amica e collega, la Bionda da lei soprannominata, si rivolge a Sara sperando in un suo aiuto in un caso ricco di mistero.

Sara aveva chiuso con quel mondo che le ricordava troppo l’amore della sua vita, ma le sue giornate vuote potevano tornare ad avere un senso e soprattutto aveva bisogno di impegnare la mente. Oltretutto nell’ultimo periodo alla batosta della perdita del compagno si era aggiunta quella del figlio Giorgio. Giorgio era il figlio che lei non aveva cresciuto e che non aveva voluto conoscere. La sua morte però non le era stata indifferente e attraverso la compagna del figlio, Viola, Sara provava a conoscere il suo Giorgio. Così ogni sera al tramonto le due donne, Sara e Viola, si incontravano e piano piano si conoscevano.

Accettato di aiutare la collega/amica, Sara si butta a capofitto nell’indagine, assistita dal giovane ispettore di polizia Davide Pardo che se all’inizio la figura di Sara lo inquietava, vedendola all’opera ne resta completamente entusiasta.

Dopo essermi affezionata al bel commissario dagli occhi verdi Ricciardi e all’affascinante ispettore siculo Lojacono, ammetto che non vedevo l’ora di conoscere Sara, anche perché i gialli di Maurizio de Giovanni sono gli unici che leggo e quindi ogni suo libro diventa fonte di mio interesse. Quello che più mi intrigava era il fatto che a questo giro il protagonista sarebbe stato di sesso femminile e quindi almeno per il genere è in netto contrasto con i due precedenti. Le differenze però non si fermano qui, anzi, ce ne sono altre due che reputo fondamentali se rapportate ai precedenti lavori di questo autore.

Napoli. A differenza degli altri libri in cui Napoli è protagonista tanto quanto i personaggi, in questo libro la città resta in sottofondo, mai esplicata e quasi sussurrata. Negli altri invece Napoli viene descritta e raccontata non solo attraverso le sue strade e monumenti, ma anche attraverso le sue tradizioni, il suo folklore, i suoi piatti tipici e col dialetto che ogni tanto fa capolino. Qui se non fosse stato per un passaggio in cui si nominano Fuorigrotta e il Vomero avremmo potuto pensare a qualsiasi altra città di mare italiana.

Nessuna storia d’amore. La fortuna di Ricciardi e Lojacono è data anche dalle storie d’amore (e i relativi triangoli, diventati pure quadrati per Ricciardi) che intrecciano i due protagonisti. Lo stesso autore ha sempre definito i suoi libri dei gialli sentimentali, con dei delitti e delle indagini che sembrano dei semplici pretesti per raccontare invece le vicende sentimentali dei suoi protagonisti. Qui invece c’è un ribaltamento, con il giallo che è protagonista assoluto e dei personaggi che si muovono più in relazione ad esso.

Come personaggio Sara mi è piaciuto molto, col suo lavoro inusuale, col suo modo di approcciarsi alle persone e con la sua vita passata tutta da scoprire. Mi è piaciuto anche il modo che l’autore ha scelto per raccontarla, tentando una strada per certi versi differente da quella a cui ci aveva abituato con i suoi precedenti lavori. Venendo a Sara non so se tornerà a farci compagnia, ma questo a noi non deve interessare. Lo stesso autore ha rivelato in un’intervista che Sara non è nato come personaggio seriale e il suo ritorno sarà deciso solo dai lettori e dai loro giudizi. Personalmente sarei curiosa di vederla di nuovo all’azione.

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Tokyo Express

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  • Titolo: Tokyo Express
  • Autore: Seichō Matsumoto
  • Editore: Adelphi
  • Data di pubblicazione: 27 Febbraio 2018

Premessa necessaria e fondamentale: non sono un’amante dei gialli. È un genere che mi ha sempre preso poco e i libri letti che rientrano in questa categoria si contano sulle dita di una mano. Ammetto quindi la mia ignoranza e confesso anche di non aver mai sentito parlare di Seichō Matsumoto e dopo un paio di ricerche ho scoperto che è uno dei maestri del giallo tanto che in patria è definito il Simenon giapponese con una produzione che supera trecento romanzi. In Italia però solo tre dei suoi lavori sono stati pubblicati e ora Adelphi ha pensato bene di far conoscere a noi lettori Tokyo Express.

I corpi di un uomo e una donna, entrambi giovani, vengono rinvenuti nei pressi di una baia rocciosa ad Hakata. La causa? Il cianuro che hanno ingerito i due. Movente? Sicuramente amoroso. Verdetto? Suicidio. Insomma un caso del genere risolto alla velocità della luce. Che altra spiegazione ci potrebbe essere altrimenti?

Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontato. E questo è pericoloso.

Il vecchio Torigai Jūtarō di questa conclusione tanto semplice quanto ovvia non è del tutto convinto. Ci sono delle cose in questo caso che stridono e un buon detective deve porsi sempre domande. Chi garantisce che i due siano effettivamente una coppia? Perché sono arrivati fin lì per uccidersi? E se di suicidio si tratta perché non hanno lasciato un biglietto in cui spiegavano il loro gesto?

Anche se il caso è pronto per essere archiviato Jūtarō non vuole già arrendersi all’evidenza e decide di proseguire la sua indagine in solitaria aiutato e supportato dal giovane collega Mihara Kiichi. Scoprirà che lei è Otoki un’intrattenitrice di un ristorante di Tokyo e lui è Sayama un giovane funzionario ministeriale il cui posto di lavoro è al centro di uno scandalo che sta facendo parlare tutti i giornali e tutto il Paese. Le amiche-colleghe di Otoki sono tra le ultime ad averla vista in compagnia di Sayama mentre prendevano insieme un treno. Anche loro avevano dedotto che quel giovanotto in compagnia di Otoki fosse il fidanzato (o l’amante) ma lei non gliene aveva mai parlato prima.

Non posso definirmi una pendolare ma abitualmente prendo un regionale che dal paesello mi porta spesso e volentieri a Napoli. Diciamo che a stupirmi è più quando il treno arriva in orario che quando ci sono dei ritardi (della metropolitana non ve ne parlo neanche). In Giappone invece i treni sono puntualissimi, roba che qualche mese fa i manager della compagnia ferroviaria Tsukuba Express si sono scusati con i propri passeggeri perché, udite udite, sono partiti venti secondi in anticipo. Ora direte: ma tutto questo che c’entra? C’entra perché tutto il giallo è costruito sui treni, sugli orari e sulle coincidenze, il tutto calcolato al mimino secondo, tutto seguente una logica cristallina che rende il lettore coinvolto e partecipe. Ripeto io i gialli non li amo particolarmente, ma questa indagine l’ho sentita mia. Ragionavo con Jūtarō e con lui facevo tutti i calcoli del caso (ero a tanto così da annotare arrivi e partenze). Tokyo Express è un giallo costruito alla perfezione con una logica sapiente e travolgente.

 

(Post inserito tra le Recensioni Editoriali su Libreria FeedBooks)

Souvenir

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  • Titolo: Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 5 Dicembre 2017

Ottobre da ricordare. Ottobre da dimenticare. 

Ottobre. Che mese strano è ottobre. Le vacanze sono un lontano ricordo e per il periodo natalizio manca ancora troppo. Anche il tempo è indeciso, è capace di cambiare dall’oggi al domani o anche dalla mattina alla sera. Ottobre è uno sbalzo d’umore perenne ed in questo caos umorale è capace di trascinare anche te. È una mattina d’ottobre che un signore viene ritrovato in un cantiere della metropolitana, sprovvisto da tutto ciò che potrebbe fornirgli un’identità e in stato comatoso. Non è una rapina finita male, di questo ne sono certi i Bastardi di Pizzofalcone chiamati a risolvere la questione. Dopo aver appurato che l’aggredito è un turista americano in villeggiatura a Sorrento con la sorella e la madre, vengono a conoscenza del fatto che la madre di quest’ultimo Charlotte Wood è un ex diva hollywoodiana che per un brevissimo periodo nel passato ha animato la piccola cittadina del golfo quando si è recata per girarci uno dei suoi film più famosi: Souvenir.

È nel passato che bisogna tornare, è nel passato che bisogna scavare per risolvere il mistero di oggi.

Quanta strada hanno fatto i Bastardi e quanta ne dovranno fare ancora per dimostrare che nonostante i peccati commessi in precedenza sono degli ottimi poliziotti. Lavorare in un commissariato sempre a rischio chiusura non li fa star tranquilli, ma forse stavolta dopo tanta fatica anche gli altri finalmente si stanno accorgendo del loro merito e del loro valore. Tranquilli i Bastardi non possono esserlo mai, tanto meno questa volta che la loro indagine intreccia la vita di una famosissima attrice oggi colpita da Alzheimer con quella di una donna coniugata di un colletto bianco resosi latitante. Da una parte le pressioni del consolato americano e dall’altro quello della direzione distrettuale antimafia che con un solo battito di ciglia potrebbe portare via il caso ai Bastardi.

Come sempre non c’è solo l’indagine a cui pensare, i Bastardi hanno una loro vita e i loro problemi personali. Lojacono sempre preso dalla sua incasinata vita sentimentale e dall’evidenza che la sua bambina stia crescendo; Ottavia sempre pensierosa per il suo Riccardo e Romano impegnato in tutto e per tutto per ottenere l’affidamento della piccola Giorgia. Infine i più giovani Alex e Aragona, entrambi alle prese con due figure paterne autoritarie ed ingombranti con la differenza che se il padre della Di Nardo di è celato dietro un muro fatto di silenzio e che con la figlia non vuole averci più niente a che fare, il padre di Marcolino non solo parla (e pure più del figlio), ma dal figlio vuole pure un favore, ma di quelli grossi, capace di mandare in crisi il povero Aragona (lui con tutta la sciarpa) che dovrà capire da che parte stare e che tipo di poliziotto vuole essere.

Niente è come ottobre, per riproporre un antico souvenir. Nessun souvenir vale un ottobre. Perché è ottobre stesso, un souvenir.

È malinconico questo romanzo, a partire dal titolo. Cos’è un souvenir se non il tentativo di bloccare per sempre il ricordo di un posto in cui siamo stati felici? Tutta l’indagine che si snoda tra Napoli e Sorrento e tra presente e passato è permeata da una malinconia di fondo, da un tempo che è stato per poco felice e che mai tornerà, dai rimpianti e dai rimorsi che ci portiamo dietro e che ci fanno esclamare e se? Ci pensa il finale a scuoterci e a farci desiderare di poter avere la prossima indagine da leggere il prima possibile tra le mani. 

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Rondini d’inverno

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    • Titolo: Rondini d’inverno. Sipario per il commissario Ricciardi
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi (Stile Libero)
    • Data di pubblicazione: 5 Luglio 2017

Estate per molte persone significa ferie e vacanze. Estate per molti lettori significa solo una cosa: il ritorno del commissario Ricciardi.

Lo avevamo lasciato disperato mentre osservava dalla finestra della sua camera la proposta di matrimonio che il tedesco stava facendo ad Enrica, la sua Enrica, nella casa di fronte. Quella finestra attraverso cui l’aveva conosciuta e se n’era innamorato ora gli stava infliggendo la più dura delle pene: vedersi sottrarre l’amore della sua vita.

Siamo nei giorni successivi al Natale ed antecedenti il Capodanno, giorni strani questi quando la frenesia delle feste si va attenuando e sentimenti come la malinconia e l’euforia prendono il sopravvento. La malinconia di un anno che finisce e che magari non è andato come avremmo voluto e l’euforia dell’anno che sta per iniziare, che ci permette di voltare pagina e sperare che le cose, almeno per quest’anno, almeno per stavolta vadano se non bene almeno meglio.

Qualcosa è cambiato nel cuore di Ricciardi, qualcosa si è smosso e nonostante il perpetuo tormento di vedere i morti pochi istanti prima dell’atto fatale, qualcosa nell’animo di Ricciardi è più leggero. Quasi a non voler rovinare questa leggerezza d’animo anche il caso su cui lui e Maione si ritroveranno a lavorare è molto semplice. L’attore Michelangelo Gelmi durante la scena di uno spettacolo ha ucciso la moglie Fedora Marra. Lo hanno visto tutti il colpo di pistola che doveva essere a salve era vero e anche Gelmi non nega di essere stato lui, o meglio ammette di essere l’autore del colpo ma non l’ideatore: sono stato io, ma non sono stato io. 

Ricciardi crede alla buona fede di un uomo innamorato della moglie che mai avrebbe ucciso e decide di approfondire quel delitto la cui risposta sembra già essere scritta a caratteri cubitali. Le cose a pensarci bene non sono sempre come sembrano e in quel mondo, quello del teatro, in cui realtà e finzione si sovrappongono e si fondono stabilire con chiarezza cosa è e cosa non è non è sempre semplice.

Se da un lato ci sono Ricciardi e Maione a lavoro sull’uccisione della talentuosa attrice di rivista, dall’altro lato c’è sempre Maione che offre il suo aiuto ad un affranto dottor Modo intento a salvare la vita di una sua amica brutalmente picchiata e ridotta in fin di vita. Maione ha dimostrato di essere un fedele amico sia con il commissario, sia con il femminiello Bambinella e anche in questa occasione dimostrerà di essere non solo un valido brigadiere e un ottimo padre e marito, ma anche una persona di cui potersi ciecamente fidare.

Maurizio de Giovanni non ha fatto mistero di essere vicino alla conclusione del suo personaggio, probabilmente quello più amato. Pochi anni ancora e poi l’intenzione di andare in pensione una volta libero dai legami contrattuali con la sua casa editrice. Sarà che la fine si avvicina, sarà per altri oscuri motivi che una volta svelato il titolo di questo decimo romanzo paranoia e paura si sono impossessati dei fedelissimi lettori. Quel sipario ha gettato molti nello sconforto: morirà Ricciardi? Quello che in molti hanno dimenticato è che i romanzi del commissario dagli occhi verdi hanno avuto delle tematiche cicliche. Abbiamo iniziato con le stagioni, siamo passati alle festività e siamo approdati nel mondo della canzone napoletana. Quelle rondini d’inverno fanno riferimento alla famosissima e bellissima canzone Rundinellala cui composizione è ben raccontata in queste pagine. Siamo nel mondo della canzone e con questa indagine siamo nel mondo del teatro e della rivista: concludete voi e capite quale sia il sipario a cui si fa riferimento. Maurizio ci ha promesso altri due Ricciardi, non siate catastrofici e non pensate sempre al peggio.

Quanto a questo Rondini d’inverno, ribadire ogni volta la bravura e il talento di Maurizio de Giovanni sembra scontato. Le emozioni sono sempre tangibili e palpabili, ogni pagina si legge con fervore, ogni volta si vorrebbe non finirlo e desiderare di trovare una nuova indagine subito ad attenderci in libreria. Anche stavolta ci tocca aspettare un anno per rivederlo tornare, anche stavolta vorremmo che l’anno volasse per poter ricominciare a rileggerlo.

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Vipera

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    • Titolo: Vipera. Nessuna Resurrezione per il Commissario Ricciardi
    • Autore: Maurizio de Giovanni
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 27 Novembre 2012

Vipera è il nome in cui in tutta Napoli è conosciuta la migliore, la più bella delle ragazze che fanno il mestiere.

Benvenuti in primavera, niente è più pericoloso di tutta quest’apparente innocenza. Ricciardi non ama questo periodo, trova la primavera una stagione in cui tutte le passioni represse durante il freddo dell’inverno non aspettano altro che venir fuori all’improvviso e distruggere tutto. È durante la settimana Santa che viene uccisa Maria Rosaria Cennamo, in arte Vipera, una delle prostitute più belle e conosciute di tutta Napoli, la punta di diamante del Paradiso, bordello raffinato di via Chiaia, una vera e propria pubblicità vivente per quel posto, dove c’erano persone che venivano addirittura solo per lei. Nonostante la fama e la bellezza, Vipera però aveva solo due clienti: il cavaliere Ventrone e Peppe ‘a frusta. Il primo commerciante di santi e madonne, il secondo il primo amore di Vipera quando ancora non faceva la prostituta, che poco prima della morte l’aveva chiesta in moglie per toglierla da quel bordello, geloso com’era non poteva sopportare che la sua donna stesse alla mercé degli altri. Le due donne più a contatto con Vipera erano Lily, sua compagna al Paradiso che prima del suo arrivo era la preferita di Ventrone e Madame Yvonne, la proprietaria del casino che poteva perdere la sua attrazione principale se Vipera avesse accettato la proposta di Peppe ‘a frusta.

Se il Ricciardi commissario è impegnato alla ricerca del colpevole di Vipera tra i vari sospettati tutti con una ragione valida per ucciderla, il Ricciardi uomo deve fare i conti con i suoi sentimenti. Spaventato dall’amore, consapevole degli effetti negativi che può avere, Ricciardi non può ignorare che il rapporto con Enrica, la ragazza che abita di fronte e che ha passato le sere ad osservare, sia cambiato velocemente dopo lo scambio di quel frettoloso bacio. Ricciardi si è imposto una solitudine forzata a causa del fatto e non vuole di certo trascinarci Enrica, se le vuole bene la deve tenere a distanza, anche se vederla frequentare spesso casa sua dove la ragazza va a far visita a Rosa, lo rende felice.

E siamo a Napoli dove ogni festa ha i suoi riti e la Pasqua è raccontata attraverso i piatti tipici della tradizione, primi fra tutti la famosa minestra e la pastiera, raccontate entrambe nei minimi dettagli.

(Questo articolo è presente anche su Idea Napoli)

Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi.

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Ma certo, commissario. Il presepe è una delle più antiche e consolidate tradizioni del nostro popolo. Attraverso esso, nei momenti vari della storia di questa città, sono state rappresentate situazioni e personaggi entrati a far parte della fantasia popolare. Vedete, ogni presepe, anche il più povero, è su tre livelli: in alto il castello di Erode, là, che rappresenta il potere e la prevaricazione; in mezzo la campagna, col gregge, i pastori e il resto; in basso, e davanti, la grotta con la Natività.

Mi sembra quasi di risentire il professor Bellavista che ai suoi spiegava l’importanza e la tradizione del presepe a Napoli, o rivedere Luca Cupiello che fiero spiegava a un suo ospite che il presebbio l’ho fatto tutto da solo e contrastato dalla famiglia. E proprio mentre la città si prepara ad assistere alla prima di “Natale in casa Cupiello” e l’atmosfera natalizia pervade la città di Napoli che Ricciardi e Maione sono impegnati nell’ennesimo caso da risolvere. Due corpi massacrati nella loro abitazione e una statuina del presepe rotta trovata lì sulla scena del crimine: un errore o un segnale da interpretare per il commissario? Fortuna che al momento dell’atroce delitto la figlia non era in casa o forse non sarebbe stata risparmiata; Benedetta una bambina di nove anni che farà breccia nel cuore di Maione, impegnato nel dover riaffrontare vecchi fantasmi del passato, quelli che hanno a che fare con la morte del suo amato primogenito Luca.

Ribadire per l’ennesima volta la bravura di de Giovanni sembrerebbe scontato, questo però è e rimane il mio preferito con protagonista Ricciardi. Sarà perché il Natale, da lui descritto in maniera eccelsa, a Napoli è maggiormente sentito rispetto ad altre città, sarà perché come sempre riesce a mettere il giallo quasi in secondo piano e far venir fuori meglio i personaggi, sarà perché de Giovanni definirlo giallista è riduttivo perché è un narratore capace di raccontare storie e personaggi come pochi riescono.

Leggi la recensione sul blog di Io Donna- Io Leggo Corriere della Sera pubblicata il 15 Ottobre 2015

Dieci piccoli indiani

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    • Titolo: Dieci piccoli indiani
    • Autore: Agatha Christie
    • Editore: Mondadori
    • Data di pubblicazione: 1946
    • Compra il libro su Amazon: DIECI PICCOLI INDIANI

Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti
salpan verso l’alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.

Un gruppo di otto persone viene invitato a trascorrere qualche giorno a Nigger Island dal signor Owen, proprietario della sola abitazione presente sull’isola. Tra di loro i componenti della comitiva non si conoscono né tanto meno conoscono i padroni di casa che al loro arrivo non ci sono, ma che hanno lasciato i due domestici ad accogliere tutti. In ogni camera gli ospiti troveranno una sinistra filastrocca appesa al muro. Durante la cena, in un nastro pre-registrato una voce incolpa tutti i presenti, accusando ciascuno di loro di aver commesso un omicidio. Tutti si discolpano ma è solo l’inizio di tutto quello che avverrà nelle prossime ore visto che, come la strana filastrocca recitava, poco alla volta tutti gli ospiti vengono a mancare e a sopravvivere resteranno in pochi… Ci troviamo di fronte a uno dei grandi classici del giallo e non solo, “Dieci piccoli indiani” è tra i libri più conosciuti, più letti e apprezzati.

Santa Evita

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    • Titolo: Santa Evita
    • Autore: Tomas Eloy Martinez
    • Editore: Sur
    • Data di pubblicazione: 1996
    • Compra il libro su Amazon: Santa Evita

Quello che più mi è piaciuto di questo libro è stato come verità e finzione si siano mescolati al meglio; perché è vero che a dominare la storia sono le assurde vicende che il cadavere di Evita è costretto a subire, ma dall’altra parte, è stato riservato ampio spazio per delineare al meglio il profilo di questa donna che mi ha sempre incuriosito.

Evita, la donna dalle umili origini, l’attrice di teatro non proprio di talento che non solo ha fatto innamorare perdutamente Peron, ma ha ammaliato e stregato l’intera Argentina e che, dopo la scomparsa prematura a causa di un tumore, è rimasta nell’immaginario collettivo del popolo argentino. Non mancano le critiche alla sua persona, c’è anche chi la considerava un’arrivista, un’opportunista e una che non meritava il ruolo che ricopriva.

Dopo la precoce morte di Evita, il suo corpo è stato affidato a un imbalsamatore con il compito di farlo rimanere intatto e quindi di renderlo immortale. Il Colonnello che ha il compito di occuparsi del cadavere sviluppa una vera e propria ossessione e quasi impazzisce per lei. E’ la metafora del popolo argentino. Evita è stata una di quei personaggi che hanno diviso gli argentini come pochi, è stata amatissima e odiatissima, una donna che non ha conosciuto mezze misure.

Se Gabriel Garcia Marquez parlando di questo ha detto “ecco finalmente il libro che desideravo leggere” non ci resta che seguire il suo consiglio e quindi leggerlo.

In fondo al tuo cuore

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Qualche tempo fa, lessi una dichiarazione dell’autore, in cui affermava che i suoi libri non sono dei gialli, perché lui parla di sentimenti. E’ vero; i libri di questo autore non possono essere definiti gialli solo perché c’è un commissario che indaga su degli omicidi, se definite i libri di de Giovanni dei gialli, allora avete capito ben poco, o niente, di questo autore. Il giallo sarà forse la cornice in cui si sviluppa la storia, ma all’interno, a farla da padrone, è il sentimento, quell’amore che coinvolge i protagonisti: primari, comprimari, spalle e comparse. Quell’amore che ti porta a fare azioni folli e assurde, che ti spinge ad allontanare chi ami, perché preferisci veder soffrire qualcuno da lontano, piuttosto che al tuo fianco.

Ricciardi, ancora diviso e conteso da due donne estremamente diverse tra loro ma unite proprio dall’amore per l’affascinante commissario dagli occhi verdi, in questo capitolo sarà più sofferente del solito, preoccupato dalla salute precaria della sua amata tata Rosa. Maione, che per amore della sua famiglia è disposto a fare mille straordinari, visto che i conti a fine mese sembra sempre che non tornino. E il dottor Modo, Bambinella, Enrica e Livia, personaggi che acquistano sempre più importanza e maggior caratterizzazione.

De Giovanni è un autore che in breve tempo è diventato uno dei miei preferiti, e non c’è niente di più bello quando lo scrittore non tradisce le aspettative del proprio fedele lettore.

Giochi criminali

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    • Titolo: Giochi criminali
    • Autore: De Cataldo, de Giovanni, De Silva & Lucarelli
    • Editore: Einaudi
    • Data di pubblicazione: 11 Marzo 2014
    • Compra il libro su Amazon: Giochi criminali 

Il gioco è il filo conduttore di questi quattro racconti e, credo, che quello in cui sia stato meglio sviluppato è Febbre di Maurizio de Giovanni, dove appunto il gioco è l’elemento principale della storia. Il commissario Ricciardi è alle prese con l’omicidio di un assistito, ossia la persona che ha il compito di trasformare in numeri da giocare al lotto i sogni di coloro che a lui si rivolgono. L’ispettore Grazia Negro di Lucarelli, nonostante il congedo maternità, si occupa di una serie di omicidi all’apparenza non collegati tra loro; la professoressa Emma Blasi di de Cataldo, invece, non avrà un semplice caso da risolvere visto che il barone, che in molti crederanno morto in seguito ad un gioco erotico finito male, è prima di tutto il suo più carissimo amico; mentre l’avvocato Malinconico di De Silva si ritrova, suo malgrado, in uno strano caso di stalking, dove un uomo ossessiona una donna cantandole telefonicamente “Parole, parole, parole” la celebre canzone di Albereto Lupo e Mina. Insomma, quattro bei racconti di quattro dei nostri migliori autori contemporanei; i personaggi di Ricciardi e Malinconico già li conoscevo avendo letto i libri che li hanno protagonisti e, interessante è stato conoscere gli altri due personaggi.