#VogliamoLeggere #BlogNotesMaggio

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Il Maggio dei Libri continua e questa settimana la tematica scelta è #VogliamoLeggere. Proprio all’inizio dell’anno feci una sorta di buono propositi in fatto di libri e potrei dirvi quali ho messo in atto e quali no, ma i bilanci vanno fatti a fine anno e quindi portate pazienza ancora per un bel po’.

Collegandomi al bellissimo post di Nereia sul suo LibrAngolo Acuto  ho provato a ragionare su cosa mi aspetto dai libri e cosa voglio leggere io. Pronti? Ecco la mia lista.

  • Voglio leggere storie capaci di catturarmi dalla prima all’ultima riga, un libro da cui non voglio staccarmi fino a quando non l’ho portato a termine, un libro capace da farmi venire gli occhi rossi e stanchi e che nonostante questo non mi fa interrompere la lettura;
  • Voglio leggere storie audaci e rischiose e voglio autori che si mettano in discussione, abbandonando la loro comfort zone abituale per stupirci del tutto. Non so voi, ma io sono stanca di storie che si somigliano, di tematiche trite e ritrite che sembrano essere affrontate tutto dallo stesso punto di vista. La bellezza dei libri è questa, autori capaci di portarti lì dove nessun altro ti aveva ancora portato prima;
  • Voglio leggere storie capaci di andare più a fondo. Quello che noto è che gli autori molte volte restano in superficie, quasi come se dovessero svolgere il compitino per arrivare alla sufficienza. Saranno anche storie belle, ma sono storie che dopo un po’ le dimentichi. Emil Cioran diceva «un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle, un libro deve essere un pericolo», molti dei libri d’oggi a stento ti graffiano;
  • Voglio leggere storie meno prevedibili. Avete presente quella sensazione di quando siete a metà libro e avete capito già come si evolverà il tutto? È la stessa sensazione di quanto intuite l’assassino già prima che il delitto sia avvenuto. Ricordatevelo: quando il lettore anticipa l’autore il libro ha toppato;
  • Voglio scoprire un nuovo autore e voglio innamorarmene follemente così da recuperare tutto ciò che ha scritto fino ad oggi e voglio stupirmi di ogni nuova scoperta fatta su di lui;
  • Voglio trovare il tempo di leggere i libri acquistati da tempo e che mi riprometto sempre di iniziare (tipo Dieci donne di Marcela Serrano, Prima che sia notte di Reinaldo Arenas, L’incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami…);
  • Voglio trovare il tempo di proseguire le letture iniziate e che per svariati motivi ho dovuto interrompere e che non ho più ripreso (tipo Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco, L’amore prima di noi di Paola Mastracola, Nessuno è indispensabile di Peppe Fiore…);
  • Voglio leggere alcuno di quei classici indispensabili nella formazione di un lettore che mi intimoriscono perché penso sempre di non capirli e di non esserne all’altezza (come Anna Karenina di Lev Tolstoj, Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij);
  • Voglio leggere anzi voglio rileggere alcuni dei libri che più mi sono piaciuti nel corso degli ultimi anni perché sono sicura che li leggerei diversamente e potrei cogliere delle sfumature che alla prima lettura mi sono sfuggite (tipo Il maestro e Margherita di Bulgakov, 1984 di Orwell, Lessico Famigliare della mia amata Natalia Ginzburg).

Insomma sono tante le cose che #VoglioLeggere e sono tante le cose che mi aspetto dai libri. Ora aspetto voi: cosa volete leggere?

Vi ricordo la fantastica squadra di blogger che compongono il #BlogNotesMaggio che sta arricchendo il Maggio dei Libri con i libro interventi.

Angela, Angela Cannucciari (Youtube)
Maria, @mariadicuonzo1 (Twitter)
Giada, Dada Who? (Youtube)
Paola, @paolacsaba (Twitter)
Selvaggia,  SelvaggiaAngelica (Youtube)

A spasso per Napoli #BlogNotesMaggio

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Napoli ho imparato a conoscerla quando a diciannove anni ho iniziato a frequentare l’università e per molto tempo, quasi mi vergogno a dirlo, la mia conoscenza di Napoli era limitata al tragitto stazione-università. Piano piano presi l’abitudine di allontanarmi dalla facoltà e a fare la turista scoprendola di volta in volta e oggi sono una ragazza di provincia che appena può prende il treno e vado ad immergermi completamente in questa splendida metropoli che sì, avrà tutti i problemi che conosciamo ma è e resta una delle più belle città del mondo (sono di parte? certo che lo sono).

Le bellezze di Napoli non si contano, è una città ricca di storia, cultura, arte, magnifici monumenti, piazze splendide, tantissimi musei e panorami mozzafiato (il mio preferito è quello visibile da Castel dell’Ovo), poi se iniziamo a parlare della Napoli gastronomica non ce ne usciamo più (vorrei dirvi dove ho mangiato la pizza migliore a Napoli ma io in ogni pizzeria di Napoli ho mangiato la pizza migliore della mia vita). Mettiamo per puro caso che tre kamikaze scelgano Napoli per compiere un attentato (toccate il corniciello, mi raccomando). Secondo voi riusciranno nell’impresa o si faranno coinvolgere dal tipico atteggiamento napoletano integrandosi a tal punto che ne combineranno una dietro l’altra e di questo attentato non si avrà mai notizia? Napoli è una città che si difende da sola grazie agli imprevisti che crea, quindi non ha bisogno manco dell’esercito per far fronte ai problemi, anche al kamikaze più devoto alla causa passerà la voglia di far saltare in aria tutti dopo un viaggio sulla Circumvesuviana. Non voglio dirvi molto però, ci ha pensato Pino Imperatore nel suo “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” a mettere su una storia dove si scherza con quella che è diventata la paura dei nostri giorni e accanto al divertimento e all’ironia pura ha ribadito la bellezza di Napoli e la ricchezza di questa città.

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Niente di meno che Feisal, uno dei tre attentatori, dopo aver assistito al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, nelle sue preghiere ha sostituito Allah col patrono partenopeo. Il miracolo del sangue è un appuntamento molto sentito dai napoletani che tre volte all’anno si recano presso il Duomo e fiduciosi attendono la liquefazione del sangue. Se si scioglie è positivo per la città e i suoi abitanti, se non si scioglie è considerato nefasto e le conseguenze potrebbero essere negative. Nel 1939 ad esempio non si sciolse e iniziò la seconda guerra mondiale e nel 1980 e ci fu il terremoto in Irpinia. Potrebbero essere coincidenze però come direbbe Eduardo De Filippo: essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.

Il Duomo di Napoli in pieno centro storico dichiarato Patrimonio dell’Unesco è la chiesa più importante di Napoli, voluta da Carlo I durante il periodo del suo regno angioino e i lavori per la realizzazione continuarono durante il periodo di Carlo II e Roberto I. Nel corso del tempo è stato sottoposto a numerosi restauri in seguito ai danni provocati dalle diverse eruzioni del Vesuvio e dai terremoti, in particolare quello del 1349 fece crollare l’originale facciata.

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Poco distante dal Duomo, passando per Spaccanapoli si arriva alla Cappella di Sansevero. Quando Feisal (sempre lui) entra nella cappella viene completamente trasportato in una dimensione di meraviglia. Tra l’altro la nascita della Cappella ha una sua leggenda. Pare che un uomo arrestato ingiustamente passando in catene per Piazza San Domenico Maggiore vide crollare una parte del muro del palazzo della famiglia Di Sangro e tale crollo lasciò scoperto un ritratto della Vergine. L’uomo fece un voto: se le accuse fossero cadute avrebbe portato un’iscrizione e una lampada. Tutto ciò accadde, la voce si diffuse e il luogo divenne meta di pellegrinaggio. Alla Madonna si rivolse anche Giovan Francesco Di Sangro che scampò a una malattia e per ricambiare la grazia ottenuta fece costruire la prima cappella. Ciò che però di meraviglioso ha la Cappella di Sansevero è la statua del Cristo Velato una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. Se andate a Napoli non perdetevelo, è un’esperienza straordinaria.

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Sempre Feisal una volta di fronte al Maschio Angioino provò la sensazione che aveva provato la prima volta che aveva visto una moschea: totale stupore. Il Maschio Angioino è conosciuto dai napoletani anche come Castel Nuovo perché nacque proprio per essere differenziato dai due già esistenti: Castel dell’Ovo e Castel Capuano. Carlo I D’Angiò ne commissionò la realizzazione anche se a causa della sua morte non poté vederlo finito. Suo figlio si trasferì nel castello e lo adattò alle sue esigenze. Oltre ad essere dimora reale, negli anni il Maschio è stato uno dei fulcri culturali ospitando letterati come Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Nel corso del tempo il Maschio divenne semplice presidio militare, complice il fatto che nuove realtà stavano sorgendo nei dintorni, come Palazzo Reale e la Reggia di Capodimonte. Anche il Maschio non è esente da una leggenda di cui se ne sono occupati anche Benedetto Croce e Alexander Dumas. Pare che la Regina Giovanna utilizzasse la fossa contenente un coccodrillo per disfarsi dei suoi amanti.

Insomma Napoli è un museo a cielo aperto che non smette mai di stupire.

Come sempre vi invito a seguire il #BlogNotesMaggio relativo al Maggio dei Libri. Ci stiamo divertendo a raccontarci attraverso i nostri amati libri e tutti gli interventi del #BlogNotes sono interessanti oltre che preziosi.

Per la tematica del Patrimonio Europeo sono partita dal libro di Pino Imperatore Allah, San Gennaro e i tre kamikaze che vi consiglio assolutamente.

Napoli Città Libro: conferenza stampa

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Si è tenuta nella mattinata di ieri presso l’Unione degli Industriali di Napoli la conferenza stampa di presentazione del programma del primo Salone del Libro e dell’Editoria campano, il Napoli Città Libro che si svolgerà dal 24 al 27 maggio presso il complesso di San Domenico Maggiore.

Presenti i tre editori ideatori del Salone, Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco; l’assessore alla cultura di Napoli Nino Daniele, il direttore artistico Francesco Durante e lo scrittore eletto padrino dell’evento Maurizio de Giovanni.

Come l’editore Diego Guida ha spiegato, l’idea è nata nei più semplici dei modi: davanti a un caffè. Ragionando insieme agli altri due di cultura ed editoria del mezzogiorno, si interrogavano sul fatto che fosse quasi impossibile che una città come Napoli non avesse una fiera dedicata ai libri. Certo, a Napoli si legge poco se rapportato alle altre città italiane, specie quelle del nord dove il paragone è drastico, ma Napoli è una città viva dal punto di vista culturale, la vitalità e la ricchezza capaci di essere generate da Napoli è sotto gli occhi di tutti e quindi è possibile oltre che doveroso costruire qualcosa di concreto presente sul nostro territorio.

Il Salone chiamato Napoli Città Libro per sottolineare il suo essere non semplicemente una fiera ma un evento dove la città sia fortemente legata al libro, ha avuto un padrino d’eccezione: lo scrittore Maurizio de Giovanni. Il suo aiuto è stato fondamentale e in ogni occasione de Giovanni ha mostrato il suo disappunto verso i tanti scrittori napoletani che si sono mostrati disinteressati nei confronti dell’evento. Come lui stesso ha spiegato gli scrittori da Napoli prendono tanto, la rendono protagonista delle loro storie e quindi tutto ciò che hanno preso nel corso di questi anni dovrebbe essergli restituito in qualche modo, tipo con la presenza e con il loro contributo verso iniziative di questo genere.

Francesco Durante, il direttore artistico di questo festival, ha spiegato che la tematica scelta è “Back Home” un ritorno a casa per un salone che da Napoli mancava da tantissimi anni. Altra cosa che dimostra che al sud è possibile collaborare è la rete dei festival del sud, un insieme di ben venticinque festival (tra cui il Salerno Letteratura, Una Marina di Libri di Palermo, il Women’s Fiction Festival di Matera) che come obiettivo comune hanno la diffusione della cultura al sud Italia.

Dal 24 al 27 maggio presso il complesso di San Domenico Maggiore andrà in scena il Napoli Città Libro che alla sua prima edizione ha registrato numeri importanti: 110 stand di editori (molti big affiancati all’editoria più piccola), 300 eventi tra presentazioni, letture, teatro, musica e laboratori. Tantissimi libri presentati in anteprima e molti dibattiti culturali. Da segnalare il primo evento in programma, il forum “La cultura salverà il Mezzogiorno? Un paese diviso investe sulle nuove generazioni” con tre giornalisti internazionali che intervisteranno il Sindaco di Matera (capitale della cultura 2019) Raffaello Giulio De Ruggieri, l’Assessore alla Cultura di Palermo (capitale italiana della cultura 2018) Andrea Cusumano e il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Tra gli ospiti italiani presenti al Salone ci saranno: Franco Arminio, Fortunato Cerlino, Cristina Comencini, Nando Dalla Chiesa, Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni, Diego De Silva, Tony Laudadio, Silvio Muccino, Sandra Petrignani, Rosella Postorino e Marcello Simoni.

Presenti tra gli altri anche i The Jackal, il duo Gigi e Ross e gli attori Massimiliano Gallo e Alberto Rossi.

Nella serata di chiusura previsto il Premio Napoli Città Libro.

Da segnalare la mostra “Editori napoletani tra presente e passato” a cura della Biblioteca Nazionale di Napoli e l’iniziativa “Un libro in sospeso” dove sarà possibile regalare un libro alle biblioteche pubbliche.

Vi invito a seguire il sito ufficiale di Napoli Città Libro dove sono riportate tutte le news legate all’evento e dove a breve verrà inserito il programma ufficiale.

Lettura come Libertà #BlogNotesMaggio

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A tutti i miei traumi io ho reagito sempre alla stessa maniera: chiedendo aiuto ai libri. Per quel che mi riguarda, il libro è prima di tutto una ciambella di salvataggio. Non che ti migliori, a questo credo poco. E neppure che ti sani la ferita. Però ti placa. Alla maniera di un lenimento, di un farmaco di pronto intervento. E quando dico libro, dico libro in generale. Non romanzo soltanto.

Il sorriso di don Giovanni di Ermanno Rea

Quando mi chiedono perché mi piace leggere generalmente non so rispondere. Potrei uscirmene con quelle frasi fatte come leggo per crescere, leggo per imparare, leggo per viaggiare con la fantasia e altre cose così che detto tra noi risultano un po’ banali, non trovate?

Leggo perché mi piace e a questo non so aggiungere altro. Leggo da quando a otto anni avevo il mio appuntamento fisso in edicola con i fumetti. Leggo da quando a dieci anni ho letto il mio primo libro “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman e una volta finito ho sentito la necessità di iniziarne un altro. Leggo da quando da adolescente passando per Coelho, Dan Brown, Harper Lee e Pirandello ho capito che senza libri le mie giornate erano un po’ più vuote. Oggi senza un libro non riesco ad immaginarmi, se passa una settimana senza averne aperto uno mi sento in colpa. Sono quella che in borsa ha sempre con sé il Kindle, che a casa ha la pila di libri che invece di assottigliarsi aumenta a dismisura e sono quella che se non passa in libreria a dare un’occhiata e fare quattro chiacchiere col libraio si sente come se le mancasse qualcosa.

Sono una dipendente dai libri o più semplicemente sono una dipendente dalle storie che raccontano. Se penso ai libri che mi hanno deluso, a quelli che mi hanno emozionato, a quelli che mi hanno fatto arrabbiare e a quelli che mi hanno insegnato qualcosa… cavolo io di libri ne parlerei per ore.

Guardo le mie tre librerie che ho a casa che ospitano i libri che ho accumulato negli anni con i miei soli risparmi e sono felice, la guardo e nella mia testa ho la vocina di Gollum che dice il mio tesssoro.

Una mia amica tempo fa mi ha detto quando parli di libri ti si illuminano gli occhi, questo per farvi capire che tipo di legame ho sviluppato nel tempo con i libri.

Quando Il Maggio dei Libri ha proposto il filone Lettura come Libertà mi sono fermata a lungo a pensare a cosa volesse dire. Io l’ho interpretata in due modi. La prima è legata alla conoscenza: leggere significa conoscere e conoscere significa essere liberi. L’ignoranza crea schiavitù e preconcetti, la conoscenza crea libertà e apertura mentale. Ribaltando si potrebbe interpretarlo come leggere in libertà, senza condizionamenti, senza pensare questo libro è giusto e questo no, questo autore va bene e quest’altro no.

Qualche giorno fa ne parlavo con altre blogger coinvolte in questa bellissima avventura del #BlogNotesMaggio; lo snobismo nel mondo dei libri non porta a nulla di buono, ci rende solo più antipatici agli occhi dei non lettori. Insomma smettiamola di fare i maestrini sotuttoio, smettiamola di reputarci migliori di chi non legge, smettiamola con se non hai letto Delitto e Castigo è inutile che ti leggi venti libri al mese. Leggere non è questo, leggere non è creare squadre e fazioni. Nella mia carriera da lettrice ho letto Fabio Volo, ho letto le cinquanta sfumature, ho letto un fantasy che mi ha fatto piangere e quindi? Ora lo so che con queste rivelazioni ho perso tutta la mia credibilità ma sinceramente mi importa poco perché so di aver letto libri che mi hanno formato e accanto a questi ho letto libri di puro intrattenimento perché la testa in quel momento aveva bisogno di svago.

Essere liberi di scegliere un libro è l’essenza del lettore: non privatevene.

Il Maggio Dei Libri & #BlogNotesMaggio

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Oggi 23 aprile, giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore, inizia ufficialmente Il Maggio Dei Libri che si concluderà il 31 del prossimo mese.

L’iniziativa di promozione culturale arriva al suo ottavo anno, promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di anno in anno si arricchisce di iniziative diventando uno degli appuntamenti fissi per gli amanti della lettura e non solo. Lo slogan del Maggio è: leggere e leggere ovunque. Questa iniziativa infatti mira alla riscoperta della lettura come strumento di crescita personale, civile e sociale e ogni regione si sta impegnando con tantissime iniziative che ruotano tutte intorno al libro e alla lettura. Sono già mille infatti le iniziative registrate nella banca dati sul sito ufficiale de Il Maggio dei Libri e di giorno in giorno crescono. Con il motto leggere, leggere ovunque, si vuole cercare di far uscire la lettura dai soliti contesti come scuole, librerie e biblioteche ed approdare negli angoli più impensabili delle città come negozi, autobus, parchi, cinema, insomma niente deve fermare i lettori e qualsiasi iniziativa legata alla lettura è ben accetta.

Il Maggio dei Libri di quest’anno ha proposto tre filoni tematici ai quali ispirarsi per le iniziative della campagna: Lettura come libertà, 2018 Anno Europeo del Patrimonio e La lingua come strumento d’identità. Il primo filone richiama la libertà che deriva dalle conoscenze acquisite grazie alla lettura, ma anche la libertà di scegliere cosa leggere. Il secondo filone è collegato all’anno europeo del patrimonio culturale ed è l’occasione per scoprire o riscoprire il nostro patrimonio; siamo il Paese con il più alto numero di beni culturali, ogni tanto dovremmo ricordarcelo. Infine il terzo tema si lega alla conoscenza della lingua ed è un omaggio a Tullio De Mauro a un anno dalla sua morte. Come ha affermato “la distruzione del linguaggio è la premessa a ogni futura distruzione” e quindi è bene sempre sottolineare l’importanza della lingua.

Nella scorsa edizione della campagna il Maggio dei Libri ha coinvolto i book blogger che quest’anno tornano a raccontare la campagna di promozione della lettura attraverso i loro blog e gli account social. Accanto a blogger come Laura Ganzetti (Il tè tostato), Francesca Crescentini (Tegamini), Jessica Pelide (Books and Freckles), Simona Scravaglieri (Letture sconclusionate) e altri, quest’anno ci sarò anche io. Dalle pagine di questo blog, ricollegandomi ai filoni tematici proposti dal Maggio racconterò le mie letture preferite.

Per essere aggiornati su tutte le iniziative, basta andare sul sito de Il Maggio dei Libri o seguire i loro canali social: non ci resta che iniziare.

#BlogNotesMaggio

Il #BlogNotes è stato ideato da Laura Ganzetti (Il Tè Tostato) per promuovere attraverso i social gli eventi editoriali in giro per l’Italia. Si basa sulla collaborazione tra chi ha la passione dei libri, blogger o semplici lettori, che si uniscono e fanno rete tra loro e il #BlogNotesMaggio ha proprio l’intento di raccontare il Maggio dei Libri. Quest’anno salgo a bordo del #BlogNotes anche io insieme a un gruppo di fantastici blogger e lettori che vi elenco di sotto:

Scrittori da un solo libro

Finalmente torno ad aggiornare il mio amato blog, perdonate l’assenza e i pochi contenuti ma qualche impegno personale e qualche piccolo imprevisto mi ha portato via il tempo necessario per star dietro al sito. In questa domenica apparentemente tranquilla in cui ho deciso di dedicarmi solo ai miei amati libri ho pensato bene di scrivere qualcosina e quindi ecco qui un nuovo post. Mettendo da parte per un attimo le classiche recensioni (ci sto lavorando sopra e fra poco torneranno anche quelle) oggi spazio alle curiosità che ogni tanto cerco di conoscere documentandomi un po’.

Ci sono scrittori proliferi così come ci sono scrittori che hanno conosciuto la fama soltanto grazie ad un unico libro e quindi il loro nome è associato indissolubilmente alla loro unica creatura. Ecco quindi cinque grandi scrittori e i loro unici capolavori.

Emily Brontë: Cime Tempestose

La seconda delle sorelle Brontë è famosa per il suo unico romanzo Cime Tempestose, considerato uno dei classici della letteratura inglese del diciannovesimo secolo. Emily aveva avuto fin da giovane una salute cagionevole. Si ammalò di tubercolosi e nel 1848 entrò nella fase terminale della malattia. Secondo una lettera del suo editore in quel periodo era impegnata nella stesura del suo secondo romanzo che però non vide mai luce.

 

Margaret Mitchell: Via col vento

Margaret Mitchell era una fervida lettrice. Leggeva tutto ciò che trovava avidamente e al marito spettava il compito di portarle i libri presi in prestito dalla biblioteca locale. Stanco di questo tran tran, suggerì alla moglie di smettere di leggere e provare lei stessa a scrivere qualcosa. Decise quindi di mettersi alla prova e, complice un lungo periodo di riabilitazione alla gamba che la costringeva a riposo, scrisse il suo primo libro. Margaret però lo aveva considerato più un passatempo che un lavoro vero e proprio anche se quando un agente letterario venne a conoscenza del manoscritto e lo chiese per leggerlo, lei non ci pensò due volte a consegnarlo. La casa editrice fu subito presa dal romanzo e decisero di pubblicarlo immediatamente nel 1936. Via col vento vinse il Pulitzer e dal libro venne tratto il celebre film. Nel 1949 lei e suo marito vennero coinvolti in un incidente stradale dove Mitchell perse la vita qualche giorno dopo il ricovero.

 

Sylvia Plath: La campana di vetro

L’unico romanzo di Sylvia Plath, La campana di vetro, è un romanzo semi-autobiografico, unico nella carriera della Plath morta suicida nel 1963 a soli trent’anni. Quando la Plath morì lei e il marito, per quanto separati, erano ancora formalmente sposati, motivo per cui a lui spettò tutto il patrimonio della moglie comprendente quaderni privati e un manoscritto incompleto di quello che sarebbe dovuto essere il secondo romanzo. Lui distrusse gran parte dell’eredità e altro materiale non è stato mai più ritrovato.

 

J.D.Salinger: Il giovane Holden

Il romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden fu l’unico romanzo dello scrittore J.D.Salinger, accostato a una serie di racconti. Il successo improvviso del romanzo e la conseguente popolarità turbò molto Salinger che alla notorietà rispose isolandosi sempre di più e tutti coloro che invadevano la sua privacy, minacciava di agire per vie legali.

 

Giuseppe Tomasi Di Lampedusa: Il gattopardo

L’unico romanzo dell’autore siciliano, Il gattopardo, fu pubblicato postumo un anno dopo la morte dello scrittore che vinse poi il Premio Strega e divenne best seller. Considerato oggi uno dei romanzi più grandi della letteratura italiana rischiò di non vedere mai la pubblicazione dato che sia Mondadori che Einaudi si rifiutarono di pubblicarlo. Elio Vittorini che lavorava per entrambe le case editrici decise di rispedire il manoscritto all’autore bloccandone la pubblicazione. Dopo la morte di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa il libro fu pubblicato da Feltrinelli diventando un vero e proprio caso editoriale.

Books & Bed

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Books & Bed di Tokyo 

Dopo il punto vendita a Piazza Vanvitelli a Napoli la Mooks (libreria del circuito Mondadori) ha da poco inaugurato una seconda sede in via Luca Giordano nel palazzo che per anni è stato sede storica della pasticceria Bellavia. Una libreria strutturata in due piani in un quartiere, il Vomero, che se fino a qualche anno fa faceva notizia per la chiusura di librerie da un periodo a questa parte sta conoscendo una vera e propria rinascita culturale. IoCiSto, la prima libreria ad azionariato popolare aperta nel 2014, la sopra citata Mooks inaugurata nel 2015 e per finire la libreria Raffaello che dopo due punti vendita nei quartieri collinari nel 2016 è sbarcata anche Via Kerbaker coniugando libreria e coffee point che danno vita a un vero e proprio caffè culturale. Tre librerie che si dividono iniziative culturali legate ai libri e non in un quartiere «affamato» di cultura

Veniamo però alla novità vera e propria della seconda sede Mooks. Oltre alla libreria vera e propria all’interno del palazzo tra librerie e mensole verrà riservato uno spazio che permetterà alle persone di poter pernottare tra gli amati libri. Per chi dei libri non può farne a meno questo è uno dei sogni che finalmente potranno realizzare. L’esperimento ha un solo precedente estero a Tokyo e molte volte è stato riportato dai siti e quotidiani italiani. Ora anche noi potremmo vivere questa esperienza più unica che rara.

Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori Collinari ha così commentato la notizia: mi auguro che la nascita di questa nuova attività  possa rappresentare il primo esempio di un’inversione di tendenza che veda, in occasione della chiusura di pubblici esercizi,  quali bar, ristoranti e affini, l’apertura di luoghi di cultura e di socializzazione, rappresentati segnatamente dalle librerie, con le attività ad esse annesse e connesse, anche innovative, come quella, annunciata per il nuovo bookstore, di un Book & Bed, una novità in Italia ma che in Giappone ha fatto passi da gigante, al punto che oltre due anni fa, nel novembre del 2015, a Tokio ha visto la luce il primo hotel libreria, un albergo, realizzato dagli architetti giapponesi, Makoto Tanijiri e Ai Yoshida, che può ospitare un massimo di trenta persone, interamente dedicato agli amanti della lettura, dove le camere sono realizzate con letti collocati in mezzo a scaffali pieni di libri.

Insomma, poche settimane di pazienza e una volta terminati gli interventi di recupero la zona Books & Bed sarà operativa e appena pronta mi aspetto un bell’invito da parte della Mooks per farmi vivere quest’esperienza unica.

I magnifici 10!

Una delle domande più difficili per un lettore è: qual è il tuo libro preferito? È come rispondere alla domanda vuoi più bene a mamma o a papà? Preferisci la pizza o la Nutella? Britney Spears o Christina Aguilera?

Quando mi chiedono il mio libro preferito solitamente dico il primo che mi passa per la testa, ma subito dopo ne aggiungo un secondo, un terzo, un quarto e colui che mi ha posto la domanda si pente all’istante di avermelo chiesto e cerca in tutti i modi di porre fine alla conversazione. Quello che vorrei far capire è che ridurre la scelta a un solo libro per me è difficile sia perché ho letto tanto e sia perché ce ne sono tanti che reputo bellissimi e per me fondamentali nella mia carriera da lettrice.

Ho provato a stilare una classifica, dieci sono pochi ma mi sembrava un giusto compromesso. È una classifica fatta di getto perché se mi fermassi a pensare un po’ di più il numero aumenterebbe.

Basta chiacchiere ed ecco i miei magnifici dieci.

  • Amabili resti di Alice Sebold. Doveroso iniziare da questo visto che il nome del blog deriva dal titolo di questo libro. Non essendo brava con i nomi ricordo che nel momento in cui cercavo un titolo per questo mio spazio online pensai bene di prendere spunto da uno dei libri che più mi era piaciuto e così ecco venir fuori Gli Amabili Libri.

 

  • 1984 di George Orwell. Un mondo distopico in cui la vita delle persone è controllata dal sapiente occhio del Grande Fratello (no, non è quello di Ilary Blasi). Lo lessi mentre preparavo la maturità visto che lo avevo inserto nella mia tesina d’esame. A mio parere il libro di Orwell, oltre ad essere uno dei più importanti libri della letteratura inglese e non solo, ha uno dei finali più belli e potenti di sempre.

 

  • Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. Come per il libro di Orwell anche questo lo lessi perché inserito nel mio percorso d’esame. Pirandello è uno dei miei autori classici preferiti e la storia di Mattia Pascal mi catturò fin dalle prime pagine.

 

  • Le intermittenze della morte di José Saramago. Qui ci troviamo nel campo della perfezione. Saramago immagina un paesino in cui le persone smettono di morire e dopo l’euforia iniziale tutti dovranno fare i conti con i problemi che questo avvenimento comporta. Lo stile di Saramago non fu per me all’inizio semplicissimo. Parliamo di periodi molto lunghi privi di punteggiatura. Superato lo scoglio iniziale e lasciandomi trasportare solo dalle sue parole il resto venne da sé facendo di questo libro uno dei miei preferiti in assoluto (un finale poetico come pochi).

 

  • Stoner di John Williams. Nel 2012 questo libro divenne un vero e proprio caso editoriale. Pubblicato nel 1965 non riscosse molto successo e cadde nel dimenticatoio fino a quando nel 2006 venne ripubblicato negli USA iniziando una vera e propria scalata verso il successo. Nel 2012 la Fazi lo pubblica in Italia facendo innamorare di Stoner migliaia di lettori. La storia di Stoner è di una semplicità disarmante a cui però è impossibile restare indifferenti. Tra le letture che consiglio maggiormente.

 

  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Se si parla dei miei libri preferiti è fondamentali un della mia amata Natalia deve assolutamente esserci. Primo perché è la mia scrittrice preferita e secondo perché parliamo di una delle scrittrici più brave che la nostra letteratura ha potuto conoscere. Il suo Lessico Famigliare oltre ad essere un libro che racconta della sua famiglia è soprattutto un libro che ripercorre eventi della nostra storia recente.

 

  • Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Quando questo libro mi fu consigliato ammetto che mi spaventava parecchio. Un po’ per la mole e un po’ per lo scrittore. Insomma io la letteratura russa l’ho sempre concepita fuori dalla mia portata e dalle mie capacità. Quello che conta nei libri però (ricordiamocelo) è sempre e solo la storia e se questa è scritta bene non avremo mai difficoltà di comprensione. È un libro pieno di tematiche (rapporto bene e male e razionale e irrazionale) e ci sono vari livelli di lettura a cui star dietro. Fidatevi però se vi dico che ne vale la pena.

 

  • Scende la notte tropicale di Manuel Puig. L’Argentina, il Brasile e tutto il fascino che la letteratura sud americana comporta. Questo libro è un vero e proprio gioiellino scoperto un po’ per caso di cui mi sono innamorata follemente dalle prime pagine. Come nel caso di Saramago anche qui lo stile è un po’ ostico ma è tutta questione di entrare in sintonia con la storia.

 

  • Il buio oltre lasiepe di Harper Lee. Uno dei primi libri letti, uno dei libri che mi fece capire che la lettura non era un semplice hobby per far passare diversamente le mie ore libere. Questo è uno dei libri che mi fece capire che la lettura era il mio tutto e che senza un libro non riuscivo a stare.

 

  • Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti. Torniamo in Italia con uno dei miei scrittori contemporanei preferiti. Questo è il libro di Ammaniti che dovete leggere, questo è il libro che vi terrà incollati fino a quando non lo finirete. Scritto alla perfezione questo libro è stata per me una piccola ossessione. Lo portavo ovunque perché appena avevo un momento libero leggevo qualche pagina (che poi alla fine l’ho letto in due giorni, fate un po’ voi).

La mia classifica alla fine è questa, l’ordine è casuale. Ci sarebbero altri libri da aggiungere ma la chiudo qui. Ora la parola passa a voi. I vostri libri preferiti quali sono?

#LettoriSiRaccontano: Piera de AlParadisoDeiLibri

 

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Per #LettoriSiRaccontano è il turno di Piera. Anche nel suo caso l’incontro, seppur virtuale, è avvenuto in quel fantastico mondo che è Twitter, che sarà pure un social che molti faticano ancora a capire ma che per me è il luogo principale dove trovare altri con la mia stessa passione: i libri. Come me Piera ha iniziato a leggere grazie ai fumetti (mi perdonerà se io ho sempre preferito Paperopoli a Topolinia) e come me questa passione l’ha portata ad aprire un blog, Al Paradiso Dei Libri, per renderci partecipi delle sue letture. Lascio a lei raccontarsi. 

A volte lettori si nasce. Altre volte lo si diventa. Io credo di appartenere alla prima categoria.

Genitori e parenti mi hanno raccontato che, quando ero piccola, sedevo a sfogliare le pagine di Topolino e, non sapendo leggere, inventavo storie e dialoghi traendo spunto dalle immagini. Ma non era sufficiente. Così, un giorno, all’età di quattro anni, mio padre ha deciso di insegnarmi a leggere e scrivere. Ho un vago ricordo, offuscato, della prima parola letta sul giornale dei programmi TV: Mercoledì. Quell’apparentemente insignificante, ma non per me, giorno della settimana ha aperto le porte a nuovi mondi.

Dai fumetti sono passata alle fiabe, che leggevo prima di andare a dormire. E dalle fiabe sono, finalmente, approdata in prima elementare dove la maestra di italiano mi ha fatto scoprire il magico potere dei libri attraverso Marcovaldo di Italo Calvino. Ogni giorno sedeva al centro della classe e, con il suo tono di voce, riusciva a attirare l’attenzione di tutti, narrandoci le disavventure dell’ingenuo e sfortunato manovale.

A nove anni sono entrata nel fantastico mondo di Harry Potter. Inutile dire che non ne sono mai uscita e che attendo ancora la lettera da Hogwarts.

Sotto l’albero di Natale ho iniziato a trovare I ragazzi della via Paal, La freccia nera, Piccole donne. Letture che, inizialmente, non riuscivano a coinvolgermi ma che, col senno di poi, mi hanno insegnato tanto: soprattutto ad amare i classici.

Mi definisco una lettrice “onnivora” e curiosa: spazio dai romanzi ai thriller, dai libri di avventura ai fantasy, dai gialli ai grandi classici intramontabili, a volte anche in francese e inglese. Sarebbe impossibile decretare, fra tutti i libri che ho letto, il mio preferito. La mia lista si estende da Anna Karenina a 1984, da Il buio oltre la siepe a Margherita Dolcevita per arrivare anche a titoli sconosciuti come Le candele brillavano a Bay Street. Ogni libro reca con sé un ricordo.

Oggi studio Lingue e Letterature Moderne e questo ha allargato ancor di più i miei orizzonti fino a scoprire una nuova passione: quella per la letteratura francese, soprattutto contemporanea.

Quest’estate, durante un pomeriggio di noia, ho deciso di intraprendere una nuova avventura. Così, dalla voglia di condividere il mio amore per la lettura, ho dato vita al mio piccolo blog Al Paradiso dei Libri, la mia oasi di pace.

 

Come sempre rinnovo l’invito per tutti quelli che hanno voglia di raccontarmi come è nata la loro passione: Scrivetemi 

Editoria a pagamento? Parliamone

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Prima di iniziare: non è un post pro o contro l’editoria a pagamento quindi chi ne è rappresentante e chi ne ricorre non se la prenda. Semplicemente c’è una mia cara amica che ha avuto un’offerta da un editore a pagamento per pubblicare un suo racconto e mi ha chiesto un parere sulla faccenda e mi sono ritrovata quindi nel magico mondo dell’editoria a pagamento.

Quando ho fatto il corso, tra le tante cose studiate c’era anche la sezione dedicata ai vari tipi di editoria che si possono riassumere brevemente in tre:

  • classica: un editore crede in un libro e si assume gli onori e gli oneri della pubblicazione;
  • a pagamento: un editore (o meglio un imprenditore perché editore proprio non riesco a definirlo) fa pagare le spese di pubblicazione all’autore e gli pubblica il libro;
  • il self-publishing o l’auto pubblicazione: un autore decide di non ricorrere ad un editore e pubblica un libro a proprie spese avendo poi il massimo dei ricavi.

L’editoria a pagamento è vista come la pecora nera dell’editoria perché ragionandoci bene manda all’aria tutta la purezza del concetto di editoria. Pagare per essere pubblicati significa solo una cosa: tutti possono essere pubblicati. Vi pare poco? Non che i libri che escono attraverso il sistema di editoria classica siano capolavori del nostro tempo, anzi, basta dare un’occhiata alle classifiche, vedere che alcuni posto sono occupati da libri di youtuber, cantanti, attori e compagnia bella per rivalutare tutto il concetto di editoria stessa.

Pubblicare a pagamento però significa vedere lo scrittore solo come potenziale cliente e basta. Quando ho visto il contratto che questo editore (mah) ha proposto alla mia amica sono sbiancata. In breve: non le viene riconosciuto il diritto d’autore, a lei spettano le spese di correzione bozze e soprattutto lei deve provvedere a trovare chi le corregge le bozze e soprattutto lei è tenuta per contratto ad acquistare ventotto libri sui trenta che verranno stampati. Ditemi voi l’etica dove sta. Devo pagare per essere pubblicata e devo anche comprare quasi il totale delle copie prodotte.

In questo giro tra editore e scrittore è rimasta fuori la terza potenza dell’editoria, quella che muove tutto il mercato editoriale: il lettore. Se io compro tutte le copie, al lettore cosa spetta? Certo, può mettersi lei a vendere le copie privatamente, tanto le ha acquistate e può farne ciò che vuole, ma sappiamo che non funziona così, o meglio così non dovrebbe funzionare.

Sarà che io ho un’idea romantica dell’editoria dove un editore intravedendo il potenziale di un libro si assume tutte le responsabilità e i rischi del caso. Motivo per cui, in teoria, non tutto viene pubblicato.

Per concludere però spezzo una lancia a favore dell’editoria a pagamento. Non è un’idea di editoria che condivido ma non la giudico e la reputo colpevole del tutto. Dove c’è una domanda, c’è un’offerta e dove ci sono persone disposte a pagare per pubblicare il proprio libro pur di vedere stampato il proprio nome in copertina ci sarà un editore disposto ad accettare quella somma di denaro e agire come meglio crede. Non è un caso se l’editoria a pagamento in inglese è stata denominata vanity press mentre in francese édition à compte d’auteur (edizione dell’autore, visto che il rischio lo assume solo lui).

Passo a voi la parola, avete avuto esperienze con l’editoria a pagamento? Cosa ne pensate di questo sistema?