Sulla questione librerie aperte| Segnalazioni culturali

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E così domani riaprono le librerie. Bisogna dare un segnale di speranza al Paese e questo segnale deve arrivare dalle librerie, perché il libro è un bene di prima necessità, che ciba l’anima, che fa viaggiare anche restando in casa e aggiungete voi un altro paio di frasi retoriche legate ai libri e alla lettura, perché io ne sono davvero piena.

Siamo il Paese in cui sei italiani su dieci dichiarano di non aver aperto un libro neanche per sbaglio in dodici mesi, ma che in queste settimane brama un libro come mai nella vita: ci voleva una pandemia per rendere gli italiani lettori e noi non lo sapevamo.

Da settimane siamo chiusi in casa e le nostre uscite sono razionate. Ci hanno detto che è per il nostro bene e lo stiamo facendo e continueremo a farlo fino a quando la situazione ce lo imporrà. I contagi stanno diminuendo, vero, ma non possiamo tirare ancora un sospiro di sollievo, perché cinque-seicento morti al giorno non sono pochi, millecinque-duemila contagi al giorno non sono per niente pochi.

Pensare di riaprire quando le condizioni del Paese sono ancora critiche, quando la fase peggiore non ce la siamo ancora messa alle spalle è da folli e conferma quello che ho sempre pensato fin dall’inizio di questa emergenza: siamo in mano a degli incapaci e provvedimenti del genere non fanno che confermare la mia tesi.

Domani alcune librerie riapriranno e vi chiedo: voi ci andreste? Non so voi, ma quando tocca a me uscire per fare la spesa, esco da casa con un livello d’ansia livello Carlo Verdone. Indosso mascherina e guanti, sto ben attenta a stare lontana dagli altri e quando sono all’interno del supermercato faccio la spesa nel minor tempo possibile e quando ritorno a casa oltre a provvedere a lavarmi le mani come se dovessi entrare in una sala operatoria tiro un forte sospiro di sollievo.

Altra cosa. Nel mio paesello da quartiere a quartiere non ci si può spostare senza valide ragioni e la libreria non è nel mio quartiere: rischio qualcosa? Ci dicono di stare a casa quanto più è possibile e ci forniscono motivi per uscire di casa.

La libreria è uno dei miei posti preferiti, ci passo ore. Spulcio i titoli, ammiro le copertine, mi lascio rapire dalla trama, soprattutto parlo con i librai di quel libro piuttosto che di quell’altro o parlo con gli altri clienti, chi come me si è recato in libreria per respirare cultura e sentir parlare qualcun altro nella lingua dei libri. L’idea di dover andare in libreria con l’ansia addosso non mi piace. L’idea di aver il tempo contato neanche. Il pensiero di non poter toccare i libri o poter scambiare quattro chiacchiere con il libraio non mi piace e mi fa pensare che a casa sto meglio e che se proprio sento la necessità di acquistare un libro provvedo in un altro modo.

Nelle ultime settimane le librerie indipendenti si sono organizzate con le spedizioni domiciliari. Su libridaasporto c’è l’elenco di tantissime librerie italiane che hanno aderito al progetto: perché non continuare così? Perché esporre al contagio delle persone quando il pericolo è ancora alto?

Quelli che si lamentavano della chiusura delle librerie e che pensavano che la cultura si fosse fermata, probabilmente non hanno visto cosa la cultura sia stata in grado di fare nell’ultimo mese.

Sono nate tantissime iniziative online, come Decameron-una storia ci salverà, un vero e proprio festival digitale o Sos Lettura. ideato da Giusi Migliaccio e Lorena Spampinato, una pagina Instagram ricchissima con i consigli di lettura che arrivano direttamente dagli scrittori. La Feltrinelli propone Le Conversazioni, il Salone del Libro ha organizzato #SalToConTe: nel primo ci sono due autori a confronto, nel secondo letture e consigli d’autore.

Sempre su Instagram c’è un’esplosione di dirette fatte dagli autori stessi o in compagnia di personaggi dello spettacolo. Caterina Balivo ogni pomeriggio alle 15.00 insieme al marito Guido Maria Brera va in scena con #MyNextBook , Vinicio Marchioni sempre alle 15.00 propone #LibriACasa e Marta Perego propone #InDirettaConLoScrittore verso le 17.00.

È vero, questa emergenza sanitaria ha messo in crisi un sistema, quello editoriale, che in crisi c’era già di suo e che probabilmente dovrà fare i salti mortali per cercare di rimanere a galla. Leggo di case editrici che hanno chiesto di essere messe in cassa integrazione e che molte non sanno se riapriranno. Ci sono pubblicazioni rimandate, alcune saltate del tutto. La distribuzione dovrebbe riaprire a metà maggio e considerato che si sono fermate a metà marzo questo vuole dire migliaia di libri andati in fumo. Le presentazioni dei libri chissà quando riprenderanno e la maggior parte dei festival culturali sono stati riprogrammati, ma ad oggi niente è certo e la situazione è drammatica.

Mai però come in queste settimane la cultura ha dimostrato che è viva e che lotta insieme a noi ed io spero che quando torneremo alla tanto agognata normalità ci siano ancora tutte queste iniziative a tenerci compagnia.

PS: in Lombardia Attilio Fontana ha deciso che le librerie non riapriranno ed è notizia di mentre scrivo che Vincenzo De Luca ha preso lo stesso provvedimento per le librerie campane, chiuse fino al 3 maggio, così come in Piemonte.

Photo Credits Google Images 

Solidarietà digitale| Iniziative editoriali

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In queste settimane complicate e difficili da gestire sono tantissimi quelli che si stanno mettendo a disposizione offrendo i loro servizi in maniera gratuita o quasi. Da tutte queste lodevoli iniziative non poteva esimersi il mondo editoriale che si è schierato al fianco dei propri lettori che in questo periodo cercano maggiormente conforto nella lettura dei loro amati libri.

Prima di iniziare vi voglio segnalare il sito Solidarietà Digitale l’iniziativa del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione dove sono presenti tutti i servizi e le iniziative per i privati e le aziende.

Questo vuole essere un elenco di alcune di queste iniziative, sono davvero tantissime e stare dietro a tutti è complicato, ma ci proviamo lo stesso.

ADD Editore

Fino al 17 aprile la casa editrice mette a disposizione gratuitamente l’ebook di Tito Faraci, Mickey. Uomini e topo.

Adelphi: Microgrammi

La casa editrice Adelphi ha inaugurato in questi giorni la collana Microgrammi, collana dove escono in digitale alcuni dei libri che in queste settimane avremmo trovato in libreria e che usciranno a data da destinarsi, più qualche chicca che non era prevista nel calendario editoriale e che la casa editrice ha deciso di concederci comunque.

Cliquot Edizioni

Ogni settimana la casa editrice regala un eBook del proprio catalogo. Seguite il sito e i relativi canali social per essere aggiornati sulle uscite.

DeA Planeta 

#acasaconaudible Audiolibri da ascoltare gratuitamente in streaming sulla pagina web dedicata del sito di Audible. Al momento i titoli disponibili sono i seguenti:

Sul sito disponibili i titoli mesi a disposizione gratuitamente o attualmente in offerta speciale.

Edicola Ediciones

La casa editrice mette a disposizione gratuitamente il romanzo di Andrés Montero, Tony Nessuno .

Edizioni Lindau

Hanno selezionato 10 eBook in download gratuito di grandi autori presenti nel proprio catalogo con titoli poco noti all’interno della loro produzione letteraria ma dal grande valore culturale: Henry James, D. H. Lawrence, Joris-Karl Huysmans, Arthur Schnitzler… Sul sito della casa editrice tutti i titoli.

Fazi Editore

La casa editrice Fazi Editore per dimostrare vicinanza ai propri lettori ha deciso di regalare ogni lunedì un ebook del loro catalogo. Tenete d’occhio il sito ufficiale per non perdervi nessuno dei loro libri.

Feltrinelli

Ogni settimana Feltrinelli metterà in offerta una selezione di libri del proprio catalogo. Nella sezione #leggiamoacasa tutti gli ebook scontati o totalmente gratuiti messi a disposizione dalla casa editrice. A sua volta FeltrinelliComics la collana dedicata al mondo delle graphic novel, regala ogni settimana ben due titoli del loro catalogo.

Rimanendo in casa Feltrinelli, lo scrittore Lorenzo Marone ha reso disponibile online un suo racconto: La primavera torna sempre. Il racconto è gratuito ed è scaricabile su tutte le piattaforme online, al suo interno ci sono le modalità per sostenere l’ospedale Cotugno di Napoli. 

Gallucci Editore

La casa editrice mette a disposizione gratuitamente alcuni dei suoi libri in catalogo dedicati ai bambini e ai ragazzi. Sul sito della casa editrice tutti gli ebook in regalo.

Il Saggiatore

Sono giorni di solitudine forzata, ore lunghissime e incertezza. Purtroppo non possiamo fare molto per alleviare la vostra preoccupazione, se non regalarvi quello che abbiamo e che per noi è più prezioso: i nostri titoli, le nostre parole, le nostre storie. Ogni due giorni troverete in questa pagina un ebook da scaricare gratuitamente. Sul sito della casa editrice Il Saggiatore trovate l’elenco degli ebook a disposizione.

La Nave di Teseo

La casa editrice ha messo a disposizione gratuitamente l’ebook del romanzo di Sofja Tolstaja, Amore colpevole.

Las Vegas Edizioni

Dal 16 marzo al 6 aprile la casa editrice ha regalato ogni giorno un eBook gratuito del loro catalogo. Per tutti i lettori che non hanno scaricato gli omaggi sul sito c’è l’intera selezione offerta ed è possibile continuare ad usufruire dei loro regali.

Marsilio

La casa editrice Marsilio rilascia ogni giorno un eBook del proprio catalogo al prezzo di € 1,99, in più una volta a settimana regala un eBook. Seguite il loro sito per essere aggiornati sul calendario d’uscita.

Neri Pozza

A partire dal 2 aprile, alcuni dei titoli Neri Pozza saranno disponibili al prezzo di 1,99 euro su tutti gli store, di seguito il calendario delle uscite:

  • 2 aprile, L’assassinio di Florence Nightingale Shore di Jessica Fellowes;
  • 6 aprile, Un matrimonio americano di Tayari Jones;
  • 19 aprile, La corsara di Sandra Petrignani;
  • 20 aprile, Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque.

NN Editore

Roberto Camurri ha scritto il racconto Acqua edito da NN Editore acquistabile online fino al 31 luglio e il cui ricavato sarà devoluto interamente alla Croce Rossa Italiana.

Nottetempo

La casa editrice ha dato il via a una nuova collana dal titolo Semi che raccoglie piccoli libri che offrono delle riflessioni sulla particolare situazione che stiamo vivendo. Ogni settimana sarà possibile scaricare ben due titoli sia sul sito della casa editrice sia su tutti gli store digitali.

Sellerio

L’omaggio di Antonio Manzini ai lettori, un racconto inedito, un’indagine di Rocco Schiavone per sorridere un po’ e sostenere, chi lo volesse, l’ospedale Spallanzani di Roma con una donazione. 

PS: post in aggiornamento, se siete a conoscenza di altre iniziative potete segnalarle.

Diario semiserio di quarantena| E tu come stai?

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Settimana di quarantena numero… non me lo ricordo. Considerando che tutta Italia è stata dichiarata zona rossa tra il nove e il dieci marzo, ci stiamo avvicinando a un mese esatto dall’inizio di questa reclusione forzata.

Come state? Domanda quasi sciocca, me ne rendo conto. Potrei rispondere che sto bene, perché sono a casa mia, tranquilla, i miei familiari stanno bene e al momento il virus non ha toccato da vicino nessuno che conosco e questo al momento è davvero una grande fortuna. Se dovessi fare l’esercizio che mi fa fare il mio terapeuta, scelga tre emozioni che descrivono il suo stato d’animo in questo momento, sceglierei: angosciata, annoiata e malinconica.

Angoscia. Non ci sarebbe bisogno di spiegarlo, la situazione è quella che conosciamo bene tutti. Il rito della protezione civile alle 18 del pomeriggio è diventato un momento fisso. Lo aspettiamo, lo temiamo, lo seguiamo e ci disperiamo, perché i numeri sono ancora alti e la strada verso il ritorno alla normalità è ancora lunga. Quello che mi angoscia di più è proprio questa incertezza costante: nessuno sa cosa succederà dopo e soprattutto quando ci sarà il dopo. Saremo diversi, saremo migliori, sapremo valorizzare di più le piccole cose, sapremo apprezzare di più le persone che ci sono accanto. Sulla carta sarà così, ma la normalità che tanto bramiamo è lontana e al momento non è arrivato nessuno a dirci che tornerà tutto come prima, o almeno non subito.

Noia. Non so voi, ma le ultime due settimane hanno rappresentato il picco della noia. Noia verso le serie TV viste e riviste, noia per le nuove che non mi appassionavano, noia per qualsiasi tipo di attività che mi proponevo di iniziare per evitare di passare quindici ore della giornata latitando tra letto e divano e soprattutto noia per i libri. Per chi come me ha sempre vissuto con un libro sul comodino, uno in borsa, uno sulla mensola e uno in qualsiasi altro posto, non leggere è stato strano. La concentrazione non c’era, la calma necessaria per approcciarmi alla lettura neanche. Mi sono confrontata con tantissimi lettori in questi giorni e tutti, ma proprio tutti, mi dicevano di essere nella mia stessa situazione: perché non leggo? Avrei voluto avere la risposta alla domanda che in tanti mi hanno fatto, ma non l’avevo, perché ero la prima a non capire il perché. Io che nei momenti più difficili, più critici, più impegnativi della mia vita riuscivo sempre a trovare il tempo per scappare tra le pagine di un libro all’improvviso non leggevo più. Dicevo, la risposta non l’avevo, ma probabilmente la risposta era più semplice di quanto pensassi: non leggo, perché non sono serena. Non leggo, perché quello che sta succedendo fuori mi terrorizza, mi fa gelare il sangue e mi spezza il respiro. Non leggo, perché anche se adesso va tutto bene non ho la certezza che andrà bene anche domani. La lettura necessita di calma e la calma l’abbiamo persa settimane fa.

(PS da pochi giorni però ho ripreso ai miei ritmi e per adesso mi godo il momento).

Malinconia. Non sono amante della primavera, sono una che ama l’autunno e i suoi colori e l’inverno e il suo clima freddo. Fuori dalla finestra il mondo sta andando avanti e per infierire ancora di più la primavera ci ha ricordato che è arrivata, con il suo carico di giornate miti e i suoi colori. E allora penso a quanto vorrei essere fuori e godermi l’incanto dei primi fiori che sbocciano e il sole caldo che ti invita a passeggiare. Penso che vorrei saltare sul primo treno in direzione Napoli, passeggiare per le stradine dello shopping di Chiaia, prendere al volo un trancio di pizza a via Roma e correre verso il mare, ammirarlo e perdermi tra le onde, ammirando il mio amato Vesuvio. Penso che passerà ancora troppo tempo prima di tornarci e questa sensazione mi provoca delle fitte allo stomaco insopportabili. Penso agli amici che non vedo da troppo tempo e che non bastano le video-chiamate a colmare le assenze. Penso ai miei affetti che sono a poche centinaia da me, ma che non posso vederli. Penso ai progetti arenati, saltati e alle occasioni che sto perdendo. Quando sarà possibile, toccherà rifarsi di tutto.

Buona settimana, lettori.

(Photo Credits Google Images)

Diario semiserio di quarantena| E relativi consigli di lettura

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Seconda settima di quarantena e il mio umore oscilla tra il «non è poi così male stare a casa a far niente» e «io così al 3 aprile non ci arrivo».

I primi giorni ho fatto quello che molti consigliano: impegnatevi anche se siete tra le mura domestiche.

Quindi ho ripulito gli armadi, ho sistemato i cassetti, ho tolto da mezzo tutto ciò che inspiegabilmente conservavo ancora, ho riordinato nuovamente le librerie per ottenere spazio per i prossimi acquisti e mi sono arresa all’evidenza che non c’era più niente su cui mettere le mani.

Messa da parte la versione casalinga disperata, si è impossessato di me lo spirito Benedetta Parodi e via con nuove ricette da proporre a pranzo e cena, una parentesi durata qualche giorno e come per le faccende domestiche ho presto riposto il grembiule da cucina nel cassetto.

Altro consiglio che ho letto un po’ ovunque e cioè che anche se siamo in casa non dobbiamo smettere di prenderci cura di noi stesse e via di beauty care: maschere per il viso, maschera per i capelli, scrub per la pelle e via dicendo. Pelle e capelli in questi giorni sono più splendenti che mai, peccato che a vederli non ci sia nessuno.

Mi sono data all’enigmistica, dove ho constatato di essere una frana, mi sono dannata per aver dato via il Monopoli quel giorno di quindici anni fa, perché tanto chi ci gioca più, ho pensato di smontare i puzzle che ho in casa al solo scopo di rifarli salvo poi rendermi conto che come idea era veramente stupida.

Il problema è che ci sono troppe ore da riempire e pochissime cose da fare e ci si mette anche il meteo sparandoci venti gradi a giornata, cieli azzurrissimi e un sole che sembra sussurrarti: esci fuori che ci fai a casa a letto? Almeno tu meteo, non potresti piazzarci un paio di temporali a giornata? Giusto per il gusto di pensare che in fondo fuori non ci stiamo perdendo granché.

Veniamo ai libri e a qualcosa da leggere in questi giorni.

Mi sono venuti in mente alcuni personaggi conosciuti negli anni e a come reagirebbero a leggere certe notizie. Il mio primo pensiero è andato ai miei quattro vecchietti del cuore: Dino Agile, Guttalax, Brio e Rubirosa. Per chi non li conoscesse, loro sono i protagonisti de L’audace colpo dei quattro di rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache. Nelle scorse settimane, quando eravamo ancora all’inizio di questo periodo assurdo, tra le notizie più ripetute c’era questa: il virus alla fine colpisce solo i vecchi. Come se arrivati a una certa età se vivi o muori poca importa, tanto il tuo l’hai fatto, adesso puoi anche togliere il disturbo. Anziano o meno, malato o sano, morire a causa di questo virus è una sconfitta per tutti e questo è quanto. Il libro di Marco Marsullo, Einaudi, dimostra che anche se sei arrivato a una certa età hai ancora tanto da dire e tanto ancora di più da fare, tipo scappare dalla casa di riposo, irrompere in uno studio televisivo e prendere come ostaggio il prete.

Penso alle coppie. A chi in questo momento non può vedere il proprio compagno perché quarantena significa stare a casa e le visite ai fidanzati non valgono come motivo per uscire di casa. Penso alle coppie che invece stanno affrontando la quarantena insieme e non so se sia un bene o un male, perché bello l’amore, bello lo stare insieme, bello il sostegno reciproco e ancora più bello quando puoi prenderti dei momenti solo per te. E allora mi sono venuti in mente gli amanti, perché alla fine non sta a me dire chi è coppia e chi no. Ci pensate? Di per sé non hanno vita facile, sempre lì a nascondere il proprio amore e cercare dei ritagli per potersi vedere, ora poi ci si mette anche la quarantena e diventa tutto più complicato. Manco una telefonata in santa pace con l’amante di turno, c’è sempre il rischio che la compagna ufficiale la senta e poi sì che son casini. Terapia di coppia per amanti di Diego De Silva, Einaudi è la lettura che mi è venuta in mente pensando a tutto ciò, perché è vero ciò che mi capita spesso di leggere in giro: quando tutto questo sarà finito a guadagnarci saranno i nutrizionisti e i terapeuti.

Beati quelli che credono perché almeno hanno qualcosa a cui affidarsi. Non sono credente e la cosa non mi crea problemi. Devo dire che però in questi giorni di incertezza e ansia, affidarsi a qualcuno che non ti fa perdere mai la speranza deve essere confortevole. Non ho questa fortuna, ma chissà, magari come san Paolo sulla via di Damasco anche per me ci sarà una miracolosa conversione. E quindi ho pensato ad Arturo di … che Dio perdona a tutti di Pif, Feltrinelli che per impressionare la devota fidanzata decide di diventare un cattolico praticante seguendo la Bibbia e la parola del Signore alla lettera, scoperchiando tutte le ipocrisie del mondo religioso. Al momento segnali di conversione non ne vedo, non prometto per i prossimi giorni.

Ci leggiamo la prossima settimana.

(Photo Credits Google Images)

Diario semiserio di quarantena |Donne sull’orlo di una crisi di nervi

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Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, sono difficili, pesanti, addirittura al limite per qualcuno. Questa settimana l’intenzione era quella di pubblicare due post su due libri letti nelle scorse settimane, ma la testa è altrove e fingere che vada tutto bene è difficile, quindi ho pensato: bene, proviamo a fare un post diverso dal solito.

Sono a casa come ci è stato consigliato, limito al massimo le mie uscite, anche perché da novella ipocondriaca, del virus che circola ne avevo paura già da settimane e immaginate il mio umore e il mio stato mentale di questi giorni dal momento in cui tutto è precipitato. Filtro le notizie e cerco di stare meno tempo possibile sui social, perché come sappiamo possono essere una preziosa fonte di svago, ma anche di allarmismo puro e quindi via, cellulare spento. Cerco di affidarmi ai punti fermi della mia vita, gli affetti in primis (a distanza di un metro, sia chiaro), le serie TV nuove, quelle da recuperare e quelle da rivedere e poi soprattutto i miei amabili libri, compagni fedeli che accorrono in mio aiuto per cercare di distrarmi quanto più mi è possibile. In questi giorni penso a quanto mi sarebbe piaciuto essere brava in qualche lavoro manuale, tipo l’uncinetto, il bricolage, il decoupage, il giardinaggio: niente, riesco a leggere un libro di quattrocento pagine in una giornata scarsa, ma il lato creativo è totalmente assente in me.

Pazienza, mi affido alle serie TV, ai film e alle letture, su queste cose sono bravissima. Penso a chi in questi giorni si sta dannando nel dire agli italiani «state a casa, leggete un bel libro» e ripenso a me, non c’è bisogno di un’opera di convincimento, a leggere leggo tranquillamente e non dovevo aspettare un periodo forzato per mettermi a leggere. Il mondo è bello, perché è vario e quindi sì, diciamolo a gran voce, state a casa, leggete, vedete la televisione, parlate con vostra madre, giocate con i vostri fratelli, meditate, pregate, fate quello che volete, ma statevenn’ a cas’.

INVENTARIO. COSA LEGGERE E COSA VEDERE IN QUESTI GIORNI (SONO ACCETTI SUGGERIMENTI DI OGNI TIPO).

Ho fatto una scorpacciata di ebook caricandoli sul Kindle, giusto per evitare di rimanere senza libri da leggere. In questi giorni sono in compagnia di Tre donne di Lisa Taddeo, Mondadori, (sono quasi alla fine), Le confessioni di Frannie Langton, Sara Collins, Einaudi, che avevo sul Kindle già da settimane, ma che inspiegabilmente ancora non mi ero decisa ad iniziare ed infine La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea, Einaudi, iniziato da pochissimo e che devo ancora inquadrare come lettura.

Spostandomi in casa Neri Pozza mi sono decisa di dare una seconda possibilità a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton (abbandonato la scorsa estate dopo qualche capitolo) e voglio iniziare quanto prima a leggere due titoli di Natasha Solomons: I Goldbaum e Casa Tyneford. Infine mi aspettano Il sogno della crisalide di Vanessa Montford e Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (libro sulla pila dei libri da leggere da un po’ di tempo) entrambi Feltrinelli.

SERIE TV

Sul versante serie TV non può mancare Grey’s Anatomy, certo, ormai sono arrivata a passare più tempo a criticarla che apprezzarla, ma è una delle serie che seguo da più tempo e lasciarla farebbe più male che continuare a vederla. Su Sky Atlantic mi sono imbattuta sulla miniserie Piccole Donne (non ho letto il libro, abbiate pietà di me) e mi sta piacendo molto: sono tre puntate appena e mi manca giusto l’ultima e dopo averla terminata sarà la volta buona di iniziare il libro.

Devo decidermi ad iniziare Hunters (disponibile su Amazon Prime Video), così come vorrei dare una seconda chance a Il metodo Kominsky dopo una prima puntata che non mi aveva esaltato. Infine, mi sul fronte rewatch c’è l’idea di dedicarmi alle prime cinque stagioni delle Gilmore Girls (la sesta e parte della settima sono degli scempi che per me non esistono) e alle serie completa di Desperate Housewives, visto che in questo periodo desperate lo siamo un po’ tutti.

Un abbraccio lettori (virtuale ché solo quelli possiamo dare).

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Blog Tour |Di cosa parliamo quando parliamo di libri

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Sono 1500 gli editori in Italia che pubblicano in media 50 opere l’anno. Negli ultimi anni i titoli pubblicati in dodici mesi hanno oltrepassato la cifra di 60 mila. La domanda che sorge spontanea è: perché in Italia si pubblica tanto? La domanda che ne consegue è: perché in Italia il numero dei libri pubblicati aumenta se quello dei lettori diminuisce? La risposta è più semplice di quello che potrebbe sembrare. In Italia si pubblica tanto, tantissimo, perché di quei sessanta mila e passa titoli quelli che riescono a vendere e far rientrare la casa editrice nelle spese sono pochissimi e quindi la loro filosofia è la seguente: più titoli pubblico, più ho la possibilità di centrare il libro che mi farà guadagnare tanto.

Legandoci a questo discorso appare chiarissima anche l’ottima strategia di Mondadori di pubblicare il libro dell’influencer Giulia De Lellis: battere cassa. La De Lellis dall’alto dei suoi 4 milioni di follower ha venduto in una settimana quello che uno scrittore medio spera di pubblicare in un anno (l’ultim’ora mi informa che Giulia De Lellis ha superato le centomila copie e gli scrittori che si stanno annegando nella loro bile ormai non si contano più).

Noi lettori puristi ci siamo strappati le vesti gridando allo scandalo, alla contaminazione della letteratura, che no, non può una che ha dichiarato apertamente di non aver mai letto un libro scriverne uno e intanto il libro scalava le classifiche, i fan proteggevano la loro protetta e la sua opera definendola un libro che tratta di vita vera fa sognare e arrabbiare e venire i brividi, fa emozionare (commento realmente presente su Amazon) e Mondadori guadagnava un botto.

Come blogger mi occupo di libri da un bel po’ e nel corso del tempo mi è capitato di instaurare rapporti con vari scrittori. A alcuni di loro ho chiesto cosa ne pensassero del fatto che una influencer pubblicasse un libro con una facilità disarmante. Tutti mi hanno risposto che nel mondo dell’editoria c’è posto per tutti e che è inutile mettere a confronto libri veri con quelli che di libro hanno giusto il formato.

Dopo il momento diplomazia sono arrivate le risposte vere. Se pensiamo che molti di loro prima di vedere un libro con il loro nome in copertina sono passati attraverso risposte da case editrici che non arrivavano mai, a rinvii a tempo indeterminato o editori che una volta pubblicato il libro lo lasciavano al loro destino e se vendeva bene, se non vendeva mica erano affari loro. Invece Giulia De Lellis non ha scritto il libro, ma ha il suo nome in copertina e per pubblicizzarlo Mondadori ha messo un bel cartellone pubblicitario formato gigante nel bel mezzo di Milano. E capite bene che allora non è questione di invidia verso qualcuno che si improvvisa scrittore, ma vera e propria incazzatura verso un modo, quello dell’editoria, che tanto puro non è.

Quando Ilaria e Cristina di Libri che ti passa mi hanno proposto di approfondire insieme questa tematica sono stata contenta di poter partecipare. Di cosa parliamo quando parliamo di libri? Soprattutto: tutti si sentono scrittori?

La risposta purtroppo è sì. Tutti scrivono e tutti pensano di poter scrivere. Il libro di Giulia De Lellis è solo uno dei tanti casi. Pubblicano libri i cantanti, gli attori, le starlette e gli youtuber. Ce la prendiamo con Giulia De Lellis che ha semplicemente colto l’occasione che una importante casa editrice le ha proposto. Dove eravate quando sempre Mondadori pubblicava il libro post it di Francesco Sole? Dove eravate quando (sempre Mondadori) pubblicava il libro di Barbara D’Urso diventato best seller? Che dire del libro di Ludovica Valli (chi?).

Quello di Giulia De Lellis è semplicemente un caso che fa notizia, ma di pessimi libri ne è pieno il mondo editoriale.

Vi lascio gli articoli correlati a questo blog tour a cui ho avuto il piacere di partecipare.

Il Maggio dei Libri 2019| J.D. Salinger, l’ossessione della privacy e gli scrittori di oggi!

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Il 1 gennaio 1919 a New York nacque Jerome David Salinger, lo scrittore statunitense divenuto celebre in tutto il mondo grazie al romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden. Doveroso da parte de Il Maggio dei Libri, l’iniziativa giunta alla nona edizione che celebra durante questo mese il libro e la lettura, dedicare al grande scrittore un filone tematico.

Sono sincera, Il Giovane Holden, è stata una lettura che non mi ha fatto impazzire, anzi, sincerità per sincerità, Holden guadagna i primi posti della mia personale classifica dei personaggi letterari più odiosi di tutti i tempi (si divide il podio con Il piccolo principe di Antoine de SaintExupéry).

Il romanzo uscì nel 1951 e nel 1953 in seguito allo straordinario successo del libro, Salinger iniziò a ritirarsi a vita privata, rifuggendo da qualsiasi interesse da parte della stampa e isolandosi nel suo rifugio di Cornish. Quella di Salinger verso la vita pubblica divenne una vera e propria ossessione. Il suo isolamento verso il mondo esterno fu portato all’eccesso, tanto che le notizie su di lui a un certo punto della sua vita sono cessate del tutto. La sua ultima intervista risale al 1974 al New Yorker (giornale con cui Salinger collaborava e dove nel 1965 apparve il suo ultimo racconto).

JD Salinger Portrait SessionMi piace scrivere per me stesso. Pago per questo genere di atteggiamento, Sono conosciuto come una persona strana e distaccata. Ma tutto quello che sto facendo è provare a proteggere me stesso e il mio lavoro. 

 

 

Questa cosa mi ha fatto pensare molto agli scrittori di oggi e come il rapporto con la stampa e con i lettori sia cambiato. Ci sono scrittori che farebbero carte false pur di avere un trafiletto sul giornale di cronaca locale o un passaggio in una trasmissione di un’emittente regionale e soprattutto ci sono i social network che hanno irrimediabilmente mutato il rapporto scrittore-lettore. Se fino a qualche tempo fa le uniche occasioni per poter scambiare qualche parola con lo scrittore erano le presentazioni letterarie, oggi grazie a un semplice messaggio su Facebook, Twitter o Instagram possiamo far sapere in tempo reale se quel libro ci è piaciuto o meno (e se ci è piaciuto in cosa ci è piaciuto e via discorrendo).

Oggi la barriera scrittore- lettore si è infranta e si è dato il via a questo rapporto virtuale che non ha nulla da invidiare a un rapporto reale. Mi capita di vedere lettori che si vantano di amicizie con scrittori solo perché lo scrittore in questione ha messo qualche like (va bene che dopo la storia di Marco Caltagirone vale tutto, ma andiamoci più piano a sbandierare amicizie inesistenti). Mi è capitato di vedere scrittori “corteggiare” lettori solo per la speranza di vendere qualche copia in più* e nella speranza più concreta che quel lettore lusingato da quelle attenzioni si precipiti in libreria per acquistare la copia del libro.

Avere “amici” scrittori su Facebook o seguirsi a vicenda su Twitter e Instagram è diventata consuetudine e spesso mi chiedo se questo sia sano o no in quello che poi sarà il giudizio finale del libro. Se ho lo scrittore tra gli amici avrò più pudore nel dichiarare il giudizio reale di quella lettura, perché magari ho paura che lo scrittore possa sentirsi offeso dalla mia critica o bocciatura (poi ci sono anche gli scrittori che se dici no alla loro proposta di lettura ti bloccano direttamente e dimostrano di avere un grado di maturità inferiore a un bambino di due anni*).

Quindi quello che mi chiedo e che soprattutto chiedo a voi: cosa ne pensate di questo cambiamento di rotta nel rapporto scrittore/lettore?

*tratto da una storia vera, la mia.

Il Salone del Libro 2019 | Giorno uno

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Scaramanticamente non ho detto niente fino all’ultimo. Fino alla sera prima di partire ero convinta che sarebbe successo qualcosa che avrebbe mandato tutto per aria, sia perché il mio secondo nome è ansia, sia perché come tutti i sogni che stanno per realizzarsi si fatica a credere che quella sia realtà. Ebbene questo è stato l’anno in cui per la prima volta nella mia vita sono andata al Salone del Libro, la fiera dell’editoria e del libro per eccellenza, dove tutto il gota del mondo culturale si riunisce e dove tutti i lettori sperano di andare.

Cosa è stato per me il Salone del Libro è difficile da spiegare, ancora non realizzo tutte le cose stupende che mi sono successe in quei due folli e bellissimi giorni. Per essere breve il Salone per me è stato chiacchiere, abbracci, vecchie e nuove conoscenze, file, stanchezza e scrittori che spuntavano da ogni dove. È stato girovagare tra gli stand delle case editrici che più amo, fermarmi a parlare dei libri che pubblicano, assistere alle presentazioni di scrittori che mai avrei pensato di vedere e di scrittori a cui ormai sono tanto abitata da considerarli parte della mia famiglia (ragà, ho visto più Maurizio de Giovanni che certi parenti miei).

Il venerdì è stato il giorno degli stand. Ho cercato di visitarne quanti più possibile, ma credetemi: quattro enormi padiglioni avrebbero richiesto almeno un’intera settimana. Il primo stand è stato quello della Einaudi (ovviamente). Potevo mai iniziare da uno stand diverso, io che prima o poi farò un tatuaggio di uno struzzo che certifichi il mio amore per questa casa editrice? Giammai. Che vi devo dire, quando sono entrata lì ero Alice nel paese delle mie meraviglie e le meraviglie erano quei libri che tanto amo, tutti nello stesso posto e tutti a mia disposizione. Smaltita leggermente la Einaudi Fever ho proseguito verso altri stand. NN Editore, dove ho potuto conoscere e chiacchierare con Luca Pantarotto, il fantastico SMM della casa editrice. Fazi Editore con cui da svariati mesi collaboro e che mi dà la possibilità di leggere in anteprima delle chicche del loro catalogo e che finalmente ho potuto ringraziare di persona. Feltrinelli, altra casa editrice che amo molto e che spesso mi coinvolge in iniziative legate ai libri a cui ho sempre piacere di partecipare (e per questo il mio grazie non può che andare a Valeria).

Veniamo a una delle cose, o meglio delle persone, per cui è valsa la pena tutto. Allo stand Adelphi ho potuto conoscere, chiacchierare e soprattutto abbracciare quella persona straordinaria che risponde al nome di Francesca Marson, da tutti conosciuta come nuvole d’inchiostro. Chi dice che on line non si possono conoscere belle persone mente o non ha avuto la mia stessa fortuna, perché io ho conosciuto quelle che tutt’ora sono le mie migliori amiche e mi ha permesso di conoscere anche Francesca. Oltre al nome, abbiamo in comune la passione sfrenata per la cartoleria, Grey’s Anatomy, un paio di scrittori del cuore in comune e beh, ovviamente i libri (cara Nuvole, se mi leggi ricordati la promessa fatta).

In tutto ciò stavo dimenticando che il mio giro tra gli stand ha avuto due compagne d’avventura: Francesca e Marzia. Francesca che ha capito subito che sono un’impedita nell’orientamento e che ci mancasse poco mi tenesse per mano e Marzia, la mia nuova amica milanese, lettrice doc e bravissima blogger (vi lascio qui il suo blog unlibroeunatazzadite.blogspot.com)

La cosa bella del Salone è che tra uno stand e l’altro sbucano scrittori ovunque. Vado per visitare quello de la Marcos y Marcos e spunta Pif accerchiato da giornalisti e lettori. Lascio Pif e incontro Michela Marzano e ci salutiamo tra la folla come due vecchie amiche che non si vedono da tempo. Passo allo stand Edizioni E/O dove stavo chiacchierando con Giulio Passerini dell’ufficio stampa e seduto c’è Goffredo Fofi e dietro di me Massimo Carlotto. Mi sposto per fermarmi allo stand del Corriere della Sera e incrocio Francesco Piccolo e ovviamente non potevo non fermarmi e parlare con lui (Francesco Piccolo è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, come ho fatto a rimanere calma non lo so neanche io). Cammino in direzione dell’OVAL e sbuca Roberto Saviano.

Tornando allo stand Einaudi, che non potevo visitare una volta sola, lì ho avuto il piacere di conoscere finalmente Marco Peano. Scrittore ed editor eccezionale e persona di una carineria unica, così come il mitico bot Einaudi, altra persona a cui non posso che dire grazie (lui sa il perché).

Vi lascio con il mio Salone in pillole (e domani appuntamento a domani per la seconda parte del post).

Napoli Città Libro 2019| Bilanci?

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Si è appena conclusa la seconda edizione di Napoli Città Libro, il salone del libro dell’editoria andato in scena dal 4 al 7 aprile a Castel Sant’Elmo. Dopo una prima fortunata edizione c’è stato un vero e proprio cambio di marcia per quello che ha tutta l’intenzione di diventare un appuntamento culturale fisso come le fiere e i Saloni più grandi in giro per l’Italia (vedi il Salone del Libro di Torino, LibriCome, PordenoneLegge, ecc).

Che le cose fossero diverse lo avevamo intuito già dalla conferenza stampa: numero delle case editrici partecipanti in netto rialzo (160 sigle editoriali e 115 espositori), presenza di case editrici dal richiamo nazionale (Mondadori, Neri Pozza, Edizioni E/O, NN Editore), partnership con il Polo Museale della Campania che ha messo a disposizione la location di Castel Sant’Elmo, la collaborazione del Centro per il libro e la lettura che ha sostenuto il programma sponsorizzando alcuni degli eventi più attesi.

Ieri leggevo che il Salone ha registrato ben 8 mila presenze in più dello scorso anno e quindi dovremmo brindare al successo perché si sa che alla fine sono i numeri quelli che contano e i biglietti staccati all’ingresso che hanno certificato le presenze.

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Cosa è stato il Salone del libro di Napoli per me?

Premessa: sono anni che ripeto che Napoli ha il diritto a un suo salone del libro. Una città come Napoli, dinamica, viva, culturalmente attiva e che sforna scrittori da ogni dove non può essere tagliata fuori. Sono stata alla prima edizione che si è tenuta lo scorso anno nel Complesso di San Domenico Maggiore che ho più considerato la data zero che la prima edizione e quindi tutti gli errori che avevo notato (e che con il tatto che mi contraddistingue avevo fatto notare) e che lo scorso anno ho tollerato, quest’anno non li volevo vedere neanche per scherzo… e invece no. Le cose che non hanno funzionato superano di gran lunga le cose che sono andate bene e questo lo dico con il dispiacere nel cuore perché questa edizione che prometteva bene e che doveva registrare un miglioramento rispetto alla precedente ha fatto acqua da molte parti e fa notare l’approssimazione con cui molte volte si fanno le cose.

LOCATION: Sono innamorata di Napoli. Amo Napoli in ogni suo angolo, quindi se pure mi avessero detto che la seconda edizione si sarebbe svolta in un vicolo dei Quartieri Spagnoli avrei detto: che bello, non vedo l’ora. Quando ho letto di Castel Sant’Elmo ho pensato: ma serio? Castel Sant’Elmo è un posto bellissimo, il punto più alto della città da cui si può ammirare una delle vedute più belle di Napoli quindi da questo punto di vista non si può dire nulla. Si può pero dire che non è adatto ad ospitare un evento del genere per vari motivi. È fuori mano mentre lo scorso anno eravamo in una zona più centrale. È troppo grande e questo ha significato essere troppo dispersivo (poi vi racconto quante volte mi sono persa io tra gli stand, è un numero a doppia cifra: accetto scommesse). È un posto molto freddo e ragazzi davvero io mi sono gelata. Se vi dico che le persone agli stand stavano tutti con le caramelle per la gola mi credete? Non è una battuta. Figuratevi che quella poverina di Ester Viola tanto delle mani gelate che a momenti non riusciva a farmi la dedica sul libro.

WI-FI: Lo scorso anno a San Domenico Maggiore eravamo senza connessione e senza linea telefonica. Cosa che aveva pesato tantissimo. Chi non abbiamo ritrovato quest’anno? Bravi, avete indovinato: connessione internet e linea telefonica. Quel santo uomo che cura i social network del salone avrà fatto dentro e fuori il castello non so quante volte. Io appena vedevo qualche tacchetta sul cellulare mi immobilizzavo e cercavo di caricare le stories Instagram. Solo una volta fuori ho visto i tanti messaggi di persone che mi avevano scritto sperando di poterci salutare e questa cosa mi è dispiaciuta tanto. Sono una blogger e il cento per cento della mia comunicazione avviene sui social. Il non poter comunicare in tempo reale mi ha pesato tantissimo, aspettare di ritornare a casa per caricare il materiale racconto a un certo punto mi è sembrato anche inutile perché il momento era passato. E non lo dico perché non so stare due ore senza cellulare ma perché parte del mio lavoro avviene sui social. Questa cosa dell’assenza di connessione ha pesato tantissimo anche per chi era lì con gli stand perché nessuno poteva comunicare con il proprio pubblico ed invogliarli a recarsi alla fiera e soprattutto raccontare come la fiera la stavano vivendo.

PROGRAMMA: Il programma è stato un po’ deludente. La necessità di far venire a presentare il libro a Pippo Baudo piuttosto che uno scrittore di richiamo la sto ancora capendo. Quello che mi è parso strano è stata l’assenza di alcuni scrittori napoletani importanti. Penso a Maurizio de Giovanni (che lo scorso anno era tra i promotori della manifestazione), penso a Lorenzo Marone (sì Lorenzo c’era ma era a presentare il libro di Ianniello quando avrebbe meritato un momento tutto suo). Penso a Valeria Parrella che ha pubblicato il suo libro a ridosso della manifestazione, penso ad Alessio Forgione e Alessio Arena (due giovanissimi scrittori napoletani che hanno da poco pubblicato dei libri e che a Napoli Città Libro li avrebbero potuti presentare).

MOMENTO POLEMICA: Arriviamo alla cosa che mi ha fatto più girare le scatole (e dico così perché nonostante tutto io sono una signora). Care grandi case editrici mi spiegate il senso di partecipare al Salone mandando solo i vostri libri e nessuno che vi rappresenti? Perché se mi fermo allo stand NN Editore e il tizio che hanno messo a controllare i libri NN non sa manco cosa sia io mi incazzo. NN Editore una delle case editrici che più amo e io già mi immaginavo a parlare per ore dei loro libri. Arrivo e niente, il ragazzo che era lì non conosceva un titolo. Alla fine è stato lui a dirmi: ma tu di questi quale mi consiglieresti? (e anche in questo caso non è una battuta). Allora, facciamo che il prossimo anno se partecipate, venite come si deve, altrimenti statevenn a cas’.

CONCLUSIONI. C’è tanto da lavorare, c’è tanto da migliorare. Napoli ha bisogno di un salone ma ha anche bisogno di cose fatte come si deve perché se questo Salone è nato per competere con Torino e Roma, ve lo dico: qui non competiamo manco con la fiera di quartiere.

PS: NCL è stato anche: incontrare e abbracciare finalmente la mia Ester Viola, ridere con le lacrime alla presentazione del libro di Casa Surace, emozionarsi all’incontro tra Raffaele La Capria e Silvio Perrella, ridere ancora all’incontro con Vincenzo Salemme. È stato abbracciare la mia amica Azzurra con la promessa di rivederci a Torino e passare la domenica con la mia amica e blogger del mio cuore Giuditta Casale.

PPS: se dopo questo post non mi danno il DASPO ci vediamo l’anno prossimo.

Comunicazione di servizio: su instagram.com/francescanevis trovate le stories in evidenza di Napoli Città Libro.

 

 

 

 

 

 

Tidying Up with Marie Kondo

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Se c’è una cosa che i social sanno fare bene è quello di creare polemiche. Non passa giorno in cui non ci arrabbiamo per qualcosa o per quello che ha detto qualcuno. La nostra missione quotidiana è scovare polemiche, farle nostre, batterci nel campo di battaglia del web ed uscirne vincenti (e ricominciare il giorno dopo).

Una polemica nei giorni scorsi ha scosso noi lettori. Marie Kondo vi dice niente? È l’autrice de Il magico potere del riordino. Da questo best seller mondiale è stata tratta una serie TV in onda su Netflix: Facciamo ordine con Marie Kondo. In ogni puntata Kondo spiega come riordinare secondo metodo le case in base alla tecnica del decluttering. Siccome vivere in mezzo al caos non aiuta, Kondo basandosi su questo principio insegna a riordinare, eliminando il superfluo (ed evitando di farvi finire nei programmi dedicati agli accumulatori seriali). Fin qui, nessun problema: la penso come Marie. Un oggetto che non uso più e che considero inutile mi è d’intralcio ed occupa spazio inutile e anche a me non piace circondarmi di tanta roba (eccetto i vestiti e i libri, sia chiaro). Certo, prima di buttare qualcosa non chiedo gentilmente “does this spark joy?”, ma si sa che quella insensibile sono io.

Nel momento in cui si è aperto il capitolo libri non si è capito più niente: la polemica è stata servita e noi lettori ci siamo scatenati. Procediamo con ordine. Marie ha detto che non bisogna accumulare libri. Hai sentito Ughè?, del tuo “chi accumula libri, accumula desideri” la Kondo non sa che farsene. Bisogna avere un numero massimo di libri in casa e degli altri bisogna disfarsene. Lei ad esempio ha scelto di non superare trenta libri. Di alcuni libri poi ha suggerito di tenere solo le parti che più ci sono piaciute, strappando le parti che non ci sono piaciute. Sì, Marie Kondo ha detto di strappare i libri.

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Marie bella, Marie cara, io ai libri non faccio neanche le orecchiette per tenere il segno e tu dal Giappone mi vieni a dire di strappare le pagine? Brandelli di pagine, in memoria dei tomi che ci hanno occupato casa per un po’. Partiamo dal fatto che io sono disposta a rinunciare a qualche componente della mia famiglia e a nessuno dei miei libri, perché quando guardo le mie librerie stracolme sono orgogliosa come se avessi vinto un Oscar e non sono disposta a rinunciare neanche a quelli brutti. Li tengo nascosti, perché cari lettori, una reputazione da difendere la tengo pure io, ma devono essere in casa, devo sapere che ci sono, devo vergognarmene segretamente ma devono stare lì.

Si apre allora il quesito da un milione di euro: perché non riusciamo a buttare i libri? Che patologia strana si è impossessata di noi lettori? Perché abbiamo reso Bibbia qualsiasi tipo di libri che abbiamo in casa? Ci ragionavo su con qualche altro lettore in rete e nessuno mi ha saputo dare una risposta esaustiva. Guardo le mie librerie, sono piene, al momento ho giusto due mensole quasi libere e questo significa che tra ben poco ho finito lo spazio. Volevo prendere alcuni libri e venderli (quelli che non mi sono piaciuti e un paio che mi sono stati regalati e che guarda caso non rispettano i miei gusti). Ho stilato la lista: la prima versione contava diciotto libri. L’ho riletta e redatta: scesi a dodici. L’ho riletta per l’ultima volta: tre libri. Non ne valeva più la pena. In biblioteca avrà portato qualche libro nel corso degli anni e una volta fuori solo l’idea di fare una brutta figura mi ha trattenuto dal rientrare e salvare i miei libri da quel destino di finire tra le mani di chicchessia. Insomma, se neanche le Cinquanta sfumature di grigio riesco a buttare, il fatto è veramente serio.

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Sono una drogata di libri. Sono un’accumulatrice seriale di libri. Sono talmente fuori di testa che quando leggo un libro in formato digitale e mi è piaciuto, poi compro anche la copia cartacea. Il primo passo per risolvere un problema è ammettere la sua esistenza, ho un problema con i libri, ma non me ne priverei mai, quindi mi tengo il problema e i libri.