Il (mio) Salone del libro di Torino I

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Scaramanticamente non ho detto niente fino all’ultimo. Fino alla sera prima di partire ero convinta che sarebbe successo qualcosa che avrebbe mandato tutto per aria, sia perché il mio secondo nome è ansia, sia perché come tutti i sogni che stanno per realizzarsi si fatica a credere che quella sia realtà. Ebbene questo è stato l’anno in cui per la prima volta nella mia vita sono andata al Salone del Libro, la fiera dell’editoria e del libro per eccellenza, dove tutto il gota del mondo culturale si riunisce e dove tutti i lettori sperano di andare.

Cosa è stato per me il Salone del Libro è difficile da spiegare, ancora non realizzo tutte le cose stupende che mi sono successe in quei due folli e bellissimi giorni. Per essere breve il Salone per me è stato chiacchiere, abbracci, vecchie e nuove conoscenze, file, stanchezza e scrittori che spuntavano da ogni dove. È stato girovagare tra gli stand delle case editrici che più amo, fermarmi a parlare dei libri che pubblicano, assistere alle presentazioni di scrittori che mai avrei pensato di vedere e di scrittori a cui ormai sono tanto abitata da considerarli parte della mia famiglia (ragà, ho visto più Maurizio de Giovanni che certi parenti miei).

Il venerdì è stato il giorno degli stand. Ho cercato di visitarne quanti più possibile, ma credetemi: quattro enormi padiglioni avrebbero richiesto almeno un’intera settimana. Il primo stand è stato quello della Einaudi (ovviamente). Potevo mai iniziare da uno stand diverso, io che prima o poi farò un tatuaggio di uno struzzo che certifichi il mio amore per questa casa editrice? Giammai. Che vi devo dire, quando sono entrata lì ero Alice nel paese delle mie meraviglie e le meraviglie erano quei libri che tanto amo, tutti nello stesso posto e tutti a mia disposizione. Smaltita leggermente la Einaudi Fever ho proseguito verso altri stand. NN Editore, dove ho potuto conoscere e chiacchierare con Luca Pantarotto, il fantastico SMM della casa editrice. Fazi Editore con cui da svariati mesi collaboro e che mi dà la possibilità di leggere in anteprima delle chicche del loro catalogo e che finalmente ho potuto ringraziare di persona. Feltrinelli, altra casa editrice che amo molto e che spesso mi coinvolge in iniziative legate ai libri a cui ho sempre piacere di partecipare (e per questo il mio grazie non può che andare a Valeria).

Veniamo a una delle cose, o meglio delle persone, per cui è valsa la pena tutto. Allo stand Adelphi ho potuto conoscere, chiacchierare e soprattutto abbracciare quella persona straordinaria che risponde al nome di Francesca Marson, da tutti conosciuta come nuvole d’inchiostro. Chi dice che on line non si possono conoscere belle persone mente o non ha avuto la mia stessa fortuna, perché io ho conosciuto quelle che tutt’ora sono le mie migliori amiche e mi ha permesso di conoscere anche Francesca. Oltre al nome, abbiamo in comune la passione sfrenata per la cartoleria, Grey’s Anatomy, un paio di scrittori del cuore in comune e beh, ovviamente i libri (cara Nuvole, se mi leggi ricordati la promessa fatta).

In tutto ciò stavo dimenticando che il mio giro tra gli stand ha avuto due compagne d’avventura: Francesca e Marzia. Francesca che ha capito subito che sono un’impedita nell’orientamento e che ci mancasse poco mi tenesse per mano e Marzia, la mia nuova amica milanese, lettrice doc e bravissima blogger (vi lascio qui il suo blog unlibroeunatazzadite.blogspot.com)

La cosa bella del Salone è che tra uno stand e l’altro sbucano scrittori ovunque. Vado per visitare quello de la Marcos y Marcos e spunta Pif accerchiato da giornalisti e lettori. Lascio Pif e incontro Michela Marzano e ci salutiamo tra la folla come due vecchie amiche che non si vedono da tempo. Passo allo stand Edizioni E/O dove stavo chiacchierando con Giulio Passerini dell’ufficio stampa e seduto c’è Goffredo Fofi e dietro di me Massimo Carlotto. Mi sposto per fermarmi allo stand del Corriere della Sera e incrocio Francesco Piccolo e ovviamente non potevo non fermarmi e parlare con lui (Francesco Piccolo è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, come ho fatto a rimanere calma non lo so neanche io). Cammino in direzione dell’OVAL e sbuca Roberto Saviano.

Tornando allo stand Einaudi, che non potevo visitare una volta sola, lì ho avuto il piacere di conoscere finalmente Marco Peano. Scrittore ed editor eccezionale e persona di una carineria unica, così come il mitico bot Einaudi, altra persona a cui non posso che dire grazie (lui sa il perché).

Vi lascio con il mio Salone in pillole (e domani appuntamento a domani per la seconda parte del post).

Napoli Città Libro: bilanci?

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Si è appena conclusa la seconda edizione di Napoli Città Libro, il salone del libro dell’editoria andato in scena dal 4 al 7 aprile a Castel Sant’Elmo. Dopo una prima fortunata edizione c’è stato un vero e proprio cambio di marcia per quello che ha tutta l’intenzione di diventare un appuntamento culturale fisso come le fiere e i Saloni più grandi in giro per l’Italia (vedi il Salone del Libro di Torino, LibriCome, PordenoneLegge, ecc).

Che le cose fossero diverse lo avevamo intuito già dalla conferenza stampa: numero delle case editrici partecipanti in netto rialzo (160 sigle editoriali e 115 espositori), presenza di case editrici dal richiamo nazionale (Mondadori, Neri Pozza, Edizioni E/O, NN Editore), partnership con il Polo Museale della Campania che ha messo a disposizione la location di Castel Sant’Elmo, la collaborazione del Centro per il libro e la lettura che ha sostenuto il programma sponsorizzando alcuni degli eventi più attesi.

Ieri leggevo che il Salone ha registrato ben 8 mila presenze in più dello scorso anno e quindi dovremmo brindare al successo perché si sa che alla fine sono i numeri quelli che contano e i biglietti staccati all’ingresso che hanno certificato le presenze.

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Cosa è stato il Salone del libro di Napoli per me?

Premessa: sono anni che ripeto che Napoli ha il diritto a un suo salone del libro. Una città come Napoli, dinamica, viva, culturalmente attiva e che sforna scrittori da ogni dove non può essere tagliata fuori. Sono stata alla prima edizione che si è tenuta lo scorso anno nel Complesso di San Domenico Maggiore che ho più considerato la data zero che la prima edizione e quindi tutti gli errori che avevo notato (e che con il tatto che mi contraddistingue avevo fatto notare) e che lo scorso anno ho tollerato, quest’anno non li volevo vedere neanche per scherzo… e invece no. Le cose che non hanno funzionato superano di gran lunga le cose che sono andate bene e questo lo dico con il dispiacere nel cuore perché questa edizione che prometteva bene e che doveva registrare un miglioramento rispetto alla precedente ha fatto acqua da molte parti e fa notare l’approssimazione con cui molte volte si fanno le cose.

LOCATION: Sono innamorata di Napoli. Amo Napoli in ogni suo angolo, quindi se pure mi avessero detto che la seconda edizione si sarebbe svolta in un vicolo dei Quartieri Spagnoli avrei detto: che bello, non vedo l’ora. Quando ho letto di Castel Sant’Elmo ho pensato: ma serio? Castel Sant’Elmo è un posto bellissimo, il punto più alto della città da cui si può ammirare una delle vedute più belle di Napoli quindi da questo punto di vista non si può dire nulla. Si può pero dire che non è adatto ad ospitare un evento del genere per vari motivi. È fuori mano mentre lo scorso anno eravamo in una zona più centrale. È troppo grande e questo ha significato essere troppo dispersivo (poi vi racconto quante volte mi sono persa io tra gli stand, è un numero a doppia cifra: accetto scommesse). È un posto molto freddo e ragazzi davvero io mi sono gelata. Se vi dico che le persone agli stand stavano tutti con le caramelle per la gola mi credete? Non è una battuta. Figuratevi che quella poverina di Ester Viola tanto delle mani gelate che a momenti non riusciva a farmi la dedica sul libro.

WI-FI: Lo scorso anno a San Domenico Maggiore eravamo senza connessione e senza linea telefonica. Cosa che aveva pesato tantissimo. Chi non abbiamo ritrovato quest’anno? Bravi, avete indovinato: connessione internet e linea telefonica. Quel santo uomo che cura i social network del salone avrà fatto dentro e fuori il castello non so quante volte. Io appena vedevo qualche tacchetta sul cellulare mi immobilizzavo e cercavo di caricare le stories Instagram. Solo una volta fuori ho visto i tanti messaggi di persone che mi avevano scritto sperando di poterci salutare e questa cosa mi è dispiaciuta tanto. Sono una blogger e il cento per cento della mia comunicazione avviene sui social. Il non poter comunicare in tempo reale mi ha pesato tantissimo, aspettare di ritornare a casa per caricare il materiale racconto a un certo punto mi è sembrato anche inutile perché il momento era passato. E non lo dico perché non so stare due ore senza cellulare ma perché parte del mio lavoro avviene sui social. Questa cosa dell’assenza di connessione ha pesato tantissimo anche per chi era lì con gli stand perché nessuno poteva comunicare con il proprio pubblico ed invogliarli a recarsi alla fiera e soprattutto raccontare come la fiera la stavano vivendo.

PROGRAMMA: Il programma è stato un po’ deludente. La necessità di far venire a presentare il libro a Pippo Baudo piuttosto che uno scrittore di richiamo la sto ancora capendo. Quello che mi è parso strano è stata l’assenza di alcuni scrittori napoletani importanti. Penso a Maurizio de Giovanni (che lo scorso anno era tra i promotori della manifestazione), penso a Lorenzo Marone (sì Lorenzo c’era ma era a presentare il libro di Ianniello quando avrebbe meritato un momento tutto suo). Penso a Valeria Parrella che ha pubblicato il suo libro a ridosso della manifestazione, penso ad Alessio Forgione e Alessio Arena (due giovanissimi scrittori napoletani che hanno da poco pubblicato dei libri e che a Napoli Città Libro li avrebbero potuti presentare).

MOMENTO POLEMICA: Arriviamo alla cosa che mi ha fatto più girare le scatole (e dico così perché nonostante tutto io sono una signora). Care grandi case editrici mi spiegate il senso di partecipare al Salone mandando solo i vostri libri e nessuno che vi rappresenti? Perché se mi fermo allo stand NN Editore e il tizio che hanno messo a controllare i libri NN non sa manco cosa sia io mi incazzo. NN Editore una delle case editrici che più amo e io già mi immaginavo a parlare per ore dei loro libri. Arrivo e niente, il ragazzo che era lì non conosceva un titolo. Alla fine è stato lui a dirmi: ma tu di questi quale mi consiglieresti? (e anche in questo caso non è una battuta). Allora, facciamo che il prossimo anno se partecipate, venite come si deve, altrimenti statevenn a cas’.

CONCLUSIONI. C’è tanto da lavorare, c’è tanto da migliorare. Napoli ha bisogno di un salone ma ha anche bisogno di cose fatte come si deve perché se questo Salone è nato per competere con Torino e Roma, ve lo dico: qui non competiamo manco con la fiera di quartiere.

PS: NCL è stato anche: incontrare e abbracciare finalmente la mia Ester Viola, ridere con le lacrime alla presentazione del libro di Casa Surace, emozionarsi all’incontro tra Raffaele La Capria e Silvio Perrella, ridere ancora all’incontro con Vincenzo Salemme. È stato abbracciare la mia amica Azzurra con la promessa di rivederci a Torino e passare la domenica con la mia amica e blogger del mio cuore Giuditta Casale.

PPS: se dopo questo post non mi danno il DASPO ci vediamo l’anno prossimo.

Comunicazione di servizio: su instagram.com/francescanevis trovate le stories in evidenza di Napoli Città Libro.

 

 

 

 

 

 

Tidying Up with Marie Kondo

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Se c’è una cosa che i social sanno fare bene è quello di creare polemiche. Non passa giorno in cui non ci arrabbiamo per qualcosa o per quello che ha detto qualcuno. La nostra missione quotidiana è scovare polemiche, farle nostre, batterci nel campo di battaglia del web ed uscirne vincenti (e ricominciare il giorno dopo).

Una polemica nei giorni scorsi ha scosso noi lettori. Marie Kondo vi dice niente? È l’autrice de Il magico potere del riordino. Da questo best seller mondiale è stata tratta una serie TV in onda su Netflix: Facciamo ordine con Marie Kondo. In ogni puntata Kondo spiega come riordinare secondo metodo le case in base alla tecnica del decluttering. Siccome vivere in mezzo al caos non aiuta, Kondo basandosi su questo principio insegna a riordinare, eliminando il superfluo (ed evitando di farvi finire nei programmi dedicati agli accumulatori seriali). Fin qui, nessun problema: la penso come Marie. Un oggetto che non uso più e che considero inutile mi è d’intralcio ed occupa spazio inutile e anche a me non piace circondarmi di tanta roba (eccetto i vestiti e i libri, sia chiaro). Certo, prima di buttare qualcosa non chiedo gentilmente “does this spark joy?”, ma si sa che quella insensibile sono io.

Nel momento in cui si è aperto il capitolo libri non si è capito più niente: la polemica è stata servita e noi lettori ci siamo scatenati. Procediamo con ordine. Marie ha detto che non bisogna accumulare libri. Hai sentito Ughè?, del tuo “chi accumula libri, accumula desideri” la Kondo non sa che farsene. Bisogna avere un numero massimo di libri in casa e degli altri bisogna disfarsene. Lei ad esempio ha scelto di non superare trenta libri. Di alcuni libri poi ha suggerito di tenere solo le parti che più ci sono piaciute, strappando le parti che non ci sono piaciute. Sì, Marie Kondo ha detto di strappare i libri.

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Marie bella, Marie cara, io ai libri non faccio neanche le orecchiette per tenere il segno e tu dal Giappone mi vieni a dire di strappare le pagine? Brandelli di pagine, in memoria dei tomi che ci hanno occupato casa per un po’. Partiamo dal fatto che io sono disposta a rinunciare a qualche componente della mia famiglia e a nessuno dei miei libri, perché quando guardo le mie librerie stracolme sono orgogliosa come se avessi vinto un Oscar e non sono disposta a rinunciare neanche a quelli brutti. Li tengo nascosti, perché cari lettori, una reputazione da difendere la tengo pure io, ma devono essere in casa, devo sapere che ci sono, devo vergognarmene segretamente ma devono stare lì.

Si apre allora il quesito da un milione di euro: perché non riusciamo a buttare i libri? Che patologia strana si è impossessata di noi lettori? Perché abbiamo reso Bibbia qualsiasi tipo di libri che abbiamo in casa? Ci ragionavo su con qualche altro lettore in rete e nessuno mi ha saputo dare una risposta esaustiva. Guardo le mie librerie, sono piene, al momento ho giusto due mensole quasi libere e questo significa che tra ben poco ho finito lo spazio. Volevo prendere alcuni libri e venderli (quelli che non mi sono piaciuti e un paio che mi sono stati regalati e che guarda caso non rispettano i miei gusti). Ho stilato la lista: la prima versione contava diciotto libri. L’ho riletta e redatta: scesi a dodici. L’ho riletta per l’ultima volta: tre libri. Non ne valeva più la pena. In biblioteca avrà portato qualche libro nel corso degli anni e una volta fuori solo l’idea di fare una brutta figura mi ha trattenuto dal rientrare e salvare i miei libri da quel destino di finire tra le mani di chicchessia. Insomma, se neanche le Cinquanta sfumature di grigio riesco a buttare, il fatto è veramente serio.

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Sono una drogata di libri. Sono un’accumulatrice seriale di libri. Sono talmente fuori di testa che quando leggo un libro in formato digitale e mi è piaciuto, poi compro anche la copia cartacea. Il primo passo per risolvere un problema è ammettere la sua esistenza, ho un problema con i libri, ma non me ne priverei mai, quindi mi tengo il problema e i libri.

 

#VogliamoLeggere #BlogNotesMaggio

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Il Maggio dei Libri continua e questa settimana la tematica scelta è #VogliamoLeggere. Proprio all’inizio dell’anno feci una sorta di buono propositi in fatto di libri e potrei dirvi quali ho messo in atto e quali no, ma i bilanci vanno fatti a fine anno e quindi portate pazienza ancora per un bel po’.

Collegandomi al bellissimo post di Nereia sul suo LibrAngolo Acuto  ho provato a ragionare su cosa mi aspetto dai libri e cosa voglio leggere io. Pronti? Ecco la mia lista.

  • Voglio leggere storie capaci di catturarmi dalla prima all’ultima riga, un libro da cui non voglio staccarmi fino a quando non l’ho portato a termine, un libro capace da farmi venire gli occhi rossi e stanchi e che nonostante questo non mi fa interrompere la lettura;
  • Voglio leggere storie audaci e rischiose e voglio autori che si mettano in discussione, abbandonando la loro comfort zone abituale per stupirci del tutto. Non so voi, ma io sono stanca di storie che si somigliano, di tematiche trite e ritrite che sembrano essere affrontate tutto dallo stesso punto di vista. La bellezza dei libri è questa, autori capaci di portarti lì dove nessun altro ti aveva ancora portato prima;
  • Voglio leggere storie capaci di andare più a fondo. Quello che noto è che gli autori molte volte restano in superficie, quasi come se dovessero svolgere il compitino per arrivare alla sufficienza. Saranno anche storie belle, ma sono storie che dopo un po’ le dimentichi. Emil Cioran diceva «un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle, un libro deve essere un pericolo», molti dei libri d’oggi a stento ti graffiano;
  • Voglio leggere storie meno prevedibili. Avete presente quella sensazione di quando siete a metà libro e avete capito già come si evolverà il tutto? È la stessa sensazione di quanto intuite l’assassino già prima che il delitto sia avvenuto. Ricordatevelo: quando il lettore anticipa l’autore il libro ha toppato;
  • Voglio scoprire un nuovo autore e voglio innamorarmene follemente così da recuperare tutto ciò che ha scritto fino ad oggi e voglio stupirmi di ogni nuova scoperta fatta su di lui;
  • Voglio trovare il tempo di leggere i libri acquistati da tempo e che mi riprometto sempre di iniziare (tipo Dieci donne di Marcela Serrano, Prima che sia notte di Reinaldo Arenas, L’incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami…);
  • Voglio trovare il tempo di proseguire le letture iniziate e che per svariati motivi ho dovuto interrompere e che non ho più ripreso (tipo Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco, L’amore prima di noi di Paola Mastracola, Nessuno è indispensabile di Peppe Fiore…);
  • Voglio leggere alcuno di quei classici indispensabili nella formazione di un lettore che mi intimoriscono perché penso sempre di non capirli e di non esserne all’altezza (come Anna Karenina di Lev Tolstoj, Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij);
  • Voglio leggere anzi voglio rileggere alcuni dei libri che più mi sono piaciuti nel corso degli ultimi anni perché sono sicura che li leggerei diversamente e potrei cogliere delle sfumature che alla prima lettura mi sono sfuggite (tipo Il maestro e Margherita di Bulgakov, 1984 di Orwell, Lessico Famigliare della mia amata Natalia Ginzburg).

Insomma sono tante le cose che #VoglioLeggere e sono tante le cose che mi aspetto dai libri. Ora aspetto voi: cosa volete leggere?

Vi ricordo la fantastica squadra di blogger che compongono il #BlogNotesMaggio che sta arricchendo il Maggio dei Libri con i libro interventi.

Angela, Angela Cannucciari (Youtube)
Maria, @mariadicuonzo1 (Twitter)
Giada, Dada Who? (Youtube)
Paola, @paolacsaba (Twitter)
Selvaggia,  SelvaggiaAngelica (Youtube)

A spasso per Napoli #BlogNotesMaggio

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Napoli ho imparato a conoscerla quando a diciannove anni ho iniziato a frequentare l’università e per molto tempo, quasi mi vergogno a dirlo, la mia conoscenza di Napoli era limitata al tragitto stazione-università. Piano piano presi l’abitudine di allontanarmi dalla facoltà e a fare la turista scoprendola di volta in volta e oggi sono una ragazza di provincia che appena può prende il treno e vado ad immergermi completamente in questa splendida metropoli che sì, avrà tutti i problemi che conosciamo ma è e resta una delle più belle città del mondo (sono di parte? certo che lo sono).

Le bellezze di Napoli non si contano, è una città ricca di storia, cultura, arte, magnifici monumenti, piazze splendide, tantissimi musei e panorami mozzafiato (il mio preferito è quello visibile da Castel dell’Ovo), poi se iniziamo a parlare della Napoli gastronomica non ce ne usciamo più (vorrei dirvi dove ho mangiato la pizza migliore a Napoli ma io in ogni pizzeria di Napoli ho mangiato la pizza migliore della mia vita). Mettiamo per puro caso che tre kamikaze scelgano Napoli per compiere un attentato (toccate il corniciello, mi raccomando). Secondo voi riusciranno nell’impresa o si faranno coinvolgere dal tipico atteggiamento napoletano integrandosi a tal punto che ne combineranno una dietro l’altra e di questo attentato non si avrà mai notizia? Napoli è una città che si difende da sola grazie agli imprevisti che crea, quindi non ha bisogno manco dell’esercito per far fronte ai problemi, anche al kamikaze più devoto alla causa passerà la voglia di far saltare in aria tutti dopo un viaggio sulla Circumvesuviana. Non voglio dirvi molto però, ci ha pensato Pino Imperatore nel suo “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” a mettere su una storia dove si scherza con quella che è diventata la paura dei nostri giorni e accanto al divertimento e all’ironia pura ha ribadito la bellezza di Napoli e la ricchezza di questa città.

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Niente di meno che Feisal, uno dei tre attentatori, dopo aver assistito al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, nelle sue preghiere ha sostituito Allah col patrono partenopeo. Il miracolo del sangue è un appuntamento molto sentito dai napoletani che tre volte all’anno si recano presso il Duomo e fiduciosi attendono la liquefazione del sangue. Se si scioglie è positivo per la città e i suoi abitanti, se non si scioglie è considerato nefasto e le conseguenze potrebbero essere negative. Nel 1939 ad esempio non si sciolse e iniziò la seconda guerra mondiale e nel 1980 e ci fu il terremoto in Irpinia. Potrebbero essere coincidenze però come direbbe Eduardo De Filippo: essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.

Il Duomo di Napoli in pieno centro storico dichiarato Patrimonio dell’Unesco è la chiesa più importante di Napoli, voluta da Carlo I durante il periodo del suo regno angioino e i lavori per la realizzazione continuarono durante il periodo di Carlo II e Roberto I. Nel corso del tempo è stato sottoposto a numerosi restauri in seguito ai danni provocati dalle diverse eruzioni del Vesuvio e dai terremoti, in particolare quello del 1349 fece crollare l’originale facciata.

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Poco distante dal Duomo, passando per Spaccanapoli si arriva alla Cappella di Sansevero. Quando Feisal (sempre lui) entra nella cappella viene completamente trasportato in una dimensione di meraviglia. Tra l’altro la nascita della Cappella ha una sua leggenda. Pare che un uomo arrestato ingiustamente passando in catene per Piazza San Domenico Maggiore vide crollare una parte del muro del palazzo della famiglia Di Sangro e tale crollo lasciò scoperto un ritratto della Vergine. L’uomo fece un voto: se le accuse fossero cadute avrebbe portato un’iscrizione e una lampada. Tutto ciò accadde, la voce si diffuse e il luogo divenne meta di pellegrinaggio. Alla Madonna si rivolse anche Giovan Francesco Di Sangro che scampò a una malattia e per ricambiare la grazia ottenuta fece costruire la prima cappella. Ciò che però di meraviglioso ha la Cappella di Sansevero è la statua del Cristo Velato una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. Se andate a Napoli non perdetevelo, è un’esperienza straordinaria.

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Sempre Feisal una volta di fronte al Maschio Angioino provò la sensazione che aveva provato la prima volta che aveva visto una moschea: totale stupore. Il Maschio Angioino è conosciuto dai napoletani anche come Castel Nuovo perché nacque proprio per essere differenziato dai due già esistenti: Castel dell’Ovo e Castel Capuano. Carlo I D’Angiò ne commissionò la realizzazione anche se a causa della sua morte non poté vederlo finito. Suo figlio si trasferì nel castello e lo adattò alle sue esigenze. Oltre ad essere dimora reale, negli anni il Maschio è stato uno dei fulcri culturali ospitando letterati come Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Nel corso del tempo il Maschio divenne semplice presidio militare, complice il fatto che nuove realtà stavano sorgendo nei dintorni, come Palazzo Reale e la Reggia di Capodimonte. Anche il Maschio non è esente da una leggenda di cui se ne sono occupati anche Benedetto Croce e Alexander Dumas. Pare che la Regina Giovanna utilizzasse la fossa contenente un coccodrillo per disfarsi dei suoi amanti.

Insomma Napoli è un museo a cielo aperto che non smette mai di stupire.

Come sempre vi invito a seguire il #BlogNotesMaggio relativo al Maggio dei Libri. Ci stiamo divertendo a raccontarci attraverso i nostri amati libri e tutti gli interventi del #BlogNotes sono interessanti oltre che preziosi.

Per la tematica del Patrimonio Europeo sono partita dal libro di Pino Imperatore Allah, San Gennaro e i tre kamikaze che vi consiglio assolutamente.

Napoli Città Libro: conferenza stampa

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Si è tenuta nella mattinata di ieri presso l’Unione degli Industriali di Napoli la conferenza stampa di presentazione del programma del primo Salone del Libro e dell’Editoria campano, il Napoli Città Libro che si svolgerà dal 24 al 27 maggio presso il complesso di San Domenico Maggiore.

Presenti i tre editori ideatori del Salone, Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco; l’assessore alla cultura di Napoli Nino Daniele, il direttore artistico Francesco Durante e lo scrittore eletto padrino dell’evento Maurizio de Giovanni.

Come l’editore Diego Guida ha spiegato, l’idea è nata nei più semplici dei modi: davanti a un caffè. Ragionando insieme agli altri due di cultura ed editoria del mezzogiorno, si interrogavano sul fatto che fosse quasi impossibile che una città come Napoli non avesse una fiera dedicata ai libri. Certo, a Napoli si legge poco se rapportato alle altre città italiane, specie quelle del nord dove il paragone è drastico, ma Napoli è una città viva dal punto di vista culturale, la vitalità e la ricchezza capaci di essere generate da Napoli è sotto gli occhi di tutti e quindi è possibile oltre che doveroso costruire qualcosa di concreto presente sul nostro territorio.

Il Salone chiamato Napoli Città Libro per sottolineare il suo essere non semplicemente una fiera ma un evento dove la città sia fortemente legata al libro, ha avuto un padrino d’eccezione: lo scrittore Maurizio de Giovanni. Il suo aiuto è stato fondamentale e in ogni occasione de Giovanni ha mostrato il suo disappunto verso i tanti scrittori napoletani che si sono mostrati disinteressati nei confronti dell’evento. Come lui stesso ha spiegato gli scrittori da Napoli prendono tanto, la rendono protagonista delle loro storie e quindi tutto ciò che hanno preso nel corso di questi anni dovrebbe essergli restituito in qualche modo, tipo con la presenza e con il loro contributo verso iniziative di questo genere.

Francesco Durante, il direttore artistico di questo festival, ha spiegato che la tematica scelta è “Back Home” un ritorno a casa per un salone che da Napoli mancava da tantissimi anni. Altra cosa che dimostra che al sud è possibile collaborare è la rete dei festival del sud, un insieme di ben venticinque festival (tra cui il Salerno Letteratura, Una Marina di Libri di Palermo, il Women’s Fiction Festival di Matera) che come obiettivo comune hanno la diffusione della cultura al sud Italia.

Dal 24 al 27 maggio presso il complesso di San Domenico Maggiore andrà in scena il Napoli Città Libro che alla sua prima edizione ha registrato numeri importanti: 110 stand di editori (molti big affiancati all’editoria più piccola), 300 eventi tra presentazioni, letture, teatro, musica e laboratori. Tantissimi libri presentati in anteprima e molti dibattiti culturali. Da segnalare il primo evento in programma, il forum “La cultura salverà il Mezzogiorno? Un paese diviso investe sulle nuove generazioni” con tre giornalisti internazionali che intervisteranno il Sindaco di Matera (capitale della cultura 2019) Raffaello Giulio De Ruggieri, l’Assessore alla Cultura di Palermo (capitale italiana della cultura 2018) Andrea Cusumano e il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Tra gli ospiti italiani presenti al Salone ci saranno: Franco Arminio, Fortunato Cerlino, Cristina Comencini, Nando Dalla Chiesa, Giancarlo De Cataldo, Maurizio deGiovanni, Diego De Silva, Tony Laudadio, Lorenzo Marone, Marco Marsullo, Silvio Muccino, Sandra Petrignani, Rosella Postorino e Marcello Simoni.

Presenti tra gli altri anche i The Jackal, il duo Gigi e Ross e gli attori Massimiliano Gallo e Alberto Rossi.

Nella serata di chiusura previsto il Premio Napoli Città Libro.

Da segnalare la mostra “Editori napoletani tra presente e passato” a cura della Biblioteca Nazionale di Napoli e l’iniziativa “Un libro in sospeso” dove sarà possibile regalare un libro alle biblioteche pubbliche.

Vi invito a seguire il sito ufficiale di Napoli Città Libro dove sono riportate tutte le news legate all’evento e dove a breve verrà inserito il programma ufficiale.

Lettura come Libertà #BlogNotesMaggio

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A tutti i miei traumi io ho reagito sempre alla stessa maniera: chiedendo aiuto ai libri. Per quel che mi riguarda, il libro è prima di tutto una ciambella di salvataggio. Non che ti migliori, a questo credo poco. E neppure che ti sani la ferita. Però ti placa. Alla maniera di un lenimento, di un farmaco di pronto intervento. E quando dico libro, dico libro in generale. Non romanzo soltanto.

Il sorriso di don Giovanni di Ermanno Rea

Quando mi chiedono perché mi piace leggere generalmente non so rispondere. Potrei uscirmene con quelle frasi fatte come leggo per crescere, leggo per imparare, leggo per viaggiare con la fantasia e altre cose così che detto tra noi risultano un po’ banali, non trovate?

Leggo perché mi piace e a questo non so aggiungere altro. Leggo da quando a otto anni avevo il mio appuntamento fisso in edicola con i fumetti. Leggo da quando a dieci anni ho letto il mio primo libro “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman e una volta finito ho sentito la necessità di iniziarne un altro. Leggo da quando da adolescente passando per Coelho, Dan Brown, Harper Lee e Pirandello ho capito che senza libri le mie giornate erano un po’ più vuote. Oggi senza un libro non riesco ad immaginarmi, se passa una settimana senza averne aperto uno mi sento in colpa. Sono quella che in borsa ha sempre con sé il Kindle, che a casa ha la pila di libri che invece di assottigliarsi aumenta a dismisura e sono quella che se non passa in libreria a dare un’occhiata e fare quattro chiacchiere col libraio si sente come se le mancasse qualcosa.

Sono una dipendente dai libri o più semplicemente sono una dipendente dalle storie che raccontano. Se penso ai libri che mi hanno deluso, a quelli che mi hanno emozionato, a quelli che mi hanno fatto arrabbiare e a quelli che mi hanno insegnato qualcosa… cavolo io di libri ne parlerei per ore.

Guardo le mie tre librerie che ho a casa che ospitano i libri che ho accumulato negli anni con i miei soli risparmi e sono felice, la guardo e nella mia testa ho la vocina di Gollum che dice il mio tesssoro.

Una mia amica tempo fa mi ha detto quando parli di libri ti si illuminano gli occhi, questo per farvi capire che tipo di legame ho sviluppato nel tempo con i libri.

Quando Il Maggio dei Libri ha proposto il filone Lettura come Libertà mi sono fermata a lungo a pensare a cosa volesse dire. Io l’ho interpretata in due modi. La prima è legata alla conoscenza: leggere significa conoscere e conoscere significa essere liberi. L’ignoranza crea schiavitù e preconcetti, la conoscenza crea libertà e apertura mentale. Ribaltando si potrebbe interpretarlo come leggere in libertà, senza condizionamenti, senza pensare questo libro è giusto e questo no, questo autore va bene e quest’altro no.

Qualche giorno fa ne parlavo con altre blogger coinvolte in questa bellissima avventura del #BlogNotesMaggio; lo snobismo nel mondo dei libri non porta a nulla di buono, ci rende solo più antipatici agli occhi dei non lettori. Insomma smettiamola di fare i maestrini sotuttoio, smettiamola di reputarci migliori di chi non legge, smettiamola con se non hai letto Delitto e Castigo è inutile che ti leggi venti libri al mese. Leggere non è questo, leggere non è creare squadre e fazioni. Nella mia carriera da lettrice ho letto Fabio Volo, ho letto le cinquanta sfumature, ho letto un fantasy che mi ha fatto piangere e quindi? Ora lo so che con queste rivelazioni ho perso tutta la mia credibilità ma sinceramente mi importa poco perché so di aver letto libri che mi hanno formato e accanto a questi ho letto libri di puro intrattenimento perché la testa in quel momento aveva bisogno di svago.

Essere liberi di scegliere un libro è l’essenza del lettore: non privatevene.

Il Maggio Dei Libri & #BlogNotesMaggio

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Oggi 23 aprile, giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore, inizia ufficialmente Il Maggio Dei Libri che si concluderà il 31 del prossimo mese.

L’iniziativa di promozione culturale arriva al suo ottavo anno, promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di anno in anno si arricchisce di iniziative diventando uno degli appuntamenti fissi per gli amanti della lettura e non solo. Lo slogan del Maggio è: leggere e leggere ovunque. Questa iniziativa infatti mira alla riscoperta della lettura come strumento di crescita personale, civile e sociale e ogni regione si sta impegnando con tantissime iniziative che ruotano tutte intorno al libro e alla lettura. Sono già mille infatti le iniziative registrate nella banca dati sul sito ufficiale de Il Maggio dei Libri e di giorno in giorno crescono. Con il motto leggere, leggere ovunque, si vuole cercare di far uscire la lettura dai soliti contesti come scuole, librerie e biblioteche ed approdare negli angoli più impensabili delle città come negozi, autobus, parchi, cinema, insomma niente deve fermare i lettori e qualsiasi iniziativa legata alla lettura è ben accetta.

Il Maggio dei Libri di quest’anno ha proposto tre filoni tematici ai quali ispirarsi per le iniziative della campagna: Lettura come libertà, 2018 Anno Europeo del Patrimonio e La lingua come strumento d’identità. Il primo filone richiama la libertà che deriva dalle conoscenze acquisite grazie alla lettura, ma anche la libertà di scegliere cosa leggere. Il secondo filone è collegato all’anno europeo del patrimonio culturale ed è l’occasione per scoprire o riscoprire il nostro patrimonio; siamo il Paese con il più alto numero di beni culturali, ogni tanto dovremmo ricordarcelo. Infine il terzo tema si lega alla conoscenza della lingua ed è un omaggio a Tullio De Mauro a un anno dalla sua morte. Come ha affermato “la distruzione del linguaggio è la premessa a ogni futura distruzione” e quindi è bene sempre sottolineare l’importanza della lingua.

Nella scorsa edizione della campagna il Maggio dei Libri ha coinvolto i book blogger che quest’anno tornano a raccontare la campagna di promozione della lettura attraverso i loro blog e gli account social. Accanto a blogger come Laura Ganzetti (Il tè tostato), Francesca Crescentini (Tegamini), Jessica Pelide (Books and Freckles), Simona Scravaglieri (Letture sconclusionate) e altri, quest’anno ci sarò anche io. Dalle pagine di questo blog, ricollegandomi ai filoni tematici proposti dal Maggio racconterò le mie letture preferite.

Per essere aggiornati su tutte le iniziative, basta andare sul sito de Il Maggio dei Libri o seguire i loro canali social: non ci resta che iniziare.

#BlogNotesMaggio

Il #BlogNotes è stato ideato da Laura Ganzetti (Il Tè Tostato) per promuovere attraverso i social gli eventi editoriali in giro per l’Italia. Si basa sulla collaborazione tra chi ha la passione dei libri, blogger o semplici lettori, che si uniscono e fanno rete tra loro e il #BlogNotesMaggio ha proprio l’intento di raccontare il Maggio dei Libri. Quest’anno salgo a bordo del #BlogNotes anche io insieme a un gruppo di fantastici blogger e lettori che vi elenco di sotto:

Scrittori da un solo libro

Finalmente torno ad aggiornare il mio amato blog, perdonate l’assenza e i pochi contenuti ma qualche impegno personale e qualche piccolo imprevisto mi ha portato via il tempo necessario per star dietro al sito. In questa domenica apparentemente tranquilla in cui ho deciso di dedicarmi solo ai miei amati libri ho pensato bene di scrivere qualcosina e quindi ecco qui un nuovo post. Mettendo da parte per un attimo le classiche recensioni (ci sto lavorando sopra e fra poco torneranno anche quelle) oggi spazio alle curiosità che ogni tanto cerco di conoscere documentandomi un po’.

Ci sono scrittori proliferi così come ci sono scrittori che hanno conosciuto la fama soltanto grazie ad un unico libro e quindi il loro nome è associato indissolubilmente alla loro unica creatura. Ecco quindi cinque grandi scrittori e i loro unici capolavori.

Emily Brontë: Cime Tempestose

La seconda delle sorelle Brontë è famosa per il suo unico romanzo Cime Tempestose, considerato uno dei classici della letteratura inglese del diciannovesimo secolo. Emily aveva avuto fin da giovane una salute cagionevole. Si ammalò di tubercolosi e nel 1848 entrò nella fase terminale della malattia. Secondo una lettera del suo editore in quel periodo era impegnata nella stesura del suo secondo romanzo che però non vide mai luce.

 

Margaret Mitchell: Via col vento

Margaret Mitchell era una fervida lettrice. Leggeva tutto ciò che trovava avidamente e al marito spettava il compito di portarle i libri presi in prestito dalla biblioteca locale. Stanco di questo tran tran, suggerì alla moglie di smettere di leggere e provare lei stessa a scrivere qualcosa. Decise quindi di mettersi alla prova e, complice un lungo periodo di riabilitazione alla gamba che la costringeva a riposo, scrisse il suo primo libro. Margaret però lo aveva considerato più un passatempo che un lavoro vero e proprio anche se quando un agente letterario venne a conoscenza del manoscritto e lo chiese per leggerlo, lei non ci pensò due volte a consegnarlo. La casa editrice fu subito presa dal romanzo e decisero di pubblicarlo immediatamente nel 1936. Via col vento vinse il Pulitzer e dal libro venne tratto il celebre film. Nel 1949 lei e suo marito vennero coinvolti in un incidente stradale dove Mitchell perse la vita qualche giorno dopo il ricovero.

 

Sylvia Plath: La campana di vetro

L’unico romanzo di Sylvia Plath, La campana di vetro, è un romanzo semi-autobiografico, unico nella carriera della Plath morta suicida nel 1963 a soli trent’anni. Quando la Plath morì lei e il marito, per quanto separati, erano ancora formalmente sposati, motivo per cui a lui spettò tutto il patrimonio della moglie comprendente quaderni privati e un manoscritto incompleto di quello che sarebbe dovuto essere il secondo romanzo. Lui distrusse gran parte dell’eredità e altro materiale non è stato mai più ritrovato.

 

J.D.Salinger: Il giovane Holden

Il romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden fu l’unico romanzo dello scrittore J.D.Salinger, accostato a una serie di racconti. Il successo improvviso del romanzo e la conseguente popolarità turbò molto Salinger che alla notorietà rispose isolandosi sempre di più e tutti coloro che invadevano la sua privacy, minacciava di agire per vie legali.

 

Giuseppe Tomasi Di Lampedusa: Il gattopardo

L’unico romanzo dell’autore siciliano, Il gattopardo, fu pubblicato postumo un anno dopo la morte dello scrittore che vinse poi il Premio Strega e divenne best seller. Considerato oggi uno dei romanzi più grandi della letteratura italiana rischiò di non vedere mai la pubblicazione dato che sia Mondadori che Einaudi si rifiutarono di pubblicarlo. Elio Vittorini che lavorava per entrambe le case editrici decise di rispedire il manoscritto all’autore bloccandone la pubblicazione. Dopo la morte di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa il libro fu pubblicato da Feltrinelli diventando un vero e proprio caso editoriale.

Books & Bed

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Books & Bed di Tokyo 

Dopo il punto vendita a Piazza Vanvitelli a Napoli la Mooks (libreria del circuito Mondadori) ha da poco inaugurato una seconda sede in via Luca Giordano nel palazzo che per anni è stato sede storica della pasticceria Bellavia. Una libreria strutturata in due piani in un quartiere, il Vomero, che se fino a qualche anno fa faceva notizia per la chiusura di librerie da un periodo a questa parte sta conoscendo una vera e propria rinascita culturale. IoCiSto, la prima libreria ad azionariato popolare aperta nel 2014, la sopra citata Mooks inaugurata nel 2015 e per finire la libreria Raffaello che dopo due punti vendita nei quartieri collinari nel 2016 è sbarcata anche Via Kerbaker coniugando libreria e coffee point che danno vita a un vero e proprio caffè culturale. Tre librerie che si dividono iniziative culturali legate ai libri e non in un quartiere «affamato» di cultura

Veniamo però alla novità vera e propria della seconda sede Mooks. Oltre alla libreria vera e propria all’interno del palazzo tra librerie e mensole verrà riservato uno spazio che permetterà alle persone di poter pernottare tra gli amati libri. Per chi dei libri non può farne a meno questo è uno dei sogni che finalmente potranno realizzare. L’esperimento ha un solo precedente estero a Tokyo e molte volte è stato riportato dai siti e quotidiani italiani. Ora anche noi potremmo vivere questa esperienza più unica che rara.

Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori Collinari ha così commentato la notizia: mi auguro che la nascita di questa nuova attività  possa rappresentare il primo esempio di un’inversione di tendenza che veda, in occasione della chiusura di pubblici esercizi,  quali bar, ristoranti e affini, l’apertura di luoghi di cultura e di socializzazione, rappresentati segnatamente dalle librerie, con le attività ad esse annesse e connesse, anche innovative, come quella, annunciata per il nuovo bookstore, di un Book & Bed, una novità in Italia ma che in Giappone ha fatto passi da gigante, al punto che oltre due anni fa, nel novembre del 2015, a Tokio ha visto la luce il primo hotel libreria, un albergo, realizzato dagli architetti giapponesi, Makoto Tanijiri e Ai Yoshida, che può ospitare un massimo di trenta persone, interamente dedicato agli amanti della lettura, dove le camere sono realizzate con letti collocati in mezzo a scaffali pieni di libri.

Insomma, poche settimane di pazienza e una volta terminati gli interventi di recupero la zona Books & Bed sarà operativa e appena pronta mi aspetto un bell’invito da parte della Mooks per farmi vivere quest’esperienza unica.