Confidenza| Domenico Starnone

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Facciamo che io ti racconto un mio segreto così orribile che nemmeno tra me e me ho mai provato a raccontarmelo, e tu però me ne devi confidare uno equivalente, qualcosa che se si sapesse ti distruggerebbe per sempre.

Quante sciocchezze facciamo per amore? Quante sono le decisioni che prendiamo a cuor leggero senza pensare alle conseguenze e prese solo per accontentare il partner? Quante cose ci sembrano degli innocenti giochi a cui acconsentiamo senza mettere in conto che quei giochi potrebbero semplicemente rovinarci la vita.

Pietro e Teresa avevano un rapporto di quelli che si muovevano tra alti e bassi, fatto di passione sfrenata e litigi eccessivi. Si conoscono da quando lui era il professore e lei l’allieva. Pietro era sempre stato uno di quegli uomini miti, intelligenti e della cui intelligenza brillava ed impressionava gli altri. Teresa invece era una donna vulcanica, sempre bisognosa di stare al centro dell’attenzione e che amava prevaricare i confini che Pietro le imponeva. Se c’era una discussione animata da Pietro, il suo obiettivo era quello di contraddirlo, mostrare che lei ne sapeva più di lui e in quel gioco perverso portato avanti, lei doveva uscirne sempre da vincente. Dopo l’ennesima discussione, in un momento di calma Teresa propone a Pietro di farle una confidenza. Non una cosa banale o un segretuccio di poco conto, ma qualcosa che fa fatica ad ammettere anche a sé stesso. Tu confidi una cosa a me ed io confiderò una cosa a te ed entrambi saremo i custodi delle nostre rispettive confidenze.

Pietro acconsente senza mettere in conto una delle massime dei nostri tempi: tutti si lasciano, è solo questione di quando, come direbbe Ester Viola. Pietro e Teresa poco dopo mettono fine a quell’impetuoso rapporto, decidendo di andare avanti nella loro vita, ognuno per conto proprio. Tempo dopo Pietro incontra Nadia, docente come lui, docile, amabile, timida, l’esatto contrario di Teresa. Decidono di sposarsi e poco prima del matrimonio si affaccia quella temibile confidenza detenuta da un’altra donna. E se Teresa ricompare nella mia vita e mette al corrente Nadia di quell’orribile segreto? Questo pensiero lacera Pietro e lo costringe con una scusa a contattare la sua ex che gli risponde con un laconico: hai paura?

Passano gli anni, Pietro diventa un discreto scrittore di un pamphlet sulla scuola che gli procura l’ammirazione di una bella cerchia di intellettuali, primo fra tutti del suo editore che decide di puntare su di lui e sul suo talento. Inizia a girare l’Italia, a fare incontri, a conoscere persone, ad essere protagonista di dibattiti, qualcosa che non aveva mai messo in conto, da umile professore di liceo, ma se lo merita, come gli dicono tutti. Ha una moglie che lo sostiene, un editore che crede in lui, delle persone che lo ammirano, dovrebbe essere l’uomo più felice del mondo, se non fosse per quella perenne ansia legata a quella confidenza di tantissimi anni prima. Decide di giocare in difesa, riallacciando il rapporto con Teresa che nel frattempo non è rimasta a guardare, ma è arrivata al MIT di Boston. Attraverso la loro fitta corrispondenza, Pietro si illude di poterla controllare e di controllare così il suo segreto.

La ragione è che vuoi sapere se sono e se sarò sempre la custode delle tue confidenze.

Nadia è la donna che Pietro ha sposato, la madre dei suoi tre figli, ma è Teresa colei che conosce Pietro nella sua vera essenza e che non perde occasione lettera dopo lettera di smascherare le sue ipocrisie. A legarli non è il bene che si sono voluti, ma la paura ed l’unico motivo per cui lui non vuole che lei esca dalla sua vita.

Confidenza di Domenico Starnone, Einaudi, è parte di un progetto più ampio e che si va a legare ai suoi precedenti lavori: Lacci e Scherzetto. Insieme vanno a formare quella che è stata ribattezzata una trilogia sentimentale. I libri esplorano i temi delle relazioni e delle fragilità umane che mostriamo e che celiamo. Ci sono degli elementi presenti in Confidenza che richiamano quelli presenti in Lacci (tradimento ed indifferenza), ed elementi presenti in Scherzetto (la smania verso il successo e l’idea di non essere all’altezza del ruolo che si sta ricoprendo). 

Domenico Starnone continua ad indagare sull’animo umano mettendolo a nudo e mostrando nuove sfaccettature: fragilità, paure, egoismi, ambizioni. Come sempre riesce ad incollare il lettore alle pagine, costringendoci a fare i conti con la storia che racconta. Non si può rimanere inermi di fronte a tutta questa perfezione e se ci siete riusciti ditemi come avete fatto, perché io sono giorni che mi crogiolo in questa storia e non riesco a venirne fuori.

  • Titolo: Confidenza
  • Autore: Domenico Starnone
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 19 Novembre 2019

 

L’anno in cui imparai a leggere| Marco Marsullo

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Non importa quanta dignità tu abbia, se un bambino ti passa una tazzina vuota, tu devi bere.

(esergo)

Quando Niccolò e Simona si conoscono l’unica cosa che li lega è l’età, due venticinquenni in momenti diversi della loro vita. Lui uno scrittore che dopo il primo libro si era ritrovato in cima alle classifiche di vendita, con le librerie strapiene di lettori accorsi ad ascoltarlo e con i giornali e le TV che facevano a gara ad aggiudicarselo per una breve intervista. Lei, una ragazza come tante che aveva messo ben presto nel cassetto il suo sogno di diventare un’attrice teatrale per ritrovarsi a lavorare come commessa in un negozio d’abbigliamento.

Si incontrano proprio ad una presentazione del libro di Niccolò: lui nota lei, lei nota lui e il classico colpo di fulmine scocca all’istante. Tutto troppo bello per essere vero, tranne per il dettaglio non di poco conto che Niccolò apprenderà subito dopo: Simona è madre di un bambino di quattro anni.

Niccolò è già innamorato perso di Simona per tirarsi indietro, per dirle «no, grazie, mi sono sbagliato». È talmente innamorato di quella che considera a tutti gli effetti la donna della sua vita che quando un giorno va da lui e gli dice di voler trasformare il suo sogno in realtà e quindi riprendere col in teatro, invece di dirle «amore, ma sei per caso impazzita?», l’appoggia e soprattutto acconsente alla follia di badare al piccolo Lorenzo per i giorni previsti in cui lei sarà in tournée.

Non poteva certo finire qui, perché un bel giorno direttamente dall’Argentina fa il suo ritorno il padre naturale di Lorenzo, Andrés. Segni particolari: riccioli sempre spettinati, strimpellatore di chitarra a tutte le ore del giorno e soprattutto della notte, divoratore di barattoli di Nutella e tifoso sfegatato del Boca Juniors (vi innamorerete di lui, ve lo assicuro).

Le famiglie sono una trappola a cui nessuno di noi può rinunciare. Le famiglie si distruggono, spaccano le vite a metà, si ricostituiscono. Si autogenerano senza che ce ne accorgiamo, sono un sistema istintivo di sopravvivenza.

Per Niccolò, Lorenzo ed Andrés inizia un periodo di convivenza forzata, che ben presto si trasformerà in un perfetto ingranaggio. Tra cartoni animati alla televisione ventiquattr’ore su ventiquattro, video demenziali su YouTube, partite di calcio improvvisate nel salone di casa, bambini che per attirare l’attenzione dei genitori inscenano suicidi e vicini di casa medium, i tre assumeranno sempre più le sembianze di una sgangherata famiglia.

L’anno in cui imparai a leggere di Marco Marsullo uscito per Einaudi Stile Libero è un romanzo che racconta una meravigliosa storia d’amore, quella tra un ragazzo che di amore famigliare ne ha ricevuto poco e un bambino che nella vita ha sempre potuto contare solo sulla madre e che all’improvviso si ritrova ben due papà. La famiglia è il tema su cui si snoda l’intero romanzo, ma famiglia in senso ampio, non solo quella determinata dai legami di sangue, perché le famiglie non sono quelle che unicamente il DNA costruisce.

Nell’anno in cui trascorreranno insieme Niccolò, Andrés e Lorenzo capiranno che famiglia è semplicemente esserci al di là di ciò che può certificare un atto di nascita. Cresceranno insieme, accetteranno pregi e difetti l’uno dell’altro, capiranno che si può sbagliare e che quegli errori fanno parte della vita.

Questo libro l’ho letto col sorriso perenne sulle labbra, salvo accorgermi certe volte che i miei occhi si inumidivano e a quel punto ritirare le lacrime indietro era difficile, se non impossibile. Concludo come l’autore è solito finire nei suoi ringraziamenti: ci leggiamo al prossimo.

  • Autore: Marco Marsullo
  • Titolo: L’anno in cui imparai a leggere
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2019

PS: per questo libro ho coinvolto un po’ di amiche che sui loro blog ne hanno parlato in maniera egregia. Ne approfitto per ringraziarle, per aver reso tutto ciò una bella avventura di squadra. Leggere è condivisione, sempre.

Il treno dei bambini| Viola Ardone

il treno dei bambini

I treni della felicità. Così li battezzarono i treni che nell’immediato dopoguerra, parliamo del 1947, portarono i bambini del sud nelle regioni del nord, un’iniziativa di solidarietà nata grazie al “Comitato per la salvezza dei bambini di Napoli”.

Questa campagna fu organizzata e promossa dal Partito Comunista che prendendo atto delle condizioni in cui versava Napoli, pensò di trasferire un notevole numero di bambini presso alcune famiglie del centro e nord Italia, affinché si riprendessero da malnutrizione e si rimettessero fisicamente.

Donna Antonietta davanti e Amerigo dietro di lei. Camminano veloci per i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Amerigo guarda le scarpe, le sue e quelle delle persone che incontra. È talmente fissato con le scarpe che ne ha fatto un gioco: scarpa sana, un punto; scarpa bucata, perdo un punto; senza scarpe, due punti.

Lui non sa dove stanno andando, ma sa che con mamma Antonietta non si discute: comanda lei e basta. Un uomo al suo fianco non c’è (se non contiamo Capa ‘e fierro), lei è abituata a fare tutto da sola. Il padre di Amerigo è partito da tempo per l’America in cerca di fortuna e quando tornerà finalmente potranno fare la vita che meritano: per adesso bisogna solo affidarsi alla speranza.

Hanno organizzato dei treni speciali per portare i bambini là sopra.

A dirglielo è Maddalena che con poche frasi cerca di spiegare l’iniziativa in cui verranno coinvolti tantissimi bambini di Napoli, tra cui Amerigo. Un’iniziativa che rimarrà nella storia, mai prima d’allora si era vista una cosa del genere, mai prima di quel momento c’era stata così tanta mobilitazione nazionale: il nord che corre in soccorso del sud, un’opera di grande carità, ma soprattutto una grande opportunità per quei ragazzini.

La notizia dei treni si sparge a macchia d’olio nel quartiere, anche se non viene accolta bene da tutti. C’è chi dice che in realtà questi bambini verranno venduti dal Partito Comunista alla Russia che li metterà a lavorare; chi dice che gli taglieranno mani e piedi, ma soprattutto c’è chi non vede di buon occhio questa grande mossa di carità, perché c’è carità e carità.

Amerigo sceglie di fidarsi di quella Maddalena e di salire sul treno che lo porterà là sopra. Nello stesso vagone ritrova anche Tommasino, suo amico dal giorno in cui rubò per lui una mela e Mariuccia, la figlia del calzolaio.

Quando arriveranno là, dove per là si intende l’Emilia Romagna, intere famiglie si precipiteranno a prenderli e portarli con sé nelle loro nuove case. Ad Amerigo tocca Derna, ha un accento strano e certe parole non le capisce. Lavora e durante l’assenza lo affida alla famiglia di sua cugina Rosa, sposata con Alcide e mamma di Rivo, Luzio e Nario. Mamma Antonietta, Derna e infine Rosa e Alcide, che insiste affinché Amerigo lo chiami babbo: tante famiglie, troppo amore, quasi difficile per lui da maneggiare.

Amerigo si troverà a vivere una vita completamente diversa da quella dei vicoli in cui è cresciuto. Il caldo asfissiante dei bassi e il vociare continuo, lascia spazio alla nebbia, alla vita di campagna e al freddo. Colazione, pranzo e cena, mentre prima era già tanto se trovava del pane avanzato dal giorno prima. Il letto condiviso con la mamma contro un letto tutto per sé, nel buio totale della propria camera. L’intento del Partito era quello di rimettere in sesto fisicamente quei ragazzini, ma forse non avevano pensato alle conseguenze. Se nasci e vivi nella povertà ti abitui, devi farlo, perché non hai alternative. Se nasci e vivi nella povertà e poi a un certo punto ti mostrano che c’è una vita migliore, sei un pazzo se scegli di tornare al punto di partenza.

Li hanno fatti venire quassù, poveri piccolini, tutte quelle ore di viaggio, le scomodità. Ma poi quando termina questa bella vacanza devono tornare nella loro miseria. Non era meglio che quei soldi li davano alle loro famiglie, invece di portarceli fin qua?

Attraverso gli occhi di Amerigo, Viola Ardone racconta una delle pagine meno conosciute della nostra storia recente. Un’Italia che a fatica cerca di rialzarsi dalle macerie che la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato e di un sud che è perennemente fanalino di coda. Il treno dei bambini, Einaudi è la storia di una dolorosa separazione, quella di una madre e un figlio, una madre che per il bene del suo bambino lo lascia al suo destino, anche se vuol dire rinunciare per sempre al suo amore.

Diffido spesso dai casi editoriali, perché molte volte mi sono trovata tra le mani libri che di bello avevano avuto solo la campagna promozionale ben fatta dall’editore. Anche questo è stato presentato come il caso editoriale della scorsa fiera di Francoforte, tradotto in 24 Paesi (destinati ad aumentare). Mi sono avvicinata a questa lettura con curiosità e timore. Curiosità, perché in ogni caso mi piaceva approfondire un momento storico a me completamente ignoto; timore, perché non volevo che questo libro fosse un bluff.

Credetemi se vi dico che l’amore è scattato dopo due righe. Credetemi se vi dico che ho letto le prime cento pagine con un groppo alla gola. Credetemi se vi dico che Amerigo con la sua parlantina, la sua curiosità, il suo sguardo disincantato sul mondo non riuscivo a togliermelo dalla testa. Credetemi infine se vi dico che questo libro lo volevo finire e non lo volevo finire, perché chiuderlo avrebbe significato dire subito addio a dei personaggi che mi avevano lacerato dentro. Sì, quando si tratta di autori e libri napoletani tendo ad essere leggermente di parte, ma sono onesta al cento per cento nel dirvi che questo libro è qualcosa che raramente vedo e che ha scombussolato la mia personale classifica dei migliori libri di questo 2019: carissima Viola Ardone è presto, ma il podio è tuo (e po’ anche di Amerigo).

  • Titolo: Il treno dei bambini
  • Autrice: Viola Ardone
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 24 Settembre 2019

Dodici rose a settembre| Maurizio de Giovanni

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Ogni nuova uscita di Maurizio de Giovanni è accompagnata da una sorta di rito che faccio insieme al mio gruppo che ormai avete imparato anche voi a conoscere, i mitici #deGiovanners. Lo aspettiamo insieme e ci diamo appuntamento a lettura terminata per poterne parlare liberamente. Dopo la fine del ciclo dedicato a Ricciardi ho notato che questo Dodici rose a settembre (Sellerio) era meno atteso rispetto al solito, come se tutte le energie le avessimo dirottate sull’altro personaggio che tanto ci ha fatto soffrire e gioire e soprattutto devo ammettere che mi sono avvicinata a questo nuovo libro con molto sospetto e soprattutto timore: ma questa Mina Settembre mi piacerà?

Ai Bastardi ci arrivai perché in piena febbre Ricciardi e avendo letto tutti i libri a lui dedicati avevo bisogno di colmare il vuoto con qualcosa e al più presto possibile e mi dirottai sui primi libri incentrati sul nucleo di Pizzofalcone. Con Sara (il personaggio sviluppato per Rizzoli) le cose non sono andate bene: empatia zero e abbandonata al primo libro. I Guardiani (sempre made in Rizzoli) sono un capitolo che ho preferito dimenticare più in fretta possibile. Capite bene che non era scontato che questa Gelsomina detta Mina facesse breccia nel mio cuore di lettrice, perché anche gli autori del cuore sbagliano e dire il contrario significa solo mentire.

Basta chiacchiere e arriviamo a parlare del libro. Gelsomina Settembre era già apparsa in due racconti contenute in due antologie Sellerio: Un giorno di Settembre a Natale, in Regalo di Natale Un telegramma da Settembre in La scuola in giallo. Con Dodici rose a settembre si è guadagnata un romanzo tutto per sé.

Mina è una donna che ha superato i quaranta con una vita dai tanti sogni infranti. Un matrimonio con un magistrato che è terminato con un divorzio e che l’ha costretta a tornare a vivere nella cameretta in cui è cresciuta a casa da mammà, una donna costretta sulla sedia a rotelle, con un lingua affilata ed un parlato colorito. Lo sport preferito della mamma di Mina è ricordare alla figlia che fallimento totale è la sua vita, senza uno straccio d’uomo e con un impiego che tutto si può definire tranne che lavoro. Mina infatti è un’assistente sociale in un consultorio di Napoli situato in un palazzo fatiscente dei Quartieri Spagnoli, dove ogni giorno è costretta a misurarsi con i pochi mezzi a disposizione e la ristrettezza mentale delle persone che vanno da lei per ogni tipo di consulto.

Con lei il dottore Domenico Gammardella «chiamami Mimmo», un nuovo ginecologo somigliante a Robert Redford che fa impazzire le donne di mezza Napoli le quali passano ore in fila da lui pur di farsi visitare e «Rudy» Trapanese il portiere dello stabile che alle forme di Mina, una bella quinta abbondante, proprio non sa resistere.

«Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre».

È proprio Flor un giorno a chiedere l’aiuto di Mina e «chiamami Mimmo», stanca di vedere il padre massacrare di botte la madre, convinta che prima o poi la poverina possa rimetterci la vita.

«La legge è un recinto, dentro il quale e fuori dal quale si muovono gli esseri umani. E se qualcuno si trova nei guai, la legge non dovrebbe essere un impedimento a dargli una mano, ma un supporto. Hai capito?».

Parallelamente una specie di serial killer sta seminando paura in città, firmando i suoi omicidi con un mazzo di dodici rose che fa recapitare alla vittima una alla volta.

Il doppio binario è una delle idee vincenti del romanzo. Mentre seguiamo le sventure di Mina, della sua vita e del suo lavoro, seguiamo non senza apprensione e giusta suspense la storia del serial killer che, senza svelare troppo della trama, andranno per forza di cose ad intrecciarsi. Maurizio de Giovanni con questo nuovo personaggio fa centro. Divertente, spiritoso, con la cazzimma giusta e tante cose ancora da dirci, Mina è il personaggio nuovo che aspettavamo e a cui volevamo affezionarci: una buonissima ventata fresca di cui avevamo bisogno. Fondendo commedia e noir Maurizio mette su un romanzo niente male: gran colpo Maestro, qui già aspettiamo il prossimo.

  • Titolo: Dodici rose a settembre
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Sellerio
  • Data di pubblicazione: 29 Agosto 2019

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi| Maurizio de Giovanni

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«L’alba ricevette il primo pianto»

Probabilmente questa è uno dei post più difficili che mi ritrovo a scrivere, perché da un lato vorrei mettere nero su bianco tutte le emozioni che la lettura di questo libro mi ha scatenato e dall’altro comprendo che questo non è un libro come un altro e come l’ho atteso con ansia io, lo attendono con ansia migliaia di altri lettori e nemmeno per sbaglio vorrei farmi sfuggire qualcosa che rovini loro la lettura.

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi uscito il 25 giugno per Einaudi Stile Libero segna la fine di un’era, chiude, come ha detto il suo creatore Maurizio de Giovanni, un cerchio e noi lettori ci ritroviamo a maneggiare questa strana sensazione, un misto di tristezza e malinconia verso dei personaggi che abbiamo conosciuto e amato, a cui ci siamo affezionati e che abbiamo visto evolvere libro dopo libro.

Venendo al libro e promettendo un post spoiler free vi dico che il nostro amato commissario dagli occhi verdi ha trovato quella serenità che invano cercava e che tanto lo tormentava. Il Fatto, il suo principale incubo che non gli permetteva di avere una vita come quella degli altri, continua ad essere la sua caratteristica principale, ma si sa che quando i problemi si condividono questi si alleggeriscono.

Lo avevamo lasciato sul lungomare in compagnia della sua amata Enrica, la donna i cui movimenti aveva spiato di nascosto da dietro la finestra di camera sua e a lei aveva pronunciato queste parole: sposami Enrica, sposami ti prego.

Lo ritroviamo un anno dopo, in pieno 1934 in un clima sociale più oscuro del solito e che non fa presagire niente di buono. Il compito del commissario Ricciardi è sempre stato quello di indagare, ma quando degli individui dall’alto glielo impediscono, non gli resta che continuare il suo lavoro in parallelo e in totale segretezza, con il suo fidato Maione e il dottore amico Modo.

Non è tipo da lasciare che un innocente paghi per un colpevole che non sono riusciti ad incastrare, specie se quell’innocente è una persona che Ricciardi conosce bene, che gli è stato accanto negli ultimi due anni, provando per lui dei sentimenti ben chiari. Certo, lo avrebbe fatto per chiunque, ma non può non farlo per quella che lui definisce una cara amica.

Procede lento Il pianto dell’alba, probabilmente perché lo schema dell’indagine canonica non viene proposto o molto più probabilmente perché il vero colpo di scena lo riserva il finale, struggente senza dubbio, ma anche il più logico e il più coerente a dirla tutta.

Agli addii non si è mai pronti e che siano personaggi di fantasia piuttosto che in carne ed ossa conta poco. È consuetudine degli autori di riservare l’ultima pagina del libro ai ringraziamenti, ma il ringraziamento questa volta lo faccio io all’autore. Grazie per questi quattordici anni fatti di dodici libri, migliaia di pagine lette con fervore, persone conosciute legate dallo stesso amore, amicizie nate grazie a questi libri, presentazioni ed eventi a cui abbiamo presenziato in giro per l’Italia. Grazie per non esserti mai negato a qualche chiacchiera, un abbraccio, un sorriso e una battuta (o a qualche velata scherzosa minaccia se libro non finiva in un certo modo).

E ora cari #deGiovanners che si fa? Non so voi, ma io da ieri mi sento un po’ orfana e l’unica speranza che mi fa andare avanti è che questo addio si trasformi ben presto in un più sopportabile arrivederci.

PS (qualche anno fa, in ascensore al PAN insieme a Maurizio, Paola e la mia amica Sofia, io azzardai un finale…)

  • Titolo: Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 25 Giugno 2019