Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone | Maurizio de Giovanni

I libri di Maurizio de Giovanni rappresentano la mia comfort-zone per eccellenza e indipendentemente dal periodo che sto vivendo so di per certo che una storia del maestro riesce a riconciliarmi.

Dicembre da qualche anno a questa parte è il mese dei Bastardi di Pizzofalcone che con Fiori appena arrivato nelle librerie raggiungono il traguardo dei dieci libri (se consideriamo anche il prequel Il metodo del coccodrillo) e da appassionata lettrice di questa saga che è stata già privata del suo amato Ricciardi, non posso che sperare di leggere ancora tante storie su di loro.

Prima di morire, dovreste regalarvi un giorno di primavera a Pizzofalcone.

La squadra è chiamata a risolvere il caso dell’omicidio di Savio Niola, proprietario di un chioschetto di fiori nel quartiere considerato una vera e propria istituzione. A detta degli abitanti di Pizzofalcone, Niola era un brav’uomo, disposto a mettere gli altri prima di sé stesso, sempre pronto a dare una mano e un consiglio a chi si rivolgeva a lui e sempre ben disposto a raccontare le storie che si nascondevano dietro ai fiori che vendeva. Nessuno avrebbe potuto volere la morte di una persona così affabile e altruista, un uomo senza macchie e ombre. L’unico neo di tutta questa vicenda è da ricercare nella denuncia che Niola aveva fatto qualche tempo nei confronti del racket che stava affossando i commercianti che già dovevano pagare lo scotto di una crisi economica che non gli dava respiro. Si era esposto lui per salvaguardare tutti, nonostante nessuno gli avesse mai chiesto quella “tassa” e lo aveva fatto, perché qualcuno doveva pur parlare se non si voleva soccombere.

La brutalità dell’omicidio non convince la squadra, consapevole che quelli lì utilizzavano altri metodi e soprattutto bisognava smetterla con la storia che in quella dannata città dallo scippo al colpo di tosse si incolpasse sempre la camorra. A quel tipo di pregiudizio e di superficialità i Bastardi preferivano rispondere con i fatti, per cui bisognava allargare lo sguardo e capire cosa fosse successo a Niola quanto più in fretta possibile, perché quel commissariato che aveva avuto elogi da ogni dove rischiava sempre di chiudere e lavorare con questa taglia che pesava sul collo non era semplice.

È primavera a Pizzofalcone ed è una stagione strana quella, una stagione che ti fa credere che il caldo sta per arrivare, ma che invece ha ancora il freddo della stagione passata da smaltire. È una stagione che disorienta e illude e illusi si sentono anche alcuni componenti della squadra. Alex e Lojacono si erano illusi di avere accanto le persone giuste con cui passare il resto della vita, ma Rosaria era stata capace di distruggerla e Laura si era chiusa in un silenzio che non prometteva niente di buono. Ottavia e Luigi da un lato e Francesco dall’altro si erano illusi che un nuovo amore era possibile, ma la felicità del nuovo amore avrebbe ferito altre persone e non si poteva essere così egoisti. Elsa, invece, si era illusa che la scelta che aveva preso tempo prima e che l’aveva portata in questa caotica città l’avrebbe portata alla serenità tanto agognata, ma non sapeva cosa stava succedendo alle sue spalle. L’unico che non si illudeva e che continuava la sua vita come meglio credeva era Marco Aragona che ormai aveva messo le tende a casa del povero Giorgio Pisanelli che non solo doveva riprendersi dalla malattia, ma doveva anche sopportare quel disastro di agente scelto con il pessimo gusto nel vestirsi: meno male che c’era, pensava, altrimenti la sua vita sarebbe stata più vuota e solitaria, l’importante era non farglielo capire. È questa la forza narrativa della saga: nessun personaggio è più importante dell’altro, si procede tutti insieme e la coralità diventa la centralità.

Potrei dirvi che questo è il miglior romanzo della saga dei Bastardi e mi rendo conto di dirlo per ogni libro, ma non sono io che mento, piuttosto è l’autore che ogni volta è in grado di sorprendermi e di farmi ricredere.

  • Titolo: Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 1 Dicembre 2020

Troppo freddo per Settembre| Maurizio de Giovanni

Nella mia vita da lettrice da qualche anno a questa parte sono diventati fissi gli appuntamenti con i nuovi libri di Maurizio de Giovanni che essendo scrittore dalla penna fluente ci regala un bel po’ di storie che ci fanno compagnia durante l’anno. Quindi appena concludiamo una storia, noi de Giovanners siamo certi che nel giro di poche settimane avremo tra le mani una nuova indagine a cui appassionarci.

Mina Settembre è tornata in libreria con “Troppo freddo per settembre” per Einaudi. La vulcanica e provocante assistente sociale del consultorio dei Quartieri Spagnoli che avevamo conosciuto con “Dodici rose a settembre” (Sellerio) sarà alle prese con una strana richiesta. Una donna arriva in consultorio pregando Mina di aiutarla nel dimostrare l’innocenza di suo figlio Rosario da poco uscito dal carcere che sicuramente verrà incastrato per un delitto che non ha commesso. Non è giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, si dice, e di colpe Rosario non ne ha se non quelle di essere nato in una famiglia di camorristi e quindi di essere costretto a portare avanti il mestiere di famiglia, se così si può definire. Il delitto di cui viene accusato Rosario è quello del professore in pensione di Lettere, Giacomo Gravela, morto in circostanze strane: morte naturale, omicidio o suicidio?

Quello che contraddistingue Mina, oltre a una quinta abbondante che cerca in tutti i modi di nascondere agli sguardi degli uomini di mezza Napoli, è la determinazione, la passionalità e la caparbietà nel portare avanti le nobili cause, anche a costo di trascinare un ignaro Domenico Gammardella chiamami Mimmo in indagini improvvisate e anche a costo di mettersi nei guai, perché ci sono cose per cui vale la pena battersi.

Abbiamo un’indagine che crea interesse fin dalle prime righe e abbiamo dei personaggi che scopriamo essere pagina dopo pagina sempre più interessante. Mina ha una cazzimma tutta sua e una verve indiscutibile, Domenico Gammardella chiamami Mimmo ha un candore che quasi commuove: possibile mai che non si accorge del trambusto che è capace di creare presso il consultorio? Ci sono il magistrato Claudio De Carolis (per inciso ex marito di Mina) e il maresciallo Gargiulo i cui duetti fanno sempre sorridere. Soprattutto c’è una storia che scuote chi legge, che prende gli stereotipi e li abbatte, perché in questo libro tutto ruota intorno a una cosa: la predestinazione. De Giovanni in questo libro è stato abilissimo nel toccare uno degli argomenti che vanno a braccetto quando si parla di Napoli, ossia la camorra, spostando però il focus della discussione su un altro punto: quanto conta nascere in un determinato luogo? Quanto conta crescere in una determinata famiglia?

C’è da un lato un ragazzo che è nato nella famiglia sbagliata in un posto sbagliato e che anche se amava leggere e studiare e si è laureato in prigione è costretto a portare avanti gli illeciti affari di famiglia, perché non ha alternative, perché non ti puoi ribellare, perché è sempre stato così e sempre sarà così. Dall’altro c’è chi è convinto che invece il cambiamento è possibile, perché il posto in cui nasci non determina la tua vita e che i luoghi comuni esistono, affinché possano essere ribaltati.

In Troppo freddo per settembre i personaggi prendono sempre più forma caratterizzandosi ulteriormente e vorrei chiudere come ho chiuso la maggior parte dei miei post dedicati ai libri del Maestro: arrivederci alla prossima indagine.

  • Titolo: Troppo freddo per Settembre
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 15 Settembre 2020

I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)| Diego De Silva

i valori che contano

Una ragazza in mutande bussa alla vostra porta. Opzione A: richiudete gentilmente la porta ché in questi fatti poco chiari voi non ci volete entrare. Opzione B: la lasciate entrare. Se avete optato per la prima rientrate nel 99% della popolazione, se invece la lasciate entrare, le permettete di infilarsi nel vostro letto per crearsi un alibi credibile e infine le date il permesso per una doccia veloce, allora siete Vincenzo Malinconico.  

Quanto ci era mancato l’avvocato più inconcludente di tutti. Attenzione però, che Vincenzo Malinconico ha fatto carriera quindi un minimo di rispetto gli è dovuto. Ebbene sì, dove aver lasciato quel piccolo bugigattolo che spacciava per loft che condivideva con Espedito, l’avvocato è approdato nello studio di Benny Lacalamita in qualità di socio (più o meno), con uno studio tutto suo di oltre cento metri quadri, nessun oggetto made in Ikea e addirittura una segretaria personale di nome Addolorata (o forse Costernata o Desolata, una donna di sicuro afflitta, giusto per capirci).   

Sentimentalmente ci sarebbe una relazione con Veronica, ma la parola relazione è vietata in sua presenza e al momento la storia senza impegno va in scena giusto in svariate stanze d’albergo, per sottolineare il non volersi impegnare seriamente di lei, fosse per lui Veronica avrebbe già il suo spazzolino e la sua parte d’armadio a casa sua.  

Torniamo alla ragazza in mutande. Nel palazzo di Malinconico e più precisamente al quarto piano, è ubicato un bordello, cosa di cui l’avvocato era ignaro e la signorina dai pochi indumenti addosso stava scappando da una retata in corso quando ha suonato alla porta di Vincenzo che come avrete ormai capito l’ha fatta entrare senza indugi. Venere, il suo nome, fiera di essere una prostituta, oltre all’ospitalità, chiederà in un secondo incontro di essere patrocinata da Malinconico che a sua volta scoprirà che la ragazza è la figlia del sindaco e che si trova in guai abbastanza seri che potrebbero compromettere la carriera paterna e non solo.  

E poi succede cosi, all’improvviso, scoprire qualcosa sul tuo corpo che non dovrebbe esserci. Ti allarmi e cerchi di essere calmo. Consulti un dottore, perché ti vuoi togliere il dubbio e dormire tranquillo. Il dottore però non ti alleggerisce il carico, ma ci mette del suo e allora il campanello d’allarme inizia a suonare sul serio e in breve tempo la tua vita cambia rotta, inverte la marcia e ti trovi a dover affrontare una cosa che ti spaventa già solo pronunciarla. La malattia quando arriva, irrompe e spazza tutto e ristabilisce quelli che sono i valori che contano; i figli, anche se Alfio gli nasconde sempre tutto e Alagia che ormai vive a Padova per colpa di Heidegger, una compagna che forse lo ama davvero, un lavoro che dopo tutto dà soddisfazioni e tutte quelle cose che diamo per scontate, ma che quando stiamo per perderle ci mancano tanto, come un semplice tramonto in compagnia delle persone che amiamo.  

Diego De Silva con I valori che contano ci riporta un Vincenzo Malinconico in tutto il suo splendore che in qualche riga riuscirà nell’impresa di farci commuovere: tranquilli però che già in quella successiva ne dirà una delle sue e la normalità sarà ristabilita.  

  • Titolo: I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)
  • Autore: Diego De Silva
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 3 Giugno 2020

Inventario di un cuore in allarme| Lorenzo Marone

inventario di un cuore in allarme

Se avessi letto questo libro un paio di anni fa, probabilmente avrei etichettato Lorenzo Marone come un folle incapace di scindere tra paure reali e paure strambe. Un giudizio affrettato, me ne rendo conto, ma ci troviamo in uno di quei casi in cui se una determinata cosa non la viviamo sulla nostra pelle, fatichiamo a comprenderla. Siccome da un po’ di tempo la mia vita è diventata una montagna russa con alti e bassi (anche bassissimi), leggere questo libro mi ha toccato parecchio, perché molto di ciò di cui parla l’autore lo sto conoscendo mio malgrado e vorrei dire a Lorenzo: scambiamoci i numeri di telefono, confrontiamoci sui nostri sintomi, ridiamo delle nostre paure e/o deprimiamoci insieme.

Prima di fondare il nostro privato club stile alcolisti anonimi vediamo un po’ di cosa ci parla stavolta uno dei miei autori napoletani preferiti.

Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone uscito per Einaudi Stile Libero l’11 febbraio, è un libro dove lo scrittore ha deciso di mettersi a nudo e mostrare una parte sconosciuta ai suoi lettori: la sua insana ipocondria. Chi è l’ipocondriaco? Una persona che vive nella paura perenne di ammalarsi, che scambia il minimo sintomo per una malattia che lo condurrà in breve termine alla morte, che si analizza per un nonnulla e che al tempo stesso è terrorizzato dagli esiti di quegli esami, che stazionerebbe ore intere nello studio di un medico pur di togliersi ogni minimo dubbio, che come soggiorno preferito ha le stanze di un ospedale e al tempo stesso è anche terrorizzato dai medici: insomma l’ipocondriaco è uno che campa ‘na chiavica. 

Per quanto Marone mantenga un tono ironico durante tutto il libro, ho pensato che non deve essere stato semplice mostrare la sua vulnerabilità e rivelare le sue paure più profonde. Quando ammettiamo di avere paura, cade quella maschera di persona forte che abbiamo deciso di indossare e viene fuori la fragilità che per quanto faccia parte dell’essere umani, preferiamo tenere nascosta ai più.

Come si combattono le paure? Parlandone, sdrammatizzando. Questo è il mantra dell’intero libro: ti parlo delle mie paure, ti svelo i miei segreti, proviamo a ridere insieme e facciamoci forza a vicenda se anche tu ti ritrovi in quello che dico.

Cercando di fissare il momento in cui tutto ha avuto inizio, l’autore ci racconta passo passo le sue paure, ci mostra cosa vuol dire vivere con l’ansia costante del «mi sta per succedere qualcosa di brutto». Parla, riflette, si analizza. Trascina nelle sue paranoie una povera moglie che ahimè, deve sopportarlo e degli amici probabilmente stanchi della sua continua litania, senza dimenticare i terapeuti che ci ascoltano per professione e anche un prete, perché tanto ormai vale tutto e quindi chi più ne ha, più ne metta.

Tra nuove tecniche di rilassamento, gruppi di sostegno su internet (state lontani da internet se non volete aggiungere sintomi ai vostri) e fiori di Bach (avranno mai funzionato su qualcuno?), Inventario di un cuore in allarme, Lorenzo Marone muove le sue riflessioni in campo scientifico e filosofico, passando per la religione e la psicologia, mettendo su un libricino che si legge con curiosità ed interesse.

PS: al sopraggiungere del mio nuovo delirio, piuttosto che assuefarmi di fiori di Bach (che ripeto, non funzionano), proverò a leggere qualche pagina. Alla fine una risata non ha mai ucciso nessuno (vero?).

  • Titolo: Inventario di un cuore in allarme
  • Autore: Lorenzo Marone
  • Casa editrice: Einaudi Stile Libero
  • Data di pubblicazione: 11 Febbraio 2020

Giovanissimi| Alessio Forgione

giovanissimi

Ci sono certi libri che diventano per me delle ossessioni, in senso positivo, sia chiaro. Me ne innamoro così follemente che la mia diventa una vera e propria missione: vai e diffondi il libro. Quando due anni fa è uscito il libro d’esordio di Alessio Forgione, Napoli mon amour e mi sono resa conto di trovarmi di fronte a un libro perfetto, la conseguenza è stata una: consigliare quel libro a chiunque.

Mi rendo conto di sfinire le persone, ma il mio mantra è questo: i libri belli devono essere conosciuti, i libri belli devono essere letti.

La notizia di un secondo libro di Alessio Forgione mi ha rallegrato e al tempo stesso mi ha messo un pizzico d’ansia e chi è lettore mi capisce: se questo libro non sarà all’altezza del precedente? Quando Giovanissimi, questo il titolo uscito il 23 gennaio per NN Editore, mi è arrivato, ci ho messo qualche giorno prima di decidermi ad iniziarlo. Quando l’ho fatto, due ore e mezza dopo l’ho finito (non conosco mezze misure, ma questa è un’altra storia).

In Giovanissimi ritorniamo a Napoli, non la Napoli del centro storico in cui si muoveva Amoresano, ma la Napoli periferica e precisamente a Soccavo. Marocco è un ragazzino che frequenta il primo anno di liceo a cui deve il soprannome a causa dei suoi capelli ricci e neri e della sua carnagione scura. La voglia di studiare non ce l’ha, frequenta la scuola solo per assecondare il desiderio di suo padre con cui vive dopo che la madre li ha lasciati dall’oggi al domani. L’assenza della donna è una delle grandi ferite aperte di Marocco che vorrebbe almeno una spiegazione di quel gesto tanto assurdo. A casa sua sono sparite anche le fotografie e il ricordo del tono della sua voce si affievolisce giorno dopo giorno.

L’unica cosa che spinge Marocco ad alzarsi dal letto è il pallone. Le partite a calcetto con i suoi amici lo motivano come nient’altro e con quelle la speranza di poter diventare un professionista e cambiare radicalmente la sua vita. Arrivano poi a distanza di poco tempo la proposta del suo amico Lunno e l’incontro con Serena. La prima rientra nella categoria di proposte che non si possono rifiutare, semplici, veloci, che gli permetteranno di guadagnare qualcosa, ma che come controparte hanno il fatto di non essere nei limiti della legalità. Serena, invece, lo stravolgerà del tutto facendogli conoscere il primo amore, quello che quando arriva ti stordisce e ti rincretinisce.

Fu così che pensai che nel primo ciao che ci si dice è compreso anche l’addio e che l’inizio è solo l’inizio della fine e che ogni incontro non è altro che un lungo abbandono, centellinato goccia a goccia, lento.

Con Giovanissimi Alessio Forgione ci parla delle amicizie vere o presunte tali, della fragilità dei rapporti familiari e dell’amore, quello rude e acerbo, tipicamente adolescenziale. Inoltre racconta della labilità dei confini e di quanto facile sia muoversi tra il territorio giusto e quello sbagliato. La scrittura di Forgione è una scrittura che non lascia scampo, ti prende, ti rapisce, ti avvolge e ti trascina e non ti rendi conto di essere arrivato a fine libro. Parlavo con un’amica della bravura di questo autore napoletano, entrambe eravamo d’accordo sulle sensazioni che avevamo avuto leggendo il suo libro d’esordio: Forgione ha delle enormi potenziali e una voce rara in questo grande panorama editoriale (e scusate se è poco).

PS: se Alessio Forgione continua a ridurmi a pezzi ad ogni suo libro, la prossima seduta di psicoterapia me la offre lui.

  • Titolo: Giovanissimi
  • Autore: Alessio Forgione
  • Casa editrice: NN Editore
  • Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2020