L’assedio. Troppi nemici per Giovanni Falcone

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  • Titolo: L’assedio. Troppi nemici per Giovanni Falcone
  • Autore: Giovanni Bianconi
  • Editore: Einaudi. (Stile libero)
  • Data di pubblicazione: 24 Maggio 2017

Il 23 maggio del 1992 sull’autostrada A29 nei pressi di Capaci un attentato ad opera di Cosa Nostra uccide Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta del magistrato siciliano. Giovanni Falcone, e con lui Paolo Borsellino, è stato l’esempio più forte della lotta alla mafia che il nostro Paese ha conosciuto. Un uomo, un magistrato ucciso in un vile attentato, una personalità conosciuta per il suo lavoro anche a livello internazionale a cui lo Stato rende ogni anno omaggio perché è doveroso ricordare che la lotta alle mafie non è purtroppo ancora conclusa e si continua a combattere giorno dopo giorno.

Giovanni Bianconi ci riporta indietro nel tempo facendo partire al narrazione il 30 gennaio 1992, una data non casuale, ma la data in cui la Cassazione confermò le condanne del Maxiprocesso di Palermo. Il pool di magistrati formato da Borsellino, Caponnetto, Di Lello e Falcone aveva chiesto condanne per oltre quattrocento imputati difesi da circa duecento avvocati. Il processo considerato il più grande mai celebrato che portò alla realizzazione di una struttura ad hoc che potesse contenere tutti passata alla storia come aula bunker si concluse con diciannove ergastoli per 2665 anni di reclusione.

Con un salto nel passato l’autore si concentra sugli ultimi due anni di vita del giudice. Giovanni Bianconi ha l’intento di mostrarci come i nemici di Falcone non fossero solo i mafiosi che combatteva con ostinazione se non ossessione, ma anche i colleghi che incontrava nei corridoi delle procure pronti a sorriderti davanti e criticarti aspramente dietro, i politici e l’opinione pubblica che non vedeva di buon occhio il protagonismo di questo magistrato.

Il protagonismo di Falcone, troppo presente nelle trasmissioni televisive e sui giornali in cui si parlava esclusivamente di lui gli costò la carica come capo dell’Ufficio Istruzione. Non importava che Falcone fosse riconosciuto dai più come il più qualificato per ricoprire quella carica, ormai tutto ciò che Falcone faceva era tassato come protagonismo, mettersi in mostra ed egocentrismo.

Sembra impossibile una cosa del genere specie per chi come me in quegli anni neanche c’era e ha conosciuto Falcone grazie alle commemorazioni che ogni anni gli vengono tributate. L’idea che mi sono sempre fatta è quella di un uomo amato da tutti e soprattutto supportato da tutti. Invece era un uomo che oltre alle difficoltà lavorative ha dovuto affrontare anche quelle personali come l’essere stato lasciato solo, isolato, allontanato, calunniato ed invidiato. Un uomo che dopo il fallito attentato dell’Addura di dovette scusare per essere ancora in vita perché si sa per essere credibili in questo Paese bisogna essere ammazzati. 

Giovanni Bianconi ricostruisce con assoluta precisione probabilmente il periodo più duro per il giudice, costantemente nell’occhio del ciclone, sempre più criticato e osteggiato. Un uomo costretto a trasferirsi a Roma per poter continuare il suo lavoro visto che Palermo non glielo permetteva più. Un uomo che in vita ha subito così tante sconfitte e che probabilmente è stato da alcuni preso sul serio solo dopo la sua morte. L’assedio rende omaggio a una delle figure a cui il nostro Paese dovrebbe essere più grato e con dovizia ricostruisce uno dei periodi più contorti e bui della nostra storia recente.

Rock ‘n Books

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Avete mai sentito parlare della leggenda del doppio Beatle? E del club dei 27? E dove eravate il 25 giugno del 2009? Un passo alla volta e vi spiego tutto.

Della leggenda del doppio Beatle ne sono venuta a conoscenza dopo aver visto una puntata di Voyager, dove Roberto Giacobbo in un servizio spiegava ed analizzava questo mistero che resta uno dei più affascinanti del mondo del rock.

Leggenda vuole che Paul McCartney sia morto in un incidente automobilistico nel 1966. La notizia della morte avrebbe sconvolto non solo i fan del gruppo, ma tutto il mondo musicale. Si decise quindi di non lasciar trapelare la notizia, tenerla segreta e sostituire Paul con un sosia somigliante in tutto e per tutto al Beatle originale dopo una serie di interventi di chirurgia plastica. Nessuno avrebbe sospettato nulla e i Beatles avrebbero continuato ad esistere e suonare. Gli altri componenti del gruppo però, col tempo, presi dai rimorsi e dai sensi di colpa, avrebbero iniziato a disseminare degli indizi nei loro lavori per far emergere la verità. Copertine dei vinili, lyrics delle canzoni, messaggi nei dischi sentiti alla rovescia i mezzi utilizzati.

Assurdo? Certo. Affascinante? Tantissimo. Il libro Il caso del doppio Beatle. Il dossier completo sulla «morte» di Paul McCartney di Gauco Cartocci per Robin Edizioni, analizza in modo dettagliato tutti gli indizi che sono apparsi nel corso degli anni, analizzando i pro e i contro per conferire un quadro completo e logico nella sua illogicità.

Cosa hanno in comune Jim Morrison, Jimi Hendix, Kurt Cobain, Brian Jones e Janis Joplin? Sono tutti delle rockstar e sono morte tutte a soli 27 anni. Una macabra coincidenza che ha reso il 27 un numero maledetto e ha indotto i giornalisti ad utilizzare questo gergo il club dei 27. 

Non sono una rockettara ma ho sempre trovato affascinante le brevi vite di questi artisti che hanno conosciuto una fama improvvisa e una morte precoce, sempre a causa di abusi di alcool e droghe.

Delitti rock di Ezio Guaitamacchi per Arcana Editore, è una preziosa antologia per chi fosse interessato all’argomento. Racchiude non solo le vite dei cantanti citati, ma anche quelle di altri artisti dal talento eccezionale venuti a mancare troppo presto. Da Elvis Presley e John Lennon, da Tupac e Notorious B.I.G., passando per Sid Vicious, Nancy Spungen e John Belushi, duecento indagini che ricostruiscono le ultime ore di questi immensi artisti.

P.S. Restando sempre in tema consiglio inoltre queste tre biografie: Jim Morrison: Vita, morte, leggenda (Stephen Davis per Mondadori), La stanza degli specchi. Jimi Hendrix: la vita, i sogni, gli incubi (Charles R. Chross per Feltrinelli) e Heavier Than Heaven by Kurt Cobain.

Il 25 giugno 2009 il sito TMZ informa il mondo del decesso del re del pop. Ricordo che io avevo la seconda prova della maturità, nello specifico il problema di matematica. Non voglio dire che non seppi svolgerlo perché pensavo a MJ, ma mentre aspettavo che un’anima pia mi passasse il compito, i frame dei suoi video più famosi mi passavano insistentemente in mente.

Michael Jackson è stato uno degli artisti più bravi di sempre, un talento puro e un fuoriclasse eccezionale. Negli ultimi tempi le sue ombre facevano più notizia. Era considerato uno stramboide che viveva alienato nella sua Neverland e un molestatore di bambini. L’immagine di popstar conosciuta e apprezzata a livello mondiale era purtroppo solo un ricordo.

Dopo la sua morte, come spesso accade in questi casi, oltre a schizzare in classifica tutti i suoi album, uscirono una miriade di libri a lui dedicati. Vi segnalo questi tre.

  •  Michael Jackson l’uomo nello specchio: La vita, la morte, il successo e i misteri del Re del Pop di Tommaso Labranca uscito per Rizzoli. Una vera e propria biografia sul Re del Pop.
  • Il libro che Michael Jackson avrebbe voluto farti leggere di Shmuley Boteach uscito per la Newton Compton. E’ il resoconto delle registrazioni che Jackson fece con il rabbino e che affronta svariati aspetti della vita di Michael. Un libro davvero intimo e davvero imperdibile.
  • Michael Jackson. Il complotto di Aphrodite Jones uscito per Alacran. Se si parla di Jackson non si può non menzionare l’aspetto più controverso della sua persona e cioè quello che lo vorrebbe un molestatore di minori. Il libro dimostrerebbe un complotto ai danni della popstar e l’autrice intende dimostrarlo con questo testo.

Autobiografia di una femminista distratta

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    • Titolo: Autobiografia di una femminista distratta
    • Autore: Laura Lepetit
    • Editore: Nottetempo
    • Data di pubblicazione: 4 Marzo 2016

Davanti ai libri mi sento come un cane da tartufi. Li cerco col naso, ne sento l’odore, capto i segnali che mandano e batto il terreno con il muso tra i cespugli.

Ci sono vari modi per raccontare la propria vita. Quello più canonico è quello che rispetta il naturale corso degli eventi, partendo dall’infanzia ed arrivando al momento in cui si sta vivendo. Quello scelto da Laura Lepetit è diverso, una serie di ricordi che maggiormente hanno segnato il suo percorso: la casa editrice La Tartaruga, il circolo delle donne Cicip e la Radio Popolare in primis.

La costante di tutto è l’interesse e l’adesione al femminismo, che lega tutte le esperienze da lei vissute. Dopo un’iniziale esperienza da libraia con la Milano Libri, Laura inizia a frequentare un circolo di donne. Incontri in cui le donne raccontavano senza timori o pregiudizi le proprie emozioni ed esperienze. Sono gli anni in cui i primi accenni di femminismo arrivano dall’America, mentre l’Italia è ancora ferma alla convinzione che la donna debba essere moglie e madre, altro che cercarsi un lavoro. L’idea della casa editrice nasce proprio al circolo e l’intenzione di pubblicare solo donne è conseguente, un catalogo intenzionato a riscoprire autrici trascurate o ignorate da altri editori, un’innovazione e soprattutto qualcosa di nuovo rispetto a tutto ciò che già c’era. La Tartaruga nasce consapevole dell’importanza e della necessità di far incontrare il libro giusto nel momento giusto.

Quante cose interessanti si scoprono leggendo quello che scrivono le donne.

Nel catalogo de La Tartaruga figurano le più grandi scrittrici della letteratura mondiale come Virginia Woolf, Doris Lessing, Alice Munro e Nadine Gordiner, autrici il cui talento è stato riconosciuto da critici e lettori e che sono state adottate anche da altri editori che le hanno inserite tra i loro cataloghi.

Nato nel 1981 a Milano, il circolo Cicip rappresenta un’altra tappa importante nella vita di Laura. Serate che trascorrevano tra incontri, seminari, discussioni e argomenti di vario genere. L’esperienza della Radio Popolare con la trasmissione “Ciao Bella” sempre improntata su libri e autrici, le ha fatto acquisire disinvoltura e sicurezza nel parlare col pubblico.

Zengosaidan è un’espressione Zen per dire: Non pentirti di ciò che hai fatto in passato, non preoccuparti per il futuro e dedicati con tutte le forze a non avere rimpianti.

Quello che traspare da queste pagine è proprio questo, il non rimpianto per quello che non è potuto essere, ma la soddisfazione e la felicità per tutto quello che è stato, una filosofia di vita estremamente positiva da adottare.

Sulla questione scrittura femminile e scrittura maschile si torna sempre a discutere. L’appunto fatto dalla Lepetit sul fatto che alla scrittura maschile manchi l’autenticità che invece appartiene a quella femminile, non mi trovo d’accordo. La differenza tra le due scritture c’è e sarebbe inutile negarlo, come credo ci sia differenza tra la scrittura degli autori contemporanei e del passato, tra scrittori italiani e stranieri ma non credo che nessuno sia migliore rispetto a quella degli altri. Affermare che la scrittura femminile sia più profonda o autentica di quella maschile è errato. Ho letto bravissimi autori che hanno saputo descrivere nei minimi particolari personaggi femminili come ho letto autrici che si sono fermate all’apparenza o ragionato per luoghi comuni nel descrivere personaggi maschili. Da lettrice quello che a me è sempre interessato sono le storie, indipendentemente da chi me le racconta o da chi le pubblica. Sono una lettrice donna che legge maggiormente autori, ma trovo che sia semplicemente un caso.

L’analfabeta

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Non fa mai niente. Continua a leggere. … D’altro non sa far niente

Il tratto caratteristico della scrittura della Kristof è l’essenzialità; e in questo libro di poche più di cinquanta pagine è riuscita a riassumere la sua vita. La difficoltà di essere in una modesta famiglia di in un paese come l’Ungheria, da cui fu costretta a fuggire, e il racconto del suo amore per la lettura e scrittura. L’amore per la scrittura nato precocemente a quattro anni, quando leggeva tutto ciò che gli capitasse tra le mani e quello della scrittura iniziato durante il periodo del collegio quando scriveva e allestiva poi piccoli spettacoli teatrali. Già all’età di nove anni quando si trasferì un una città di frontiera dovette abbandonare la sua lingua madre per il russo, che divenne obbligatorio nelle scuole e gli stessi professori dovettero affrontare dei corsi intensivi; quando poi abbandona definitivamente la sua terra d’origine per andare in Svizzera la Kristof deve adottare una nuova lingua, questa volta il francese, con cui affronta “una lotta accanita e lunga, che di certo durerà per tutta la mia vita. Parlo il francese da più di trent’anni, lo scrivo da vent’anni, ma ancora non lo conosco” . Credo che questa lettura faccia comprendere meglio le opere di questa lettrice, il perché della sua scrittura scarna, amara, toccante e cruda.

Santa Evita

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    • Titolo: Santa Evita
    • Autore: Tomas Eloy Martinez
    • Editore: Sur
    • Data di pubblicazione: 1996

Quello che più mi è piaciuto di questo libro è stato come verità e finzione si siano mescolati al meglio; perché è vero che a dominare la storia sono le assurde vicende che il cadavere di Evita è costretto a subire, ma dall’altra parte, è stato riservato ampio spazio per delineare al meglio il profilo di questa donna che mi ha sempre incuriosito.

Evita, la donna dalle umili origini, l’attrice di teatro non proprio di talento che non solo ha fatto innamorare perdutamente Peron, ma ha ammaliato e stregato l’intera Argentina e che, dopo la scomparsa prematura a causa di un tumore, è rimasta nell’immaginario collettivo del popolo argentino. Non mancano le critiche alla sua persona, c’è anche chi la considerava un’arrivista, un’opportunista e una che non meritava il ruolo che ricopriva.

Dopo la precoce morte di Evita, il suo corpo è stato affidato a un imbalsamatore con il compito di farlo rimanere intatto e quindi di renderlo immortale. Il Colonnello che ha il compito di occuparsi del cadavere sviluppa una vera e propria ossessione e quasi impazzisce per lei. E’ la metafora del popolo argentino. Evita è stata una di quei personaggi che hanno diviso gli argentini come pochi, è stata amatissima e odiatissima, una donna che non ha conosciuto mezze misure.

Se Gabriel Garcia Marquez parlando di questo ha detto: ecco finalmente il libro che desideravo leggere” non ci resta che seguire il suo consiglio e quindi leggerlo.

Ieri, oggi, domani

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    • Titolo: Ieri, oggi, domani
    • Autore: Sophia Loren
    • Editore: Rizzoli
    • Data di pubblicazione: 10 Settembre 2014
    • Compra il libro su Amazon: Ieri, oggi, domani. La mia vita

Non sono un’amante delle biografie, specie se il protagonista racconta di proprio pugno la sua vita, perché sono del parere che tenda a celare eventuali difetti o episodi che preferisce tenere intimi, insomma quando si scrive di se stessi si tende a essere meno obiettivi. Sophia Loren, però, è la mia attrice preferita e per lei un’eccezione si può, anzi si deve fare.

Sophia Loren è una donna che ha conosciuto la fame e la fama; quella fame provocata dal non sapere se oggi ci sarà qualcosa da mangiare che ti permetta di trovare le forze per arrivare al giorno dopo, e la fama di chi è riuscita a costruire passo dopo passo una carriera cinematografica che l’ha resa l’italiana più famosa del mondo. Una carriera fondata su sacrificio, impegno, perseveranza e preparazione, che le ha fatto conoscere la gloria e che le ha permesso di lavorare con i mostri sacri del cinema italiano e internazionale; un talento riconosciuto da tutti e premiato, tra gli altri, con due Oscar e una stella sulla Walk of Fame di Hollywood.

Sophia, la cui infanzia non è stata solo segnata dalla povertà, ma anche da una situazione familiare difficile: suo padre non volle riconoscere lei e sua sorella per molto tempo. Sophia che ha dovuto combattere contro i pregiudizi dell’epoca per la relazione con quello che è stato il suo grande amore e il suo solo marito, Carlo Ponti. Sophia che non si è fatta scrupoli a accantonare temporaneamente la sua carriera pur di avere dei figli. Questo libro celebra la vita di un’icona del nostro tempo, una persona e una diva straordinaria che fa parte indiscutibilmente della storia del nostro Paese, e non solo.

Walt Disney

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Se puoi sognarlo, puoi farlo (Walt Disney)

Walt Disney è diventato l’unico nome che sia sinonimo immediato e universalmente riconoscibile di divertimento per famiglie.

Quando si pensa a Walt Disney si pensa immediatamente a personaggi come Topolino e Paperino o ai grandi film come Biancaneve, Pinocchio e Cenerentola, che abbiamo visto, rivisto e stravisto. Disney lo si collega alla nostra infanzia visto che è stato il creatore di quei cartoon divenuti classici che ci portiamo nel cuore e che continuiamo a vedere anche una volta cresciuti.

Chi era Walt Disney? Era un uomo, marito e padre amato e uno dei personaggi simbolo di Hollywood che come tutti possedeva anche un lato privato non senza ombre che questa biografia prova a raccontare partendo da un’infanzia difficile, dagli alti e bassi del suo lavoro che lo portarono all’alcolismo e alla depressione, fino al suo impegno politico che lo fece diventare spia per l’FBI con il compito di segnalare eventuali sovversivi.

L’infanzia infelice Walt prova a raccontarla in molti dei suoi film di successo, non a caso molti dei suoi personaggi sono orfani che prima di raggiungere la propria felicità, il proprio vissero felici e contenti sono costretti a superare prove e difficoltà. E’ in Topolino che però Walt concentra tutto se stesso, la sua prima creatura, il suo alter ego o il suo doppio cartonato che gli conferirà in tanto sudato e ricercato successo.

La famiglia è un tema caro per Disney, gli stessi studi di animazione lui li concepiva come tale, ecco perché i primi scioperi dei suoi dipendenti li interpretò come un’insubordinazione al pater familias e per questo non accettò con loro compromessi, anzi, chi era contro la sua politica andava punito e da uomo leale per lui fu implicito aiutare la patria diventando informatore FBI. Tanti erano i successi e tanto erano le preoccupazioni e le paure di Walt che quando non riusciva ad esorcizzarle preferiva annegarle nell’alcool.

Per chi volesse conoscere Walt Disney questa è la più completa biografia che mette in luce il genio senza tralasciare la parte oscura che ispirò parte delle sue maggiori opere.