I delitti della salina | Francesco Abate

Avvertenze: questo libro contiene una protagonista di cui vi innamorerete follemente.

Siamo a Cagliari nel 1905, il regno d’Italia è nato da un po’, ma ancora a fatica ci si considerava tutti appartenenti alla stessa patria. Clara Maylin Simon lavora come correttrice di bozze all’Unione, la voce più autorevole della Sardegna. Vorrebbe firmarli lei quegli articoli, ma non può per svariate ragioni. La prima, perché è donna e la seconda è perché a causa del suo temperamento e delle sue azioni spesso senza criterio ha creato non pochi problemi al giornale e al momento può solo ringraziare il suo buon nome se non ha perso il posto e può ancora presentarsi due volte alla settimana in redazione.

Clara è la nipote di uno degli uomini più importanti di Cagliari, figlia del capitano di marina Francesco Paolo Simon, disperso in guerra molti anni prima. Clara è consapevole del forte ascendente di suo nonno, ascendente che gioca a suo favore, ma soprattutto è motivata da una grande sete di verità e giustizia che cerca di applicare nel suo lavoro e nella sua vita, per cui il giorno in cui una delle sigaraie va a chiederle aiuto Clara sa che non può tirarsi indietro.

Da qualche tempo i piciocus de crobi, ossia i bambini impiegati nelle più svariate mansioni al mercato, stanno scomparendo a poco a poco e due di essi sono stati già ritrovati cadavere. Se le notizie non finiscono su l’Unione è come se non fossero mai esistite, perciò Clara convince il suo fidato amico d’infanzia e collega al giornale Ugo Fassberger ad indagare e vederci meglio su una situazione che non può essere ignorata. A questo duo di detective improvvisati si aggiunge il tenente dei carabinieri Rodolfo Saporito, napoletano che ha fatto richiesta esplicita di essere trasferito a Cagliari e che agli occhi a mandorla della bella ed affascinante Clara proprio non riesce a resistere.

I tre poco per volta indagheranno sulla parte più oscura della città facendo il tutto per tutto pur di difendere chi sta ai margini della società.

I delitti della salina di Francesco Abate, arrivato in libreria il 13 ottobre per Einaudi Stile Libero, ci porta indietro nel tempo a più di un secolo fa e ci presenta un nuovo personaggio a cui affezionarci. Clara è determinata, affascinante, pronta a battersi per gli ideali a cui crede. È la passione a muoverla ed è il senso di giustizia a guidarla. Non vuole solo trovare le storie da poter raccontare sul suo giornale, Clara quelle storie vuole prima risolverle, così come vorrebbe risolvere il mistero della sparizione del padre; è consapevole che non è morto e prima o poi le sue sensazioni le daranno ragione. Come si dice in questi casi? Buona la prima, anzi buonissima.

  • Titolo: I delitti della salina
  • Autore: Francesco Abate
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 13 Ottobre 2020

Napoli Mon Amour | Le librerie di Napoli

La vittoria del premio Nobel per la Letteratura assegnato a Louise Gluck mi ha fornito un ottimo assist per il nuovo argomento di questa rubrichetta: vi porto a fare un piccolo tour tra alcune delle librerie di Napoli. Da un paio di giorni la libreria Dante & Descartes, e la sua relativa piccola casa editrice, è balzata agli onori della cronaca per essere stata colei che in Italia ha pubblicato un libro di Louise GluckAverno” e l’attenzione si è spostata immediatamente su questo libraio ed editore napoletano che nel maggio del 2019 ha pubblicato un libricino che ad oggi si è rivelato la sua immensa fortuna.

La libreria Dante & Descartes si trova a Piazza del Gesù ed è stata fondata da Raimondo Di Maio quando era appena ventenne e ad oggi è una delle librerie più conosciute di Napoli vero e proprio punto di riferimento per gli amanti dei libri dove è possibile trovare libri rari e libri antichi, tutti personalmente scelti dal libraio.

Spostandoci di un centinaio di metri e più precisamente in Calata Trinità c’è quella che spesso viene definita una delle librerie più belle d’Italia. Sto parlando della Libreria Antica e Moderna Fiorentino che è stata fondata nel 1936 da Fausto Fiorentino. La bellezza di questo magico posto sta tutta nei libri che possiede: primissime edizioni, romanzi epocali e veri e propri libri gioiello per i collezionisti. Questa libreria venne scoperta da Benedetto Croce e fu amata ed apprezzata da tantissimi filosofi e studiosi.

Da piazza Gesù a Port’Alba il passo e breve e nella storica via delle librerie napoletane è doveroso citare la libreria Berisio. L’apertura di questa libreria risale al 1957 e quando qualche anno fa è stata colpita da una forte crisi economica, la libreria ha dovuto cambiare volto, rinnovandosi e diventando un lounge bar che è diventato in poco tempo un punto di riferimento per chi vuole trascorrere una serata bevendo un calice di vino o un boccale di birra mentre ascolta buona musica ed è circondato dalla bellezza dei libri.

Menzione speciale lo merita per l’appunto Port’Alba. Questa è la strada pellegrinaggio per i lettori e i turisti, essendo la strada in cui sono presenti tantissime librerie e le famosissime bancarelle di libri usati tra cui si trova sempre qualche occasione. Tra le librerie spicca la Libreria Guida, altra libreria storica della città. Attiva dal 1920 questa libreria divenne negli anni del fascismo un punto di ritrovo per gli intellettuali antifascisti dell’epoca. Dagli anni Sessanta in poi in quella che è diventata la celebre saletta rossa, presero il via gli incontri che divennero il luogo centrale della cultura napoletana. Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Alberto Moravia, Roland Barthes, Jack Kerouac, Pier Paolo Pasolini, furono alcuni degli intellettuali che animarono i dibattiti a cui accorrevano folle di giovani.

Rimanendo in zona ed arrivando a Vico della Quercia, il mio consiglio è quello di non farsi sfuggire una piccola visita nella libreria Belle Epoque, Libri e altro. È piccolissima e non molto conosciuta, ma sentite a me: merita qualche minuto del vostro tempo. Non troverete le ultime novità o i best seller degli ultimi anni, essendo questa una libreria specializzata in libri di antiquariato dove sarà possibile trovare manuali di filosofia ormai perduti o libri storici originali del Settecento.

Sempre per chi vuole incantarsi, consiglio una fugace visita alla libreria Neapolis a san Gregorio Armeno. L’ho scoperta un paio di anni fa, proprio mentre visitavo la celebre stradina dedicata ai presepi. È una libreria minuscola, credetemi, a fatica ci entrano due persone, ma è una vera e propria bellezza. In questa libreria la parola Napoli riecheggia in ogni dove, visto che tutti i libri presenti hanno a che fare con la città: tutto ciò che nel corso degli anni è stato scritto su Napoli lo troverete qui.

Il tour potrebbe proseguire, perché di librerie Napoli ne è piena, per fortuna. Facciamo che se ne conoscete altre me le dite, così magari ci scappa una seconda puntata. A presto guagliù, con tante altre storie sulla mia bella Napoli.

Solo un ragazzo| Elena Varvello

C’è un ragazzo, “solo un ragazzo” che si spinge sempre oltre, che commette azioni che non dovrebbe, in nome di una ribellione che non si capisce a cosa sia dovuta. C’è una madre che quel figlio non lo capisce, ma lo protegge e lo giustifica, perché una madre è capace di giustificare i figli anche di fronte all’impensabile. C’è un padre che invece quel figlio quasi non lo riconosce e ci sono due sorelle che pagano lo scotto di essere tranquille: quando l’attenzione è sempre focalizzata su qualcuno, qualcun altro paga pegno.

Alla fine di questa lettura c’è una domanda che risuona incessantemente: come sopravvive una famiglia quando viene scossa da una tragedia? È una domanda che potrebbe avere tante risposte così come potrebbe non averne alcuna.

A Cave abita una famiglia, una di quelle normali: una madre, un padre, tre figli. La classica famiglia conosciuta da tutti, come succede nelle piccole comunità. Del ragazzo gli abitanti di Cave dicono che è tranquillo, anche troppo, e sorridente. Del ragazzo gli abitanti di Cave dovranno ricredersi da lì a poco, perché succede che in quella piccola comunità dove tutti conoscono tutti, una serie di furti allarmano gli abitanti, cose che a Cave non erano mai successe prima. Il colpevole non si sa con certezza, ma le voci, anche quelle tipiche delle piccole comunità, iniziano a farsi sentire e trovano nel ragazzo tranquillo e sempre sorridente il bersaglio. Sara, la madre del ragazzo, crede al figlio e non accetta quelle voci infamanti sul suo conto. Pietro, il padre, è più cauto, consapevole che quelle voci possano avere un fondo di verità.

Aveva messo al mondo un delinquente, dicevano le voci quell’estate. Violento e imprevedibile. Rabbioso. Aveva approfittato di una finestra aperta. Si era perfino armato. Li aveva colti nel sonno – Gemma, il marito e la bambina. Terribile, davvero. Ma, in fondo, non era sempre stato strano?

Succede che il ragazzo supera il limite del consentito, facendo quello che non si può considerare una bravata e a quel gesto senza logica ne farà seguire uno impensabile che sconvolgerà l’intera famiglia.

Amare una persona e non poter fare nulla per impedire di svanire. O non capire in tempo- prima che fosse troppo tardi- di che avesse bisogno, quali segreti nascondesse.

Pietro e Sara non sanno come si gestisce una tragedia, tanto meno come si supera un lutto. Pietro si logora da anni al pensiero di quello che avrebbe potuto dire al ragazzo per evitare l’inimmaginabile; Sara dopo tutto quello che è successo non trova neanche una ragione per alzarsi dal letto. Segnali non ce n’erano o forse i due non li hanno mai voluti vedere.

Del libro di Elena Varvello Solo un ragazzo (edito Einaudi) scelgo volutamente di non dire molto, perché raccontandolo rovinerei la sua bellezza. È un libro che va scoperto pagina dopo pagina, una lettura di quelle che lascia senza scampo: ci prende e ci trascina con essa fino a lasciarci increduli e senza fiato quando arriviamo all’ultima pagina.

  • Titolo: Solo un ragazzo
  • Autrice: Elena Varvello
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 1 Settembre 2020

Troppo freddo per Settembre| Maurizio de Giovanni

Nella mia vita da lettrice da qualche anno a questa parte sono diventati fissi gli appuntamenti con i nuovi libri di Maurizio de Giovanni che essendo scrittore dalla penna fluente ci regala un bel po’ di storie che ci fanno compagnia durante l’anno. Quindi appena concludiamo una storia, noi de Giovanners siamo certi che nel giro di poche settimane avremo tra le mani una nuova indagine a cui appassionarci.

Mina Settembre è tornata in libreria con “Troppo freddo per settembre” per Einaudi. La vulcanica e provocante assistente sociale del consultorio dei Quartieri Spagnoli che avevamo conosciuto con “Dodici rose a settembre” (Sellerio) sarà alle prese con una strana richiesta. Una donna arriva in consultorio pregando Mina di aiutarla nel dimostrare l’innocenza di suo figlio Rosario da poco uscito dal carcere che sicuramente verrà incastrato per un delitto che non ha commesso. Non è giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli, si dice, e di colpe Rosario non ne ha se non quelle di essere nato in una famiglia di camorristi e quindi di essere costretto a portare avanti il mestiere di famiglia, se così si può definire. Il delitto di cui viene accusato Rosario è quello del professore in pensione di Lettere, Giacomo Gravela, morto in circostanze strane: morte naturale, omicidio o suicidio?

Quello che contraddistingue Mina, oltre a una quinta abbondante che cerca in tutti i modi di nascondere agli sguardi degli uomini di mezza Napoli, è la determinazione, la passionalità e la caparbietà nel portare avanti le nobili cause, anche a costo di trascinare un ignaro Domenico Gammardella chiamami Mimmo in indagini improvvisate e anche a costo di mettersi nei guai, perché ci sono cose per cui vale la pena battersi.

Abbiamo un’indagine che crea interesse fin dalle prime righe e abbiamo dei personaggi che scopriamo essere pagina dopo pagina sempre più interessante. Mina ha una cazzimma tutta sua e una verve indiscutibile, Domenico Gammardella chiamami Mimmo ha un candore che quasi commuove: possibile mai che non si accorge del trambusto che è capace di creare presso il consultorio? Ci sono il magistrato Claudio De Carolis (per inciso ex marito di Mina) e il maresciallo Gargiulo i cui duetti fanno sempre sorridere. Soprattutto c’è una storia che scuote chi legge, che prende gli stereotipi e li abbatte, perché in questo libro tutto ruota intorno a una cosa: la predestinazione. De Giovanni in questo libro è stato abilissimo nel toccare uno degli argomenti che vanno a braccetto quando si parla di Napoli, ossia la camorra, spostando però il focus della discussione su un altro punto: quanto conta nascere in un determinato luogo? Quanto conta crescere in una determinata famiglia?

C’è da un lato un ragazzo che è nato nella famiglia sbagliata in un posto sbagliato e che anche se amava leggere e studiare e si è laureato in prigione è costretto a portare avanti gli illeciti affari di famiglia, perché non ha alternative, perché non ti puoi ribellare, perché è sempre stato così e sempre sarà così. Dall’altro c’è chi è convinto che invece il cambiamento è possibile, perché il posto in cui nasci non determina la tua vita e che i luoghi comuni esistono, affinché possano essere ribaltati.

In Troppo freddo per settembre i personaggi prendono sempre più forma caratterizzandosi ulteriormente e vorrei chiudere come ho chiuso la maggior parte dei miei post dedicati ai libri del Maestro: arrivederci alla prossima indagine.

  • Titolo: Troppo freddo per Settembre
  • Autore: Maurizio de Giovanni
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 15 Settembre 2020

Napoli Mon Amour| San Gennaro e il suo miracolo

Non poteva non nascere in occasione della festa del santo patrono la rubrica che animerà il blog nei prossimi mesi e che sarà dedicata interamente alla città di Napoli. Napoli mon amour (chiaro omaggio a un libro che ho tanto amato e che ha avuto la meglio su Il mare non bagna Napoli) nasce con l’intento di raccontare la mia città del cuore (chiamata così per svariati motivi che non vi sto a dire) senza pretese, ma solo con l’augurio che possa interessare a quanti più lettori possibili. Sarà un bell’itinerario tra le meraviglie presenti, come i musei, le chiese, le piazze e i castelli, tra arte, storia, cultura, tradizioni, folklore e tante altre curiosità che non vi sto tutte a dire per non rovinare l’effetto sorpresa. Sarà un bel viaggio, statemi accanto che ne ho bisogno.  

Il 19 settembre è un giorno speciale per tutti i napoletani e non solo loro. È il giorno in cui si festeggia il santo patrono della città, San Gennaro e soprattutto si attende il miracolo della liquefazione del sangue. Ogni anno mi riprometto di assistere a questo evento che racchiude in sé qualcosa di santo e di profano e che ha ben poco a che fare con la fede, ma tanto con la speranza. Lo scioglimento del sangue avviene tre volte durante l’anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre. Lo scioglimento se avviene è considerato miracolo e soprattutto portatore di buona sorte per la città e i suoi abitanti, in caso contrario è presagio di sventura: tutti ricorderanno che nel 1973 il sangue non si sciolse e Napoli venne colpita dal colera, così come nel 1980, anno del terremoto in Irpinia.  

Ma chi era San Gennaro? Era un vescovo di Benevento che venne martirizzato durante la persecuzione dei cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano. Gennaro si stava recando a Pozzuoli per far visita a un diacono imprigionato proprio a causa delle persecuzioni e venne a sua volta imprigionato e condannato ad esser sbranato dai leoni nell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Il giorno della condanna a causa dell’assenza del governatore il supplizio fu sospeso, ma fu deciso che a Gennaro e agli altri prigionieri doveva essere tagliata la testa. Era abitudine di allora seppellire i martiri e conservare un po’ del loro sangue e così avvenne anche per Gennaro. Il sangue venne raccolto e messo in un’ampolla e tenuto in custodia da una donna, mentre il corpo venne spostato svariate volte fino ad approdare nelle Catacombe di Capodimonte. Secondo alcuni storici in occasione di uno di questi trasferimenti avvenne la prima liquefazione, ma la data ufficiale viene fatta risalire al 1389.

A partire dal XVII secolo la comunità scientifica ha provato a dare una spiegazione logica dello scioglimento, ma ad oggi le cause sono del tutto sconosciute; questo ha portato l’autorità ecclesiastica a non parlare di miracolo, seppur lasciando liberi i fedeli di crederci e venerare il santo. Come in molte cose che faccio fatica a spiegare logicamente prendo la posizione che aveva Eduardo De Filippo: non è vero, ma ci credo.

Arrivati fin qua vi chiedo: buona la prima? Ma soprattutto ci leggiamo alla prossima.