Luglio, col bene che ti voglio vedrai non finirà| No, luglio, finisci in fretta!

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Ebbene sì, lo ammetto, ero già entrata in modalità «chiuso per ferie» con gli appuntamenti rimandati tutti a settembre. Non so voi, ma questo caldo mi toglie le energie per fare tutto, fa talmente caldo che mi si sciolgono anche i pensieri. L’unica cosa che mi fa stare meglio, oltre a controllare la voce «temporali in arrivo» ogni dieci minuti su Google, sono i miei amabili libri e le serie TV (al momento sono in periodo re-watch, niente di nuovo sul fronte occidentale, o almeno niente che meriti di essere riportato qui). Prometto di rubarvi pochissimo tempo, perché come dicevo qualche riga più su, fa caldo e se come me non siete a sollazzarvi su qualche spiaggia non avete certo voglia di leggere i miei deliri, meglio starsene sotto un condizionatore sparato a palla.

Nelle ultime settimane, anzi negli ultimi giorni, a farmi compagnia sono stati questi quattro libri tutti editi dalla Sur, casa editrice che ahimè conoscevo poco. I libri da loro pubblicati sono stati un segno del destino, perché era mia intenzione ampliare la mia conoscenza sulla letteratura sud-americana, altra mia grande pecca e nel loro catalogo c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sono letture veloci, ma con un carico di emozioni potente e variegato. In «Cadere» di Carlos Manuel Alvarez i componenti di una famiglia si alternano nel raccontare la loro storia. C’è una madre e la sua malattia che ha scombussolato gli equilibri di tutti, i figli presi dalla loro vita e dai loro problemi e un padre impegnato a prendersi cura di tutti senza dimenticarsi di se stesso e del suo sogno. «Gli anni invisibili» di Rodrigo Hasbun, che al momento ha scalato la classifica dei libri più belli di questo 2020, due amici si rincontrano in un bar dopo svariati anni; entrambi cercheranno di tornare con i ricordi a quel giorno che gli cambiò la vita. «Persone care» di Vera Giaconi è un bellissimo susseguirsi di dieci racconti, sulla famiglia, sulle relazioni e sui legami interpersonali. Per chiudere «Distanza di sicurezza» di Samanta Schweblin è un dialogo serratissimo tra una madre e un figlio che vi trascinerà come i solo i vortici sanno fare. Inutile dire che ve li consiglio tutti e quattro, credetemi sulla fiducia.

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Di serie TV ne parlo in maniera più dettagliata sul blog della mia cara amica Giuditta, in uno spazio che ha pensato appositamente per me e che si chiama #InSerie. «Fleabag» è una serie che mi ha strappato il cuore e che sento il bisogno di vedere ogni tanto (sempre per la serie che quando soffri vuoi soffrire di più). Non è un caso che la mia prossima maratona sarà quella di «High Fidelity» e che nelle mie ultime serate a farmi compagnia ci sono stati solo ed esclusivamente i film di Pedro Almodovar. Il mio ciclo è iniziato con «Donne sull’orlo di una crisi di nervi» (Pepa e Candela, le amo alla follia), è proseguito con «La mala educacion» e si è concluso con i due pezzi da novanta: «Tutto su mia madre» e «Volver».

Benissimo lettori, penso di aver chiacchierato abbastanza. Spero di avervi fatto pensare poco al caldo e un po’ di più ai libri. Noi ci rileggiamo a settembre: buone vacanze.

Ti consiglio un Adelphi| Cinque libri che non puoi non leggere

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In questi giorni sono varie le case editrici che hanno messo il loro catalogo in promozione e non approfittarne è da veri e proprio folli. Dopo essermi dedicata alla promozione Einaudi e quella Feltrinelli, ecco che entra in campo Adelphi che dal 16 luglio al 16 agosto offre ai propri lettori il 20% di sconto sull’acquisto di un loro libro.

Guardando la mia libreria mi sono accorta (questo in verità già lo sapevo) che di titoli Adelphi ne ho pochissimi. È una casa editrice che mi piace e di cui riconosco il pregio, ma alla fine dei conti mi capita raramente di acquistare e di conseguenza leggere qualcosa da loro pubblicato, quindi non aspettatevi una guida all’acquisto folta, ma come si dice? Pochi ma buoni, quindi apriamo le danze.

Potevo non iniziare con due libri ambientati nella mia città del cuore? No, certo che no. «Il mare non bagna Napoli» di Anna Maria Ortese è il libro per eccellenza per capire la città dalle mille contraddizioni, Napoli. Non sono solita dire «questo libro mi ha cambiato la vita», ma posso dire che certo libri l’hanno segnata e una volta letti sei consapevole che qualcosa nella scelta dei libri futuri è cambiata. La lettura del libro di Anna Maria Ortese ha significato questo per me. Oltre a farmi conoscere una grandissima autrice e farmi apprezzare maggiormente questa città che è più facile odiare che amare, ha fatto sì che mettessi un punto con tutto ciò che avevo letto prima. «L’altra madre» di Andrej Longo è stata una lettura difficile da descrivere e non mi riferisco alla trama, ma alla potenza delle emozioni che ne scaturiscono. L’ho letto in una sola sera, perché una volta che sei nel vortice non ne esci se non quando hai finito e una volta arrivata all’ultima riga ho fatto fatica a scrollarmi di dosso la storia che avevo appena letto.

Di «Benevolenza cosmica» di Fabio Bacà mi è capitato di parlarne spesso e sempre bene, perché quando mi capita un libro che mi piace tanto il desiderio è farlo arrivare a quanti più lettori possibili. Francesca, vorrai mica dire che li prendi per sfinimento? Sì, ma diciamo che il fine giustifica i mezzi. Il libro di Bacà è un concentrato di avvenimenti che si sviluppano in un arco narrativo relativamente breve: per trentasei ore seguiamo la vita del protagonista, Kurt O’Reilley e tutti i suoi colpi di fortuna che per lui sono vere e proprie persecuzioni. Riuscirà Kurt ad accettare questa benevolenza improvvisa? La risposta è nel libro, per scoprirlo tocca leggerlo. «Abbiamo sempre vissuto nel castello» di Shirley Jackson mi ha ricordato per certi versi Alice nel paese delle meraviglie in versione dark. C’è una diciottenne, Mary Katherine, c’è sua sorella Constance e il loro invalido zio. Tutti e tre vivono beati nel loro castello senza mai uscire di casa e a loro sta bene così, tanto tra cucina, giardinaggio ed hobby vari il tempo scorre lo stesso. Cosa c’è di strano in questa perfetta armonia? Ah sì, che i sei membri della famiglia sono morti avvelenati sei anni prima, mentre erano tutti insieme a pranzo. Colpo di scena amici lettori, ma credetemi che ce ne saranno molti altri e il trucco per saperli è sempre lo stesso: leggere, leggere, leggere.

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Chiudiamo in bellezza con un libro che mi ha tenuto compagnia poco tempo fa: «La famiglia Karnowski» di Israel J. Singer. È il racconto di una famiglia attraverso i suoi tre componenti che crescono in tre epoche differenti. David, Georg Moses e Joachim Georg Jerog sono rispettivamente padre, figlio e nipote. Il primo, David, è un mercante che della frase «tedesco in strada e ebreo in casa» ne ha fatto un  motto e uno stile di vita che ha cercato di imporre al figlio Georg Moses che di quella fede tanto ostentata dal padre non sa che farsene tanto che preferirà diventare ateo. Georg Moses diventa un medico affermato è rispettato da tutti che sposerà una donna ariana da cui nascerà Joachim Georg Jerog che di questo suo esser meticcio pagherà le conseguenze. Joachim grazie ai racconti dello zio, il fratello della madre, crescerà con il mito della supremazia della razza tedesca, motivo per cui ripugnerà con tutto se stesso il suo essere ebreo. Sullo sfondo la storia, quella con la esse maiuscola capace di dare il peggio di sé e mostrare tutta la bassezza umana ricercando in una razza e nella sua fede la colpevolezza di non si sa bene cosa.

Una classica estate| Cinque libri Feltrinelli

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Come mi è capitato di dire più volte, l’estate per me rappresenta quella stagione in cui recupero i classici, con cui ho un rapporto di odi et amo. Riconosco l’importanza dei libri che hanno fatto la storia della letteratura italiana ed internazionale, ma se entro in una libreria difficilmente mi dirigo al reparto classici, piuttosto giro e rigiro tra le nuove uscite, notando i libri che ho già letto e segnando mentalmente i libri che vorrei leggere. Da qualche anno a questa parte, però, utilizzo i mesi caldi in cui generalmente le uscite editoriali vanno in pausa, per recuperare quei libri che impazzano nelle famose liste dei libri da leggere almeno una volta nella vita. In un certo senso mi impongo almeno un paio di classici tra luglio e agosto (impongo nel senso buono del termine, perché sono la prima a dire che la lettura non va mai e dico mai forzata) e oggi ve ne consiglio giusto qualcuno che potrebbe farvi compagnia nelle prossime settimane.

Cinque classici per l’estate. 

«Mastro Don Gesualdo» di Giovanni Verga, mi ha tenuto compagnia una settimana d’agosto di svariati anni fa. Caposaldo della letteratura italiana di inizio novecento in cui si muove una critica al mondo aristocratico e borghese attraverso la figura di Gesualdo, un muratore appartenente alla borghesia che dopo essersi arricchito grazie al suo lavoro e al matrimonio con una nobildonna, si appresta a far parte del mondo aristocratico che però non gli perdonerà mai le umili origini, per cui Gesualdo si ritroverà ad essere escluso da entrambi i mondi.

L’estate successiva mi sono spostata in Russia, metaforicamente parlando, grazie alla lettura de «Il maestro e Margherita» di Michail Bulgakov, capolavoro della letteratura mondiale. Di questo libro Bulgakov elaborò la bellezza di otto versioni e solo dalla terza compaiono i protagonisti che danno il nome al libro e cioè il maestro e Margherita. La struttura è alquanto complessa e stare dietro alla lettura di questo libro non è stato semplice, lo ammetto. Nel libro ci sono tre linee narrative con la prima, quella d’apertura, con il diavolo che arriva a Mosca; nella seconda in cui si sviluppa il racconto del romanzo di Pilato e nella terza con il Maestro rinchiuso in un manicomio a causa di un libro che ha scritto (il libro di Pilato per l’appunto), il Maestro che ama Margherita e che per salvarlo accetterà di vendere l’anima al diavolo facendo in modo che le tre linee narrative alla fine si uniscano tra loro. Ripeto, è un romanzo che richiede attenzione da parte del lettore sia per la storia sia per la vastità di personaggi che compaiono e si alternano tra le pagine, ma una volta finito vi accorgerete che ha meritato qualsiasi sforzo.

«Jane Eyre» di Charlotte Brontë e «Cime tempestose» di Emily Brontë sono i due classici della scorsa estate che ho letto quasi contemporaneamente. Entrambi i romanzi raccontano di amori tormentati. Il primo quello tra Jane Eyer, giovane istitutrice inglese dalle umili origini, con Mr. Rochester, mentre il secondo quello tra Heathcliff e Catherine. Nel caso di Jane si parla di un amore passionale con una donna molto sicura di sé che sarà capace di scalfire la roccia apparente di Mr. Rochester, uomo duro, ma pieno di debolezze. Con Heathcliff e Catherine parliamo invece, di un amore dannato, un amore ossessivo dalla forza distruttiva. Le atmosfere nordiche di Wuthering Heights sempre avvolto dalla nebbia e dal vento mi hanno affascinato tantissimo, roba che in un posto del genere ci andrei in questo momento.

Per concludere «Oblomov» di Ivan Aleksandrovič Gončarov è il classico che mi sta facendo compagnia in questi giorni. Oblomov è un ricco possidente che non ha bisogno di lavorare per sopravvivere e passa le sue giornate oziando sul divano a fantasticare sulla vita che gli piacerebbe fare, ma che in sostanza non fa. Con lui c’è il fido servitore Zachar che si limita a servire il signore e a fare nient’altro, tanto che la casa è sudicia e disordinata. Di questo romanzo sono ancora alle prime battute, ma mi sento di consigliarlo come se già lo avessi letto tutto, perché è un romanzo che pagina dopo pagina mi sta conquistando.

Letture belle e dove trovarle| Altri consigli estivi (sempre non richiesti)

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Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.

Guida all’acquisto| Einaudi Edition!

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Estate tempo di partenze, estate tempo di vacanze, ma soprattutto estate tempo di consigli di lettura: quante liste dei libri da leggere assolutamente sotto l’ombrellone avete già letto? Dirò una cosa: a me le liste di lettura piacciono. Certo, ci sono più liste che lettori, ma per me è l’occasione di fare il punto sulle mie letture, vedere quello che ho già letto e segnare quello che vorrei leggere.

Questa è una lista di letture Einaudi Edition, visto che dal 3 luglio fino al 31 agosto con l’acquisto di due libri Einaudi avrete in omaggio una borsa in tela con il marchio dello struzzo (c’è blu e grigia, lo dico per amore di informazione).

I più maliziosi staranno pensando: eccola, ci mancava il post marchetta, chissà quanto l’hanno pagata per dirci due titoli che potevamo cercare da soli. Mi spiace deludervi, soldi non ne ho visti, né tanto meno mi è stato chiesto: amo la Einaudi e questo lo sanno anche i sassi, ne leggo tanti e mi andava di fare una veloce guida agli acquisti visto che sono due anni che ripropongo quella dedicata agli Stile Libero ed avevo voglia di aggiornarla. Prendetevi questi consigli senza fare troppe storie.

Tre libri da poco usciti

  • «Ricordati di Bach» di Alice Cappagli. Cecilia ha otto anni quando un incidente lede il nervo di una mano e lei di tutta risposta decide di iniziare a prendere lezioni di violino. Le passioni che condizionano la vita e le segnano una volta per tutte e la tenacia che serve per dare la direzione che vogliamo al nostro destino.
  • «I valori che contano» di Diego De Silva. L’avvocato Vincenzo Malinconico è finalmente tornato, questa volte alle prese con una ragazza che piomba sul pianerottolo di casa sua in mutande e con la scoperta di quella cosa chiamata malattia che quando irrompe nella vita scombussola le carte e definisce i valori che contano, ma quelli che contano davvero.
  • «L’assassino ci vede benissimo» di Christian Frascella. Sempre in temi di ritorni, è tornato anche Contrera con un carico di guai che cresce di volta in volta, situazioni assurde in cui riesce ad infilarsi e un delitto da risolvere nel giro di una notte per evitare che la situazione degeneri fino alla follia. Egocentrico ed egoista come pochi, ma forse lo amo proprio per questo.

Tre libri ET

  • «Resto qui» di Marco Balzano. Libro del cuore numero uno (e come mai non ha vinto il Premio Strega lo avete capito?). La storia di Trina e il senso di appartenenza al proprio territorio da difendere come se fosse una persona amata.
  • «L’animale che mi porto dentro» di Francesco Piccolo. Libro del cuore numero due. Andare sotto la superficie del maschio non è cosa semplice, anche perché spesso sotto la superficie non c’è niente. Battute ovvie a parte, il maschio in tutta la sua essenza e nelle sue mille sfaccettature.
  • «Persone normali» di Sally Rooney. Libro del cuore numero tre. Su questo libro ho detto tanto, anzi ho detto troppo. Dico solo che la serie TV tratta dal libro arriva finalmente in Italia il 16 luglio sulla piattaforma Starzplay e quindi se non avete letto ancora il libro, adesso non avete più scuse.

Tre Stile Libero

  • «Insegnami la tempesta» di Emanuela Canepa. Quanto è difficile essere madri, ma spesso quanto è difficile essere figlie. Tre donne, una madre, la figlia e una suora, i conflitti tenuti dentro e che poco alla volta si svelano e soprattutto i legami e le difficoltà che spesso abbiamo nel costruirli e nel portarli avanti.
  • «L’invenzione di noi due» di Matteo Bussola. Milo e Nadia sono una coppia in crisi e Milo per riconquistare la moglie decide di scriverle delle lettere con la speranza di farla innamorare di nuovo di lui. Sarò sincera; i personaggi li avrei strangolati più e più volte durante la lettura, ma la storia è bella si legge con velocità ed interesse.
  • «Tre passi nel delitto» di Cassar Scalia, De Cataldo e de Giovanni. Questo libro è in uscita il 16 luglio ed è un libro che metto sulla fiducia che ho nei confronti di questi tre maestri del giallo italiano (potevo fare una guida senza mettere almeno un libro del maestro Maurizio? Eh no).

Chiudo alla grande, con tre libri di Cesare Pavese che non hanno bisogno di presentazioni.

Eredità| Vigdis Hjorth

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Mio padre è mancato cinque mesi fa, in un momento che potrebbe definirsi più o meno opportuno a seconda dei punti di vista. 

Vidgis Hjorth è una delle scrittrici norvegesi più conosciute ed apprezzate. Eredità è il romanzo che ha consacrato la sua fama mondialmente e che le ha fatto vincere i due principali riconoscimenti letterari del suo paese: il Norwegian Booksellers Prize e il Norvegian Critics Prize for Literature. Il libro in questione è stato pubblicato in Italia da Fazi Editore e posso dire che fa parte di quei libri che non lasciano i lettori indifferenti: storia coinvolgente, stile ineccepibile, una buona dose di suspense e una serie di colpi che vengono lanciati a poco a poco durante l’arco narrativo. 

Bergljot è una donna sulla cinquantina, sposata con figli e che si occupa di critica teatrale per alcune riviste letterarie. Un marito che definisce tranquillo, anzi troppo tranquillo e che sente di non meritare, perché lui è troppo buono con lei, mentre lei è presa da qualcuno che non la vuole quanto lei vorrebbe: un uomo sposato e con svariate amanti. Quando il padre muore la cosa la lascia indifferente, come indifferente l’aveva lasciata il testamento che in poche righe escludeva lei e il fratello dall’ereditare le due case vacanza destinate per il volere dei genitori alle due sorelle minori, Astrid e Asa. Se Bard vive questa esclusione come un ulteriore affronto della famiglia nei suoi confronti, Bergljot non si meraviglia, dato che lei sull’eredità ci aveva messo già una croce, visto che aveva interrotto i rapporti con la famiglia molti anni prima.  

«Tra non molto moriranno, piangevo.

Anche tu morirai, mi disse.

Me l’ero dimenticato».

La discussione sull’eredità e le conseguenti liti tra i fratelli portano Bergljot a dover riaprire quella finestra che aveva sigillato anni prima. Confrontandosi con i vari componenti della famiglia e cercando di prendere una decisione giusta per tutti, Bergjot sarà costretta ad interfacciarsi con quelle persone che anni prima non l’avevano creduta quando lei aveva rivelato il più terribile dei segreti: gli abusi del padre. A quel tempo nessuno le aveva creduto, perché l’aveva detto troppo tardi rispetto a quando questi fatti risalivano e lei stessa aveva iniziato a dubitare delle sue parole. Solo dopo un lungo percorso di analisi era riuscita a ricostruire la sua vita e aveva capito che per stare bene doveva vivere distante da chi l’aveva fatta soffrire, da chi aveva abusato del suo ruolo e da chi invece che proteggerla le era andata contro. 

Eredità è un libro che procede lento, una narrazione in cui l’autrice dosa con calma assoluta tutte le parole che utilizza. È come se volesse preparare il lettore a i vari colpi che sferza con maestria man mano che la storia procede, colpi che lasciano il lettore stordito e bisognoso di una pausa.  

  • Titolo: Eredità
  • Autrice: Vidgis Hjorth
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 21 Maggio 2020

I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)| Diego De Silva

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Una ragazza in mutande bussa alla vostra porta. Opzione A: richiudete gentilmente la porta ché in questi fatti poco chiari voi non ci volete entrare. Opzione B: la lasciate entrare. Se avete optato per la prima rientrate nel 99% della popolazione, se invece la lasciate entrare, le permettete di infilarsi nel vostro letto per crearsi un alibi credibile e infine le date il permesso per una doccia veloce, allora siete Vincenzo Malinconico.  

Quanto ci era mancato l’avvocato più inconcludente di tutti. Attenzione però, che Vincenzo Malinconico ha fatto carriera quindi un minimo di rispetto gli è dovuto. Ebbene sì, dove aver lasciato quel piccolo bugigattolo che spacciava per loft che condivideva con Espedito, l’avvocato è approdato nello studio di Benny Lacalamita in qualità di socio (più o meno), con uno studio tutto suo di oltre cento metri quadri, nessun oggetto made in Ikea e addirittura una segretaria personale di nome Addolorata (o forse Costernata o Desolata, una donna di sicuro afflitta, giusto per capirci).   

Sentimentalmente ci sarebbe una relazione con Veronica, ma la parola relazione è vietata in sua presenza e al momento la storia senza impegno va in scena giusto in svariate stanze d’albergo, per sottolineare il non volersi impegnare seriamente di lei, fosse per lui Veronica avrebbe già il suo spazzolino e la sua parte d’armadio a casa sua.  

Torniamo alla ragazza in mutande. Nel palazzo di Malinconico e più precisamente al quarto piano, è ubicato un bordello, cosa di cui l’avvocato era ignaro e la signorina dai pochi indumenti addosso stava scappando da una retata in corso quando ha suonato alla porta di Vincenzo che come avrete ormai capito l’ha fatta entrare senza indugi. Venere, il suo nome, fiera di essere una prostituta, oltre all’ospitalità, chiederà in un secondo incontro di essere patrocinata da Malinconico che a sua volta scoprirà che la ragazza è la figlia del sindaco e che si trova in guai abbastanza seri che potrebbero compromettere la carriera paterna e non solo.  

E poi succede cosi, all’improvviso, scoprire qualcosa sul tuo corpo che non dovrebbe esserci. Ti allarmi e cerchi di essere calmo. Consulti un dottore, perché ti vuoi togliere il dubbio e dormire tranquillo. Il dottore però non ti alleggerisce il carico, ma ci mette del suo e allora il campanello d’allarme inizia a suonare sul serio e in breve tempo la tua vita cambia rotta, inverte la marcia e ti trovi a dover affrontare una cosa che ti spaventa già solo pronunciarla. La malattia quando arriva, irrompe e spazza tutto e ristabilisce quelli che sono i valori che contano; i figli, anche se Alfio gli nasconde sempre tutto e Alagia che ormai vive a Padova per colpa di Heidegger, una compagna che forse lo ama davvero, un lavoro che dopo tutto dà soddisfazioni e tutte quelle cose che diamo per scontate, ma che quando stiamo per perderle ci mancano tanto, come un semplice tramonto in compagnia delle persone che amiamo.  

Diego De Silva con I valori che contano ci riporta un Vincenzo Malinconico in tutto il suo splendore che in qualche riga riuscirà nell’impresa di farci commuovere: tranquilli però che già in quella successiva ne dirà una delle sue e la normalità sarà ristabilita.  

  • Titolo: I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)
  • Autore: Diego De Silva
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 3 Giugno 2020

Il gioco della vita| Mazo de la Roche

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Avete presente quella sensazione che ci prende verso alcuni libri che oscilla tra il voglio leggere tutto subito e non voglio leggere tutto subito? Mi spiego meglio. Quando esce un libro che attendevamo da tempo le scelte che abbiamo di fronte sono due: leggere in fretta e tutto d’un fiato o dosare la lettura.

Quando mi è arrivato il secondo capitolo di Jalna, Il gioco della vita di Mazo de la Roche in uscita oggi per Fazi Editore, la voglia di leggerlo era forte, ma al tempo stesso sapevo che una volta terminata la lettura non mi sarebbe rimasto più niente, se non intasare la casella mail della casa editrice chiedendo a gran voce il seguito quanto prima possibile (cosa che non ho ancora fatto più che altro per conservare un briciolo di dignità e professionalità).

Il gioco della vita ci riporta in quella splendida tenuta dell’Ontario che avevamo imparato a conoscere ed amare di nome Jalna, nome della cittadina indiana in cui il capitano Philip Whiteoak e Adeline Court si erano conosciuti ed innamorati. Un amore che aveva generato quattro figli, sei nipoti e due bisnipoti che vivevano tutti insieme appassionatamente a Jalna.

Dall’alto dei suoi centouno anni Adeline osservava dal letto diventato ormai il suo fortino le sorti della famiglia che nell’ultimo anno le aveva procurato diversi dispiaceri. Eden dopo il tradimento ai danni di Alayne e suo fratello Piers aveva fatto perdere le sue tracce e da un anno non arrivavano più sue notizie. La povera Alayne era stata costretta a tornare a New York, troppo scottata dal comportamento di Eden e troppo turbata dai sentimenti contrastanti che aveva per Ranny.

In tutto ciò c’erano state ben due nascite. Pheasant e Piers avevano dato il benvenuto in famiglia al piccolo Maurice e Meg dopo aver finalmente perdonato l’amore della sua vita era diventata mamma della piccola Patience.

Gioie e dolori per la famiglia Whiteoak che di punto in bianco si trova a dover gestire l’ennesimo colpo basso della nonna; l’eredità, per sua scelta, sarebbe andata ad uno soltanto e non ripartita tra i vari componenti della famiglia che in seguito a questa strana decisione di Adeline dànno il via a gelosie e mosse scorrette pur accaparrarsi il patrimonio.

Chi sembra completamente disinteressato alla lotta è Finch che vorrebbe dare libero sfogo alle sue passioni artistiche e Renny, troppo preso dalle memorie del suo amore perduto che all’improvviso fa ritorno a Jalna, nuovamente pronta a scompigliare gli animi dei residenti.

A questo punto vi ho giusto dato un assaggio, perché la parte più bella di tutto ciò sarà leggere il nuovo capitolo. Se siete alla ricerca di una saga famigliare di cui appassionarvi, se siete attratti da intrighi, segreti, passioni e amori, beh questo è il libro giusto. Dal mio canto posso solo dire che mi mancano già tutti e che vorrei poter stringere tra le mie mani il seguito. Questa saga crea dipendenza, provare per credere.

  • Titolo: Il gioco della vita
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa Editrice: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: 28 Maggio 2020

Il Maggio del Libri 2020| Napoli Leggendaria

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«È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Leggende napoletane. Matilde Serao

Se c’è un sentimento che plasma Napoli quello è l’amore e non a caso molte delle leggende nate e tramandate sono leggende d’amore, un amore nella maggior parte dei casi sofferto, crudele e tragico, parabola di una città di cui ci si innamora all’istante e che al tempo stesso di quell’amore ci fa soffrire, costringendoci ad un odi et amo eterno.

«Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze».

Leggende napoletane. Matilde Serao

«La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile».

Almarina. Valeria Parrella

Si racconta di un bel giovanotto amato da tutti che si chiamava Posillipo il cui animo era infelice a causa di un amore non corrisposto per una fanciulla di campagna tanto bella quanto fredda che si chiamava Nisida. Non potendo sopportare la vista di Nisida, Posillipo decise di farla finita buttandosi in mare. I Fati non accettando il destino trasformarono lui in un poggio che si bagna in mare e lei in uno scoglio posizionato di fronte. Il poggio è diventato un luogo di bellezza ammirato da tutti, lo scoglio invece ospita un carcere minorile che raccoglie i lamenti e la disperazione di chi è costretto a soggiornarci.

«Si davano appuntamenti al Virgiliano, a Posillipo o sulla collina di Capodimonte, nel bosco attorno alle mura del museo nelle cui sale Lorenzo aveva ammirato la Flagellazione di Cristo di Caravaggio».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Leggenda vuole che lui non amasse la città. Preferiva la quiete del bosco dove solo e triste camminava. In città c’era una fanciulla che si struggeva d’amore per lui, ma il pensiero di lui era rivolto ad un altro amore, un amore ignoto e indefinito che vide comparire una mattina d’inverno, in una forma senza forma, una forma fatta della stessa consistenza dell’aria. Quando lui si avvicinò, lei subito scomparve. Disperato, la invocò con tutte le forze, sperando di poterla rivedere e lei ogni giorno iniziò a concedersi sempre di più. Compariva, sorrideva e lo salutava. Non parlava mai, la voce le tremava e le moriva in gola, ma lo ascoltava sempre e ogni giorno rimaneva sempre di più con lui che tanto l’amava. In un crepuscolo d’autunno lui nella disperazione totale le chiese: mi ami?. Sì, rispose lei e lui in un impeto di passione l’abbracciò. Si sentì un rumore orribile, uno scricchiolio assordante. Lei cadde al suolo frantumandosi in tanti cocci di porcellana.

«E adesso, mentre si avviava verso Poggioreale per l’appuntamento con l’avvocato Moscato, era ben lieto di risultare pressoché sconosciuto alle guardie carcerarie».

Anime di vetro. Maurizio de Giovanni

«Ho cominciato a sentirla nell’aria di Capodimonte dove mia madre si è accampata insieme ai morti e a morticini della tisi che in mezzo alle nuvole hanno cominciato a dirle: a nuie chest’aria non ci ha dato la guarigione».

La compagnia delle anime finte. Wanda Marasco

«La discesa costeggia i giardini e gli orti della Certosa di San Martino e offre vedute spettacolari».

Cara Napoli. Lorenzo Marone

«Quelle manco di accorgono di niente. Che stanno al Vomero, mica dentro all’Oceano Indiano».

L’altra madre. Andrej Longo.

C’erano quattro fratelli che si amavano tantissimo e non si staccavano mai l’uno dall’altro. Erano giovani e belli e tutti segretamente innamorati di una fanciulla la cui sorte malevola volle che fosse la stessa per tutti e quattro. Lei non ricambiò l’amore di nessuno e una notte sparì per sempre. I quattro l’aspettarono pazientemente per migliaia di anni e ancora la attendono e nel frattempo si sono uniti in quattro colli ameni dal nome di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e Vomero.

«Invece ride il mare di Mergellina: ride nella luce rossa delle giornate stupende; ride nelle morbide notti d’estate, quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d’argento, ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia».

Leggende napoletane. Matilde Serao 

C’era un pescatore fortunato che passava le giornate fra reti ed ami. Un uomo semplice e buono che un giorno seduto a riva scorse una ninfa marina con un corpo bianco e provocante e con lunghi capelli biondi che cantava soavemente. Il pescatore cercando di raggiungere la ninfa precipitò in mare e il sito dove annegò venne chiamato Mergellina e leggenda vuole che in alcune notti d’estate compaia la sirena.

«Eccola là, davanti a lui, la principessa Sissi della Napoli autentica. Forse fu per la vera Sissi che il Vate scrisse ‘A vucchella proprio in quel locale, durante la Belle Epoque. C’era già stato, Lorenzo, al Gambrinus, pensando che a quei tavolini si erano seduti Benedetto Croce e Wilde, Hemingway e Jean-Paul Sartre».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Si narra che il fantasma di una bambina vissuta agli inizi del 1900 appaia ogni novembre nei laboratori del Caffè Gambrinus e il periodo delle apparizioni non è casuale, visto che agli inizi di quel mese si procede con la preparazione del torrone, dolce di cui la bambina andava ghiotta. Molti napoletani che hanno assistito all’apparizione raccontano di una bambina che sorrideva allegramente mentre passeggiava intorno ai tavoli dove erano conservate le tavolette di torrone.

 

 

Il Maggio dei Libri 2020| Se leggo, scopro

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Leggenda narra che durante il suo viaggio Ulisse e il suo equipaggio dovettero tapparsi le orecchie per non cadere nel canto ammaliatore delle sirene. Tra di esse c’era una di nome Partenope che non sopportando il fatto di non essere riuscita ad incantare Ulisse si ammazzò. Il mare trascinò il suo corpo fino a Megaride e i pescatori che la trovarono iniziarono a venerarla come una dea e dalle sue fattezze si delineò la città di Napoli con il capo che segna Capodimonte e la coda che segna Posillipo.

Sempre la leggenda narra che Partenope fosse una sirena nel golfo che un giorno incontrando un centauro di nome Vesuvio si innamorò follemente di lui, ricambiata, ma il geloso Zeus trasformò il centauro in un vulcano gettando Partenope nella disperazione totale che preferì suicidarsi. Dal suo corpo nacque la città di Napoli e finalmente la sirena poté ricongiungersi con il suo amato Vesuvio.

Infine altra leggenda vuole che Partenope era una graziosa fanciulla che abitava in Grecia e che si innamorò ricambiata di Cimone. Il padre ostacolò questa unione in quanto Partenope era già promessa ad Euneo e ai due innamorati non restò che fuggire quanto più lontano possibile senza fare più ritorno. Giunsero in un luogo tranquillo e florido e col tempo fecero venire dalla Grecia amici e parenti e ben presto anche altre popolazioni vicine iniziarono ad arrivare in questa piacevole terra che accoglieva tutti e che chiamarono Napoli.

Le nostre leggende sono l’amore. E Napoli è stata creata dell’amore.

                                                                                         Leggende napoletane. Matilde Serao 

Sono molteplici le leggende di Napoli, sono tanti gli scrittori che le hanno raccontate e sono tantissimi coloro che nei luoghi dove esse nascono hanno ambientato le storie che leggiamo nei libri e in questo piccolo viaggio scopriremo alcune di esse.

Nel corso degli ultimi anni Napoli è diventata il teatro perfetto dove ambientare le storie, non a caso Eduardo De Filippo di Napoli diceva che era un “teatro a cielo aperto” soprattutto per le persone che ci abitano che sono attori improvvisati. Se guardiamo ai libri negli ultimi anni c’è stato un fiorire di scrittori napoletani che si sono imposti sulla scena editoriale con grande successo di pubblico e di critica. Pensiamo ai libri di Maurizio de Giovanni, uno dei giallisti più apprezzati d’Italia che con Ricciardi e i suoi bastardi è arrivato anche sul piccolo schermo, Lorenzo Marone le cui storie sono e saranno sul grande schermo, Diego De Silva, Adrej Longo e Peppe Fiore ed Elena Ferrante la scrittrice italiana più conosciuta ed apprezzata all’estero. Valeria Parrella, Viola Ardone, Wanda Marasco, Antonella Cilento e Piera Ventre tra le scrittrici più brave della nostra letteratura contemporanea e i giovanissimi Alessio Arena, Alessio Forgione e Marco Marsullo e per finire i grandi della letteratura come Ermanno Rea, Anna Maria Ortese, Matilde Serao, Raffaele La Capria e Domenico Starnone (e perdonate se ne ho dimenticato qualcuno, sono tantissimi).

Tornando alle leggende, alcune di esse le ho scoperte grazie ai libri degli scrittori elencati sopra, altre semplicemente girovagando per Napoli, perché ogni luogo ha la sua storia veritiera o leggendaria poco importa, alla fine abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Se leggo, scopro è il tema del Maggio dei Libri di quest’anno che per forze di causa maggiore si svolgerà esclusivamente online, tramite i social network e i blog e si prolungherà fino al 31 ottobre. Sul sito del Maggio dei Libri è possibile caricare il vostro evento nella banca dati per far sì che sia visibile a tutti.

Questa era una piccola introduzione, per il viaggio vero e proprio dovete attendere ancora un po’ di pazienza.

Mi raccomando, vi aspetto, non vedo l’ora di partire.