Borgo sud | Donatella Di Pietrantonio

Ero l’Arminuta, la ritornata. Mai nome è stato più appropriato.

La tredicenne che da un giorno all’altro aveva dovuto lasciare la famiglia che credeva propria non c’è più, al suo posto una donna matura e indipendente che lavora a Grenoble come docente universitario. Una telefonata la costringe a tornare indietro nel tempo con la memoria e fisicamente la trasporta a Borgo Sud, il quartiere dei pescatori della città in cui è cresciuta. Quella telefonata riguardava Adriana, la sorella minore dai mille problemi che andava e veniva nella sua vita portando con sé il caos e la confusione.

Non le contava più le volte che Adriana senza avvisare si presentava a casa sua senza farsi problemi su quanto tempo restare. Arrivava, le sbatteva in faccia i problemi che lei poco alla volta avrebbe risolto e se ne andava senza dire grazie. Suo marito Piero quasi non fiatava, alla fine si trattava di sua sorella e la famiglia è sempre la famiglia. Quanto era premuroso Piero e quanto l’amava, pensava lei e soprattutto quanto si riteneva fortunata nell’avere una relazione del genere se pensava a sua sorella Adriana che si era intestardita con Rafael, uno degli uomini meno raccomandabili di Bordo Sud, un pescatore capace solo di fare debiti che ricadevano su Adriana che da sola si stava prendendo cura di Vincenzo, il figlioletto chiamato come quel fratello morto troppo presto.

Sono rimasta fedele a un uomo che non poteva amarmi. È il mio segreto, la mia devozione.

La presenza di Adriana svelerà a poco a poco le crepe di quell’unione felice, costringendo la sorella ad aprire gli occhi su una verità difficile da accettare.

C’era qualcosa in me che chiamava gli abbandoni.

Impulsiva e libera una, razionale e pragmatica l’altra, erano convinte che quell’amore le avrebbe salvate da un vuoto che si portavano dentro fin da quando erano piccole e invece entrambe si troveranno a fare i conti con le illusioni che derivano da essi.

Donatella Di Pietrantonio con una maestria che appartiene ai pochi grandi narratori ci regala una storia in cui le emozioni si alternano pagina dopo pagina. Borgo Sud ci riporta in quei luoghi che avevamo amato con L’Arminuta e ci restituisce quei personaggi che avevamo conosciuto raccontarci una nuova parte di loro e della loro vita, perché quella storia che credevamo conclusa aveva ancora tanto da dirci senza che noi lo sapessimo.

  • Titolo: Borgo Sud
  • Autrice: Donatella Di Pietrantonio
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 3 Novembre 2020

La città dei vivi | Nicola Lagioia

Il pensiero che mi assale in questo momento è che vorrei avere la capacità di trovare le parole giuste per poter parlare di questo libro La città dei vivi di Nicola Lagioia, ma sono consapevole che per quanto mi possa sforzare non saranno mai parole all’altezza per descrivere l’ossessione che ho avuto per questa lettura. Ossessione, sì, proprio questa mi ha accompagnato e tormentato per due giorni, questo il tempo che ho impiegato per finire il libro.

Se faccio un passo indietro e ritorno al momento in cui ho letto la notizia dell’uscita di questo libro, mi ricordo chiaramente che pensai: non lo leggerò mai. Il primo motivo riguarda il fatto che odio la cronaca nera; non mi piace, non la seguo, non condivido la morbosità verso i casi e lo sbandieramento di tutti i dettagli: se in tv si parla di un omicidio, cambio canale. Il secondo motivo (qui ci addentriamo nel campo della stupidità) è che non avendo mai letto niente di Nicola Lagioia prima di questo momento, mi ero convinta che fosse uno scrittore con una prosa a me inaccessibile, anzi se mi passate il termine, pesante. Un pregiudizio infondato visto che non lo avevo mai constatato di persona, ma scagli la prima pietra chi non ha pregiudizi in questo mondo.

A un certo punto nella mia bolla social tutti, ma proprio tutti, hanno iniziato a parlare di questo libro e onor del vero ne parlavano tutti bene. Un po’ per curiosità, un po’ perché non mi piace essere tagliata fuori da ciò che succede nella mia bolla letteraria, mi sono decisa ad iniziare quella che poi è diventata la mia piacevole ossessione.

Dell’omicidio Varani sapevo poco per i motivi di cui sopra e una volta catapultata nella narrazione mi sono resa conto che non sapevo nulla. Dietro questo libro c’è un grandissimo lavoro di ricerca fatto dallo scrittore che ha scandagliato i documenti dell’indagine, ha visionato interviste e ha sentito personalmente tanti dei protagonisti di questa vicenda.

«Nessun essere umano è all’altezza delle tragedie che lo colpiscono»

Il 4 marzo del 2016 Manuel Foffo, uno studente e Marco Prato, PR, torturano e uccidono Luca Varani. La mattina del 5 marzo, mentre Manuel Foffo si sta recando al funerale dello zio, dice al padre di aver ucciso un ragazzo. Quando il padre gli domanda chi sia la vittima, lui risponde non lo conosco e quando gli dice che il delitto non l’ha commesso da solo, ma insieme ad un altro ragazzo lui aggiunge uno che si chiama Marco, l’avrò visto in vita mia un paio di volte. Un omicidio commesso su un ragazzo che nemmeno conosce e con qualcuno visto in paio di volte nella vita.

Nelle pagine che scorrono velocemente, Lagioia ripercorre gli interrogatori dei due colpevoli con le forze dell’ordine, ricostruisce lo strano rapporto che si era venuto a creare tra i due, un rapporto di dipendenza e dipendenze, quella della droga su tutte. Pagine su pagine in cui noi lettori vorremmo arrivare alla svolta e capire il perché di questo gesto efferato, una risposta che non avremo mai, perché loro sono i primi a non capire come una cosa del genere sia accaduta, come si sono trasformati da ragazzi ad assassini.

La città dei vivi è il racconto di un dramma che si è consumato in una notte romana come le altre, è il racconto delle fragilità umana e della sottile linea che scorre tra bene e male: la facilità con cui dal bene si finisce nel male è impressionante.

  • Titolo: La città dei vivi
  • Autore: Nicola Lagioia
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2020

Dimmi che non può finire | Simona Sparaco

Che cosa faresti se sapessi la data di scadenza di ogni cosa che ti capita: la vivresti lo stesso, con la certezza di perderla, oppure la eviteresti per non provare dolore?

Amanda è convinta di poter capire l’attimo preciso in cui una cosa bella della sua vita finirà. Un dono o una maledizione, questo dipende dai punti di vista e da come si vuole vedere il bicchiere, se mezzo pieno o mezzo vuoto. I numeri sono l’ossessione di Amanda e sono la risposta alle sue domande, basta interpretare le cifre che trova sul suo cammino per capire che direzione prenderà la sua vita. Fin da piccola Amanda ha capito che i numeri non capitavano all’improvviso, ma le stavano solo preannunciando un qualcosa che da lì a poco si sarebbe verificata.

Il giorno in cui intuisce che sarà licenziata Amanda presenta le sue dimissioni e trovandosi senza un lavoro ne accetta di conseguenza uno che non si sarebbe mai sognata di fare: la babysitter. Più che babysitter nel senso stretto del termine, il nuovo lavoro consiste nell’occuparsi di un bambino di sette anni, Samuele, che stranamente subito fa breccia nel cuore di Amanda: timido, impacciato con gli altri e un disastro in matematica, insomma l’identikit di un bambino a cui bisogna per forza voler bene.

Sorpresa delle sorprese Samuele è il figlio di un compagno di scuola di Amanda, Davide, che durante gli anni delle elementari era la fotocopia del figlio in quanto a timidezza e che anche oggi che è un uomo cresciuto sembra non aver perso quell’aurea di imbarazzo che da piccolo lo avvolgeva.

In questa routine fatta di compiti a casa e cene da preparare, Amanda sembra trovare la sua nuova dimensione, anche grazie al fatto di trovare innumerevoli affinità con Samuele. Come lui Amanda ama la solitudine e l’invisibilità e come lui si porta dentro un vuoto che nonostante gli anni e la maturità non riesce a gestire. Se Samuele è orfano di madre, Amanda lo è in un certo senso di padre visto che quando lei era piccola e la società che gestiva finì in bancarotta, lui pensò bene di scappare senza più tornare nella vita della figlia.

A un certo punto quello che non elabori torna prepotentemente a chiedere il conto e il giorno in cui Amanda intuisce che quella felicità che ha creato con Samuele e Davide potrebbe finire, si ritrova di fronte al solito bivio: tirarsi indietro o sfidare la vita una volta per tutte?

Dimmi che non può finire di Simona Sparaco (Einaudi) è un libro che potrei mettere sotto l’etichetta libri che mi hanno positivamente stupita per svariati motivi. Il primo è che avevo letto anni fa un altro libro dell’autrice che non mi aveva preso per niente e quando questo capita raramente offro una seconda possibilità. Partivo prevenuta, lo dico senza problemi e il fatto di avere delle aspettative basse, anzi nulle, mi ha fatto apprezzare maggiormente la storia. Il secondo motivo è che nella protagonista ho ritrovato un pezzetto di me, la parte che ha paura della felicità, perché è più abituata a gestire le perdite. L’atteggiamento di Amanda è un atteggiamento di pura protezione, perché quando nella vita ti tocca un dolore grande ed ingestibile in qualche modo devi farti coraggio per andare avanti, anche se questo significa elaborare dei metodi che agli altri sembrano assurdi.

Come ha detto Simona Sparaco durante un incontro a cui Einaudi mi ha dato la grandissima possibilità di partecipare, il dolore è qualcosa che va gestito di volta in volta se non si vuole correre il rischio che possa scoppiare all’improvviso.

  • Titolo: Dimmi che non può finire
  • Autrice: Simona Sparaco
  • Casa Editrice: Einaudi, Stile Libero
  • Data di pubblicazione: 20 Ottobre 2020

Napoli Mon Amour | La città dei sette castelli

C’era un tempo in cui Napoli era chiamata la città dei sette castelli, perché era l’unica città al mondo che ne ospitava ben sette collocati in modo da creare un sistema di difesa per la città nel caso di attacco dal mare.

Scopriamo insieme queste sette bellezze.

CASTEL DELL’OVO

È il castello più antico della città e sorge sull’isolotto di Megaride. La sua costruzione fu voluta da Guglielmo il Malo nella seconda metà del XII secolo. Napoli è una città piena di leggende e questo luogo non sfugge ad esse ed infatti secondo una di queste il poeta Virgilio mise nei sotterranei del castello un uovo dalla cui integrità sarebbe dipeso il destino della città. Sempre secondo la leggenda l’uovo si ruppe durante il regno della regina Giovanna I che si affrettò a sostituirlo. Il castello è simbolo delle dominazioni che si sono susseguite a Napoli: Federico II, Alfonso d’Aragona; nel 1733 venne colpito dai bombardamenti voluti da Carlo di Borbone. Oggi il castello è uno dei luoghi più conosciuti della città visitabili gratuitamente, esperienza che vi invito a fare: godetevi la fortezza e soprattutto non perdetevi il panorama visibile dalla terrazza che rientra nella mia personale classifica delle viste più belle della città.

MASCHIO ANGIOINO

Probabilmente è il castello più conosciuto la cui costruzione fu voluta da Carlo I D’Angiò e partì nel 1279 quando fu spostata la capitale del regno da Palermo a Napoli. Alfonso d’Aragona successivamente volle una ricostruzione e fu per questo che molti utilizzano l’espressione Castel Nuovo per identificarlo. Nei sotterranei ci sono due aree: la fossa dei coccodrilli e la sala dei Baroni. Secondo la leggenda nella prigione c’era un coccodrillo che si sfamava dei prigionieri tenuti nelle celle, mentre la sala dei Baroni deve il suo nome alla congiura di alcuni baroni contro Ferrante I D’Aragona nel 1487 che venendo a conoscenza delle trame ai suoi danni riunì con una scusa i baroni in questa sala e poi li fece arrestare e condannare a morte.

CASTEL SANT’ELMO

È il castello che dalla collina domina la città. Fu fatto costruire da Roberto D’Angiò dal 1336 al 1343. Nel 1857 un fulmine colpendo la polveriera causò il crollo di gran parte della fortezza che uccise 150 persone. Nel periodo della rivoluzione partenopea fu conquistato prima dal popolo e poi dai repubblicani, ma con la caduta della Repubblica diventò la prigione dei rivoluzionari tra cui Eleonora Pimentel De Fonseca, Francesco Pignatelli, Luisa Sanfelice e Domenico Cirillo. Oggi il castello ospita il Museo del Novecento ed è sede di mostre ed eventi.

CASTEL CAPUANO

Questo castello fu fatto costruire dal re normanno Guglielmo I detto il Malo sui resti di una costruzione già esistente. Fu la sede della residenza reale prima dell’edificazione del Maschio Angioino e successivamente divenne sede di riunioni di nobili, funzionari e personaggi illustri come Francesco Petrarca. Per volere di don Pedro de Toledo, Castel Capuano diventò un palazzo di giustizia e un carcere. Il castello non sfugge alla leggenda secondo cui tra le sue mura si aggira il fantasma degli avvocati appartenente a Giuditta Guastamacchia.

IL CASTELLO DEL CARMINE

Fu fatto costruire da Carlo III di Durazzo nel 1382 nel quartiere Mercato. Aveva una funzione prettamente militare e nel 1906 per motivi di viabilità venne distrutto parzialmente. Oggi resta da ammirare la Torre Spinella, la Torre Brava e una parte delle mura.

CASTELLO DI NISIDA

Sull’isola di Bagnoli sorge il magnifico Castello di Nisida che fu edificato nel XIV secolo e in seguito la regina Giovanna fece costruire la Torre di Guardia. Nel 1626 con l’epidemia di peste venne tramutato in lazzaretto, mentre oggi ospita l’istituto penale minorile.

FORTE DI VIGLIENA

Il Forte di Vigliena fu fatto costruire da Juan Manuel Fernandez Pacheco Y Zuniga nel 1706. La particolarità è che essendo alto solo sei metri era invisibile dal mare. Dal 1891 è diventato Patrimonio Nazionale, ma oggi del castello resta ben poco.

Via delle Magnolie 11 | Stefania Bertola

A Rivabella Lago in provincia di Verbania, a via delle Magnolie 11 abita la famiglia Boscolo. Nonni, figli e nipoti si dividono rispettivamente gli appartamenti della palazzina tranne quello del secondo piano abilmente dato in affitto, in nero, affitto che poi i componenti di questa sgangherata famiglia si dividono.

Succede un bel giorno che la zia d’America, Antonia, chiama i Boscolo per informarli che il suddetto appartamento del secondo piano che per eredità è andato a lei deve essere ceduto temporaneamente al nipote Jeremy che per questioni lavorative arriverà nel belpaese per seguire da vicino l’apertura a Milano di un punto Starbucks. I Boscolo che per anni hanno preso in giro Antonia dicendole che l’appartamento era messo talmente male da non poter essere venduto e tanto meno affittato vanno nel panico al solo pensiero di dover rinunciare all’appartamento, ma soprattutto all’affitto che deriva da esso: ma conosciamoli un po’ questi Boscolo.

La famiglia Boscolo è una famiglia come tante, mi verrebbe da dire, ma una famiglia come tante vuol dire tutto come vuol dire niente. Ce l’avete voi la nonna che vuole diventare influencer su Instagram? No? Nonna Maddalena, la capostipite di questi matti, si danna dalla mattina alla sera per capire come aumentare questi dannati folour su Instagram, perché vuole diventare influencer e vuole fare le sponsorizzazioni e a un certo punto della storia, influencer lo diventerà davvero in un modo alquanto insolito. Capite che se la nonna è così, il resto della famiglia a pazzia se la gioca benissimo tra omicidi inscenati per avere follower e like, amori clandestini e finti per far ingelosire qualcuno e gare di ballo con annesse slealtà verso gli avversari.

In tutto questo c’è Stella Marina, la nipote di Maddalena, colei che più di tutti tiene all’appartamento del secondo piano e che escogita il piano diabolico per imbrogliare gli americani e continuare a tenere in affitto gli altri. Dovete sapere che Stella Marina non è spinta dall’amore famigliare e non si tiene l’affittuario pur di non perdere i soldi dell’affitto, ma mette in scena tutto questo per il motivo più vecchio del mondo: l’amore. Ebbene Stella Marina è innamorata persa di Lorenzo, colui che occupa l’appartamento. Fidanzato con Ludovica, tanto ricca quanto sciocca, ma capace di tenere il piede in due scarpe ed anche tre, cosa che Stella Marina ignora, accecata dall’amore per il bel Lorenzo. Accanto a loro c’è il cugino americano che vuole diventare italiano, la cognata senza scrupoli pur di vincere la gara di ballo, l’avvocato innamorato perso di Stella Marina non disposto a chiederle scusa per una vecchia faccenda: insomma, i Boscolo sono un mondo da scoprire e da amare.

Il piano sembra funzionare, ma come prevedibile ci saranno tanti fraintendimenti e tantissime bugie che sarà difficile seguire tutti i colpi di scena di questa storia.

Se volete passare delle ore di spensieratezza e leggerezza e volete ridere, ma anche affezionarvi a dei personaggi, il libro di Stefania Bertola Via delle Magnolie 11, Einaudi è il libro che fa per voi, perché i Bortolo saranno anche una famiglia di matti, ma sono matti che amerete alla follia.

  • Titolo: Via delle Magnolie 11
  • Autrice: Stefania Bertola
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 13 Ottobre 2020