La città dei vivi | Nicola Lagioia

Il pensiero che mi assale in questo momento è che vorrei avere la capacità di trovare le parole giuste per poter parlare di questo libro La città dei vivi di Nicola Lagioia, ma sono consapevole che per quanto mi possa sforzare non saranno mai parole all’altezza per descrivere l’ossessione che ho avuto per questa lettura. Ossessione, sì, proprio questa mi ha accompagnato e tormentato per due giorni, questo il tempo che ho impiegato per finire il libro.

Se faccio un passo indietro e ritorno al momento in cui ho letto la notizia dell’uscita di questo libro, mi ricordo chiaramente che pensai: non lo leggerò mai. Il primo motivo riguarda il fatto che odio la cronaca nera; non mi piace, non la seguo, non condivido la morbosità verso i casi e lo sbandieramento di tutti i dettagli: se in tv si parla di un omicidio, cambio canale. Il secondo motivo (qui ci addentriamo nel campo della stupidità) è che non avendo mai letto niente di Nicola Lagioia prima di questo momento, mi ero convinta che fosse uno scrittore con una prosa a me inaccessibile, anzi se mi passate il termine, pesante. Un pregiudizio infondato visto che non lo avevo mai constatato di persona, ma scagli la prima pietra chi non ha pregiudizi in questo mondo.

A un certo punto nella mia bolla social tutti, ma proprio tutti, hanno iniziato a parlare di questo libro e onor del vero ne parlavano tutti bene. Un po’ per curiosità, un po’ perché non mi piace essere tagliata fuori da ciò che succede nella mia bolla letteraria, mi sono decisa ad iniziare quella che poi è diventata la mia piacevole ossessione.

Dell’omicidio Varani sapevo poco per i motivi di cui sopra e una volta catapultata nella narrazione mi sono resa conto che non sapevo nulla. Dietro questo libro c’è un grandissimo lavoro di ricerca fatto dallo scrittore che ha scandagliato i documenti dell’indagine, ha visionato interviste e ha sentito personalmente tanti dei protagonisti di questa vicenda.

«Nessun essere umano è all’altezza delle tragedie che lo colpiscono»

Il 4 marzo del 2016 Manuel Foffo, uno studente e Marco Prato, PR, torturano e uccidono Luca Varani. La mattina del 5 marzo, mentre Manuel Foffo si sta recando al funerale dello zio, dice al padre di aver ucciso un ragazzo. Quando il padre gli domanda chi sia la vittima, lui risponde non lo conosco e quando gli dice che il delitto non l’ha commesso da solo, ma insieme ad un altro ragazzo lui aggiunge uno che si chiama Marco, l’avrò visto in vita mia un paio di volte. Un omicidio commesso su un ragazzo che nemmeno conosce e con qualcuno visto in paio di volte nella vita.

Nelle pagine che scorrono velocemente, Lagioia ripercorre gli interrogatori dei due colpevoli con le forze dell’ordine, ricostruisce lo strano rapporto che si era venuto a creare tra i due, un rapporto di dipendenza e dipendenze, quella della droga su tutte. Pagine su pagine in cui noi lettori vorremmo arrivare alla svolta e capire il perché di questo gesto efferato, una risposta che non avremo mai, perché loro sono i primi a non capire come una cosa del genere sia accaduta, come si sono trasformati da ragazzi ad assassini.

La città dei vivi è il racconto di un dramma che si è consumato in una notte romana come le altre, è il racconto delle fragilità umana e della sottile linea che scorre tra bene e male: la facilità con cui dal bene si finisce nel male è impressionante.

  • Titolo: La città dei vivi
  • Autore: Nicola Lagioia
  • Casa Editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2020

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